Zingari

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Inviato da maria 07/03/2009 @ 03:10

Tags : zingari, rom, minoranze, società

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Zingari

Ragazza di etnia rom che suona il violino

Zingari, zigani, zingani o gitani sono termini generici usati per indicare un insieme di diverse etnie, originariamente ritenute nomadi. Attualmente il nomadismo riguarda solo una parte minore di queste popolazioni che, indipendentemente dalle proprie abitudini, cerca di mantenere l'uso di lingue di origine indiana.

A causa della connotazione negativa che la parola zingari ha assunto, alcuni ritengono politicamente scorretto definirli con questo termine e perciò vengono da alcuni superficialmente o erroneamente anche definiti genericamente nomadi (anche se la maggior parte non lo è più), rom (ma non tutti lo sono), sinti (il nome di una delle etnie), oppure in modo totalmente erroneo anche rumeni o slavi a causa della cittadinanza di molti di loro, ma ovviamente solo una ristretta minoranza di cittadini rumeni e slavi sono zingari: non c'è infatti alcuna connessione tra il nome "rom" e il nome dello stato di Romania, il popolo di lingua neolatina dei rumeni o la lingua rumena.

Secondo diversi studiosi, il termine corretto da utilizzare sarebbe quello proprio dell'etnia o il termine più generale di popolazione romaní, sostituendo i termini zingaro e zingari, laddove usati come aggettivi, con i corrispondenti aggettivi romanó e romaní.

In Italia tuttavia in relazioni di emanazione ministeriale, come ad esempio gli studi del Ministero dell'Interno, si continua ad utilizzare il termine "zingari" per indicare l'insieme delle etnie e l'aggettivo "romanì" viene utilizzato solo in relazione alla lingua propria dei rom e sinti.

In Italia sono presenti diversi gruppi etnici della popolazione romaní: rom e sinti; l'etnia kalé è presente soprattutto in Spagna. Le popolazioni romaní sono in massima parte stanziali e hanno generalmente la cittadinanza del paese in cui vivono.

Intorno al XVI secolo il termine avrebbe assunto quella connotazione negativa che troviamo ancora oggi.

La parola gitano, come l'ungherese cigány, l'inglese gypsy, il francese gitan, lo spagnolo gitano, il portoghese cigano, alimentava la leggenda di una loro provenienza dall'Antico Egitto e il mito degli zingari discendenti dal figlio di Abramo con la schiava Agar, non sapendo che Ismaele nella Bibbia viene considerato "colui che camminava con Dio" (Gen. 21,20).

Piero Colacicchi sostiene che nomade, riferito ai rom, è un termine ottocentesco, usato non tanto per indicare lo stile di vita di questi quanto piuttosto con intento discriminatorio verso coloro che ritenevano "uomini inferiori" poiché pigro, vagabondo, caratterialmente instabile, in contrapposizione a quello dell'uomo eletto, amante della patria, posato e seguace della morale.

Rom sta ad indicare una precisa etnia di popolazione romanì, ed è il termine con il quale il non-zingaro, oggi, intende indicare, erroneamente, tutti i gruppi di popolazioni romanì; questi, sia kalè, sinti e rom ritengono, da parte loro, che il termine "zingaro" sia offensivo.

Ciascuno di questi gruppi contiene al proprio interno ulteriori suddivisioni (sottogruppi).

Quale sia il luogo d'origine del popolo zingaro (se gli zingari provengono da un luogo unico) è una questione a lungo dibattuta. La maggior parte degli studiosi ritene essere una regione situata tra India e Pakistan attuali, da dove verso l'anno mille iniziarono l'esodo fuggendo dalle devastanti invasioni di Mahmud di Ghazni. Il principali argomento di tale tesi, comunque variamente circostanziata, è la chiara derivazione indiana della loro lingua, il loro aspetto fisico e le documentazioni storiografiche della loro antica presenza in tali territori.

Non è tuttavia chiaro se la regione indiana sia stata il luogo di origine primitivo della cultura zingara e non piuttosto una tappa intermedia di una migrazione più complessa, dal momento che tale cultura risulta radicalmente diversa da quelle dell'area indiana: si suppone quindi che debba avere una più antica origine allogena ancora non identificata, portata da un misterioso popolo ivi migrato e successivamente mescolatosi con stirpi locali e indianizzato nel linguaggio.

