Václav Klaus

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Inviato da murphy 28/04/2009 @ 14:11

Tags : václav klaus, repubblica ceca, europa, esteri

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-¿Y qué le parece en especial el papel de Václav Klaus, a veces visto como problemático? -Hemos demostrado que toda esa especulación sobre su impacto negativo en la presidencia de la Unión Europea era equivocada. Klaus fue un importante promotor de las...

Václav Klaus

Václav Klaus

Václav Klaus (Praga, 19 giugno 1941) è un politico ceco.

È il secondo presidente della repubblica dopo la scissione con la Repubblica Slovacca. Precedentemente ha svolto le funzioni di Primo ministro e ministro delle finanze.

Klaus è nato a Praga e si è laureato all'Università Economica di Praga nel 1963. Nel 1966 si recò per studi post-universitari a Napoli - e a ciò si deve il fatto che parla fluentemente l'italiano - e, nel 1969, nella Cornell University di New York. Ha perseguito la carriera scientifica all'Istituto di economia dell'Accademia delle scienze cecoslovacca che ha abbandonato (o meglio, è stato espulso per motivi politici) a favore di un posto nella Banca statale cecoslovacca nel 1970; si è unito al pensiero della perestrojka all'istituto dell'accademia delle scienze di Praga nel 1987. Nel 1995 ha ottenuto il grado di Professore di finanza alla scuola di economia di Praga.

Václav Klaus ha sposato l'economista Livia Klausová ed ha due figli e cinque nipoti: Vaclav è il direttore di una scuola media privata a Praga e Jan lavora come consulente finanziario.

Václav Klaus è anche uno scrittore, autore di oltre 20 libri con contenuti sociali, politici ed economici, incluso un libro riguardo il suo primo anno di presidenza, Anno primo.

Per parecchi anni durante la sua gioventù, Václav Klaus fu un insigne sportivo, giocando a basket e pallavolo. Adora inoltre sciare e giocare a tennis. Fu il primo a rompere la tradizione della Stanley Cup, secondo cui solo i giocatori di hockey che l'hanno vinta possono sorreggere la coppa; il 26 luglio 2004 un gruppo di giocatori di hockey cechi gli porsero la coppa durante una visita al castello di Praga.

Nel tempo libero adora gli sceneggiati e la musica, specialmente il jazz. Il professor Václav Klaus conserva un numero di riconoscimenti internazionali e lauree onorarie da università di tutto il mondo.

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Trattato di Lisbona

L'unione dei trattati nella Costituzione europea (sinistra) e la struttura che uscirà da Trattato di Lisbona che emenderà gli esistenti trattati (destra).

Il Trattato di Lisbona (noto anche come Trattato di riforma) è il trattato redatto per sostituire la Costituzione europea bocciata dal 'no' nei referendum francese e olandese del 2005.

L'intesa arriva dopo i due anni del "periodo di riflessione" ed è stata preceduta dalla Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell'Europa unita, nella quale il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente del Consiglio dei ministri italiano Romano Prodi esprimevano la volontà di sciogliere il nodo entro pochi mesi, al fine di consentire l'entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009 (anno delle elezioni del nuovo Parlamento europeo).

Nello stesso periodo nasce a tal fine il cosiddetto "Gruppo Amato", chiamato ufficialmente "Comitato d'azione per la democrazia europea" (in inglese "Action Committee for European Democracy" o ACED) e supportato dalla Commissione europea (che ha inviato due suoi rappresentanti alle riunioni), con il mandato non ufficiale di prospettare una riscrittura della Costituzione basata sui criteri che erano emersi durante le consultazioni della Presidenza tedesca con le varie cancellerie europee. Il risultato è stato presentato il 4 giugno 2007: il nuovo testo presentava in 70 articoli e 12 800 parole circa le stesse innovazioni della Costituzione (che aveva 448 articoli e 63 000 parole) diventando così il punto di riferimento per i negoziati.

Il Consiglio Europeo di Bruxelles, sotto la presidenza tedesca, il 23 giugno 2007 raggiunse l'accordo sul nuovo Trattato di riforma.

Valery Giscard d'Estaing, il presidente della Convenzione europea, ha dichiarato che le differenze tra i testi della Costituzione europea e del Trattato di riforma sono solo "cosmetiche" e che rendono quest'ultimo meno comprensibile rispetto al primo mentre il "think tank" euro-scettico "Openeurope" si è spinto fino all'analisi dettagliata, notando che il Trattato di riforma è per il 96% identico alla Costituzione europea.

I negoziati hanno presto risolto, con diverse concessioni, i nodi britannici mentre la questione polacca si è rivelata quasi insormontabile a causa del deciso rifiuto dei leader Lech e Jaroslaw Kaczynski di accettare la maggioranza qualificata. Un accordo tra Varsavia e la tedesca Merkel (che prevedeva l'entrata in vigore della maggioranza qualificata solo nel 2014) è stato dapprima accettato e poi respinto dalla Polonia. A questo punto, sotto la pressione dell'Italia che ha guidato una coalizione di paesi europeisti a oltranza, il cancelliere Angela Merkel aveva proposto di indire una nuova Conferenza intergovernativa senza includere la Polonia che, di fatto, sarebbe così rimasta fuori dal nuovo trattato. Ciò ha spaventato il governo polacco che ha infine accettato una proposta di compromesso.

L'accordo pone fine a due anni e mezzo di incertezza istituzionale successiva al blocco dei referendum francese e olandese sulla Costituzione. Il Trattato è stato approvato ufficialmente il 18 ottobre 2007 nel vertice informale di Lisbona che concludeva la CIG ed è stato firmato dai capi di Stato e di Governo il 13 dicembre 2007, sempre a Lisbona.

L'Ungheria è stato il primo paese a ratificare il Trattato, il 17 dicembre 2007, a soli quattro giorni dalla firma dello stesso.

