Troy Bayliss

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Tags : troy bayliss, motociclismo, motori, sport

ultime notizie
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Troy Bayliss

Troy Bayliss nel 2005

Troy Bayliss (Taree, 30 marzo 1969) è un ex motociclista australiano.

Ex carrozziere specializzato nella verniciatura a spray , tre volte campione del mondo Superbike ed una volta campione nazionale del BSB, il British SBK, uomo immagine, simbolo di sportività e grinta agonistica per tutti i Ducatisti e appassionati di motociclismo, è uno dei piloti più riconosciuti dal pubblico appassionato delle moto derivate dalla serie, ed a questa categoria, la Superbike, ha legato il suo nome. Troy è noto a tutti gli appassionati motociclisti come un uomo educato ed affabile, sempre diponibile a sorridere ed a regalare ai tifosi parte del suo tempo anche durante i week-end di gara, per firmare autografi.

All'età di 10 anni inizia a cimentarsi con gare motociclistiche, di motocross e dirt track, ma inizia veramente la sua carriera da pilota nel 1992 quando si iscrive nel campionato 250SP mentre nella stagione successiva passa alla classe 600.

Nel 1994 partecipa alla sua seconda stagione del campionato australiano 600 si classifica sesto, l'anno successivo addirittura quarto, quest'ennesimo ottimo risultato lo proietta in sella alla squadra ufficiale Kawasaki Superbike che nel 1996 gli permette di terminare al terzo posto il campionato.

In quest anno, all'età di 28 anni, le sue capacità si manifestano a livello mondiale, passato alla Suzuki Australia, partecipa come wild card alla tappa del Campionato Mondiale Superbike a Phillip Island, dove già partecipavano campioni come Aaron Slight e Colin Edwards, si classificò in entrambe le manche al 5 posto.

A fine stagione viene selezionato per sostituire un pilota infortunato nel team Suzuki 250 al Gran Premio d'Australia, dove lotta per il podio ma terminando al sesto posto.

Queste prestazioni attirano l'attenzione del team britannico GSE Ducati, che gli offre la possibiltà di correre nel Campionato Britannico Superbike, Bayliss accetta e si trasferisce in Inghilterra con la famiglia.

Nella prima stagione prende confidenza con le piste e la nuova moto e termina ottavo in classifica, ma nella seconda stagione è l'assoluto dominatore del campionato inglese, con 6 vittorie e 14 piazzamenti sul podio, e si laurea Campione Britannico Superbike 1999.

Per la stagione 2000 la Ducati decide di promuoverlo e lo manda negli Stati Uniti, a prender parte all'AMA Superbike Championship in sella allo storico team Ducati Vance & Hines. La stagione inizia nel miglior dei modi, guadagnadosi la pole position nella 200 Miglia di Daytona.

In contemporanea, sul circuito di Phillip Island, il 4 volte campione del mondo SBK e pilota di punta Ducati Carl Fogarty incappa in un terribile incidente (dopo avere urtato in prova il pilota privato Robert Ulm), che in seguito lo porterà al ritiro dalle corse. Troy viene immediatamente chiamato dalla squadra ufficiale Ducati Corse (capitanata da Paolo Ciabatti e dall'ex pilota, attuale team manager e suo grande estimatore, Davide Tardozzi) per sostituire Fogarty nella gara successiva. L'australiano esordisce una settimana dopo a Sugo, in Giappone, una pista di proprietà Yamaha in mezzo alle montagne. Le cose non vanno bene per Troy: infatti in gara-1 cade alla prima curva, mentre in gara-2 viene steso sempre alla prima curva dal compagno di squadra, il "surfer di Laguna Seca" Ben Bostrom. Dopo la brutta prova, l'australiano viene rispedito in fretta e furia in America e sostituito a sua volta, per la successiva gara di Donington, da Luca Cadalora, ma neanche il pilota italiano, protagonista di una gara anonima, riesce a soddisfare le aspettative della squadra; così, per la seguente gara di Monza la Ducati decide di dare una seconda possibilità a Bayliss. Visto il trattamento subito dopo la gara di Sugo, Troy all'inizio non ne vuole proprio sapere, ma alla fine l'insistenza di sua moglie Kim lo convince a riprovarci di nuovo.

Pur non vincendo, l'australiano lascia il segno grazie ad uno fra i più grandi sorpassi che si possano ricordare nella storia della Superbike. Sul rettilineo d'arrivo Troy transita al 4° posto, davanti ha Edwards, Chili, Yanagawa e, prima della staccata, anche Haga (che gli era alle spalle) lo sopravanza. Qui, alla prima variante (dopo un rettilineo da 300 km/h) compie un sorpasso che resterà negli annali del motociclismo, realizzando quello che dagli appassionati viene definito "il Sorpasso più bello della storia": con una incredibile staccata Bayliss supera tutti e nello spazio di una curva passa dal 5° al 1° posto! Troy concluderà sia gara-1 che gara-2 al 4° posto, ma la sua condotta di gara lo fa subito entrare nel cuore dei tifosi italiani, e a fine gara gli uomini Ducati gli offrono immediatamente un posto nella squadra ufficiale.

Al termine della stagione Bayliss arriverà 6° in classifica generale (pur avendo saltato 6 prove del mondiale), ottenendo ben 9 podi e 2 vittorie (ad Hockenheim e a Brands Hatch).

Sempre in sella ad una Ducati, la 996R, Troy finalmente si laurea campione del mondo, sale ben 15 volte sul podio ed è il dominatore del campionato vincendo il mondiale addirittura prima del termine della stagione. Ad Imola, ultima gara, si presenta già da campione del mondo. Però in gara-1 cade e si rompe la clavicola (in un arrembante duello con l'RSVmille Aprilia di Regis Laconi) e non potrà festeggiare il finale di stagione nel miglior dei modi.

Ancora più in forma della stagione precedente, nei primi 3 round si aggiudica 6 manche, un bottino pieno, dove lui e la 998 non lasciano spazio ad altri piloti, fino a che Edwards con la VTR Honda al suo Secondo Step d'evoluzione (VTR 1000SP-2), si impadronirà del mondiale. Da Laguna Seca Edwards inizia una strabiliante serie di vittorie consecutive, 9 per l'appunto, e Troy pur avendo un ottimo vantaggio incappa in una caduta in gara due ad Assen, dove il rivale effettua il sorpasso. Come se non bastasse Bayliss incappa anche in un incidente in qualifica a Brands Hatch con il compagno di squadra Ruben Xaus. A Imola davanti a 100.000 persone, all'ultimo round, Bayliss ha 1 punto di svantaggio su Edwards. I due danno vita ad una grandissima lotta che porta questa gara ad essere una tra più belle che il campionato ricordi. Edwards forte della sua classe e sicuro della sua moto vince entrambe le manche e si laurea campione del mondo per la seconda volta, ed a Bayliss non resta altro che lanciare il casco ai tifosi ed accontentarsi del secondo posto.

Una nuova sfida viene raccolta da Bayliss, l'approdo della Ducati in MotoGP. La moto è la Desmosedici GP3, un V4 a L da 989 cm/C, affiancato dall'espertissimo pilota italiano Loris Capirossi, si presentano a Suzuka in gran forma. Loris si classifica terzo e Troy quinto. In tutta la stagione Troy raccoglie tre podi e uno straordinario sorpasso all'esterno, sul bagnato a Donington ai danni di Valentino Rossi sulla Honda RC211V, campione del mondo in questa stagione. A fine campionato si classifica sesto assoluto.

Nuova stagione e nuova moto, la Desmosedici in versione GP4 si presenta completamente rinnovata, ma l'innovazione portata da Ducati si presenta un'agonia per gran parte della stagione. Troy fatica in ogni pista, anche a Phillip Island pista di casa per Troy. Ormai Ducati non ripone più fiducia nel suo uomo immagine ed a Valencia, ormai alla sua ultima gara, Troy guadagna il suo unico podio in rimonta, ma perde comunque il posto in sella alla moto di Borgo Panigale, sostituito, non senza dissenzi da parte dei tifosi, per l'anno successivo da Carlos Checa. Chiude 14esimo assoluto in un campionato vinto ancora da Valentino Rossi passato però alla guida della Yamaha M1.

Ultima stagione in MotoGP e cambio di moto: Troy si accasa in Honda, con la RC211V 5 cilindri del Team di Sito Pons. Lo scarso feeling con la moto non lo porterà mai a conquistare buoni risultati. A tre gare dal termine si infortuna al polso in allenamento, rompendolo in più punti e abbandonando la stagione. Per lui il miglior risultato è un 5° posto nel GP degli Stati Uniti concludendo 15esimo alla fine di un campionato vinto ancora una volta da Valentino Rossi sempre in sella alla Yamaha M1.

Si torna a casa, Tardozzi, suo ex team manager, riesce a riportarlo nel mondiale SBK, nella squadra dove ha già vinto il mondiale. La nuova moto, la 999, è già stata campione del mondo 2003 e 2004 sia marche che piloti, con Hodgson prima e Toseland poi, ma nel 2005 soffre la velocità e la potenza delle rivali giapponesi a 4 cilindri (in virtù anche del fatto che in quest'anno vengono ridotte le limitazioni agli airbox delle 4 cilindri), in modo particolare Suzuki e Yamaha. Troy è in gran forma e da quella marcia in più alla 999 F06 (che oramai per essere competitiva con i 1000 giapponesi è pressoché un prototipo, ben lontano dalla moto di serie) che gli permette di conquistare in modo apparentemente agevole il suo secondo titolo mondiale con tre gare d'anticipo.

