Valmontone

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Valmontone

Valmontone è un comune di 14.625 abitanti della provincia di Roma, situato su un rialzo tufaceo, lungo la via Casilina a ca. 45 km dalla capitale. La città è raggiungibile anche con l'Autostrada A1 uscendo al casello omonimo e con il treno utilizzando la ferrovia regionale FR6.

Valmontone sorge su un colle tufaceo, a 303 m sul livello del mare, parte di un sistema orografico formato da piccole valli, e modesti rilievi. Il territorio rientra nel bacino idrografico dell'Alta Valle del Sacco, e difatti il piccolo fiume si incontra al confine tra i comuni di Valmontone e Colleferro, attraversato da un ponte. Il sottosuolo è inoltre ricchissimo di acque e falde freatiche, ragion per cui a Valmontone è stata aperta la sede del C.E.R.I. (il centro di ricerca, previsione, prevenzione e controllo dei rischi idrogeologici). Il paesaggio circostante è ricco di verde proprio grazie alla presenza del vicino fiume Sacco e delle numerosi fonti d'acqua.

Nonostante la modesta altitudine renda il territorio considerabile "bassa collina", il clima è influenzato dalla presenza delle suddette strette valli che incanalano aria dal mare, ragion per cui Valmontone ha un clima di tipo oceanico, freddo e umido d'inverno con frequenti gelate mattutine e caldo d'estate con notti umide.

Le origini di Valmontone non sono molto chiare: sembrerebbe essere stata fondata da Glauco, figlio di Minosse, e chiamata Labicum dal nome dello scudo che si utilizzava in battaglia. In seguito divenne colonia degli Albani e molto spesso fu in guerra contro Roma, che all'epoca si stava cominciando ad espandere. Secondo alcune testimonianze, la presenza della città di Labicum nell'antico territorio valmontonese sarebbe avvalorata dall'esistenza di ruderi, visibili fino al XVIII secolo. In ogni caso, la presenza di insediamenti in epoca romana è certa, dal momento che sono stati rinvenuti numerosi reperti: si va dalle tavole di marmo con iscrizioni in latino ad un paio di sarcofagi di epoca imperiale. Inoltre, durante i lavori per la TAV sono riemersi una piccola stazione termale, una villa rustica, un villaggio di carbonai e delle fornaci per la cottura di laterizi e vasellame. In particolare, le terme con annessa stazione di posta si troverebbero sul tragitto dell'antica via Labicana, nel punto che sulle antiche mappe era denominato Ad Bivium: in zona sono visitabili le rovine della chiesa di Sant'Ilario e le catacombe paleocristiane.

Labicum fu distrutta verso la fine dell'Impero Romano, sicché venne ricostruita sull'attuale sito come un castrum, una cittadella fortificata, nominato certe volte come Castrum Lateranensis, in quanto probabilmente patrimonio della Chiesa: già nel VIII secolo probabilmente dei Benedettini avevano fondato il convento di Colle Sant'Angelo.

Il nome "Vallis Montonis" apparve per la prima volta in un documento del 1139, con il significato di "valle sovrastata da un monte" o, secondo altri, "valle sovrastata dal Montone", cioè la piccola altura su cui sorge il centro storico, circondata dalla valle dove si snoda la Casilina o quella retrostante del Prato della Madonna. Nel 1208 Innocenzo III della famiglia dei Conti acquistò la terra di Valmontone e la affidò in gestione al fratello Riccardo conte di Sora. In questo fiorente periodo Valmontone fu meta ricercata da importanti personaggi come re Carlo VIII di Francia, Urbano VI ed altri pontefici. Successivamente (prima metà del '500) alleanze sbagliate portarono Valmontone in disgrazia, venendo saccheggiata dalle armate di papa Paolo IV prima, e dalle truppe di Marcantonio Colonna poi. Nel 1527 fu saccheggiato dai lanzichenecchi: in uno di questi assalti, Valmontone fu messa a ferro e fuoco, e gli archivi bruciarono, provocando il "buio" riguardante la storia antica del paese.

Nel 1634 Valmontone fu acquistata dalla casata del principe Camillo Pamphilj, nipote di Innocenzo X. In questo periodo Valmontone fu portata nel suo massimo splendore artistico e monumentale, in base ai piani del Principe, il quale voleva realizzare una sorta di utopica città ideale, la Città Pamphilia. Papa Innocenzo X assistette alla nascita di questo progetto, quando si recò, nel 1662, a Valmontone per vedere il palazzo Doria che in quel periodo si edificava, e soggiornò nel primo appartamento. Nel XVIII secolo, i Pamphilj rischiavano di estinguersi, così, con un matrimonio ad hoc, la famiglia si fuse con i Doria-Landi, diventando Doria-Landi-Pamphilj. Nel 1843 il pontefice Gregorio XVI, durante il viaggio epistolare per visitare Anagni, visitò la Collegiata ed insignì Valmontone con il titolo di "Città".

La Seconda Guerra Mondiale ha visto Valmontone al centro di sanguinose vicende: nel 1944, gli Alleati, sbarcati ad Anzio, pianificarono l'Operazione Shingle con l'obiettivo di riprendere il controllo su Roma. Valmontone, trovandosi sulla strada per la capitale, era una tappa molto importante, secondo l'altro piano militare, l'Operazione Diadema, nel Maggio-Giugno 1944. Quindi gli Alleati attaccarono ripetutamente la città con cannonate e bombardamenti aerei a tappeto, con lo scopo di scacciare i Nazisti asserragliati al suo interno. Valmontone fu colpita pesantemente: l'80% dei suoi edifici furono rasi al suolo, i restanti erano notevolmente danneggiati e pericolanti. Per i danni subiti e per il valore dimostrato alla fine della Seconda Guerra Mondiale la città fu insignita della "medaglia d'argento al valore".

Nonostante la ricostruzione successiva, la città ha perso il suo aspetto medievale-barocco, se non in alcuni preziosi scorci del centro storico, miracolosamente scampati alla guerra e al dopoguerra. Oggi Valmontone è una città di respiro europeo collegata con importanti organismi internazionali: è inoltre "Comune d'Europa", essendo gemellata con la cittadina spagnola di Benifajo e con Weiler-Simmerberg, comunità bavarese.

Palazzo Doria-Pamphilj: si tratta del palazzo baronale: in orgine fu un castello fortificato, almeno fino alla breve parentesi dei Barberini, che iniziarono a rinnovare e ampliare la fortezza. Quando il principe Camillo Pamphilj ottenne il feudo di Valmontone, volle creare una sorta di città ideale, la cosidetta Città Panfilia, che comprendesse non solo il palazzo, ma anche la vicina chiesa e altri edifici, come stalle, magazzini, abitazioni. Per questa ragione richiamò a Valmontone una grande varietà di artisti. Il massiccio e squadrato edificio, secondo il piano del principe, è diviso in 365 stanze, le più importanti delle quali si trovano al Piano Nobile, cioè il primo: qui si possono ancora ammirare, dopo lunghi restauri, alcuni importanti affreschi, tematicamente divisi: le quattro stanze degli Elementi, i quattro dedicati ai Continenti (le Americhe, Europa, Asia e Africa), la stupenda Sala del Principe, decorata a Trompe-l'œil e due cappelle private. Gli affreschi sono stati realizzati tutti tra il 1657 e il 1661 da artisti quali Pier Francesco Mola, Gaspard Dughet, Guglielmo Cortese, Francesco Cozza e Mattia Preti.

