Troy Corser

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Inviato da david 11/03/2009 @ 16:07

Tags : troy corser, motociclismo, motori, sport

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Troy Corser

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Troy Gordon Corser (Wollongong, 27 novembre 1971) è un motociclista australiano.

Corser ha partecipato alla sua prima gara nel 1981 all'età di dieci anni, nel Motocross. Dopo pochi anni è passato però al Dirt Track, per poi approdare nel 1994 in Superbike, con la Ducati (Team Fast by Ferracci), alternando agli impegni del campionato Mondiale quelli dell'AMA Superbike Championship, nel quale lo stesso anno vinse il titolo. Nel 1995 finì secondo nel Mondiale, sempre con Ducati, mentre nel 1996 fu campione del mondo. Nel 1997 tentò il passaggio al Motomondiale (Classe 500 con Yamaha), ma venne appiedato dal team per cui gareggiava a causa di problemi di contratto.

Nel 1998 tornò in Superbike, ottenendo un terzo posto in campionato, risultato che riottenne nel 1999. Nel 2000 divenne pilota ufficiale di Aprilia e concluse l'anno ottenendo nuovamente il terzo posto. Nel 2001, battuto da piloti del calibro di Troy Bayliss e Colin Edwards, finì solamente quarto, tradito anche dalle prestazioni dell' RSV-1000.

Nelle stagioni dal 2002 al 2004 finì sotto contratto della neonata Petronas di Carl Fogarty, che si rivelò però poco competitiva, non permettendo al pilota buoni risultati. Nel 2005, infine, passò alla Suzuki, con cui conquistò il suo secondo titolo mondiale dominando totalmente la stagione.

Nel 2006 i risultati per Troy e per il suo team non sono stati all'altezza delle aspettative: infatti ha chiuso il mondiale al quinto posto, risultato deludente a fronte del mondiale conquistato l'anno precedente. Il Team Alstare Suzuki decide così di non rinnovargli il contratto e di sostituirlo con Max Biaggi; Troy Corser, libero da ogni vincolo contrattuale, ha deciso di accordarsi con il team Yamaha Motor Italia per correre con la R1 ufficiale la stagione 2007, diventando così il primo pilota Superbike ad aver guidato per ben 5 case motoristiche diverse: la Ducati, la Aprilia, la Foggy-Petronas, la Suzuki e la Yamaha; record che sarà presto aggiornato, visto il suo accordo con la BMW per portare in pista la 1000 tedesca nella Superbike 2009.

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Aprilia (azienda)

Logo

L'Aprilia è una azienda motociclistica italiana fondata nel 1945 a Noale (VE) oggi fusa nel Gruppo Piaggio che ne conserva il marchio.

La Aprilia è stata fondata subito dopo la fine della seconda guerra mondiale dal Cavalier Alberto Beggio, come produttore di biciclette, a Noale in provincia di Venezia; la sua sede è ancor oggi situata nello stesso paese.

Il figlio del fondatore, Ivano Beggio, prese le redini dell'azienda nel 1968 iniziando da subito a costruire un ciclomotore con un ristretto numero di collaboratori. I primi modelli con cui l'Aprilia uscì sul mercato furono i Colibrì, Daniela e Packi, seguiti dalla prima motocicletta da fuoristrada la Scarabeo, presentata nel 1970 in due cilindrate, da 50 e 125 cc e rimasta in produzione per quasi un decennio.

Nel 1977 si assistette alle prime vittorie significative della casa di Noale nel campo delle competizioni, con la vittoria nel campionato italiano di motocross nelle classi 125 e 250 da parte del pilota milanese Ivan Alborghetti. Lo stesso pilota partecipò, l'anno successivo, al Campionato mondiale di motocross giungendo al sesto posto assoluto della classifica finale con due terzi posti conquistati nelle singole gare.

Il passo successivo nell'evoluzione dell'Aprilia fu quello, negli anni '80, di ampliare la gamma dei modelli offerti in vendita, dedicandosi anche ai settori del trial dell'enduro e delle moto da strada, prodotte in varie cilindrate tra i 50 e i 600 cc. Nel 1985 venne firmato un accordo di collaborazione con l'austriaca Rotax per la fornitura di motori alla casa veneziana. È del 1986 la presentazione della Tuareg la prima moto derivata da quelle in uso nei Rally Africani.

Contemporaneamente anche l'attività sportiva si andò allargando; nel 1985 con l'entrata nel Campionato mondiale di Trial del pilota Philippe Berlatier e nel motomondiale con Loris Reggiani che iniziò a gareggiare nella classe 250. Due stagioni più tardi, esattamente il 30 agosto 1987, si registrò la prima vittoria della casa in un Gran Premio, quello di San Marino e sempre con Loris Reggiani alla guida.

Nel 1992 la casa di Noale iniziò la lunga serie di vittorie nei campionati mondiali della varie discipline motociclistiche, nella Classe 125 del motomondiale con alla guida Alessandro Gramigni e nel campionato di trial con Tommy Ahvala. Furono questi i primi di una lunga serie di vittorie nei singoli gran premi (oltre 200 attualmente) e di titoli ottenuti alla fine delle stagioni di gare, nelle classi minori del motomondiale, con alla guida piloti famosi come Biaggi, Capirossi, Gramigni, Locatelli e Rossi.

Per quanto riguarda la produzione di serie gli anni '90 videro la presentazione di altri modelli destinati ad un buon successo sul mercato; si passava dalle Aprilia Pegaso offerte nelle cilindrate 50,125 e 650 , allo scooter tradizionale Amico o a quello con ruote alte che riprendeva il nome storico della casa, lo Scarabeo. Un altro scooter di successo è il Leonardo, motorizzato Rotax per le cilindrate 125 e 150. Successivamente, con la fornitura di motori Yamaha, il Leonardo viene prodotto con cilindrate 250 e 300.

Verso la fine del decennio, nel 1998, si registrò l'entrata della casa nel settore delle maximoto con la presentazione delle Aprilia RSV Mille e della Falco, entrambe utilizzanti i motori Rotax da 990 cc di cilindrata con l'innovativa disposizione a v di 60° che permette una distribuzione dei pesi a tutto vantaggio della manegevolezza e delle ottime doti di guidabilità di questa bicilindrica. L'anno successivo venne prodotta l'RSV Mille SP, una versione in tiratura limitata di 150 esemplari necessari per l'omologazione nel Campionato mondiale Superbike, che fu pilotata dall'australiano Troy Corser e dal padovano Alessandro Antonello.

Il nuovo secolo si apre con l'acquisizione, nel 2000, da parte della casa veneziana di due dei marchi più famosi della storia del motociclismo italiano, le Moto Guzzi e la Moto Laverda.

La produzione di serie vede invece il lancio di modelli come la Aprilia Caponord che richiama lo spirito di avventura dei lunghi raid, della Futura prettamente sportiveggiante e della Tuono con le infrastrutture che ricordano il motocross e la motorizzazione sempre da 1.000 cc.

Nel 2004 l'ultima e più recente modifica dell'assetto societario con l'acquisizione della Aprilia e delle sue controllate da parte della Piaggio; da questa fusione è nato il quarto gruppo industriale più importante al mondo, nel campo della fabbricazione delle 2 ruote, con una capacità produttiva di 600.000 veicoli annui ed un giro di affari di 1,5 miliardi di euro, grazie anche alla presenza diretta sul mercato di 50 nazioni.

Oggi a capo dell'azienda come presidente ed amministratore delegato appare Roberto Colaninno (Presidente anche della Piaggio). Ivano Beggio è stato per un breve periodo "Presidente onorario", ma dal 2006 non riveste più alcun ruolo nell'azienda che ha fondato.

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Australia

L'Australia vista dal satellite

L'Australia (inglese: Australia; pronuncia: BrE/aus.'tra.lja/; AuE /əˈstɹæɪljə, -liːə, -jə/), conosciuta come Down Under, nome ufficiale Commonwealth of Australia, è il sesto stato del mondo in ordine di grandezza (7.686.850 km2), il più grande stato dell'Oceania e dell'intera Australasia. Ha una popolazione di 21.472.841 di abitanti .

