The Beatles

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Inviato da david 26/04/2009 @ 16:10

Tags : the beatles, pop rock, musica, cultura

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The Beatles

I Beatles al loro arrivo a New York nel 1964. Da sinistra in alto in senso orario:John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison

I Beatles sono stati un gruppo musicale britannico, originario di Liverpool e in attività dal 1962 al 1970. Hanno segnato un'epoca nella musica, nel costume e nella moda e di conseguenza nella pop art.

Considerati uno dei maggiori fenomeni della musica contemporanea, a distanza di vari decenni dal loro scioglimento ufficiale - e dopo la morte di due dei quattro componenti - i Beatles contano ancora un vasto seguito. Secondo la EMI, la casa discografica che tra il 1986 e il 1987 ne ha recuperato i diritti, le riedizioni dei loro dischi hanno venduto oltre un miliardo di copie.

Per la rivista Rolling Stone, i Beatles rappresentano il gruppo musicale più importante ed influente del XX secolo .

Numerosi sono i loro fan club, esistenti in ogni parte del mondo. Inoltre, l'aura - per molti versi non sempre codificabile secondo canoni comuni - che circonda lo sviluppo del loro successo a livello mediatico, e lo straordinario esito artistico raggiunto come musicisti-rock, sono tutt'ora oggetto di studio.

Sabato 5 luglio 1958, nella chiesa di St.Peter a Liverpool, in occasione della festa annuale della parrocchia, era in corso un'esibizione dei Quarrymen, il gruppo skiffle di cui era leader il sedicenne John Lennon. Ivan Vaughan, già compagno delle elementari di John, e componente della band, gli presentò il quindicenne Paul McCartney, all'epoca suo compagno di scuola al Liverpool Institute. Paul si presentò suonando Long Tall Sally di Little Richard e Twenty Flight Rock di Eddie Cochran.

Durante le sue esibizioni John usava cambiare parole e accordi a suo piacimento; rimase quindi colpito dalla memoria di Paul che ricordava alla perfezione testi e melodie. Sebbene John ben sapesse che invitare Paul a far parte del gruppo avrebbe significato condividerne la leadership, si risolse ben presto a chiedergli di entrare nei Quarrymen.

Un anno dopo l'ingresso di Paul nel gruppo, questi contattò per un provino un altro ragazzo del Liverpool Institute, l'amico e compagno di scuolabus George Harrison. John ammise George nel gruppo dopo un provino che ebbe luogo proprio su un autobus, dopo averlo ascoltato cimentarsi in un pezzo strumentale: Raunchy. Nel 1960 fu un compagno di John all'Art college, lo scozzese Stuart "Stu" Sutcliffe a divenire il bassista dei Quarrymen. Pittore di grande talento, acquistò un basso-Hofner dopo aver venduto il suo primo quadro. Più tardi, quell'anno, prendendo spunto dai Crickets di Buddy Holly (grilli, in inglese), il complesso prese il nome di Beatles (dopo essere passati per Beetles - coleotteri -, Long John & The Silver Beetles, Silver Beetles e altri). L'associazione in italiano fra il nome dei Beatles e quello degli scarafaggi è in realtà un errore grossolano anche se radicato in una leggenda: il nome comune inglese dello scarafaggio è cockroach, mentre con beetle si indicano genericamente i Coleotteri. L'errore, presumibilmente solo italiano, è probabilmente nato da una traduzione infelice del termine beetle e da una scarsa conoscenza degli Insetti. La scelta del nome identificherebbe i Beatles con i maggiolini o gli scarabei e non con gli scarafaggi.

