Treviso

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Tags : treviso, serie b, calcio, sport, veneto, italia

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Treviso Foot-Ball Club 1993

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Il Treviso Foot-Ball Club 1993, noto come Treviso, è una squadra società calcistica di Treviso, capoluogo dell'omonima provincia del Veneto. Gioca le partite casalinghe nello Stadio Omobono Tenni di Treviso e attualmente milita nel campionato italiano di Serie B.

Il calcio a Treviso venne per la prima volta praticato nel 1896, quando ebbe luogo un torneo nel quale parteciparono tre squadre trevigiane.

Nei primi anni del Novecento si formarono diverse squadre di calcio nel territorio trevigiano e così nel 1909 si arrivò alla fondazione ufficiale del Foot Ball Club Treviso la quale ebbe però vita breve. Frattanto si formarono in città nuove squadre, come la Tarvisium che per prima adottò i colori biancocelesti. Nessuna società partecipò al campionato italiano, infatti disputarono solo incontri amichevoli, e, conseguentemente, i migliori talenti furono costretti ad emigrare.

Nel 1915, quando scoppiò la Prima guerra mondiale, il Treviso si iscrisse alla Coppa Veneto arrivando secondo dietro il Padova.

Nel 1919, finita la guerra, il Treviso disputò il campionato di Promozione conquistando la terza posizione. Intanto si inaugurò il primo campo di calcio recintato a San Lazzaro, nelle immediate vicinanze di Treviso. Sempre nel 1919, il Treviso vinse la Coppa Appiani sconfiggendo il Padova, il Bologna ed il Modena.

Nel 4 giugno 1922 il Treviso giocò il suo primo incontro internazionale vincendo in casa contro il Meteor Vienna (4-0). Il settore giovanile, che nel frattempo venne formato, ebbe subito buoni risultati.

Nel 1923 il Treviso partecipò al campionato di seconda divisione e qualche anno dopo passò in prima divisione, centrando un prestigioso secondo posto alle spalle del Vicenza.

Nel 1933 viene inaugurato il nuovo stadio cittadino, in via Ugo Foscolo.

Nel 1935 la società cambiò la denominazione della ragione sociale da Treviso F.B.C. ad Associazione Calcio Treviso.

Nel 1936 il Treviso partecipò alla Coppa Italia e si iscrisse alla Serie C, suddivisa in tre gironi. Tra gli anni trenta e quaranta la promozione in Serie B venne più volte quasi centrata.

Nel secondo dopoguerra, il Treviso fece alcuni campionati di Serie B (con più gironi) e Serie C, per tornare al campionato cadetto a girone unico nel 1950.

Nel campionato 1950-51 il Treviso venne allenato da Nereo Rocco, ottenendo il sesto posto al termine della stagione, un piazzamento di tutto rispetto nella categoria cadetta. Buona anche la stagione seguente, sempre con il paron in panchina, con la nona posizione.

Nella stagione 1953-54, dopo la partenza di Rocco, il Treviso si salvò proprio all'ultima giornata, ma l'anno seguente, con un disastroso girone di ritorno, arrivò la retrocessione in Serie C.

Dopo la retrocessione, nel periodo 1955-1985, il Treviso navigò stabilmente per tanti anni in Serie C con qualche brusca caduta in Serie D.

Negli anni ottanta, dopo la retrocessione nel campionato 1984-85 in Serie C2, si susseguirono diverse crisi finanziarie che avrebbero potuto portare la società sull'orlo del baratro.

Nel 1991, nonostante i buoni auspici di riportare grande il Treviso, arrivò la retrocessione nel campionato di Interregionale. Il Treviso restò per quattro anni in Interregionale, fino al 1995, ma intanto accaddero nuovi fatti sul fronte societario.

Dopo la condanna al fallimento della Treviso S.p.A. nei primi mesi del 1993, però una nuova società, il Treviso Foot-Ball Club 1993, ne salda i debiti e rileva il titolo sportivo. L'artefice della rinascita della squadra biancoceleste è il presidente Giovanni Caberlotto.

Tra il 1994 ed il 1997 il Treviso, con Giuseppe Pillon in panchina, riesce a realizzare una straordinaria cavalcata, vincendo tre campionati di fila e passando dai dilettanti alla Serie B in soli tre anni. Nel 1994 arriva anche la Coppa Italia Dilettanti, battendo l'Imolese. Nel corso dell'anno 1997 scompare l'amato presidente Giovanni Caberlotto. Dall'agosto 1997 al febbraio 1998 la squadra traslocò provvisoriamente allo Stadio Comunale di Monigo, campo adibito al gioco del rugby, causa ristrutturazione dell'impianto cittadino. In Serie cadetta resta dal 1997 al 2001, sfiorando per due anni, sotto la guida di Gianfranco Bellotto (nel 1999 e nel 2000), la promozione in Serie A. Nel 2001 la squadra si piazza quartultima e retrocede in Serie C1, malgrado l'esonero, a inizio primavera, del tecnico Elio Gustinetti, sostituito da Mauro Sandreani.

Nel 2003 la squadra ritorna in B, ottenendo la promozione grazie ad una squadra di buon livello (vi fanno parte Gallo, Bianco, Foggia, Chianese, D'Agostino, Galeoto) guidata dal tecnico italo-argentino Aldo Ammazzalorso.

Dal 1997 al 2003 si sono affermati nel Treviso buoni giocatori come Massimo Gobbi, Pasquale Foggia e Barreto. Nelle file del Treviso ha giocato anche Luca Toni, il quale dimostrò definitivamente il proprio valore attraverso una stagione in Serie B in cui segnò 15 reti.

La seconda stagione in B dopo la promozione dalla C1 del 2003, iniziò con pessimi risultati sotto la guida di Giancarlo D'Astoli, ma finì inaspettatamente in trionfo dopo una stagione assolutamente positiva. La squadra, allenata da Giuseppe Pillon e guidata in attacco dai brasiliani Barreto e Reginaldo, chiuse la stagione a 64 punti, conquistando così l'accesso alla semifinale dei play-off contro il Perugia. La partita di andata, giocata in uno stadio Tenni pieno in ogni ordine di posto, si concluse con una sconfitta per 1-0 e il ritorno a Perugia terminò con il risultato di 2-0 per gli umbri. Tuttavia, nell'estate 2005, alla fine del campionato di Serie B, a seguito della revoca della promozione in Serie A del Genoa e del Torino, il Treviso ottenne d'ufficio, insieme all'Ascoli e per la prima volta nella propria storia, la promozione in massima serie.

La stagione del Treviso, però, si rivelò sin dall'inizio negativa per una serie di fattori quali l'inesperienza dell'organico (nella rosa figuravano giovani del calibro di Acquafresca, Dossena, Handanovic) e l'impossibilità di cominciare la stagione tra le mura amiche del Tenni, senza dimenticare un'incredibile quanto sospetta serie di errori arbitrali. Nonostante in città si vivesse un clima di grande entusiasmo per la prima stagione in massima serie, la società non mise a colpo grandi acquisti. Malgrado questo, Setten, comprò giocatori all'altezza del torneo. Arrivarono tra i pali: Matteo Sereni, in difesa Christian Maggio e William Viali, a centrocampo importanti erano i nomi di Gianni Guigou e dei gemelli Filippini oltre a Pinga. Gli acquisti in attacco lasciavano un pò a desiderare dato che arrivarono Dino Fava e Marco Borriello.La squadra retrocesse in Serie B con cinque giornate di anticipo rispetto alla fine del campionato. A nulla servirono gli esoneri di due allenatori, Ezio Rossi e Alberto Cavasin, nel corso della stagione e il forte stravolgimento della squadra durante il calciomercato di gennaio 2006, con l'arrivo, tra gli altri, nientemeno che di Walter Baseggio e del cavallo di ritorno Borriello. In seguito allo scandalo nel calcio italiano il Treviso fu inizialmente riammesso in Serie A dalla sentenza di primo grado della CAF, che aveva stabilito la retrocessione in Serie B per illecito di Juventus, Fiorentina e Lazio. La decisione fu però annullata dalle sentenze di appello, che revocarono la condanna al declassamento in serie cadetta di Fiorentina e Lazio, disponendo la retrocessione della sola Juventus. Il Treviso, ultimo classificato in Serie A nella stagione sportiva, sarebbe stato ripescato solo in caso di tre retrocessioni a tavolino e così fu ammesso in serie cadetta.

