Trieste

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Tags : trieste, friuli-venezia giulia, italia

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Trieste

Panorama di Trieste

Trieste (Trieste in triestino, Trst in sloveno, serbo e croato, Triest in tergestino e tedesco, Tergeste/Tergestum in latino, Trieszt in ungherese) è un comune italiano di 208.599 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia e della regione autonoma a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia.

La città è situata nell'estremo nord-est italiano, vicino al confine con la Slovenia, nella parte più settentrionale del Mare Adriatico e si affaccia sull'omonimo golfo. Il territorio cittadino è occupato prevalentemente da un pendio collinare che diventa montagna anche nelle zone limitrofe all'abitato; si trova ai piedi di un'imponente scarpata che dall'altopiano del Carso scende bruscamente verso il mare. Il monte Carso, a ridosso della città, raggiunge la quota di 458 metri sul livello del mare. Trieste è divisa in diverse zone climatiche a seconda della distanza dal mare o dell'altitudine.

Al di sotto delle arterie stradali cittadine scorrono corsi d'acqua che provengono dall'altopiano. Liberi un tempo di scorrere all'aperto, da quando la città si è sviluppata, a partire dalla seconda metà del 1700, vennero incanalati in apposite condutture ed ancora oggi percorrono i sotterranei delle odierne via Carducci, via Battisti o via delle Settefontane. A sud della città scorre il Rio Ospo che segna il confine geografico dell'Istria settentrionale.

Secondo la classificazione di Köppen, il clima di Trieste rientra nel tipo mediterraneo. Grazie ad una latitudine intermedia tra il polo e l'equatore e alla posizione rivierasca, la città di Trieste gode di un clima mite d'inverno e caldo, ma non torrido, d'estate. Relativamente al trentennio 1971-2000 la media annuale della temperatura è stata di 15,0 °C; le temperature medie del mese più freddo (gennaio) si sono aggirate attorno ai 6 C°, mentre nel mese più caldo (luglio) si sono attestate sui 24 °C. L'umidità media annuale è del 64% e risulta tra le più basse in Italia.

Come molte zone rivierasche, in inverno, ma non solo, il territorio di Trieste è talvolta investito da masse di aria fredda di origine continentale da Est-Nord-Est che allo sbocco in Adriatico raggiungono velocità notevoli con raffiche che in mare aperto possono superare i 50 nodi. Dati completi si possono trovare sulle voci relative alle singole stazioni.

Sin dal II millennio a.C. il territorio della provincia di Trieste fu sede di importanti insediamenti protostorici, i castellieri, villaggi arroccati sulle alture e protetti da fortificazioni in pietra, i cui abitanti appartenevano a popolazioni di probabile origine illirica e di stirpe indoeuropea. Fra il X e il IX secolo a.C. la popolazione autoctona entrò in contatto con un'altra etnia indoeuropea, i (Venetici, Heneti o Eneti), da cui venne notevolmente influenzata sotto il profilo culturale.

Il nome Tergestum è di origine preromana, con base preindoeuropea : terg = mercato, ed il suffisso –este, tipico dei toponimi venetici . Con le conquiste militari dell'Illiria da parte dei Romani, i cui episodi più salienti furono la guerra contro la pirateria degli Istri del 221 a.C., la fondazione di Aquileia nel 181 a.C. e la guerra istrica del 178-177 a.C., ebbe inizio un processo di romanizzazione ed assimilazione delle popolazioni preesistenti, che sfociò in seguito nella fondazione della colonia tergestina. La città romana di Tergeste (Regio X Venetia et Histria) fu fondata alla metà del I secolo a.C. in epoca cesariana, sulle pendici del colle di San Giusto e fu citata già da Strabone, geografo attivo in età augustea, che la definì come frourion (castello di confine) con funzioni di difesa e di snodo commerciale.

Tergeste si sviluppò e prosperò in epoca imperiale, imponendosi come uno dei porti più importanti dell'alto Adriatico sulla via Popilia-Annia. Il nucleo abitativo nel 33 a.C. venne cinto da alte mura (ancora visibile la porta meridionale, il cosiddetto Arco di Riccardo.) da Ottaviano Augusto (murum turresque fecit) e venne arricchito da importanti costruzioni quali il Foro ed il Teatro.

Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, la città passò sotto il controllo di Bisanzio fino al 788, quando venne occupata dai franchi. Nel 1098 risultava già diocesi vescovile con il nome latino di Tergestum. Nel XII secolo divenne un comune libero e dopo secoli di battaglie contro la rivale Venezia, Trieste si pose sotto la protezione (1382) del duca d'Austria conservando però una certa autonomia fino al XVII secolo.

Nel 1719 divenne porto franco ed in quanto unico sbocco sul mare Adriatico dell'Impero Austriaco, Trieste fu oggetto di investimenti e si sviluppò diventando, nel 1867, capoluogo della regione del Litorale Adriatico dell'impero (l'"Adriatisches Küstenland"). Nonostante il suo stato privilegiato di unico porto commerciale della Cisleitana e primo porto dell'Austria-Ungheria, Trieste mantenne sempre in primo piano, nei secoli, i legami culturali con l'Italia; infatti, anche se la lingua ufficiale della burocrazia era il tedesco, l'italiano era la lingua del commercio e della cultura. Nel XVIII secolo il dialetto triestino (dialetto di tipo veneto) sostituì il tergestino, l'antico dialetto locale di tipo retoromanzo). Il triestino, parlato anche da scrittori e filosofi, continua ad essere tuttora l'idioma più usato in ambito familiare e in molti contesti sociali di natura informale e talvolta anche formale, affiancandosi, in una situazione di diglossia, all'italiano, lingua amministrativa e principale veicolo di comunicazione nei rapporti di carattere pubblico.

