Vienna

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Tags : vienna, austria, europa, esteri

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Austria Vienna

L'Austria Vienna in campo nel 2005

L'Austria Vienna (nome ufficiale in tedesco FK Austria Wien) è una società di calcio di Vienna, in Austria. In passato era conosciuta come FK Austria Magna, o Austria Memphis Wien, per esigenze sponsorizzative.

Fondata nel 1911, milita nella prima divisione austriaca, che ha vinto per 23 volte, l'ultima delle quali nella stagione 2005-06. I colori sociali sono il viola e il bianco. L'Austria Vienna gioca le sue partite casalinghe al Franz Horr Stadion, che ha una capienza totale di 11.800 spettatori.

L'Austria Vienna venne fondato a Vienna il 12 marzo 1911 con il nome di Wiener Amateur Sportvereinigung da giocatori e dirigenti del Vienna Cricket and Football Club, e assunse il viola e il bianco come colori sociali della nuova società. La squadra vinse il suo primo campionato austriaco nel 1923-24. Amateure divenne Austria nel 1926, dopo che la squadra da amatoriale era divenuta professionistica.

Gli anni '30, uno dei periodi più ricchi di successi per l'Austria Vienna, portarono due vittorie nella Mitropa Cup, trofeo predecessore dell'attuale Champions League (1933 e 1936). Durante questo arco di tempo giocatori di classe internazionale come Matthias Sindelar vestirono la divisa viola.

Dopo l'Anschluss e durante il periodo di dominazione nazista nel paese (1938-1945) molti dei dirigenti e dei giocatori con origini ebree dovettero fuggire o furono uccisi dal regime di Hitler. Alcune stelle della squadra, tra le quali Sindelar, morirono in circostanze ancora non chiare il 23 gennaio 1939, a causa di un avvelenamento da monossido di carbonio nel loro appartamento. Contrariamente a credenze di lunga data Sindelar non si opponeva al regime nazista. Anche se il team non vinse nessun trofeo in questo periodo, ottenne una vittoria molto più importante riuscendo a mantenere il nome "Austria" nonostante i tentativi delle autorita sportive naziste di rinominare la società.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale cominciò una nuova era ricca di successi con l'Austria Vienna vincitore del campionato austriaco nel 1949, nel 1950, nel 1953, dal 1961 al 1963 e nel 1969.

Gli anni '60 segnarono l'inizio di un nuovo lungo periodo d'oro per l'Austria Vienna: una serie di 16 titoli in 33 stagioni (dal 1960 al 1993). La decade iniziale cominciò con tre titoli consecutivi (1961, 1962 e 1963) e terminò con altri due titoli (1969 e 1970) sotto la guida di Ernst Ocwirk. Alcune stelle degli anni '60 furono Horst Nemec (ritenuto all'epoca uno dei migliori attaccanti europei), Ernst Fiala (un altro attaccante), Johann Geyer (un potente centrocampista) e Horst Hirnschrodt (ala destra).

Gli anni '70 videro l'inizio di un'altra gloriosa era per i Violetti, che misero in bacheca 8 titoli nazionali tra il 1976 e il 1986 (1976, dal 1978 al 1981 e dal 1984 al 1986), e raggiunsero la finale di Coppa delle Coppe nel 1977-78 (che però fu persa per 0-4 contro l'Anderlecht) e le semifinali di Coppa dei Campioni nel 1978-79. Importanti giocatori dell'epoca furono il celeberrimo Herbert Prohaska (detto Schneckerl), Felix Gasselich, Tibor Nyilasi e Toni Polster.

All'inizio degli anni '90, l'Austria Vienna conquistò gli ultimi titoli del periodo d'oro: vennero vinti tre campionati (dal 1991 al 1993), tre Coppe d'Austria (1990, 1992 e 1994) e quattro Supercoppe d'Austria (dal 1991 al 1994).

Nel 1999, dopo un periodo senza alcuna campionato vinto (ultima vittoria nel 1993), la presidenza dell'Austria Vienna fu rilevata da Frank Stronach. Stronach investì molto denaro per il club, comprando molti giocatori di prima fascia, cosicché i Veilchen riconquistarono il campionato nel 2002-03. I giocatori dell'Austria Vienna divennero famosi per il loro fantasioso e creativo stile di gioco che condusse più volte a "inutili" sconfitte e che rese imprevedibile l'andamento della squadra.

Nella stagione 2004-2005 il team riuscì a raggiungere i quarti di finale di Coppa UEFA, dove fu eliminato dal Parma.

