Tripoli

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Inviato da gort 23/03/2009 @ 04:13

Tags : tripoli, libia, africa, esteri, libano, medioriente

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Tripoli (Libia)

Panorama di Tripoli (Libia)

Tripoli, (anche Tripoli di Libia) (arabo: طرابلس, Ṭarābulus), con 1,6 milioni di abitanti, è la capitale della Libia. La città si trova nella parte nord-occidentale del paese al limitare del deserto, su una parte di terra rocciosa che si protende nel Mar Mediterraneo e forma una baia. La città venne fondata nel VII secolo a.C. dai Fenici, che la chiamarono Oea. Tripoli è situata a 32°54'8" Nord, 13°11'9" Est (32.90222, 13.185833).

Tripoli è la città più popolosa, il principale porto marittimo e il più grande centro commerciale e manifatturiero della Libia. Inoltre è sede del governo nazionale e dell'Università Al-Fateh. Grazie alla sua storia millenaria vi sono molti e significativi siti archeologici. Il clima è tipicamente mediterraneo, con estati calde e secche, inverni freddi e precipitazioni modeste.

La città fu oggetto di un attacco aereo degli Stati Uniti nel 1986 quale rappresaglia per il sostegno libico al terrorismo. Le sanzioni delle Nazioni Unite contro la Libia furoro tolte nel 2003; ci si attende di conseguenza un incremento del traffico attraverso il porto di Tripoli e un impatto positivo sull'economia della città.

La città venne fondata nel VII secolo a.C. dai fenici, che la chiamarono Oea. Dai fenici, Tripoli passò nelle mani dei signori di Cirenaica (Barca), che se la videro strappare dai cartaginesi. In seguito appartenne ai romani, che la inclusero nella provincia africana, e le diedero il nome di Regio Syrtica. Attorno all'inizio del III secolo a.C., questa divenne nota come Regio Tripolitana (per via delle sue tre città principali: Oea, Sabrata e Leptis, che facevano lega assieme), e venne probabilmente innalzata al rango di provincia separata da Settimio Severo, che era nativo di Leptis. Come il resto del Nord Africa, venne conquistata dai musulmani all'inizio dell'VIII secolo.

Nel 1146 una grossa flotta siciliana al comando di Giorgio d'Antiochia, ammiraglio di Ruggero II, partì da Trapani e conquistò Tripoli, che rimase sino al 1159 sotto il Regno di Sicilia.

La provincia ottomana (vilayet) di Tripoli (comprendente la dipendenza del sangiaccato di Cirenaica) giaceva lungo la costa meridionale del Mar Mediterraneo, tra la Tunisia ad ovest e l'Egitto ad est. Oltre alla città, l'area comprendeva la Cirenaica (l'altopiano di Barca), la catena di oasi nella depressione di Augila, il Fezzan, e le oasi di Ghadames e Ghat, separate da distese di sabbia e pietre.

Nel 1510 Tripoli venne conquistata per la Spagna da Don Pedro Navarro e nel 1523 venne assegnata ai Cavalieri di San Giovanni, che erano stati espulsi dagli ottomani dalla loro roccaforte sull'isola di Rodi. I cavalieri tennero la città con difficoltà fino al 1551, quando furono costretti ad arrendersi agli ammiragli turco-barbareschi Sinan e Dragut. Dal 1557 Dragut (o Torgut) divenne bey di Tripoli; la città da quel momento entrò a far parte degli Stati Turco-Barbareschi, terrore delle marine cristiane. Filippo II di Spagna si impegnò in un tentativo di riconquista di Tripoli, naufragato nella battaglia di Gerba nel 1560.

Nel 1714 il pascià al governo, Ahmed Karamanli, assunse il titolo di bey, e asserì una sorta di semi-indipendenza del Sultano. Questo ordine di cose continuò con i suoi successori, accompagnato dalla pirateria più impudente e dal ricatto, fino al 1835, quando l'Impero Ottomano si avvantaggiò di una lotta intestina alla città per riasserire la sua autorità. Venne nominato un nuovo pascià turco, con poteri da viceré, e lo stato divenne una vilayet dell'Impero Ottomano.