Contemporaneamente si trova a dover sostituire per la terza volta in carriera un pilota infortunato, Sete Gibernau, pilota ufficiale Ducati MotoGP. Baylis all'inizio non voleva neanche partecipare, ma alla fine accetta di correre l'ultima gara di Valencia. Il titolo di campione del mondo MotoGP è ancora da assegnare, e vede la lotta fra Valentino Rossi con la Yamaha M1 e Nicky Hayden con la Honda RC211V. Troy è semplicemente perfetto: fin dalle prove del venerdì mattina è sempre il più veloce, conquista il secondo posto in griglia e vince la gara (davanti al suo vicino di casa Capirossi, che non tenterà l'attacco perché, visto il piazzamento di Melandri, già terzo matematicamente in classifica mondiale), nello stupore generale. La vittoria fu una vera impresa in quanto Troy non guidava una MotoGP da quando aveva lasciato la categoria due anni prima, ed era alla prima uscita con le gomme Bridgestone.

Bayliss è diventato così il primo ed unico pilota nella storia del motociclismo a vincere nello stessa stagione una gara sia in MotoGP che in SBK.

Troy corre da campione del mondo, ma sempre con il numero 21 sul cupolino, l'ultima volta con il numero 1 di campione ha perso il mondiale per appena 11 punti (vincendo 3 gare in più del campione del mondo 2002 Edwards in sella alla Honda VTR). La 999F07 (poco aggiornata rispetto alla F06 dal reparto corse in quanto già al lavoro sulla 1098 F08) non ha la potenza delle 1000 giapponesi e Bayliss in alcune occasioni fatica per tenere il passo dei rivali. Lotta comunque per tutto il campionato dimostrando di essere competitivo, ma una caduta a Donington gli pregiudica la stagione; dovrà saltare entrambe le manche dell'appuntamento inglese. A seguito della caduta riporta una profonda ferita al mignolo della mano destra, per essere in pista già dal GP successivo decide di farsi amputare la falange menomata. La stagione prosegue a buoni livelli, Bayliss riesce a vincere sei manche e conquista cinque podi. Alla fine del campionato si classifica quarto, dietro a Biaggi, Haga e Toseland che si laurea campione del mondo per la seconda volta con 25 punti di vantaggio sul pilota australiano della Ducati.

Troy va in pensione, ma rimane sempre un uomo immagine Ducati, per cui ne è testimonial e partecipa a vari eventi per promuovere il marchio. Prima dell'inizio della nuova stagione, il più volte campione mondiale Valentino Rossi, afferma che l'unica sfida che lo entusiasmerebbe veramente sarebbe contro Troy Bayliss, da disputarsi in SuperBike nel week end del Qatar. Da qui parte un fanta SBK, promosso dai giornalisti, dopo varie supposizioni la situazione si è risolta non svolgendo la desiderata sfida che avrebbe infuocato il mondo delle moto. I motivi sono; l'impossibilità di fornire una moto competitiva ai entrambi i piloti e semplicemnte che Troy ormai ha già preso la sua decisione, il ritiro. Sede della prima gara del mondiale SBK è Phillip Island, Troy è presente come spettatore in quella che era la sua gara di casa. Premia il sabato il più veloce della SuperPole, con la nuovo formula introdotta e il vincitore di Gara 2, alla domenica, che è lo stesso autore della SuperPole, l'americano e pretendente al titolo Ben Spies, secondo classificato della gara il giapponese Nori Haga, al quale Troy ha ceduto il posto, alla consegna del premio Haga emozionato bacia e stringe la mano a Troy.

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Ducati

La fabbrica Ducati

Ducati Motor Holding S.p.A. è un'azienda motociclistica italiana, con sede a Bologna-Borgo Panigale. I motocicli Ducati sono conosciuti in tutto il mondo per le loro prestazioni e per il design di chiara impronta italiana.

L'azienda nacque nel 1926 per volontà dell'ing. Antonio Cavalieri Ducati (Comacchio1855 - 27 giugno 1927) con il nome di Società Scientifica Radio Brevetti Ducati, specializzata nella ricerca e produzione di tecnologie di comunicazioni radio. Ben presto, grazie ai figli di Antonio Ducati (morto solo un anno dopo la fondazione), cominciò a spaziare in svariati campi industriali.

Il reparto motociclistico nasce nel 1946 come branca dell'azienda, allora gestita dall'IRI, con la produzione del Cucciolo, un motore monocilindrico da applicare ad una normale bicicletta, progettato dalla SIATA di Torino e venduto in tutto il mondo in oltre 250.000 unità.

Nel 1985 la società venne ceduta ad un'altra industria del ramo motociclistico, la Cagiva di Varese, che ne mantenne la proprietà fino al 1996, anno in cui il Texas Pacific Group ne acquistò il 51% delle azioni. Il rimanente 49% fu rilevato nel 1998; l'anno successivo l'azienda mutò denominazione in Ducati Motor Holding SpA e il fondo texano collocò sul mercato oltre il 65% delle azioni possedute.

Nel 2006 il marchio Ducati è ritornato in mani italiane con l'acquisto da parte di Investindustrial Holdings, la finanziaria di Andrea Bonomi, di una quota consistente del capitale sociale.

In seguito, per ragioni riorganizzative della catena di controllo dell'azienda, la finanziaria stessa e i suoi soci istituzionali hanno provveduto ad un'OPA sulla totalità delle azioni ordinarie di Ducati non detenute. Al termine delle varie operazioni finanziarie, comprendenti operazioni di fusione per incorporazione, l'azienda ha cambiato i suoi dati fiscali senza peraltro cambiare la denominazione con cui è conosciuta e il titolo Ducati è stato ritirato dalla quotazione in Borsa alla fine del 2008.

Nel 1954 viene assunto l'ingegnere Fabio Taglioni (1920-2001), che caratterizzerà le motociclette Ducati per tutta la seconda metà del secolo.

Nel 1958 applica per la prima volta la distribuzione desmodromica ad un motore motociclistico: la Desmo 125 GP, che manca di poco la conquista dell'alloro mondiale. Nel 1962 si cimenta con un prototipo destinato appositamente al mercato statunitense di sempre maggiore importanza per la casa; nasce così la Ducati Apollo 1260. Negli anni '70 sviluppa il motore con distribuzione desmodromica per la 750 GT che diventa uno dei fiori all'occhiello della produzione della Casa di Borgo Panigale. Sempre negli stessi anni uno dei modelli di maggior successo della casa fu lo Scrambler dotato di motori monocilindrici da 250, 350 e 450 cc.

Un'altra particolarità della casa emiliana è quella di essere stata la prima a mettere in vendita una motocicletta solamente via internet, nel 2000 con la Ducati MH900e. Grazie al successo dell'iniziativa nasce una società apposita destinata al commercio elettronico, la Ducati Com.

Quest'ultima, sviluppata negli anni seguenti con i nomi (derivati dall'aumento della cilindrata) di Ducati 996, Ducati 998. Nel 2002 nasce la Ducati 999 (disegnata dal sudafricano Pierre Terblanche) che sancisce la fine della gloriosa serie 916, 996, 998 (l'ultima versione della 998 fu la Final Edition). La 999 non ottiene gli stessi entusiastici consensi delle sue progenitrici ma certo non sfigura nel mondiale superbike vincendo il titolo al suo primo anno di corse con l'inglese Neil Hodgson nel 2003 e successivamente con un altro inglese, James Toseland. Il dominio Ducati si interrompe nel 2005, con la vittoria di Suzuki con l'australiano Troy Corser, per poi continuare nel 2006 con l'australiano Troy Bayliss già vincitore del titolo nel 2001 su Ducati 996.

Sempre nel 2006, in linea con quanto dichiarato dal presidente Minoli al World Ducati Week 2004, è stata presentata la versione stradale della Desmosedici, la moto che corre nel Mondiale MotoGP: si chiama Desmosedici RR, ed è attualmente l'unica moto stradale sul mercato strettamente derivata da un prototipo da corsa.

Il 2007 invece vedrà due novità nella gamma della casa di Borgo Panigale. La prima è l'erede della 999: si chiama 1098, declinata per il momento nelle versioni 1098, 1098s e 1098s Tricolore, ed è dotata del motore bicilindrico stradale più potente della storia del motociclismo, erogando la bellezza di 160cv; la seconda è la Hypermotard, con cui Ducati scende nel campo delle supermotard.

Alla fine del 2007 viene messa in produzione anche la versione R della 1098. La 1098R, con una cilindrata di 1198.4cc eroga una potenza di 180cv (132.4kw) a 9750rpm per 165Kg di peso complessivo.

Il 2008 è l'anno di novità in casa Ducati dopo 15 anni di onorato servizio la Monster viene rimpiazzata da un nuovo modello denominato Monster 696 che sostituisce il vecchio Monster 695 completamente ridisegnato con una nuova impronta stilistica e soluzioni tecnica d'avanguardia come le pinze dei freni radiali Brembo, i tubi dei freni di tipo aeronautico, il cruscotto completamente digitale e la frizione ATPC antisaltellamento.

A maggio 2008 l'autorevole rivista di settore "Motociclismo", attraverso la partecipazione popolare dei propri lettori, incorona la Ducati come il costruttore di moto sportive per antonomasia riempiendo il podio nella sezione sportive con i modelli 1098, Desmosedici RR e 848. Altri riconoscimenti si hanno nelle sezioni supermotard (primo con la Hypermotard) e naked (seconda con la Monster 696).

La società è quotata presso la Borsa valori di Milano (Codice Isin: IT0001278081 Codice Alfanumerico: DMH Segmento: Star).

Denominazione: Ducati Motor Holding S.p.A.

Consiglio d'amministrazione in carica al 19 febbraio 2008.

Le partecipazioni indicate sono valutate nel bilancio al 31 dicembre 2006 circa 26,3 milioni di Euro.

Dal bilancio al 31 dicembre 2006, il gruppo Ducati ha un capitale investito consolidato di circa 473,8 milioni di Euro, con un patrimonio netto di circa 190,4 milioni di Euro, un fatturato consolidato di circa 304,8 milioni di Euro ed una perdita netta consolidata di circa 8,5 milioni di Euro.

Per quanto riguarda la sola capogruppo, il capitale investito ammonta a circa 447,6 milioni di Euro, con un patrimonio netto di circa 195,5 milioni di Euro, un fatturato di circa 257,6 milioni di Euro ed una perdita netta di circa 20 milioni di Euro.

