Wagner

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Inviato da maria 28/03/2009 @ 01:07

Tags : wagner, classica, musica, cultura

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Richard Wagner

Ritratto di Richard Wagner eseguito da Pierre-Auguste Renoir, 1882, Parigi, Museo d'Orsay. Il compositore posò per questo ritratto il 15 gennaio 1882 a Palermo.

Richard Wagner, fotografia.

Wilhelm Richard Wagner (Lipsia, 22 maggio 1813 – Venezia, 13 febbraio 1883) è stato un compositore, librettista, direttore d'orchestra e saggista tedesco.

Riconosciuto come uno dei più importanti musicisti di ogni epoca, Wagner è principalmente noto per la riforma del teatro musicale. Diversamente dalla maggioranza degli altri compositori, Wagner scrisse sempre da sé il libretto e la sceneggiatura per i suoi lavori.

Le composizioni di Wagner, in particolare quelle del suo ultimo periodo, sono rilevanti per la loro tessitura contrappuntistica, il ricco cromatismo, le armonie, l'orchestrazione e per l'uso della tecnica del leitmotiv: temi musicali associati a persone, luoghi o sentimenti. Wagner inoltre fu il principale precursore del linguaggio musicale moderno: l'esasperato cromatismo del Tristano avrà infatti un effetto fondamentale nello sviluppo della musica classica.

La sua arte rivoluzionaria scatenò reazioni contrastanti nel mondo musicale e divise critici e appassionati in "wagneriani" e "antiwagneriani": fu anche per questo che il compositore conobbe il successo solo negli ultimi anni della sua vita.

La vita di Wagner, come l’evoluzione della sua arte, conosce due periodi distinti: il primo, che comprende la tormentata lotta di un genio incompreso e oberato da disagiate condizioni economiche (1813-1864), e il secondo, caratterizzato dall'amicizia del re di Baviera e dalla lenta affermazione del successo (1864-1883).

La critica ha spiegato come la concezione rivoluzionaria dell'artista esigesse una somma di energie fisiche, una tensione nervosa e una capacità di lavoro vicino al limite psicofisico.

Wagner nacque a Lipsia, nono figlio del giurista e attore dilettante Carl Friedrich Wagner (1770-1813) e di Johanna Rosine Wagner, nata Pätz (1774-1848). Sei mesi dopo la sua nascita, suo padre morì di tifo. La madre sposò allora l'attore e poeta Ludwig Geyer, che si era occupato della famiglia dopo la morte del padre. Nel 1814 la famiglia si trasferì a Dresda.

Nel 1828 Wagner tornò a Lipsia dove completò gli studi. Non si trattava - è bene dirlo - di un bambino prodigio, né si distinse per la particolare dedizione allo studio. Il giovane Richard aveva un temperamento esuberante e sentiva ardere dentro di sé lo "spirito" della rivoluzione. A 16 anni assistette ad una rappresentazione del Fidelio di Beethoven e da quel momento decise di diventare musicista. Compose i primi lavori giovanili, le prime sonate, un quartetto d'archi e un tentativo mai completato di opera: Le nozze. Dal 1831 studiò musica all'università di Lipsia e prese lezioni di composizione presso Christian Theodor Weinlig (dirigente di un importante coro di Lipsia, il Thomanerchor), al quale dedicò la sua prima composizione una sonata per pianoforte in si bemolle (Klaviersonate in B-Dur).

Nel 1833 cominciò a comporre Die Feen (Le fate), strettamente legata alla tradizione musicale tedesca ma di gran lunga superiore alle due opere successive: il Divieto d'amare ed il Rienzi. Svolgendo l'attività di direttore musicale del piccolo teatro di Magdeburgo conobbe la mediocre cantante Minna Planer, che sposò nel 1836. In Mein Leben, Wagner ricorda che la "graziosa signorina Minna Planer" non nutrì mai un vero sentimento amoroso, ma il suo affetto e il suo senso pratico della vita costituivano per lui un rifugio sicuro dove frenare gli eccessivi voli di fantasia. Il temperamento ribelle e dissoluto di Wagner aveva bisogno, infatti, di un piccolo mondo affettivo in cui rifugiarsi tra le tante battaglie di un’esistenza incompresa. Tuttavia, tali differenze di carattere, oltre alla mancanza di figli e al generale senso di irresponsabilità da parte dell’artista, costituirono ben presto motivo di crisi matrimoniale.

Dal 1837 divenne direttore musicale a Königsberg (l'attuale Kaliningrad). Poco dopo il teatro fu costretto a chiudere per eccesso di indebitamento. Wagner venne licenziato ma riuscì ad ottenere un posto di direttore a Riga. Qui cominciò a comporre Rienzi.

