Trattato di Lisbona

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Inviato da david 02/03/2009 @ 17:49

Tags : trattato di lisbona, unione europea, organizzazioni internazionali, esteri

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Opt-out nell'Unione europea

██ Stati membri con almeno un opt-out ██ Stati membri con un opt-out de facto ██ Stati membri senza opt-out

In generale, il diritto dell'Unione europea è valido in tutti i 27 paesi membri dell'UE. In alcuni casi però gli stati membri hanno negoziato alcuni "opt-out" dalla legislazione o dai trattati dell'Unione europea, ovvero non partecipano alle strutture comuni in un determinato campo.

Attualmente gli unici due stati membri che non sono obbligati ad aderire all'euro sono Regno Unito e Danimarca. Il Regno Unito si è assicurato l'opt-out durante i negoziati per il Trattato di Maastricht. Il governo di Tony Blair ha poi deciso che sarà possibile arrivare all'euro dopo il raggiungimento di cinque criteri economici e dopo un referendum confermativo.

La Svezia non ha formalmente contrattato l'opt-out, ma non entrando nello SME II, non completa deliberatamente il processo di convergenza dell'economia, necessario per l'adesione all'euro. La Svezia ha tenuto un referendum sull'introduzione dell'euro nel 2003 che si è risolto per il no. La Commissione europea e la Banca centrale europea hanno dichiarato di non voler interferire con le scelte svedesi e di accettare la situazione per il momento. Il governo svedese vuole avere l'avallo della popolazione per l'ingresso nell'euro, ma non ha in programma un altro referendum prima delle elezioni del 2010.

La Danimarca ha ottenuto questo opt-out che le assicura la possibilità di non aderire all'euro, insieme ad altri tre dopo il fallito referendum del 1992 sul Trattato di Maastricht. L'abolizione dell'opt-out è stato sottoposto a referendum nel 2000 a cui la popolazione ha risposto no.

L'opt-out della Danimarca originariamente aveva il significato di permettere la non adesione all'Unione dell'Europa Occidentale, che in quel periodo era la "mano" dell'UE nel campo della difesa. Oggi significa che la Danimarca non partecipa alla PESC, ovvero non prende parte alle decisioni e non contribuisce con truppe alle missioni condotte dall'UE.

L'opt-out della Danimarca la esclude da certe decisioni sugli affari interni dell'Unione. Dopo il Trattato di Amsterdam alcune materie in questo campo sono passate al "primo pilastro", ma l'opt-out danese è stato assicurato attraverso protocolli aggiuntivi. Con il Trattato di Lisbona, la Danimarca potrà passare al sistema degli opt-in caso per caso, come garantito al Regno Unito e all'Irlanda.

L'opt-out della Danimarca significa che la cittadinanza europea non sostituisce la cittadinanza nazionale. Questo opt-out è diventato privo di senso quando questa dichiarazione è entrata nel Trattato di Amsterdam ed ha quindi valore per tutti gli stati membri.

Gli opt-out danesi sono indicati negli Accordi di Edimburgo: il governo sta pianificando di indire nuovi referendum per l'abolizione di questi opt-out (o al limite del solo opt-out concernente l'Euro), dal momento che la pubblica opinione ha cambiato orientamento fin dal 2004. I dibattiti sulla Costituzione europea e sul Trattato di Lisbona hanno però ritardato la decisione.

Sia il Regno Unito che la Polonia hanno ottenuto un opt-out affinché la Corte di giustizia delle Comunità europee non potesse chiamare in giudizio i paesi sulla base della Carta dei diritti che è legalmente vincolante nel Trattato di Lisbona.

Dopo che la Piattaforma civica ha vinto le elezioni del 2007, la Polonia, ha annunciato che non eserciterà l'opt-out, lasciando il Regno Unito il solo paese a non adottare la Carta.

Sia il Regno Unito che l'Irlanda hanno ottenuto un opt-out per il passaggio dall'unanimità alle decisioni a maggioranza in questo campo contenuto nel Trattato di Lisbona. In realtà si tratta di un "opt-in" caso per caso, che permetterà ai due paesi di aderire ad una decisione nel momento in cui lo vorranno.

In Irlanda il mantenimento dell'opt-out sarà rivisto tre anni dopo l'entrata in vigore del Trattato.

Il Regno Unito ha avuto un opt-out dal Protocollo sociale negoziato da John Major nel 1991. Tony Blair ha abolito questo opt-out immediatamente dopo essere diventato Primo Ministro nel 1997.

F — de facto disposizioni del trattato non applicate di cui l'UE non intende imporre l'esecuzione. I — de iure status adottato da tutti. L — enterà in vigore con la ratifica del Trattato di Lisbona nel 2009. O — possibilità di "opt-in" di volta in volta. R — possibilità di una sua revisione dopo la ratifica del Trattato di Lisbona nel 2010. 2009 — possibilità di una sua revisione con referendum che si terrà probabilmente nel 2009. 2012 — revisione nel 2012.