Al 31 dicembre 2006 il gruppo Ducati occupava 1.043 dipendenti, di cui 814 in organico alla capogruppo.

Italia e Stati Uniti rappresentano quindi quasi il 50% del totale del fatturato.

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Australia

L'Australia vista dal satellite

L'Australia (inglese: Australia; pronuncia: BrE/aus.'tra.lja/; AuE /əˈstɹæɪljə, -liːə, -jə/), conosciuta come Down Under, nome ufficiale Commonwealth of Australia, è il sesto stato del mondo in ordine di grandezza (7.686.850 km2), il più grande stato dell'Oceania e dell'intera Australasia. Ha una popolazione di 21.472.841 di abitanti .

È formata dal Mainland, ossia la parte continentale o l'isola principale, la Tasmania e altre isole minori dette Terre remote, quali le Isole Cocos e Keeling, l'isola Christmas (o isola del Natale), l'isola Norfolk, l'isola di Lord Howe, l'isola Macquarie (ritenunta parte della Tasmania) e l'isola Heard. Canberra reclama anche il Territorio antartico australiano con le sue basi.

Il paese si trova nell'Emisfero australe, ed è circondato dagli oceani Indiano, a ovest e sud, e Pacifico a est.

Popolata dagli aborigeni per più di 40.000 anni, è stata colonizzata dagli inglesi a partire dal XVIII secolo. Oggi gli australiani, che chiamano se stessi aussie, sono un popolo multiculturale, annoverando non solo aborigeni ed europei, ma anche asiatici, americani e africani.

Dal punto di vista politico l'Australia è una monarchia costituzionale federale. Il capo dello stato è la Regina d'Inghilterra Elisabetta II, rappresentata da un governatore generale. La capitale è Canberra; ma la città più popolosa è Sydney seguita da Melbourne, Brisbane, Perth e Adelaide.

Il nome fu scelto in relazione all'antica espressione latina " terra australis incognita" che indicava un immaginario continente occupante tutto l'emisfero australe. La parola Australia venne usata per la prima volta in inglese nel "A note of Australia of the Espiritu Santo, written by Master Hakluyt" edita da Samuel Purchas nel 1625 nell' Hakluyt Posthumus.

L'aggettivo olandese Australische fu usato dagli ufficiali della Compagnia Olandese delle Indie Orientali in Batavia per indicare le terre meridionali appena scoperte nel 1638. La parola Australia è stata usata nella traduzione inglese del 1693 del romanzo francese di Gabriel de Foigny (che usò lo pseudonimo Jacques Sadeur) Les Aventures de Jacques Sadeur dans la Découverte et le Voyage de la Terre Australe del 1676. Alexander Dalrymple usò il termine nel suo An Historical Collection of Voyages and Discoveries in the South Pacific Ocean (1771), per riferirsi a tutte le regioni del Pacifico Meridionale. Nel 1793 George Shaw e Sir James Smith pubblicarono Zoology and Botany of New Holland, dove essi parlarono della "vasta isola, oppure continente, d'Australia, o Australasia o Nuova Olanda". Il nome Australia fu reso popolare dalla pubblicazione della relazione dei viaggi di Matthew Flinders A Voyage around Terra Australis (Viaggio attorno alla Terra Australis), uscita a Londra nel 1814. Il viaggio dell'esploratore britannico fu la prima circumnavigazione documentata dell'Australia. Benché il titolo riflettesse il nome usato dall'Ammiragliato, Flinders usò spesso nella sua relazione la parola Australia, cosicché questa, per l'enorme successo avuto dal libro, divenne il nome con cui era comunemente indicata la Terra Australis. Il Governatore del Nuovo Galles del Sud Lachlan Macquarie visto il successo avuto dal nuovo nome suggerì, il 12 dicembre 1817, alla Segreteria di Stato per le Colonie (o Ministero delle Colonie, meglio noto come Colonial Office) di ribattezzare la colonia "Australia". Nel 1824 l'Ammiragliato acconsentì e mutò ufficialmente la denominazione in Australia.

L'Australia è abitata da circa 65-50.000 anni, da quando cioè i progenitori degli attuali australiani aborigeni arrivarono dall'odierno sud-est asiatico. La terra non venne scoperta dagli europei fino al XVII secolo, quando fu avvistata e visitata da numerose spedizioni. La scoperta del "nuovissimo continente", avvenne nel 1606 per opera del navigatore olandese Willem Janszoon. Nel 1770, dopo l'arrivo del capitano inglese James Cook, due terzi orientali del paese vennero reclamati dal Regno Unito, che li utilizzò per impiantarvi delle colonie penali. Il resto fu reclamato dal Regno Unito nel 1829. La maggior parte degli stati che più tardi si federarono formando l'Australia non erano comunque nati come colonie penali.

Il 1° gennaio 1901, nasce il Commonwealth, o federazione d'Australia, come dominio, all'interno dell'Impero britannico. L'Australia era oramai indipendente, anche se gli ultimi legami legali con il Regno Unito non furono recisi fino al 1986. Nel 1999, la popolazione è stata chiamata a votare su un referendum per effettuare un cambio costituzionale e trasformare l'Australia in una repubblica, con un presidente a sostituire la regina come capo dello stato, ma è stato rifiutato. Al 2007 l'Australia è rappresentata da contingenti militari sia in Iraq che in Afghanistan, in linea con il blocco occidentale di riferimento. La sua collocazione geografica pone tuttavia il Paese a stretto contatto con i problemi del Sud-Est asiatico, ed in particolar modo delle isole del Pacifico. Cina e Giappone, che completano l'elenco delle maggiori potenze della regione, non sono coordinate tra loro e neppure gradite ai Paesi più piccoli. L'Australia si è così trovata più volte ad intervenire nel 2006 per le turbolenze politiche di Timor Est e delle Isole Salomone e, precedentemente, di Nauru, Vanuatu, Papua Nuova Guinea.

L'Australia non confina con nessuno stato, essendo circondata completamente dall'oceano. In particolare è bagnata ad ovest dall'Oceano Indiano, a nord dal Mar di Timor e dal Mare degli Arafura, dall'Oceano Pacifico ad est e dal Mar dei Coralli nel nord est, mentre a sud dalla Gran Baia Australiana e a sud est dal Mar di Tasman. Al nord, la Terra di Arnhem e la penisola di Capo York formano il Golfo di Carpentaria. La superficie del Mainland è di 7.617.930 km2; la nazione geologicamente fa parte della Placca australiana. I litorali australiani, escludendo le isole, hanno una lunghezza complessiva di 34.218 km . Il paese rivendica inoltre un'area d'intervento economico esclusiva di 8.148.250 km2, che non include il Territorio antartico australiano.

L'Australia è definita da alcuni studiosi "continente fossile", ciò è dovuto al fatto che la maggior parte delle sue rocce si sono formate nell'Era Archeozoica. Il paese è per lo più pianeggiante ed ha un suolo prevalentemente arido. Solo le regioni sud-orientali e sud-occidentali presentano un clima temperato, in forza di tale situazione la popolazione australiana si concentra negli stati del sud-est. Il nord, caratterizzato da un clima tropicale presenta un paesaggio costituito da foreste pluviali, paludi di mangrovie, praterie e boschi di altre specie arboree. Climaticamente influiscono anche le correnti oceaniche, soprattutto El Niño, correlato alle periodiche siccità. La bassa pressione stagionale determina rovesci ciclonici soprattutto nel nord del paese.

Il biota australiano è caratterizzato da specie sia vegetali che animali endemiche, questa particolarità floro-faunistica è messa in serio pericolo dall'introduzione di specie allogene da parte dell' Uomo. Per questo motivo il parlamento federale ha recentemente approvato una legge che protegge il particolare ecosistema australiano.

Numerose aree protette sono state create nell'ambito di un progetto per la tutela delle biodiversità attuato da diversi paesi nel mondo. Sessantaquattro siti (soprattutto paludi) sono stati sottoposti ad una particolare tutela in ossequio della Convenzione di Ramsar sottoscritta dall'Australia. Mentre altri sedici siti sono stati proclamati Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. L'Australia grazie al suo impegno in campo ambientale è stata inserita al 16° posto nel Environmental Sustainability Index .

La maggior parte delle piante australiane sono sempreverdi, e molte sono xerofile (eucalipti e acacie). Nel paese sono presenti molte piante leguminose endemiche, che crescono in terreni poveri di sostanze nutrienti, in virtù della loro simbiosi con i batteri Rhizobia e con i funghi mycorrhizal. Molto nota è invece la fauna australiana con i Monotremi (ordine a cui appartiene l'ornitorinco), i marsupiali (canguri, koala e i vombati), i coccodrilli d'acqua dolce e acqua salata e uccelli come l'emu e il kookaburra. L'Australia è anche il paese dei serpenti più velenosi al mondo. Il dingo fu introdotto dagli Austronesiani, genti che commerciarono con gli australiani aborigeni intorno al 3000 a.C..

Le rocce dell'Australia si formarono per lo più durante il Precambriano (all'incirca tra i 3 miliardi e i 600 milioni di anni fa), quando la Terra era priva di ossigeno allo stato gassoso. Oggi queste formazioni rocciose sono state appiattite dall'erosione degli agenti atmosferici, e formano il cosiddetto Grande Scudo Australiano. Per lo più occupato da deserti, lo scudo si estende dall'Australia centrale ed occidentale al Golfo di Carpentaria e il Mare degli Arafura, per riemergere nel sud della Nuova Guinea.

Nell'area nota come Blocco di Hamersley e nel Blocco di Kimberly, le rocce più antiche affiorano alla superficie, altrove sono coperte da terreni di formazione più recente. Le formazioni precambriane contengono: oro, piombo, uranio e qualche deposito di petrolio.