I Beatles non si caratterizzavano all'inizio della loro carriera per bravura. Mancavano di un batterista fisso; a loro si unì per un breve tempo il batterista trentaseienne Tommy Moore, che li lasciò dopo una tournée in Scozia come gruppo di accompagnamento del cantante Johnny Gentle. E soprattutto Sutcliffe aveva difficoltà a suonare il basso in modo soddisfacente. Per una serie di fortunate coincidenze, poiché altri gruppi di Liverpool non erano disponibili, il loro primo manager, Allan Williams, procurò loro una scrittura ad Amburgo, dove un'altra band di Liverpool, Derry and Senior, stava esibendosi con successo. Mancavano però ancora di un batterista: esibendosi nel "The Casbah" di Mona Best, notarono il figlio della proprietaria, tale Pete Best, che possedeva e suonava una batteria ma non aveva un proprio gruppo. Fu reclutato pochi giorni prima di partire per Amburgo. Ad Amburgo iniziò una vera trasformazione. Costretti dall'esigente titolare del locale in cui si esibivano (il nr. 36 di Große Freiheit, una laterale della Reeperbahn, la via a luci rosse del quartiere di St. Pauli) a lunghe performance in cui dovevano produrre il massimo volume, la loro musica acquistò potenza e consapevolezza. Iniziò ad emergere la volontà di Paul di prendere il posto di Stuart al basso, e si formò lo stile e il repertorio che caratterizzerà i primi anni della loro attività.

Presto furono costretti a tornare a Liverpool a causa di alcuni problemi con la polizia tedesca, imbeccata dal primo impresario che li aveva sotto contratto ma che essi lasciarono per una più vantaggiosa scrittura. George era minorenne e non poteva lavorare legalmente; Pete e Paul, lasciato il loro vecchio e precario alloggio perché trasferitisi nella sistemazione procurata dal loro nuovo datore di lavoro, rientrando nottetempo per prendere le loro cose illuminarono la stanza con un profilattico appeso alle parete cui diedero fuoco, incendiando così la carta da parati, evento che provocò il loro arresto e quindi l'espulsione. Tuttavia, pochi mesi dopo essi ritornavano nella città tedesca con un contratto firmato senza l'intermediazione del loro manager, grazie agli estimatori che si erano conquistati. Nella seconda spedizione ad Amburgo si iniziò a delineare la definitiva line-up della band. Stuart Sutcliffe, ammesso all'Accademia d'arte di Amburgo, lasciò la musica per dedicarsi alla pittura, suo vero interesse. Al basso subentrò così Paul McCartney. Al ritorno da Amburgo essi iniziarono ad attrarre l'attenzione con la loro musica martellante e il loro aspetto: i capelli pettinati in avanti con la frangetta, le giacche di pelle o senza risvolti, il tutto completato da stivaletti, furono il contributo all'immagine dei Beatles dato della fidanzata tedesca di Stuart, Astrid Kirchner, e anche il look che sostanzialmente caratterizzò la band negli anni dell'esplosione. Iniziarono a suonare in un locale in Matthew street, il Cavern club, in cui si erano precedentemente esibiti con scarsi risultati, ma in cui ora richiamavano un vasto pubblico, soprattutto femminile. Presto trovarono un manager in Brian Epstein che, all'epoca, gestiva un negozio di elettrodomestici e dischi a Liverpool. Incuriosito dalla richiesta da parte di un loro fan di un disco da loro registrato in Germania "My Bonnie", in cui in realtà essi accompagnavano il cantante solista Tony Sheridan incontrato ad Amburgo, e incoraggiato dal fatto che essi si esibissero nel Cavern club a poca distanza dal suo negozio, ci andò per conoscerli. Colpito dal loro carisma e dal richiamo di pubblico, si offrì di fare loro da manager. Anche per il fatto di aver rotto con il loro primo manager, Allan Williams, e limitandosi la loro attività quasi esclusivamente agli spettacoli quotidiani al Cavern club, dopo un'iniziale esitazione, accettarono. Da parte sua Epstein riuscì ad allargare il giro delle loro scritture, si impegnò a "ripulirli" , a "civilizzarli" adeguatamente per poi ottenere un provino ai Beatles con la Decca records per il giorno di capodanno del 1962.

Fu così che Mike Smith, osservatore della Decca Records, partì alla volta di Liverpool per ascoltare i Beatles e un altro gruppo locale, rimanendo favorevolmente impressionato dalle loro esibizioni al Cavern club. Giunti a Londra per l'audizione, i Beatles sciorinarono il meglio del loro repertorio, conservato per la storia nelle registrazioni rimaste nell'archivio della casa discografica. Nonostante il gradimento di Smith, la Decca preferì mettere sotto contratto un altro gruppo, per il fatto che quest'ultimo era di Londra e non della relativamente lontana Liverpool. Il fatto divenne aneddotico ed entrò a far parte della classica galleria di errori di valutazione della serie La parola agli esperti. Un paio d'anni dopo, la Decca, per ironia della sorte su raccomandazione di George Harrison, mise sotto contratto i Rolling Stones.

