Trento

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Tags : trento, trentino-alto adige, italia

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Trento

Panorama di Trento

Trento /ˈtrɛnto/ (in dialetto trentino Trènt, in tedesco Trient) è una città, capoluogo dell'omonima provincia (ovvero del Trentino) nonché della regione Trentino-Alto Adige, il cui comune conta 112.637 abitanti.

La città è situata sul fondovalle dell'Adige, 55 km a sud di Bolzano e 100 km a nord di Verona. A occidente è dominata dal Monte Bondone (Cima Palon 2.090 m s.l.m.), a nordovest dalla Paganella (2.125 m s.l.m.), a nordest dal Monte Calisio (1.096 m s.l.m.), a est dalla Marzola (1.738 m s.l.m.) e a sudest dalla Vigolana (Becco di Filadonna, 2.150 m s.l.m.). Vi è ubicata la stazione meteorologica di Trento; la città fu la più colpita dalla "nevicata del secolo".

La città di Trento rappresenta il centro un'area urbana compresa longitudinalmente tra Mezzolombardo e Rovereto e dilatata ad est verso la Valsugana, oltre il comune di Pergine.

Trento presenta estreme diversità territoriali e di popolazione. La popolazione comunale non è presente solo in città, ma anche in numerosissimi centri sparsi (sobborghi), estremamente diversi l'uno dall'altro e che conservano ancora una propria identità che sia urbana, paesana, rurale o montana. La città antica conta 80.000 abitanti (ottobre 2004). Il comune corrisponde all'agglomerato urbano, al quale è talvolta incluso quello di Lavis. Le altre località confinanti sono separate per motivi orografici.

Tra i sobborghi, quello più popoloso è Gardolo (a nord della città, 12 449 abitanti la circoscrizione), mentre quello meno popolato è Sardagna (solo 1 106 abitanti). La maggioranza dei sobborghi è distribuita sul fondovalle dell'Adige o sulle colline a est della città, mentre il paesino di Sardagna, posto a ovest è situato su un piano roccioso a 560 metri s.l.m. ed è collegato al fondovalle da una piccola funivia; i paesi del Bondone sono invece situati tra i 490 metri s.l.m. di Vigolo Baselga e i 1 650 metri di Vason e fanno tutti parte della stessa circoscrizione comunale.

La vastità del territorio comunale fa derivare quindi una densità di popolazione non caratteristica di città compatte e a forte concentrazione di popolazione (668 ab./km² contro, per esempio, i 1 869 ab./km² di Bolzano).

Trento mantiene un legame molto stretto con la montagna, in particolare con il Monte Bondone, chiamato anche l'Alpe di Trento, parte del territorio comunale è raggiungibile in poco tempo dal centro cittadino tramite la strada provinciale.

Presso la conca delle Viote del Bondone è possibile visitare il Centro di Ecologia Alpina e il giardino botanico, nonché iniziare l'escursione verso la Riserva Naturale Integrale delle Tre Cime del Bondone, (Cornet, Dos d'Abramo e Cima Verde).

Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a 1,6 °C, mentre quella del mese più caldo, luglio, è di +22,4 °C.

Le precipitazioni medie annue superano i 900 mm, distribuite mediamente in 88 giorni, con un picco nella tarda primavera e in estate ed un minimo relativo invernale .

In realtà il nome è ben più vecchio e di origine Retica. Il toponimo deriva infatti da trent, ovvero triforcazione (dovuta a causa del letto irregolare del fiume Adige).

Nonostante tutto la tradizione latina ha avuto la meglio, al punto che sul vecchio municipio si legge ancora l'iscrizione latina Montes argentum mihi dant nomenque Tridentum (i monti mi danno l'argento e il nome di Trento), dovuta a Fra Bartolomeo da Trento († 1251).

Secondo alcune teorie, Trento (Tridentum) si sarebbe sviluppata su un precedente insediamento retico di fondovalle. E' inoltre probabile la presenza di un antico castelliere retico sul Doss Trento, forse utilizzato anche dai Romani dopo la conquista, uno dei primi nuclei urbani della città. E' ragionevole ritenere che la Valle dell'Adige, in quanto via di comunicazione nord-sud di primaria importanza, abbia favorito frequenti scambi culturali con le altre popolazioni pre-romane, come i Veneti, gli Etruschi e i Galli.

La conquista romana del Trentino avvenne nel corso del I secolo a.C. Trento, sorta già prima della conquista come accampamento militare romano (castrum), venne battezzata Tridentum ('città dei tre denti'), forse perché nei pressi della città sorgono proprio tre colli vagamente assomiglianti a tre denti. La città divenne municipium tra il 50 e il 40 a.C.

In periodo augusteo, con l'Impero impegnato in una serie di operazioni militari nell'arco alpino, il ruolo strategico della città crebbe. Trento si sviluppò a partire da una pianta quadrangolare, delimitata da un lato dal fiume Adige, dagli altri tre lati da mura e fossati, con torri quadrangolari e porte per l'accesso; la principale, Porta Veronensis, era gemina, con due torri circolari ai lati. Le vie cittadine si svilupparono in maniera ordinata, parallelamente all'impianto del cardo e del decumano secondo i principi dell'urbanistica romana. Tridentum era dotata di tutte le infrastrutture tipiche di un importante centro romano: erano presenti un foro, un anfiteatro, delle terme, un porto fluviale, un acquedotto proveniente dalle colline orientali per l'approvvigionamento idrico e una zona adibita alle sepolture all'esterno delle mura, oltre ad abitazioni (ville) e infrastrutture all'esterno della cinta muraria. Tridentum era inoltre un importante snodo viario, per la presenza nel suo territorio della Via Claudia Augusta(principale via militare verso il nord), nelle sue diramazioni della Claudia Augusta Padana e della via Claudia Augusta Altinate, che collegava la città con il Veneto passando per la Valsugana.

Nonostante la difficile situazione politica venutasi a creare con la decadenza dell'Impero, Trento rimase anche nel IV e nel V secolo il centro economico, commerciale e militare della regione.

Attorno alla metà del IV secolo venne istituita la cattedra vescovile, affidata al primo vescovo di cui si conosce solo il nome, Giovino (Iovinus). L'istituzione della diocesi tridentina rappresentò un passaggio importante, perché la figura del vescovo cercò sempre di garantire alla città sicurezza e unità, nonostante le continue incursioni straniere. Il terzo vescovo di Trento, successore di Giovino e Abbondanzio, fu un patrizio romano, Vigilio. Egli cercò di accelerare l'evangelizzazione del Trentino, di stabilire solidi legami con l'esterno in particolare con Ambrogio e la Chiesa milanese, di cui Trento era inizialmente suffraganea. La figura di Vigilio rappresentò la prima grande guida della Chiesa tridentina (che nei secoli successivi assumerà su di sé anche i poteri laici) e morì in Val Rendena, divenendo patrono della città e oggetto di venerazione in tutto il territorio della regione.

Nel VI secolo Trento venne occupata dai Goti, guidati da Teodorico. In una lettera, il re goto, secondo quanto riportato da Cassiodoro, invitò la città veneta di Feltre a collaborare con il municipio tridentino per la costruzione di un nuovo centro urbano, probabilmente da edificare nella Bassa Valsugana, che in realtà non venne costruito. Secondo alcuni storici, di questo episodio, risalente al 523-526, rimane traccia nella tradizione popolare cittadina, attraverso la disfida dei Ciusi e dei Gobj che si svolge ogni anno durante le feste vigiliane, nella quale i Ciusi (a rappresentare le genti feltrine) cercano di conquistare la polenta difesa dai Gobj (i trentini) e dalle strozzere, contadine armate.

La città e l'itero territorio trentino furono conquistati dai Longobardi attorno al 568-569. In seguito i Franchi e i Baiuvari si impegnarono in continue incursioni e spedizioni militari nel territorio del Trentino-Alto Adige. Per cercare di preservare la città e di trovare un compromesso fra Longobardi e Franchi, il vescovo di Trento Agnello (577-591) si rese protagonista di una serie di iniziative di pace tra i popoli, impegnando anche finanziariamente la diocesi per il riscatto dei prigionieri fatti dai Franchi. A seguito di ciò si rafforzò la dominazione longobarda che organizzò un Ducato di frontiera con capitale a Trento e retto per primo dal duca Evino († 595). Con i Longobardi venne stabilita per la prima volta l'area di influenza sulla quale si estendeva il potere della città, il Tridentinum Territorium, che si estendeva fino a sud di Merano, compresa la città di Bolzano. Solo i territori più a nord dell'Alto Adige non erano soggetti all'autorità del duca di Trento e rimanevano in mano ai Franchi e ai Bavari. A Evino succedette Gaidoaldo che riuscì a espandere il ducato verso ovest, occupando l'intera Valsugana e le valli del Cismón. In seguito il Ducato di Trento perse la sua autonomia e divenne probabilmente un territorio dipendente direttamente dalla corona longobarda.

Nel 982 Trento venne inglobata dagli Ottoni nel Sacro Romano Impero Germanico.