Il 21 novembre 2005, Frank Stronach decise di dimettersi dall'incarico di presidente. Perciò molti giocatori come Vladimír Janočko, Joey Didulica, Libor Sionko, Filip Šebo e Sigurd Rushfeldt furono ceduti o firmarono contratti per altre squadre.

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Congresso di Vienna

François-René de Chateaubriand

Il Congresso di Vienna fu una conferenza tenutasi nell'omonima città, allora capitale dell'Impero austriaco, dal 1° ottobre 1814 al 9 giugno 1815. Vi parteciparono le principali potenze europee allo scopo di ridisegnare la carta dell'Europa e ripristinare l'Ancien régime dopo gli sconvolgimenti apportati dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche. Con il Congresso di Vienna si apre infatti quella che viene definita come l'età della Restaurazione.

Nel Congresso di Vienna si confrontarono due linee politiche contrapposte: coloro che volevano un puro e semplice ritorno al passato e quelli che sostenevano la necessità di un compromesso con la storia trascorsa: «Conservare progredendo» era la loro parola d'ordine. Questo contrapposto modo di pensare l'azione politica nasceva paradossalmente da un unico punto di origine ideale.

Nell'età della Restaurazione si avanzava infatti una nuova concezione della storia che smentiva quella degli illuministi basata sulla capacità degli uomini di costruire e guidare la storia con la ragione. Le vicende della Rivoluzione francese e il periodo napoleonico avevano dimostrato che gli uomini si propongono di perseguire alti e nobili fini che s'infrangono dinanzi alla realtà storica. Il secolo dei lumi era infatti tramontato nelle stragi del Terrore e il sogno di libertà nella tirannide napoleonica che, mirando alla realizzazione di un Europa al di sopra delle singole nazioni, aveva determinato invece la ribellione dei singoli popoli proprio in nome del loro sentimento di nazionalità.

Dunque la storia non è guidata dagli uomini ma è Dio che agisce nella storia. Esiste una Provvidenza divina che s'incarica di perseguire fini al di là di quelli che gli uomini ingenuamente si propongono di conseguire con la loro meschina ragione.

Da questa nuova concezione romantica della storia opera della volontà divina si promanano due visioni contrapposte: la prima è una prospettiva reazionaria che vede nell'intervento di Dio nella storia una sorta di avvento di un'apocalisse che metta fine alla sciagurata storia degli uomini. Napoleone è stato con le sue continue guerre l'Anticristo di questa apocalisse. Dio segnerà la fine della storia malvagia e falsamente progressiva ed allora agli uomini non rimarrà che volgersi al passato per preservare e conservare quanto di buono era stato realizzato. Si cercherà in ogni modo di cancellare tutto ciò che è accaduto dalla Rivoluzione a Napoleone restaurando il passato. I sovrani restaurati dal Congresso di Vienna tenteranno di ripristinare le vecchie strutture politiche e sociali spazzate via dalla Rivoluzione francese e da Napoleone ma il loro sarà un compito impossibile. «L'aratro della Rivoluzione» scrive lo storico tedesco F. Mehring«aveva sconvolto troppo in profondità il suo terreno, fino ai campi di neve della Russia; un ritorno alle condizioni che avevano dominato in Europa fino al 1789 era impossibile».

È stato detto che mentre Napoleone veniva sconfitto sui campi di battaglia gli ideali di cui si era fatto portatore ispiravano, sia pure forzatamente, quei sovrani reazionari che lo combattevano. Si erano visti sovrani conservatori pressati dai tempi nuovi come Ferdinando IV di Borbone re di Napoli e Ferdinando VII di Spagna che fin dal 1812 avevano concesso ai loro sudditi addirittura la Costituzione. Vero è che questi stessi sovrani, dopo la caduta di Napoleone, cancellarono con un tratto di penna quanto avevano concesso ma dovettero poi affrontare moti insurrezionali interni che riuscirono a fatica a controllare solo con l'intervento della Santa Alleanza.

La concezione reazionaria politica-religiosa nella Restaurazione la troviamo espressa soprattutto nel pensiero di François-René de Chateaubriand, che nel Génie du Christianisme (Genio del Cristianesimo, 1802) attaccava le dottrine illuministiche prendendo le difese del Cristianesimo, e soprattutto nel pensiero mistico-teocratico di Joseph de Maistre, che arrivava nell'opera Du Pape (Del Papa, 1819), al punto di auspicare un ritorno dell'alleanza tra il trono e l'altare, riproponendo il modello delle comunità medioevali protette dalla religione tradizionale contro le insidie del liberalismo e del razionalismo.

