Umberto Guidoni

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Tags : umberto guidoni, politici, politica

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Umberto Guidoni

Umberto Guidoni NASA.jpg

Umberto Guidoni (Roma, 18 agosto 1954) è un astronauta, astrofisico e politico italiano.

Ha partecipato a due missioni NASA a bordo dello Space Shuttle.

Nato a Roma, di origini ciociare (di Acuto), diplomatosi presso il liceo Gaio Lucilio nel 1973, Guidoni ha conseguito una laurea con lode in fisica ed un dottorato in astrofisica all'Università La Sapienza di Roma nel 1978, ottenendo una borsa di studio, dal 1979 al 1980, presso il Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare (CNEN), di Frascati.

Nel 1983 si occupa di studi sulle caratteristiche elettriche e sulla risposta spettrale delle celle fotovoltaiche come ricercatore dell'Ente Nazionale Energie Alternative (ENEA). L'anno successivo lavora per l'Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario (IFSI) di Frascati, un laboratorio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Collabora allo studio e alla progettazione del Tethered Satellite System (TSS) e tra il 1985 e il 1988 realizza il Ground Support Equipment e si occupa dello sviluppo dei Plasma Contactors. Nel 1989 diventa responsabile scientifico di RETE, organizzando i test scientifici del Satellite Tethered.

Nel 1990 viene selezionato dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dalla NASA come candidato Specialista di carico utile (PS, Payload Specialist) per la prima missione del Satellite Tethered (STS-46/TSS-1). Viene trasferito a Houston, presso il Centro Astronauti del Johnson Space Center, e inizia l'addestramento di Alternate Payload Specialist (APS) entrando a far parte del gruppo di scienziati che guida da Terra le operazioni scientifiche del Satellite Tethered, carico utile a bordo della navetta Atlantis.

Nel 1994 viene scelto come Specialista di carico utile della missione STS-75 e dopo un addestramento di circa un anno, effettua il suo primo volo nello spazio a bordo della navetta Columbia. Il suo lavoro nello spazio è incentrato sul controllo degli esperimenti elettrodinamici del Satellite Tethered che dimostrano, per la prima volta, la possibilità di generare potenza elettrica dallo spazio. Lanciato il 22 febbraio 1996 ed atterrato al Kennedy Space Center il 9 marzo 1996, il Columbia completa 252 orbite, percorrendo 6,5 milioni di miglia in 377 ore e 40 minuti.

Il 15 aprile 1996 è insignito, dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro del titolo di Commendatore.

Nell'agosto dello stesso anno comincia la nuova fase di addestramento da Specialista di missione, della durata di due anni, in preparazione per le operazioni a bordo dello Space Shuttle e della futura Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Completato il corso, nell'aprile 1998, entra a far parte del Corpo Astronauti Europeo dell'ESA, con base a Colonia (Germania). Effettua la sua seconda missione a bordo dell'Endeavour nella missione STS-100) (19 aprile-1 maggio 2001), nel corso della quale diventa il primo astronauta europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale.

Al termine della missione, l'11 maggio 2001, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferisce ad Umberto Guidoni il titolo di Grand'Ufficiale.

Nel 2002 gli viene assegnato il Premio Capo d'Orlando.

Gli è stato dedicato un asteroide, 10605 Guidoni.

Ha condotto, a partire dal 10 settembre 2007, per quattro settimane la trasmissione radiofonica "Alle 8 della sera" di Rai Radio Due intitolata Dallo Sputnik allo Shuttle in cui ripercorre le tappe della conquista dello Spazio.

Attualmente è deputato del Parlamento europeo, eletto nel 2004 per la lista dei Comunisti Italiani, nella circoscrizione centro, con oltre 7 mila preferenze.

È iscritto al gruppo parlamentare della Sinistra Europea - Sinistra Verde Nordica.

È membro della Commissione per l'industria, la ricerca e l'energia; della Commissione temporanea sul cambiamento climatico; della Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare; della Commissione per il controllo dei bilanci; della Delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti; della Delegazione per le relazioni con il Giappone.

In sede di Parlamento europeo è il presentatore dell'emendamento 16 al progetto di direttiva Ipred2 che, per attenuare le conseguenze delle norme ristrettive in tema di pirateria informatica, chiarisce che il fair use, sostanzialmente ricalcato sull'istituto degli U.S.A., non costituisce reato.

È relatore sullo Spazio Europeo della Ricerca.

Nell'ambito del V congresso del PdCI ha aderito alla mozione, alternativa a quella del Segretario Diliberto, "una necessità per il paese: unire la Sinistra" come secondo firmatario dopo Katia Bellillo. Si rifiuta di entrare negli organismi dirigenti del Pdci dopo che alcuni compagni con cui aveva condiviso la mozione congressuale vengono esclusi.

Dopo il congresso fonda l'Associazione Unire la Sinistra, di cui diventa Presidente a Napoli il 22 novembre alla prima assemblea degli iscritti. L'associazione che raggruppa gli iscritti al Pdci che sostenevano la mozione Bellillo-Guidoni e coloro che sono interessati al processo di unità a sinistra.

Il 7 novembre 2008 fonda, tra gli altri con Nichi Vendola e Claudio Fava, l'associazione "Per la Sinistra".

Il 16 marzo 2009, a Roma, presenta la lista Sinistra e Libertà per le elezioni europee con Nichi Vendola, Grazia Francescato, Marco Di Lello e Claudio Fava. L'obiettivo è ricostruire la sinistra con un progetto che vada oltre le europee. Partecipa il 21 marzo ad una manifestazione pubblica di presentazione della lista, condotta da Moni Ovadia e Daniela Brancati, a Piazza Farnese.

È sposato, ed ha un figlio.

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Agenzia Spaziale Europea

Logo dell'ESA

L'Agenzia Spaziale Europea o ESA (acronimo dell'inglese European Space Agency) è un'agenzia internazionale fondata nel 1975 incaricata di coordinare i progetti spaziali di 17 paesi europei. Il suo quartiere generale si trova a Parigi, in Francia. Il personale dell'ESA ammonta a 1.900 persone (esclusi sub-appaltatori e le agenzie nazionali) e il budget per il 2005 è stato di 3 miliardi di euro.

Lo spazioporto dell'ESA è il Centre Spatial Guyanais a Kourou, nella Guiana Francese, un sito scelto, come tutte le basi di lancio, per via della sua vicinanza con l'equatore. Durante gli ultimi anni il lanciatore Ariane 5 ha consentito all'ESA di raggiungere una posizione di primo piano nei lanci commerciali, e l'ESA è il principale competitore della NASA nell'esplorazione spaziale.

Le missioni scientifiche dell'ESA hanno le loro basi all'ESTEC di Noordwijk, nei Paesi Bassi. L'ESA Mission Control (ESOC), di Darmstadt in Germania, è responsabile del controllo dei satelliti ESA in orbita. Le responsabilità dell'ESA European Space Research Institute (ESRIN) di Frascati, in Italia, includono la raccolta, l'archiviazione e la distribuzione di dati satellitari ai partner dell'ESA; oltre a ciò, la struttura agisce come centro di informazione tecnologica per l'intera agenzia.

A questo proposito l'Agenzia ha dovuto definire e mettere in atto una politica a lungo termine che permettesse all'Europa di diventare e rimanere competitiva nel settore della tecnologia spaziale. L'ESA porta avanti una politica di cooperazione con vari partner nei campi in cui l'unione delle risorse e la ripartizione del lavoro permettono di raggiungere migliori risultati nell'attuazione dei programmi.

L'ESA stabilisce il programma spaziale europeo che riguarda i campi della scienza, dell'osservazione della Terra, delle telecomunicazioni, delle tecnologie del segmento spaziale (comprese stazioni e piattaforme orbitanti, infrastrutture a terra e sistemi di trasporto spaziale), oltre che delle ricerche sulla microgravità. Il suo ruolo consiste anche nel coordinare il proprio lavoro con i programmi nazionali dei suoi stessi membri, nella prospettiva di un'integrazione progressiva dei programmi nazionali con quelli europei.

In ultimo L'ESA, che è sostanzialmente un ente di ricerca e sviluppo, ha anche un compito a livello industriale che consiste nel delineare ed attuare una politica che permetta ai suoi programmi di raggiungere un giusto rapporto costo/efficienza, promuovendo la concorrenza ed assicurando a ciascun stato membro, in base ai suoi investimenti, un equo ritorno finanziario e tecnologico.

Le linee di condotta dell'ESA vengono decise dal Consiglio ESA costituito dai rappresentanti degli stati membri. Il Consiglio è coadiuvato dalle Commissioni specializzate dei vari programmi (che si occupano della gestione di programmi specifici), oltre che da un Comitato Scientifico, un Comitato Amministrativo e Finanziario, uno per la Politica Industriale ed uno per le Relazioni Internazionali.

Per realizzare i propri programmi, L'ESA spende la maggior parte dei suoi fondi in contratti assegnati alle industrie dei vari paesi membri. Tale politica permette a ciascun paese di poter ricevere come contropartita per gli investimenti effettuati un ritorno finanziario oltre che tecnologico. In tal modo, ogni euro che un dato paese membro versa nei fondi dell'Agenzia, dovrebbe rientrare interamente in quel paese sotto forma di contratto industriale.

Le attività di ricerca e di sviluppo dell'ESA comportano dei vantaggi economici diretti ed indiretti per le industrie europee. Molte aziende hanno sviluppato dei derivati dei prodotti dell'ESA o migliorato la propria produzione sfruttando l'esperienza tecnologica acquisita prendendo parte ad un programma dell'ESA.

Dopo la seconda guerra mondiale molti scienziati Europei avevano abbandonato l'Europa per lavorare negli Stati Uniti d'America o nell'Unione Sovietica. Sebbene il rapido sviluppo degli anni cinquanta avesse permesso a molti scienziati di ritornare in Europa, questi si erano resi conto che i singoli progetti nazionali non potevano competere con i progetti sviluppati dalle due superpotenze, specialmente in campo spaziale. Nel 1958, un mese dopo la crisi dello Sputnik, Edoardo Amaldi e Pierre Auger, due prominenti scienziati europei di quel tempo, iniziarono a discutere sulla fondazione di un'agenzia spaziale europea.

L'idea della creazione in Europa di un potere indipendente nel campo spaziale risale all'inizio degli anni '60. Nel 1962, fermamente convinti che "l'unione fa la forza", 6 paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Olanda), con la partecipazione dell'Australia, crearono l'ELDO (European Launcher Development Organisation) con lo scopo di progettare e costruire un lanciatore indipendente dalle due potenze spaziali dell'epoca.

Sempre nel 1962 (e precisamente il 14 giugno), gli stessi paesi, più la Danimarca, la Spagna, la Svezia e la Svizzera firmarono un accordo per la fondazione dell'ESRO (European Space Research Organisation), che venne poi creata ufficialmente il 20 marzo 1964 allo scopo di avviare progetti in campo satellitare. Tra il 1968 e il 1972 l'ESRO poté festeggiare i primi successi: 7 satelliti di ricerca vennero posti in orbita grazie all'utilizzo di lanciatori Statunitensi.

10 anni più tardi, i membri di queste 2 organizzazioni decisero di riunire le loro diverse attività in un unico ente. Nel luglio del 1973 durante una conferenza interministeriale dei 10 paesi europei svoltasi a Bruxelles, si delinearono i principi costitutivi dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Nel 1975 venne lanciata la prima missione da parte dell'Agenzia che sarebbe poi diventata l'ESA; si trattava della sonda Cos-B che aveva lo scopo di analizzare le emissioni di raggi gamma dell'universo. Nello stesso anno, l'Irlanda divenne membro dell'ESA e il 30 ottobre 1980 la ratifica dell'accordo sancì l'esistenza legale dell'ESA.

In seguito, Austria, Norvegia e più tardi la Finlandia si unirono agli stati membri fondatori dell'ESA. La ratifica di alcuni accordi di cooperazione ha dato inoltre la possibilità al Canada di partecipare ad un certo numero di programmi dell'Agenzia e di far parte del Consiglio ESA.

All'inizio degli anni Settanta la corsa allo spazio avviata dalle due superpotenze aveva subito una notevole contrazione. L'ESA si affermò come precursore nell'esplorazione spaziale. L'ESA riunì la NASA e il Regno Unito sotto il progetto dell'IUE, il primo telescopio orbitale, che venne lanciato nel 1978 e operò correttamente per 18 anni. Dopo i numerosi successi nell'orbita terrestre, nel 1986 l'ESA lanciò la Missione Giotto, la prima missione nello spazio profondo per studiare la cometa di Halley e la Grigg-Skejllerup. Hipparcos, una missione per la mappatura delle stelle, venne lanciata nel 1989, mentre negli anni Novanta furono lanciati SOHO, Ulysses e il Telescopio Spaziale Hubble in collaborazione con la NASA. Recenti missioni scientifiche in collaborazione con la NASA comprendono la sonda Cassini-Huygens dove il contributo ESA consistette nella realizzazione della sonda Huygens che atterrò su Titano.

Come successore dell'ELDO, l'ESA ha costruito dei lanciatori per carichi scientifici e commerciali. Ariane 1 venne lanciato per la prima volta nel 1979 e divenne il principale lanciatore commerciale dal 1984 in poi. I due razzi successivi erano principalmente degli avanzamenti tecnologici per arrivare all'Ariane 4, le cui operazioni tra il 1984 e il 2003 hanno reso l'ESA il soggetto principale nel campo dei lanciatori commerciali. Tuttavia il suo successore, l'Ariane 5, ha avuto alcuni problemi. Il primo lancio della prima versione dell'Ariane 5 fallì, come avvenne, anche, per il primo lancio dell'Ariane 5 ECA /2002), una versione migliorata dell'Ariane 5. Nonostante questi fallimenti, l'Ariane 5 ha dimostrato di essere un competitore valido per i lanci commerciali fin dal suo primo lancio avvenuto nel 1997, e si calcola che dovrebbe raggiungere i 25 lanci avvenuti con successo entro il 2006.

La Russia è il primo partner dell'ESA per l'accesso allo spazio. Questo è un accordo quadro tra il governo russo e l'ESA per una collaborazione ed una alleanza per l'esplorazione e l'uso dello spazio esterno per scopi pacifici. La cooperazione è già in corso per le zone di lancio e questa cooperazione porterà benefici comuni ad entrambi.

