Vegetariani

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Tags : vegetariani, nutrizione, salute

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Vegan

Il veganismo o vegetalianismo è una filosofia o stile di vita, i cui aderenti (vegani, vegan o - con un termine in disuso - vegetaliani) seguendo una dieta puramente vegetariana, scelgono di non nutrirsi né di utilizzare nessun prodotto derivante dagli animali o dal loro sfruttamento. Pertanto i vegani (a differenza dei vegetariani) non solo non mangiano carne né pesce, ma escludono dalla propria dieta anche latte, latticini, uova e derivati, così come qualunque altro prodotto di origine animale, non solo nel campo dell'alimentazione, ma anche del vestiario e di ogni altro settore.

Tale cultura ha così elaborato una cucina vegana basata solamente su prodotti di origine vegetale.

La scelta vegana nella maggior parte dei casi parte da considerazioni di ordine morale, la principale delle quali è l'opposizione allo sfruttamento e alla sofferenza di esseri senzienti. I vegani sostengono che la dignità di ogni essere derivi non dalla sua capacità intellettiva, ma dalla sua sensibilità, alle sue capacità di provare gioie, emozioni, alla propria capacità di essere sensibile tanto al piacere quanto al dolore. La conseguenza immediata di tale considerazione è che ogni essere dotato di tali forme di sensibilità deve essere rispettato e tutelato. Escludere latte, uova e loro derivati (senza considerare il miele e tutti i derivati animali non alimentari, come la pelle ecc.) parte dalla considerazione che lo sfruttamento degli animali per la loro utilità all'uomo sia di per sé inaccettabile, anche perché nella stragrande maggioranza dei casi tale sfruttamento prevede la morte dell'animale stesso dopo enormi sofferenze.

Infine, le scelte vegane sono imprescindibili dall'antispecismo. Ritenere che una specie sia superiore ad un'altra in base a qualsiasi parametro è inconciliabile con le scelte vegane. Qualsiasi sia la specie di appartenenza di un essere vivente lo stesso ha pari diritto di vita secondo i canoni della propria stessa specie.

Spesso, a chi non conosce la visione vegana, resta difficile comprendere l'esclusione di derivati come latte e uova. I vegani, però, considerano la realtà dell'allevamento e fatti come la normale uccisione dei vitelli dopo che le mucche sono state ingravidate al fine di produrre latte (tanto che la carne viene considerata un 'sottoprodotto' del latte); le condizioni di vita e l'uccisione delle mucche stesse non appena cala la loro resa produttiva; il trattamento riservato alle galline da uova e la loro soppressione dopo circa due anni di sfruttamento; l'eliminazione dei pulcini maschi che, se non diventano polli da carne, sono un inutile peso economico per le aziende.

I vegani considerano la propria scelta anche un modo per giovare all'ambiente, specialmente in un'epoca di globalizzazione. Sostengono infatti, confortati dai recenti studi pubblicati da organismi internazionalmente riconosciuti come ONU o FAO, che, ad esempio, l'allevamento intensivo produca una grande massa di gas serra, che una buona parte della deforestazione sia dovuta alla necessità di creare nuovi pascoli e che le industrie di allevamento e macellazione siano tra i principali attori dell'inquinamento e dello spreco delle acque.

L'industria alimentare che sfrutta l'allevamento utilizza quantitativi di mangimi vegetali enormi per far crescere fino all'età di macellazione (o di produzione di derivati come il latte e le uova) animali che renderanno in termini di proteine, calorie e nutrienti in genere, molto meno del cibo da essi consumato. Il semplice ragionamento è che se tale cibo di origine vegetale (es. cereali e soia) fosse destinato al consumo umano potrebbe aiutare considerevolmente a risolvere i problemi di sottonutrizione umana presenti in un gran numero di zone del pianeta. In sostanza una società che non consumasse alimenti di origine animale potrebbe destinare una sconfinata quantità di risorse alimentari all'umanità nel suo complesso, livellando il divario tra zone povere e zone ricche del globo.

Anche se la motivazione salutista è la meno sentita dai vegani, tuttavia vale la pena prenderla in considerazione, dato che spesso su questa si fondano le opposizioni di quanti ritengono estremista tale scelta. I vegani affermano che fin dagli anni '80 importanti associazioni di medici della nutrizione statunitensi e canadesi abbiano dichiarato che l'alimentazione che escluda ogni derivato animale, a patto di essere ben bilanciata, non causi problemi alla salute. Sostengono inoltre che il consumo di carne sia una delle principali cause di gravi malattie, prima tra tutti il tumore. A parere dei vegani, dunque, una dieta bilanciata non darà problemi. Viene tuttavia consigliata, a scopo puramente precauzionale e in assenza di dati scientifici certi, l'assunzione di determinate quantità di vitamina B12.

Uno dei problemi più comuni per chi sceglie la dieta vegana, almeno inizialmente, è trovare alimenti in grado di sostituire le vere (o presunte) qualità nutrizionali degli alimenti di origine animale. La tradizione culinaria orientale presenta però un buon numero di prodotti che per il loro alto valore nutrizionale possono facilmente servire a questo scopo e che oggi sono diffusi anche in Italia tramite erboristerie e negozi specializzati, ma anche nei supermercati. Principalmente si tratta di derivati della soia (latte di soia, burro di soia, yoghurt di soia, panna di soia, soia disidratata, ecc.), ma esiste anche il seitan, ovvero una farina comune ridotta alla sola parte proteica, il glutine di grano che se impastato e fatto bollire, assume una consistenza gommosa e può essere utilizzato in maniera simile alla carne. La sua qualità principale consiste nella capacità di assorbire i sapori dei condimenti senza contrastarli grazie ad un sapore sostanzialmente neutro, in modo simile alla patata. La notevole componente proteica lo rende un eccellente sostituto della carne. Da ricordare, per il suo largo uso, anche il tofu, detto 'formaggio di soia', che si produce facendo cagliare il latte di soia. Il risultato è una pasta compatta dal sapore leggero, anch'essa capace di assorbire ottimamente il gusto dei condimenti. Esiste comunque sul mercato un numero sempre crescente di prodotti per vegani, che spesso sono anche prodotti da agricoltura biologica.

