Turchia

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Inviato da gort 04/03/2009 @ 00:10

Tags : turchia, europa, esteri

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Turchia

Turchia - Bandiera

La Repubblica di Turchia (in turco Türkiye Cumhuriyeti) è uno stato il cui territorio comprende l'estrema parte orientale della Tracia, in Europa, e la penisola dell'Anatolia, cinta a sud dal Mar Mediterraneo, ad ovest dal Mar Egeo, a nord-ovest dal Mar di Marmara ed a nord dal Mar Nero, tradizionalmente considerata la propaggine più occidentale del continente asiatico. La Turchia confina a nord-ovest con la Grecia e la Bulgaria, a nord-est con la Georgia, ad est con l'Armenia, l'Azerbaijan e l'Iran, a sud-est con l'Iraq ed a sud con la Siria.

La Turchia si estende su una superficie di 779.452 km², e nell'ultimo censimento (2007) è risultata avere 70.586.256 abitanti, professanti per lo più la religione musulmana; sono presenti piccole minoranze cristiane (soprattutto ortodosse, ma anche cattoliche) ed ebraiche, mentre poco diffuso è l'ateismo.

La capitale è Ankara, una delle tre grandi città turche insieme a Smirne (İzmir) e İstanbul; quest'ultima è la più grande metropoli del paese, nonché il maggior centro industriale e commerciale.

Lingua ufficiale è il turco, ma sono presenti numerosissime minoranze linguistiche.

La moneta ufficiale è la Nuova lira turca (YTL, Yeni Türk Lirası). Il presidente della Repubblica Turca è attualmente Abdullah Gül, mentre il Primo Ministro in carica è Recep Tayyip Erdoğan.

La Turchia è estesa due volte e mezzo l'Italia.

La Turchia è occupata da catene montuose che vanno da est ad ovest: i monti Pontici (Karadeniz Sıradağları) a nord e i monti del Tauro a sud. La massima altitudine è raggiunta dal monte Ararat (5165 m) altre montagne sono l'Elmadag, il Karabuk e il Bozdaglar. La catena montuosa dell'Abant Daglari (altitudine massima 1.794 m) si trova nella parte settentrionale del paese. Tra le vette del paese c'è anche il vulcano Erciyes Dağı, oramai spento. Due sono le formazioni vegetali diffuse: la steppa all'interno e la foresta sulle catene e sul litorale. Purtroppo la foresta che ricopriva l'interno dell'Anatolia ha subito, sin dall'età del bronzo, un'opera sistematica di disboscamento da parte dell'uomo. Solamente in questi anni è in atto un processo inverso, grazie ad un progetto ecologico-ambientale.

I fiumi più importanti sono il Tigri e l'Eufrate, a cui si aggiungono il Meriç, l'Ergene e il Gediz. I bacini idrografici si dirigono verso molti mari, e una parte del territorio è occupata da bacini senza sbocco al mare. Si suddividono in laghi tettonici, poco profondi, di acqua salata e privi di fauna, e in laghi carsici, di acqua dolce e pescosi. I bacini fluviali verso l'Egeo sono in genere più vasti di quelli verso il Mar Nero e il Mediterraneo. La parte orientale è tutta occupata da grandi bacini diretti al Golfo Persico; quella nord-orientale porta le acque verso il Mar Caspio.

Il territorio si suddivide in tre diverse zone climatiche: sulla costa del Mar Mediterraneo si hanno estati molto calde e inverni miti, sulle montagne del Tauro il clima è più umido mentre il resto del paese ha un clima più caldo e afoso. Per quanto riguarda le temperature, mentre quelle estive sono pressoché uniformi (27° nel litorale e 23° nell'altopiano), d'inverno la differenza è più marcata (la media di gennaio nel litorale oscilla fra 5° e 10° mentre nell'altopiano scendono sotto lo zero e nell'Anatolia centrale raggiungono i -9°). Vi è disparità anche nelle precipitazioni: oltre 2400 mm annui nella zona del Mar Nero, 1000 mm annui di pioggia sulle catene montuose mentre ad Ankara scendiamo a 370 mm annui.

La popolazione è in continua crescita e ha superato i 70 milioni di persone nell' anno 2007, nonostante la massiccia emigrazione verso l'Europa occidentale degli ultimi decenni.

La lingua ufficiale è il Turco, usato perlopiù nella forma standard stabilita negli anni '30 del XX secolo nel corso della riforma linguistica della lingua turca e le forme dialettali da questa derivate; più rare, ma ancora presenti e variamente comprese, le varianti dialettali dell'Ottomano.

Tra le altre lingue parlate, al giorno d'oggi sempre più come seconde lingue, tra le svariate minoranze presenti nella popolazione turca, ricordiamo l'abcaso, l'albanese, l'arabo, l'armeno, l'àvaro, l'azero, il bosniaco, il circasso, il daghestano, l'estone, il georgiano, il greco, l'ispano-giudeo, il kazaco, il kirghiso, il laz, il macedone, il polacco, il russo, il tedesco, il mongolo, il turkmeno, il turoyo (un dialetto della lingua aramaica), l'uzbeko e lo zazaki.

