Toscana

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Tags : toscana, italia

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Leopoldo II di Toscana

1848 - bandiera del Granducato di Toscana dall'aprile 1848 sino alla invasione del generale d'Aspre (maggio 1849).  Il tricolore reca lo stemma degli Asburgo-Lorena

Leopoldo II d'Asburgo-Lorena (Firenze, 3 ottobre 1797 – Roma, 28 gennaio 1870) fu il penultimo granduca di Toscana.

Figlio secondogenito del granduca Ferdinando III di Toscana e di Luisa Maria Amelia di Borbone-Napoli. Visse la sua prima giovinezza in Germania, dove il padre si era rifugiato dopo l'invasione napoleonica. Divenne principe ereditario "in pectore" del Granducato di Toscana nel 1800, alla morte del fratello maggiore Francesco Leopoldo.

Rientrò a Firenze il 15 settembre 1814, dopo la prima abdicazione di Napoleone, bene accolto dai sudditi anche per la politica del padre, che non effettuò epurazioni o vendette verso coloro che avevano collaborato col governo francese. Il giovane erede al trono si fece amare dai toscani anche per il carattere mite e il comportamento informale, tanto che fu simpaticamente soprannominato "Broncio" a causa del labbro inferiore leggermente sporgente che gli dava una perenne aria triste (mentre in realtà al giovane principe non difettava la spiritosaggine) e "Canapone" per il colore sbiadito dei suoi capelli biondi. Nel 1817 Leopoldo sposò Maria Anna Carolina di Sassonia, a cui fu particolarmente legato e da cui ebbe tre figlie.

Alla morte del padre nel 1824 Leopoldo II assunse il potere e subito dimostrò di voler essere un sovrano indipendente, appoggiato in questo dal ministro Vittorio Fossombroni, che seppe sventare una manovra dell'ambasciatore austriaco conte di Bombelles per influenzare l'inesperto granduca. Questi non solo confermò i ministri che aveva nominato il padre ma diede subito prova della sua sincera voglia di impegnarsi con una riduzione della tassa sulla carne ed un piano di opere pubbliche che prevedeva la continuazione della bonifica della Maremma (tanto da essere soprannominato affettuosamente "Canapone" e ricordato dai Grossetani con un monumento scultoreo collocato in Piazza Dante), l'ampliamento del porto di Livorno, la costruzione di nuove strade, un primo sviluppo delle attività turistiche (allora chiamate "industria del forestiero") e lo sfruttamento delle miniere del granducato.

Dal punto di vista politico, il governo di Leopoldo II fu in quegli anni il più mite e tollerante negli stati italiani: la censura, affidata al dotto e mite Padre Mauro Bernardini da Cutigliano, non ebbe molte occasioni di operare e molti esponenti della cultura italiana del tempo, perseguitati o che non trovavano l'ambiente ideale in patria, poterono trovare asilo in Toscana, come accadde a Giacomo Leopardi, Alessandro Manzoni, Guglielmo Pepe, Niccolò Tommaseo. Alcuni scrittori ed intellettuali toscani come Guerrazzi, Gian Pietro Viesseux e Giuseppe Giusti, che in altri stati italiani avrebbero sicuramente passato dei guai, poterono operare in tranquillità. È rimasta celebre la risposta del granduca all'ambasciatore austriaco che si lamentava che "in Toscana la censura non fa il suo dovere", al quale ribatté con stizza "ma il suo dovere è quello di non farlo!". Unico neo in tanta tolleranza e mitezza fu la soppressione della rivista "L'Antologia" di Gian Pietro Viesseux, avvenuta nel 1833 per le pressioni austriache e comunque senza ulteriori esiti civili o penali per il fondatore.

Il mite governo granducale fece sì che in Toscana non vi fossero in quegli anni moti o sedizioni e le attività cospirative erano limitate solo alla città di Livorno e di minima importanza: gli unici atti repressivi furono nel 1830 la soppressione del giornale "L'Indicatore Livornese" e la condanna del Guerrazzi a sei mesi di confino a Montepulciano per aver pronunciato un'orazione in memoria di Cosimo Del Fante. La tranquillità del Granducato era sottolineata anche da intellettuali come Niccolò Tommaseo e Giuseppe Giusti, che dedicò una simpatica satura al granduca ("Il re travicello") che fece in un primo tempo infuriare il destinatario ma che poi fu presa simpaticamente dallo stesso interessato.

I moti del 1831, che sconvolsero i due ducati emiliani e le legazioni dello Stato Pontificio, non ebbero seguito in Toscana, nonostante che qualche patriota cercasse di suscitarne: l'unica preoccupazione di ordine pubblico presa fu quella di presidiare meglio la frontiera settentrionale per evitare sconfinamenti di sobillatori.

Nel 1832 moriva la Granduchessa Maria Anna Carolina, lasciando nello sconforto il granduca che, per assicurare la successione si risposò l'anno successivo con la Principessa Maria Antonietta di Borbone, nozze da cui nel 1835 doveva nascere Ferdinando, il sospirato erede al trono.

Nel 1839 e nel 1841 Leopoldo II diede il permesso per fare svolgere i "Congressi degli scienziati italiani" a Pisa e Firenze, nonostante le minacce del governo austriaco e le proteste di quello pontificio; nel frattempo il governo granducale pianificava un forte sviluppo della rete ferroviaria che negli anni successivi avrebbe visto la nascita della linee "Leopolda" (Firenze-Pisa-Livorno; con la diramazione da Empoli a Siena) e "Maria Antonia" (Firenze-Pistoia-Lucca) mentre rimasero a livello progettuale la "Ferdinanda" (Firenze-Arezzo) e la "Maremmana" (Livorno-confine del Chiarone).

Particolarmente ammirevole e destinato a rimanere nel cuore dei fiorentini (almeno fino al 1849) fu il comportamento del granduca in occasione della grande alluvione del 3 novembre 1844, quando il sovrano non fece mancare la sua presenza al momento dei soccorsi, aprendo le porte di Palazzo Pitti agli sfollati, impegnandosi personalmente nei soccorsi su una barca e recandosi in visita anche nelle zone più periferiche colpite dal disastro.

Nel 1847 il granduca di Toscana dovette affrontare una grave crisi con i sovrani dei due ducati emiliani: in quell'anno entrarono in vigore alcune clausole del Congresso di Vienna del 1815 e del Trattato di Firenze del 1844 che assicuravano sì al granducato lorenese l'annessione di quasi tutto l'ex Ducato di Lucca ma allo stesso tempo stabilivano che alcune vecchie enclaves toscane in Lunigiana passassero sotto i Borbone di Parma e gli Austria-Este di Modena. Se a Lucca fu facile sedare il malcontento dei cittadini con una visita del bonario granduca, lo stesso non accadde nei comuni destinati alla cessione. In Toscana si arrivò a chiedere la guerra ai due stati vicini, cosa impensabile per il mite Leopoldo che cercò di evitare la cessione offrendo forti somme di denaro ai due duchi. L'offerta fu respinta e le cessioni furono effettuate per le pressioni austriache, dato che il governo di Vienna non poteva permettersi focolai di disordini in tempi che già si preannunciavano calamitosi.

In quel 1847, nell'ambito del processo riformatore suscitato in Italia dall'elezione di Papa Pio IX, Leopoldo II si distinse per l'impegno riformatore: il 6 maggio veniva concessa la libertà di stampa e il 4 settembre veniva creata una Guardia Civica. Nello stesso periodo il Granducato di Toscana, lo Stato Pontificio e il Regno di Sardegna firmavano i Preliminari della Lega doganale, da tutti salutata come premessa di future maggiori integrazioni. Il 17 febbraio 1848, pochi giorni dopo Carlo Alberto di Sardegna, Leopoldo II concedeva la Costituzione, che si distingueva dalle altre per il concedere pieni diritti ai cittadini di tutte le religioni e il 18 marzo nasceva il primo governo costituzionale toscano, presieduto da Francesco Cempini. Pochi giorni dopo, mentre i due duchi emiliani erano costretti alla fuga dalle insurrezioni, Leopoldo II riannetteva alla Toscana i comuni ceduti in Lunigiana, l'Alta Garfagnana estense e l'ex ducato di Massa e Carrara, le cui popolazioni avevano chiesto di essere toscane, secondo il principio che ogni popolo era libero di decidere la propria sorte.

Il 21 marzo il Granduca suscitava l'entusiasmo popolare decidendo di inviare le poche truppe regolari toscane, affiancate da volontari, a combattere in alta Italia a fianco dei Sardi contro gli Austriaci. Mentre il piccolo esercito granducale si dirigeva verso Pietrasanta e San Marcello Pistoiese, Leopoldo II sostituiva la bandiera lorenese con il tricolore italiano con sovrapposto lo stemma granducale e aderiva personalmente al prestito di guerra.

L'atteggiamento patriottico del Granduca iniziò a cambiare verso la metà dell'anno, quando furono chiari gli atteggiamenti espansionistici del Regno di Sardegna e nell'agosto, in seguito a dei violentissimi tumulti avvenuti a Livorno, quando fu costretto a licenziare il governo moderato di Gino Capponi per affidare l'incarico ai democratici Guerrazzi e Giuseppe Montanelli (nonno del giornalista Indro) che inaugurò una politica ultrademocratica.

Il 30 gennaio 1849 Leopoldo II abbandonava Firenze per rifugiarsi prima a Siena (e per fingersi malato, ebbe l'idea di ricevere i delegati fiorentini a letto, in camicia da camera e papalina) e poi a Gaeta, sotto la protezione del Re delle Due Sicilie.

L'esilio durò fino ad aprile, quando dopo la disfatta di Carlo Alberto a Novara, i moderati toscani rovesciarono il governo Guerrazzi per evitare un'invasione austriaca e richiamarono il granduca, sperando che avrebbe mantenuto le riforme.

La speranza fu vana: il tenente-feldmaresciallo d'Aspre scese da Parma con 18'000 uomini, prese e saccheggiò Livorno, eppoi occupò Firenze. Alcuni mesi più tardi Leopoldo II sbarcò a Viareggio, ma ebbe la pessima idea di venire scortato da truppe austriache e in divisa da generale asburgico: era la fine della naturale e sentita simpatia che i toscani avevano avuto per il mite sovrano.

Gli atti dei successivi anni di governo fecero allontanare sempre di più anche i sudditi più leali: la soppressione dello Statuto, definitivamente abolito nel 1852 e della Guardia Civica; l'occupazione austriaca e la formazione di un costoso esercito toscano; la repressione sanguinosa dell'insurrezione della città di Livorno contro gli occupanti austriaci; il ripristino della pena di morte per alcuni reati (fatto clamoroso per la Toscana, primo stato abolizionista per opera di Pietro Leopoldo, nonno di Canapone).

Nell'aprile 1859, nell'imminenza della guerra franco-piemontese contro l'Austria, Leopoldo II proclamò la neutralità ma ormai il governo granducale aveva i giorni contati: in Firenze la popolazione rumoreggiava e le truppe davano segni di insubordinazione.

Il 27, verso le quattro, davanti ad una grande folla tumultuante per le strade di Firenze e all'aperta rivolta dell'esercito, Leopoldo II partì in carrozza da Palazzo Pitti, uscendo per la porta di Boboli, verso la strada di Bologna. Aveva appena rifiutato di abdicare a favore del figlio Ferdinando.

