Tiro

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Inviato da murphy 08/03/2009 @ 13:07

Tags : tiro, libano, medioriente, esteri, altri sport, sport

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Tiro (città)

Panorama di Tiro (città)

Tiro (arabo: صور, Ṣūr) è una città situata lungo la costa del Libano, capoluogo del Distretto di Tiro a 88 km a sud di Beirut. La città moderna è situata nello stesso luogo dell'omomima città fenicia che dal 1984 è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Le origini di Tiro risalgono all'età del bronzo. L'insediamento fenicio cadde nella sfera di influenza egizia all'inizio del Nuovo Regno, in particolare sotto la XVIII e XIX dinastia, quando la città, aiutata dalla favorevole posizione geografica, prosperò grazie al commercio del vetro, del legno di cedro e soprattutto della porpora, un pigmento ricavato da molluschi marini che veniva utilizzato per tinteggiare i tessuti riservati all'aristocrazia.

Nel 969 a.C. Tiro divenne un regno sotto il comando di Hiram I che strinse solidi legami con il regno di Giuda e Israele. Secondo la narrazione biblica (1 Re 9, 10-12; Is 23, 1-18), legname e maestranze di Tiro furono utilizzati per la realizzazione del Tempio di Salomone a Gerusalemme. Hiram I modificò la morfologia urbana, collegando tra loro le le due piccole isole dove inizialmente si era sviluppata la città.

Nei decenni successivi, pur in una situazione di crescente dissenso interno, gli abitanti di Tiro (ormai consacrata al culto del dio Melqart) espansero la propria rete commerciale in tutto il Mar Mediterraneo e costruirono colonie in Sicilia (tra cui Palermo e Drepano, l'attuale Trapani), Sardegna (tra cui Tharros), nella penisola iberica e in Nord Africa. La più importante di queste colonie fu senza dubbio Cartagine, fondata nell'814 a.C. da un gruppo di fuoriusciti guidati, secondo la letteratura greca, dalla regina Didone, anche nota come Elissa.

Fu proprio lo sviluppo di Cartagine a segnare il declino economico di Tiro, che finì col cadere sotto l'egemonia assira, venendo infine occupata da Assurbanipal nel 664 a.C. Dopo la caduta dell'impero assiro, Tiro fu assediata dal re babilonese Nabucodonosor II per tredici anni, dal 586 a.C. al 573 a.C.. Il re Babilonese riuscì a conquistare la città ma non l'isolotto, adibito a magazzino, che sorgeva poco distante dalla città.L'avvenimento è ricordato nel libro di Ezechiele (Ez 26, 1-21; Ez 27, 1-36; Ez 28, 1-19) salvo il particolare che Nabuccodonosor non distrusse la città. In cambio, Tiro fu costretta a pagare una specie di riscatto ai babilonesi.

Un altro spettacolare assedio si verificò nel 332 a.C., quando Alessandro Magno entrò in città dopo sette mesi di accanita resistenza, ordinandone la distruzione. Il terrapieno che Alessandro Magno fece costruire durante l'assedio, utilizzando le macerie stesse della città, collegò definitivamente la città alla terraferma, trasformandola in una penisola.

Ripresasi sotto il dominio dei Seleucidi, la città divenne romana nel 64 a.C., all'interno della provincia romana di Siria. Fu in seguito eletta a colonia dall'imperatore Settimio Severo, divenendo centro di studi letterari e filosofici e sede di un importante arcivescovado] cristiano.

Nel periodo bizantino, la città fu sede, tra il 513 e il 515, di un sinodo ecumenico delle confessioni cristiane monofisite, ossia delle chiese che rifiutavano il Concilio di Calcedonia.

La città passò sotto il controllo arabo nel 635. Sotto la dinastia omayyade, e in particolare durante il regno di Muʿāwiya ibn Abī Sufyān (661-680), vennero rafforzate le difese del porto e continuarono ad essere promosse le attività artigianali e il commercio.

