Vinovo

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Inviato da david 20/03/2009 @ 18:07

Tags : vinovo, piemonte, italia

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Vinovo

Vinovo - Stemma

Vinovo (in piemontese Vineuv) è un comune di 13.595 abitanti della Provincia di Torino, situato nella seconda cintura di Torino.

Nel territorio di Vinovo, ai margini del nucleo abitativo originario e principale, scorre il torrente Chisola.

La città ha una lunga storia che affonda le sue radici in tempi molto antichi: sono stati infatti ritrovati in questa zona resti risalenti al V secolo d.C. I documenti storici più antichi che parlano di quella che sarà l'odierna Vinovo risalgono al 1040: in quell'anno un atto notarile certifica che i Marchesi Romagnano donarono all'Abbazia di San Silano di Romagnano alcuni terreni siti nel territorio di Vinovo. In questo documento il territorio è indicato come Vicus Novus, nome che rimase nel Medioevo ad indicare il gruppo di edifici e terreni che furono di proprietà di vari feudatari. Nel 1268 un atto di vendita vede l'affacciarsi, nella storia locale, della famiglia Della Rovere, che diverrà padrona dell'intero territorio vinovese nel 1400. La nascita del Comune è datata 1458, quando il duca Ludovico di Savoia concesse alla Comunità Vinovese gli Statuti in difesa dei cittadini. Con la morte dell'ultimo discendente dei Della Rovere, nel 1692, il feudo vinovese fu ceduto ai Conti delle Lanze che lo governarono sino al 1732. In quell'anno il cardinale Vittorio Amedeo delle Lanze cedette la città al re che la donò, unita a Stupinigi, alla Commenda dell'Ordine Mauriziano. L'Ordine fu soppresso nel 1800 e molte terre furono vendute a privati; solo dopo il 1815 ne venne ricostruito il patrimonio con Stupinigi e parte di Vinovo: il castello, alcuni terreni, le cascine ed i boschi. Nel 1865 la frazione di Stupinigi venne definitivamente separata dalla città ed annessa a Nichelino.

Nel 1775 parte del castello venisse adibita a fabbrica per la lavorazione delle maioliche e delle porcellane, che dopo il 1780 attraversò un periodo d'oro sotto la direzione di Vittorio Amedeo Gioanetti. Alla fine dell'800 alla rinomata industria ceramica si affiancarono le fornaci e le filande, cosa che portò ad un progressivo aumento della popolazione, con conseguente espansione del paese, e alla necessaria costruzione di edifici pubblici come il Municipio, le scuole, l'asilo e la Casa del Cottolengo. Per quanto concerne la vita culturale, nel 1847 venne fondata la Filarmonica Vinovese Giuseppe Verdi, corpo musicale bandistico della città, da allora ininterrottamente attivo ed attualmente diretto da Carmelo Luca Sambataro. Segno di progresso e di acquisita importanza fu anche, nel 1882, l'inaugurazione di una tramvia che univa la stazione di Porta Nuova di Torino a Vinovo. Nel 1941 il paese subì un bombardamento da parte degli aerei della RAF le cui conseguenze furono di tre feriti e molte case distrutte. La ricostruzione del dopoguerra ha portato all'insediamento di nuove industrie di legnami e metalmeccaniche che occupano molti operai. Tra il 1955 ed il 1970 arrivarono molti immigrati provenienti dalla Romagna, dal Veneto e dalle regioni del sud, tant'è che in quest'ultimo secolo la popolazione è passata dai circa 2.500 abitanti del 1940 agli attuali quasi 14.000. Oggi Vinovo non ha più le caratteristiche del paese agricolo di un tempo.

Il progetto della società calcistica Juventus Football Club di edificare un nuovo centro sportivo tra i comuni di Nichelino e Vinovo ha la sua sede nel territorio di Vinovo. Il suo centro sportivo, uno tra i più moderni al mondo, è stato inaugurato nel 2006. Il complesso ha i suoi ingressi in Via Stupinigi 182.

L'impianto è stato anche la sede di un drammatico incidente: il 15 dicembre 2006, poco prima dell'inizio della gara tra la Signora ed il Cesena, accadde una tragedia nel centro sportivo del club bianconero, dove due ragazzi della formazione giovanile Berretti, il centrocampista Alessio Ferramosca ed il portiere Riccardo Neri, persero la vita anneggando in un laghetto artificiale. Quella gara non venne giocata, insieme a tutte le partite della società a livello giovanile.

Lo stemma del comune di Vinovo rappresenta un unicorno e i colori sono quelli della casata Della Rovere, ovvero il giallo e il blu.

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Nichelino

Nichelino - Stemma

Nichelino (in piemontese Ël Niclin) è un comune di 48.864 abitanti della Provincia di Torino.

Lo stemma di Nichelino è costituito da uno scudetto a fondo giallo con tre merli stilizzati. Lo stemma è racchiuso tra alloro e corona.

Nel 1559, il duca di Savoia concesse il territorio di Nichelino, in feudo, alla Famiglia degli Ussel (Occelli), erigendolo - successivamente - a Contea (1564).

Il 22 giugno 1694, re Vittorio Amedeo II di Savoia dichiarò Nicolino (Nichelino) e zone limitrofe, territorio unico e staccato da Moncalieri.

Nasceva così il "Feudo di Nichelino", assegnato - per diecimila ducati d'argento - al conte Niccolò Manfredi Occelli, con diritto all'uso di armi, sigilli e relativo titolo nobiliare (Conti di Nichelino).

La Regia Patente stabiliva confini (dal fiume Sangone alla strada che conduce a Vinovo e dalla medesima strada sino a Stupinigi, Candiolo e Vinovo) e territorio (le Borgate Palazzo e Nichelino, le grandi cascine S. Quirico, Buffa, Vernea, Palazzetto, Colombetto e Pallavicina).

Si concludeva, in questo modo, una guerra intestina - per il dominio sul territorio - fra la famiglia Occelli e gli Umoglio (conti della Vernea e di Pramollo).

Grazie al denaro, perciò, gli Occelli risolsero a loro favore la disputa, ottenendo il feudo, il titolo e l'esercizio di alcuni diritti fondamentali (amministrazione, giustizia, tributi, ecc...).

Nichelino contava, all'epoca, quasi 400 abitanti, legati profondamente alla religione, dediti soprattutto all'agricoltura (le acque del Sangone rendevano particolarmente fertili i terreni) e con qualche attività classica delle comunità (macellaio, oste, fabbro, ecc...).

Rilevanza aveva anche la gelsicoltura, legata alla tipica tradizione piemontese della produzione di seta.

La situazione politico-militare era piuttosto incandescente: il trattato tra Italia, Francia e Spagna non aveva affatto riportato la calma nell'area piemontese.

Nel 1706 Torino fu assediata dai francesi; Nichelino inviò perciò in aiuto ai Savoia, uomini e mezzi; il territorio fu invaso dal nemico, gli abitanti abbandonarono le case ed implorarono l'aiuto di San Matteo per respingere l'assedio (21 settembre 1706).

Placatisi i venti di guerra, gli Occelli - in cambio della fedeltà mostrata - ottennero il diritto di nominare i Sindaci.

Niccolò Manfredi Occelli morì nel 1742; suo figlio Giacomo Luigi si disinteressò del territorio nichelinese e spostò la residenza di famiglia sulla collina moncalierese.

Fu proprio nella seconda metà del '700, con gli "Ordinati" (le delibere di oggi), che Nichelino subì la prima vera trasformazione: furono organizzate le pattuglie di vigilanza sull'ordine pubblico (fece scalpore l'arresto del noto bandito Brando), venne edificata una nuova chiesa, fu regolata la distribuzione dell'acqua e si istituì un servizio di assistenza per i meno abbienti.

