Torre Annunziata

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Inviato da david 12/03/2009 @ 20:16

Tags : torre annunziata, campania, italia

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Torre Annunziata

Panorama di Torre Annunziata

Torre Annunziata è un comune di 47.573 abitanti della Regione Campania in provincia di Napoli.

Si trova ai piedi del Vesuvio (nella c.d. "zona rossa") e si affaccia sul Golfo di Napoli, precisamente in una piccola insenatura (nel "Ventre della Vacca") che ha un importante ruolo, infatti ha reso Torre Annunziata il terzo porto della regione Campania. Stazione termale (terme vesuviane) e balneare (Marina del Sole, Marina della Salera e Marina di Rovigliano), in passato fu la capitale dell'"arte bianca" (centinaia di pastifici fino all'incirca al 1950 ad oggi è attiva soltanto un'azienda, "Pasta Setaro"), e sede di industrie metalmeccaniche (Deriver, Dalmine) e altre, tante e tali che fu appellata sia la Manchester del Sud che la Sesto San Giovanni del Mezzogiorno. Oggi ospita industrie nautiche (Aprea Ferretti) e farmaceutiche. Il sindaco attuale è Giosuè Starita.

D'azzurro al castello al naturale, aperto di nero, merlato alla guelfa e fiancheggiato da due torri finestrate di nero e parimenti merlato, terrazzato sulla pianura di verde attraversata in palo dalla strada di accesso al naturale. Il tutto sormontato da una stella d'argento a cinque punte (Vedi lo stemma sulla voce omonima inglese).

Località segnata sulla Tabula Peutingeriana con la simbologia usata per i siti termali. I primi abitanti della costa vesuviana e della valle del Sarno furono i Sarrastri mescolati ai Pelasgi, poi gli Osci. Nell'VIII secolo a.C. seguirono i Greci e poi gli Etruschi. Verso la fine del V secolo iniziò in Campania la dominazione dei Sanniti, spazzata via dai Romani solo nell'89 a.C.

L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. distrusse tutto, dando inizio ad un periodo oscuro di circa un millennio durante il quale comparve una fitta vegetazione, il luogo fu così denominato, Silva Mala, poiché infestata da belve e ladroni. Il territorio fu altresì razziato da Genserico (da qui il culto della Festa dei Gigli di Nola); subì devastazioni durante la Guerra gotica (535-553) e le incursioni dei Saraceni, che saccheggiarono il monastero di Rovigliano nel 989. Verso l'anno 1000 si ebbero alcuni stanziamenti di abitanti presso il mare, dediti alla pesca e all'agricoltura, che man mano ripopolarono tutta la zona. E i boschi del sito divennero riserva reale di caccia. Il quartiere Terravecchia è sorto sul territorio di Sylva Mala (poi "Bosco delle tre Case") e il quartiere Grazie in quello di "Nemus Regalis" (Bosco Reale) e il quartiere Annunziata al centro tra i due da cui era separato da due rii.

Il 19 settembre 1319, Carlo d'Angiò donò con diploma emesso in Aversa per Don Bartolomeo di Capua Ministro di Stato e Protonotario del Regno, quattro moggia di terra a dei fedeli, Guglielmo di Nocera, Puccio Franconi di Napoli, Andrea Perrucci di Scafati, Matteo di Avitaya (Avitabile) che fondarono una chiesa dedicata alla Vergine Annunziata, un piccolo monastero e un ospizio nel luogo detto "La Calcarola".

Durante la dominazione Angioina, Raimondo Orsini del Balzo conte di Nola fece costruire una prima Torre per la difesa. Tutto il casale (uno dei 33 casali di Napoli) prese, quindi, il nome di "Torre dell'Annunciata" e si sviluppò a fianco di quello di "Terra Vecchia", a nord, parte dello Stato di Valle, feudo dei Piccolomini. Nel periodo Aragonese (1415) la regina Giovanna II d'Angiò donò il Casale e parte della Silva Mala, in feudo a un amalfitano, Niccolò D'Alagno, primo feudatario (padre di Lucrezia favorita del re Alfonso d'Aragona), che costruì una seconda Torre ben più robusta. Al dominio come feudo rustico della famiglia d'Alagno (1419-1512) si successero i Galluccio (1512-1517), gli spagnoli de Bucchis italianizzato in Bucca (1517-1592-1608), i franco-normanni Tuttavilla conti di Sarno (1592- 1614).