Nel 1099 e nel 1111 la città evitò gli attacchi dei Crociati in marcia verso Gerusalemme, ma venne infine conquistata nel 1124. La città rimase sotto il controllo del Regno crociato di Gerusalemme per quasi due secoli, durante i quali si verificò un considerevole afflusso di nobili e mercanti europei, tra i quali si annovera l'ecclesiastico e storico Guglielmo di Tiro (1130-1186).

La riconquista islamica avvenne nel 1291 ad opera dei Sultani Mamelucchi. Nei secoli successivi la città entrò in una lunga fase di declino a causa del concomitante sviluppo delle vicine città portuali di Acri, in Palestina, di Sidone e di Beirut.

Durante il periodo ottomano, Tiro fece parte dell'eyalet di Acri e Sidone, e poi, dopo il 1888, del vilayet di Beirut, fino all'incorporazione all'interno del nuovo Stato libanese, avvenuta il 1° settembre 1920.

Dopo la proclamazione dello stato di Israele nel 1948, numerosi rifugiati palestinesi trovarono una sistemazione di fortuna nei campi profughi allestiti alla periferia sud della città e nei pressi dell'ippodromo romano. La vicinanza al confine israeliano e i problemi sociali causati dall'arrivo dei profughi rallentarono i progetti di sviluppo economico e turistico, aumentando il divario di benessere tra il sud del Libano (abitato in prevalenza da musulmani sciiti) e le aree più sviluppate, come la capitale Beirut.

La città di Tiro fu pesantemente colpita dalla guerra civile libanese iniziata nel 1975 e fu poi sottoposta a una lunga occupazione israeliana, durante la quale andò organizzandosi la resistenza armata del gruppo radicale Hezbollah.

Il definitivo ritiro israeliano dal sud del Libano nel Maggio 2000 parve aprire una stagione di rilancio delle attività produttive attraverso investimenti pubblici e privati, ma il 12 luglio 2006 lo scoppio di un nuovo conflitto tra Israele e Hezbollah ha portato nuovi, ingenti danni materiali alla città, che è stata sottoposta a pesanti bombardamenti da parte israeliana.

La cosiddetta "zona 1" (al-Mīnā'), situata nella parte anticamente insulare della città, contiene una lunga strada colonnata che porta all'antico porto egizio (a sud), un'arena rettangolare e un vasto complesso termale. Poco distante, si trova l'attuale porto dei pescherecci (a nord) e il quartiere cristiano.

Sulla terraferma si trova la "zona 3" (al-Bass), dove si trovano un'ampia necropoli, un arco trionfale e l'ippodromo romano più grande e meglio conservato del mondo.

Nei mesi estivi, l'area archeologica di al-Bass ospita un festival internazionale di musica e teatro.

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Tiro a volo

Tiro a volo è uno sport che consiste nel colpire un bersaglio da una determinata distanza con un fucile a canna liscia. È disciplina olimpica.

Il bersaglio è sempre in movimento e può essere sia predeterminato in base ad una sequenza nota che selezionato a caso al momento del lancio.

Oggi esiste solo il tiro al piattello, in quanto il tiro al piccione è vietato. Il tiro al piccione è stato sostituito con il "tiro all'elica" (vedere sito F.I.T.A.V.).

La Fossa Olimpica (in inglese Trap) è la principale specialità (fece la sua apparizione ai Giochi fin dalla seconda edizione di Parigi 1900, sia pure come sport facoltativo).

La seconda specialità del tiro a volo - lo Skeet - ebbe il suo battesimo sportivo alle Olimpiadi di Città del Messico '68 (battesimo onorato da una medaglia d'argento conseguita da Romano Garagnani). La disciplina ebbe poi un consolidamento nei tardi anni '70 con i titoli mondiali di Luciano Brunetti e Bianca Rose Hansberg ed il titolo europeo vinto ancora da Garagnani.

