Tortura

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Inviato da david 18/03/2009 @ 18:15

Tags : tortura, diritti dell'uomo, società

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Tortura

Gabbia di ferro a scopo di tortura presente nel Castello di Bardi

La tortura è un metodo di coercizione fisica o psicologica, talvolta inflitta con il fine di punire o di estorcere delle informazioni o delle confessioni; molte volte accompagnata dall'uso di strumenti particolari atti ad infliggere punizioni corporali. In ambito di diritto penale preclassico non si considera una punizione ma un mezzo di prova.

Ampiamente presente sin dall'antichità e presso tutte le culture, ebbe diffusione anche in Europa dal Medioevo all'età moderna. Nel corso dei secoli furono inventati nuovi metodi di tortura, nel tentativo di rendere quest'ultima sempre più efficace. In tempi moderni, ad esempio, si fa anche ampio ricorso all'elettricità, sia con apparecchiature complesse sia con strumenti più "semplici" come la picana.

Unicum" nella storia del diritto antico e medievale contro l'uso della tortura fu, nel 1311, la sentenza contro i Templari dell'Italia settentrionale emessa da Rinaldo da Concorezzo, vescovo di Ravenna che, assolvendo gli imputati, condannò la tortura come pratica d'indagine ed escluse l'utilizzabilità delle confessioni estorte con tali mezzi. Tuttavia questo episodio rimase un'eccezione, e si dovette aspettare il secolo dei lumi. Il primo a vietare l'uso della tortura fu infatti Federico II di Prussia nel 1740; in seguito furono molti i pensatori e gli scrittori che cominciarono a denunciarne l'uso come pratica barbara e sanguinosa (per l'Italia ricordiamo Cesare Beccaria e il suo scritto Dei delitti e delle pene del 1764). Nei primi anni dell'Ottocento quasi tutta l'Europa aveva abolito l'utilizzo di questa pratica.

Nonostante tutto, in molti paesi del mondo la tortura è tuttora usata sia come soluzione per punire criminali che come mezzo per estorcere informazioni, come denunciato da varie associazioni che si occupano della difesa dei diritti umani, tra le quali Amnesty International.

Particolare impressione e polemiche nell'opinione pubblica mondiale hanno di recente sollevato le torture consumate da parte di personale militare degli Stati Uniti d'America presso la prigione di Abu Ghraib in Iraq nel 2003 e i sospetti che trattamenti assimilabili alla tortura siano applicati nel carcere statunitense di Guantanamo Bay, base militare in territorio cubano; tra queste sicuramente vi è la privazione del sonno, tecnica poi abbandonata in quanto le dichiarazioni estorte con essa si rivelarono estremamente inaffidabili, e l'esposizione al freddo, per ammissione delle autorità statunitensi.

La tortura nel mondo greco e romano trova applicazione come strumento giuridico nella duplice veste istituzionale di mezzo per ottenere testimonianze valide e di strumento di punizione.

Nel primo caso viene applicata nei confronti degli schiavi, la cui testimonianza, a parte rare e determinate eccezioni, non avrebbe valore nel corso di un dibattimento o nelle fasi preparatorie dell'acquisizione della prova, se non fosse estorta tramite la tortura, essendo lo schiavo niente altro che uno strumento dotato di anima che risponde con il proprio corpo nel momento in cui deve dare conto all'autorità. Nel secondo caso la tortura è il metodo attraverso il quale viene applicata una condanna a morte nei confronti degli schiavi, ma anche nei confronti di cittadini liberi, ma stranieri. Ad esempio, il diritto attico, nei casi in cui prevede la condanna a morte, ne prescrive l'applicazione tramite l'avvelenamento con la cicuta per i cittadini, come nel caso di Socrate, ma consente che l'estremo supplizio sia applicato con metodi violenti se il condannato è di un'altra città.

Due sono le forme di tortura più gravi conosciute: l'inchiodamento a un palo e la gogna applicata su una tavola.

La prima forma, nata in Oriente e poi sviluppatasi nella crocifissione, che consiste sempre in una condanna a morte, è attestata da Erodoto (Storie, VII, 33) contro un nemico in guerra: quando gli Ateniesi, alla conclusione della seconda guerra persiana, si dedicano a consolidare il proprio controllo sull'Asia Minore, "al comando dello stratego Santippo figlio di Arrifrone, catturarono il governatore di Sesto, il persiano Artaucte, e lo inchiodarono vivo ad un palo".

Anche il sistema della gogna può trovare applicazione per mezzo di un palo (σανίς) come descritto dallo storico Duride di Samo, ripreso da Plutarco (Duride 76F67 Jacoby = Plutarco, Pericle, XXVIII), anche in questo caso in riferimento a scene di guerra: in occasione della guerra tra Atene e Samo e dopo la sconfitta di questa nel 439 Pericle "fece portare nella piazza di Mileto i trierarchi e i marinai di Samo, li fece legare a dei pali per dieci giorni e, quando erano ormai in condizioni miserevoli, diede ordine di ammazzarli a bastonate in testa".

