Vimercate

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Tags : vimercate, lombardia, italia

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Vimercate

Vimercate - Stemma

Vimercate (Vimercaa in dialetto locale), è un comune della provincia di Monza e Brianza di 26.287 abitanti.

Si trova nella pianura Padana, al limite delle colline della Brianza, a nord est di Milano, da cui dista 23 km. Dista inoltre: da Monza 8 km, da Bergamo 25 km, da Lecco 27 km.

È bagnata dal torrente Molgora che attraversa il suo territorio da nord a sud.

Il nome deriva dal latino "Vicus Mercati" ("borgo del mercato").

Il luogo sempre stato centro di scambi commerciali e tuttora ospita un frequentato mercato settimanale al dettaglio.

Palazzo Trotti, esempio di "villa di delizia" in Brianza, fu residenza dal XVI secolo dei conti Borella, antichi feudatari di Vimercate, passata quindi insieme al feudo alla famiglia Trotti, dai quali prende il nome, ed è attuale sede del municipio. Presenta un anonimo prospetto ottocentesco su piazza Unità d'Italia, ma ospita all'interno affreschi barocchi.

Gli affreschi sono stati realizzati in tutte le sale quattro scene situate nella fascia alta e sulle intere pareti della sala "Cleopatra". Molte sale presentano soffitti dipinti. Le tre sale centrali del piano terreno ("Ercole", "Cleopatra", "Semiramide") e una sala del primo piano ("Minerva"), furono affrescate da un anonimo pittore del primo Settecento, ancora legato alla pittura accademica seicentesca. La sala di Bacco è opera di Carlo Donelli detto il Vimercati; fu dipinta poco dopo le prime quattro sale e presenta una pittura più decisa e ariosa.

Le sale più importanti sono però quelle dipinte nella seconda metà del Settecento da Giuseppe Antonio Orelli, grande interprete del barocchetto lombardo. L'Orelli si dimostra in grado di articolare il racconto in modo arioso e teatrale.

Altro esempio di "villa di delizia neoclassica, fu costruita negli ultimi decenni del XVIII secolo. La struttura è ad U, con ampio cortile d'onore affacciato sulla centrale via Vittorio Emanuele. La facciata anteriore è di stampo neoclassico, semplice e sobria; la fascia marcapiano, le lesene binate e il timpano evidenziano la zona centrale. Le ali laterali sono, come di norma nelle ville neoclassiche brianzole, di altezza dimezzata rispetto al corpo principale.

La facciata posteriore verso il giardino è più elaborata di quella anteriore: presenta infatti una balaustra con vasi sulla sommità, cornici e timpani alle finestre, fasce verticali a sottolineare la parte centrale.

Il grande parco fu sistemato nel XIX secolo secondo la moda del giardino all'inglese, con architetture curiose: una torre neogotica, una coffeehouse, le serre.

Attraverso un portone sormontato da una pensilina si accede all'interno. L'atrio d'ingresso presenta pianta quadrata con iscritto uno spazio circolare delimitato da colonne neoclassiche e sormontato da cupola. Decorano l'ambiente statue e bassorilievi, tra cui la copia dell' Apollo del Belvedere, scenograficamente collocato a metà di uno scalone.

Le sale interne, riccamente decorate, presentano affreschi, lampadari in cristallo, fregi e pavimenti originali. La cappella privata, dedicata all' Assunzione della Vergine, ha una grata grazie alla quale i proprietari potevano assistere alle funzioni senza scendere al pian terreno.

Tra i dipinti ospitati nella villa, sono presenti due ritratti ottocenteschi di Mosè Bianchi e Eleuterio Pagliano.

La facciata posteriore verso il giardino è più elaborata di quella anteriore: presenta infatti una balaustra con vasi sulla sommità, cornici e timpani alle finestre, fasce verticali a sottolineare la parte centrale.

Il grande parco fu sistemato nel XIX secolo secondo la moda del giardino all'inglese, con architetture curiose: una torre neogotica, una coffeehouse, le serre.

Sul lato nord della villa sono presenti le scuderie, in stile neogotico.

Dagli anni sessanta del Novecento gran parte del parco è proprietà del comune e aperta al pubblico. Nel 2001 il comune ha acquistato l'intera villa compresa la restante parte del parco. L'edificio accoglierà il "Museo del territorio vimercatese", che ospiterà reperti, documenti e immagini dell'intero territorio comunale.