Da Atlanta la squadra azzurra portò a casa tre medaglie: con Ennio Falco (oro nello Skeet), con Andrea Benelli (bronzo) e con Albano Pera (argento nella Doppia Fossa). A Sydney 2000 Deborah Gelisio si è poi aggiudicata l'argento nel Double Trap e Giovanni Pellielo il bronzo nella Fossa Olimpica. Lo stesso Pellielo si è poi ulteriormente migliorato alla XXVIII Olimpiade di Atene 2004 vincendo la medaglia d'argento nella stessa specialità mentre, Benelli si aggiudica l'oro nello Skeet. E sempre Giovanni Pelliello si eguaglia come ad Atene, vincendo la medaglia d'argento nella XXIX Olimpiade di Pechino 2008, con condizioni veramente pessime. Il ceco David Kostelecky, conquista la medaglia d'oro centrando tutti i piattelli della finale. Inoltre Francesco d'Aniello conquista l'argento nel Double Trap. Nella stessa edizione delle Olimpiadi non si disputa il Double Trap femminile. Nello Skeet si vede la vittoria di Chiara Cainero, prima italiana a conquistare un oro olimpico in questa disciplina.

Le prime gare si svolsero in Sicilia, verso la metà del XIX secolo. Il primo circolo sportivo nacque in Gran Bretagna nel 1857. La prima società in Italia di tiro a volo fu creata a Milano nel 1872.

In Italia la F.I.T.A.V. (Federazione Italiana Tiro a Volo) è nata nel 1926 per interessamento di un appassionato industriale del settore, Ettore Stacchini, il quale riuscì a raccogliere una trentina di società appartenenti a tutte le regioni italiane nella Federazione Italiana Tiro al Piccione d'Argilla (il bersaglio mobile ideato sulla falsariga dell'anglosassone clay-bird, uccello d'argilla e del francese pigeon d'argile).

In effetti, il tiro a volo ha radici più antiche: viene fatto risalire alla seconda metà dell''800 quando negli Stati Uniti prese campo l'hobby del tiro a segno su un bersaglio costituito dalle palline di vetro del tipo di quelle usate per gli addobbi natalizi. Le palline venivano lanciate da speciali strumenti, chiamati Balltraps (da cui il nome attuale Trap usato per indicare il tiro classico oggi denominato appunto Fossa Olimpica o Fossa Universale).

Dal 1880 si passò dalle palline ad un bersaglio mobile in argilla a forma di disco, appunto il piccione d'argilla, o - per la forma tonda - piattello.

Nel 1927 la F.I.T.A.V. assunse l'attuale denominazione entrando a far parte del CONI.

Per una diffusione maggiore di questo sport - che ha sempre sofferto di congeniti problemi riguardanti gli impianti - si dovette attendere gli anni '30, quando vennero organizzati a Roma - su iniziativa dello stesso Stacchini - sia i Campionati mondiali che i Campionati europei dell'unica specialità di tiro al piattello allora conosciuta, appunto la Fossa Olimpica.

Risale al 1952 la prima partecipazione italiana ai Giochi olimpici, ai Giochi di Helsinki: l'esito non fu dei migliori: Galliano Rossini si classificò soltanto settimo seguito da Italo Bellini. L'appuntamento con un importante traguardo, il massimo alloro, era però solo rimandato: a Melbourne (1956) Rossini riuscì ad aggiudicarsi il titolo olimpico mentre il suo compagno d'avventura, Sandro Ciceri conquistò il bronzo.

Quattro anni più tardi - ai Giochi di Roma 1960 - ancora Rossini sfiorò il bis di Melbourne, ma dovette accontentarsi dell'argento. Infine, alle Olimpiadi di Tokyo 1964 il massimo trofeo olimpico ritornò in mani italiane con Ennio Mattarelli.

Nel palmarés italiano del tiro a volo vi sono anche - sempre nella Fossa Olimpica - la medaglia d'oro del 1972 alle Olimpiadi di Monaco di Baviera (vinta da Angelo Scalzone) e quella di bronzo ottenuta da Silvano Basagni e, nel 1976 ai Giochi di Montréal, in Canada, il bronzo di Ubaldesco Baldi.

Gli anni '80 hanno portato altri successi, specialmente con Luciano Giovannetti vincitore del titolo olimpici in due edizioni consecutive, Mosca 1980 e Los Angeles 1984; sempre a Los Angeles giunse anche il bronzo nello Skeet di Luca Scribani Rossi.

Alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992 l'Italia si aggiudicò due medaglie di bronzo (Fossa Olimpica, Marco Venturini, e Skeet, Bruno Rossetti).

Alle Olimpiadi di Pechino 2008, l'Italia conquista altre due importanti medaglie; l'argento di D'Aniello nel "Double Trap" maschile e quello di Giovanni Pellielo nel Trap maschile e l'oro con la Cainero nello Skeet femminile.

A Ragusa sarà costruito il museo nazionale di tiro a volo, presso la scuola regionale dello sport.

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Tiro (balistica)

Schema di tiro parabolico

Il tiro è il lancio di proiettili balistici.

Il termine è utilizzato anche per lo sport (ad es. calcio o pallacanestro) per designare il lancio del pallone verso il bersaglio (porta o canestro, in questo caso) che permette, se andato a buon fine, di segnare il punto.

Il tiro diretto prevede che la linea di tiro sia sgombra, quindi si deve stabilire una linea di mira (ottica) diretta fra bocca da fuoco e bersaglio e può essere effettuato unicamente da bocche da fuoco a tiro teso (cannoni o obici-cannoni). Per questo motivo queste bocche da fuoco sono fornite di mirini ottici, con cui inquadrare il bersaglio e direzionare la canna del pezzo in funzione dell'eventuale velocità relativa fra pezzo e bersaglio.

Viene usato tipicamente contro bersagli non visibili ed è poco adatto per obiettivi in movimento. Permette all'unità di fuoco di essere completamente coperta rispetto al bersaglio. Solo gli addetti all'osservazione del tiro sono esposti, dovendo avere una linea di mira sgombra sull'obiettivo. Il proiettile viene sparato con curvatura parabolica e il bersaglio viene colpito alla fine della parabola discendente percorsa dal proiettile stesso.

Il tiro indiretto si compone di due fasi, una di aggiustamento o di accertamento mediante le quali si porta il colpo sull'obiettivo mediante correzioni successive ed una successiva di efficacia mediante la quale sparando un ben preciso numero di colpi si ottiene l'effetto voluto sull'obiettivo.

L' accertamento invece è il metodo che si utilizza allorquando sono disponibili i dati per compensare la situazione meteo-balistica e le coordinate dell' obiettivo sono precise e si compone di un tiro effettuato con tutti i pezzi disponibili, una sola correzione ed il passaggio immediato alla fase di efficacia.

Tramite calcoli matematici si arriva alla compensazione di tali elementi. Oggigiorno il calcolo viene effettuato dai computer, prima degli anni '80 invece, i calcoli erano effettuati manualmente dall'ufficiale al tiro con l'ausilio delle tavole di tiro.

Questo tiro viene effettuato da obici, da mortai ed occasionalmente, anche da cannoni, quando usano la loro elevata velocità iniziale per tirare a lunga distanza.

I razzi hanno avuto una scarsa fortuna bellica fino al XIX secolo a causa della loro scarsa precisione, assolutamente non paragonabile con quella di una bocca da fuoco. Per questo l'impiego bellico di razzi (praticamente utilizzati in quantità significative solo a partire dalla seconda guerra d'indipendenza) viene effettuato sempre a massa, cioè saturando una zona con il lancio contemporaneo tra più unità di tiro e intervallato di pochi secondi dalla singola postazione, di un gran numero di ordigni.

Le funzioni di controllo e variazione della traiettoria sono lasciate ad appendici aerodinamiche ed eventualmente a motori ausiliari atti a conservare o variare la traiettoria predisposta.

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Tiro a segno

Il Tiro a Segno è una pratica sportiva che consiste nel colpire un bersaglio il più possibile vicino al centro da una determinata distanza con un'arma da fuoco, ad aria compressa o a gas (CO2).

Il Tiro a Segno, come quasi tutte le attività sportive, trae le sue origini dalla pratica militare. La naturale competitività dell'uomo trovava sfogo nell'esibizione della propria abilità nelle arti marziali. Esempi letterari di Tiro a Segno si hanno nell'Odissea, nella leggenda di Robin Hood ed in quella di Guglielmo Tell. Attualmente tiro a segno indica l'attività di tiro ad un bersaglio di carta o elettronico, con armi da fuoco o ad aria, distinguendosi così dalle discipline del Tiro a Volo e del Tiro con l'arco.