La gogna può anche essere applicata su una tavola e in questo caso presenta cinque ceppi, uno per il collo e quattro per braccia e gambe. In questa posizione è costretto Parente, catturato dalle donne, nelle Tesmoforiazuse di Aristofane (vv. 930-1014).

La tortura della gogna, sia applicata al palo che su una tavola, consente l'applicazione di supplizi aggiuntivi quali bastonate, frustate, scorticamenti e altri sistemi di sofferenza che Aristofane elenca ironicamente ne Le rane (vv. 618-621): "Crocifiggilo, appendilo, frustalo, scuoialo, torturalo, mettigli l'aceto nel naso, porta i mattoni ...".

A questi due sistemi le fonti ne accostano un altro, l'apotympanismos, ma si è incerti se sia una forma diversa di tortura, o un altro modo per definire le pratiche già viste: nel discorso giudiziario di accusa Contro Agorato, scritto da Lisia (XIII, 56), si parla di un certo Menestrato che, giudicato colpevole, venne affidato al boia e "ἀπετυμπανίσθη", che molti interpretano come "venne bastonato a morte", sulla base del lessico di Fozio in cui apotympanismos è appunto spiegato come bastonatura. In questo caso si avrebbe una terza forma di tortura, distinta dall'inchiodamento e dalla gogna, e applicata in maniera indipendente da queste. Altri, più debolmente, ritengono che il termine sia da riferirsi alla pratica della gogna su tavola.

Una forma più leggera di tortura è la marchiatura utilizzata come strumento di sfregio per il nemico vinto: durante la guerra tra Atene e Samo, Plutarco (Pericle, XXVI) informa che i Sami marchiarono i prigionieri ateniesi con il disegno delle navi cosiddette "samene" (imbarcazioni panciute tipiche di Samo) in risposta agli Ateniesi che precedentemente avevano marchiato i prigionieri sami con il simbolo della civetta, cara ad Atena.

È da ricordare infine una forma rituale e simbolica di tortura riferita da Erodoto (Storie, VII, 35) in quell'episodio che vede Serse, nella veste di carnefice, comminare una flagellazione e una marchiatura all'Ellesponto.

La Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (in inglese, United Nations Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishmen) è uno strumento internazionale per la difesa dei diritti umani, sotto la supervisione dell'ONU.

La Convenzione prevede una serie di obblighi per gli Stati aderenti, fra i quali: autorizza ispettori dell'ONU e osservatori dei singoli Stati a visite a sorpresa nelle strutture carcerarie per verificare l'effettivo rispetto dei diritti umani, stabilisce il diritto di asilo per le persone che al ritorno in patria potrebbero essere soggetti a tortura. Il Comitato per la Tortura, tra i vari comitati dei Diritti Umani, è uno di quelli più efficaci ed incisivi e l'unico, ad ora, a poter effettuare visite in loco senza necessità del benestare dello Stato sotto esame, anche se solo per gli Stati che abbiano ratificato il Protocollo addizionale in materia.

La Convenzione è stata approvata dall'Assemblea dell'ONU a New York il 10 dicembre 1984, ed è entrata in vigore il 26 giugno 1987. Al Giugno 2008, è stata ratificata da 145 Paesi. Il 26 giugno è la giornata internazionale di sostegno alle vittime della tortura.

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Organizzazione Mondiale Contro la Tortura

Organizzazione Mondiale Contro la Tortura è un'organizzazione non governativa sovranazionale impegnata nella difesa dei diritti umani. Lo scopo di Organizzazione Mondiale Contro la Tortura è di prevenire la tortura e gli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani e degradanti (maltrattamenti) è di promuovere, in maniera indipendente e imparziale, il rispetto dei diritti umani.

Fondata nel 1986 in Ginevra, Svizzera, l'organizzazione conta oggi oltre una rete de 300 organizzazione non governativa: rete 'SOS-Tortura'. Il Segretariato Internazionale è in Ginevra.

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Metodi e strumenti di tortura

I metodi e gli strumenti di tortura servivano in passato, e tuttora sono utilizzati in alcuni stati, principalmente per ricavare informazioni da persone catturate da una fazione nemica oppure imprigionate; essi si basano sul controverso assunto, in base al quale il dolore fisico o il terrore psicologico, dovrebbe indurre la persona sottoposta a tortura a confessare i crimini da lui commessi ovvero le informazioni, di cui dispone.