Fondato sui resti di un preesistente "ponte romano del III secolo, nel XII secolo gli venne sovrapposta una porta difensiva, quella occidentale, citata per la prima volta nel 1153 come "Porta de Moriano" e più bassa della struttura attuale. Nel XIV secolo fu eretta la porta orientale e sopraelevata quella verso il borgo, portando il complesso vicino all'aspetto attuale.

Nel corso dell'Ottocento venne interrata l'ultima arcata orientale, mentre il ponte divenne oggetto di stampe e illustrazioni: da questo periodo l'immagine del ponte fu simbolo di Vimercate.

La torre ovest, verso il centro cittadino, è di pianta trapezoidale e deriva dalla somma di due diversi interventi. Il più antico è costituito dalla porta-torre della fine del XII secolo, con portale concluso da due archi, uno in pietra e l'altro in mattoni. I resti dell'antica porta sono ancora perfettamente conservate e visibili nella parte inferiore, dove su tutti e tre i lati si notano i merli alla guelfa, in laterizio, della Porta de Moriano. Sull'arco in pietra è scolpita una piccola protome umana ad occhi sbarrati, della fine del XII secolo. Questa prima porta venne sopraelevata nella seconda metà del Trecento per svolgere un ruolo difensivo, garantito dai due ordini di feritoie e dagli archi pensili sulla sommità, dai quali era possibile calare liquidi bollenti addosso agli eserciti attaccanti.

La torre orientale, a pianta rettangolare, venne eretta nella seconda metà del XIV secolo. Le forme attuali della parete centrale, in mattoni e completamente prive di aperture, derivano da interventi del tardo Cinquecento. Le due pareti laterali invece presentano la stessa muratura della parte alta dell'altra torre, vale a dire corsi di mattoni alternati a ciottoli di fiume, sulle quali sono presenti quattro feritoie. Il Ponte di San Rocco, unico esempio lombardo di ponte fortificato medioevale, ha acquistato nel tempo una forte valenza simbolica e storica, come provato dal fatto che si tratta dell'unica porta d'accesso al borgo, a differenza delle altre, non abbattuta nell'Ottocento.

Vimercate è collegata tramite numerose linee di autobus, che fanno capo alla stazione di piazza Marconi, alle linee 1 e 2 della metropolitana milanese, alle stazioni ferroviarie di Monza ed Arcore ed ai centri dell'area nord-est di Milano.

A Vimercate sono presenti diverse società sportive.

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Ospedale di Vimercate

La storia dell’ospedale San Damiano a Vimercate (Mi) con la sua evoluzione pluri-secolare fornisce un perfetto esempio dello sviluppo dell’istituzioni nosocomiali nel territorio di Milano e della Lombardia: attraverso i cambiamenti e le situazioni che lo hanno riguardato si può leggere l’evoluzione, in generale, delle strutture ospedaliere attraverso i secoli. Il “villaggio del mercato” (vicus mercati da cui poi Vimercate) era già sin dal Medioevo centro di riferimento hospitale per i frequenti viandanti e i numerosi commercianti che vi confluivano. La sua collocazione su una delle vie principali che dai valichi alpini conducevano a Milano ne faceva un luogo privilegiato per i commerci, per gli incontri e, di conseguenza, per l'ospitalità, intesa quest' ultima non solo come offerta d'alloggio temporaneo per i forestieri ma anche come risposta tangibile alla più ampia domanda d'assistenza per i più bisognosi. Il concetto di hospitale va quindi inteso in epoca medievale come il luogo dove la cura della persona riguardava la possibilità di trovare vitto e alloggio piuttosto che la possibilità di avere un intervento terapeutico. Più un ospizio che un ospedale in cui la cura era affidata a religiosi (monacus infirmarium) e laici, quasi sempre in prossimità dei conventi, in grado di fornire un’assistenza materiale e spirituale ai bisognosi senza distinzione tra indigenza economica ed esigenza sanitaria. Era perciò un’istituzione la cui spinta maggiore era data dai precetti della caritas cristiana. Va ricordato che la figura dei medici (physici) e dei chirurghi (cerusici) fanno la sua scomparsa in tali strutture solamente verso la fine del Medioevo.