Nel 1839 perse il posto anche a Riga. Per sfuggire ai creditori fuggì in modo rocambolesco varcando di nascosto il confine fra Russia e Prussia e si imbarcò con Minna su un piccolo veliero alla volta di Londra. Il viaggio burrascoso gli diede l'ispirazione per comporre L'olandese volante, che rappresenta il primo capolavoro autenticamente wagneriano, sebbene ancora compreso nel periodo giovanile che si protrarrà fino al Lohengrin.

Trascorse gli anni dal '39 al '42 in condizioni di assoluta povertà a Parigi. Per sopravvivere dovette rassegnarsi a impiegare le fedi matrimoniali al Monte di pietà e scrivere delle trascrizioni di pezzi per banda, portando a termine Rienzi e continuando nel contempo la stesura de L'olandese volante. È di questi anni l'incontro con Ludwig Feuerbach, la sua filosofia dell'ateismo e le teorie socialiste di Pierre-Joseph Proudhon, che influenzarono le prime versioni della Tetralogia (L'Anello del Nibelungo). Tuttavia, lo stile Grand-Opera francese del Rienzi riscosse un grande successo che gli permise di ottenere il posto di dirigente dell'Opera di Dresda, avvenimento che per la moglie Minna costituiva l’inizio di una brillante carriera. Fiducioso che questa posizione avrebbe favorito il rapporto del pubblico nei confronti della sua nuova arte, Wagner si aspettava un altro trionfo con L’Olandese volante, rappresentato a Dresda il 2 gennaio 1843; ma lo stano impianto del dramma, che aboliva i pezzi a forma chiusa e tratteggiava i personaggi con una sensualità profonda fino ad allora sconosciuta, disorientò il pubblico del teatro. Un esito ancor più tiepido riscosse la prima del Tannhäuser (Dresda 1845), scritto - a detta dell’autore - in uno stato di eccitazione febbrile. In realtà, il giovane Wagner si sentiva prigioniero di un mondo che odiava, specchio di un’arte legata al conformismo dell’epoca, nonostante il compenso annuo di 1500 talleri che facevano la gioia di Minna e della sua pacifica vita borghese. Questa situazione, unita alla freddezza del pubblico nei riguardi dei suoi lavori, lo portarono alla creazione di Lohengrin, personaggio in cui Wagner rivide se stesso nel vano desiderio di essere accettato, in un momento di debolezza della sua vita di uomo e di artista.

Nacquero intanto le sue grandi amicizie: Franz Liszt, già conosciuto in un albergo di Berlino nel ’42, e Hans von Bulow, il futuro direttore d’orchestra, entrambi ferventi ammiratori della sua musica.

Del resto, cominciarono a manifestarsi le prime simpatie femminili che costelleranno per sempre la vita dell’artista, facilmente preda di fugaci relazioni amorose: la signora Ritter gli mandò 500 talleri e una pensione annuale che gli assicurò momentaneamente la vita, e madame Laussot (Jessie) - innamorata della sua arte - lo invitò a Bordeaux presso di lei. Rattristato dalla notizia della condanna a morte di Bakunin, Wagner meditò un favoloso viaggio in Medio Oriente, "lontano da questa ristretta esistenza di libri" (Mein Leben). La giovane Jessie avrebbe voluto seguirlo ma, dopo una serie ripetuta di visite culminate con le proteste di Minna e del marito di Jessie, la polizia lo allontanò anche da Bordeaux. A salvarlo ci pensò ancora Liszt, che aveva appena diretto con successo la prima assoluta del Lohengrin a Weimar (1850). La notizia dell’evento richiamò l’attenzione e la fiducia di Wagner che, stabilitosi a Zurigo con Minna, da questo momento si dedicherà incessantemente alla composizione della Tetralogia.