Museo Archeologico di Valmontone: il Museo è situato in una parte del prestigioso Palazzo Doria-Pamphilij. Il piano terra ospita un allestimento riguardante il territorio del paese, mentre il piano superiore offre un'introduzione ai diversi siti archeologici presenti intorno Valmontone e argomenti ad essi correlati, attraverso i reperti, plastici e altri media. Vi sono ricostruiti ad esempio il villaggio dei carbonai rinvenuto a Colle Carbone, l'insediamento di Colle dei Lepri, la Mansio (casa coloniale romana), le terme romane e le fornaci di Colle Pelliccione. Il reperto più prestigioso e anche il simbolo del museo è senza dubbio un pettorale dorato, appartenuto probabilmente ad una fanciulla.

La Colleggiata: la Chiesa di Santa Maria dell'Assunta fu costruita sull'omonimo tempio gotico del XII secolo, sotto Camillo Pamphilj nell'ambito del rinnovamento del paese, nel XVII secolo (i lavori cominciarono intorno al 1683). I resti della precedente struttura, ormai troppo piccola per il paese in fase di crescita, sono stati rinvenuti nei sotterranei di Palazzo Doria, mentre tratti di vecchi muri sono incastonati nelle pareti del cortile retrostante la chiesa attuale. Fu progettata dall'architetto Mattia de Rossi, fidato allievo del Bernini, con cui si occupò della costruzione di Santa Maria in Montesanto, a Piazza del Popolo in Roma: De Rossi si rifece proprio a questa chiesa per il disegno della pianta del nuovo edificio, mentre per l'esterno e la facciata, si ispirò all'opera del "rivale" del maestro, ovvero a Sant'Agnese in Agone a Piazza del Popolo, realizzata da Borromini. Quindi si tratta di una chiesa a pianta ellittica, con quattro cappelle simmetriche rispetto all'asse centrale che dà sull'altare: in esse sono conservati alcuni dipinti barocchi, compresa la pala d'altare, un'Assunzione del Gramiccia. Internamente alla chiesa si possono vedere un paio di reperti risalenti alla precedente struttura gotica, come il vecchio fonte battesimale all'ingresso di destra, e una striscia di mosaico su uno scalino. Esternamente la chiesa si presenta con un pronao concavo decorato da quattro colonne a capitello ionico, compreso tra i due campanili gemelli. L'elegante cupola non è circolare, ma ellittica, per seguire la pianta dell'edificio. Oltre a Sant'Agnese e a Santa Maria in Montesacro, la Colleggiata di Valmontone è spesso messa in relazione anche alla Chiesa dell'Assunta ad Ariccia, altra opera del Bernini.

Fontana del Colle: questa fontana fu eretta in stile barocco, come parte del progetto di espansione urbana di Camillo Pamphilj. Formata da un piedistallo che sostiene quattro vasche circolari, una per angolo, decorate con teste di leone. Sul piedistallo si erge poi una colonna sul cui capitello troneggia una statua in bronzo del Labicano, il guerriero romano simbolo di Valmontone dal XIX secolo. La fontana fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, eccezion fatta per una delle vasche e il piedistallo: il monumento fu restaurato e ricostruito 1968. La colonna attuale, di epoca imperiale, è un regalo della città di Roma.

Sant'Antonio: miracolosamente la piccola chiesa scampò ai bombardamenti dell'ultimo conflitto, quindi è praticamente l'unico edificio di epoca medievale presente a Valmontone. Il suo vero nome è Santa Maria delle Grazie e fu eretta nel IX secolo in stile romanico: la costruzione è stata eretta con blocchi di tufo, arricchita da due piccole finestre cieche, una delle quali decorata da un piccolo archetto. L'interno è decorato con stucchi barocchi, una Madonna con il Figlio, e un Sant'Antonio Abate, entrambi anonimi.

Colle Sant'Angelo: su questa collina si trovano il cimitero di Valmontone e il Convento Sant'Angelo, costruiti, sembrerebbe, secondo alcune fonti storiche, sul sito di un antico tempio pagano. Completamente raso al suolo dai bombardamenti, fu ricostruito immediatamente in quanto simbolo molto importante per i valmontonesi . Eretto nel VIII secolo da monaci dell' Ordine Benedettino, si possono vedere alcuni resti del vecchio monastero nel chiostro, dove è visibile una Via Crucis, parte originale del 1607-08, e nel refettorio: inoltre due campane, una del 1523, l'altra del 1744, sono in mostra nel chiostro.

Santuario della Madonna del Gonfalone: chiesa costruita nel 1508, su pianta gotica, al di fuori della cerchia muraria, in una località chiamata Prato della Madonna (o Pratone). In origine il santuario aveva 15 altari. Distrutto nell'ultimo conflitto, fu ricostruito negli anni '50 e l'unica parte originale è l'elegante portale timpanato in stile rinascimentale. Internamente sono degni di nota la zona absidale, salvatasi dalla distruzione, con l'altare maggiore, e un affresco del (1514) della Vergine che allatta Gesù.

Porte delle mura: prima della guerra a Valmontone erano presenti almeno tre porte murarie, ma una di esse, Porta Romana, in stile rinascimentale, fu completamente rasa al suolo e di lei rimane solo il toponimo della via. Le altre due sono Porta Napoletana e Porta Nuova: la prima era una massiccia porta medievale fortificata, con due solidi torrioni merlati sui lati, parzialmente visibili ancora oggi. L'altra fu eretta all'inizio della Via Nuova per volere di Camillo Pamphilj, in stile barocco, come porta per la strada che conduceva alla piazza sulla cima della collina, sul fianco di Palazzo Doria: di questa rimane solo parte della struttura e uno dei cardini.

Non lontano dal paese, sempre in territorio comunale, sorge il Valmontone Outlet, noto anche come Fashion District, una sorta di enorme centro commerciale, realizzato ad imitazione di una città americana, quindi a cielo aperto, con strade, fontane, piazze, edifici, una finta stazione ferroviaria, che ospitano numerose boutique, negozi e ristoranti. Di fronte al complesso è in teoria in costruzione il più grande parco giochi tematico d'Europa, Terramagica.

Per la parte superiore



Storia di Velletri

Voce principale: Velletri.

La storia di Velletri, grossa città di poco più di 52.000 abitanti situata ai margini meridionali della provincia di Roma, sulle propagini dei Colli Albani in vicinanza dell'Agro Pontino, raccoglie un insieme di eventi che hanno influenzato in maniera spesso influente la storia del Lazio. Già l'antica Velitrae, roccaforte dei Volsci, diede filo da torcere ai Romani che poterono entrarvi da conquistatori solo nel 338 a.C., mentre in età moderna a Velletri si sono combattute due diverse battaglie (nel 1799 e nel 1848) nell'ambito rispettivamente della guerra di successione austriaca e dell'assedio di Roma in conseguenza della proclamazione della Repubblica Romana. Durante la seconda guerra mondiale la città ha subito ingenti danni a causa della sua strategica posizione in quanto punto della linea Hitler, estremo baluardo difensivo tedesco tra Velletri e Valmontone prima della presa di Roma nel giugno 1944.

I primi insediamenti nel territorio di Velletri sono fatti risalire al Paleolitico medio, invece l'origine del più antico raggruppamento urbano è etrusca e la fondazione dovrebbe essere avvenuta intorno al 700 a.C., quando gli Etruschi, muovendo dall'attuale Toscana verso il sud Italia fondavano città nei punti strategici.