Nel campionato di Serie B 2006-07 l'avvio del Treviso non è stato dei migliori, così la dirigenza, in seguito ad un rocambolesco pareggio a Pescara il 6 novembre con il Treviso in vantaggio di 2 reti e con un uomo in più in campo, ha deciso di licenziare l'allenatore Diego Bortoluzzi per richiamare Ezio Rossi, che già aveva allenato i veneti all'inizio della stagione precedente. Da dicembre 2006 a febbraio 2007 la squadra sembra aver trovato equilibrio, come dimostra la striscia positiva di 8 risultati utili consecutivi, interrotta con la sconfitta interna per 2-1 contro il Crotone il 3 marzo.Il 3 giugno, vincendo 2-1 a La Spezia, il Treviso conquista la matematica salvezza.

La stagione successiva vede ai nastri di partenza una squadra completamente rinnovata e rinforzata con l'obiettivo dichiarato di conseguire la promozione. Ecco quindi i ritoni di Bepi Pillon in panchina e di Barreto in attacco, le conferme di Guigou e Russotto a centrocampo, gli innesti di giocatori di alto livello come Calderoni, Scurto e Pià nei punti nevralgici del campo senza trascurare la politica dei giovani con l'arrivo del capitano della primavera juventina Venitucci e del difensore Bonucci. Il campionato fu però una delusione con il Treviso costantemente invischiato nella lotta per non retrocedere, Pillon e la squadra perennemente sotto accusa e la rivoluzione di gennaio in cui lasciarono la Marca ben sei giocatori arrivati in estate e il capitano William Viali. La Serie B 2007-08 si concluse con la squadra diciassettesima a pari punti con i cugini del Vicenza. Il 1 marzo 2008 si diffonde la notizia secondo la quale Ettore Setten stava per lasciare la presidenza: la società sembrava interessare ad una pseudo-cordata di imprenditori, rappresentati da due liberi professionisti romani, Riccardo Canuti, "presidente", e Stefano Santilli, "vice presidente". Ma alla fine Setten non vede un soldo e conclude la stagione, come sempre, esclusivamente con le proprie forze.

La stagione 2008-2009 si profila già in estate una stagione difficile. La società, già in lutto per la scomparsa del centrocampista Gionata Mingozzi in seguito a un incidente stradale, vede inizialmente congelata l'iscrizione alla serie B per il ritardo del versamento dell'Iva, e in seguito, penalizzata nello stesso campionato di tre punti per la violazione della clausola compromissoria risalente al mancato premio promozione invocato dai giocatori per la promozione in serie A nella stagione 2004-05. Dopo un solo anno inoltre termina la terza parentesi di Pillon alla guida dei biancocelesti: al suo posto il rodigino Gotti già selezionatore della nazionale Under 17. La squadra, è data per spacciata ancor prima di iniziare il campionato, nonostante parta bene e infili 4 punti nelle prime due giornate (pareggio casalingo con l'Ancona per 2-2 e vittoria con il Rimini per 1-0), non continua altrettanto bene e totalizza soli altri due punti nelle successive 7 partite (pareggi esterni con Brescia e Modena, interno col Parma), tornando alla vittoria solo alla 10° giornata in un rocambolesco 3-2 al Piacenza. Intanto si spargono nuove voci secondo cui una società rappresentata da professionisti napoletani sarebbe interessata alla società, ma ben presto il tutto pare di nuovo svanire nel nulla come successo solo sei mesi prima. Una nuova sconfitta a Grosseto, poi una serie positiva di 8 giornate, con 2 vittorie (una di prestigio con l'Empoli capolista) e ben 6 pareggi, e ultimo posto abbandonato.

In 84 stagioni sportive disputate a livello nazionale a partire dall'esordio nella Lega Nord nel 1922, compresi 7 tornei fra Seconda Divisione e Cadetteria Mista Alta Italia (B), e 7 tornei di Serie C2. Non è compresa la stagione 1924-25 che il Treviso giocò nella Terza Divisione del Comitato Regionale Veneto, organizzazione cui afferiva anche anteriormente al 1922.

Dal 1933 il Treviso Calcio ha disputato tutte le gare interne nello Stadio Comunale "Del Littorio", dal 1963 Stadio "Omobono Tenni", dedicato alla memoria del grande motociclista italo-svizzero Omobono Tenni.

Solo in due occasioni il Treviso Calcio ha dovuto traslocare: nella stagione 1997-98 presso gli impianti di rugby dello Stadio Comunale di Monigo, causa ristrutturazione straordinaria del proprio impianto, e nell'inizio della stagione 2005-06 presso lo Stadio "Euganeo" di Padova, causa inadeguamento alla normativa sulla sicurezza negli stadi.

Di seguito è riportata la lista di tesserati a vario titolo nel Treviso Calcio che nel corso della loro carriera hanno giocato nella Nazionale di calcio italiana.

Cinque di questi (Agnoletto, Bortoletto II, Grosso, G. Moro e Viani) sono originari della Marca; un sesto trevigiano (Arturo Nespoli) ha partecipato con la selezione italiana di atletica alle Olimpiadi militari di Parigi del 1919.

Di seguito sono elencati alcuni incontri che sono rimasti negli annali del Treviso Calcio.

Di seguito l'elenco degli sponsor del Treviso Calcio dalla stagione 1981-82, anno di introduzione della possibiltà di esibire sulla maglie di gioco una scritta pubblicitaria.

Il calcio del sorriso è l'inno ufficiale del Treviso Calcio. La musica è stata composta dal trevigiano Red Canzian, componente dei Pooh, il testo da Miki Porru.

L’inno è stato presentato ufficialmente domenica 22 novembre 1998 allo Stadio Tenni, in occasione della partita Treviso-Lucchese, undicesima giornata del Campionato di Serie B. Alla presentazione, prima della partita, Canzian ha cantato con i propri figli Chiara (voce) e Philipp (pianoforte).

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Panorama di Treviso

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Treviso (in veneto Trevixo /tre'vizo/) è un Comune di 81.627 abitanti (190.000 abitanti l'agglomerato urbano con i Comuni contermini), capoluogo dell'omonima Provincia (867.503 abitanti al 31/10/2007), una delle sette della Regione Veneto. È sede vescovile della Diocesi di Treviso.

Città situata nella pianura veneta, a circa 15 km a sudovest della riva destra del Piave alla confluenza tra il Sile, fiume di risorgiva, ed altri corsi d'acqua quali il Botteniga che, ricevuti il Giavera e la Piavesella e giunto al cuore della città, si suddivide in diversi rami e canali (Cagnan "Grando", Cagnan "Medio" o Buranelli, Roggia o Siletto, il Canale delle Convertite), e lo Storga che lambisce il comune ad est.

In base alla media trentennale di riferimento (1961-1990), la temperatura passa dal valore minimo di -1 °C di gennaio-febbraio al valore massimo di 28 °C di luglio-agosto. Le precipitazioni medie annue superano i 900 mm e i valori massimi si riscontrano tra l'estate e l'autunno. Sempre in estate possono svolgersi dei fenomeni a carattere burrascoso, spesso accompagnati da violente grandinate. In inverno, la notte si hanno solitamente temperature al di sotto dello zero e quindi ghiaccia facilmente. Inoltre, almeno per alcuni giorni all'anno, sono probabili delle nevicate di una certa entità.

Paragonata spesso alla vicina Venezia per i numerosi rivi che la solcano, Treviso si può ancora specchiare nella descrizione che di lei fu data da un suo illustre cittadino, Giovanni Comisso, il quale la definì «una gentilissima struttura medievale in giuoco bizzarro con le chiare acque dei fiumi che l'attraversano e né le distruzioni di guerre né il cattivo gusto degli uomini riescono ancora a tramutare». Seppure parzialmente alterata dalla ricchezza e dagli interventi, sovente contestati, portati avanti negli anni a cavallo del Terzo Millennio, Treviso mantiene ancora un aspetto gentile e riservato dove, accanto ad i luoghi più celebri e frequentati, si celano strade minori, vicoli, rivali, canali e barbacani che mantengono integro il fascino di una città ricca di storia.