A Zurigo incominciò una vita relativamente stabile per Wagner, appoggiato dagli amici di Bakunin - molti dei quali esuli in Svizzera - e dalla celebrità che gli derivava dall’esecuzione delle sue musiche. Per quanto osteggiato, infatti, il genio del musicista sembrava ormai indiscutibile. Grazie a Liszt, il Tannhäuser venne rappresentato in molti teatri tedeschi, mentre l'Olandese venne diretto a Zurigo dall’autore stesso. Nel 1852, dopo il primo viaggio in Italia che lo portò sulle rive del Lago Maggiore, Wagner terminò il testo dell’Anello del Nibelungo. E proprio in Italia trovò ispirazione per il preludio musicale dell’Oro del Reno - prologo della Teatralogia - poco dopo lo sbarco dalla nave che lo portò da Genova a La Spezia. Appassionato anche di montagna (la quale ricorre spesso - insieme al mare - nell'ambientazione dei suoi drammi), intraprese avventurose passeggiate a piedi sui monti della Svizzera centrale. Ma, accanto al tema della natura, l’evento che segnò una vera svolta nella sua vita fu l’incontro con la filosofia di Schopenhauer, che ebbe l’effetto di spazzare definitivamente i passati ideali della rivoluzione. Dopo aver letto Il mondo come volontà e rappresentazione, per Wagner fu come la scoperta di un altro mondo. Il testo dell’Anello del Nibelungo venne modificato e improntato sulle teorie schopenhaueriane, che preannunciavano già i drammi di Parsifal e di Tristano. Tristano, per la cui concezione fu fondamentale un altro evento di assoluta importanza nella vita del compositore: l’amicizia con la famiglia Wesendonck. Otto Wesendonck era socio in affari di un’industria tessile di New York e conobbe il musicista durante un concerto di musiche di Beethoven. Sua moglie Matilde, poetessa dilettante, sembrava fatta apposta per condividere il genio dell’artista. Del resto, erano anni di fervente attività creativa. Entro il ’56, Oro del Reno e Walkyria furono terminati. Sigfrido seguì d’appresso, così che l’immenso lavoro della Tetralogia sembrò quasi concluso. S’interruppe però a metà del secondo atto del Sigfrido, quando i rapporti tra Riccardo e Matilde divennero sempre più intimi. Otto aveva infatti affittato all’amico un’ala della sua villa di Zurigo, il cosiddetto "asilo", un’oasi di pace dove vivere in tutta tranquillità. Riccardo vi si stabilì con Minna, i cani e i pappagalli. La moglie non tardò ad accorgersi di questo nuovo amore che cresceva mese dopo mese, una passione travolgente che interruppe la stesura dell’Anello per intraprendere Tristano. A Matilde si devono inoltre le cinque poesie dei Wesendonck-lieder, che Wagner musicò nell’intimità della loro relazione, rarissimi saggi del Maestro al di fuori dell’orbita del dramma.

A questo punto lo scandalo esplose all’improvviso. Minna mostrò ad Otto Wesendonck le lettere del marito, a cui seguirono interminabili scenate di gelosia. Otto fu conciliante ma Wagner dovette lasciare "l’asilo". Riparò quindi a Venezia, dove trascorse sette mesi di assoluto isolamento. Alloggiò all’albergo Danieli e a palazzo Giustiniani, dove portò avanti la stesura del Tristano.

Protetto dal passaporto svizzero che le autorità austriache rispettarono seriamente (contro i tentativi dei ministri di Sassonia di espellerlo dall’Italia), Wagner rimase a Venezia fino al marzo del ’59, "lontano dalla polvere delle strade e dallo spettacolo dei cavalli maltrattati". Raggiunse quindi Milano, poi Lucerna, dove portò a termine Tristano. A corto di denaro, propose a Otto Wesendonck l’acquisto dei diritti dell’Anello del Nibelungo, che l’amico accettò per la favolosa somma di 24.000 franchi (6.000 per ciascuno dei quattro drammi): Wagner intendeva utilizzarli per tentare la sua ennesima illusione: la conquista dell’Opéra di Parigi.

Per la seconda volta, Wagner tentò la fortuna nella città che odiava, simbolo di un’arte "viziata e corrotta" ma indispensabile per aggiudicarsi la vittoria sul mondo. Nel 1860, senza troppa fortuna, vi aveva già portato l’Olandese volante in forma di concerto (modificato con l’aggiunta del tema finale della Redenzione), mentre l’anno seguente vi portò il Tannhäuser, pure modificato e memore delle innovazioni stilistiche post-tristaniane. Di tutti i suoi drammi, Tannhäuser gli sembrò il più appropriato a sostenere quest’atto di prostituzione che identificava il successo artistico col successo finanziario. Il denaro di Wesendonck, infatti, era già svanito nel pagamento anticipato di tre anni di pigione in un appartamento di lusso vicino all’Arco di Trionfo. Minna lo raggiunse poco dopo, ancora una volta, momentaneamente riappacificata: sala da pranzo in comune, camere da letto separate. Da parte sua, Napoleone III concesse le rappresentazioni pensando ad un evento artistico come un altro. Ma quel che in realtà avvenne superò qualsiasi immaginazione. Chi era questo genio esuberante, invasato e senza scrupoli, che osava stravolgere il gusto francese per la musica tutta arie e balletti, sostituendola con una concezione assolutamente nuova? Mentre il direttore dirigeva l’orchestra secondo la sua interpretazione, Wagner batteva un altro tempo con le mani e coi piedi, facendo un gran fracasso e abbandonandosi a violenti alterchi con gli orchestrali, esprimendosi oltretutto in un pessimo francese. In particolare, il divieto di introdurre il tradizionale balletto nel secondo atto - previsto dalla moda del teatro parigino - colpì l’orgoglio dei membri del Jockey Club, che usavano appunto presentarsi in platea non prima del second’atto.

Insomma, mai musica e mai autore furono più impopolari di Wagner e del Tannhäuser, la sera del 13 marzo 1861. Urla, fischi e risate condannarono l’esecuzione di un capolavoro che era costato la bellezza di 164 prove! Wagner ritirò l’opera dopo la terza recita, ma il tumulto lo rese celebre. Charles Baudelaire gli manifestò tutta la sua ammirazione, mentre la critica giornalistica non parlava d’altro.