La pacifica rassegnazione al corso della storia (il Granduca non pensò mai ad una soluzione di forza) e le modalità del commiato, con pochi effetti personali caricati in poche carrozze e con attestazioni di simpatia al personale di corte, fecero sì che in questi ultimi momenti di permanenza in Toscana gli ormai ex sudditi riacquistassero per un po' l'antica stima per Leopoldo: la famiglia granducale fu salutata dai fiorentini, levantisi il cappello al passaggio, con il grido "Addio babbo Leopoldo!" ed accompagnata con tutti i riguardi da una scorta fino alle Filigare, ormai ex dogana con lo Stato Pontificio. Alle sei pomeridiane di quello stesso giorno, il Municipio di Firenze constatò l’assenza di alcuna disposizione lasciata dal sovrano e nominò un governo provvisorio.

Rifugiatosi presso la corte viennese, l'ex granduca abdicò ufficialmente solo il successivo 21 luglio; da allora visse in Boemia, recandosi a Roma nel 1869, dove morì il 28 gennaio 1870, in via delle Tre Cannelle. Fu sepolto nella chiesa dei Sant'Apostoli, nel 1914 la sua salma fu poi trasportata a Vienna per essere sepolta nel mausoleo degli Asburgo, la Cripta dei Cappuccini.

Per la parte superiore



Toscana

Toscana - Bandiera

La Toscana è una delle maggiori ed importanti regioni italiane per patrimonio storico, artistico, economico, culturale e paesaggistico.

Posta nell'Italia centrale, confina a nord-ovest con la Liguria, a nord con l'Emilia-Romagna, a est con le Marche e l'Umbria, a sud con il Lazio. Ad ovest, i suoi 397 km di coste continentali sono bagnati dal Mar Ligure nel tratto centro-settentrionale tra Carrara (confine con la Liguria) e il Golfo di Baratti; il Mar Tirreno bagna invece il finale tratto costiero meridionale tra il promontorio di Piombino e la foce del Chiarone, che segna il confine con il Lazio.

Il capoluogo regionale è Firenze, città più grande e popolosa, nonché principale fulcro storico, artistico ed economico-amministrativo; le altre città capoluogo di provincia sono: Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa-Carrara, Pisa, Pistoia, Prato e Siena.

La Toscana amministra anche le isole dell'Arcipelago Toscano, oltre ad una piccola enclave situata all'interno dei confini delle Marche, appartenente al comune di Badia Tedalda, di cui sono divenute frazioni le località ivi situate.

Fino al 1859 è stata una nazione indipendente nata ad opera della Repubblica di Firenze. Da allora ha fatto parte del Regno di Sardegna, del Regno d'Italia ed oggi della Repubblica Italiana.

In epoca granducale aveva anche un inno, composto da E. Monsen ed intitolato Leopolda.

La festa regionale, istituita nel 1999, ricorre il 30 novembre, nel ricordo del suddetto giorno del 1786 in cui fu abolita la pena di morte nel Granducato di Toscana.

Il territorio toscano è per la maggior parte collinare (66,5%); comprende alcune pianure (circa l'8,4% del territorio) e importanti massicci montuosi (il 25,1% della regione).

Tra i sistemi collinari, nella parte centrale della regione ritroviamo, da ovest a est, le Colline livornesi, le Colline pisane, le Balze di Volterra, il Montalbano, le colline del Chianti e i rilievi collinari della Valtiberina. L'area meridionale della regione si caratterizza ad ovest per le Colline Metallifere, le colline della Val di Merse, le Crete Senesi, i rilievi collinari della Valle dell'Ombrone, le Colline dell'Albegna e del Fiora, l'Area del Tufo e i rilievi collinari della Val d'Orcia e della Val di Chiana.

In Toscana si trovano aree pianeggianti sia lungo la fascia costiera che nell'entroterra.

Il litorale comprende le pianure della Versilia, l'ultimo tratto del Valdarno Inferiore (che si apre nella Piana di Pisa) e la Maremma (la pianura più estesa), mentre nell'entroterra la pianura principale è il Valdarno che si sviluppa da est ad ovest lungo il corso dell'omonimo fiume, comprendendo le città di Arezzo, Firenze e Pisa. Altre pianure dell'interno sono la conca intermontana che comprende le città di Firenze, Prato e Pistoia (in continuità del medio Valdarno), la Piana di Lucca, la Valdinievole, la Valdera, la Valdelsa, la Val di Chiana, la Val di Cecina, la Val di Cornia, la Val d'Orcia e la Valle dell'Ombrone.

La Toscana, bagnata dal Mar Ligure nella parte centro-settentrionale e dal Mar Tirreno in quella meridionale, si caratterizza per un litorale continentale molto diversificato nelle sue caratteristiche. Nel complesso, le coste continentali si presentano basse e sabbiose, fatta eccezione per alcuni promontori che si elevano tra Livorno e Vada, a nord di Piombino, tra Scarlino, Punta Ala e Castiglione della Pescaia, tra Marina di Alberese e Talamone, all'Argentario e ad Ansedonia.

L'Arcipelago Toscano è costituito da sette isole principali e da alcuni isolotti minori, molti dei quali sono semplici secche o scogli affioranti, in gran parte tutelati dal Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. L'isola principale è l'Isola d'Elba, bagnata a nord dal Mar Ligure, a est dal Canale di Piombino, a sud dal Mar Tirreno e a ovest dal Canale di Corsica: l'isola presenta un'alternanza di coste basse e sabbiose e coste più alte e frastagliate dove si aprono suggestive calette. A nord dell'Isola d'Elba si trovano l'Isola di Capraia, nel Canale di Corsica, e l'Isola di Gorgona nel Mar Ligure, entrambe con coste frastagliate. A sud dell'Isola d'Elba si trovano l'Isola di Pianosa, completamente pianeggiante e con leggere ondulazioni, con coste sia sabbiose che scogliose, l'Isola di Montecristo con coste alte e frastagliate fatta eccezione per la zona dell'approdo, l'Isola del Giglio con coste prevalentemente alte e rocciose, fatta eccezione per alcune calette e per la Spiaggia del Campese, l'Isola di Giannutri con coste scogliose pur presentando un territorio caratterizzato soltanto da ondulazioni e dislivelli leggerissimi. Tra le isole minori, le secche e gli scogli affioranti, sono da segnalare le isole di Cerboli, di Palmaiola, le Formiche di Grosseto, la Formica di Burano, lo Scoglio d'Affrica o Formica di Montecristo, le Secche della Meloria e le Secche di Vada.

Dal punto di vista climatico, la Toscana presenta caratteristiche diverse da zona a zona.

Le temperature medie annue, che registrano i valori più elevati attorno ai 16 °C lungo la costa maremmana, tendono a diminuire man mano che si procede verso l'interno e verso nord; nelle pianure e nelle vallate interne (medio Valdarno e Val di Chiana) si raggiungono i valori massimi estivi, che spesso si avvicinano e toccano i 40 °C e si contrappongono a minime invernali piuttosto rigide, talvolta anche di alcuni gradi sotto zero.

Le precipitazioni risultano molto abbondanti a ridosso dei rilievi appenninici lungo l'asse ovest-est tra la Versilia e il Casentino, con valori massimi oltre i 2000 mm annui sulle vette più alte delle Alpi Apuane e dell'Appennino Tosco-Emiliano; al contrario, lungo la fascia costiera della Maremma grossetana, soprattutto nella zona dell'Argentario, si raggiungono faticosamente i 500 mm annui di media. Molto penalizzate dal punto di vista pluviometrico risultano anche le Crete Senesi e alcune zone della Val d'Orcia e della Val di Chiana dove i valori medi annui si aggirano tra i 600 e i 700 mm.

Le nevicate, frequenti nella stagione invernale su tutti i rilievi appenninici e sulla parte sommitale del Monte Amiata, possono raggiungere anche le zone collinari limitrofe; i fenomeni nevosi sono più rari lungo la costa settentrionale e nelle pianure interne, mentre risultano essere episodi davvero unici lungo la costa della Maremma grossetana.

Da segnalare, inoltre, l'eliofania (durata del soleggiamento), che risulta essere molto rilevante lungo la fascia costiera della provincia di Grosseto, dove raggiunge valori prossimi ai massimi assoluti dell'intero territorio nazionale italiano, con una media annuale di oltre 7 ore giornaliere (valore minimo in dicembre con una media di circa 4 ore al giorno e valori massimi superiori alle 11 ore giornaliere in giugno e luglio).

Di seguito, è riportato l'elenco da nord a sud delle stazioni meteorologiche presenti sul territorio regionale e ufficialmente riconosciute dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale.

Le aree naturali protette coprono quasi il 10% del territorio regionale, per una superficie totale di 227.000 ettari. Ne fanno parte tre parchi nazionali, di cui uno, il Parco nazionale Arcipelago Toscano, ricade interamente in Toscana mentre gli altri due sono condivisi con l'Emilia-Romagna (Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano). Vi sono poi 3 parchi regionali, 2 parchi provinciali, 36 riserve naturali statali, 37 riserve naturali provinciali e 52 A.N.P.I.L. (Aree Naturali Protette di Interesse Locale). Nell'ambito della rete Natura 2000 sono stati inoltre proposti 123 SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e 30 ZPS (Zone di Protezione Speciale).

La regione è attraversata sul lato settentrionale e su quello orientale dalla catena appenninica che si è formata per l'avvicinamento e la collisione della placca euro-asiatica a nord con la placca africano-adriatica a sud.

Le unità strutturali derivanti, appartenenti in origine al margine continentale africano-adriatico, sono incluse in due gruppi principali, il Dominio Umbro-Marchigiano (flysch arenaceo-marnoso) e il Dominio Toscano, quest'ultimo suddiviso in una successione metamorfica sottostante (metarenarie, metacalcari, dolomie, gruppi triassici e tardo-paleozoici, basamento ercinico) e in una successione non metamorfica soprastante (flysch arenacei esterni ed interni, argilliti, marne, calcari e dolomie). La successione non metamorfica soprastante è caratterizzata a sua volta da due unità strutturali minori, la Falda Toscana e l'Unità Cervarola Falterona, con le cui estensioni rocciose costituiscono l'ossatura della dorsale appenninica toscana.

Sopra il Domino Toscano si trova il Dominio Subligure di transizione (arenarie e argilliti) dove vi è stato il sovrascorrimento di rocce del Dominio Ligure-Piemontese, suddiviso a sua volta nelle complesse unità strutturali del Dominio Ligure esterno (flysch a elmintoidi, arenarie, argilliti, brecce poligeniche), Dominio Ligure interno con successione oceanica non metamorfica (flysch arenacei, argilliti, radiolariti, ofioliti) e successione oceanica metamorfica (calescisti, ofioliti).

Con la diminuzione e la cessazione dei sovrascorrimenti durante l'orogenesi appenninica, si formarono bacini di sedimentazione con Depositi Epiliguri (marne e calcareniti).

Nelle fasi più recenti si verificarono invasioni marine dei margini meno elevati della catena, denominate successioni dei bacini neoautoctoni e mai coinvolte nei fenomeni di sovrascorrimento tra domini e unità strutturali; in seguito si formarono bacini subsidenti all'interno della catena favorevoli ai futuri ambienti fluvio-lacustri.

Contemporaneamente si verificarono anche intrusioni magmatiche subvulcaniche acide (Isola d'Elba, Isola del Giglio e Isola di Montecristo) e manifestazioni vulcaniche piroclastiche effusive (Isola di Capraia, Monte Amiata e Area del Tufo).