L’atto di fondazione dell’Ospedale dei Santi Cosma e Damiano in Vimercate e’ andato purtroppo perduto, attraverso un testamento del Canonico Bassiano da Vimercate e’ però possibile affermare che l’ospedale era operante già nel 1203; un'altra fonte, il testamento del signor Ambrogio del fu Baiguerro nomina l’ospedale già nel 1166, entrambi i riferimenti sono citati nel testo “Storia di Vimercate” di Eugenio Cazzani pubblicato nel 1975. Più in generale si può supporre che l’Ospedale di San Damiano fosse attivo nella seconda metà del XII secolo nell’omonima contrada del borgo di Vimercate, per fornire un contesto storico a quel periodo ricordiamo i combattimenti fra le armate di Federico Barbarossa e la Lega Lombarda.

Nel tardo medioevo gli enti assistenziali del contado venivano identificati con il nome del comune o della contrada in cui erano ubicati, oppure con l’onomastica del santo patrono, così nel territorio di Vimercate si distinguevano oltre al citato Ospedale di San Damiano altre tre istituzioni: l’Ospedale di San Giovanni, di Santa Maria della Molgora e di Moriano che però alla fine del XVI secolo risultavano già essere stati soppressi. L’Ospedale di San Damiano o dei Santi Cosma e Damiano e’ il corrispondente di quello tutt’ora esistente, situato geograficamente nell’area compresa tra le vie Battisti, Bonsaglio e Cereda. Con questa denominazione e’ conservata nell’archivio dell’ospedale Maggiore di Milano la documentazione relativa all’ospedale di Vimercate. Nel corso del tempo furono però utilizzate anche altre denominazioni infatti nel 1403 in un documento d’investitura d’affitto, l’Ospedale viene citato con i nomi dei patroni Damiano e Guimerio.Nel 1481 i membri dell’Ospedale Maggiore di Milano lo identificarono come Ospedale di San Giacomo, forse perché vicino all’oratorio consacrato allo stesso santo. Nei lasciti cinquecenteschi venne menzionato semplicemente come Ospedale dei Poveri di Vimercate, mentre alcune relazioni stilate nel XVII secolo rivelano che il Luogo Pio vimercatese fu identificato con diversi nomi di santi patroni: dal 1647 al 1664 San Giuseppe e dal 1668 al 1674 San Giacomo. Parallelamente all’accostamento al nome del santo patrono conviveva gia dal Medioevo l’appellativo laico di ospedale del borgo di Vimercate (hospitale burgo vicomercati) o di hospitale pauperum.

Come detto in precedenza gli ospedali erano quasi sempre legati a luoghi religiosi e, infatti, anche l’Ospedale di Vimercate aveva un riferimento religioso di cui si trovano tracce già dal secolo XIII: la chiesa di Santo Stefano (sec. X). Ciò e’ testimoniato dall’archiviazione di alcuni documenti inerenti al Luogo Pio tra quelli dell’antica chiesa.

Un periodo storicamente molto importante per Vimercate e per l’Ospedale di San Damiano si ebbe alla metà del XV secolo: il 1450 segnò il passaggio dalla Repubblica ambrosiana alla signoria degli Sforza e Vimercate all’inizio di quell’anno fu per alcune settimane centro di rilevante importanza politico-militare, ospitando i soldati al seguito del futuro duca di Milano, Francesco I. Negli anni successivi il nuovo sovrano riformò il sistema ospedaliero del ducato: dispose la costruzione di un nuovo grande nosocomio milanese e su sua istanza papa Pio II il 9 dicembre 1458 emanò una bolla con la quale conferiva al nuovo capitolo di amministratori autorità direttiva su una cinquantina di ospedali esistenti nel territorio della diocesi milanese e quindi anche su quelli di Vimercate, che fino ad allora operavano in autonomia dalla capitale del ducato. Il nuovo ordinamento, immutato nelle sue linee essenziali, sarebbe durato per tutto l’Antico regime fin quasi alla fine del Settecento; di fatto non impediva la sorveglianza ecclesiastica sui Luoghi Pii della diocesi, generando in seguito alcuni contrasti tra le autorità politiche e l’arcivescovo.