Per la parte superiore



Trattato di Lisbona

L'unione dei trattati nella Costituzione europea (sinistra) e la struttura che uscirà da Trattato di Lisbona che emenderà gli esistenti trattati (destra).

Il Trattato di Lisbona (noto anche come Trattato di riforma) è il trattato redatto per sostituire la Costituzione europea bocciata dal 'no' nei referendum francese e olandese del 2005.

L'intesa arriva dopo i due anni del "periodo di riflessione" ed è stata preceduta dalla Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell'Europa unita, in cui il cancelliere tedesco Angela Merkel e il premier italiano Romano Prodi esprimevano la volontà di sciogliere il nodo entro pochi mesi al fine di consentire l'entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009, anno delle elezioni del nuovo Parlamento europeo.

Nello stesso periodo nasce il cosiddetto "Gruppo Amato" (formato da politici europei), ufficialmente chiamato "Comitato d'azione per la democrazia europea" (in inglese "Action Committee for European Democracy" o ACED) supportato dalla Commissione europea che ha inviato due suoi rappresentanti alle riunioni. Il gruppo ha avuto il mandato (non ufficiale) di prospettare una riscrittura della Costituzione basata sui criteri che erano emersi durante le consultazioni della Presidenza tedesca con le varie cancellerie europee. Il risultato è stato presentato il 4 giugno 2007: il nuovo testo presentava in 70 articoli e 12 800 parole circa le stesse innovazioni della Costituzione (che aveva 448 articoli e 63 000 parole) diventando così il punto di riferimento per i negoziati.

Il Consiglio Europeo di Bruxelles, sotto la presidenza tedesca, il 23 giugno 2007 raggiunse l'accordo sul nuovo Trattato di riforma.

Valery Giscard d'Estaing, il presidente della Convenzione europea, ha dichiarato che le differenze tra i testi della Costituzione europea e del Trattato di riforma sono solo "cosmetiche" e che rendono quest'ultimo meno comprensibile rispetto al primo mentre il "think tank" euro-scettico "Openeurope" si è spinto fino all'analisi dettagliata, notando che il Trattato di riforma è per il 96% identico alla Costituzione europea.

I negoziati hanno presto risolto, con diverse concessioni, i nodi britannici mentre la questione polacca si è rivelata quasi insormontabile a causa del deciso rifiuto dei leader Lech e Jaroslaw Kaczynski di accettare la maggioranza qualificata. Un accordo tra Varsavia e la tedesca Merkel (che prevedeva l'entrata in vigore della maggioranza qualificata solo nel 2014) è stato dapprima accettato e poi respinto dalla Polonia. A questo punto, sotto la pressione dell'Italia che ha guidato una coalizione di paesi europeisti a oltranza, il cancelliere Angela Merkel aveva proposto di indire una nuova Conferenza intergovernativa senza includere la Polonia che, di fatto, sarebbe così rimasta fuori dal nuovo trattato. Ciò ha spaventato il governo polacco che ha infine accettato una proposta di compromesso.

L'accordo pone fine a due anni e mezzo di incertezza istituzionale successiva al blocco dei referendum francese e olandese sulla Costituzione. Il Trattato è stato approvato ufficialmente il 18 ottobre 2007 nel vertice informale di Lisbona che concludeva la CIG ed è stato firmato dai capi di Stato e di Governo il 13 dicembre 2007, sempre a Lisbona.

L'Ungheria è stato il primo paese a ratificare il Trattato, il 17 dicembre 2007, a soli quattro giorni dalla firma dello stesso.

Il Trattato è stato ratificato da quasi tutti gli stati firmatari, prevalentemente per via parlamentare, nel corso del 2008. Vari gruppi euroscettici (danesi e inglesi) hanno chiesto nei primi mesi del 2008 la ratifica attraverso referendum, avendo notato che le implicazioni legali del Trattato rispetto alla precedentemente bocciata Costituzione europea sono identiche, ma non l'hanno ottenuta.

Solo l'Irlanda, nel rispetto della sua Costituzione, ha deciso di effettuare un referendum confermativo, mentre i Paesi Bassi, la Repubblica Ceca e la Danimarca hanno deciso di non tenerlo: l'obiettivo era quello di riuscire a far entrare in vigore il Trattato il 1° gennaio 2009, prima delle elezioni europee del giugno successivo.

