Ungheria

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Inviato da murphy 27/02/2009 @ 18:03

Tags : ungheria, europa, esteri, squadre nazionali europee, calcio, sport

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Nazionale di calcio dell'Ungheria

Il monumento alla memoria dell'Aranycsapat (Szeged, Ungheria)

La Nazionale di calcio ungherese (ung.: Magyar labdarúgó-válogatott) è, in senso generale, una qualsiasi delle selezioni nazionali di calcio della Federazione calcistica ungherese che rappresentano l'Ungheria nelle varie competizioni ufficiali o amichevoli riservate a squadre nazionali e, più diffusamente sebbene impropriamente, la selezione maggiore maschile. Quest’ultima ha vinto tre Tornei Olimpici di calcio (1952, 1964, 1968) e una Coppa Internazionale.

Gioca tradizionalmente in maglia rossa, pantaloncini bianchi e calzettoni verdi. Attualmente occupa il 43° posto nel Ranking mondiale FIFA.

Il calcio a livelli elevati approdò in Ungheria nel 1901, quando cominciò ad essere praticato in maniera consistente all'interno dell'Impero austro-ungarico. Fu in quell'anno, quindi, che nacque la Federcalcio ungherese con il nome di MLSZ (Magyar Labdarúgó Szövetség), con sede a Budapest. Poco dopo sorsero le prime società calcistiche che, sempre nel 1901, diedero vita al Campionato di calcio ungherese. Si sfidarono cinque compagini: il Budapest Torna Club, il Műegyetemi Football Club, il Magyar Úszó Egyesüle (MFC), il Ferencvárosi Torna Club e il Budapesti Sport Club.

Ecco la classifica finale.

Il capocannoniere (ung. Gólkirály) fu Manno Miltiades del BTC, autore di 17 centri, mentre venne eletto calciatore dell'anno il suo compagno di squadra Ferenc Ray.

Nel 1902 venne organizzata la prima partita di una rappresentativa composta dai migliori calciatori provenienti dall'Ungheria. L'avversario fu l'Austria, ma i bianco-rossi di Vienna si imposero per 5-0. Ad essa seguiranno altre dieci amichevoli sino al 1908, mentre nel 1907 la MLSZ si era affiliata ufficialmente dalla FIFA, il massimo organismo calcistico internazionale.

Come dimostrano i continui cambi di allenatore (quattro in sei anni), la rappresentativa magiara faticò all'inizio ad emergere e formare un gruppo consolidato. Frigyes Minder fu il primo selezionatore che riuscì a sollevare la squadra.

Il 26 maggio 1910 a Budapest venne programmatala seconda partita della nazionale di calcio italiana, guidata da Umberto Mazza. Al termine dell'incontro i Magiari vinsero con il risultato di 6-1, con reti di Imre Schlosser-Lakatos (a segno due volte), Weisz, Karoly, Dobo, Korody e dell'italiano Rizzi.

Il nucleo principale della compagine era costituito da giovani, anche minorenni, come Schlosser-Lakatos autore di una doppietta contro gli Azzurri, più volte gólkirály e più longevo calciatore in nazionale maggiore (dal 1906 al 1927), appartenente al FTC, società che tra il 1908 e il 1913 conquistò cinque campionati di fila.

Successivamente la selezione ungherese cominciò ad imporsi contro nazionali già affermate.

Furono quelli, infatti, gli anni della nascita della cosiddetta Scuola danubiana, che faceva capo ad Austria (nota anteguerra come Wunderteam, "Squadra delle meraviglie"), Boemia e alla stessa Ungheria, i tre principali Paesi dell'Impero austro-ungarico attraversati proprio dal fiume Danubio. Nel 1912 partecipò ai giochi olimpici, ma il Regno Unito vinse per 7-0 estromettendo i Magiari dal resto del torneo.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, lo scenario politico cambiò: l'Ungheria divenne indipendente, ma in seguito al Trattato del Trianon perse gran parte del proprio territorio. Nonostante ciò lo scenario calcistico non subì drastici cambiamenti.

La prima competizione post-guerra a cui prese parte furono i giochi olimpici del 1924. Nel primo turno fu vittoria contro la Polonia (5-0, doppietta della "stella" della squadra Férénc Hirzer). Nel secondo turno, però, l'Egitto riuscì a vincere per 3-0 ai danni dei rossi di Budapest.

Nel 1930, il presidente FIFA Jules Rimet organizzò i primi Mondiali di calcio. La MLSZ decise però di non far partecipare la propria rappresentativa nazionale ai mondiali 1930 tenutisi in Uruguay a causa delle eccessive spese di viaggio.

Decise invece di partecipare alla rassegna successiva in Italia, ai mondiali 1934, dove però l'Ungheria non figurò molto bene. Dopo la vittoria per 4-2 contro un inesperto Egitto, venne eliminata subito nei quarti dalla tradizionale rivale austriaca, vittoriosa per 2-1.

Nel 1938, al Mondiale di Francia, fu decisamente più soddisfacente, dato che l'Ungheria si arrese soltanto ai campioni in carica italiani in finale dopo una trionfale cavalcata, guidata da György Sárosi e Gyula Zsengellér, rispettivamente mezz’ala destra del Ferencváros e centravanti-interno dell'Újpest, le due stelle della squadra. Dopo il deludente Mondiale di quattro anni prima era effettivamente iniziato un nuovo capitolo della storia della nazionale ungherese.

L'esordio fu strepitoso, nonostante fosse conosciuta la scarsa qualità tecnica degli avversari: infatti, negli ottavi di finale, i Magiari travolsero letteralmente le Indie Olandesi con il risultato di 6-0, con a segno proprio Sárosi e Zsengellér, autori di una doppietta a testa. Ai quarti, nel turno successivo davanti a 14.000 spettatori, a farne le spese fu la Svizzera, che cadde, ancora una volta sotto i colpi dei due calciatori più rappresentativi, per 2-0. Al leggendario Parco dei Principi si assistette ad un'altra vittoria di stampo ungherese, con la Svezia battuta per ben 5-1 con nuovamente Sárosi a segno una volta e Zsengellér due.

I tifosi in attesa della finale di Colombes erano circa 60.000, cifra importante per l'epoca. I Magiari si presentavano alla prima finale mondiale della loro storia e di fronte avevano i campioni del mondo in carica. Aprì le danze Gino Colaussi al 6' per gli Azzurri ma rispose Pál Titkos dopo due minuti di gioco. Fu il gol di Silvio Piola a riportare in vantaggio l'Italia al 16° minuto, mentre al 35' Colaussi firmò la propria doppietta, constendo all'Italia prende il largo sugli avversari. A nulla servì il gol di György Sárosi al 70'. Dodici minuti più tardi si concretizzò la doppietta di Piola.

La Coppa Rimet tornò a Roma dopo soli quattro anni, infrangendo il sogno ungherese. Ma furono i cannoni della Seconda Guerra Mondiale a fermare di nuovo il calcio.

Passò la guerra, passò Sárosi, divenuto un alleatore importante proprio in quell'Italia che nel 1938 lo aveva privato del titolo di Campione del mondo. Zsengellér, invece, era oramai anziano e sulla via del ritiro. La guida della nazionale nel frattempo era passata sotto un tecnico rivoluzionario: Gusztáv Sebes, un ex-calciatore di poca fama che, con i colleghi Béla Guttmann e Márton Bukovi, fu promotore dello schieramento 4-2-4.

La rosa era costiuita prevalentemnte da giocatori della Honvéd, la squadra dell’esercito.

La geniale invenzione del cittì fu quella di schierare l’interno destro Nándor Hidegkuti nel ruolo di centravanti arretrato a sostegno delle due punte (Sándor Kocsis e Ferenc Puskás) durante una partita con la Finlandia. Si passava quindi dal normale sistema, modulo in voga i quegli anni, ad una sorta di 3-2-3-2. Nel 1952 prevalse al torneo calcistico dei giochi olimpici segnando venti gol e subendone solo due. Il 15 luglio 1952 vinse con il punteggio di 2-1 contro Romania. Sei giorni dopo un gol di Puskás e due di Hidegkuti "vendicarono" la sconfitta del 1938 contro l'Italia. Il 24 luglio la Turchia venne sconfitta con il risultato di 7-1. I Magiari si dimostrarono di nuovo bestie nere dei Blågult e quattro giorni dopo vinsero per 6-0. Arrivò il momento dlla finale. Il 2 agosto 1952 a Helsinki, Puskás e compagni superarono per 2-0 la Jugoslavia.

Successivamente, i Magiari vinsero l'edizione della Coppa Internazionale 1948-1953 con Puskas capocannoniere con dieci marcature.

Il 25 novembre 1953 i "maestri" del calcio, i britannici, festeggiarono il 90° anniversario della nascita della Football Association, così i vertici del calcio d'oltre Manica decisero di celebrare tale avvenimento con un'amichevole tra l'Inghilterra ed una grande compagine del momento. La scelta dell'avversario ricadde sull'Ungheria fresca campione olimpica.

L'invito fu ben accetto dall'MLSZ che inviò la propria selezione nazionale. Al Wembley Stadium andò di scena la più umiliante sconfitta del calcio inglese sino a quel momento. Per la prima volta i "maestri" perdevano nel loro stadio contro una squadra non britannica. Il risultato parlò chiaro: 3-6 per i magiari. (in gol Jackie Sewell, Stan Mortensen e Alf Ramsey per i Tre Leoni; Nándor Hidegkuti tre volte, Ferenc Puskás due volte e József Bozsik per i Magiari) Naque così il mito dell'"Aranycsápat" (ung. squadra d'oro).

La nazionale di Sebes compirà altre grandi imprese, come quella di rimanere imbattuta per due anni. L'evento, comunque, fu sensazionale. Una partita senza precedenti in cui, secondo le testimonianze, l'intensità fu tale che la palla non uscì fuori dal terreno di gioco per tutto il primo tempo tranne in occasione dei gol.