La signora Kalergis gli aveva già prestato 10.000 franchi per coprire il buco dei concerti di Vantadour ed ora contattò invano gli editori e i teatri di tutta Europa.

Era l’assurdo che preludeva al periodo più nero, dove non c’era più posto per alcuna attività creativa. In effetti, Wagner era stanco, inaridito di fronte ai tronconi della Tetralogia e dei Maestri Cantori che non aveva più ripreso. Era solo di fronte alla fuga degli amici, come un mago che aveva perduto i suoi poteri.

Non gli rimase che la fuga in Svizzera per evitare l’arresto per indebitamento. Per calmare i creditori, lo zio di Liszt - noto avvocato - vendette i mobili della casa di Vienna a sua insaputa, così che si ritrovò di colpo senza alloggio. Scrisse a Wesendonck sperando che lo accogliesse ancora a Zurigo, ma ricevette risposta negativa. Si presentò allora a casa di un amico di Marafield, disperato e senza essere atteso, ma poco dopo fu invitato a ripartire. Erano i primi mesi del 1864: Ludwig II era appena salito sul trono di Baviera. Di passaggio a Monaco Wagner osservò in un ritratto il volto del sovrano, mentre correva a Stoccarda per convincere il Maestro di Cappella Eckert a rappresentargli il Tristano. Era il suo capolavoro che ammuffiva nel cassetto da 5 anni. Stavano dunque decidendo la questione quando, la sera del 3 maggio, il segretario del re di Baviera si presentò chiedendo di parlare con Wagner. Questi, credendosi ricercato dalla polizia, fece rispondere di non essere in casa. L’indomani mattina, il misterioso personaggio raggiunse il musicista in albergo, dove gli consegnò un anello e una foto del giovane re. Il miracolo era avvenuto: Ludwig, follemente innamorato, lo chiamava a Monaco presso di sé.

Sotto la protezione del sovrano, ebbe finalmente luogo la rappresentazione del meraviglioso Tristano (1865) e de I maestri cantori di Norimberga (1868, direttore Hans von Bülow), l'unica commedia composta da Wagner, in cui viene esaltato il significato della nuova arte tedesca. Costretto ad allontanarsi anche da Monaco, a seguito dell'antipatia dimostrata dai monacensi e dagli stessi cortigiani, Wagner si stabilì sul Lago di Lucerna, dove portò a termine l'immenso lavoro della Tetralogia e dove conobbe il filosofo Nietzsche. La sua seconda moglie fu Cosima Liszt, figlia del grande pianista, sposata nel 1870. Wagner la strappò dal matrimonio con Hans von Bulow, che da quel momento ruppe l'amicizia col compositore. Da lei ebbe tre figli: Isolde (1865-1919), Eva (1867-1942, che sposò un filosofo precursore del Nazismo, Houston Stewart Chamberlain), e Siegfried (1869-1930). Ma re Ludwig non aveva troncato i rapporti col suo amico. Per anni finanziò con una cospicua rendita lo stile di vita dispendioso del compositore e supportò la realizzazione del Festival di Bayreuth, inaugurato con la prima rappresentazione de L'Anello del Nibelungo nel 1876. Nonostante il successo artistico delle recite, fu ancora il Re che salvò il Festival dal fallimento.

Wagner si stabilì definitivamente a Bayreuth, godendo solo in tarda età del successo e della fama dalla sua nuova arte. Per problemi di salute soggiornò a lungo nel sud-Italia, in Sicilia e lungo la costa amalfitana, dove nel giardino di villa Rufolo, a Ravello, ebbe l'ispirazione per il Parsifal, il suo ultimo capolavoro, il quale causò la rottura dei rapporti con Nietzsche. Nel 1882 la famiglia si trasferì a Venezia. Il 13 febbraio 1883 Wagner morì in seguito ad un attacco cardiaco. È sepolto a Bayreuth nel giardino della sua villa, Haus Wahnfried, non lontano dal teatro a lui dedicato.

Oltre alle opere, Wagner compose un numero esiguo di brani musicali. Questo deriva dalla sua riluttanza a concepire musiche che non appartenessero alla sacralità del dramma, fondamentale espressione del suo pensiero. Le uniche celebri composizioni eseguite al di fuori dei musik-dramen sono due, entrambi di carattere privato: l'Idillio di Sigfrido - un brano per piccola orchestra scritto in occasione del compleanno della moglie Cosima e di suo figlio Siegfried - e i Wesendonck-Lieder, cinque poesie scritte da Mathilde Wesendonck e musicate da Wagner contemporaneamente alla stesura del Tristano.

Per il resto, a 19 anni compose una prima sinfonia; successivamente una sinfonia denominata "Faust" della quale completò solo il primo movimento, che divenne successivamente la Faust Ouverture; poi ancora alcune ouverture e una riorchestrazione dell'Ifigenia in Aulide, di Gluck. Da ricordare anche una Marcia per il Centenario Americano, composta nel 1876 su commissione della città di Filadelfia, oggi pressoché sconosciuta. Dopo il completamento del Parsifal, Wagner si propose di riprendere a scrivere sinfonie, ma non scrisse più nulla di importante.