Esempi della nuova indipendenza dell'ESA sono la riuscita missione SMART-1, una sonda di test dotata di una nuova propulsione, la missione Mars Express e lo sviluppo del lanciatore Ariane 5.

Le attività dell'ESA sono raggruppate in 2 categorie: i programmi "obbligatori" e quelli "facoltativi". I programmi svolti nell'ambito del budget generale e di quello del programma scientifico sono obbligatori e comprendono le attività di base dell'Agenzia (l'esame di progetti futuri, la ricerca tecnologica, gli investimenti tecnici comuni, i sistemi informativi, i programmi di formazione). Tutti i paesi membri contribuiscono a questi programmi proporzionalmente al loro reddito nazionale.

Gli altri programmi, detti "facoltativi", interessano solo alcuni dei paesi membri che sono liberi di stabilire il loro livello di partecipazione. I programmi facoltativi riguardano settori come l'osservazione della Terra, le telecomunicazioni, il trasporto spaziale e il volo spaziale con equipaggio umano. Anche i progetti della stazione e delle piattaforme spaziali, così come le ricerche in microgravità, sono finanziati nell'ambito dei programmi facoltativi.

Per il futuro l'ESA ha piani ambiziosi che si possono suddividere in tre grandi categorie. Il primo è la continuazione della ricerca scientifica sui progetti di esplorazione (per esempio sviluppando nuovi sistemi di propulsione), in modo da ridurre i costi di lancio o aumentare il carico utile, onorare gli accordi presi con la Stazione Spaziale Internazionale, e migliorare le future esplorazioni spaziali come quella della sonda Venus Express, partita per Venere nell'autunno 2005.

La seconda categoria è, in collaborazione con la NASA, lo sviluppo e la costruzione di missioni indirizzate verso la ricerca astronomica come la sonda Planck che dovrebbe studiare il rumore di fondo del cosmo (2007), l'osservatorio spaziale Herschel (2006), COROT che dovrebbe segnare una nuova pietra miliare nella ricerca di pianeti extrasolari (giugno 2006) o l'interferometro Darwin. Darwin è l'ultima sonda progettata per individuare pianeti esterni al sistema solare della dimensione della Terra.

Mentre i precedenti progetti sono simili a quelli avviati dalle altre agenzie spaziali come la NASA, la terza categoria dei programmi spaziali dell'ESA differisce sensibilmente da quelli NASA. Il Programma Aurora definisce una serie di missioni per giungere ad una missione umana su Marte ma, a differenza di quello varato dalla NASA, non prevede un ampio numero di missioni verso la Luna, preferendo sonde automatiche e missioni progettate per testare le tecnologie che verranno utilizzate per la missioni umane che dovrebbe avvenire nel 2030. La prima missione di una certa rilevanza è ExoMars, una missione dotata anche di un rover per Marte. Fino al 2005 la missione ExoMars era una missione congiunta ESA e NASA, ma le leggi statunitensi che limitano lo scambio di informazioni hanno spinto l'ESA a modificare la missione rendendola esclusivamente ESA. La missione è prevista per il 2011. Un altro progetto molto ambizioso è Mars Sample Return Mission, che dovrebbe seguire la missione ExoMars. Sarà la prima missione che riporterà dei materiali da un altro pianeta, quindi sarà necessario costruire un modulo discendente capace di partire da Marte ed uscire dall'orbita marziana per tornare sulla Terra.

Nei prossimi anni probabilmente si uniranno all'ESA altri paesi, specialmente quelli che hanno fatto parte dell'allargamento dell'Unione Europea del 2004. In aggiunta, l'ESA ha diversi accordi con paesi non membri.

Attualmente l'ESA non fa parte dell'Unione Europea (UE). Infatti l'associazione contiene anche membri non appartenenti all'Unione Europea (Svizzera e Norvegia). Le due organizzazioni hanno però molti contatti e spesso lavorano insieme per definire lo status giuridico dell'ESA nell'UE. L'ESA e UE hanno molti obiettivi in comune e l'ESA ha un ufficio di collegamento a Bruxelles. L'UE, in particolare, è interessata a mantenere un saldo controllo dello spazio in modo da poter consentire agli stati membri un accesso sicuro allo spazio, una risorsa vitale per le politiche economiche dell'UE e per il ruolo che UE vuole svolgere nel mondo.

Il budget del'ESA per il 2005 è di 2,977 miliardi di euro, con un incremento del dieci per cento rispetto al budget del 2004. Il denaro aggiuntivo servirà in larga parte per finanziare gli investimenti ESA sui lanciatori. Attualmente il lancio di veicoli è la prima voce di spesa nell'ESA (i lanciatori assorbono il 22% del preventivo, la seconda voce è il volo umano). Nel 2005 i tre principali finanziatori ESA sono stati la Francia (29,3%), la Germania (22,7%) e l'Italia (14,2%).

Dopo l'ESA e la NASA, l'agenzia spaziale con il bilancio più ampio è quella giapponese, la JAXA, che ha a disposizione 1,6 miliardi di euro; dietro si pone l'ambiziosa Agenzia Spaziale Cinese che dispone di un budget di 1 miliardo di euro. Dietro a queste si pone l'agenzia russa che pur disponendo di un'esperienza enorme nell'esplorazione spaziale ha un budget molto basso, 800 - 900 milioni di euro, circa lo stesso dell'agenzia indiana.

L'ESA ha fatto grandi progressi nel proprio piano per avere a disposizione una flotta completa di lanciatori per coprire ogni esigenza del mercato. Presto la flotta ESA sarà composta dal lanciatore Ariane 5, dal Sojuz e dal lanciatore Vega. Il lancio dei razzi è gestito dall'Arianespace, una società controllata dall'ESA e dal CNES (una quota minore è gestita dall'EADS) che utilizza il Centro Spaziale Guianese ESA nella Guiana Francese come base di lancio. Dato che molti satelliti hanno un'orbita equatoriale il lancio da una zona equatoriale facilita i lanciatori e permette di trasportare un carico utile superiore a quello trasportato da un razzo lanciato da una base nordica.

L'Ariane 5 è il lanciatore primario dell'ESA. Il suo massimo carico utile è di 6-10 tonnellate per un'orbita geostazionaria e di 21 tonnellate per un'orbita LEO. Il lanciatore è in servizio fin dal 1997 ed ha rimpiazzato l'Ariane 4. Esistono varie versioni dell'Ariane 5, la versione in grado di lanciare il massimo carico utile è l'Ariane 5 ECA che ha effettuato il suo primo test positivo nel febbraio del 2004 dopo aver fallito il precedente test nel 2002.

Le versioni precedenti del lanciatore Ariane 1, 2, 3 e 4 sono state ritirate (erano state utilizzate dall'ESA per le sue missioni dell'epoca).

Vega è il piccolo lanciatore ESA (1,5 tonnellate a un'orbita di 700 chilometri). Il primo lancio è pianificato per la fine del 2009. Il membro leader del progetto Vega è l'Italia che contribuisce per il 65% dei costi. Vega è un lanciatore progettato per avere un corpo principale a tre stadi a propulsione solida con una propulsione liquida addizionale per il posizionamento nell'orbita. È una caratteristica notevole la possibilità di posizionare più carichi utili contemporaneamente per un lanciatore a basso tonnellaggio.

Quando fu creata l'ESA gli obiettivi primari non comprendevano l'esplorazione umana dello spazio; venivano considerate primarie le ricerche scientifiche svolte con sonde automatiche a differenza delle controparti americane e sovietiche. Quindi, non deve sorprendere che il primo astronauta europeo non russo non sia stato un astronauta ESA su una navetta ESA. Il primo astronauta europeo fu il cecoslovacco Vladimir Remek che nel 1978 a bordo della navicella sovietica Sojuz seguito dall'astronauta della Germania dell'est Sigmund Jähn, che viaggiò nello stesso anno. Il programma di cooperazione sovietico si chiamava Intercosmo ed ha principalmente coinvolto i paesi del patto di Varsavia, anche se nel 1982 il francese Jean-Loup Chrétien fu il primo astronauta dell'Europa occidentale a volare a bordo della stazione spaziale Sovietica Salyut 7.

Dato che Chrétien non era ufficialmente un astronauta ESA (pur essendo un astronauta del CNES), il primo astronauta ESA che volò nello spazio è considerato il tedesco Ulf Merbold. Merbold partecipò alla missione dello Space Shuttle STS-9, la prima ad utilizzare l'europeo Spacelab, che avvenne nel 1983. STS-9 segnò l'inizio di una proficua collaborazione tra NASA e ESA che incluse decine di voli spaziali a bordo dello Space Shuttle. Durante le missioni l'ESA pagava alla NASA il viaggio sullo Shuttle; negli anni successivi la cooperazione si estese all'Unione Sovietica con numerose missioni a bordo della Mir.

Durante la fine degli anni Ottanta, i voli con astronauti europei iniziarono a diventare la norma e, quindi, si decise di costituire nel 1990 l'European Astronaut Centre a Colonia in Germania. In questo centro gli astronauti europei vengono selezionati e addestrati per i voli spaziali con particolare riguardo per i voli a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Nel 2005 il corpo di astronauti ESA è formato da 18 membri provenienti da ogni paese membro ad eccezione del Regno Unito.

Pedro Duque (E), Gerhard Thiele (D), Jean-François Clervoy (F), Umberto Guidoni (I), Léopold Eyharts (F), Reinhold Ewald (D), Roberto Vittori (I), Claude Nicollier (CH). Paolo Nespoli (I), Thomas Reiter (D), Christer Fuglesang (S), Frank De Winne (B), Michel Tognini (F), Hans Schlegel (D), Philippe Perrin (F), André Kuipers (NL).

Negli anni 80 la Francia insistette per la realizzazione di un veicolo europeo in grado di trasportare esseri umani. Nel 1985 si è deciso di realizzare un veicolo riutilizzabile e nel 1987 si è avviato il progetto del mini shuttle Hermes. L'aeromobile era simile alla prima proposta dello Space Shuttle ed era formato da un piccolo veicolo riusabile in grado di trasportare tra i 3 e i 5 astronauti e tra le 3 e le 4 tonnellate di carico utile per esperimenti scientifici. Con un peso totale massimo di 21 tonnellate si sviluppò in parallelo il progetto del razzo Ariane 5. Si era pianificato che Hermes potesse effettuare solo voli in orbita bassa (LEO). La fase di presviluppo venne completata nel 1991, ma la fase di produzione non venne mai terminata. A seguito dei mutati atteggiamenti politici dell'ex Unione Sovietica l'ESA strinse un accordo con la Russia per lo sviluppo di un velivolo di nuova generazione per il trasporto umano. Quindi, il progetto Hermes venne cancellato nel 1995, dopo un investimento di 3 miliardi di dollari.

Nel XXI secolo l'ESA ha avviato dei nuovi programmi per la realizzazione di veicoli spaziali per il trasporto di esseri umani. Molto interessante è il progetto Hopper di cui esiste un prototipo prodotto dall'EADS, il Phoenix che è già stato testato. Progetti come Hopper non possono essere realizzati nel prossimo decennio, ma una nuova possibilità e sorta recentemente. Dopo colloqui con l'Agenzia Spaziale Russa nel 2004, l'agenzia russa e l'ESA hanno annunciato nel giugno del 2005 lo sviluppo congiunto di un veicolo riutilizzabile chiamato Kliper. Kliper è progettato per poter superare l'orbita LEO e raggiungere orbite più elevate come quella della Luna o addirittura di Marte. In sostanza, questo veicolo è la risposta russo-europea all'americano Orione, il successore dello Space Shuttle, attualmente in avanzato stadio di sviluppo. Si stima che il costo di sviluppo del Kliper sarà di circa 3 miliardi di euro e l'ESA contribuirà al progetto per circa 1.8 miliardi di euro. La navetta sarà costruita in modo congiunto e sarà possibile lanciarla sia dalla Guiana Francese che da Baikonur. Si attende l'approvazione definitiva della partecipazione ESA per il dicembre 2005 e il primo volo del Kliper per il 2011. Per quanto riguarda il lanciatore l'Ariane 5 non avrebbe problemi a lanciare le 13 tonnellate del Kliper in orbita LEO, ma l'Ariane non sarebbe in grado di lanciarlo in un'orbita più alta (lo stesso problema assilla il progetto statunitense). Allo stato attuale l'unico razzo in grado di lanciare il Kliper (e il veicolo spaziale Orione) è il razzo russo Energia, un razzo lanciato due volte con successo agli inizi degli anni Novanta. L'utilizzo di questo razzo è stato sospeso dopo la caduta dell'Unione Sovietica. Un metodo alternativo è la costruzione modulare delle missioni. Mandando in orbita LEO le varie componenti (il Kliper, il propulsore, i serbatoi, ecc) queste possono essere assemblate in orbita per poter poi compiere viaggi fino alla Luna ed oltre.

Per quanto riguarda l'ISS, l'ESA non rappresenta tutti gli stati membri: 5 dei 16 stati hanno deciso di non partecipare alla costruzione per mancanza di interesse al progetto. L'ESA si occupa di parte della costruzione e manutenzione dell'ISS con moduli come il Columbus orbital facility, il modulo contenente il laboratorio scientifico, che sarà installato una volta che lo Space Shuttle della NASA avrà ripreso i suoi voli regolari, e il modulo di osservazione Cupola che è stato completato nel giugno 2005 da Alenia Spazio per conto dell'ESA. Attualmente si stima che l'ISS costerà circa 80 miliardi di euro tra la costruzione e il mantenimento in orbita. Di questa cifra si stima che ESA contribuirà con circa 8 miliardi di euro. Più del 90% dei contributi per l'ISS verranno dalla Germania (41%), Francia (28%) e Italia (20%). L'astronauta tedesco dell'ESA Thomas Reiter è il primo membro dell'equipaggio a lunga permanenza dell'ISS, la sua missione è iniziata il 6 luglio 2006 portato a bordo dalla missione STS-121 dello Shuttle.