Nel 1027 (o 1004) l'imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II creò il Principato vescovile di Trento, istituzione che resistette fino al periodo napoleonico. Il territorio del Principato però non coincideva del tutto con quello dell'attuale provincia di Trento: alcune zone, specialmente quelle poste nell'attuale Alto Adige, erano oggetto di disputa con i conti del Tirolo, altre gravitavano nell'orbita delle città venete (Primiero, bassa Valsugana, rivano). I Tirolo - anche in seguito al passaggio della contea agli Asburgo, nel 1363 - tentarono per secoli e con successi alterni di sostituirsi al vescovo nella sovranità sul Principato, spesso mediante usurpazioni e azioni violente. Per Trento iniziò un lungo periodo di relativa stabilità politica, nonostante le pressioni esterne esercitate dalla nobiltà tirolese. Il Principato segnò la storia della città per otto secoli, con il susseguirsi al suo vertice di 51 principi-vescovi.

La città fu intorno al 1200 un centro minerario (soprattutto argento, proveniente dal Monte Calisio) di discreta importanza, tanto che emanò il primo statuto minerario dell'arco alpino, dovuto al principe vescovo Federico Vanga. Nel 1407 Rodolfo Belenzani fu a capo di una rivolta dei cittadini, i quali insorsero contro l'oppressione del principe vescovo Giorgio di Lichtenstein e governarono Trento per un paio di anni. Trento divenne famosa a livello internazionale per il Concilio (1545-1563), col quale ebbe inizio la Controriforma. Il XVI secolo fu uno dei periodi di maggior splendore per il capoluogo trentino. A capo del Principato i cardinali Bernardo Clesio e Cristoforo Madruzzo, importanti figure di mecenati, trasformarono l'impianto urbanistico di Trento secondo i principi rinascimentali, ristrutturando e edificando nuovi edifici e chiese.

Nel 1816 Trento e tutta la sua attuale provincia vengono definitivamente annesse all'Impero Asburgico. Durante tutto il XIX secolo Trento fu oggetto di trasformazioni di notevole rilevanza. Fra queste va ricordata la costruzione della Ferrovia del Brennero, che collegava Verona con l'Impero Asburgico. Altri eventi rilevanti furono lo spostamento del corso del fiume Adige dal suo secolare alveo che attraversava la città medievale e la costruzione di palazzi di grande prestigio sedi di scuole pubbliche, caserme, del Palazzo di Giustizia e della Banca Austro-Ungarica.

A partire dal 1870 si svilupparono a Trento una serie di correnti, movimenti e circoli politici che cercavano di difendere l'italianità della città dai tentavi di germanizzazione portati avanti dai settori più nazionalisti del Tirolo tedesco, come il movimento del Tiroler Volksbund (costituitosi a Vipiteno nel 1905). Nel 1886 si decise di innalzare un monumento in città al massimo poeta italiano, Dante Alighieri. Gli esponenti più radicali non si limitarono a chiedere l'autonomia politica e culturale di Trento e del Trentino, ma ne auspicavano la rapida annessione al Regno d'Italia. Come riportato nel resoconto dei colloqui da lui avuti a Roma nel 1915 con il Ministro degli Esteri del regno d'Italia, Alcide De Gasperi, rappresentante trentino al parlamento imperiale di Vienna, convenne che la maggioranza dei Trentini non sarebbe stata favorevole ad un'annessione all'Italia. Durante la prima guerra mondiale Trento fu dichiarata città fortezza (Fortezza di Trento) e divenne il caposaldo del fronte meridionale austro-ungarico. La città era coronata da una rete formidabile di forti difensivi che ancor oggi sono visibili ed in parte visitabili. Alla fine dell´anno 1915 la Fortezza di Trento era il più grande e il più potente caposaldo del Fronte, la maggior parte del sistema difensivo era celato sotto la roccia. Anche queste fortificazioni sotterranee sono in gran parte visitabili. L´ideatore della nuova Fortezza di Trento che venne costruita in meno di un anno con l´impiego di migliaia di operai e soldati e con grande partecipazione della popolazione era il maggiore generale Steinhardt.

Il primo conflitto mondiale rappresentò per Trento, come per il resto della zona di confine, una tragedia di proporzioni immani, caratterizzata dall'evacuazione della maggior parte della popolazione. In questo contesto rimane il dubbio circa le fotografie della "popolazione in festa" che accolse l'arrivo delle truppe italiane il 4 novembre 1918, visto che di Trentini in città non ne erano rimasti molti, data appunto l'evacuazione.

Trento, congiuntamente al resto della contea principesca tirolese a sud dello spartiacque alpino passò all'Italia nel 1919, alla fine della prima guerra mondiale.

L'annessione all'Italia rappresenta un periodo molto difficile per la città, in particolare dal punto di vista dell'integrazione economica nell'ambito del Regno d'Italia. Il fascismo pose fine all'autonomia che la città aveva avuto fino a quel momento: nel 1923 il consiglio comunale fu sciolto dal governo dopo che il sindaco Giovanni Peterlongo, liberale eletto l'anno precedente, si dimise assieme al suo gruppo in seguito alle pressioni ricevute (Peterlongo fu quindi nominato commissario prefettizio, incarico che mantenne fino al 1926). Per l'ottenimento dell'autonomia amministrativa ed economica si dovrà aspettare fino alla fine del secondo conflitto mondiale.

La storia della città nel XX secolo coincise per lo più con quella della provincia e della regione. "Via da Trento" nella sua accezione tedesca di "Los von Trient" divenne il motto del movimento per l'autonomia provinciale del Sudtirolo a partire dalla famosa grande manifestazione di massa svoltasi a Castel Firmiano / Sigmundkron, alle porte di Bolzano il 17 novembre 1957.

Lo stemma del Comune di Trento raffigura un'aquila spiegata di nero, rostrata, armata e munita sulle ali di due gambi trifogliati d'oro, linguata e cosparsa di fiammelle di rosso come descritto nel Decreto di riconoscimento del 6 maggio 1930. L'aquila di San Venceslao, che rispetto all'originale ha subito col passare dei secoli alcune modifiche, è lo stemma ufficiale di Trento dal 1407 (anno dell'insurrezione di Rodolfo Belenzani); anche se il Re Giovanni di Lussemburgo donò il simbolo della città molto prima, precisamente a Bratislava nell'anno del Signore 1339 (come si desume dal testo della concessione dello stemma di S. Venceslao al vescovo e alla chiesa trentina). Appena tre anni prima, nel 1336, Carlo di Boemia figlio maggiore del re Giovanni di Lussemburgo, si era insediato nel castello di Tirolo quale reggente in vece del fratello minore che nel 1330 si era sposato con Margherita di Maultasch, contessa di Tirolo. Carlo di Boemia aveva portato con sé il cancelliere Nicolò da Bruna che nel 1338, grazie all'influente appoggio di re Giovanni, venne nominato vescovo di Trento. In questo modo fu possibile alla Casa di Boemia assicurarsi la completa fedeltà e sottomissione del Principato trentino. Il 9 agosto 1339, per ricompensare il principe vescovo dell'amicizia sempre dimostratagli, re Giovanni volle concedere, a Nicolò ed ai suoi successori sulla cattedra di San Vigilio, lo stemma di San Venceslao.

Il gonfalone del comune di Trento è un drappo di tessuto di colore bianco, al cui centro troneggia l'aquila di San Venceslao. Sotto di essa vi trova posto l'iscrizione a lettere maiuscole dorate: «Comune di Trento».

La bandiera è composta da tre strisce orizzontali della stesssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssa dimensione (drappo interzato in fascia), le due più esterne giallo e la centrale blu, con al centro uno scudo bianco che ospita un'aquila nera con le ali spiegate e cosparsa di fiammelle, l'aquila di San Venceslao. Ovvero lo stesso scudo che è presente nello stemma del comune di Trento.

Trento è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare 16 aprile 1976 per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

Trento è stata anche insignita del titolo Città alpina dell'anno 2004.

Altre chiese si trovano all'interno dei Seminari di Trento, ex Seminari e scuole private Cattoliche.

Interessanti le numerose case affrescate di piazza Duomo e in altre vie delle città.

La città di Trento inoltre possiede altre fontane, ma, di minor interesse artistico. Tra queste la fontana di port'acquila, la fontana del parco davanti al tribunale, le 3 fontane nel parco di san Marco, la fontana dietro alla torre del massarello, la fontana in piazza Santa Teresa Verzeri.

Essendo Trento di origine romana e situata su un importante via miltare è lecito supporre l'esistenza di alcuni ponti che attraversano il fiume Adige e il torrente Fersina, situato a sud della città da dove veniva la via militare. Di questi ponti fino ad ora non è stata trovata traccia, ne è dato sapere se erano di muratura, di legno o costruiti con delle barche.

Stesse considerazioni si possono applicare ai ponti di origine medioevale. Antiche mappe della città riportono l'esistenza di un ponte, chiamato ponte coperto, che attraversava l'Adige all'altezza di torre Vanga per portare alla chiesa di San Lorenzo; e di un altro ponte situato dove si trova l'attuale ponte dei Cavalleggeri, sopra il Fersina. Quasi sicuramente questi ponti sorgevano dove un tempo sorgevano quelli romani, da quello sul Fersina passava la strada che conduceva in città. Ponte coperto, è stato distrutto quando per opera del governo austriaco è stato deviato il corso del fiume Adige per far posto alla ferrovia.

Ora in città ci sono ponti più recenti.

Questi ultimi due complessi fortificati, anche se non sono di competenza del comune di Trento, sono stati menzionati per la loro posizione di confine.