Le 113 opere di Wagner sono catalogate con la sigla WWV che sta per Wagner Werke Verzeichnis (Catalogo delle opere di Wagner) che comprende anche le opere non-musicali.

Le ouverture ed i passaggi orchestrali delle opere di Wagner sono spesso eseguite come brani a sé da eseguirsi in concerto: per la maggior parte di questi Wagner scrisse personalmente dei finali che permettessero una conclusione compiuta. Due esempi sono dati dal preludio del Parsifal e dalla marcia funebre di Sigfrido. I finali di Wagner non sempre però migliorano l'esecuzione concertistica: il preludio del Tristano viene infatti più spesso eseguito nella sua versione originale (direttamente tratta dall'opera) che nella versione da concerto.

Da sottolineare, infine, che vi sono brani composti da Wagner talmente famosi, che sono noti anche a chi non ha familiarità con la musica classica; per citarne solo i più celebri: il Coro delle filatrici da L'olandese volante, la Musica del monte di Venere, l'Entrata degli ospiti e il Coro dei Pellegrini dal Tannhäuser, il Preludio al 1° e al 3° Atto e il Coro nuziale dal Lohengrin, il Coro delle figlie del Reno da L'oro del Reno, la Cavalcata delle Valchirie e l'Incantesimo del fuoco da La Valchiria, il Mormorio della foresta dal Sigfrido, il Preludio al 1° e al 3° Atto e la Morte e Trasfigurazione di Isotta dal Tristano e Isotta, l'Ouverture e il Coro della Corporazione da I maestri Cantori di Norimberga, il Viaggio di Sigfrido sul Reno, la Marcia funebre e l'Immolazione degli Dei dal Crepuscolo degli Dei, il Preludio al 1° e al 3° Atto e l'Incantesimo del Venerdì Santo dal Parsifal, figurano tra i motivi e i temi musicali più popolari al mondo.

Di Wagner è stato detto che ha scritto più libri che musica. La sua produzione letteraria è imponente e spazia dagli articoli di giornali alla novellistica, dagli scritti autobiografici (fra cui spicca "Mein Leben", tutt'ora reperibile in qualsiasi biblioteca) ai saggi, dalle opere teoriche più impegnative a interventi su temi pratici come la direzione d'orchestra o la proposta di riforma della cappella reale di Dresda. Infine, ovviamente, la politica. Famoso è il saggio "Il giudaismo nella musica" ("Das Judentum in der Musik"), libello antisemita concepito come un attacco a Meyerbeer e pubblicato con lo pseudonimo di "K. Freigedanken" ("libero pensiero") nella rivista "Neue Zeitschrift für Musik" nel 1850.

Caratteristica fondamentale di Wagner è la rappresentazione del "dramma" come elemento di introspezione. Le opere di Wagner non possono essere considerate opere (o spettacoli musicali) nel senso tradizionale del termine, bensì sono grandiose architetture in cui musica, canto, poesia, recitazione e psicologia si fondono allo scopo di interpretare la vita. Nelle intenzioni di Wagner il "dramma" pretende un'attenzione quasi religiosa, a cui lo spettatore deve assistere come se la vicenda si svolgesse all'interno della sua mente, ossia il "dramma" è nella sua mente prima di essere nella musica. Tipico esempio di questa concezione è Bayreuth, dove per la prima volta nella storia del teatro le luci venivano spente e l'orchestra era totalmente nascosta sotto il palcoscenico, come se la musica sorgesse magicamente dall'immaginazione dello spettatore. La musica dei drammi wagneriani è composta da un mosaico di temi conduttori (leit motiv) che incarnano uomini e cose, personaggi e stati d'animo, così che il loro continuo riapparire genera una sorta di psicologica premonizione.

Nessun pezzo a forma chiusa, nessuna aria ostacola il libero fluire della narrazione, che scorre senza soluzione di continuità dall'inizio alla fine di ogni atto, sottoponendo il canto al commento di un'orchestra smisurata per numero di strumenti e ampiezza sonora. Rilevante in Wagner è l'uso del cromatismo, quell'onda incessante di spirali cromatiche che, specie nel Tristano, si esapera al punto da abbandonare quasi la struttura tonale: da questa rottura sarebbe poi nato l'atonalismo di Arnold Schoenberg e la musica dodecafonica, che all'epoca del Tristano veniva considerata come mostruosa e incomprensibile. Tale giudizio, unito alla spropositata lunghezza delle partiture, portò Wagner ad essere accusato di oscurità e pesantezza, un giudizio che si trascina fino ad oggi tra gli ammiratori dell'opera di stampo convenzionale.