È formata dal Mainland, ossia la parte continentale o l'isola principale, la Tasmania e altre isole minori dette Terre remote, quali le Isole Cocos e Keeling, l'isola Christmas (o isola del Natale), l'isola Norfolk, l'isola di Lord Howe, l'isola Macquarie (ritenunta parte della Tasmania) e l'isola Heard. Canberra reclama anche il Territorio antartico australiano con le sue basi.

Il paese si trova nell'Emisfero australe, ed è circondato dagli oceani Indiano, a ovest e sud, e Pacifico a est.

Popolata dagli aborigeni per più di 40.000 anni, è stata colonizzata dagli inglesi a partire dal XVIII secolo. Oggi gli australiani, che chiamano se stessi aussie, sono un popolo multiculturale, annoverando non solo aborigeni ed europei, ma anche asiatici, americani e africani.

Dal punto di vista politico l'Australia è una monarchia costituzionale federale. Il capo dello stato è la Regina d'Inghilterra Elisabetta II, rappresentata da un governatore generale. La capitale è Canberra; ma la città più popolosa è Sydney seguita da Melbourne, Brisbane, Perth e Adelaide.

Il nome fu scelto in relazione all'antica espressione latina " terra australis incognita" che indicava un immaginario continente occupante tutto l'emisfero australe. La parola Australia venne usata per la prima volta in inglese nel "A note of Australia of the Espiritu Santo, written by Master Hakluyt" edita da Samuel Purchas nel 1625 nell' Hakluyt Posthumus.

L'aggettivo olandese Australische fu usato dagli ufficiali della Compagnia Olandese delle Indie Orientali in Batavia per indicare le terre meridionali appena scoperte nel 1638. La parola Australia è stata usata nella traduzione inglese del 1693 del romanzo francese di Gabriel de Foigny (che usò lo pseudonimo Jacques Sadeur) Les Aventures de Jacques Sadeur dans la Découverte et le Voyage de la Terre Australe del 1676. Alexander Dalrymple usò il termine nel suo An Historical Collection of Voyages and Discoveries in the South Pacific Ocean (1771), per riferirsi a tutte le regioni del Pacifico Meridionale. Nel 1793 George Shaw e Sir James Smith pubblicarono Zoology and Botany of New Holland, dove essi parlarono della "vasta isola, oppure continente, d'Australia, o Australasia o Nuova Olanda". Il nome Australia fu reso popolare dalla pubblicazione della relazione dei viaggi di Matthew Flinders A Voyage around Terra Australis (Viaggio attorno alla Terra Australis), uscita a Londra nel 1814. Il viaggio dell'esploratore britannico fu la prima circumnavigazione documentata dell'Australia. Benché il titolo riflettesse il nome usato dall'Ammiragliato, Flinders usò spesso nella sua relazione la parola Australia, cosicché questa, per l'enorme successo avuto dal libro, divenne il nome con cui era comunemente indicata la Terra Australis. Il Governatore del Nuovo Galles del Sud Lachlan Macquarie visto il successo avuto dal nuovo nome suggerì, il 12 dicembre 1817, alla Segreteria di Stato per le Colonie (o Ministero delle Colonie, meglio noto come Colonial Office) di ribattezzare la colonia "Australia". Nel 1824 l'Ammiragliato acconsentì e mutò ufficialmente la denominazione in Australia.

L'Australia è abitata da circa 65-50.000 anni, da quando cioè i progenitori degli attuali australiani aborigeni arrivarono dall'odierno sud-est asiatico. La terra non venne scoperta dagli europei fino al XVII secolo, quando fu avvistata e visitata da numerose spedizioni. La scoperta del "nuovissimo continente", avvenne nel 1606 per opera del navigatore olandese Willem Janszoon. Nel 1770, dopo l'arrivo del capitano inglese James Cook, due terzi orientali del paese vennero reclamati dal Regno Unito, che li utilizzò per impiantarvi delle colonie penali. Il resto fu reclamato dal Regno Unito nel 1829. La maggior parte degli stati che più tardi si federarono formando l'Australia non erano comunque nati come colonie penali.

Il 1° gennaio 1901, nasce il Commonwealth, o federazione d'Australia, come dominio, all'interno dell'Impero britannico. L'Australia era oramai indipendente, anche se gli ultimi legami legali con il Regno Unito non furono recisi fino al 1986. Nel 1999, la popolazione è stata chiamata a votare su un referendum per effettuare un cambio costituzionale e trasformare l'Australia in una repubblica, con un presidente a sostituire la regina come capo dello stato, ma è stato rifiutato. Al 2007 l'Australia è rappresentata da contingenti militari sia in Iraq che in Afghanistan, in linea con il blocco occidentale di riferimento. La sua collocazione geografica pone tuttavia il Paese a stretto contatto con i problemi del Sud-Est asiatico, ed in particolar modo delle isole del Pacifico. Cina e Giappone, che completano l'elenco delle maggiori potenze della regione, non sono coordinate tra loro e neppure gradite ai Paesi più piccoli. L'Australia si è così trovata più volte ad intervenire nel 2006 per le turbolenze politiche di Timor Est e delle Isole Salomone e, precedentemente, di Nauru, Vanuatu, Papua Nuova Guinea.

L'Australia non confina con nessuno stato, essendo circondata completamente dall'oceano. In particolare è bagnata ad ovest dall'Oceano Indiano, a nord dal Mar di Timor e dal Mare degli Arafura, dall'Oceano Pacifico ad est e dal Mar dei Coralli nel nord est, mentre a sud dalla Gran Baia Australiana e a sud est dal Mar di Tasman. Al nord, la Terra di Arnhem e la penisola di Capo York formano il Golfo di Carpentaria. La superficie del Mainland è di 7.617.930 km2; la nazione geologicamente fa parte della Placca australiana. I litorali australiani, escludendo le isole, hanno una lunghezza complessiva di 34.218 km . Il paese rivendica inoltre un'area d'intervento economico esclusiva di 8.148.250 km2, che non include il Territorio antartico australiano.

L'Australia è definita da alcuni studiosi "continente fossile", ciò è dovuto al fatto che la maggior parte delle sue rocce si sono formate nell'Era Archeozoica. Il paese è per lo più pianeggiante ed ha un suolo prevalentemente arido. Solo le regioni sud-orientali e sud-occidentali presentano un clima temperato, in forza di tale situazione la popolazione australiana si concentra negli stati del sud-est. Il nord, caratterizzato da un clima tropicale presenta un paesaggio costituito da foreste pluviali, paludi di mangrovie, praterie e boschi di altre specie arboree. Climaticamente influiscono anche le correnti oceaniche, soprattutto El Niño, correlato alle periodiche siccità. La bassa pressione stagionale determina rovesci ciclonici soprattutto nel nord del paese.

Il biota australiano è caratterizzato da specie sia vegetali che animali endemiche, questa particolarità floro-faunistica è messa in serio pericolo dall'introduzione di specie allogene da parte dell' Uomo. Per questo motivo il parlamento federale ha recentemente approvato una legge che protegge il particolare ecosistema australiano.

Numerose aree protette sono state create nell'ambito di un progetto per la tutela delle biodiversità attuato da diversi paesi nel mondo. Sessantaquattro siti (soprattutto paludi) sono stati sottoposti ad una particolare tutela in ossequio della Convenzione di Ramsar sottoscritta dall'Australia. Mentre altri sedici siti sono stati proclamati Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. L'Australia grazie al suo impegno in campo ambientale è stata inserita al 16° posto nel Environmental Sustainability Index .

La maggior parte delle piante australiane sono sempreverdi, e molte sono xerofile (eucalipti e acacie). Nel paese sono presenti molte piante leguminose endemiche, che crescono in terreni poveri di sostanze nutrienti, in virtù della loro simbiosi con i batteri Rhizobia e con i funghi mycorrhizal. Molto nota è invece la fauna australiana con i Monotremi (ordine a cui appartiene l'ornitorinco), i marsupiali (canguri, koala e i vombati), i coccodrilli d'acqua dolce e acqua salata e uccelli come l'emu e il kookaburra. L'Australia è anche il paese dei serpenti più velenosi al mondo. Il dingo fu introdotto dagli Austronesiani, genti che commerciarono con gli australiani aborigeni intorno al 3000 a.C..