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Dieta vegetariana

Le diete vegetariane sono dei modelli alimentari che escludono in tutto o in parte gli alimenti di origine e derivazione animale.

Gli studi degli ultimi decenni si sono concentrati in particolare sulla dieta lacto-ovo-vegetariana e vegetaliana, mentre non esistono ancora valutazioni affidabili e condivise sulle diete crudiste e fruttariane, seguite comunque da una percentuale minima della popolazione mondiale.

Chi segue la dieta vegana per motivi salutistici ritiene che gli alimenti di origine animale non siano necessari se non dannosi all'organismo, ritenendo una dieta priva di carne sia tendenzialmente più sana, sia per la natura dei derivati animali in sé, sia per le moderne metodologie di allevamento, che fanno largo uso di prodotti chimici durante varie fasi del ciclo di produzione.

Seguendo i risultati di alcuni studi epidemiologici si considerano gli alimenti di derivazione animale all'origine di larga parte delle cosiddette malattie del benessere, come le patologie cardiovascolari, il diabete, l'obesità, alcuni tipi di cancro, etc. Altre motivazioni possono essere la bioaccumulazione negli animali, al vertice della catena alimentare delle sostanze tossiche e inquinanti presenti nell'ambiente, la presenza nei prodotti animali dei farmaci antibiotici e delle sostanze anabolizzanti dei mangimi, lo studio comparativo del sistema digerente umano rispetto a quello onnivoro o frugivoro.

Le motivazioni che possono spingere a seguire regimi alimentari vegetariani non si limitano comunque solo a criteri salutistici, ma possono coinvolgere anche aspetti etici, ecologici o spirituali, e più spesso le diverse motivazioni si combinano tra di loro.

Le diete vegetariane mal pianificate possono essere carenti di nutrienti quali proteine, ferro, zinco, vitamina B12, calcio, acidi grassi omega-3, retinolo (vitamina A), vitamina D, riboflavina (vitamina B2) e iodio. I vegani possono avere deficit marcati di vitamina B12 e calcio. Tuttavia, tali fabbisogni nutrizionali possono essere soddisfatti con diete vegetariane e vegane accuratamente bilanciate, adatte ad ogni stadio della vita, inclusa la gravidanza, l'allattamento, l'infanzia, e adolescenza.

Nel particolare è considerata dannosa la carne: un consumo di carne (rossa, bianca, di pesce) sarebbe la causa principale o il fattore scatenante di molte malattie. In particolare viene evidenziato il rapporto tra consumo di carne e tumori, e alcuni studi medici e scientifici sembrano confermare questo collegamento. Tuttavia altri studi, sembrano contraddire tali assunti.

La rinuncia al pesce, alimento universalmente considerato più salutare della carne, viene invece giustificata con il crescente inquinamento delle acque, e in particolare con la presenza di mercurio.

Si calcola che oggi, in Italia, circa un terzo degli italiani sia intollerante al lattosio (uno zucchero disaccaride): è da notare tuttavia che la capacità di digerire il lattosio negli adulti è dovuta ad una mutazione genetica relativamente recente nella storia della razza umana, diffusasi grazie alla selezione naturale principalmente nelle popolazioni dedite alla pastorizia e all'allevamento, sopratutto in Europa e alcune migliaia di anni più tardi in Africa orientale, in altre regioni del mondo (es la Cina) la percentuale di adulti non in grado di digerire il lattosio può arrivare ad essere anche superiore al 90%, per mere motivazioni genetiche ed indipendentemente dalla dieta.

Sono stati inoltre evidenziati legami tra consumo di latte e diabete giovanile, malattie cardio-vascolari (per l'elevata quantità di grassi saturi), e la presenza di tracce di antibiotici, ormoni e pesticidi.

Le diete vegetariane escludono alcuni o tutti gli alimenti di origine animale, ad esempio carne e pesce, uova, latte e latticini, e talvolta anche alcuni prodotti ottenuti in altra maniera dal mondo animale come il miele.

Non tutti seguono gli stessi criteri, mentre alcuni possono essere più o meno "flessibili", alcuni intraprendono regimi alimentari più stretti: i granivori mangiano solo cereali, i frugivori o fruttariani soltanto frutta e i crudisti mangiano alimenti totalmente crudi (per conservare le proprietà nutritive degli stessi).

Essendo regimi che puntano a un'alimentazione nel rispetto dell'ambiente e della salute, si preferiscono cibi provenienti da coltivazioni biologiche e biodinamiche, non si fa uso di nessun prodotto raffinato, e si fa utilizzo estensivo di prodotti ricavati dalla soia (come tofu e tempeh), e vi è spesso l'introduzione di alimenti particolari e di uso non comune come shoyu, soba, seitan, tè bancha, natto, alghe alimentari, daikon, gomasio, umeboshi, shiitake, arrow-root, kuzu, miso, azuki, mochi, patate taro, molto uso di semi di girasole, semi di sesamo, semi di lino, tahin, germogli consumati preferibilmente crudi, cereali antichi come kamut e farro, uso di dolcificanti naturali come lo sciroppo d'acero, il malto, il succo d'agave, l'amasake, tutti prodotti che si rifanno allo stile dell'alimentazione macrobiotica, cercando se possibile di rispettare anche gli andamenti della natura consumando prevalentemente prodotti di stagione.