Alla fine del '700, fallito l'armistizio di Cherasco (1796), Nichelino - come tutto il resto del Piemonte - finì nelle mani dei francesi.

La nuova situazione determinò la costituzione della Guardia Nazionale, l'adozione del sistema metrico decimale, l'abolizione degli ordini religiosi e del calendario repubblicano.

Con il ritorno del re (1814) e la conseguente abrogazione delle leggi francesi, Nichelino vide - nel 1824 - l'insediamento della prima stazione dei Carabinieri (l'arma era stata istituita il 13 luglio 1814 da re Vittorio Emanuele I).

L'Ottocento fu un secolo fondamentale per la storia d'Italia ed anche Nichelino risentì profondamente dei notevoli mutamenti politici, sociali ed economici. Proprio in quegli anni vennero edificate due scuole, la nuova chiesa parrocchiale e la nuova Casa Comunale (progettata da Amedeo Peyron). Vennero migliorate le vie di comunicazione stradale, fu costruita la stazione ferroviaria ed il 27 luglio 1854 transitò il primo treno.

A quell'epoca si contavano quasi 1700 abitanti.

Nichelino vide la sua popolazione crescere in modo abbastanza lineare fino alla seconda metà del XX secolo. Fu infatti con la massiccia immigrazione dalle regioni meridionali d'Italia che la popolazione balzò dai circa 15.000 abitanti del 1961 ai quasi 45.000 del 1971.

Con l'inizio del nuovo millennio si raggiunse il curioso primato di avere residenti nati in tutte le province italiane.

Recentemente Nichelino ha potuto fregiarsi del titolo di "Città".

Nell'ultimo decennio è stata la città della cintura torinese con il maggior incremento demografico.

Nichelino è attreversata dalla linea ferroviaria Torino-Pinerolo, che ferma sul territorio comunale nella stazione di Nichelino.

Nichelino è servita dalla rete suburbana di Torino attraverso adeguate linee di autobus.

La maggior attrazione culturale e turistica è senza dubbio la Palazzina di caccia di Stupinigi, costruita da Filippo Juvarra per conto dei Savoia e dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

Conosciuto anche come Palazzo Occelli, fu costruito su fondamenta già esistenti nel 1565. Al suo interno si trova la Madonna delle Grazie, una cappella consacrata. Fu la prima chiesa di Nichelino del XIII secolo. Nei suoi significativi volumi trovano posto l'ex sala carrozze, una piscina, il patio ed un parco secolare di 35.000 m2.

Il parco più grande della città è il Parco Boschetto, una delle più grandi aree verdi della cintura sud di Torino. Insieme al Parco Sangone ed al Parco Colonnetti di Torino, forma una area verde contigua di oltre 600.000 metri quadri.

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Juventus Football Club

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La Juventus Football Club S.p.A. (dal lat. iuventus, gioventù), nota anche come Juventus o, più semplicemente, Juve, è una società calcistica italiana per azioni con sede a Torino. Fondata nel 1897 come Sport Club Juventus da un gruppo di studenti liceali torinesi, ha sempre militato nella massima categoria del campionato italiano di calcio (dal 1929 denominata Serie A) sin dalla sua fondazione, eccezion fatta per la stagione 2006-07. La Juventus è uno dei due club che rappresentano nel calcio professionistico il capoluogo piemontese, l'altro essendo il Torino, formatosi nel 1906 anche a opera di soci dissidenti della formazione bianconera.

Le origini della Juventus non sono ben documentate, in ragione del fatto che al termine del XIX secolo lo sport in Italia non era talmente diffuso da giustificarne l'interesse da parte della stampa. L'unico scritto con caratteristiche di “ufficialità” attestante con sufficiente certezza la nascita della Juventus fu redatto da uno dei suoi fondatori, Enrico Canfari, e pubblicato sulla rivista istituzionale del club sul finire del 1915.

Terzo club calcistico italiano per anzianità tra quelli tuttora attivi - dopo Genoa (1893) e Udinese (1896) - la Juventus, vincitrice del suo primo campionato nel 1905, vanta 27 titoli di campione d'Italia (record nazionale), 9 Coppe Italia (anch'esso record nazionale, condiviso con la Roma) e 4 Supercoppe d'Italia, per un totale di 40 vittorie in competizioni nazionali, cui vanno sommate 11 vittorie in tornei internazionali, tra le quali due titoli di campione d'Europa (1985 e 1996) e due di campione del mondo per club (idem), che ne fanno complessivamente il club italiano con il maggior numero di titoli ufficiali vinti, 51; limitatamente ai titoli internazionali, inoltre, è il secondo club italiano per vittorie alle spalle del Milan (18), il terzo in Europa insieme al Liverpool e alle spalle del citato Milan e del Real Madrid (15), e il sesto nel mondo ex æquo con il citato Liverpool e il San Paolo e alle spalle, oltre ai già citati, di Boca Juniors (18), Independiente (15) e gli egiziani dell'Al-Ahly (14).

Vincitrice del suo primo trofeo internazionale ufficiale nel 1977 (Coppa UEFA, nella circostanza vinta per la prima volta da un club italiano), nel 1987 la Juventus fu insignita della Targa UEFA come prima squadra ad avere vinto tutte e tre le maggiori competizioni europee dell'epoca, la Coppa dei Campioni (oggi Champions League), la Coppa delle Coppe (soppressa dal 1999) e la Coppa UEFA, traguardo in seguito eguagliato solo dall'Ajax nel 1992 e dal Bayern Monaco nel 1996. Con la vittoria nella Coppa Intercontinentale 1985, infine, la Juventus divenne il primo - e rimane tuttora l'unico - club al mondo ad avere conquistato almeno una volta tutti i titoli ufficiali a livello internazionale.

In base a quanto emerge da un sondaggio della società Demos (agosto 2008), la Juventus risulta essere la squadra con il più alto numero di sostenitori in Italia, avendo riscosso la preferenza del 32,5% del campione, a fronte di un 14% di sostenitori dell'Internazionale e del 13,6% del Milan, rispettivamente seconda e terza nella graduatoria di preferenze. Da un'indagine del 2002 risulta che, analogamente a quelli dell'Internazionale, i sostenitori della Juventus sono distribuiti in maniera pressoché uniforme su tutto il territorio nazionale. In 12 regioni su 20 la Juventus è il club con il più grosso seguito di sostenitori. Nelle altre 8, in 7 di esse è il secondo club per seguito, e in una, la Liguria, è il terzo club dopo Genoa e Sampdoria.

A livello internazionale, inoltre, la società dichiara di vantare un seguito di circa 170 milioni di sostenitori, di cui circa 43 in Europa e 100 in Asia in base a un rapporto della società tedesca di indagini sul mercato sportivo Sport+Markt AG dell'agosto 2005, citato nel prospetto informativo che la Juventus presentò nel 2007 alla Consob in occasione dell'OPV agli azionisti di circa 90 milioni di titoli della società. Secondo un rapporto della stessa società del 2008, la Juventus potrebbe altresì contare su un bacino potenziale di circa 17,7 milioni di sostenitori in Europa e di 9,6 milioni di simpatizzanti in Sudamerica.

Legata fin dagli anni venti alla famiglia Agnelli, la Juventus è anche uno dei membri fondatori dell'ECA - Associazione dei Club Europei, organizzazione internazionale che ha preso il posto del soppresso G-14, e composta dai principali club calcistici riuniti in consorzio al fine di ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte alla FIFA.

Il centro di allenamento delle squadre di ogni categoria del club è lo Juventus Center di Vinovo, località poco distante da Torino.

Il 1º novembre 1897 vide la luce a Torino lo Sport Club Juventus per iniziativa di un gruppo di studenti del liceo classico “Massimo d'Azeglio”, usi ritrovarsi in corso Re Umberto su una panchina oggi custodita nell'attuale sede del club; la prima maglia della squadra fu rosa, con cravatta o papillon nero. Nel 1903 divenne bianconera.

