Torre del Greco

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Tags : torre del greco, campania, italia

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Torre del Greco

Panorama di Torre del Greco

Torre del Greco è un comune della provincia di Napoli. Quarto comune della Campania per numero di abitanti, ha una popolazione distribuita su tre centri abitati, confinanti senza soluzione di continuità: il capoluogo, omonimo, e le due frazioni di Santa Maria la Bruna e Leopardi, così chiamata in onore del poeta, che vi soggiornò brevemente nell'ultimo periodo della sua vita.

È famosa in tutto il mondo per la raffinata lavorazione del corallo e dei cammei di conchiglia.

La città di Torre del Greco è situata nelle immediate vicinanze del Vesuvio, tra il vulcano e il golfo di Napoli.

In epoca romana, come testimoniano numerosi reperti archeologici, Torre del Greco costituiva probabilmente un sobborgo residenziale di Ercolano, con l'insediamento di ville, favorito dall'amenità dei luoghi e dalla posizione al centro del golfo di Napoli. Il territorio, come quelli di Ercolano, Pompei, Stabia e Oplonti, venne sconvolto dalla devastante eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che rimodellò l'intero suolo e respinse il mare per oltre 500 metri.

In epoca successiva si hanno notizie dell'esistenza di due villaggi, "Sora" e "Calastro", di cui sopravvive il toponimo in due delle attuali contrade: nel 535 gli abitanti dei due villaggi di "Sora" e di "Calastro" vennero trasferiti a Napoli dal generale bizantino Belisario, per ripopolare la città dopo il sacco che aveva subito. Intorno all'anno 700 è riferito nella zona il toponimo di Turris Octava'', riferito ad una torre di avvistamento, probabilmente l'ottava di questo tipo a partire da Napoli.

I Saraceni si insediarono nel territorio nell'880, con il permesso del vescovo di Napoli Atanasio, dal quale furono successivamente trasferiti ad Agropoli due anni dopo.

Nel 1015 compare per la prima volta il riferimento all'attuale toponimo e Turris Octava diviene "Torre del Greco": secondo una leggenda locale il nome sarebbe derivato dalla coltivazione di un particolare vitigno proveniente dalla Grecia. Un'altra ipotesi etimologica suggerisce invece la derivazione del nome da un eremita orientale che si sarebbe insediato nella torre.

Fu in seguito presa dagli Svevi e a partire dal Quattrocento subì le vicende del Regno di Napoli, facendo parte del demanio reale. Il re Alfonso I ne cedette il possesso alla famiglia Carafa, senza diritti feudali.

Nel 1631 un'eruzione di proporzioni ingenti distrusse tutto il versante a mare del Vesuvio. Torre del Greco venne invasa da torrenti fangosi e da grandissimi flussi lavici, dei quali uno in particolare generò le scogliere della Scala.

Le vicende della città sono state narrate dall'erudito locale seicentesco Francesco Balzano, che pubblicò nel 1688 l'opera L'antica Ercolano, ovvero la Torre del Greco tolta all'oblio, in tre libri dedicati al barone Biagio Aldimari.

Il 18 maggio 1699 la città riacquistò il diritto di possesso del suo territorio con un atto di compravendita dall'ultimo dei proprietari, il marchese di Monforte, per 106.000 ducati e dopo questa data si ebbe una fioritura del commercio marittimo, mentre la flottiglia peschereccia dell'epoca contava 214 imbarcazioni, dedite alla raccolta delle spugne, del corallo e delle conchiglie. In quest'epoca nacque la tradizione della lavorazione del corallo.

Tra il XVII e il XVIII secolo vi furono edificate diverse ville signorili dell'area vesuviana: le ville del Miglio d'oro sotto i Borboni, conservano ancora oggi splendidi esempi di architettura settecentesca.

L'eruzione del Vesuvio del 1794 seppellì il centro storico sotto uno spessore lavico di circa 10 metri. Numerose altre eruzioni avevano portato nei secoli danni alla città, definita "la città del Vesuvio" per l'impatto sulla sua vita del vulcano. A causa delle numerosi distruzioni subite nel corso della sua storia, sullo stemma della città, che comprende una torre, è riportato il motto della fenice: Post fata resurgo.