Trieste fu, assieme a Trento, il centro dell'irredentismo, movimento che, negli ultimi decenni del XIX secolo e agli inizi del XX aspirava a un congiungimento della città con l'Italia. Ad alimentare l'irredentismo triestino erano soprattutto le classi borghesi in ascesa (ivi compresa la facoltosa colonia ebraica), le cui potenzialità ed aspirazioni politiche non trovavano pieno soddisfacimento all'interno dell'Impero Austro-Ungarico. Quest'ultimo veniva visto da molti come un naturale protettore del gruppo etnico slavo presente sia in città che in quelle zone multietniche che costituivano il suo immediato retroterra (che iniziò ad essere definito in quegli anni con il termine di Venezia Giulia). In realtà agli inizi del Novecento il gruppo etnico sloveno era in piena ascesa demografica, sociale ed economica, e, secondo il censimento del 1910, costituiva circa la quarta parte dell'intera popolazione triestina. Ciò spiega come l'irredentismo assunse spesso, nella città giuliana, dei caratteri marcatamente anti-slavi che vennero perfettamente incarnati dalla figura di Ruggero Timeus. La convivenza fra i vari gruppi etnici che aveva da secoli contraddistinto la realtà sociale di Trieste (e di Gorizia) subì, pertanto, un generale deterioramento fin dagli anni che precedettero la prima guerra mondiale.

Nel 1918 il regio esercito entrò a Trieste acclamato dalla maggioranza della popolazione, che era di sentimenti italiani. La sicura imminente annessione della città e della Venezia Giulia all'Italia, fu però accompagnata da un ulteriore inasprimento dei rapporti tra il gruppo etnico italiano e quello sloveno, traducendosi talvolta anche in scontri armati. A tale proposito furono emblematici, il giorno 13 aprile 1920, i disordini scoppiati a Trieste in seguito di un attentato contro l'esercito italiano di stanza a Spalato, che aveva causato due vittime fra i militari. Durante i disordini, contraddistinti da un marcato carattere anti-slavo, un gruppo di squadristi triestini presidiò il Narodni dom (Casa Nazionale), centro culturale degli sloveni locali, che fu dato alle fiamme. «Il rogo...mostra con le fiamme, che ben si possono scorgere da diversi punti della città, la forza del fascismo in attesa».

Con la firma del Trattato di Rapallo del 1920, Trieste passò definitivamente all'Italia, inglobando, nel proprio territorio provinciale, zone dell'ex Contea di Gradisca, dell'Istria e della Carniola.

Il periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale fu segnato da numerose difficoltà per Trieste. L'economia della città fu colpita infatti dalla perdita del suo secolare entroterra economico; ne soffrì soprattutto l'attività portuale e commerciale, ma anche il settore finanziario. Trieste perse la sua tradizionale autonomia comunale e cambiò anche la propria configurazione linguistica e culturale; quasi la totalità della comunità germanofona lasciò infatti la città dopo l'annessione all'Italia. Con l'avvento del fascismo, moltissimi sloveni emigrarono nella vicina Jugoslavia, mentre l'uso pubblico delle lingue slovena e tedesca fu proibito. Dalla fine degli anni venti, cominciò l'attività sovversiva dell'organizzazione antifascista e irredentista sloveno-croata TIGR, con alcuni attentati dinamitardi anche nel centro cittadino.

Nonostante i problemi economici e il teso clima politico, la popolazione della città crebbe negli anni venti del Novecento, grazie soprattutto all'immigrazione da altre zone dell'Italia. La prima metà degli anni trenta furono invece anni di ristagno demografico, con una leggera flessione della popolazione dell'ordine di circa l'1% su base quinquennale (nel 1936 si contarono infatti quasi duemila abitanti in meno che nel 1931). Nello stesso periodo, e successivamente, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, furono portate avanti alcune importanti opere urbanistiche; tra gli edifici importanti vanno ricordati il palazzo dell'Università e il Faro della vittoria. Con l'introduzione delle leggi razziali fasciste del 1938, la vita culturale e economica della città fu gravemente danneggiata dall'esclusione della comunità ebrea dalla vita pubblica. Le crescenti attività illegali del Partito comunista e di gruppi irredentisti sloveni preannunciavano il clima di scontro che avrebbe caratterizzato la vita politica della città nei due decenni successivi.