Nel XVII secolo si susseguirono le famiglie romane dei Colonna principi di Gallicano e duchi di Zagarolo (1624-1653) e dei Barberini principi di Palestrina (1662-1705) che comprano all'asta il 26 dicembre 1662.

Ultimi feudatari i toscani Massarenghi (1705-1714) e gli amalfitani Dentice del Pesce principi di Frasso (1714-1806). Il feudo si estese furono costruiti mulini e la Real Zecca alla foce del Canale del Sarno (1597, consulente l'architetto Domenico Fontana) per sfruttare le sue acque. La borgata di Torre dell'Annunziata si ampliò urbanisticamente con la costruzione, prima di nuove chiese e poi di case e opifici, la Real Polveriera (1652). L'eruzione del Vesuvio del 1631 distrusse quasi completamente tutta la zona e le borgate, ma la ricostruzione iniziò subito, richiamando gente principalmente dalla costiera Sorrentina e da tutte le parti d'Italia, finanche dall'estero. Carlo III, diede un importante impulso industriale facendovi costruire nel 1758 la "Real Fabbrica d'armi" (che vide luce grazia prima a Francesco Sabatini, della scuola vanvitelliana e poi a Ferdinando Fuga), la Real Ferriera (1791), che si affiancò allo sviluppo dei mulini e dei pastifici per l'afflusso sempre maggiore di popolazione, segnando così l'inizio del 1800, secolo d'oro della città.

Dal 1810 al 1815 Torre Annunziata divenne Gioacchinopoli (fusione dei casali di Torre Annunziata e Terravecchia), regnando a Napoli Gioacchino Murat; nel 1806 regnante Giuseppe Bonaparte cessò ogni dominio feudale.

Nel 1844 sotto la restaurazione Borbonica si prolungò la ferrovia da Portici fino a Torre Annunziata e poi fino alla Calabria. Con il Regno d'Italia, nel 1871, furono terminati i lavori del porto e dello scalo marittimo delle ferrovie. Si ebbe un notevole sviluppo commerciale con importazione di grano e carbone, e un'esportazione mondiale di paste alimentari. Si aggregarono al comune di Torre Annunziata le frazioni Oncino e Grazie. Alla fine dell'800 Torre Annunziata era un immenso pastificio che assorbiva il 60% della forza lavoro. Nel 1887 nasce la Ferriera del Vesuvio e nel 1898 la ferrovia Circumvesuviana. Le attività industriali fiorirono fino alla Seconda guerra mondiale, nonostante le eruzioni del Vesuvio del 1906 e la Prima guerra mondiale. Il 13 aprile 1928 si costituì il comune autonomo di Pompei, Torre Annunziata cedette le frazioni La Civita di Valle e Pontenuovo, ovvero l'intero territorio degli Scavi archeologici di Pompei fino al Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Il 1943 fu l'anno della crisi dell'"arte bianca". Nel 1946 i comuni di Boscotrecase e Boscoreale, aggregati in precedenza alla "Grande Torre Annunziata", seconda città della Campania per popolazione e sviluppo, riottennero l'autonomia, la richiesta di compensazione territoriale con l'aggregazione delle frazione Santa Maria La Bruna (Torre del Greco) e di Trecase, all'epoca frazione di Boscotrecase non ebbe esito.

Purtroppo la storia recente è stata scenario di innumerevoli atti criminosi collegati alle cosche camorristiche locali che hanno oscurato la cittadina e ne hanno impedito ogni possibile sviluppo sociale ed economico. Oggi la città è abbandonata a se stessa. Negli anni ottanta, dagli ambienti della malavita torrese e non solo, fu portato a compimento l'omicidio del giornalista Giancarlo Siani.