Il territorio australiano è in gran parte arido e pianeggiante, con un'altitudine media di 274 m. I rilievi montuosi si concentrano perlopiù in questa parte del Paese dove si alza la Grande Catena Divisoria (altitudine media: 1.200 m ) che taglia l'Australia da nord-est a sud-est. All'interno della Catena, che si allunga per 3.500 km, si trovano diversi raggruppamenti minori come la New England Range, le Blue Mountains, le Alpi australiane, che comprendono a loro volta le Snowy Mountains (o Monti Nevosi in italiano). Di questa sotto-catena, all'interno di una vasta area protetta, fa parte il Monte Kosciuszko (2.228 m), la cima più alta del Mainland. Va detto, però, che il monte più alto all'interno del territorio nazionale è il Mawson Peak (2745 m), sull' isola di Heard, nei Mari Antartici.

Uno dei "monumenti" dell'Australia, la Grande Barriera Corallina è la più grande formazione di corallo del mondo. Essa si srotola lungo la costa orientale del Queensland per oltre 2000 km, costituendo una barriera naturale di inestimabile valore naturalistico.

La sezione occidentale dell'Australia è invece occupata dal Grande Scudo Australiano, una formazione geologica di epoca antichissima oggi ricoperta in buona parte da aree desertiche: qui si trovano parte del Deserto Simpson, il Gran Deserto Australiano (Deserto di Gibson, Gran Deserto Victoria e Gran Deserto Sabbioso). La regione di Nullarbor Plain è invece un altopiano carsico, privo di alberi (da qui il nome: "senza alberi" in latino 'nullus arbor'). Poche le cime di rilievo: il monte Meharry, (1.251 m), il monte Ord (947 m) e il monte Cooke, (582 m).

Il Monte Augustus, nell'Australia Occidentale, è il più grande monolito al mondo.

Il Grande Bacino Artesiano è una vasta depressione dove si trovano le pianure più fertili dell'Australia, come la pianura del Golfo di Carpentaria e i bacini del lago Eyre e del fiume Murray.

Il profilo costiero dell'Australia è molto vario: soprattutto la linea settentrionale e quella sud-orientale sono costellate da numerose insenature, da penisole e da isole minori. Infatti, vi sono numerose parti di costa frastagliate e a strapiombo sul mare, mentre altre completamente collinari.

L'Australia è una terra in buona parte arida e desertica e soggetta ad una forte evaporazione.

La Grande Catena Divisoria costituisce uno spartiacque idrografico fra est e ovest. I principali fiumi diretti verso l'Oceano Pacifico sono il Burdekin, il Fitzroy e l'Hunter. Il fiume più importante è il Murray, che segna parte del confine tra Nuovo Galles del Sud e Victoria. Il fiume è alimentato dalle nevi del monte Kosciusko e da importanti affluenti quali il Darling e il Murrumbidgee, insieme ai quali forma il principale sistema idrografico dell'Australia (Murray-Darling). Il Victoria, il Daly e il Roper sono fra i maggiori fiumi del Territorio del Nord. Il Queensland è attraversato da numerosi fiumi, che sfociano nel Golfo di Carpentaria; si ricordano il Flinders, il Gilbert e il Leichhardt.

Molti fiumi sono stati sbarrati da dighe e chiuse per il rifornimento idrico delle città e delle campagne.

I laghi, perlopiù salati, si concentrano nel sud-ovest del Paese; tra i principali si ricordano: il Lago Eyre, il Lago Torrens, il Lago Frome e il Lago Gairdner; in estate questi laghi si trasformano in paludi. Il principale lago d'acqua dolce è il Lago Argyle; esso è un invaso artificiale e i lavori per realizzarlo durarono oltre 12 anni. Il lago fu realizzato per favorire l'irrigazione della regione del Kimberley Plateau.

Il clima dell'Australia varia notevolmente dal nord al sud, passando dal tropicale umido del Queensland al temperato, tipico delle regioni del Sud.

Nella regione tropicale, che occupa il 40% della superficie, la piogge si concentrano nella stagione estiva, tra febbraio e marzo. Nel resto dell'anno sono frequenti gli alisei che soffiano da sud-est creando un clima secco e caldo. I deserti australiani, che coprono l'area centrale dell'isola, hanno un clima caldo con scarse precipitazioni.

Le regioni temperate calde hanno quattro stagioni con temperature che oscillano fra i 21° di gennaio-febbraio e i 10° di luglio.

Il paesaggio australiano presenta 4 tipi di vegetazione: il bush composto da eucalipti alti fino a 40 m; il malee formato da eucalipti non più alti di 5 m; la mulga, composta da piante d'acacie; e infine lo scrub formato da cespugli bassi.

Anche se gran parte del paese è arido o semi-arido, nondimeno l'Australia comprende diversi tipi di habitat, dalle vette innevate delle Snowy Mountains (nelle Alpi australiane) alla foresta pluviale. A causa dell'antichissimo isolamento geografico della regione, e del suo particolare clima, la maggior parte delle specie animali e vegetali australiane sono uniche. Il canguro, l'ornitorinco, la foca, il clamidosauro, il koala, l'emù e l'echidna suscitarono la meraviglia dei primi esploratori europei. L'Australia ospita i 10 serpenti più velenosi al mondo, quali il taipan, il king brown e la vipera della morte, tuttavia i casi letali da morso sono rari in quanto questi animali preferiscono fuggire piuttosto che mordere. I cavalli, le pecore e le mucche sono stati invece importati dal continente europeo in tempi recenti. In Australia vivono oltre 106 milioni di ovini, praticamente 5 ogni abitante umano. I conigli e i dingo, essendo animali non autoctoni, costituiscono un serio problema per quanto riguarda la flora e la fauna locale. In Australia si trovano anche animali che si possono chiamare "fossili viventi", uno di questi è il pitone dalla testa nera, questo serpente si nutre dei suoi cugini (anche velenosi), ma la particolarità di questo serpente è l'essere dotato di zampette, inutilizzate per le loro ridotte dimensioni. Altre specie, come l'uccello gatto verde, si possono trovare solo in Australia in quanto non sopravvivono ad altri tipi di clima.

L'Australia è una monarchia costituzionale federale; il capo dello stato è la regina d'Inghilterra Elisabetta II, la quale vanta perciò anche il titolo di Regina d'Australia. Il suo potere è soltanto formale, essendo rappresentata nel Paese da un Governatore Generale dell'Australia, a cui la costituzione riconosce ampi poteri esecutivi, ma che generalmente esercita in sintonia e tenendo conto del parere del primo ministro. Solo durante la crisi costituzionale del 1975 quando venne destituito il Governo Whitlam, il Governatore Generale esercitò i suoi poteri senza la collaborazione del Primo Ministro.

A livello statale i singoli governatori sono anch'essi rappresentanti della Regina.

Il governo federale australiano (Federal Executive Council) è costituito dal Governatore Generale dell'Australia coadiuvato dai Consiglieri Esecutivi, ovvero il primo ministro e i Ministri dello Stato (Ministers of State). Di fatto il potere esecutivo è esercitato da quest'ultimi.

L'attuale primo ministro è Kevin Rudd dal 2007, il Governatore Generale d'Australia è Quentin Bryce dal 2008.

Le due principali formazioni politiche australiane sono il Partito Laburista (Austalian Labor Party) di centro-sinistra e la coalizione di centro-destra (definita semplicemente coalition) formata dal Partito Liberale (Liberal Party of Australia) e dal Partito Nazionale (National Party of Australia). Il principale "partito minore" australiano è Democratici Australiani (Australian Democrats), seguito dai Verdi Australiani (Australian Greens) e dal partito di destra Una Nazione (One Nation).

L'attuale Primo Ministro è Kevin Rudd, del Partito Laburista eletto il 24 novembre 2007.

Si riporta di seguito il risultato elettorale delle elezioni del 24 novembre 2007.

L'Australia può vantare un livello di benessere economico fra i più alti del mondo. Le sue esportazioni sono soprattutto materie prime non lavorate, mentre importa prodotti finiti.

L’unità monetaria è il dollaro australiano, diviso in 100 cents. La Banca centrale australiana (Reserve Bank of Australia), fondata nel 1911, emette la moneta.

In molte zone del Paese, il settore primario è ancora l'attività più redditizia. L'Australia è il primo produttore di lana, in particolare di lana merino, ricavata dai circa 105 milioni di ovini allevati qui. Abbondante anche la produzione di carne.

Solo il 6% del territorio è coltivato. Si raccolgono soprattutto frumento e foraggio; limitata ma più conveniente è la produzione di altri cereali come avena, orzo, segale, mais, riso nonché semi oleosi, tabacco e cotone. In alcuni Stati si produce canna da zucchero. Piuttosto sviluppata la frutticoltura con abbondanti produzioni di mele, banane, uva, arance, pere, ananas e papaie. Rinomati i vigneti australiani che danno vita a vini di grande qualità come quelli della Barossa Valley (Australia Meridionale) e della Hunter Valley (Nuovo Galles del Sud).

Il Paese è totalmente autosufficiente per quanto riguarda la domanda energetica e in diversi casi è fra i maggiori produttori mondiali di alcuni minerali richiesti dal mercato. Dalle miniere australiane vengono estratti, fra gli altri, carbone, lignite, bauxite, rame, uranio (primo produttore mondiale), oro (12% della produzione mondiale), ferro, diamanti (primo produttore mondiale), manganese, nichel e stagno.

Nell'Australia Occidentale sono stati scoperti importanti giacimenti di petrolio e gas naturali.

L'industria raccoglie il 21% della forza lavoro: i principali centri industriali sono Sydney, Newcastle e l'area metropolitana di Melbourne. Sono sviluppate le industrie siderurgica e metallurgica, meccanica, aeronautica, elettronica e petrolchimica, la produzione di fibre sintetiche e di cavi elettrici. Si contano anche industrie di confezionamento dei prodotti agricoli e della lana. Geelong, vicino a Melbourne, è nota per l’industria automobilistica.

Le importazioni riguardano soprattutto macchinari, autoveicoli, prodotti chimici, carta e cartone, tessuti e filati. Le esportazioni sono costituite da metalli, carbone, petrolio, lana e cereali. Nel 2004 secondo il Ministero del Commercio australiano il valore totale delle esportazioni ammontava a 97.138 milioni di dollari USA, mentre il valore delle importazioni era di 105.461 milioni di dollari USA.