Un'altra prospettiva, che nasce dalla stessa concezione della storia guidata dalla Provvidenza, è quella che potremo definire liberale che vede nell'azione divina una volontà diretta, nonostante tutto, al bene degli uomini escludendo che nei tempi nuovi ci sia una sorta di vendetta di Dio che voglia far espiare agli uomini la loro presunzione di creatori di storia. È questa una visione dinamica della storia che troviamo in Saint Simon con la concezione di un nuovo cristianesimo per una nuova società o in Lamennais che vede nel cattolicesimo una forza rigeneratrice della vita sociale. Una concezione progressiva quindi che è presente in Italia nell'opera letteraria di Alessandro Manzoni e nel pensiero politico di Gioberti con il progetto neoguelfo e nell'ideologia mazziniana.

Il Congresso di Vienna si tenne nella capitale dell'allora Impero austriaco, dal 1° ottobre 1814 al 9 giugno 1815. A parteciparvi furono le principali nazioni europee, che tentarono così di dare un assetto all'Europa dopo l'avventura napoleonica.

In realtà si cercò di dare un assetto alle sole altre potenze, in quanto i termini di pace con la Francia erano già stati stipulati con il precedente trattato di Parigi del 30 maggio 1814.

Le discussioni continuarono malgrado il ritorno dell'ex imperatore Napoleone dall'esilio e la sua riassunzione del potere in Francia nel marzo 1815, e l'atto supremo del Congresso fu firmato nove giorni prima della sua finale disfatta nella battaglia di Waterloo (18 giugno 1815).

Tecnicamente, si potrebbe notare che il Congresso di Vienna non si svolse mai realmente, posto che il Congresso non si riunì affatto in sessione plenaria, e la maggior parte delle discussioni avvenne in sessioni informali tra le grandi potenze.

Dopo la caduta e l'abdicazione di Napoleone a Fontainebleau (6 aprile 1814) e la ratificazione della prima Pace di Parigi, la sesta coalizione venne sciolta, mentre sul trono di Francia fu posto il legittimo sovrano, Luigi XVIII di Borbone. Secondo l'articolo XXXII del trattato di pace si sarebbe dovuto riunire a Vienna un congresso plenario delle potenze vincitrici per dare un nuovo assetto ed un ordine durevole all'Europa, che per quasi vent'anni era stata calpestata, devastata e ridotta allo stremo dalla lunga guerra contro l'Imperatore francese.

I sovrani vincitori ed i loro ministri plenipotenziari si incontrarono in un primo momento a Londra; soltanto nell'autunno del 1814 il Congresso ebbe inizio a Vienna, al quale presero parte le delegazioni diplomatiche di quasi tutte le nazioni europee. Dall'ottobre 1814 al giugno 1815 Vienna, e soprattutto il luogo d'incontro, il Dipartimento di Stato (più tardi anche la Cancelleria di Stato) nel Palazzo di Ballhausplatz, sede del Principe di Metternich, divenne il cuore del Continente per la sua centralità politica. Anfitrione di questo grande consesso fu l'imperatore d'Austria Francesco I d'Asburgo-Lorena. Gli ospiti cercarono di rendere il soggiorno delle personalità d'alto rango il più piacevole possibile.

Tuttavia alcuni storici sono dell'opinione che il Congresso non trascurò i suoi impegni effettivi tra i vari balli e tutti gli altri intrattenimenti, ma stabilì le linee guida del nuovo ordine di pace e stabilità dell'Europa, anche se la grossolana quanto pungente opinione del feldmaresciallo Blücher sembrerebbe dare un'altra impressione.

Al Congresso, il Regno Unito fu prima rappresentato dal ministro degli esteri, Visconte Castlereagh; dopo il febbraio 1815, dal Duca di Wellington; e nelle ultime settimane, dopo che Wellington se ne andò per affrontare Napoleone, dal Conte di Clancarty. L'Austria era rappresentata dal principe Klemens von Metternich, il ministro degli Esteri, e dal suo delegato, Barone Wessenberg. La Prussia era rappresentata dal principe Carl August von Hardenberg, il cancelliere, e dal diplomatico e studioso Wilhelm von Humboldt.