Nella prima parte del XIX secolo la reggenza di Tripoli, a causa delle sue pratiche piratesche, venne coinvolta in due occasioni in un conflitto con gli Stati Uniti. Nel maggio 1801 il pascià richiese un aumento del tributo (83.000 $) che il governo statunitense pagava sin dal 1796 per la protezione dei suoi commerci dalla pirateria. La richiesta venne rifiutata, ed una forza navale venne inviata dagli USA per imporre un blocco navale a Tripoli. La guerra si trascinò per quattro anni, gli americani nel 1803 persero una fregata, la Philadelphia, il cui comandante (Capitano William Bainbridge) e l'intero equipaggio vennero fatti prigionieri. L'incidente più pittoresco della guerra fu la spedizione intrapresa da William Eaton, con lo scopo di sostituire il pascià con un suo fratello maggiore che viveva in esilio ed aveva promesso di acconsentire a tutti i desideri degli USA. Eaton, alla testa di un gruppo di 500 uomini marciò attraverso il deserto da Alessandria d'Egitto, e con l'aiuto di navi americane riuscì a catturare Derna. Poco dopo (3 giugno 1805) venne conclusa la pace, il pascià regnante accantonò le sue richieste ma ricevette 60.000 $ come riscatto per i prigionieri della Philadelphia. Nel 1815, come conseguenza di ulteriori oltraggi, i Capitani Bainbridge e Decatur, alla testa di uno squadrone americano, visitarono nuovamente Tripoli, e costrinsero il pascià ad aderire alle richieste degli Stati Uniti.

Nel 1835 i turchi sfruttarono una guerra civile locale per riaffermare la loro autorità diretta, e dopo quella data Tripoli fu sotto il controllo diretto della Sublime porta, anche per via del fallimento delle ribellioni del 1842 e del 1844. Dopo l'occupazione della Tunisia da parte dei francesi (1881), i turchi aumentarono considerevolmente la loro guarnigione a Tripoli.

L'Italia aveva a lungo sostenuto che Tripoli ricadeva nella sua sfera d'influenza, e che aveva il diritto di preservare l'ordine all'interno dello stato. Per proteggere i propri cittadini che vivevano a Tripoli dal governo turco, il 29 settembre 1911, l'Italia dichiarò guerra alla Turchia e annunciò l'intenzione di annettersi Tripoli. Il 1 ottobre 1911, una battaglia navale venne combattuta a Prevesa, nella Turchia europea, e tre vascelli turchi vennero distrutti. Anni dopo, con il Trattato di Losanna del 1923, la sovranità italiana venne riconosciuta dalla Turchia; al califfo venne permesso di esercitare l'autorità religiosa.

Tripoli fu gestita dall'Italia fino al 1943, quando venne occupata dall'Inghilterra fino all'indipendenza nel 1951.

La comunità italiana gestì l'amministrazione pubblica, le industrie ed il commercio fino al 1970, quando fu espulsa.

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Gran Premio di Tripoli

Una fase del Gran Premio di Tripoli nell'edizione del 1934

Il Gran Premio di Tripoli fu una competizione automobilistica corsa in Libia dal 1925 al 1940. La gara si disputò nelle strade della città, lungo un percorso di 71,10 km, fino al 1933 quando fu inaugurato l’autodromo della città. Per queste ultime edizioni fu messo in palio un premio di 80.000 lire (in quel periodo la Libia era colonia italiana).