La città divenne municipio sotto la dominazione di Giuseppe Bonaparte nel 1809 con l'elezione del primo sindaco Giovanni Scognamiglio. Sotto la dominazione di Murat divenne la terza città del Regno di Napoli dopo Napoli e Foggia con 18.000 abitanti, malgrado le ripetute eruzioni vulcaniche che anche nel XIX secolo, avvenivano quasi ogni due anni.

L'area di maggior interesse archeologico, risalente al I secolo d.C., è la "contrada Sora", caratterizzata da resti della Villa Sora, probabilmente posseduta dalla famiglia Flavia. Annesso alla villa, vi è un complesso termale, ora praticamente sulla spiaggia torrese. La villa fu riscoperta nel 1974 dal Gruppo archeologico di Torre del Greco "Giuseppe Novi".

In zona "Colle dei Camaldoli" esistono i ruderi di una villa rustica e in "contrada Calastro", altre presenze archeologiche testimoniano l'esistenza di un suburbio cittadino.

La chiesa di Santa Maria del Principio, conserva ancora intatta l'area ipogea e le vestigia dell'antica chiesa risalente al 1000.

I giardini pubblici sono stati intitolati a Vincenzo Ciaravolo, marinaio morto nel Mar Rosso durante l'affondamento della nave su cui navigava.

La città ospita due musei dedicati al corallo: uno storico all'interno dell'"Istituto d'arte di stato" e l'altro più piccolo e privato, con la collezione Liverino.

Nata come festa religiosa del Corpus Domini, cominciò ad acquistare un diverso significato dopo l'acquisto del territorio cittadino dai proprietari nel 1699: secondo una tradizione locale, sebbene in realtà la città non fosse mai stata sottoposta a dominio feudale. Caratteristica è la realizzazione di scenografie dipinte su tela, dette per l'appunto "altari", esposti in quattro luoghi rappresentativi della città in occasione dei festeggiamenti: il primo al porto, nella piazza più grande, dove è situata la basilica della Madonna di Santa Croce, il secondo nella via dei commercianti, oggi via Roma", il terzo nella piazza più antica di Torre del Greco, piazza Luigi Palomba, e il quarto, il più popolare, in corso Umberto I ("n'gopp a Guardia"). Il primo altare era detto "di vasciammare, o anche "di fabbrica", in quanto veniva realizzato su una impalcatura di tavole di legno, sulle quali veniva steso, quotidianamente, un intonaco sul quale l’artista dipingeva ad affresco la scena.

L'8 dicembre 1861, ed i successivi due giorni, una terrificante eruzione di tipo effusivo-esplosivo ed un violento terremoto sconvolsero la città. I Torresi fecero voto alla Madonna Immacolata, da sempre oggetto di viva devozione, di portare in processione su di un carro trionfale una sua raffigurazione, se il cataclisma fosse cessato. Secondo il resoconto dei testimoni dell'epoca, la lava arrestò improvvisamente la sua furia devastatrice, perciò, a partire dall'anno seguente, il 1862, ogni 8 dicembre, la processione viene ripetuta in ricordo dell'evento miracoloso, con la costruzione di un carro di imponenti dimensioni, portato in giro per la città da oltre un centinaio di volontari, tra le acclamazioni di giubilo della folla che in copiosa quantità si accalca, per le strade e sui balconi, per salutarne il passaggio.

La lenga turrese è il dialetto parlato a Torre del Greco. I dialetti della Campania hanno come fratello maggiore, ma non capostipite, il dialetto napoletano. Nei secoli l’evoluzione (o involuzione) della lingua napoletana è stata diversa da quella delle altre parlate campane, col risultato di una sensibile differenziazione tra la lingua della capitale e quella dei comuni, anche limitrofi.

Il dialetto parlato a Torre del Greco si distingue dal napoletano soltanto per pochi ma sostanziali elementi morfologici, il più evidente dei quali è la "á" chiusa torrese, detta "ottava vocale"La scala fonetica delle vocali della parlata torrese comprende otto suoni vocalici e non sette come per la scala vocalica italiana e napoletana.