L'intervento pubblico a partire dagli anni novanta per fronteggiare la crisi economica e sociale che ha riguardato l'intera area con la chiusura dei principali stabilimenti localizzati a Torre Annunziata si è espresso attraverso la Programmazione negoziata, ovvero la stipula con le parti sociali di un Contratto d'Area "Torrese-Stabiese" al fine di riutilizzare le aree industriali dismesse con nuove iniziative imprenditoriali e fronteggiare la disoccupazione a livello locale. Il contratto d'area è stato gestito dalla TESS che attualmente, divenuta agenzia di sviluppo locale, si occupa di un'area più vasta denominata "Costa del Vesuvio" che unisce l'area torrese-stabiese e quella attigua precedentemente interessata dal Patto territoriale del Miglio d'Oro.

Nel suo territorio - che la Tabula Peutingeriana indica con il sito di Oplonti - è stata portata alla luce una delle più ricche e sfarzose ville di epoca romana (I secolo a.C.) presumibilmente appartenuta alla Gens Poppea e forse dimora estiva di ricchi pompeiani. In particolare si crede che tale villa sia appartenuta a Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone. In anni più recenti è stata scavata e riportata alla luce un'altra imponente costruzione rustica d'epoca romana tra le cui mura sono stati rinvenuti gioielli e monili forgiati con ammirevole tecnica orafa. L'Unesco ha designato il sito archeologico di Oplonti, situato nel comune di Torre Annunziata, come Patrimonio dell'umanità.

Oplontis doveva essere quello che Portofino e Capri sono per noi oggi. Un richiamo per nobili. Ma l'eruzione del Vesuvio (nel 79 d.C.) ha cancellato le sue tracce e il suo nome è stato dimenticato per essere trasformato in quello di Torre Annunziata. Eppure Oplontis, ormai stretta tra i condomini, è ancora lì, bella e dimenticata e a chi la visita suggerisce come doveva essere quando ospitava la Roma bene. Tra i suoi frequentatori annoverava infatti anche Poppea, la moglie di Nerone. Oggi gli scavi hanno portato alla luce quella che gli studiosi ritengono fosse la sua villa, un complesso residenziale, dove ambienti di uso comune si alternano a saloni destinati a ospitare feste e banchetti. Le pareti delle stanze inoltre conservano le tracce di affreschi con scene di bagnanti, maschere, uccelli e cesti di fiori e frutta, tutto in un'esplosione di fantasia, colori e lusso. All'esterno della villa è possibile ammirare una piscina di dimensioni olimpioniche non ancora completamente portata alla luce a causa di una strada costruita al di sopra di essa.

Il complesso risalente probabilmente a epoca sannitica (III-II secolo a.C.), è ancora in corso di scavo e si suppone fosse appartenuto a Lucio Crasso Terzio. A differenza della villa di Poppea, si presume che la struttura costituisse in realtà un'azienda e non una residenza. Al suo interno al momento degli scavi sono stati rinvenuti diversi scheletri umani nonché un forziere colmo di monete e gioielli di notevole fattura noti come gli "Ori di Oplonti".

Nota: la struttura non è ancora fruibile ai visitatori.

Imponente villa, scoperta durante lo scavo della trincea per la costruzione della strada ferrata in prosecuzione da Portici verso Torre Annunziata, è quella di Caio Siculi. Fu riseppellita e troncata in due per detta strada ferrata, i reperti rinvenuti furono trasportati al Museo archeologico nazionale di Napoli. Noto l'affresco raffigurante il mito di Narciso ed Eco con lo sfondo del monte Parnaso.

Visibili i resti di un muro lungo la Litoranea Marconi e di due cunicoli all'interno delle Terme Nunziante, descritti da Liberatore.

Costruito nel 1830 e benedetto nel 1832.