La Francia di Luigi XVIII era rappresentata dal ministro degli Esteri Charles Maurice de Talleyrand-Perigord. Sebbene la delegazione ufficiale della Russia fosse guidata dal suo ministro degli Esteri, il Conte Karl Vasil'evič Nesselrode, lo zar Alessandro I per lo più operò personalmente. Inizialmente, i rappresentanti delle quattro potenze vincitrici sperarono di escludere i francesi da una seria partecipazione ai negoziati, ma Talleyrand riuscì abilmente ad inserirsi nei dibattiti interni sin dalle prime settimane.

Poiché la maggior parte del lavoro al Congresso fu svolta da queste cinque potenze (assieme, per certi temi, con le rappresentanze di Spagna, Portogallo e Svezia; sui temi tedeschi, di Hannover, Baviera, e Württemberg; su quelli italiani, dello Stato Pontificio e dei Regni di Sardegna e di Napoli), la maggior parte delle delegazioni non ebbe molto da fare al Congresso, e l'ospite, imperatore Francesco d'Austria sostenne splendidi intrattenimenti per mantenerle occupate.

Le materie su cui si discusse furono molteplici e in generale solo le perdite territoriali a danno dei francesi non furono oggetto di discussione. Queste erano già state decise riportando i confini francesi a quelli precedenti le avventure napoleoniche.

In particolare le materie trattate furono quelle polacche-tedesche e italiane.

Per quanto riguarda le prime, lo Zar presentò un piano in cui prevedeva la creazione di una Polonia indipendente satellite della corona russa. Questo piano fu fortemente osteggiato dalle altre potenze, e alla fine si giunse ad un accordo spartendo la Polonia e attribuendo gran parte della Sassonia al sovrano prussiano. In generale si portò la composizione della Confederazione Tedesca a 39 stati sotto il controllo di Austria e Prussia.

L'oggetto più controverso al Congresso fu, infatti, la cosiddetta crisi sassone-polacca. I russi e prussiani avanzarono una proposta secondo la quale la maggior parte dei territori austriaci e prussiani della Polonia sarebbero andati alla Russia, che avrebbe creato un regno polacco indipendente in unione personale con la Russia, con lo zar Alessandro quale re.

In cambio, i prussiani avrebbero ricevuto come compensazione tutta la Sassonia, il cui re veniva considerato abdicante per non aver abbandonato Napoleone abbastanza in fretta. Gli austriaci, i francesi, e gli inglesi non approvarono questo piano, e, ispirati da Talleyrand, firmarono un trattato segreto il 3 gennaio 1815, consentendo alla guerra, se necessario, per impedire che il piano russo-prussiano producesse il suo effetto.

Sebbene nessuna delle tre potenze fosse particolarmente pronta alla guerra, i russi non vollero sfidarle, e si elaborò presto una composizione amichevole, per cui la Russia ricevette il grosso del Ducato napoleonico di Varsavia come Regno di Polonia (chiamato Polonia del Congresso), ma non ricevette il distretto di Poznan (Granducato di Poznan), che fu dato alla Prussia, né Cracovia, che rimase una città libera. La Prussia ricevette il 40% della Sassonia (più tardi nota come provincia di Sassonia), con la restante parte resa al Re Federico Augusto I di Sassonia (Regno di Sassonia).

La Gran Bretagna ne uscì come la potenza che aveva più interesse per l'equilibrio in Europa, ma all'esterno dell'Europa si rafforzò acquisendo le ex colonie francesi delle Indie Occidentali o che erano sotto a stati passati alleati alla Francia: acquisì così dai Paesi Bassi il Sudafrica e il capo di Buona Speranza. L'Inghilterra era rappresentata da lord Castlereagh, ministro degli esteri, un nobile irlandese che aveva ricevuto istruzioni di poter mettere sulla bilancia dei negoziati i territori inglesi extraeuropei per potersi avvantaggiare in Europa. Ma egli non seguì tale indicazione, percependo che gli altri stati non si erano resi conto dell'importanza delle colonie: quest'abile mossa permetterà alla Gran Bretagna di rimanere la più grande potenza coloniale sino alla fine della seconda guerra mondiale.

Il principale risultato del Congresso (a parte la ratifica della perdita dei territori che la Francia si era annessa tra il 1795 ed il 1810, che era già stata stabilita dalla "Pace di Parigi") fu l'accrescimento della Russia, (che guadagnò il grosso del Ducato di Varsavia) e della Prussia, che acquistò la Westfalia e la Renania settentrionale.

Il consolidamento della Germania dai quasi 300 stati del Sacro Romano Impero (disciolto nel 1806) in un sistema – molto più gestibile – di trentanove stati fu confermato. Questi stati andarono a costituire una blanda Confederazione Tedesca sotto la guida di Prussia ed Austria.