Non solo la qualità del cibo ma molti curano anche tipo e tempo di cottura, l'uso della fiamma, della pressione e del sale, come del caffè, dell'alcol per massimizzare l'assimibilità dei micronutrienti quando necessario.

La posizione dell'OMS sulle diete vegetariane è che devono essere attentamente pianificate, per evitare carenze di nutrienti. Tale posizione è espressa in varie pubblicazioni, soprattutto per quanto riguarda l'alimentazione nell'infanzia . La FAO nel 2003 ha pubblicato nelle tabelle di conversione calorica degli alimenti, dei fattori di conversione: nelle diete ad alto contenuto di fibre come quelle vegane-vegetariane l'apporto calorico delle proteine è di circa il 10% , che per alcuni potrebbe risultare inadeguato.

Sebbene solo una minoranza di persone segua una dieta vegetariana per motivi salutistici, è importante sottolineare che negli ultimi anni è stato riaffermato dall'American Dietetic Association e dai Dietitians of Canada, due delle più autorevoli società nutrizioniste, che le diete vegetariane e vegane ben bilanciate non soltanto sono salutari e adatte ad ogni ciclo vitale, ma addirittura aiutano a prevenire l'avanzata di molti tipi di patologie, tra cui cancri e tumori. Da sottolineare che chi è in trattamento anticoagulante, con farmaci tipo warfarin, dovrebbe monitorare attentamente il consumo di vitamina K, introdotta principalmente con i vegetali, in quanto annulla gli effetti del farmaco.

Il dibattito sull'appropriatezza della dieta vegetariana rimane comunque aperto, anche se sembra soprattutto legato a questioni etiche e culturali che non ad indicazioni nutrizionistiche vere e proprie.

L'equilibrio dei nutrienti è il punto più controverso. Secondo alcuni studiosi la dieta vegana è sbilanciata nell'apporto di macro- e micronutrienti e non sembra possibile (a differenza della dieta vegetariana) ottenere in alcun modo un apporto di nutrienti corretto. Secondo altri studiosi, e naturalmente secondo i vegani, questo è vero solo se la dieta è disordinata e poco varia, e quindi un vegano dovrebbe essere al corrente delle carenze a cui potrebbe incorrere e dovrebbe comportarsi di conseguenza. Vi sono diverse opinioni in merito ad una scelta alimentare vegana, ma non vi è tuttora una posizione unanime nel mondo scientifico. Le critiche alla dieta vegana riguardano le insufficienze alimentari che una dieta del genere comporterebbe, vere o presunte, come l'apparente carenza di alcuni importanti principi nutritivi che l'alimentazione carnea fornisce in dosi sufficienti: proteine, ferro, e alcune vitamine. I vegetariani rispondono con l'elevata presenza di questi principi in alimenti come i legumi (soprattutto la soia), i germogli e i cereali. Effettivamente, se la dieta è comunque varia ed equilibrata, il problema sembra legato all'assimilazione più che alla carenza di queste sostanze. In particolare il ferro contenuto nei vegetali (in particolare i legumi) è molto poco biodisponibile a causa di diversi fattori che ne impediscono l'assorbimento.

Tra le varie obiezioni sollevate contro la dieta vegana viene spesso propangandata l'inferiorità delle proteine vegetali a fronte delle proteine "nobili" della carne. Questo perché, per quanto riguarda gli amminoacidi essenziali, i cereali sono ad esempio poveri di lisina e treonina, mentre nel caso dei legumi, soia a parte, le cui proteine sono assimilabili a quelle della carne, è presente un deficit per quanto riguarda gli amminoacidi solforati come metionina e cisteina.

Al fine di evitare carenze ed ottenere dai soli alimenti vegetali proteine altrettanto nobili è sufficiente tuttavia assumere, nello stesso pasto o nell'arco della medesima giornata, sia cereali che legumi. Ne sono un esempio piatti "poveri" ma estremamente nutrienti e salutari della tradizione culinaria italiana, come pasta e ceci, pasta e fagioli o riso e piselli. Altro intelligente quanto semplice abbinamento è quello fatto spesso dalle popolazioni la cui alimentazione è basata sul mais, a sua volta carente in lisina e triptofano, con piatti come tortillas e fagioli o fagioli e polenta, che permettono di assumere tutti gli 8 amminoacidi essenziali nelle giuste proporzioni.

Il quantitativo di ferro necessario può essere assimilato utilizzando verdure a foglia verde che ne contengono un'alta percentuale. Il fabbisogno raccomandato per diete contenenti esclusivamente ferro non ematico (quello non legato all'emoglobina), essendo assorbito in maniera minore dall'organismo, è di 17mg/die per l'uomo e 33 per le donne in età fertile, e 46mg per le donne incinta Essendo di origine vegetale, il 100% del ferro nelle diete vegetariane è non-ematico. Inoltre, le proteine della soia e di noci e legumi inibiscono l'assorbimento del ferro non ematico, mentre le proteine animali lo favoriscono.

La quantità di calcio necessaria può essere assimilata mangiando legumi e cereali.