Si suppone che il nome Tarvisium sia frutto di una romanizzazione di un precedente toponimo a sua volta relativo ai Taurusci, gruppo etnico di area celtica, anticamente stanziato sui Monti Tauri all'estremità orientale delle Alpi e che si ipotizza abbia costituito la prima comunità trevigiana. Non manca peraltro chi ha ricondotto il nome all'espressione indoeuropea tarvos (toro) con l'aggiunta di un suffisso -isium di chiara derivazione romanistica. Una terza opinione si rifa invece al etimo gallico trev- poi modificato in tarv- con il significato di villaggio di legno. È da citare, inoltre, l'ipotesi che vorrebbe la nascita del nome "Tarvisium" da una statua a tre volti che doveva campeggiare nella piazza centrale dell'agglomerato. In ultimo deve altresì citarsi la tesi di una derivazione dalla combinazione di due termini romani Ter- e -visi in relazione ai tre colli (in latino, appunto, visi), corrispondenti agli attuali Duomo, Piazza dei Signori e Piazza Sant'Andrea, su cui sarebbe stata edificata la città.

Quanto alle origini, anche Treviso conosce numerose ricostruzioni mitologiche sui suoi albori, per lo più dovute a miti formatisi nel corso del Medioevo su impulso delle più influenti famiglie nobiliari. Il mito più noto risale alle Antiquitatum variarum di Giovanni Annio da Viterbo dove si afferma che la città sarebbe stata fondata dai Taurusci, popolo di origini orientali e seguace del dio Api, sacro toro dell'Antico Egitto. I Veneti, infatti, oppressi dai Giganti dell'Istro, avrebbero invocato l'intervento della divinità egiziana che, al fianco dei Taurusci, avrebbe sbaragliato i Giganti in una leggendaria battaglia. A perenne ricordo delle gesta, i vincitori fondarono Taurisium, la città del Toro sacro.

Una seconda ricostruzione, fornita da Giuseppe Bertusi, narra dell'arrivo in Veneto verso l'anno 900 a.C. del mitico Dardano, capostipite dei Troiani, il quale avrebbe fondato una città, Eugania. A difesa della stessa sarebbero state erette quattro fortezze, la maggiore e più settentrionale delle quali, prese il nome di Tusino. A guida della fortezza vi sarebbe stato tale Montorio, presunto capostipite della famiglia dei Collalto. Sempre al Montorio si dovrebbe far risalire il posizionamento sulla porta principale della città di una donzella tricipite in marmo verde, recando così il mutamento di nome da Tusino a Trevisi, in riferimento ai tre volti della scultura.

Nel corso della sua storia millenaria la città (e, conseguentemente, i suoi abitanti) è stata indicata con diversi nomi, tra i quali, i francesi Trévise e Trevigny (il primo ancor oggi in uso nella lingua Francese), ed i tardo latini o italiani Tarvisi, Trevisi, Trevigi, Trivigi.

L'attuale città di Treviso, centro principale della Marca Trevigiana, aveva il nome latino di Tarvisium; la città fu altresì nota come Trevigi o Trivigi.

Sorta in epoca pre-romana (resti dell'età del bronzo) come villaggio di antichi Veneti su tre alture poste nei pressi di un'ansa del fiume Sile, vicino alla confluenza con altri corsi d'acqua provenienti da nord, l'antica Tarvisium divenne municipio romano all'indomani della sottomissione della Gallia Cisalpina da parte dei Romani medesimi. La posizione geografica la collocava nei pressi della strada Postumia che, attraverso l'antica Opitergium, giungeva sino ad Aquileia, e ne fece sin dagli esordi un vivace centro commerciale della decima provincia augustea, la Venetia et Histria. La decadenza del tardo impero si fece sentire anche a Treviso benché, all'indomani della caduta dell'Impero Romano d'Occidente e durante il regno di Teodorico, Treviso fosse ancora un centro annonario di prim'ordine punto d'attrazione della terraferma veneta (Cassiodoro). Nel corso del VI secolo, la città era contesa tra i Goti ed i Bizantini , nondimeno, secondo la tradizione, la città dava i natali proprio a Totila glorioso capo militare dei Goti vincitore sui Bizantini proprio alle parte di Treviso. Conquistata dai Longobardi, fu eretta a sede di uno dei 36 ducati del regno e dotata di un'importantissima zecca per il conio della moneta. L'accrescimento della sua importanza e la sua strategica posizione geografica le valsero, sotto il regno di Desiderio, il privilegio di essere sede dell'unica zecca della Regione dove venivano emessi i Teremissi aurei. La zecca continuò ad operare anche sotto i Carolingi, e dopo una interruzione (causata probabilmente da un forte terremoto avvenuto nel 778 con migliaia di vittime - da "Storia d'Italia di I. Montanelli"), fino alla dedizione a Venezia con il più modesto bagatino. Superato il periodo della riconquista giustinianea e dei primi regni barbarici, rimasta indenne da un tentativo di sacco da parte degli Unni di Attila, la città scontava meno di altre le difficili condizioni economico e sociali che avvolgevano l'Italia degli ultimi secoli del I millennio. Ciò non toglie che, per ragioni geografiche e per le razzie che ad onde si abbattevano sui centri del Nord Italia, notevole fu il contributo dato dai Trevigiani alla fondazione della città che, in seguito, più d'ogni altra ne avrebbe condizionato il futuro, Venezia. Fu tuttavia con la rinascita dell'Anno Mille che Treviso, datasi statuti comunali e combattuto l'imperatore Federico detto Barbarossa accanto ai comuni della Lega Veronese e di quella Lombarda, conobbe un incredibile sviluppo, ampliandosi nelle dimensioni ed arricchendosi di magnifiche case affrescate, che le valsero il soprannome di urbs picta ovvero città dipinta. Il vivere trevigiano divenne sinonimo di vita gaudente e la città si animava di feste e celebrazioni, quali quella del Castello d'Amore che, se da un lato richiamavano dentro le sue mura genti da tutta Italia, da un diverso punto di vista la rendevano invisa agli animi più puritani. Citata da Dante Alighieri che vi trascorse parte del suo esilio (dove Sile e Cagnan s'accompagna, nella sua Comedìa) e da Fazio degli Uberti nel suo Dittamondo, ove ne decantava "le chiare fontane" ed il "piacer d'amor che quivi è fino", la città crebbe ulteriormente in ricchezza e fasto per tutto il XII e XIII secolo dotandosi di una delle prime Università (1321) d'Europa e contendendo alle limitrofe Padova e Verona il ruolo di città principe di quella che, al tempo, veniva chiamata Marca Trivigiana intendendo con l'espressione buona parte dell'attuale Veneto.

In modo analogo alle pricipali città del Nord Italia, anche Treviso assistette alla crisi della forma comunale ed il successivo passaggio alla forma di governo signorile.

La prima famiglia ad impossessarsi di Treviso furono gli Ezzelini, signori del territorio tra il 1237 ed il 1260 quando si succedettero i fratelli Ezzelino III da Romano e Alberico da Romano. La città fu quindi preda di nuove lotte intestine tra i Guelfi filopapali ed i Ghibellini, sostenitori di un riavvicinamento all' Impero, tanto che solo nel 1283, a seguito della vittoria dei primi, si assistette ad una decisa ripresa economica e culturale durata fino al 1312. Benessere e ricchezza sottoposero Treviso e le città sue satelliti (Castelfranco Veneto, eretta dai Trevigiani contro i Padovani che le contrapposero Cittadella, Conegliano e Ceneda liberate dal dominio vescovile e sottratte a Belluno e Feltre) agli appetiti delle signorie contermine, specialmente a quelle dei Carraresi e degli Scaligeri.

Dominata dalle famiglie dei Collalto e i Da Camino, la Marca si trovò coinvolta in guerre e saccheggi nel periodo dal 1329 al 1388 e fu occupata dagli Scaligeri nel decennio 1329-1339. La lotta per il potere sulla città venne momentaneamente placata nel 1339 quando, datasi spontaneamente a Venezia, Treviso andò a costituire il primo possedimento in terraferma della Serenissima Repubblica.