Ferita, la nazionale dei Tre leoni chiese la rivincita. Il 23 maggio 1954, al Népstadion di Budapest, l' Inghilterra subì la più pesante sconfitta della sua storia: un incredibile 7-1. Aprì le danze Mihály Lantos con un gol su calcio di punizione. Infierirono poi ai danni degli Inglesi Puskas, Kocsis (a segno due volte), Tóth e Hidegkuti. Broadis segnò l'unica marcatura britannica, ma è poi il solito Puskas che chiuse la partita sul punteggio di 7-1. Ancora oggi questa partita è ricordata come la sconfitta della nazionale inglese con più reti di scarto. Solo allora i Tre leoni si resero conto che la loro superbia assunta con il passare degli anni li ha in realtà "lasciati indietro" rispetto alle altre squadre che hanno aderito e partecipato, a differenza delle nazionali d'oltre Manica, ai Campionati del mondo e a quelli europei.

Nel frattempo, proprio in quell'anno, la Federazione nazionale aderì al massimo organismo calcistico europeo, la neo-nata UEFA.

Dopo imprese su tutti i campi di gioco (ad esempio il 12-0 inflitto all'Albania il 24 settembre 1950 o il 6-1 rifilato alla Finlandia il 22 giugno 1952), la Aranycsapat sembrava imbattibile e si avviava a vincere la Coppa Rimet 1954.

Nel primo turno del mondiale svizzero gli ungheresi sommersero la Corea del Sud per 9-0 e sconfissero sonoramente la Germania Ovest con un roboante 8-3. Purtroppo per gli Ungheresi, un difensore tedesco entrò in malo modo su capitan Puskas, che dovette saltare due partite. Dopo aver liquidato Brasile prima e Uruguay poi con il medesimo risultato (4-2) fra quarti e semifinale, in finale ritrovò proprio i tedeschi occidentali.

La Germania Ovest conquistò tuttavia il titolo di campione del mondo (3-2) ribaltando lo svantaggio iniziale di due gol, segnati dal rientrante Puskas e da Czibor, con risvolti ancor oggi poco chiari, infatti l'ipotesi che i tedeschi abbiano fatto uso in grande quantità di stupefacenti è tuttora plausibile. Si dice, infatti, che dopo quella partita molti titolari si ritirarono dal calcio giocato; altri, invece, sono addirittura morti.

Le uniche note positive furono gli 11 gol di Kocsis, che gli valsero il titolo di capocannoniere del mondiale, e l'elezione di Grosics quale miglior portiere del torneo.

Quella nazionale fra le più forti della storia del calcio fu smembrata dalla diaspora dei calciatori ungheresi in seguito alla Rivoluzione Ungherese del 1956. Il 9 giugno 1956, contro il Portogallo, si giocò l'ultima partita con allenatore Gusztáv Sebes, che andò ad allenare l'Ujpest. Sei giorni dopo, sulla panchina del Népstadion di Budapest sedeva Márton Bukovi. Molti calciatori, per sfuggire alla furia dei carrarmati sovietici decisero di fuggire all'estero, guidati proprio dal capitano Ferenc Puskas. Sándor Kocsis, invece, cominciò ad attraversare il periodo più buio della sua vita, trascorso in Spagna: fu un periodo di depressione conclusosi con il suicidio dell'attaccante nel 1979. Per loro, come per molti altri, quella del 14 ottobre 1956 contro l'Austria si trattò dell'ultima convocazione in maglia magiara.

Al Mondiale 1958, infatti, priva dei suoi migliori giocatori, non ripeté i grandi risultati di quattro anni prima e venne eliminata addirittura dal Galles.

Nel 1957 diventò allenatore della nazionale Lajos Baróti, inizialmente in un trio con Károly Lakat e Károly Sós e, successivamente, CT unico.

Nel 1958 il nuovo allenatore riuscì a qualificare la propria squadra, che veniva dal periodo più buio della storia del Paese, ai Campionati mondiali del 1958. In nazionale non c'erano più i grandi Puskas, Czibor e Kocsis, ma erano rimasti ancora il 36enne Hidegkuti, il centrocampista Bozsik, l'ala Budai e il portiere Gyula Grosics. Le novità erano rappresentate dal trequartista Lajos Tichy della Honvéd e dal centravanti Dezső Bundzsák del Vasas. Il mondiale non si aprì nel migliore dei modi: 1-1 all'esordio contro il Galles l'8 giugno; quattro giorni dopo la Svezia si impose per 2-1. Nella partita decisiva i Magiari non fallirono battendo 4-0 il Messico. Il 17 giugno 1958 però il Galles vinse nello spareggio (2-1) eliminando i vice-campioni del mondo in carica.

Tuttavia al termine del torneo la MLSZ riconfermò Baróti. Nel luglio 1960, in Francia, si svolse il primo campionato europeo di calcio. Gli uomini di Baróti, però, furono eliminati già nel primo turno dai futuri campioni d'Europa dei Sovietici (3-1 e 1-0 i risultati).

Nel frattempo, in campionato la mitica Honvéd faticava, vista la diaspora del 1956. Stava salendo alla ribalta una nuova scuola calcistca, quella di un'altra formazione di Budapest, quella del Vasas di inizio anni '60. Il potere del Vasas, però, venne subito spodestato dal Ferencváros, guidata da un giovane talento emergente, l'appena diciannovenne Flórián Albert, futuro Pallone d'Oro.

Baróti si affidò proprio a lui per la missione olimpica del 1960 a Roma che aveva il compito di risollevare lo sport in Ungheria dopo quattro anni di delusioni. Dopo essersi qualificati, i Magiari furono inseriti nel gruppo D. L'esordio fu più o meno facile con la vittoria per 2-1 contro l'India. Seguirono il 6-2 contro il Perù a Napoli e, soprattutto, il 7-0 con la Francia. Grandi prestazioni da parte di Flórián Albert, autore di 5 centri in tre partite, ma il vero mattatore fu il centravanti János Göröcs, con lo stesso bottino. In semifinale l'Ungheria fu battuta della Danimarca con il punteggio di 0-2. In finale per il terzo e quarto posto i Magiari, battendo 2-1 l'Italia, si aggiudicarono il bronzo olimpico. Furono ben tre i calciatori ungheresi a segno in cinque occasioni: i sopracitati Albert e Göröcs, ma anche János Dunai. Questo fu il primo trionfo dell'era Baróti.

Nel 1962 i Mondiali si svolsero in Cile, che aveva avuto diverse difficoltà ad organizzare la manifestazione a causa di un violento terremoto che aveva messo in ginocchio il Paese. L'avventura iniziò nel migliore dei modi: fu vittoria nel Gruppo 4 contro l'Inghilterra il 31 maggio con il punteggio di 2-1. Il 3 giugno autentico exploit contro la Bulgaria (6-1). Il passaggio del turno divenne una pura formalità, tanto che contro l'Argentina bastò uno scialbo 0-0. Il 10 giugno, a Rancagua, gli uomini di Baróti uscirono di scena contro la Cecoslovacchia, che ben figurò inchinandosi solo in finale al Brasile. Ancora una volta il capocannoniere fu magiaro: il solito Flórián Albert con quattro centri al pari di Garrincha, di Vavà, del cileno Sanchez, del sovietico Valentin Ivanov e dello iugoslavo Drazan Jerkovic.

Dopo il terzo posto alle Olimpiadi di Roma nel 1960, l'Ungheria si impone in due tornei olimpici, nel 1964 e nel 1968, e conquista il terzo posto all' Europeo 1964.

Ma i calciatori non son più quelli di una volta: Bozsik, Hidegkuti, Budai e Grosics, ultimi baluardi dell'Aranycsapat, sono anziani e sulla via del ritiro.

Ma negli Anni 60 la maglia numero nove, in precedenza indossata dallo stesso Hidegkuti, viene assegnata ad un giovane ragazzo di vent'anni militante nel Ferencváros: Flórián Albert, un bomber che vincerà il prestigioso Pallone d'Oro nel 1967, giungendo all'apice della carriera. È tutt'ora l'unico magiaro della storia a cui è stato assegnato tale premio.

Dagli Anni 70 comincia un lungo declino, inframmezzato soltanto da qualche successo delle nazionali giovanili e dal piazzamento al quarto posto all' Europeo 1972, che porta la nazionale ungherese ai margini del calcio europeo e mondiale con pesanti eliminazioni al primo turno ai mondiali del '78, del '82 e del '86; tale crisi si aggrava maggiormente dopo il Mondiale 1986, infatti da allora l'Ungheria non si è più qualificata alla fase finale di una competizione internazionale.

Tra il 1970 e il 1980 si siedono sulla panchina ungherese ben otto allenatori diversi.

Ma negli Anni 80 l' Ungheria torna alla ribalta con campioni come Tibor Nyilasi, András Törőcsik, il difensore, nonché capitano, Imre Garaba e, soprattutto, il trequartista Lajos Détári. Da ricordare la vittoria ottenuta il 15 maggio 1982 per 10-1 contro El Salvador, in una partita valevole per il passaggio al secondo turno del campionato mondiale del 1982, e il 3-0 rifilato al Brasile in una gara amichevole disputata al Népstadion di Budapest il 16 marzo del 1986.

Tibor Nyilasi, Gábor Pölöskei, László Fazekas (2 volte), József Tóth, László Kiss (2 volte) e Lázár Szentes timbrano l'ultima grande vittoria magiara in un Mondiale.

Durante gli anni Novanta si assiste al completo declino della nazionale magiara. Tra il 1996 e il 2003 l’Ungheria cala in tutte le classifiche, dal Ranking mondiale FIFA a quello Elo. Nel 2001 diventa CT Imre Gellei che, nonostante i magri risultati, il 13 febbraio 2002 fa esordire Zoltán Gera, il quale di lì a poco diventerà quasi una leggenda della Nazionale. Purtroppo per gli Ungheresi, neanche Lothar Matthäus, sedutosi sulla panchina del Puskás Ferenc Stadion fra il 2004 e il 2005, riesce a risollevare la squadra.

Lajos Détári è stato l'ultimo grande giocatore che ha vestito la maglia rossa dell'Ungheria, ma recentemente sono saliti alla ribalta elementi molto interessanti come il difensore Roland Juhász, il trequartista Zoltán Gera, le ali sinistre Szabolcs Huszti e Balázs Dzsudzsák, i centrocampisti Tamás Hajnal, Dániel Tőzsér, e gli attaccanti Sándor Torghelle e Tamás Priskin.