I rappresentanti al Congresso concordarono numerosi altri mutamenti territoriali. La Norvegia fu trasferita dalla Danimarca alla Svezia. Un grande Regno delle Province Unite d'Olanda fu creato come stato cuscinetto per il principe Guglielmo d'Orange-Nassau, e comprendeva sia le vecchie Province Unite sia i territori precedentemente governati dall'Austria, i quali avrebbero poi costituito dal 1830 in avanti il Belgio.

Ci furono altri, meno importanti, aggiustamenti territoriali che comprendevano significativi guadagni territoriali per i regni tedeschi di Hannover (che guadagnò la Frisia orientale a scapito della Prussia e vari altri territori della Germania nord-ovest) e di Baviera (che guadagnò il Palatinato renano e territori in Franconia). Il Ducato di Lauenburg fu trasferito da Hannover alla Danimarca e la Pomerania svedese fu annessa dalla Prussia.Il trattato riconobbe inoltre i diritti portoghesi su Olivença, ma essi furono ignorati e l'area rimase sotto controllo spagnolo.

L'Italia fu divisa in sette stati. Nel nord venne costituito il Regno Lombardo-Veneto sotto il controllo dell'Austria, comprendente i territori di terraferma della Repubblica di Venezia (Veneto, Friuli e Lombardia orientale), che contrariamente ai principi-guida del Congresso non venne ricostituita, uniti alla parte rimanente della Lombardia. Ad esso fu annessa la Valtellina, per la quale furono respinte le richieste svizzere, che questa valle - Svizzera dal 1512 al 1797 - ritornasse al Canton Grigioni o fosse annessa alla Confederazione, come cantone autonomo.

Il Regno di Sardegna, governato dai Savoia, riottenne il Piemonte e la Savoia e venne ulteriormente ingrandito con i territori della ex Repubblica di Genova, senza alcun diritto di opposizione da parte di quest'ultima e senza plebiscito.

Nell'orbita austriaca si trovavano il Granducato di Toscana, il Ducato di Modena, il Ducato di Parma.

Il papa fu restaurato nello Stato Pontificio, che oltralpe perdeva però definitivamente la città di Avignone e il Contado Venassino lasciate al Regno di Francia.

Nel Sud Italia il cognato di Napoleone, il maresciallo napoleonico Gioacchino Murat, fu originariamente autorizzato a mantenere il Regno di Napoli. Tuttavia, in seguito al sostegno da lui fornito al cognato durante i "Cento Giorni", egli venne deposto e la corona fu assegnata a Ferdinando IV di Borbone, che l'8 dicembre 1816 riunì il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia in un solo regno, nella denominazione già precedentemente adottata di Regno delle Due Sicilie.

Effetto del clima romantico dove la politica era concepita in termini di mistica religiosa fu la costituzione della Santa Alleanza. Lo zar Alessandro voleva impegnare in questo patto sacro i contraenti di Prussia, Russia, Austria ed Inghilterra ad impegnarsi a conformarsi nel governo dei loro popoli ai principi della carità cristiana scritti «nell'eterna religione di Dio salvatore».

Sebbene ampiamente deriso da molti statisti al Congresso (Castlereagh lo chiamava «un pezzo di sublime misticismo ed assurdità» e Metternich un «nulla altisonante»), tutti i sovrani europei vi aderirono, eccetto il Papa, avverso ad un'alleanza che univa assieme cattolici, luterani ed ortodossi; il Sultano, che non era particolarmente interessato ai principî cristiani; ed il Principe-Reggente del Regno Unito, che non poteva assentire ad un tale trattato senza coinvolgimento ministeriale (in effetti egli firmò nel suo ruolo di Reggente di Hannover), ma soprattutto perché l'Inghilterra temeva che questa alleanza nascondesse la volontà della Russia di avere mano libera nei Balcani.

In seguito, la Santa Alleanza fu progressivamente associata con le forze della reazione in Europa, e particolarmente con gli orientamenti politici di Metternich, che aveva come supremo criterio di politica internazionale quello del mantenimento dell'ordine europeo.