Discorso diverso per il curdo, parlato da qualche milione di persone, soprattutto nel sud-est del paese, e che rimane per molti la prima lingua, e per alcuni, specie anziani, l'unica lingua parlata.

Il greco pontico nell'area di Trebisonda (pontos, abbreviazione di pontos euxeinos, Ponto Eusino, indica il Mar Nero in laz). Una versione moderna dell'aramaico è parlata in alcuni villaggi della Turchia centrale e meridionale; un dialetto arabo è diffuso a sud-ovest del Lago Van. Del gruppo delle lingue caucasiche del sud, il georgiano è ampiamente usate nel nord-est della Turchia come il circasso in alcuni villaggi geograficamente dispersi. Inoltre nel sud-est il kirmanci e il zazaki sono parlati come dialetti del curdo sebbene siano due dialetti significativamente differenti e spesso considerate due lingue diverse. In aggiunta sono parlati da piccoli gruppi altre lingue del ceppo turco. Una piccola minoranza ebrea di Istanbul parla ladino o giudeo-spagnolo, e discende direttamente dagli ebrei fuggiti dalla Spagna nel 1492 che trovarono rifugio nella zona di Istanbul.

Musulmani sunniti e sciiti 97%, cristiani 2%, atei e agnostici 1%. Minoranze di Yazidi e Alawiti oltre che di comunità aramaiche che professano la religione cristiana siro-ortodossa. Il clima nella vita pubblica turca non segnala una totale apertura mentale verso le altre religioni. Diversi media e politici parlano di un “pericolo cristiano” dovuto - secondo loro - all'enorme numero di convertiti dall'islam. In realtà, come dimostrano i dati del Ministero degli Interni, dal 1999 al 2001 si sono fatti battezzare solo 344 musulmani, su una popolazione di oltre 70 milioni. Le religioni minoritare sono discriminate. La legge attuale prevede, ad esempio, che una chiesa non possa affacciarsi direttamente sulla pubblica via.