Coinvolta assieme a Venezia nelle guerre per il primato sulla penisola italiana, la città fu retta dal duca d'Austria tra il 1381 ed il 1384 per passare, nel 1384 e fino al 1388, ai Carraresi. Riunitasi nuovamente a Venezia, Treviso venne da quest'ultima trasformata in una vera propria fortezza e dotata delle sue celebri mura nel 1509 quando la Repubblica di Venezia dovette resistere agli assalti della Lega di Cambrai. Il veronese Fra' Giocondo presiedette alle opere di ristrutturazione della città ed alla erezione di imponenti bastioni nonché alla predisposizione di mirabili opere idrauliche dentro e fuori le mura cittadine. I borghi furono ristrutturati, le porte d'accesso alla città passarono a tre (San Tomaso, Santi Quaranta ed Altinia) e la capacità difensiva fu tale da meritarsi i complimenti dell'erede al trono d'Austria, pure acerrimo avversario dei veneziani, che la definì imprendibile.

Nell'araldica civica italiana la croce è tipica delle città aderenti al partito guelfo; il metallo argento è di gusto francese perché furono i crociati Francesi ad adottare la croce argentata per distinguersi. Le stelle sembrano senza significato se non quello di semplice ornamento di gusto araldico mediovale .

Nel marzo 2006 Treviso è stata premiata dalla Caritas-Migrantes come la provincia italiana con il primato per l'integrazione degli immigrati, come documentato nel rapporto sull'integrazione degli immigrati in Italia commissionato dal CNEL.

Nei primi anni del XIII secolo il Libero Comune emanò gli Statuti che permettevano agli ordini religiosi di insediarsi all'interno delle Mura. Un gruppo di frati francescani, inviati dallo stesso S.Francesco, giunse a Treviso nel 1216 e presero sede in un oratorio dedicato alla Madonna, in una zona oltre il Cagnan Grande. La comunità divenne presto numerosa e nel 1231 si cominciò a costruire la Chiesa e il Convento. Nel 1270 vennero ultimate le costruzioni. Nel 1797 la Chiesa divenne di proprietà francese e nel 1806 venne soppressa dalle leggi napoleoniche. Fu così adibito per scopo militare e per stalla. Nel 1928, dopo un restauro, la Chiesa venne riaperta. L'architettura impiegata per la costruzione è un momento di transizione fra il romanico e il primo gotico. Nella lunetta sopra il portale c'è un affresco attribuito a Marco Veneziano (1235). La struttura della Chiesa è costituita da un'unica navata e da cinque cappelle. Sulla parete sinistra c'è un affresco raffigurante S.Cristoforo, opera romanico-bizantina del fine 1200. Nella cappella maggiore vi è il dipinto "Quattro Evangelisti", probabilmente opera di un allievo di Tommaso da Modena. Nella prima capella a sinistra è presente un'opera di Tommaso da Modena, l'affresco " Madonna con il bambino e Sette Santi" (1350). Nella seconda cappella a sinistra vi è un affresco di Maestro di Feltro, "Madonna e Quattro Santi" del 1351. La chiesa di S.Francesco ospita le tombe di alcune persone celebri: Pietro Alighieri e Francesca Petrarca i più importanti. Il primo, figlio di Dante Alighieri, era un giudice, poeta e commentatore residente a Verona che morì a Treviso, durante un soggiorno, nel 1364. La seconda, figlia di Francesco Petrarca, morì di parto nel 1384.

I frati domenicani giunsero a Treviso nel 1221. Già nel 1231 il Comune finanziava dei progetti per la costruzione di una chiesa ad una navata. Secondo una leggenda, Papa Benedetto XI (Niccolò Boccasino) elargì 70 000 fiorini d'oro per la costruzione della chiesa attuale. Lo stile impiegato nella costruzione è una transizione tra il romanico veneto e il gotico d'otralpe. La chiesa si trova sulla riva sinistra del fiume Sile con affianco il seminario vescovile con la celebre sala del capitolo, è a croce latina ed è formata da tre navate e cinque cappelle absidali. Sono presenti molti affreschi importanti di Tommaso da Modena: San Romualdo, Sant'Agnese e il Redentore, San Girolamo nello studio. Importante è l'affresco di S Cristoforo che si trova nella zona orientale della chiesa: tra questi il più antico affresco conosciuto in Europa dove sono raffigurati degli occhiali. L'organo a due mani, tuttora funzionante, è stato costruito da Gaetano Callido e le ante sono state dipinte da Giacomo Lauro. San Nicolò rappresenta l'edificio di culto più imponente e maestoso di tutto il territorio trevigiano.

Nelle vicinanze della Piazza dei Signori si trova il Monte di Pietà. Esso fu fondato per combattere l'usura praticata dagli ebrei in quanto era il mercato dei pegni. Il simbolo del Monte di Pietà è il Cristo che mostra le sue stigmate. Nel primo piano dell'edificio si trova la chiesa di S.Lucia, mentre al secondo piano si trova la Cappella dei Rettori. Essa non è un luogo sacro; il suo nome deriva dalla forma ad abside decorata. All'interno della saletta in cui si riunivano le persone, vi sono degli affreschi di Ludovico Toeput detto Pozzoserrato (Anversa 1550 – Treviso 1605), artista fiammingo che si ispirò alle ville palladiane. In questo luogo venivano inflitte le pene capitali, rimane ancora un piccolo altare che testimonia l'esatto punto in cui venivano applicate. Il condannato era posto in modo tale da guardare l'icona del Cristo e pentirsi dei suoi peccati.

Il simbolo del potere politico assunto da nobili e cavalieri nel periodo del Libero Comune è la Loggia dei Cavalieri, esemplare del romanico trevigiano che risente dell'eleganza bizantina. Fu costruita sotto il potere del podestà Andrea da Perugia (1276) come luogo di convegni, conversazioni, giochi e il popolo non poteva accedervi.

A nord della piazza sorge il Palazzo di Podestà (fine 1400) che conserva caratteristiche medievali lungo il Calmaggiore. All'inizio di questa strada sorgeva un tempo la Fontana delle tette, che dopo la caduta della Repubblica Veneta fu rimossa e venne ritrovata dall'abate Balio e attualmente è conservata a Ca' da Noal. Piazza dei Signori si chiamava anche Maggiore o della Berlina, in quanto qui veniva praticata una punizione chiamata appunto berlina: i colpevoli venivano esposti e umiliati in pubblico. Nella piazza si possono notare numerosi leoni con il Vangelo aperto, segno della dominazione della Serenissima. Iniziata la costruzione nel 1200, il Palazzo dei Trecento ospitava i membri del Maggior Consiglio, di cui ne faceva parte anche il podestà. Era chiamato anche "Palazzo della Ragione" in quanto questo luogo era il centro sociale-amministrativo della città. Il giorno 07-04-1944 il palazzo dei trecento è stato centrato da una bomba lanciata dagli Americani durante un'incursione aerea della seconda guerra mondiale (in quell'occasione la città venne devastata), questa ha sfondato il tetto del salone principale al primo piano dopodiché è esplosa prima di sfondare la loggia sottostante. La parete meridionale e parte di quella orientale sono letteralmente esplose mentre la parte rimanente di quella orientale e la parete settentrionale risultavano avere uno strapiombo in alcuni punti di quasi un metro. Sono stati costruiti dei pilastri di sostegno per evitare che le pareti crollassero e ci sono voluti diversi anni prima che il palazzo venisse restaurato portando le pareti a piombo e ricostruendo quelle crollate. Ora rimane solo una cicatrice nelle pareti esterne del palazzo e parte degli affreschi nella parte interna sono andati distrutti.

Piazza Rinaldi è stata costruita dalla ricca famiglia Rinaldi. Piazza Rinaldi, a differenza di Piazza Duomo, segue uno schema abbastanza simmetrico. La piazza ospitava tre palazzi di epoche differenti, ma tutte in possesso della famiglia Rinaldi. Il primo è stato costruito nel Duecento ed era la residenza dei Rinaldi appena giunti a Treviso e fuggiti da Federico Barbarossa. Il secondo palazzo, di epoca quattrocentesca, è decorato con curiosi archi ogivali inflessi in una loggia al primo piano. Il terzo è ultimo palazzo è di origine settecentesca. Nella piazza vi era una "stazione di posta". Qui arrivavano persone che, grazie all'aiuto dei cavalli, smistavano e trasportavano la posta. Fungeva anche da dormitorio e osteria. All'inizio del Novecento divenne luogo di mercato e incontro.