Per il mantenimento dell'ordine, l'alleanza si basava sul principio di intervento: nel caso uno Stato avesse avuto dei problemi causati da disordini rivoluzionari che non fosse in grado di sedare e che potessero contagiare gli altri Stati, questi si ritenevano in obbligo d'intervenire per sedare le rivolte. Al principio di non ingerenza negli affari interni di uno stato si sostituiva così il principio politico della sovranità limitata degli Stati e l'ideale della solidarietà internazionale, da attuarsi con la periodica consultazione dei governi europei nei Congressi e tramite quello strumento di polizia internazionale che era la Santa Alleanza.

Ciò portò all'istituzione del sistema del Congresso, ed ai successivi congressi: i più importanti saranno quello di Aquisgrana (1818), di Troppau (1820), di Lubiana (1821) che autorizzò l'intervento austriaco nel napoletano e infine il congresso di Verona (1822) che, nonostante l'opposizione dell'Inghilterra, decise l'intervento francese di un corpo di spedizione denominato "I centomila figli di San Luigi" in Spagna dove con la vittoriosa battaglia del Trocadero (1823) venne restaurato l'assolutismo monarchico di Ferdinando VII di Spagna.

Con l'ammissione della Francia nel 1818, la Quadruplice divenne la Quintuplice Alleanza, che sopravvisse fino alla morte dello zar Alessandro nel 1825.

Il Congresso di Vienna fu spesso criticato da storici del XIX secolo e più recenti per il fatto di aver ignorato gli impulsi nazionali e liberali, e per avere imposto una reazione repressiva sul continente.

Per la verità, questa critica era già sostenuta dall'opposizione Whig nel Regno Unito al tempo della conclusione del Congresso. Il Congresso di Vienna fu parte integrante di ciò che divenne noto come l'Ordine conservatore, in cui la pace e la stabilità erano barattate con le libertà ed i diritti collegati alla rivoluzione francese.

Nel XX secolo, tuttavia, alcuni storici sono arrivati ad ammirare gli statisti del Congresso, la cui opera, si disse, aveva impedito un'altra guerra generale europea per quasi cent'anni (1818-1914) (cfr. Henry Kissinger, Diplomazia della Restaurazione, trad. di E. Brambilla, Garzanti, Milano, 1973).

Uno dei pochi meriti indiscussi del Congresso di Vienna fu la sottoscrizione di una Dichiarazione contro la tratta dei negri contenuta nell'allegato 15 dell'Atto finale (8 febbraio 1815). Sia pure dettata dagli interessi inglesi nei confronti delle colonie francesi, fu un passo importante nella lotta allo schiavismo.

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Assedio di Vienna

La Cattedrale di Santo Stefano a Vienna

L' assedio di Vienna nel 1529, come evento bellico distinto dalla Battaglia di Vienna del 1683, costituì il primo tentativo dei musulmani dell'Impero Ottomano, guidato dal Sultano Solimano il Magnifico, di conquistare la città di Vienna (Austria). L'assedio segnò il punto più elevato raggiunto dall'Impero di Istanbul e la fine della sua espansione nell'Europa centrale, malgrado ad esso seguirono 150 anni di tensione e di incursioni, culminati nella battaglia di Vienna del 1683.

Alcuni storici credono che l'obiettivo principale di Solimano nel 1529 fosse quello di ristabilire il controllo ottomano sull'Ungheria, e che la decisione di attaccare Vienna così tardi nella stagione fosse opportunistica.

Nell'agosto del 1526, il Sultano Solimano I, conosciuto anche come Solimano il Legislatore e Solimano il Magnifico, sconfisse le truppe del Re Luigi II nella battaglia di Mohács. Conseguentemente gli Ottomani presero il controllo della parte meridionale dell'Ungheria, mentre l'Arciduca di Austria, Ferdinando I d'Asburgo, fratello di Carlo V, reclamò il trono vacante ungherese che spettava di diritto a sua moglie, Anna Jagellone, sorella di Luigi II che non aveva avuto prole. Ferdinando, tuttavia, ebbe il riconoscimento come Re solo nell'Ungheria occidentale; un nobile di nome János Szapolyai, che aveva i suoi domini in Transilvania, nel nord-est dell'Ungheria, lo sfidò per la corona e fu riconosciuto come re da Solimano in cambio dell'accoglimento da parte sua dello status di vassallo all'interno dell'Impero Ottomano.

A seguito della Dieta di Bratislava il 26 ottobre, Ferdinando venne dichiarato Re d'Ungheria poiché aveva sposato la sorella di Luigi ed anche perché sua sorella era la vedova di Luigi. Ferdinando cominciò a rafforzare le sue rivendicazioni sull'Ungheria e conquistò Buda. Queste vittorie ebbero breve vita e nel 1529, un contrattacco ottomano annullò rapidamente tutte le conquiste fatte da Ferdinando durante la sua campagna di guerra nel 1527 e nel 1528.