Il nome Velletri è etrusco significa probabilmente luogo dove si coltiva ("VEL" luogo e "THER" coltiva), simile a quello di Vetralla e Veroli, altri insediamenti fondati dal popolo etrusco. Nonostante tutto esistono molte fonti che le attribuiscono erroneamente una fondazione volsca, cioè ad opera del popolo dei Volsci; questo perché la città perse la dominazione etrusca intorno al 500 a.c. e fino al 338 a.C., quando venne conquistata definitivamente dai romani, Velletri passò sotto il controllo di vari popoli tra cui Volsci, Latini e Romani. Quello dei Volsci comunque fu un popolo che segnò molto Velletri, visto che la città si trovava tra il territorio di Roma e quello di questo fierissimo e combattente popolo originario dell'attuale Ciociaria. Anche la lingua che si parlava a Velletri era la lingua volsca, lingua che rimasse in uso per alcuni secoli dopo la conquista di Roma. Esistono poi leggende che narrano come Velletri fosse fondata dai rifugiati di Troia; ma sono leggende che ogni città del luogo, tra cui la stessa Roma, ha fatto proprie, e non vanno prese in seria considerazione.

La città fu sottomessa da Roma nel 338 a.C. dopo una guerra di circa due secoli, che aveva visto Velletri cambiare bandiera più volte a seconda di quale etnia (Volsci, Latini, Romani) veniva a costituirsi nella città dopo epidemie e guerre che decimavano l'etnia dominante. Nel 356 a.C. Velletri aveva assunto un ruolo predominante poteva contare su solide mura difensive costruite nei periodi di pace e così riuscì addirittura a saccheggiare Roma che in quel periodo era stata appena depredata dai Galli senoni. Questo gesto costerà caro a Velletri ma in generale a tutti i popoli Latini: Roma, infatti, riorganizzerà il suo esercito e darà vita alle guerre latine che andarono dal 340 al 338 a.C., che culmineranno con la definitiva sconfitta dei popoli della Lega latina e la conquista di Velletri da parte del console romano Furio Camillo, che si dice riuscì ad espugnarla perché un traditore di notte aprì le porte della città. In ogni modo Furio Camillo farà abbattere le mura difensive, che saranno ricostruite solo nell'ottavo secolo per difendersi dai predoni Arabi: la città conserva ancora quest'avvenimento, infatti nel medioevo sarà ripristinata la porta dove entrò il console e fu chiamata appunto "Porta Furio" e, ancora oggi, la strada interna della città che portava a questa porta è chiamata "Via Furio". Dopo quest'atto nascerà la Velletri municipio Romano che combatterà a fianco dei Romani sia contro Pirro sia contro Annibale e darà legionari alla repubblica e poi all'impero e avendo in cambio uno dei periodi più fiorenti della sua storia millenaria. In questi secoli di prosperità si costruirà molto, la città sarà scelta come dimora di campagna d'imperatori e personaggi illustri. Ricordiamo per esempio che a Velletri morì Claudia Atte libertà e amante di Nerone, Catilina vi organizzerà la sua fallimentare congiura con l'aiuto di ex-legionari, e vi è stata trovata la tomba di Sesto Vario Marcello padre dell'imperatore Eliogabalo e tombe di personaggi importanti come quella di un certo Baebus che, forse un ebreo (si deduce dal nome) e quella di un schiavo di nome Datus, di origine africana. Questi ritrovamenti testimoniano la cosmopolità di Velletri. Sappiamo inoltre che Caligola, insieme ad altri imperatori, aveva una villa a Velletri, dove secondo alcuni storici festeggiò anche un compleanno; lo stesso Caligola farà costruire a Velletri dei bagni pubblici che esistono ancora oggi: le tre cisterne principali situate vicino la chiesa di San Clemente; l'imperatore inoltre darà alla città una libertà quasi totale da Roma.

Nel 120 sarà costruito un anfiteatro (ristrutturato nel 364) simbolo di prestigio e importanza che si unirà ai diversi tempi, tra cui quello di Giove, Mitra ed Ercole. Del forzuto semidio se ne contavano addirittura tre: uno di questi è l'attuale chiesa di San Giovanni Plagis. Questo perché la città era molto legata a Ercole: si racconta che nell'antichità un bandito ferocissimo saccheggiasse i territori veliterni e che gli abitanti per ucciderlo chiamarono proprio il forte semidio; nella stessa epoca si poteva ammirare anche il tempio di Apollo e Diana, costruito quest'ultimo in una zona conosciuta ancora adesso come "Sole e Luna", proprio in retaggio dei due Dei associati al culto del Sole e della Luna, oppure il tempio di Saturno che secondo una delle tante leggende sarebbe stato il fondatore della città (non a caso Saturno era il Dio dell'agricoltura); oggi questo tempio è la chiesa di San Michele Arcangelo. Infine si ergeva il famoso tempio di Marte, descritto anche da Svetonio e già tempio sacro della gente volsca; in quel periodo esso diede grande importanza e prestigio alla città: venivano organizzati giochi in onore del Dio guerriero che richiamavano molti spettatori e concorrenti dalle città vicine. Non a caso Velletri era considerata "Urbs inclyta Martis" celebre città di Marte.

Per quanto riguarda il cristianesimo secondo tradizione Velletri sarà convertita da un certo Clemente poi divenuto il quarto papa della chiesa con il nome di Papa Clemente I nell'88. Sembra che costui nacque proprio a Velletri. Nel 350 il tempio di Marte diventerà una chiesa cristiana dedicata proprio a San Clemente.

La città inoltre fu patria della gens Octavia da cui discese Augusto, da ciò la diatriba secolare tra gli storici romani e veliterni che vogliono rispettivamente legare la nascita del primo imperatore romano alla propria città. Oggi sappiamo che probabilmente Augusto nacque a Roma, ma che discese dalla gens Ottavia, originaria come già detto di Velletri ed entrata nel Senato Romano dopo l'estenuante lotta secolare che portò i Romani a conquistare Velletri; il suo biografo Svetonio c'informa che Augusto passò la sua infanzia a Velletri dove la famiglia Ottavia era la più importante e possedeva varie proprietà; ma come lo stesso Svetonio precisa che Augusto nacque a Roma. Pare però che Augusto, divenuto imperatore, nascose le sue origini umili perché da primo imperatore romano si vergognava di non essere di pura stirpe romana. Inoltre lo storico greco Cassio Dione Cocceiano riporta invece che Augusto era nato proprio nella città di Velletri. Possiamo citare poi una leggenda antichissima che afferma che durante le fasi della guerra tra Roma e Velletri al tempio l'oracolo sentenziò: "Un cittadino veliterno s'impadronirà del mondo". Probabilmente questa leggenda è stata inventata di sana pianta inseguito alla nascita d'Augusto, ma dimostra lo stretto legame di Augusto con la città; esiste inoltre un'altra che racconta che chi entrava nei ruderi della villa d'Augusto a Velletri fosse scagliato fuori da una forza sconosciuta, e che un contadino, volendo dimostrare il suo coraggio e la falsità di questa storia, decise di passare una notte nei resti della villa dell'imperatore, ma fu sbattuto fuori con tutto il giaciglio. La Velletri fiorente dell'era romana cadrà in disgrazia quando Costantino I nel 330 sposterà la capitale da Roma a Costantinopoli.

