Todi

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Tags : todi, umbria, italia

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Laudi di Jacopone da Todi

Le laudi di Jacopone da Todi sono componimenti di tema religioso che si rifanno al genere della lauda, assai diffuso in Umbria tra il XII secolo e il XV secolo.

Al modulo popolareggiante della lauda, Jacopone aggiunge i toni individuali di un'anima inquieta e tormentata. Le sue 73 laudi, nella forma di ballate in settenari e ottonari, sono una rappresentazione impietosa della realtà umana e terrena, attaccata violentemente per la sua caducità e vanità.

Talvolta, Jacopone si limita alla denuncia commossa e ardente; altre volte, come nel Pianto della Madonna (uno dei capolavori che fanno di lui la più grande personalità della nostra storia letteraria prima di Dante), traduce l'ansiosa passione umana in figure potentemente drammatiche, poste di fronte al mistero della saggezza divina.

L'Editio princeps delle laude jacoponiche risale al 1490: Laude di frate Iacopone da Todi impresse per me Ser Francesco Buonaccorsi in Firenze, 28 settembre 1490. All'edizione Buonaccorsi si rifà ancora esplicitamente il primo editore novecentesco di Jacopone, G. Ferri (Le laude secondo la stampa fiorentina del 1490, Roma, 1910; ristampato nel 1915 presso l'editrice Laterza di Bari nella collana "Scrittori d'italia"; ristampato ancora nel 1930 a cura di S. Caramella); mentre con B. Brugnoli (Le satire di Iacopone da Todi, Firenze, 1914) compare il primo "non felice tentativo parziale di edizione critica" (secondo il parere di Gianfranco Contini).

Le prose attribuite a Jacopone vengono pubblicate da A. Levasti nei Mistici del Duecento e del Trecento, Milano, 1935. Nel dopoguerra tre sono le edizioni principali dell'opera jacoponica: alle Laude di Iacopone da Todi tratte da due manoscritti umbri, a cura di Ugolini, Torino, 1947, segue nel 1953 il "primo saggio scientifico di lezione critica" (Contini): Laudi, trattato e detti, a cura di F.B. Ageno, Firenze, Le Monnier, 1953.

Un'ulteriore edizione critica delle Laude, a cura di Mancini, esce a Bari presso gli "Scrittori d'Italia" nel 1974. Un'importante antologia delle Laudi, alla cui edizione hanno collaborato F.B. Ageno e G. Contini, si legge nei Poeti del Duecento, a cura di quest'ultimo, usciti a Milano e a Napoli nel 1960 per la casa editrice Ricciardi. La parte del laudario Urbinate che secondo Contini "per ragioni stilistiche va assegnata a Jacopone" si legge in Iacopone e il laudario Urbinate, a cura di R. Bettarini, Firenze, 1969. Le prose latine attribuite a Iacopone di Todi si leggono anche in un'edizione a cura di Menestò, Bologna, 1979.

L'interpretazione, che possiamo grosso modo definire romantica, di uno Jacopone "primitivo", voce di una spiritualità popolare, già avallata da Francesco De Sanctis nella Storia della letteratura italiana, viene ripresa a fine Ottocento nella celebre definizione di D'Ancona (Jacopone da Todi: il giullare di Dio del secolo XIII, in Studj sulla letteratura italiana de'primi secoli, Milano, 1891), a cui farà ancora eco Parodi (Il giullare di Dio, in Poeti antichi e moderni, Firenze, 1923).

A partire dagli anni Venti cresce l'interesse di numerosi critici per la componente mistica dell'opera di Jacopone (Underhill, Jacopone da Todi poet and mistic, Londra, 1919; D'Ascoli, Il misticismo nei canti di frate Iacopone da Todi, Recanati, 1923; Natalino Sapegno, La "santa pazzia" di Frate Iacopone e le dottrine dei mistici medioevali, in "Archivium romanicum" VII, 1923; Novati, L'amor mistico in San Francesco d'Assisi ed in Jacopone da Todi, in Freschi e minii del Dugento, Milano, 1925; Russo, Iacopone da Todi mistico-poeta, in Problemi di metodo critico, Bari, 1929; Vinai, Iacopone e San Bonaventura, in "Cultura Neolatina" I, 1941).

Con gli interventi di Sapegno e Novati la figura del poeta umbro viene inquadrata sul complesso sfondo della cultura religiosa, e in particolare francescana, del Duecento e del Trecento (anticipatori, in questo senso, il lavoro di Ozanam, Les poetes francescains en Italie au XIII siécle, Parigi, 1859, e l'articolo di Gottardi, L'albero spirituale in Iacopone da Todi, in "Rassegna critica della letteratura italiana XX, 1915).