Seguendo le tracce linguistiche gli studiosi affermano che nella propria migrazione la popolazione romaní giunse prima in Armenia, ivi stanziando abbastanza a lungo da acquisire anche dalla lingua armena molti vocaboli, tra cui "vurdón" (carro), poi dall'Armenia si spostò verso l'Impero Bizantino.

Si stima che la popolazioni romaní arrivò in Europa prevalentemente tra il XIV ed il XV secolo.

Si ritiene che in Italia i primi immigrati di etnia rom e sinti siano arrivati nel 1392 come conseguenza della battaglia del Kosovo fra le armate ottomane e quelle serbo-cristiane che, con la vittoria delle prime, affermò l’influenza islamica nei Balcani. Tuttavia le prime testimonianze storiche scritte della presenza della popolazione romaní risalgono al XIV secolo e sono costituite principalmente da racconti di viaggiatori e pellegrini in Terra Santa. Per l'Italia sono fondamentali le cronache da cui si desume che i primi zingari sono arrivati ufficialmente a Bologna nel 1422 (documenti degli archivi municipali, deliberazioni e conti dei comuni in cui compaiono le varie liberalità concesse su richiesta dei rappresentanti degli zingari).

Nei secoli successivi la loro presenza si consolida in tutto il mondo. Rom, Sinti, Kalé e Romanichals passeranno attraverso la storia fino ai nostri giorni superando persecuzioni di ogni genere: arresti di massa in Spagna nel XVIII secolo, la schiavitù in Romania (abolita solamente dopo il 1850), i campi di concentramento nazisti ed i rigurgiti xenofobi dell'epoca attuale, testimoniando una capacità di resistenza alle avversità non comune ad altri popoli.

La popolazione romaní normalmente adotta la religione praticata dalle popolazioni non zingare fra cui vivono. Per la stragrande maggioranza sono cristiani, soprattutto cattolici: nel nord Europa sono protestanti, in Serbia, Russia, Romania, Bulgaria, Grecia, etc., ortodossi, mentre in Ungheria, Italia, Spagna, Francia, Polonia, Austria, Croazia, Slovenia, ecc. sono cattolici. Nel complesso sono in gran maggioranza cattolici. Una piccola minoranza sono invece musulmani, in alcune zone della Bosnia, della Macedonia e del Kosovo e nei Paesi islamici, dove però sono raramente presenti.

I rom ed i sinti hanno una visione mitica di un mondo diviso tra forze oscure e contrarie, benefiche o malefiche, in perpetua lotta di influenza. Le due forze sono impersonate in Dio e nel diavolo. Dio creatore, principio del bene e il diavolo, principio del male, sono ambedue potenti e sempre in lotta tra loro. Il Dio creatore (Del o Devél) è assistito da forze spirituali soprannaturali benigne, mentre vi sono creature maligne che agiscono nella sfera dominata dal diavolo (Beng). Inoltre essi credono ai santi ed agli spiriti dei defunti (mulé). Questa netta divisione tra bene e male e tutto quello che il correlato dualismo comporta riconduce, secondo Alexandro A. Revello, ad una spiritualità di origine giudaica e quindi originaria dell'area medio orientale.

Di regola quindi rom, sinti, kalé e romanichals possono, a seconda delle circostanze, essere cristiani cattolici, cristiani ortodossi, cristiani protestanti o musulmani. Essi tuttavia quasi sempre rielaborano queste religioni attraverso i concetti mitici propri della loro cultura.

Sebbene sia difficile dare uno stereotipo della struttura sociale delle diverse etnie, si può affermare come fra gli zingari non esistano le classi sociali come si intendono comunemente. Le uniche distinzioni all'interno delle comunità sono quelle tra i sessi (maschi - femmine) e una differenziazione data dall'età (giovane - anziano).