Il Trattato è stato ratificato da quasi tutti gli stati firmatari, prevalentemente per via parlamentare, nel corso del 2008. Vari gruppi euroscettici (danesi e inglesi) hanno chiesto nei primi mesi del 2008 la ratifica attraverso referendum, avendo notato che le implicazioni legali del Trattato rispetto alla precedentemente bocciata Costituzione europea sono identiche, ma non l'hanno ottenuta.

Solo l'Irlanda, nel rispetto della sua Costituzione, ha deciso di effettuare un referendum confermativo, mentre i Paesi Bassi, la Repubblica Ceca e la Danimarca hanno deciso di non tenerlo: l'obiettivo era quello di riuscire a far entrare in vigore il Trattato il 1° gennaio 2009, prima delle elezioni europee del giugno successivo.

Il 'no' dell'Irlanda al referendum del 12 giugno 2008 ha causato una battuta d'arresto dell'entrata in vigore del Trattato, ma non una sua messa da parte: la Commissione europea e i responsabili dei maggiori governi continentali (Spagna, Polonia, Svezia, Germania e Francia Regno Unito, Cipro, Italia, Slovacchia e Ungheria, Danimarca, Olanda, Slovenia - presidente UE) hanno dichiarato che il processo di ratifica deve proseguire. Il Portogallo (che ha già ratificato) non si è voluto sbilanciare, mentre solo la Repubblica Ceca ha dichiarato di voler fermare il processo di ratifica. Si è quindi deciso di seguire lo schema del 2001, quando un'iniziale bocciatura del Trattato di Nizza, sempre in Irlanda, fu poi trasformata in promozione con un secondo referendum.

Si ritiene inoltre politicamente impraticabile qualsiasi nuovo allargamento senza la previa approvazione del Trattato di Lisbona.

Il 20 dicembre 2007 il Consiglio costituzionale ha ritenuto parzialmente incompatibili con la Costituzione francese alcune disposizioni del Trattato di Lisbona e quindi, prima di inoltrarsi nella ratifica formale del testo, si è provveduto a modificare la Costituzione stessa. Il relativo progetto di riforma costituzionale è stato approvato dall'Assemblea Nazionale il 16 gennaio 2008, dal Senato il 29 gennaio 2008 e dal Congresso (formato dall'Assemblea Nazionale e dal Senato riuniti in seduta comune) il 4 febbraio 2008. La legge di revisione costituzionale è stata poi pubblicata nel Journal officiel il 5 febbraio 2008, giorno a partire dal quale la Francia ha potuto così procedere alla ratifica del Trattato.

La ratifica tedesca è attualmente sospesa. La legge di ratifica è stata approvata dal Parlamento e quindi ora, per completare l'iter, manca solo la promulgazione da parte del presidente della Repubblica Horst Köhler e il deposito degli strumenti di ratifica a Roma, procedure che avverranno dopo il pronunciamento della Corte costituzionale sulla compatibilità del Trattato con la Legge fondamentale (Costituzione tedesca), a seguito di un ricorso proposto dal parlamentare tedesco Peter Gauweiler (CSU), membro del Bundestag. L'udienza davanti all'Alta Corte si è svolta il 10 e 11 febbraio 2009 ma la sentenza è attesa per il mese di maggio del 2009.

Dal 1987 in avanti, dopo una decisione in merito da parte della Corte suprema, i trattati internazionali che potrebbero essere in conflitto con la Costituzione irlandese devono essere ratificati con un referendum popolare. Così nel giugno 2008 l'Irlanda è stato l'unico Stato membro a tenere una consultazione popolare sul Trattato. Tutti i membri dei tre partiti di governo nell'Oireachtas hanno sostenuto il 'sì'. Così hanno fatto tutti i partiti di opposizione nel Parlamento, con l'eccezione del Sinn Féin. I Verdi, pur essendo un partito di governo, non hanno preso ufficialmente posizione non riuscendo a raggiungere una maggioranza dei due terzi (in uno o nell'altro senso) nel suo congresso del gennaio 2008 e lasciando così i propri membri liberi di decidere autonomamente. La maggior parte dei sindacati e delle organizzazioni irlandesi di categoria hanno sostenuto il 'sì', mentre hanno sostenuto il 'no' il Sinn Féin, il gruppo Libertas, il gruppo "L'Alleanza della gente prima del profitto" e alcuni gruppi minori di ispirazione marxista, inoltre il "Partito indipendentista dal Regno Unito" ha incoraggiato i propri membri a andare in Irlanda fare campagna per il 'no'. Il 'no' ha vinto con il 53,4% dei voti (862 415 elettori) contro il 46,6% del 'sì' (752 451 elettori). L'affluenza è stata di poco superiore al 50% degli aventi diritto.

L'Irlanda si sta incamminando verso un secondo referendum che si è impegnata a tenere prima dell'entrata in funzione della prossima Commissione europea, ossia prima della fine di ottobre 2009. Il 27 novembre 2008 una sub-commissione del Parlamento irlandese ha infatti stabilito formalmente che "non ci sono ostacoli giuridici al fatto che in Irlanda si svolga un secondo referendum sul Trattato di Lisbona". Mentre Brian Cowen si dichiara fiducioso sull'esito del nuovo voto dopo le concessioni avute nel Consiglio europeo dell'11-12 dicembre 2008, le principali forze politiche che sostennero il 'no' durante la prima consultazione hanno confermato la loro opposizione al Trattato anche per il secondo referendum.

In Italia, a causa delle elezioni politiche anticipate e della volontà di alcuni gruppi parlamentari di non procedere alla ratifica a camere sciolte, nonostante un appello informale in questo senso fosse stato fatto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il disegno di legge presentato dal Governo Prodi non fu votato. Il nuovo Governo Berlusconi ha dovuto quindi ripresentare un disegno di legge per procedere alla ratifica. Tale disegno di legge è stato in seguito approvato all'unanimità dal Parlamento, promulgato dal presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 185 dell'8 agosto 2008, supplemento ordinario n. 188.