Nel periodo che va dall'armistizio (8 settembre 1943) all'immediato dopoguerra, Trieste fu al centro di una serie di vicende che hanno segnato profondamente la storia del capoluogo giuliano e della regione circostante e suscitano tuttora accesi dibattiti. Nel settembre del 1943 la Germania nazista occupò la città che venne a costituire, insieme a tutta la Venezia Giulia e la provincia di Udine una zona di operazioni di guerra, l'OZAK (Operationszone Adriatisches Küstenland), alle dirette dipendenze del Gauleiter di Carinzia Friedrich Rainer. Costui tollerò in città la ricostituzione di una sede del PFR, diretta dal federale Bruno Sambo, la presenza di un'esigua forza di militari italiani al comando del generale della GNR Giovanni Esposito e l'insediamento di un reparto della Guardia di Finanza. Si riservò però la nomina del podestà, nella persona di Cesare Pagnini, e del prefetto della provincia di Trieste, Bruno Coceani, entrambi ben accetti ai fascisti locali, alle autorità della RSI e allo stesso Mussolini, che conosceva personalmente Coceani. Durante l'occupazione nazista la Risiera di San Sabba - oggi Monumento Nazionale - venne destinata a campo di prigionia e di smistamento per i deportati in Germania e Polonia e per detenuti politici ed ebrei, partigiani italiani e slavi.

La Risiera fu uno dei tre principali campi di concentramento d'Italia, insieme a Fossoli e a Bolzano. Fu l'unico, però, ad essere dotato di un proprio forno crematorio, fatto poi saltare dai nazisti in fuga.

In seguito negli anni cinquanta fu usato come campo profughi per gli italiani che fuggivano dalla pulizia etnica partigiana comunista-Jugoslavia, è oggi museo.

L'insurrezione dei partigiani italiani e jugoslavi a Trieste fu molto particolare. Il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale del quale era presidente don Edoardo Marzari, composto da tutte le forze politiche antifasciste con l'eccezione dei comunisti, proclamò l'insurrezione generale; al tempo stesso le brigate dei partigiani comunisti jugoslavi con l'appoggio del PCI attaccarono dall'altipiano. Gli scontri si registrarono principalmente nelle zone di Opicina (sull'altipiano carsico), del Porto Vecchio, del castello di San Giusto e dentro il Palazzo di Giustizia, in città. Tutto il resto della città fu liberato. Il comando tedesco si arrese solo il 2 maggio alle avanguardie neozelandesi, che precedettero di un giorno l'arrivo del generale Freyberg. Il 1° maggio i dirigenti delle brigate partigiane jugoslave di Tito giunsero a Trieste. Convocarono in tutta fretta un'assemblea cittadina composta da cittadini jugoslavi e da due italiani compiacenti. Quest'assemblea proclamò la liberazione della città, in modo da potersi presentare agli americani come i liberatori. Così facendo costrinsero i partigiani del CLN a rientrare nella clandestinità.

Gli jugoslavi issarono subito le bandiere jugoslave, simboli comunisti e il Tricolore con la stella rossa al centro. Le milizie jugoslave, giunte a Trieste a marce forzate per precedere gli anglo americani nella "liberazione" della Venezia Giulia, non contenevano nessuna unità partigiana italiana inserita nell'Esercito jugoslavo mandate a operare altrove. Gli alleati (nello specifico la Seconda divisione neozelandese, che fu la prima ad arrivare in città) presero atto che la liberazione fosse stata compiuta da parte dei titini, chiedendo e ottenendo in cambio la gestione diretta del porto e delle vie di comunicazione con l'Austria (infatti, non essendo ancora a conoscenza del suicidio di Hitler, gli alleati stavano preparando il passo ad un'invasione dell'Austria e quindi della Germania).

L'esercito jugoslavo assunse i pieni poteri. Nominarono un Commissario Politico, Franc Štoka, membro del partito comunista. Il 4 maggio vennero emanati dall'autorità jugoslava a Trieste, il Comando Città di Trieste (Kommando Mesta Trst) gli ordini 1, 2, 3 e 4 che proclamano lo stato di guerra, impongono il coprifuoco (a combattimenti terminati) e uniformano il fuso orario triestino a quello jugoslavo. Limitarono la circolazione dei veicoli. Prelevarono dalle case i cittadini italiani, in media un centinaio al giorno, non solo fascisti o collaborazionisti, ma anche molti Combattenti della Guerra di Liberazione. Agli occupatori interessava infatti dimostrare di essere stati i soli ad aver liberato il capoluogo giuliano.

L'otto maggio proclamarono Trieste città autonoma in seno alla Settima Repubblica Federativa di Jugoslavia. Sugli edifici pubblici fecero sventolare la bandiera Jugoslava affiancata dal tricolore con una stella rossa al centro. In città la popolazione viveva nel terrore. Presto si scoprì dove andavano a finire i prelevati: nelle foibe o nei campi di concentramento, come quello di Borovnica. Arresti indiscriminati, confische, requisizioni, ruberie e violenze d'ogni genere, terrorizzarono ed esasperarono i triestini che invano sollecitarono l'intervento del Comando Alleato. Il comando alleato e quello jugoslavo raggiunsero infine un accordo provvisorio sull'occupazione di Trieste. Il 9 giugno 1945 a Belgrado, Tito, verificato che Stalin non era disposto a sostenerlo, concluse l'accordo con il generale Alexander che portò le truppe jugoslave a ritirarsi dietro la linea Morgan. Gli alleati assunsero allora il controllo della città.