Nel 1900, con il nome di Foot-Ball Club Juventus, la società si iscrisse al suo primo campionato nazionale, ma fu eliminata dal Foot-Ball Club Torinese. Il primo titolo nazionale arrivò nel 1905, all'epoca in cui la squadra giocava allo Stadio Velodromo Umberto I. Nel 1906 il presidente della società, lo svizzero Alfred Dick, a seguito di accese discussioni di spogliatoio lasciò la Juventus e si unì, assieme a un gruppo di soci dissidenti, al Football Club Torinese dando vita al Foot-Ball Club Torino, segnando così l'origine della più antica rivalità del calcio italiano e l'inizio di una serie di problemi finanziari e sportivi che condussero la squadra bianconera alle soglie della retrocessione in Promozione nel 1913.

Dopo la Grande Guerra la Juventus, risollevatasi con la presidenza di Giuseppe Hess e Corrado Corradini, riuscì a migliorare il suo piazzamento in campionato e a fornire alcuni giocatori, tra cui il portiere Giovanni Giacone, alla Nazionale.

Il proprietario della FIAT Edoardo Agnelli assunse il controllo della società nel 1923; nello stesso anno fece costruire un nuovo stadio, in Corso Marsiglia, primo impianto sportivo italiano realizzato interamente in cemento armato. Con l'arrivo del primo allenatore professionista, l'ungherese Jenő Károly, giunse anche la vittoria del secondo tricolore nella stagione 1925-26. Il primo grande ciclo vincente della Juventus, grazie all'apporto di elementi come Giovanni Ferrari, Raimundo Orsi, Luisito Monti e il celebre trio difensivo Combi - Rosetta - Caligaris, giunse tra il 1930-31 e il 1934-35, epoca dei cinque scudetti consecutivi (primato nazionale), uniti al raggiungimento delle semifinali di Coppa dell'Europa Centrale per quattro anni consecutivi. Allenatore della squadra in quattro delle cinque vittoriose stagioni fu Carlo Carcano, uno dei precursori del Metodo; molti giocatori di quella Juventus formarono il nucleo della Nazionale italiana che si aggiudicò le vittorie nella Coppa Internazionale, progenitrice dell'attuale campionato d'Europa e, soprattutto, nel campionato del mondo 1934 (cui la Juventus contribuì con 9 giocatori).

La prematura morte di Edoardo Agnelli, avvenuta nel 1935, coincise con la fine del c.d. “Quinquennio d'Oro”. Per il resto degli anni trenta e quasi tutti i quaranta la squadra bianconera non riuscì più a riconquistare lo scudetto, che giunse solo in fine di decennio, nel 1949-50.

Tra il 1943 e il 1945 la società, che già aveva dovuto rinunciare alla ragione sociale Football Club a seguito dell'italianizzazione imposta dal fascismo, assunse il nome di Juventus-Cisitalia, in abbinamento con la Casa automobilistica omonima, la Cisitalia appunto, il cui proprietario era Pietro Dusio, all'epoca presidente del club bianconero (laddove, singolarmente, il marchio FIAT, di proprietà della famiglia Agnelli, fu abbinato al Torino).

Alla fine della guerra il club tornò al nome originario di Juventus Football Club. Sotto la presidenza di Gianni Agnelli e, in seguito, di suo fratello Umberto, la Juventus conobbe un secondo ciclo di vittorie, grazie anche all'arrivo di elementi come l'argentino Omar Sivori e il gallese John Charles che, insieme al talento casalingo, e capitano della squadra, Giampiero Boniperti, formarono quello che la stampa non tardò a denominare “Trio magico”: tre scudetti tra il 1958 e il 1961, il primo dei quali, il 10º, quello che le valse il diritto a poter esporre sulle maglie la stella. Omar Sivori divenne nel 1961 il primo calciatore proveniente dalla Serie A a vincere il Pallone d'oro. A tale ciclo fece seguito un decennio scarso di vittorie, con la sola eccezione del titolo 1966-67, vinto superando all'ultima giornata l'Internazionale sconfitta sul campo del Mantova.

Il 13 luglio 1971 Giampiero Boniperti diventò presidente del club e il suo primo scudetto in tale nuova veste giunse subito alla sua prima stagione, nel 1971-72, bissato da quello successivo del 1972-73: furono i primi di un nuovo ciclo, che in quindici anni, sotto la conduzione tecnica dapprima di Carlo Parola e poi di Giovanni Trapattoni, portarono a Torino nove scudetti (l'ultimo nel 1986), due Coppe Italia e vittorie internazionali che fecero diventare la Juventus il club primo d'Europa a vincere tutte le competizioni dell'UEFA e, a seguire, il primo del mondo a vincere tutte le competizioni ufficiali per club.

In tale quindicennio fu stabilito anche il record di punti per campionati a 16 squadre (51, contro il Torino fermo a 50, nel 1976-77) alla fine di un torneo definito allora dalla Gazzetta «un lungo e affascinante duello» e, contemporaneamente ad esso, anche la vittoria in Coppa UEFA, al termine di una durissima doppia finale disputata contro gli spagnoli dell'Athletic di Bilbao, con un organico composto esclusivamente da giocatori italiani: di essi, quelli schierati in campo nella circostanza furono Zoff, Cuccureddu, Gentile; Furino, F. Morini, Scirea; Causio, Tardelli, Boninsegna (sostituito al 59' dell'incontro da Spinosi), Benetti e Bettega.

A macchiare la conquista del titolo di campione d'Europa, conseguito a Bruxelles il 29 maggio 1985 sul Liverpool, vi furono gravissimi incidenti pre-gara tra la tifoseria italiana e quella inglese, che portarono alla morte di 39 spettatori.

Lo scudetto vinto nel 1986 chiuse il decennio di Trapattoni: durante la sua gestione, complessivamente 9 elementi della Juventus giocarono nella Nazionale italiana al Campionato del mondo 1978 in Argentina (dove gli Azzurri giunsero quarti) e 6 in quella che si laureò campione del mondo 1982 in Spagna. Inoltre Antonio Cabrini, Gaetano Scirea e Marco Tardelli divennero i primi giocatori al mondo ad avere vinto sia tutte le competizioni per club cui presero parte sia la Coppa FIFA.

Tramontata la generazione di calciatori che avevano costituito l'asse portante della squadra la Juventus affrontò un decennio privo di risultati in campo nazionale, anche se giunsero una Coppa Italia (1990) e due Coppe UEFA (1990 e 1993).

Nel 1994 un cambio ai vertici della società fu il preludio all'arrivo di Marcello Lippi, che corrispose all'ennesimo ciclo vincente in Italia e a livello internazionale: in dieci stagioni, con un intervallo di un biennio di interregno di Carlo Ancelotti, la Juventus vinse cinque scudetti, raggiunse quattro finali di Champions League vincendo quella del 1996 allo Stadio Olimpico di Roma, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa UEFA.

Nel 2004 giunse sulla panchina bianconera Fabio Capello, fino ad allora allenatore della Roma: nei due anni di gestione del tecnico friulano la Juventus vinse due campionati consecutivi, nel 2004-05 e 2005-06, che nel computo generale del club sarebbero stati rispettivamente il 28º e il 29º; tuttavia, a causa del caso giudiziario giornalisticamente definito Calciopoli a seguito del quale alcuni club di serie A vennero penalizzati, lo scudetto del 2005 fu revocato e non assegnato; quanto a quello del 2006, la Juventus fu retrocessa per illeciti sportivi all'ultimo posto della classifica e penalizzata di 17 punti (successivamente ridotti a 9) nel successivo torneo di serie B; stante la contemporanea penalizzazione in punti del Milan giunto secondo alle sue spalle, il titolo fu assegnato all'Internazionale, terza prima delle sentenze della magistratura sportiva. Sotto la nuova dirigenza (Giovanni Cobolli Gigli, presidente, e Jean-Claude Blanc, amministratore delegato) la Juventus, con 28 vittorie e 10 pareggi su 42 incontri (pari a 85 punti al netto delle penalità), fu promossa in serie A un anno più tardi con largo margine sulla seconda, il Napoli. Il tecnico cui fu affidata la squadra, Didier Deschamps, si dimise prima della fine del campionato, dopo la promozione matematica: nell'estate del 2007 fu scelto di affidare la conduzione tecnica all'allenatore romano Claudio Ranieri.