La ratifica in Polonia è attualmente ferma in quanto si attende la firma presidenziale (il cosiddetto "atto di ratifica"). Il presidente della Repubblica polacca Lech Kaczyński ha però firmato la legge che gli permette di ratificare il Trattato: questa legge fissa la procedura per concedere l'autorizzazione alla ratifica ed è stata fatta ai sensi dell'articolo 90 comma 4 della Costituzione polacca. Ciò non significa però che la Polonia abbia terminato la procedura di ratifica. Il presidente della Repubblica infatti non è costretto a ratificare il Trattato, tuttavia sembra improbabile che non lo faccia se quest'ultimo si incamminerà sulla via della ratifica nel resto dell'UE. Kaczyński ha rilasciato numerose dichiarazioni, correggendo più volte il tiro e subendo pressioni soprattutto dal capo di Stato francese Nicolas Sarkozy (presidente di turno del Consiglio europeo durante il secondo semestre 2008) per rispettare gli impegni presi. Nella sua ultima uscita ha affermato che concederà la sua firma quando anche l'Irlanda sarà pronta a ratificare. La mossa sembra più che altro una manovra di politica interna che lo vede contrapporsi al primo ministro Donald Tusk sulla questione dello scudo spaziale USA da ospitare nel Paese.

Il milionario conservatore ed euro-scettico Stuart Wheeler ha presentato un ricorso presso l'Alta Corte di Londra volto ad ottenere la convocazione di un referendum preventivo riguardo la ratifica del Trattato di Lisbona ma il 25 giugno 2008 l'Alta Corte ha respinto la richiesta.

Il presidente della Repubblica ceca Václav Klaus potrebbe essere un ostacolo alla ratifica del Trattato poiché è un fervente euro-scettico e ne ha chiesto l'abbandono definendolo "morto" dopo il 'no' del referendum irlandese (unico capo di Stato ad agire in tal modo). A norma della Costituzione ceca, la ratifica richiede la firma presidenziale, ma è molto improbabile che questa sarà negata se entrambi i livelli del Parlamento approveranno il Trattato. Il 24 luglio 2008 il presidente della Repubblica ha affermato che non firmerà il Trattato se l'Irlanda non lo ratificherà prima.

La Corte costituzionale ceca ha sentenziato il 26 novembre 2008 che "il Trattato di Lisbona dell'UE non viola la Costituzione nazionale" aprendo così la strada alla sua ratifica parlamentare dopo sei mesi di blocco. La richiesta di una verifica della costituzionalità del Trattato era partita dal Senato ceco, probabilmente al fine di acquietare i timori dei partiti più piccoli rappresentati in Parlamento.

La Camera e il Senato hanno iniziato l'esame del trattato rispettivamente il 9 e il 10 dicembre 2008, ma entrambi i rami del Parlamento hanno deciso di rinviare il voto a febbraio 2009 per pronunciarsi preventivamente sull'accordo con gli USA per la realizzazione di una base radar e per dare il tempo ai due maggiori partiti di negoziare una tregua in vista del semestre di presidenza UE del 2009. La Camera ha approvato la ratifica il 18 febbraio 2009 mentre il Senato l'ha ulteriormente rinviata al 6-7 maggio 2009 (complice anche un'intervenuta crisi di governo) al fine di dare prima il via libera all'inserimento nel regolamento di entrambi i rami del Parlamento del cosiddetto "istituto del mandato vincolato" secondo il quale ogni trasferimento di competenza dal piano nazionale a quello comunitario dovrà essere preventivamente approvato da entrambe le Camere (non potrà più bastare quindi il solo parere favorevole del Governo).

Oltre agli Stati membri dell'Unione europea, sono chiamati a votare sul Trattato di Lisbona anche il Parlamento europeo, Gibilterra e le Isole Åland. Il pronunciamento del Parlamento europeo è puramente consultivo e quindi non indispensabile per l'entrata in vigore, tuttavia ha una forte valenza politica in quanto è un influente segnale istituzionale di condivisione del Trattato. Riguardo a Gibilterra e alle Isole Åland invece, una loro bocciatura provocherebbe la mancata applicazione del Trattato nel territorio in questione ma non interesserebbe ugualmente il processo di ratifica generale.

Gibilterra è un territorio d'oltremare del Regno Unito, fa parte dell'Unione europea, ma è argomento di determinate esenzioni. La ratifica del Parlamento di Gibilterra non è necessaria affinché il Trattato entri in vigore, ma dei cambiamenti nella legislazione interna sono obbligatori affinché esso si applichi anche in quest'enclave britannica.

Le Isole Åland, sono una provincia autonoma della Finlandia, fanno parte dell'Unione europea, ma sono argomento di determinate esenzioni. Il processo di ratifica del Trattato nel Parlamento regionale è cominciato, ma non è stata ancora fissata la data del voto. Il risultato dipenderà dalle trattative in corso tra l'amministrazione centrale e quella regionale. Una minoranza nel Parlamento regionale ha proposto un referendum popolare anche se la sua convocazione è improbabile visto che la maggioranza è contraria. La ratifica del Parlamento delle Isole Åland non è necessaria affinché il Trattato entri in vigore, ma è indispensabile affinché le relative disposizioni si applichino in questo territorio. Un eventuale voto negativo, dunque, non renderebbe esecutivo il Trattato nelle Isole Åland ma non ne impedirebbe però l'adozione nel resto della Finlandia. In questo caso la Finlandia perderebbe un membro del Parlamento europeo in conformità sia con il Trattato di Nizza che con quello di Lisbona.