Da ricordare il pareggio al Népstadion, ribattezzato Puskás Ferenc Stadion, contro l'Italia per 2-2 con doppietta di Ferenc Horváth (fu la prima gara nella panchina azzurra per Giovanni Trapattoni). Il 22 agosto 2007, i magiari hanno battuto proprio gli azzurri per 3-1 in amichevole, rimontando un gol di Antonio Di Natale. I gol ungheresi portano la firma di Juhász, del capitano Gera e del neo aquisto del Brescia Calcio Róbert Feczesin. Con quest' ultimo alla corte di mister Serse Cosmi è arrivato anche il promettente centrocampista diciannovenne Ádám Vass. Nell'aprile 2008 Péter Várhidi lascia l'incarico di commissario tecnico all'olandese Erwin Koeman, che all'esordio ottiene una grande vittoria per 3-2 con i campioni d'Europa in carica della Grecia.

Lo stadio per i grandi appuntamenti è il Puskás Ferenc Stadion. Costruito tra il 1948 e il 1952 con il nome di 'Népstadion' (Stadio del Popolo, mantenuto tale sino al 2001), ospitò la vittoria per 7-1 dell'Ungheria contro l'Inghilterra il 23 maggio 1954.

È stato anche lo stadio dove i padroni di casa inflissero ai campioni del mondo dell'Italia un pesante 3-1 il 22 agosto 2007. Contiene 68 976 posti a sedere ed è il più grande di tutta l' Ungheria. Altri stadi utlizzati dai Magiari sono la ZTE Arena (14 000 spettatori) e il Szusza Ferenc Stadion (13 501), ma sovente si utilizzano altri impianti minori.

L'Ungheria da sempre veste la stesa divisa: maglia rossa, pantaloncini bianchi e calzoncini verdi. Cio' per ricordare la bandiera ungherese (). Sul petto compare lo stemma ungherese adottato il 3 luglio 1990. La seconda maglia, invece, è completamente bianca. Il fornitore è la marca tedesca Adidas.

Ai tempi di Puskas e dell'Aranycsapat la divisa presentava il cosiddetto "collo a V" ed era, naturalmente, rossa. In petto c'era lo stemma della Repubblica popolare ungherese. La seconda maglia era bianca, ma con una doppia striscia orizzontale rossa, ornata rigorosamente con lo stemma filo-sovietico.

Colorata un po' più scura, è la divisa contenente lo scudo post-rivoluzione del 1956. Esso si preserva sino al 1989, con l' adozione dllo stemma attuale (prima fotografia dall'alto). Con il tempo la maglia diventa a girocollo, abbandonando la forma di "V".

Come già detto, i colori sociali sono sempre gli stessi (rosso, bianco, verde), tuttavia vi sono state delle variazioni riguardanti i bordi, a volte colorati di verde e bianco, altre volte, invece, di solo di bianco.

Non essendo una squadra molto blasonata, la nazionale ungherese non è mai stata caratterizzata da particolari rivalità, ma solo da "sfide storiche" che si ripetono spesso con il tempo.

Con l'Austria c'è un legame speciale per gli Ungheresi. Infatti le due compagini danubiane si sono contrapposte oltre 130 volte e nel primo Novecento davano vita al "derby" dell'Impero austro-ungarico.

Con il passare del tempo si è assistito a sfide molto appassionanti, dagli Anni 30 (in cui sfidavano il Wunderteam, privo di elementi singoli di grande caratura ma caratterizzato da una fitta rete di passaggi e da improvvisi cambi di posizione che disorientavano gli avversari, e l'Ungheria di György Sárosi, Gyula Zsengellér, Pál Titkos e István Avar), sino ad oggi.

Durante gli Anni 50 l'Aranycsapat si imponeva senza difficoltà su tutti gli avversari e, naturalmente, anche sull'Austria (6-1; 4-3; ancora 4-3; 3-2; 1-0; 4-1; ancora 6-1; 2-0). Una curiosità: il 14 ottobre 1956 è l'ultima partita della leggendaria Aranycsapat. I due gol che liquidano l'Austria sono di Ferenc Puskás e Károly Sándor.

Negli Anni 70 e 80 gli incontri fra queste due compagini ebbero una doppia valenza: infatti si fronteggiavano l'Ungheria filo-Sovietica e l'Austria neutrale tendente all'alleanza con gli Stati Uniti.

I recenti risultati danno ragione ai Magiari, come la vittoria per 2-1 del 16 agosto 2006 (reti di Kuljic per gli Austriaci e Zoltán Gera e András Horváth per gli Ungheresi).

Tra le due tifoserie, come già detto, non vi è assolutamente rivalità né avversione.

All'interno del calcio europeo del primo Novecento vi era l'élite danubiana. Ungheria, Austria e Boemia componevano un triangolo di nazionali all'avanguardia, ma non ancora adatte a sfidare i "maestri" inglesi. Così si organizzavano sfide tra queste tre grandi selezioni dell'Impero austro-ungarico.

Gli Ungheresi e i Boemi diedero vita a diverse sfide che appassionarono i tifosi del tempo. Successivamente, entrambi i Paesi divennero indipendenti dall'Austria e organizzarono più incontri, che sorrisero più ai Magiari che ai neo-Cecoslovacchi. Gli atleti ungheresi si imposero più volte su quelli dell'ex-Boemia, vincendo per ben tre volte nella loro storia con cinque gol di scarto (8-3 nel 1937 e 5-0 nel 1950 e nel 1952, sconfitte più pesanti per la Cecoslovacchia stessa).

Dopo la scissione del 1 gennaio 1993 e la successiva divisione in Repubblica Ceca e Slovacchia, sono state raramente giocate partite tra le compagini ex cecoslovacche e quella ungherese degne di nota.

Le squadre più forti e famose sono senz'altro quelle di Budapest. In esse hanno giocato i più grandi talenti magiari. Esse sono il Ferencváros, la Újpest (nota in passato come Újpesti Dozsa o Újpest TE), la MTK, il Vasas e la Honvéd.

È soprattutto in quest'ultima che sono cresciuti talenti indiscussi della storia del calcio, come Ferenc Puskás, Sándor Kocsis, József Bozsik, Lajos Tichy e Lajos Détári.

Anche il Ferencváros ha una storia ugualmente importante. Qui si sono formati altri grandi atleti del panorama calcistico ungherese, come Flórián Albert e Tibor Nyilasi. Dopo 105 anni di NB I (Nemzeti Bajnokság I, l'equivalente della Serie A italiana) condite da 28 scudetti, nell'estate del 2006 il Ferencváros viene condannato ad iscriversi alla NB II (la seconda divisione) a causa di debiti.

Nella capitale ungherese, però, esistono altre società minori e meno competitive, come il REAC. Recentemente sono salite alla ribalta nuove squadre, su tutte il DVSC, che ha vinto tre campionati di fila dal 2004 al 2007 ed ha ottenuto un secondo posto dietro l'MTK nella stagione 2007/2008.

Merito anche di calciatori importanti, come Tamás Sándor (con trascorsi al Torino), Aco Stojkov (macedone prodotto del vivaio dell'Inter), ed ex, tra cui Balázs Dzsudzsák e Péter Halmosi.

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Repubblica Popolare d'Ungheria

Repubblica Popolare d'Ungheria - Bandiera

La Repubblica Popolare d'Ungheria, o Repubblica Popolare Ungherese (in ungherese: Magyar Népköztársaság) fu il nome ufficiale dello stato dell'Ungheria dal 1949 al 1989, durante il suo periodo comunista sotto la guida dell'Unione Sovietica. Fu durante questo periodo di regime che si formò il primo principale movimento di opposizione al comunismo del blocco orientale, durante la rivoluzione ungherese del 1956, nella quale gli ungheresi chiesero libertà, democrazia e la fine dell'oppressione politica; furono invece obbligati alla sottomissione quando l'Armata Rossa sovietica invase l'Ungheria e soffocò la rivoluzione nel sangue, uccidendo la leadership rivoluzionaria. Lo stato rimase in vita fino al 1989, quando le forze di opposizione si consolidarono e riuscirono a far abbandonare il comunismo da parte del regime. Lo stato comunista si considerò erede della repubblica sovietica ungherese, esistita nel 1919, e secondo stato comunista formatosi dopo la RSSF Russa.

L'Armata Rossa sovietica occupò l'Ungheria dal settembre 1944 all'aprile 1945. Ci vollero circa due mesi per conquistare Budapest, e quasi tutta la città fu distrutta.

Con la firma del Trattato di pace di Parigi, l'Ungheria perse tutti i territori che aveva conquistato dal 1938 al 1941. Nè gli Alleati nè l'URSS sostennero qualunque cambiamento dei confini ungheresi precedenti al 1938.

L'Unione Sovietica si annesse la Sub-Carpazia, che era stata parte della Cecoslovacchia prima del 1938 e che oggi appartiene all'Ucraina.

Il Trattato di pace con l'Ungheria firmato il 10 febbraio 1947 dichiarò che "Le decisioni del Primo arbitrato di Vienna del 2 novembre 1938 sono dichiarate nulle", pertanto i confini ungheresi furono fissati lungo le frontiere precedenti al 1° gennaio 1938, eccetto per una piccola perdita al confine cecoslovacco. Metà della minoranza etnica tedesca (240.000 persone) fu deportata in Germania nel periodo dal 1946 al 1948 e vi fu uno scambio forzato di popolazione tra Ungheria e Cecoslovacchia.

I sovietici instaurarono un governo alternativo a Debrecen il 2 dicembre 1944, ma non conquistarono Budapest fino al 18 gennaio 1945. Poco dopo, Zoltán Tildy divenne in Primo Ministro provvisorio. Alle elezioni tenutesi nel novembre 1945 il Partito Indipendente dei Piccoli Proprietari ottenne il 57% dei voti; il Partito Comunista Ungherese, all'epoca sotto la leadership di Mátyás Rákosi e Ernő Gerő, ottenne il sostegno di solo il 17% dell'elettorato. Il comandante sovietico in Ungheria, Maresciallo Kliment Vorošilov, rifiutò di concedere al partito vincitore di formare un governo. Vorošilov instaurò invece un governo di coalizione, con i comunisti che detenevano alcuni posti chiave. Il capo del partito vincitore, Zoltán Tildy, fu nominato Presidente e Ferenc Nagy divenne Primo Ministro nel febbraio 1946. Mátyás Rákosi assunse la carica di vice-primo ministro.