La letteratura turca nasce nel medioevo a partire dall'incontro con l'Islam e le sue principali lingue di cultura, ossia l'arabo e il persiano, nonché con le relative floridissime tradizioni letterarie. Tra i primi nomi troviamo non a caso quelli del celeberrimo mistico persiano Jalal al-din Rumi (m. 1273) e di suo figlio Sultan Valad, che diressero a Konya un famoso convento di dervisci, e i cui non molti versi in turco mescolati alla preponderante produzione in persiano sono annoverati tra i primi monumenti di questa nascente letteratura; peraltro il primo grande nome della letteratura turca è ancora quello di un mistico musulmano, Yunus Emre, celebre poeta e sufi del XIII-XIV sec. La letteratura persiana, soprattutto, influenzò profondamente la genesi e lo sviluppo della letteratura turca, in particolare fornendo alla sua poesia i generi e gli stilemi, i temi e i contenuti, sicché scrittori bilingui (persiano-turco) sono comunissimi in tutto il periodo ottomano. Spesso poemi persiani classici vennero letteralmente "rifatti" in turco ottomano, venendo imitati temi e motivi, personaggi e persino i titoli delle opere originali. A segnalare la contiguità con la cultura letteraria persiana valga pure ricordare che un turco del XVI sec. e originario della Bosnia ottomana, Sudi, fu il massimo interprete e commentatore di Hafez, il "Petrarca" della lirica persiana classica. Tra gli autori più noti si possono ricordare il poeta Mesihi (m. 1512) originario di Prishtina in Albania ma vissuto a Istanbul, autore di un celebrato Divan (Canzoniere) e cantore di maschili bellezze riassunte nella figura del "perturbatore della città" (shahr-ashub); il "sultano dei poeti" Baqi (m. 1600), poeta ufficiale di almeno quattro sultani da Solimano Il Magnifico a Mehmet III, considerato il vertice della lirica ottomana; il prosatore Evliya Celebi (m. 1690 ca.), gran viaggiatore e attento osservatore che fissò i suoi ricordi di 40 anni di viaggi al seguito di principi ottomani, che lo portarono anche in Europa da Vienna alla Svezia, in un memorabile Siyahat-name (Libro di viaggi) la cui prima parte è una importante descrizione della Costantinopoli del tempo. Anche in questa letteratura, come del resto nella persiana, gli ambienti in cui poeti e scrittori poterono trovare ampio patronato, e dispiegare così il loro talento, sono riconducibili essenzialmente a quelli cortigiani, in particolare le corti ottomane, e a quelli delle confraternite mistiche. L'influenza persiana venne progressivamente scemando nel corso del Settecento per arrestarsi quasi del tutto dopo la fine della prima guerra mondiale con l'avvento della Repubblica e la riforma della lingua (abbandono dell'alfabeto arabo a favore dell'introduzione di un alfabeto latino). Questo evento, che si coniugò con una svolta fortemente laica e marcatamente anticlericale, determinò un autentico trauma non solo nella storia letteraria, ma anche più in generale in quella culturale del paese. Nel giro di una o due generazioni i turchi furono separati dalla loro ricca e variegata tradizione letteraria di epoca ottomana, semplicemente perché non più capaci di leggere una lingua che si era espressa in un altro alfabeto, quello arabo. La nuova letteratura turca di epoca repubblicana ha certamente risentito di questa cesura con un passato che i padri della Repubblica avevano voluto cancellare con una riforma dall'alto. Per contrasto con la tradizione e il passato islamico, essa ha programmaticamente accentuato la rivalutazione del folklore turco preislamico (e panturco) e ha oltremodo enfatizzato il rapporto della Turchia con le correnti letterarie europee, soprattutto francesi. Il problema della conciliazione delle "due anime" della Turchia moderna -quella volta all'Europa e alla Modernità e quella che guarda nostalgica al passato islamico e prerepubblicano- latente per decenni, è tornato prepotentemente alla ribalta a partire dagli anni '80 del XX secolo con il revival dell'Islamismo militante. Queste tematiche sono ben presenti in numerosi autori contemporanei, tra cui è d'obbligo citare almeno Yakub Kadri (Terra matrigna, Mondadori, Milano 1941), Yashar Kemal, Irfan Orga (Una famiglia turca, Passigli, Milano 2007) e soprattutto Orhan Pamuk (Premio Nobel 2006) che è, con il poeta Nazim Hikmet (m. 1963), forse il più famoso e tradotto scrittore turco contemporaneo. Anche le tematiche di genere hanno conosciuto notevole sviluppo negli ultimi decenni, basti citare qui, tra le autrici note anche in traduzioni in lingue europee, Latife Tekin (Fiabe dalle colline dei rifiuti, Giunti, Firenze 1995), Perihan Magden (Due ragazze, Lain, Roma 2005), Buket Uzuner (Ada d'Ambra, Sellerio, Palermo 2003); pur tra difficoltà e autocensure, cominciano anche a essere tematizzati i delicati problemi interetnici, riconducibili essenzialmente alla questione della tragedia armena del primo '900 (si veda il romanzo di Fethiye Cetin, Heranush, mia nonna, Alet, Milano 2007, oppure quello di Elif Shafak, La bastarda di Istanbul, Rizzoli, Milano 2007), e alla più recente questione dell'irredentismo curdo (per cui si veda Zulfu Livaneli, Felicità, Gremese, Milano 2007). Non va infine dimenticato che, a seguito della forte emigrazione turca sin dagli anni '60 in Europa e segnatamente in Germania (oltre tre milioni di turchi attualmente), esiste ormai in Europa una notevole leva di scrittori turco-tedeschi, tra cui ad esempio Feridun Zaymoglu (Schiuma, Einaudi, Torino 1999), che si esprimono preferibilmente nella lingua di Goethe, trattando nuove tematiche connesse ad esempio con i problemi dell'emigrazione, dell'integrazione, dei rapporti interculturali e interreligiosi.

La Penisola Anatolica è stata la culla di una moltitudine di civiltà e di organizzazioni statali durante tutto il corso della storia dell'umanità. Tra le varie civiltà che vi si svilupparono nell'antichità, ricordiamo gli Ittiti, i Frigi, i Traci, i Lidii, gli Armeni e gli Elleni(Greci). Incorporata negli Imperi Persiano, Macedone, Romano e Bizantino, l'Anatolia ne seguì le vicissitudini, finché non fu invasa dalla stirpe tribale degli Oghuz, di etnia, turca a partire dall'XI secolo, a seguito della vittoria sull'esercito bizantino di Romano IV Diogene ottenuta nella battaglia di Manzicerta. Gli elementi turcomanni furono presto organizzati in gran parte sotto il vessillo dei turchi Selgiuchidi, i quali fondarono una fiorente e potente organizzazione statale con capitale Isfahan (i cosiddetti "Grandi Selgiuchuidi") e uno stato anatolico (i cosiddetti "Selgiuchidi di Ruma"), entrambi distrutti nel corso delle grandi invasioni Mongole. Altra struttura statale turca in Anatolia fu quella dei Danishmendidi.

Nel corso del XIV e del XV secolo gli Ottomani, anch'essi componenti della tribù turca degli Oghuz, riuscirono a imporre la propria egemonia oltre che in Anatolia anche su parti sempre più vaste del mondo bizantino e, successivamente, nella Penisola Balcanica: espansione coronata dalla conquista di Costantinopoli da parte del sultano Mehmet il Conquistatore (in Turco Fatih Sultan Mehmet) nel 1453.