La scala fonetica delle vocali della parlata torrese comprende otto suoni vocalici e non sette come per la scala vocalica italiana e napoletana. La fondamentale è la /à/, la vocale più aperta e centrale. La progressione è la seguente: -i-, -é-, -è-, -à-, -á-, -ò-, -ó-, -u-.

Questa "ottava vocale" concorre, per effetto di una trasformazione metafonetica, alla distinzione tra maschile e femminile di sostantivi e aggettivi terminanti con la desinenza "o" (derivazione dalla desinenza latina –us, -um) Per esempio: "a pàzza" con la "à" aperta al femminile e "u pázzo" con la "á" chiusa al maschile. Analoga trasformazione metafonetica della "a" tonica (inesistente nel napoletano dove il fenomeno è presente invece per la "o" che si trasforma in "uó" e per la "è" che si trasforma in "ié") si riscontra nel dialetto procidano: qui l’esito non è la "á" chiusa torrese ma la "è" aperta. Esempi di trasformazioni nella pronuncia locale dei termini "abbabbiata", "abbunata", "addubbecata": in napoletano "abbabbiàto", "abbunàto", "addubbecàto", in dialetto torrese "abbabbiáto", "abbunáto", "addubbecáto" e in dialetto procidano :"abbabbièto", "abbunèto", "addubbechèto". Una trasformazione estrema della vocale "a" nel dialetto torrese è quella che si ha nelle parole ossitone, come "accá", e per l’infinito dei verbi della prima coniugazione (da "parlare" a "parlá", da "fare" a "fá"): in tali casi la "á" prende il suono di "ò" aperta ("venite accò", o "che avimmo ’a fò", per "venite qui", "che dobbiamo fare"). Questa particolarità non è esclusiva del dialetto torrese e il poeta Michele Sovente di Cappella (Napoli) la riporta nelle versioni dialettali delle sue poesie: .

Un’altra particolarità del dialetto torrese che lo differenzia dal napoletano è costituita dagli articoli: il dialetto torrese rimase ancorato alla forma antica "lu" e "la", poi trasformata in "'u" e "'a" ("'u pate", "'a mamma") per il singolare e "li" per il plurale maschile e femminile, da cui è derivato "'i" ("'i páti", "'i mmamme").

Una particolarità espressiva del dialetto torrese, che non ha riferimenti morfologici, è la dittongazione della vocale "i", che, ad esclusione dell’area puteolana, non si riscontra nel dialetto napoletano della metropoli né abitualmente in quello della provincia: la parola "marina" è pronunciata come se fosse scritta "mar-ina"', anteponendo alla "i" il suono indistinto che nella lingua napoletana è rappresentato dalla "e" detta muta e segnata nella grafia internazionale dal simbolo ("marəina"). Il termine di "calata torrese" per questa variante fonetica si riferisce alla discesa di tono che si ha nella pronuncia del suono indistinto, con successivo innalzamento del tono sulla "i".

Torre Del Greco è nota nel mondo soprattutto per la lavorazione artigianale dei coralli, dei cammei e della madreperla. Questa tradizione artistica, sviluppatasi a partire dal XVII secolo è ancora oggi tramandata dall'antica Scuola d'incisione e lavorazione del corallo annessa all'omonimo Museo.

Ai corallai si affiancarono istituti di assistenza economica e assicurativa, divenuti legali nel 1825. Il 19 aprile 1888 sorse la Banca di credito popolare di Torre del Greco, ancora attiva con oltre 50 filiali.

È presente un'importante industria armatoriale, erede dei pescatori di corallo, con sei grandi società di navigazioni ("Deiulemar", "Giuseppe Bottiglieri di Navigazione", "Fratelli D'Amato", "Di Maio & Partners", "Perseveranza", "Bottiglieri - De Carlini - Rizzo") e altre di minore importanza.

Attività lavorative ed economiche prevalenti sono: Il lavoro marittimo, i cantieri navali siti sul porto, il centro di manutenzione delle Ferrovie dello Stato a Santa Maria la Bruna, laboratori orafi e del corallo e aziende florovivaistiche di media e piccola estensione.