L'attenzione di Sapegno per l'opera jacoponica è testimoniata ancora dal volume Frate Iacopone, Torino, 1926, e dal saggio Problemi di critica jacoponiana, in "Civiltà moderna" II, 1930.

Non più "giullare di Dio" dunque, ma "poeta e mistico", o semplicemente "poeta", come lo definiscono Russo (Iacopone da Todi poeta, in "Belfagor" 6, 1952) e Monteverdi nel suo intervento al primo convegno del Centro di studi sulla spiritualità medioevale (pubblicato in Iacopone e il suo tempo (13-15 ottobre 1957), Todi, 1959, liquidando così definitivamente la concezione "primitivista" di D'Ancona. In seguito Cudini (Saggio per l'aggiunta di due laude extravaganti alla vulgata iacoponica, in "Rassegna della letteratura italiana" LXIX, 1965) e Tappa, (Contatti fra la poesia di Iacopone da Todi e la lirica siciliana e provenzale, in "Testo" II, 1981) contribuiranno ad allargare l'orizzonte culturale di questo poeta che fu, come scrive Contini nella Letteratura Italiana delle Origini, "in possesso di buona cultura, fosse pure per rifiutarla".

Numerosi gli interventi di Franca B. Ageno sul poeta di Todi; (Per un commento a Iacopone, in "Convivium", 1950; Questioni di autenticità nel laudario iacoponico, in "Convivium", N.S. VII, 1952; Per il testo di "Donna de paradiso", in "Rassegna letteraria italiana" LVII, 1953): saggi che si possono leggere come preliminari all'edizione critica del 1960, (già preannunciata da Contini, Per l'edizione critica di Iacopone, ibid.). In seguito l'articolo Sull'invettiva di Iacopone da Todi contro Bonifacio VIII, in "Lettere italiane" XVI, Firenze, 1964, prende le mosse dalla lauda O papa Bonifazio - molto hai iocato al monno per calare la figura e l'opera di Jacopone nel burrascoso scenario della lotta tra Conventuali e Spirituali, dell'assedio di Palestrina e dello "schiaffo" di Anagni.

Alle vicende dell'ordine francescano accordano largo spazio anche Frugoni (Iacopone francescano, ne "Il Veltro" I, 1957) e S.Cristaldi (Iacopone da Todi e la povertà francescana, negli "Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei (Classe di Scienze morali, storiche e filologiche)" CCCLXXVII (1981), vol.XXXVI).

Nella Letteratura religiosa del Duecento e del Trecento, Firenze, 1967, G. Getto approfondisce soprattutto la componente realista nell'opera jacoponica (il titolo del capitolo a lui dedicato è Il realismo di Iacopone da Todi).

L'edizione manciniana delle Laude nel 1974 è preceduta da numerosi interventi dello studioso, tra i quali: Per una nota agiografica su Jacopone da Todi, in "Convivium",1951; Due postille iacoponiche, in "Convivium", N.S. VII, 1952; La prigionia di Iacopone e l' 'empiasto' di fra Gentile, in "Rassegna della letteratura italiana", 1960; Testimonianze e documenti per un laudario iacoponico del Trecento, in "Lettere Italiane" XV, 1963, e il Saggio per l'aggiunta di due laude extravaganti alla vulgata iacoponica, in "Rassegna della letteratura italiana" LXIX, 1965: quest'ultimo si sofferma, come già un decennio prima qualche articolo di F.B.Ageno, su questioni di attribuzione. ("Mettere ordine nel laudario, espellerne i numerosi apocrifi, recuperare le non poche laude che corrono anonime, è stato ed è compito, arduo quanto appassionante, della nuova filologia", aveva affermato Contini). Mancini è tra i relatori del Convegno storico Iacoponico del 1980 (Tradizione e innovazione in "Donna de Paradiso", in Atti del Convegno storico Iacoponico. Todi 29-30 novembre 1980, Firenze 1981).

Alla figura ed all'opera di Jacopone dedicano naturalmente un paragrafo tutte le Storie della letteratura italiana, a partire dalla vallardiana Storia letteraria d'Italia, nel volume Il Duecento di G.Bertoni (Milano, 1939; cap. XII: La lirica religiosa). Nella Storia della letteratura italiana di F.Flora (Mondadori, 1940, si parla di Jacopone nel cap. Gli umbri e la poesia religiosa, vol.I, pagg.53-63. Nell'omonima Storia Garzanti (Milano, 1976), G. Petrocchi è l'autore del capitolo su La letteratura religiosa (vol.I, pagg.692-706). Il primo volume della Letteratura Italiana. Storia e Testi (Laterza, Bari, 1970-80), curato da Emilio Pasquini e A. E .Quaglio, dedica a Jacopone un'ampia antologia di testi nel cap. V, La Lauda (pagg. 493-541). Nella collana Marzorati di Orientamenti culturali Maria Sticco traccia una biografia ed un profilo dell'opera di Jacopone in un capitolo a lui dedicato nei Minori (Milano, 1961; vol.I, pagg. 129-159). F.Bruni, infine, è autore del cap. Jacopone, la lauda e la letteratura religiosa nella Storia della civiltà letteraria italiana UTET, Torino, 1990 (Vol. I, pagg. 121-153).