Sotto i suoi successori l'Impero Ottomano continuò una politica di espansione che lo portò ad essere, alla metà del XVI secolo, durante il regno del sultano Solimano il Magnifico, la prima potenza militare ed economica d'Europa e del bacino del Mediterraneo. Con Mehmet III (1566 - 1603) l'impero subì tuttavia i suoi primi importanti insuccessi che, dal XVII secolo divennero la dimostrazione di una crescente e sempre più ingovernabile crisi militare, economica e politica.

Alla fine del XVIII secolo l’Impero Ottomano era in una posizione di inferiorità nei confronti dell’Europa: la Russia aveva conquistato la Crimea intendeva assorbire territori nei Balcani oltre che estendere la propria influenza nell’ Asia centrale; l’Inghilterra aveva conquistato l’influenza nel Mediterraneo e utilizzava l’impero ottomano come baluardo contro la Russia.

L’equilibrio di potere fu messo alla prova una prima volta nel 1831 quando, l’invasione della Siria da parte di Muhammad 'Ali, l’indipendente governatore Ottomano dell’Egitto portò alla chiusura degli stretti e la disputa fu regolata da inglesi, russi e austriaci. Una nuova prova vi fu durante la Guerra di Crimea (1854-56) e concluse con il Trattato di Parigi (1856) che impegno i russi a smantellare la propria flotta del Mar Nero, ma rese la Romania una provincia autonoma sotto la sovranità ottomana. Nel 1873 vi furono le rivolte in Bosnia ed Erzegovina, le rivolte erano iniziata nel 1804-13 in Serbia mentre tra il 1821 e il 1829 alla Grecia si era conquistata l’indipendenza. L’intervento nel 1876 della Russia e il Trattato di Santo Stefano(1877) obbligo agli ottomani a concedere l’indipendenza a Bulgaria, Serbia, Romania e Montenegro. Per controbilanciare queste conquiste russe si diede la Bessarabia alla Russia, l’Austria occupò la Bosnia ed Erzegovina, l’Inghilterra s’insediò Cipro. Nel 1882 per difendere i propri interessi in Egitto (debiti)l’Inghilterra occupò la regione.

Tra il 1878 al 1908 l’Austria estese la sua influenza su Serbia, Romania e Grecia mentre la Russia sulla Bulgaria. Tra il 1908 del 1913 il processo di smembramento continuò: l’Austria annettè la Bosnia-Erzegovinamente, gli eserciti balcanici annetterono i territori europei residui. Durante la prima guerra mondiale gli ottomani affiancarono Germania e Austria. Per reazione, furono firmati gli accordi Sykes-Picot(1916) che stabilirono che la Francia avrebbe esteso il suo dominio sul Libano, la Turchia sudoccidentale, la Siria settentrionale, e l’Iraq settentrionale; a l’Inghilterra toccava il resto dell’iraq, la sponda araba del Golfo Persico e la Transgiordania; per la Palestina fu previsto un regime internazionale; la Russia avrebbe ottenuto Istambul e alcune zone dell’Anatolia orientale; all’Italia fu promessa la parte meridionale dell’Anatolia. Per realizzare il progetto di supremazia in Medioriente l’Inghilterra promise allo sceriffo della Mecca Husayn che sarebbe stato riconosciuto uno Stato arabo indipendente, ma nel 1917 la Dichiarazione di Balfour creò il precedente per la formazione di un focolare nazionale ebraico in Palestina. Dopo la fine della guerra mondiale l’impero era smembrato in questo modo: Libano e Siria andavano i francesi, Palestina Giordania ed Iraq agli inglesi, all’Italia toccò l’Anatolia sudoccidentale mentre la Grecia occupò Tracia, Smirne e isolee egee. L’Armenia divenne uno Stato indipendente, il Kurdistan una provincia autonoma. L’Egitto si affrancò completamente dalla sovranità ottomana.

In questo contesto emerse la figura di Mustafa Kemal, un ufficiale del disciolto esercito Ottomano, eroe di guerra per il ruolo avuto nella battaglia di Gallipoli, che riuscì a coagulare attorno a sé un esercito di resistenza che con una serie di vittorie liberò la Penisola Anatolica dagli eserciti delle potenze occupanti. La Repubblica Turca fu quindi fondata nel 1923, e Mustafa Kemal Atatürk ne divenne il primo Presidente, carica che mantenne fino alla morte; sotto la sua guida ed i dettami della sua dottrina, il cosiddetto Kemalismo, la Turchia venne fomalmente trasformata in uno stato moderno e secolare, sullo stampo delle democrazie occidentali.