Le edicole votive, talvolta veri tempietti sono oltre cento, tra quelle affrescate, maiolicate, in cotto, in bronzo, contenenti statuine e dipinti.

A Torre Annunziata sono presenti diversi periodici: "La Voce della Provincia" dal 1968, "Lo Strillone" dal 1994, Torre Sette dal 2003, "Noi Ex", "Tg Cooper" e "Alè Savoia", ed è diventata dal 2007 sede del quotidiano regionale "Metropolis", che prima aveva sede nella vicina Castellammare di Stabia.

Un'antica tradizione narra che, nel secolo XIV, alcuni pescatori torresi videro una cassa galleggiare sulle onde del mare presso lo scoglio di Rovigliano; la raccolsero ed in essa rinvennero, con grande meraviglia, un'icona di Maria. L'immagine era di terra cotta, di tipo greco, a busto: la Madonna stringeva con il braccio sinistro il Bambino Gesù. Poiché nello spazio di mare in cui fu trovata la Sacra Immagine si trovavano anche alcuni pescatori della vicina Stabia, questi pretendevano che l'Icona fosse trasportata nella loro città perché quest'ultima era stata ritrovata in acque stabiesi. Si accese una lite che si risolse con l'assegnazione dell'Icona da parte di un magistrato del tempo ai pescatori oplontini. L'immagine fu trasportata nella chiesetta della SS. Annunziata. Non avendo un segno o una scritta che indicasse il nome dell'icona, il popolo torrese decise di donarle il nome di "S. Maria ad Nives" poiché il ritrovamento si era verificato il 5 agosto, giorno dedicato alla Vergine SS., in ricordo della neve prodigiosa caduta in Roma nell'anno 352 sul colle Esquilino, dove sarebbe sorta la basilica di Santa Maria Maggiore. Nel 1448, dal Conte Nicola D'Alagno senior, feudatario, fu eretta l'attuale chiesa di Ave Gratia Plena che fu affidata, con un annesso convento, ai Padri celestini per la cura delle anime. La Sacra immagine, tenuta per lungo tempo nascosta, fu trasferita nella nuova chiesa. Nell'ottobre del 1872, nel corso del restauro, si scoprì la vera, antica, bellissima Immagine della Madonna, quale oggi si vede. All'Icona, infatti, ne era stata sovrapposta un'altra di tela. Si suppone che la copertura sia avvenuta nel periodo in cui la Madonna fu tenuta nascosta: nel restauro del 1743. Dal giorno in cui la Vergine Santa venne a noi sulle onde del mare cominciò per Torre dell'Annunciata un'era di celesti favori e grazie: doni che, accolti dal fervore religioso di questo popolo, segnarono pure l'inizio di un nuovo sviluppo e di tanta prosperità. Ecco perché la chiesa Dell'Annunziata è considerata la culla del popolo torrese e l'Immagine di Maria costituisce la prima e perenne gloria cittadina.