Di Wagner si distinguono tre periodi: il primo, ancora legato alla tradizione ereditata da Bach, Mozart e Bellini, comprendente le prime opere giovanili: Le fate, Il divieto d'amare e Rienzi. Il secondo, il momento di transizione, che riguarda L'olandese volante, Tannhäuser e Lohengrin. Il terzo, il periodo che coincide con l'autentico wagnerismo: la Tetralogia (ossia L'anello del Nibelungo, comprendente L'oro del Reno, La Valchiria, Sigfrido e Il crepuscolo degli Dei), Tristano e Isotta, I maestri Cantori di Norimberga e Parsifal.

Con questa diversa decisione, dunque, si lasciano aperte altre strade. Sempre in Opera d'arte dell'avvenire, il musicista spiega come la distinzione del singolo può avere senso solo se vista in funzione del popolo, e dunque l'egoismo non può soddisfarsi pienamente che nel comunismo. In altre parole, solo la comunità può dare senso all'individuo, e solo in relazione alla comunità il diverso può definirsi come tale.

A questo punto, però, non è chiaro che cosa Wagner intendesse per redenzione del mondo, se cioè simboleggiasse la fratellanza universale o, piuttosto, la fratellanza esclusiva del popolo tedesco. In questo caso, l'ideologia politica che ne deriverebbe porterebbe al nazionalsocialismo e al suo sogno di redimere l'umanità sotto la sacra fiamma dello spirito germanico: il richiamo dell'amore patriottico e il desiderio di rispondervi in termini universali. A tale ambizione, storicamente parlando, sarebbe bastata l'avvilente sconfitta della Germania durante la Prima guerra mondiale e la fortissima bramosia di rivalsa nutrita da tutte le categorie sociali del volk, contro il giudaismo, contro "l'internazionale comunista" e contro la tirannia del capitalismo (la cosiddetta "demoplutocrazia"). Il mito, fino a quel momento rinchiuso nel pacifico mondo dell'arte, si sarebbe realizzato proprio in funzione di tale desiderio. Non c'è dubbio che Wagner fosse personalmente un antisemita. Ecco allora l'anello del Nibelungo e l'esaltazione di certi miti ancestrali, dove l'amore incestuoso tra Siegmund e Sieglinde rappresenterebbe la nascita di una razza superiore (i figli del dio Wotan) e dove lo stesso fallimento della "grande idea" di Wotan rappresenterebbe il supremo sacrificio dello spirito germanico di fronte all'avversità del mondo. Ecco I Maestri Cantori di Norimberga, dove esplicito è il riferimento alla nuova arte tedesca (la nuova Germania) e magniloquente è la grande parata popolare del 3° atto. Poi Tristano e Isotta, in cui la forza del filtro magico rivela ai protagonisti la vera natura del loro inconsapevole amore, fino ad allora confuso dalla falsità del mondo esteriore (dove per "natura dell'inconsapevole amore" si dovrebbe intendere la purezza della loro vera anima, la purezza dello spirito tedesco in opposizione alla menzogna di tutto ciò che è straniero). Infine Parsifal, il dramma sacro per eccellenza, che Hitler stesso - grande ammiratore di Wagner - considerava come uno dei fondamenti dell'ideologia nazista: la casta confraternita dei custodi del Santo Graal incarnerebbe il popolo ariano, minacciato dalla corruzione e dal desiderio impuro (il regno arabeggiante del mago Klingsor).

In conclusione, sorvolando certo materiale filosofico portatore di concetti ambigui, il merito di Wagner resta essenzialmente musicale, della cui gigantesca imponenza è testimonianza tutta la nostra epoca. Infatti l'opera di Wagner, che costituisce una delle più significative espressioni del Romanticismo in musica, si configura secondo alcuni critici come la grandiosa sintesi dell'esperienza musicale di quattro secoli di musica: da Palestrina, il cui stile corale polifonico riecheggia in Parsifal, a Claudio Monteverdi, il cui cromatismo armonico è ravvisabile nel Tristano e Isotta, da Bach, il cui magistero contrappuntistico è avvertibile ne I Maestri Cantori di Norimberga, a Mozart, per la raffinatezza dello strumentale e l'estrema perfezione formale, da Luigi Cherubini, la cui concezione drammaturgica è presente nel Wort Ton Drama wagneriano, a Beethoven, per la tecnica di elaborazione e sviluppo dei "motivi conduttori" e la variazione del materiale tematico, oltre che per il "titanismo" e il sentimento "eroico" di cui è intrisa l'intera produzione wagneriana, da Mendelssohn, per la ricca tavolozza orchestrale e timbrica, a Hector Berlioz, delle cui conquiste e innovazioni nel campo dell'orchestrazione e della strumentazione si avvale l'opera wagneriana, da Bizet, per la profonda ed acuta introspezione psicologica che scandaglia l'animo umano, a Liszt, per la sconcertante audacia e arditezza degli accordi.