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Vladimír Mečiar

Vladimír Mečiar (Zvolen, 26 luglio 1942) è un politico slovacco, leader del Partito del Popolo - Movimento per una Slovacchia Democratica e già primo ministro della Slovacchia dal 1° gennaio 1993 al 14 marzo 1994 e successivamente dal 13 dicembre 1994 al 30 ottobre 1998. Fu candidato alle elezioni presidenziali nel 1998 e nel 2004.

Nel 1968 esordì nel Partito Comunista Cecoslovacco, allora l'unico modo di mettersi in mostra nella Cecoslovacchia comunista, come presidente del consiglio municipale di Žiar nad Hronom, per essere dimesso l'anno successivo all'invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia, quando rivolse un discorso riformista al Parlamento nazionale e ne fu espulso. L'anno successivo fu espulso dal Partito comunista e fu incluso dal Comitato Centrale dello stesso Partito nel lungo elenco dei nemici del regime socialista. Si iscrisse alla Facoltà di Legge dell'Università Comenius di Bratislava, mentre lavorava in una fabbrica di vetro.

Nel tardo 1989, durante la rapida Rivoluzione di Velluto, entrò nel nuovo partito politico Unione contro la Violenza (Verejnosť proti násiliu, VPN), il corrispondente del Forum Civico ceco. L'11 gennaio 1990 quando la VPN ea in cerca di personaggi politici da proporre per il governo della Slovacchia, Mečiar fu nominato Ministro degli Interni e dell'Ambiente su raccomandazione di Alexander Dubček, che fu colpito dalla competenza di Mečiar.

Dopo le prime elezioni democratiche in Cecoslovacchia nel giugno 1990, fu nominato Primo Ministro (in rappresentanza della VPN) in un governo di coalizione fra la VPN e il Movimento Democratico Cristiano. Perseguì la riforma economica nell'ambito della federazione con i Cechi.

Nel 1990 il panorama politico in Repubblica Ceca e in Slovacchia iniziò ad evolversi e nacquero molti nuovi partiti politici. Entro la fine del 1990, alcuni alleati politici di Mečiar presero le distanze da lui. Il partito si divise in due a marzo 1991: i sostenitori di Mečiar (per larga parte membri del governo) e gli avversari di Mečiar (guidati dall'allora presidente del partito Fedor Gál). In seguito, il 23 aprile 1991, il Presidium del Parlamento Slovacco lo sfiduciò e fu sostituito da Ján Čarnogurský, allora leader del Movimento Democratico Cristiano. Tre giorni dopo, la VPN si scisse nel Movimento per una Slovacchia Democratica (HZDS) e nella VPN (da ottobre 1991 chiamata ODÚ-VPN, poi solo ODÚ). Mečiar fu letto presidente dell'HZDS nel giugno 1991. La ragione ufficiale della scissione secondo l'ODÚ era che Mečiar era divenuto un "dittatore".

Nel 1991 e nel 1992, ebbero luogo frequenti, ma infruttuose negoziazioni tra la Repubblica Ceca e la Slovacchia riguardo alle future relazioni tra le due repubbliche federate della Cecoslovacchia. I vincitori delle elezioni del giugno 1992 in Cecoslovacchia e i nuovi Primi Ministri furono il Partito Democratico Civico guidato da Václav Klaus in Repubblica Ceca e l'HZDS guidato da Vladimír Mečiar in Slovacchia. Prima e immediatamente dopo queste elezioni, l'HZDS sostenne la creazione di una federazione più leggera fra le due repubbliche. Invece la sua controparte ceca avrebbe voluto una Cecoslovacchia ancora più centralizzata oppure due Paesi separati. Siccome queste due visioni erano inconciliabili, Mečiar e Klaus risolvettero (al termine di intense negoziazioni, ma senza consultare il popolo mediante referendum) il 23 luglio a Bratislava di dividere la Cecoslovacchia e di creare due Stati indipendenti. Conseguentemente, Mečiar e Klaus divennero i Primi Ministri dei due Stati il 1º gennaio 1993.

In seguito alle dimissioni parlamentari di otto membri dell'HZDS nel marzo 1993, Mečiar perse la maggioranza in parlamento. Nello stesso frangente l'HZDS perse anche l'appoggio del presidente della repubblica, Michal Kovač, che era stato indicato dall'HZDS. Tuttavia, fu solo nel marzo 1994 che fu deposto come Primo Ministro dal Parlamento e che i partiti di opposizione diedero vita a un nuovo governo presieduto da Jozef Moravčík.

Dopo le elezioni di settembre e ottobre 1994, nelle quali il suo HZDS conquistò il 35% dei voti, Mečiar ridivenne Primo Ministro. Nel periodo successivo, fu costantemente criticato dai suoi avversari e dall'Occidente per il suo stile autocratico, per la mancanza di rispetto per la democrazia, per la corruzione (che rimane un problema irrisolto) e per la privatizzazione torbida e selvaggia delle imprese pubbliche che fu perseguita durante il suo mandato. Questa politica di privatizzazioni fu accompagnata da ampie appropriazioni illegali di beni pubblici.

In questo periodo Mečiar fu in costante conflitto con il Presidente della Repubblica. Fu anche criticato per essersi servito dei Servizi Segreti slovacchi per il rapimento del figlio del Presidente Michal Junior nell'agosto 1995, ma la sua colpevolezza non è stata dimostrata. Al termine del mandato di Kovač nel marzo 1998 il Parlamento non trovò un accordo per eleggere un successore ed egli esercitando ad interim le funzioni di presidente della repubblica, concesse l'amnistia per alcuni colpevoli del rapimento. Conseguentemente, la Slovacchia si ritrovò parzialmente isolata dall'Occidente e i ritmi delle trattative di adesione all'Unione europea e alla NATO furono molto lenti che non per i Paesi vicini, benché Mečiar abbia sempre sostenuto l'adesione del suo Paese sia all'Unione Europea sia alla NATO.