Le oscillazioni eustatiche e le ulteriori fasi di assestamento della catena hanno portato i livelli di fiumi e laghi ai valori attuali; i depositi alluvionali completano e chiudono la storia geologica della regione.

In base all'Ordinanza PCM n.3274 del 20/03/2003, il territorio regionale toscano è stato suddiviso in tre distinte zone in base al rischio sismico, zona 2, zona 3 e zona 4; nessun comune della Toscana rientra nella zona 1 a sismicità elevata.

Di seguito è riportata in modo schematico la classificazione sismica. .

Inoltre, va segnalato anche il rischio di maremoto, seppur piuttosto moderato, lungo l'intero tratto centro-settentrionale della costa livornese.

La storia della Toscana abbraccia un lunghissimo periodo di tempo, che spazia dalla preistoria ai giorni nostri, risultando fondamentale dal Medioevo in poi per la nascita della lingua italiana.

Le prime tracce certe della loro presenza umana risalgono al II millennio a.C., grazie al rinvenimento di resti di villaggi su palafitte risalenti all'età del bronzo e quella del ferro, venuti alla luce in varie zone della regione. Tra il X e l'VIII secolo a.C., l'età del ferro trova la sua massima espressione nella civiltà villanoviana.

Verso l'VIII secolo a.C. appaiono le prime testimonianze della presenza, in tutto il territorio dell'Italia Centrale, di un popolo misterioso e straordinario: gli Etruschi. Da essi, l'attuale territorio regionale prese il nome di Etruria. Il culmine dello splendore della civiltà etrusca fu raggiunto attorno al VI secolo a.C., con possedimenti che andavano dalla Pianura Padana alla Campania: furono costruite strade, tra le quali si sono ben conservate le Vie Cave (tra Sovana, Pitigliano e Sorano), vennero bonificate alcune paludi ed edificate importanti città toscane, come Arezzo, Chiusi, Volterra, Populonia, Vetulonia e Roselle. II livello di civiltà raggiunto da questo grande popolo è testimoniato dalle interessanti similitudini - inconsuete per il Mediterraneo del tempo- tra i diritti degli uomini e quelli delle donne.

Nel III secolo a.C. gli Etruschi furono sconfitti dalla potenza militare di Roma e, dopo un primo periodo di prosperità, dovuto allo sviluppo dell'artigianato, dell'estrazione e della lavorazione del ferro, dei commerci, tutta la regione decadde economicamente, culturalmente e socialmente. I Romani, che si insediarono presso le preesistenti località etrusche, fondarono anche nuove città come Fiesole, Florentia e Cosa, attualmente una delle meglio conservate con le mura, il foro, l'acropoli e il capitolium, sorto originariamente come Tempio di Giove, oltre ad avere una propria monetazione.

Dopo la caduta dell'Impero Romano la regione passò attraverso le dominazioni ostrogota e bizantina, prima di divenire oggetto di conquista da parte dei Longobardi (569), che la eressero a ducato con sede a Lucca (Ducato di Tuscia). Con la caduta dei Longobardi per opera di Carlo Magno, il ducato divenne contea e successivamente marchesato di Lucca (Marca di Tuscia). Nell'XI secolo il Marchesato passò agli Attoni, grandi feudatari Canossiani, che possedevano anche Modena, Reggio Emilia e Mantova. A quella famiglia apparteneva la famosa Contessa Matilde di Canossa, nel cui castello avvenne l'incontro fra il papa Gregorio VII e l'imperatore di Germania, Enrico IV. Proprio in questo periodo iniziò a svilupparsi in tutta la regione il fenomeno dell'incastellamento.

Nell'XI secolo Pisa divenne la città più potente e importante della Toscana, con l'estensione del dominio della Repubblica Marinara a quasi tutta la Toscana tirrenica, alle isole dell'Arcipelago Toscano e alla Sardegna e Corsica. A sud è presente il dominio degli Aldobrandeschi, importante casata di origine longobarda, che controllava la parte meridionale delle attuali province di Livorno e Siena, oltre all'intera provincia di Grosseto fino all'Alto Lazio, entrando spesso in conflitto con il Papato, fino all'emergere della città di Siena, che più tardi entrerà in competizione con Firenze.

Attorno al XII secolo inizia il periodo dei liberi Comuni, e Lucca diventa il primo comune in Italia. Nascono le prime forme di democrazia partecipativa e le associazioni di arti e mestieri, che fecero della Toscana un irripetibile esempio di autonomia culturale, sociale ed economica. Fra le città della regione si impone ben presto, per motivi culturali ed economici ma anche militari, il Comune-Signoria di Firenze.

Grazie a numerosi letterati e artisti, tra il Trecento e il Quattrocento la Toscana, ed in particolare la città di Firenze, diedero un determinante contributo al Rinascimento Italiano. Divenuta entità politicamente autonoma a partire dal XII secolo la Toscana si frammentò anch'essa in una miriade di stati tra i quali la Repubblica di Firenze e la Repubblica di Siena erano le piu importanti. La fioritura dei commerci portò in alcune città della regione alla nascita delle banche (Firenze e Siena in primis). L'unificazione toscana sotto un'unica città iniziò con la politica espansionistica fiorentina già del XIV secolo, quando la repubblica iniziò a fagocitare i territori toscani in successione, frenata solamente dalla repubblica di Siena. Durante il XV secolo salì al potere la famiglia Medici che, come le maggiori famiglie fiorentine, si era arricchita con le banche ed aveva ottenuto rilevanza politica nelle istituzioni repubblicane a partire dalla metà del 1400, con Cosimo il Vecchio. A partire da Lorenzo il Magnifico il potere mediceo si consolidò (a parte due interruzioni repubblicane dal 1498 al 1502 e dal 1512 al 1530), e Cosimo de' Medici ottenne il titolo prima di Duca di Toscana, poi nel 1569 quello di Granduca di Toscana. In questo momento tutta l'area toscana, eccetto Lucca che rimase una repubblica autonoma, Piombino che costituiva un principato a se' stante, e l'area di Orbetello e Monte Argentario collocata nello Stato dei Presidi, era sotto la signoria fiorentina essendo caduta la repubblica di Siena nel 1555 nelle mani degli ispano-fiorentini che dal 1557 ne ebbero la sovranità.

La famiglia Medici continuò a regnare sopra la Toscana ininterrottamente fino al 1737. L'ultimo granduca della famiglia fu Gian Gastone de' Medici che non ebbe eredi, mentre l'ultima della famiglia, Anna Maria Luisa, elettrice Palatina, si occupò del Granducato dalla morte del fratello e riuscì grazie alla sua lungimiranza a fare si che l'immenso patrimonio artistico che era nei secoli divenuto patrimonio della famiglia non potesse essere portato via da Firenze nemmeno dai futuri regnanti che il Granducato avrebbe avuto.

Il Granducato di Toscana, alla morte di Gian Gastone, passò alla famiglia dei Lorena, in particolare a Francesco Stefano di Lorena, già marito di Maria Teresa d'Asburgo, imperatrice d'Austria. Egli non mise mai piedi né in Toscana né a Firenze, e ne lasciò l'amministrazione al figlio Pietro Leopoldo. La più importante innovazione voluta dai Lorena, proprio grazie a Pietro Leopoldo, fu l'abolizione (per 4 anni, fino al 1790 quando fu ripristinata) della pena di morte nel Granducato di Toscana, per l'epoca una innovazione di non poco rielievo. Il provvedimento entrò in vigore il 30 novembre 1786 e, prendendo spunto da questo, è stata istituita in tempi recenti la Festa della Toscana, che si tiene ogni anno nel giorno di tale anniversario. L'unica interruzione alla sovranità lorenense fu la parentesi napoleonica che durò fino al 1814, quando sul serenissimo trono granducale fu restaurato Ferdinando III figlio di Pietro Leopoldo. L'ultimo Granduca della Toscana fu il figlio di Ferdinando, Leopoldo II, che regnò fino all'ingresso del territorio toscano nel nascente stato unitario italiano. Il periodo lorenense fu per la Toscana un periodo illuminato, a partire dal governo di Pietro Leopoldo (che riformò l'ordinamento giudiziario), fino all'ultimo granduca che ottenne risultati molto positivi, con la costruzione delle prime ferrovie, la creazione del catasto e la bonifica della Maremma.

Dopo le rivoluzioni del 1848-1849, il ritorno di Leopoldo venne tuttavia supportato da una guarnigione austriaca che gli alienò le simpatie popolari. Nel 1859, quando la Toscana stava per entrare nel regno dell'Italia del Nord, non si oppose in maniera tenace alla sua destituzione, ma partì da Firenze lasciandola pacificamente nelle mani dei rivoluzionari. La curiosa espressione usata nell'occasione, dato che era iniziata la rivolta alle cinque del mattino, fu che alle sei dello stesso mattino, quando il granduca partì da Firenze, la rivoluzione se ne andò a fare colazione. Il passaggio dal Granducato di Toscana allo Stato Unitario Italiano fu frutto di una incruenta rivoluzione e di un plebiscito, promosso il 15 marzo 1860 dal Governo Provvisorio Toscano, che decretò l'annessione al Regno di Sardegna e quindi al nascente Regno d'Italia. In attesa del trasferimento della capitale a Roma, cosa che avvenne nel 1870, Firenze ospitò il governo della nazione per cinque anni, divenendo il centro, oltre che della cultura, della politica italiana. La storia della Toscana si identifica, da questo momento, con quella dello Stato Italiano, di cui fa parte, pur conservando una sua specificità che la distingue da tutte le altre regioni.

La Toscana è universalmente nota per la sua grandissima ricchezza di monumenti e opere d'arte: celebri in tutto il mondo sono le città di Firenze, Pisa, Siena e Lucca, e meno note ma non per questo "seconde" ai centri sopra citati quanto a ricchezza monumentale sono i centri di Arezzo, Carrara, Pistoia e Prato; infine, praticamente "inedite" al turismo seppur caratterizzate da monumenti di pregio sono le città di Grosseto, Livorno e Massa.

La zona di Pontremoli (e la vicina Luni) furono il cuore dell'antichissima civiltà delle Statue stele, nel III millennio a.C. Numerosi sono anche i ritrovamenti della civiltà villanoviana.

L'Etruria fu il cuore della civiltà etrusca e comprendeva quasi l'intero territorio della Toscana attuale. Delle ricche e fiorenti città etrusche meridionali restano oggi straordinari reperti soprattutto nella zone della Maremma, del litorale livornese, dell'entroterra senese e grossetano. Di eccezionale importanza sono le necropoli etrusche degne di nota, come Sovana, Vetulonia e Populonia. Anche nella Toscana settentrionale esistevano numerosi insediamenti, ma più isolati. Tra questi Fiesole, Volterra, Cortona. Recente è la scoperta di una città etrusca a Gonfienti, presso Prato.

Tra i più importanti reperti etruschi rinvenuti, è da segnalare il Disco di Magliano, di fondamentale importanza per la codifica della lingua etrusca.

In epoca romana venne fondata Florentia e prosperarono numerose città, come Pisa, Pistoia, Arezzo, Volterra, Fiesole e Roselle. Tra gli scavi di epoca romana particolare importanza ha quello della colonia di Cosa, una delle meglio conservate risalente ai primi anni della Repubblica.