Ciò che conta in primo luogo per lo zingaro è la famiglia, il nucleo costituito da marito, moglie e figli. Al di là del nucleo famigliare si pone la famiglia estesa, che comprende i parenti con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari. Oltre alla famiglia estesa, presso i rom esiste la kumpánia, cioè l’insieme di più famiglie non necessariamente unite fra loro da legami di parentela, ma tutte appartenenti allo stesso gruppo ed allo stesso sottogruppo o a sottogruppi affini.

Poiché nella popolazione romaní l'ospedale, il medico, il prete sono associati al concetto di morte, i contatti con loro devono essere limitati al minimo; la donna mestruata e la puerpera sono fonte di impurità e non possono fare vita pubblica o lavare i propri panni con quelli degli altri. Nei rom "vlaχ" (ossia originari della Valacchia), presso i quali il concetto di impurità è più radicato, la donna durante tutto il periodo della gravidanza e nei quaranta giorni dopo il parto non è consentito fare alcuna attività (ad esempio non possono cucinare). Al termine del periodo di purificazione, i vestiti indossati, il letto, i piatti, i bicchieri e tutti gli oggetti adoperati dalla puerpera sono distrutti o bruciati.

Il matrimonio, che di solito matura in giovane età, è anch'esso regolato dalle usanze, diverse però tra le etnie. Così nei Sinti il matrimonio avviene per fuga (di regola i due giovani si rifugiano per alcuni giorni presso dei parenti), nei rom avviene per "acquisto", ovvero , quando c'è l'accordo dei due giovani e delle famiglie, la famiglia dello sposo corrisponde una ingente somma di denaro alla famiglia della sposa come sorta di risarcimento.

Il matrimonio può anche aversi tra persone di diversa etnia o tra un uomo o donna romaní e uomo o donna "gağé" (cioè estraneo alla popolazione romaní).

La morte, come la nascita, è considerata come una circostanza impura. Il culto dei morti è molto sentito, nella persuasione comune che il morto, possa riapparire sotto forma di animale o di uomo vendicarsi se non debitamente onorato.

La lingua parlata dalle etnie rom e sinti è il romanì, lingua di ceppo indoario, affine al sanscrito e alle lingue moderne dell'India.

Il regime nazista attuò un vero e proprio genocidio della popolazioni romaní, uccidendo circa 250.000 zingari nei campi di sterminio, una cifra che deve essere raddoppiata considerando i romaní uccisi appena catturati oppure morti durante il trasferimento verso i lager. I rom ricordano oggi questa tragedia con il termine romanì Porajmos ("devastazione"), analogo a quello con cui si ricorda il più noto sterminio nazista del popolo ebraico, la Shoah ("distruzione") .

In Italia la popolazione zingara è stata quantificata al 2007 in circa 200.000 persone di etnia rom e sinti. Altre fonti parlano di 130/150 mila presenze .

Si stima che circa la metà di questa popolazione sia composta da minori, bambini e giovani adolescenti mentre solo il 2,5 - 3% supera i 60 anni. Il tasso di natalità è elevato (mediamente 5/6 figli per i nuclei familiari di nuova formazione), così anche il tasso di mortalità ha indici molto alti.

A questi si aggiungono i clandestini, il cui numero non è stabilito ufficialmente.

La prima notizia che si ha degli zingari in Spagna - di etnia Kalé - risale al 1415, quando attraversarono i Pirenei e si stanziarono nella penisola iberica. Probabilmente la comunità dei Kalè spagnoli rappresenta uno degli esempi più proficui di convivenza ed integrazione storicamente verificata tra popolazioni europee e popolazioni romaní, avendo prodotto un sostanziale adattamento culturale della seconda (in questo caso del tutto stanziale) alla realtà sociale ed economica locale senza che si sia verificata completa assimilazione.

Nel decidere la propria collocazione abitativa, gli zingari tendono a preservare l'unità della famiglia estesa (comprendente fino a 60 persone), cercando allo stesso tempo di non mescolarsi con altri gruppi.

La maggior parte degli zingari in Italia è stanziale e vive o in aree attrezzate o in case popolari e alloggi costruiti dai comuni o enti pubblici in aree specifiche, o in case di proprietà o in affitto.