Nella stagione 2007-08 la Juventus si è classificata al terzo posto finale in campionato guadagnando così l'accesso alla successiva edizione di Champions League, nella quale è giunta fino al turno di ottavi di finale.

Dal 1903 l'uniforme di gioco della Juventus è una maglia a strisce verticali bianche e nere. I pantaloncini sono normalmente bianchi, talora neri.

La maglia originale era di colore rosa con cravatta nera: tale scelta cromatica fu dovuta a un errore nella spedizione nei corredi ordinati per il club. In seguito, a causa dei frequenti lavaggi, la maglie si scolorirono in maniera talmente evidente che il club ne decise un cambio.

Fu così chiesto all'inglese John Savage, uno dei membri della società, di cercare nel suo Paese un kit da gioco più consono e resistente all'usura; Savage aveva un amico di Nottingham tifoso del Notts County, il club calcistico più antico del mondo (fu fondato nel 1862, prima ancora della nascita della Football Association), la cui maglia è a strisce bianconere; per tale ragione fu spedito a Torino un set di uniformi analogo a quello usato dal Notts County.

Eccezion fatta per un logo in uso a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, una zebra con due stelle a simboleggiare i venti scudetti raggiunti, fin dagli anni venti l'emblema della Juventus è rimasto sostanzialmente invariato, essendo stato soggetto solamente a moderati restyling, il più recente dei quali risalente al 2004.

Esso raffigura uno scudo ovale a strisce verticali bianche e nere, che nella versione più recente sono sette, quattro bianche e tre nere. Il nome del club è impresso in caratteri neri e sottolineato in oro su di un'area bianca convessa. Il gioco di ombreggiature del logo ha lo scopo di conferire ad esso un'apparenza di tridimensionalità. Nella parte inferiore dello stemma, in bianco su sfondo nero, è rappresentato il toro, simbolo civico di Torino.

In passato lo sfondo del nome del club fu anche di colore blu Savoia, omaggio alla tradizione sabauda di Torino, e di forma concava. Anche lo sfondo dello stemma civico fu blu Savoia, mentre il toro e il nome del club erano di colore giallo-oro..

Dal logo attuale sono state eliminate le due stelle, presenti fin dal 1982, in quanto ritenute di rilevanza puramente domestica e in contrasto con l'immagine internazionale che la società ha inteso assumere con l'adozione di tale logo.

L'inno ufficiale della Juventus è Juve, storia di un grande amore, composto dal cantante e musicista emiliano Paolo Belli nel 2006. Vi sono altre canzoni scritte in omaggio alla squadra come Il cielo è bianconero, Vecchia Signora, Juve facci sognare e Magica Juve, tutte a opera del compositore Francesco De Felice. Tra quelle composte dagli artisti più noti, figura Juvecentus, opera di Pierangelo Bertoli nel 1997, in occasione del centesimo anniversario della fondazione del club.

Dalla stagione 2006-07 la Juventus disputa i suoi incontri interni nello Stadio Olimpico, impianto in passato noto come Stadio Comunale, e già terreno casalingo della squadra dal 1933 al 1990. Lo Stadio Olimpico ha una capacità massima di 27.500 posti a sedere, dopo la ristrutturazione avvenuta in occasione dei Giochi Olimpici invernali che Torino ospitò nel 2006. Nato come Stadio “Benito Mussolini” per dotare la città di un impianto che potesse ospitare le gare del campionato del mondo 1934, ribattezzato dopo la guerra Stadio Comunale e, in seguito, Stadio Comunale “Vittorio Pozzo”, esso ospitò 890 incontri di campionato della Juventus e, dal 1963, dopo la definitiva dismissione del “Filadelfia”, fu condiviso con il Torino; capace di circa 65.000 posti in piedi, fu utilizzato fino al 1990, anno in cui le due compagini cittadine si trasferirono al “delle Alpi”, riservando il Comunale solo agli allenamenti della Juventus.

Il 18 giugno 2002 il Comune cedette l'impianto a titolo gratuito al Torino in cambio dell'impegno del club granata a ristrutturarlo in tempo per i Giochi Olimpici (tale impegno non fu rispettato per sopravvenuto fallimento societario nel 2005 a seguito del quale il Comune riacquisì la titolarità della concessione dell'impianto) e, nel contempo, concesse lo sfruttamento dell'area dello Stadio delle Alpi alla Juventus per 99 anni. Lo Stadio Olimpico è destinato a rimanere l'impianto interno della Juventus fino al completamento dei lavori del nuovo stadio di proprietà, che sorgerà sull'area dell'attuale “delle Alpi”.

Il citato Stadio delle Alpi, costruito dal consorzio Acqua Marcia di Roma in occasione del campionato del mondo 1990, fu l'impianto interno dal campionato 1990-91 a tutto il 2005-06; situato nel quartiere di Vallette, nella periferia nord-occidentale di Torino, era capace di poco più di 69.000 posti ed era dotato di un impianto di diffusione acustica che lo rendeva idoneo anche all'esecuzione di concerti. Nel periodo di utilizzo del delle Alpi, comunque, la Juventus scelse di disputare le proprie gare interne in stadi di altre città, quali ad esempio il Manuzzi di Cesena (Coppa Italia), il Meazza di Milano (semifinale e finale di Coppa UEFA 1994-95 oppure la Favorita di Palermo (Supercoppa UEFA 1996).

In assoluto, i primi impianti utilizzati dal club furono il Parco del Valentino e il Cittadella, nel biennio 1897-1898. Dal 1898 al 1908 fu utilizzato lo Stadio Piazza d'Armi, tranne il biennio 1905-1906, durante il quale il terreno di casa fu il velodromo Umberto I.

Dal 1909 al 1922 l'impianto utilizzato fu quello di Corso Sebastopoli e, dal 1922 al 1933, quello di Corso Marsiglia, che fu teatro della conquista di 4 campionati, tre dei quali consecutivi.

È del 18 marzo 2008 la decisione del consiglio di amministrazione della Juventus F.C. SpA di approvare il progetto per il nuovo stadio, destinato a sorgere sull'area dell'attuale “delle Alpi”; l'investimento complessivo per la realizzazione del nuovo impianto ammonta a 105 milioni di euro.

L'opera, progettata dagli studi GAU e Shesa sotto il coordinamento degli architetti Gino Zavanella ed Eloy Suarez e dell'ingegnere Massimo Majowecki, è stata ufficialmente presentata il 20 novembre 2008 al Lingotto: prevista su un'area totale di 355.000 m² (di cui 45.000 destinati allo stadio, 155.000 ai servizi, 34.000 alle attività commerciali e 30.000 ad aree verdi e piazze), tutta la costruzione è a pianta rettangolare, circondata da due strutture semi-ellittiche destinate a ospitare le attività commerciali, i ristoranti e i bar: l'accesso alle tribune sarà garantito da specifiche passerelle inserite nei diversi settori dello stadio. Sono previsti anche palchi c.d. VIP, affacciati direttamente sul prato.