La storia registra le incursioni piratesche guidate da Ariadeno Barbarossa (1534), da Dragut Rais (1549), dal Pascià Mustafà (1558) e la spedizione del Duca di Guisa (1615): gli aggressori, dopo aver messo a sacco le città litorali del golfo, fallirono nei loro piani di assoggettare Torre Dell'Annunciata allorché il popolo implorò l'intercessione della Madonna Della Neve. Durante la lunga carestia del 1764, i torresi stremati, ricorsero a Maria: una nave carica di grano di cui sono sconosciuti la provenienza e il padrone approdò nel porto oplontino. Nel 1777 le campagne cittadine erano arse per la siccità che si prolungava da ben cinque mesi: mentre si portava in processione la Sacra Icona, si vide una nuvoletta che espandendosi divenne pioggia ristoratrice. Maria SS. Della Neve fu invocata anche nelle grandi epidemie del 1817, del 1836 e del 1837. Nelle frequenti eruzioni del Vesuvio Torre Annunziata ha sperimentato in un modo del tutto singolare la protezione della beata Vergine Maria. Le eruzioni principali furono quelle del: 1631, 1764, 1822, 1906, 1944: dopo quest'ultima il Vesuvio ha preso l'aspetto attuale in una fase di stasi. La mattina del 22 ottobre 1822 dopo due giorni di convulsa attività vulcanica, Torre Annunziata era avvolta in un'oscurità intensa interrotta da lampi accecanti; la caduta di cenere e lapilli non diminuiva di intensità: una colata lavica minacciava la zona limitrofa di Boscotrecase. In un momento di grande fede, nell'estremo pericolo, il popolo corse ai piedi della Madonna. Dalla chiesetta dell'Ave Gratia Plena organizzò una processione che andò a fermarsi in Piazza Ernesto Cesaro. Mentre il sacerdote Rocco Baly esortava i torresi ad aver fiducia in Maria, le fitte tenebrose furono squarciate miracolosamente da un raggio di sole che andò a posarsi sul volta della Madonna. Torre Annunziata era salva. Il miracolo del 22 ottobre 1822 venne ricordato ogni anno con solenni celebrazioni; il 22 ottobre è consacrato, con deliberazione dell'Autorità Comunale, come festa votiva della Città. Il 22 ottobre 1922, nel primo centenario del prodigioso evento, per decreto Dell'EEc.mo Capitolo Vaticano, la Vergine della Neve veniva solennemente incoronata, nella stessa piazza del miracolo, da Monsignor Carlo Gregorio Grasso, Arcivescovo Primate Di Salerno e Amministratore Apostolico di Nola. Maria fu ancora vicina al suo amato popolo nelle eruzioni dell'aprile 1906 e del marzo 1944. L'8 aprile del 1906, davanti alla Sacra Icona, la lava si fermò prodigiosamente a cinquanta metri dal Cimitero locale, dopo aver circondato, senza danneggiarlo, il serbatoio del acquedotto civico: una lapide apposta sul luogo ricorda l'avvenimento. Il popolo di Torre Annunziata, grato per la grazia ricevuta, offrì alla sua amata Madre un prezioso tempietto d'argento, opera del cesellatore napoletano Centone. Quel tempietto ancora oggi custodisce l'Immagine caro al cuore di ogni oplontino.

Nel marzo 1944 la città rivisse l'incubo del lontano 1906: il Vesuvio era più minaccioso che mai. La fase eruttiva assunse ben presto un aspetto impressionante, mentre la pioggia di ceneri calde e di lapilli raggiungeva perfino l'agro noverino, provocando la distruzione di promettenti raccolti. La colata lavica, che erompeva da più squarci, all'alba del 23 marzo, si dirigeva verso la nostra cara città e Torre del Greco. Le autorità militari alleate (che esercitavano il potere dopo lo sbarco di Salerno avvenuto il 9 settembre 1943) pensavano all'evacuazione della Città, ma il popolo accorso in Piazza dell'Annunziata, nonostante ogni divieto, volle la processione penitenziale con l'immagine della Madonna. Era mezzogiorno: a piazza Croce e nei pressi del municipio bisognò sostare. A piazza Cesaro si rinnovò il miracolo di centoventidue anni prima: mentre il parroco Don Emilio Lambiase esortava alla fede e alla speranza, s'aprì uno spiraglio di luce che nuovamente colpì il volto di Maria. Il miracolo si era ripetuto.