Di un arco di trionfo romano,invece, non se ne è a conoscenza.

Inoltre è anche visibile una chiesa paleocristiana sul Doss Trento.

A Trento era presente anche un anfiteatro, infatti, sotto l'omonima piazzetta di Trento sono stati trovati frammenti di pavimentazione, mura e gradinate dello stesso. Pezzi di mura di cinta, torri, strade, abitazioni, sono stati trovati inoltre sotto numerosi edifici, strade e piazze di Trento.

Recenti scavi sotto la chiesa di Santa Maria Maggiore stanno portando alla luce un'altra zona della città, infatti, qui era presente l'antica ecclesia che fungeva da cattedrale nei primi secoli del cristianesimo, si ipotizza che sia sorta sopra un antico tempio. Secondo l'urbanistica romana questo edificio sorgeva nella zona pubblica della città, quindi si pensa che in questo luogo era presente il foro di Tridentum. Sempre nel foro sorgevano altri edifici di carattere pubblico. Ulteriori scavi hanno inoltre portato alla luce una torre romana dietro il palazzo della facoltà di sociologia e una villa romana nel luogo dove sorgerà la nuova facoltà di lettere.

A Trento forse sorgeva un tempio dedicato a Nettuno, visto il nome che aveva la città, e perché una leggenda racconta che il dio Nettuno, signore dei mari, risalì in tempi remoti il corso dei fiumi per espandere il proprio dominio sui territori alpini.

La presenza di un arco di trionfo non è certa, anche se i romani li costruivano per festeggiare le loro vittorie su un determinato territorio. Infatti non si sono avuti ritrovamenti archeologici in tal senso e non ci sono neppure documenti che ne proverebbero l'esistenza.

Al 31/12/2005 risiedevano nel comune di Trento 110.142 abitanti (53.195 maschi e 57.847 femmine); il numero di famiglie ammontava 48.093.

La maggioranza dei trentini è di religione cattolica romana, la cittadina è inoltre (dal IV secolo) sede vescovile della Diocesi di Trento ed è suddivisa in 25 parrocchie . A Trento sono anche presenti una comunità evangelica, testimoni di Geova e seguaci di altre confessioni libere come quelli della Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, Chiesa Neo Apostolica e della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni).

A Trento inoltre sono sempre state presenti comunità ebraiche. Con l'immigrazione sono giunte anche fedi di carattere orientale come il Buddismo, l’Induismo, la fede Bah’ai e fedi cristiano-ortodosse. La parte più rilevante tra queste minoranze è però costituita da persone di fede islamica.

L'Università di Trento fu fondata nel 1962 come Istituto universitario superiore di scienze sociali, l'Università statale di Trento è uno dei più prestigiosi atenei medio-piccoli italiani, con una forte vocazione internazionale. Sono presenti le seguenti facoltà: Economia, Giurisprudenza, Lettere e filosofia, Ingegneria, Scienze cognitive (a Rovereto), Scienze matematiche, fisiche e naturali, Sociologia. L'ateneo offre inoltre le scuole di specializzazione post-laurea per le professioni legali e l'insegnamento nelle scuole superiori.

Trento vanta numerose strutture museali e diversi spazi espositivi.

Presso gli ampi ambienti del Castello del Buonconsiglio sono state organizzate le collezioni artistiche provinciali. Importanti le sezioni di arte medievale e moderna (sale del Castelvecchio e del Magno Palazzo). Da segnalare inoltre i materiali archeologici ed etnografici e una raccolta numismatica, nonché le collezioni e le mostre temporanee organizzate ogni anno.

Il Palazzo delle Albere ospita la sezione trentina del Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (MART). Il museo vanta una vasta collezione permanente dell'Ottocento e dei primi del Novecento, fino alla prima guerra mondiale (dal romantico Francesco Hayez al futurista Boccioni) e organizza numerose esposizioni temporanee.

Il Museo tridentino di scienze naturali ha sede in Palazzo Sardagna e presenta una serie di esposizioni sulle scienze naturali e sul paesaggio naturale, strutturate su uno spazio di 21 sale; organizza diverse mostre temporanee.

Il Museo della S.A.T., dedicato alla storia della Società degli Alpinisti Tridentini, è ubicato presso il primo piano del palazzo della SAT di via Manci. Raccoglie un'ampia collezione di foto, documenti e cimeli relativi alle montagne e alla storia dell'alpinismo del Trentino.

Dedicato alla storia (politica, economica, sociale) del Trentino dal XVIII secolo alla conclusione del secondo conflitto mondiale è il Museo Storico in Trento, che conserva un'ampia raccolta bibliografica e archivistica.

Il Museo Diocesano Tridentino ha sede in Piazza Duomo, presso Palazzo Pretorio. Raccoglie il patrimonio di arte sacra dell'Arcidiocesi di Trento e presenta una sezione dedicata al Concilio di Trento.

La collina del Doss Trento ospita il Museo Nazionale Storico degli Alpini, realizzato presso un ex polveriera austriaca. La struttura conserva foto, documenti, cimeli, oggetti personali relativi alla storia del Corpo degli Alpini.

Presso l'aeroporto di Trento a Mattarello è stato allestito il Museo "Gianni Caproni" aeronautica scienza e innovazione, dedicato all'ingegnere Caproni. Nel museo sono presenti una serie di velivoli costruiti tra il 1910 e il 1980, dei quali 9 unici al mondo.

L'importante Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas è un'ampia area archeologica che ha portato alla luce abitazioni, edifici pubblici e infrastrutture della Tridentum romana.

Infine, la Galleria Civica di Arte Contemporanea, situata nella centrale via Belenzani, ospita mostre, eventi e convegni.

Fra le maggiori radio a livello provinciale: Radio Dolomiti, Radio Tele Trentino (RTT), Radio Studio Sette.

A Trento vengono pubblicati i seguenti quotidiani: L'Adige, giornale indipendente del Trentino-Alto Adige fondato nel 1945, il Trentino, quotidiano regionale del Gruppo editoriale L'Espresso pubblicato anch'esso dalla fine della seconda guerra mondiale e il Corriere del Trentino, che esce in allegato con l'edizione nazionale del Corriere della Sera dal novembre 2003.

Tra i periodici più importanti, Vita trentina, settimanale dell'Arcidiocesi di Trento e QuestoTrentino, quindicinale di informazione indipendente.

Nel capoluogo è presente la sede regionale della RAI per il Trentino.A Trento sono presenti due emittenti televisive private, che diffondo i loro programmi nell'intero Trentino-Alto Adige: Radio Tele Trentino Regionale (RTTR) e Tele Commerciale Alpina (TCA).

A Trento ha sede il Conservatorio di musica "F.A. Bonporti",una scuola di alta formazione musicale, pubblica e statale.La sua prima finalità è la formazione di compositori, cantanti e strumentisti, insegnanti di musica. Esso svolge oltre a ciò attività di ricerca (convegni, pubblicazioni, ecc.) e di produzione artistica (concerti, spettacoli musicali, ecc.).Dal 1987-88 inoltre è stato avviato il Liceo quinquennale sperimentale ad indirizzo musicale annesso al Conservatorio. Per di più a Trento ha sede uno dei più prestigiosi cori italiani che ha fatto la storia del canto corale popolare ovvero il coro della SAT esiste in oltre un prestigioso coro polifonico, la Corale Città di Trento, fondata nel 1889 e diretta da Roberto Giannotti.

Per il futuro sono allo studio i seguenti interventi urbanistici.

È da tener presente che praticamente la metà della popolazione del comune di Trento risiede nelle sue frazioni.

Trento è passata da città industriale a centro terziario con una buona attività industriale nella zona periferica di Trento Nord e una vasta attività agricola (mele, uva) nelle campagne della periferia di Trento Sud. Molto importante è anche il turismo (culturale e escursionistico). Il settore tradizionalmente più ricco e redditizio è in ogni caso è il commercio (si veda la zona centrale della città e la zona dei centri commerciali a Trento Nord).

La ferrovia del Brennero, situata parallelamente all'autostrada permette veloci collegamenti verso nord (Bolzano, Austria e Germania) e sud (Verona). Da Trento partono, inoltre, i collegamenti diretti verso Venezia (linea ferroviaria della Valsugana) e le vallate del Trentino nord-occidentale (linea ferroviaria Trento-Malè-Marilleva).

Trento inoltre possiede un aeroporto situato a 5 km dalla città, presso il sobborgo di Mattarello. L'aeroporto di Trento G. Caproni è un aeroporto aperto al traffico aereo turistico nazionale e comunitario, accoglie aerei da turismo, alianti ed elicotteri. È presente anche un servizio di trasporto privato di passeggeri, trasporto merci (fino ad un massimo di circa 600 kg) ed il trasporto medico sanitario operando da e per tutte le destinazioni europee con un aeromobile Piper Cheyenne III A 720.

A Trento una funivia collega la città con la frazione di Sardagna, situata in posizione montana rispetto al borgo.

Il trasporto urbano (17 linee urbane) ed extraurbano è gestito dalla società Trentino trasporti. Centro del sistema di trasporto pubblico della Provincia, dalla città partono una serie di collegamenti ferroviari e su gomma verso le vallate trentine: Fassa, Fiemme, Giudicarie, Non, Primiero, Rendena, Sole, Tesino, Valsugana.