László Rajk divenne ministro degli interni, e con questo incarico istituì la polizia di sicurezza (ÁVH). Nel febbraio 1947 la polizia iniziò ad arrestare i capo del Partito dei Piccoli Proprietari e del Partito Nazionale degli Agricoltori; diverse importanti figure di entrambi i partiti fuggirono all'estero. In seguito Mátyás Rákosi si vantò di aver eliminato i suoi colleghi di governo uno a uno, "tagliandoli al di fuori come si tagliano le fette di salame".

Il Partito Ungherese dei Lavoratori (Magyar Dolgozók Pártja, formato dall'unione del Partito Comunista e dal Partito Social Democratico), divenne il partito maggiore alle elezioni del 1947 ed entrò in coalizione con il Fronte di Indipendenza Popolare. I comunisti ottennero via via poteri governativi sempre maggiori, e nel 1948 il Partito Social Democratico cessò di esistere come organizzazione indipendente. Il suo capo, Béla Kovács, fu arrestato e inviato in Siberia; altri leader di opposizione, come Anna Kéthly, Ferenc Nagy e István Szabó were furono imprigionati o mandato in esilio.

Il 18 agosto 1949 il Parlamento approvò la nuova costituzione dell'Ungheria (1949/XX.), plasmata sulla costituzione sovietica del 1936. Il nome della nazione divenne "Repubblica Popolare Ungherese", "la nazione dei lavoratori e dei contadini", in cui "ogni autorità è detenuta dal popolo lavoratore". Il socialismo fu dichiarato principale obiettivo dello stato. Fu adottato un nuovo stemma, recante i simboli comunisti, come la stella rossa, la falce e martello e una spiga di grano.

Mátyás Rákosi, il nuovo capo dell'Ungheria, chiese la completa obbedienza da parte dei membri del Partito Ungherese dei Lavoratori. Il suo principale rivale al potere era László Rajk, ora ministro degli esteri. Rajk fu arrestato e al suo processo, nel settembre 1949, fu costretto alla confessione estorta, secondo la quale sarebbe stato agente di Miklós Horthy, Leon Trotsky, Josip Broz Tito e dell'imperialismo occidentale. Ammise anche di aver preso parte in un tentativo di assassinio contro Mátyás Rákosi e Ernő Gerő. rajk fu giudicato colpevole e giustiziato; nonostante il loto aiuto a Rákosi per liquidare Rajk, János Kádár e altri dissidenti subirono anch'essi l'espulsione dal partito durante questo periodo.

Mátyás Rákosi cercò a questo punto di imporre un governo autoritario in Ungheria: circa 2.000 persone furono giustiziate, e più di 100.000 imprigionate. Queste politiche furono fortemente osteggiate da alcuni membri del Partito dei Lavoratori, e circa 200.000 persone furono espulse da Rákosi dall'organizzazione.

Rákosi incrementò rapidamente il sistema educativo in Ungheria: fu un tentativo di sostituire la classe istruita del passato con quella che egli chiamava una nuova "intellighenzia operaia". Oltre all'istruzione ai poveri, vi furono molte più opportunità per i figli delle classi operaie, il che comprendeva anche la disseminazione dell'ideologia comunista nelle scuole e nelle università. Inoltre, nello sforzo di separare la Chiesa dallo Stato, l'istruzione religiosa fu bandita come propagandistica. Il governo utilizzò la coercizione e la forza per collettivizzare l'agricoltura, e trasse profitti dalle fattorie della nazione per finanziare l'espansione rapida dell'industria pesante, che attrasse più del 90% degli investimenti industriali totali. Dapprima l'Ungheria si concentrò nella produzione delle stessi merci che produceva nel periodo pre-bellico, tra cui locomotive e veicoli stradali. Nonostante le sue povere risorse di base e le opportunità di specializzarsi in altre forme di produzione, l'Ungheria sviluppò una nuova industria pesante per spingere la crescita interna e per produrre merci da esportazione, per potersi permettere di importare le materie prime.

Il cardinale József Mindszenty, che si era opposto alla Germania nazista e ai fascisti ungheresi durante la seconda guerra mondiale, fu arrestato nel dicembre 1948 e accusato di tradimento. Dopo cinque settimane in arresto (e forse anche sotto tortura), confessò tutto ciò di cui era accusato e fu condannato all'ergastolo. Anche chiese protestanti subirono ondate di repressione e i loro capi furono sostituiti con altri leali al governo Rákosi.

Il nuovo regime militare organizzò in pubblico processi per eliminare "ciò che restava del nazismo e dei sabotatori imperialisti". Diversi ufficiali furono condannati a morte e giustiziati nel 1951, tra cui Lajos Toth, pilota dell'Aviazione Reale Ungherese e vincitore di 28 battaglie. Il numero delle vittime fu chiarito a seguito della caduta del comunismo.

Rákosi ebbe difficoltà nel gestire l'economia, pertanto gli ungheresi videro crollare il proprio tenore di vita. Il suo governo divenne impopolare, e quando Josif Stalin morì nel 1953, Mátyás Rákosi fu sostituito come Primo Ministro da Imre Nagy. Tuttavia, mantenne la sua carica di segretario generale del Partito Ungherese dei Lavoratori, e nei due anni successivi i due uomini furono coinvolti in un'aspra guerra per il potere.

Imre Nagy, nuovo capo dell'Ungheria, rimosse il controllo statale dai mass media e incoraggiò la discussione pubblica sulle riforme politiche ed economiche. Tra questo vi fu la promessa di accrescimento della produzione e la distrubuzione di beni di consumo. Nagy liberò anche molti non-comunisti detenuti nelle prigioni, e avviò dibattiti sulla materia delle elezioni libere, facendo ritirare l'Ungheria dal Patto di Varsavia.

Fu Mátyás Rákosi a condurre gli attacchi contro Nagy. Il 9 marzo 1955, il Comitato Centrale del Partito Ungherese dei Lavoratori condannò Nagy per "deviazione di destra". I giornali ungheresi si unirono all'attacco e Nagy fu accusato di essere responsabile dei problemi economici della nazione: il 18 aprile fu deposto dalla carica a seguito di un voto unanime dell'Assemblea Generale. Rákosi tornò ad essere il capo dell'Ungheria.

Il potere di Rákosi fu minato da un discorso di Nikita Chruščëv del febbraio 1956. Egli denunciò le politiche di Stalin e dei suoi seguaci nell'Europa orientale; sostenne anche che il processo a László Rajk fosse stato una "degenerazione della giustizia". Il 18 luglio 1956 Rákosi fu obbligato a lasciare il potere a seguito di ordini provenienti dall'URSS; tuttavia, egli riuscì ad assicurare la nomina di un suo amico fidato, Ernő Gerő, come successore.

Il 3 ottobre 1956 il Comitato Centrale del Partito Ungherese dei Lavoratori annunciò la sua ammissione di colpa per l'arresto e la detenzione di László Rajk, György Pálffy, Tibor Szőnyi e András Szalai, condannati ingiustamente nel 1949. Allo stesso tempo fu annunciata la riammissione al Partito di Imre Nagy.

Voce principale: Rivoluzione ungherese del 1956.

La rivoluzione ungherese del 1956 iniziò il 23 ottobre, come manifestazione pacifica di studenti a Budapest. Gli studenti protestavano per la realizzazione di alcune loro richieste, tra cui la fine dell'occupazione sovietica. La polizia effettuò diversi arresti e cercò di disperdere la folla con gas lacrimogeni. Quando i protestanti cercarono di liberare gli arrestati, la polizia aprì il fuoco sulla folla, provocando rivolte in tutta la capitale.

Il giorno successivo, le milizie sovietiche entrarono a Budapest e si impadronirono delle posizioni chiave. I cittadini e i soldati si unirono ai protestanti al grido "Russi, a casa!" ed eliminarono i simboli del partito comunista. Il Comitato Centrale del Partito Ungherese dei Lavoratori rispose alle pressioni nominando il riformista Imre Nagy come nuovo Primo Ministro.

Il 25 ottobre una protesta si massa si riunì di fronte al Parlamento. Le unità dell'ÁVH iniziarono a sparare sulla folla dai tetti degli edifici vicini. Alcuni soldati sovietici risposero al fuoco dell'ÁVH, credendo, in modo errato, di essere l'obiettivo degli spari. Riforniti dalle armi prese all'ÁVH o date dai soldati ungheresi unitisi alla rivolta, alcuni tra la folla iniziarono a rispondere al fuoco.

Imre Nagy andò a radio Kossuth per annunciare la sua presa del potere, come Presidente del Consiglio dei Ministri. Promise anche "la democratizzazione della vita politica, la realizzazione di una strada verso il socialismo in accordo con le caratteristiche della nazione e la realizzazione dell'obiettivo nazionale: il miglioramento radicale delle condizioni di vita dei lavoratori".

Il 28 ottobre Nagy e un gruppo di sostenitori, tra cui János Kádár, Géza Losonczy, Antal Apró, Károly Kiss, Ferenc Münnich e Zoltán Szabó, riuscirono a prendere il controllo del Partito. Allo stesso tempo, furono formati in tutta l'Ungheria consigli dei lavoratori rivoluzionari e comitati nazionali locali.

Il cambiamento alla leadership del partito fu riflesso negli articoli del giornale del governo, Szabad Nép (Popolo libero). Il 29 ottobre il giornale salutò il nuovo governo e criticò apertamente i tentativi sovietici di influenza sulla situazione politica ungherese. Questa idea fu sostenuta da Radio Miskolc, che chiese l'immediato ritiro delle truppe sovietiche dalla nazione.

Il 30 ottobre Imre Nagy annunciò la liberazione del Cardinale József Mindszenty e di altri prigionieri politici. Informò anche la nazione del fatto che il suo governo intendeva abolire il monopartitismo statale; a ciò seguì la dichiarazione di Zoltán Tildy, Anna Kéthly e Ferenc Farkas che riguardava la rifondazione del Partito dei Piccoli Proprietari, di quello Social Democratico e del Partito Petőfi (ex Contadini).

La decisione più controversa di Nagy avvenne il 1 novembre, quando annunciò che l'Ungheria intendeva ritirarsi dal Patto di Varsavia e proclamarsi neutrale. Chiese alle Nazioni Unite di entrare nella disputa tra l'Ungheria e l'Unione Sovietica.