Poco sviluppata la rete ferroviaria, costruita in gran parte nel XIX secolo con un impianto a raggiera dai porti verso l'interno. In totale si calcolano 9474 km di ferrovie, gestite dal governo federale. Di questi 4376 corrispondono alla linea ferroviaria più lunga al Mondo dopo la Transiberiana: la Indian Pacific. Essa collega Sydney e Perth attraversando tre stati (Nuovo Galles del Sud, Australia Meridionale e Australia Occidentale); il viaggio dura circa tre giorni .

Del sistema ferroviario australiano, la Indian Pacific è la linea più giovane; costruita nel 1970, ha avuto il merito di adeguare lo scartamento dei binari allo standard più diffuso nel mondo (1.435 mm). Infatti, precedentemente, ogni stato aveva un "suo scartamento": il Nuovo Galles del Sud adottava quello a 1.500 mm; il Victoria 1.600 mm; il Queensland e l'Australia Occidentale uno scartamento poco superiore al metro; mentre l'Australia Meridionale adottava tutti e tre i tipi di scartamento .

La rete stradale principale unisce le varie capitali degli Stati e si estende per 811.601 km, dei quali solo il 39% è asfaltato. Nel 1997 erano immatricolati oltre 12 milioni di automobili (pari a 601 veicoli per 1.000 abitanti).

Molto più efficiente la rete aerea che collega le principali città ai centri più remoti. A causa delle grandi distanze, esso è il mezzo più impiegato dagli australiani. I due aeroporti intercontinentali si trovano a Sydney (Kingsford Smith) e a Melbourne (Tullamarine).

L'Australia dispone di una compagnia aerea di bandiera, la Qantas, che la collega con tutto il Mondo.

Esistono in tutta l'Australia oltre 70 importanti porti commerciali situati lungo la costa orientale. Il maggior scalo è Sydney.

Solo il 2% degli australiani sarebbe indigeno (australiani aborigeni e abitanti delle Isole Torres Strait). Quasi il 95% discende dagli europei (il 22,5% dai colonizzatori inglesi), tra cui molti immigrati irlandesi e italiani. Il 8% è invece di origine asiatica, soprattutto la nuova generazione di immigrati provenienti dal Sud-Est asiatico e dal Medio Oriente.

L'Australia presenta una notevole "vivacità" demografica, al 31 Marzo 2008 è stata stimata una popolazione dall'Australian Bureau of Statistics (ABS) di 21.472.841 (quindi l'Australia avrebbe avuto un incremento demografico di 1.617.653 persone rispetto al censimento del 2006). Per popolazione l'Australia è il cinquantatreesimo Paese al Mondo. Gran parte degli australiani vive in città.

La città più popolosa è Sydney con 4.119.190 abitanti, seguita da Melbourne (3.592.591), Brisbane (1.763.131), Perth (1.445.078) ed Adelaide (1.105.839) (dati ABS 2006).

Il censimento 2006 eseguito dall'ABS ha rilevato una popolazione totale di 19.855.188 (quindi, rispetto al calcolo ipotetico fatto sull'aumento della popolazione, fino al giugno 2008 la popolazione totale sarebbe cresciuta di 1.325.812 unità).

Dallo stesso Censimento 2006 risulta che l'età media della popolazione è cresciuta rispetto al Censimento 2001 (da 35 a 37 anni). La bassa fertilità e l'allungamento della vita media ha portato ad un sensibile aumento della percentuale degli Australiani con un'età compresa fra i 55 e i 64 anni (+ 1,6%). Mentre la fascia di popolazione di età compresa fra i 0 e i 14 anni è sensibilmente calata, pur registrando un aumento rispetto al 2001 di 16.500 unità.

Il 18,7% degli Australiani pratica l'anglicanesimo, mentre il 25,8%, dato più alto fra i Paesi anglosassoni, si dichiara cattolico.

Nel 2008, la città di Sydney ha ospitato la Giornata Mondiale della Gioventù, evento che ha richiamato in Australia migliaia di giovani cattolici di tutto il mondo. Per l'occasione, Papa Benedetto XVI ha visitato ufficialmente il Paese: il primo pontefice a raggiungere la nazione era stato Paolo VI nel 1970; Giovanni Paolo II è venuto nel 1986 e nel 1995.

Sono noti come aborigeni i rappresentanti di quelle popolazioni dell'Australia giunte nel paese circa 50.000 anni fa. La parola aborigeno (dal latino ab origine) fu usata fin dal XVIII secolo dai coloni europei per indicare le popolazioni indigene. Oggigiorno gli Aborigeni non amano farsi chiamare Aborigines e da parte dei non-Aborigeni si usano sempre più frequentemente espressioni quali Aborigines people o indigenous Australians. Gli Australiani non-Aborigeni sono chiamati: kardiya nel gruppo linguistico Ngarrkic; lhentere o warlpele nel gruppo Arandic; piranpa o walypala nei linguaggi dei deserti occidentali.

I contatti con il resto del mondo avvenivano attraverso le isole indonesiane: si può tuttora valutare come alcune lingue australiane aborigene del Territorio del Nord abbiano influssi Makassar.

Nonostante la loro nomea di "superstiti" dell'età della pietra, è provato che la cultura aborigena è cambiata nel tempo. La pittura rupestre in svariate località dell'Australia settentrionale consiste in una sequenza di diversi stili legati ai diversi periodi storici. Harry Lourandos è il principale promotore della teoria che ipotizza un'intensificazione dell'attività di caccia e raccolta tra 5000 e 3000 anni fa. Tale intensificazione ha portato ad un aumento dell'impatto umano sull'ambiente (ad esempio la costruzione di trappole per i pesci nell'attuale stato di Victoria), alla crescita della popolazione, all'aumento degli scambi tra i gruppi, ad una più complessa struttura sociale e ad altri cambiamenti culturali. In questo periodo si nota, inoltre, un cambiamento negli utensili di pietra, con lo sviluppo di punteruoli e raschiatoi più piccoli ed elaborati.

All'epoca della colonizzazione bianca la popolazione aborigena si aggirava intorno ai 700 000 abitanti, ma entro il 1900 era scesa drammaticamente a 100 000. Non erano un unico gruppo etnico, ma erano costituiti da almeno 600 diversi gruppi linguistici sparsi per il Mainland, con culture diverse. Le pagine più tragiche dello sterminio son state scritte in Tasmania: nel 1830 fu istituita la Black Line, una banda di 3000 cittadini armati, che setacciarono l'intera isola sparando a vista. Prima dell'arrivo dei bianchi, nel 1803, gli aborigeni sull'isola erano circa 5000; l'ultimo rappresentate fu Truganini, una donna, che morì nel 1856.

Col termine Generazione sequestrata si indica quella generazione di bambini nativi,nati da coppie misti ( bianchi e aborigeni) e poi strappati dalle famiglie da collegi e istituti educativi pubblici e costretti a dimenticare le proprie tradizioni culturali.

Molti danni son stati fatti a carico delle popolazioni aborigene, e molti tentativi di riconciliazione son stati tentati.

Kevin Rudd, primo ministro australiano, il 13 febbraio 2008 durante una seduta parlamentare, ha chiesto ufficialmente scusa ai popoli aborigeni per tutte le violenze subite in più di 200 anni di storia dell'Australia Bianca, segnando non l'apice, ma comunque un essenziale passo nel processo di riconciliazione, assieme ad altri importanti pilastri come il riconoscimento del diritto di voto agli aborigeni nel 1967 e il Native Title Act, legge a favore degli aborigeni per l'avanzamento di rivendicazioni territoriali.

Sebbene persistano in certi ambienti problemi come l'alcolismo e la violenza domestica, una grossa parte della popolazione aborigena è integrata: si va dall'arte, allo sport, al commercio, alle istituzioni.

Gli italo-australiani sono quegli Australiani d'origine italiana, secondo il censimento del 2006 essi sono il quarto gruppo etnico australiano (con 850.000 persone) dopo Inglesi, Scozzesi e Irlandesi. L'italiano è parlato in casa da 316.900 persone . Gli italo-australiani sono presenti in molte città, è da segnalare la presenza di 199.124 Italiani emigrati in Australia, di questi 82.851 persone vivono nel Victoria e 55.172 nel Nuovo Galles del Sud.

Ormai gli Italiani residenti in Australia sono per il 63% ultrasessantenni, dei quali 176.536 arrivati prima del 1980. Infatti, se l'afflusso degli Italiani aumentò esponenzialmente nel secondo dopoguerra, dagli anni '70 in poi il numero di nostri connazionali emigrati in Australia calò drasticamente.

Dal punto di vista religioso il 79% degli italo-australiani è cattolico, il 3,2% si dichiara anglicano, il restante o è ateo oppure è fedele ad altre confessioni cristiane.

L'istruzione, competenza dei singoli Stati, ad eccezione dell'università, è obbligatoria fino ai 15 anni. La scuola primaria dura dai 6 ai 12 anni; la scuola secondaria si suddivide in due trienni, il primo obbligatorio, l'altro facoltativo. Nel Paese si contano 37 università, le principali sono l’Australian National University, situata a Canberra e fondata nel 1946, l’Università di Sydney, fondata nel 1850, la più antica del paese, e l’Università di Melbourne.

L'inglese australiano, detto strine, è la lingua parlata in Australia, una variante dell'inglese standard.

Pochi sono gli aborigeni che mantengono il loro linguaggio nativo. Questi e gli immigrati sono in genere inglesi.

L'Australia è una federazione di sei stati. Possiede inoltre diversi territori che, costituzionalmente, dipendono direttamente dal governo federale. Di questi, solo tre sono forniti di un proprio governo, il Territorio del Nord, il Territorio della capitale, e l'Isola di Norfolk. Il Commonwealth può comunque legiferare in materia locale, prevalendo infatti i decreti federali su quelli territoriali. Per quanto riguarda gli altri territori, detti "territori minori" o "territori esterni" o "terre remote", essi sono amministrati dal Commonwealth. Il Territorio della baia di Jervis è l'unico "territorio minore" che non si può considerare "territorio esterno", poiché si trova sul Mainland: si tratta infatti di un'area del Nuovo Galles del Sud gestito dal Commonwealth come porto di Canberra.