Il "Ponte di Pria" (Ponte di Pietra) è un ponte situato in una zona in cui confluiscono le acque del Cagnan (Canale) Grande, il quale ospita l'isola di Pescheria, il Canale dei Buranelli ed un altro canale. Qui vi sono delle chiuse, ideate e costruite da Fra' Giocondo. Le chiuse servivano ad inondare i dintorni di Treviso per bloccare l'avanzata dei Francesi.

Questa è una delle zone di Treviso che hanno subito i maggiori cambiamenti nell'arco degli ultimi anni. Il nuovo quartiere è stato, infatti, inaugurato il 30 settembre 2006 dopo otto anni di intensi lavori di recupero; laddove sorgeva l'ex-ospedale della città intitolato a santa Maria dei Battuti (o anche detto san Leonardo), ora sono stati ricavati negozi, piazze, bar, uffici, abitazioni ma soprattutto la sede distaccata dell'Università degli studi di Padova (già attiva dal 2000) e il Palazzo dell'Umanesimo latino. Tutto il complesso si caratterizza per la freschezza e la chiarezza dei materiali utilizzati, uniti ad un uso sapiente dell'illuminazione che arricchisce questa parte della città. Nella zona, al di là del Sile, sorge anche la sede distaccata dell'Università Ca' Foscari di Venezia. Il nome di "quartiere latino", suggerisce l'idea di un quartiere un po' bohemien pieno di librerie e artisti: si tratta in realtà di un lussuoso piccolo "centro commerciale" e direzionale, totalmente privo di librerie ma ricco di negozi di vestiti e di uffici e appartamenti di pregio.

La porta garantiva l'accesso alla città (cinta da mura) alle persone provenienti da Ovest (Padova e Vicenza). Costruita ai primi del 1500, quando la città apparteneva alla Repubblica Veneta, è intitolata a 40 martiri cristiani che, soldati durante la persecuzione di Licinio in Armenia, si rifiutarono di onorare degli idoli e furono per questo puniti con l'assideramento e il rogo. In periodo risorgimentale la Porta assunse il nome di Porta Cavour (la strada che dalla Porta va verso piazza dei Signori, si chiama tuttora "Borgo Cavour"), per poi tornare all'originaria denominazione. La costruzione è a pianta quadrata e la facciata, in pietra d’Istria, con tre archi di cui quello centrale più ampio sopra il quale spicca il leone alato, simbolo del potere di Venezia sulla terra ferma. Sopra l’arco centrale, la scritta indicante il nome della porta: in latino per chi esce da Treviso (“Porta Sanctorum Quadraginta”) ed in veneto per chi vi entra (“Porta de Sancti Quaranta”).

Il canale dei Buranelli è una delle più pittoresche diramazioni del Botteniga che caratterizzano il centro storico. Il toponimo si riferisce ad uno dei ponti che attraversa il corso d'acqua, detto appunto ponte dei Buranelli, nei pressi del quale si trova tuttora un edificio cinquecentesco un tempo dimora e magazzino di commercianti provenienti dall'isola lagunare di Burano.

Fontane (comune di Villorba) circa 7.000 abitanti, espansione nord dell'abitato di Treviso e adiacente alla zona di Santa Maria del Rovere.

Per ultimo è da ricordare la sensibile espansione che ha subito l'area metropolitana (o agglomerazione urbana) di Treviso in questi ultimi anni, la maggiore espansione percentuale delle città capoluogo del Triveneto, nonché una fra le maggiori d'Italia. Essa è data dagli otto comuni limitrofi confinanti con il comune centrale, ovvero in senso antiorario partendo da ovest: Paese, Quinto di Treviso, Preganziol, Casier, Silea, Carbonera, Villorba e Ponzano Veneto. La grande espansione è dovuta sicuramente all'incremento e rafforzamento delle attività economiche (soprattutto del settore industriale) dell'area urbana e ad un notevole afflusso di immigrati. Alla fine degli anni 80 essa contava 160.000 abitanti, per giungere a 180.000 nel 2002 e agli attuali 188.000. In totale il tasso d'incremento medio annuo percentuale in questi ultimi 20 anni è stato dello 0.85% circa, accelerato in questo decennio all'1.10%.

Alcune piccole case editrici offrono molte pubblicazioni preziose e interessanti che aiutano a preservare il patrimonio culturale della città: storie, tradizioni, personaggi, usi. Le case editrici sono: "Santi Quaranta", "Piazza Editore", "Edizioni Canova". A queste si è recentemente aggiunta la "Devanzis", fondata dall'antiquario trevigiano Giuseppe Vanzella.

A Treviso si svolge annualmente uno dei maggiori festival nazionali dedicati alla musica antica per organo, oltre alla stagione legata al teatro e alla sua orchestra la città è sede di numerosi cori polifonici e popolari (nel 2003 ha ospitato il festival della coralità veneta) tra cui il coro Stella Alpina diretto da Diego Basso, la città infine ha una sua Banda Musicale (Banda musicale Domenico Visentin di Treviso) nata, nella sua forma attuale, nel 1963.

Da molti anni inoltre nella prima settimana di luglio si svolge il Festival musicale "Suoni di Marca". Il contesto è quello delle mura del centro storico.

Di particolare rilievo per l'utilizzo in ambito scientifico è la stampa nel 1478 dell'Arte dell'abbaco, opera meglio nota in ambito accademico come Treviso Arithmetic, scritto da un insegnante anonimo in lingua Veneta, primo testo stampato conosciuto del mondo occidentale di insegnamento dell'aritmetica e della matematica, uno dei primi testi stampati scientifici di tutta Europa. Esso era rivolto particolarmente all'educazione della classe media e in particolare al mondo mercantile.

Dal punto di vista eno-gastronomico la città è conosciuta principalmente per due cose: il radicchio rosso di Treviso e lo Spritz (un aperitivo molto apprezzato dai giovani trevigiani). Lo Spritz, in realtà di origine austriaca, è semplicemente vino bianco allungato con l'acqua, ma da una decina di anni a questa parte vinee aggiunto anche Aperol o Campari o Select, e l'immancabile fettina di arancia.

Altri piatti tipici sono: risi e bisi (riso con i piselli), pasta e fasioi (pasta con i fagioli), sardee in saor (sardine con la cipolla), sopa coada (zuppa di piccioni), "cuniccio coa pearada" (coniglio con sals ai peperoni verdi, ricetta antichissima ormai sconosciuta alle odierne generazioni). Tra i vini prodotti nella provincia spiccano per qualità il Prosecco il Cartizze, il Fragolino e il Cabernet, .

Secondo alcuni il Tiramisù, dolce ormai diffuso in tutto il mondo, sarebbe nato in un ristorante di Treviso negli anni '60 e, secondo la tradizione, il nome deriva dal fatto che i frequentatori delle case chiuse dovevano, dopo l'incontro "amoroso" appunto "tirarse su".

Dolce tipico, ma meno conosciuto al di fuori della regione, è la Fregolotta, una sorta di crostata molto dura ma ricca di burro sale e zucchero. I trevigiani amano mangiare la Fregolotta assieme ad un buon bicchiere di prosecco, fresco e frizzante.

Treviso vanta anche un'autonoma ricetta nella preparazione delle frittole che si consumano in abbondanza durante il carnevale. Queste frittole, la cui tradizione si sta perdendo, sono diverse da quelle veneziane (più conosciute) e non di minor gusto.

Legati alla città sono anche gli allenatori di calcio Bepi Pillon e Alberto Cavasin, il senatore Bruno Visentini, i calciatori Aldo Serena (nato a Montebelluna) e Alessandro Del Piero (nato a Conegliano), il pallavolista Alberto Cisolla, i giocatori di pallacanestro Roberto Premier e Denis Marconato, il rugbista Alessandro Troncon, Giovanni Pinarello (fondatore dell'omonima ditta), il bassista dei Pooh Red Canzian (nato a Quinto di Treviso), il violinista Giuliano Carmignola, lo stilista Pierre Cardin, la showgirl Melita Toniolo(nata e vissuta a san biagio di callalta e non treviso), il giocatore di poker Luca Pagano e la famiglia Benetton, titolare dell'omonima azienda di abbigliamento con sede a Ponzano Veneto.