Lo stadio, definito all'avanguardia nei criteri di sicurezza per esso previsti e nell'abbattimento delle barriere architettoniche, prevede 40.200 spettatori seduti, ed è concepito solo per il calcio, non avendo pista d'atletica intorno al campo; il terreno di gioco sarà ribassato di circa un metro e mezzo rispetto alle gradinate più basse, e non sono previste barriere né separazioni fisiche tra spalti e terreno.

Esternamente allo stadio, e tutto intorno ad esso, è prevista una struttura realizzata da una rete microforata idonea a fare da schermo per videoproiezioni e assumere colori diverse durante le varie ore del giorno; la copertura delle gradinate verrà effettuata in teflon trasparente e lascerà filtrare la luce all'interno dello stadio. L'inaugurazione è prevista per luglio 2011, in concomitanza con il 150º anniversario dell'Unità d'Italia e il pieno utilizzo per la stagione 2011-12.

Nel corso degli anni la Juventus, oltre a imporsi come realtà sportiva nazionale e internazionale, ha acquisito un posto di rilievo nella cultura del suo Paese. Essa fu la prima, al pari del Genoa, ad avere al seguito un “treno speciale” di tifosi: accadde il 1º aprile 1906 in occasione dell'incontro di campionato tra dette due squadre in campo neutro a Milano, ripetizione di quello, disputato a Torino, interrotto il 18 marzo precedente a causa della prima invasione di campo della storia del calcio italiano.

Il 29º derby della Mole disputatosi allo stadio di Corso Marsiglia il 15 maggio 1932 fu il primo evento calcistico trasmesso in diretta radiofonica nazionale dall'EIAR, con la voce di Nicolò Carosio. Inoltre, nel quadro delle trasmissioni sperimentali della RAI (quelle ufficiali, anche sportive, ebbero inizio nel gennaio 1954) l'incontro di serie A Juventus - Milan del 5 febbraio 1950 fu oggetto della prima diretta televisiva nazionale, per la voce di Carlo Balilla Bacarelli.

A uno storico 0-5, subìto il 15 marzo 1931 al Campo Testaccio della Capitale a opera della Roma di Fulvio Bernardini, sono ispirati sia il primo fonofilm italiano relativo al calcio: Cinque a zero (1932), per la regia di Mario Bonnard che il romanzo di Mario Soldati Le due città (1964).

Altri riferimenti alla Juventus si trovano in Vacanze in America di Carlo Vanzina (1984), dove si assiste a una partita tra studenti juventini e romanisti a Zabriskie Point, nella Valle della Morte e in Santa Maradona di Marco Ponti (2001), nel quale si trova una scena ambientata allo Stadio delle Alpi durante l'incontro di campionato tra i bianconeri e l'Atalanta. Per quanto riguarda i film di argomento più legato al calcio e al tifo, in Ultrà di Ricky Tognazzi (1990) un capotifoso della Roma, interpretato da Claudio Amendola, si reca con il suo gruppo in trasferta a Torino, dove ingaggia violenti scontri con i Drughi, frangia di ultras bianconeri.

La poesia-tributo Madama Juve, scritta in piemontese dallo scrittore e giornalista Giovanni Arpino, fu inclusa nel libro Opere (1992), antologia a cura dei poeti Giorgio Bàrberi Squarotti e Massimo Romano. Tale poesia, insieme ad altri omaggi alla Juventus composti da Arpino, è stata tradotta in italiano dal critico letterario torinese Bruno Quaranta e pubblicata nella sua opera Stile e stiletto (1997). Sempre in ambito letterario, la Juventus fa da sfondo, come punto di riferimento della vita del protagonista, nel romanzo di Aldo Nove Puerto Plata Market (1997). Più recentemente, nel 2003, i giornalisti Mario e Andrea Parodi hanno citato la Juventus di Trapattoni campione d'Italia nel 1977 e 1978 all'interno del contesto storico e sociale della crisi politico-istituzionale dell'Italia di quegli anni, nel loro libro In bianco e nero.

Fuori dall'Italia la Juventus è citata come F.C. Piemonte nell'anime giapponese Captain Tsubasa Road to 2002 (2001) e con il suo nome vero nel manga omonimo. In Inghilterra i tifosi del Notts County sono usi intonare il loro coro da stadio It's just like watching Juve (È proprio come guardare la Juve ), in riferimento alla comunanza cromatica delle uniformi dei due club, ogni volta che la loro squadra realizza una grande prestazione.

La Juventus è attiva nel campo sociale e umanitario. Tra i programmi sociali intrapresi, figurano Fatti e Progetti per i Giovani, orientato al miglioramento della qualità di vita e a favorire l'accesso all'istruzione ai giovani extracomunitari minorenni tramite un centro di accoglienza, e la realizzazione – in collaborazione con la facoltà di Economia dell'Università di Torino – di un corso di formazione allo studio del management sportivo.

In ambito sanitario, in collaborazione con l'Azienda Ospedaliera Regina Margherita-Sant'Anna di Torino partecipa al progetto Crescere insieme al Sant'Anna, programma di ristrutturazione del reparto di Neonatologia Ospedaliera dell'ospedale “Sant'Anna” e sostiene le attività della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.

Altro progetto comunitario della società bianconera è il “Centro di accoglienza” intitolato a Edoardo Agnelli e realizzato in collaborazione con l'Associazione Gruppi di Volontariato Vincenziano al fine di dare ospitalità a madri in condizioni disagiate.

Nel 2000, inoltre, la Juventus intraprese il progetto Un sogno per il Gaslini, allo scopo di dotare l'istituto pediatrico “G. Gaslini” di Genova di una dépendance da adibire a luogo di studio e svago per i bambini ivi ricoverati, da realizzarsi tramite il recupero edilizio dell'abbazia di san Gerolamo, che si trova all'interno della struttura dell'ospedale. Per il raggiungimento dello scopo furono necessari 4,5 milioni di euro, dei quali 2 donati dalla famiglia Gaslini, e i rimanenti raccolti dalla Juventus attraverso donazioni e iniziative di beneficenza organizzate dai propri giocatori, come la partecipazione in qualità di ospiti al festival di Sanremo 2003, la realizzazione e vendita di libri libri fotografici e CD, il più famoso dei quali fu, nel 2003, una versione del successo di Lucio Battisti Il mio canto libero.

Il settore giovanile della Juventus Football Club è composto di 17 squadre maschili che competono a livello nazionale ed eventualmente internazionale nei vari tornei di categoria. Per tutte, il proprio campo di allenamento è lo Juventus Center, centro sportivo di proprietà della società bianconera con sede a Vinovo (TO).

Analogamente a quanto già intrapreso dagli olandesi dell'Ajax, la Juventus ha istituito alcune scuole calcio sotto forma di club-satellite e campi (Summer Camps) in tutta Italia (riservati ai giovani dagli 8 ai 16 anni) e all'estero, precisamente negli Stati Uniti, in Messico e in Inghilterra (dagli 11 ai 16 anni).

Porta inoltre avanti progetti come Juventus University, la prima università del calcio al mondo (con il supporto dell'Università di Torino), e Juventus National Academy che si rivolge, attraverso la creazione di una rete di scuole calcio dislocate sul territorio nazionale, ai ragazzi dai 6 ai 12 anni.

Storicamente la Juventus ha sempre avuto una rete di osservatori giovanili su tutto il territorio nazionale, e anche all'estero. A titolo di esempio, limitatamente ai giocatori che hanno iniziato a militare in giovane età nella Juventus a partire dagli anni sessanta, figurano Pietro Anastasi (classe 1948, giunto a 20 anni da Catania), Franco Causio (1949, nel 1966 giunto alla Juventus da Lecce), Giuseppe Furino (1946, proveniente da Palermo e alla Juventus dal 1965), Roberto Bettega (1950, torinese e cresciuto nella società), Paolo Rossi (1956, da Prato, che dal 1972 al 1975 militò nelle giovanili della società prima di tornarvi da professionista nel 1981).