A partire dalla tarda antichità la Toscana visse una sorta di "eclisse", un lungo periodo di cui ci sono rimaste scarsissime tracce artistiche, anche perché sistematicamente demolite nei secoli successivi. Per questo le poche architetture superstiti hanno un valore straordinario come il Duomo di Chiusi o la cripta della chiesa di San Baronto. La città più importante a quell'epoca era Lucca, attraversata dalla via Francigena, ma i resti paleocristiani o altomedievali sono anche qui rari, a parte un inestimabile patrimonio librario antichissimo.

Nel Medioevo in molti comuni toscani vennero realizzate grandiose piazze con cattedrali, basiliche ed imponenti palazzi pubblici e vie con pregevoli edifici privati. La prima città a godere di questo straordinario sviluppo fu la repubblica marinara di Pisa, seguita a ruota da Lucca, Firenze e Siena. Il romanico pisano ha lasciato straordinarie cattedrali, influenzando molte altre zone del Mediterraneo. Nelle aree rurali si svilupparono caratteristici borghi, castelli e fortificazioni e vennero costruite numerose pievi e abbazie.

A partire dal XIII secolo anche la scultura riscoprì una dimensione monumentale, con maestri come Nicola Pisano, Giovanni Pisano e Arnolfo di Cambio. Alla fine del secolo la pittura sembrava arretrata di un divario incolmabile rispetto alle altre forme d'arte, ancora ancorata alla tradizione bizantina. Pian piano i maestrri pisani e lucchesi si allontanarono dai modelli orientali, ma fu con Cimabue e soprattutto con Giotto che la pittura fece passi da gigante, riscoprendo valori ormai tramontati da secoli come lo spazio reale, il realismo, la narrazione, la creatività: a partire da questa rivoluzione trovò una nuova strada tutta l'arte occidentale.

Il gotico venne recepito con alterne vicende in Toscana: se a Siena nacque una scuola aggiornatissima ai modelli cortesi transalpini, con maestri come Duccio di Boninsegna, i fratelli Lorenzetti e Simone Martini, a Firenze pesò più un retaggio classicista, che da lì a pochi anni sarebbe fiorito nel Rinascimento.

Il Rinascimento si sviluppò a partire da Firenze e dalla Toscana, diffondendosi successivamente anche nel resto d'Italia e d'Europa; inteso come recupero dei modelli classici, iniziò con un rinnovato interesse dei grandi come Petrarca e Boccaccio.

In seguito si diffuse anche alle arti visive, recuperando una linea "classica" che ha attraversato il romanico e che ha impedito l'affermarsi pieno del gotico. Mentre Filippo Brunelleschi "scopriva" le regole della prospettiva matematica, pittori come Masaccio proponevano figure vivide come non mai, straziate dal sentimento e dal volume reale dei corpi. In architettura si semplificò alla ricerca di forme "pure", solenni e razionali, dimostrando come l'ingegno umano potesse creare anche opere inverosimili, come la mastodontica cupola di Santa Maria del Fiore. Iniziò una rivoluzione stimolata dal mecenatismo di una classe di mercanti e banchieri dotata di grande cultura e di ingentissimi mezzi economici. Botticelli, Piero della Francesca, Donatello, Lorenzo Ghiberti, sono solo alcuni dei "geni" toscani del XV secolo.

In quest'epoca vennero realizzate grandi opere caratterizzate da elementi stilistici completamente innovativi, come le basiliche di San Lorenzo e di Santo Spirito a Firenze, la Cattedrale e Palazzo Piccolomini a Pienza, la chiesa di san Biagio a Montepulciano.

Mentre il Rinascimento si avviava a forme sempre più complesse, gli sconvolgimenti fiorentini legati a Savonarola e alla cacciata dei Medici produssero una battuta di arresto che sconvolse il mondo dell'arte: mentre alcuni artisti vivevano una profonda crisi, altri cercavano fortuna in nuove città, diffondendo le conquiste del Rinascimento in tutta Europa: Leonardo a Milano e in Francia; Michelangelo a Roma; Jacopo Sansovino a Venezia, eccetera.

L'impatto dei grandissimi maestri del Rinascimento produsse nella generazione successiva uno stimolo all'imitazione, che si tradusse poi, nei migliori artisti, nella ricerca di qualcosa di "diverso", che prescindesse ormai la realtà astraendola in qualcosa di più originale, complesso e capriccioso. Se da una parte l'arte della nuova corte granducale produceva opere belle ma un po' convenzionali (si pensi agli artisti della cerchia di Giorgio Vasari), dall'altro nascevano le prime irrequietudini, le prime "avanguardie", con artisti originalissimi (e spesso incompresi) come Benvenuto Cellini, Jacopo Pontormo e Rosso Fiorentino.

La scena architettonica subiva invece un continuo sviluppo, con grandi cantieri in tutta la regione spinti dalla volontà del Granduca di manifestare la propria potenza e la propria supremazia politica: a Firenze l'antico centro della politica repubblicana veniva stravolto dalla ristrutturazione di Palazzo Vecchio e dalla costruzione degli Uffizi; a Pisa nasceva piazza dei Cavalieri per l'ordine di Santo Stefano, a Livorno nasceva una nuova città portuale dotata di aggiornatissime fortificazioni. Il potere si manifestava anche attraverso altre opere, come la rete delle ville medicee, completata dall'estro di Bernardo Buontalenti.

L'unica zona a restare indipendente fu Lucca, che sebbene vedesse la sua importanza ridimensionata rispetto al medioevo, costruì uno dei più belli e meglio conservati sistemi di fortificazione dell'epoca, proprio nella paura di un attacco degli invadenti fiorentini. Le mura di Lucca risultano ancora oggi una delle meglio conservate cerchie murarie e trovano un esempio simile, seppur a perimetro ridotto, nelle mura di Grosseto che furono completamente ristrutturate nella seconda metà del Cinquecento su progetto di Baldassarre Lanci.

La tradizione rinascimentale e manierista fiorentina e toscana, glorificata da opere come Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori di Giorgio Vasari (il primo trattato di storia dell'arte dai tempi di Pausania), impedì di fatto il radicarsi delle estrosità del barocco romano per quasi tutto il XVII secolo.

La Toscana non fu immune al barocco, che fu invece caratterizzato dalla misura e dalla sobrietà, e una certa tradizione di storici dell'arte ne sminuì l'importanza fino a tutta la metà del XX secolo. Oggetto quindi di una recente riscoperta, l'arte toscana tra Sei e Settecento, raggiunse alcuni vertici nei capolavori sfarzosi come la Cappella dei Principi a Firenze o come le ville lucchesi, ma fu importante anche l'arricchirsi del tessuto urbano di un po' tutte le città di opere minori rispondenti al nuovo gusto scenografico, che entrarono a far parte nell'immagine della regione.

Nel Settecento, in architettura prosegue la costruzione di impianti sobri ed equilibrati di gusto barocco, anche se numerose sono le ristrutturazioni di edifici già esistenti, come la facciata della chiesa di San Marco a Firenze. La seconda metà del secolo volge verso temi più marcatamente neoclassici: Gaspare Paoletti sarà capostipite di una serie di architetti attivi nel granducato fino agli anni Quaranta dell'Ottocento, quali Luigi de Cambray Digny e Pasquale Poccianti. Accanto agli imponenti restauri per Palazzo Pitti e la Villa di Poggio Imperiale si registra la costruzione di edifici monumentali come il Cisternone di Livorno. Nel neogotico emerge il nome di Alessandro Gherardesca.

Nella scultura, la prima metà del Settecento è caratterizzata ad esempio dall'opera di Giovanni Battista Foggini; successivamente, col neoclassicismo, si affermano soprattutto i nomi di Lorenzo Bartolini e del senese Giovanni Duprè, che svilupparono i modelli offerti da Canova, cercando una mediazione tra "verismo" e "purismo".

La pittura offre i suoi spunti più interessanti nell'Ottocento, con le opere di scuola macchiaiola di Giovanni Fattori e altri, che anticiparono le inquietudini coloristiche dell'impressionismo francese.

Nel Novecento la Toscana ebbe un'importante stagione Liberty, con alcuni vertici in luoghi a forte sviluppo urbanistico come Bagni di Lucca, Montecatini Terme e Viareggio.

Più diffusa su tutto il territorio regionale fu l'architettura razionalista, con alcuni capolavori a livello internazionale come la stazione di Firenze Santa Maria Novella o lo stadio Artemio Franchi di Pier Luigi Nervi.

Nel dopoguerra si imposero in architettura i nomi di alcuni architetti di fama internazionale, come Italo Gamberini, Leonardo Savioli, Leonardo Ricci, ma fu soprattutto Giovanni Michelucci, a imporre uno stile in chiave moderna, funzionale, dall'estetica asciutta ma anche emozionante e riconoscibile. Opere come la chiesa dell'Autostrada del Sole sono tra le realizzazioni più significative del secolo in Toscana, declinata in innumerevoli imitazioni e omaggi.

Tra i pittori vanno ricordati Amedeo Modigliani (morto nel 1920), e Ottone Rosai.

L'Italia è la nazione che al mondo può vantare il maggior numero numero di siti iscritti nella lista del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO; In Italia è la Toscana la regione italiana assieme alla Lombardia (che però ne condivide uno con il Piemonte e uno con la confinante Svizzera) a vantarne, al 2008, il maggior numero, ben sei, classificandosi davanti alla Campania e alla Sicilia (regioni con cinque siti ciascuna).

La campagna toscana è nota nel mondo per i caratteristici insediamenti rurali sparsi, legati a poderi mezzadrili, che in passato assicuravano lavoro per tutto l'anno agricolo a tutti coloro che vi abitavano.

In epoca medievale, alcuni agglomerati rurali furono i precursori di piccoli borghi, che si sono ben conservati fino ai giorni nostri, epoca in cui hanno conosciuto un'ulteriore valorizzazione. Tali esempi si ritrovano principalmente nelle aree pianeggianti e collinari interne della Toscana centro-settentrionale.

Tra il periodo rinascimentale e quello barocco, sorsero numerose fattorie fortificate, dette grange, soprattutto nelle zone centro-meridionali della regione, presso le quali veniva costruita l'immancabile cappella padronale.

Dal Settecento in poi, la bonifica della Maremma e, più in generale, delle pianure costiere diede un ulteriore impluso allo sviluppo di case rurali, soprattutto in prossimità delle aree costiere centro-meridionali, ove vi era l'esigenza di rendere coltivabili le nuove terre strappate alle preesistenti aree paludose: anche in questo caso venivano spesso costruite piccole cappelle presso le fattorie e le case coloniche, dove i sacerdoti delle parrocchie di competenza si recavano periodicamente a celebrare le funzioni religiose.

Le case coloniche, molto spesso isolate, costituiscono pertanto uno degli elementi che contraddistinguono il paesaggio toscano, come ad esempio quello della val d'Orcia, reso dolce e suggestivo dai famosi filari di cipresso.

La casa rurale presenta generalmente costruzioni in muratura, molto spesso su due piani, con il tetto rivestito dai tipici laterizi toscani. In base alle funzioni svolte, le case rurali possono presentarsi con un unico fabbricato che in passato comprendeva sia l'abitazione al piano superiore che il rustico al pian terreno (tipologia residenziale), oppure con un edificio principale adibito ad abitazione e una o più strutture distaccate adibite a rustici ed annessi vari (tipologia aziendale).

Ogni zona della Toscana si caratterizza per le proprie varianti tipiche, come l'aretina, senese, fiorentina, lucchese, pistoiese, pisana e maremmana. Le diverse varianti residenziali presentano comunque il fabbricato generalmente di pianta rettangolare, talvolta con scala esterna che conduceva all'abitazione principale del piano superiore.