Il 'no' dell'Irlanda al referendum del 12 giugno 2008 ha causato una battuta d'arresto dell'entrata in vigore del Trattato, ma non una sua messa da parte: la Commissione europea e i responsabili dei maggiori governi continentali (Spagna, Polonia, Svezia, Germania e Francia Regno Unito, Cipro, Italia, Slovacchia e Ungheria, Danimarca, Olanda, Slovenia - presidente UE) hanno dichiarato che il processo di ratifica deve proseguire. Il Portogallo (che ha già ratificato) non si è voluto sbilanciare, mentre solo la Repubblica Ceca ha dichiarato di voler fermare il processo di ratifica. Si è quindi deciso di seguire lo schema del 2001, quando un'iniziale bocciatura del Trattato di Nizza, sempre in Irlanda, fu poi trasformata in promozione con un secondo referendum.

Si ritiene inoltre politicamente impraticabile qualsiasi nuovo allargamento senza la previa approvazione del Trattato di Lisbona.

Il 20 dicembre 2007 il Consiglio costituzionale ha ritenuto parzialmente incompatibili con la Costituzione francese alcune disposizioni del Trattato di Lisbona e quindi, prima di inoltrarsi nella ratifica formale del testo, si è provveduto a modificare la Costituzione stessa. Il relativo progetto di riforma costituzionale è stato approvato dall'Assemblea Nazionale il 16 gennaio 2008, dal Senato il 29 gennaio 2008 e dal Congresso (formato dall'Assemblea Nazionale e dal Senato riuniti in seduta comune) il 4 febbraio 2008. La legge di revisione costituzionale è stata poi pubblicata nel Journal officiel il 5 febbraio 2008, giorno a partire dal quale la Francia ha potuto così procedere alla ratifica del Trattato.

La ratifica tedesca è attualmente sospesa. La legge di ratifica è stata approvata dal Parlamento e quindi ora, per completare l'iter, manca solo la promulgazione da parte del presidente della Repubblica Horst Köhler e il deposito degli strumenti di ratifica a Roma, procedure che avverranno dopo il pronunciamento della Corte costituzionale sulla compatibilità del Trattato con la Legge fondamentale (Costituzione tedesca), a seguito di un ricorso proposto dal parlamentare tedesco Peter Gauweiler (CSU), membro del Bundestag. L'udienza davanti all'Alta Corte si è svolta il 10 e 11 febbraio 2009 ma la sentenza è attesa per il mese di maggio del 2009.

Dal 1987 in avanti, dopo una decisione in merito da parte della Corte suprema, i trattati internazionali che potrebbero essere in conflitto con la Costituzione irlandese devono essere ratificati con un referendum popolare. Così nel giugno 2008 l'Irlanda è stato l'unico Stato membro a tenere una consultazione popolare sul Trattato. Tutti i membri dei tre partiti di governo nell'Oireachtas hanno sostenuto il 'sì'. Così hanno fatto tutti i partiti di opposizione nel Parlamento, con l'eccezione del Sinn Féin. I Verdi, pur essendo un partito di governo, non hanno preso ufficialmente posizione non riuscendo a raggiungere una maggioranza dei due terzi (in uno o nell'altro senso) nel suo congresso del gennaio 2008 e lasciando così i propri membri liberi di decidere autonomamente. La maggior parte dei sindacati e delle organizzazioni irlandesi di categoria hanno sostenuto il 'sì', mentre hanno sostenuto il 'no' il Sinn Féin, il gruppo Libertas, il gruppo "L'Alleanza della gente prima del profitto" e alcuni gruppi minori di ispirazione marxista, inoltre il "Partito indipendentista dal Regno Unito" ha incoraggiato i propri membri a andare in Irlanda fare campagna per il 'no'. Il 'no' ha vinto con il 53,4% dei voti (862 415 elettori) contro il 46,6% del 'sì' (752 451 elettori). L'affluenza è stata di poco superiore al 50% degli aventi diritto.

L'Irlanda si sta incamminando verso un secondo referendum che si è impegnata a tenere prima dell'entrata in funzione della prossima Commissione europea, ossia prima della fine di ottobre 2009. Il 27 novembre 2008 una sub-commissione del Parlamento irlandese ha infatti stabilito formalmente che "non ci sono ostacoli giuridici al fatto che in Irlanda si svolga un secondo referendum sul Trattato di Lisbona". Mentre Brian Cowen si dichiara fiducioso sull'esito del nuovo voto dopo le concessioni avute nel Consiglio europeo dell'11-12 dicembre 2008, le principali forze politiche che sostennero il 'no' durante la prima consultazione hanno confermato la loro opposizione al Trattato anche per il secondo referendum.

In Italia, a causa delle elezioni politiche anticipate e della volontà di alcuni gruppi parlamentari di non procedere alla ratifica a camere sciolte, nonostante un appello informale in questo senso fosse stato fatto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il disegno di legge presentato dal Governo Prodi non fu votato. Il nuovo Governo Berlusconi ha dovuto quindi ripresentare un disegno di legge per procedere alla ratifica. Tale disegno di legge è stato in seguito approvato all'unanimità dal Parlamento, promulgato dal presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 185 dell'8 agosto 2008, supplemento ordinario n. 188.