Al comune di Treviso non appartengono ufficialmente delle frazioni, ma al di fuori del centro storico si contano numerosi quartieri e sobborghi che spesso prendono il nome dalla parrocchia presente. A sud del corso del Sile, partendo da ovest, si incontrano Canizzano, Sant'Angelo, San Zeno, San Lazzaro, Sant'Antonino; a nord San Giuseppe, Monigo, San Paolo, San Liberale, Santa Bona, San Pelajo, Santa Maria del Rovere, Selvana, Fiera (più precisamente, Sant'Ambrogio della Fiera). Altri quartieri meno importanti sono Chiodo, Sant'Artemio, Borgo Furo, la Ghirada.

Dal punto di vista ecclesiastico, Treviso è sede vescovile e la città è divisa in 27 parrocchie raggruppate tra i vicariati di Treviso e di Santa Maria del Rovere.

Il partito Lega Nord dall'inizio degli anni '90 ha la maggioranza relativa dei consensi nella provincia di Treviso.

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche: nel 1920 aggregazione della frazione Monigo staccata dal comune di Paese (Censimento 1911: pop. res. 1333).

Il 1º giugno 2007 da piazza dei Signori è partita la 19ª tappa.

Proprio di Treviso, infine, è la storica azienda Pinarello che produce biciclette da corsa.

La città ha dato i natali al campione olimpionico Matteo Tagliariol.

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Benetton Rugby Treviso

La Faema Treviso campione d’Italia nel 1956

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Il Benetton Rugby Treviso è un club di rugby XV fondato a Treviso nel 1932 e la cui denominazione attuale risale al 1979, quando la famiglia Benetton legò il suo nome alla società.

Militante nel Super 10, ha vinto 13 campionati nazionali e tre Coppe Italia, che ne fanno il club più titolato del rugby italiano dopo l’Amatori Milano, che vanta 18 scudetti.

Il club fu fondato nel 1932 come Associazione Sportiva Rugby Treviso, quattro anni dopo l’istituzione del primo campionato italiano, in un periodo in cui la scena rugbistica del Paese era dominata dall’Amatori Milano e, in misura minore, dalla Rugby Roma: i due club si aggiudicarono praticamente tutti gli scudetti fino all’immediato secondo dopoguerra.

Gli anni cinquanta videro l’avvento delle compagini venete (Rovigo vinse cinque campionati di fila dal 1951 al 1955) e il 1956 vide la prima affermazione del Rugby Treviso, sponsorizzato dalla Faema, che già nel 1954 era arrivato alla finale-scudetto; successivamente fu il turno delle Fiamme Oro di Padova, che, sempre in alternanza con Rovigo, dominarono la scena a cavallo degli anni cinquanta e sessanta.

Nel 1970 la squadra vinse la sua prima Coppa Italia poi, per il resto del decennio, il rugby italiano vide il dominio del Petrarca, formazione padovana che insieme a Rovigo e alla stessa Treviso ha costituito storicamente il cosiddetto “triangolo del rugby” italiano.

Nel 1978 il Treviso, sponsorizzato Metalcrom, si aggiudicò per la seconda volta nella sua storia il campionato. Tra i protagonisti di quella vittoria, l’apertura Oscar Collodo e il pilone Guido Rossi, il primo futuro allenatore del club negli anni novanta, ed entrambi internazionali per l’Italia alla Coppa del Mondo di rugby 1987. Rossi e Collodo furono i primi di un gran numero di giocatori a essere forniti dal club alla Nazionale durante le Coppe del Mondo a venire.

Sempre nel 1978 avvenne la svolta societaria che caratterizzò la politica sportiva del club e lo trasformò nella società più vincente della storia recente del rugby italiano: la famiglia Benetton, nota per i suoi marchi di abbigliamento, divenne sponsor del club e, successivamente, lo acquisì, trasformandone la ragione sociale in Benetton Rugby Treviso. Alla presidenza del club fu confermato Arrigo Manavello, sotto la cui dirigenza la squadra aveva vinto lo scudetto.

Il primo scudetto del nuovo corso societario giunse nel 1982/83, dopo due terzi posti consecutivi e un secondo posto; a metà decennio arrivarono a Treviso giocatori di valore quali i neozelandesi John Kirwan e Craig Green, destinati a diventare campioni del mondo con la maglia degli All Blacks, che insieme ai numerosi nazionali italiani in squadra (Stefano Bettarello, Gianni Zanon, “Lello” Dolfato), dal 1986 al 1993 disputarono sette finali scudetto consecutive, vincendone due; furono, quelli, gli anni della rivalità con l’Amatori Milano, dapprima sponsorizzato Mediolanum e poi, definitivamente entrato nell’orbita societaria di Silvio Berlusconi, rinominato Milan Rugby. A guidare la squadra nel decennio, nomi come Roy Bish e Pierre Villepreux, entrambi già C.T. della Nazionale italiana (e Villepreux anche di quella francese).

Nel 1982 fu anche inaugurata una vasta area di più di 200.000 metri quadri, “La Ghirada”, situata nell’immediata periferia di Treviso. Nata come “città dello sport” e attualmente sede sociale di tutte le società sportive del gruppo Benetton, essa è attrezzata per diverse attività tra cui pallacanestro, pallavolo, golf, nuoto e ginnastica.

Dopo una semifinale persa nel 1994, la coppia Oscar Collodo-Gianni Zanon che guidò la squadra per il triennio successivo giunse ad altre tre finali scudetto consecutive, tutte contro il Milan, le prime due perse, la terza vinta, con in squadra elementi come Giovanni Grespan, Alessandro Troncon, Mark Giacheri, Francesco Mazzariol e soprattutto Ivan Francescato, che in azzurro fu anche tra i protagonisti della prima, storica vittoria contro la Francia nel 1997 e scomparve prematuramente nel 1999.

In quel periodo il club aveva cambiato ragione sociale ed era diventato una società a responsabilità limitata, nonché parte di un gruppo sportivo più ampio che aveva inglobato il basket (Pallacanestro Treviso), la pallavolo (Sisley) e, per un periodo, anche la Formula 1 (la scuderia automobilistica Benetton Formula, due volte campione del mondo nel 1994 e 1995 con Michael Schumacher). Dal 1997 Amerino Zatta è il presidente del club in sostituzione di Manavello che in quell’anno lasciò la carica.

Dal 1995 presente nelle Coppe Europee (fin dalla prima edizione a inviti della Heineken Cup), nell’ultimo decennio la squadra ha consolidato il suo primato nazionale, raggiungendo la quota di 13 scudetti nel 2007, raggiungendo in altre tre occasioni la semifinale e un’altra la finale (nel 2008, persa contro il Calvisano).

La squadra è stata guidata dal suo ex giocatore Craig Green dal 2002 al 2007; dal maggio 2007 il tecnico è il sudafricano Petrus François Smith, detto “Franco”, che già giocò per il club nel triennio dal 2002 al 2005.

A far parte dell’attuale staff societario nomi che da giocatori hanno scritto la storia recente del club: Franco Properzi, già Amatori e poi Benetton dal 1998 al 2004, Sergio Zorzi, allenatore della squadra Under-19, Giovanni Grespan, allenatore delle giovanili e dirigente responsabile ai corsi.

Oltre ai titoli della prima squadra (ai 13 scudetti vanno sommate 3 Coppe Italia e una Supercoppa), il Benetton Treviso vanta 10 scudetti Under-21 (il primo nel 1950, il più recente nel 2006), 6 scudetti Under-18 (primo nel 1979, il più recente nel 2003) e 7 scudetti Under-16 (il primo nel 1978, il più recente nel 2003).

Tra i nomi che il club attualmente fornisce alla nazionale maggiore figurano Robert Barbieri, flanker, Alberto Sgarbi, ala/estremo, Simon Picone, mediano di mischia, e Andrea Marcato, apertura che a tutto il 2008 ha realizzato 55 punti in 11 test match.