Dopo questo insuccesso, per puro caso, mentre Brian Epstein faceva realizzare un acetato dei pezzi dei Beatles nel celebre negozio HMV in Oxford street a Londra, un tecnico, colpito dalla musica che aveva sentito, lo indirizzò presso la EMI.

Fu solo l'insistenza di Brian Epstein e il fatto che egli fosse, con il negozio di famiglia, la NEMS, un importante distributore nel nord dell'Inghilterra, a convincere i dirigenti della EMI, che demandarono a George Martin il compito di ascoltare qualche traccia incisa dai Beatles.

Martin, all'epoca, era responsabile per la EMI dell'etichetta sussidiaria Parlophone, che si occupava di jazz e musica classica. Non era quindi molto sintonizzato con lo stile dei Beatles, ma avendo ascoltato su insistenza di Epstein parte del materiale da essi prodotto, decise di concedere loro un'audizione che si tenne il 6 giugno 1962 a Londra.

Furono registrati quattro pezzi, tra cui una versione del classico Besame Mucho cantata da Paul, e tre composizioni originali: Love Me Do, P.S. I Love You e Ask Me Why, sulle quali l'assistente di studio di George Martin, Ron Richards (che si fece carico della seduta di registrazione in attesa dell'arrivo di Martin), riteneva si potesse lavorare.

Fu solo a quel punto che i Beatles poterono avere un vero contratto discografico, anche se non molto vantaggioso per loro. Martin era convinto che si potesse trarre qualcosa di buono dal gruppo, ma certo non più di qualche migliaio di copie prima che la band cadesse nel dimenticatoio e si sciogliesse, come succedeva nella musica pop del tempo. Quando il 4 settembre 1962 i Beatles si ripresentarono in sala d'incisione, Ringo Starr sostituiva Pete Best alla batteria. Subito dopo la prima audizione, infatti, George Martin, insoddisfatto della batteria di Best, disse a Brian Epstein che avrebbe preferito un sessionman per le registrazioni in studio, mentre Best poteva andare bene per le esibizioni dal vivo. Questo fatto, oltre alla mancanza di un vero rapporto tra Best, dal carattere molto introverso, e gli altri componenti, nonché la convinzione che Starr, che conoscevano bene per averlo incrociato ad Amburgo con il suo gruppo Rory Storm & the Hurricanes e averci suonato in qualche occasione, fosse il sostituto adatto convinsero il gruppo alla sostituzione il 16 agosto. Love Me Do fu il primo brano a essere inciso.

Martin, che nulla sapeva del cambio di formazione, aveva chiamato un batterista per sostituire Best, il sessionman Andy White, che registrò Love Me Do e P.S. I Love You. Ringo si adattò a suonare il tamburello come rinforzo al rullante in Love Me Do, mentre in P.S. I Love You era alle maracas. Venne pubblicato come singolo la versione con Andy White, mentre la versione dell'album vide Starr alla batteria. Il disco raggiunse il diciassettesimo posto nelle classifiche di vendita del Regno Unito, ma a Liverpool vendette moltissimo.

Una leggenda vuole che il successo di vendite a Liverpool fosse dovuto all'acquisto da parte di Brian Epstein di migliaia di copie del disco. A quarant'anni di distanza, quello che sembrava solo un episodio leggendario fu invece confermato da Alistair Tylor, a quel tempo assistente di Epstein.

Dopo la buona affermazione di Love Me Do, i Beatles tornarono in studio per dare un seguito al loro esordio. George Martin, da buon professionista del ramo, aveva loro trovato una canzone con cui pensava essi potessero scalare la classifica delle vendite. Il titolo del pezzo era "How do you do it?" e l'autore era Mitch Murray. I Beatles fecero chiaramente capire che era la loro nuova composizione, Please please me, che intendevano registrare.