Il servizio taxi di Trento è gestito invece dalla Cooperativa Radiotaxi Trento.

Alberto Pacher, segretario provinciale del Partito Democratico, è stato sindaco di Trento dal 2 ottobre 1998 fino al 25 settembre 2008, quando ha rassegnato le dimissioni per potersi candidare alle elezioni provinciali del 26 ottobre 2008, e viene sostituito dal vicesindaco Alessandro Andreatta come reggente le funzioni di sindaco fino alle nuove elezioni comunali che si svolgeranno nel maggio 2009.

Giunta comunale: La giunta comunale è composta da 8 assessori (9 con il sindaco).

Totale: consiglieri 16.

A partire dalle prime elezioni democratiche Trento venne retta da governi guidati dalla Democrazia Cristiana. Dopo lo scandalo di tangentopoli nacque quella che viene definita seconda repubblica. Da questo periodo in poi la città venne sempre governata da una Coalizione di Centro Sinistra. Una coalizione di Centro Destra, invece, non è mai stata eletta al governo della città.

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche: nel 1926 aggregazione di territori dei soppressi comuni di Cadine, Cognola, Gardolo al Piano, Mattarello, Meano, Povo, Ravina, Romagnano, Sardagna, Villazzano e Sopramonte; nel 1968 aggregazione di territori dei soppressi comuni di Baselga di Vezzano e Vigolo Baselga.

Dopo aver acquistato il titolo sportivo dal Porto Ravenna Volley, la società pallavolistica maschile di Mezzolombardo, si trasferisce nel capolugo con il nome di Itas Trentino Volley, partecipando al campionato di A1. Nella stagione 2003/2004 ha militato nella formazione cittadina anche il trentino Lorenzo Bernardi (eletto nel 2001 come miglior giocatore di pallavolo del XX secolo). La squadra ha vinto il 7 maggio 2008 uno storico scudetto, prima vittoria di un campionato sportivo nazionale da parte di una squadra della città. Va tuttavia ricordato che altre squadre della provincia di Trento si sono imposte nei rispettivi campionati, come l'Handball Club Rovereto che ha vinto vari scudetti del campionato italiano maschile di pallamano.

La società di calcio più importante della città è il Trento Calcio 1921 che nella passata stagione è retrocesso dalla serie D all'Eccellenza. In questa società hanno militato, in gioventù, Francesco Toldo e Giuseppe Signori. Tuttavia, anche la formazione del Mezzocorona, squadra dell'omonima città in serie C2, gioca nello stadio di Trento.

Dal 1983 al 2009 si è svolto il Giro d’oro, una corsa ciclistica con partenza ed arrivo dalle Terme di Comano.

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Provincia autonoma di Trento

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La Provincia Autonoma di Trento o Trentino è una provincia del Trentino-Alto Adige di oltre 500 mila abitanti.

Corrisponde alla regione storico-geografica del Trentino, già Stato semi-indipendente ai tempi del Principato Vescovile di Trento entro il Sacro Romano Impero di Germania (secoli XI-XIX), quindi per circa e solo un secolo (1816-1918) parte meridionale italofona del Tirolo austro-ungarico.

Confina a nord con la Provincia autonoma di Bolzano, a est e a sud con il Veneto (Provincia di Belluno, Provincia di Vicenza e Provincia di Verona), a ovest con la Lombardia (Provincia di Brescia e Provincia di Sondrio).

In Trentino si parla l'italiano, ma è largamente diffuso per cultura e tradizione il dialetto trentino, parlato nei centri principali e nelle valli (dove si possono riscontrare varianti dalle differenze anche piuttosto marcate). Sul territorio sono poi presenti minoranze linguistiche germanofone (valle dei Mocheni, altopiano di Luserna) e ladine (val di Fassa).

Il cambiamento del clima circa 10.000 anni fa, resosi più mite e meno rigido, permise l'insediamento di popolazioni sedentarie nel territorio del Trentino, in particolare in prossimità di corsi d'acqua e piccoli laghi.

All'Età del Bronzo risalgono alcune importanti strutture abitative in legno (palafitte), edificate su pali in legno in prossimità di ambienti lacustri. Scavi archeologici realizzati negli anni 30 nei pressi della sponda meridionale del lago di Ledro, in comune di Molina di Ledro, hanno portato alla luce un importante insediamento che viene fatto risalire a circa 2000 anni prima di Cristo.

Attorno al VI secolo a.C. si insediò nel territorio provinciale, come del resto in buona parte dell'arco alpino centrale ed orientale, la popolazione dei Reti, che si stabilì nelle diverse vallate e in particolare nel Trentino occidentale (reperti importanti sono stati rinvenuti ad esempio a Sanzeno in Val di Non, nell'altopiano della Paganella, a Stenico nelle Giudicarie esteriori).

I primi contatti fra Reti e Romani risalgono al III secolo a.C., ma solo nel I secolo iniziò l'espansione romana verso nord. Nel 49 a.C. Tridentum divenne municipium romano e assunse i caratteri del più importante centro economico, commerciale e politico della Regione.

In parallelo alla crisi dell'Impero Romano, ormai evidente tra il IV e il V secolo d.C., si assistette a un'ampia opera di evangelizzazione delle vallate del Trentino, in particolare dovuta alla dedizione di San Vigilio, terzo vescovo di Trento e poi patrono della città, e dei missionari anatolici evangelizzatori dell'Anaunia, Sisinio, Martirio e Alessandro.

Dopo le incursioni dei Goti, una buona parte del Trentino venne inclusa nel Ducato longobardo di Trento retto per primo dal duca Evino († 595), per alcuni aspetti il primo vero fondatore dell'unità territoriale trentina, e poi dal cattolico Gaidoaldo. In seguito il ducato venne conquistato da Carlo Magno (774) assieme al restante regno longobardo. Infine il Trentino venne integrato nel Sacro Romano Impero nel corso del IX secolo per opera degli Ottoni.

L'origine del Principato Vescovile di Trento risale al 1027 (secondo alcuni storici al 1004), quando l'imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II il Salico decise di affidare il potere temporale sull'area geografica trentina al vescovo di Trento, creando il Principato Vescovile di Trento. Questa istituzione politica resistette per otto secoli e garantì autonomia di governo al Trentino rispetto al Sacro Romano Impero Germanico.

Il principe vescovo di Trento era infatti dotato di potere politico e aveva pari dignità rispetto a tutti gli altri principi dell'Impero. La parziale indipendenza politica che derivò da questo tipo di istituzione non godette però sempre del sostegno dei Duchi d'Austria, che più volte tentarono di diminuire il margine di libertà del Principato.

Un accordo (1339) con il re di Boemia permise al vescovo Nicolò da Bruna, già cancelliere reale, di riorganizzare l'esercito del Principato e di dotarsi dello stemma raffigurante l'aquila di San Venceslao, tuttora simbolo della Provincia, saldando i legami fra il Trentino e la Boemia.

Seguirono periodi piuttosto turbolenti, con interventi militari tirolesi e rivolte contadine che misero in discussione l'autorità del vescovo.

L'esercizio del potere temporale da parte del vescovo era limitato per il fatto che a questi non era concesso esercitare direttamente le pene capitali (Ecclesia non sitit sanguinem) nè occuparsi direttamente di questioni militari (der Pfaffe ist nicht wehrhaf). Per queste incombenze, importanti nel Medioevo e imprescindibili per un'autentica sovranità, il vescovo doveva dunque ricorrere ad altri, chiamando (ad vocare) un feudatario di sua fiducia. È in questo momento che i conti di Tirolo (conti venostani - dal toponimo Tirolo, vicino a Merano) entrano a far parte della storia del principato vescovile tridentino, riuscendo gradualmente ad assumere (spesso mediante usurpazioni violente) il controllo militare delle regioni che corrispondono oggi a Trentino-Alto Adige e Tirolo del Nord e a mettere in discussione l'autorità politica del vescovo. Nel corso del XIV secolo si assistette infatti ad una serie di tensioni tra il vescovo trentino e i conti tirolesi: questi ultimi tentarono in molti modi di imporre la loro autorità, cercando di limitare i poteri vescovili e di subordinare il principato alla politica tirolese, in cambio di protezione militare del territorio. Ma tra il Principato trentino e la Casa di Boemia si era instaurato un rapporto di fedeltà e fiducia: Carlo di Boemia, figlio del re Giovanni, aveva portato con sé in Trentino il cancelliere Nicolò da Bruna che nel 1337 venne eletto vescovo principe di Trento grazie al sostegno del re boemo. Sempre più minacciato dai tentativi di secolarizzazione e inglobamento da parte dei conti del Tirolo, Nicolò si rivolse al re Giovanni di Boemia ottenendone l'appoggio politico necessario per riuscire a conservare l'indipendenza.

Il "rifondatore" del Principato tridentino è considerato il cardinale Bernardo Clesio (1514-1539), principe sensibile alla cultura umanistica, protagonista di una riqualificazione architettonica di Trento e uno dei più importanti organizzatori del Concilio di Trento (1545-1563). A Clesio succedettero al vertice della Chiesa tridentina quattro membri della potente famiglia Madruzzo (i cardinali Cristoforo, Ludovico e Carlo Gaudenzio e il vescovo Carlo Emanuele), che mantennero il Principato al centro degli equilibri della Regione per più di un secolo (1539-1658).