Il Territorio della capitale australiana fu creato quando si fondò Canberra; essa è frutto di un compromesso tra le due città principali (Melbourne e Sydney), che si contendevano la palma di capitale federale.

Come in tutte le civiltà la prima forma di pittura fu quella rupestre, che possiamo trovare in svariate località dell'Australia settentrionale consiste in una sequenza di diversi stili legati ai diversi periodi storici. I materiali tradizionali impiegati nella pittura aborigena erano acqua o saliva mescolate con ocra e altri coloranti minerali, sangue di canguro e resine. Come strumenti si usavano semplici pennelli, bastoncini, o le dita. Piuttosto diffusa era anche una tecnica che consisteva nel riempirsi la bocca di pittura e spruzzarla sulla superficie da dipingere, con un effetto simile a quello della moderna pittura a spruzzo. Oltre a dipingersi il corpo, gli aborigeni dipingevano le pareti rocciose e la corteccia degli alberi (soprattutto dell'eucalipto melaleuca, nella zona di Arnhem). In alcune zone, e in particolare nella zona di Papunya, disegnavano direttamente sulla sabbia del deserto australiano.

Nella pittura su corteccia si utilizzano parti lisce e prive di nodi, preferibilmente ricavate dall'albero durante la stagione umida. La corteccia veniva poi pulita della scorza esterna più dura con uno strumento appuntito, riscaldata al fuoco, e appiattita calpestandola o schiacciandola con grossi sassi. Una volta dipinta, veniva applicato un fissante, tipicamente succo di orchidea.

Nella pittura rupestre aborigena tradizionale venivano utilizzato pareti rocciose spesso situate all'interno di caverne o in luoghi difficilmente accessibili. I luoghi scelti per la pittura avevano spesso un importante significato spirituale o religioso nella cultura locale, e non raramente i nuovi dipinti venivano realizzati sulla stessa parete usata per dipinti più antichi, che ne risultavano coperti. Alcuni dipinti rupestri in luoghi come Kakadu o Uluru risultano dalla sovrapposizione di decine o centinaia di strati.

Le sculture lignee aborigene rappresentano spesso i Mimi, creature mitologiche simili a piccoli uomini. Altri oggetti realizzati in legno la cui realizzazione ha talvolta valenza artistica sono i boomerang, i coolamons, i bullroarer, i didjeridoo e perfino i "bastoncini per scavare" (digging sticks). Le decorazioni di questi oggetti, soprattutto con tecniche in stile dot art, sono però più tipiche dell'arte moderna (e alla vendita di souvenir turistici) che propri della tradizione aborigena.

Lo sport è molto sentito nella cultura australiana. L'Australia eccelle negli sport di origini britanniche: il rugby, il cricket, il polo, il lacrosse, l'hockey su prato. Ma è anche ai vertici mondiali per il tennis e per il softball. Molto seguito è il football australiano, che si gioca da oltre 150 anni ma che ha regole completamente diverse dalla controparte americana (si gioca senza protezioni, la palla e il campo sono molto differenti da quelli usati nel football americano).

Altri sport sono seguiti passionalmente anche se con meno spettatori, come la pallacanestro, la pallanuoto, il baseball, l'hockey su prato (dove le nazionali australiane sono sempre tra le prime del mondo) e il lacrosse.

Due edizioni delle Olimpiadi si sono svolte in Australia: Melbourne 1956 e Sydney 2000, che hanno permesso alla squadra olimpica australiana di occupare eccellenti posizioni nel medagliere finale. Comunque la rappresentativa olimpica australiana si è sempre fatta onore anche nei Giochi organizzati fuori dal suolo nazionale. A Pechino 2008 l'Australia si è posizionata sesta nel medagliere con 14 ori.

Tra gli sport individuali, l'Australia è considerata una delle grandi potenze nel nuoto, nel quale ormai da molti anni è ai vertici mondiali. Alle Olimpiadi di Atene del 2004 il nuoto australiano ha conquistato 15 medaglie (secondo solo a quello USA), di cui 7 d'oro, 5 d'argento e 3 di bronzo.

Inoltre il campione del mondo della MotoGP 2007 Casey Stoner è australiano, considerato da alcuni l'erede del suo connazionale pluricampione del motociclismo Mick Doohan. Anche i campioni di SBK Troy Bayliss e Troy Corser sono australiani, come anche il campione del mondo Supersport Andrew Pitt. Infine il campione mondiale di downhill 2008 Samuel Hill.

I piatti tipici della cucina australiana sono le torte di carne (meat pies), barbeque e la vegemite, una crema fatta con lo scarto del lievito della birra. E’ però difficile parlare di una vera e propria cucina australiana, in quanto nel corso dei secoli numerosi sono stati gli immigrati che hanno portato con sé le proprie abitudini culinarie. Troviamo quindi una cucina leggera e semplice ma con ogni tipo di influsso, dal mediterraneo all’asiatico e via dicendo. Molto apprezzata è la carne cotta sulla griglia, generalmente bistecche ma anche carne di canguro o di coccodrillo; mentre piatti a base di crostacei sono presenti principalmente nella zona costiera. Tra le specialità della cucina australiana vi è la Vegemite, salsa utilizzata in particolare durante la colazione in sostituzione della marmellata. Molte le spezie caratteristiche del luogo che vengono usate per insaporire i cui, tra cui ricordiamo noce Baphal o del “bush", utilizzata al naturale o tostata. Da non dimenticare che l’Australia è un’ottima produttrice di vini freschi e di ottima qualità, apprezzati recentemente in tutto il mondo.

L'Australia ha inoltre una festa chiamata festa del Mondo dove ogni anno viene festeggiato un diverso stato del mondo.

Per la parte superiore



Max Biaggi

Max Biaggi in azione con la RC211V del Team Repsol Honda

Massimiliano "Max" Biaggi (Roma, 26 giugno 1971) è un motociclista italiano, 4 volte campione del mondo della classe 250. Risiede attualmente a Monte Carlo ed è soprannominato il Corsaro.

Anche se da bambino Biaggi era più interessato al calcio, iniziò la sua carriera nel mondo del motociclismo nella categoria della 125 cc nel 1989, a 18 anni, su consiglio di un amico. Un anno dopo divenne campione italiano nella categoria "Sport Production", con moto derivate strettamente dalla serie. Immediatamente dopo Biaggi si trasferì nella classe 250.

I risultati ottenuti da Biaggi nella classe 250 furono tra i migliori nella storia della categoria, con ben quattro titoli mondiali.

Nel 1991 divenne campione europeo alla guida di una Aprilia e nello stesso anno arrivò 27esimo nel campionato mondiale (disputando però solo quattro gare). Nel 1992 Biaggi partecipò al suo primo intero campionato mondiale della classe 250 cc nel Team Iberna Motoracing Aprilia dell'ex pilota Alex Valesi, arrivando quinto nella classifica finale e ottenendo la sua prima vittoria in un Gran Premio (a Kyalami, in Sudafrica).

La stagione seguente, Biaggi passò alla Honda classificandosi quarto, vincendo a Barcellona, nel Gran Premio di Catalogna. Nel 1994 tornò alla guida dell'Aprilia e cominciò a dominare il campionato del mondo della 250 cc (ottenne infatti i primi tre titoli consecutivi tra il 1994 e il 1996; nel 1997 tornò alla Honda nella squadra di Erv Kanemoto, conquistando il suo quarto titolo consecutivo). Il 1994 fu un anno per Max contraddistinto da buone gare alternate a grandi errori (cadde un paio di volte quando era in testa in solitario); ma fortunatamente per lui, lo stesso, anzi peggio per quanto riguarda le cadute, fece Loris Capirossi (che dovette rinunciare al titolo con una gara di anticipo); così Max si aggiudica il mondiale, con 22 punti di vantaggio su Tadayuki Okada (2°). Nel 1995 Max ha vita più semplice, ma non mancarono certo grandi duelli, tra lui, il debuttante Ralf Waldmann e il giapponese Tetsuya Harada, suoi più acerrimi rivali per quella stagione e per quelle a venire.

Il 1996 dovrebbe essere l'anno della consacrazione, data l'esperienza e il talento dimostrati in precedenza. E infatti la stagione inizia nel migliore dei modi per Biaggi: ottiene 5 vittorie nelle prime 6 gare, tanto da far sembrare già chiuso il campionato. Ma una serie di errori conditi da molta sfortuna, come la caduta in prova ad Assen, che lo costringe a fare 2 gare non al 100%, il contatto con Jacque a Zeltweg, e la caduta a Rio, e cosa da non dimenticare, la grande velocità e determinazione di Waldmann e della sua Honda, fanno si che il mondiale si decida all'ultima gara. Biaggi ad Eastern Creek (ultima gara della stagione) vince però da grande campione, e si porta a casa il mondiale con soli 6 punti di vantaggio.

In quell'anno Biaggi sfiorò il record di Agostini dei 22 podi consecutivi, ma proprio con la gara di Zwelteg, Max si fermò a quota 21. In più ottenne ben 9 vittorie: Shah Alam, Suzuka, Jerez, Mugello, Paul Ricard, Donington Park, Brno, Catalunya, Eastern Creek. Nel 1997, dopo il divorzio con l'Aprilia, Max approda alla Honda del team Kanemoto, dove trova come compagno di squadra il "solito" Waldmann: con lui ingaggia ancora grandi battaglie, e ancora una volta il mondiale si decide all'ultima gara, che Biaggi vince, insieme al titolo mondiale (vinto per soli 2 punti ancora su Waldmann).

Dopo questo trionfo, Biaggi passò al campionato mondiale della 500, lasciando la 250 apprezzato per il suo stile di guida efficace e pulito e per alcuni record tuttora imbattuti: unico pilota nella storia della 250 a vincere 4 mondiali consecutivi con due moto diverse (Aprilia e Honda), maggior numero di pole position e di podi nella 250.