La ratifica in Polonia è attualmente ferma in quanto si attende la firma presidenziale (il cosiddetto "atto di ratifica"). Il presidente della Repubblica polacca Lech Kaczyński ha però firmato la legge che gli permette di ratificare il Trattato: questa legge fissa la procedura per concedere l'autorizzazione alla ratifica ed è stata fatta ai sensi dell'articolo 90 comma 4 della Costituzione polacca. Ciò non significa però che la Polonia abbia terminato la procedura di ratifica. Il presidente della Repubblica infatti non è costretto a ratificare il Trattato, tuttavia sembra improbabile che non lo faccia se quest'ultimo si incamminerà sulla via della ratifica nel resto dell'UE. Kaczyński ha rilasciato numerose dichiarazioni, correggendo più volte il tiro e subendo pressioni soprattutto dal capo di Stato francese Nicolas Sarkozy (presidente di turno del Consiglio europeo durante il secondo semestre 2008) per rispettare gli impegni presi. Nella sua ultima uscita ha affermato che concederà la sua firma quando anche l'Irlanda sarà pronta a ratificare. La mossa sembra più che altro una manovra di politica interna che lo vede contrapporsi al primo ministro Donald Tusk sulla questione dello scudo spaziale USA da ospitare nel Paese.

Il milionario conservatore ed euro-scettico Stuart Wheeler ha presentato un ricorso presso l'Alta Corte di Londra volto ad ottenere la convocazione di un referendum preventivo riguardo la ratifica del Trattato di Lisbona ma il 25 giugno 2008 l'Alta Corte ha respinto la richiesta.

Il presidente della Repubblica ceca Václav Klaus potrebbe essere un ostacolo alla ratifica del Trattato poiché è un fervente euro-scettico e ne ha chiesto l'abbandono definendolo "morto" dopo il 'no' del referendum irlandese (unico capo di Stato ad agire in tal modo). A norma della Costituzione ceca, la ratifica richiede la firma presidenziale, ma è molto improbabile che questa sarà negata se entrambi i livelli del Parlamento approveranno il Trattato. Il 24 luglio 2008 il presidente della Repubblica ha affermato che non firmerà il Trattato se l'Irlanda non lo ratificherà prima.

La Corte costituzionale ceca ha sentenziato il 26 novembre 2008 che "il Trattato di Lisbona dell'UE non viola la Costituzione nazionale" aprendo così la strada alla sua ratifica parlamentare dopo sei mesi di blocco. La richiesta di una verifica della costituzionalità del Trattato era partita dal Senato ceco, probabilmente al fine di acquietare i timori dei partiti più piccoli rappresentati in Parlamento.

Il primo ministro ceco Mirek Topolánek ha dichiarato recentemente che il Trattato sarà ratificato dal Parlamento entro la fine di marzo del 2009. La Camera e il Senato hanno iniziato l'esame del trattato rispettivamente il 9 e il 10 dicembre 2008, ma entrambi i rami del Parlamento hanno deciso di rinviare il voto a febbraio 2009 per pronunciarsi preventivamente sull'accordo con gli USA per la realizzazione di una base radar e per dare il tempo ai due maggiori partiti di negoziare una tregua in vista del semestre di presidenza UE del 2009. La Camera ha approvato la ratifica il 18 febbraio 2009 mentre il Senato l'ha ulteriormente rinviata in un periodo compreso tra marzo e maggio 2009 al fine di dare prima il via libera all'inserimento nel regolamento di entrambi i rami del Parlamento del cosiddetto "istituto del mandato vincolato" secondo il quale ogni trasferimento di competenza dal piano nazionale a quello comunitario dovrà essere preventivamente approvato da entrambe le Camere (non potrà quindi più bastare il solo parere favorevole del Governo).

Oltre agli Stati membri dell'Unione europea, sono chiamati a votare sul Trattato di Lisbona anche il Parlamento europeo, Gibilterra e le Isole Åland. Il pronunciamento del Parlamento europeo è puramente consultivo e quindi non indispensabile per l'entrata in vigore, tuttavia ha una forte valenza politica in quanto è un influente segnale istituzionale di condivisione del Trattato. Riguardo a Gibilterra e alle Isole Åland invece, una loro bocciatura provocherebbe la mancata applicazione del Trattato nel territorio in questione ma non interesserebbe ugualmente il processo di ratifica generale.

Gibilterra è un territorio d'oltremare del Regno Unito, fa parte dell'Unione europea, ma è argomento di determinate esenzioni. La ratifica del Parlamento di Gibilterra non è necessaria affinché il Trattato entri in vigore, ma dei cambiamenti nella legislazione interna sono obbligatori affinché esso si applichi anche in quest'enclave britannica.