Dopo la caduta dell'impero romano Velletri fu devastata dai barbari, prima dai goti di Alarico che avevano da poco compiuto il saccheggio di Roma, questi si insidieranno a Velletri tanto che il suo primo vescovo fu proprio di origine Gota, la città sarà temporaneamente liberata dai Bizantini del grande generale Belisario che il 9 dicembre 536 entrò a Velletri mentre dal sud Italia marciava verso Roma, durante i fatti della Guerra gotica. In seguito la città fu toccata anche dall'altro generale bizantino Narsete che sappiamo riconobbe a Velletri la fedeltà verso l'Impero tanto che diede alla città delle libertà speciali poi riconfermate dall'Imperatore Giustiniano I, cosi qui si formerà la prima parte del motto della città di Velletri cioè Est mihi libertas imperialis. Sempre durante le fasi della guerra gotica entrerà in città anche il grande condottiero dei goti Totila. Da quello che ci raccontano gli storici cristiani fu un sanguinario in realtà la sua figura fu molto più alta e nobile. In questo periodo Velletri era un passaggio cruciale tra il nord e il sud Italia visto che la vicina Palude Pontina dalla caduta dell'impero Romano era tornata un posto malarico e inospitale, cosi Velletri che si adagiava sui colli Albani rimaneva l'unico percorso percorribile attraverso la via Appia Antica. Finita la Guerra tra i Bizantini ei Goti la penisola subì l'ultima e più disastrosa invasione barbarica, quella dei Longobardi, entrati attraverso le Alpi intorno al 568 e che spedirono l'Italia in pieno Medioevo. Possiamo immaginare che nella loro discesa verso il sud dello stivale i Longobardi passarono anche da Velletri che ormai del ricco e fiorente centro romano conservava solo il ricordo, dato che la città era semi-spopolata dai 15.000 abitanti di qualche secolo prima era passata ad appena 1.000. Lo stesso Papa Gregorio Magno nel 592 con una lettera al vescovo ordino ai cittadini di abbandonare la città perché insicura, questa lettera è molto importante perché ci dice che Velletri in questo periodo faceva parte del Ducato di Roma ed era tenuta molto in considerazione. Il fatto di far parte del ducato di Roma diede la possibilità alla città di non dover subire troppo le angherie dei Longobardi. Nel 730 ormai insofferente verso Goti, Longobardi e gli stessi Bizantini, Velletri si schierò al fianco del Papa, ricevendone in cambio una certa autonomia nei confronti dello stato pontificio. A tale circostanza si deve la nascita del motto completo della città ("EST MIHI LIBERTAS PAPALIS ET IMPERIALIS") che campeggia ancora oggi nello stemma cittadino. Nel 774 Velletri venne visitata da Carlo Magno che trascorreva la pasqua da Papa Adriano I, sappiamo anche che una delegazione di Velletri era presente nel 800 quando Carlo Magno venne incoronato da papa Leone III. In questo periodo intorno al 865 l'allora vescovo di Velletri Gauderico redasse un racconto sulla vita dei Santi Cirillo e Metodio, più precisamente su Cirillo che aveva riportato, sembra, le reliquie di San Clemente in italia. Come ultimo fatto di fine millennio Velletri subirà anche le aggressioni dei Saraceni che dalla Sicilia si stavano spingendo in centro-Italia. In questo periodo la città si doterà nuovamente di mura difensive, mura che non esistevano più ormai dal lontano 338 a.c. vale a dire quando Roma reppublicana assoggettò Velletri. Anche la minaccia Saracena finirà nel 915 d.c. con la battaglia del Garigliano combattuta da Giovanni X; con questo si chiuderà il primo millennio.

Dopo l’anno mille comincia a esserci una stabilizzazione generale della penisola italiana: l’Italia ha trovato una sua stabilità, anche se ormai è irreparabilmente divisa in ducati e piccoli regni, per lo più di origine barbarica, e città-stato più o meno grandi. Velletri in questo periodo comincia a maturare la sua idea di comune indipendente, cioè di auto-governarsi con leggi proprie, magistrati propri, governanti eletti dal popolo: lo testimonia anche lo stemma cittadino, nato in questo periodo, che ritrae, infatti, un’aquila bicefala coronata, forse ispirata a quella Paleologa bizantina, e reca all’interno la scritta già citata in latino; lo stemma all’interno ha anche tre torri e tre alberi dall'oscuro significato (probabilmente sono riferimenti culturali romani o pre-romani). Tutto questo mentre le città vicine diventavano castelli di signorotti e famiglie aristocratiche locali, che daranno poi origine alla denominazione Castelli romani che anche oggi è attribuita a questa zona. Velletri lotterà orgogliosamente e bellicosamente per difendersi dai vari aggressori desiderosi di assoggettarla per il suo appetibile territorio e per la posizione strategica, ma anche per le sue scelte politiche indipendenti.

Il comune di Velletri nel 1100 aveva come struttura governativa un parlamento per gli affari più importanti come le elezioni dei magistrati, mentre per gli affari più ordinari c’era un consiglio maggiore formato da circa 120 cittadini; infine c’era il consiglio di credenza che serviva come organo di controllo ed era formato da nobili. In seguito, per affrontare meglio i problemi d’emergenza, il Comune passa all’istituzione dei “signore nove” o “nove bravi uomini” che avevano il compito di governare sotto mandato del popolo ma in modo più immediato. Velletri, nonostante fosse un piccolo comune, riuscì lo stesso a crearsi un suo spazio, anche grazie alla fedeltà che più volte dimostrerà al papato, fedeltà non disinteressata perché i papi più volte corsero in aiuto di Velletri nei momenti di difficoltà. Quest’amicizia era dovuta al fatto che la città fu frequentata da molti futuri papi, che vi studiarono in gioventù o vi ricoprirono la carica di Vescovo. La diocesi di Velletri, oggi Sede suburbicaria di Velletri-Segni, è una delle più antiche al mondo e ha il record del maggior numero di vescovi-cardinali divenuti Papa.

Il 12 marzo del 1088 con conclave a Terracina divenne Papa il vescovo di Velletri Oddone, che prese il nome di Urbano II e passerà alla storia per avere indetto la prima crociata. Fu osteggiato dall'antipapa Clemente III, ma Velletri rimarrà fedele al vero Papa. In questo periodo Velletri riesce a resistere all’assedio di Roberto Il Guiscardo, duca dei Normanni, che marciava verso Roma e aveva già saccheggiato Cisterna di Latina e Sezze.

Il 27 agosto 1181 fu eletto Papa un altro vescovo di Velletri, Ubaldo Allucignoli, che prenderà il nome di Lucio III. L’evento straordinario per la città è che il conclave si tenne in Velletri nella cattedrale di San Clemente, dove il nuovo pontefice mantenne la sua sede pontificia per due anni durante i quali proclamò sette nuovi cardinali e, sembra, ricevette il Re di Scozia in visita.

Nel 1205 venne nominato vescovo di Firenze Giovanni da Velletri, che si distinse per le sue doti diplomatiche e l'alta fedeltà al Papato. Qualche anno più tardi, nel 1222, giunse a Velletri San Francesco d'Assisi.

Nel 1240 Velletri era diventata una città fiorente e appetibile tanto da far gola a molti. In questo periodo comincia la lotta che la città porterà avanti nei secoli per la sua indipendenza, tanto da potersi vantare di non aver mai avuto un signore o una famiglia aristocratica come padrone. La città istituì la figura del Podestà che restava in carica per sei mesi e disponeva dei poteri decisionali per una maggiore immediatezza governativa.

Negli anni seguenti, durante la lotta tra papa Gregorio IX e l'imperatore Federico II di Svevia, Velletri restò fedele al Papa che, tra l’altro, era già stato suo vescovo. In questo frangente fu addirittura il comune di Roma, quasi totalmente fedele a Federico, che cercò di sopraffare Velletri con un attacco a sorpresa, ma Velletri riuscì a resistere, tanto che lo stesso Papa Gregorio lodò Velletri per la sua fedeltà di fronte al tradimento dei Romani che nel frattempo avevano rinunciato ai loro propositi anti-papalini.