Le rocce dell'Australia si formarono per lo più durante il Precambriano (all'incirca tra i 3 miliardi e i 600 milioni di anni fa), quando la Terra era priva di ossigeno allo stato gassoso. Oggi queste formazioni rocciose sono state appiattite dall'erosione degli agenti atmosferici, e formano il cosiddetto Grande Scudo Australiano. Per lo più occupato da deserti, lo scudo si estende dall'Australia centrale ed occidentale al Golfo di Carpentaria e il Mare degli Arafura, per riemergere nel sud della Nuova Guinea.

Nell'area nota come Blocco di Hamersley e nel Blocco di Kimberly, le rocce più antiche affiorano alla superficie, altrove sono coperte da terreni di formazione più recente. Le formazioni precambriane contengono: oro, piombo, uranio e qualche deposito di petrolio.

Il territorio australiano è in gran parte arido e pianeggiante, con un'altitudine media di 274 m. I rilievi montuosi si concentrano perlopiù in questa parte del Paese dove si alza la Grande Catena Divisoria (altitudine media: 1.200 m ) che taglia l'Australia da nord-est a sud-est. All'interno della Catena, che si allunga per 3.500 km, si trovano diversi raggruppamenti minori come la New England Range, le Blue Mountains, le Alpi australiane, che comprendono a loro volta le Snowy Mountains (o Monti Nevosi in italiano). Di questa sotto-catena, all'interno di una vasta area protetta, fa parte il Monte Kosciuszko (2.228 m), la cima più alta del Mainland. Va detto, però, che il monte più alto all'interno del territorio nazionale è il Mawson Peak (2745 m), sull' isola di Heard, nei Mari Antartici.

Uno dei "monumenti" dell'Australia, la Grande Barriera Corallina è la più grande formazione di corallo del mondo. Essa si srotola lungo la costa orientale del Queensland per oltre 2000 km, costituendo una barriera naturale di inestimabile valore naturalistico.

La sezione occidentale dell'Australia è invece occupata dal Grande Scudo Australiano, una formazione geologica di epoca antichissima oggi ricoperta in buona parte da aree desertiche: qui si trovano parte del Deserto Simpson, il Gran Deserto Australiano (Deserto di Gibson, Gran Deserto Victoria e Gran Deserto Sabbioso). La regione di Nullarbor Plan è invece un altopiano carsico, privo di alberi (da qui il nome: "senza alberi" in latino 'nullus arbor'). Poche le cime di rilievo: il monte Meharry, (1.251 m), il monte Ord (947 m) e il monte Cooke, (582 m).

Il Monte Augustus, nell'Australia Occidentale, è il più grande monolito al mondo.

Il Grande Bacino Artesiano è una vasta depressione dove si trovano le pianure più fertili dell'Australia, come la pianura del Golfo di Carpentaria e i bacini del lago Eyre e del fiume Murray.

Il profilo costiero dell'Australia è molto vario: soprattutto la linea settentrionale e quella sud-orientale sono costellate da numerose insenature, da penisole e da isole minori. Infatti, vi sono numerose parti di costa frastagliate e a strapiombo sul mare, mentre altre completamente collinari.

L'Australia è una terra in buona parte arida e desertica e soggetta ad una forte evaporazione.

La Grande Catena Divisoria costituisce uno spartiacque idrografico fra est e ovest. I principali fiumi diretti verso l'Oceano Pacifico sono il Burdekin, il Fitzroy e l'Hunter. Il fiume più importante è il Murray, che segna parte del confine tra Nuovo Galles del Sud e Victoria. Il fiume è alimentato dalle nevi del monte Kosciusko e da importanti affluenti quali il Darling e il Murrumbidgee, insieme ai quali forma il principale sistema idrografico dell'Australia (Murray-Darling). Il Victoria, il Daly e il Roper sono fra i maggiori fiumi del Territorio del Nord. Il Queensland è attraversato da numerosi fiumi, che sfociano nel Golfo di Carpentaria; si ricordano il Flinders, il Gilbert e il Leichhardt.

Molti fiumi sono stati sbarrati da dighe e chiuse per il rifornimento idrico delle città e delle campagne.

I laghi, perlopiù salati, si concentrano nel sud-ovest del Paese; tra i principali si ricordano: il Lago Eyre, il Lago Torrens, il Lago Frome e il Lago Gairdner; in estate questi laghi si trasformano in paludi. Il principale lago d'acqua dolce è il Lago Argyle; esso è un invaso artificiale e i lavori per realizzarlo durarono oltre 12 anni. Il lago fu realizzato per favorire l'irrigazione della regione del Kimberley Plateau.

Il clima dell'Australia varia notevolmente dal nord al sud, passando dal tropicale umido del Queensland al temperato, tipico delle regioni del Sud.

Nella regione tropicale, che occupa il 40% della superficie, la piogge si concentrano nella stagione estiva, tra febbraio e marzo. Nel resto dell'anno sono frequenti gli alisei che soffiano da sud-est creando un clima secco e caldo. I deserti australiani, che coprono l'area centrale dell'isola, hanno un clima caldo con scarse precipitazioni.

Le regioni temperate calde hanno quattro stagioni con temperature che oscillano fra i 21° di gennaio-febbraio e i 10° di luglio.

Il paesaggio australiano presenta 4 tipi di vegetazione: il bush composto da eucalipti alti fino a 40 m; il malee formato da eucalipti non più alti di 5 m; la mulga, composta da piante d'acacie; e infine lo scrub formato da cespugli bassi.

Anche se gran parte del paese è arido o semi-arido, nondimeno l'Australia comprende diversi tipi di habitat, dalle vette innevate delle Snowy Mountains (nelle Alpi australiane) alla foresta pluviale. A causa dell'antichissimo isolamento geografico della regione, e del suo particolare clima, la maggior parte delle specie animali e vegetali australiane sono uniche. Il canguro, l'ornitorinco, la foca, il clamidosauro, il koala, l'emù e l'echidna suscitarono la meraviglia dei primi esploratori europei. L'Australia ospita i 10 serpenti più velenosi al mondo, quali il taipan, il king brown e la vipera della morte, tuttavia i casi letali da morso sono rari in quanto questi animali preferiscono fuggire piuttosto che mordere. I cavalli, le pecore e le mucche sono stati invece importati dal continente europeo in tempi recenti. In Australia vivono oltre 106 milioni di ovini, praticamente 5 ogni abitante umano. I conigli e i dingo, essendo animali non autoctoni, costituiscono un serio problema per quanto riguarda la flora e la fauna locale. In Australia si trovano anche animali che si possono chiamare "fossili viventi", uno di questi è il pitone dalla testa nera, questo serpente si nutre dei suoi cugini (anche velenosi), ma la particolarità di questo serpente è l'essere dotato di zampette, inutilizzate per le loro ridotte dimensioni. Altre specie, come l'uccello gatto verde, si possono trovare solo in Australia in quanto non sopravvivono ad altri tipi di clima.

L'Australia è una monarchia costituzionale federale; il capo dello stato è la regina d'Inghilterra Elisabetta II, la quale vanta perciò anche il titolo di Regina d'Australia. Il suo potere è soltanto formale, essendo rappresentata nel Paese da un Governatore Generale dell'Australia, a cui la costituzione riconosce ampi poteri esecutivi, ma che generalmente esercita in sintonia e tenendo conto del parere del primo ministro. Solo durante la crisi costituzionale del 1975 quando venne destituito il Governo Whitlam, il Governatore Generale esercitò i suoi poteri senza la collaborazione del Primo Ministro.

A livello statale i singoli governatori sono anch'essi rappresentanti della Regina.

Il governo federale australiano (Federal Executive Council) è costituito dal Governatore Generale dell'Australia coadiuvato dai Consiglieri Esecutivi, ovvero il primo ministro e i Ministri dello Stato (Ministers of State). Di fatto il potere esecutivo è esercitato da quest'ultimi.

L'attuale primo ministro è Kevin Rudd dal 2007, il Governatore Generale d'Australia è Quentin Bryce dal 2008.

Le due principali formazioni politiche australiane sono il Partito Laburista (Austalian Labor Party) di centro-sinistra e la coalizione di centro-destra (definita semplicemente coalition) formata dal Partito Liberale (Liberal Party of Australia) e dal Partito Nazionale (National Party of Australia). Il principale "partito minore" australiano è Democratici Australiani (Australian Democrats), seguito dai Verdi Australiani (Australian Greens) e dal partito di destra Una Nazione (One Nation).