Di essi, Furino fu convocato per il campionato del mondo 1970 (unico giocatore della Juventus a prendere parte a tale edizione del torneo), Anastasi per quello del 1974, Causio per quelli del 1974 e 1978 (nonché quello del 1982, quando già tuttavia militava nell'Udinese) così come Bettega (che non prese parte al campionato del 1982 causa infortunio), nonché Rossi, presente nel 1982 (e che nel 1978 partecipò da giocatore in comproprietà con il Lanerossi Vicenza e con la maglia di quest'ultimo). Il citato Rossi, inoltre, grazie alla vittoria nel campionato del mondo 1982, oltre a laurearsi campione del mondo, vinse anche il Pallone d'Oro di quell'anno nonché la Scarpa d'Oro quale miglior marcatore di quell'edizione del torneo, con 6 goal, di cui 3 nel girone sostitutivo dei quarti di finale contro il Brasile, sconfitto 3-2.

Tra gli altri calciatori di prestigio cresciuti nel vivaio della Juventus si segnalano Carlo Bigatto I, Gianpiero Combi (campione del mondo nel 1934), Pietro Rava (campione del mondo nel 1938), Carlo Parola, Giovanni Viola e, soprattutto, Giampiero Boniperti, tuttora recordman di presenze bianconere in campionato (444), da sempre legato alla Juventus, dalle giovanili alla carica di presidente e, attualmente, a quella di presidente onorario del club.

Più recentemente, dal settore giovanile della Juventus si sono messi in evidenza giocatori come Raffaele Palladino, Antonio Nocerino, Sebastian Giovinco, Claudio Marchisio, Paolo De Ceglie, Antonio Mirante, Domenico Criscito e Matteo Paro, tutti militanti in Serie A. Di essi, i citati Giovinco, Nocerino, Marchisio, De Ceglie e Criscito sono stati membri della Nazionale che ha partecipato al torneo olimpico di calcio 2008 a Pechino.

In più di 110 anni di storia hanno vestito la maglia della Juventus oltre 700 calciatori, in gran parte italiani; alcuni di questi ultimi hanno anche militato nella Nazionale italiana.

Tra i calciatori italiani di rilievo che hanno militato nella Juventus figurano i già citati Carlo Bigatto I, considerato il primo calciatore-simbolo della Juventus, Giampiero Boniperti, riconosciuto come il calciatore più rappresentativo della storia della società, Carlo Parola (autore della più famosa rovesciata del calcio italiano, il cui gesto atletico ha ispirato l'inconfondibile marchio dell'album Panini dei calciatori), Dino Zoff (vincitore di sei scudetti con la Juventus, della quale difese la porta per 330 partite consecutive di campionato tra il 1972 e il 1983 e a tutt'oggi unico calciatore italiano ad avere vinto sia il campionato d'Europa che quello del mondo con l'Italia, nominato dalla FIGC nel 2004 UEFA Golden Player italiano), Gaetano Scirea, Sergio Brio, Antonio Cabrini e Stefano Tacconi, quattro dei cinque soli calciatori ad aver vinto tutte le competizioni ufficiali UEFA per club (il quinto essendo l'olandese Danny Blind), Roberto Baggio, Pallone d'oro 1993 e Alessandro Del Piero, attuale capitano e giocatore simbolo della squadra, cinque volte campione d'Italia e, nel 1996, campione d'Europa e del mondo con la Juventus, nonché campione del mondo 2006 con la Nazionale.

Tra i giocatori non italiani ad aver vestito la maglia della Juventus, inoltre, si segnalano negli anni cinquanta e sessanta l'argentino Omar Sivori (che, oriundo, in seguito militò anche in Nazionale italiana), il gallese John Charles, soprannominato per la sua stazza il gigante buono, centravanti di sicuro rendimento, che insieme al citato Sivori e a Boniperti formò un trio d'attacco che portò alla Juventus 3 scudetti; negli anni settanta il tedesco Helmut Haller, già campione d'Italia con il Bologna, che alla Juventus vinse due titoli; fino al 1980 non fu più possibile ingaggiare calciatori non italiani; tra i più rappresentativi giunti in Italia dagli anni ottanta in avanti, figurano i francesi Michel Platini, soprannominato in patria le Roi (il re), campione d'Europa nel 1984 con la sua Nazionale e nel 1985 con la Juventus, e Zinédine Zidane, campione del mondo nel 1998 e d'Europa nel 2000 con la Francia, campione del mondo di club con la Juventus e, con essa, vincitrice di due scudetti.

In più di 110 anni di storia societaria, alla guida della Juventus si sono avvicendati 21 presidenti e 2 comitati di gestione. Il primo presidente della società bianconera fu Eugenio Canfari, uno dei soci fondatori.

Il periodo più lungo in carica è appannaggio di Giampiero Boniperti, alla guida della Juventus per 19 anni dal 1971 al 1990; Boniperti, al pari del suo successore Vittorio Chiusano, presidente dal 1990 al 2003, vanta il palmarès più ampio della storia del club.

L'imprenditore Umberto Agnelli, divenuto presidente a meno di 21 anni d'età, nel 1955, fu il più giovane a ricoprire tale carica. Da citare anche le presidenze degli svizzeri Alfred Dick e Giuseppe Hess, gli unici non italiani a divenire presidenti del club. In particolare, Dick fu il presidente del primo scudetto bianconero (1905).

Attualmente in carica è il dirigente aziendale Giovanni Cobolli Gigli, eletto presidente il 29 giugno 2006 dall'assemblea degli azionisti del club.

Sono 39 gli allenatori ad avere avuto a tutt'oggi la conduzione tecnica della Juventus; 11 di essi hanno ricoperto l'incarico ad interim.

Fino a tutto il secondo decennio del XX secolo non esisteva un sistema dettagliato di allenamento in preparazione degli incontri di campionato. In pratica i giocatori - studenti e lavoratori – avevano l'abitudine di ritrovarsi un paio di volte alla settimana al velodromo di Corso Re Umberto per gli allenamenti, consistenti in partitelle e corse di velocità e/o resistenza, sempre sotto il coordinamento del capitano della squadra.

Il primo allenatore della storia bianconera fu l'ungherese Jenő Károly, scelto dal presidente Edoardo Agnelli nel 1923 al fine di introdurre innovazioni dal punto di vista tattico e strategico nel gioco della squadra. Károly allenò la squadra per 70 incontri fino alla morte, avvenuta nel 1926.

A vantare il mandato tecnico più lungo è tuttora Giovanni Trapattoni, detto il Trap, rimasto alla guida della squadra per tredici stagioni, di cui dieci consecutive, dal 1976-77 al 1985-86 e poi dal 1991-92 al 1993-94. Sia il numero di stagioni consecutive che quello totale sono record per tecnici di club italiani. Il Trap vanta anche il primato complessivo di panchine (596) e di trofei vinti con il club (14, record tra gli allenatori italiani).

Da menzionare anche Carlo Carcano, tecnico negli anni trenta e unico allenatore in Italia ad avere vinto quattro scudetti consecutivi, tra il 1931 e il 1934.

L'attuale allenatore della prima squadra è Claudio Ranieri, romano, nato nel 1951, che ricopre l'incarico dall'estate del 2007.

La sezione giovanile della Juventus è una delle più vittoriose della sua categoria sia a livello nazionale, potendo vantare 9 titoli di campione d'Italia, sia internazionale, con 57 trofei ufficiali, tra i quali alcuni relativi alle competizioni più importanti al mondo nella categoria come per esempio il torneo di Viareggio, vinto 6 volte, la più recente delle quali nel 2009.

Nell'agosto 2007 la squadra Under-19 della Juventus partecipò all'edizione inaugurale della Champions Youth Cup in Malesia, sorta di campionato mondiale per club giovanili organizzato dal G-14, classificandosi al secondo posto finale con la miglior difesa del torneo.