Nonostante il successo elettorale del settembre 1998 in cui l'HZDS risultò il partito di maggioranza relativa con il 27% dei voti), Mečiar non riuscì a formare una coalizione e Mikuláš Dzurinda divenne Primo Ministro.

Mečiar fu uno dei due candidati al ballottaggio per le prime elezioni dirette del Presidente della Repubblica nel 1999, ma fu sconfitto da Rudolf Schuster.

Nel 2000, l'HZDS cambiò nome in Partito del Popolo - Movimento per una Slovacchia Democratica. Le elezioni del 2002 videro ancora l'HZDS come il partito di maggioranza relativa con il 20%, ma ancora una volta, il partito non riuscì a forare una coalizione.

Nelle elezioni presidenziali del 2004 Mečiar fu nuovamente candidato, ma fu sconfitto al ballottaggio da Ivan Gašparovič, in precedenza suo alleato per molto tempo.

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Partito Democratico Civico (Repubblica Ceca)

Il Partito Democratico Civico (Občanská demokratická strana, ODS) un partito politico ceco.

L'ODS è stato fondato nel 1991 da Václav Klaus ed è guidato, attualmente, da Mirek Topolánek. L'ODS nasce da una scissione all'interno del Forum Civico (FC). FC era nato nel 1989 per partecipare alle prime elezioni democratiche dopo la dittatura comunista, nel 1990. FC fu guidato da Václav Havel fino a quando questi, nello stesso anno, fu eletto Presidente della Repubblica. Klaus fu eletto portavoce del Forum nel 1990 dopo che il partito aveva vinto le elezioni politiche (49,5%).

Volendo, però, perseguire una politica più liberista di quella sostenuta dal Forum, Klaus, nello stesso anno, abbandonò il proprio partito e fondò l'ODS, che svolse il suo primo congresso nel 1991. L'ala moderata, non liberista, del Forum, diede, invece, vita al Movimento Civico, che, però, alle elezioni del 1992, ottenne il 4,6%, senza eleggere deputati, non avendo superato lo sbarramento del 5%. L'ODS ottenne il 29,7% dei voti e guidò il governo dal 1992 al 1997. Le elezioni del 1996, infatti, videro l'ODS confermare i propri consensi (29,6%), anche se perse 8 seggi.

Alle elezioni del 1998, l'ODS perse ulteriormente consensi, scendendo al 27,7%, e seggi, conquistandone 63, 5 in meno. L'ODS fu superato dal Partito Social Democratico Ceco, che ottenne il 32,3% dei voti. Il calo del partito fu dovuto anche alla nascita, nello stesso anno, dell'Unione Liberale - Unione Democratica, che alle elezioni ottenne l'8% dei voti. L'ODS sostenne il nuovo governo a guida socialdemocratica. Le elezioni del 2002 segnarono un ulteriore calo dell'ODS, che scese al 24,5% dei voti ed ottenne 58 seggi. Per la prima volta dalla sua fondazione l'ODS passò all'opposizione di un governo composto da Socialdemocratici, democristiani e liberali.

Alle elezioni europee del 2004, l'ODS ottenne il 30% dei voti, tornando ad essere il primo partito. Alle politiche del 2006, il partito ha conseguito il 35,4% dei voti, eleggendo 81 deputati, tornando al governo con Mirek Topolánek.

L'ODS è membro dell'Unione Democratica Internazionale, l'internazionale dei conservatori ed afferma di essere vicino alla Piattaforma Civica polacca, al Partito Conservatore inglese ed al Partito Popolare Spagnolo.

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Repubblica Ceca

Repubblica Ceca - Bandiera

La Repubblica Ceca, detta anche Cechia (in ceco Česká republika o Česko), è uno stato dell'Europa centro-orientale che confina a sud-est con la Slovacchia, a sud con Austria, a ovest con la Germania e a nord con la Polonia; non ha sbocco sul mare. La sua capitale è Praga. È formata storicamente da tre grandi regioni: Boemia (ovest), Moravia (est) e Slesia (divisa con la Polonia). La Repubblica Ceca e la Slovacchia sono nate il 1º gennaio 1993 dalla divisione pacifica della Cecoslovacchia, che già dal 1990 aveva assunto il nome di Repubblica federativa Ceca e Slovacca. Al contrario di come spesso accade in stati da poco giunti all'indipendenza, è importante sottolineare come gli slovacchi non abbiano nessun risentimento contro gli ex-compatrioti. Fa parte della NATO.

Dal 1° maggio 2004 è Stato membro dell'Unione europea.

Gli abitanti della Repubblica Ceca sono suddivisi in due gruppi etnici che provengono dal medesimo ceppo slavo: i cechi, che rappresentano la maggioranza della popolazione, e i moravi, che rappresentano poco più del 3% e abitano nell'omonima regione. Sono modeste le minoranze slovacche (poco meno del 2%), ungheresi, polacche e tedesche. Fino alla seconda guerra mondiale nei Sudeti abitavano 3 milioni di tedeschi (su 10 milioni di abitanti); finita la guerra, a causa del forte risentimento antitedesco, i tedeschi furono espulsi.

Il paese conta oggi poco più di 10 milioni di abitanti, con una densità media di 132 ab./km². La distribuzione della popolazione è ineguale, dato che in Boemia vi è un forte accentramento urbano: si passa da aree densamente abitate ad altre che hanno caratteristiche molto più rurali, nelle regioni montuose, che hanno naturalmente una bassa densità abitativa.

La Storia della Cecoslovacchia può essere fatta iniziare con il crollo della Monarchia asburgica alla fine della prima guerra mondiale, quando fu creata la nazione indipendente della Cecoslovacchia, che durerà 75 anni.