Le ville medicee sono dei complessi architettonici rurali venuti in possesso in vari modi alla famiglia Medici tra il XV ed il XVII secolo nei dintorni di Firenze e in Toscana. Oltre che luoghi di piacere e svago, le ville rappresentavano la reggia periferica sul territorio amministrato dai Medici, oltre al centro delle attività economiche agricole dell'area in cui si trovavano. Per ville medicee si intendono convenzionalmente quelle edificate dai Medici.

Le prime ville medicee sono quelle di aspetto fortificato nel Mugello, zona della quale erano originari i Medici; nei secoli successivi vennero costruite molte altre dimore sparse un po' su tutto il territorio del Granducato. Il sistema delle ville medicee costituisce un vero e proprio microcosmo attorno al quale si sono svolgevano i rituali della corte; le dimore esprimono al massimo l'alto livello di architettura rinascimentale e barocca raggiunto in Toscana, permettendo confronti sull'evoluzione degli stili, differenziandole notevolmente dalle più "semplici" case rurali toscane.

Con l'estinzione della casata medicea, tutte le proprietà passarono ai Lorena nel corso del Settecento.

Il dialetto toscano è quello che si è discostato di meno dalla lingua latina e si è evoluto in maniera lineare ed omogenea. È alla base della lingua italiana, grazie agli scritti di Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini, che gli conferirono la dignità di "lingua letteraria" della penisola. Con l'Unità d'Italia venne adottato come lingua ufficiale, grazie anche alla prestigiosa teoria di Alessandro Manzoni relativa alla scelta della lingua per la stesura de I promessi sposi con "i panni lavati in Arno".

Il dialetto toscano è un insieme di dialetti minori locali che presentano alcune differenze che li contraddistinguono gli uni dagli altri. Di seguito è riportata la suddivisione in dialetti toscani settentrionali, orientali, meridionali e occidentali (in altre classificazioni i dialetti toscani occidentali vengono inclusi tra i toscani settentrionali, mentre i dialetti toscani orientali vengono trattati a parte). Tuttavia, tra i subdialetti toscani, va incluso anche il dialetto cismontano parlato nella Corsica settentrionale.

La Toscana ha dato i natali, nel corso dei secoli, a numerosi esponenti di spicco della letteratura italiana.

In epoca medievale Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Gianni Alfani, Dino Frescobaldi e Cino da Pistoia contribuirono al diffondersi del Dolce Stil Novo, che conobbe una notevole evoluzione grazie a Dante Alighieri, autore di opere in lingua latina e volgare, tra le quali spicca certamente la Divina Commedia. Le traduzioni duecentesche di Andrea da Grosseto, tra le quali spiccano quelle dei Trattati di Albertano da Brescia, diedero un notevole contributo allo sviluppo e alla diffusione della lingua volgare anche in campo letterario. Un'attenzione a parte meritano le opere del senese Cecco Angiolieri che, a cavallo tra il Duecento e il Trecento, compose opere in apparente contraddizione al Dolce Stil Novo, rispetto ai cui canoni apparivano più materiali e terrene.

L'umanesimo nacque a Firenze nel XIV secolo grazie a letterati e studiosi come Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Zanobi da Strada, Coluccio Salutati.

In epoca rinascimentale, furono fondamentali i contributi conferiti da Niccolò Machiavelli e da Francesco Guicciardini, che scrissero numerose opere a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento.

Tra l'Ottocento e il Novecento sono da segnalare le opere di Giosuè Carducci, Giuseppe Ungaretti, Curzio Malaparte, Mario Luzi, Carlo Cassola, Luciano Bianciardi, ecc.

La Toscana ha avuto una storia molto collegata al Teatro, che ha reso possibile la costruzione di moltissimi teatri, alcuni dei quali già presenti in epoca romana (Roselle, Fiesole e Volterra).

Tutti gli altri teatri sono sorti nel corso dei secoli, la maggior parte dei quali dal Seicento in poi.

La Toscana, oltre a contare dieci province, presenta un'ulteriore suddivisione territoriale in varie diocesi, ognuna delle quali fa capo alla propria cattedrale e sede vescovile di riferimento. Nelle varie epoche storiche c'è sempre stata una distinzione netta tra le due suddivisioni, i cui confini non sono mai risultati coincidenti tra loro. Il numero di diocesi risulta maggiore rispetto a quello delle province, poiché alcune località sono state da sempre sedi vescovili, nonostante non siano divenute in seguito capoluoghi di provincia. Attualmente la Toscana comprende un'abbazia territoriale, quattro arcidiocesi e tredici diocesi, alcune delle quali sono il frutto di accorpamenti avvenuti in epoche piuttosto recenti di due o più diocesi vicine.

Ecco di seguito l'elenco di tutte le diocesi della Toscana.

In vari centri della Toscana (città e paesi) sono sempre state presenti numerose comunità ebraiche. A Firenze è esistito un verio e proprio ghetto nella zona del Mercato Vecchio), ma con le libertà concesse da Ferdinando I de' Medici al porto franco di Livorno, fu lì che dal XVI secolo si stabilì la comunità più numerosa. Tra le piccole comunità storiche ci sono quelle di Monte San Savino e di Pitigliano.

Le altre confessioni cristiane non cattoliche sono presenti in regione dalla fine del XVIII secolo, eccezion fatta per Livorno, dove le leggi tolleranti permisero una libertà religiosa sin dal XVI secolo, che ancora oggi è testimoniata dai numerosi edifici di culto acattolici. A Firenze e nelle altre città si ebbero comunità cospicue di valdesi, anglicani e protestanti soprattutto tra il XIX secolo e i primi decenni del XX secolo, quando la presenza di stranieri (soprattutto inglesi, americani e tedeschi) fu massima.

La presenza islamica nella regione risale ai recenti fenomeni di immigrazione. La costruzione di una moschea è prevista a Colle di Val d'Elsa, sebbene sia un progetto ancora controvaerso. La scuola buddista Soka Gakkai ha una sede a Firenze, a villa Le Brache, mentre una comunità di religione tibetana si è stabilita dal 1981 nella zona del Monte Amiata, più esattamente sulle prime pendici del Monte Labbro, nel territorio comunale di Arcidosso.

La Toscana è stata da sempre una regione famosa per i vini prodotti, che attualmente sono suddivisi in 6 DOCG e 34 DOC, oltre a numerose IGT, tra le quali spiccano anche alcune produzioni di altissimo livello, note nel mondo enologico con l'appellativo di supertuscans.

Mentre le zone della Toscana centrale (province di Firenze e Siena) sono note in tutto il mondo da diversi decenni per la produzione del Chianti Classico e del Brunello di Montalcino, negli ultimi anni vanno sempre più affermandosi sul palcoscenico internazionale i vini prodotti nelle aree costiere (province di Livorno e Grosseto), favorite maggiormente dal clima più mite, secco e soleggiamento, tra i quali spicca l'eccellenza del Bolgheri Sassicaia, la struttura e l'equilibrio dei vini rossi maremmani (Morellino di Scansano, Montecucco e Monteregio di Massa Marittima) e l'armonia dei bianchi (Ansonica).

Parallelamente al grande successo delle produzioni enologiche delle zone costiere, sono da segnalare anche i sempre più quotati vini rossi e bianchi della provincia di Arezzo.

La Toscana conta più di 3 milioni e mezzo di abitanti che rappresentano circa il 6% della popolazione italiana, con una densità di circa 155 abitanti per km² che risulta inferiore rispetto alla media nazionale.

Poco più del 10% della popolazione toscana risiede nel capoluogo regionale e circa un terzo del totale regionale nell'area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia che si sviluppa senza soluzioni di continuità nella corrispondente conca intermontana. Altre zone densamente popolate sono, in ordine decrescente, l'area livornese, la fascia costiera della provincia di Massa-Carrara e della Versilia, la Valdinievole e la Piana di Lucca, l'area pisana e il Valdarno inferiore ed infine la zona del Valdarno superiore tra Arezzo e Firenze.

Al contrario, l'intera area appenninica (dalla Lunigiana e Garfagnana fino al Casentino), la Maremma grossetana, le Colline Metallifere, il Monte Amiata e la zona a sud di Siena comprendente la Val d'Orcia e le Crete senesi con il Deserto di Accona risultano essere i territori con la minore densità abitativa.

Dagli anni 70 in poi la Toscana ha visto una continua diminuzione dei tassi di natalità. Tuttavia, la popolazione totale regionale si è mantenuta piuttosto stabile fino alla fine degli anni 90, quando è iniziato a verificarsi un aumento piuttosto deciso. Tutto ciò è stato possibile grazie all'immigrazione da altre regioni italiane (soprattutto quelle meridionali) e da paesi stranieri (fenomeno che si è molto accentuato negli ultimi due decenni).

Tra gli stranieri residenti, a livello regionale prevalgono i cittadini dei Paesi dell'Europa orientale, seguiti da quelli di vari Stati del continente africano; minore è la percentuale di cittadini asiatici ed americani.

Tuttavia, nell'area fiorentina e pratese le percentuali si discostano dalla media regionale, essendo presente una foltissima comunità cinese che costituisce nella zona la maggioranza dei cittadini stranieri.

Nel 2006 i nati sono stati 31.595 (8,7‰), i morti 39.815 (11,0‰) con un incremento naturale di -8.220 unità rispetto al 2005 (-2,3‰). Le famiglie contano in media 2,4 componenti. Il 31 dicembre 2006 su una popolazione di 3.638.211 abitanti si contavano 234.398 stranieri (6,4‰).

Il dato regionale suddiviso per macro settori di attività risulta in linea con lo stesso dato espresso su base nazionale. L'economia della regione si basa prevalentemente sul settore terziario, alimentato principalmente dal turismo. Tuttavia, in Toscana vi sono numerosi distretti industriali sparsi nel territorio, che incidono profondamente sull'economia a scala locale. Anche l'agricoltura e l'allevamento, grazie ai prodotti di qualità, rivestono notevole importanza, pur creando un numero marginale di posti di lavoro rispetto agli altri settori.

Il territorio toscano, occupato da aree urbanizzate per poco più del 4% della sua estensione, è ricoperto per quasi il 44% da boschi, che interessano prevalentemente le aree montane appenniniche e dell'Amiata , le zone collinari più elevate come le Colline Metallifere e i Monti del Chianti e le aree in prossimità della fascia costiera. Le latifoglie sono le essenze predominanti, mentre le conifere dominano lungo la fascia costiera (pinete marittime) e in alta montagna (abeti); nella Maremma grossetana e nelle aree collinari limitrofe è molto diffusa anche la quercia da sughero (Quercus suber). Le aree coltivate rappresentano circa il 39% del territorio regionale e occupano prevalentemente le pianure (seminativi), le valli interne e le zone di medio-bassa collina (vigneti e oliveti). La vegetazione arbustiva interessa quasi il 7% del territorio e si caratterizza per la macchia mediterranea bassa e per la gariga nelle aree a ridosso della fascia costiera maremmana, e per i cespugli dei rilievi interni. Pascoli e praterie naturali occupano circa il 5% del territorio, soprattutto a carattere sparso nelle aree collinare interne e in modo più definito nella Maremma grossetana, specialmente nel cuore del Parco naturale della Maremma. Lo 0,6% del territorio è caratterizzato da aree con assenza o scarsità di vegetazione (calanchi e biancane del Deserto di Accona e delle Crete senesi e zone rocciose collinari e montane), mentre lo 0,4% circa è occupato da zone umide (lagune, paludi, laghi e stagni).