Il circuito, di 13,14 km di lunghezza, fu inaugurato da Italo Balbo il 7 maggio 1933. Era situato tra Tripoli e Tagiura, in prossimità del lago salato di Mellaha. La gara di disputava percorrendo 15 giri. Per le edizioni corse tra il 1933 ed il 1938 non ci furono restrizioni sul peso delle vetture e sulle caratteristiche dei motori, tant’è che il circuito era considerato il più veloce del mondo. Il mondo automobilistico italiano, stanco dal dominio delle automobili tedesche, mise un limite alla cilindrata massima, che fu di 1.500 cc. Nonostante queste restrizioni, nel 1939, vinse nuovamente la Mercedes W165 di Hermann Lang. Nel 1940 parteciparono solamente l’Alfa Romeo e la Maserati; vinse Giuseppe Farina su un’Alfa Romeo 158. La gara non fu più disputata.

In occasione dell’inaugurazione la corsa fu collegata alla lotteria libica. Tra l’ottobre 1932 e il 16 aprile 1933 furono venduti i biglietti, a 12 lire l’uno, collegati all’esito della competizione. Trenta biglietti furono estratti 8 giorni prima della gara ed associati ai piloti. Il primo premio era di 3 milioni, il secondo 2 ed il terzo estratto 1. Ci furono voci che accusavano Tazio Nuvolari, Achille Varzi e Baconin Borzacchini di essersi messi d’accordo nel determinare l’esito finale della gara e quindi nel dividersi la vincita con i possessori dei biglietti. Successive ricerche fugarono ogni dubbio sui sospetti; fu provato che in realtà la corse si disputò senza combine.

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La battaglia di Tripoli

La battaglia di Tripoli è una raccolta di elzeviri, o meglio di reportages poetici dalla guerra di Libia, che Filippo Tommaso Marinetti scrisse nel 1911. Redatti in francese, i testi furono pubblicati dal 25 al 31 dicembre a cadenza quotidiana dal giornale parigino L'Intransigeant, e solo successivamente tradotti in italiano e raccolti in un volumetto delle marinettiane Edizioni futuriste di Poesia. Benché il nome del traduttore non sia citato, è del tutto probabile che la traduzione sia opera di Decio Cinti, segretario di Marinetti: quest'ultimo, cresciuto in Egitto, aveva ancora scarsa dimestichezza con la lingua letteraria italiana, che comincerà a impiegare proprio nel 1912, con Zang Tumb Tumb.

Già nell'atto di fondazione del Futurismo, il Manifesto del 1909, Marinetti lo aveva affermato a chiare lettere: la Guerra è la "sola igiene del mondo". Dopo le stragi immaginarie e cruentissime del romanzo Mafarka il futurista (1909), la spedizione coloniale italiana gli dà la possibilità di mettere alla prova il suo estro poetico con una guerra reale, contemporanea. L'invasione della Libia, afferma nella Prefazione, è la "grande ora futurista d'Italia, mentre agonizza l'immonda genìa dei pacifisti". Per questo motivo Marinetti invita "Poeti, pittori, scultori e musici futuristi d'Italia a lasciar da parte i versi, i pennelli, gli scalpelli e le orchestre", giacché "son cominciate le rosse vacanze del genio".

L'autore definisce La battaglia una "narrazione futurista"; in realtà gli spunti narrativi della prima parte (quando l'autore narra la sua esperienza in un battaglione colto durante la notte da un'imboscata fuori Tripoli) si stemperano gradualmente man mano che la voce narrante si fonde con quella dell'artiglieria italiana (V'invidio obici danzanti e pazzi! Perché non sono con voi?... uno di voi?...). Nell'ultima parte la riscossa delle truppe italiane è descritta dall'alto: l'autore si è infatti trasformato in aeroplano (analoghe metamorfosi si compiono in altri suoi testi coevi: Mafarka il futurista e L'aeroplano del Papa).

Oh! Non dimenticherò mai l'accento affabile col quale il tenente Franchini invitò allora i suoi soldati a morire!