La creazione della Cecoslovacchia nel 1918 rappresentò il culmine della lunga battaglia dei cechi contro i governatori austriaci e degli slovacchi contro gli ungheresi. Anche se cechi e slovacchi possiedono lingue simili, alla fine del XIX secolo la loro situazione si presentava molto differente, a causa del diverso stato di sviluppo delle regioni. Gli austriaci erano in Boemia e Moravia, gli ungheresi in Slovacchia; all'interno dell'Austria-Ungheria la Boemia era la parte più industrializzata dell'Austria e la Slovacchia dell'Ungheria, anche se a livelli differenti.

Nel campo culturale, le autorità ungheresi istituirono importanti accademie: una di esse per le scienze minerarie, divenuta poi di importanza europea. Nonostante le differenze culturali, gli slovacchi condividevano con i cechi le aspirazioni di indipendenza dallo stato asburgico e pertanto i due popoli si unirono volontariamente. Con il cambiamento del secolo, l'idea di un'entità ceco-slovacca iniziò ad essere avanzata da alcuni capi cechi e slovacchi. Nell'ultimo decennio del XIX secolo si intensificarono anche i contatti tra gli intellettuali cechi e quelli slovacchi. Durante la prima guerra mondiale, nel 1916, venne creato il Consiglio Nazionale Cecoslovacco.

L'indipendenza della Cecoslovacchia fu proclamata ufficialmente a Praga il 28 ottobre 1918. Gli slovacchi si unirono ufficialmente al nuovo stato due giorni dopo nella città di Martin. Fu adottata una costituzione temporanea e Tomáš Masaryk fu dichiarato Presidente il 14 novembre. Il Trattato di Saint Germain, firmato nel 1919, riconobbe formalmente la nuova repubblica. La nuova nazione aveva una popolazione di più di 13,5 milioni di abitanti; ereditò il 70-80% delle industrie dell'Impero austro-ungarico, pertanto la Cecoslovacchia era una delle dieci nazioni più industrializzate al mondo, anche se le terre ceche erano molto più avanzate rispetto alla Slovacchia.

Lo stato cecoslovacco era una democrazia parlamentare e stabilì che il ceco e lo slovacco fossero lingue ufficiali; il nuovo governo fu caratterizzato dalla stabilità: la presidenza Masary durò ben diciassette anni dato che egli venne succeduto nel 1935 da Edvard Beneš.

La Cecoslovacchia era l'unico stato dell'Europa centrale ad aver adottato una democrazia parlamentare e purtroppo stava diventando il nuovo obiettivo di Hitler. La minoranza tedesca chiese l'unione dei distretti a prevalenza tedesca alla Germania. Minacciando la guerra, Hitler con la Conferenza di Monaco estorse nel settembre del 1938 parti della Boemia, della Moravia e della Slesia alla Cecoslovacchia. Dopo un ultimatum del 30 settembre, la Polonia ottenne la regione disputata di Zaolzie. Beneš, che alla conferenza non era stato nemmeno invitato, si dimise nel 1938 e fu sostituito da Emil Hácha.

All'inizio di novembre con il Primo Arbitrato di Vienna, la Cecoslovacchia fu obbligata da Germania e Italia a cedere la Slovacchia meridionale (un terzo del territorio slovacco) all'Ungheria. La Repubblica cecoslovacca era enormemente indebolita e fu obbligata a maggiori concessioni anche nei confronti della Slovacchia. Il comitato esecutivo del Partito Popolare Slovacco nel 1938 formò un governo autonomo slovacco. Nel tardo novembre 1938 lo stato mutilato, rinominato Ceco-Slovacchia (la cosiddetta Seconda Repubblica, la prima cominciata con la proclamazione d'indipendenz del nuovo Stato) fu ricostituito in tre unità autonome: Cechia (Boemia e Moravia), Slovacchia e Rutenia.

Il 14 marzo 1939 la Slovacchia di Jozef Tiso ottenne l'indipendenza formale come stato satellite, fondando la Prima Repubblica slovacca. Hitler obbligò a cedere quel che rimaneva della Boemia e della Morava al controllo tedesco, stabilendo il Protettorato di Boemia e Moravia. Nello stesso giorno, la Rutenia dichiarò la propria indipendenza e fu immediatamente invasa e annessa dall'Ungheria. Infine, l'Ungheria invase e occupò ulteriori parti della Slovacchia orientale.

Gli esilati cecoslovacchi a Londra organizzarono il “governo in esilio cecoslovacco” e negoziarono per ottenere un riconoscimento per il governo e l'abrogazione degli Accordi di Monaco. Il governo fu riconosciuto dal Regno Unito nel 1940, dall'Unione Sovietica e dagli Stati Uniti nel 1941. Le unità militari cecoslovacche combatterono insieme agli Alleati e nel dicembre 1943 il governo in esilio giunse a un trattato con l'URSS, che prevedeva il trasferimento degli esiliati comunisti cecoslovacchi in Gran Bretagna per cooperare attivamente col governo.

Nel 1944 firmò un accordo con i capi sovietici affinché il territorio cecoslovacco liberato dall'Armata Rossa potesse essere posto sotto il controllo civile cecoslovacco. Dal quell'anno in avanti, la Cecoslovacchia fu liberata. Nel 1945 fu firmato un trattato che cedeva la Rutenia subcarpatica all'URSS; la Conferenza di Potsdam stabilì l'espulsione dei tedeschi dai Sudeti. Nel 1946 il governo ungherese acconsentì al fatto che la Cecoslovacchia potesse espatriare tanti ungheresi quanti erano gli slovacchi in Ungheria che desideravano rientrare in Cecoslovacchia.

Nell'aprile del 1945 venne fondata la Terza Repubblica. Il governo era formato da una coalizione del Fronte Nazionale in cui vi erano i Comunisti, i Social Democratici e i Socialisti. Nella coalizione vi erano anche raggruppamenti non socialisti: tra di essi il Partito Popolare Cattolico (in Moravia) e il Partito Democratico.