Esistono numerosi campi nomadi autorizzati dai comuni, dove le abitazioni sono costituite da container, roulotte, tende e baracche. Le condizioni igieniche e di sicurezza abitativa sono talvolta precarie, e non sono rari gli incendi e gli incidenti mortali dovuti all'utilizzo di candele (mancanza di elettricità). Oltre ai campi autorizzati, esistono diversi campi abusivi, abitati principalmente da rom dell'est Europa.

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Il re degli zingari (film 1978)

Il re degli zingari è un film del 1978, diretto dal regista Frank Pierson.

Il vecchio re degli zingari, morendo, lascia il potere al nipote, che si è già segnalato per uno spirito più moderno.

Suo padre, roso dall'invidia, gli dichiara guerra.

Tentativo non riuscito di sfruttare il folklore gitano in una cornice metropolitana.

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Ho visto anche degli zingari felici (2003)

Una foto della tournée

Ho visto anche degli zingari felici è il titolo di un album del cantautore Claudio Lolli, inciso insieme al gruppo Il Parto delle Nuvole Pesanti, pubblicato nel 2003.

Questo disco nasce dalla riproposizione effettuata durante un tour da settembre 2002 a febbraio 2003 dell'album Ho visto anche degli zingari felici, e dalle registrazioni effettuate nel corso di alcuni concerti.

Le canzoni vengono tutte riarrangiate dal gruppo de Il Parto delle Nuvole Pesanti, che le rivitalizza con nuove sonorità, eliminando gli aspetti più jazz dell'opera originale.

Per quel che riguarda il testo, l'unica modifica è in Anna di Francia, dove la frase e Luigi Nono è un coglione viene riproposta con l'aggiunta sentiamo dire.

Oltre al gruppo, partecipano al tour (e quindi all'incisione) il chitarrista abituale di Lolli, Paolo Capodacqua, ed altri due musicisti, Franco Cristaldi (musicista che ha collaborato con molti cantautori, come Alberto Fortis e Mimmo Locasciulli) e Raul Colosimo, saxofonista che ha lavorato molto in Francia.

I mixaggi sono stati effettuati agli studi Fonoprint di Bologna da Roberto Barillari.

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Il re degli zingari (film 1933)

Il re degli zingari è un film del 1933, diretto dal regista Frank R. Strayer.

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Ho incontrato anche zingari felici

Ho incontrato anche zingari felici è un film del 1967 diretto da Aleksandar Petrovic, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 20° Festival di Cannes, nominato all'Oscar al miglior film straniero.

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Ho visto anche degli zingari felici (1976)

Ho visto anche degli zingari felici è il titolo del quarto album del cantautore Claudio Lolli pubblicato il 7 aprile del 1976.

Tra il disco precedente, Canzoni di rabbia, e questo passa poco più di un anno, eppure i due album hanno ben poco in comune: e questo senza dubbio per la genesi delle canzoni che, essendo nate collettivamente da tutto il gruppo dei musicisti (come racconta lo stesso Lolli nel retro di copertina), si distaccano dallo stile solito del cantautore per accostarsi a musicalità tra il progressive e il jazz, con molte improvvisazioni ed assoli (specialmente di sax).

Dopo l'uscita dell'album precedente, Lolli aveva iniziato un tour insieme ad un gruppo di musicisti appartenenti al Collettivo Autonomo Musicisti di Bologna: Danilo Tomasetta, Roberto Soldati, Roberto Costa e Adriano Pedini (marchigiano, ex batterista del gruppo beat de I tubi lungimiranti).

Oltre a presentare le vecchie canzoni, Lolli inizia a comporre nuovi brani che vengono provati e presentati in tour, quindi arricchiti musicalmente dalle invenzioni degli strumentisti; la canzone che darà il titolo al disco nasce nel giugno del 1975, come lunga ballata (nell'LP sarà per questo divisa in due parti) che descrive quello che è il mondo giovanile alternativo di quegli anni, usando la metafora degli zingari felici.

Il titolo del disco (e dell'omonima canzone) è la citazione di un vecchio film jugoslavo, e nell'ultima parte vi sono quattro strofe, di tre versi ciascuna, liberamente rielaborate dal testo di Peter Weiss "Cantata del fantoccio lusitano".