L'attuale Primo Ministro è Kevin Rudd, del Partito Laburista eletto il 24 novembre 2007.

Si riporta di seguito il risultato elettorale delle elezioni del 24 novembre 2007.

L'Australia può vantare un livello di benessere economico fra i più alti del mondo. Le sue esportazioni sono soprattutto materie prime non lavorate, mentre importa prodotti finiti.

L’unità monetaria è il dollaro australiano, diviso in 100 cents. La Banca centrale australiana (Reserve Bank of Australia), fondata nel 1911, emette la moneta.

In molte zone del Paese, il settore primario è ancora l'attività più redditizia. L'Australia è il primo produttore di lana, in particolare di lana merino, ricavata dai circa 105 milioni di ovini allevati qui. Abbondante anche la produzione di carne.

Solo il 6% del territorio è coltivato. Si raccolgono soprattutto frumento e foraggio; limitata ma più conveniente è la produzione di altri cereali come avena, orzo, segale, mais, riso nonché semi oleosi, tabacco e cotone. In alcuni Stati si produce canna da zucchero. Piuttosto sviluppata la frutticoltura con abbondanti produzioni di mele, banane, uva, arance, pere, ananas e papaie. Rinomati i vigneti australiani che danno vita a vini di grande qualità come quelli della Barossa Valley (Australia Meridionale) e della Hunter Valley (Nuovo Galles del Sud).

Il Paese è totalmente autosufficiente per quanto riguarda la domanda energetica e in diversi casi è fra i maggiori produttori mondiali di alcuni minerali richiesti dal mercato. Dalle miniere australiane vengono estratti, fra gli altri, carbone, lignite, bauxite, rame, uranio (primo produttore mondiale), oro (12% della produzione mondiale), ferro, diamanti (primo produttore mondiale), manganese, nichel e stagno.

Nell'Australia Occidentale sono stati scoperti importanti giacimenti di petrolio e gas naturali.

L'industria raccoglie il 21% della forza lavoro: i principali centri industriali sono Sydney, Newcastle e l'area metropolitana di Melbourne. Sono sviluppate le industrie siderurgica e metallurgica, meccanica, aeronautica, elettronica e petrolchimica, la produzione di fibre sintetiche e di cavi elettrici. Si contano anche industrie di confezionamento dei prodotti agricoli e della lana. Geelong, vicino a Melbourne, è nota per l’industria automobilistica.

Le importazioni riguardano soprattutto macchinari, autoveicoli, prodotti chimici, carta e cartone, tessuti e filati. Le esportazioni sono costituite da metalli, carbone, petrolio, lana e cereali. Nel 2004 secondo il Ministero del Commercio australiano il valore totale delle esportazioni ammontava a 97.138 milioni di dollari USA, mentre il valore delle importazioni era di 105.461 milioni di dollari USA.

Poco sviluppata la rete ferroviaria, costruita in gran parte nel XIX secolo con un impianto a raggiera dai porti verso l'interno. In totale si calcolano 9474 km di ferrovie, gestite dal governo federale. Di questi 4376 corrispondono alla linea ferroviaria più lunga al Mondo dopo la Transiberiana: la Indian Pacific. Essa collega Sydney e Perth attraversando tre stati (Nuovo Galles del Sud, Australia Meridionale e Australia Occidentale); il viaggio dura circa tre giorni .

Del sistema ferroviario australiano, la Indian Pacific è la linea più giovane; costruita nel 1970, ha avuto il merito di adeguare lo scartamento dei binari allo standard più diffuso nel mondo (1.435 mm). Infatti, precedentemente, ogni stato aveva il "suo scartamento": il Nuovo Galles del Sud adottava lo scartamento a 1.500 mm; il Victoria 1.600 mm; il Queensland e l'Australia Occidentale uno scartamento poco superiore al metro; mentre, l'Australia Meridionale adottava tutti e tre i tipi di scartamento .

La rete stradale principale unisce le varie capitali degli Stati e si estende per 811.601 km, dei quali solo il 39% è asfaltato. Nel 1997 erano immatricolati oltre 12 milioni di automobili (pari a 601 veicoli per 1.000 abitanti).

Molto più efficiente la rete aerea che collega le principali città ai centri più remoti. A causa delle grandi distanze, esso è il mezzo più impiegato dagli australiani. I due aeroporti intercontinentali si trovano a Sydney (Kingsford Smith) e a Melbourne (Tullamarine).

L'Australia dispone di una compagnia aerea di bandiera, la Qantas, che la collega con tutto il Mondo.

Esistono in tutta l'Australia oltre 70 importanti porti commerciali situati lungo la costa orientale. Il maggior scalo è Sydney.

Solo il 2% degli australiani sarebbe indigeno (australiani aborigeni e abitanti delle Isole Torres Strait). Quasi il 95% discende dagli europei (il 22,5% dai colonizzatori inglesi), tra cui molti immigrati irlandesi e italiani. Il 8% è invece di origine asiatica, soprattutto la nuova generazione di immigrati provenienti dal Sud-Est asiatico e dal Medio Oriente.

L'Australia presenta una notevole "vivacità" demografica, al 31 Marzo 2008 è stata stimata una popolazione dall'Australian Bureau of Statistics (ABS) di 21.472.841 (quindi l'Australia avrebbe avuto un incremento demografico di 1.617.653 persone rispetto al censimento del 2006). Per popolazione l'Australia è il cinquantatreesimo Paese al Mondo. Gran parte degli australiani vive in città.

La città più popolosa è Sydney con 4.119.190 abitanti, seguita da Melbourne (3.592.591), Brisbane (1.763.131), Perth (1.445.078) ed Adelaide (1.105.839) (dati ABS 2006).

Il censimento 2006 eseguito dall'ABS ha rilevato una popolazione totale di 19.855.188 (quindi, rispetto al calcolo ipotetico fatto sull'aumento della popolazione, fino al giugno 2008 la popolazione totale sarebbe cresciuta di 1.325.812 unità).

Dallo stesso Censimento 2006 risulta che l'età media della popolazione è cresciuta rispetto al Censimento 2001 (da 35 a 37 anni). La bassa fertilità e l'allungamento della vita media ha portato ad un sensibile aumento della percentuale degli Australiani con un'età compresa fra i 55 e i 64 anni (+ 1,6%). Mentre la fascia di popolazione di età compresa fra i 0 e i 14 anni è sensibilmente calata, pur registrando un aumento rispetto al 2001 di 16.500 unità.

Il 18,7% degli Australiani pratica l'anglicanesimo, mentre il 25,8%, dato più alto fra i Paesi anglosassoni, si dichiara cattolico.

Nel 2008, la città di Sydney ha ospitato la Giornata Mondiale della Gioventù, evento che ha richiamato in Australia migliaia di giovani cattolici di tutto il mondo. Per l'occasione, Papa Benedetto XVI ha visitato ufficialmente il Paese: il primo pontefice a raggiungere la nazione era stato Paolo VI nel 1970; Giovanni Paolo II è venuto nel 1986 e nel 1995.

Sono noti come aborigeni i rappresentanti di quelle popolazioni dell'Australia giunte nel paese circa 50.000 anni fa. La parola aborigeno (dal latino ab origine) fu usata fin dal XVIII secolo dai coloni europei per indicare le popolazioni indigene. Oggigiorno gli Aborigeni non amano farsi chiamare Aborigines e da parte dei non-Aborigeni si usano sempre più frequentemente espressioni quali Aborigines people o indigenous Australians. Gli Australiani non-Aborigeni sono chiamati: kardiya nel gruppo linguistico Ngarrkic; lhentere o warlpele nel gruppo Arandic; piranpa o walypala nei linguaggi dei deserti occidentali.

I contatti con il resto del mondo avvenivano attraverso le isole indonesiane: si può tuttora valutare come alcune lingue australiane aborigene del Territorio del Nord abbiano influssi Makassar.