Dal 1984 il Benetton Treviso ha anche una divisione femminile, le cui atlete sono note con il nome di Red Panthers (Pantere Rosse): la squadra, dal 1985 al 2003, ha vinto 19 campionati italiani consecutivi, e vanta in totale 21 titoli, avendo vinto lo scudetto anche nel 2005/06 e 2007/08.

Il colore dell’uniforme principale di gioco è quello del marchio Benetton: maglia a strisce orizzontali verdi e bianche e, a completare la tenuta, pantaloncini bianchi e calzettoni verdi. La seconda tenuta, utilizzata nelle gare di campionato, è di colore rosa con inserti bianchi che corrono lateralmente, dalla manica fino al fondo della maglia; esiste anche una terza tenuta, utilizzata nelle gare europee, di colore intermedio tra il giallo e il lime, che presenta sempre gli inserti bianchi analoghi alla maglia rosa. Per tali due ultime tenute, pantaloncini e calzettoni sono bianchi.

La squadra femminile adotta invece una tenuta che nel disegno è uguale a quella della prima squadra maschile, ma che adotta strisce rosse al posto di quelle bianche. I pantaloncini sono bianchi e i calzettoni sono verdi, della stessa tonalità di quello delle strisce delle maglie.

Il simbolo della squadra maschile è un leone, che richiama il noto Leone di san Marco, antico simbolo della Serenissima e attualmente presente nello stemma del Veneto e di molte amministrazioni comunali e provinciali di quella Regione.

Il simbolo della squadra femminile, come suggerisce lo stesso nome, è una pantera (altro nome del leopardo).

L’impianto interno del Benetton Treviso è lo Stadio Comunale di Monigo, situato nella località omonima a circa 4 km. a nord-ovest del centro di Treviso. Esso è lo stadio di casa della squadra dal 1973.

Può ospitare 6.700 spettatori; di essi, 3.700 possono trovare posto nella tribuna centrale, coperta.

Il Benetton divide l’impianto con l'altra squadra di rugby di Treviso, il Tarvisium.

Sono di seguito elencati alcuni tra i giocatori più rappresentativi della storia del club; non vi figurano quelli della rosa attuale, bensì quelli che vi hanno militato in passato e attualmente giocano altrove, oppure che hanno cessato l’attività.

Di quelli elencati, due sono scomparsi prematuramente. Si tratta di Raffaele “Lello” Dolfato (1963-1997), flanker che militò per tutta la sua carriera, dal 1981 al 1994, nel Benetton e partecipò alla Coppa del Mondo di rugby 1987 in Australia e Nuova Zelanda e che morì in un incidente stradale fuori Treviso, e del citato Ivan Francescato (1967-1999), tre quarti centro campione d’Europa con la Nazionale italiana nel 1997, titolare nelle Coppe del Mondo 1991 (Inghilterra) e 1995 (Sudafrica). morto ancora in attività a 32 anni a causa di una malformazione cardiaca.

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Provincia di Treviso

Il logo della Provincia di Treviso

La Provincia di Treviso è una provincia del Veneto di circa 875 mila abitanti.

Confina a nord con la Provincia di Belluno, a est con il Friuli-Venezia Giulia (Provincia di Pordenone), a sud con la Provincia di Venezia e la Provincia di Padova, a ovest con la Provincia di Vicenza. È la 17esima provincia più popolata d'Italia e la 14esima più densamente popolata, nonché una con il maggior aumento demografico degli ultimi anni.

Il suo territorio coincide con l'antica Marca Trevigiana (nel suo significato più ristretto).

Gran parte della provincia è pianeggiante, ma la fascia settentrionale è caratterizzata dalla presenza di rilievi collinari. Lungo il confine con la provincia di Belluno si può parlare addirittura di montagna, con massicci che sovente superano i mille metri (compresi nelle Prealpi bellunesi). Le cime più elevate sono il Monte Grappa (1775 m, condivisa con le provincie di Vicenza e Belluno) e il Col Visentin (1764 m, pure questa presso il confine con Belluno). Peculiare è il Montello (385 m), collinetta isolata che sorge nella media provincia, ben distinta dalle Prealpi, che si allunga da Montebelluna a Nervesa della Battaglia.

La provincia di Treviso è una zona assai ricca di acque, specialmente l'area medio-bassa, dove sono frequenti le risorgive (localmente dette fontanassi). Tra i fiumi di risorgiva più importanti è da ricordare il Sile che nasce a Casacorba, nel comune di Vedelago, e che caratterizza il centro storico di Treviso. Ma il fiume principale è senza dubbio il Piave caratterizzato, per la maggior parte del suo corso, dal largo letto ghiaioso. Altri corsi d'acqua degni di nota sono il Livenza, il Monticano e il Meschio.

Nella zona delle prealpi sono da ricordare anche alcuni specchi d'acqua, in particolare il Lago Morto (in Val Lapisina, a nord di Vittorio Veneto), il Lago di Lago e il Lago di Santa Maria (entrambi nel comune di Revine Lago).

Quella di Treviso è una delle provincie italiane con la più alta percentuale di extracomunitari: il 31 dicembre 2007 si contavano 87.976 stranieri regolari su una popolazione di 869.534 unità (10,1% del totale); dei nati, il 21,8% erano stranieri. Nell'ultimo anno la popolazione straniera è aumentata di 10.029 unità (+12,9%)e una buona parte dell'incremento è dovuta all'elevato tasso di natalità (2.055 nati, il 24,8‰). Nella maggior parte dei comuni gli stranieri rappresentano 8-13% delle intere popolazioni, in linea quindi con la media provinciale. Si osservano tuttavia alcune eccezioni: da una parte Fonte, Possagno e Crespano del Grappa mostrano valori rispettivamente del 18,8, 18,4 e 18,1%; dall'altra Refrontolo, Monfumo e San Pietro di Feletto hanno il 3,4, 3,7 e 3,9%.

Sezione in allestimento. Nel frattempo si possono visitare le pagine suggerite.

Abitata fin dall'epoca preistorica, la zona fu insediata in epoca più recente dai Paleoveneti, che qui vi fondarono vari insediamenti tra cui Oderzo (allora doveva chiamarsi Opterg), Montebelluna, Asolo e Treviso. Sulle colline a nord, ad esempio presso Vittorio Veneto, dovevano essersi stanziate popolazioni celtiche.

Con l'arrivo da sud dei Romani le città paleovenete iniziarono a passare pacificamente sotto l'Impero Romano, transizione conclusasi intorno alla metà del I secolo a.C. con l'elevazione di Treviso, Oderzo e Asolo (in lingua latina rispettivamente Tarvisium, Opitergium e Acelum) a municipia romani. La regione in epoca romana fece parte della Regio X Venetia et Histria.

Già intorno al 50 sarebbe iniziata la diffusione del Cristianesimo, secondo la tradizione per opera di San Prosdocimo di Padova. Nei secoli successivi, i tre municipi già citati divennero sedi vescovili.

Con la caduta dell'Impero Romano, tutto il Veneto fu colpito dalle invasioni barbariche: vi giunsero, in particolare, i Goti, gli Eruli, e gli Unni di Attila, questi ultimi responsabili delle distruzioni nelle maggiori città. Più tardi, fu la volta dei Longobardi, il cui arrivo fu descritto da Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum. La successiva decadenza di Oderzo e Altino favorì non solo lo sviluppo dei centri della laguna di Venezia, come è ben risaputo, ma anche degli abitati più interni e meglio difendibili, ad esempio Ceneda, Serravalle, Conegliano e la stessa Treviso, fino a quel momento centro di importanza secondaria. In generale, tuttavia, l'attuale provincia subì un notevole spopolamento a vantaggio dei centri litoranei, con la conseguente decadenza del territorio: già bonificato e intensamente coltivato in età romana, l'agro si ricoprì di boschi e paludi. Verso la fine del millennio, però, le potenze imperiale ed ecclesiastica si interessarono al recupero della zona fondando numerosi monasteri.