Nonostante un esordio trionfale e un'ottima prima stagione, i suoi risultati complessivi nella classe 500 furono meno brillanti rispetto a quanto fatto in 250. Nella stagione agonistica 1998 Biaggi, rimasto alla Honda (sempre nel team privato di Erv Kanemoto), debuttò con successo vincendo il Gran Premio del Giappone disputato a Suzuka, essendo partito dalla pole position ed avendo effettuato il giro più veloce in gara, impresa riuscita oltre a lui, solo al finlandese Jarno Saarinen 25 anni prima. Nel corso della stagione vinse anche il Gran Premio della Repubblica Ceca, ma l'evento clou del campionato fu a Barcellona il 20 settembre 1998 durante il gran premio di Catalogna.

A 9 giri dal termine una caduta coinvolse la Yamaha del francese Bayle e la Honda dello Spagnolo Alex Criville, i commissari di gara esposero le bandiere gialle (indicanti divieto di sorpasso per ragioni di sicurezza) mentre Biaggi si contendeva con Alex Barros il comando della corsa. Nella zona dell'incidente Biaggi sorpassò il brasiliano che lo risorpassò immediatamente: entrambi furono sanzionati con uno stop and go (sosta forzata di dieci secondi presso i box senza poter apportare modifiche all'assetto della moto). Barros entrò ai box scontando la penalità e finendo poi la gara al 7° posto, Biaggi decise di non scontare la penalità e fu squalificato dalla gara che fu vinta dal suo diretto avversario, l'australiano Mick Doohan, che prima di quella gara era secondo nel mondiale proprio dietro a Biaggi. Biaggi e Barros fecero ricorso sostenendo che nel punto dove erano avvenuti i reciproci sorpassi fosse stato per loro impossibile vedere le bandiere gialle, ma la giuria internazionale respinse i ricorsi infliggendo a Biaggi un'ammenda di 5.000 franchi svizzeri (poco più di 6 milioni di lire).

Al termine della stagione Max, convinto che la Honda gli preferisse Doohan e Criville, abbandonò la casa giapponese per entrare a far parte del team Yamaha. Con la Yamaha arrivò quarto nel 1999, a 73 punti da Alex Criville che vinse il mondiale, e dietro a Kenny Roberts Junior e Tadayuki Okada, vincendo a Welkom.

Nel 2000 arrivò terzo, staccato di 88 punti da Kenny Roberts Junior che conquistò il titolo, e dietro al debuttante Valentino Rossi, (con una vittoria a Brno e una a Phillip Island). Nel 2001, invece, vinse 3 gare e giunse secondo dietro Valentino Rossi, staccato di 106 punti. Al termine di questa stagione la classe 500 fu sostituita dalla MotoGP, con moto 4 tempi dalla cilindrata di 990 cc.

Nel 2002, la stagione d'esordio della MotoGP, Biaggi vinse in Repubblica Ceca sulla pista di Brno (la sua preferita, dove ha ottenuto 8 vittorie) e in Malaysia, nel circuito di Sepang. La rivalità con alcuni altri colleghi italiani, Loris Capirossi e Valentino Rossi si accese, e quest'ultimo lo precedette di 140 punti nella classifica finale.

Convinto che la Yamaha non fosse competitiva, nel 2003 Biaggi tornò alla Honda, ma in un team satellite, che non godeva di tutti gli aggiornamenti tecnici apportati alle moto della casa madre. Con la scuderia di Sito Pons, nel 2003 arrivò terzo, dietro all'emergente Sete Gibernau, distaccato di 129 punti da Rossi.

Il 2004 sembra l'anno buono: va fortissimo nei test e nella prima metà stagione centra numerosi podi e una vittoria in Germania, che lo porta al secondo posto ad un solo punto da Rossi, passato dal 2004 alla Yamaha. Nelle gare successive però un dodicesimo posto a Donington dovuto a delle noie al cambio e 2 ritiri consecutivi all'Estoril e a Motegi lo allontanano dalla lotta per il titolo. Giungerà alla fine terzo ad 87 punti di distacco da Rossi, e dietro all'ormai solito Gibernau. Chiuse tra l'altro la stagione fratturandosi un piede in seguito a una caduta in un test sulla pista di Latina con una moto supermotard.

Nel 2005 passò al team Repsol HRC e poté così gareggiare con una moto Honda "ufficiale", ma disputò la sua peggior stagione in MotoGP arrivando soltanto quinto dietro a Rossi (distaccato di ben 194 punti), Melandri, Hayden e Edwards. Biaggi attribuì il risultati deludenti a «problemi interni di squadra». In seguito alle sue dichiarazioni i dirigenti Honda HRC decisero di non affidargli una moto ufficiale per il 2006 vietando al team di Sito Pons, con il quale Biaggi aveva già un precontratto, di includere Biaggi nel team stesso.

Il 15 settembre 2006 viene annunciato il suo ingaggio con la Suzuki per partecipare nel 2007 al mondiale Superbike con la GSX-R 1000 K7 del Team Alstare Suzuki Corona Extra che, pur essendo una struttura privata, è da anni il team di riferimento della Suzuki per la categoria, l'obiettivo di Biaggi è quello di diventare il primo campione del mondo italiano della categoria.

Il 24 febbraio 2007 fece il suo esordio nel GP del Qatar, vincendo la prima manche e piazzandosi 2° nella prova pomeridiana. Nei successivi gran premi salì diverse volte sul podio: in particolare, nella seconda manche del gran premio di Valencia, il 15 aprile, fu protagonista di un notevole recupero, risalendo dal dodicesimo al secondo posto, alle spalle di Toseland su Honda CBR1000RR. Sul circuito di Brno Biaggi è protagonista di 2 grandi manche nella quale non recupera punti dal leader Toseland ma scala di ben 2 posizioni. Nelle gare a seguire, Biaggi affronta circuiti mai visti prima, ottenendo discreti risultati. Max approda al round di casa sul circuito di Vallelunga ancora matematicamente in corsa per il mondiale essendo distanziato da Toseland di 53 punti e preceduto da Haga, con ancora 2 gare da disputare, 4 manche e 100 punti da assegnare.

Sulle due manche nel circuito che gli ha dato i natali motoristici, Biaggi si piazza 1° vincendo di autorità su Troy Bayliss e poi alle spalle dello stesso australiano nella seconda manche, approfittando in questo modo della giornata negativa del capolista accorciando a -29 su Toseland e scavalcando Haga, riaprendo il mondiale ad una sola gara dal termine. Termina la stagione al Gp di Francia con un sesto posto in gara 1 ed un secondo in gara 2, concludendo la sua prima annata nel mondiale superbike con un terzo posto nella classifica finale, risultando il miglior rookie del 2007 nel campionato delle moto derivate dalla serie.

Il 18 ottobre 2007 viene resa nota la notizia che la Suzuki non può rinnovare il contratto di Biaggi per la stagione 2008 perché dopo aver perso il suo sponsor principale, non ha più le possibilità economiche per pagare uno stipendio così alto. Il futuro di Biaggi è comunque nella Superbike.

Il 30 ottobre 2007 in un comunicato congiunto il Team Ducati GMB del manager-pilota Marco Borciani e Max Biaggi annunciano di aver trovato l'accordo per la stagione agonistica 2008, pertanto il pilota romano, svanita l'ipotesi ritorno in MotoGp con la Honda Gresini, continua la sua avventura nel mondiale Superbike con una Ducati 1098R versione clienti. Nel team italiano trova come compagno di squadra lo spagnolo Ruben Xaus.

L'8 gennaio 2008 sale per la prima volta sulla sua nuova moto sul circuito di Phillip Island in Australia in occasione dei test organizzati dalla Pirelli. Una settimana dopo, sempre sul circuito australiano, stabilisce il nuovo record della pista con 1'31"7 con pneumatici versione 2007, in quanto per regolamento le nuove gomme non possono essere usate da piloti dei team privati.

Il 23 febbraio 2008 in occasione del Gp del Qatar svoltosi sul Circuito di Losail, valido come primo round del mondiale Superbike 2008, esordisce con la bicilindrica Ducati 1098 del Team Sterilgarda Go Eleven partendo dalla prima fila grazie al terzo tempo ottenuto nella superpole del giorno precedente; in gara 1 dopo un entusiasmante duello finale con Troy Bayliss su Ducati 1098, termina in seconda posizione dopo essere arrivato lungo all'ultima curva.In gara 2 si posiziona in terza posizione preceduto dal duo spagnolo composto dal vincente Fonsi Nieto su Suzuki GSX-R 1000 e dal compagno di squadra Ruben Xaus con una moto identica al romano. Al termine di questo primo round si posiziona in seconda posizione nella classifica generale con 36 punti sopravanzato di sole 2 lunghezze da Bayliss.

Il 2 marzo 2008 in occasione del Gran Premio d'Australia svoltosi sul circuito di Phillip Island e valido come secondo round del Mondiale Superbike, si qualifica solo in sedicesima posizione in quanto il giorno precedente durante il giro di lancio della superpole la sua Ducati 1098 riporta la rottura della leva del cambio, accadimento che lo costringe a rientrare ai box senza segnare alcun tempo cronometrato. In gara 1, partendo cosi attardato in griglia si prodiga immediatamente in una rimonta che lo porta a soli 5 giri dalla fine al secondo posto distanziato di 1 secondo e mezzo dal leader della corsa Troy Bayliss, ma cade vanificando la risalita ma senza riportare alcun danno fisico. In gara 2 riprende, sulla falsa riga di quanto già fatto vedere in gara 1, la sua rincorsa al vertice ma al termine dell'ottava tornata quando stava attaccando Fonsi Nieto in fondo al rettilineo del traguardo per strappargli la seconda piazza, sbaglia la frenata, perde il controllo della sua Ducati, sfiorando anche lo spagnolo, e rovina a terra in una caduta tanto spettacolare quanto drammatica, infatti gli esami svolti nel post-gara indicano una frattura del radio del braccio sinistro con una prognosi di circa 20-30 giorni.