Il 3 novembre Nagy annunciò i dettagli del suo governo di coalizione, che comprendeva comunisti (János Kádár, Georg Lukács, Géza Losonczy), tre membri del Partito dei Piccoli Proprietari (Zoltán Tildy, Béla Kovács e István Szabó), tre Social Democratici (Anna Kéthly, Gyula Keleman, Joseph Fischer), e due Contadini Petőfi (István Bibó e Ferenc Farkas). Pál Maléter fu nominato Ministro della Difesa.

Nikita Sergeevič Chruščëv, capo dell'URSS, divenne sempre più coinvolto in questi sviluppi e il 4 novembre 1956 inviò l'Armata Rossa in Ungheria. I sovietici conquistarono subito l'aviazione ungherese, le principali autostrade e i ponti; i combattimenti si svolsero in tutta la nazione, ma le forze ungheresi furono rapidamente sconfitte.

Durante la rivolta, furono uccise circa 20.000 persone, quasi tutte durante l'invasione sovietica. Imre Nagy fu arrestato e sostituito come capo dell'appena fondato Partito Socialista Ungherese dei Lavoratori (Magyar Szocialista Munkáspárt) da János Kádár, fedele all'URSS. Nagy fu imprigionato fino alla sua esecuzione, nel 1958. Altri ministri o sostenitori del governo furono giustiziati o morirono in prigione: tra questi vi furono Pál Maléter, Géza Losonczy, Attila Szigethy e Miklós Gimes.

Dapprima Kádár attuò il pugno duro contro i rivoluzionari: 21.600 dissidenti furono imprigionati, 13.000 internati e 400 uccisi. All'inizio degli anni '60, tuttavia, Kádár annunciò una nuova politica secondo il motto "Chi non è contro di noi e con noi", una variazione della citazione di Rákosi: "Chi non è con noi è contro di noi". Dichiarò un'amnistia generale, attenuò alcuni eccessi della polizia segreta e introdusse un nuovo corso di cultura relativamente liberale. Nel 1966 il Comitato Centrale approvò il "Nuovo Meccanismo Economico", attraverso il quale cercò di migliorare l'economia, aumentare la produttività, rendere l'Ungheria più competitiva nei mercati globali e creare prosperità per promuovere la stabilità politica. Nei due successivi decenni di relativa quiete, il governo di Kádár rispose alternatamente alle pressioni per piccole riforme politiche ed economiche, come a contropressioni degli oppositori alle riforme. All'inizio degli anni '80, erano state raggiunte alcune riforme economiche durature e limitate liberalizzazioni politiche, con una politica estera che incoraggiava i commerci con l'Occidente. Ciononostante, il Nuovo Meccanismo Economico portò all'innalzamento del debito.

La transizione ungherese verso una democrazia in stile occidentale fu una delle più dolci tra i paesi dell'ex blocco sovietico. Alla fine del 1988, gli attivisti del partito, gli intellettuali di Budapest e la burocrazia continuavano a spingere sul pedale del cambiamento. Alcune di queste categorie divennero socialiste riformiste, mentre altre divennero movimenti che si svilupparono poi in partiti. I giovani liberali formarono la Federazione dei Giovani Democratici (Fidesz); il nucleo della cosiddetta Opposizione Democrativa stabilirà il Forum Democratico Ungherese (MDF). L'attivismo civile si intensificò fino a un livello mai raggiunto dopo l'insurrezione del 1956.

Nel 1988, Kádár fu sostituito come Segretario Generale del Partito Comunista e il leader riformista comunista Imre Pozsgay fu ammesso al Politburo. Nel 1989 il Parlamento adottò un "pacchetto democratico", che comprendeva unioni commerciali pluraliste, libertà di associazione, assemblea e stampa, una nuova legge elettorale e, nell'ottobre 1989, una revisione della costituzione. Un plenum del Comitato Centrale, nel febbraio 1989, adottò il sistema politico multipartitico e la caratterizzazione della rivoluzione del 1956 come "rivolta popolare", secondo le parole di Pozsgay. I principali avversari politici di Kádár cooperarono per muovere la nazione verso la democrazia; l'URSS ridusse la sua stretta firmando nel mese di aprile un accordo per il ritiro delle truppe sovietiche nel giugno 1991.

L'unità nazionale culminò nel giugno 1989, quando la nazione ricelebrò il funerale di Imre Nagy, sei suoi colleghi e simbolicamente di tutte le vittime del 1956. Un tavolo naionale, che includeva rappresentanti dei nuovi partiti e alcuni ex partiti, si riunì nell'estate 1989 per discutere dei principali cambiamenti alla costituzione ungherese in preparazione alle libere elezioni e alla transizione verso un sistema politico pienamente libero e democratico.

Nell'ottobre 1989 il partito comunista si riunì nel suo ultimo congresso e si ricostituì come Partito Socialista Ungherese (MSZP). In una riunione storica dal 16 ottobre al 20 ottobre 1989 il Parlamento adottò una legislazione che istituiva elezioni multipartitiche e un seggio presidenziale a elezione diretta. La legislazione trasformò l'Ungheria da Repubblica Popolare a Repubblica d'Ungheria, garantendo diritti umani e civili e creando una struttura istituzionale che assicurasse la separazione dei poteri. Nel giorno della rivoluzione del 1956, il 23 ottobre, fu ufficialmente dichiarata la Repubblica d'Ungheria (dal Presidente provvisorio della Repubblica Mátyás Szűrös). La costituzione sottolineò anche i "valori della democrazia borghese e del socialismo democratico", e diede eguale status a proprietà pubblica e privata.

L'Ungheria riformò estensivamente la propria economia e rafforzò i suoi legami con l'Europa occidentale; nel maggio 2004 divenne membro dell'Unione Europea.

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Ungheria

Ungheria - Stemma

L'Ungheria (Magyarország in ungherese, IPA /mɒɟɒrorsaːɡ/, ufficialmente Magyar Köztársaság, Repubblica d'Ungheria) è una repubblica dell'Europa centrale e dell'Europa danubiana. Confina a nord con la Slovacchia, ad est con l'Ucraina e la Romania, a sud con la Serbia e la Croazia e ad ovest con l'Austria e la Slovenia; si tratta di uno stato senza sbocco al mare.

L'Ungheria è una repubblica parlamentare, l'attuale capo di stato è László Sólyom e il capo del governo è Ferenc Gyurcsány.

La lingua ufficiale è l'ungherese.

Dal 1° maggio 2004 è Stato membro dell'Unione europea.

L'Ungheria si trova al centro dell'Europa continentale ed è priva di sbocchi al mare. Il suo territorio occupa per larga parte la zona settentrionale della Pianura Pannonica, ed è quasi esclusivamente pianeggiante. Il territorio è attraversato dal Danubio che lo divide in due regioni: il Transdanubio, a ovest, e l'Alföld (o Grande Pianura Ungherese), a est.

Nella zona settentrionale del paese vi è una zona montuosa composta da rilievi non molto alti che superano di poco i mille metri, che si snoda da sud-ovest a nord-est per circa 400 km. La prima parte di questa catena prende il nome di Montagne del Transdanubio, ed è costituita dalla Selva Baconia (o catena dei Bakony), che inizia a nord del lago Balaton, seguita dai rilievi di Vértes, di Gerecse e di Pilis che giungono sino all'ansa del Danubio in prossimità della città di Visegrád. La seconda parte prende il nome di Rilievi precarpatici settentrionali, ed è costituita dal massiccio del Börzsöny, seguito dai Monti Mátra, dove si erge la massima elevazione del paese, il Kékes (1.014 m), e infine il massiccio del Bükk (959 m).

I fiumi principali dell'Ungheria sono: il Danubio che segna in parte il confine con la Slovacchia e attraversa tutto il territorio da nord a sud per circa 420 Km, il Tibisco che attraversa l'Alföld da nord a sud per circa 600 km e la Drava lungo il confine con la Croazia.

Il lago Balaton (592 km²) è il più grande lago dell'Europa centrale, si trova nella parte occidentale del paese ai piedi della Selva Baconia, a pochi chilometri a est del Balaton si trova il lago di Velence, che con i suoi 26 km² è il terzo lago del paese per superficie. Altro lago è il lago Fertö (o Lago di Neusiedler) nella zona nord-occidentale al confine con l'Austria. Infine nell'Ungheria settentrionale si trova il lago del Tibisco (in ungherese Tisza-tó), è un bacino artificiale formatosi a seguito della costruzione nel 1980 dell'invaso Kisköre realizzato per il controllo delle piene del Tibisco. Il lago di Tisza-tó con una superficie di 127 km² è il secondo lago del paese.

L'Ungheria ha un clima continentale: gli inverni sono mediamente rigidi con freddo asciutto e qualche precipitazione nevosa. Il mese più freddo è gennaio con medie di 2°C per la massima e -3 per la minima. L'estate, è piuttosto calda (medie intorno ai 30°C e con punte che superano abbondantemente i 35).

Generalmente gli Ungheresi sono fieri della loro "diversità", rispetto agli altri popoli dell'Europa centrale e danubiana di lingua slava (slovacchi, serbi, ecc.), germanica (austriaci, tedeschi, ecc.) e neolatina (rumeni, italiani, ecc.). Non sono poi pochi gli Ungheresi su cui ancora oggi pesano le mutilazioni territoriali imposte al loro paese dalle potenze vincitrici della prima guerra mondiale e a cui sono seguite le espulsioni in massa, le pulizie etniche ai danni dei loro connazionali (soprattutto dalle attuali Slovacchia e Romania).

Alle fine del I secolo a.C. le legioni romane conquistarono la parte a occidente del Danubio dell'attuale Ungheria, la quale divenne la provincia romana della Pannonia. Il Danubio fu fortificato come uno dei punti importanti della difesa, numerosi imperatori arrivarono o morirono nella provincia. San Martino di Tours nasce a Sabaria (attuale Szombathely). In seguito alle invasioni barbariche, nel VI secolo il territorio venne occupato da vari popoli eurasiatici, sottoposti più tardi al regno degli Avari, popolazione di origine turcica. Il regno degli Avari fu distrutto da Carlo Magno nel 796.