L'agricoltura l'allevamento rivestono ancora oggi una notevole importanza, vista la qualità dei prodotti forniti. La Toscana, inoltre, è stata la prima regione in Europa ad aver approvato una legge specifica che vieta la coltivazione e la produzione di organismi geneticamente modificati e il loro consumo nelle mense pubbliche (L.R. 53 del 6 aprile 2000); di fatto il territorio regionale può definirsi OGM-free.

Nelle aree montane, l'agricoltura si contraddistingue per marginalità produttiva caratterizzata dalla raccolta di funghi, castagne e tartufi.

La collina si caratterizza essenzialmente per oliveti e vigneti.

Riguardo all'olio extravergine di oliva è da segnalare la presenza di una IGP regionale (Toscano) e di 5 DOP (Chianti Classico, Colli Fiorentini, Lucca, Terre di Siena e Tuscia).

Per i vini si segnala l'importanza mondiale dei vini toscani che annoverano ben 6 DOCG - Brunello di Montalcino, Carmignano, Chianti (con le sue 8 sottozone), Morellino di Scansano (dall'annata 2007), Vernaccia di San Gimignano e Vino Nobile di Montepulciano - e 34 DOC.

La bassa collina e anche la pianura si caratterizzano per vivaismo (provincia di Pistoia), orticoltura, colture cerealicolo-foraggere, girasoli, mais, barbabietole e zafferano (province di Siena, Grosseto e Firenze).

Famosissimo in tutto il mondo è il sigaro toscano, prodotto con foglie di tabacco di tipo kentucky coltivate in Val di Chiana e nella Valtiberina toscana.

L'allevamento e la zootecnia si fondano principalmente sulle razze autoctone bovine e suine che forniscono carni molto pregiate.

Tra i bovini spiccano le razze chianina, maremmana, calvanina e garfagnina, tutte allevate allo stato brado, caratteristica che ha fatto sì che le loro carni fossero molto ricercate anche durante gli anni della crisi del settore dovuta alla BSE (patologia mai riscontrata nelle razze autoctone toscane). Tra i suini spicca su tutti la pregiatissima razza di Cinta senese allevata allo stato brado e semibrado in varie zone delle province di Siena e Firenze e nell'area delle Colline Metallifere.

Tra le razze autoctone ovine sono in fase di recupero la pomarancina e la zerasca in un periodo contrastato da sporadici casi del morbo della "blue tongue".

I cavalli autoctoni più diffusi a livello regionale sono il maremmano e il bardigiano che vengono allevati per manifestazioni turistiche e sportive (il cavallo monterufolino è in fase di recupero dopo aver rischiato l'estinzione).

Nella regione vi sono distretti industriali che si differenziano tra loro per la tipologia di attività. Di seguito sono riportati i principali.

Il commercio e il settore terziario rappresentano per la regione una delle principali fonti dell'economia, essendo fonte di occupazione per circa 2/3 dei residenti. Oltre al modello di commercio tradizionale toscano (basato sulla piccola o media impresa spesso a conduzione familiare e su fiere e mercati locali), rivestono notevole importanza sia il turismo che i servizi (banche e assicurazioni).

Il turismo rappresenta una delle principali risorse economiche della Toscana. Oltre il 40% del flusso si riversa verso le località balneari e tra le principali ricordiamo Viareggio e la Versilia; un emblematico esempio è rappresentato della Maremma grossetana che nei mesi estivi decuplica il numero dei residenti. Un'altra rilevante percentuale è data dai visitatori alle città d'arte e ai centri artistici minori, con Firenze che supera i 7 milioni di presenze all'anno. Negli ultimi anni si è molto sviluppato anche il turismo rurale che si affianca a quello termale (Chianciano Terme, Montecatini Terme, Saturnia) e a quello montano sia estivo che invernale (piste da sci all'Abetone e sul Monte Amiata).

In Toscana, il Prodotto Interno Lordo è tra i 26 e i 27 mila euro.

A livello regionale, il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 15 e i 65 anni sfiora il 63% ed è sensibilmente superiore rispetto al corrispondente dato nazionale (56%). Di seguito sono riportati i valori dei tassi di occupazione che si registrano nelle singole province.

Per quanto riguarda invece il tasso di disoccupazione, questo si aggira a livello regionale attorno al 4% ed è un valore inferiore rispetto al corrispondente dato nazionale. I valori minimi sotto il 3% si registrano nelle province di Arezzo e di Siena, mentre i valori massimi oltre il 6% si toccano nelle province di Massa-Carrara e di Livorno. In tutte le altre province il tasso di disoccupazione oscilla mediamente tra il 3,5 e il 4,5%.

L'ex Granducato di Toscana era stato suddiviso nei "compartimenti" di Firenze, Lucca, Arezzo, Siena, Pisa, Grosseto e Livorno. Ne faceva parte anche la cosiddetta Romagna Toscana, mentre ne erano escluse la Lunigiana e l'Alta Garfagnana.

Nel 1607 il granduca Ferdinando I de' Medici acquistò dai Gonzaga di Novellara una serie di terre, che attualmente costituiscono una piccola enclave amministrata dalla Toscana all'interno dei confini marchigiano, le cui località sono frazioni del comune di Badia Tedalda.

Dal censimento del 1871 la provincia di Massa-Carrara viene considerata come provincia toscana e non più emiliana. Nel 1923 vengono distaccati dalla provincia di Massa-Carrara i comuni di Bolano, Calice al Cornoviglio, Castelnuovo Magra, Ortonovo, Rocchetta di Vara, Santo Stefano di Magra e Sarzana (ceduti alla provincia della Spezia in Liguria).

Nello stesso anno viene distaccato dalla provincia di Firenze il circondario di Rocca San Casciano, la cosiddetta Romagna Toscana, che passa alla provincia di Forlì in Emilia-Romagna (comuni di Bagno di Romagna, Dovadola, Galeata, Modigliana, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Rocca San Casciano, Santa Sofia, Sorbano, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Tredozio e Verghereto).

Il Parlamento regionale degli studenti è un organo creato nel 2001 dalla Regione Toscana in collaborazione con la IRRE Toscana e il Ministero dell'Istruzione. È formato da 60 studenti provenienti da tutte le province toscane ed ha come compito quello di garantire i diritti agli studenti avendo come interfaccia il Consiglio regionale toscano.

Arrivare in Toscana è molto facile grazie agli ottimi collegamenti nazionali ed internazionali di cui gode la regione, centrati principalmente sulla città di Firenze.

Il primo aeroporto della Toscana è il Galileo Galilei di Pisa con collegamenti a livello nazionale, europeo ed intercontinentale.

Scali minori, molto sfruttati dai turisti, si trovano anche a Firenze, Grosseto (Corrado Baccarini), all'Isola d'Elba (Marina di Campo), nei pressi di Siena, Arezzo, Lucca e Massa. Da segnalare anche lo storico campo di volo di Pontedera, attualmente chiuso, e l'idroscalo di Orbetello, trasformato in parco. Ecco in sintesi gli scali toscani.

La Toscana è attraversata in direzione nord-sud dall'Autostrada A1 che collega Firenze ed Arezzo alle principali città italiane (Milano e Bologna verso nord, Roma e Napoli verso sud). Firenze è ben collegata con la costa toscana grazie all'Autostrada A11, che tocca anche Prato, Pistoia, Montecatini Terme e Lucca prima di terminare presso il casello di Pisa nord. Questo casello si trova anche lungo l'Autostrada A12, che collega la città di Pisa a Viareggio (da questa uscita raccordo per Lucca), Massa-Carrara, La Spezia e Genova verso nord e Livorno e Rosignano Marittimo verso sud (in attesa del futuro completamento del tratto fino a Civitavecchia per la totale realizzazione dell'autostrada Genova-Roma). L'estremità nord-occidentale della Toscana (Lunigiana) è attraversata anche dall'Autostrada A15, che collega Parma e La Spezia attraverso Pontremoli e Aulla.

Oltre alle autostrade, ritroviamo strade di grande comunicazione (S.G.C.) a carreggiate separate e a due corsie per ogni senso di marcia (strade extraurbane principali). Tra queste vi è quella che collega Firenze a Siena, quella che collega Firenze a Pisa e Livorno attraverso il Valdarno inferiore (Empoli, Pontedera) e quella che collega Rosignano Marittimo a Grosseto, denominata "Variante Aurelia" ed infine la superstrada SS 3bis/E45 che collega l'Umbria alla Romagna, attraversando la Valtiberina a Sansepolcro e Pieve Santo Stefano nella parte più orientale della regione, che si incunea tra la Romagna e l'Umbria. Attualmente è in fase di realizzazione la strada di grande comunicazione denominata "Due Mari", che collegherà Grosseto a Siena e ad Arezzo, da dove poi proseguirà fino a Fano attraverso l'Alta Valle del Tevere e la Valle del Metauro.

Tra gli assi viari più noti, che oggi rappresentano strade extraurbane secondarie, sono da ricordare la Via Aurelia, la Via Cassia e la Via Clodia, che vennero costruite in epoca romana; l'ultima di queste fu realizzata sulle preesistenti Vie Cave nel tratto compreso tra Pitigliano, Sorano e Sovana, nel cuore dell'Area del Tufo. Inoltre la Toscana è tagliata anche dalla Via Francigena, in parte coincidente con la Via Cassia.

Tra le strade statali, è da segnalare su tutte la Strada Statale dell'Abetone e del Brennero che ha inizio a Pisa, attraversa Lucca, il Passo dell'Abetone, l'Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto e il Trentino-Alto Adige fino ad arrivare al confine con l'Austria presso il Passo del Brennero.

Di seguito sono rappresentate in modo schematico le principali autostrade e vie di comunicazione della regione.

Sono invece in fase di realizzazione o di progettazione le seguenti arterie stradali.

Le principali direttrici ferroviarie che attraversano la Toscana sono la linea tra Milano e Roma che, seguendo quasi parallelamente l'Autostrada A1, tocca da nord a sud le città toscane di Prato, Firenze e Arezzo. Tra Firenze e Roma è già presente anche la linea Direttissima senza stazioni intermedie; il tratto a nord di Firenze è in fase di realizzazione e prevede la costruzione nel capoluogo toscano della stazione sotterranea Firenze Belfiore, riservata esclusivamente ai treni ad Alta Velocità. Un'altra direttrice principale è la ferrovia tirrenica che, seguendo parallelamente la Via Aurelia, collega Genova a Roma toccando Carrara, Massa, Viareggio, Pisa, Livorno e Grosseto. La terza linea principale della Toscana è quella che collega Firenze a Pisa via Empoli, dove un tronco secondario si dirama per Siena da dove prosegue sia per Chiusi (intersezione Firenze-Roma) che per Grosseto (intersezione con la [linea Tirrenica).

Tra i tratti secondari, molto spettacolare dal punto di vista paesaggistico è quello tra Siena e Grosseto via Monte Antico, con un tronco che passa da Buonconvento ed uno da San Giovanni d'Asso: spesso sono organizzati viaggi in "littorine" d'epoca su entrambe le diramazioni della Siena-Grosseto.

Altri tratti secondari, molto affollati da pendolari, sono la Firenze-Prato-Pistoia-Montecatini Terme-Pescia-Lucca-Viareggio, la Lucca-Pisa, la Lucca-Aulla, la ferrovia Porrettana (che collega Pistoia a Bologna) e la ferrovia che unisce Firenze al Mugello (Faentina).