Nel 2005 le navette che si collegano all'ISS sono la navetta Progress, il Sojuz e lo Space Shuttle. L'Agenzia Spaziale Europea ha avviato la progettazione e costruzione di una navetta da carico per l'ISS, l'ATV, cioè Automated Transfer vehicle. Questa navetta potrà portare in orbita un carico di 8 tonnellate e dovrebbe entrare in servizio nel gennaio del 2008. Quando lo Space Shuttle verrà dismesso nel 2010 si creerà un vuoto dato che la navicella sostitutiva progettata dagli americani, Orione dovrebbe entrare in servizio nel 2014 (anche se ci sono forti pressioni della NASA per abbreviare i tempi di lancio). Durante quel periodo solo le navette ATV, Progress, Sojuz e la navetta giapponese HTV (che deve essere ancora completata) garantiranno il collegamento tra ISS e la Terra.

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Partito dei Comunisti Italiani

Umberto Guidoni

Il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) è un partito politico di sinistra che si richiama all'ideologia comunista, nella sua variante italiana (quella elaborata negli anni da Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Luigi Longo e Enrico Berlinguer).

Fu fondato l'11 ottobre 1998, in seguito a una divisione interna a Rifondazione Comunista e in concomitanza con la crisi del Governo Prodi I.

Come da Statuto, il PdCI si propone di «trasformare l'Italia in una società socialista fondata sulla democrazia politica» e «affermare gli ideali della pace e del socialismo in Europa e nel mondo». Fa riferimento alla cultura marxista, ai suoi sviluppi, e all'esperienza del comunismo italiano e persegue il «superamento del capitalismo e la trasformazione socialista della società».

La presenza del Pdci sul territorio italiano è abbastanza omogenea: 16,9% nel Nord-Ovest, 13,1% nel Nord-Est (totale Nord 30%); 26,1% al Centro; 33,4% al Sud e 9,5% in Sicilia e Sardegna. Dunque un partito nazionale a diffusione capillare che dispone anche di una federazione estera particolarmente radicata in Belgio, Francia, Germania e Svizzera.

Quasi il 40% degli iscritti al Pdci è sotto i 35 anni. Le donne sono il 33,9% e, secondo l'Arci donna, il Pdci è il primo partito in Italia per numero di donne presenti nelle varie assemblee elettive. La metà degli iscritti al partito è anche iscritto al sindacato che per l'83,8% di questi è la Cgil.

Negli enti locali (dati 2006) il partito conta 6 assessori e 22 consiglieri regionali; 45 assessori e 59 consiglieri provinciali; otto i sindaci.

Il segretario nazionale è Oliviero Diliberto, presidente è Antonino Cuffaro.

Il suo settimanale politico è la Rinascita della sinistra (che già nel nome e nel logo si richiama al settimanale del Pci Rinascita, fondato da Palmiro Togliatti).

Sua organizzazione giovanile è la Federazione Giovanile Comunisti Italiani (FGCI). Il suo colore ufficiale è il rosso.

In occasione delle elezioni politiche del 1996, Rifondazione Comunista stipula con la coalizione di centrosinistra (l'Ulivo) guidata da Romano Prodi un "patto di desistenza", in base al quale nei collegi dove si presentava l'Ulivo, Rifondazione non candidava nessuno e viceversa.

Quelle consultazioni si risolsero in un successo tanto per l'Ulivo, quanto per il PRC, che così toccava il suo massimo storico, e sancivano l'impossibilità di una maggioranza alla Camera dei Deputati senza un accordo fra le due forze. Il PRC non entra nel Governo Prodi I, ma ne appoggia la formazione in nome dell'"autonomia dei comunisti e l’unità con le forze della sinistra", come sancirà il III Congresso del PRC (dicembre 1996).

Tuttavia, nell'autunno 1997, il PRC mette in discussione la fiducia al governo, alla luce di un irrigidirsi dei rapporti tra Ulivo e PRC. Un buon pezzo di Rifondazione spinge per la ricomposizione e si giunge a un nuovo accordo fra comunisti e centrosinistra. Ma l'autunno '97 mette in luce come sia difficile la convivenza tra la fazione vicina al segretario Fausto Bertinotti e quella vicina al presidente Armando Cossutta. Ne nascerà una discussione politico-strategica sulle pagine del mensile del partito Rifondazione, che raggiungerà il suo culmine con l'approvazione del DPEF nell'estate 1998.

A 7 anni dalla nascita del PRC, inizia a farsi rovente la convivenza tra i molti che venivano dal vecchio PCI di Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer e chi veniva dalla cosiddetta "nuova sinistra" e dal socialismo radicale (DP, PSIUP, ecc...), più favorevoli a svolte movimentiste e di autonomia radicale da tutte le altre forze politiche.

Proprio quando inizia la discussione sulla legge finanziaria 1999, è evidente la rottura fra "cossuttiani" e "bertinottiani" e lo stesso responsabile economico del PRC, Nerio Nesi, viene attaccato dal segretario Bertinotti, perché favorevole al compromesso col governo.

I provvedimenti richiesti non trovano posto nella finanziaria '99 e nella riunione del Comitato Politico Nazionale del 2-4 ottobre 1998, il grosso di Rifondazione decide di ritirare la fiducia al Governo Prodi e di passare all'opposizione. La mozione vincente del segretario passa col voto decisivo delle correnti trotskiste, da sempre all'opposizione, e di una parte dei cossuttiani storici capeggiati da Claudio Grassi.

C'è chi fece notare che quel voto rappresentava un «atto antistatutario», perché un semplice CPN, per quanto rappresentativo di tutto il partito, non poteva cambiare la strategia politica fondamentale del partito, cosa che poteva fare solo un congresso nazionale, massima istanza del partito.

Il 5 ottobre Armando Cossutta si dimette da presidente del partito che pure aveva voluto e fondato, mentre i parlamentari comunisti respinsero a larga maggioranza la linea di rottura con le altre forze democratiche, ma affermarono che si sarebbero adeguati alle decisioni del partito. Tuttavia molti iscritti al partito, non riconoscendosi nella decisione del CPN, si autoconvocarono presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma per il 7 ottobre, appellandosi perché non si arrivasse alla rottura con Prodi per impedire il ritorno delle destre al potere. L'assemblea fu guidata da Iacopo Venier, segretario della federazione di Trieste e, in quell'occasione, venne firmato un appello intitolato: Non c'è salvezza per il partito se rompe con il popolo, con i lavoratori, con il Paese.

Così, il 9 ottobre, il capogruppo comunista alla Camera, Oliviero Diliberto, annunciò, durante il dibattito sulla mozione di fiducia al governo, che la maggioranza assoluta del Gruppo parlamentare avrebbe votato a favore del Governo Prodi. Bertinotti si dichiarò invece per la sfiducia. Pochi minuti dopo, il governo cadeva per un voto.

L'11 ottobre viene convocata al Cinema Metropolitan di Roma la prima manifestazione di tutti coloro che volevano dar vita alla costituente per un nuovo soggetto politico comunista e viene presentato ufficialmente il Partito dei Comunisti Italiani, che aderisce subito all'Ulivo.

Con la nascita del PdCI, vengono ripristinati nomi e simboli del disciolto PCI, in evidente continuità con quella storia. Ciò è reso possibile perché i neonati Democratici di Sinistra garantiscono nessun atto legale contro il partito di Cossutta. Diversamente, il PRC si oppone a un altro simbolo con falce e martello e il tribunale delibererà che il simbolo del PdCI muti il fondo bianco con uno azzurro.

Al suo esordio, il PdCI poteva contare su 30.000 iscritti, 27 parlamentari, 28 consiglieri regionali, quasi mille amministratori locali, provenienti in maggioranza da Rifondazione, ma ci furono anche tanti che ripresero la militanza attiva, come Adalberto Minucci, già membro della Direzione Nazionale del PCI e direttore di Rinascita, che entrò a far parte della segreteria nazionale del PdCI.

Il 29 novembre si riunisce il comitato promotore del Pdci. Vi partecipano 107 fuoriusciti dal Cpn del Prc su 112 che votarono il 4 ottobre per la mozione Cossutta. Quest'ultimo viene nominato presidente del comitato, mentre a Marzo Rizzo va il coordinamento. Il comitato avrà il dovere di reggere le sorti del partito fino alla celebrazione del I Congresso Nazionale.

La coalizione si riorganizza, riuscendo a costituire un nuovo governo di centrosinistra, scegliendo come Presidente del Consiglio Massimo D'Alema (21 ottobre 1998). Il PdCI partecipa con Oliviero Diliberto, nominato ministro di Grazia e Giustizia, e Katia Bellillo, ministro senza portafoglio agli Affari Regionali. Sottosegretari comunisti sono Paolo Guerrini alla Difesa, Antonino Cuffaro all'Università e Ricerca Scientifica e Claudio Caron al Lavoro. È la prima volta che dei comunisti siedono al governo dell'Italia dal 1947.

La stessa delegazione sarà confermata nel governo D'Alema II, mentre nel successivo governo Amato II Diliberto viene sostituito da Nerio Nesi, al quale sarà affidato il ministero dei Lavori Pubblici.

Il 21 gennaio 1999 arriva nelle edicole il settimanale del partito, la Rinascita della sinistra.

Il 26 marzo nasce il sito del partito (comunisti-italiani.it).

Per il 9 aprile viene indetto il I congresso nazionale, ma viene poi rinviato per lo scoppio della guerra in Kossovo.

Il 18 aprile si tiene un referendum per introdurre una legge elettorale per la Camera dei Deputati esclusivamente maggioritaria. Il Pdci si oppone all'abrogazione del proporzionale e il referendum non passa per il mancato raggiungimento del quorum del 50%+1.

Il 15 maggio si tiene un grande attivo dei Comunisti Italiani sui temi del lavoro con i quadri sindacali.

Dal 21 al 23 maggio 1999 si tiene a Fiuggi il primo congresso nazionale che lancia il partito verso le elezioni europee del mese dopo. In quell'occasione il PdCI raccoglie il 2% dei consensi, pari a oltre 600.000 voti, valore mantenuto sostanzialmente anche alle seguenti elezioni regionali del 2000 e alle elezioni politiche del 2001. Vengono eletti al Parlamento Europeo Armando Cossutta e Lucio Manisco.

In occasione della I Festa de la Rinascita, il 30 luglio 1999 la componente giovanile del partito si organizza sotto la storica sigla della Fgci, col nome Federazione Giovanile Comunisti Italiani, e avvia il processo che porterà alla sua costituzione ufficiale, che avverrà solo il 12 dicembre 2004.

Durante l'autunno 1999 si inizia a elaborare un programma politico attraverso una serie di convegni nazionali: "Sicurezza nelle città" (16 ottobre), "Legge Finanziaria 2000" (23 e 24 ottobre), "Sud, fra passato e presente" (13 novembre), "Autonomie per unire" (5 dicembre).

Il 30 gennaio 2000 si tiene una grande manifestazione nazionale a Roma per "Battere le destre" che, di fatto, apre la campagna elettorale per le amministrative del 16 aprile. Vengono nel frattempo organizzati due convegni nazionali su lavoro e diritti (12 febbraio) e scuola (27 febbraio).

Il 20 aprile, con una lettera a la Repubblica, Oliviero Diliberto annuncia l'intenzione di dimettersi da ministro per tornare "a fare politica per il partito e per la sinistra, nel tentativo di evitare un effetto '8 settembre'". La decisione viene presa quattro giorni dopo la sconfitta dell'alleanza di governo alle elezioni regionali.

Dopo una lunga prima fase in cui il partito viene guidato dal solo presidente Armando Cossutta, il Comitato Centrale il 29 aprile 2000 accoglie quasi all’unanimità (118 sì, 1 no, 3 astenuti) la proposta dello stesso Cossutta di eleggere Oliviero Diliberto alla nuova carica di segretario nazionale. Il neosegretario commenterà: "Il capo resta ancora lui, il presidente. Io sono venuto qui per dargli una mano".

L'8 luglio il ministro Katia Bellillo partecipa al "World Pride" di Roma e, poco dopo, si apre la II Festa de la Rinascita che vede la partecipazione di tanta intellettualità italiana. Da questa esperienza nascerà il Politecnico, un luogo di studio e ricerca presieduto da Margherita Hack.

Nuovi appuntamenti nazionali si tengono tra ottobre e novembre.

Il 21 gennaio 2001 vengono festeggiati gli 80 anni dalla fondazione del Partito Comunista con un grande appuntamento al teatro Brancaccio di Roma.

Alle elezioni politiche del 2001 il PdCI si presenta come l'estrema sinistra della coalizione dell'Ulivo che sostiene la candidatura di Francesco Rutelli alla presidenza del Consiglio.

Nella quota proporzionale della Camera il PdCI registra un calo, raccogliendo solo l'1,7%. Vengono eletti 9 deputati (nella quota uninominale) e 2 senatori.

Dal 13 al 16 dicembre 2001, a Bellaria (RN), il secondo congresso nazionale si conclude con la conferma di Diliberto segretario e Cossutta presidente.

La linea del PdCI si caratterizza per la spiccata attenzione verso i temi del lavoro, dello sviluppo, dei diritti, delle grandi questioni internazionali (la pace, la solidarietà con i popoli sfruttati, la lotta contro l'imperialismo).

Nel corso degli anni, il partito consolida collaborazioni con i Verdi: insieme sono promotori per dare più peso ai temi della pace e della giustizia sociale. Altro caposaldo della politica del PdCI è la difesa intransigente della Costituzione repubblicana e della Resistenza al nazi-fascismo.

Nel luglio 2001 è tra i costituenti del Genoa Social Forum che protesta contro la globalizzazione propugnata dal G8.

Sui movimenti che nascono o rifioriscono anche in Italia a partire dal 2000, il partito ha una posizione amica, ma critica, ben spiegata da Diliberto al Comitato Centrale del 12 gennaio 2003: "Noi siamo nei movimenti - e questo è un punto al quale tengo molto - senza scioglierci in essi. Senza confonderci. (...) I movimenti sono fondamentali. Più ce ne saranno, meglio sarà per la sinistra, e tuttavia vedo in alcuni di essi rischi di posizioni non politiche o prepolitiche. È l'idea di una sorta di purezza dei movimenti contro l'imbastardimento dei partiti; l'idea di una intransigenza morale dei movimenti contro lo sporcarsi le mani dei partiti. In certi esponenti dei movimenti sembra prevalere una sorta di intransigenza che non fa i conti con la politica, con la necessità del compromesso, della sintesi, della costruzione faticosa della proposta. Queste tendenze vanno contrastate, non bisogna avere un atteggiamento subalterno, perché altrimenti noi non saremmo nel movimento da comunisti".