Una possibile conseguenza della adozione per lunghi periodi di tempo della dieta vegana è la deficienza di cianocobalamina, detta anche vitamina B12, che si ritiene presente in quantità e forme assimilabili solo in alimenti di origine animale. Alcune fonti non animali di vitamina B12 inizialmente proposte, come la spirulina o l'alga nori, sono state successivamente trovate inadeguate in studi compiuti dagli stessi vegani. Infatti nonostante alcuni organismi come le alghe e alcuni prodotti fermentati ne contengano una certa percentuale, essa non presenta le medesime caratteristiche della B12 presente nei prodotti di origine animale e non ne è comprovata l'effettiva assimilabilità da parte dell'organismo umano. Rimane comunque la possibilità di utilizzare integratori o alimenti appositamente arricchiti di vitamina B12, sempre che la stessa sia stata ottenuta da fonti non animali, oppure servirsi di alimenti non arricchiti che abbiano però un contenuto certificato di cianocobalamina (ad esempio alcuni estratti di lievito). Il problema nell'assumere costantemente per anni prodotti di sintesi è quello dell'aumentato rischio di introduzione di sostanze di scarto tossiche come alcoli alifatitici o tetracloruro di carbonio usati per la purificazione del composto. Una carenza di vitamina B12 si può manifestare anche dopo moltissimi anni dalla sua non assunzione, per un periodo che va da uno a vent'anni, quindi relative carenze non sono immediatamente evidenti.

In assenza di pianificazione adeguata, si finisce per assumere una quantità eccessiva di carboidrati, trasformati in grassi portando quindi al sovrappeso; l'eccesso di carboidrati porta anche al diabete.

Va tuttavia considerato che anche e soprattutto una dieta onnivora può portare ad assumere quantità eccessive di carboidrati e grassi animali e che una pianificazione adeguata è forse più necessaria nel caso di diete che prevedano carne, al fine di evitare non solo il sovrappeso, ma anche tutta la serie di malattie, soprattutto dell'apparato cardiocircolatorio, che sembra siano collegate al consumo della stessa.

Nell'ambito di una dieta latto-ovo-vegetariana è tuttavia più facile cadere in alcuni errori alimentari, con un'esagerata assunzione di latticini e uova. Il problema non si pone invece nell'ambito di una dieta vegetariana pura o vegana.

Un altro problema è che in una dieta priva di pesce non si assumono alcuni acidi grassi essenziali (EPA e DHA) che non vengono sintetizzati dal corpo umano a partire da altre sostanze. Tuttavia è possibile introdurre buone fonti di acido alfa-linolenico nella dieta, includendo cibi come i semi di lino e l'olio di semi di lino, che - secondo recenti studi in ambito di nutrizione umana - sono in grado di fornire adeguate quantità di Acidi Grassi Omega-3, ad un costo molto inferiore delle fonti di origine animale.

Uno studio inglese su un campione di 60000 persone ha mostrato come la sopravvivenza dei vegetariani sia identica a quella della popolazione generale.

Durante la gravidanza la donna deve seguire una alimentazione particolarmente equilibrata in rapporto ai bisogni dell'organismo materno ed a quelli dello sviluppo dell'embrione. Il periodo gravidico comporta anche una sorveglianza medica regolare, pesate frequenti per controllare l'aumento ponderale, ed uno stile di vita più tranquillo per evitare situazioni di stress e sforzi inutili.

L'OMS e l'Unicef hanno sconsigliato l'uso di diete che escludono il latte animale durante l'allattamento e lo svezzamento. Altre organizzazioni come l'American Dietetic Association, sono invece dell'opinione che diete vegane e vegetariane ben bilanciate siano sicure per l'infanzia.

Una delle principali ragioni salutistiche di chi segue la dieta vegana è la convinzione che questa dieta preservi da alcuni tipi di cancro, benché le poche ricerche scientifiche citate a favore di questa tesi non spesso non tengano conto di eventuali fattori di confondimento (fumo, stile di vita).

Il rapporto tra alimentazione e cancro è ancora molto controverso, e in effetti vi sono studi che confermano l'una e l'altra tesi. Inoltre, è bene sottolineare che la quasi totalità delle ricerche che dimostrano un collegamento tra cibi animali e cancro indicano delle soglie di quantità oltre le quali vi è pericolo. Una soglia di pericolo esiste per tutti gli alimenti e per tutte le sostanze, di origine animale e vegetale, a base di proteine, carboidrati e lipidi.

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Vegetarismo

Alcuni ingredienti per una dieta vegetariana

Il vegetarismo (detto anche vegetarianismo o vegetarianesimo) è una forma di alimentazione che esclude il consumo di alcuni o tutti gli alimenti di origine animale, in genere sulla base di considerazioni etiche, ambientali, salutistiche o religiose.

Esistono diverse filosofie di vita vegetariane, che generalmente escludono dall'alimentazione la carne animale di ogni specie (mammiferi, pesci, insetti o altre) ed altri prodotti derivanti all'allevamento; fra le più diffuse, la dieta lacto-ovo-vegetariana, a cui si fa normalmente riferimento col termine di dieta vegetariana, esclude dal consumo carne e pesce, mentre la dieta vegetaliana (detta anche vegan o vegana) esclude qualsiasi alimento di origine animale (ad esempio anche il miele).

Comunemente si autodefiniscono vegetariane persone che non lo sono in senso stretto in quanto escludono la sola carne. Ad esempio, tali si definiscono talora comunità di monaci, che però consumavano regolarmente latte e latticini, uova e derivati, prodotti ittici vari.

Il termine italiano "vegetariano" è un neologismo del XIX secolo che sostituì il termine "pitagorico". Prende la sua radice non direttamente dal termine latino vegetus, traducibile come "forte, sano, attivo, vigoroso", bensì, attraverso il termine latino vegetare (rinforzare, far crescere) dalla derivazione vegetabile, che significa "atto a vegetare" o da vegetale, cioè "spettante a ciò che vegeta", termini che avevano ormai acquisito un legame con il mondo delle piante. Quindi, a rigor di logica e di etimo, vegetariano significa propriamente colui che si nutre di soli vegetali (intesi come quegli organismi che vegetano).