Riuscirà comunque a rientrare in tempo per disputare il gran premio successivo, il 6 aprile 2008 in Spagna sul circuito di Valencia, ma le condizioni fisiche non ottimali gli impediranno di dare il massimo in quella e nelle gare immediatamente successive. Fuori oramai dalla lotta per il titolo, Biaggi riuscirà comunque a togliersi qualche soddisfazione, soprattutto nella seconda parte del mondiale, dove, pur senza riuscire a vincere neanche una manche, otterrà il secondo posto a Misano in gara 2, un quarto e un terzo posto a Brno, due terzi posti raggiunti in gara 1 sia a Brands Hatch che a Donington e un secondo posto a Vallelunga in gara 1, sempre a Vallelunga, in gara 2, è stato protagonista di un altro spettacolare volo, dal quale è uscito illeso.

Chiude il campionato 2008 al settimo posto, risultando il migliore tra i privati.

Il 19 settembre 2008, sfumata la possibilità di salire sulla Ducati ufficiale, viene annunciato che correrà le prossime due stagioni ancora nel mondiale Superbike con la nuovissima Aprilia RSV4.

Nel 1999 provò la Ferrari F399 F1 sul Circuito di Fiorano, a Modena, di proprietà della casa di Maranello ottenendo un ottimo risultato (soli 5" in più della migliore prestazione ottenuta da Schumacher - dati non ufficiali).

Il 18 gennaio 2006, anno nel quale Biaggi non partecipò ad alcuna competizione ufficiale, provò durante una sessione di 3 giorni di test privati a Silverstone una Midland F1 con motore Toyota. Alcuni giornali diedero la notizia di un'offerta della scuderia russa come test-driver per il 2006, ma la cosa si rivelò esclusivamente una trovata promozionale..

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Noriyuki Haga

Noriyuki Haga in sella alla R1 nel 2007

Noriyuki Haga , soprannominato Nori, Nitro Nori, Haga-san e Samurai Brianzolo (Aichi, 2 marzo 1975) è un motociclista giapponese.

La prima volta che Noriyuki Haga si presenta ai riflettori mondiali è nel 1992, dove con una Ducati privata, nel GP di Sugo (Giappone) del Campionato mondiale Superbike e si classifica 12°.

Come tutti i piloti giapponesi fa la gavetta nel suo paese nei campionati 250 e Superbike, in orbita Yamaha. Nel 1996 insieme a Colin Edwards vince la 8 ore di Suzuka, traguardo ritenuto importantissimo dalle case giapponesi. L'anno successivo è pirmo anche nel JSB (Japan Superbike) e partecipa alle ultime due gare del mondiale SBK,dove ottiene una vittoria e dei buoni piazzamenti. Il 1998 inizia sotto i migliori auspici, è un quasi debuttante ma vince 3 manche su 4 disputate, si infortuna a Monza e i sogni di gloria sono rinviati. Correrà anche da wild card nel gran premio dal Giappone 500 arrivando 3°. Nel 1999 la Yamaha fa debuttare l'attesissima YZF-R7 OW-02 a sostituzione della YZF 750 SP in Superbike. È compagno di squadra dell'italiano Vittoriano Guareschi, ma quell'anno è amaro di risultati,la R7 non è a punto e le gomme Michelin non sono amate da Haga.

Quindi nel 2000 passa alle gomme Dunlop, Haga rigenerato dal cambio di pneumatici, concluderà 2° il campionato con la macchia della squalifica di Kyalami, dove fu trovato positivo all' efedrina ai test antidoping. L'efedrina è contenuta in alcuni dietetici usati allora da Haga (che ha sempre amato la bella vita, ma per tentare seriamente di vincere il mondiale si mise a dieta perdendo 13 kg in un inverno) e come condimento su alcuni cibi giapponesi, senza la squalifica sudafricana, avrebbe potuto lottare per il mondiale, tenendo conto che i 25 punti di Kyalami lo tenevano a soli due punti da Edwards. Comunque venne ritenuto dagli addetti ai lavori il vincitore morale del mondiale 2000, soprattutto per lo stile di guida adottato e per la grande caparbietà con la quale sconfisse, con la sua R7 le moto di cilindrate superiori.

Bellissima la gara di Hockenheim, dove con una moto nettamente mancante di cavalli rispetto alle bicilindriche 1000, riuscì a vincere, compiendo un sorpasso nel motodrom ai danni di Colin Edwards, nella penultima curva: "un sorpasso", come disse Giovanni Di Pillo (telecronista di TMC a quel tempo) "impossibile". Comunque sia un look scatenato e uno stile di guida molto appariscente hanno fatto sì che il giapponese conquistasse migliaia di tifosi in tutto il mondo.

Intanto si stende il regolamento per la classe regina del motomondiale, dal 2002 le moto saranno 990cc 4 tempi. La Yamaha parte presto e con scelte fortemente rischiose ritira le squadre ufficiali dalla 250 e dalla Superbike. Haga, Jacque e Nakano (rispettivamente 2° in SBK, 1° e 2° in 250) sono dirottati in 500 per fare esperienza sui circuiti mondiali. La Yamaha crede molto nelle future 4 tempi, chiamerà la sua moto M1 che sta per "Mission One" con l'obiettivo dichiarato di vincere al debutto della classe MotoGP, tutto questo piano si rivelerà, risultati alla mano un disastro. Haga quindi nel 2001 guida una Yamaha 500 del Team WCM gommata Michelin (le gomme con le quali non si è mai trovato bene) i risultati sono altalenanti, giunge 14° a fine anno e nonostante la decisione del team di passare alle Dunlop Haga decide di tornare in Superbike con l'Aprilia. In sella alla RSV1000 giungerà 4° a fine anno ma ancora una volta viene dirottato in MotoGP per guidare la RScube (altro disastro che porterà la casa di Noale sull'orlo del fallimento). Da segnalare il GP d'Olanda dove sotto la pioggia Haga è 4° (risultato eccelso per un'Aprilia) ma cade ingenuamente al penultimo giro.

Nel 2004 intanto in Superbike viene promosso il monogomma Pirelli, dove l'obiettivo per risollevare la categoria in crisi è di far correre per la vittoria anche i team privati. Il giapponese accetta la sfida del Team Renegade (che riesce a trovare giusto in tempo, rischiando di rimanere a piedi) e con una Ducati privata compete tutto l'anno con i piloti ufficiali, costantemente a podio, con 6 vittorie si classifica 3° nella classifica finale del mondiale SBK. Il grande rimpianto della stagione risiede nel fatto che la moto di Haga si rompe sei volte durante l'anno e questo gli impedisce giocarsi il titolo. All'apertura del campionato, a Valencia, durante la prima manche, Haga rompe il cambio mentre lottava per le posizioni di vertice; nella 2° gara riesce invece a vincere. Successivamente un paio di gare sottotono, fino ad arrivare a Monza, dove in entrambe le manches poteva giocarsi il 3° posto, ma una doppia rottura del motore lo costringe ad andare a casa senza punti. Poi la vittotia in gara 1 ad Oschersleben , cosa che poteva replicare in gara 2 se non fosse avvenuta l'ennesima rottura del motore. Poi una vittoria a Silverstone e un 2° posto, una rottura a Laguna Seca nelle prove che gli compromette le gare, e la doppia vittoria a Brands Hatch. Poi nella gara di Imola, si dice per un problema alla manopola del gas che era rimasta "incantata", cosa alquanto improbabile vista l'assenza del comando elettronico, Haga cade nella 2° manches, dopo che nella prima era finito sul podio. Così nella finale gara di Magny-Cours, le speranze per Haga di candidarsi campione sono poche: sul circuito francese riesce comunque ad ottenere un 2° posto e una vittoria all'ultima manches, complice la gara "abbottonata" dei due piloti ufficiali Ducati che si stavano giocando il titolo.

Nel 2005 le case giapponesi vista l' apertura alle 1000 quattro tempi tornano in SBK, Haga pertanto ritorna alla amata Yamaha in sella ad una R1 e con una moto in fase di sviluppo e con problemi di felling fa a sprazzi cose eccelse. Finirà il campionato al 3° posto, con 2 gare vinte, Brands Hatch e Brno. Quest'ultima fu un vero capolavoro: partito 16° Haga comincia a rimontare, e prima di metà gara sorpassa Troy Corser e, dopo averlo distanziato, va a vincere una gara che resterà nelle storia. Anche nel 2006 è con Yamaha e sarà sempre nei primi (3° sia nel 2005 che nel 2006). Nel 2006 inoltre partecipa alla 8 ore di Suzuka (dopo 10 anni dalla storica vittoria) ancora con Edwards ma pur essendo il team maggiormante in lizza per la vittoria verranno traditi da un problema meccanico. Anche nel 2001 corse la 8 ore in coppia con Anthony Gobert ma proprio a quest'ultimo cadde la catena quando a poco dal termine della gara erano in 5° posizione.

Nel 2007 prosegue l'avventura in Superbike sempre con il Team Yamaha Motor Italia con compagno di squadra l'australiano Troy Corser. Haga conquista la sua prima vittoria sul circuito di Donington nella seconda gara giornaliera. Si ripeterà a Monza, conquistando sia gara 1 che gara 2, a Lausitz (vincitore di gara 1) e a Magny-Cours, dove conquista la sua seconda doppietta stagionale, chiudendo la stagione in seconda posizione a soli 2 punti da James Toseland.

All'interno del motociclismo egli detiene un singolare record: tra i piloti che non si sono assicurati nemmeno un campionato del mondo, egli è quello che ha vinto più Gran Premi, ben 33 in 13 anni di cariera.

Nel 2009 sostituisce Troy Bayliss sulla Ducati ufficiale, iniziando la stagione con un primo ed un secondo posto nelle due manches di apertura sul tracciato di Phillip Island, rimontando in entrambi i casi dal 13° posto in griglia.

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Source : Wikipedia