Nel 1261 il comune di Velletri confermò la sua indipendenza, mentre un altro vescovo di Velletri, Rinaldo dei conti di Segni, divenne Papa con il nome di Alessandro IV. Questo Papa, oltre a tenere avocata a sé la cattedra di Velletri, donò anche alla città la splendida Crux Veliterna ancora oggi conservata a Velletri. Questa croce era stata donata a sua volta da Federico II di Svevia ed è una reliquia di grande valore. Dal 1262 la diocesi di Velletri fu retta da Enrico de Bartolomeis, conosciuto come Enrico da Susa detto anche L'Ostiense, professore di legge a Parigi e ambasciatore del re d’Inghilterra Enrico III presso Papa Alessandro IV.

Nel 1272 ancora un vescovo di Velletri diventò papa: stavolta fu il beato Pietro di Tarantasia eletto pontefice con il nome di Innocenzo V.

Il 3 ottobre 1299 papa Bonifacio VIII fu eletto dai cittadini di Velletri loro podestà per una legislatura. Questo fatto, oltre a rafforzare il legame politico e di amicizia che la città aveva con i Papi, testimonia il timore della città di venire assoggettata dalle potenti famiglie aristocratiche romane con le quali lo stesso pontefice si trovava in conflitto. Nel 1303 a Bonifacio VIII succedette un altro vescovo di Velletri, Nicola Boccassini, divenuto papa con il nome di Benedetto XI.

Il 1300 fu l'inizio di un secolo difficile per il Comune: con lo spostamento della sede papale ad Avignone (la cosiddetta cattività avignonese) Velletri perse l’appoggio dei Papi che avevano sempre sostenuto la fiera indipendenza della città e le famiglia aristocratiche romane come i Colonna e gli Sforza e lo stesso Comune di Roma, che da sempre miravano a prendere il controllo di Velletri, non si lasciano sfuggire l’occasione. Il Comune di Roma sfruttò il momento di debolezza di Velletri e le impose la sottomissione; quest’ultima, non potendo combattere per disparità di forze, dovette accettare un accordo, firmato il 3 novembre 1312, che segnò la fine del libero comune di Velletri per una semi-autonomia. Quest’accordo nel dettaglio prevedeva che podestà venisse scelto da Roma, ma comunque doveva giurare fedeltà agli antichi statuti di Velletri; al popolo veliterno restava la scelta del giudice, ma i candidati erano proposti da Roma.

Nonostante tutto Velletri non perse il favore dei papi, anzi ricevette i complimenti da Avignone da papa Giovanni XXII per non aver dato asilo a Ludovico il Bavaro che in quel periodo scorrazzava per l’Italia. Nel frattempo, allo scopo di riconquistare la sua totale indipendenza da Roma, alcuni ambasciatori vennero spediti nel 1347 da Cola di Rienzo, che i veliterni avevano aiutato in precedenza, perché quest’ultimo intercedesse in favore di Velletri che era disposta a pagare il comune di Roma per tornare in possesso della sua indipendenza. Il tentativo fallì e fu guerra.

Nel frattempo, nel 1352, fu eletto papa un altro vescovo di Velletri (Innocenzo VI), mentre il nuovo vescovo di Velletri fu nominato legato pontificio per l’Italia e incoronò Carlo IV imperatore a Roma. In questo periodo, nel 1353, la città costruì la Torre del trivio, torre campanile della chiesa di Santa Maria. La torre ha resistito ai secoli e ai disastrosi bombardamenti della seconda guerra mondiale: oggi è possibile ammirarla in piazza Cairoli.