Le Isole Åland, sono una provincia autonoma della Finlandia, fanno parte dell'Unione europea, ma sono argomento di determinate esenzioni. Il processo di ratifica del Trattato nel Parlamento regionale è cominciato, ma non è stata ancora fissata la data del voto. Il risultato dipenderà dalle trattative in corso tra l'amministrazione centrale e quella regionale. Una minoranza nel Parlamento regionale ha proposto un referendum popolare anche se la sua convocazione è improbabile visto che la maggioranza è contraria. La ratifica del Parlamento delle Isole Åland non è necessaria affinché il Trattato entri in vigore, ma è indispensabile affinché le relative disposizioni si applichino in questo territorio. Un eventuale voto negativo, dunque, non renderebbe esecutivo il Trattato nelle Isole Åland ma non ne impedirebbe però l'adozione nel resto della Finlandia. In questo caso la Finlandia perderebbe un membro del Parlamento europeo in conformità sia con il Trattato di Nizza che con quello di Lisbona.

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Trattato di Lisbona (1859)

Il Trattato di Lisbona (o Patto di Lisbona) è un trattato stipulato nel 1859 tra Portogallo e Olanda per definire i confini delle rispettive colonie (Timor portoghese e Indie Orientali Olandesi) nell'isola di Timor.

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Comunità europea

La Comunità europea, la più importante delle Comunità europee nasce il 1º gennaio 1958 con il nome di Comunità economica europea (Cee o CEE) con l'entrata in vigore dei trattati di Roma firmati da sei paesi fondatori (Italia, Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi) il 25 marzo dell'anno precedente. La parola economica fu rimossa dal nome dal Trattato di Maastricht del 1992 che fece della Comunità europea il "Primo pilastro" dell'azione dell'Unione europea.

I Trattati di Roma del 1957 sanciscono la costituzione della CEE.

La CEE aveva nei suoi obiettivi l'unione economica dei suoi membri (Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Olanda, e Germania Ovest), fino a portare ad un'eventuale unione politica. Lavorò per il libero movimento dei beni, dei servizi, dei lavoratori e dei capitali, per l'abolizione dei cartelli e per lo sviluppo di politiche congiunte e reciproche nel campo del lavoro dello stato sociale, dell'agricoltura, dei trasporti, del commercio estero.

Nel 1956 il Regno Unito propose che il Mercato europeo comune (MEC) fosse esteso in una più ampia area di libero scambio europea. Nel novembre 1958 però la Francia mise il veto sulla creazione della nuova area, così il Regno Unito insieme alla Svezia si fecero promotori dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA), concretizzatosi nel 1960, insieme ad altri paesi non membri CEE (Austria, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Svezia, Svizzera e Regno Unito).

Dal 1973 con l'ingresso di Regno Unito, Irlanda e Danimarca nella CEE, EFTA e CEE negoziarono una serie di accordi per assicurare uniformità nelle politiche economiche delle due organizzazioni, sfociata infine nell'accordo per lo Spazio economico europeo (SEE). Dal 1995 solo 4 membri che non sono entrati nell'UE rimangono nell'organizzazione.

L'Unione economica e monetaria (UEM) è considerata la politica di integrazione più avanzata all'interno del primo pilastro dell'UE.

Il metodo comunitario si contrappone al "Metodo intergovernativo", funzionante nel secondo e nel terzo pilastro dell'UE.

Un passo avanti nello sviluppo dell'UE, necessario per permettere il funzionamento dell’Unione a 27, si avrà con l'adozione del Trattato di Lisbona, che è, oggettivamente, un regresso rispetto alla più avanzata Costituzione Europea.

Il Trattato di Lisbona come la Costituzione europea prevede l'abolizione formale dei tre pilastri e la "comunitarizzazione" del secondo e terzo pilastro che funzioneranno col Metodo comunitario, ad eccezione delle disposizioni in materia di difesa comune.

Il Trattato di Lisbona si distingue però dalla Costituzione europea per il meccanismo di opt-out nel 3° pilastro ottenuto dalla Gran Bretagna e dall'Irlanda, la precisazione del "carattere specifico" della PESC, il semplice rinvio alla Carta dei diritti fondamentali, rispetto alla quale Gran Bretagna e Polonia hanno ottenuto la facoltà di opt-out. Non si fa inoltre cenno ai "simboli" dell'Unione.

Tutte queste caratteristiche (e altre) rendono "meno europeistico" il Trattato di Lisbona che, comunque, unifica CE ed Euratom e apporta altre piccole migliorie oltre ad essere indispensabile per il funzionamento dell'Unione.

Le fonti del diritto comunitario derivanti dall'attività della Comunità europea possono produrre atti vincolanti e non vincolanti. Gli atti non vincolanti sono le raccomandazioni CE (ossia degli inviti rivolti agli stati membri ad assumere un certo comportamento) e i pareri (espressione del punto di vista di un organo europeo su di una determinata questione). Quelli vincolanti sono invece i Regolamenti, le Direttive e le Decisioni.