Nel XVIII secolo il Principato perse gran parte della propria autonomia a favore del Tirolo. Durante il periodo napoleonico, il trattato di Lunéville (9 febbraio 1801) stabilì la secolarizzazione degli stati ecclesiastici. Tra il 1803 e il 1810 il Trentino fece dunque parte del filo-napoleonico Regno di Baviera. Nel 1810 Napoleone decise l'annessione, rivelatasi molto breve, di Trento e Bolzano al Regno d'Italia (dipartimento dell'Alto Adige). Terminata l'esperienza dell'occupazione franco-bavarese (1815), alla quale gli abitanti delle valli trentine si opposero partecipando attivamente alla resistenza guidata dal patriota tirolese Andreas Hofer, il Principato Vescovile venne sciolto e il Trentino cessò di godere di una propria autonomia, entrando a far parte della Contea del Tirolo, abitata in maggioranza da popolazioni di lingua tedesca. Pur essendo il Trentino nel complesso ben amministrato e avendo propri rappresentati alle Diete di Innsbruck e Vienna, nella seconda metà dell'Ottocento si formò un movimento filo-italiano (Irredentismo) (anche come risposta al centralismo austriaco e ai tentativi di germanizzazione), costituito soprattutto da intellettuali (come Cesare Battisti) e poco sentito dalla popolazione rurale, che sosteneva l'annessione della Provincia al Regno d'Italia.

Prima dell'avvento della Grande guerra le autorità austriache allestirono una linea di fortificazioni per la difesa dei confini meridionali dell'Impero. Esempi ne sono la Fortezza di Trento, la Festung Trient, con i suoi innumerevoli forti che circondano la città, e le fortezze degli altipiani trentini, come il Forte Campo Luserna. Il territorio del Trentino divenne uno dei principali teatri di guerra nel corso del primo conflitto mondiale (1915-1918) tra Regno d'Italia e Austria-Ungheria, che causò distruzioni enormi. Dall'ordine di mobilitazione emanato dall'Imperatore Francesco Giuseppe il 31 luglio 1914, oltre 60.000 trentini combatterono nell'esercito austro-ungarico, prima sul fronte orientale contro russi e serbi (1914-1917) e dal 1915 anche sul fronte meridionale, contro gli italiani. I soldati trentini pagarono un tributo pesantissimo: circa 10.500 caduti ed altre migliaia di feriti e prigionieri. Decine di migliaia poi i civili, abitanti dei paesi a ridosso del fronte, che furono costretti ad abbandonare le proprie case ed evacuati in campi profughi.

Con il Trattato di Versailles (1919) il Trentino venne annesso all'Italia e con la neocostituita provincia di Bolzano entrò a far parte della regione della Venezia Tridentina.

Nel secondo dopoguerra, in base all'accordo (1948) fra il ministro degli esteri italiano (il trentino Alcide De Gasperi, che seppe abilmente far estendere al Trentino, sebbene abitato quasi esclusivamente da italiani, l'autonomia concessa alla minoranza tedesca dell'Alto Adige ) e quello austriaco (Karl Gruber), venne costituita la Regione Autonoma Trentino-Alto Adige. Nel 1972, a causa dell'insoddisfazione altoatesina nei confronti dell'istituto regionale, percepito come centralista e poco attento alla diversità della minoranza tedesca, gran parte delle deleghe venne attribuite alle due province, che divennero autonome, mentre la regione divenne un semplice organo di raccordo fra le politiche del Trentino e quelle dell'Alto Adige.

Il Trentino è situato nel versante meridionale della catena delle Alpi, a contatto con la pianure padana e veneta.

Il territorio della Provincia, che si estende per 6207 km², è quasi interamente montuoso. Esso non presenta però caratteri di omogeneità, ma assume invece una certa varietà di forme, nonché di condizioni climatiche ed ambientali.

Il Trentino è formato infatti da diverse vallate prettamente alpine (ad esempio le valli di Sole, Valle di Primiero e di Fassa), che si aprono ai piedi complessi montuosi più importanti, segnate da un clima piuttosto rigido, dalla presenza di ghiacciai e dall'abbondanza di acque, ma anche da vallate subalpine, altopiani e piccole pianure dal clima submediterraneo, dove è possibile anche la coltivazione dell'olivo (come ad esempio la riviera settentrionale del lago di Garda o la bassa valle del fiume Sarca).

Dal punto di vista geologico la Provincia di Trento presenta complessi montuosi di origine diversa. Nel lembo occidentale del Trentino, a confine con la Lombardia, dominano per la loro struttura massiccia, la presenza di nevi perenni (tra le più estese d'Italia) e le loro elevazioni il Gruppo dell'Adamello e il Gruppo della Presanella, formati da diorite tonilica. Attraversando la valle del fiume Noce, si arriva nel settore dominato dal gruppo dell'Ortles-Cevedale. Esso è costituito soprattutto da scisti cristallini ed è caratterizzato da ampi ghiacciai.

In Trentino sono poi presenti diversi gruppi dolomitici, costituiti cioè da dolomia, doppio carbonato di calcio e magnesio. Nella parte occidentale della Provincia, le Dolomiti di Brenta rappresentano l'unico complesso dolomitico situato a ovest del fiume Adige.

Nella parte orientale della Provincia si estendono poi altri gruppi dolomitici, spesso in continuità con il Veneto e il vicino Alto Adige. Fra questi, basti ricordare la Regina delle Dolomiti, la Marmolada, l'estrema varietà di forme, paesaggi e guglie delle Pale di San Martino (gruppi condivisi con la provincia di Belluno); il massiccio castello del Gruppo del Sella (condiviso con le province di Belluno e Bolzano); i pinnacoli e i campanili del Latemàr e le inconfondibili forme del Sassolungo e del Catinaccio (situati fra Trentino e Alto Adige).

Nel Trentino orientale sono presenti poi l'ampia catena montuosa del Lagorai e il massiccio granitico della Cima d'Asta, che rappresentano i territori più incontaminati e selvaggi della Provincia.

Infine, meno elevate ma non meno importanti sono le vette della Paganella e del Monte Bondone, non lontani dal capoluogo, nonché le porzioni trentine delle Prealpi venete, costituite dai settori settentrionali del Monte Baldo, dei Monti Lessini, delle Piccole Dolomiti e del Pasubio, al confine meridionale con il Veneto.

Il Trentino è caratterizzato da una valle che ne solca la lunghezza, la Valle dell'Adige, da Ala a Salorno, rappresentando quasi una spina dorsale del territorio.

Su essa si innestano diverse valli minori, formate da affluenti dell'Adige (come le valli dell'Avisio, Fiemme e Fassa e Cembra, e del Noce, Non e Sole). Ci sono poi altri fiumi che attraversano valli trentine: il Cismòn nella valle di Primiero, il Brenta nella Valsugana, il Sarca nella valle omonima, il Chiese nelle Giudicarie, il Fersina nella Valle dei Mocheni, il Leno nelle valli del Leno (Vallarsa e valle di Terragnolo) e il Vanoi nella valle omonima.

Appartengono alla provincia la punta settentrionale del Lago di Garda e numerosi laghi alpini: tra di essi si possono ricordare i laghi di Levico e Caldonazzo in Valsugana, di Toblino, Cavedine e Terlago nella Valle dei Laghi, di Molveno nell'altopiano della Paganella, di Tovel nella Val di Tovel, della Serraia nell'altopiano di Piné.

Il dislivello fra le valli solcate dai corsi d'acqua minori e le valli principali provoca spesso la formazione di salti, cioè cascate. Molte delle cascate del Trentino presentano questa origine. Fra le principali, le cascate di Nardis e del Làres e in Val di Genova, di Lert e del Ribor in Val di Daone, del Regagnolo in Val di Rabbi, di Fedaia ai piedi della Marmolada, di Sardagna e di Ponte Alto a Trento.

Il clima del Trentino può essere definito di transizione tra il clima semicontinentale e quello alpino. Pur presentando gran parte del proprio territorio ad una altitudine media piuttosto elevata (circa il 77% al di sopra dei 1000 m s.l.m., poco meno del 20% al di sopra dei 2000 m s.l.m.), esso non presenta quei caratteri di rigidità propri di altre aree alpine.

Una caratteristica peculiare del clima trentino è l'assenza assoluta di nebbia e una debole umidità atmosferica, che assicurano un clima sostanzialmente asciutto.

Alcuni fattori, come la densità di popolazione relativamente bassa della Provincia, la presenza di vasti ambienti isolati e ad altimetria piuttosto elevata, l'istituzione di diverse aree naturali protette, un certo grado di rispetto degli abitanti per i luoghi naturali (seppur in pochi casi compromessi da infrastrutture e costruzioni), hanno permesso la conservazione di numerose specie animali e vegetali.

Tra la popolazione faunistica del Trentino, estremamente varia, si possono ricordare alcune specie particolarmente numerose: gli ungulati (cervi, caprioli, camosci, e in misura minore stambecchi), lepri, volpi, scoiattoli, marmotte, galli cedroni.

Il territorio del Trentino è ricoperto per circa il 50% da boschi (circa 300.000 ettari). Nei versanti più elevati esso è composto soprattutto da conifere, ma sono presenti anche faggi, aceri, frassini e sorbi.