In particolare in epoca contemporanea, in ambito BDSM, è invalso l'uso di adottare metodi di tortura, estrapolati dal loro originario contesto inquisitorio e eseguiti in modo da non causare conseguenze fisiche permanenti. In questo secondo caso, la tortura ha il fine di provocare piacere sessuale, in particolare nelle persone masochiste.

Estremamente crudeli e sadici, i più famosi erano la frusta, il contatto con i tizzoni ardenti, la goccia cinese (delle gocce che cadono inesorabilmente sulla testa del malcapitato fino alla rottura del cranio) e l' allungamento (eseguito grazie a una macchina specializzata).

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Tortura e abusi su prigionieri a Bagram

Nel 2005, il New York Times ottenne un rapporto di 2.000 pagine dell'Esercito statunitense riguardante gli omicidî di due civili afghani disarmati prigionieri da parte delle forze armate statunitense nel 2002 al Bagram Collection Point. I prigionieri, Habibullah e Dilawar, venivano incatenati al soffitto e picchiati, il che causò le loro morti. Coroner militari stabilirono che entrambe le morti di prigionieri erano omicidî. Le autopsie rivelarono gravi traumi alle gambe di entrambi i prigionieri, sostenendo che il trauma fosse paragonabile all'essere calpestati da un autobus. Sette soldati furono accusati.

Il Generale Daniel K. McNeill, futuro comandante del contingente ISAF in Afghanistan (dal 4 febbraio 2007), avrebbe inizialmente sostenuto che Habibullah e Dilawar non fossero stati né incatenati né maltrattati, affermazioni poi smentite dai fatti.

Le torture e gli omicidî si svolsero al centro militare di detenzione noto come Bagram Collection Point (B.C.P.), che era stato costruito dai Sovietici come un'officina di velivoli durante l'Invasione sovietica dell'Afghanistan (1980-1989). Il B.C.P. è una struttura in acciaio e metallo che fu ristrutturata con un recinto in filo spinato e celle di isolamento in legno.

Il B.C.P. fa parte della Base Aerea di Bagram nell'antica città di Bagram vicino Charikar nel Parvan, in Afghanistan.

Quando i medici arrivarono, trovarono Habibullah morto.

Dilawar, che morì il 10 dicembre 2002, era un tassista e agricoltore afghano 22enne che pesava 55 Kg ed era descritto dai suoi interpreti come né violento né aggressivo.

Mentre veniva colpito, ripeteva urlando "Allah!". Pare che il grido avesse divertito il personale militare statunitense, in quanto l'atto di colpirlo così da provocare l'urlo "Allah!" alla fine "divenne un modo di scherzare", stando a uno dei soldati. "Le persone continuavano a dar mostra di tirare al detenuto colpi al peroneo comune solo per sentirlo urlare 'Allah'", disse. "Andò avanti per un periodo di oltre 24 ore, e direi che erano più di 100 colpi".

Un profugo somalo, di nome Mohammed Sulaymon Barre, che lavorava per una compagna di trasferimento di fondi, ha descritto la sua interrogazione a Bagram come "tortura". Barre ha detto che veniva preso e gettato intorno alla stanza degli interrogatori quando non voleva ammettere una dichiarazione falsa. Poi fu messo in una stanza di isolamento che fu tenuta a una temperatura pungentemente fredda per diverse settimane. Ha detto che veniva privato delle razioni necessarie durante il periodo di isolamento. Ha detto che il gonfiore di mani e piedi a causa di questo trattamento gli causava un atroce dolore che non riusciva a sopportare.

Nell'Ottobre del 2004, il Comando di Investigazione Criminale dell'Esercito Statunitense concluse che c'era motivo per intentare causa per accusare 27 ufficiali e personale arruolato per offese criminale nel caso Dilawar che vanno da inadempienza del dovere a mutilazione e omicidio colposo. Quindici degli stessi soldati furono anche accusati per probabile responsabilità criminale nel caso Habibullah. Sette soldati sono stati imputati fino a ora.

Stando a un articolo pubblicato nel New York Times del 15 ottobre 2004 28 soldati erano indagati. Alcuni dei soldati erano riservisti nella 377^ Compagnia di Polizia Militare. La 377^ era sotto il comando del Capitano Christopher M. Beiring. Gli altri erano nel 519° Battaglione di Intelligence Militare. Questi erano sotto il comano del Capitano Carolyn A. Wood.

Al 15 novembre 2005 sono state esposte accuse contro 15 soldati.

Alcuni di coloro che avevano condotto gli interrogatori furono spediti in Iraq e furono spediti alla ora tristemente famosa Prigione di Abu Ghraib.

Il Private First Class Corsetti fu multato e degradato per non avere l'autorizzazione a condurre un interrogatorio ad Abu Ghraib.

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Source : Wikipedia