Parzialmente attiva, ma molto interessante sotto il profilo paesaggistico, è la ferrovia Cecina-Saline di Volterra, un'antenna non elettrificata che diparte dalla linea Maremmana e che originariamente raggiungeva il nucleo storico di Volterra mediante un ultimo tratto a cremagliera.

Di seguito sono riportate le varie linee ferroviarie (attive o in costruzione) della regione.

Tutte le principali città della Toscana si caratterizzano per un proprio sistema di trasporto locale di tipo urbano ed extraurbano.

La navigazione costituisce una delle fondamentali modalità di trasporto, grazie ai numerosi porti presenti in Toscana. Da Porto Santo Stefano partono i traghetti per l'Isola del Giglio e Giannutri; da Piombino sono assicurati i collegamenti con l'Isola d'Elba, la Corsica e la Sardegna, mentre da Livorno numerose rotte di navigazione collegano la Toscana alla Corsica, alla Sardegna, all'Isola di Capraia e alla Gorgona.

Numerosi sono, inoltre, i porti e gli approdi turistici sparsi lungo le coste della regione e dell'arcipelago, ove è possibile ormeggiare i natanti ed usufruire di servizi.

La regione sta sperimentando un nuovo modello organizzativo che richiama il concetto di salute dell'OMS. Tale sperimentazione prevede la costituzione di consorzi pubblici che riuniscono le amministrazioni comunali di una zona socio-sanitaria e l'Azienda USL della zona. La Società della Salute (è questo il nome prescelto che tanto si avvicina alla "Casa della Salute", ipotesi di nuovo modello di gestione delle problematiche della salute introdotto nei programmi del Ministero della Salute del 2° governo Prodi) è attiva nelle varie zone socio-sanitarie della Toscana. Pisa e Firenze sono in fase avanzata di sperimentazione.

Lo sport in Toscana riveste notevole importanza in varie discipline, sia individuali che di squadra.

Il calcio ha due squadre toscane presenti in serie A, Fiorentina e Siena; in serie B militano altre quattro squadre toscane, l'Empoli, il Grosseto, il Livorno ed il Pisa. Nelle serie inferiori ritroviamo l'Arezzo, Pistoiese (Prima Divisione); Figline, Sangiovannese, Carrarese, Colligiana, Cuoiopelli Cappiano Romaiano, Poggibonsi, Prato, e Viareggio in Seconda Divisione.

La Pallavolo è molto praticata in toscana, principalmente nel pisano e nel fiorentino dove si sono avute le principali squadre.

Il basket è un altro sport di squadra molto seguito, grazie alle squadre di Siena in Lega Basket Serie A, Livorno e Pistoia in Legadue, Pool Firenze Basket, RB Montecatini Terme e Virtus Siena attualmente in Serie A Dilettanti.

Notevoli sono stati anche i risultati sportivi ottenuti nel baseball e nel cricket dalle rispettive squadre di Grosseto, nel calcio a 5 dal Prato, nella pallanuoto dalla Rari Nantes Florentia, nell'hockey su pista dal Follonica, dal Viareggio, dal Forte dei Marmi, dal Castiglione e dalla Primavera Prato, nel rugby dal Livorno e dal Prato, nell'hockey su prato dal Hockey Club Pistoia e Cus Pisa, nella pallamano dall'Al.Pi. Prato.

Tra gli sport individuali, il ciclismo ha lanciato nella storia moltissimi campioni toscani, a partire da Gino Bartali fino ai tempi più recenti con Mario Cipollini e Paolo Bettini; nella ginnastica hanno avuto molto risalto le imprese di Jury Chechi nella specialità degli anelli.

A Scarperia, presso l'Autodromo Internazionale del Mugello, ha sede il Gran Premio d'Italia del Motomondiale della classe 125cc, della classe 250cc e della MotoGp; lo stesso circuito è utilizzato anche dalla Ferrari per provare e collaudare le auto di Formula 1.

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Invasione austriaca della Toscana (1849)

La difesa di Livorno dal Forte San Pietro

Voce principale: Prima guerra di indipendenza italiana.

La Invasione austriaca della Toscana rappresentò, insieme alla repressione della Repubblica Romana ed all’assedio di Venezia, il culmine del processo repressivo che spense, definitivamente, le rivoluzioni italiane del 1848.

Le vicende che portarono alla invasione del Granducato di Toscana ebbero inizio nel gennaio 1848, quando giunse notizia della insurrezione di Palermo contro i Borboni di Napoli, scoppiata il 12. Seguì una rivoluzione a Napoli, il 27, che costrinse, due giorni dopo, Ferdinando II a promettere la Costituzione, promulgata l'11 febbraio. Lo stesso 11 febbraio Leopoldo II di Toscana, cugino primo dell’imperatore in carica Ferdinando I d'Austria, concesse la Costituzione, nella generale approvazione dei suoi sudditi.

Dopodiché gli eventi si susseguirono incalzanti: il 22-24 febbraio rivoluzione a Parigi ed instaurazione della Seconda Repubblica, il 4 marzo Carlo Alberto concesse agli Stati Sardi lo Statuto Albertino, il 14 marzo papa Pio IX concesse lo statuto, 13 marzo insurrezione a Vienna e caduta del Metternich, 17 marzo grande manifestazione popolare a Venezia che impose al governatore la liberazione dei detenuti politici, fra cui Manin, 18 marzo inizio delle cinque giornate di Milano.

Giunta a Firenze la notizia delle cinque giornate di Milano, il 21 marzo 1848 Leopoldo II, bon gré ou mal gré, dichiarò guerra all’Austria ed inviò l’esercito al comando del generale De Laugier verso il Quadrilatero. Queste si portarono assai bene a Curtatone e Montanara il 29 maggio, consentendo al De Laugier la bella vittoria di Goito. Ma poi vennero le vittorie del Radetzky a Vicenza, il 10 giugno e Custoza, il 23-25 luglio. Di lì cominciò una veloce, ma ordinata, ritirata verso l’Adda e Milano, dove si svolse, il 4 agosto la battaglia di Milano, al termine della quale Carlo Alberto si risolse a chiedere l’armistizio di Salasco.

Ancora il 26 giugno, recandosi dalla sua residenza a Palazzo Pitti a Palazzo Vecchio, nel salone dei cinquecento, ove si teneva l’apertura del neonato parlamento toscano, difendeva “questo meraviglioso risorgimento d'Italia” che permetteva “di ordinare lo Stato secondo i bisogni dei tempi e di proclamare e di discutere in faccia all'Europa la nazionale indipendenza”.

Nel successivo il 17 agosto venne costretto a licenziare il governo moderato del Ridolfi, sostituendolo con Capponi. Poi, il 25 agosto, scoppiò una rivolta 'democratica' a Livorno, condotta dal Guerrazzi. Sull'onda di quei fatti, Capponi si dimise il 9 ottobre. Il 27 ottobre Leopoldo cedette alle pressioni e conferì l'incarico al democratico Montanelli, che prese il Guerrazzi come ministro degli interni, ed inaugurò una politica ultrademocratica, ovvero, nella terminologia politica dell'epoca, volta alla unione con gli altri stati italiani ed alla ripresa congiunta della guerra all'Austria. In attesa della ripresa delle ostilità (vigeva ancora l'armistizio di Salasco), la questione politica del momento era il precipitare della crisi politica nello Stato della Chiesa di Pio IX: il 15 novembre era stato assassinato il ministro dell’interno Pellegrino Rossi e, la sera del 24 novembre, il Pontefice fuggì nella fortezza napoletana di Gaeta, sotto la protezione dei cannoni di Ferdinando II. Vi resterà sino al 12 aprile 1850 (ben oltre la caduta della Repubblica Romana). Dopodiché la nuova giunta di governo romana sciolse il parlamento e convocò le elezioni per il 21-22 gennaio 1849.

Montanelli richiese a Leopoldo l'elezione di trentasette deputati toscani da mandarsi alla Costituente romana. Fece approvare la proposta dal Parlamento, ma la necessaria controfirma del Granduca non giunse mai in quanto, il 30 gennaio, questi abbandonò Firenze per Siena, da dove, il 7, partiva per Porto Santo Stefano, ove prese alloggio su una nave militare inglese. Qui organizzò l'estrema resistenza: d'accordo con Carlo Alberto, comandò alle truppe toscane di De Laugier (eroe di Curtatone e Montanara) di riunirsi a La Marmora a Sarzana, per marciare su Firenze e reinsediare il Granduca. L'operazione cominciò il 17 con la pubblicazione di un apposito proclama di De Laugier, da Massa. La mossa era assai azzeccata, in quanto Carlo Alberto avrebbe: (i) consentito la continuazione della alleanza tosco-sarda, (ii) ristabilito la reputazione del Regno di Sardegna come fattore d'ordine della politica italiana, (iii) impedito ogni successiva mossa austriaca verso l'Italia centrale. Tanto che essa si infranse contro la decisa opposizione di Radetzky, che minacciò la ripresa della guerra sul Ticino. Cosicché si mosse il solo De Laugier, ma i suoi soldati rifiutarono di battersi contro una colonna di volontari mandata loro incontro da Livorno, e il generale dovette fuggire presso La Marmora (l'evento causò a Torino la caduta del governo Gioberti).

Nel frattempo, l’8 febbraio era giunto a Livorno Mazzini, accolto da una folla in tripudio: fu proprio lui ad annunciare la fuga del Granduca e della sua famiglia, con la folla che rispondeva "viva la Repubblica!". Il 9 febbraio venne istituito un triumvirato composto da Guerrazzi, Montanelli, Mazzoni, che scrisse una nuova costituzione e proclamò, il 15 febbraio la Repubblica.

Sfumata la speranza di un intervento sabaudo, il 21 febbraio Leopoldo partì sulla nave inglese per Gaeta, ove si mise sotto la protezione di Ferdinando II. Un mese più tardi la nuova assemblea elettiva di Firenze, inaugurata il 25 marzo, proclamò, il 27 marzo, Guerrazzi dittatore. Montanelli, invece, su posizioni più 'democratiche' rispetto al neoeletto, lasciò Firenze per Parigi, come ambasciatore.

Il principale oppositore del nuovo governo repubblicano fu il Municipio di Firenze che, già il 24 febbraio si era opposto alla proclamazione dello stato d'assedio. Giunta, con quattro giorni di ritardo, la notizia della disfatta di Novara, del 23 marzo, il Municipio di Firenze cominciò una contro-rivoluzione, che vinse con l’appoggio dell’esercito e della guardia nazionale. L’occasione venne dagli scontri fra la popolazione fiorentina ed i volontari livornesi, al seguito del Guerrazzi, fra il 9 e l’11 aprile. Il 12 scese in città una turba di campagnoli, sicuramente organizzati, i quali abbatterono i simboli della neonata repubblica e si fecero sotto al parlamento. Al che il Municipio costituì una Commissione governativa che rilevò il governo e fece arrestare il dittatore, che, chiosa il Conti, “si rivelò insufficientissimo uomo di stato, quant'era ardente patriotta e illustre scrittore” (restò in carcere sino al luglio 1853, deinde in esilio). Del nuovo governo facevano parte Capponi e Ricasoli (destinati ad una fortunata carriera politica nell'Italia unita), maggiore generale conte Luigi Serristori (che di lì a pochi giorni consegnerà il Granducato agli austriaci), Torrigiani, Capoquadri. Il passaggio dei poteri non fu senza conseguenze, talché la ultra-democratica Livorno continuò un governo ‘popolare’, sostanzialmente contrario ai nuovi reggenti fiorentini. Comunque, già il 12 aprile la repubblica venne accantonata.