Nella primavera del 1529, Solimano raccolse un grande esercito nella Bulgaria ottomana, con l'obiettivo di assicurarsi il controllo dell'Ungheria e di ridimensionare la minaccia posta ai suoi nuovi confini da Ferdinando e dal Sacro Romano Impero. Vari storici hanno dato una stima delle forze di Solimano che va dai 120.000 a più di 300.000 uomini. Oltre ad unità di spahi (cavalleria leggera) e Giannizzeri della fanteria d'élite, l'esercito ottomano comprendeva un contingente di Moldavi e Serbi. Solimano agì da comandante supremo e in aprile scelse il suo gran visir, un ex-schiavo greco chiamato Ibrahim Pasha, e gli conferì la qualifica di serasker, un comandante con poteri per dare ordini a nome del Sultano.

Solimano lanciò la sua campagna il 10 maggio 1529 ed incontrò ostacoli fin dall'inizio. Le piogge primaverili, caratteristiche dell'Europa del sud-est, furono particolarmente pesanti quell'anno, provocando inondazioni in Bulgaria e rendendo parti del tragitto appena percorribili. Molte armi da fuoco di grosso calibro si impantanarono senza speranza di recupero e dovettero essere lasciate indietro e un gran numero di cammelli si perse.

Solimano arrivò a Osijek il 6 agosto. Il 18 agosto, sulla piana di Mohács, si incontrò con una corposa forza di cavalleria guidata da János Szapolyai, che gli rese omaggio e lo aiutò a riconquistare alcune fortezze perse con la battaglia di Mohács a favore degli Austriaci, compresa Buda, che cadde l'8 settembre. L'unica resistenza arrivò da Bratislava, dove la flotta turca venne bombardata appena salpata nel Danubio.

Mentre gli Ottomani avanzavano, coloro che erano all'interno di Vienna preparavano la resistenza: la loro aumentò a causa delle notizie del massacro del presidio di Buda all'inizio di settembre. Ferdinando I si era ritirato e messo in salvo nella Boemia asburgica e chiese aiuto a suo fratello, l'Imperatore Carlo V, il quale era però troppo impegnato dalla sua guerra contro la Francia per concedere più di poca parte della fanteria spagnola alla causa.

L'abile Maresciallo d'Austria, Wilhelm von Roggendorf, assunse il controllo della guarnigione, mentre il comando delle operazioni venne affidato al settantenne mercenario tedesco Niklas Graf Salm, che si era distinto nella battaglia di Pavia nel 1525. Salm arrivò a Vienna alla testa di una forza di supporto che comprendeva Lanzichenecchi (dei picchieri mercenari tedeschi) e moschettieri spagnoli, e iniziò a puntellare le mura, vecchie di trecento anni, che circondavano la Cattedrale di Santo Stefano, vicino alle quali stabilì il suo quartier generale. Per assicurarsi che la città potesse resistere a un lungo assedio egli bloccò le quattro porte della città e rinforzò le mura (che in alcuni punti erano spesse meno di due metri) e fece erigere bastioni terrestri e un baluardo più interno, abbattendo gli edifici dove necessario.

L'armata ottomana, che arrivò verso la fine di settembre a Vienna, si era assottigliata nella lunga avanzata nei territori austriaci, lasciando così Solimano a corto di cammelli e di armi pesanti. Gran parte delle sue truppe arrivò a Vienna in un pessimo stato di salute, dopo aver affrontato le privazioni della lunga marcia e, fra quelli idonei a combattere, un terzo era parte della cavalleria leggera, o sipahi, inadatti per operazioni d'assedio. Il sultano inviò degli emissari (tre prigionieri austriaci vestiti riccamente) per negoziare la resa della città; Salm rimandò indietro tre musulmani ben vestiti senza una risposta. L'artiglieria di Solimano allora iniziò a martellare le mura della città, ma non riuscì a danneggiare in modo significativo i terrapieni difensivi austriaci; ai suoi arcieri andò un po' meglio, rivelandosi per lo meno molesti.

Quando l'esercito ottomano si mise in posizione, il presidio austriaco fece i primi tentativi per arrestare lo scavo dal basso di trincee e buche per mine, in un caso riuscendo quasi a catturare Ibrahim Pasha. Gli Austriaci scovarono e fecero esplodere diverse mine, ed il 6 ottobre inviarono 8.000 soldati per attaccare le operazioni di scavo ottomane, riuscendo a distruggere molte mine ma subendo gravi perdite, quando la calca impedì loro la ritirata all'interno della città.