Gli ospedali di Vimercate furono così aggregati al nascente Ospedale Maggiore di Milano, i cui deputati avevano la facoltà, in caso di necessità, di assumere la gestione diretta dei Luoghi Pii vimercatesi, unendo di fatto il patrimonio di questi al patrimonio di quello cittadino, seppur con l’obbligo di destinarne I redditi esclusivamente ai poveri del borgo brianteo. L’accorpamento degli ospedali cittadini al nuovo ospedale milanese produsse probabilmente un cambiamento anche nelle proprietà degli enti pii locali: a metà del Quattrocento l’Ospedale di San Vincenzo di Porta Ticinese a Milano aveva dei possedimenti nel territorio di Vimercate che non figureranno più nel censimento di un secolo dopo, ne tra le sue pertinenze, ne in quelle dell’Ospedale Maggiore. Forse parte di queste proprietà furono devolute al Luogo Pio dei Santi Cosma e Damiano. L’aggregazione del 1458 all’Ospedale Maggiore di Milano si prefiggeva l’uniformazione dell’assetto amministrativo degli ospedali del contado al modello del nuovo istituto milanese: scomparve la figura del rettore e la gestione fu affidata a laici residenti nel territorio comunale che amministravano collegialmente e gratuitamente. In realtà, sulla base di documenti presenti nell’archivio storico dell’Ospedale Civile di Vimercate, si può affermare che agli amministratori spettassero, annualmente, a titolo di appendizio due brente di vino (una brenta equivale a 75,55 litri); il cardinal Federico Visconti nel 1686 suggerì la devoluzione degli appendizi a beneficio dei poveri per conseguire “maggior mercede presso Dio”, ma un secolo più tardi, nel 1784, ogni deputato uscente percepiva ancora due brente di vino.

Una delle funzioni principali del Luogo Pio dei Santi Cosma e Damiano era quella di assicurare puntualmente la consegna delle elemosine ai poveri e infermi del borgo, operazione che doveva essere fatta in ospedale, dove si immagazzinavano pure cereali e vino su cui vigilare con attenzione. Sotto questo punto di vista il Luogo Pio, continuando a non ospitare i malati anche dopo la grande riforma ospedaliera della metà del Quattrocento, non partecipò al passaggio dall’albergo dei poveri di carattere medievale alla rinascimentale fabbrica della salute, che avrebbe dovuto trasformarlo in un ospedale complementare al nascente Ospedale Maggiore di Milano.

Infatti per quanto riguarda l’assistenza sanitaria si deve attendere il XVII secolo per trovare documenti inerenti la presenza sul territorio vimercatese di un medico condotto e di un chirurgo stipendiati dall’Ospedale dei Poveri e di una levatrice a partire dal settecento. Il lavoro di tali figure si svolgeva al domicilio delle persone e questo continuò fino a metà del settecento quando vennero aperte delle corsie per il ricovero dei pazienti.

Per concludere vale la pena di ricordare un altro servizio fornito dall’ospedale ai poveri: la fornitura di medicinali. Quando il medico e il barbiere (antesignano del chirurgo) curavano il malato a domicilio, il medico prescriveva una ricetta che giungeva poi alla spezieria. Se il malato era iscritto alle liste dei poveri poteva recarsi con la ricetta presso una delle spezierie del paese a ritirare gratuitamente i medicinali prescritti.

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Benedetta da Vimercate

Benedetta da Vimercate (Vimercate, 1425? – Milano, 30 giugno 1515) è stata una religiosa italiana, Vicaria e Superiora nel monastero agostiniano di Santa Marta in Milano.

Benedetta da Vimercate scrisse la prima agiografia sulla vita monastica, mistica e miracolosa della Beata Veronica Negroni da Binasco, con il seguente titolo: "La virtuosa vita religiosa di suor Veronica del Monastero di Santa Marta della Città di Milano, con i mirabili misteri di rivelazioni ed apparizioni che ebbe dal Signore in diversi modi".

L’opera documenta la vita della beata solo a partire dal 1485, dopo 21 anni dal suo ingresso in monastero, ed è composta di 478 pagine e divisa in quattro parti: - La I° parte di 12 capitoli (pag. 1 - 40) riassume episodi di vita monastica e le prime estasi dal 1485 al 1488. - La II° parte di 105 capitoli, (pag. 41 - 360), compresa tra il 1488 e il 1489, tratta delle estasi, delle feste in Paradiso dei Santi, di Maria e di Gesù e dell’ultima parte della sua vita evangelica. - La III° parte composta di 6 capitoli (pag. 361- 392), dal 1490 al 1494, descrive le estasi e la Passione di Cristo; - La IV° parte di 17 capitoli (pag. 393 - 465), dal 1494 al 1497, riporta episodi della vita e morte della beata. - L’epilogo ( pag. 466 - 478) illustra i miracoli.