Guidati dal loro capo Árpád, nel 896 gli Ungari, un popolo delle steppe formato da varie tribù, riconducibili al ceppo linguistico ugrico (la principale delle quali era quella dei Magiari), provenendo dagli Urali (con una migrazione che durò molti secoli), attraverso la Khazaria, gli Ungari si insediarono nelle pianure del medio Danubio, che dopo la distruzione del regno degli Avari da parte di Carlo Magno e la successiva morte dello stesso Carlo Magno, era stata occupata anche da varie tribù slave della Grande Moravia di Svatopluk. Secondo lo storico Gyula László, la classe dominante e la cavalleria armata del popolo di Arpad era turca. Ma poiché i nomi degli insediamenti degli ungheresi di Arpad hanno sicura etimologia ungherese, lo storico Gyula László ha ipotizzato che all'arrivo nell'896 di Arpad il bacino dei Carpazi fosse già abitato, mischiati con Avari, da gruppi etnici ungari, giunti nell'attuale Ungheria intorno al 670 e conosciuti col nome turco on-ugor ("dieci tribù"; da cui deriverebbe il nome "ungheresi"). Questa teoria - detta della "doppia conquista della patria" -, dopo una certa fama durante i primi decenni del '900 (in relazione alla diffusione di panturchismo e turanismo) ed anche durante il regime socialista, è stata notevolmente ridimensionata dagli studi più recenti, benché anche in passato non fosse stata accettata da tutti.

Nel dicembre dell'anno 1000 venne incoronato il primo re d'Ungheria, Stefano I (1000-1038) che convertì il popolo magiaro al cristianesimo. Durante il suo regno riuscì a stabilire uno stato feudale e costruire un paese potente nell'Europa Centrale, denominato variamente Hungaria, Turchia (soprattutto nelle fonti bizantine), Ungverjaland (nelle fonti scandinave). Dopo la sua morte Stefano venne canonizzato nel 1083 e da allora è venerato come santo Stefano d'Ungheria, fondatore dello Stato Ungherese.

Dopo il breve e tormentato regno del veneziano Pietro Orseolo (erede legittimo di Stefano), i discendenti del primo re d´Ungheria dettero vita alla dinastia degli Arpadi (Árpád in ungherese), che regnò fino al 1301.

Tra i secoli della storia ungherese, il XIII è sicuramente uno dei più complessi. A quest'epoca risale l'intervento legislativo della crisobolla ("bolla d'oro") "Super reformatione regni" di Andrea II (morto nel 1235), con la quale il sovrano riorganizzò e definì la struttura feudale del regno, attribuendo ai feudatari determinate prerogative che non si sarebbero potute comprimere (Nel corso del XIII secolo, inoltre, una serie di nuovi interventi contribuirono a limitare ulterioremente il potere del re a favore di quello del consiglio dei nobili). In seguito alla devastante invasione mongola del 1241 il regno dovette essere però riorganizzato di nuovo.

Il re Ladislao IV il Cumano cercò nuovamente di riorganizzare l'esercito e lo Stato appoggiandosi ai Cumani, da poco giunti nel regno (e quindi ancora pagani), ma fu fermato dall'intervento del papa Niccolò III che gettò il paese nella guerra civile e portò il sovrano alla morte.

Nel 1301 la dinastia degli Arpadi si estinse. Il trono venne di volta in volta attribuito a dinastie straniere: prima gli Angiò dal 1307; dal 1378 i Lussemburgo; dal 1437 gli Asburgo; al re Ladislao V Jagellone in unione con Polonia e Lituania tra il 1440 e il 1444.

Durante il regno di Mattia I Corvino detto il Giusto (dal 1458 al 1490), venne varata una riforma che riorganizza la pubblica amministrazione. Inoltre, nel XVI secolo fu realizzata una raccolta di leggi, l' Opus Tripartitum di István Werbőczy.

Tra il XV e il XVIII l'Ungheria, che in questo periodo assunse il nome di Ungheria Reale, visse uno stato di guerra continua contro l'Impero Ottomano, con risultati alterni ora di vittoria (battaglia di Belgrado, 1456), ora di sconfitta (battaglia di Mohács, 1526).

Il regno subì, a partire dal XVI secolo, la dominazione dell'Impero Turco Ottomano finché, nel corso del '600, venne progressivamente assorbito dall'Impero d'Austria: l'unione fu sancita nel 1697 e confermata nel trattato di Karlowitz nel 1699.

Fino all´epoca napoleonica e romantica il regno d´Ungheria era essenzialmente il "regno della Sacra Angelica, et Apostolica Regni Hungariae Corona", con il latino lingua ufficiale fino al 1846. A tal proposito sono esemplari le parole che vengono attribuite allo stesso Stefano I d´Ungheria: "Lascia agli stranieri la loro lingua e le loro abitudini, giacché il regno che possiede una sola lingua e da per tutto i medesimi costumi è debole e caduco" ("unius linguae, uniusque moris regnum imbecille et fragile est" nella versione originale dei "Consigli al figlio Amerigo": "Sancti Stephani primi regis Hungariae de regum praeceptis decem ad Sanctum Emericum ducem").

Durante i moti rivoluzionari del 1848 l'Ungheria dichiarò la propria indipendenza dall'Impero Austriaco con l'intento di creare una repubblica. La rivolta fallì (a causa di un massiccio intervento russo e per le divisioni interne al movimento antiaustriaco che divisero gli ungheresi al loro interno - vedi scontri tra István Széchenyi, Lajos Kossuth e Miklós Wesselényi - e gli ungheresi dai rumeni).

Con il crescere dei nazionalismi (già dal XIII secolo) l´Ungheria perse il carattere sovra-etnico per diventare uno stato multi-etnico del quale alla fine tutti i movimenti nazionalisti a base etnica cercarono di liberarsi.

Nel 1867 l'Impero austriaco concesse un'ampia autonomia agli Ungheresi, creando un compromesso: l'unione personale l'Impero Austro-Ungarico.

Nel 1918, con la dissoluzione dell'Impero (in seguito alla sconfitta nella Prima Guerra Mondiale), l'Ungheria ottiene l'indipendenza e viene proclamata la repubblica.

Nel 1919 i comunisti instaurano la Repubblica ungherese dei Soviet, con a capo Béla Kun. Dopo la repressione della medesima, il 31 luglio dello stesso anno viene proclamata la monarchia che dà vita ad un sistema politico parlamentare, fondato sul pluralismo dei partiti, ma limitato dal ruolo straordinario del "Governante", il capo dello stato.

Il 4 giugno 1920, l'Ungheria perde più di due terzi del suo territorio mediante il trattato di pace firmato nel Petit Palais di Trianon. 231.448 km quadrati vengono annessi ai paesi circostanti, soprattutto alla Romania, alla Slovacchia e alla Jugoslavia. Milioni di persone di identità ungherese restano all'interno degli stati eredi in qualità di minoranza.

Il 21 giugno 1941 entra in guerra a fianco della Germania e dell'Italia.

Alla fine della guerra il regime filo-nazista viene rovesciato ed il paese è invaso dall'Armata Rossa, entrando così nell'area d'influenza dell'Unione Sovietica.

La Repubblica Popolare d'Ungheria (Magyar Népköztársaság), fu il nome ufficiale dello Stato ungherese durante il periodo comunista. Fu ufficialmente costituita subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1949, dopo l'invasione sovietica. Il 23 ottobre 1956 inizia la rivoluzione ungherese. Quindi, il 1° novembre, l'Ungheria esce dal Patto di Varsavia e tre giorni dopo l'Armata rossa invade il Paese e i moti rivoluzionari vengono repressi. Con oltre 3 mila vittime (circa 2mila e 800 ungheresi di entrambe le parti e 700 sovietici, 225 giustiziati). Il paese resterà nel Patto di Varsavia fino al 1989.

Con la caduta della Cortina di ferro (scioglimento del Patto di Varsavia e dissoluzione dell'Unione Sovietica) e il rovesciamento del sistema comunista, il paese si orienta verso modelli economici e politici dell'Europa occidentale. Cessò di esistere nel 1989 a seguito delle proteste di piazza che portarono all'apertura alla democrazia da parte di tutti i paesi appartenenti al blocco orientale.

Nel vertice Ue di Copenaghen svoltosi il 13 dicembre 2002, fu deciso che dal 1 maggio 2004 l'Ungheria (assieme ad altri 9 Stati) entrasse a far parte dell'Unione europea, decisione che venne confermata il 12 aprile 2003 con un referendum al quale partecipò il 45% degli aventi diritto al voto e l'84% dei votanti votò a favore della Ue.

Secondo la costituzione del 1990, l'Ungheria è una repubblica parlamentare. L'Assemblea Nazionale (Országgyűlés) è il Parlamento nazionale unicamerale dell'Ungheria. Consiste di 386 membri, eletti ogni 4 anni. Per poter accedere al Parlamento, i partiti devono superare la soglia del 5% dei voti popolari.

L'Ungheria è suddivisa in 19 province (in ungherese al singolare megye, plur. megyék). Budapest è un distretto a sé stante.

Le principali città, oltre alla capitale Budapest, sono: Debrecen, Miskolc, Seghedino (Szeged), Pécs (Cinquechiese), Győr, Székesfehérvár (Albareale), Eger, Esztergom (Strigonio).

Il 19 settembre 2006, la diffusione di una registrazione effettuata nel maggio precedente, durante una riunione riservata del Partito Socialista al governo (già Partito Socialista Operaio Ungherese, al potere durante il regime comunista), durante la quale il primo ministro Ferenc Gyurcsány diceva d'aver mentito e deliberatamente nascosto agli elettori la grave situazione del paese al fine di vincere le elezioni e di non aver fatto nulla, come governo, per rimediarvi, scatena una serie di manifestazioni contro il governo. Durante le manifestazioni, che chiedono le dimissioni del primo ministro, per il momento non concesse, alcune frange di manifestanti (numericamente esigui, ma molto violenti), secondo la polizia legati agli ultras delle squadre di calcio, hanno compiuto numerosi atti vandalici per tre notti consecutive, assaltando anche la sede della televisione nazionale. Il 22 settembre il presidente del Parlamento dichiara che i manifestanti non hanno formalizzato le proprie richieste e che pertanto non si è ancora posto il problema delle dimissioni del governo o dell'autoscoglimento del parlamento. Il 24 settembre i manifestanti decidono di continuare la protesta nelle piazze. Il Fidesz, principale partito di opposizione, annuncia di iniziare la battaglia politica in parlamento, chiedendo formalmente le dimissioni del governo e nuove elezioni politiche, la richiesta viene fatta il 25 settembre.