Le rivendicazioni jugoslave e italiane nonché l'importanza del porto di Trieste per gli Alleati furono la spinta nel 1947, sotto l'egida dell'ONU, alla istituzione del "Territorio libero di Trieste" (TLT), uno stato cuscinetto. Per l'impossibilità di nominare un Governatore scelto in accordo tra angloamericani e sovietici, il TLT rimase diviso in due zone d'occupazione militare: la Zona A amministrata dagli Alleati e la Zona B amministrata dagli jugoslavi. Questa situazione continuò fino al 1954 quando il problema venne risolto semplicemente spartendo il territorio libero di Trieste secondo le due zone già assegnate: anzi, furono incorporate alla Jugoslavia alcuni villaggi (Albaro Vescovà, San Servolo, Crevatini, Plavia e Valle Oltra) del comune di Muggia, arrivando fino ai monti che sovrastano la periferia della città. Tale situazione provvisoria fu resa definitiva nel 1975, col Trattato di Osimo intercorso tra Italia e la allora Jugoslavia.

Alcuni movimenti locali rimarcano tuttavia che gli articoli del Trattato di Pace - firmato e ratificato dall'Italia e dalle 21 nazioni ammesse alla Conferenza di Parigi del 1947 - che istituivano il TLT, de jure mai sono stati abrogati. Recentemente, rispondendo a una loro petizione, il Segretariato delle Nazioni Unite ha confermato per iscritto che tuttora qualsiasi Paese membro dell'ONU potrebbe richiedere la messa all'ordine del giorno della designazione del Governatore del Territorio Libero.

Fra la metà del XVIII e gli inizi del XX secolo Trieste conobbe un'epoca caratterizzata da un notevole sviluppo economico accompagnato da una crescita demografica molto sostenuta, che permise alla città di passare dalle poche migliaia di residenti del periodo 1730-1740 agli oltre 220.000 del 1910. Con la fine della prima guerra mondiale e il congiungimento di Trieste all'Italia, il capoluogo giuliano assisté a un progressivo ristagno della propria popolazione a causa delle mutate condizioni geopolitiche in cui si era venuto a trovare alla fine della Grande guerra. Da principale emporio dell'Impero Austro-Ungarico la città e il suo porto erano passati infatti ad occupare una posizione periferica dell'allora Regno d'Italia.

All'indomani della seconda guerra mondiale in città si verificò un altro mutamento delle dinamiche demografiche che l'avevano caratterizzata fino ad allora: l'esodo di molti italiani dalle terre dell'Istria ebbe infatti come meta Trieste, che conobbe ancora una volta di un'impennata della popolazione residente, oltre a profonde trasformazioni della propria composizione etnica e del tessuto sociale urbano. In quegli stessi anni, e in particolare a partire dal 1954, con la fine del TLT, oltre 20.000 triestini, spinti da motivazioni economiche ma anche di indole politica, scelsero l'emigrazione, dirigendosi principalmente in Australia, Canada e Sudamerica. Durante gli anni cinquanta e sessanta gli abitanti si mantennero costantemente al di sopra delle 270.000 unità.

Da quel momento la città ha assistito a una progressiva diminuzione della propria popolazione. Le condizioni geo-politiche nuovamente mutate, la mancanza di un entroterra ampio che le desse respiro e la progressiva chiusura di molte attività economiche (come i cantieri navali San Marco) hanno costretto ampi strati di popolazione a trasferirsi altrove alla ricerca di lavoro.

Ne è conseguito un decremento della natalità e un progressivo invecchiamento della popolazione residente con cali demografici che per lungo tempo hanno raggiunto e superato le 2000 unità all'anno.

Nonostante la ripresa cui abbiamo fatto accenno, la città continua ad essere in testa alle classifiche italiane per anzianità della popolazione.

Trieste è un crocevia di culture e religioni, conseguenza sia della sua posizione geografica di "frontiera" sia delle vicissitudini storiche che ne hanno fatto un punto di incontro di molti popoli; infatti quasi ogni etnia e ogni movimento religioso ha un proprio luogo di culto. Nella città di Trieste attualmente sono presenti accanto agli italiani numerosi gruppi etnici minoritari (tra cui croati, serbi, rumeni, greci, austriaci, tedeschi, sloveni e gruppi di recente insediamento tra i quali arabi, albanesi, cinesi, africani e sudamericani).

Nel vasto territorio comunale di Trieste, il cui contado si spinge fino al confine con la Slovenia, si incontrano altresì località dell'altopiano carsico in cui vive una minoranza di lingua e cultura slovena, tutelata da apposite normative, la quale dispone di una propria rete scolastica, di proprie organizzazioni culturali e sportive e di propri movimenti politici. La comunità slovena è stimata in circa il 5,7% della popolazione del comune.

È altresì da notare che al di là del confine avviene la stessa cosa in senso inverso, cioè è presente la comunità istriana di lingua italiana che mantiene stretti legami culturali con la madrepatria ed in particolare con la città di Trieste, ma che non gode di eguali tutele nella regione litoraneo-montana croata.

Fino alla prima guerra mondiale la comunità di lingua tedesca superava il 5% della popolazione del comune, poi si ridusse drasticamente a causa del trasferimento in Austria di molti impiegati pubblici. La comunità slovena, presente nella città fin dal medioevo, raggiungeva il 25% della popolazione del comune (revisione del censimento 1910). Durante il ventennio fascista fu proibito agli sloveni di usare la propria lingua e in molti casi vennero italianizzati i cognomi. Attualmente, tuttavia, nel centro urbano tedeschi e sloveni sono superati in consistenza da altre comunità, in particolare dalle nutrite comunità cinese (attiva nel commercio) e serba (lavoratori nell'edilizia).