I Regolamenti hanno le caratteristiche tipiche delle leggi nell'ordinamento interno degli stati. Sono generali, ossia non sono rivolti a soggetti determinati, ma hanno la caratteristica della generalità e dell'astrattezza. Sono obbligatori, ossia, salvo diversa disposizione del Regolamento stesso, devono essere applicati nella loro totalità dagli stati membri. Il fatto che siano atti di applicabilità diretta implica che non sia necessario, e neppure ammesso, un atto dello stato che ne ordini l'esecuzione nell'ordinamento nazionale.

Una Direttiva è un atto normativo non generale, ma rivolto in particolare ad uno (o più) degli Stati membri. Pone allo Stato a cui è rivolta l'obbligo del raggiungimento di un determinato risultato o standard, lasciando discrezionalità agli organi nazionali in merito ai mezzi da utilizzare. Molto spesso, comunque, la Direttiva detta discipline particolareggiate e precise, al fine di limitare la totale discrezionalità dello Stato.

Le Decisioni hanno le caratteristiche tipiche del procedimento amministrativo nell'ordinamento degli stati. Tutti gli elementi di una Decisione sono obbligatori e direttamente applicabili, come i Regolamenti ma, a differenza di questi ultimi, sono rivolti a specifici soggetti, come uno Stato membro o una persona giuridica.

I membri dell'Unione europea che non hanno aderito alla cooperazione rafforzata di Schengen sono Gran Bretagna e Irlanda, mentre in Romania, Bulgaria e Cipro il Trattato non è ancora entrato in vigore.

I paesi dell'Unione europea che hanno un opt-out riguardo l'adozione dell'euro sono: Gran Bretagna e Danimarca, mentre la Svezia ha un opt-out "de facto".

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Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale

Il coordinamento in materia di Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale costituisce il cosiddetto "Terzo pilastro" dell'Unione Europea,attraverso il quale gli Stati membri perseguono l'obiettivo di creare uno spazio europeo di libertà, di sicurezza e di giustizia all'interno dell'UE.

Fu creato nel 1992 con il Trattato di Maastricht con il nome di Giustizia e affari interni (Gai): nel 1999 con il Trattato di Amsterdam trasferì le aree dell'immigrazione illegale, dei visti, dell'asilo e della cooperazione giudiziaria in materia civile nel primo pilastro (Comunità Europea). Dopo il 1999 si deve parlare quindi più propriamente di "Cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale" poiché il termine "Giustizia e Affari Interni" si riferisce al terzo pilastro insieme alle competenze del primo pilastro.

Prima del Trattato di Maastricht gli stati membri cooperavano a livello intergovernativo in vari settori relativi al libero movimento e alla sicurezza personale, oltre che alla polizia giudiziaria. Con Maastricht la cooperazione in materia di Giustizia e affari interni voleva rafforzare le iniziative prese dagli stati membri con un approccio coerente per le azioni da intraprendere, offrendo una serie di azioni coordinate.

Le istituzioni che gestiscono la GAI sono il Consiglio europeo, che definisce i principi e gli orientamenti generali, e il Consiglio dell'Unione Europea che, sulla base degli orientamenti forniti dal Consiglio europeo, prende le decisioni necessarie per la definizione e la messa in opera della GAI. Un ruolo marginale è attribuito alla Commissione e al Parlamento.

Il metodo intergovernativo si contrappone al "Metodo comunitario", funzionante nel primo pilastro dell'UE.

La libera circolazione delle persone nell'ambito dello Spazio Schengen è considerata l'elemento più significativo acquisito dalla GAI.

Un passo avanti nello sviluppo della GAI, necessario per costruire lo "Spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia" dell'Unione, si avrà con l'adozione del Trattato di Lisbona che prevede l'abolizione dei tre pilastri e la "comunitarizzazione" della GAI che funzionerà con il Metodo comunitario.

Per la parte superiore



Costituzione europea

L'unione dei trattati nella Costituzione europea (sinistra) e la struttura che uscirà da Trattato di Lisbona che emenderà gli esistenti trattati (destra).

Col termine Costituzione europea si suole chiamare il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa. Il suo scopo, oltre a quello di sostituire i diversi trattati esistenti che al momento costituiscono la base giuridica dell'Unione Europea, era principalmente quello di dare all'UE un assetto politico chiaro e tendenzialmente definitivo riguardo le sue istituzioni, le sue competenze, le modalità decisionali, la politica estera.

A dispetto del nome, però, non si tratta di una vera costituzione che sancisce la nascita di una sovranità (come la costituzione federale degli Stati Uniti d'America), bensì di una sorta di Testo unico, in cui vengono solo recepiti e riordinati testi giuridici preesistenti, con poche vere innovazioni e senza alcun trasferimento di sovranità.