Questo disco diventa il suo album di maggior successo, anche grazie alle radio libere che stanno nascendo in tutta Italia proprio in quel periodo ed allo stretto legame con l'attualità che ha questo disco: vi sono brani che che descrivono l'attentato all'Italicus (Agosto) e la reazione della sinistra italiana, a partire dai funerali, di dieci delle dodici vittime, descritti in Piazza bella piazza (con il verso «di Leone avrei fatto senza», riferito all'allora presidente della Repubblica Giovanni Leone, mentre in altre canzoni come Anna di Francia o Albana per Togliatti vengono descritti alcuni personaggi appartenenti a quel mondo).

Il disco fu registrato agli studi Sax Records di Milano nel gennaio 1976; Lolli impose alla EMI la vendita del disco al prezzo politico di 3.500 lire (gli LP nel 1976 costavano intorno alle 5000 lire).

I testi e le musiche sono tutti di Claudio Lolli, mentre arrangiamenti e invenzioni musicali vengono firmate collettivamente dai musicisti.

Questo disco verrà ripreso dal cantautore in un tour ed in un disco dal vivo nel 2003, con nuovi arrangiamenti curati da Il Parto delle Nuvole Pesanti.

I versi della title track «riprendiamoci la terra, la luna e l'abbondanza» verranno usati per il titolo del disco dal vivo del 2002 e del libro su Lolli edito da Stampa Alternativa (ed intitolati entrambi La terra, la luna e l'abbondanza).

Nel 2009 Luca Carboni ha realizzato, insieme a Riccardo Sinigallia, una cover della seconda parte di Ho visto anche degli zingari felici nel suo album Musiche ribelli.

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Zingari (film 1916)

Zingari è un film del 1916, diretto dal regista Mario Gargiulo.

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Rom (popolo)

Ragazze rom che danzano

Il termine rom (in lingua romaní "rrom") fa riferimento a una delle etnie della popolazione romaní (anche detta degli zingari) originaria dell'India del Nord (media valle del Gange, oggi Uttar Pradesh) che ha lasciato l'India all'inizio dell'undicesimo secolo per giungere in Asia Minore alla fine dello stesso secolo.

I rom propriamente detti, si definiscono essi stessi rom e parlano la lingua romaní, diffusa soprattutto nell'Europa dell'Est e in America.

Nel linguaggio comune vengono a volte erroneamente definiti "rumeni" o "slavi" a causa della cittadinanza di alcuni di loro e per l'assonanza dei nomi, ma in realtà non c'è alcuna connessione tra il termine "Rom" e il nome dello stato di Romania, il popolo di lingua neolatina dei rumeni o la lingua rumena, mentre gli slavi appartengono ad un ulteriore differente gruppo etnico e linguistico.

Si stima che nel mondo ci siano tra i 12 e i 15 milioni di rom. Tuttavia il numero ufficiale di rom è incerto in molti paesi. Questo anche perché molti di loro rifiutano di farsi registrare come di etnia rom per paura di discriminazioni. In Italia si stima che siano 45.000 rom di antico insediamento, di questi circa l'80% è cittadino italiano, il restante 20%, è costituito da rom provenienti dai paesi dell'Est Europa.

L'assenza di antichi documenti scritti ha comportato che per lungo tempo le origini e la storia dei rom fossero un enigma. Fino a che due secoli fa, gli antropologi ipotizzarono un'origine indiana sulla base di prove legate alla lingua parlata dai rom.

La maggioranza degli storici accetta la tesi dell'origine indiana, tuttavia qualcuno ipotizza che la lingua rom sia il frutto del contatto tra questi e mercanti indiani.

Un altro indizio dell'origine indiana dei rom è la diffusione di cromosoma Y tipo H-M82 (presente nel 47.3% degli individui di sesso maschile rom), rarissimo al di fuori del subcontinente indiano. A questa caratteristica genetica si aggiunge anche la particolarità dei filamenti di DNA di tipo M contenuto nei mitocondri, tipico delle popolazioni indiane. Si pensa quindi che le popolazioni rom abbiano tendenzialmente una discendenza comune da un gruppo originario proveniente dall'India circa quaranta generazioni fa, successivamente frazionatosi.