Tra le iniziative ambientali più importanti portate avanti dalla Provincia autonoma di Trento, va segnalato il Progetto Life Ursus, volto al ripopolamento nel Trentino dell'orso bruno (ursus arctos), il più grande e significativo mammifero delle Alpi.

Agli orsi autoctoni trentini, prossimi all'estinzione, sono stati affiancati una serie di esemplari provenienti dalle foreste della Slovenia. Gli orsi, inseriti in un primo momento nell'area del Parco Adamello Brenta, si sono spostati anche nei territori limitrofi del Trentino occidentale, sconfinando anche in Alto Adige, Austria e Germania.

In Consiglio provinciale sono state inoltre avanzate alcune proposte di istituzione di diversi nuovi parchi provinciali, mentre recentemente è stata approvata la legge (legge 11/2007) che prevede il riassetto dei parchi trentini la futura istituzione di parchi locali la cui organizzazione può essere determinata dalle nascenti comunità di valle. Le aree individuate come possibili zone per le nuove aree protette provinciali o locali sono il Cadria-Tenno, il Lagorai-Cima d'Asta, il Latemar, il Monte Baldo-Garda trentino, il Monte Bondone e i territori del Pasubio-Piccole Dolomiti-Lessini.

Alla fine del 2006 si contavano 502.478 abitanti, di cui 33.280 stranieri (6,6%). Nello stesso anno i nati vivi sono stati 5.193 (10,3‰), i morti 4.565 (9,1‰), con un incremento naturale di 628 unità (1,2‰). Le famiglie contano in media 2,4 componenenti, mentre la nuzialità nel 2005 era di 3,6 matrimoni ogni mille abitanti, dei quali il 57,4% si è svolto con rito religioso.

Nonostante le caratteristiche del territorio, prevalentemente montano, il settore agricolo è piuttosto rilevante. Al contrario del vicino Alto Adige, le aziende agricole non sono indipendenti fra loro (struttura del maso chiuso, che pure ha impedito in provincia di Bolzano un eccessivo frazionamento delle proprietà), ma spesso inserite in un'ampia rete di cooperative agricole.

Uno dei comparti agricoli più importanti è quello frutticolo. La produzione numericamente più rilevante è relativa alle mele (assieme all'Alto Adige viene raggiunta circa il 60% della produzione nazionale), in particolare della varietà Golden Delicious.

La coltivazione dei piccoli frutti (fragole, lamponi, mirtilli e more) è significativa, nonostante sia necessariamente quantitativamente limitata, e peculiare di alcune zone specifiche del Trentino, in particolare la Valle dei Mocheni/Bersntol.

Alcune aree, come la Val di Gresta, sono interessate dalla coltivazione degli ortaggi (patata, carota, cavolo cappuccio, zucchina, radicchio, sedano, cipolla, ecc.). Importante (anche se in termini nazionali quantitativamente modesta) la produzione di uva, da cui si ricavano spumanti e grappe di alta qualità.

Storicamente molto significativo l'allevamento, in passato uno dei mezzi di sostentamento più importanti nelle vallate alpine. Testimonianza di ciò è la presenza in quasi tutto il territorio provinciale di malghe e ricoveri estivi per il bestiame, in parte tuttora utilizzati per la pratica dell'alpeggio. Il settore zootecnico più rilevante è relativo al bestiame da latte, da cui si ricava una grande varietà di prodotti caseari tipici.

La Provincia, in ambito agricolo, è sempre stata sensibile al tema della produzione sostenibile e naturale e, già dal 2003, ha istituito il Centro di ricerca SafeCrop, Centro per la ricerca e lo sviluppo di sistemi per la protezione delle piante a basso impatto sull'ambiente e sulla salute del consumatore.

L'industria occupa circa il 33% della popolazione attiva della Provincia, contribuendo per circa un terzo alla ricchezza complessiva prodotta.

Le industrie sono concentrate nella Valle dell'Adige, in Vallagarina e nella Valsugana e sono spesso di piccole-medie dimensioni. Sono attive nei settori tessile, edilizio, della meccanica, del legno e della carta. Un ambito industriale particolarmente importante è relativo alla lavorazione del porfido, principalmente in Val di Cembra e nelle zone limitrofe (comuni di Albiano, Fornace, Civezzano, Lona-Lases, Baselga di Pinè).

Molto importante per qualità, immagine, storia e tradizione, è il settore alimentare con numerose cantine (vino) e distillerie tradizionali. Alcune grosse realtà cooperative (come Cavit o Mezzocorona) e altre piccole o medie realtà private (come Marzadro, Ferrari, Villa de Varda, Zeni, Endrizzi, Poier) collaborano e contribuiscono per espandere sempre più la tradizione trentina del "bere bene". Altre leccornie degne di nota del settore alimentare sono la farina di granoturco di Storo, le mele della Val di Non, il TrentinGrana e le produzioni locali di miele e funghi.

L'abbondanza d'acqua, l'orografia del territorio e la presenza di dislivelli molto ampi hanno favorito la produzione di energia idroelettrica (il Trentino detiene una quota tra l'8% e il 10% dell'intera produzione nazionale).

Piuttosto numeroso è il numero di dipendenti pubblici, principalmente impiegati presso la Provincia autonoma di Trento, che esplica numerosi servizi solitamente gestiti dallo stato o dalle regioni, in base alle competenze stabilite dallo statuto del Trentino-Alto Adige.

Una delle attività economiche più importanti è il turismo, sia invernale che estivo, caratterizzato da una notevole varietà e ampiezza nell'offerta turistica.

Secondo le statistiche del 2005, in Provincia sono presenti 1.570 strutture alberghiere, per un totale di 94.162 posti letto; includendo alloggi privati, seconde case e esercizi complementari il Trentino conta 69.737 strutture per 460.235 posti letto complessivi.

Le principali località turistiche sono centri a carattere montano, caratterizzate dalla presenza di numerosi impianti di risalita, spesso parte di ampi caroselli sciistici, e di strutture per la pratica degli sport invernali.

Il centro più mondano della Provincia è Madonna di Campiglio, adagiata a 1.550 metri, sorta in una conca tra le Dolomiti di Brenta e le nevi perenni del Gruppo dell'Adamello e del Gruppo della Presanella, antica sede di un ospizio medievale dedicato a Santa Maria. A Campiglio (pista 3-Tre) vengono spesso disputate gare di slalom speciale della Coppa del Mondo di sci alpino. Accomunato dalla stessa origine, nel Trentino orientale si è sviluppato San Martino di Castrozza, attorniato dai prati un tempo custoditi dall'antico monastero di San Martino e Giuliano e dalle vette del più esteso fra i gruppi dolomitici, le Pale di San Martino. La località, situata nel Primiero, è cosiderata da molti la zona più bella delle Dolomiti. Sempre nella Valle di Primiero è presente un altro borgo storico ricco di fascino, Fiera di Primiero, situato proprio ai piedi del summenzionato massiccio delle Pale.

Da San Martino, valicando il Passo Rolle si giunge in Val di Fiemme (fra i centri maggiori, Cavalese, Predazzo e Tesero), vallata ricca di foreste e nota come importante centro sportivo, soprattutto per lo sci nordico, del quale ha organizzato due mondiali (1991 e 2003); a nord di Fiemme si estende la terra dei Ladini, la Val di Fassa, formata da diversi piccoli centri (i più grandi e forse i più conosciuti sono Moena e Canazei) e scolpita da alcuni fra i più rilevanti gruppi delle Dolomiti (Marmolada, Sella, Catinaccio).

Numerose sono le frazioni adagiate sugli altopiani di Folgaria e Lavarone, antiche comunità di origine cimbra e importanti centri turistici sia estivi che invernali, non lontano dal confine con il Veneto.

Nel Trentino occidentale, le due stazioni di Folgarida e Marilleva, unite al comprensorio del Passo del Tonale e al paese di Peio rappresentano i maggiori centri sciistici della Val di Sole. Infine, località turitiche di primo piano sono i paesi (Andalo, Molveno e Fai) adagiati tra le pendici della Paganella e il cuore del Gruppo dolomitico del Brenta.

Altre zone interessate da impianti di risalita per la pratica dello sci sono l'altopiano di Brentonico, il Passo Brocon, la Panarotta e il Monte Bondone.

Altre mete frequentate sono le stazioni climatiche sorte nei pressi dei diversi laghi della Provincia, apprezzate in particolare dai turisti stranieri. Fra queste, si possono ricordare Riva del Garda e Torbole sulla sponda settentrionale del lago di Garda e i diversi centri della Valsugana nei pressi dei laghi di Levico e Caldonazzo.

Infine, importante è il turismo termale: i centri termali più importanti del Trentino sono Comano, ai piedi del settore meridonale delle Dolomiti di Brenta, Levico e Vetriolo in alta Valsugana, Peio e Rabbi nelle due vallate laterali della Val di Sole. Nel 2007 è stata scoperta un'ulteriore sorgente termale situata a Torbole sul Garda nel territorio del municipio di Arco. Attualmente lo sfruttamento di tale sorgente è ancora in fase di pianificazione ma si prevede comunque la creazione di un polo termale.