Tra gli anni '50 e '70 Torre del Greco rappresentava il maggiore serbatoio di forza lavoro legato alle grandi navi, sia da passeggeri che da carico. I marittimi iscritti superavano le 30.000 unità, creando uno stato di agiatezza e di ricchezza che ancora oggi risulta essere unico nella storia del lavoro marittimo ed industriale in Italia. Oggi a seguito di strutturali mutamenti avvenuti nell' ambito nazionale ed internazionale, questo settore riesce ad occupare solamente circa 6000 lavoratori.

A Torre del Greco hanno anche sede un comando di compagnia e due comandi di stazione dei carabinieri, diretti da un capitano, un commissariato di pubblica sicurezza della polizia di stato, sotto la direzione di un vicequestore, un comando di compagnia della guardia di finanza, diretta da un maggiore, ed un comando stazione del corpo forestale dello Stato. A questi corpi si aggiunge un gruppo di volontari della protezione civile siti all'interno del complesso comunale distaccato dei Molini Meridionali Marzoli.

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Banca di Credito Popolare di Torre del Greco

La Banca di Credito Popolare di Torre del Greco è un istituto di credito nata il 19 aprile 1888. È una Società Cooperativa per Azioni, con oltre 4.000 soci, 600 dipendenti, 70.000 clienti e 60 filiali distribuite in Campania e nel basso Lazio.

Nata a Torre del Greco con il nome di Società Anonima Cooperativa di Credito Popolare, l'11 aprile 1948, la ragione sociale venne modificata in "Banca di Credito Popolare" come Società Cooperativa a Responsabilità Limitata.

L'8 ottobre 1968 si fuse con la Banca Popolare Cooperativa del Matese e la ragione sociale venne modificata con l'attuale Banca di Credito Popolare. Dal 1º maggio 2005 l'istituto di credito è una Società Cooperativa per Azioni.

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Villa Sora (Torre del Greco)

Villa Sora è una villa di epoca romana i cui resti si trovano a Torre del Greco (NA), in "Contrada Sora".

La "contrada Sora" è la zona di maggior interesse archeologico della città. La villa è un ampio complesso monumentale risalente al I secolo d.C., che si estende su un'ampia superficie e su un'altezza originaria di tre piani, l'ultimo dei quali crollò in seguito all'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., mentre quello inferiore restò seppellito dalla lava: attualmente ne è visitabile solo il piano intermedio.

Poco lontano dalla villa, si trovano i resti di un complesso termale, ancora visitabili sulla spiaggia torrese ("Terme Ginnasio"). Doveva esservi annesso anche un piccolo porto privato, ormai perduto.

La villa, già nota nel XVII secolo in seguito al ritrovamento di sculture marmoree e oggetto di scavi borbonici nel XVIII secolo, venne riscoperta negli nel 1974 dal Gruppo Archeologico Giuseppe Novi di Torre del Greco.

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Stazione di Torre del Greco

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La stazione "Torre del Greco" è ubicata sulla linea Napoli - Salerno, a pochi passi dal porto e dal mare.

Il traffico viaggiatori è prevalentemente pendolare, soprattutto in direzione Napoli. Vi fermano numerosi treni regionali per Napoli, Salerno, Potenza e Cosenza. Negli ultimi anni nella stazione si stanno svolgendo vari lavori di ristrutturazione.

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Amatori Rugby Torre del Greco

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L' ASD Amatori Rugby Torre del Greco è una società sportiva di rugby della città di Torre Del Greco.

Attualmente la squadra milita in Serie C. Ha militato per anni in serie B. Dalle sue fila sono usciti alcuni tra i migliori arbitri italiani, come Antonio Lombardi e, oggi, l'internazionale Carlo Damasco, tutti suoi ex giocatori, come pure Gianni Romano, assessor arbitrale internazionale. E' una delle più antiche ed importanti società meridionali di rugby,in quanto a continuità storica, diffusione dell'attività rugbystica ad ogni fascia di età, mete raggiunte da suoi giocatori.

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Source : Wikipedia