Salvata dalla guerra e dallo "sterminator Vesevo", Torre fu duramente provata la sera del 21 gennaio 1946. Nella stazione marittima delle FS, prese fuoco un treno di oltre venti vagoni carichi di munizioni e di altro esplosivo. Dalle 18 alle 19 si susseguirono ben quattro esplosioni, di cui l'ultima, catastrofica, provocò la distruzione dell'intero quartiere marinaro nonché crolli e danni in tutta la città. La chiesa parrocchiale dell'"Ave Gratia Plena" fu seriamente danneggiata: l'organo distrutto, la porta d'ingresso abbattuta, divelti i finestroni, rovinate le suppellettili. Fu però constatato con immensa meraviglia che la cappella della Madonna della Neve era rimasta indenne. L'Immagine era intatta, sull'altare ogni cosa era al suo posto; i vetri del tempietto e quelli dei finestroni della cappella, con quelli dell'altare del Sacro Cuore, erano i soli rimasti integri. I torresi non si lasciarono avvilire dall'immensità del disastro e, sotto lo sguardo di Maria, intrapresero l'arduo cammino della ricostruzione. Davanti all'Immagine della Madonna si è fermata la lava vulcanica, ma non si è fermata la mano sacrilega dell'uomo. Mani sacrileghe, nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 1977 profanarono il tabernacolo e trafugarono l'Immagine di Maria SS. Della Neve. Indescrivibile la costernazione di tutto un popolo. La Sacra Icona fu ritrovata, dopo fortunose vicende, al tramonto del 14 gennaio da una squadra di polizia, al terzo tronco della strada litoranea di Torre Del Greco. Il giorno successivo, dal Commissariato di polizia in cui i fedeli si erano riuniti in preghiera, la Madonna fu riportata nel Santuario sotto una pioggia insistente.

In ambito sportivo la formazione calcistica del Football Club Savoia 1908 è una delle squadre più antiche d'Italia. Vedi anche Sport (Torre Annunziata). Molto importanti sono anche le associazioni di Boxe quali: la Pugilistica Olponti e la Boxe Vesuviana. Tra gli sportivi torresi illustri ricordiamo Ernesto Bergamasco, olimpionico, e Vincenzo Pinto vice campione olimpico ad Atene 2004.

Il porto della città di Torre Annunziata, con funzioni commerciali, industriali, pescherecce e turistiche è stato inaugurato nel 1871 costruito interamente a spese dell'amministrazione comunale, fu intitolato al Principe Umberto di Savoia. Gemellato al porto spagnolo di Valencia, è dotato di 300 posti barca (lunghezza massima degli scafi 15 metri). Nelle acque antistanti sono presenti numerosi allevamenti ittici.

La città di Torre Annunziata è servita da tre stazioni ferroviarie di Trenitalia e una della Circumvesuviana. Dalla Stazione Centrale si dipartono quattro linee Trenitalia, Ferrovia Napoli - Salerno (linea per Napoli e linea per Salerno), Torre Annunziata - Cancello e Torre Annunziata - Castellammare di Stabia - Gragnano. E dalla Stazione di Torre Annunziata Oplonti si dipartono due linee della Circumvesuviana: Ferrovia Napoli-Castellammare di Stabia-Sorrento e Ferrovia Napoli-Pompei-Poggiomarino.

Torre Annunziata è attraversata dalla SS 18 Tirrenia Inferiore (Napoli-Salerno-Reggio Calabria), dalla SS 145 Sorrentina (Torre Annunziata-Meta di Sorrento) che termina inserendosi sulla SS 163 Amalfitana, e dalla SS 268 Circolare del Vesuvio (San Giovanni a Teduccio-Torre Annunziata). Provinciale Schiti, Provinciale Giorgio Castriota, Provinciale Ercole Ercole, Provinciale Andolfi, Provinciale Casa Cirillo, Provinciale Vesuvio, Provinciale Prota.

Corso Umberto I, Via Gino Alfani, Via Vittorio Veneto, Via Vincenzo Gambardella, Via Pasquale Fusco, Via Caravelli, Via Prota, Corso Vittorio Emanuele III, Via Roma, Corso Giuseppe Garibaldi, Via dei Mille, Via C. E. Maresca, Traversa Maresca, Via Vesuvio, Via Epitaffio, Via Alfredo Simonetti, Via Giuseppe Tagliamonte, Viale Guglielmo Marconi, Viale Cristoforo Colombo, Via Porto, Via Riviera Caracciolo, Via d'Angiò, Via Dogana, Via Diodato Bertone, Via Castello, Via Roma, Viale Manfredi, via Plinio, Via Terragneta e Rampe Vito Nunziante, via Settetermini.