Il termine italiano "vegetaliano" deriva dal termine vegetale; è usato per sottolineare l'astensione da latte, latticini e miele, che taluni "vegetariani" consumano più o meno frequentemente e non è lontano dalla pratica veganiana. Il termine italiano "vegano" deriva dall'inglese vegan, contrazione di vegetarian. È un neologismo creato da Donald Watson, della Vegan Society di Londra, negli anni quaranta.

Ultimamente si stanno diffondendo altri neologismi, come "pescetariano" che indica l'astensione dal consumo di carne ma non da quella di pesce, e "flexitariano" che indica colui che mangia carne o pesce non più di due volte la settimana.

Si può seguire una dieta vegetariana per ragioni etiche, ambientali, salutistiche, politiche o religiose. Solitamente, chi è vegetariano lo è per una combinazione di queste ragioni. Uno dei fondamenti etici di questa scelta è la filosofia antispecista e non violenta (esemplificata ad esempio nella posizione di filosofi come Helmut Friedrich Kaplan) della quale la dieta vegana rappresenta solo un aspetto, e che ha importanti riflessi in campo sociale, politico ed economico.

Riguardo le ragioni di natura prettamente etica e morale, il termine vegetarismo si configura come una sineddoche per varie forme di abitudine alimentare motivate da scelte etico-filosofiche spesso ispirate alla nonviolenza, al pacifismo e all'animalismo o al rispetto dei diritti degli animali. Si parla in questo caso di vegetarismo etico.

La prima delle ragioni specifiche del vegetarismo etico è la coerenza tra il sentirsi individui nonviolenti e la rinuncia a un cibo per la produzione del quale si è ricorsi a violenza. Il vegetariano animalista è prevedibilmente contrario all'idea di nutrirsi a spese di forme di vita la cui incolumità non andrebbe violata.

Le ragioni etiche del vegetarismo scaturiscono dalla tesi per la quale gli animali sarebbero, similmente all'uomo, esseri senzienti, capaci cioè di provare emozioni quali gioia o dolore; secondo i vegetariani, ciò implica che agli animali dovrebbero essere riconosciuti i medesimi diritti alla vita, alla libertà e a non essere torturati che la società riconosce agli esseri umani. Viene talvolta criticata l'illogicità e la presunzione di una visione della vita ritenuta antropocentrica e di conseguenza si considera immorale uccidere gli animali o sfruttarli per ricavarne cibo, come negli allevamenti e nei macelli perché si ritiene inaccettabile la sofferenza e la morte inflitte agli stessi.

Vengono boicottate inoltre alcune attività come caccia, pesca, circhi che utilizzano animali, rodei, giardini zoologici, corse e lotte che utilizzano animali (come la corrida) e qualsiasi altra attività che contribuisca allo sfruttamento degli animali.

Sull'argomento, si guarda anche alla relazione tra il consumo di carne dei nostri tempi e le forme di sfruttamento del cosiddetto Nord del mondo sul Sud del mondo e sull'ecosistema all'interno di una strategia di marketing che, a partire dal dopoguerra, ha teso a rappresentare la carne quale alimento irrinunciabile e, soprattutto, bandiera del ritrovato benessere economico. L'italiano medio è passato in quel periodo da un consumo annuo medio di 8 Kg di carne (immediato dopoguerra) a oltre 80 Kg (attuali). Il problema è riassunto dai ricercatori del Centro Nuovo Modello di Sviluppo: «Il nostro alto consumo di carne è ingiusto perché non è estendibile a tutti gli abitanti del pianeta, semplicemente perché non ci sarebbe abbastanza terra coltivabile». La produzione di carne richiede, nel suo processo, una superficie di terra coltivabile fino a sedici volte superiore a quanta ne è richiesta da legumi ed altri tipi di proteine vegetali. Questo significa che la produzione di 200 grammi di carne, ovvero un semplice secondo piatto per un italiano di medie condizioni economiche, richiede l'impiego di una quantità di terreno dalla quale si potrebbero ricavare due chili e mezzo tra cereali e legumi, l'equivalente di un pasto completo per una settimana. Di tutti i cereali prodotti nel mondo, oltre il 55% è destinata agli allevamenti e non direttamente all'alimentazione umana. A questo va aggiunto il fatto che la maggior parte dei vegetali usati per il mangime per animali vengono coltivati e preparati in Asia e America Latina, ovvero paesi più poveri, e non destinatari di quella produzione.

Un terzo legame tra rinuncia alla carne e pacifismo è l'impatto ambientale. In virtù della sua complessità strutturale infatti, il sistema di allevamento intensivo deve far fronte ad una serie di operazioni parallele all'allevamento tout court (ad esempio l'agricoltura chimica), spesso anche per ammortizzare le eccedenze della superproduzione. L'equivalente dei succitati 200 g di carne corrisponde a circa 4 litri di liquami. Inoltre, l'esigenza di creare ampi spazi (agricoli per coltivare foraggio e logistici per impiantare l'allevamento stesso) è ritenuta corresponsabile della deforestazione di diverse aree del Sud del mondo.

Come in passato, molte popolazioni seguivano una dieta vegetariana o semi-vegetariana, anche perché costrette a farlo durante guerre o carestie.