Nonostante la loro nomea di "superstiti" dell'età della pietra, è provato che la cultura aborigena è cambiata nel tempo. La pittura rupestre in svariate località dell'Australia settentrionale consiste in una sequenza di diversi stili legati ai diversi periodi storici. Harry Lourandos è il principale promotore della teoria che ipotizza un'intensificazione dell'attività di caccia e raccolta tra 5000 e 3000 anni fa. Tale intensificazione ha portato ad un aumento dell'impatto umano sull'ambiente (ad esempio la costruzione di trappole per i pesci nell'attuale stato di Victoria), alla crescita della popolazione, all'aumento degli scambi tra i gruppi, ad una più complessa struttura sociale e ad altri cambiamenti culturali. In questo periodo si nota, inoltre, un cambiamento negli utensili di pietra, con lo sviluppo di punteruoli e raschiatoi più piccoli ed elaborati.

All'epoca della colonizzazione bianca la popolazione aborigena si aggirava intorno ai 700 000 abitanti, ma entro il 1900 era scesa drammaticamente a 100 000. Non erano un unico gruppo etnico, ma erano costituiti da almeno 600 diversi gruppi linguistici sparsi per il Mainland, con culture diverse. Le pagine più tragiche dello sterminio son state scritte in Tasmania: nel 1830 fu istituita la Black Line, una banda di 3000 cittadini armati, che setacciarono l'intera isola sparando a vista. Prima dell'arrivo dei bianchi, nel 1803, gli aborigeni sull'isola erano circa 5000; l'ultimo rappresentate fu Truganini, una donna, che morì nel 1856.

Col termine Generazione sequestrata si indica quella generazione di bambini nativi,nati da coppie misti ( bianchi e aborigeni) e poi strappati dalle famiglie da collegi e istituti educativi pubblici e costretti a dimenticare le proprie tradizioni culturali.

Molti danni son stati fatti a carico delle popolazioni aborigene, e molti tentativi di riconciliazione son stati tentati.

Kevin Rudd, primo ministro australiano, il 13 febbraio 2008 durante una seduta parlamentare, ha chiesto ufficialmente scusa ai popoli aborigeni per tutte le violenze subite in più di 200 anni di storia dell'Australia Bianca, segnando non l'apice, ma comunque un essenziale passo nel processo di riconciliazione, assieme ad altri importanti pilastri come il riconoscimento del diritto di voto agli aborigeni nel 1967 e il Native Title Act, legge a favore degli aborigeni per l'avanzamento di rivendicazioni territoriali.

Sebbene persistano in certi ambienti problemi come l'alcolismo e la violenza domestica, una grossa parte della popolazione aborigena è integrata: si va dall'arte, allo sport, al commercio, alle istituzioni.

Gli italo-australiani sono quegli Australiani d'origine italiana, secondo il censimento del 2006 essi sono il quarto gruppo etnico australiano (con 850.000 persone) dopo Inglesi, Scozzesi e Irlandesi. L'italiano è parlato in casa da 316.900 persone . Gli italo-australiani sono presenti in molte città, è da segnalare la presenza di 199.124 Italiani emigrati in Australia, di questi 82.851 persone vivono nel Victoria e 55.172 nel Nuovo Galles del Sud.

Ormai gli Italiani residenti in Australia sono per il 63% ultrasessantenni, dei quali 176.536 arrivati prima del 1980. Infatti, se l'afflusso degli Italiani aumentò esponenzialmente nel secondo dopoguerra, dagli anni '70 in poi il numero di nostri connazionali emigrati in Australia calò drasticamente.

Dal punto di vista religioso il 79% degli italo-australiani è cattolico, il 3,2% si dichiara anglicano, il restante o è ateo oppure è fedele ad altre confessioni cristiane.

L'istruzione, competenza dei singoli Stati, ad eccezione dell'università, è obbligatoria fino ai 15 anni. La scuola primaria dura dai 6 ai 12 anni; la scuola secondaria si suddivide in due trienni, il primo obbligatorio, l'altro facoltativo. Nel Paese si contano 37 università, le principali sono l’Australian National University, situata a Canberra e fondata nel 1946, l’Università di Sydney, fondata nel 1850, la più antica del paese, e l’Università di Melbourne.

L'inglese australiano, detto strine, è la lingua parlata in Australia, una variante dell'inglese standard.

Pochi sono gli aborigeni che mantengono il loro linguaggio nativo. Questi e gli immigrati sono in genere inglesi.

L'Australia è una federazione di sei stati. Possiede inoltre diversi territori che, costituzionalmente, dipendono direttamente dal governo federale. Di questi, solo tre sono forniti di un proprio governo, il Territorio del Nord, il Territorio della capitale, e l'Isola di Norfolk. Il Commonwealth può comunque legiferare in materia locale, prevalendo infatti i decreti federali su quelli territoriali. Per quanto riguarda gli altri territori, detti "territori minori" o "territori esterni" o "terre remote", essi sono amministrati dal Commonwealth. Il Territorio della baia di Jervis è l'unico "territorio minore" che non si può considerare "territorio esterno", poiché si trova sul Mainland: si tratta infatti di un'area del Nuovo Galles del Sud gestito dal Commonwealth come porto di Canberra.

Il Territorio della capitale australiana fu creato quando si fondò Canberra; essa è frutto di un compromesso tra le due città principali (Melbourne e Sydney), che si contendevano la palma di capitale federale.

Come in tutte le civiltà la prima forma di pittura fu quella rupestre, che possiamo trovare in svariate località dell'Australia settentrionale consiste in una sequenza di diversi stili legati ai diversi periodi storici. I materiali tradizionali impiegati nella pittura aborigena erano acqua o saliva mescolate con ocra e altri coloranti minerali, sangue di canguro e resine. Come strumenti si usavano semplici pennelli, bastoncini, o le dita. Piuttosto diffusa era anche una tecnica che consisteva nel riempirsi la bocca di pittura e spruzzarla sulla superficie da dipingere, con un effetto simile a quello della moderna pittura a spruzzo. Oltre a dipingersi il corpo, gli aborigeni dipingevano le pareti rocciose e la corteccia degli alberi (soprattutto dell'eucalipto melaleuca, nella zona di Arnhem). In alcune zone, e in particolare nella zona di Papunya, disegnavano direttamente sulla sabbia del deserto australiano.

Nella pittura su corteccia si utilizzano parti lisce e prive di nodi, preferibilmente ricavate dall'albero durante la stagione umida. La corteccia veniva poi pulita della scorza esterna più dura con uno strumento appuntito, riscaldata al fuoco, e appiattita calpestandola o schiacciandola con grossi sassi. Una volta dipinta, veniva applicato un fissante, tipicamente succo di orchidea.

Nella pittura rupestre aborigena tradizionale venivano utilizzato pareti rocciose spesso situate all'interno di caverne o in luoghi difficilmente accessibili. I luoghi scelti per la pittura avevano spesso un importante significato spirituale o religioso nella cultura locale, e non raramente i nuovi dipinti venivano realizzati sulla stessa parete usata per dipinti più antichi, che ne risultavano coperti. Alcuni dipinti rupestri in luoghi come Kakadu o Uluru risultano dalla sovrapposizione di decine o centinaia di strati.

Le sculture lignee aborigene rappresentano spesso i Mimi, creature mitologiche simili a piccoli uomini. Altri oggetti realizzati in legno la cui realizzazione ha talvolta valenza artistica sono i boomerang, i coolamons, i bullroarer, i didjeridoo e perfino i "bastoncini per scavare" (digging sticks). Le decorazioni di questi oggetti, soprattutto con tecniche in stile dot art, sono però più tipiche dell'arte moderna (e alla vendita di souvenir turistici) che propri della tradizione aborigena.

Lo sport è molto sentito nella cultura australiana. L'Australia eccelle negli sport di origini britanniche: il rugby, il cricket, il polo, il lacrosse, l'hockey su prato. Ma è anche ai vertici mondiali per il tennis e per il softball. Molto seguito è il football australiano, che si gioca da oltre 150 anni ma che ha regole completamente diverse dalla controparte americana (si gioca senza protezioni, la palla e il campo sono molto differenti da quelli usati nel football americano).

Altri sport sono seguiti passionalmente anche se con meno spettatori, come la pallacanestro, la pallanuoto, il baseball, l'hockey su prato (dove le nazionali australiane sono sempre tra le prime del mondo) e il lacrosse.