Martin era di tutt'altro avviso, ma bastò che essi gliela facessero ascoltare perché il produttore cambiasse idea. Please please me fu il loro secondo 45 giri e raggiunse il primo posto della Hit parade inglese. Sarebbe stato il primo degli innumerevoli hits firmati Lennon-McCartney. Il successo del brano iniziò a far conoscere il gruppo su scala nazionale: uscito l'11 gennaio 1963 ebbe subito recensioni positive.

Due mesi dopo, il 23 marzo, uscì l'album omonimo, che vendette subito 500.000 copie e raggiunse la vetta della classifica di vendita degli LP. Questo 33 giri, che vedeva una originale copertina con la loro foto in costume di scena affacciati, baldanzosi e sorridenti, dalla ringhiera della casa editrice della EMI in Manchester Street, fu di fatto il primo passo del loro ingresso nella storia della musica pop. Notevole era il fatto che per la prima volta non si trattava di brani di altri autori, cioè cover, raffazzonate alla buona per mettere insieme il formato a 33 giri, come era comune per sfruttare rapidamente singoli di successo; ben otto brani su quattordici erano infatti di loro composizione.

Con le apparizioni televisive negli show musicali, la loro immagine innovativa, la pettinatura, i vestiti, essi conquistarono un istantaneo seguito tra gli adolescenti inglesi. Iniziò così la beatlemania: ogni loro concerto fu presto caratterizzato dalle urla assordanti delle fan che rendevano impossibile ascoltare il suono che producevano. Erano inoltre costretti a rocambolesche fughe per evitare l'assalto delle orde di ammiratrici. Ben presto altri gruppi imitarono il loro look e il loro repertorio. Inizia così una fase nuova nella musica pop.

L'album seguente With the Beatles fu pubblicato il 22 novembre 1963 ed ebbe un consenso talmente grande, sia di pubblico sia di critica, che non fu nemmeno necessario promuoverlo con l'uscita di un singolo. La copertina era decisamente artistica e originale, così come gli otto brani firmati da Lennon-McCartney ed il primo firmato da Harrison intitolato Don't Bother Me. Divennero celeberrime All My Loving, ripresa da molti altri artisti e I Wanna Be Your Man con la quale i Rolling Stones centrarono il loro primo successo commerciale.

Accanto all'intensa attività in studio, si susseguivano senza sosta i concerti e i tour in vari Paesi del mondo.

Le scene di delirio collettivo che si erano verificate oltre Atlantico nel febbraio del 1964, in occasione della loro apparizione all' "Ed Sullivan show" e dei concerti al Washington Coliseum e a Miami e poi durante il primo vero tour dell'estate successiva che li lanciava sul mercato americano sembravano intramontabili. Durante l' apparizione all'"Ed Sullivan show" il numero di crimini riportati a New York fu molto vicino allo zero, e quelli minorili praticamente si azzerarono. George Harrison affermò nel film "The Beatles Anthology": "Anche i criminali si fermarono a guardarci!" prendendo spunto dalle notizie, forse un po' sensazionalistiche, apparse sui quotidiani anglo-americani dell'epoca.

Il 10 luglio 1964 venne dato alle stampe A Hard Day's Night: il film omonimo fu un vero e proprio tributo alla Beatlemania; l'idea portante era di riprendere 36 ore della vita dei Fab Four nello stile di un documentario.

Il disco si rivelò il migliore realizzato fino a quel momento e tutti i brani erano composti da loro. Il disco viene ricordato anche per l'introduzione della Rickenbacker 12 corde elettrica e del rivoluzionario stile, contemporaneo a quello dei Byrds di Roger McGuinn. John Lennon con A Hard Day's Night incominciò a comporre una lunga serie di brani a sfondo filosofico-esistenziale-politico-sociale e non a caso i suoi libri, in quel periodo, ottennero premi letterari e riconoscimenti un po' ovunque. Paul McCartney si specializzò sempre di più nella produzione di canzoni melodiche, sentimentali ed accattivanti come And I Love Her e If I Feel, mostrando però una accuratezza tecnica sempre maggiore.