L'entusiasmo popolare evocato dalle truppe sovietiche di liberazione andò a beneficio del Partito Comunista di Cecoslovacchia (KSČ). I cecoslovacchi, delusi dagli occidentali a causa della Conferenza di Monaco del 1938, risposero in favore sia del KSČ che dell'alleanza coi sovietici. Riuniti dopo la guerra, i cechi e gli slovacchi organizzarono le elezioni nel 1946. Gli elementi democratici, condotti dal Presidente Edvard Beneš, speravano che l'URSS avrebbe permesso alla Cecoslovacchia la libertà di scegliere il governo e di lasciare che la nazione diventasse un ponte tra est e ovest. I comunisti si assicurarono una grande maggioranza nel Comitato Nazionale eletto, il nuovo organo di amministrazione. Nelle elezioni del 1946, il KSČ vinse nella parte ceca del Paese, e gli anti-comunisti (Partito Democratico) vinsero in Slovacchia. A livello nazionale, comunque, fu il KSČ a vincere, con il 38% di media; Edvard Beneš continuò a detenere la carica di Presidente. Il leader comunista Klement Gottwald divenne Primo Ministro e anche se i comunisti detenevano pochi ministeri, erano in grado di controllare tutti i dicasteri chiave.

Tra le priorità affrontate dalle nuove autorità ci fu la sistemazione della questione etnica. A seguito della resa tedesca, circa 2,9 milioni di tedeschi furono espulsi dalla Cecoslovacchia con l'approvazione degli Alleati. Forti del via libera alla pulizia etnica concessa dagli Accordi di Pace del 1946, il governo decise il trasferimento in massa in Ungheria di tutta la minoranza magiara (600.000 persone) in cambio del trasferimento degli Slovacchi d’Ungheria in Slovacchia. Mentre 100.000 slovacchi lasciarono l’Ungheria, quasi tutti gli Ungheresi (eccetto 73.000) decisero di resistere e rimanere nei propri paesi natali. A 300.000 ungheresi venne imposta la nazionalità slovacca. Il clima di intimidazione creato tra le minoranze, fece ridurre a 370.000 il numero di coloro che al censimento del 1950 si dichiarò ungherese.

Nel 1947 Stalin convocò Gottwald a Mosca e al suo ritorno la strategia del KSČ divenne più radicale. Nel 1948 diedero le dimissioni dodici ministri non comunisti, per indurre Beneš a indire nuove elezioni: il Presidente rifiutò di accettare le dimissioni e non indisse nuove consultazioni. Nel frattempo, il KSČ organizzò le sue forze: il Ministero degli Interni (controllato dai comunisti) dispiegò le forze di polizia nei punti nevralgici e organizzò una milizia popolare. A febbraio Beneš, temendo un intervento sovietico, capitolò. Accettò le dimissioni dei ministri dissidenti e ricevette da Gottwald una nuova formazione di governo che completò la presa del potere da parte del comunismo.

Nel 1968 con la primavera di Praga il partito, con a capo Alexander Dubcek, tenta di realizzare “un socialismo dal volto umano”, ma in Agosto l’intervento sovietico mette fine al nuovo corso.

Con l’avvento di Dubcek nel gennaio 1968 alla segreteria del partito venne formato un nuovo governo guidato da Cernik. La deposizione dei vecchi dirigenti “conservatori” portò alla ribalta una nuova leadership di politici ed economisti. Il nuovo corso assecondò la liberalizzazione della vita politica, culturale ed economica in funzione di un programma inteso ad estendere il consenso popolare senza per questo mettere in discussione l’autorità del Partito Comunista e i vincoli militari e politici che legavano la Cecoslovacchia all’Unione Sovietica e agli altri partiti del patto di Varsavia. La legittimità delle “particolarità e delle condizioni nazionali” nell’edificazione del socialismo venne in un primo momento riconosciuta dai dirigenti sovietici ma successivamente allarmati dalle eventuali ripercussioni della cosiddetta “Primavera di Praga” sulla compattezza ideologica degli altri regimi comunisti, decisero di porre fine all’esperimento di Dubcek con un intervento militare.

Dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte delle truppe sovietiche non si ebbe alcuna resistenza armata da parte della popolazione ma una ferma opposizione politica in tutti gli strati sociali. Dubcek e il presidente della repubblica Svoboda vennero costretti a recarsi a Mosca e ad accettare il ripristino della censura, la reintegrazione dei vecchi dirigenti, l’allontanamento degli intellettuali e degli uomini non graditi all'URSS.

Seguì il 16 ottobre la firma di un trattato per la permanenza delle truppe sovietiche a Praga. Ma alla successiva richiesta sovietica, avvenuta l’8 dicembre, di allontanare gli esponenti della primavera di Praga si ripeterono le manifestazioni popolari contro l’occupazione. In seguito Dubcek e i suoi collaboratori vennero destituiti da ogni carica del partito, del governo e quindi espulsi. Soltanto il presidente della repubblica Svoboda rimase al suo posto. Da allora è continuato l’allontanamento dalla vita pubblica di sindacalisti, intellettuali e funzionari del partito compromessi col tentativo del “socialismo dal volto umano”.

La prima manifestazione anti-comunista ebbe luogo nel 1988 a Bratislava: fu un ritrovo pacifico non autorizzato di circa 2.000 (altre fonti dicono 10.000) cattolici. Seguirono manifestazioni il 21 agosto a Praga, il 28 ottobre ancora nella capitale, a Bratislava e in altre città, nel gennaio 1989, il 21 agosto 1989 e il 28 ottobre 1989. La rivoluzione anti-comunista iniziò nel 1989 a Bratislava, con una manifestazione di studenti universitari slovacchi a favore della democrazia e continuò con la manifestazione degli studenti cechi a Praga.