Prima della seconda guerra mondiale e della conseguente occupazione nazista, inoltre, esisteva anche una florida comunità ebraica (nel 1931 i residenti di religione ebraica erano 4.671, di cui 3.234 aventi la cittadinanza italiana). Questa si è progressivamente ridotta e attualmente conta circa 700 membri.

A Trieste si trova la sede della CEI (Central European Initiative), un ente internazionale con lo scopo di favorire la cooperazione e lo sviluppo nell'Europa centrale; vi fanno parte 17 paesi dall'Italia alla Bielorussia.

Nella città, sede universitaria dal 1924, trovano luogo numerose organizzazioni scientifiche internazionali e il principale parco scientifico italiano. Trieste infatti è diventata nota come Città della scienza e ospita una comunità scientifica ed universitaria molto conosciuta e rinomata all'estero che richiama ogni anno migliaia di studenti da tutto il mondo e di tutte le culture. Da notare in campo scientifico sono il sincrotrone ELETTRA, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) ed il Centro Internazionale di Fisica Teorica.

I musei del comune di Trieste comprendono il "Museo Revoltella - Galleria d'arte moderna", i "Civici musei di storia ed arte", una rete ("museo multiplo") di undici istituzioni museali triestine (Museo di storia ed arte e orto lapidario", Museo del Castello e Armeria", Lapidario tergestino, Museo d'arte orientale, Museo teatrale "Carlo Schmidl", Museo di guerra per la pace "Diego de Henriquez" Museo della Risiera di San Sabba, Museo di storia patria, Museo Morpurgo de Nilma, Museo Sartorio, Museo del Risorgimento e Sacrario Oberdan e Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa (in collaborazione con le Poste italiane) e i "Civici musei scientifici", costituiti da quattro istituzioni (Museo civico di storia naturale, Acquario marino, Museo del mare e Orto botanico). Altri tre musei fanno parte del "Servizio bibliotecario urbano" (Museo Sveviano, Museo petrarchesco piccolomineo e Museo Joyce Museum, a cui si aggiungono due biblioteche (Biblioteca civica "Attilio Hortis"" e Biblioteca comunale del popolo "Pier Antonio Quarantotti Gambini", l'Archivio diplomatico e l'Archivio storico.

Lo Stadio Nereo Rocco, inaugurato nel 1992, ospita infine una serie di opere d'arte contemporanea, vincitrici di un apposito concorso (Nike, di Paolo Borghi primo classificto, ed opere di Nino Perizi, Marino Cassetti e Franco Chersicola, Livio Schiozzi, Claudio Sivini, Carlo Ciussi, Luciano Del Zotto, Gianni Borta, Enzo Mari e Francesco Scarpabolla. Per il "Polo natatorio" Davide Rivalta ha scolpito l'Ippopotamo in equilibrio sulla sfera.

L'ambiente culturale mitteleuropeo e la particolare storia di Trieste hanno favorito fin dall'Ottocento l'affermazione di scrittori triestini e l'arrivo di importanti autori stranieri che nella Città vissero a lungo. L'elenco di sotto comprende i più importanti scrittori nativi di Trieste e altri scrittori celebri che vissero e scrissero le loro maggiori opere nel capoluogo giuliano.

Dal 2007 in città si svolge il Premio Letterario Nazionale "Città di Trieste". Durante l'evento tra gli altri viene assegnato il "Città di Trieste" riconoscimento alla carriera per la letteratura, il cinema e il teatro con la consegna dell'Alabarda d'oro, scultura realizzata dal celebre artista triestino Bruno Chersicla.

Sono molti i triestini celebri nell'ambito di storia, cultura, scienza, sport.

Le attività commerciali e industriali della città sono ancora legate, anche se in misura minore rispetto al passato, al porto, in costante declino dal ricongiungimento di Trieste all'Italia. Nonostante l'incidenza negativa di quest'ultimo sul piano economico e occupazionale, la popolazione triestina gode di un alto tenore di vita (nel 2008 la Provincia di Trieste era seconda in Italia dopo quella di Milano) e di elevati livelli di reddito.

Nel settore dell'industria ci sono stabilimenti che trattano la meccanica industriale e navale (cantieri), la metallurgia (ferriera), in funzione dalla fine del '800. Uno dei principali insediamenti industriali è la fabbrica della Wärtsilä Italia, ex Grandi Motori Trieste, il più grande stabilimento per la produzione di motori navali in Europa e uno dei più importanti di componenti per centrali elettriche. Lo stabilimento, in continua crescita, ha ricevuto anche delle commesse per le ricostruzioni di centrali in Iraq. Sempre in ambito navale, Trieste è anche sede del gruppo Fincantieri (con cantieri presenti in Italia, Germania e USA), leader mondiale nella costruzione di navi da crociera e in ascesa nel settore della marina militare.

Grazie allo sviluppo dell'industria meccanica favorito dai numerosi cantieri navali, a partire dai primi anni del XX secolo vennero fondate società per la produzione di veivoli e autoveicoli, raggiungendo il massimo sviluppo a partire dal 1922, con l'insediamento di uno stabilimento della Ford e della sede legale della filiale italiana, per poi vedere chiudere le attività produttive dal 1931 in poi a causa delle pressioni della Fiat al regime fascista. Le ultime imprese attive nella produzione di autoveicoli chiusero nel secondo dopoguerra.

A Trieste si trovano anche i laboratori della Alcatel e della Telit, importanti compagnie operante nel settore delle telecomunicazioni.