A questi complessissimi quesiti la Dichiarazione rispose con la convocazione della Convenzione sul futuro dell'Europa, proclamando presidente Valéry Giscard d'Estaing (ex presidente della repubblica francese) e vicepresidenti Giuliano Amato e Jean-Luc Dehaene. I lavori della Convenzione si aprirono ufficialmente il 28 febbraio 2002.

Conclusisi il 10 luglio 2003, i lavori della Convenzione sul futuro dell’Europa sono durati diciassette mesi, durante i quali i suoi membri hanno quotidianamente discusso i delicati temi sul tavolo del dibattito. I membri della Convenzione, in numero di 102 (più 12 osservatori), nominati dai governi e dai parlamenti nazionali degli stati membri e dei paesi candidati all’adesione, e dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea, nel corso dei mesi di lavoro si sono riuniti in vari gruppi specifici ognuno con un tema da affrontare, discutendo poi le loro proposte e le loro soluzioni in 26 assemblee plenarie durante le quali esse sono state votate e/o modificate. I lavori della Convenzione si sono svolti in una completa trasparenza, poiché tutte le sedute plenarie sono state aperte al pubblico e tutta l’enorme mole di documenti prodotti è stata sempre disponibile per la consultazione sui siti Internet istituzionali.

Inoltre, nel corso dei lavori la Convenzione ha incontrato numerosi gruppi non istituzionali (confessioni religiose, organizzazioni non-profit, società civile, gruppi di riflessione, organizzazioni locali e regionali) lasciando aperto un forum dove raccogliere contributi di chiunque volesse dire la sua (quasi 1300 contributi) e dedicando una particolare giornata all’incontro con i giovani, le cui proposte sono state al centro di numerosi dibattiti. Pur tuttavia, non adeguatamente pubblicizzata la Convenzione è finita per non attirare l’attenzione della maggioranza dell’opinione pubblica, col risultato che il frutto conclusivo è stato accolto con freddezza. Risultato finale, presentato dal presidente Giscard d’Estaing il 18 luglio 2003 a Roma, è stato il "Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa", in quattro parti, vera e propria costituzione europea che ha in pratica trasformato la Convenzione in una Costituente.

Le numerose sessioni presiedute da Silvio Berlusconi, presidente di turno dell’UE, pur risolvendo la maggioranza dei quesiti sul tavolo dei negoziati non erano riuscite a giungere ad un compromesso sulla maggioranza qualificata per via delle forti critiche di Spagna e Polonia. Per tale motivo, durante la sessione conclusiva dal 12 e 13 dicembre 2003 a Bruxelles, veniva dichiarato il fallimento dei negoziati e le questioni passavano alla nuova presidenza di turno irlandese, guidata da Bertie Ahern. Dopo numerosi incontri bilaterali, nel marzo del 2004 un appello del Parlamento europeo faceva seguito a quello dell’ex presidente della Convenzione Giscard d’Estaing nel chiedere la ripresa dei negoziati, poiché la ratifica della Costituzione rimaneva di prioritaria importanza. Le nuove sessioni della CIG, tra l’aprile e il giugno del 2004, si sono concluse nel Consiglio europeo di Bruxelles del 17-18 giugno 2004: il problema della maggioranza qualificata veniva risolto e si giungeva definitivamente a un accordo sul testo.

Il 29 ottobre 2004 si è svolta a Roma la cerimonia (trasmessa in eurovisione) della firma del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa. Hanno firmato la Costituzione i capi di Stato o di governo dei 25 paesi dell’Unione europea e i loro ministri degli esteri. Bulgaria, Romania e Turchia, in qualità di paesi candidati, hanno firmato solo l’Atto finale, mentre la Croazia ha partecipato come osservatore. La firma della Costituzione è avvenuta nella Sala degli Orazi e Curiazi, la stessa storica sala in cui il 25 marzo 1957 i sei paesi fondatori firmarono i trattati che istituivano la CEE e l’Euratom (Trattati di Roma).

È iniziato quindi il lungo processo di ratifica del testo costituzionale da parte dei 25 paesi dell’Unione europea (oggi 27), ratifica che avviene o per via parlamentare – come nel caso italiano – o tramite referendum popolari. In quest’ultimo caso, hanno risposto favorevolmente alle urne i cittadini di Spagna (20 febbraio 2005) e Lussemburgo (10 luglio 2005), mentre i cittadini di Francia (29 maggio 2005) e Paesi Bassi (1 giugno 2005) hanno votato in maggioranza no. Quest’ultimo risultato ha praticamente congelato l’iter di ratifica, da concludersi entro la fine del 2006: alcuni paesi (tra cui Danimarca e Regno Unito) che ancora non hanno ratificato la Costituzione non hanno ancora fissato date per eventuali referendum. Del resto, non si sa quale risposta dare ai no di Francia ed Olanda, e ad eventuali possibili no di altri paesi. Nel summit europeo del 15 e 16 giugno 2006, i capi di stato e di governo dei paesi membri si sono posti l'obiettivo di risolvere la questione entro il 2008 o comunque prima delle elezioni europee del 2009. Le possibili soluzioni individuate sono state: l'apertura di una nuova "mini-CIG" per una parziale riscrittura della Carta costituzionale, la "riduzione" della Carta attuale ai principi fondamentali rinominandola "Trattato fondamentale", piccoli aggiustamenti alla Carta esistente, come l'inserimento di un "protocollo sociale". Alla fine ha prevalso l'idea del "testo ridimensionato" e si è convenuto di approvare il Trattato di riforma la cui stesura è in corso di finalizzazione da parte di un'apposita CIG.