Si ritiene che il termine rom provenga dal sanscrito Dxomba (ड़ोमब) che designava gli artisti nell'India antica, in particolare indicava cantanti, ballerini, attori e percussionisti, che trasmettevano al popolo la saggezza indiana in un linguaggio più accessibile del sanscrito. Sotto le occupazioni moghol e soprattutto britannica la parola ha preso un senso peggiorativo che non aveva nell'India antica. Oggi, in Lingua romaní, rom significa uomo, marito e designa l'etnia stessa solamente presso i rom propriamente detti.

A volte vengono usati per indicare i rom anche altri nomi meno precisi poiché accomunano ai rom anche altre etnie, ad esempio in italiano zingari e gitani, in inglese gipsy, in spagnolo e in catalano gitanos, in portoghese cigano, in tedesco Zigeuner.

Ad ogni sottogruppo si fa seguire una ulteriore divisione per nazionalità (nátsija), quindi per discendenza (vítsa) prendendo il nome del capostipite, quindi per famiglia, per arrivare all'individuo.

La famiglia (padre, madre, figli) è la struttura base della comunità rom. Oltre essa si pone la famiglia estesa, che comprende i parenti con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari. Oltre alla famiglia estesa, presso i rom esiste la kumpánia, cioè l’insieme di più famiglie non necessariamente unite fra loro da legami di parentela, ma tutte appartenenti allo stesso gruppo ed allo stesso sottogruppo o a sottogruppi affini.

I rom non hanno una propria religione ma adottano la religione appartenente alle popolazioni locali fra cui vivono, perché considerano la religione come un elemento culturale che deve essere acquisito per realizzare una buona integrazione sociale. Nella tradizione rom il rispetto reciproco tra le persone e i gruppi, compresi i gruppi confessionali, è più importante che l'ideologia religiosa stessa.

Nei Balcani la maggioranza dei rom è ortodossa, in Italia sono soprattutto cattolici, come in Spagna e in Sud America.

La lingua parlata dall'etnia rom è la lingua romaní. È una lingua indoeuropea che presenta forti analogie con i dialetti dell'India nord-occidentale come l'hindi, il sindi, il gujarathi, il marathi, il panjabi, il kafir.

Porajmos (in lingua romaní: «devastazione», «grande divoramento»), è il termine con cui i rom descrivono il tentativo del regime nazista di sterminare il loro popolo.

Durante l'olocausto i rom subirono persecuzioni pari a quelle degli ebrei. Nel 1935 la legge di Norimberga privò i rom della cittadinanza tedesca, dopo quella data essi furono oggetto di violenze, imprigionati in campi di concentramento e successivamente soggetti a genocidio nei campi di sterminio nazisti. Questa politica di sterminio fu attuata anche nei territori occupati dalla Germania durante la guerra e dai loro alleati e in particolare dalla Croazia, dalla Romania e dall'Ungheria.

Poiché non si conosce con accuratezza il numero di rom che al 1935 vivevano in quei territori, è difficile dire con precisione quante furono le vittime. Ian Hancock, direttore del Programma di studi Rom presso l'Università del Texas ad Austin, suggerisce una cifra che oscilla tra le 500 mila e il milione e mezzo di vittime, mentre un stima di 220/500 mila vittime è fatta da Sybil Milton, storico dell'"Holocaust Memorial Museum".

Nell'Europa centrale, nei protettorati di Boemia e Moravia, lo sterminio fu così accurato che portò alla completa scomparsa della lingua rom-boema.

Dopo la seconda guerra mondiale ha preso forma un movimento che è arrivato in occasione del primo congresso nel 1971 a Londra alla creazione dell'Unione Internazionale dei Rom. Questa Unione mira al riconoscimento di un'identità e di un patrimonio culturale e linguistico nazionale senza stato né territorio, cioè presente in tutti i paesi europei.

In Italia, con compiti di mediazione culturale, è attiva l'associazione, eretta in ente morale, denominata "Opera Nomadi".

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Source : Wikipedia