Tra le varie riforme attuate da Mustafa Kemal sicuramente la più importante è quella linguistica (riforma linguistica turca), mediante la quale la lingua turca fu epurata dai prestiti arabi e persiani per introdurvi parole di origine turca o di nuova formazione. Importante fu inoltre l'adozione di una variante leggermente modificata dell'alfabeto Latino, più adatto alla lingua turca che, presentando otto vocali, mal si prestava ad essere scritta tramite l'alfabeto arabo. Durante la presidenza di Kemal inoltre venne imposto l'uso del cognome in sostituzione dell'uso orientale del patronimico (per l'occasione il parlamento Turco onorò Mustafa Kemal con il cognome Atatürk, in Turco Padre dei Turchi) ed il suffragio universale fu esteso anche alle donne (che in molti paesi europei non godevano ancora di questo diritto). Mustafa Kemal, inoltre, per modificare l'immagine del proprio paese, invitò il popolo a vestire abiti occidentali (senza tuttavia proibire l'uso di quelli tradizionali, fatta eccezione che per il fez, tipico copricapo turco che aveva sostituito il turbante nel XIX secolo). Mustafa Kemal riformò inoltre il Codice Penale, il Codice Civile e il Codice Amministrativo.

La Rivoluzione kemalista, tuttavia, pur modellando uno Stato sulla falsariga delle democrazie occidentali, nei fatti diede vita a un sistema politico autoritario: infatti, impose il partito unico, negò la libertà di stampa e la libertà di espressione e perseguitò le minoranze greca e curda.

La Turchia non partecipa alla Seconda guerra mondiale. Nell'immediato dopoguerra, il Presidente Ismet Inönü decise di aprire al multipartitismo, abbandonando il sistema a partito unico. Nel 1952 la Turchia entrò a far parte della NATO, diventando uno dei paesi cardine dell'alleanza, con un esercito convenzionale secondo tra i paesi membri soltanto a quello degli USA. L'esercito turco ha giocato un ruolo centrale nella storia moderna della Turchia, assurgendo a custode ultimo dei principi di laicità ed occidentalità, arrivando ad interrompere la dinamica parlamentare con ben tre colpi di stato (1960, 1971, 1980) seguiti da brevi governi militari volti, ufficialmente a ristabilire i principi del Kemalismo, ma, in realtà, a parte il primo caso, a reprimere duramente l'opposizione sindacale e politica. Negli ultimi anni l'esercito turco ha evitato il ricorso ai colpi di Stato, però non ha mai rinunciato al suo ruolo di custode della Repubblica, come nel cosiddetto colpo di stato post-moderno con cui alla fine degli anni '90 del XX secolo venne disciolto il partito islamico allora al governo. In particolare, lo Stato Maggiore delle Forze Armate controllava (fino a 2003) le dinamiche politiche attraverso L'MGK (Consiglio di Sicurezza Nazionale), le cui "raccomandazioni" furono pressoché ineludibili da parte delle istituzioni politiche. Ancora oggi, nonostante una riforma costituzionale abbiano ridotto la componente militare dell'MGK, le Forze Armate Turche continuano a detenere il ruolo di vigile della Costituzione, impedendo al paese radicali riforme in senso liberale.

Gli ultimi governi della Turchia (paese membro del Consiglio d'Europa, paese associato alla Comunità Economica Europea dal 1963 e successivamente all'Unione Europea, con cui è in unione doganale dal 1996) stanno compiendo alcune limitate riforme per entrare nell'Unione Europea, a cui è ufficialmente paese candidato dal Consiglio Europeo di Helsinki del 1999. Nel 2005 sono iniziati ufficialmente i negoziati per l'ingresso nell'Unione Europea.

Tra i vari problemi da risolvere oltre che l'adozione dell'acquis comunitario, ci sono: la questione del coinvolgimento turco a Cipro, la cui parte settentrionale, sede della Repubblica Turca di Cipro Nord, fu oggetto nel 1974 di una secessione dalla parte meridionale con la protezione dell'esercito turco; la questione della minoranza curda, repressa militarmente, economicamente e culturalmente a partire dagli anni venti. Dall'inizio degli anni ottanta la Turchia, che ha riconosciuto l'esistenza dei curdi soltanto nel 1991, è in lotta contro l'aperta ribellione del PKK, gruppo che reclama una riforma dello Stato in senso pluralistico, e che è iscritto nelle liste delle organizzazioni terroristiche dall'UE e dagli USA.

Sorta dalle ceneri dell’impero ottomano nel 1923, la Turchia è una Repubblica parlamentare. Le sue istituzioni sono tuttavia fortemente condizionate dalle forze armate, il cui ruolo politico è stabilito nell’ultima Costituzione del 1982, emendata nel 1995.

Il presidente della Repubblica, eletto dal Parlamento con un mandato di sette anni, nomina il primo ministro e, su indicazione di questi, un consiglio dei ministri. Il primo ministro viene scelto di norma nella persona del leader del partito o della coalizione di maggioranza. Oltre che al Parlamento, l’esecutivo deve rispondere della sua attività al Consiglio di sicurezza nazionale, composto da tre membri nominati dalle forze armate con funzioni consultive e di supervisione.

Il potere legislativo compete alla Grande Assemblea Nazionale della Turchia (Türkiye Büyük Millet Meclisi), un Parlamento unicamerale composto da 550 membri eletti a suffragio universale ogni cinque anni. Il diritto di voto è esteso a tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.