Piazza Ernesto Cesàro, Piazza Giovanni Nicotera, Piazza Giacomo Matteotti, Piazza Cesare Battisti, Piazza Enrico de Nicola, Piazzale Gargiulo già Kennedy, Piazza P.E.Imbriani, Piazza Risorgimento, Pizza Giovanni XXIII della Pace, Largo Fabbrica d'Armi, Largo Ferriera Vecchia, Piazza Paolo Morrone, Largo Genzano.

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Stazione di Torre Annunziata Città

La stazione di "Torre Annunziata Città" è ubicata sulla linea ferroviaria Napoli - Salerno, in prossimità del porto di Torre Annunziata.

Nonostante la sua posizione nel centro città, la stazione, costituita da due binari passanti, viene poco sfruttata dal traffico ferroviario, poiché solo i treni metropolitani per Castellammare di Stabia e Napoli Campi Flegrei vi fermano, nonostante il traffico passeggeri si mantenga sempre su buoni livelli.

Dalla stazione è possibile raggiungere pochi minuti il porto dove feramano alcune linee del Metrò del Mare.

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Archeologia di Torre Annunziata

Voce principale: Torre Annunziata.

Oplontis doveva essere quello che Portofino e Capri sono per noi oggi. Un richiamo per nobili. Ma l'eruzione del Vesuvio (nel 79 d.C.) ha cancellato le sue tracce e il suo nome è stato dimenticato per essere trasformato in quello di Torre Annunziata Eppure Oplontis, ormai stretta tra i condomini, è ancora lì, bella e dimenticata e a chi la visita suggerisce come doveva essere quando ospitava la Roma bene. Tra i suoi frequentatori annoverava infatti anche Poppea, la moglie di Nerone. Oggi gli scavi hanno portato alla luce quella che gli studiosi ritengono fosse la sua villa,un complesso residenziale, dove ambienti di uso comune si alternano a saloni destinati a ospitare feste e banchetti. Le pareti delle stanze, inoltre, conservano le tracce di affreschi con scene di bagnanti, maschere, uccelli e cesti di fiori e frutta, tutto in un' esplosione di fantasia, colori e lusso.

Imponente villa, scoperta durante lo scavo della trincea per la costruzione della strada ferrata in prosecuzione da Portici verso Torre Annunziata, è quella di Caio Siculi. Fu riseppellita e troncata in due per detta strada ferrata, i reperti rinvenuti furono trasportati al Museo archeologico nazionale di Napoli. Noto l'affesco raffigurante il mito di Narciso ed Eco con lo sfondo del monte Parnaso.

Visibili i resti di un muro lungo la Litoranea Marconi e di due cunicoli all'interno delle Terme Nunziante, descritti da Liberatore.

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Stazione di Torre Annunziata Marittima

Torre Annunziata Marattima è una stazione di Torre Annunziata che non ha mai avuto una funzione passeggeri ma soltanto di scalo merci. La stazione non viene più utilizzata e versa in uno stato di abbandono: questa si trova su una deviazione della linea Napoli - Salerno, subito dopo la stazione di Torre Annunziata Centrale, in direzione Napoli.

La stazione è formata da 7 binari, tutti tronchi, serviti da diverse banchine, tutte di diversa altezza per permettere meglio lo scarico e il carico delle merci. Inoltre proprio da questa stazione partivano dei binari di raccordo che terminavano direttamente sul porto di Torre Annunziata: anche questo raccordo non è più in funzione ed in parte asfaltato.

La stazione è dotata anche di un fabbricato, che però versa in pessime condizioni e pericolante: la funzione del fabbricato era quella di uffico. Sono presenti anche altri piccoli edifici usati come depositi.

Quando la stazione era in funzione veniva utilizzata soprattutto per l'interscambio tra treno e navi, visto la vicinanza con il porto. Con il boom del trasporto su gomma tale funzione è andata via via sparendo portando la stazione alla chiusura.

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Source : Wikipedia