Nel 1362 durante la rivolta di Velletri da Roma sembra che ci sia stata qualche battaglia tra le due città perché i romani si vantano di avere umiliato i veliterni , questa fase di lotta tra le due città deve essere stata molto importante perché lo stesso papa Urbano V successore del cardinal-vescovo di Velletri Innocenzo VI si scomoda per trovare una momentanea tregua tra i due contendenti, ma dura appena dal 1364-1365. Nel 1370 la lotta è già ripresa e i Romani attaccano Velletri saccheggiandola e rubandole delle campane evidentemente un vessillo importante perché Velletri per immediata vendetta attacca e saccheggia i castelli limitrofi di San Gennaro e di San Pietro in formis (campo morto), alleati di Roma contro Velletri, prendendo le loro campane e sostituendo cosi quelle saccheggiate dai romani. Cosi nel 1374 si arriva a una tregua definitiva tra le due città il trattato è rivisto e Velletri può rieleggere il suo podestà ma comunque questo deve essere riconfermato da Roma, Velletri cosi ha ridimensionata in parte la sua autonomia ma salva il suo orgoglio. Intanto la sede pontificia è tornata a Roma e come conseguenza dello Scisma d'Occidente i Papi sono intenzionati a far diventare lo stato pontifico un solido regno, cioè abbattere tutte le forme di governo autonomo, cosi papa Benedetto IX si prende il diritto di nominare il podestà di Velletri dopo che quest’ultima aveva appena riconquistato il diritto a una semi autonomia, ricordiamo che Velletri in questo periodo doveva combattere anche le famiglie nobili romane che miravano al controllo del comune, ma questo lo vedremo fra poco. Adesso vale la pena soffermarci sull’esercito del comune di Velletri in questo periodo la città dovrebbe contare circa 8.000 abitanti che per l’epoca non sono pochi, il suo esercito secondo dati dell’epoca era formato dal classico connubio cavallerie – fanteria. La fanteria era divisa in arcieri, balestriere che risulta, fossero molto bravi e famosi e, gli alabardieri, più avanti ci saranno anche i reparti armati di artiglieria e Archibugio, i vari reparti erano divisi per compagnie e si riconoscevano in base al colore (bianchi,verdi, rossi, turchini). Ognuna di queste compagnie che in tempo di pace non superavano i cinquanta elementi in guerra potevano arrivare anche a 200 o addirittura a 600, a capo della milizia c’era un “Gran Capitano” o “Capitano Generale” i gradi erano Capitano, tenente, alfiere. Le coscrizioni erano fatte dai “capi dei venticinque” che avevano il compito di andare nelle varie contrade cittadine e campagnole a precettare gli uomini, come suggerisce il nome, ognuno di questi aveva il compito di organizzare venticinque elementi. Come detto in precedentemente nel 1300 Velletri porto avanti una doppia guerra quella con il comune di Roma e quella contro gli ormai noti aristocratici romani che puntavano spudoratamente a volere mettere le mani sulla città, che ormai era diventata troppo appetibile e già circondata cosi dagli altri castelli feudali. Nord: aveva Il castello di Nemi già dei Frangiapane poi degli Orsini e dei Colonna, Albano dei Savelli, Marino dei Colonna e San Gennaro degli Annibali; Sud: Cisterna, Acqua puzza e Fondi dei Caetani che erano dei signori potenti e temibili, Lazzaria degli Annibali e Torecchia dei Conti. Ovest: Astura dei frangipane , Campobasso prima dei Frangipane poi degli Annibali e infine dei Savelli. Est: il castello di Lariano che fu prima degli Annibali poi dei colonna (ma come vedremo, diventerà di Velletri), Cori che apparteneva al comune di Roma, Sermoneta e Ninfa dei Caetani. Non ostante, tutto il comune riesce ad affrontare bene questa grave minaccia, nel 1342 Nicola Caetani signore di Fondi con i Frangipane e i signori di Olevano attaccano Velletri per distruggerla e rubarle il territorio ma Velletri riesce a respingerli, nel frattempo scoppia una lite tra Velletri e i Savelli ma si arriva a una pace nel 1355. Il 7 dicembre 1381 il figlio di Nicola Onorato Caetani appoggio l’antipapa Clemente VII durate lo scisma d’occidente facendosi nominare capo della provincia marittima, e pretendendo poi da Velletri il riconoscimento e la sottomissione, per questo assoldo dei mercenario Bretoni. Velletri naturalmente resto fedele al vero papa e cosi il Caetani uso i suoi bretoni contro Velletri. Dopo un mese di guerriglia avene la battaglia decisiva tra l’esercito Veliterno e i mercenari Brettoni presso campo morto la vittoria fu di Velletri si dice perché una pioggia di ghiande voluta da San Gerardo colpi i Brettoni, in realtà sembra che questa pioggia di ghiande non erano altro che i dardi dei balestrieri Veliterni che, come detto erano tra i migliori della zona, comunque sia la vittoria fu dedicata a San Gerardo, e ancora oggi è motivo di orgoglio per Velletri. Per il signore di Fondi ormai non c’era più nulla da fare e stanco e sconfitto firmo un trattato di pace con il comune di Velletri nel 1385. Bisogna porre l’accento però che in questo periodo non tutta Velletri era fedele al papa, divisa com’era tra pecore e lupi detti anche Guelfi o Ghibellini, divisione che caratterizzavano l’Italia di quel periodo. I filo-papalini che erano formati dalla borghesia restavano la maggioranza e sapevano bene che Velletri poteva sperare di conservare l’indipendenza solo con la fedeltà al Papa, considerata la sua secolare tradizione papalina e la vicinanza geografica alla sede del Papa. I lupi o ghibellini invece cercavano la rivincita cittadina proprio nella aristocrazia feudale che Velletri aveva combattuto fino ad adesso, tra questi due gruppi scoppieranno forti contrasti che metteranno in crisi e indeboliranno la stessa città. Nonostante tutto nel secolo quattordicesimo Velletri fiorisce artisticamente, purtroppo di quel periodo florido non resta molto. Con l’ingresso nel quindicesimo secolo Velletri si avvia verso la fine del suo libero comune, ma non ostante, tutto mantiene la sua innata combattività. In questo periodo infatti la città deve fronteggiare le mire espansionistiche di Ladislao I d'Angiò re di Napoli che aveva dato vita a una campagna di conquista nello stato pontificio, mentre il re marciava verso Roma, cerco di conquistare Velletri ma la città resistete all’assedio, anche perché riuscì a smascherare una congiura del partito dei lupi che mirava a consegnare la città al re, i responsabile vennero trovati cacciati e le loro case distrutte, lo stesso papa Gregorio XII scrisse a Velletri di punire pesantemente i responsabili del fatto. Ladislao comunque falli la sua prima impresa di conquistare Roma, ma non la seconda nel 1408 in quest’occasione Velletri dovette arrendersi ma il Re fu Magnanimo e riconobbe alla città i suoi statuti . Comunque il re di Napoli si arrogava a se il diritto di nominare il podestà che di sua volta controllava le elezioni degli alti magistrati. Ancora dopo vari viscissitudini Ladislao torno a Roma per la terza volta, nel 1413 e ancora fu magnanimo con Velletri concedendole ampia clemenza. Nel 1433 papa Eugenio IV per una lite con i Colonna distrusse il Castello di Lariano, con L’aiuto di 800 soldati Veliterni, i suoi abitanti furono ospitati da Velletri che avrà anche in dono il territorio di Lariano che resterà parte di Velletri fino al 1967. Nel 1452 nascerà Antonio Mancinelli stimato letterato dell’epoca. Tra il 1461-1483 divenne vescovo della città il francese Guillaume d'Estouteville, che farà costruire tra le tante opere il Palazzo vescovile. Velletri in questo periodo sarà anche protagonista dei fatti della Guerra del Sale, infatti nel 1482 presso Velletri si terra una importante battaglia tra gli eserciti di Sisto IV e Ferdinando re di Napoli. L’esercito Napoletano con l’aiuto dei Colonna e dei Savelli marciava contro Roma, l’esercito pontifico gli andò incontro guidato da Roberto Malatesta, i pontifici richiesero a Velletri 500 uomini tra cui 250 Balestrieri che come già detto erano considerato tra i migliori della zona. La battaglia fu vinta dai pontefici e a Velletri per ringraziamento dell’aiuto gli furono consegnati alcuni beni dei Savelli dei territori limitrofi e delle artiglierie turche, oltre a delle insegne di questi ultimi come vessilli della vittoria, queste sono ancora esposte oggi nei musei di Velletri. Qualche decennio più tardi tramite l'allora vescovo di Velletri Giuliano Della Rovere, il futuro grande papa Giulio II, nel comune arriverà il re di Francia Carlo VIII, siamo all’incirca nel 1495. Velletri per quest’arrivo preparo una grande accoglienza fatta di archi di trionfo fatti di fiori, vino che fuori usciva dalle fontane al posto dell’acqua. Il Re di Francia però era accompagnato da il giovane Cesare Borgia, che in realtà era suo prigioniero politico, quest’ultimo tramite l’appoggio di alcuni nobili di Velletri durante la notte riuscì a guadagnarsi la fuga a dispetto dei soldati francesi, quando Carlo lo venne a sapere, ordino ai suoi soldati di distruggere e saccheggiare la città per punizione appena lui fosse partito, solo l’intervento di Giuliano Della Rovere che si dice si butto ai piedi del letto del re appena coricatosi, riuscì a Salvare la Città dalla catastrofe. Comunque come altri vescovi quando più avanti Giuliano Della Rovere divenne papa, si ricordo di Velletri facendola abbellire di alcune opere d’arte e urbanistiche. Ormai arrivati nel 1500 il comune, si avvia alla sua fine, infatti da qui a poco il papato sopprimerà ogni forma d’indipendenza nei suoi territori soprattutto nel Lazio. Comunque nel 1512 a Velletri esisteva ancora una forma d’indipendenza, tanto che fu cambiato ancora il sistema governativo tolti, i “nove buoni uomini” furono insidiati i “priori” anche loro in numero di nove, anche loro erano eletti dal popolo ogni sei mesi e governavano a tre per bimestre, erano aiutati da alcuni ufficiali. Poi c’era il sindaco che durava in carica un anno e vigilavo sull’ordine e l’igiene della città e si occupava di far eseguire le sentenze. Ancora esistevano le figura del cormelano o depositario che era addetto alle finanze del comune, dei maestri di strada che si occupavano della sicurezza urbanistica e i Grascieri che si occupavo dell’alimentazione. Esistevano anche figure per la tutela, diremmo oggi, delle fasce deboli; come il medico e il procuratore (difensore legale) dei poveri. Infine una delle figure più importanti il cancelliere questo era scelto dai priori con l’aiuto del consiglio minore che assisteva i responsabili della cosa pubblica. Intorno al 1514 Raffaello passa per Velletri e ispirato da una contadina del luogo, dipinge la “Madonna della seggiola”. Arrivati nel 1526 Velletri è ancora coinvolta nella guerre altrui, stavolta tra Carlo V del Sacro Romano Impero e Francesco I di Francia, la città in questo periodo fortifica ancora di più le mura tanto che viene costruita Porta Napoletana ancora oggi esistente. Rimanendo fedele al Papa, questi, gli ordina di attaccare e saccheggiare la vicina Marino dei filo-imperiali Colonna . Ma è nel 1527 che Velletri viene sconquassata dalla guerra quando Roma viene saccheggiata dai Lanzichenecchi nel famoso Sacco di Roma, infatti, i germanici oltre alla città del Papa saccheggiarono anche le campagna limitrofe. Il papa Clemente VII in questo periodo si era rinchiuso in castel sant'angelo e per Velletri non c’era altro che assoggettarsi a Carlo V che designò i Colonna come sui fiduciari, cosi che Velletri dovette accettare anche se per un breve periodo dei nobile come fiduciari; anche se bisogna sottolineare come in questo periodo ormai l'era dei comuni era finita e di certo Velletri non poteva combattere contro Carlo Quinto. Una delle preoccupazione maggiori era pero che il Colonna poteva avere dei motti di vendetta verso Velletri per il saccheggio di Marino dell’anno precedente, per fortuna non ci furono vendette e con la pace di Barcellona tra il Papa e Carlo si sperava si chiudesse un periodo di guerre; ma purtroppo per Velletri ormai il comune e il libero governo era finito. Infatti in questo periodo stava nascendo lo stato pontificio come lo conosciamo oggi, i Papi sentivano il bisogno di riorganizzare lo Stato Pontificio dopo i vari scismi e la perdita di autorità, cosi soppressero i vari governi autonomi soprattutto nel Lazio, tra cui quello di Velletri. Nel 1553 viene instaurata la figura del Vescovo “protettore governatore” e a Velletri fu disegnato Giovanni Pietro Caraffa futuro Paolo IV, Velletri avrà alcuni moti di ribellione e saranno bruciati i libri con le nuove leggi ma alla fine la città si piegherà a questo nuovo ordinamento, che chiuderà uno dei periodi più importanti e gloriosi, ma anche travagliati, della sua storia.