Nel settore alimentare possiamo ricordare importanti società come Illy (caffè), Principe e Sfreddo (salumi), Parovel, Potocco, Pasta Zara, Stock. Sono di fondazione triestina anche la Hausbrandt (caffè) e la Dreher.

Oltre il 90% di tutte le aziende industriali e buona parte di quelle artigianali trovano la loro sede nella zona industriale sita nelle valli di Zaule e delle Noghere, a cavallo dei Comuni di Trieste, Muggia e San Dorligo della Valle/Dolina, amministrata dall'EZIT.

A Trieste è presente un settore avanzato della ricerca scientifica, un Sincrotrone, un centro Avanzato di Fisica Teorica, e terziario avanzato.

La città è sede di compagnie assicurative, fondate a Trieste nel periodo Asburgico : come Generali, SASA Assicurazioni, RAS e Lloyd Adriatico (ora di proprietà di Allianz Italia Spa).

Nella zona di Trieste è, in discussione su pressione della Regione, la costruzione di uno o due gassificatori di GNL: uno a terra in zona Zaule ed uno fuori costa nel Golfo di Trieste.

Trieste è un importante nodo di comunicazioni tra l'Italia e tutta l'Europa dell'est.

È raggiungibile in automobile dall'autostrada A4 Venezia – Trieste (interessata negli ultimi tempi da un progetto di allargamento a tre corsie per ogni senso di marcia visto l'aumento sensibile del flusso veicolare negli ultimi anni) attraverso il primo svincolo presso Sistiana da cui ci si collega alla Strada regionale 14 e si può ammirare il paesaggio sul golfo dalla cosiddetta Strada Costiera. Dopo questa uscita l'autostrada prende il nome di Raccordo Autostradale 13. Altre uscite sono nei pressi di Prosecco ed è stato ultimato e aperto al traffico a novembre 2008 l'ultimo tratto Padriciano – Cattinara. La città è collegata anche alla rete autostradale Slovena. Verso Lubiana il transito avviene attraverso il vecchio valico confinario di Fernetti, mentre verso l'Istria avviene attraverso la bretella verso il valico di Rabuiese che collega la città alla rete autostradale verso Capodistria e Pola.

Il sistema delle infrastrutture stradali è ampiamente sfruttato dall'Autostazione di Trieste che garantisce collegamenti in pulmann quotidiani per numerosi centri urbani di Slovenia, Croazia, Serbia e la capitale bulgara Sofia, mentre alcune autolinee collegano, con una frequenza minore, la città con altri stati dei Balcani.

Trieste è servita dalle linee per Venezia e Udine della Rete ferroviaria italiana che la collegano con il resto del paese; l'austroungarica Ferrovia Meridionale collega la città con Lubiana e Vienna, mentre la Ferrovia Transalpina raggiunge l'attuale Repubblica Ceca. Il traffico passeggeri di Trieste è concentrato nella Stazione Centrale con collegamenti quotidiani (EurostarCity, Intercity Plus, Intercity Notte) verso le maggiori località italiane. La società Cisalpino raggiunge Basilea. I treni Euronight per l'Est Europa fermano a Villa Opicina.

Dal porto di Trieste partono quotidianamente numerosi treni merci e le cosiddette RoLa (Rollende Autobahn, "autostrade viaggianti"). Le principali destinazioni sono, in Europa: Salisburgo, Villach, Linz, Vienna, Lovosice, Brno, Bratislava, Budapest, Monaco di Baviera e Ulma. In Italia i treni servono Bologna, Milano e Padova, mentre navette merci collegano il porto con l'interporto di Cervignano del Friuli. Sono in corso d'organizzazione sevizi analoghi con gli autoporti di Fernetti e Gorizia.

Trieste è anche attraversata dal cosiddetto Corridoio 5, un corridoio paneuropeo che percorre l'intera Europa da Lisbona a Kiev. Nell'ambito dello sviluppo di questa direttrice sono in progetto opere per il miglioramento della mobilità europea, tra cui il tracciato AV - AC Venezia - Trieste, attualmente in fase di approfondimento delle condizioni progettuali (ipotesi di tracciato con affiancamento Autostrada A4), che comprende anche il progetto sotterraneo Ronchi dei Legionari - Trieste, in fase di modifica dopo la bocciatura nella valutazione di impatto ambientale.

Sono allo studio anche diverse ipotesi per il tracciato Trieste - Divaccia (Slovenia), la tratta transfrontaliera, probabilmente tutta in galleria sotterranea che, attraversata la città, si collegherà alla bretella ferroviaria proveniente da Capodistria per poi dirigersi verso Lubiana.

Trieste ha un porto di notevoli dimensioni con diversi terminal, da quello container, alle banchine per i traffici Ro-Ro con la Turchia, principale "porta" europea dei prodotti turchi, fondamentali per lo scalo. Rilevanti anche la movimentazione del caffè (un terzo delle importazioni nazionali) e il terminal petrolifero, da cui parte l'oleodotto Transalpino, che rifornisce Austria, Baviera e Repubblica Ceca. Riguardo al traffico passeggeri è in crescita l'attività croceristica che porta ogni estate più di 100.000 passeggeri. È prevista la costruzione della Piattaforma Logistica, uno snodo intermodale porto - ferrovia che riguarderà l'attuale settore del Porto Nuovo dove attualmente sorge la Ferriera di Servola.