L’ordinamento giudiziario prevede una Corte costituzionale, i cui membri sono nominati dal presidente, e una Corte d’appello, eletta dal Consiglio supremo dei giudici e procuratori. La pena di morte è stata completamente abolita nel 2004.

La Turchia ha il secondo esercito più grande della NATO dopo quello degli Stati Uniti. Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 20 anni di età. Le forze armate contavano, nel 2004, 514.850 effettivi.

Dal 1974 la Turchia occupa militarmente la regione settentrionale dell’isola di Cipro che, autoproclamatasi "Repubblica turca di Cipro del Nord" nel 1983, non è riconosciuta dalla comunità internazionale. Nel 2004 il Piano Annan per la riunificazione di Cipro fu sostenuto dalla comunità turca nel nord, ma rifiutato dalla comunità greca nel sud, in due diversi referendum.

La Turchia è divisa amministrativamente in 81 province (Iller plurale, il singolare) a capo di ciascuna delle quali è un governatore (detto vali) nominato dal governo centrale.

Le province sono a loro volta suddivise in distretti (plurale ilçeler, singolare ilçe) per un totale di 923. Il distretto centrale (capoluogo della provincia) è amministrato da un "vicegovernatore" designato, mentre gli altri distretti sono amministrati da un "sottogovernatore" (kaymakam).

Le province della Turchia sono raggruppate in 7 regioni, che sono stati originariamente definite in occasione del Primo Congresso di Geografia tenutosi ad Ankara nel 1941. Il principale elemento della suddivisione in 7 regioni sono state le omogeneità di condizioni climatiche del territorio corrispondente (temperatura, precipitazioni, ecc). Queste regioni hanno solo fini statistici e non si riferiscono ad una divisione amministrativa.

La città più popolosa della Turchia è Istanbul con oltre 11 milioni di abitanti.

Di seguito l'elenco delle città con oltre 300 mila abitanti, secondo stime del 1º gennaio 2008 .

La Turchia è una repubblica parlamentare sin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1923 ed è stato uno dei primi paesi a concedere ai suoi cittadini il suffragio elettorale universale, benché fino agli anni '50 sia stata retta da un sistema a partito unico. L'attuale sistema legislativo unicamerale è entrato in vigore con la costituzione del 1982, che ha assegnato l'esclusiva del potere legislativo alla Grande Assemblea Nazionale Turca (in turco Türkiye Büyük Millet Meclisi, il cui acronimo è TBMM), composta da 550 deputati eletti ogni cinque anni con un sistema proporzionale corretto da uno sbarramento del 10%. Il potere legislativo della TBMM, dalla cui maggioranza viene eletto il Primo Ministro (in turco Başbakan), viene controbilanciato da quello del Presidente della Repubblica (in turco Cumhurbaşkanı), il quale, eletto ogni sette anni, ha ampi poteri di controllo e supervisione sia dell'esecutivo che del corpo legislativo. Negli ultimi anni la struttura politica e legislativa della Repubblica Turca è stata oggetto di riforme e ristrutturazioni, nell'intento di centrare gli obiettivi richiesti dall'Unione Europea nel quadro della strategia di pre-adesione. Del resto, con riferimento al periodo tra le due guerre mondiali, certa storiografia ha definito "modernizzazione" anche riforme che più propriamente andrebbero definite "occidentalizzazione", come la decisione di passare dall'alfabeto arabo a quello latino, o la scelta di costruire un'amministrazione fortemente centralizzata, sul modello di quella francese. Per quanto riguarda la religione, la politica di Atatürk negli anni Venti e Trenta del sec. XX è stata volta a creare uno Stato laico, liberando la società turca dagli "impacci" che l'Islam poneva (il velo, ad esempio, o il trattamento delle minoranze curde, o un non episodico ricorso alla tortura contro gli imputati da parte delle forze dell'ordine). Inoltre, Atatürk costituì un direttorato degli affari religiosi, tuttora esistente e dotato di moltissimi dipendenti, avente lo scopo di controllare la vita religiosa del paese. Questo tipo di controllo ha avuto come risultato un Islam moderato e moderno. Nello stesso tempo, con un accordo di scambio di popolazioni fra la Grecia e la Turchia dopo la Guerra Greco-Turca (1919-1922) in Anatolia, i greci ortodossi in Turchia furono trasferiti in Grecia ed i turchi mussulmani in Grecia furono trasferiti in Turchia.

Paradossalmente, il partito islamista ha fortemente aumentato il consenso popolare, eppure ha perso seggi (e la maggioranza dei 2/3) perché un terzo partito è entrato in parlamento. Grazie al successo degli islamici e alla presenza di un partito in più, è rappresentato in parlamento l'82% degli elettori, una percentuale simile a quella delle legislature precedenti il 2002.

Completavano il parlamento 8 indipendenti. In questo modo, però, non solo in parlamento fu rappresentato meno del 54% degli elettori, ma soprattutto il partito islamista con i 2/3 dei seggi ebbe la possibilità di modificare la costituzione da solo, il che provocò notevoli tensioni con l'establishmente nazionalista laico (il presidente della repubblica, la corte costituzionale e soprattutto i militari).