Da Firenze partì, comunque, una deputazione venne inviata a Gaeta per invitare Leopoldo al ritorno. Questa giunse a Gaeta il 1° maggio. Leopoldo II inviò, lo stesso giorno, il Serristori (partito il 12 aprile da Firenze per Gaeta) suo commissario plenipotenziario. Serristori rientrò a Firenze il 4 maggio, assunse la carica e lanciò un proclama in cui dichiarò nulli tutti gli atti governativi emanati in Toscana dall’8 febbraio all’11 aprile, promettendo, per converso, la restaurazione del regime costituzionale.

Ma non era tutto, in quanto il Granduca aveva già chiesto il soccorso degli Austriaci. Dalché il luogotenente-feldmaresciallo Costantino d'Aspre (reduce dalle brillanti vittorie di Volta Mantovana, Mortara e Novara, nonché dalla rioccupazione di Parma) si presentò sotto l’Appennino con il suo 2° corpo d’armata ed accompagnato dall’Arciduca Alberto, dal Walmoden e da Francesco V d'Este. Quest’ultimo recava truppe sue, per cui l’intera spedizione totalizzava 18.000 uomini, oltre a cento cannoni, genio ed un po’ tutto il necessario ad una vera e propria campagna militare. Il 5 maggio il d'Aspre conduceva il suo II Corpo d’armata alla occupazione di Lucca, il 6 di Pisa, tenendo la marcia verso Livorno, città ribelle al governo di Firenze e governato da una giunta mazziniana. A Pisa d'Aspre pubblicò un proclama annunziando di essere venuto in Toscana per ristabilire l’ordine e la sicurezza. Riconosceva, inoltre, l’autorità del governo civile del Serristori, ma assumeva il comando dell’esercito granducale. Quest’ultimo, è bene saperlo, non mostrò alcuna resistenza e le truppe di stanza nelle province occupate si “affratellarono” volentieri con i tedeschi. D'Aspre incontrò, anche, il giorno 7, una delegazione di maggiorenti di Livorno, pur privi di alcun titolo di rappresentanza: essi non ottennero alcuna garanzia, ma anzi la precisa minaccia che “il solo tiro fatto da una finestra avrebbe bastato perché quella casa fosse spianata dalle sue artiglierie”. L’8 seguirono i consoli di Francia, Inghilterra e Stati Uniti d'America, convocati su richiesta dello stesso d'Aspre.

Nonostante le minacce, Livorno chiuse le porte e venne assalita il 10 maggio, alle 10’30 del mattino. La sera venne, forse, innalzata sulla torre del Duomo la bandiera bianca. Della circostanza non si è certi. In ogni caso non vi fu alcun atto di capitolazione e non vennero aperte le porte. L’indomani mattina, 11 maggio, riprese il bombardamento, che permise al d'Aspre di aprire una breccia tra Porta San Marco e Barriera Fiorentina, da dove il sovrabbondante esercito invasore sommerse la città. Ma da diversi edifici venne bersagliato da fucilate e la truppa prese a comportarsi come in una città presa d’assalto. D'Aspre poteva, infatti, considerare ogni precauzione superflua e consentì il saccheggio e la rappresaglia: gli assalitori irruppero in tutti gli edifici da cui proveniva resistenza, uccidendo e saccheggiando, sino alla sera. Seguirono almeno 317 fucilazioni (fonti contemporanee parlano di 800). Il 17 maggio impose un riscatto straordinario di un 1,2 milioni di fiorini, da pagarsi entro 24 ore. Memorabile la vicenda di Enrico Bartelloni, conosciuto bottaio a cui oggi è intitolata una piazza di Livorno, che dopo aver combattuto per due giorni contro gli austriaci, alla fine degli scontri rivolse frasi ingiuriose ad una sentinella per farsi riconoscere ed arrestare e venne quindi venne fucilato. La crudeltà del comportamento del d'Aspre si evince bene, considerando la sproporzione fra la piccola città e l’enormità dell’esercito invasore, che poteva raggiungere il Duomo già verso mezzogiorno. Costantino d'Aspre si era macchiato di un vero crimine di guerra, ma poteva ben affermare (in un proclama del successivo 24 maggio da Empoli) che: “la fazione che opprimeva Livorno fu dalle mie armi distrutta”.

Seguì una rapida ‘normalizzazione’: con proclama dello stesso 11 maggio, d'Aspre proclamò lo stato d’assedio, proibì il possesso di armi da fuoco e da taglio e l’uso di coccarde, sciolse la Guardia Civica, abolì l’uso del tricolore. Nominò, infine, comandante militare il de Wimpffen.

Il 25 maggio il Municipio di Firenze (lo stesso che aveva deposto il Guerrazzi e richiamato il Granduca) indirizzava una pubblica lettera al sovrano affermando che: “il proclama del generale d'Aspre ... cuore del popolo ... rammarico di oltraggiata dignità, un nuovo patto d'amore, una nuova ragione di fiducia scambievole” e, già che c’era, ricordava che “il proclama del generale d'Aspre sta in opposizione così manifesta con ... le vostre parole recate a noi dalla deputazione e confermate dal commissario straordinario”.

Leopoldo II non rispose ma fece seguire atti conseguenti: lo stesso giorno d'Aspre entrò in Firenze, prese base alla Fortezza da Basso e, d’accordo con il Serristori ordinò lo scioglimento della Guardia Nazionale e il disarmo dei cittadini, pose la città come in stato d'assedio e sottopose alla giurisdizione dei tribunali militari austriaci anche il giudizio dei reati comuni. Celebre è il detto del Capponi che, udito il rumore della truppa di invasione che passava su Ponte Vecchio, ringraziò Dio di averlo reso cieco per non vederli. Dopo alcuni giorni Serristori depose i propri poteri e annunciò la formazione di un nuovo governo, guidato dal Baldasseroni (e del quale fece parte il De Laugier, che veniva così, giustamente, ricompensato). Nel frattempo, il 29 giugno, d'Aspre veniva decorato della croce di Comandante (il massimo di tre livelli) dell’Ordine di Maria Teresa, a significare i grandissimi meriti guadagnati presso la dinastia.

Leopoldo sbarcò a Viareggio solo alla fine di luglio e rientrò a Firenze il 28, addirittura dopo il Radetzky (giunto il 6 giugno), preceduto da un drappello di cavalleria ungherese. Cominciò bene, e proclamando una modesta amnistia, approvando la spesa di 171 lira per le due tavole di bronzo coi nomi dei fiorentini morti in Lombardia nel 1848, da porsi nella Basilica di Santa Croce ed organizzando, alla fine del 1849, un plebiscito in favore della restaurazione del governo granducale, che ovviamente vinse. Promettendo, al contempo, una nuova costituzione.

Ma continuava l’occupazione militare, sottolineata da grandi eventi quali la parata delle truppe austriache al Parco delle Cascine, il 18 agosto, genetliaco del giovane Francesco Giuseppe. Non aiutò Leopoldo la terribile miopia politica del giovane Francesco Giuseppe. Questi pretese dal cugino che venisse ad omaggiarlo a Milano, in occasione della fallimentare visita a Milano, Monza e Como (quest’ultima condita dalla disastrosa conclusione delle grandi manovre di Somma Lombardo). Non contento, lì gli annunciò la istituzione di un nuovo reggimento di dragoni denominato "Granduca di Toscana". Il Granduca abbozzò ed andò pure a ricevere il regalo avvelenato, al suo arrivo a Firenze. Per sancire lo stato di fatto dell’occupazione, il 27 aprile 1850 Il Leopoldo II sottoscrisse una convenzione militare con l’Austria, che prevedeva il mantenimento di corpo di spedizione di 10'000 soldati (le truppe austriache si ritirarono colo nella primavera del 1855).

Poi le cose presero decisamente una brutta piega: il 25 aprile 1851 sottoscrisse un concordato, con il quale concesse illimitata libertà ed autonomia alla Chiesa dell’ormai reazionario Pio IX, in cambio del formale riconoscimento della successione del 1737 (una questione che si trascinava da 115 anni), ciò che gli inimicò ulteriormente l’opinione democratica e patriottica; represse nel sangue una nuova rivolta a Livorno; con decreto dell’8 maggio 1852 rinnegò formalmente la costituzione del 17 febbraio 1848, sotto le continue pressioni austriache. Per finire, nel 1857 accolse Pio IX, ormai radicalmente ostile alla causa italiana in visita a Firenze. Tutto ciò compromise definitivamente le chances del Granduca di partecipare alle successive fasi del Risorgimento.

In effetti, il fallimento di Leopoldo II non è che un aspetto del generale fallimento della politica austriaca in Italia, fortemente voluta dall’imperatore Francesco Giuseppe ed affidata all’ormai ottuagenario feldmaresciallo Radetzky, governatore plenipotenziario del Lombardo-Veneto e, per ciò stesso, protettore degli stati vassalli di Parma, Modena e, appunto, Toscana.

Il vero errore di Leopoldo II, fu di non smarcarsi dalla politica reazionaria del cugino imperatore, legando, nel bene e nel male, le sorti del suo regno a quelle della dominazione imperiale sul Lombardo-Veneto. Ciò nonostante che Leopoldo, in linea con le attitudini che contraddistinsero l’intero duo regno, assumesse un atteggiamento assai più mite, rispetto alle sanguinarie repressioni applicate dal Radetzky in Lombardia e nel Veneto.

Resterebbe da stabilire se egli mai ne ebbe la possibilità o, per lo meno, la volontà. Si disse che Leopoldo “non seppe né volle dissimulare di sentirsi austriaco di affetti e di sentimenti”. Nella memoria popolare tali avvenimenti vennero, negli anni seguenti, esemplificati dalla faccenda della ‘divisa austriaca’. Pare che il d'Aspre (denotando una sensibilità politica degna del suo capo Radetzky) richiese al Granduca di presentarsi in divisa da feldmaresciallo austriaco: questi preferì sempre portare la divisa della guardia nazionale toscana, tranne in una unica (pare) occasione, all’opera, come gli venne, da quel momento, sempre rimproverato. In ogni caso, il legame di rispetto che lo legava alle élites politiche del Granducato si erano definitivamente consumate.

Il 24 aprile 1859, Leopoldo respinse un l’invito di Vittorio Emanuele II ad unirsi alla guerra all’Austria, ciò che causò, il 27 aprile, la sollevazione di Firenze, che spinse il granduca a lasciare la Toscana. Venne istituito un governo provvisorio, e Vittorio Emanuele venne proclamato dittatore. Egli rifiutò la dittatura ma accettò, il protettorato, nominando Boncompagni commissario generale per la durata della guerra.

Leopoldo abdicò il 21 luglio a favore del figlio maggiore Ferdinando IV, ed emise un proclama ai Toscani, con il quale concedeva la costituzione e riconosceva i diritti della nazione.

L’assemblea toscana, riunita dall’11 agosto 1859, proclamò, il 16 agosto la caduta della casa di Lorena e la unione con il Regno di Sardegna. Seguì il plebiscito dell’11-12 marzo 1860, e l’ingresso di Vittorio Emanuele in Firenze, il 17 febbraio 1860.

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