Velletri perse lo status di libero comune piegandosi al diretto dominio dello Stato della Chiesa nel XVI secolo.

Nel 1744, fu teatro di una battaglia tra gli Austriaci di Maria Teresa d'Asburgo e i borbonici di Carlo di Borbone, che aveva posto il suo quartier generale a Velletri e che rischiò di rimanere ucciso nella battaglia, che fu molto dura e si protrasse fin dentro le mura cittadine; alla fine rimasero sul campo 2700 Austriaci, 4000 Napoletani e anche 1148 Veliterni coinvolti negli scontri (vedi "Battaglia di Velletri"). Nel 1798, nell'ambito dei fatti connessi alla Prima Repubblica Romana, anche Velletri si costituì Repubblica gemellata alla Romana (vedi Rivoluzione Francese nei Castelli Romani e a Velletri) Nel 1832, per ordine di Gregorio XVI, Velletri divenne capoluogo della provincia di Marittima.

Nel 1870 Velletri fu annessa al Regno d'Italia, tramite plebiscito, ma perse lo status di capoluogo. Il 19 maggio 1875 Giuseppe Garibaldi tornerà a Velletri invitato dai cittadini che gli renderanno omaggio con la consegna della cittadinanza onoraria, in questa circostanza l'eroe dei due mondi disse che "andava superbo di appartenere alla cittadinanza di Velletri" e in varie lettere di corrispondenza con la città l'eroe italiano dichiarerà di considerare il nobile paese come una seconda terra natia; suo figlio Menotti Garibaldi si stabilirà a Velletri ricoprendo anche cariche politiche dal 1880 al 1901 circa, con grandi risultati per la città come la nascita della cantina sperimentale del vino e lo spostamento della guardia forestale da Cori a Velletri.

Alla morte di Giuseppe Garibaldi nel 1882, Velletri proclamerà tre giorni di lutto per la perdita dell'eroe nazionale e cittadino onorario.

Nella seconda guerra mondiale la città si troverà al centro della ritirata tedesca e l'avanzata americana da Napoli, per questo subirà duri bombardamenti che la distrussero per l'ottanta per cento, facendo perdere purtroppo alla città la sua antichissima impronta e costringendo la popolazione ad una ricostruzione con dubbi risultati architettonici ed artistici, la città potrà consolarsi in parte ricevendo la medaglia d'argento al valore civile. La Velletri di oggi ha perso la sua antica importanza ma rimane un centro di rilievo nella provincia di Roma e anche nel Lazio, potendo contare su vari servizi, come le molte scuole con vari indirizzi scolastici che richiamano studenti anche dalle province vicine come Latina e Frosinone, poi Velletri è anche sede del palazzo di giustizia, dispone di una stazione dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e della Guardia Forestale ed è sede della scuola Marescialli e Brigadieri dell'Arma dei Carabinieri "Salvo D'Acquisto", inoltre qui si trova anche il poligono di tiro militare/civile Vittorio Emanuele III il secondo più grande per affluenza del Lazio. Nel 2005 Velletri ha visto per la quattordicesima volta un suo vescovo salire alla soglia di Pietro, si tratta di Joseph Alois Ratzinger divenuto Papa Benedetto XVI. Il quale, in data 23 settembre 2007, è tornato a far visita alla sua ex-diocesi. In quest’occasione volendo continuare il rapporto di affetto che la città e i suoi vescovi divenuti Papi hanno sempre avuto, ha regalato alla cittadinanza una colonna bronzea che gli era stata a sua volta regalata da cento comuni della sua natia Baviera; la città a sua volta ha regalato a Benedetto XVI una copia della Crux Veliterna o "Croce di Velletri" che nella lontana metà del 1200 Papa Alessandro IV aveva regalato a Velletri avendola avuta anche lui a sua volta come regalo da Federico II di Svevia. La Croce fu rubata nel 1983 ma fu ritrovata e riconsegnata alla città nel 1996, proprio quando l’allora Joseph Alois Ratzinger era titolare della Sede suburbicaria di Velletri-Segni. Inoltre, in questa circostanza la provincia di Roma ha donato a Velletri una statua rappresentate papa Giovanni Paolo II fatta dallo scultore Mark Kostabi.

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Colleferro

Colleferro - Stemma

Colleferro è un comune di 21.918 abitanti, appartenente al territorio della provincia di Roma.

Lo sviluppo della cittadina ebbe inizio già nel 1913 con la conversione di una fabbrica oramai in disuso da anni (lo zuccherificio della Società Valsacco), ad una di esplosivi. Il primo nucleo di case infatti, a differenza di come si pensa oggi, non fu quello dove oggi si erge il centro della cittadina, ma bensì presso lo scalo dell'allora stazione ferroviaria di Segni-Paliano (successivamente Colleferro-Segni-Paliano, denominazione con cui ancora oggi è conosciuta) dove un primo nucleo di case (nonché la chiesa di S.Gioacchino) venne edificata nell'allora territorio di Valmontone (conosciuto come Segni Scalo). La nascita della Colleferro che oggi si conosce avvenne del tutto per caso: fu infatti il senatore ingegnere Leopoldo Parodi-Delfino (già senatore e figlio del fondatore della Banca Nazionale, poi Banca d'Italia) che, sorvolando con il proprio aereo le terre appartenenti all'allora principe Doria, decise che quel luogo si sarebbe sposato magnificamente con il suo progetto di costruire una nuova industria bellica. Nacque quindi un nuovo nucleo di case, conosciuto come "Villaggio B.P.D", il quale invogliò numerose persone da ogni angolo dell'Italia post-primo conflitto mondiale a spostarsi in questo nuovo insediamento industriale, che oltre a promettere un salario fisso ai propri operai offriva ad essi anche la possibilità di vivere li con le proprie famiglie, grazie appunto a quelle case per gli operai costruite appositamente dalla nuova azienda (la Bombrini-Parodi Delfino). C'è da specificare che la fabbrica di esplosivo non fu la prima fabbrica nel periodo post-zuccherificio: vi era, infatti, già la "Calce e Cementi Segni" (successivamente acquisita dalla Italcementi), la quale a fondovalle portava e lavorava il materiale estratto dalle cave della vicina città di Segni per produrne cementi per l'edilizia. Colleferro, il cui territorio apparteneva originariamente ai Comuni di Valmontone (Zona dello Scalo e parte dell'attuale Capoluogo comunale) e di Roma, continuò la propria espansione urbana per tutti gli anni venti e trenta fino a divenire comune autonomo nel 1935 con l'emanazione della Legge XIII n. 1147 del 13 giugno dello stesso anno, e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del giorno 8 luglio 1935 n. 157. Successivamente, grazie ad alcune rettifiche confinarie, il comune di Colleferro incorporò limitate porzioni di territorio a spese dei comuni limitrofi di Segni e di Paliano.