Due edizioni delle Olimpiadi si sono svolte in Australia: Melbourne 1956 e Sydney 2000, che hanno permesso alla squadra olimpica australiana di occupare eccellenti posizioni nel medagliere finale. Comunque la rappresentativa olimpica australiana si è sempre fatta onore anche nei Giochi organizzati fuori dal suolo nazionale. A Pechino 2008 l'Australia si è posizionata sesta nel medagliere con 14 ori.

Tra gli sport individuali, l'Australia è considerata una delle grandi potenze nel nuoto, nel quale ormai da molti anni è ai vertici mondiali. Alle Olimpiadi di Atene del 2004 il nuoto australiano ha conquistato 15 medaglie (secondo solo a quello USA), di cui 7 d'oro, 5 d'argento e 3 di bronzo.

Inoltre il campione del mondo della MotoGP 2007 Casey Stoner è australiano, considerato da alcuni l'erede del suo connazionale pluricampione del motociclismo Mick Doohan. Anche i campioni di SBK Troy Bayliss e Troy Corser sono australiani, come anche il campione del mondo Supersport Andrew Pitt. Infine il campione mondiale di downhill 2008 Samuel Hill.

I piatti tipici della cucina australiana sono le torte di carne (meat pies), barbeque e il vegemite, una crema fatta con lo scarto del lievito della birra.

L'Australia ha inoltre una festa chiamata festa del Mondo dove ogni anno viene festeggiato un diverso stato del mondo.

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Noriyuki Haga

Noriyuki Haga in sella alla R1 nel 2007

Noriyuki Haga , soprannominato Nori, Nitro Nori, Haga-san e Samurai Brianzolo (Aichi, 2 marzo 1975) è un motociclista giapponese.

La prima volta che Noriyuki Haga si presenta ai riflettori mondiali è nel 1992, dove con una Ducati privata, nel GP di Sugo (Giappone) del Campionato mondiale Superbike e si classifica 12°.

Come tutti i piloti giapponesi fa la gavetta nel suo paese nei campionati 250 e Superbike, in orbita Yamaha. Nel 1996 insieme a Colin Edwards vince la 8 ore di Suzuka, traguardo ritenuto importantissimo dalle case giapponesi. L'anno successivo è pirmo anche nel JSB (Japan Superbike) e partecipa alle ultime due gare del mondiale SBK,dove ottiene una vittoria e dei buoni piazzamenti. Il 1998 inizia sotto i migliori auspici, è un quasi debuttante ma vince 3 manche su 4 disputate, si infortuna a Monza e i sogni di gloria sono rinviati. Correrà anche da wild card nel gran premio dal Giappone 500 arrivando 3°. Nel 1999 la Yamaha fa debuttare l'attesissima YZF-R7 OW-02 a sostituzione della YZF 750 SP in Superbike. È compagno di squadra dell'italiano Vittoriano Guareschi, ma quell'anno è amaro di risultati,la R7 non è a punto e le gomme Michelin non sono amate da Haga.

Quindi nel 2000 passa alle gomme Dunlop, Haga rigenerato dal cambio di pneumatici, concluderà 2° il campionato con la macchia della squalifica di Kyalami, dove fu trovato positivo all' efedrina ai test antidoping. L'efedrina è contenuta in alcuni dietetici usati allora da Haga (che ha sempre amato la bella vita, ma per tentare seriamente di vincere il mondiale si mise a dieta perdendo 13 kg in un inverno) e come condimento su alcuni cibi giapponesi, senza la squalifica sudafricana, avrebbe potuto lottare per il mondiale, tenendo conto che i 25 punti di Kyalami lo tenevano a soli due punti da Edwards. Comunque venne ritenuto dagli addetti ai lavori il vincitore morale del mondiale 2000, soprattutto per lo stile di guida adottato e per la grande caparbietà con la quale sconfisse, con la sua R7 le moto di cilindrate superiori.

Bellissima la gara di Hockenheim, dove con una moto nettamente mancante di cavalli rispetto alle bicilindriche 1000, riuscì a vincere, compiendo un sorpasso nel motodrom ai danni di Colin Edwards, nella penultima curva: "un sorpasso", come disse Giovanni Di Pillo (telecronista di TMC a quel tempo) "impossibile". Comunque sia un look scatenato e uno stile di guida molto appariscente hanno fatto sì che il giapponese conquistasse migliaia di tifosi in tutto il mondo.

Intanto si stende il regolamento per la classe regina del motomondiale, dal 2002 le moto saranno 990cc 4 tempi. La Yamaha parte presto e con scelte fortemente rischiose ritira le squadre ufficiali dalla 250 e dalla Superbike. Haga, Jacque e Nakano (rispettivamente 2° in SBK, 1° e 2° in 250) sono dirottati in 500 per fare esperienza sui circuiti mondiali. La Yamaha crede molto nelle future 4 tempi, chiamerà la sua moto M1 che sta per "Mission One" con l'obiettivo dichiarato di vincere al debutto della classe MotoGP, tutto questo piano si rivelerà, risultati alla mano un disastro. Haga quindi nel 2001 guida una Yamaha 500 del Team WCM gommata Michelin (le gomme con le quali non si è mai trovato bene) i risultati sono altalenanti, giunge 14° a fine anno e nonostante la decisione del team di passare alle Dunlop Haga decide di tornare in Superbike con l'Aprilia. In sella alla RSV1000 giungerà 4° a fine anno ma ancora una volta viene dirottato in MotoGP per guidare la RScube (altro disastro che porterà la casa di Noale sull'orlo del fallimento). Da segnalare il GP d'Olanda dove sotto la pioggia Haga è 4° (risultato eccelso per un'Aprilia) ma cade ingenuamente al penultimo giro.

Nel 2004 intanto in Superbike viene promosso il monogomma Pirelli, dove l'obiettivo per risollevare la categoria in crisi è di far correre per la vittoria anche i team privati. Il giapponese accetta la sfida del Team Renegade (che riesce a trovare giusto in tempo, rischiando di rimanere a piedi) e con una Ducati privata compete tutto l'anno con i piloti ufficiali, costantemente a podio, con 6 vittorie si classifica 3° nella classifica finale del mondiale SBK. Il grande rimpianto della stagione risiede nel fatto che la moto di Haga si rompe sei volte durante l'anno e questo gli impedisce giocarsi il titolo. All'apertura del campionato, a Valencia, durante la prima manche, Haga rompe il cambio mentre lottava per le posizioni di vertice; nella 2° gara riesce invece a vincere. Successivamente un paio di gare sottotono, fino ad arrivare a Monza, dove in entrambe le manches poteva giocarsi il 3° posto, ma una doppia rottura del motore lo costringe ad andare a casa senza punti. Poi la vittotia in gara 1 ad Oschersleben , cosa che poteva replicare in gara 2 se non fosse avvenuta l'ennesima rottura del motore. Poi una vittoria a Silverstone e un 2° posto, una rottura a Laguna Seca nelle prove che gli compromette le gare, e la doppia vittoria a Brands Hatch. Poi nella gara di Imola, si dice per un problema alla manopola del gas che era rimasta "incantata", cosa alquanto improbabile vista l'assenza del comando elettronico, Haga cade nella 2° manches, dopo che nella prima era finito sul podio. Così nella finale gara di Magny-Cours, le speranze per Haga di candidarsi campione sono poche: sul circuito francese riesce comunque ad ottenere un 2° posto e una vittoria all'ultima manches, complice la gara "abbottonata" dei due piloti ufficiali Ducati che si stavano giocando il titolo.

Nel 2005 le case giapponesi vista l' apertura alle 1000 quattro tempi tornano in SBK, Haga pertanto ritorna alla amata Yamaha in sella ad una R1 e con una moto in fase di sviluppo e con problemi di felling fa a sprazzi cose eccelse. Finirà il campionato al 3° posto, con 2 gare vinte, Brands Hatch e Brno. Quest'ultima fu un vero capolavoro: partito 16° Haga comincia a rimontare, e prima di metà gara sorpassa Troy Corser e, dopo averlo distanziato, va a vincere una gara che resterà nelle storia. Anche nel 2006 è con Yamaha e sarà sempre nei primi (3° sia nel 2005 che nel 2006). Nel 2006 inoltre partecipa alla 8 ore di Suzuka (dopo 10 anni dalla storica vittoria) ancora con Edwards ma pur essendo il team maggiormante in lizza per la vittoria verranno traditi da un problema meccanico. Anche nel 2001 corse la 8 ore in coppia con Anthony Gobert ma proprio a quest'ultimo cadde la catena quando a poco dal termine della gara erano in 5° posizione.