La Juventus esordì nel campionato federale l'11 marzo 1900. Quella attuale (2008-09) è dunque la sua la 105ª stagione sportiva; nelle 104 precedenti, ha partecipato a 96 campionati di massima serie (11 di Prima Categoria Nazionale, 5 di Prima Divisione, 4 di Divisione Nazionale e 76 di serie A propriamente detta) e uno di serie B (nel 2006-07), mentre in altre 7 occasioni non superò le eliminatorie del Comitato Regionale Piemontese. Nel corso delle 103 stagioni in massima serie la Juventus ha vinto 27 volte il campionato (record italiano), giungendo seconda in 20 tornei e terza in 14 (60,2% di di piazzamenti nelle prime tre rispetto alle partecipazioni).

La vittoria in gara ufficiale con il maggior scarto fu un 15-0 a casa del Cento, secondo turno di Coppa Italia 1926-1927. Limitatamente al campionato, il record fu invece un 11-0 realizzato due volte, nel torneo 1928-29, contro Fiorentina e Fiumana, rispettivamente nella 2ª e 6ª giornata.

La sconfitta con il maggior scarto fu invece uno 0-8 subìto dal Torino nel campionato federale 1912-13.

A fronte delle 9 vittorie in Coppa Italia (record, detenuto a pari merito della Roma) la Juventus ha disputato 13 finali di tale torneo. Singolarmente, pur essendo i due club che vantano il maggior numero di trofei vinti, Juventus e Roma non si sono mai affrontate direttamente in finale di tale competizione.

La Juventus vanta anche, tra tutti i club italiani, il maggior numero di stagioni disputate nelle coppe europee, 46 (inclusa la stagione 2008-09 in corso). Di esse, 40 sono relative a partecipazioni a tornei ufficiali dell'UEFA (25 Coppe dei Campioni / Champions League, 4 Coppe delle Coppe e 11 Coppe UEFA) e 6 alla Coppa delle Fiere; è anche l'unico club italiano ad aver vinto una manifestazione internazionale ufficiale con una rosa composta esclusivamente da calciatori provenienti da un solo Paese (Coppa UEFA 1976-1977).

Sempre in ambito internazionale, la Juventus è l'unico club del mondo ad avere vinto tutte le competizioni internazionali per club e uno dei tre club europei ad avere vinto tutte le tre principali competizioni dell'UEFA. La Juventus fu la prima a raggiungere tale traguardo nel 1985, seguita dall'Ajax nel 1992 e dal Bayern Monaco nel 1996 e, per tale ragione, le fu riconosciuta la Targa UEFA.

Il giocatore che detiene il record di presenze in campionato, a tutto il 15 marzo 2009, è Giampiero Boniperti che, dal 1946 al 1961, scese in campo in serie A 444 volte.

Dietro di lui Alessandro Del Piero con 424 (di cui 389 in serie A e 35 in serie B); Del Piero detiene, tuttavia, il record assoluto di presenze ufficiali con la maglia bianconera, 592, nonché quello di goal, 257 (altro record), così ripartiti: 164 in serie A, 20 in serie B, 23 nelle Coppe nazionali, 49 nelle competizioni europee e 1 in Coppa Intercontinentale. Il precedente record di goal, superato nel gennaio 2006, apparteneva al citato Boniperti con 182.

Il miglior marcatore della Juventus in un campionato a girone unico fu Borel II, con 32 goal in 34 gare nel campionato 1933-34.

L'ungherese Férénc Hirzer, invece, detiene il record di goal segnati in un campionato di prima divisione, 35 in 26 incontri nel Campionato Federale 1925-26. Analogo numero di reti segnò lo svedese Gunnar Nordahl del Milan, ma in un campionato a girone unico.

Infine, Omar Sivori detiene, insieme a Silvio Piola, il record di marcature in una singola partita: 6 goal, segnati all'Internazionale nella 28ª giornata del campionato 1960-61.

In 97 stagioni sportive a partire dall'esordio a livello nazionale il 14 aprile 1901, inclusi 20 campionati di Prima Categoria Nazionale e Prima Divisione e Divisione Nazionale (A). Sono escluse le stagioni 1899-1900, 1901-1902, 1906-1907, 1907-1908, 1908-1909, 1912-1913 e 1920-1921, nelle quali la Juventus non superò le eliminatorie regionali; la Coppa Federale 1915-1916 e il Campionato Alta Italia 1944.

Al 1º settembre 2008 la Juventus è il club che ha fornito il maggior numero di giocatori alla Nazionale italiana: a tale data, infatti, 122 elementi hanno vestito la maglia azzurra all'epoca della loro militanza juventina (a fronte dei 100 dell'Internazionale e degli 86 del Milan).

Sono 22 in totale i giocatori della Juventus militanti nelle selezioni nazionali italiane campioni del mondo: 9 nel 1934 (Bertolini, Borel II, Caligaris, Combi, Ferrari, Monti, Orsi, Rosetta e Varglien), 2 nel 1938 (Foni e Rava), 6 nel 1982 (Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e P. Rossi) e 5 nel 2006 (Buffon, F. Cannavaro, Camoranesi, Zambrotta e Del Piero). Tre sono, invece, i calciatori della Juventus laureatisi campioni d'Europa con la Nazionale, nel 1968 (Bercellino, Càstano e Salvadore).

Il contributo maggiore in elementi prestati alla Nazionale risale al campionato del mondo 1978, edizione in cui il club bianconero schierò in maglia azzurra nove uomini, dei quali otto titolari; in un'occasione, l'incontro di prima fase contro i padroni di casa dell'Argentina del 10 giugno, tutti i nove giocatori juventini furono schierati in campo: Zoff, Gentile, Cabrini, Benetti, Scirea, Causio, Tardelli e Bettega dal primo minuto, poi dal 6' Cuccureddu subentrato al bolognese Bellugi.

La Juventus guida la particolare classifica dei club che vantano giocatori campioni del mondo con la propria Nazionale, con 24: ai 22 citati vanno infatti aggiunti Didier Deschamps e Zinédine Zidane, campioni nel 1998 con la Francia: precede in tale graduatoria Internazionale (21), Bayern Monaco (15) e la coppia Santos - San Paolo (12 a testa).

Quanto al campionato d'Europa, oltre ai tre citati, altri tre giocatori sono vincitori del torneo con Nazionali diverse da quella italiana: Luis del Sol (Spagna, 1964), Michel Platini (Francia, 1984) e il già menzionato Zinédine Zidane (idem, 2000).

Ancora, in occasione della finale del citato campionato del mondo 2006, la Juventus ha stabilito un ulteriore record internazionale in quanto, oltre ai cinque Nazionali italiani dei quali si è fatta menzione, scesero in campo tre bianconeri con la maglia francese: Lilian Thuram, Patrick Vieira e David Trézéguet, per un totale di otto finalisti di uno stesso club sul terreno di gioco.

La Juventus Football Club è, dal 27 giugno 1967, una società per azioni a capitale interamente privato. Attualmente il 60% del pacchetto azionario è detenuto dalla finanziaria IFIL Investment SpA, holding di proprietà della famiglia Agnelli, nella quale il club fu integrato nel 2003 a seguito di una riorganizzazione societaria. A sua volta l'IFIL è controllata al 67% dalla società Giovanni Agnelli e C. S.a.p.a, per il 7,5% dalla Libyan Arab Foreign Investment Company (LAFICO) e da azionisti diffusi al 32,5%.

Il campo d'allenamento della Juventus è di proprietà dell'azienda Campi di Vinovo Spa, controllata al 71,3% dal club.