Il Trentino è terra di attraversamento tra l'area germanica e l'Italia settentrionale. Gli assi principali di comunicazione stradale sono l'Autostrada A22 del Brennero e la Strada Statale 12 dell'Abetone e del Brennero, che si sviluppano lungo la Valle dell'Adige. La direzione della società Autostrada del Brennero s.p.a. si trova a Trento, in quanto i principali azionisti della Società sono la Regione Trentino-Alto Adige e le due province di Bolzano e Trento.

Poiché l'autostrada si caratterizza per un grande traffico di mezzi pesanti, è obiettivo primario della Provincia e della Regione diminuire pesantemente il traffico su gomma, spostando i veicoli pesanti sulla ferrovia, in futuro potenziata dal tunnel del Brennero tra Alto Adige e Tirolo.

È stata proposta più volte la costruzione sul territorio di un'altra autostrada, l' Autostrada A31 (detta Valdastico o PiRuBi), che collegherebbe Trento a Vicenza e Rovigo. La realizzazione di questa infrastruttura è fortemente appoggiata dalla Regione Veneto, dalla Provincia di Vicenza e dall'ANAS, nonché sostenuta da una buona parte degli abitanti della Valsugana (per decongestionare, sostengono, l'arteria che attraversa la valle). Tuttavia è forte la contrarietà di forze importanti della Giunta provinciale trentina, assolutamente contrarie a creare nuove infrastrutture autostradali nel territorio provinciale. Per giustificare l'opposizione alla PiRuBi si sostiene di solito che avrebbe effetti negativi sull'ambiente, che la creazione di una nuova autostrada comporterebbe un consistente aumento di traffico su quella del Brennero, e che i costi dell'opera sarebbero molto elevati . Secondo altri la storica avversione per quest'opera dipende dalla volontà della Provincia di non realizzare progetti sostenuti e calati dall'esterno, cioè da Roma o dalla Regione Veneto.

La linea ferroviaria principale è la Ferrovia del Brennero, che collega il Trentino a sud verso la Pianura Padana e a nord verso i Paesi Germanici.

In Trentino esistono altre due linee ferroviarie: la Ferrovia della Valsugana, che collega Trento a Venezia, e la regionale Ferrovia Trento-Malè-Marilleva, che mette in comunicazione il capoluogo con le valli del Noce, Non e Sole, ed è in gestione alla società Trentino trasporti.

Nel passato esistevano inoltre diverse altre ferrovie, attivate in era asburgica e poi dismesse: la Ferrovia della Val di Fiemme, che collegava Ora a Predazzo, la Ferrovia dell'Alta Anaunia (Dermulo-Fondo-Mendola), ramificazione della Trento-Malè che raggiungeva il Passo della Mendola, e la Ferrovia Rovereto-Arco-Riva (RAR), di cui ora si sta discutendo una possibile e difficoltosa riattivazione.

Il trasporto pubblico su gomma in tutto il Trentino, urbano a Trento e Rovereto, suburbano ed extraurbano in tutte le valli della provincia è affidato alla società Trentino trasporti, nata dalla fusione delle precedenti aziende Atesina e Ferrovia Trento-Malè.La societa svolge un importantissimo servizio pubblico impensabile fino a pochi anni fa tanto che tal servizio raggiunge anche i paesi più piccoli e isolati dell' intera regione. La stessa società è concessionaria della linea ferroviaria Trento-Malè-Marilleva. La linea ferroviaria della Valsugana è invece gestita da Trenitalia, benché si discuta da tempo di una sua possibile provincializzazione. La Provincia autonoma di Trento, benché non proprietaria dell'infrastruttura, ha acquistato diversi treni minuetto per questa linea, affidandoli in gestione a Trentitalia.

A Trento è presente l'Università di Trento, istituita per volontà del presidente provinciale Bruno Kessler nel 1962, di piccole dimensioni (circa quindicimila studenti), ma molto attiva a livello internazionale. Sono presenti le facoltà di Economia, Giurisprudenza, Lettere e filosofia, Ingegneria, Sociologia, Scienze matematiche, fisiche e naturali, Scienze cognitive (nella sede di Rovereto).

Fu la prima università italiana a istituire corsi di laurea in sociologia. Secondo l'indagine Censis-la Repubblica del 2007 è seconda per qualità nella classifica degli atenei italiani di medie dimensioni .

La Provincia ha dato vita anche negli anni sessanta ad un importante istituto di ricerca scientifica ed umanistica: l'Istituto Trentino di Cultura (divenuto nel 2007 Fondazione Bruno Kessler), strutturato in: Istituto per la ricerca scientifica e tecnologica (ITC-irst), Istituto per gli studi storici italo-germanici (ITC-isig), Istituto per le scienze religiose (ITC-isr).

A Trento hanno sede infine il Centre for Computational and Systems Biology, centro di eccellenza di carattere scientifico nato dall'accordo siglato tra il governo italiano, la Provincia autonoma di Trento, l'Università di Trento e la Microsoft e il Centro di Ecologia Alpina (presso le Viote del Monte Bondone), confluito dal 1 gennaio 2008 nella Fondazione Edmund Mach, che raccoglie l'eredità storica dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, istituto di istruzione secondaria, ricerca e assistenza tecnica in agricoltura.

Da segnalare inoltre gli istituti di cultura e i musei dedicati alla tre minoranze della Provincia, l'Istitut cultural Ladin "majon di fascegn" in Val di Fassa e il Kulturinstitut Bersntol - Lusérn per la valorizzazione delle minoranze germanofone mòchene e cimbre.

Un importante soggetto culturale operante in Trentino è la Società Alpinisti Tridentini (SAT), fondata in età asburgica (2 settembre 1872). Essa si pone l'obiettivo di promuovere la conoscenza dell'ambiente montano trentino, di mantenere integro il patrimonio naturalistico, di conservare la rete di sentieri e la presenza dei rifugi alpini, di svolgere attività editoriale a carattere scientifico e commemorativo.

Nel 1750 fu fondata l'Accademia Roveretana degli Agiati, con sede nel capoluogo della Vallagarina. Questa istituzione culturale, riconosciuta dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria nel 1753, ha aggregato nel corso della storia numerosi studiosi locali e nazionali.

In Trentino è molto radicata la tradizione della musica corale. Sono presenti 181 cori (popolari, polifonici e infantili), riuniti nella Federazione Cori del Trentino. Uno fra i più celebri cori maschili italiani è il prestigioso Coro della SAT diretto dal maestro Pedrotti.

Il Trentino, nonostante le piccole dimensioni del suo territorio, è storicamente caratterizzato da una discreta pluralità di pubblicazioni e di mezzi di comunicazione locali.

Nel primo dopoguerra venivano pubblicati tre quotidiani: Il nuovo Trentino, giornale cattolico a lungo diretto da Alcide Degasperi, La Libertà, di ispirazione liberale, e Il Brennero, foglio fascista.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale vengono invece pubblicati due quotidiani, L'Adige e il Trentino (quest'ultimo del Gruppo editoriale L'Espresso); a questi si affianca il Corriere del Trentino, edizione locale del Corriere della Sera. La diffusione di quotidiani è decisamente superiore alla media nazionale.

Fra i periodici locali, Vita trentina è il settimanale edito dall'Arcidiocesi di Trento, mentre QuestoTrentino è un quindicinale d'informazione indipendente.

La Provincia ha inoltre supportato la nascita nel 2000 dell'Osservatorio sui Balcani, con sede a Rovereto, una delle testate giornalistiche italiane più attente all'area dei Balcani e dell'Europa sud-orientale.

Sono presenti numerose reti radiofoniche a carattere regionale (Radio Dolomiti, RTT, Radio Studio Sette) o a dimensione valligiana e comunitaria. Due infine sono le emittenti televisive private: RTTR e TCA, che affiancano la sede regionale della RAI di Trento.

Diverse influenze esterne (principalmente venete e lombarde orientali, ma anche tirolesi e ladine) hanno determinato la diffusione in Trentino di dialetti con alcuni caratteri diversi. I dialetti trentini sono sostanzialmente raggruppabili in un'area centrale, un'area occidentale (a influenza lombarda) e un'area orientale (a influenza veneta).

Secondo la partizione linguistica proposta da Cesare Battisti nel 1915, è possibile infatti distinguere l'area trentina propriamente detta, che comprende il capoluogo, la Valle dell'Adige, la Valle dei Laghi, le Giudicarie Esteriori, l'altopiano di Pinè e il Perginese; l'area trentina a sostrato ladino, sia nel Trentino occidentale (Valli di Sole e di Non) che in quello orientale (il medio corso dell'Avisio, cioè le valli di Fiemme e Cembra); l'area ad influenza veneta, con una fase feltrina nel Primiero, una fase vicentina nella Valsugana e una fase veronese nella Vallagarina; l'area a influenza lombarda (Giudicarie Interiori e Val di Ledro).

Nella Provincia sono presenti inoltre tre minoranze linguistiche, tutelate dallo statuto di autonomia regionale (art. 102) e da leggi nazionali e provinciali.

Lo stemma ufficiale della Provincia raffigura l'aquila fiammeggiante di San Venceslao, antico simbolo donato dal Re di Boemia Giovanni I al vescovo trentino Niccolò da Bruna come stendardo ufficiale del piccolo esercito del Principato Vescovile di Trento nel 1339.