Durante la seconda guerra mondiale Colleferro fu ripetutamente bombardata con l'obiettivo di distruggere il citato stabilimento di esplosivi. La cittadinanza trovò riparo in una serie di grotte e cunicoli realizzati sotto il "Villaggio B.P.D." e noti con il nome di "Rifugi", gran parte dei quali è ancora visitabile nel giorno di Santa Barbara (4 dicembre), patrona del paese.

Molti abitanti, provenienti dalle più diverse regioni d'Italia (ed ultimamente anche dall'estero) si sono trasferiti nel tempo a Colleferro, trovando impiego alla Snia, all'Italcementi e in molti altri stabilimenti che si sono creati nelle vicinanze.

Con le diverse attrazioni sportive, il cinema, il teatro, e le scuole, Colleferro è la meta di molti abitanti dei paesi limitrofi.

Colleferro è servita dalle autolinee COTRAL con corse extraurbane per numerose destinazioni.

I collegamenti urbani sono garantiti dagli autobus della società Corsi e Pampanelli grazie alle linee C1 e C2 .

Colleferro è dotata di una stazione ferroviaria denominata Colleferro-Segni-Paliano, situata sulla linea Roma-Caserta, nel tratto locale compreso tra Roma-Frosinone-Cassino-Caserta. Sul territorio del comune di Colleferro è presente anche la linea ad alta velocità (TAV) che collega Roma a Napoli. Tale linea non effettua però fermata presso Colleferro.

La città di Colleferro ha una lunga tradizione sportiva, che inizia prima ancora della sua formazione ufficiale e che, con l'avanzare degli anni, è cresciuta di pari passo con la cittadina stessa. Numerosi sono gli atleti che in Colleferro trovano spazio per poter portare avanti i propri allenamenti, grazie anche agli innumerevoli impianti sportivi pubblici costruiti negli anni dalle varie amministrazioni comunali; e se Colleferro è famosa soprattutto per una lunga e gloriosa tradizione rugbystica, non da meno lo è in altre discipline considerate (erroneamente) minori. È dunque dovuto e giusto dare uno sguardo attento alle attività sportive presenti nella cittadina, partendo dai luoghi di interesse dove svolgere attività fisica, sino ad arrivare agli atleti "celebri" del posto, passando per le numerose società sportive, agonistiche o dilettantistiche, che in Colleferro hanno sede e grazie alle quali la sana e tradizionale disciplina sportiva può avere luogo.

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Oreste Giorgi

Oreste Giorgi (Valmontone, 19 maggio 1856 – Roma, 30 dicembre 1924) è stato un cardinale italiano.

Nacque a Valmontone il 19 maggio 1856.

Papa Benedetto XV lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 4 dicembre 1916.

Morì il 30 dicembre 1924 all'età di 68 anni.

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Francesco Cozza (pittore)

Francesco Cozza, Predica del Battista

Francesco Cozza (Stilo, 1605 – Roma, 13 gennaio 1682) è stato un pittore italiano.

Dopo aver trascorso la giovinezza nella natia Calabria, Francesco Cozza si recò a Roma dove fu apprendista del Domenichino, . La sua presenza è infatti registrata a Roma presso la parrocchia di Sant'Andrea delle Fratte, ospite dei Minimi di San Francesco di Paola, poco prima del 1630, anno in cui il Domenichino si recò a Napoli. Rimase ospite dei Minimi fino al 1634; in questo periodo seguì il Domenichino a Napoli e a Frascati. Rimase a Roma e nei dintorni di Roma per i rimanenti anni della sua vita. La morte sopraggiunse il 13 gennaio del 1682, pochi giorni dopo aver redatto il suo testamento (9 gennaio).

La prima opera datata è un San Giuseppe a Sant'Andrea delle Fratte (1632). Opere giovanili sono inoltre la Pietà alla Galleria Nazionale d'Arte Antica, l'affresco di Madonna e Santa Francesca Romana, a S. Andrea delle Fratte, e un bel Crocifisso con San Francesco di Paola, al refettorio nella omonima chiesa di Roma. Quest'ultima chiesa era stata costruita a partire dal 1623, quando cioè i frati minimi chiesero alla famiglia Cesarini un appezzamento di terreno nei pressi della Basilica di San Pietro in Vincoli; i lavori tuttavia iniziarono soltanto verso il 1640. Ciò costituì l'occasione dell'incontro con i Cesarini, signori fra l'altro di Genzano di Roma e Valmontone, per le successive committenze e lavori nelle due cittadine.

Verso il 1641 ottenne la commissione per gli affreschi, ora distrutti, della cupola di Santa Maria della Pace a Roma. Probabilmente a questo periodo risale anche la Nascita della Vergine della Galleria Colonna. Verso il 1645 dipinge la Madonna del Cucito dell'Ospedale di Santo Spirito a Roma, ispirata a Guido Reni e al Domenichino; nello stesso periodo eseguì, per i Frati di San Francesco da Paola in Sant'Andrea delle Fratte, la pala con San Giuseppe e San Carlo. Verso il 1650 dipinse la Madonna del Riscatto nella Basilica di Santa Francesca Romana e fra il 1658 ed il 1659 affrescò la volta del Fuoco nell'attuale Palazzo Doria Pamphilj di Valmontone' e due affreschi con l' Estate e l' Inverno, nel Palazzo Altieri. A Valmontone Cozza conobbe Gaspard Dughet e Mattia Preti, due artisti che ebbero una notevole influenza nella sua formazione. Al 1660 risale la grande Pala d'altare (olio su tela) per la Chiesa di Santa Maria della Cima a Genzano, dove, secondo il critico Mariano Apa, "si accentua la sua personale ricerca di riproposta del classicismo emiliano rinforzato da un naturalismo ora vivido dalle esperienze con il forte parlare del Mattia Preti". Molto bella, sebbene rovinata, anche la Pala d'altare per il Duomo di Segni.

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Adriano Graziano

Adriano Graziano (Quindici, 4 febbraio 1967) è un criminale italiano a capo del clan camorristico Graziano di Quindici.

Noto alle forze dell'ordine fin dal 1985, è stato soprannominato O' Professore e più volte arrestato per associazione a delinquere, estorsione, tentato omicidio e altri reati. E' ritenuto uno dei responsabili della strage delle donne successa nel 2002, episodio culmine della faida che vede il clan Graziano da oltre 20 anni in guerra con il clan Cava.

Sfuggito ad un blitz dei carabinieri il 5 maggio 2008, viene arrestato in un centro commerciale a Valmontone il 27 luglio dello stesso anno.

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Anonimo romano

Bartolomeo di Iacovo da Valmontone (? - 1357 o 1358) è, secondo il filologo Giuseppe Billanovich, l'autore conosciuto per quasi 6 secoli sotto il criptico nome, attribuitogli dagli studiosi, di "anonimo romano". Alcune fonti, tuttavia, lo identificano in formula dubitativa.

Questi è stato autore di una delle più importanti (sia per ragioni contenutistiche che stilistiche) cronache medievali, detta Cronica o Vita di Cola di Rienzo.

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Source : Wikipedia