Dopo le elezioni amministrative (comunali e provinciali), svoltesi il primo ottobre 2006, in cui il partito socialista di governo subisce una dura sconfitta, l'opposizione fissa al governo un ultimatum di 72 ore per dimettersi. Il 6 ottobre il primo ministro chiede ed ottiene la fiducia del Parlamento in cui gode di ampia maggioranza.

Il 23 ottobre 2006, in coincidenza con la celebrazione del cinquantesimo anniversario dell'Insurrezione di Budapest con la presenza di rappresentanti di quasi tutti i paesi del mondo, sono riprese, in diverse zone della capitale, le manifestazioni contro il governo. Quando la polizia comincia, nelle prime ore del mattino, ad evacuare piazza Kossuth (la piazza antistante il Parlamento, occupata da diverse settimane dai manifestanti antigovernativi) per permettere lo svolgimento della solenne commemorazione ufficiale del 23 ottobre, riprendono gli scontri in varie zone della capitale. Nel pomeriggio, avevano avuto luogo in tutta la città dimostrazioni da parte di gruppi di opposizione. In una piazza del centro, alcuni manifestanti si impossessano di un carro armato storico utilizzato per le cerimonie del 23 ottobre e con questo si dirigono verso le linee della polizia, ma vengono rapidamente bloccati e disarmati. In una zona non molto distante, alcune centinaia di migliaia di cittadini si erano radunate per la commemorazione del 23 ottobre organizzata dal Fidesz, questa si svolge in maniera pacifica. Più tardi iniziano gli scontri con la polizia e si protraggono per tutta la notte. Il 24 ottobre, su richiesta dei partiti di opposizione (che accusano la polizia di aver volutamente provocato gli scontri), i gruppi parlamentari decidono che sarà aperto un dibattito in Parlamento sulle responsabilità degli ultimi scontri, che hanno provocato 160 feriti e 131 persone arrestate. Un dibattito vero e proprio finora non ha avuto luogo, ma dopo una serie di polemiche il prefetto di Budapest è stato confermato al suo posto dal premier ed onorato con una decorazione dal sindaco della capitale. Il Fidesz intanto ha dato vita ad un centro di documentazione per le persone che si considerano vittime o testimoni di abusi che la polizia avrebbe commesso il 23 ottobre, a tale centro si sarebbero rivolte finora centinaia di persone, tra le quali anche diversi stranieri, che sarebbero stati maltrattati dalla polizia ungherese, in occasione della festa nazionale.

La coalizione di governo è formata da MSZP e SZDSZ che gode in Parlamento di 210 seggi su 386.

L'economia ungherese poggia soprattutto sull'agricoltura e l'allevamento, ma è anche un paese industriale, soprattutto nell'area di Budapest. In Ungheria si coltivano legumi, cereali, frutta, ortaggi e peperoni rossi, da cui si ricava la paprica. Si allevano, inoltre, cavalli, bovini ed ovini.

La rete dei trasporti è ben sviluppata; le autostrade e le linee ferroviarie si diramano a raggiera a partire dalla capitale. Budapest è l'unica città ungherese dotata di aeroporto internazionale, con i tre Terminal di Ferihegy 1, 2A e 2B. La compagnia di bandiera è la Malév; recentemente hanno aperto collegamenti con Budapest diverse compagnie low-cost (fra cui l'ungherese-polacca Wizz Air e la slovacca SkyEurope).

Uno dei piatti tipici della antica cucina magiara è il gulash, in ungherese gulyás, una zuppa che i gulyásak (i mandriani, da gulya che significa mandria) cucinavano dentro un grande paiolo messo su di un fuoco di legna all'aperto. Questo piatto consiste in una sostanziosa minestra a base di carne, lardo, soffritto di cipolla e carote, patate e paprica.

Inizialmente cucinata solo dai mandriani, verso la fine del XVIII secolo arrivò ad essere conosciuta dalle famiglie borghesi, per poi apparire sulla tavola del popolo insieme ad altri stufati di carne, di solito bovina, come i paprikás aggiustati con la farina, la paprica e la panna acida (tejföl), o il pörkölt, chiamata anche la "rosolata della Puszta".

L'ingrediente principe del gulyàs, già citato sopra, è la paprica, che si ottiene dal peperone fatto seccare e macinato, ed è una delle spezie comunemente usate nella preparazione dei cibi. Il peperone, importato dai Turchi, che a loro volta lo avevano preso in India, venne accolto in Ungheria con molto entusiasmo, cambiando così la cucina ungherese.

Una leggenda dice che una giovane contadina ungherese che era stata costretta con la forza a vivere nell'harem del pascià turco di Buda, avesse spiato a lungo i giardini del palazzo mentre coltivavano i peperoni e che, una volta liberata, avesse insegnato ai contadini del suo villaggio a coltivare la paprica.

Il momento del raccolto viene vissuto come un rito gioioso. L' 8 settembre le donne, vestite con costumi sgargianti, raccolgono i peperoni nei campi e dopo averli infilzati con ago e filo fanno delle lunghe ghirlande che appendono a speciali sostegni di legno o ai muri delle case.

Un dolce tipico di Budapest è la torta Dobos, creata in onore di Francesco Giuseppe e la moglie Sissi all'esibizione nazionale generale di Budapest del 1885.

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Regno d'Ungheria

Carta del Regno d'Ungheria nel 1885-90

Il Regno d'Ungheria è stato un vasto stato multietnico dell'Europa danubiana, esistito per oltre nove secoli dal 1001 al 1918, che comprendeva i territori dell'attuale Ungheria, Transilvania (in Romania), Slovacchia, Croazia interna e Rutenia subcarpatica. Facevano parte del Regno d'Ungheria o ad esso erano ricondotte tutte le Terre della Corona di Santo Stefano.

Fin dalle origini il regno d´Ungheria fu essenzialmente il "regno della Sacra Angelica, et Apostolica Regni Hungariae Corona". Si voleva dare particolare risalto, con tale denominazione, agli stretti vincoli che sempre lo unirono alla Santa Sede e alla Chiesa Cattolica, con il latino lingua ufficiale fino al 1846. Con il suo carattere sovra-etnico, capace di armonizzare contributi culturali "occidentali" e "orientali", il Regno d´Ungheria fu capace di valorizzare, almeno fino ad epoche relativamente recenti, tutte le componenti etniche del suo territorio. A tal proposito sono esemplari le parole che troviamo nei "Consigli al figlio Amerigo" ("Sancti Stephani primi regis Hungariae de regum praeceptis decem ad Sanctum Emericum ducem"), attribuiti allo stesso Stefano I il Santo, primo re d´Ungheria: "Lascia agli stranieri la loro lingua e le loro abitudini, giacché il regno che possiede una sola lingua e da per tutto i medesimi costumi è debole e caduco" ("unius linguae, uniusque moris regnum imbecille et fragile est").

Nel dicembre dell'anno 1000 Stefano I (1000-1038) venne incoronato da Papa Silvestro II primo re d'Ungheria con il titolo di rex apostolicus. Stefano convertì il popolo magiaro al cristianesimo e durante il suo regno riuscì a creare uno stato feudale e a costruire un paese che si impose ben presto come uno fra i più potenti dell'Europa Centrale, denominato variamente Hungaria, Turchia (soprattutto nelle fonti bizantine), Ungverjaland (nelle fonti scandinave). Dopo la sua morte Stefano venne canonizzato nel 1083 e da allora è venerato come santo Stefano d'Ungheria, fondatore dello Stato Ungherese. Dopo il breve e tormentato regno del veneziano Pietro Orseolo (erede legittimo di S. Stefano), i discendenti del primo re d´Ungheria dettero vita alla dinastia degli Arpadi (Árpád in ungherese), che regnò fino al 1301.

Nel 1102 il regno di Croazia viene unito al Regno d'Ungheria, che garantisce alla Croazia piena autonomia di governo e protezione dai nemici (Venezia, Turchi, ...).

Un intervento legislativo degno di nota è la crisobolla "Super reformatione regni" di Andrea II (morto nel 1235). Il sovrano riorganizza e definisce la struttura feudale del regno, attribuendo ai feudatari determinate prerogative che non si sarebbero potute comprimere. Nel corso del XIII secolo, inoltre, una serie di interventi contribuisce a limitare ulterioremente il potere del re a favore di quello del consiglio dei nobili.

Nel 1301 la dinastia degli Arpadi si estingue. Il trono viene di volta in volta attribuito a dinastie straniere: prima gli Angiò dal 1307; dal 1378 i Lussemburgo; dal 1437 gli Asburgo; al re Ladislao III Jagellone in unione con Polonia e Lituania tra il 1440 e il 1444.

Durante il regno di Mattia I detto il Giusto (1458-1490), viene varata una riforma che riorganizza la pubblica amministrazione. Inoltre, nel XVI secolo viene realizzata una raccolta di leggi, l'Opus Tripartitum di István Werbőczy.

Tra il XV e il XVIII l'Ungheria vive uno stato di guerra continua contro l'Impero Ottomano, con risultati alterni ora di vittoria (battaglia di Belgrado, 1456), ora di sconfitta (battaglia di Mohács, 1526).

La guerra austro-turca 1663-1664, detta anche 4° guerra austro-turca, durò solo due anni e terminò con la pace di Eisenburg che sancì la rinuncia, da parte ottomana, alle pretese di espansione in Europa per almeno 20 anni. La guerra rappresentò un successo per l'imperatore austriaco Leopoldo I, il cui comandante in capo Raimondo Montecuccoli aveva sorpreso e sconfitto nella battaglia di Mogersdorf l'esercito ottomano sulla via di Vienna. Sultano dell'Impero ottomano era allora Mehmet IV.