L'economia turca ha conosciuto una notevole espansione negli ultimi anni. La CIA classifica la Turchia fra gli Stati sviluppati del mondo. Il Paese è membro fondatore dell'OCSE (1961) e del G20 (1999).

Sin dal governo kemalista, la Turchia ha goduto di alcuni interventi statali, in modo che anche l'economia si modernizzasse in modo graduale. I vari governi hanno sempre avuto un ruolo di primo piano, nelle partecipazioni in aziende private, negli scambi e negli investimenti all'estero. Negli anni ottanta il Paese ha avviato alcune riforme, grazie al primo ministro Turgut Özal, e si è sempre più orientata all'economia di mercato. Da allora l'economia ha continuato a crescere, anche se ha conosciuto periodi di recessione come negli anni 1994, 1999 (in seguito al terremoto di quell'anno) e 2001.

Dal 1981 al 2003, il reddito nazionale è aumentato in media del 4 per cento. Peraltro la mancanza di altre riforme, le difficoltà del settore pubblico e la diffusa corruzione, hanno provocato un aumento dell'inflazione, l'indebolimento del settore bancario e problemi interni alla macroeconomia.

Dopo la crisi del 2001, e dopo le riforme dell'allora ministro delle finanze initiated Kemal Derviş, l'inflazione è crollata, gli investimenti sono risaliti, e il numero di disoccupati è fortemente calato. La Turchia ha gradualmente aperto il proprio mercato grazie ad alcune riforme, riducendo i controlli statali sugli scambi esteri e controllando meglio le privatizzazioni.

Nel 2005 il reddito nazionale è ulteriormente salito del 7.4 per cento, e rendendo la Turchia uno degli Stati a più rapida crescita economica. Oggi il Paese, agricolo in passato, è una media potenza industriale; le attività secondarie sono situate in gran parte sulle coste occidentali, insieme a servizi in rapido sviluppo (comunicazione, commercio, trasporti, banche, turismo). L'agricoltura produce l'11.9% del prodotto interno lordo, mentre l'industria contribuisce al 23.7% e i servizi al 64.5%. Soprattutto il turismo è cresciuto negli ultimi vent'anni, ed è la prima fonte di reddito del Paese. Nel 2005 la Turchia ha ospitato 24,124,501 visitatori, versando 18.2 miliardi di dollari nelle casse nazionali. Anche l'industria è cresciuta, sia grazie a forti investimenti esteri (specie da USA e Germania) sia ad imprese locali; i settori principali sono quelli automobilistico, tessile, dell'abbigliamento, elettronico e delle costruzioni.

Di recente l'elevata inflazione è stata messa sotto controllo, e ciò ha indotto lo Stato ad emettere una nuova moneta, per proseguire le riforme economiche e cancellare i vecchi squilibri. Il 1° gennaio 2005 è stata introdotta la nuova lira turca, pari ad 1 milione della vecchia valuta. Grazie alle continue riforme economiche, l'inflazione è calata nel 2005 all'8.2% e la disocupazione al 10.3%..

Il commercio estero si svolge in gran parte con l'Unione Europea (59% delle esportazioni e 52% delle importazioni nel 2005), ma anche con Stati Uniti d'America, Russia, Giappone e più di recente con la Cina. La Turchia si avvale di un'unione doganale con l'UE, firmata nel 1995, che ha aumentato la sua produzione industriale ed attirato numerosi investimenti europei.

Nel 2005 le esportazioni sono ammontate a 73.5 miliardi di dollari, le importazioni a 116.8 miliardi, con aumenti del 16.3% e del 19.7% rispetto al 2004. Nel 2006 le esportazioni sono ammontate ad 85.8 miliardi, con aumento del 16,8% dall'anno precedente, e nel 2007 il Paese ha esportato per 105.9 miliardi.

Nel 2006 la Turchia è riuscita ad attrarre investimenti dall'estero, per 19.9 miliardi di dollari. Le numerose privatizzazioni, la stabilità in vista di un probabile ingresso nell'Unione Europea, la crescita economica costante e i cambiamenti strutturali nei settori bancario, commerciale e delle comunicazioni, hanno contribuito ad attrarre ancora investimenti sia nazionali che stranieri.

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Elezioni in Turchia

Elezioni in Turchia fornisce informazioni sulle elezioni e i risultati elettorali in Turchia.

La Turchia elegge a livello nazionale un parlamento, la Grande Assemblea Nazionale di Turchia (Türkiye Büyük Millet Meclisi), che ha 550 membri, eletti per cinque anni con un sistema proporzionale. Per partecipare alla distribuzione dei seggi però, occorre superare una soglia di sbarramento elevata, almeno il 10% dei voti a livello nazionale e una percentuale nei distretti, calcolata con una complessa formula. I candidati indipendenti possono eludere tale sbarramento. Il presidente è eletto per sette anni dal parlamento.