Il sistema dei trasporti di Trieste è gestito dalla Trieste Trasporti ed è ben sviluppato e distribuito su tutto il territorio comunale e provinciale. La rete di autobus comprende le linee cosiddette "urbane", il cui percorso rimane all'interno del territorio cittadino, nonché diverse linee che collegano la città alle sue frazioni come Basovizza, Prosecco o Opicina sull'altopiano carsico, e l'unica tranvia rimasta in funzione, il tram de Opcina. Altre linee coprono l'intero territorio provinciale raggiungendo Muggia e Sistiana. Dal primo settembre 2008 la Trieste Trasporti ha istituito una linea internazionale che collega la città con Sesana al prezzo di un biglietto autobus orario (1,00 €).

Trieste ha una lunga tradizione nei collegamenti via mare, che servono la città e le zone limitrofe sia nella regione Friuli-Venezia Giulia e l'Istria. Tali linee cessarono di operare nella seconda metà degli anni settanta del XX secolo, per essere ripristinate solo a partire dell'estate 1999. La Trieste Trasporti organizza attualmente le linee di navigazione con il capoluogo verso la cittadina istriana di Muggia e nel periodo estivo sono attivi altri collegamenti verso Barcola e Grignano. Questi servizi sono però curati da compagnie di navigazione locali.

Sempre durante il periodo estivo è attivo un collegamento marittimo gestito dall'APT con la cittadina di Grado.

La società Ustica Lines, invece, ha in gestione il sistema di collegamenti con la costa istriana, con aliscafi veloci che raggiungono Portorose, Parenzo e Rovigno.

Le distanze sono calcolate dal centro città.

Nel Giro d'Italia 2009 Trieste è arrivo della 2ª tappa, da Jesolo.

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Provincia di Trieste

Mappa della provincia di Trieste

La Provincia di Trieste (Tržaška pokrajina in sloveno) è una provincia del Friuli-Venezia Giulia di 236.457 abitanti. È la meno estesa delle province italiane. Inoltre è la provincia italiana che ha meno comuni (6).

È una stretta (5-10 km) striscia di terra lunga circa 30 km, che si estende tra il mare e l'altopiano del Carso (a circa 400 metri sul livello del mare) da nord-ovest (Provincia di Gorizia, Monfalcone, Golfo di Panzano) a sud-est (Trieste), confinando a est con la Slovenia (Litorale/Primorska) e a sudovest con il Golfo di Trieste (nel Mar Adriatico).

Tra Trieste e Muggia si trova la Baia di Muggia.

Il territorio provinciale è quasi interamente compreso nel comprensorio del Carso. Vari sono gli esempi di carsismo: doline, grotte (la più nota delle quali è la Grotta Gigante, accessibile al pubblico) e campi solcati. Vi è la quasi assenza di acqua di superficie se si esclude il fiume Timavo, qualche altro corso d'acqua minore nella parte meridionale della provincia e qualche modesto stagno.

Riguardo la tutela ambientale troviamo la Riserva naturale marina di Miramare (presso il Castello di Miramare), e, sempre sulla costa la riserva naturale delle Falesie di Duino, mentre nell'entroterra sono situate le riserve naturali del Monte Lanaro, del Monte Orsario e della Val Rosandra.

L'attuale forma del territorio della provincia di Trieste risale al tempo dell'occupazione dei Franchi. Con l'avvento della dinastia asburgica (XIV secolo) il territorio venne diviso tra i signori di Duino (comuni di Duino-Aurisina, Sgonico e Monrupino), Trieste, San Dorligo della Valle e Muggia. Durante il regno di Maria Teresa d'Austria e successivamente con Giuseppe II il territorio conobbe un progressivo aumento dei traffici marittimi grazie all'istituzione del porto franco. Nel 1809 vi fu l'invasione da parte delle truppe napoleoniche. Gran parte del territorio della provincia aveva come capoluogo Trieste, San Dorligo invece passò sotto l'egida di Postumia. La restaurazione vide l'annessione dei comuni di Duino-Aurisina, Sgonico e Monrupino a Gorizia, mentre il comune di Trieste divenne città diretta dell'Impero Austriaco. San Dorligo e Muggia divennero parte dell'Istria. Con il trattato di Rapallo del novembre 1920, nel marzo del 1921 il territorio di Trieste, di Gorizia e l'Istria, vengono annessi allo Stato Italiano, il quale, a partire dal 1923, lì organizzerà ingrandendo la provincia di Udine e costituendo le nuove province di Trieste e Pola. Nel 1927 viene costituita anche la provincia di Gorizia con parti delle province di Udine e Trieste. Nel 1947 con la formazione del Territorio libero di Trieste, la provincia di Trieste perde il circondario di Monfalcone, che passa alla provincia di Gorizia, parte del Carso triestino e l'alta valle del Vipacco. Tra le cittadine passate alla Jugoslavia nel 1947 ci sono: Postumia con le sue famose grotte, Sesana e Lipizza dove vengono allevati i cavalli di razza lipizzana.

Abitanti censiti Alla fine del 2006 si contavano 237.049 abitanti, di cui 13.436 stranieri (5,7%). Nello stesso anno i nati vivi sono stati 1.792 (7,6‰), i morti 3.372 (14,2‰), con un decremento di 1580 (-6,7%), valore tra i più bassi d'Italia. Le famiglie contano in media 1,9 componenenti, mentre la nuzialità nel 2005 era di 4,0 matrimoni ogni mille abitanti, dei quali il 40.7% si è svolto con rito religioso.