Nel 2007 prosegue l'avventura in Superbike sempre con il Team Yamaha Motor Italia con compagno di squadra l'australiano Troy Corser. Haga conquista la sua prima vittoria sul circuito di Donington nella seconda gara giornaliera. Si ripeterà a Monza, conquistando sia gara 1 che gara 2, a Lausitz (vincitore di gara 1) e a Magny-Cours, dove conquista la sua seconda doppietta stagionale, chiudendo la stagione in seconda posizione a soli 2 punti da James Toseland.

All'interno del motociclismo egli detiene un singolare record: tra i piloti che non si sono assicurati nemmeno un campionato del mondo, egli è quello che ha vinto più Gran Premi, ben 33 in 13 anni di cariera.

Nel 2009 sostituisce Troy Bayliss sulla Ducati ufficiale, iniziando la stagione con un primo ed un secondo posto nelle due manches di apertura sul tracciato di Phillip Island, rimontando in entrambi i casi dal 13° posto in griglia.

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Ducati 999

Ducati 999 2005.jpg

La Ducati 999 è una motocicletta del tipo superbike, prodotta dall'omonima azienda italiana, tra il 2003 e il 2007.

Conosciuta nei paesi anglosassoni come "triple nine", nove nove nove in Italia, questa moto aveva il difficile compito di sostituire la Ducati 998, a sua volta erede della 996 e 916; tutte moto concepite per correre nel Campionato mondiale Superbike, dove ottennero numerosi successi, sia nelle gare singole che nella vittoria finale del titolo.

Anche la 999 venne concepita per essere utilizzata nella stessa maniera, e tra il 2003 e il 2007 vinse tre campionati.

Sotto questo aspetto la moto non presentò grosse rivoluzioni rispetto al passato. Il propulsore, infatti, altro non era che il pluricollaudato e vincente bicilindrico a L di 90°, montato nelle varie evoluzioni dalla Ducati 916 fino alla 998.

L'impostazione meccanica rimase invariata, ossia distribuzione a 4 valvole per cilindro, a comando desmodromico (secondo la tradizione della casa), azionata da una serie di ingranaggi a cascata, (soluzione tipica delle moto da competizione).

Il motore era sempre raffreddato a liquido, ed utilizzava l'iniezione elettronica diretta di benzina, sviluppata dalla Magneti Marelli.

Venne incrementato il suo volume, e di conseguenza la potenza erogata, che equivaleva a 140 cavalli, nella versione meno prestante, per arrivare a 150, per la versione R, ossia la versione stradale più performante.

La versione da competizione più evoluta invece, poteva contare su una potenza di 205 cavalli.

Il cambio era del tipo estraibile, a sei rapporti.

Il sistema di scarico invece, era completamente nuovo, con camere d'espansione decisamente più grosse, che inoltre influenzarono molto il nuovo design della moto. Al pari della 998, gli scarichi erano posizionati immediatamente sotto la coda della moto. Soluzione benefica ai fini aerodinamici, ma molto fastidiosa per il pilota e il passeggero, che nonostante la protezione termica, subivano parecchio il calore emanato da questi dispositivi.

Il telaio venne praticamente riprogettato. Questa esigenza dipendeva dal fatto che il motore, seppur evoluto, aveva una cilindrata superiore, e dunque era più grande. Inoltre erano diversi gli attacchi del motore al telaio.

La maggior coppia e potenza, richiedevano un telaio più rigido, che fosse in grado di sopportare gli sforzi superiori, a cui era sottoposto dal motore.

Va poi detto che la moto stessa aveva dimensioni più generose.

Tuttavia anche questa moto rimaneva fedele alla filosofia Ducati, del telaio a traliccio tubolare, in luogo di quello a doppia culla.

La carena, e tutte le parti della carrozzeria invece, sono completamente differenti rispetto a quelli dei modelli precedenti, che conservavano tutti una certa familiarità tra di loro.

Questo progetto, sviluppato in collaborazione con l'ingegnere meccanico Massimo Tamburini, è stato affidato a Pierre Terblanche, che ha curato l'estetica di praticamente tutti i modelli Ducati, realizzati nella prima decade degli anni duemila.

La linea è molto tesa, spigolosa e muscolosa, ma altrettanto elegante. Trasmette subito una sensazione di potenza e agilità. Decisamente in linea coi canoni estetici delle moto della sua epoca, che tendono a un disegno ricco di spigoli, ma al tempo stesso è molto originale, grazie all'impiego di soluzioni insolite, a volte retrò, come le prese d'aria del cupolino, richiamo a modelli del passato quali la Ducati 851 e la Ducati 888. Molto innovativa tutta la parte anteriore, in particolar modo la fanaleria, ma anche il posteriore, con una grossa camera d'espansione impiegata per lo scarico. Tuttavia, per quanto futuristiche, queste idee non sono state riprese su altri mezzi, ma hanno comunque garantito alla 999, una certa esclusività, poiché costruita secondo criteri in controtendenza con le normali applicazioni, ma che nonostante ciò si sono rivelate prestazionali e affidabili.

Un po' tutta la moto, è un concentrato di pensieri originali e inusuali, dalla distribuzione desmodromica, al motore bicilindrico, passando per il telaio a traliccio di tubi, fino ad arrivare alla linea.

Tuttavia, per la sua erede, la Ducati 1098, si è optato per un progetto un po' meno "vistoso", anche se la meccanica è similare.

Non va dimenticato che la 999 è innanzitutto una moto da competizione.

Il motivo principale per cui è stata progettata, infatti, era quello di correre (e possibilmente vincere) il campionato mondiale Superbike, massima espressione del motociclismo a livello di veicoli derivati dalla serie.

Infatti la 999 veniva commercializzata per poter correre in tale campionato, il quale prevede la produzione di un numero minimo di moto, affinché possano essere considerate derivate di serie e non prototipi, come le Moto GP.

La prima apparizione della 999 nel mondiale superbike risale al 2 marzo 2003, quando si corse la gara inaugurale della stagione, sul circuito iberico Ricardo Tormo di Valencia.

Quell'anno corsero solo due Ducati 999, ambedue di proprietà della squadra corse ufficiale della Ducati, quello che allora si chiamava Team Ducati Fila. Le due 999F03 (così era identificata la 999 da competizione), vennero affidate ai piloti Neil Hodgson e Ruben Xaus.

Nonostante fosse la stagione d'esordio per le nuove moto di Borgo Panigale, le stesse monopolizzarono il campionato. Si corse in 12 nazioni, per un totale di 24 gare, di cui 13 vinte da Hodgson (9 consecutive) e 7 da Xaus. Così l'inglese Hodgson non faticò ad aggiudicarsi il mondiale piloti, mentre lo spagnolo Xaus divenne vicecampione del mondo piloti, alle spalle del compagno di squadra. Grazie poi alle vittorie di James Toseland, Pierfrancesco Chili e Shane Byrne, che guidavano la vecchia Ducati 998 per conto di team privati, la casa italiana ottenne senza problemi anche il mondiale costruttori, ma soprattutto nessuna altra marca riuscì a vincere nemmeno una gara quell'anno.

Nel 2004 il team ufficiale decise di cambiare piloti, e la nuova 999F04 venne guidata dall'inglese James Toseland e dal francese Regis Laconi. La Ducati vinse 10 gare su 22, di cui 7 per merito di Laconi, che però pagò cara la scarsa costanza di risultati e dovette accontentarsi del titolo di vicecampione del mondo, alle spalle del compagno di marca. Infatti Toseland vinse solo 3 gare, ma si aggiudicò diversi piazzamenti a punti. Inoltre la 999 vinse altre 7 gare grazie a Noriyuki Haga (6 vittorie) e Garry McCoy (1 vittoria), che conducevano per team privati la 999RS, ossia la 999 dell'anno prima, leggermente aggiornata, ma non al livello della moto ufficiale. La Ducati dunque ottenne sia il titolo piloti che quello costruttori, oltre ad un'ultima soddisfazione, ossia la vittoria di Pierfrancesco Chili a San Marino, con la 998RS affidata alla squadra privata PSG-1 Corse. Un'impresa non da poco, dato che questa moto era ormai obsoleta, e non più aggiornata da due anni.