Nel 1989 la polizia comunista soppresse una manifestazione a favore della democrazia assaltando brutalmente molti studenti partecipanti. Nei giorni che seguirono altri gruppi si unirono per formare il Forum Civico, il cui capo era lo scrittore dissidente Václav Havel. Questa nuova organizzazione ottenne il sostegno di milioni di cechi e di slovacchi (che formarono il Pubblico contro la violenza).

Dovendosi confrontare con il rifiuto della popolazione, il Partito Comunista crollò. Era la Rivoluzione di Velluto. I suoi capi si dimisero nel 1989 e Havel fu eletto Presidente della Cecoslovacchia il 29 dicembre. Fu formato un governo di coalizione, in cui il Partito Comunista ebbe la minoranza dei ministeri. Le prime elezioni libere dal 1946 in Cecoslovacchia si tennero nel 1990, senza incidenti. Come previsto, il Forum Civico e il Pubblico contro la violenza vinsero le elezioni nelle rispettive repubbliche ma questa alleanza, anche se aveva ottenuto il principale obiettivo di rovesciare il regime comunista, era però inefficace come partito al governo: le dimissioni furono inevitabili. Con la fine del 1990 i "gruppi parlamentari" non ufficiali si evolsero, il più influente di questi gruppi era il Partito Civico Democratico.

Nel 1992 gli slovacchi chiesero maggiore autonomia bloccando il funzionamento del governo federale. Nelle elezioni del 1992, il Partito Civico Democratico di Klaus vinse nelle terre ceche, avendo proposto una riforma economica. Nel luglio 1992 Havel si dimise. Nell'ultima metà dell'anno Klaus e Mečiar giunsero a un accordo secondo il quale le due repubbliche si sarebbero separate alla fine dell'anno.

I membri del Parlamento della Cecoslovacchia, divisi lungo le linee nazionali, cooperarono per la formazione della legge di divisione. Nel gennaio del 1993 furono fondate pacificamente e simultaneamente la Repubblica Ceca e la Slovacchia: entrambi i nuovi stati ottennero subito il riconoscimento degli Stati Uniti e dell'Europa.

Nel 1995 si arrivò ad un “trattato di buon vicinato e amichevole collaborazione” tra Ungheria e Slovacchia. Quest’ultima però ne dette una interpretazione restrittiva, mantenendo lo slovacco come lingua ufficiale del paese, in netto contrasto con l’impegno - assunto nell’accordo - di difendere i diritti della minoranza ungherese, fra i quali il pieno riconoscimento del diritto all’insegnamento nella propria lingua madre, oltre che all’uso nei procedimenti amministrativi e nei documenti.

La Repubblica Ceca è una repubblica di tipo parlamentare e multipartitico.

Il parlamento è bicamerale. La Camera bassa dei rappresentanti (Poslanecká sněmovna) è composta da 200 rappresentanti eletti per 4 anni con un sistema proporzionale basato su una suddivisione in quattordici circoscrizioni con soglia di sbarramento al 5% dei voti validi. La camera alta, il Senato (Senàt), è composta da 81 senatori, eletti con sistema maggioritario uninominale a doppio turno: il primo turno richiede la maggioranza assoluta, il secondo richiede la maggioranza semplice tra i primi due candidati. Il Senato viene rinnovato ogni due anni di un terzo dei suoi membri.

Il Capo dello stato viene eletto con un mandato di 5 anni dal parlamento in seduta comune. Rappresenta la nazione ed ha pochi e limitati poteri. Il Presidente della Repubblica nomina i giudici della corte costituzionale; può sciogliere il parlamento in determinate circostanze, può porre il veto sulle leggi votate dal parlamento, nomina il primo ministro sulla base del risultato delle elezioni politiche e, su proposta di quest'ultimo, nominare gli altri membri del governo.

Il potere esecutivo è esercitato dal Primo ministro dirige la politica interna ed estera. Il governo dopo che è stato nominato dal Presidente deve ottenere la fiducia dal Parlamento.

All'apice del sistema giudiziario del paese abbiamo la Corte suprema, con poteri simili alla Corte Suprema di Cassazione italiana, e il Tribunale Superiore Amministrativo, con compiti simili al nostro Consiglio di Stato. Accanto a questa abbiamo la Corte costituzionale che è garante della Costituzione. Essa è composta da quindici membri, nominati dal Presidente della Repubblica, che restano in carica per dieci anni non rinnovabili.

La Repubblica ceca ha aderito all'Unione europea dal 1º maggio 2004. Dei circa 55,21% degli avente diritto di voto che hanno partecipato al referendum, hanno votato per adesione circa il 77,33%, pari al 42,7% circa di tutti gli aventi diritto al voto.

La capitale è Praga(1.100.000 abitanti).Altre città sono Brno(370.000 abitanti)rilevante centro industriale della Moravia e Ostrava(300.000 abitanti),sede di importanti complessi metallurgici,meccanici e chimici.

Descrizione: Due fasce orizzontali uguali una bianca (superiore) e di colore rosso (inferiore) con un triangolo isoscele blu dal lato sinistro della asta (identico alla precedente bandiera della Cecoslovacchia). I colori sono derivati dallo stemma della Repubblica Ceca: il bianco dal leone d'argento; il rosso e il blu dall'aquila di Moravia. Questi ultimi due sono colori tipici dei popoli slavi.

La scena politica è dominata da quattro grandi partiti, i restanti partiti sono piccoli e deboli.

La Repubblica Ceca vanta molte località di elevato interesse culturale e turistico, fra le quali si segnalano i siti che sono stati dichiarati patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO e cioè: i giardini e il castello di Kromeriz, il centro storico di Cesky Krumlov, Praga, Telc, Holasovice, centro storico di Kutna Hora, la Colonna della Santa Trinita di Olomouc, il quartiere ebraico e la basilica di S.Procopio a Trebic, il villaggio di Ledenice, il castello di Litomysl, la chiesa di S. Giovanni di Nepumuk a Zelena Hora, e la Villa Tugendhat a Brno.

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Source : Wikipedia