Tra il 2002 e il 2003, il Pdci è tra le forze (insieme a Verdi, girotondi, Il manifesto) che sostengono Sergio Cofferati quale ipotetico futuro leader di una sinistra riunita, progetto che tuttavia naufragherà nel maggio 2003.

Il 21 marzo 2004 Nerio Nesi lascia il Pdci, dopo un biennio di polemiche sulla linea e sulla gestione del partito.

Dal 20 al 22 febbraio 2004 si celebra a Rimini il terzo congresso nazionale, dove si decide di modificare il simbolo del partito con l'aggiunta della dicitura "per la sinistra", a conferma dell'impegno del partito per spostare più a sinistra possibile l'opposizione e riaggregare la radicalità italiana.

Alle elezioni europee del 2004 il PdCI raggiunge il suo massimo storico, ottenendo il 2,4% dei consensi, pari a quasi 800.000 voti, ottenendo due seggi al Parlamento europeo. Risultano eletti Marco Rizzo e Diliberto, che però rinuncia a favore dell'astronauta Umberto Guidoni. I deputati europei aderiscono al gruppo della Sinistra Europea - Sinistra Verde Nordica.

Il 17 luglio 2004 confluisce nel partito la piccola Democrazia Popolare (Sinistra Unita), scissasi dal PRC quattro anni prima.

Gli ottimi risultati delle elezioni europee portano con sé un'aria di crisi dentro il Partito. Contro ogni previsione, infatti, il presidente Cossutta non viene riconfermato europarlamentare perché scavalcato nel collegio Nord-Occidentale dal capogruppo alla Camera Marco Rizzo (10.325 preferenze contro le 7.802 di Cossutta).

Prima delle elezioni il Partito pensava di eleggere Cossutta e Venier, ma il primo, come s'è visto, viene scavalcato da Rizzo, mentre il secondo viene sopravanzato sia da Diliberto che dall'indipendente Umberto Guidoni, noto astronauta.

Diliberto rinuncia alla sua elezione per restare a Roma, ma a giovarsene è comunque Guidoni che, entusiasta, accetta l'incarico iscrivendosi al partito.

Cossutta invece insiste chiedendo a Rizzo di non accettare l'elezione per favorirlo in quanto primo degli eletti, ma Rizzo risponde di aver voglia di occuparsi del partito in Europa e quindi si dimette sia da deputato che da membro della segreteria.

Vengono convocate due Direzioni Nazionali e nel mezzo si tiene il 19 e 20 giugno il Comitato Centrale. Qui Rizzo ribadisce di voler andare "in Europa per contribuire ad unire, anziché dividere i partiti comunisti e della sinistra in Europa, e lascerò, per mia scelta, la segreteria. Nella campagna elettorale intensissima durata 40 giorni ho fatto ben 81 comizi, di cui 38 al Centro ed al Sud ed il resto nel Nord Ovest, circoscrizione nella quale ero candidato".

Alla fine il partito prende atto all'unanimità della volontà di Rizzo. Ma Cossutta ingoia amaro: da questo momento in poi tra i dirigenti circoleranno veleni e sospetti tra chi è vicino a Cossutta e chi a Rizzo, con Diliberto che cerca di mantenere l'unità in più occasioni.

L'antipatia sempre più esplicita fra Cossutta e Rizzo tuttavia non intacca il lavoro del partito e resta di fatto confinata ai suoi protagonisti.

La coalizione di centrosinistra si rinnova, si apre a nuovi contributi, ritrova l'accordo con Rifondazione e con l'Italia dei Valori e assume la nuova denominazione provvisoria di Grande Alleanza Democratica o Gad (12 ottobre 2004), e poi quella definitiva de L'Unione (10 febbraio 2005).

Alle elezioni regionali del 2005 il PdCI, nelle 14 regioni chiamate al voto, raggiunge una percentuale media del 2,7%.

Romano Prodi, leader della coalizione dell'Unione, rilancia, nel frattempo, l'organizzazione di elezioni primarie per scegliere il candidato premier dell'Unione.

I Comunisti Italiani non gradiscono lo strumento delle primarie ma, preso atto della sua inevitabilità, pensano di appoggiare la candidatura di Fausto Bertinotti, se questi accettasse di diventare poi leader di tutta la sinistra radicale. Bertinotti rifiuta e il 16 ottobre 2005 i Comunisti Italiani preferiscono schierarsi per confermare Romano Prodi leader dell'Unione. Prodi ottiene il 74,1% dei voti.

Il 19 gennaio 2006 la Direzione Nazionale del partito approva le liste «qualificate e aperte, con importanti personalità della politica, della cultura, del mondo del lavoro» dei candidati alla Camera per le elezioni politiche del 2006, tra cui figurano il presidente e il segretario del partito, Armando Cossutta e Oliviero Diliberto, oltre all'astrofisica Margherita Hack, all'astronauta parlamentare europeo Umberto Guidoni e allo storico Nicola Tranfaglia. Come da statuto approvato nel 2004, vengono esclusi tutti coloro che hanno già cumulato due mandati parlamentari, tra cui la figlia del presidente, Maura Cossutta, e Gabriella Pistone. Viene anche escluso il direttore de La Rinascita della sinistra, il senatore uscente Gianfranco Pagliarulo, non ricandidato per aver partecipato il 4 dicembre 2005 alla presentazione della miniscissione dell'Associazione RossoVerde di Alessio D'Amato.

Le reazioni degli esclusi sono scomposte: Pagliarulo e la Cossutta si dimettono il 18 gennaio da tutti gli incarichi (il primo per raggiungere i rossoverdi di D'Amato dal quale poi si distaccherà in luglio per fondare la Associazione Sinistra Rossoverde, la seconda rimanendo un'indipendente), mentre la Pistone, dopo tre legislature alla Camera consecutive, lascerà il PdCI il 23 febbraio e il 31 marzo approderà alla Rosa nel pugno.

Diliberto, durante tutta la campagna elettorale, renderà pubblici nei comizi i litigi "per poltrone" del 19 gennaio con tristezza, ma soprattutto con l'orgoglio di chi, non facendo deroghe, ha dimostrato di guidare un partito non interessato a vecchie logiche di potere.

Il risultato è un incremento del 50% dei voti circa rispetto alle precedenti politiche del 2001. Alla Camera, la lista dei Comunisti Italiani raccoglie 885.000 voti (il 2,3%), segnando il suo nuovo massimo storico. Il partito elegge, così, 16 deputati.

Al Senato viene lanciata una lista unitaria insieme ai Verdi e ai Consumatori Uniti, denominata "Insieme con l'Unione", che raccoglie 1,4 milioni di voti (il 4,2%) superando quasi dovunque lo sbarramento regionale del 3% ed eleggendo 11 senatori, di cui 5 comunisti: un risultato incoraggiante (in alcune regioni al Senato si prendono più voti che divisi alla Camera), e così la direzione nazionale dà il suo parere positivo per la costituzione di un gruppo unico senatoriale con i Verdi. Diliberto va alla Camera, Cossutta al Senato.

Presidente del gruppo parlamentare alla Camera è Cosimo Giuseppe Sgobio, al Senato la presidenza del gruppo unitario con i Verdi è assunta da Manuela Palermi.

Durante le trattative per il nuovo governo di centrosinistra, il PdCI non segnala propri uomini di partito, ma suggerisce a Prodi sei nomi "che parlano a tutta la sinistra", a cui Prodi può attingere in piena libertà: Foad Aodi, medico e presidente nazionale dell'Associazione Medici Stranieri in Italia, di origine palestinese; Alberto Asor Rosa, storico e coordinatore della Camera di consultazione della sinistra; Marco Mancini, Rettore dell'Università della Tuscia di Viterbo; Gianni Minà, giornalista ed esperto di America Latina; Gian Paolo Patta, sindacalista già segretario nazionale e ora segretariato europeo CGIL; Luigi Scotti, presidente del tribunale di Roma. Inoltre propone come senatrice a vita la studiosa Margherita Hack.

Prodi non sembra ben disposto e in extremis il PdCI riesce a far inserire nella compagine di governo Alessandro Bianchi, rettore dell'Università degli studi "Mediterranea" di Reggio Calabria e noto urbanista: un tecnico non organico al partito, ma considerato vicino al Pdci.

Il 17 maggio nasce il governo Prodi II e Alessandro Bianchi giura da Ministro dei Trasporti. Tra i sottosegretari sono riconducibili al PdCI Luigi Scotti (alla Giustizia, diventatone poi ministro) e Gian Paolo Patta (alla Salute). Non mancheranno tuttavia strascichi polemici per il mancato conferimento del ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica ad Asor Rosa, per presunti veti della comunità ebraica, in quanto lo storico aveva recentemente assunto posizioni eccessivamente filo-palestinesi.

Il 21 giugno 2006 Cossutta, con una lettera al segretario Diliberto, si dimette da presidente del partito. Per Cossutta si tratta di «una decisione molto meditata e sofferta per chi come me ha fondato il Partito dei Comunisti Italiani», già ampiamente motivata in privato a Diliberto il 6 giugno. Diliberto se ne rammarica molto, ma ne prende atto.

I motivi della rottura non sono immediatamente chiari. E in effetti si tratta della conclusione di un periodo, tra il novembre 2005 e il maggio 2006, durante il quale Cossutta capisce che la sua figura di presidente non riusciva più a influenzare in alcun modo la linea del partito. Nel giro di sei mesi, infatti, vengono bocciate pressoché all'unanimità la proposta della Lista Arcobaleno coi Verdi con un logo privo della falce e martello, quindi non vengono accolte le deroghe per le candidature alle politiche 2006 e, infine, viene rifiutata l'idea di entrare nel governo Prodi II con personalità del partito. In tutte queste scelte, Cossutta scorge un partito che non riesce a mettere "la politica prima della propaganda", come dirà a Il Riformista del 27 aprile.

Cossutta resta nel PdCI e Diliberto sarà il primo a fargli gli auguri per i suoi 80 anni (2 settembre), ma l'ex-presidente dal 4 agosto 2006 inizierà ciclicamente a rilasciare pesanti interviste contro il suo stesso partito e i suoi dirigenti, proponendo al contempo di superare il PdCI all'interno di un contenitore di sinistra più vasto. "Una sinistra senza aggettivi", come proporrà su l'Unità del 21 ottobre (frase che verrà ripresa da Diliberto nel quarto congresso). Ma, a detta di Cossutta, nessun partito, soprattutto il PdCI, è in grado al momento di realizzare quanto chiede. Più in là Cossutta teorizzerà che l'unico modo per favorire l'unità della sinistra sia quella di mettere da parte nomi e simboli del comunismo.

Il 21 aprile 2007 Armando Cossutta lascia il Pdci.

Due giorni prima delle elezioni politiche del 2006 Diliberto aveva chiesto un voto al Pdci perché «se il centrosinistra vincerà le elezioni, i comunisti italiani sceglieranno come obiettivi prioritari questi due temi, la scuola e il lavoro, assumendosi contemporaneamente l’impegno del ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq perché il nostro Paese possa vivere in pace. Reputo quello dell’Unione un buon programma, nella consapevolezza che si tratta di un compromesso essendo l’Unione una coalizione di partiti di sinistra e di partiti moderati. (...) Ma il punto è: riusciremo ad applicare il programma? (...) Dipenderà dai rapporti di forza che usciranno dalle urne. E i rapporti di forza ci dicono che dobbiamo continuare a lavorare per una maggiore unità della sinistra».

Dunque fin dall'inizio dell'esperienza del secondo governo Prodi, il Pdci opta per un sostegno leale, ma disincantato al governo per chiedere la semplice applicazione integrale del programma di coalizione, rinunciando a proprie specifche desiderata. Al contempo resta sullo sfondo la speranza di unire la sinistra.

Già a giugno 2006 il Pdci è l'unico partito non disposto a rifinanziare la missione italiana in Afghanistan. La questione creerà non pochi malumori nella maggioranza e porterà a un braccio di ferro di settimane. Per il Pdci si tratta di applicare il programma de l'Unione, mentre il ministro Massimo D'Alema accusa il Pdci di voler far cadere il governo, cosa ripetutamente smentita da Diliberto. Alla fine l'accordo verrà raggiunto su una mozione che lascia proseguire la missione afgana, ma applicando il codice militare di pace. Per il Pdci è il segno della discontinuità col precedente governo Berlusconi.

La vicenda però porta allo scoperto un certo antagonismo fra Katia Bellillo e Marco Rizzo, e sulla stampa ha una certo eco il "ribellismo" del senatore Fernando Rossi, unico parlamentare Pdci che in un primo momento annuncia di voler votare contro la missione afgana a prescindere.

In luglio a tener banco è la spinosa questione dell'indulto, uno sconto di pena di tre anni che vede d'accordo maggioranza (Italia dei Valori esclusa) e settori dell'opposizione. Sulla questione interviene in aula a sopresa Diliberto per annunciare l'astensione dei Comunisti Italiani. Il motivo è che l'indulto è generoso su troppe tipologie di reato ritenute gravi («noi che siamo a favore dell'indulto, non possiamo essere a favore di questo indulto»).

In tutta questa prima fase della legislatura Pdci e Prc si vanno così differenziando nettamente: il primo sempre pronto a non dare sì scontati, il secondo invece sempre allineato col governo. Tutto ciò sarà motivo di conflitto acuto fra i due partiti comunisti, tanto da far sospettare a un vero e proprio assalto del Pdci al Prc.

Anche all'interno del Pdci però qualcosa va cambiando perché si va segnalando un aumento della visibilità di Marco Rizzo.

Il 23 ottobre fuoriesce dal partito il senatore Fernando Rossi, che il 30 fonda l'associazione Officina Comunista e dal 15 novembre rappresenta al Senato i Consumatori Uniti di Bruno De Vita, per fondare infine il 28 luglio 2007 il Movimento Politico dei Cittadini.

Il Pdci continua intanto a offrire l'unità al Prc e alla sinistra in genere, ma sulla questione il segretario Giordano si oppone categoricamente perché fra i due partiti «dal 2001 ad oggi, le distanze si sono vieppiù allargate».

Il 4 novembre il Pdci è fra le forze politiche e sociali che scendono in piazza a Roma contro la precarietà nel lavoro (Stop precarietà ora!). Si parlerà di sinistra che manifesta contro il proprio governo e persino il ministro Bianchi prende le distanze facendo infuriare Rizzo.