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Nietzsche contra Wagner

Nietzsche contra Wagner, frontespizio

Nietzsche contra Wagner (o Nietzsche contro Wagner) è un saggio critico di Friedrich Nietzsche, scritto nel suo ultimo anno di lucidità (1888-1889). Fu pubblicato però solo nel 1895, ovvero sei anni dopo il suo collasso mentale. Nietzsche vi descrive il proprio allontanamento dal suo ex-amico ed ex-idolo Richard Wagner. Il filosofo tedesco conduce contro di lui un attacco, disapprovandone le scelte di vita, e principalmente la conversione al cristianesimo, interpretata come un segno di debolezza. Nietzsche apprezza la filosofia di Wagner su tonalità, musica e arte, ne ammira la potenza nel suscitare emozioni e nell'esprimere il proprio mondo interiore, nondimeno stigmatizza recisamente quelle che dal suo punto di vista considera le tare religiose del (pur grande) musicista.

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Winifred Wagner

Winifred Williams Wagner (Hastings, 23 giugno 1897 – Überlingen, 5 marzo 1980) fu la moglie di Siegfried Wagner, figlio del compositore Richard Wagner, e, dopo la morte del marito nel 1930, la direttrice del Festival wagneriano di Bayreuth.

Winifred rimase orfana all'età di due anni e, dopo otto anni in cui venne affidata a varie famiglie, venne adottata da un lontano parente tedesco della madre, il pianista Karl Klindworth, amico e ammiratore di Richard Wagner. Il padre adottivo fu quindi colui che le insegnò ad apprezzare la musica wagneriana, ed ella crebbe nella venerazione per il Maestro.

Negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, l'annuale Festival di Bayreuth, dedicato alla messa in scena esclusivamente delle opere maggiori di Richard Wagner e che si svolgeva nel teatro fatto appositamente costruire da Wagner, era ancora gestito interamente dalla famiglia Wagner, e cioè dalla vedova, Cosima, e dal figlio Siegfried. Quest'ultimo avrebbe dovuto passare il testimone alla sua morte ai propri figli, ma, giunto all'età di 45 anni, mostrava scarsa propensione al matrimonio. La ragione di ciò era la sua segreta omosessualità, ma Siegfried, acconsentendo ai desideri di una parte dei familiari (era allora in corso una diatriba, mai sanata, fra la prima figlia di Wagner e Cosima, Isolde, che, vista la mancanza di discendenti diretti di Siegfried, desiderava che la guida del festival venisse ereditata da suo figlio, Wilhelm Franz, avuto dal matrimonio con Franz Beidler, e il resto della famiglia, principalmente l'altra figlia di Wagner, Eva, e suo marito Houston Stewart Chamberlain, che si opponevano all'abbandono della discendenza maschile), accettò di sposarsi. Venne allora organizzato un incontro con l'allora diciassettenne Winifred Klindworth (questo il nome con cui era ora nota) al Festival del 1914. Il matrimonio venne celebrato un anno dopo (22 settembre 1915), e da esso, come la famiglia aveva sperato, nacquero quattro figli, Wieland (1917-1966), Friedelinde (1918-1991), Wolfgang (1919) e Verena (1920).

Nel 1923, Winifred incontrò per la prima volta Adolf Hitler, da sempre ammiratore della musica di Wagner, a questa data ancora un politico noto esclusivamente nell'ambiente monacense e bavarese. Affascinata dalla sua personalità, Winifred divenne una delle sue prime sostenitrici: quando Hitler fu incarcerato per il fallito tentativo di putsch del 9 novembre 1923 a Monaco, ella si recò spesso a trovarlo, fornendogli pasti e la carta su cui il futuro dittatore nazista scrisse il suo libro, Mein Kampf. In seguito, verso la fine degli anni Trenta, svolse per lui le veci di interprete durante i negoziati con l'Inghilterra.

Il suo entusiasmo era totalmente condiviso dal marito, come dimostra la lettera insolitamente lunga che Adolf Hitler scrisse proprio a Siegfried nel 1924, ringraziando sentitamente il musicista e sua moglie (Winifred) per il loro costante appoggio morale ed economico. Non a caso, quando si seppe molti anni dopo, nel 1976, dell'esistenza di tale missiva, l'allora (e attule) direttore artistico del Festival, il figlio di Winifred Wolfgang, s'arrabbiò moltissimo con la madre per il fatto di non aver nascosto per sempre l'esistenza di questa lettera. In realtà, sembra che Winifred avesse fatto trapelare apposta, tramite la sua archivista Gertrud Strobel, la lettera e il suo contenuto proprio per discolparsi parzialmente dalla verità sino allora "ufficiale" sulla famigalia Wagner e sul Festival, ossia che solo lei, Winifred, era stata ardente e non pentita ammiratrice del dittatore tedesco. Oggi, in realtà, è ben nota la fervente passione che sia Wieland, sia Wolfgang, sia Verena (la unica eccezione fu costituita da Friedelind, non a caso emigrata prima in Svizzera, poi Inghilterra e infine Stati Uniti, diventando anche cittadina americana) provarono a sua tempo, in parte anche per motivi opportunistici, per quello che in casa si definiva affettuosamente "zio Wolf". Tornando a Siegfried Wagner, va detto che morì improvvisamente il 4 agosto 1930: Winifred, quindi, avuta la meglio sull'unica cognata superstite, Eva, assunse la guida del Festival, da lei retto fino alla fine della seconda guerra mondiale: dopo Cosima, quindi, ancora una volta il potere passa nelle mani della vedova del defunto.