Cuba è stato il primo paese al mondo ad affrontare un picco del petrolio su scala locale, dovuto al crollo dell'Unione Sovietica che ha interrotto tutti gli aiuti economici, fra cui petrolio e derivati. L'agricoltura cubana, che in precedenza utilizzava fertilizzanti, pesticidi, macchinari e sistemi di allevamento industriali, è collassata, facendo precipitare la quantità di calorie procapite disponibili. La società cubana ne è uscita solo dopo anni di riconversione all'agricoltura biologica, al lavoro nei campi ed ad una dieta semi-vegetariana con i soli contributi di piccoli allevamenti da cortile.

Al disastroso impatto ambientale degli allevamenti bovini - oltre che al fenomeno della mucca pazza - è dedicato il saggio Ecocidio di Jeremy Rifkin.

Solo una minoranza di persone segue una dieta vegetariana per motivi salutistici, e la posizione ufficiale dell'OMS e dell'Unicef sconsiglia le diete che escludono il latte animale durante l'allattamento e lo svezzamento; alcune associazioni di medici, come l'American Dietetic Association e dai Dietitians of Canada sostengono che le diete vegetariane e vegane "ben bilanciate", ovvero dove tutti inutrienti sono calibrati per le varie fasi della vita, sono salutari, e apporterebbero numerosi benefici rispetto ad una dieta carnivora, aiutando a prevenire molti tipi di patologie, tra cui tumori e malattie cardiovascolari. È tuttavia necessaria attenzione ai bilanciamenti proteico, vitaminico e minerale della razione. Per le proteine bisogna tener conto degli amminoacidi essenziali, diversi a seconda della fascia d'età, ma abbinando cereali e legumi non vi sono eccessive difficoltà a soddisfare il fabbisogno. Per i minerali occorre prestare attenzione alla minor disponibilità biologica di quelli contenuti in alimenti vegetali, soprattutto del ferro non ematico. Per le vitamine, è necessario in particolare porre scrupolosa attenzione alla totale assenza di vitamina B12 in tutti gli alimenti vegetali, fisiologica e non causata da tecniche di produzione, come sostenuto da vegetariani . È altamente raccomandata una periodica integrazione con farmaci a base di vitamina B12, per evitare conseguenze neurologiche di vario tipo, anche se sembra paradossale che un'alimentazione ritenuta più "naturale" debba essere supplementata da integratori. I sintomi da carenza di B12 potrebbero essere difficili da riconoscere in quanto le riserve organiche ne pospongono ad alcuni anni la comparsa dall'introduzione della dieta; emblematico il caso di George Bernard Shaw, che, vegetariano sin da giovane, ebbe bisogno di estratti epatici solo pochi anni prima della morte. Tra i sintomi, l'aumento di omocisteinemia è indice che si entra nella zona di rischio .

Il vegetarismo può anche derivare da una scelta filosofico-religiosa, come per chi ha abbracciato una religione in cui si prescrive il divieto del consumo di carne e di prodotti animali o per chi segue particolari percorsi spirituali o di ricerca interiore. Alcune religioni suggeriscono, o implicano, la rinuncia parziale o totale alla carne, motivandola o con questioni di salute (spirituale, mentale e/o corporea) o attraverso una generale etica del rispetto verso le varie forme di vita. Seguendo altre filosofie o religioni meno ortodosse, alla base del vegetarismo può esserci una filosofia biocentrica, che ricerca l'armonia ed il rispetto di tutte le altre forme di vita.

L'attribuzione dell'etichetta di vegetariano è in alcuni di questi casi più metaforica che fattuale.

Come ogni forma mentis che preveda radicali cambiamenti nello stile di vita collettivo, anche il vegetarismo è esposto a critiche di varia natura e dimensione. Rispondendo a coloro che si nutrono di vegetali per evitare l'uccisione di animali, alcuni sostengono che ci sia una contraddizione, in quanto anche le piante, essendo esseri viventi come gli animali, non dovrebbero far parte della loro alimentazione. Inoltre, un tipico controargomento taccia di incoerenza chi, nel predicare un maggiore rispetto della natura, finisce con il contravvenire a leggi che sembrano essere state stabilite dalla natura stessa, come ad esempio l'istinto alla caccia e alla pesca che l'essere umano avrebbe sviluppato nel corso della sua evoluzione. L'idea dei sostenitori del vegetarismo, viceversa, è che l'essere umano sia diventato onnivoro in tempi relativamente recenti, poiché non ha sviluppato nessuno dei tratti anatomico-fisiologici tipici degli animali che si nutrono di carne (artigli, zanne, intestino corto). Nonostante questo, l'essere umano si è evoluto, e dati i suoi deficit fisici (il corpo umano ha potenzialità decisamente ridotte rispetto alla maggior parte delle altre specie), ha evoluzionisticamente compreso che l'unico modo per sopravvivere era costruirsi arnesi e cacciare piuttosto che competere con animali meglio equipaggiati per vivere di raccolta. Gli esseri umani erano raccoglitori, poi sono diventati cacciatori, poi allevatori. Ciò posto, sostengono i vegetaristi, nessuno impedisce alla nostra specie di continuare il processo evolutivo e di giungere a un nuovo regime alimentare che porti con sé i vantaggi sopra descritti.

Il vegetarismo è sempre stato presente in molte culture e popolazioni, sia nel mondo greco a partire da Pitagora, Plutarco e molti altri filosofi, sia in quello orientale, in particolare indiano, sia per scelta che per necessità. Anche Leonardo da Vinci dichiarava apertamente il proprio vegetarismo, affermando "i nostri corpi diventano sempre di più le tombe degli animali". Fra i contemporanei, Albert Einstein, negli ultimi anni di vita, ed il Mahatma Gandhi, che considerava la nonviolenza come un valore da non limitare ai rapporti infraumani. Benjamin Franklin definiva il mangiar carne "un delitto ingiustificato". Era diventato vegetariano a sedici anni perché si era accorto che "apprendeva più in fretta e aveva maggior acume intellettuale".