In Italia le prime società di tiro a segno nascono nella seconda metà dell' ottocento sulla spinta di iniziative ispirate da Giuseppe Garibaldi. Nel corso degli anni le varie società prendono la forma di vere e proprie società sportive. Nascono, così, i TSN (Tiro a Segno Nazionale) che assumono il duplice compito di favorire e sviluppare la pratica sportiva e ludica del tiro, oltre a svolgere il compito istituzionale dell'abilitazione e dell'addestramento di tutti i non appartenenti ai corpi armati dello stato (es. guardie giurate, polizie locali).

Nei poligoni TSN, unici autorizzati al rilascio della certificazione di abilitazione all'uso delle armi (TULPS - Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza), l'attività di addestramento viene svolta sotto la responsabilità dei Direttori e degli Istruttori di tiro. Queste figure vengono autorizzate a svolgere tale attività dal sindaco del luogo di residenza, previo accertamento dell'idoneità tecnica (certificazione rilasciata dal Presidente del TSN), fisica e morale (assenza di precedenti penali o procedimenti penali pendenti).

I vari TSN sul territorio nazionale, sono sottoposti al controllo e vigilanza della UITS(Unione Italiana Tiro a Segno) che è un Ente pubblico operante sotto il controllo del Ministero dell'Interno e della Difesa. I poligoni di tiro italiani possono essere sia pubblici (TSN) sia privati. Il controllo sulla rispondenza alle normative di sicurezza è esercitato dall'arma del genio militare, il quale rilascia le autorizzazioni e le omologazioni necessarie per il loro funzionamento.

I poligoni di tiro a segno sono presenti in tutte le regioni italiane.

Tutte le specialità olimpiche si contraddistinguono per avere una finale (con regolamento specifico) dove si affrontano i migliori risultati della gara di qualificazione. Questo metodo si applica anche non solo durante le Olimpiadi ma in tutte le competizioni dove queste specialità sono previste (Coppa del Mondo, Campionati Mondiali, Campionati continentali etc).

È sport olimpico sin dalla prima edizione dei Giochi olimpici moderni (Atene - 1896). Le uniche due olimpiadi in cui non ci sono state gare di tiro a segno sono quelle del 1904 tenutesi a St. Louis (Stati Uniti d'America) e quelle del 1928 tenutesi ad Amsterdam.

Il tiro a segno è presente come disciplina olimpica all'interno delle paraolimpiadi.

Valgono le stesse regole nazionali e internazionali. Le disabilità sono molteplici: possono essere motorie anche gravi "teraplegici, ciechi, parziali o ipovedenti" con le opportune tecnologie riescono a praticare questo sport con alcune limitazioni sulle armi da fuoco. Possono utilizare armi a gas compresso (CO2) o aria.

Il medagliere olimpico è ricchissimo.

Il tiro a segno per disabili si arricchisce con una nuova disciplina: l'avancarica. Infatti dal 1 settembre 2007 la C.N.D.A. (Consociazione nazionale degli archibugieri) ha integrato le persone disabili al pari dei normodotati in questa nuova disciplina che si fa con armi ad avancarica, antiche o repliche, a polvere nera, a miccia, a pietra o a capsula.

Nella pistola libera i tiratori non sparano simultaneamente ma all'interno delle due ore possono gestire autonomamente i tempi di tiro e di sosta.

Nella Pistola automatica i tiratori tirano tutti a comando, e in tutte le specialità dove si utilizzano armi semi automatiche, pistola standard, sport pistol, pistola ad aria compressa a 5 colpi.

Nella carabina 3 posizioni si spara seguendo sempre lo stesso ordine (a terra, in piedi, in ginocchio) ma gli uomini hanno un tempo predeterminato per ogni posizione (45', 1h15', 1h) le donne (che sparano metà dei colpi) hanno un tempo complessivo (2h15') che possono gestire come vogliono.

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Source : Wikipedia