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Stazione meteorologica di Todi

Stazione meteorologica di Todi (Italia)

Coordinate: 42°47′N 12°23′E / 42.79, 12.38 La stazione meteorologica di Todi è la stazione meteorologica di riferimento per la località di Todi.

La stazione meteorologica si trova nell'area climatica dell'Italia centrale, nell'Umbria, in provincia di Perugia, nel comune di Todi, a 411 metri s.l.m. e alle coordinate geografiche 42°47′N 12°23′E / 42.783, 12.383Coordinate: 42°47′N 12°23′E / 42.783, 12.383.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +4,6 °C; quella del mese più caldo, luglio, è di +22,8 °C.

Le precipitazioni medie annue si aggirano agli 800 mm, mediamente distribuite in 88 giorni, con un minimo relativo in estate ed un picco in autunno .

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Cattedrale di Santa Maria Assunta (Todi)

Cattedrale

La cattedrale di Santa Maria Assunta di Todi (PG) è sita nella Piazza del Popolo ed è in stile lombardo e viene chiamata localmente anche concattedrale.

L'area occupata dalla cattedrale di Todi è poggiante su un'area preesistente romana occupata da un edificio romano.

Questa cattedrale venne edificata a partire dall'inizio del XII secolo, ma venne quasi completamente distrutta da un incendio nel 1190, ma subito ricostruita.

Inizialmente la facciata doveva essere più alta nella parte centrale, prospiciente la navata centrale e due parti laterali più basse relative alle navate laterali minori. Nel 1513 fu aggiunto il pregevolissimo rosone, dello stesso periodo è il portone ligneo di Antonio Bencivenni da Mercatello, successivamente sostituito con uno del francese Laurent, di Cresmibeni e della Sforzini.

Questa chiesa è sede della cattedra episcolale dal II secolo, ha l'interno a croce latina, consta di tre navate più una più tarda denominata la navatina fatta costruire per volonta di Bonifacio VIII.

La controfacciata ospita un affresco di michelangiolesca ispirazione intitolato "Giudizio Universale" dipinta da Ferraù da Faenza detto il Faenzone (Angelo Cesi eliminò le capriate di copertura per comodità. Tramite i restauri del 1958 la chiesa venne riportata agli antichi splendori).

Sulla parete del II arco della IVª navata vi è l'affresco della Trinità dello Spagna. Nella navatina si trova una pala d'altare di Bonifacio ed una Madonna con Bambino di Giannicola di Paolo. Al centro del presbiterio vi è l'altare gotico e, dietro vi è il coro ligneo a 2 piani, il cui contratto venne firmato nel 1521 da Antonio Bencivenni da Mercatello e dal figlio Sebastiano. Si accede alla cattedrale mediante alta e ripida scalinata. Nella cripta si possono ammirare i resti del palazzo romano su cui poggia la chiesa, nonché vi è una mostra di araldica.

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Palazzo dei Priori (Todi)

Todi, Palazzo dei Priori

Il Palazzo dei Priori è un palazzo di Todi (PG), sito nella piazza, del centro storico, del Popolo. Il palazzo è in stile gotico italiano, costruito all'incirca nel 1293 e man mano ingrandito per volonta del Podestà.

Guardando dalla cattedrale, sita nella stessa piazza, il palazzo si trova di fronte.

Il palazzo era sede del Podestà, dei Priori, indi dei rettori, vicari e governatori pontifici.

La facciata è completamente rivestita in muratura bianca e lucente al rimirar del sole.

Nel 1334-47 il comune per ingrandire il palazzo smantellò le costruzioni che erano sulla destra per farne un palazzo unico, poi allargandosi anche ale costruzioni che erano sulla Via degli Speziali (oggi chiamata Corso Cavour).

La pianta della torre è di forma trapezoidale, della quale, della forma originaria fu ridotta in altezza eliminando la merlatura guelfa.

Sulla facciata vi è una statua bronzea di un'aquila poggiante su 2 mensole realizzata nel 1340 da Giovanni di Giliaccio.

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Source : Wikipedia