In base alle statistiche, la direzione sembra essere quella di una lenta ma inequivocabile vegetarianizzazione della popolazione mondiale, soprattutto negli stati occidentali. I vegetariani nel mondo aumentano, soprattutto nelle nuove generazioni. Secondo statistiche stilate negli Stati Uniti, alla domanda "Sei vegetariano?" si è passati dall'1,2% di "sì" del 1977, al 6% del 2003 (con punte del 10% negli stati più progressisti della costa occidentale, e consistenti aumenti percentuali se si accettano coloro che includono il pesce nella loro dieta). Approssimativamente, i vegetariani sono dunque aumentati del 500% in poco più di 25 anni, con un trend piuttosto costante. Le persone che seguono un'alimentazione vegetariana sono oggi 6 milioni in Italia.

Il vegetarismo ha annoverato importanti esponenti nella storia italiana, fra cui Seneca, Lucrezio, Giovenale, San Francesco, Leonardo da Vinci, Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Piero Martinetti, Aldo Capitini, Umberto Veronesi, Margherita Hack, Giorgio Celli.

Quantificare il numero di vegetariani è difficile, sia a causa dell'autoferenzialità dell'indagine (che si basa su un'abitudine personale non verificabile), sia a causa della grande varietà di diete e stili di vita, spesso non esattamente definibili "vegetariani" (come per l'animalismo). Per questo molti esponenti della comunità vegetariana ed animalista sono i primi a ritenere inverosimili statistiche così ottimistiche come quelle apparse negli ultimi anni, sia a nell'ambito italiano che in quello internazionale.

L'1 ottobre si festeggia la giornata mondiale del vegetarismo.

Una delle manifestazioni dell'orgoglio vegetariano è Veggie Pride, che si celebra annualmente a Parigi (nel 2008 si svolge anche a Roma).

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Ahimsa

Ahimsa (अहिंसा, ahiṁsā) è un termine sanscrito generalmente tradotto con non violenza (composto da a non, himsa, forma desiderativa del verbo "han" "uccidere, nuocere". "ahimsa" indica molto di più dell'assenza di violenza).

È un importante precetto dell'Induismo, del Giainismo e del Buddhismo, citato negli antichi testi della Upanishad già 800 anni prima di Cristo, ma successivo ai comandamenti dell'Antico Testamento. Il concetto fu poi elaborato e sviluppato nei secoli, in testi come la Bhagavad Gita, i Purana e la letteratura buddista.

Originalmente inteso come concetto di non-violenza, ossia l'attitudine a non uccidere, ferire né danneggiare in alcun modo qualunque essere vivente (infatti, coloro che praticano strettamente l'ahimsa sono in genere vegetariani), l'accezione moderna più comune è quella di una serie di valori positivi, quali compassione, amicizia, gentilezza, che uniformano e ispirano la convivenza civile.

Il concetto di ahimsa è stato introdotto in occidente dal padre dell'India moderna, il Mahatma Gandhi. Ispirati dalle sue azioni sono nati movimenti politici non-violenti di tipo occidentale, non strettamente legati alle religioni orientali o al rispetto assoluto per tutte le forme di vita.

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Monte Acidofilo

Il Monte Acidofilo è il vulcano di Blood Island l'isola del terzo episodio della saga di Monkey Island.

Il Monte Acidofilo era l'attrazione di Blood Island e garantiva alla Famiglia Goodsoup la ricchezza di cui era abituata con il loro hotel.

Quando arrivarono gli indigeni di Monkey Island, le eruzioni del vulcano cessarono, in quanto i cannibali vegetariani credettero che la Sherman, la divinità del vulcano, fosse arrabbiata.

Cominciarono a fare dei sacrifici con ogni tipo di cibo ed arrivati al Brie provocarono l'Avvento della Divina Dissenteria capendo che Sherman era allergico al lattosio.

Facedo seguire una dieta rigida riuscirono a fermare le eruzioni.

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Spinosaurus

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Lo Spinosaurus era un dinosauro carnivoro lungo probabilmente (dati i pochi reperti pervenuti) fino a 17 metri e dal peso compreso tra le 5 e le 9 tonnellate, forse anche di più negli esemplari più grandi (quindi il suo peso era più o meno equivalente a quello di un autobus). È stato scoperto nella stessa zona del Nordafrica in cui furono trovati i dinosauri vegetariani dal becco d’anatra, gli Ouranosaurus, che, come lo spinosauro, erano forniti di una vela dorsale. Data la tipologia di cranio, molto simile a quello di un coccodrillo, è stato ipotizzato che la sua dieta fosse basata prevalentemente sul pesce e, più raramente, sulla caccia ad altri dinosauri. L'ipotesi si basa anche sul fatto che la vela dorsale risultasse facilmente danneggiabile.

Lo spinosauro, che si muoveva sotto il calore del sole nordafricano, era dotato di un personale sistema di controllo della temperatura che aveva sul dorso; infatti i paleontologi ritengono che controllasse la temperatura del suo corpo attraverso la vela dorsale.

Stando fermo al sole, lo spinosauro assorbiva il calore attraverso l’enorme vela dorsale che era in alcuni punti alta quanto un uomo e funzionava come un “assorbitore termico" catturando la radiazione solare. Il calore ricevuto si propagava su tutto il resto del corpo e, così immagazzinato, permetteva allo spinosauro di mantenere una adeguata temperatura anche durante le ore notturne.