L'11 ottobre piovve ancora e, con il fallimento della strategia di piazzare mine, le possibilità di una rapida vittoria ottomana si affievolirono col passare del tempo. Inoltre i Turchi stavano esaurendo il foraggio per i loro cavalli e gli infortuni, le malattie e le diserzioni iniziarono a diradare le loro fila. Perfino l'élite dei Giannizzeri manifestò il proprio scontento riguardo lo stato della spedizione. In risposta a questi fattori Solimano non ebbe altra alternativa che pensare alla ritirata: egli tenne un consiglio di guerra il 12 ottobre in cui si decise di tentare un ultimo attacco, con ricompense extra offerte alle truppe. Tuttavia, anche questo assalto venne respinto, poiché ancora una volta gli archibugi e le lunghe picche degli Austriaci riuscirono a tenere fuori i Turchi. La notte del 14 ottobre si udirono grida dall'accampamento turco: erano le grida dei prigionieri che venivano uccisi degli Ottomani prima di andarsene. Alcuni dei difensori che avevano previsto solo la resa interpretarono la loro liberazione come un miracolo.

Pesanti nevicate fuori stagione resero la ritirata turca un disastro: durante questa infatti vennero perse molte salmerie e pezzi di artiglieria. La flotta fluviale turca venne nuovamente attaccata a Bratislava, e si ritiene che siano morti più turchi che assalitori nelle piccole battaglie lungo il percorso di ritorno.

Alcuni storici ipotizzano che l'assalto finale di Solimano non fu organizzato necessariamente per prendere la città ma per causare più danni possibili e indebolirla in vista di un attacco successivo: una tattica che aveva già impiegato a Buda nel 1526. Egli guidò la sua campagna seguente nel 1532 ma venne speso troppo tempo attaccando il forte di Kőszeg nell'Ungheria occidentale e l'esercito non arrivò nuovamente a Vienna, dal momento che l'inverno era vicino e Carlo V, allarmato per la vulnerabilità di Vienna, aveva riunito 80.000 soldati. Così, invece di portare a termine l'assedio programmato, l'esercito invasore si ritirò distruggendo la Stiria. Le due campagne dimostrarono che Vienna era situata al limite estremo della capacità logistica ottomana. L'esercito ebbe bisogno di passare l'inverno a Costantinopoli in modo tale che le truppe potessero occuparsi dei loro feudi e reclutare soldati per la campagna dell'anno successivo.

La ritirata di Solimano non fu però un fallimento totale. La campagna sottolineò il controllo ottomano dell'Ungheria meridionale e si lasciò alle spalle grandi distruzioni nell'Ungheria asburgica e in quelle terre austriache che aveva devastato per compromettere la capacità di Ferdinando di allestire un contrattacco immediato. L'obiettivo di Solimano fu quello di consolidare le conquiste del 1526 e insediare il regno fantoccio di Janos Zápolyai da utilizzare come cuscinetto contro il Sacro Romano Impero.

L'invasione e il suo culminante assedio, comunque, fecero pagare un duro prezzo a entrambi gli schieramenti, con decine di migliaia di soldati e civili morti e altre migliaia ridotte in schiavitù. Esso segnò la fine dell'espansione degli Ottomani verso il centro dell'Europa e molto probabilmente l'inizio del loro lungo declino come potenza dominante del mondo rinascimentale. "La liberazione di Vienna da parte di una coraggiosa guarnigione sotto il controllo del Conte Niklas Salm nel 1529 - suggerisce lo storico Rolf Adolf Kann - è stata probabilmente una conquista più grande, sebbene meno spettacolare, della liberazione che cinque generazioni dopo venne portata in gran parte grazie agli sforzi di un esercito piuttosto grande, composto da forze combinate imperiali e polacche".

Ferdinando I fece erigere un monumento funerario per Niklas Graf Salm — che era stato ferito durante l'ultimo assalto ottomano ed era morto il 4 maggio 1530 — per esprimere la sua gratitudine nei confronti del difensore di Vienna. Questo sarcofago rinascimentale è ora in mostra nel battistero della Votivkirche a Vienna. Il figlio di Ferdinando, Massimiliano II, costruì in seguito la residenza estiva di Neugebaeude sul luogo in cui si dice che Solimano avesse piantato la sua tenda.

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Source : Wikipedia