Tra il VI e l'VIII secolo l'Italia intera fu teatro delle guerre per il predominio nel paese tra l'Impero bizantino erede dell'antico Impero Romano e i Longobardi. In particolare, l'entroterra veneto divenne dominio di questi ultimi, a differenza del litorale, che rimase sotto il controllo dell'Esarcato di Ravenna. Riguardo ai Longobardi, è da ricordare l'istituzione dei ducati di Treviso e di Ceneda.

Nel medioevo l'importanza di Treviso crebbe a tal punto che con il termine "Marca trevigiana" si indicherà un territorio ben più vasto di quello dell'attuale provincia.

Dopo l'anno 1000 anche qui inizierà l'età feudale, con la nascita di tante piccole autorità locali religiose (i vescovi di Ceneda e Treviso) e civili, con la comparsa sulla scena di famiglie latifondiste come i Caminesi, i Collalto, i Tempesta e i Camposampiero, che si scontreranno tra di loro e contro le autorità imperiali germaniche Sacro Romano Impero. Frattanto, nei centri maggiori si vennero a formare governi di tipo comunale, i quali affiancarono o sostituirono le istituzioni nobiliari ed ecclesiastiche.

All'inizio del XIII secolo saranno i Da Romano, una famiglia proveniente dal vicentino, ad ottenere la supremazia instaurando la propria signoria su Treviso, e lo stesso faranno i Da Camino alla fine del secolo. Più tardi saranno invece i Collalto, gli Scaligeri e i Carraresi ad emergere fino a quando l'ormai potente Repubblica di Venezia, desiderosa si aumentare il proprio dominio sull'entroterra veneto, inizia un'intensa guerra di conquista e la Marca trevigiana è la prima a farne le spese (1380), per ovvi motivi geografici. Già nel 1339 Treviso e il suo territorio si sottomettono spontaneamente alla Serenissima. Dopo la parentesi austriaca e Carrarese, nel 1388 vi ripassa definitivamente.

Il periodo sotto Venezia non fu particolarmente intenso per la Marca, che visse un periodo di pace e relativo benessere (specie dopo la guerra mossa dalla Lega di Cambrai). Treviso fu dotata di una possente cinta muraria ma al contempo la Serenissima provvide a distruggere gran parte dei castelli che sorgevano numerosi in tutta la Marca, perché non servissero come basi per eventuali rivolte. Le risorse naturali e agricole furono intensamente sfruttate, in particolare i vasti boschi servirono per far fronte all'imponente fabbisogno di legno di Venezia, cosa comunque efficacemente regolata e controllata.

Con la caduta della Repubblica, la Marca passò ai francesi di Napoleone Bonaparte (1797), ricordati soprattutto per la chiusura di monasteri e altre opere pie e per aver depredato chiese e palazzi di preziosissime opere d'arte.

Dopo una serie di passaggi Tra Austria e Francia, a cui conseguirono anche alcuni scontri bellici, Treviso passò definitivamente agli Austriaci nel 1815.

Treviso divenne allora capoluogo di provincia del Regno Lombardo-Veneto. La popolazione, mossa anche dal clima di patriottismo che aveva investito l'Europa, fu molto insofferente verso gli Austriaci, sebbene responsabili della realizzazione di numerose opere pubbliche (strade, ferrovie) e fautori di un'amministrazione considerata dagli storici equa nei confronti dei Veneti.

Nel 1866 avviene il passaggio del Veneto al Regno d'Italia.

Durante la "grande guerra" la provincia di Treviso fu zona di confine e teatro dell'ultima, decisiva battaglia, tenutasi lungo le rive del Piave. L'armistizio fu firmato a Ceneda, che per questo diventerà Vittorio Veneto, mentre il Piave diventerà "fiume sacro alla Patria".

Durante la seconda guerra mondiale il trevigiano fu teatro di aspri scontri tra fascisti e partigiani, con crimini e stragi sommarie perpetuati da entrambe le parti in causa.

Il 7 aprile 1944 gli americani compirono un inutile bombardamento della città di Treviso, che fece un migliaio di vittime e distrusse l'80% del patrimonio edilizio della città.

Nel dopoguerra la provincia di Treviso vedrà due massicce fasi di sviluppo economico: il primo a partire dalla fine degli anni '50, interesserà l'intero paese (il cosiddetto boom economico), il secondo, iniziato alla fine degli anni '70 interesserà soltanto il Triveneto, e per le sue particolari caratteristiche verrà chiamato "il miracolo del Nordest".

Viste le ricchezze naturali e paesaggistiche che vanta, nella provincia di Treviso sono presenta molte aree protette di diversa tipologia. Nel complesso, si estendono su circa 49.000 ha di territorio per quanto riguarda le sole zone S.I.C. e Z.P.S., ma la superficie raggiunge i 91.000 ha contando tutte le aree protette (quasi il 40% dell'intero territorio). In questo senso, l'istituzione più significativa è il Parco Regionale del Sile (4.159 ha) che, comprendendo tutto il corso del fiume sino alla Laguna Veneta, tocca anche le provincie di Padova e di Venezia. Altre piccole aree protette si trovano sull'altopiano del Cansiglio: sono la Riserva naturale integrale Piaie Longhe-Millifret (129,7 ha condivisi con la provincia di Belluno) e la Riserva Statale Campo di Mezzo-Pian di Parrocchia (667 ha). Interessante notare che sono 22.000 gli ettari di foreste protetti, cioè quasi la metà delle risorse boschive della provincia.

Donnola, Ermellino, Tasso, Faina, Martora, Gatto selvatico (occasionale), Orso bruno (occasionale), Sciacallo dorato (occasionale), Volpe, Cinghiale (introdotto), Cervo, Capriolo, Muflone (introdotto), Camoscio (reintrodotto).

La provincia di Treviso è assai povera di castelli medievali in quanto, con la conquista della Serenissima, quest'ultima decise di distruggere la maggior parte dei fortilizi: essi potevano servire da basi per insorti, ma erano anche l'ultima testimonianza, da cancellare, del vecchio potere feudale; inoltre, i castelli, ormai inutili, potevano essere riutilizzati come "cave" da cui attingere materiale di recupero.

I pochi castelli e ruderi rimasti sono sopravvissuti perché ancora proprietà di famiglie feudatarie dipendenti da Venezia, oppure perché l'opera di "smantellamento" a cui si è appena accennato non fu terminata.

Per quanto riguarda la pianura, restano solo i ruderi di una torre del castello di Rai, in comune di San Polo di Piave (X secolo) e un'altra a Casale sul Sile (quest'ultima, perfettamente conservata, è ora parte di una villa privata). Da ricordare, però, le cittadine fortificate di Castelfranco Veneto e Portobuffolè, nate come fortilizi e infine evolutisi in veri e propri centri abitati. Discorso a parte per quanto riguarda la stessa Treviso, città murata.

Più frequente la presenza nell'area collinare, sotto Venezia amministrata, almeno nominalmente, dai Collalto e dai Brandolini. I primi possedevano due castelli in comune di Susegana: quello detto di San Salvatore, è quello meglio conservato; del secondo, nella frazione Collalto, restano la torre principale e tratti delle mura. Ai Collalto apparteneva anche il complesso delle torri di Credazzo, in comune di Farra di Soligo, più volte saccheggiato e quindi caduto in rovina. Dei Brandolini era invece il Castelbrando a Cison di Valmarino il quale, cessate le sue funzioni militari, fu adattato a dimora patrizia secondo lo stile delle ville venete. Anche Conegliano è sovrastata da una bastia, in parte rimaneggiata se non demolita. Conserva le fattezze originali una delle due torri rimaste, oggi sede di un museo. A Vittorio Veneto si possono ammirare due fortilizi: a Ceneda si trova il castello di San Martino, da secoli sede vescovile; a Serravalle è ubicato invece una costruzione di origini romane, poi ampliata nel medioevo e in parte demolita nel Settecento; restano tratti delle mura e altre strutture esterne. Nella vicina Cordignano vi è il Castelat, un castello caminese devastato dai Turchi. Ad Asolo sono conservati due bastie: la prima, il palazzo del Pretorio è di origini medievali, ma fu radicalmente modificata per divenire residenza della nota Caterina Cornaro; la seconda è la rocca, imponente costruzione di cui restano quasi intatte le mura. Infine, in località Sopracastello di San Zenone degli Ezzelini, resta la torre di un antico castello degli Ezzelini.

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