Si ipotizza che nelle ore piu' calde questo dinosauro potesse rivolgere contro la brezza ventosa la sua vela dorsale che, raffreddandosi, faceva fuoriuscire il calore dal corpo, come un enorme radiatore, evitando quindi condizioni di ipertermia.

Alcuni scienziati pensano che la vela dorsale dello spinosauro fosse brillantemente colorata e che potesse essere usata come un segnale di pericolo per minacciare altri maschi; probabilmente aveva anche la funzione di richiamo sessuale durante la stagione dell’accoppiamento. In ogni caso questa alta vela dorsale avrebbere dovuto rendere impressionante la vista di uno spinosauro, che avanzava nel paesaggio del Cretaceo.

A differenza di altri dinosauri carnivori, lo spinosauro non era dotato di potenti mascelle. I suoi denti poi erano conici e dritti, non curvati all'indietro e taglienti come quelli di un carnosauro. Questo ha portato a ritenere che lo spinosauro fosse un predatore di grossi pesci e altri grossi animali fluviali come i coccodrilli, anche se probabilmente non disdegnava di cibarsi di carcasse o animali gravemente feriti. Dalla analisi funzionale degli scarsi resti si ritiene che lo spinosauro camminasse su due zampe, lasciando gli arti anteriori liberi di afferrare le prede. Quando correva, usava la coda affusolata per bilanciarsi.

Essendo un dinosauro abbastanza leggero a dispetto della sua grande stazza probabilmente era in grado di muoversi velocemente con fulminei scatti di corsa.

Lo spinosauro fu scoperto in Egitto nel 1911 da una spedizione guidata dal paleontologo tedesco Ernst Stromer che lo descrisse in una pubblicazione del 1915: purtroppo i resti rinvenuti e raccolti (tra cui una mascella, alcuni denti e vertebre) andarono distrutti nel bombardamento di Monaco di Baviera durante la Seconda Guerra Mondiale.

Lo spinosauro compare nel terzo lungometraggio della saga di Jurassic Park, divenendo il carnivoro "cattivo" di turno. In una scena ingaggia anche una lotta con il T-Rex, in cui vince spezzando il collo al dinosauro.

Mascella incompleta di Spinosaurus, descritta nel 2006 da Cristiano Dal Sasso e conservata nel Museo di Storia Naturale di Milano. La mascella è lunga circa un metro.

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Osteodistrofia fibrosa

L'osteodistrofia fibrosa, chiamata anche osteofibrosi, è una malattia dei rettilie mammiferi, dovuta alla carenza di calcio o di alcune vitamine.

Questa malattia è dovuta ad una carenza o a uno scarso assorbimento di calcio da parte dell’organismo. Può essere causata da un regime alimentare troppo povero in calcio. Nei rettili vegetariani ciò può accadere per una dieta a base di vegetali poveri in calcio. Nei rettili insettivori perché gli insetti da essi mangiati hanno a loro volta una dieta limitata a dei vegetali poveri in calcio, essendo gli insetti poco ricchi di questo elemento. Questo problema è meno presente nei i rettili carnivori, il calcio che è naturalmente presente nei rettili o mammiferi mangiati. Può essere causata anche da un difetto di assimilazione del calcio da parte dell’organismo, o per mancanza di vitamine (precursori del vitamina D3 che partecipa all'assorbimento del calcio), o per mancanza di esposizione ai raggi ultravioletti (per i rettili diurni o semi-diurni). Certi animali sono più sensibili di altri. I giovani in piena crescita sono particolarmente sensibili a questo problema. Le femmine gravide anche, perché il loro organismo utilizza molto calcio per la fabbricazione delle uova. A contrario i rettili notturni hanno una catena di assimilazione del calcio più efficace, e sono dunque meno soggetto a questa malattia. nei cavalli può essere dovuta ad un'alimentazione ricca di fibre che eliminano gli HPO legati al Ca, se questi animali poi vengono tenuti in box chiusi i raggi UV non possono contribuire all'attivazione della ProVitD3 in VitD3 e quindi alla formazione di Ca. conseguenza: tipica formazione della mandibola di gomma.

Questa malattia si manifesta con una fragilità delle ossa, ed in particolare nelle ossa lunghe del corpo, la tibia per esempio. Questo può condurre alle fratture spontanee, alla deformazioni delle ossa o ancora alle malformazioni dagli argomenti in crescita, deformazioni della colonna vertebrale, della mascella, delle zampe, della coda e del carapace. A più o meno lungo termine questa malattia è fatale, o per gli effetti che produce sulle ossa, fratture e deformazioni, o per un indebolimento dell'organismo, conducendo ad un cedimento dei difese immunitarie. Caso dei rettili in cattività In natura questa malattia è difficilmente riscontrabile. Questa malattia è molto più frequente quando gli animali sono mantenuti in cattività, soprattutto in terrario. In questo caso le cause sono legate alla mancanza di calcio negli alimenti forniti, vegetali inadatti o insetti che abbiano consumato dei vegetali inadatti, ad una mancanza di vitamine nel cibo, vitamine A e D principalmente, o ancora ad una mancanza di apporto in UV, per gli animali diurni o crepuscolari.

Le soluzioni sono preventive e correttive. Preventive: rispondere ai bisogni dei rettili fornendo un'alimentazione ricca in calcio ed in vitamine, direttamente o indirettamente, e fornendo degli UV per un'illuminazione adattata. Correttive: fornendo dei supplementi alimentari in calcio e vitamine, e certamente correggendo le condizioni dell'ambiente naturale. Comunque sia, un controllo presso un veterinario specializzato in rettili è necessario per fornire un trattamento adattato all'animale, in relazione alla condizione fisica, al peso, all'età e la specie.

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Source : Wikipedia