Nelle tabelle di seguito la situazione delle ratifiche.

Tutte queste novità aumentano, a detta degli estensori, la democraticità, la trasparenza e i poteri dell'Unione europea.

Le forti critiche al testo costituzionale espresse dalle più disparate correnti politiche si basano su opinioni spesso diametralmente opposte. Fondamentalmente le controversie nascono dalla volontà di creare un "documento debole", cioè non indirizzato chiaramente ma al fondo legato ad essere un minimo comune divisore fra le varie visioni di Stato delle nazioni europee. In buona parte le critiche e i no verso la Costituzione vengono da parte dell'opinione pubblica meno interessata alla politica, i cosiddetti "euroscettici", che rifiutano l'Unione europea per come è stata strutturata, vista come troppo burocratizzata e poco efficace nel risolvere gli interessi reali dei cittadini.

A queste critiche se ne sono aggiunte altre dagli ambienti religiosi riguardo l'assenza di riferimenti alle radici giudaico-cristiane della coscienza europea: molti sono stati i richiami fatti da Papi, rabbini e capi spirituali protestanti. Gli stati che valorizzano la laicità dello stato, in primis la Francia, si sono opposti duramente a un esplicito riferimento religioso nella Costituzione, mentre stati a maggioranza cattolica e ortodossa (tra cui l'Italia, la Polonia e la Grecia) hanno spinto verso un inserimento di questi riferimenti nel testo.

Non va dimenticata, poi, la posizione severamente critica da parte di istanze non sospettabili di scarso spirito europeista o di sciovinismo nazionalista, come gran parte dei Federalisti Europei, i quali hanno ripetutamente bollato come un inganno quello di chiamare "Costituzione" un documento che tale non è.

In Francia la vittoria del 'no' è dipesa principalmente dalla contrarietà di una larga fetta dell'opinione pubblica: sinistra radicale, fronte nazionale, ambienti cattolici e Lefebvriani, no-global, e pacifisti accesi hanno criticato la presenza di principi neoliberisti nel testo, l'eccessiva importanza data ai temi economici e capitalistici, l'assenza di riferimenti al ripudio della guerra e il fatto che gli eserciti europei ora possano intervenire in più occasioni, le troppo scarse garanzie in difesa dei lavoratori, degli immigrati, del welfare state. Diverse personalità (ad esempio, il premio Nobel per l'economia Maurice Allais) hanno criticato il TCE e si sono schierati contro la sua ratifica.

Ragioni ben diverse quelle dei no della destra nazionalista, principalmente in Olanda. La paura in questo caso è che la Costituzione ora disponga di poteri tali da svuotare di significato e di autorità i singoli stati, promuovendo un appiattimento delle identità nazionali in nome di un'unione indifferenziata.

L'ultima soluzione ha infine prevalso. Con la Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell'Europa unita, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il premier italiano Romano Prodi esprimevano la volontà di sciogliere il nodo entro pochi mesi al fine di consentire l'entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009, anno delle elezioni del nuovo Parlamento europeo. Si è così svolto sotto la presidenza tedesca dell'Unione il vertice di Bruxelles tra il 21 e il 23 giugno 2007 nel quale si è arrivati ad un accordo sul nuovo "Trattato di riforma". L'accordo pone fine a 2 anni e mezzo di incertezza istituzionale: il ridenominato Trattato di Lisbona è stato firmato dai capi di Stato e di Governo il 13 dicembre 2007, appunto a Lisbona. Quasi tutte le innovazioni della Costituzione sopravvivono anche nel nuovo Trattato (che anzi ne asciuga molte ridondanze): il "think tank" euroscettico "Openeurope" si è spinto fino all'analisi dettagliata, notando che il nuovo Trattato è al 96% identico alla Costituzione europea. Rimane però l'eliminazione di qualsiasi riferimento costituzionale (simboli, nomenclatura, struttura del testo), ovvero la rinuncia all'obiettivo ideale che rappresenta un ridimensionamento traumatico del nuovo Trattato, che nell'ottica federalista resta appieno uno strumento pattizio e non un atto fondativo di una nuova entità sovranazionale.

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Source : Wikipedia