Il 18 novembre il Pdci torna a sfilare in piazza a Roma per la pace in Palestina, ma stavolta non c'è nessun altro partito parlamentare (il resto dell'Unione manifesta, col Pdci presente, a Milano sullo stesso argomento ma equiparando Israele e Palestina), ma le tante realtà di estrema sinistra. La manifestazione suscita scandalo e lo sdegno del presidente Giorgio Napolitano perché vengono bruciati manichini di soldati italiani. Diliberto prende le distanze parlando di «imbecilli», ma si prenderà anche una dura reprimenda di Prodi.

Per la legge Finanziaria 2007 passa un emendamento del Pdci che stabilizza migliaia di precari della pubblica amministrazione. Il Pdci propaganderà molto tale risultato parlando di 350mila precari assunti, ma altri sosterranno che non si andrà oltre i 100mila.

Tuttavia il bilancio di governo non è reputato esaltante. E alla Fiat di Mirafiori il 7 dicembre i sindacati vengono contestati dagli operai. Pochi giorni dopo Gerardo Giannone e la sezione Pdci dell'Alfa Romeo fanno sapere attraverso il Corriere della Sera di pensarla come Mirafiori e chiedono al Pdci di fare «mea culpa» sull'operato del governo. Rizzo fa subito sue le lamentele della sezione dell'Alfa. Il giorno dopo Diliberto sembra in sintonia con questo malcontento constatando che «nei primi otto mesi di governo abbiamo avuto un po’ di liberalizzazioni di Bersani, l’indulto con noi contrari ma che ha prodotto sconcerto nel nostro popolo. E infine una finanziaria dove per tre mesi si sono susseguiti annunci assurdi e clamorosi, tipo riforma delle pensioni, ticket al pronto soccorso, aliquote fiscali punitive anche per i redditi bassi. Alla fine non è passato nulla, ma siamo stati sulla graticola». Tuttavia il segretario del Pdci è ancora convinto che «stando dentro questo governo posso condizionarlo, posso strappare provvedimenti importanti, stabilizzare 300 mila precari, insomma posso contare».

Il Pdci alla fine del 2006 appare comunque un partito in piena salute per numero di iscritti (raggiungendo il massimo storico) e anche di voti, visto il balzo in avanti avuto alle elezioni regionali del Molise (dove al contrario va male il Prc).

Con queste premesse il 21 gennaio 2007 si tiene un'importante manifestazione nazionale per festeggiare gli 86 anni dalla fondazione del Pcd'I e commemorare i 70 dalla morte di Gramsci. La menifestazione vedrà la presenza, secondo gli organizzatori, di 7mila persone («la più grande manifestazione dalla nostra nascita», si dirà) e potrà contare su un relatore prestigioso come Luciano Canfora.

Ma in quegli stessi giorni di gennaio si apre una questione spinos che avrà effetti imprevisti: la realizzazione della nuova base USA nell'aeroporto Dal Molin di Vicenza, il cosiddetto progetto «Ederle 2».

Dopo un primo periodo di incertezza, il 16 gennaio 2007 Romano Prodi da Bucarest fa sapere che «il governo non si oppone» a Ederle 2, anche perché «l'ampliamento della base era stato deciso dal governo precedente e dal Comune». Diliberto non nasconde a caldo la sua delusione: «Sono molto deluso, molto dispiaciuto. Posso capire i problemi di Prodi, ma non condivido assolutamente la decisione del governo sull'ampliamento della base Usa a Vicenza. A questo punto chiedo a maggior ragione il coinvolgimento della popolazione e che si faccia subito il referendum». La delusione è anche originata dal fatto che proprio al Pdci in question time il ministro della Difesa Artuto Parisi sulla vicenda il 27 settembre precedente aveva risposto che «per quanto riguarda le decisioni (...) a tutt'oggi, con la controparte USA non sono stati sottoscritti impegni di alcun genere. La disponibilità di massima manifestata dal precedente Governo non si è tradotta, infatti, in alcun accordo sottoscritto».

Il 24 gennaio alla Camera il responsabile esteri del Pdci Venier interrompe i lavori esibendo la bandiera del movimento No Dal Molin.

Poi il 1° febbraio arriva un'inaspettata tegola sul governo. Quel giorno al Senato viene approvata con 152 sì, 146 no e 4 astenuti (i senatori dell'Ulivo Gavino Angius e Massimo Brutti, Domenico Fisichella e Paolo Bodini) un ordine del giorno della Casa delle Libertà sull'allargamento della base Usa di Vicenza. Decisivi per la sconfitta del governo sarà la non partecipazione al voto di sei senatori della maggioranza. Decisivi anche i sì di Giulio Andreotti e del presidente della Commissione difesa, Sergio De Gregorio, oltre a quello del parisiano Natale D'Amico. Assenti i senatori a vita Rita Levi Montalcini, Carlo Azeglio Ciampi, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Sergio Pininfarina.

Dall'ala destra de l'Unione si punta il dito contro l'ala sinistra, e Diliberto rimanda al mittente le accuse denunciando che «si è tanto parlato della sinistra pacifista, ma i pericoli alla stabilità giungono dalle manovre neocentriste».

Prodi prova la carta del dialogo diretto scrivendo una lettera a la Repubblica in cui difende otto mesi di politica estera del governo mettendo in luce gli aspetti ritenuti più "pacifisti" e concreti, come la chiusura della base militare della Maddalena.

Ma tutta l'ala sinistra della coalizione di governo va avanti e si dà appuntamento a Vicenza per una grande manifestazione il 17 febbraio. Alla manifestazione, a detta degli organizzatori, parteciperanno in 200mila, ma per quanto ritenuta un successo di partecipazione, non riuscirà a smuovere il governo dalle sue decisioni. Diliberto avverte: «Credo che il governo debba tenere conto che esiste un grande popolo della pace che è tra l'altro gran parte del suo elettorato».

È a questo punto, 21 febbraio, che il ministro D'Alema si presenta al Senato per illustrare la linea del governo in politica estera. La mozione che doveva approvare le comunicazioni del ministro viene però bocciata. Rossi e Franco Turigliatto non votano, i senatori a vita Andreotti e Pininfarina si astengono (che al Senato vale come voto contrario). Prodi, preso atto del voto, poche ore dopo dà le dimissioni e apre ufficialmente la crisi di governo.

Il Pdci e il Prc entrano nella bufera perché accusati di aver eletto rispettivamente Rossi e Turigliatto, ma il primo era già fuori dal partito da tre mesi, e il secondo è dirigente di una corrente di minoranza del Prc. A Diliberto tocca correre ai ripari parlando di «scellerati» e giustificando il capogruppo Palermi che aveva dato in aula dello «stronzo» a Rossi, ma ricordando che comunque il governo «si ritrova contro poteri forti come Confindustria, Vaticano, amministrazione Bush», i cui referenti in aula per Diliberto sono rispettivamente Pininfarina, Andreotti e Cossiga.

Il Pdci chiede, come tutta l'Unione, di riconfermare il governo senza modifiche e così la crisi rientra in fretta con un nuovo doppio voto di fiducia, ma la crisi ha risvolti inaspettati a sinistra.

Il 22 febbraio alle 22 è convocato un vertice di maggioranza dove Prodi pone 12 condizioni per ripartire. Il cosiddetto dodecalogo è approvato velocemente e all'unanimità, ma presenta punti che riducono drasticamente l'agibilità politica dell'ala sinistra de l'Unione.

Il giorno dopo a Il Messaggero Diliberto spiega che per «arginare i tentativi di sbattere la sinistra fuori dal governo per varare operazioni moderate e neocentriste» occorre «ristabilire un canale di dialogo continuo e cordiale tra Rifondazione e il PdCI. La speranza poi è una sinistra tutta unita. Del resto, ritengo che una delle cause di fibrillazione della maggioranza sia stata proprio la competizione a sinistra».

A sorpresa l'invito è indirettamente accolto da Fausto Bertinotti che con un'ampia intervista a Liberazione del 26 febbraio è giunto alla conclusione «che ci sia una via d’uscita a questa crisi solo se si uniscono forze e si mette al primo punto il problema della cultura politica e del che fare. (...) Sospendiamo la discussione su come organizzarci e iniziamo quella su cosa fare. (...) Per affrontare la crisi della politica bisogna affrontare la questione di come raggiungere la “massa critica”. Se non lo affronti, questo tema, se lo rinvii a chissà quando, potrai seminare in eterno e benissimo, ma non riuscirai mai a raccogliere. Questa massa critica deve essere trasversale».

Anche se non esplicito, Bertinotti sancisce la fine di nove anni di ostile indifferenza verso il Pdci. A riprova di ciò, il 2 marzo alla Camera Diliberto conclude il suo discorso sulla fiducia al governo osservando che «questa crisi potrebbe insegnarci che ora è il momento tra noi dell'unità, cimento difficile, certo, ma credo che sia maturo il tempo e che si provi a fare un passo avanti insieme, per sventare il pericolo reale di un'emarginazione a scapito proprio degli obiettivi che ci prefiggiamo. (...) Noi Comunisti Italiani siamo pronti, dunque, ad inaugurare una stagione nuova. Sono le cose a dirci che dobbiamo fare presto e, allora, ecco gli obiettivi: più unità del centrosinistra, ma, al suo interno, anche più unità della sinistra. Verrebbe da dire, insieme ad un grande scrittore: cari colleghi della sinistra e, se posso, cari compagni, se non ora, quando?».

Detto ciò e incassati gli applausi dei deputati del Pdci e, fatto nuovo, del Prc, Diliberto sale nella postazione presidenziale di Bertinotti e i due hanno un plateale abboccamento confidenziale. Decisivo per il disgelo fra i due partiti comunisti pare essere stato il vertice serale del 22 febbraio. Per non essere da meno, i deputati del pdci applaudiranno anche l'intervento del segretario Franco Giordano.

Ha così inizio quel lungo processo che porterà entro l'anno alla creazione de la Sinistra l'Arcobaleno.

Una settimana dopo, il 9 e 10 marzo 2007, si celebra il comitato centrale che indice il IV Congresso nazionale per la fine di aprile. A tenere banco è chiaramente l'apertura di Bertinotti. Dice Diliberto: «Per la prima volta si può forse aprire la strada della Confederazione della Sinistra». E nonostante l'entusiamso della fase e l'assoluta flessibilità con cui il Pdci si avvia a lavorare per un'unità a sinistra, Diliberto pone dei limiti: «Ho proposto (...) il percorso dell'unità nel mantenimento della nostra identità. È così che accettiamo il terreno dello scontro unitario. Dico “scontro” perché non sarà un dialogo semplice».

Il dialogo in effetti non è semplice. Bertinotti apriva al Pdci e sospendeva il progetto della sezione italiana del Partito della Sinistra Europea in modo del tutto personale. Già il 4 marzo durante un pubblico dibattito organizzato dal Prc, il segretario Giordano annunciava di avere in merito un'opinione del tutto opposta.

C'è poi la questione che il Pdci al suo interno presenta ormai tendenze diverse e opposte, come ammetterà lo stesso Diliberto nelle sue conclusioni al Cc: «Trovo del tutto ragionevole che nel partito ci siano su questo opinioni diverse. Il compito di chi dirige il partito non è quello di sposare l’una o l’altra tendenza, è quello di metterle insieme, di tenere tutti nel percorso che comunemente si sceglie. E così come l’intervento del compagno Rizzo ha dato una torsione di sinistra alla linea, l’intervento del compagno Guerrini ha dato una torsione di destra. Ci dobbiamo meravigliare? No! Io, il gruppo dirigente, nel suo complesso, dovrà fare sintesi fra queste due posizioni. Non possiamo permetterci né uno slittamento ipergovernista, né uno slittamento antigovernista. Dobbiamo continuare in questo crinale difficilissimo, declinando unità e diversità».

Comunque sia nessuno presenta mozioni congressuali alternative e ciò garantisce una formale unanimità sulla linea politica. Nei congressi locali a far notizia è solo il Pdci della Calabria che approva delle mozioni di sfiducia verso l'operato del ministro Bianchi, rettore proprio a Reggio Calabria, e il segretario del Pdci Piemonte Luca Robotti che viene rimosso per, pare, aver spinto troppo sull'unità a sinistra.

Dal 27 al 29 aprile 2007 viene celebrato il quarto congresso nazionale del partito. È un congresso che segna una significativa svolta nel processo di unità a sinistra perché vede sfilare tutti i suoi principali leader (compresi i neo-scissionisti Ds di Sinistra Democratica) che via via dichiarano di voler condividere subito il progetto unitario che il Pdci aveva lanciato sette anni prima. Emblematica è poi la presenza in sala di Bertinotti, che viene accolto calorosamente.

Pur essendo il primo congresso senza Cossutta, non si registrano spaccature o divisioni: un solo intervento sarà a favore dell'ex presidente, mentre Diliberto e la sua linea è approvata col 98,8% dei voti. Alla carica di presidente viene posto Antonino Cuffaro.

Il 3 maggio per la prima volta dopo nove anni, Diliberto viene intervistato da Liberazione.

Il 12 maggio il Pdci partecipa alla manifestazione per l'approvazione dei Dico.

A fine maggio il Pdci conferma la sua ascesa alle elezioni amministrative e, in particolar modo, festeggia per la rielezione di Rosario Crocetta a sindaco di Gela.

Il 9 giugno il Pdci aderisce al sit-in di piazza del Popolo a Roma «per dire no alla guerra, no alla politica imperialista e neocoloniale dell'amministrazione Bush, no alla logica della guerra preventiva e permanente che insanguina il mondo». Tuttavia vi partecipano in pochie va molto meglio un analogo corteo pacifista da piazza della Repubblica fino a piazza Navona organizzato dalla sinistra extraparlamentare. Diliberto ammette: «Un flop annunciato».

Si acuisce intanto il rapporto tra Pdci e il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. I Comunisti Italiani chiedono a gran voce una politica di forte redistribuzione e contrastano le ventilate ipotesi di riforma delle pensioni e del welfare. Diliberto sbotta: ««Non conosco metodi sicuri per vincere le elezioni, ma c'è un sistema infallibile per perderle: quello di Tommaso Padoa-Schioppa», e lo accusa di lavorare per conto dei poteri forti contro la sinistra.