L'economia provinciale si basa sul terziario (assicurazioni, commercio, turismo), mentre rimangono di notevole importanza le industrie, concentrate nel capoluogo; in crescita l'agricoltura con prodotti di qualità come l'olio d.o.p. Tergeste e i vini del Carso. Di fondamentale importanza le attività portuali.

Le amministrazioni pubbliche devono usare, nei riguardi dei cittadini di lingua slovena, anche la toponomastica slovena; mentre gli uffici comunali rilasciano carte d'identità bilingui agli abitanti della provincia che ne facciano richiesta. Per quanto riguarda la scuola, è prevista la separazione fra gruppi linguistici: l'insegnamento viene impartito esclusivamente in lingua italiana o slovena, secondo l'appartenenza linguistica, da insegnanti di madrelingua. Nelle scuole con lingua d'insegnamento slovena è previsto lo stesso numero di ore di lingua e letteratura sia italiana che slovena con programmi identici a quelli previsti in tutte le scuole italiane.

Il turismo nella provincia è principalmente a carattere storico-culturale nel comune di Trieste, mentre gli altri comuni sviluppano le attrattive naturali come la Grotta Gigante, nel comune di Sgonico, o in quello di Duino-Aurisina le risorgive del Timavo, senza dimenticare lo storico Castello di Duino; importante il turismo balneare (Sistiana, Grignano).

La provincia è attraversata dalle linee Udine - Trieste e Venezia - Trieste che collegano la zona con la Slovenia e il resto d'Italia. La stazione più importante, dotata di diversi collegameti è quella di Trieste Centrale.

La provincia è un nodo fondamentale nei collegamenti stradali e ferroviari fra il Nord Italia e l'Est Europa. Sul suo territorio sono presenti importanti valichi confinari con la Slovenia.

I trasporti pubblici nella provincia sono gestiti dalla Trieste Trasporti. Sono 57 le linee gestite dalla società, che oltre a consentire gli spostamenti in centro città collegano i borghi della provincia col capoluogo. Tra questa anche una caratteristica linea tramviaria a funicolare (Tram de Opcina). Vi sono anche 4 linee notturne operanti però solo nel capoluogo.

Il porto di Trieste è uno dei maggiori del Mediterraneo sia per traffico petrolifero (grazie alla presenza di un oleodotto che collega la città con Ingolstadt) sia per traffico container. Il traffico passeggeri, dopo qualche decennio di assenza, sta sviluppandosi nuovamente.

Sono presenti nella provincia anche una serie di porticcioli da diporto (Sistiana, Duino, Grignano, Muggia), collegati con Trieste da una serie di linee stagionali o annuali gestite dalla Trieste Trasporti.

La provincia di Trieste è la più piccola d'Italia per numero di comuni ed estensione.

Nel territorio provinciale si trovava la Comunità montana del Carso, abolita da diversi anni, che comprendeva i comuni di Duino-Aurisina, Sgonico, Monrupino e San Dorligo della Valle.

Il comune di Sgonico ha organizzato assieme al comune sloveno di Comeno l'istituzione del Distretto transfrontaliero del Carso nell'ambito del progetto Interreg IIIA dell'Unione Europea. Ne fanno parte i comuni di Duino-Aurisina, Monrupino, Trieste e San Dorligo della Valle. Aderiscono all'iniziativa comunitaria Savogna d'Isonzo e Doberdò del Lago nella provincia di Gorizia e i comuni sloveni di Sesana, Divaccia, Erpelle-Cosina e Merna-Castagnevizza.

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Golfo di Trieste

Il golfo di Trieste da satellite (NASA)

Il Golfo di Trieste (in sloveno Tržaški zaliv, in croato Tršćanski zaljev) è un'insenatura del Mare Adriatico, compresa tra l'isola di Grado (Friuli-Venezia Giulia) e Punta Salvore (Rt Savudrija, Croazia), nei pressi di Pirano (Piran, Slovenia).

Il golfo ha un'estensione di circa 550 km2 con profondità media di 16 m e massima di circa 37 m, che raggiunge nei pressi di Pirano. L'imboccatura è ampia 21 km. La costa ha fondali bassi e sabbiosi nel tratto occidentale, mentre il resto del litorale, dalle foci del Timavo in poi, è in prevalenza alto e roccioso in quanto si trova a ridosso dell’altopiano del Carso. Nel tratto italiano sfociano i fiumi Isonzo e Timavo, in quello sloveno i fiumi Risano (Rižana) e Dragogna (Dragonja), quest'ultimo al confine con la Croazia.

La città di Trieste si trova nella parte più interna e orientale; gli altri centri urbani rilevanti che affacciano sul golfo sono Monfalcone, Duino e Muggia in Italia, Capodistria (Koper) e Pirano in Slovenia.

Sul golfo si affacciano anche le riserve naturali regionali della Valle Cavanata, della foce dell'Isonzo e delle Falesie di Duino, nonché la Riserva naturale marina di Miramare in Italia ed il parco ambientale di Strugnano in Slovenia.

Il golfo di Trieste è il golfo più settentrionale del mondo dove esiste un clima di tipo mediterraneo.

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Source : Wikipedia