Come il di poco successivo Zang Tumb Tumb, La Battaglia è un reportage dal fronte. Le differenze stilistiche sono però profonde. L'intonazione retorica della Battaglia, barocca e magniloquente, è ancora per molti versi assimilabile allo stile tardo-simbolista o liberty che Marinetti teoricamente vorrebbe aver già superato.

Forse l'aspetto più interessante del testo è lo scontro di questo stile elaborato con gli inserti di discorso diretto, già molto più sobrio e incisivo.

Le affinità maggiori con Zang Tumb Tumb riguardano i contenuti: La Battaglia è un resoconto di guerra vissuto in prima persona, in cui l'autore, travolto da un vero furor panico, lascia la sua forma corporea per trasformarsi in ordigno bellico (obice, nave, mitragliatrice, aeroplano) e cantare la guerra 'dalla parte delle armi'. Nel Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912), l'autore affermerà appunto di voler sostituire la "psicologia dell'uomo" (ormai "superata") con la "sensibilità lirica della materia".

Dalla fondazione del futurismo in poi, Marinetti considera ogni sua produzione letteraria come un gesto di attivismo politico. Se la guerra di Libia è già considerata una vittoria del movimento contro il pacifismo dei cattolici e dei socialisti di Benito Mussolini, la partecipazione di Marinetti alla spedizione coloniale è la prima dimostrazione che il futurismo non è bellicista solo a parole. La funzione 'politica' del testo si manifesta soprattutto nella lunga Appendice, intitolata Risposta alle frottole turche (e pubblicata anch'essa a puntate quotidiane sull'Intransigeant). Si tratta di una sdegnata risposta alle accuse mosse dalla stampa straniera all'esercito italiano: in qualità di testimone oculare (per di più cresciuto ad Alessandria d'Egitto, e quindi esperto di cose africane), Marinetti respinge le accuse di torture e violenze inflitte ai civili, con uno sdegno nei confronti di turchi e arabi che lascia trasparire ben più di un sospetto di razzismo.

Malgrado una tiratura di svariate migliaia di copie (ma Marinetti era famoso per gonfiare le cifre e regalare i suoi libri, secondo Prezzolini a "ogni imbecille che gli capitasse a tiro"), la Battaglia di Tripoli è uno dei testi meno noti dell'autore, e non è più stato ristampato dal 1912. Del resto, lo stesso Marinetti doveva considerarlo superato dopo la rivoluzione parolibera di Zang Tumb Tumb. A distanza di quasi un secolo, l'agiografia smaccata del colonialismo italiano, e la foga autodistruttiva di Marinetti, lo rendono ancora un testo particolarmente fastidioso.

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Tripoli (Libano)

Panorama di Tripoli (Libano)

Tripoli (ﻄﺮﺍﺒﻠﺱ, Ṭrāblus in arabo) è la seconda città del Libano per popolazione e importanza, situata 85 kilometri a nord della capitale Beirut. Ha circa 500.000 abitanti come agglomerato urbano, principalmente sunniti, ma con una minoranza cristiana.

Le prime testimonianze su un insediamento nell'area dell'attuale Tripoli risalgono al XIII secolo a.C., ma fu solo nell'VIII secolo a.C. che si sviluppò un emporio commerciale fenicio popolato da mercanti provenienti da Tiro, Sidone e Arados (l'attuale isola di Arwad, in Siria), i quali costituirono tre distinte comunità urbane cinte da mura, che vennero quindi identificate nel bacino culturale greco con il toponimo Τρίπολης, ossia "triplice città".

Tripoli rimase uno snodo commerciale di minore importanza durante i periodi persiano, seleucide (333 a.C.-64 a.C.), romano e bizantino.

Nel 635 il sovrano omayyade Muʿāwiya ibn Abī Sufyān (661-680) cinse d'assedio la città, i cui abitanti fuggirono via mare grazie all'aiuto della flotta bizantina, la quale riuscì però a reimpossessarsi di Tripoli tra il 685 e il 705. La città fu successivamente ripresa dalle truppe omayyadi e, dopo il 750, fu incorporata nel regno abbaside.