In corso di trattativa per pensioni e welfare, l'8 luglio Diliberto avverte che «i margini per Prodi sono molto stretti, direi angusti, si rischia davvero la crisi».

Il 23 luglio il governo presenta l'accordo coi sindacati sulla riforma delle pensioni. Il giorno dopo fa altrettanto presentando il protocollo sul welfare. Il giudizio del Pdci è severissimo e annuncia una dura battaglia.

A conseguenza di questi accordi che deludono tutta l'area della sinistra, il 3 agosto viene lanciato da alcuni intellettuali un appello per una manifestazione nazionale a Roma da tenersi il prossimo 20 ottobre «per ricostruire un protagonismo della sinistra e ridare fiducia alla parte migliore e finora più sacrificata del paese».

Fra l'8 e il 10 ottobre i sindacati sottopongono a referendum il protocollo sul welfare del 23 luglio. La sera dell'8 dagli studi di Porta a Porta, Marco Rizzo parla di «referendum finto» perché ha le prove che c'è chi ha votato più volte. Ne nascerà un vespaio di polemiche contro il Pdci. Diliberto più cauto non smentirà Rizzo, ma spiegherà che «il nostro allarme lo abbiamo lanciato perché il referendum avvenga in modo cristallino, non vedo lo scandalo». Il referendum sarà vinto dai favorevoli all'accordo: su 5.041.810 di voti validi, i sì sono 4.114.939 voti (81,62%), contro i 926.871 dei no.

Nonostante ciò la manifestazione del 20 ottobre vuole essere l'occasione per convincere il governo a modificare quell'accordo secondo alcune desiderata della sinistra. Per Diliberto «la manifestazione del 20 vuole rappresentare uno stimolo per il governo affinché tenga conto di un disagio sociale che esiste».

Alla manifestazione del 20 ottobre aderiscono Pdci e Prc e, malgrado il dissenso di Sd e Verdi, e vedrà la partecipazione di un milione di persone.

Il giorno dopo Diliberto e il Pdci incalzano il governo sul protocollo: «Ci aspettiamo che ora il premier passi all'azione per modificare il protocollo sul welfare».

Il 7 novembre una delegazione di circa 100 comunisti italiani guidati da Diliberto si reca a Mosca per una settimana per festeggiare i 90 anni dalla rivoluzione d'ottobre. Diliberto è l'unico segretario di partito straniero ad intervenire. L'evento avrà vasta eco anche fuori dal partito per le polemiche seguite a una battuta di Diliberto sulla traslazione della salma di Lenin in Italia.

Il 24 novembre il Pdci è tra chi aderisce alla manifestazione contro la violenza alle donne.

Intanto il 22 novembre in commissione Lavoro alla Camera, si raggiunge un accordo di modifica del protocollo sul welfare che vede d'accordo tutta la maggioranza. Il Pdci esulta, ma dura poco. Il senatore Lamberto Dini grida allo scandolo e fa pressioni perché l'accordo in commissione non venga ratificato dal Parlamento. Per Dini «ogni cambiamento voluto dall'estrema sinistra non può che essere osteggiato dalla mia parte politica». Così il 23 Prodi annuncia che porrà la fiducia sul testo originale e non su quello uscito dalla commissione lavoro.

L'evento viene vissuto come uno schiaffo pesante da tutta la sinistra e dal Pdci in particolare. Il comunista italiano Gianni Pagliarini, presidente della commissione Lavoro alla Camera, si dimette il 28 novembre, cioè proprio nel giorno in cui il protocollo arriva in aula. Diliberto annuncia a nome dle Pdci l'intenzione di non voler fare cadere il governo votando contro la fiducia, ma precisa anche che «subendo il ricatto di Dini, avete lacerato la maggioranza» e quindi «da oggi il nostro ruolo sarà molto ma molto più incisivo, su ogni provvedimento, su ogni decreto-legge, su ogni atto del Governo. Cambia tutto. Avete rotto un patto tra noi, consapevolmente. Avete confidato nella nostra lealtà, che manifesteremo anche oggi, votando la fiducia: perché noi siamo persone serie, e noi rispettiamo i patti».

Tuttavia il giorno dopo il Pdci ci ripensa e preferisce a sopresa lasciare l'aula al momento del voto, tranne Diliberto, Pagliarini e il capogruppo Pino Sgobio. Un atto plateale che non piacerà al resto della sinistra con la quale il Pdci sta ormai lavorando con riunioni periodiche per il lancio del nuovo soggetto politico unitario.

Il successo del 20 ottobre ha dato infatti la spinta definitiva per varare la Sinistra/l'Arcobaleno il 5 dicembre 2007, ma nasce male, tra mille maldipancia tanto nel Pdci, quanto nel Prc e nei Verdi.

All'Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti dell'8 e 9 dicembre che presenta il nuovo logo arcobaleno senza riferimenti comunisti, Marco Rizzo è polemicamente assente «perché mancano la falce e martello e perché non si è alternativi al Pd». Rizzo è ormai individuato dai più come il leader della sinistra del Pdci e si fa portavoce di tutte le insoddisfazioni comuniste verso il governo e il processo unitario a sinistra che pure ritiene necessario per rilanciare i comunisti. Lo stesso Rizzo dal 20 novembre è in libreria con Perché ancora comunisti. Le ragioni di una scelta, libro-manifesto del Rizzo-pensiero, e lo stesso giorno l'europarlamentare del Pdci inaugurerà un suo blog personale (marcorizzo.eu).

In questo contesto il 19 dicembre torna a farsi sentire l'operario Gerardo Giannone con una lettera aperta a Diliberto sottoscritta anche da 24 mebri del Cc e diversi altri dirigenti locali, dove si chiede «di riconsiderare il giudizio su Prodi e di ritirare quindi la nostra delegazione dal governo, nonché di discutere la nostra presenza in un soggetto che, per ora non ha alcun profilo politico di classe, né tanto meno un "cuore" e sta assumendo invece le sembianze di una "dépendance di sinistra" del Pd». Una posizione che il giorno dopo Rizzo lascia intendere di non disprezzare, mentre vedrà furente la segreteria nazionale.

Il 10 gennaio 2008 si tiene un importante vertice di maggioranza. Il Pdci chiede di reintrodurre la scala mobile. Il vertice sarà di fatto l'ultimo atto del governo Prodi.

Gli eventi precipitano improvvisamente: il 21 gennaio l'Udeur passa all'opposizione e si va ad elezioni anticipate come la Sinistra/l'Arcobaleno in corsa solitaria per Fausto Bertinotti Presidente del Consiglio, avendo il Pd respinto ogni richiesta di alleanza dopo un incontro fra segretari avvenuto l'8 febbraio.

Il 7 marzo il Pdci si distingue non candidando il proprio segretario a favore di un proprio dirigente locale operaio alla ThyssenKrupp di Torino, la fabbrica teatro tre mesi prima di un'orrenda strage sul lavoro.

Il 29 marzo fanno scalpore due fughe eccellenti. Dalla Calabria il ministro Bianchi annuncia la sua adesione al Pd, mentre in Emilia-Romagna il segretario regionale e candidata Loredana Dolci rilascia un'intervista all'edizione bolognese de la Repubblica dove invita a votare Pd per fermare la destra, scatenando la sua immediata espulsione con una riunione d'urgenza della Commissione di garanzia del Pdci.

Due settimane dopo la Sinistra/l'Arcobaleno non riesce a superare lo sbarramento previsto dalla legge elettorale e dunque, con un misero 3% dei suffragi non elegge nessun rappresentante in Parlamento.

Al crollo elettorale il gruppo dirigente del Pdci reagisce subito individuando nell'identità non comunista de la Sinistra l'Arcobaleno la causa principale del pessimo risultato elettorale. «Francamente è stato un autentico disastro», commenta a caldo Diliberto che aggiunge come «la sinistra così com'è non va da nessuna parte. Dobbiamo ricominciare dalla falce e martello». E Manuela Palermi avverte «la stragrande maggioranza dell'arcobaleno è comunista», ma che questa è stata umiliata perché «abbiamo assunto un profilo troppo moderato».

Tutto ciò suona a Rizzo come la conferma che negli ultimi tempi era stato più lungimirante di altri («modestamente, alcuni di noi, tra cui il sottoscritto, lo avevano detto», scrive a caldo sul suo blog) e traccia subito lo schema di riflessione del Pdci per il prossimo futuro. Per Rizzo infatti «tre sono i cardini della discussione che, schematicamente, dovremmo affrontare: Una nuova riflessione e pratica dell’antimperialismo nell’era della globalizzazione capitalistica, sia nei confronti di quello americano, dominante, che di quello europeo, nascente. L’alternatività all’americanizzazione della politica e quindi al Partito Democratico, appunto per una alternativa di sistema e di società. Una nuova soggettività dei comunisti, cui possano partecipare tutte e tutti coloro che intendono impegnarsi per il superamento di questo modello di società, al di là delle attuali, e certo non autosufficienti, organizzazioni di appartenenza». Viene dunque delineata l'idea di un nuovo partito comunista fortemente alternativo al Pd e dall'identità comunista marcata quanto rinnovata.

Il giorno dopo, 17 aprile, dal sito web comunistiuniti.it viene lanciato da circa 100 comunisti fra personalità di cultura (come Margherita Hack, Domenico Losurdo, Gianni Vattimo, Luciano Canfora, Angelo D'Orsi), dello spettacolo (come Marco Baldini, Giorgio Gobbi, Bebo Storti) e di partito (come i già noti operai Ciro Argentino e Gerardo Giannone), un appello per riunificare in un unico partito Prc e Pdci. Rizzo lo definirà «un ottimo appello», e l'intero Pdci vi aderisce istantaneamente dando all'appello grande visibilità.

Alla Direzione Nazionale del 18 aprile Diliberto si presenta dimissionario ponendo la fiducia sulla sua relazione. Il segretario e Rizzo non sono però concordi sul passato, visto che per il secondo era il caso di non adrire all'arcobaleno e andare soli, mentre Diliberto replica: «Temo che avremmo avuto un consenso del tutto residuale come è capitato allo Sdi, cioè sotto all'uno per cento. Un disastro. Saremo stati vittime del doppio voto utile, verso il Pd e verso l'Arcobaleno». Invece, nota Diliberto, «il nostro Partito complessivamente rispetto agli altri partner dell'alleanza è quello che ne esce meglio». Per il futuro si propone un nuovo congresso che faccia proprio l'appello dei "comunisti uniti". Diliberto ottiene la fiducia, ma Rizzo in polemica non è partecipa al voto.

Ma le tensioni nel Pdci non vengono solo da sinistra. Alla destra del Pdci durante il Comitato Centrale del 10-11 maggio, si va coagulando una nuova area che fa riferimento a Katia Bellillo, Umberto Guidoni e Luca Robotti. Nonostante Rizzo non smetta di incalzare Diliberto con emendamenti e critiche, è evidente che dopo le elezioni Diliberto ha mutuato molti suoi argomenti e suggerimenti strategici, come quello di un Pdci nettamente alternativo al Pd. Tutto ciò fa storcere il naso a chi come la Bellillo e Guidoni vi vede un pericoloso passo indietro, perché così si va a «liquidare con un colpo di spugna 10 anni di vita di questo partito e la sua peculiare specificità: essere sinistra di governo con una cultura costituzionalista», e suggerisce difatto di riprendere la strada dell'arcobaleno quando avverte che «la costituente o l’unità dei comunisti sono proposte che ci fanno fare un pericoloso passo indietro. I comunisti italiani devono impegnarsi per far nascere la sinistra senza aggettivi».

Di lì a breve, il 27 maggio, il gruppo guidato dall'ex Ministro Bellillo e dall'europarlamentare Umberto Guidoni apre un proprio blog (unirelasinistra.net) e si decide a dare battaglia congressuale.

Al successivo Comitato Centrale del 7 e 8 giugno si decide di rinnovare il sistema dell'inemendabilità dei documenti politici congressuali. Il documento presentato dalla segreteria cerca di fare una sintesi del dibattito interno e alla fine vede d'accordo Rizzo «al 70%», mentre la Bellillo va per la sua strada e presenta un documento alternativo. Per la prima volta un congresso Pdci è chiamato a scegliere fra due proposte politiche, perdippiù fortemente alternative. Da un lato il documento di maggioranza Ricostruire la sinistra. Comuniste e comunisti, cominciamo da noi, dall'altro il documento di minoranza Una necessità per il paese: unire la sinistra.

Su 28.926 iscritti del 2007, al voto nei congressi parteciperanno in 3.868 (13,37%). La mozione 1 raccoglierà 3.259 voti (84,26% dei votanti), mentre la mozione 2 si fermerà a 513 voti (13,26%). Gli astenuti saranno 96 (2,48%).

Dal 18 al 20 luglio si celebra così il V congresso che si conclude con una frattura con i sostenitori della seconda mozione. Questi infatti non optano per la scissione, ma decidono ugualmente di costituirsi in associazione Unire la sinistra per perseguire la propria linea politica per una «costituente di sinistra» insieme ai promotori di Sinistra Democratica e all'area di Rifondazione per la Sinistra che fa capo a Nichi Vendola. Decidono altresì di rifiutare i 27 posti su 531 (5,08%) loro assegnati dal congresso nel nuovo Comitato Centrale, come in qualunque altro organismo centrale.

Intanto il 21 giugno lascia il Pdci Nicola Tranfaglia con motivazioni analoghe a quelle di Unire la sinistra. Il 1° ottobre farà altrettanto Rosario Crocetta aderendo al Pd.

L'8 febbraio 2009 l'associazione Unire la Sinistra si scinde all'unanimità dal Pdci per lavorare a un nuovo soggetto unitario della sinistra, ovvero la cosiddetta costituente della sinistra..

Il 28 marzo viene annunciato che PRC, PdCI, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti, si presenteranno in una lista unica dove il PRC detiene il 60% delle candidature, dando così concretezza alla proposta della Direzione Nazionale del PRC dell'11 febbraio precedente «di promuovere una lista da presentare alle prossime elezioni europee che, partendo dalla presentazione del simbolo di Rifondazione Comunista-SE, condivida la scelta di appartenenza al GUE-NGL, unisca tutte le forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra, sulla base di contenuti alternativi al progetto di Trattato di Lisbona e all’impostazione neoliberista e militarista dell’Unione Europea». Sembra quindi concretizzarsi un embrione della "Costituente comunista" già invocata in passato da PRC e PdCI, oltre che da numerosi altri gruppi.