Il punto di partenza della guerra fu il principato di Transilvania, vassallo della Sublime Porta. Contro il divieto di quest'ultima, il principe di Transilvania Giorgio II Rákóczi attaccò nel 1657 la Polonia per rafforzare la propria corona. A seguito di questa disobbedienza nel 1658 il Gran Visir Köprülü Mehmet Pascha diresse il suo esercito nel principato devastandolo. Nell'agosto del 1660 gli ottomani conquistarono la fortezza di Großwardein ed aggiunsero alla Transilvania una nuova provincia (Wilaya). Nel conflitto sorto per la successione del defunto Giorgio II Rákóczi iniziò in Transilvania una guerra civile fra Michele I Apafi e Giovanni Kemény. Apafi, che era stato insediato dall'Impero ottomano, riuscì infine ad aver ragione del rivale, appoggiato invece dall'impero asburgico. Il Bano (Signore) di Croazia Nicola Zrinski contava nel frattempo sullo scoppio di una nuova guerra austro-turca e nel 1661 eresse a sue spese una fortezza presso la confluenza della Mura e della Drava e da questa, da lui chiamata Noi Drin o Novi Drin, iniziò una campagna di scorrerie e saccheggi nei territori ottomani, desiderando trascinare l'imperatore austriaco in una nuova guerra contro i turchi. Le scorrerie croate e la presenza di truppe austriache in Transilvania condussero alla fine alla prima grande guerra contro i turchi dal 1606 e pose fine alla “epoca dello Status quo” fra Vienna e la Sublime Porta.

Nell'estate del 1663 il nuovo Gran Visir Köprülü Fazil Ahmet, figlio del precedente Gran Visir Köprülü Mehmet Pascha, al comando di un esercito forte di circa 100.000 uomini, irruppe nell'Ungheria occidentale ed occupò in settembre la fortezza di Nové Zámky, che divenne il centro di un'ampia nuova provincia ottomana. Il comandante in capo dell'armata austriaca, conte Raimondo Montecuccoli, aveva al suo comando solo 12.000 soldati regolari austriaci cui potevano aggiungersi i 15.000 croati al comando di Nicola Zrinski. In vista di questa catastrofica inferiorità numerica delle proprie truppe l'imperatore Leopoldo I, nell'inverno 1663, chiese aiuto ai principi tedeschi ed all'intera Europa. La perdita della fortezza di Nové Zámky ed i susseguenti saccheggi fino al territorio moravo portarono ad un generale sostegno europeo all'imperatore nella sua lotta contro gli ottomani. Bavaresi, brandeburghesi e sassoni offrirono un esercito di 30.000 uomini (che però non raggiunse mai il pieno organico) e persino Luigi XIV, nella sua qualità di protettore dei confini del Reno, inviò un corpo forte di 6.000 effettivi, per la qual cosa tuttavia si scusò con il sultano tramite un plenipotenziario, ed il cui comandante, Jean de Coligny-Saligny, ebbe l'ordine di impiegare le truppe con la massima cautela possibile.

All'inizio del 1664 la coalizione imperiale si suddivise in tre corpi: l'armata meridionale della Mura, di circa 17.000 uomini al comando di Nicola Zrinski, l'armata principale in posizione centrale, forte di circa 28.500 uomini al comando del Montecuccoli e quella settentrionale nel nord-ovest dell'Ungheria di circa 8.500 uomini al comando del generale ugonotto Louis Rattuit de Souches. Come riserva da impegnare per l'occupazione delle fortezze rimanevano a disposizione altri 12.500 uomini. Senza quelli impegnati nelle fortezze rimanevano in totale al Montecuccoli circa 54.000 soldati a disposizione, che costituivano però tutt'altro che una armata omogenea: fra i comandanti delle diverse truppe alleate emergevano continuamente differenze di vedute e Montecuccoli doveva ricorrere a tutta la sua abilità diplomatica per tenere insieme il suo esercito. Quale particolare ulteriore difficoltà venne fuori che fra lui ed il Bano di Croazia Zrínyi c'era della vecchia ruggine che nel corso della guerra doveva ancora aumentare. Nel gennaio 1664 l'armata meridionale incomininciò a saccheggiare i territori ottomani e distrusse con l'occasione il ponte sulla Drava presso Osijek, strategicamente molto importante ma non riuscì a conquistare la fortezza di Kanizsa, come previsto nei piani del Montecuccoli. L'assedio, iniziato a fine aprile, infatti terminò a giugno, quando Köprülü, con la sua forza armata si avvicinò provenendo da Nové Zámky e mise in fuga gli assedianti, quindi si diresse verso la fortezza di Neu–Zrin e la conquistò. L'armata meridionale era troppo debole per difendere con successo la fortezza e Montecuccoli si rifiutò di accorrere in suo aiuto. Il conte Nicola Zrinski incolpò quindi il comandante in capo asburgico della perdita della fortezza e dopo la pace di Eisenburg fu alla testa della cospirazione dei nobili. Zrinski non volle rendersi conto che all'esperto stratega Montecuccoli non andava di rischiare la propria armata in un tentativo di sostegno alla sua: anche in caso di vittoria sarebbe stato incerto l'esito finale della campagna mentre in caso di sconfitta Vienna e l'intero territorio austriaco sarebbero stati alla mercé dei turchi.

Nella parte settentrionale dell'Ungheria l'armata del Souches ottenne piccoli successi contro i turchi di Kutschuk Mehemed Pascha e con la battaglia di Levice ottenne un buon risultato difensivo.

Dopo soli nove giorni dalla battaglia di Mogersdorf fu stipulata la pace di Eisenburg (10 agosto 1664) con un impegno futuro a non farsi guerra di 20 anni. I turchi dovettero restituire tutti i territori occupati, la tripartizione dell'Ungheria fu confermata così come l'influenza turca sulla Transilvania, della quale gli Asburgo riconobbero come legittimo signore Michael Apafi, la fortezza di Neu–Zrin dovette essere smantellata.

Specialmente dai nobili croati ed ungheresi la pace di Eisenburg fu vista come una “pace vergognosa”, poiché essa significava la rinuncia ad altri territori a favore dei turchi nonostante i successi militari imperiali. Specialmente l'alta nobiltà ungherese fu delusa da Leopoldo I, poiché egli, come re d'Ungheria avrebbe avuto il dovere di liberare gli ungheresi dal giogo ottomano. I nobili ungheresi ebbero la percezione che la cosa migliore per l'impero e per i territori asburgici era concludere una pace frettolosa con i turchi poiché la situazione delle finanze asburgiche era cattiva, l'armata ottomana ancora numericamente superiore a quella imperiale e soprattutto c'era la minaccia di una nuova guerra contro la Francia. Queste motivazioni però per l'alta nobiltà ungherese e per quella croata non erano sufficienti ed essi si sentirono traditi ed ingannati dall'imperatore, il che ebbe conseguenze dirette sul complotto ungaro-croato.

Nel 1683, allo scoppio della o quinta guerra austro-turca fu stipulato il patto della Lega Santa contro gli ottomani. Il re di Polonia Sobieski, l'imperatore Leopoldo I e la Repubblica di Venezia stipularono un accordo il cui scopo esclusivo era la lotta contro i turchi. Il primo obiettivo fu la liberazione di Buda e il 2 settembre 1686 le truppe imperiali conquistarono la fortezza. Il 12 agosto 1687 ebbe luogo a Mohács la seconda battaglia di Mohács, nella quale l'esercito imperiale, guidato dal duca Carlo V di Lorena, inflisse ai turchi una grave sconfitta, le cui conseguenze furono: il duca di Lorena poté liberare Osijek e la Slavonia, mentre la Transilvania fu nuovamente annessa all'Ungheria. Gli ungheresi accolsero con gioia l'evento, anche se non si facevano certamente illusioni sugli intenti degli Asburgo e, sotto l'impressione di questi risultati, la Dieta ungherese del 1687 riconobbe alla casa d'Absburgo l'ereditarietà della corona, nel senso che gli ungheresi si impegnarono a non eleggere come sovrano nessun altro che il primogenito del re di Casa d'Austria. Il novenne primo figlio dell'imperatore Leopoldo I, Giuseppe, divenne così re d'Ungheria. In questo modo, per la corte degli Absburgo cadevano anche gli ultimi ostacoli giuridici ad una completa ed illimitata colonizzazione di un Paese che in passato era stato tra i più ricchi d'Europa, con una popolazione pari almeno a quella dell'Inghilterra, e che faceva gola soprattutto per le fertili regioni agricole e i giacimenti minerari (compreso l'oro) del nord e della Transilvania. In meno del previsto le truppe imperiali liberarono il Paese: nel 1688 cadde Belgrado e con la battaglia decisiva di Zenta, vinta dagli imperiali guidati da Eugenio di Savoia, i turchi furono cacciati definitivamente dall'Ungheria. La pace firmata a Carlowitz nel 1699 mise fine a centocinquant'anni di occupazione ottomana.

Ma, nonostante l'incoronazione dell'arciduca d'Austria Giuseppe I come re d'Ungheria, sarà solo nel 1711, con Carlo VI che gli Ungheresi riconosceranno il legame con l'Austria, legame che si protrarrà non senza contrasti fino alla prima guerra mondiale.

Fin dalla prima metà dell'Ottocento gli ungheresi chiesero inutilmente maggiore indipendenza all'imperatore Francesco Giuseppe, finché coi moti del 1848 le aspirazioni magiare furono soffocate con le armi. Fu attraverso un lungo cammino diplomatico, per il quale si adoperò personalmente anche l'imperatrice Elisabetta ("Sissi"), che nel 1867 si giunse all'Ausgleich tra l'Impero d'Austria ed il Regno d'Ungheria, una sorta di "bilanciamento" tra le due monarchie che vennero costituite, col nome di Impero Austro-Ungarico, in unione personale sotto la figura di Francesco Giuseppe.

Sempre più indebolito per via delle grandi spinte centrifughe delle varie nazionalità (irredentismo), l'impero austro-ungarico cessò di esistere in seguito alla prima guerra mondiale, quando in seguito alla resa degli Imperi Centrali si sbriciolò internamente in varie repubbliche nazionali sorte per autoproclamazione, tra cui la Repubblica Democratica di Ungheria.

Dopo un periodo come Repubblica sovietica ungherese, nel 1920 il Trattato del Trianon suggellò il nuovo ordine europeo e decretò lo smembramento del Regno d'Ungheria, che venne ridotto ad un quarto della sua superficie e ad un terzo della sua popolazione, a favore della vicina Romania e dei neocostituiti Regno di Jugoslavia e Repubblica Cecoslovacca, mentre il Banato di Leithania andò all'Austria.

Il Regno d'Ungheria sopravvisse (ma solo nel nome) nel nuovo stato ungherese sorto nel 1920, in quanto fino al 1944 venne retto dal "reggente" Miklós Horthy.

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Source : Wikipedia