Nonostante la superiorità tecnica dimostrata nel biennio 2003-04, nel mondiale 2005 il team ufficiale (ora Team Ducati Xerox), non riuscì a riconfermare con la 999F05 gli strepitosi risultati a cui era abituata. Ancora una volta i piloti furono Toseland e Laconi, che ottennero rispettivamente il quarto e sesto posto in classifica generale, con 1 e 3 vittorie a testa. La 999 vinse due gare anche con Lorenzo Lanzi, che pilotava una moto ufficiale per il team privato Ducati SC Caracchi. Il mondiale venne dominato da Troy Corser su Suzuki, la quale vinse anche il campionato costruttori, mentre la scuderia italiana dovette cedere il passo anche alla Honda, classificandosi così terza.

Nel 2006 però i riflettori tornarono ad essere puntati sulla moto rossa, grazie soprattutto all'ingaggio del pilota australiano Troy Bayliss, reduce da tre non troppo felici stagioni in MotoGP, le prime due delle quali alla guida della Ducati. A Bayliss venne affiancato l'emergente Lanzi. I due si trovarono a gestire la rinnovata 999, ora rinominata 999F06. L'italiano non impressionò più di tanto, e chiuse all'ottavo posto assoluto nel campionato, con un doppio terzo posto in Spagna come miglior risultato stagionale. Chi impressionò invece fu l'australiano, già vincitore del campionato 2001 sempre con la Ducati.

Fu l'unico pilota quell'anno a vincere con una Ducati. Probabilmente per via dell'esperienza, e dell'abitudine a gestire la spropositata potenza della Desmosedici di MotoGP, non tardò a prendere confidenza con la 999F06, con cui si aggiudicò 12 gare, e dunque il campionato. Grazie soprattutto a lui, la Ducati vinse anche il mondiale costruttori.

Quello del 2007 è stato l'ultimo mondiale disputato dalla 999. La sua ultima evoluzione venne chiamata Ducati 999F07.

Con questo modello i piloti del team ufficiale, Troy Bayliss e Lorenzo Lanzi, ottennero diversi piazzamenti a punti, oltre a sette vittorie del pilota australiano. Nonostante ciò non riuscirono ad aggiudicarsi il mondiale, condizionato da qualche ritiro, e dall'infortunio di Bayliss. Quest'ultimo finì quarto in campionato, e Lanzi settimo. La Ducati terminò il mondiale costruttori al terzo posto, dietro alla vincitrice Yamaha, e alla Honda. La 999 vinse un'ulteriore gara, in Spagna, con Ruben Xaus (il pilota che l'aveva portata all'esordio col team ufficiale nel 2003), in sella ad una 999F06 dell'anno prima affidata alla scuderia privata Team Sterilgarda.

Dal campionato 2008, la Ducati ha deciso di mandare in pensione la vincente ma obsoleta 999, il cui testimone è stato raccolto dalla Ducati 1098.

In totale la 999, nelle sue varie versioni ed evoluzioni, ha preso parte a 120 gare del mondiale superbike, ottenendo in tutto 55 vittorie, ossia quasi la metà delle corse a cui ha preso parte. Questo le ha garantito di vincere 3 campionati piloti e 3 campionati costruttori sui 5 a cui ha partecipato.

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Suzuki

Una Suzuki GSX-R 600

La Suzuki (スズキ株式会社) è un'azienda giapponese, fondata nel 1909, che produce moto, automobili e motori marini con sede ad Hamamatsu.

La produzione di autovetture iniziò alle porte della seconda guerra mondiale dopo che per trent'anni l'azienda si era dedicata soprattutto alla costruzione di macchinari per l'industria. Subì una naturale interruzione durante il conflitto e riprese con successo solo nel 1955 con la produzione della Suzuki Suzulight.

Tra le sue auto di maggior successo si possono citare il Suzuki Carry, la Suzuki Maruti, la Suzuki Wagon R+, la Suzuki Alto, la Suzuki Liana e la nuova Suzuki Swift.

La casa giapponese produce da molto tempo ottimi fuoristrada, tra cui il Suzuki LJ80, il Suzuki SJ, il Samurai, il Vitara, il Jimny, il Grand Vitara, la Ignis e la nuova Suzuki SX4, prodotta con la Fiat.

Uscita dalla tutela di General Motors a fine 2005, poco tempo dopo la Fiat Auto, Suzuki monta sui propri modelli i motori diesel Fiat Powertrain, il famoso 1.3 MJet da 70 e 75 cv e il 1.9 MJet da 120 cv sul nuovo SUV progettato e fabbricato assieme a Fiat Auto: il Suzuki SX4.

L'importazione in Italia delle autovetture Suzuki inizia nel 1982 attraverso l'importatore Autoexpò di Ora (provincia di Bolzano). Nel 1995 la Casa madre è subentrata ad Autoexpò, spostando la sede in provincia di Torino e più precisamente a Robassomero, dove sono concentrate tutte le attività del marchio, molto forte anche nelle due ruote.

La produzione in serie di motociclette iniziò, dopo la seconda guerra mondiale con la fornitura di semplici motori ausiliari da applicare su biciclette ma già nel 1954 la casa nipponica era in grado di costruire 6.000 moto al mese. Per oltre due decenni la fabbricazione fu improntata su modelli dotati di motore a due tempi fino alla presentazione dei primi modelli delle serie "GS" che segnalarono il passaggio alla tecnologia dei quattro tempi.

Tra le moto, il modello di punta della gamma sportiva è la Suzuki GSX-R (soprannominata Gixxer dagli appassionati) nelle varie cilindrate 600, 750 e 1000. Spesso l'anno di produzione è indicato dalla nomenclatura Kn, in cui n è l'abbreviazione dell'anno di produzione. Ad esempio la nuova GSX-R 2007 è detta K7.

Un altro modello importante, che ha inaugurato il filone delle cosiddette "naked" assieme alla Ducati "Monster" è la "Bandit" che, nata nel 1990, si è imposta, specie sui mercati europei, come motocicletta dalle prestazioni brillanti, di costo e manutenzione economici. Inizialmente prodotta in Giappone nella cilindrata di 400 cc è stata poi esportata nel mondo nelle cubature di 600 e 1200 cc con motore tipo SACS, raffreddato ad aria/olio.

Le successive norme antinquinamento, piuttosto restrittive hanno causato, nel 2006 il passaggio ad un motore raffreddato ad acqua, nelle cilindrate di 650 cc e 1250 cc che rispettano le norme Euro 3.

La Valenti Racing si occupa di importare in Italia i modelli da cross e di immatricolarli nelle versioni enduro e supermotard.

La Suzuki è stata la prima casa costruttrice di veicoli che iniziò, alla fine degli anni ottanta, a produrre veicoli più leggeri soprattutto per risparmiare sui costi di spedizione degli stessi.

Nelle competizioni motociclistiche su pista ha vinto sei titoli in classe 500, due con Barry Sheene nel 1976 e nel 1977, uno con Marco Lucchinelli nel 1981, uno con Franco Uncini nel 1982, uno con Kevin Schwantz nel 1993 e l'ultimo, nel 2000, con Kenny Roberts Junior, oltre al Mondiale Superbike 2005 con Troy Corser con una GSX-R1000 curata dal Team Alstare Suzuki Corona Extra.

Negli ultimi anni la sua presenza nel Motomondiale avviene solo nella classe MotoGp con risultati non particolarmente eclatanti. Nel Motomondiale 2006 i suoi risultati più eclatanti sono stata la conquista di due pole position da parte del pilota Chris Vermeulen. La sua partecipazione avviene anche con il supporto di partner tecnici come la Yoshimura. I primi test con le nuove moto con cilindrata di 800 cm3 hanno fatto intravedere un ampio miglioramento della Suzuki, che infatti coglierà il primo successo al quinto GP del motomondiale 2007, sempre con Vermeulen.

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Source : Wikipedia