Nel PdCI le correnti organizzate e il frazionismo sono attività espressamente vietate. Il partito risulta comunque molto compatto anche perché piccolo e nato da scissioni successive. Tra la fine del 2005 e i primi mesi del 2006 tuttavia, alcuni dirigenti hanno polemizzato col segretario Diliberto e alla fine hanno abbandonato il partito per fondare l’Associazione Rossoverde (4 dicembre 2005) e l’Associazione Sinistra Rossoverde (30 marzo 2006), quest'ultima poi confluita in Sinistra Democratica il 5 maggio 2007.

Negli ultimi tempi si sono però profilate tendenze diverse rispetto alla linea del segretario. Già dal 2004, infatti, Marco Rizzo propone uno spostamento a sinistra dell'asse del Partito e in occasione dell'ultimo congresso ha chiesto di uscire dalle amministrazioni locali che vedono i Comunisti Italiani alleati del Partito Democratico; in seguito al fallimento elettorale della Sinistra Arcobaleno, invece, Katia Bellillo e Umberto Guidoni si posizionano sulla "destra" interna chiedendo di rimettere mano al progetto di unità della sinistra e di ricercare l'alleanza con il PD, ma dopo circa sette mesi preferiscono lasciare il Pdci.

Il PdCI lavora per l'unità di tutte le forze di sinistra per arrivare a coalizioni di centrosinistra che camminino su due "gambe": quella di sinistra e quella di centro. La confederazione è la forma organizzativa auspicata perché unisce i partiti, preservandone l'autonomia delle varie organizzazioni, cosa impossibile in caso di fusione in un unico nuovo soggetto politico.

L'idea federativa venne per primo a Dario Cossutta, figlio di Armando, che con un articolo su l'Unità del 7 agosto 1990, proponeva di evitare una frattura interna al morente PCI, creando una federazione tra i futuri PDS e PRC, sul modello della Federazione delle Liste Verdi. La proposta fu portata avanti fino alla fine del XX e ultimo congresso PCI, ma non se ne fece nulla e alla fine fu scissione.

Ma dal gennaio 2000, il dibattito politico del centrosinistra fu animato dalla necessità di trovare nuove forme e organizzazioni per quel che rimaneva dell'Ulivo che, dopo la caduta del governo Prodi I, era notevolmente mutato per natura e composizione. Tra chi proponeva un partito unico (Arturo Parisi) e chi una federazione (Walter Veltroni), il dibattito sembrò non trovar compromesso e già a febbraio tutto sembrava lettera morta.

La sconfitta alle regionale del 16 aprile 2000 e la mancata abrogazione del proporzionale al referendum del 21 maggio spinsero Veltroni, con un'intervista a la Repubblica del 23 maggio, a rilanciare l'idea di una "Casa dei riformisti da contrapporre alla Casa delle Libertà", cioè una "grande federazione del centrosinistra".

Proprio quello stesso giorno, la Direzione Nazionale del PdCI lanciava la propria idea di Confederazione della Sinistra, affinché PdCI, Rifondazione Comunista, Verdi e DS potessero confederarsi e successivamente trovare un accordo con le forze di centro più riformiste che, proprio in quei giorni, andavano verso un'unione più stretta che, anni dopo, avrebbe portato alla nascita de La Margherita. In fondo si trattava di ricomporre il popolo di sinistra, che oggi si trova unito solo sindacalmente nella CGIL, mentre politicamente si divide in 3-4 partiti e innumerevoli associazioni. Per anni saranno solo rifiuti, specie da parte dei DS interessati a forme di unione o federazione con partiti di centro, più che con partiti di sinistra radicale.

L'idea di trovare un'unità a sinistra sembra iniziare a dare i suoi frutti il 15 gennaio 2005, quando Alberto Asor Rosa fonda la Camera di consultazione della sinistra a Roma, con intenti analoghi a quelli avanzati dal PdCI. Qualche nuovo spiraglio si intravede nel giugno 2005, quando la Federazione dei Verdi propone la Lista Arcobaleno, cioè l'aggregazione di almeno PdCI, Rifondazione Comunista, Verdi e associazioni varie. Il PRC rifiuta subito, mentre parte della CGIL e sinistra diffusa, oltre al PdCI, accolgono l'idea con entusiasmo.

Ma nel giro di pochi mesi la legge elettorale diviene proporzionale, lo sbarramento si dimezza e la Federazione dei Verdi rinunciano al progetto Arcobaleno (19 novembre 2005), non senza strascichi polemici. I Verdi sostengono di non essere più disponibili perché trovano privo di senso un Arcobaleno a due (Verdi+PdCI) e, comunque, rifiutano la presenza della falce e martello accanto al loro sole che ride, nell'eventuale simbolo della Lista Arcobaleno. I Comunisti Italiani sostengono invece che sia stato il dimezzamento della soglia di sbarramento a spingere i Verdi a ritrattare tutto.

Per il PdCI, malgrado tutto, resta la prospettiva di cercare di confederare la sinistra, come stabilito dalle linee guida del congresso 2004.

Il 14 febbraio 2006 si raggiunge un accordo elettorale per presentare al Senato una lista unica con Verdi e Consumatori Uniti. L'accordo prevede che 16 capilista siano equamente divisi tra Verdi e PdCI (cioè Armando Cossutta), mentre ai Consumatori vadano le rimanenti due regioni. Diliberto, presentando l'accordo nato certamente per superare agilmente lo sbarramento del 3%, non mancherà di far notare che "sarebbe utile che questo tentativo unitario a sinistra, il primo dopo quindici anni, avesse un buon risultato".

La lista unitaria andrà meglio al Nord, ma lo strano boom di voti ottenuti dal Prc solo al Senato, indurranno il partito a capire che rimpicciolendo la propria falce e martello, si sono regalati molti voti a Rifondazione. In ogni caso la XV legislatura si apre al Senato con la costituzione di un gruppo parlamentare unico tra Pdci e Verdi.

La crisi di governo aperta il 21 febbraio 2007 riapre improvvisamente il problema dell'unità a sinistra. Il 23 febbraio Diliberto su Il Messaggero dichiara che per «dare un segnale di unità forte dobbiamo ristabilire un canale di dialogo continuo e cordiale tra Rifondazione e il Pdci. La speranza poi è una sinistra tutta unita. Del resto, ritengo che una delle cause di fibrillazione della maggioranza sia stata proprio la competizione a sinistra». Tre giorni dopo arriva a sorpresa una risposta da Fausto Bertinotti attraverso Liberazione. Per l'ex segretario del Prc per «affrontare la crisi della politica bisogna affrontare la questione di come raggiungere la “massa critica”. Se non lo affronti, questo tema, se lo rinvii a chissà quando, potrai seminare in eterno e benissimo, ma non riuscirai mai a raccogliere. Questa massa critica deve essere trasversale». Per la prima volta dal 1998 il Prc apre al Pdci. Dal 9 dicembre 2007, nella conferenza della Sinistra ecologista dela fiera di Roma, il Pdci assieme al Prc, la Sinistra Democratica ed i Verdi ha dato origine al nuovo soggetto politico chiamato la Sinistra - l'Arcobaleno. Con il simbolo della Sinistra Arcobaleno partecipa alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.

La debacle elettorale, che sancisce l'uscita della scena parlamentare della Sinistra, il PdCI nella persona del suo segretario Diliberto, è la prima tra le forze del cartello a ricusare il progetto, prospettando un ritorno agli storici simboli "falce e martello".

Al momento del battesimo del PdCI (11 ottobre 1998), non era ancora pronto nessun simbolo, ma la dirigenza del neonato partito intendeva riproporre subito un logo che fosse il più simile possibile a quello del disciolto Partito Comunista Italiano, non solo per ragioni affettive, ma soprattutto per dare un forte segnale di continuità tra quella esperienza (1921-1991) e quella che si andava a iniziare. Tuttavia il simbolo apparteneva ai Democratici di Sinistra, seppure questi, otto mesi prima, lo avessero rimosso dal proprio logo di partito per sostituirlo con la rosa del Partito Socialista Europeo.

Visto però il contributo, seppure vano, del PdCI nel salvare il governo Prodi I, i DS accettarono di non contrastare un simbolo del PdCI che clonasse quello del PCI, a patto di qualche lieve modifica.

Il simbolo del PdCI viene presentato il 15 ottobre 1998 e, in effetti, è pressoché identico a quello del PCI disegnato a suo tempo da Renato Guttuso.

Il simbolo però non piace a Rifondazione Comunista che due settimane dopo si rivolge alla Corte di Appello di Roma e di tutte le città in cui vengono depositate liste del PdCI per le imminenti elezioni amministrative di novembre.

Sostiene il PRC che, essendo il simbolo dei Comunisti Italiani molto simile a quello di Rifondazione, gli elettori potrebbero esserne confusi e indotti in errore. Tesi accolta dai giudici, in quanto "gli elementi in base ai quali il simbolo del PdCI, molto simile a quello del PRC, potrebbe confondere e indurre in errore gli elettori, sono sussistenti". La confondibilità tra i due contrassegni deriva, secondo Rifondazione, "dai caratteri grafici e cromatici con cui sono riprodotti nel contrassegno contestato gli elementi figurativi essenziali e centrali del simbolo del PRC". Il segretario del PRC Fausto Bertinotti chiarirà che "non siamo contrari al fatto che chiunque si senta e si definisca comunista si presenti con un proprio simbolo", ma occorre fare "una scelta di tutela nei confronti degli elettori in modo tale che possano scegliere secondo coscienza".

La richiesta di impugnazione del simbolo da parte di Bertinotti viene respinta per le elezioni nei comuni di Pisa, Pescara, Massa, Civitavecchia, Sezze (Lt), Bitonto (Ba), Impruneta (Fi), Pisticci (Mt), mentre è accolta per la provincia di Roma, di Massa, di Foggia e nei comuni di Viareggio e Anzio.

Il PdCI teme di perdere insieme al proprio simbolo i propri voti e Marco Rizzo accusa: "Bertinotti con questo scellerato attacco fa nuovamente, per la terza volta nel giro di quindici giorni, un enorme favore a Fini e Berlusconi". Anche gli alleati accusano il PRC di masochismo, visto che spesso il ricorso è fatto in comuni e province dove il PRC è alleato con tutta la coalizione ulivista.

Il 3 novembre la soluzione della Corte d'Appello di Roma: la semplice aggiunta di un fondo azzurro al simbolo del PdCI eviterà confusioni col PRC. Da questo momento in poi l'azzurro accompagnerà sempre i simboli del PdCI e Rifondazione continuerà a presentare ricorsi senza successo.

In vista delle elezioni europee del 2004 e a seguito del III congresso del partito, il 7 marzo 2004 , la Direzione Nazionale approva un nuovo simbolo elettorale dove viene aggiunta la dicitura "per la sinistra" nel bordo superiore, per meglio esplicitare la linea politica del PdCI. È un simbolo che non sostituisce, ma affianca quello precedente, che resta l'unico ufficiale per statuto (art. 31).

Ma questo nuovo simbolo avrà vita breve. Al Comitato Centrale del dopo europee, il 20 giugno 2004, Diliberto segnala: «I compagni hanno detto che occorre rendere più riconoscibile il simbolo. Sono d'accordo. Non ho ancora idee chiarissime su come fare, ma vedremo, studieremo ogni possibile ipotesi. Ci sono stati tantissimi errori sulle schede che, se evitati, avrebbero aumentato la nostra percentuale. In Sardegna, dove credo di essere più conosciuto che altrove, ho avuto 13.000 preferenze per le europee, ma 2.500 cittadini hanno scritto il mio nome sul simbolo di Rifondazione. E questo è successo un po' ovunque. A Bisceglie, dove anche le pietre conoscono Giovanni Valente, ci sono stati moltissimi analoghi errori. Salvatore Crocetta (detto Totò), anch'egli conosciutissimo a Gela, ha avuto 1.400 preferenze perse sempre per la stessa ragione. Stiamo parlando di numeri impressionanti».

Detto fatto, da Natale 2004 inizierà a circolare un simbolo schiarito e con la scritta comunisti italiani in neretto blu. La scelta deriva dall'osservazione che sulle schede elettorali stampate dalla Zecca di Stato i simboli tendono a scurirsi. Nel simbolo del PdCI questo fenomeno andava a danno soprattutto della scritta bianca comunisti italiani, che così risultava illeggibile o quasi.

Quest'ultimo simbolo è ormai l'unico usato dal PdCI ed è stato inserito anche nella tessera 2006, divenendo così non solo simbolo elettorale, come poi ufficializzato dalle modifiche allo statuto durante il IV congresso..

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Agenzia Spaziale Italiana

logo dell'Agenzia Spaziale Italiana

L'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) è un ente governativo italiano, creato nel 1988, che ha il compito di predisporre e attuare la politica aerospaziale italiana. Dipende direttamente dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, e utilizza i fondi ricevuti dal Governo per finanziare il progetto, lo sviluppo e la gestione operativa di missioni spaziali, con obiettivi scientifici e applicativi.

L'ASI gestisce missioni spaziali in proprio o in collaborazione con i maggiori organismi spaziali internazionali, prima di tutto l'Agenzia Spaziale Europea (dove l'Italia è il terzo maggior contribuente dopo Francia e Germania, e a cui l'ASI corrisponde una parte del proprio budget), quindi la NASA e le altre agenzie spaziali nazionali. Per la realizzazione di satelliti e strumenti scientifici, l'ASI stipula contratti con le imprese italiane attive nel settore aerospaziale.

L'ASI ha la sede principale a Roma, e centri operativi a Trapani (dove ha sede una base di lancio per palloni stratosferici), Matera (sede del Centro di Geodesia Spaziale Giuseppe Colombo) e Malindi, Kenya (sede del Centro Spaziale Luigi Broglio).

Ha attualmente circa 200 dipendenti, e un budget annuale di circa 800 milioni di euro.

Le attività di ricerca vengono svolte in cooperazione con le Università, il CNR, gli osservatori astronomici ecc. I campi di studio sono in genere le "scienze dell'universo, le scienze della terra, le scienze della vita" e la tecnologia aerospaziale.

Il 1º agosto 2008 il Consiglio dei Ministri ha deliberato il commissariamento dell'Agenzia Spaziale Italiana; l'ing. Enrico Saggese è stato indicato come il nuovo Commissario Straordinario.