Sul finire del X secolo, con la graduale perdita di autorità della dinastia abbaside, Tripoli entrò nella sfera di influenza fatimide fino al 1070, quando la famiglia di notabili locali Banū ʿAmmār proclamò l'indipendenza della città. Sotto la guida di questa dinastia locale, Tripoli prosperò sia dal punto di vista economico, diventando il principale sbocco marittimo di Aleppo e delle direttrici commerciali che da lì si dipartivano verso Baghdad, sia dal punto di vista culturale, giacché vennero istituite numerose scuole, tra cui la Dār al-ʿIlm (دار العلم, letteralmente luogo della conoscenza) con una rinomata biblioteca.

Nel 1099, durante la prima crociata, Tripoli fu assediata dalle truppe guidate da Raimondo di Saint-Gilles, che tuttavia negoziò una tregua con il qāḍī Faḫr al-Mulk Banū ʿAmmār per non rallentare la propria marcia alla conquista di Gerusalemme.

Nel 1102, tuttavia, Raimondo di Saint-Gilles riprese la campagna per conquistare Tripoli, non tanto in funzione anti-islamica, quanto per impedire a Boemondo di Taranto di estendere il territorio del Principato di Antiochia, facendone una roccaforte normanna contro il Regno di Gerusalemme. In questa campagna, Raimondo fu sostenuto sia dall'imperatore bizantino Alessio I Comneno (1081-1118), che era un acerrimo nemico di Boemondo di Taranto, sia dalla flotta della città di Genova, che ambiva a consolidare la propria egemonia sul Mediterraneo orientale.

Dopo la morte di Raimondo, la campagna militare fu proseguita dal nipote Guglielmo Giordano e dal figlio Bertrando di Tolosa, che, nonostante i rinforzi militari giunti da Damasco, riuscirono infine a prendere Tripoli nel 1109, dopo un assedio durato sette anni.

La città divenne la capitale della Contea di Tripoli, uno degli stati feudali latini d'Oriente, per 180 anni. In questo periodo si svilupparono l'industria del vetro e della seta, prosperarono i commerci con l'Europa e venne portata a termine la costruzione della Cittadella oggi nota come Qalʿah Sanǧīl.

Nel 1287 i mercanti genovesi si ribellarono a Lucia, ultima esponente della dinastia regnante, e, sostenuti dall'ammiraglio Benedetto Zaccaria, cercarono di far eleggere un podestà di loro gradimento alla guida della città, mentre i nobili proclamarono la fine della dinastia ed istituirono il libero comune, eleggendo Bartolomeo Embriaco come sindaco. Temendo che Tripoli diventasse definitivamente una colonia genovese, gli emissari veneziani e pisani chiesero l'intervento del sultano mamelucco Saīf al-Dīn Qalawūn al-'Ālfī al-Manṣūr, il quale conquistò la città nel 1289.

Sotto il governo mamelucco la città visse un periodo di incredibile fioritura economica, culturale e architettonica, riflessa nella costruzione della Grande Moschea (edificata sulle fondamenta della chiesa crociata di Santa Maria della Torre), di numerose scuole coraniche, caravanserragli e mercati.

Dopo il 1516, la città entrò a far parte dell'impero ottomano, diventando il capoluogo dell'eyalet di Trablus-i Şam. Il definitivo tracollo delle reti commerciali intermediterranee segnò una lenta, ma inesorabile decadenza.

Nel 1920, nonostante l'opposizione della popolazione locale, Tripoli venne accorpata al mandato francese del Grande Libano, divenendo capoluogo del Governatorato del Nord Libano.

Abitata in maggioranza da musulmani sunniti, la città divenne un epicentro dell'opposizione agli assetti politici e istituzionali scaturiti dal cosiddetto "patto nazionale" del 1943, che aveva sancito l'egemonia della comunità religiosa cristiana maronita.