La Turchia ha un sistema multi-partitico, con due o tre partiti forti, per via dello sbarramento. Dal 1950, la politica è stata dominata dai partiti conservatori e laici (non di matrice religiosa), animati anche da un nazionalismo più o meno accentuato. Il partito al governo dal 2002 invece, l’AKP, è generalmente giudicato dagli osservatori internazionali di matrice moderatamente religiosa, anche se i suoi avversari in patria lo considerano decisamente islamista, sebbene i dirigenti di questo partito tendano ad identificarsi con la tradizione del Partito Democratico. Va ricordato che in Turchia la laicità delle istituzioni è considerata un valore fondante dello stato, a partire dalla fondazione della repubblica nel 1923.

La difesa della laicità e dei valori del kemalismo, ideologia fondante della repubblica, è stata spesso il pretesto addotto dai militari per influire pesantemente nella vita politica del Paese, anche con colpi di stato (1960, 1971, 1980). In particolare, lo Stato maggiore delle Forze Armate controlla le dinamiche politiche attraverso L'MGK (Consiglio di Sicurezza Nazionale).

A partire dall’affermazione dell’AKP alle elezioni del 2002, sono stati emarginati dalla scena politica i partiti conservatori fino a quel momento più forti, il DYP e l’AP, come pure il DSP, di sinistra, considerati dagli elettori come rappresentanti di una vecchia politica clientelare e corrotta. Viceversa è tornato in auge il CHP, di sinistra nazionalista e laica, il partito che si considera il vero erede dell’ideologia del kemalismo, mentre rimane forte, con percentuali intorno al 10%, il MHP, nazionalista di estrema destra con simpatie islamiste, vicino al movimento neo-fascista dei Lupi Grigi.

Le minoranze, come gli sciiti alevi e i curdi, faticano a farsi sentire nella vita politica turca, sia per il forte nazionalismo che la contraddistingue, che per l’alta soglia di sbarramento alle elezioni parlamentari. Generalmente queste minoranze simpatizzano per i partiti di sinistra non nazionalisti.

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Nazionale di pallavolo femminile della Turchia

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La nazionale di pallavolo femminile della Turchia è una squadra europea composta dalle migliori giocatrici di pallavolo della Turchia. La squadra è sotto l'egida della Federazione Turca di Pallavolo (Türkiye Voleybol Federasyonu - TVF). Al 25 agosto 2008 la Turchia è al 16° posto nel ranking mondiale.

La squadra viene considerata di seconda fascia è non mai raggiunto importanti risultati ne ha mai vinto alcuna competione ufficiale internazionali: unico risultato di prestigio un secondo posto agli europei del 2003. Attualmente la Turchia è allenata da Alessandro Chiappini e la sua giocatrice più rappresentativa è Neslihan Darnel, condiserata una vera stella in patria.

La nazionale di pallavolo femminile della Francia non ha mai partecipato alle Olimpiadi.

La nazionale di pallavolo femminile della Turchia non ha mai partecipato alla Grand Champions Cup.

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Distretti della Turchia

Distretti della Turchia

I distretti della Turchia (ilçeler; sing. ilçe) sono 923 suddivisioni delle province. Nell’Impero Ottomano e all’inizio della Repubblica turca l’unità corrispondente era il kaza.

I distretti hanno solitamente lo stesso nome del loro capoluogo (eccetto Antakya, in Hatay, İzmit, in Kocaeli e Adapazarı, in Sakarya).

Un distretto può comprendere sia aree rurali sia urbane. Il distretto centrale è amministrato da un "vicegovernatore" designato, mentre gli altri distretti sono amministrati da un "sottogovernatore" (kaymakam).

Tutti i centri distrettuali hanno delle municipalità (belediye), guidate da un sindaco eletto, che amministra una definita area con definite competenze. Un crescente numero di insediamenti che non sono centri distrettuali, ha comunque delle municipalità, in genere perché richieste dalla popolazione. Queste sono chiamate belde. Così, un belde ha un sindaco (responsabile per la zona municipale), ma non un kaymakam, e dipende amministrativamente dal centro distrettuale nelle vicinanze del quale è situato.

Infine ci sono i villaggi, che eleggono i muhtar per specifiche competenze amministrative. Anche i quartieri dei centri distrettuali e dei belde hanno un muhtar. La denominazione differisce leggermente (köy muhtarı per i muhtardi villaggio, mahalle muhtarı per i muhtar di quartiere), così come i compiti, che sono simili ma adattati alla località.

A volte, un belde può essere più esteso del centro distrettuale da ci dipende, e un centro distrettuale può essere più esteso del distretto centrale. Una nota finale sono i büyükşehir belediyesi (o grandi municipalità) per le metropoli come İstanbul o İzmir, che hanno un sindaco capo eletto che sovrintende a un certo numero di municipalità e sindaci.

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Source : Wikipedia