In base allo statuto di autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige entrato in vigore nel 1972 (art.3), la Provincia Autonoma di Trento ha anche un gonfalone ufficiale, uguale alla bandiera ma più stretto e più lungo, esposta nei locali pubblici accanto alla bandiera italiana e a quella europea (esso sostituisce la bandiera regionale del Trentino-Alto Adige, usata raramente).

La bandiera è composta da tre strisce orizzontali della stessa dimensione (drappo interzato in fascia), le due più esterne porpora e la centrale bianca, con al centro lo stemma.

L'autonomia della provincia consiste nel potere di legiferare, previsto da legge costituzionale e dallo statuto regionale: mentre tutte le altre province italiane hanno mere funzioni amministrative, le province autonome di Trento e Bolzano hanno potere legislativo in molte materie normalmente di competenza statale o regionale.

Particolarmente importanti sono le deleghe in materia di sanità, scuola, formazione, lavoro, trasporti e viabilità. Il finanziamento della provincia deriva principalmente dalla restituzione da parte dello Stato della quasi totalità dei tributi raccolti nel territorio provinciale. La Provincia può inoltre istituire nuovi tributi.

La funzione legislativa spetta al Consiglio provinciale, formato da 35 membri (34 più il presidente della provincia), di cui 1 spettante alla minoranza ladina. L'elezione del Consiglio provinciale avviene con sistema maggioritario e con premio di maggioranza. Il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento unito al Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano forma il Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige. I consiglieri provinciali sono dunque anche consiglieri regionali.

La funzione esecutiva spetta alla Giunta provinciale, composta dal presidente e da otto assessori, scelti dal presidente fra i consiglieri eletti. Il presidente della Giunta può inoltre nominare personalità non elette in consiglio come assessori esterni.

Il Presidente della Provincia assume inoltre nel corso della legislatura, a rotazione con il collega altoatesino, il ruolo di Presidente del Trentino-Alto Adige.

L'unità amministrativa dei comprensori fu istituita dalla giunta di Bruno Kessler negli anni '70, al fine di garantire una maggiore efficienza nell'amministrazione del territorio provinciale, frazionato in ben 223 comuni, a volte di piccole o piccolissime dimensioni. Non sempre i confini dei comprensori rispettavano una tradizione di collaborazione fra comunità vicine e infatti si sono rivelati spesso strumenti poco efficaci, tranne nei casi in cui includessero una comunità di valle ben definita (Val di Fiemme, Primiero, Val di Sole, Val di Fassa). Inoltre la giunta comprensoriale non era eletta direttamente, ma nominata dalle giunte dei diversi comuni.

È stata approvata una riforma che prevede l'istituzione di un consiglio delle autonomie e il passaggio nel 2007 all'istituto giuridico delle comunità di valle, più omogenee rispetto ai comprensori.

Le nuove comunità di valle avranno più poteri rispetto ai vecchi comprensori: la Provincia infatti ha devoluto ad esse la competenza in diverse materie come le infrastrutture d'interesse locale, determinati servizi pubblici, urbanistica, assistenza ed edilizia scolastica, distribuzione dell'energia, trasporto locale, servizi socio-assistenziali, gestione del ciclo dell'acqua e dei rifiuti .

Rispetto ai vecchi comprensori, le variazioni territoriali più significative sono l'istituzione di enti autonomi per comunità unite da vincoli storici e geografici come la Val di Cembra, la Valle dei Laghi, l'Altopiano di Folgaria, Lavarone e Luserna, l'Altopiano della Paganella e la Piana Rotaliana, prima parte di comprensori più ampi.

In provincia di Trento (come anche in provincia di Bolzano) sono presenti in ogni comune i Vigili del Fuoco volontari. Essi, in alcuni comuni, sono presenti da più di cento anni e, grazie alla L.R. del 20 agosto 1954 n.24 ogni comune del Trentino-Alto Adige deve "dotarsi" di uno o più Corpi di Vigili del Fuoco volontari. In Trentino esistono 239 Corpi di Vigili del Fuoco volontari distribuiti su 223 comuni (solo il comune di Trento ha 13 Corpi VV.F. Volontari). I Volontari, come dice la parola stessa, prestano la loro opera gratuitamente; i comuni sono tenuti solamente ad acquistare (anche con contributi da parte della Provincia) gli equipaggiamenti e le attrezzature necessari ai Vigili del Fuoco per svolgere i loro compiti. Grazie alla presenza capillare dei Vigili del Fuoco in Trentino passano pochi minuti dalla richiesta di soccorso all'arrivo delle squadre sul posto. I Vigili del Fuoco Volontari sono raggruppati in 13 distretti e fanno parte della Federazione dei Vigili del Fuoco Volontari della Provincia Autonoma di Trento.

Questo è un elenco di alcune personalità che per nascita o per la loro storia personale hanno instaurato un solido legame con il territorio trentino. I personaggi sono raccolti in categorie, e all'interno di queste sono menzionati in ordine alfabetico. L'elenco comprende personaggi attivi nei più diversi settori: arte, cultura e scienza, sport, politica, religione.

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Vigilio di Trento

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Vigilio di Trento (nato nel 355 a Roma o Trento; morto presumibilmente nel giugno 405 nella Val Rendena in Trentino), venerato come martire della fede e santo dalla Chiesa cattolica, fu missionario nella valle dell'Adige e nella zona di Trento. Fu il terzo vescovo di Trento.

Il nome Vigilio deriva dal latino Vigilius (vigilante). Non si conosce il nome del padre, mentre la madre si chiamava Massenzia e i suoi fratelli Claudiano e Magoriano, che divennero anch'essi santi. Vigilio si trasferì presto con i suoi genitori da Roma (possibile città natale) a Trento ma completò la sua formazione teologico-filosofica prima ad Atene, dove fece amicizia con San Giovanni Crisostomo e poi a Roma. Circa nel 380 tornò a Trento, dove si fece ammirare per la sua formazione culturale ma anche la sua umiltà e di cui venne nominato vescovo nel 385 circa. L'incarico gli fu dato da Valeriano di Aquileia, ma anche Ambrogio, vescovo di Milano, si dice sia collegato all'ordinazione, regalando le insegne vescovili e diventando amico e guida per il giovane vescovo.

Vigilio fu attivo come missionario ai tempi di papa Siricio, quando ancora molte zone del Trentino dovevano essere evangelizzate; operò soprattutto nella valle dell'Adige, e nella zona di Trento (arrivando a Sud fino al Lago di Garda) e fece costruire numerose chiese. Grazie all'interessamento dello stesso vescovo di Milano riuscì a far arrivare nelle valli di Non e Sole i missionari Sisinnio, Martirio e Alessandro che là furono in seguito trucidati. San Vigilio è ricordato proprio per la clemenza voluta nei confronti delle popolazioni locali dopo l'episodio, che accadde il 29 maggio 397 a San Zeno nella Val di Non (lat. Anaunia). Lo stesso santo scrisse l'opera "De Martyrio SS. Sisinnii, Martyrii et Alexandri" riguardante questi fatti.

Una leggenda vuole che Vigilio, fuggendo dalla Valle Rendena dove si era recato per evangelizzate le popolazioni pagane, si trovò senza via di fuga nei pressi dell'attuale abitato di Cadine. Ponendo la mano sulla roccia aprì un varco, riuscendo così a raggiungere Trento ed a salvarsi. Ancora oggi quella gola è nota ai trentini come Bus de Vela, dal nome del sobborgo adiacente.

Vigilio fu molto attivo nel combattere l'idolatria e questa azione avrebbe causato il suo martirio: accompagnato dai fratelli e da un altro missionario si recò in Val Rendena dove celebrò la Messa e gettò nel fiume Sarca una statua di Saturno. Questo scatenò l'ira dei pagani, che lo uccisero, secondo la leggenda, usando bastoni e zoccoli di legno. I suoi resti furono poi portati a Trento per essere seppelliti nel Duomo, che lui stesso aveva fatto costruire e dove si trovano ancora oggi. La strada di ritorno percorsa dalla sua salma è stata oggetto di recente (1988) lavoro di ripristino e segnalazione da parte della SAT (Società Alpinisti Tridentini) e denominata con il nome di "Sentiero di San Vigilio" o "San Vili". Recentemente però Mons. Iginio Rogger ha messo in dubbio la storicità del martirio, giudicandolo non provato.

Subito dopo il martirio la fama di Vigilio si sparse in Italia. Eugippio, successore di Vigilio nell'incarico vescovile a Trento, fece intitolare a Vigilio la cattedrale di Trento e la fece ingrandire, data l'importanza acquisita dal culto dedicato al santo. La chiesa venne poi rinnovata in stile romanico lombardo. Molte altre chiese in Trentino-Alto Adige sono dedicate a Vigilio e alcune località portano il suo nome, la più famosa delle quali si trova 10 km a Sud di Brunico. È uno dei patroni del Trentino e dell'Alto Adige, delle miniere e dei minatori (vedi anche Santa Barbara) e dell'arcidiocesi di Trento. Inoltre a Roma, vicino alla Abbazia delle Tre Fontane, c'è una Parrocchia intitolata a S. Vigilio.

È raffigurato con il pastorale, la palma e uno zoccolo di legno.

La ricorrenza liturgica si festeggia il 26 giugno, presunta data del suo martirio.

A Trento, nell'ultima settimana di giugno, ogni anno si festeggia il santo patrono, con una settimana di festa: le feste Vigiliane.

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Source : Wikipedia