Fin da quando Siegfried era ancora in vita, le voci su una presunta relazione fra Winifred ed Hitler erano diffuse. Certamente Wahnfried, la villa della famiglia Wagner a Bayreuth, era uno dei ritiri preferiti del Führer e futuro Cancelliere. Nel 1933 si parlò persino di un imminente matrimonio: Hitler era solito dire che l'unica donna che avrebbe mai potuto sposare sarebbe stata proprio la signora Wagner, e forse nella sua mente considerò l'idea di legare il proprio nome a quello di uno dei massimi artisti tedeschi.

Il Festival di Bayreuth fu abbondantemente sovvenzionato dal regime nazista, che lo fece diventare una specie di "fiore all'occhiello" delle attività culturali dello Stato. Regolarmente, ogni estate, Hitler e i più alti gerarchi, come Joseph Goebbels, Ministro per la Propaganda, si presentavano ad Haus Wahnfried, per essere accolti dalla "signora di Bayreuth", come veniva chiamata Winifred. Ma non tutti, in famiglia, si piegarono al nuovo regime: la figlia Friedelinde, infatti, fu da sempre oppositrice del Nazismo e, con gran disappunto della madre, prima della guerra lasciò la Germania per recarsi dapprima in Svizzera e quindi negli Stati Uniti.

Dopo il crollo del Terzo Reich nel 1945, Winifred venne sottoposta a un processo di denazificazione ed esclusa dalla guida del Festival, che passò ai suoi figli, Wieland e Wolfgang.

Nel 1975, rilasciò una lunga intervista in video al regista Hans-Jurgen Syberberg per il film documentario Winifred Wagner und die Geschichte des Hauses Wahnfried von 1914-1975 (W. W. e la storia della Casa Wahnfried dal 1914 al 1975), dove si mostrò assolutamente non pentita del suo passato. Sorprendetemente, la sua devozione e il suo amore per Hitler erano rimasti del tutto inalterati: "Averlo conosciuto", dichiarò, "è un'esperienza che non avrei mai voluto perdere".

Queste sue dichiarazioni, imbarazzanti per il resto della famiglia, fecero sì che ella venisse sempre più emarginata e isolata. Morì a Überlingen, sul Lago di Costanza, all'età di 82 anni.

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Wieland Wagner

Wieland Wagner (Bayreuth, 5 gennaio 1917 – Monaco di Baviera, 17 ottobre 1966) è stato un regista teatrale e scenografo tedesco.

Wieland Wagner era il nipote di Richard Wagner, suo padre era infatti Siegfried, unico figlio maschio di Richard.

Dopo la seconda guerra mondiale, quando sua madre, Winifred, fu allontanata dalla guida del Festival di Bayreuth, che la famiglia Wagner gestiva ormai da settanta anni, a causa delle sue simpatie naziste, Wieland e suo fratello Wolfgang, che pure in gioventù avevano avuto benefici dal regime, le subentrarono come direttori del Festival. Il periodo che si inaugurò allora, dal luglio 1951, con il primo Festival del dopoguerra, venne significativamente battezzato Nuova Bayreuth, proprio per sottolineare la distanza con un recente passato fonte di imbarazzo per l'istituzione. In particolare, Wieland, forse il più dotato artisticamente dei due fratelli, apportò considerevoli novità nelle messe in scena da lui curate: rinunciando al naturalismo dettagliato e pedante che aveva caratterizzato le scenografie delle opere fino ad allora, optò per una decisa astrazione, per un minimalismo e un simbolismo che, grazie anche ad un sapiente uso dell'illuminazione, riportavano la musica in primo piano. Innovazioni di tal genere, su un palco che fino ad allora era stato tanto tenacemente attaccato alla tradizione come Bayreuth, suscitarono inevitabilmente dibattiti e dissensi, ma anche numerosi apprezzamenti, e si rivelarono, in seguito, la giusta strada: negli anni Cinquanta e Sessanta, infatti, Bayreuth fu all'avanguardia nel campo della messa in scena di opere wagneriane.

La collaborazione fra i due fratelli proseguì senza ostacoli per nove anni, quindi cominciarono ad affiorare le prime crepe nel loro rapporto. Ma la prematura scomparsa di Wieland, ucciso da un cancro ai polmoni nell'ottobre del 1966, lasciò campo libero a Wolfgang, rimasto da solo alla guida dell'importante Festival wagneriano.

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Source : Wikipedia