Nel 1958 la città fu la sede di prolungati scontri armati tra l'esercito, fedele al presidente filo-occidentale Camille Chamoun, e le milizie nasseriste di ispirazione ideologica nazionalista panaraba, sostenute dal primo ministro Rashid Karami.

Durante la guerra civile libanese (1975-1990) Tripoli fu il teatro di aspri scontri, soprattutto nel 1983, quando contrapposte fazioni palestinesi si scontrarono tra loro e, in seguito, quando le truppe siriane intervennero contro le milizie dell'OLP, costringendo infine Yasser Arafat a fuggire via mare alla volta di Tunisi.

L'intervento siriano fu motivato anche dal fatto che Tripoli era ritenuta una roccaforte del gruppo radicale islamico dei Fratelli Musulmani, che nel 1982 aveva organizzato una violenta insurrezione nella città siriana di Ḥamāh.

Dopo il termine della guerra civile, Tripoli ha assistito a una ripresa delle attività industriali e commerciali e ad un rapido incremento della popolazione (anche per l'afflusso di rifugiati palestinesi alle porte della città), creando una conurbazione di circa mezzo milione di abitanti con il vicino nucleo urbano di Al-Mīnā'.

Un grande stadio è stato costruito per ospitare la partita inaugurale e le partite del gruppo B della Coppa AFC d'Asia di calcio del 2000.

Quasi contemporaneamente è stato completato il modernissimo spazio fieristico alle porte della città.

Nell'estate del 2007 nei campi profughi palestinesi alla periferia di Tripoli si insediarono delle cellule terroristiche di al-qaeda,queste cellule presero il nome di Fatah al-Islam. La presenza di terroristi provocò una dura battaglia tra l'esercito regolare libanese e i nuclei terroristici detta Battaglia dei campi profughi.Il campo di Nahr al Bared fù il principale teatro degli scontri che venne anche bombardato dagli aerei dell'esercito libanese..

Da aprile fino a giugno 2008 Tripoli è stata teatro di scontri molto violenti tra la fazione sunnita che sostiene la maggioranza e quella alawita che sostiene l'opposizione.Questo continuo clima di tensione ha portato più volte all'intervento dell'esercito.Nel solo mese di giugno si contarono più di venti morti.

Sabato 28 giugno 2008 un nuovo attentato in Libano sconvolge il Paese.Una bomba esplode in un appartamento a Tripoli, nel nord del paese, e uccide due persone. Secondo le autorità di polizia, la deflagrazione, avvenuta nel quartiere di Bab el Tebbaneh area, ha causato anche 22 feriti. L'esplosione è avvenuta alle 5:30 e ha devastato l'edificio. E' andato distrutto un intero piano del palazzo, comprendente quattro appartamenti. Gravi danni ai negozi vicini al luogo dell'esplosione. Secondo l'emittente tv privata Lbc alcuni testimoni avrebbero visto degli uomini piazzare una borsa nera piena di esplosivo all'entrata dell'edificio nel sobborgo Bab al Tebbaneh alle porte di Tripoli, a circa 90 km a Nord di Beirut.

Il 13 agosto una bomba innescata all'interno di un mezzo pubblico provoca più di 10 morti,tra cui diversi soldati dell'esercito libanese.

L'8 settembre il leader dei sunniti Saad Hariri e Ali Eid leader degli alauiti firmano un accordo per porre fine alle violenze nella città di Tripoli.Il documento prevede,oltre alla fine delle ostilità,anche il dispiegamento dell'esercito nelle zone più a rischio scontri,aiuti economici agli sfollati e un progetto di sviluppo economico.L'accordo venne sancito nella casa del Gran Mufti di Tripoli e alla presenza del primo ministro Fouad Siniora.

Per maggiori riferimenti bibliografici si rimanda alla voce Libano.

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Source : Wikipedia