Secondo l'attuale organigramma societario, la Juventus è articolata su 7 aree interne: Amministrazione e Finanza, Risorse umane, Informazione tecnologica, Area commerciale, Pianificazione, Controllo e progetti speciali, Area comunicazione e Area sportiva. La società è guidata da un consiglio di amministrazione composto da otto membri eletti dalla proprietà tra cui il presidente Giovanni Cobolli Gigli e l'amministratore delegato Jean-Claude Blanc.

Dal 3 dicembre 2001 la Juventus è quotata alla Borsa italiana nel segmento STAR.

Dal 1º luglio 2008 la società bianconera ha implementato un sistema di gestione della sicurezza per i lavoratori e gli atleti in conformità ai requisiti previsti dalla norma internazionale OHSAS 18001:2007 e un sistema di gestione della qualità del settore medico secondo la norma internazionale ISO 9001:2000.

I sostenitori della Juventus sono quantificabili in circa 12 milioni in Italia secondo il più recente sondaggio di settore condotto dall'istituto Demos e pubblicato nell'agosto 2008 sul quotidiano la Repubblica: con il 32,5% di preferenze da parte del campione esaminato, il club torinese risulta essere il più sostenuto in Italia. La società dichiara inoltre, nel suo profilo, 170 milioni di simpatizzanti in tutto il mondo, di cui 43 nella sola Europa. Numerosi sono anche i fan club sparsi per tutto il mondo, in particolare nei Paesi a forte emigrazione italiana.

Il tifo per la Juventus, tradizionalmente eterogeneo dal punto di vista sociologico e geograficamente uniforme in tutto il Paese, è molto marcato anche nel Mezzogiorno d'Italia e nelle isole, il che garantisce un seguito rilevante alla squadra anche durante gli incontri esterni. Tale caratteristica di diffusione del tifo fa della Juventus, dal punto di vista sociologico, una squadra «nazionale». Frequente è anche il caso di tifosi organizzati che, anche da luoghi geograficamente lontani del Paese, raggiungono con regolarità Torino per gli incontri interni della squadra.

Per quanto riguarda gli orientamenti politici delle tifoserie organizzate, in base a un rapporto della Polizia di Stato del 2003 quello della Juventus risultava prevalentemente attestato su posizioni di destra; tuttavia, fuori dalle frange organizzate, l'orientamento politico della tifoseria, in ragione della sua eterogeneità sociale e territoriale, risulta non discostarsi in misura significativa da quelli più diffusi genericamente a livello di popolazione nazionale: è quanto emerse da un sondaggio condotto da ACNielsen citato nel 2004 dalla rivista Diario, in cui si stabilì che quella della Juventus è una tra le poche tifoserie a esprimersi elettoralmente in maniera pressoché equanime tra destra e sinistra.

Il pensiero comune d'inizio XX secolo voleva che il tifo per la Juventus fosse appannaggio delle classi borghesi, laddove quello per la sua rivale cittadina, il Torino, traesse linfa dalle classi popolari e proletarie. Qualche decennio dopo, con l'ingresso degli Agnelli nel capitale societario della c.d. Vecchia Signora (1923), il tifo per la squadra si diffuse anche tra gli operai meccanici dell'industria di proprietà della famiglia, la FIAT. Essendo iniziato un fenomeno migratorio - poi divenuto massiccio nel secondo dopoguerra - verso Torino e gli altri grandi poli industriali del Settentrione da parte dei lavoratori meridionali in cerca di impiego, la Juventus, già dagli anni trenta, divenne il primo club italiano ad avere una tifoseria non più connotata campanilisticamente o, al più, regionalmente, ma a carattere nazionale.

Con il consolidamento dei flussi migratori interni avvenuti tra gli anni cinquanta e i primi settanta la Juventus sembrò rappresentare, attraverso i suoi tifosi, lo spirito del nuovo lavoratore immigrato piemontese, mentre la tifoseria del Torino rimase legata all'ambiente culturale di marca prettamente torinese e cittadina. In anni più recenti, comunque, le differenze sociali e culturali fra le due opposte tifoserie si sono sempre più affievolite fino ad essere oramai, di fatto, nulle.

In Italia la tifoseria della Juventus è gemellata con quella dell'Avellino; fuori dal Paese esistono accordi di gemellaggio con i tifosi organizzati dell'ADO Den Haag, compagine olandese dell'Aia, e con quelli del Legia Varsavia, polacca.

La tifoseria rivale d'elezione è, come per tutti i casi di avversarie della stessa città, quella del Torino. A seguire, quella dell'Internazionale, fin dagli anni sessanta, e quella del Milan, nonostante per lungo tempo le due società abbiano tenuto buoni rapporti sportivo-commerciali con reciproci scambi di giocatori.

Più recenti, e legate all'imporsi alla ribalta negli anni ottanta delle loro squadre con conseguente lotta sportiva per la conquista del primato nazionale, le rivalità con la tifoseria della Fiorentina, legata principalmente alla lotta-scudetto del campionato 1981-82, e con quella della Roma, che fino alla metà di quel decennio fu la più valida contendente dei bianconeri al titolo.

La Curva Scirea allo Stadio delle Alpi è sempre stata il settore occupato durante le gare casalinghe dai nuclei più accesi della tifoseria organizzata. Attualmente, allo stadio Olimpico, i tifosi occupano la Curva Filadelfia.

Per la parte superiore



Vittorio Amedeo Gioanetti

Vittorio Amedeo Gioanetti (Torino, 31 ottobre 1729 – Vinovo, 30 novembre 1815) fu, oltre che medico e chimico, produttore di maioliche e porcellane che portarono per breve tempo il Piemonte alla ribalta nel campo dei produttori di tali opere d’alto artigianato.

Primogenito dei sette figli del Direttore Generale dell'Azienda Tabacchi, Giovanni Pietro, laureatosi in medicina all'Università degli Studi di Torino all'età di ventidue anni, Vittorio Amedeo Gioanetti si dedicò non solo alla professione medica ma anche all'analisi chimica e mineralogica. Un suo studio sulle acque della Valle d'Aosta, pubblicato nel 1779, gli fruttò gli elogi di chimici illustri del tempo, fra i quali Antoine Lavoisier, ed un articolo laudatorio sul Journal des Sçavants di Parigi. Appassionato alla ricerca, allora molto attuale, di terre in grado di consentire la produzione di porcellane identiche a quelle originali cinesi, dedicò tempo e denaro a studiare il problema. Per questo, fallita la ditta impiantata da un certo Giovanni Vittorio Brodel, sensale in Torino, in società con l'arcanistaPierre-Antoine Hannong, originario di Strasburgo, trasferitosi in Piemonte su richiamo del Brodel,ricevette forti pressioni dal re Vittorio Amedeo III affinché ne rilevasse attività ed impianti, siti dal 1775 nel castello di Vinovo. All'inizio del 1780 il Gioanetti si trasferì in Vinovo e riattivò la fabbrica. L'alta qualità dei suoi prodotti (maioliche e porcellane), sia per la validità dell'impasto che per la brillantezza e varietà delle vernici, divenne presto nota e la sua fama varcò rapidamente i confini del Regno Sabaudo, al punto che, nonostante l'occupazione francese e napoleonica del Piemonte, poté continuare indisturbato la sua attività fino alla morte. Grazie a lui per molti anni il nome di Vinovo fu conosciuto in tutta Europa come luogo di eccellenza per la produzione di maioliche e porcellane. Dopo la sua morte la fabbrica declinò rapidamente e nel giro di pochi anni l'attività finì.

La vita sentimentale del Gioanetti fu piuttosto curiosa. Rimasto scapolo fino all’età di settant'anni, dovette precipitosamente contrarre matrimonio con la giovane che aveva reso gravida, certa Anna Maria Battaglino, e poche settimane dopo nasceva la prima figlia. Nei rimanenti quindici anni di vita ebbe altri sette figli, l'ultimo dei quali nacque circa un anno prima del suo decesso.

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Source : Wikipedia