L'Agenzia Spaziale Italiana è stata creata nel 1988, ma le sue radici affondano in un impegno italiano in campo spaziale che datava in realtà almeno alla fine degli anni Cinquanta. Già nel 1959 era nata infatti in Italia una commissione per le ricerche spaziali, e nel 1963 venne creato, all'interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche, un Istituto di ricerche spaziali, quale strumento di coordinamento della ricerca fondamentale e di quella applicativa per l'attuazione dei programmi spaziali nazionali.

Il primo risultato di quegli sforzi fu, nel 1964, il lancio del satellite artificiale San Marco 1, partito dalla base statunitense di Wallops Island, in Virginia, in virtù di un primo accordo con gli Stati Uniti in materia spaziale. Con il lancio del San Marco 1, che conteneva uno strumento scientifico per la misurazione della pressione atmosferica, l'Italia divenne il terzo paese al mondo, dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, a mettere in orbita un satellite artificiale. Poco dopo questo lancio, l'Italia si dotò anche di una propria base di lancio rilevando una vecchia piattaforma petrolifera dell'Eni nei pressi di Malindi, in Kenya, e attrezzando nei dintorni anche un segmento di terra. Nasceva così il Centro Spaziale Luigi Broglio, da cui sarebbero partiti negli anni successivi altri quattro satelliti della serie San Marco (San Marco 2 nel 1967, San Marco 3 nel 1971, San Marco 4 nel 1974, San Marco D/L nel 1988).

Nel corso degli anni Sessanta, l'Italia iniziò a giocare un ruolo chiave anche nella politica spaziale europea, che proprio allora andava prendendo forma. Nel 1964 aderì infatti alle prime organizzazioni spaziali europee, ELDO (European Launcher Development Organization, per la costruzione dei lanciatori) ed ESRO (European Space Research Organization, per la realizzazione di satelliti scientifici).

Nel 1970 l'Istituto di Ricerche Spaziali del CNR diventò il Servizio Attività Spaziali, nell'ambito della cui attività fu progettato, realizzato e lanciato in orbita, il 26 agosto 1977, il satellite sperimentale pre-operativo per telecomunicazioni SIRIO. Nel frattempo, nel 1975, nasceva l'Agenzia Spaziale Europea, di cui l'Italia fu tra i Paesi fondatori e di cui è tuttora il terzo paese contribuente dopo Francia e Germania.

Nel 1980 allo scopo di rafforzare il ruolo italiano nel settore, veniva istituito il Piano Spaziale Nazionale, la cui gestione scientifica, tecnica e amministrativa era interamente affidata al CNR. La costante crescita di importanza del settore spazio, del ruolo italiano e la necessità di una sua razionalizzazione, spinsero però alla creazione di un ente a sé stante, appunto l'Agenzia Spaziale Italiana, nata nel 1988.

Fin dalla sua nascita l'ASI ha organizzato il suo lavoro e i suoi investimenti su cinque direttrici principali: lo studio scientifico dell'Universo, l'osservazione della Terra da satellite, le telecomunicazioni, l'abitabilità nello spazio, lo sviluppo di mezzi per l'accesso allo spazio e la meteorologia.

L'attività di Osservazione dell'Universo dell'ASI è al suo interno strutturata nelle tre linee "Esplorazione del Sistema Solare", "Cosmologia e Fisica Fondamentale" e "Astrofisica delle Alte Energie". Le attività scientifiche sono svolte in collaborazione con le Università, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, enti di ricerca come l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Nel corso della sua attività l'ASI ha messo in orbita propri satelliti scientifici e partecipa alle maggiori missioni ESA e NASA per l'esplorazione del sistema solare e lo studio dello spazio profondo. Il primo satellite scientifico messo in orbita dall'ASI è stato Beppo-SAX, realizzato in collaborazione con l'agenzia spaziale olandese (NIVR) e dedicato a Giuseppe "Beppo" Occhialini, uno dei padri dell'astrofisica delle alte energie in Italia. Lanciato nel 1996, questo satellite per lo studio delle emissioni in banda X (che avrebbe dovuto rimanere operativo per due anni ma ha in realtà continuato a lavorare fino al 2003), ha contribuito in modo determinante alla comprensione del fenomeno cosmico dei lampi di raggi gamma.

Sempre nel campo dell'astrofisica delle alte energie, il 23 aprile del 2007 l'ASI ha lanciato il satellite per astronomia gamma AGILE. La particolarità di AGILE è la combinazione di due rivelatori a immagini, operanti simultaneamente nelle bande di energia gamma e di raggi X-duri, fusi in un unico strumento dalle grandi capacità scientifiche.

L'Agenzia Spaziale Italiana ha dedicato particolare attenzione ai programmi di Osservazione della Terra sia partecipando ai numerosi programmi in ambito ESA (ERS-1, ERS-2, ENVISAT), sia avviando collaborazioni con altre Agenzie spaziali europee ed internazionali (il programma Vegetation, per il monitoraggio della vegetazione terrestre, con la Comunità Europea, l'Agenzia Spaziale francese CNES, l'Agenzia Spaziale belga BISA e l'Agenzia Spaziale svedese SSC; i progetti SAR-X e SRTM, per l'osservazione della Terra in banda X, con l'Agenzia Spaziale tedesca DLR e la NASA).

Il 22 ottobre del 1992 l'ASI ha lanciato, in collaborazione con la NASA, il satellite LAGEOS-2 (che seguiva la missione NASA LAGEOS-1 lanciata nel 1976): si tratta di un satellite passivo, una sfera di alluminio ricoperta da specchi in grado di riflettere raggi laser emessi dalle stazioni a Terra, e che ha consentito accurate misurazioni dei movimenti delle placche tettoniche, del campo gravitazionale terrestre e degli spostamenti dell'asse di rotazione terrestre. Nel 2010, verrà lanciato LARES un satellite che svolgerà una missione simile a quella di LAGEOS 2 ma che permetterà misure con precisione maggiore.

Più recentemente l'ASI ha sviluppato poi il programma COSMO-SkyMed, una costellazione satellitare in orbita bassa, equipaggiata con sensori radar, in condizione di monitorare il territorio in qualsiasi condizione meteorologica, in grado di raccogliere dati di interesse ambientale, con elevata frequenza di rivisitazione dei siti, e di renderli disponibili all'utenza in tempi rapidi.

Inoltre l'ASI e il CONAE (l'ente spaziale argentino) hanno firmato un accordo per la costituzione del Sistema SIASGE che prevede l'integrazione dei sistemi satellitari italiano COSMO-SkyMed e quello argentino SAOCOM, capace di coprire l'80% delle richieste da parte della comunità internazionale.

Il primo successo in questo campo fu, poco dopo la fondazione dell'ASI, il lancio, avvenuto il 16 gennaio 1991, del primo satellite per telecomunicazioni Italsat F1, cui si aggiunse, l'8 agosto 1996, Italsat F2. In ambito ESA, l'ASI ha partecipato inoltre ai progetti OLYMPUS e Artemis. Oggi l'ASI è impegnata soprattutto, assieme all'ESA e alla gran parte del settore spaziale europeo, nello sviluppo del sistema di navigazione satellitare Galileo. L'industria italiana è infatti coinvolta sia nella costruzione di alcuni dei satelliti che formeranno il sistema (con Thales Alenia Space) sia nella predisposizione del segmento di terra, con Telespazio. L'ASI ha il compito di coordinare gli investimenti italiani nel progetto Galileo e di sostenere lo sfruttamento delle opportunità offerte da questo progetto, in particolare nel settore dei trasporti.

L'ASI ha sviluppato IRIS, uno stadio propulsivo per il trasferimento orbitale dalla "stiva" dello Space Shuttle NASA all'orbita di trasferimento di carichi utili con un peso fino a 900 kg. È stato utilizzato nell'ottobre del 1992 per l'inserimento di LAGEOS II in orbita circolare a 6000 km. Attualmente l'ASI partecipa in ambito ESA, l'ASI partecipa allo sviluppo del nuovo vettore Ariane 5, ed è il principale finanziatore del lanciatore VEGA, vettore per satelliti della classe fino a 1500 kg da inserire in orbita bassa. L'Agenzia Spaziale Italiana contribuisce con il 65% del budget del progetto VEGA, e l'industria italiana è fortemente coinvolta nella sua realizzazione.

Il primo grande impegno dell'ASI nella ricerca sulle stazioni spaziali orbitanti abitabili è stato con le due missioni Tethered (1992 e 1996), il cosiddetto "satellite a filo". L'esperimento nasceva da un'intuizione dell'italiano Giuseppe Colombo dell'Università di Padova, per verificare la possibilità di ottenere energia sufficiente al mantenimento di una stazione orbitale per mezzo di un satellite collegato alla stazione stessa da un lungo cavo metallico. Attraversando la ionosfera, e i relativi campi magnetici, il cavo può infatti generare corrente elettrica.

Oggi l'Italia ha un ruolo rilevante nel programma di sviluppo ed utilizzazione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), raggiunto non solo con la partecipazione significativa al programma europeo dell'ESA per la realizzazione del Columbus Orbital Facility (COF) ed alla sua utilizzazione (cui l'Italia partecipa in misura del 19%), ma anche attraverso l'accordo bilaterale con la NASA. Secondo questo accordo, l'ASI ha infatti fornito alla ISS tre moduli logistici per il trasporto di rifornimenti e attrezzature verso la Stazione, i cosiddetti MPLM (Multi Purpose Logistic Modules), progettati e costruiti dall'industria italiana (con Alenia Spazio, oggi Thales Alenia Space, come primo contraente) sotto coordinamento dell'ASI. Inoltre, l'ASI ha costruito (questa volta nell'ambito di un contratto tra ESA e NASA), basandosi sullo stesso progetto, il Nodo 2, un elemento pressurizzato che fa da modulo di interconnessione tra i laboratori di costruzione statunitense e quelli di costruzione europea e giapponese, e ha portato fino a un elevato livello di sviluppo il Nodo 3, che verrà invece concluso nell'ambito di un contratto ESA. In cambio della fornitura dei moduli MPLM, l'ASI ha avuto dalla NASA sei opportunità di volo per astronauti italiani verso la Stazione Spaziale Internazionale. La prima di queste opportunità è stata sfruttata da Umberto Guidoni nel 2001, primo europeo ad approdare sulla Stazione Spaziale Internazionale. La seconda è toccata invece a Paolo Nespoli, che tra ottobre e novembre del 2007 ha accompagnato in orbita il Nodo 2.

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Sinistra e Libertà

A SL hanno aderito, il 21 marzo, i liberali di sinistra di "spazio lib-lab", mentre il Nuovo Partito d'Azione ha deciso in aprile di ritirare l'appoggio alla lista.

Sinistra e Libertà nasce per dare una risposta sia all'esigenza politica sentita da SD, MPS e ULS di dare forma elettorale alla mai realizzata costituente della sinistra, sia alla necessità di superare lo sbarramento elettorale del 4% dei voti validi introdotto dalla legge 20 febbraio 2009 n. 10.

Dopo circa un mese di trattative su nome e simbolo, SL è stata presentata in una conferenza stampa il 16 marzo 2009 alla presenza dei cinque leader alleati, con Nencini, vittima di un incidente, sostituito da Marco Di Lello, coordinatore nazionale della segreteria del PS. Prima di trovare l'accordo sulla denominazione si era ipotizzato Sinistra delle libertà (12 febbraio), Sinistra per le libertà (2 marzo), Sinistra per la libertà (4 marzo).

Dalla lista restano fuori i Radicali italiani in seguito a un veto di Vendola e alla contrarietà di Marco Pannella.

Il nome, pur essendo frutto di un accordo fra le parti, è chiaramente ispirato da Vendola, il quale già il 27 settembre 2008 chiamava a raccolta l'allora sua corrente del PRC, Rifondazione per la Sinistra, sotto lo slogan «La Sinistra delle libertà contro la società della paura».

Alla conferenza stampa di presentazione hanno presenziato, oltre ai leader di partito, diverse personalità della sinistra italiana, come Achille Occhetto, Giovanni Berlinguer, Dacia Valent e Gianni Mattioli. In particolare, l'intervento di Occhetto ha rivendicato la continuità ideale fra la svolta della Bolognina che portò alla fondazione del PDS e l'attuale SL.

Il 21 marzo si è tenuta la manifestazione di presentazione di SL, La Primavera della Sinistra, in piazza Farnese a Roma davanti a circa 200 persone. Oltre ai leader dei 5 movimenti erano presenti Bobo Craxi, Franco Giordano, Paolo Cento, Franco Grillini, Moni Ovadia, il regista Mimmo Calopresti, la giornalista Giuliana Sgrena e l'attore Pippo Delbono.

Il contrassegno elettorale della lista, rosso e verde, con la scritta "Sinistra e Libertà", include i simboli delle tre componenti del parlamento europeo che animano l'alleanza elettorale: quello della Federazione dei Verdi, della Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica (GUE-NGL) e quello del Partito del Socialismo Europeo (PSE). Gli eventuali eletti si collocheranno in base alla loro appartenenza di partito ai gruppi citati o a quello dei Verdi Europei - Alleanza Libera Europea (V-ALE). Il contrassegno della lista è stato depositato il 20 aprile al Ministero dell'Interno con il nome completo "Sinistra e Libertà-Federazione dei Verdi", per evitare di raccogliere le sottoscrizioni necessarie quando una lista non fa riferimento a partiti già presenti nell'europarlamento.

Fra i candidati spicca Vendola (unico candidato in tutta Italia). Si notano anche i deputati europei uscenti Claudio Fava (leader di SD, presente in tre circoscrizioni), Alessandro Battilocchio e Pia Locatelli (PS), Roberto Musacchio (MpS), Monica Frassoni (Verdi) e Umberto Guidoni (UlS). Fra gli indipendenti spiccano Mauro Palma, presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, direttore dell'Enciclopedia Treccani ed ex presidente dell'Associazione Antigone, Sergio Staino (come deluso del PD), la giornalista Giuliana Sgrena, la pacifista Lisa Clark, la lesbica Imma Battaglia e il gay Alessandro Zan, il leader del Partito Pirata Italiano contro il copyright Alex Bottoni, la scrittrice per l'infanzia Bianca Pitzorno.

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Source : Wikipedia