Questa agiografia è stata scritta in lingua volgare; il testo manoscritto, conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, fu composto dopo la morte della beata, tra il 1497 ed il 1510 ca., con il contributo di suor Taddea de Bonleij, compagna di cella e segretaria della beata.

Quest’opera fu gelosamente conservata dall’autrice fino alla sua morte, avvenuta nell’anno 1515, e fu scoperta nel 1516 dal teologo domenicano Isidoro Isolani, grazie al contributo dell’allora Madre Superiora, la Venerabile Arcangela Panigarola. L’Isolani la utilizzò parzialmente per la stesura di un testo in latino che fu dato alla stampa e reso pubblico il 3 aprile 1518.

La biografia monastica di suor Benedetta fu scritta sul Libro delle Monache a cura di Suor Veronica Stampa e trascritto nel gennaio 1650 da Francesco Bonardi in Origine e progresso del venerando Monastero di Santa Marta di Milano; questo testo è conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, riferimento L 56 sussidio.

Ecco ciò che scrisse suor Veronica Stampa: Sor Benedetta figliuola di M.r Luchino da Vimercato fù ricevuta alla nostra Religione al Divino Officio dalla sud.a M.re Sor Michelina adi 18. Aprile 1457, suo nome era Lucia, et fù la prima che fusse ricevuta ad esser obbligata a dire l’Officio grande, poiche lei disse di non voler entrare in questa Religione, se non se gli prometteva di dire l’Officio grande si come così fù osservato, et doppo che lei fù entrata nella Religione fù sempre osservante di tutti li ordini, ne mai lasciò d’andare all’Officio, se non era oppressa da grave infirmità, et era una Donna di grande astinenza e devotione, e pareva proprio un Santo Padre. Quando io Sor Veronica venni nel Monastero ella era molto vecchia, ma rendeva gran divotione à vederla, era sempre allegra in faccia, le sue dolci parole erano sempre in lodare e ringratiar Dio con tanto fervore, che pariva che d’hora in hora cominciasse à servir à Dio, et gli sentij à dire che era stata quarant’anni nella Religione, che mai doppo Matutino era andata una volta sopra la lettiera à dormire, et che haveva havute grandissime Infermità, et in età di tren’anni era restata senza alcuno dente in bocca. Fù Madre Superiora trè anni, Vicaria circa dodici anni, et molte volte Maestra delle Novitie. Fù quella che scrisse la Vita della Beata Veronica, et molti altri libri d’Orationi, e tutti i libri da canto, che di presente si adoperano in Choro ogni giorno. Fece la sua Professione nelle mani della sud.a Madre adi 20. Decemb.e 1458., e passò alla felice vita adi 30. Giugno 1515. in età di circa novant’anni.

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Di.Po. Vimercate

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La Di.Po. Vimercate è una società polisportiva di Vimercate, in provincia di Monza e Brianza. La sezione pallavolistica maschile ha militato in Serie A negli anni Ottanta.

Sorta nel 1945 all'interno di un oratorio, trae il suo nome dal motto latino dimica potenter ("combatti con vigore"). Pratica oggi calcio, pallacanestro, pattinaggio, atletica leggera, ginnastica e, soprattutto, pallavolo, sport nel quale conobbe un buon periodo di successi a partire dalla fine degli anni Settanta.

Con la sezione maschile, che praticava lo sport sin dal 1945, approdò una prima volta in A2 nel 1978; questa prima esperienza tra i professionisti si concluse dopo un solo anno. Ritornò in A2 nella stagione 1982-83. La squadra, che schierava nel ruolo di schiacciatore il serbo Ljubomir Travica e che era allenata dall'ex nazionale polacco Zdizislaw Ambroziak, ottenne una prestigiosa promozione in A1 al termine della stagione 1984-85. Con il primo posto in A2 ottenne anche il diritto di disputare, per quella stagione, i play-off scudetto, persi al turno prelimare contro la Bistefani Torino.

La stagione dell'esordio in massima serie (1985-86) si concluse con un'immediata retrocessione, dopo le sconfitte rimediate nei play-off A1-A2 con Pallavolo Catania e Arrital Fontanafredda. L'anno successivo la Di.Po. retrocesse anche dall'A2, ponendo fine all'esperienza quinquennale del piccolo club lombardo tra i professionisti. Nel 1992, dopo un buon campionato di Serie B, la prima squadra fu assorbita dalla Pallavolo Brugherio, club di A2. Il club continuò la sua attività a livello dilettantistico; milita oggi in Serie C.

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Source : Wikipedia