Instancabilmente proseguirono i loro tour dopo la pausa di 14 giorni dovuta alla registrazione dell'album e le scene di folle deliranti, composte soprattutto da ragazze urlanti, culminarono con lo storico concerto dell'agosto 1965 allo Shea Stadium di New York, davanti ad un pubblico di 55.000 persone, e si sarebbero ripetute sempre uguali dall'Europa all'Australia ad esclusione del loro ultimo tour americano contestato da alcuni gruppi di fanatici religiosi a causa di alcune avventate dichiarazioni di John Lennon sulla presunta maggiore popolarità ed incidenza dei Beatles rispetto a quella di Gesù Cristo.

I giornalisti americani li assillarono continuamente su questo tema finché John Lennon riuscì a chiarire le sue tesi un volta per tutte ed a calmare un po' le acque; i Fab Four però vissero ugualmente l'ultima fase della tournée con il terrore di essere bersaglio di qualche attentato.

L'ultimo concerto dal vivo fu realizzato al Candlestick park di San Francisco, nell'agosto del 1966.

Attesi spasmodicamente anche in Italia, nel giugno del 1965, i Beatles effettuarono un mini-tour italiano e in ciascuno dei concerti - uno al pomeriggio ed uno alla sera - suonarono per poco più di mezz'ora (preceduti da artisti rock italiani come Angela, Peppino Di Capri, Fausto Leali e i New Dada); ma i fan che accorsero ad ascoltarli al Velodromo Vigorelli di Milano, al Palasport di Genova e al Teatro Adriano di Roma rimasero tutt'altro che delusi. Fu quella l'unica volta che suonarono in Italia.

Nel pieno della carriera, i componenti del complesso furono nominati - a furor di popolo, ma soprattutto grazie ad una illuminante mossa politica del Primo Ministro Harold Wilson in cerca di consensi - Membri dell'Ordine dell'Impero Britannico dalla regina Elisabetta II (e pare che i quattro nell'occasione non abbiano risparmiato apprezzamenti poco regalmente corretti nei confronti dell'augusta sovrana, mentre ancor più certa, nonostante le smentite successive, pare la leggenda che i Fab Four abbiano consumato uno spinello nelle regali toilettes di Palazzo, anche se in realtà, come confermato successivamente dagli stessi Beatles nella loro Anthology, consumarono solo un'"innocente" sigaretta). La motivazione ufficiale del riconoscimento evidenziò più che i loro meriti artistici quelli economici; infatti i "Fab Four" fecero da traino alla zoppicante economia inglese che trovò un immediato giovamento dal made in England artistico diffusosi ormai in quasi tutto il pianeta. Conviene rammentare che raramente nel passato la Gran Bretagna aveva esportato cantanti, canzoni e composizioni e ormai veniva considerata una colonia americana per la musica leggera e una colonia italiana per il bel canto.

Anni più tardi, nel 1969, Lennon rinuncerà alle onorificenze restituendo la medaglia alla regina: fu un gesto clamoroso con cui intese protestare per il ruolo del Regno Unito nel Biafra e contro l'appoggio agli Stati Uniti in Vietnam e per il fatto che il suo disco "Cold Turkey" non arrivò in cima alla Hit Parade.

Molti anni dopo Paul McCartney fu promosso al grado di Cavaliere dell'Ordine dell'Impero Britannico, il che comporta il diritto al titolo di Sir davanti al nome.

Il poco tempo lasciato libero dalle tournée che si susseguivano a ritmo battente causò il passo indietro di Beatles for Sale, uscito il 27 novembre 1964. Il titolo sardonico ma emblematico, ideato da John Lennon, rifletteva le stesse impressioni del brano più gettonato che fu Eight Days A Week; la stanchezza aleggiava tra le note dell'album nonostante il più alto numero di cover presenti, ben sei, e per di più prese in prestito da autori della fama di Buddy Holly, Chuck Berry, Little Richard. Viene considerato l'album meno incisivo del gruppo.

Tale lavoro fu però un passo necessario per consentire il percorso evolutivo musicale esplicato dapprima con Help!, altro album di supporto a un film omonimo piuttosto auto-indulgente nel quale i Beatles istrioneggiarono, evidenziando più che altro il buon talento recitativo di Ringo Starr e un certo disinteresse di John Lennon per le riprese (proprio lui in seguito otterrà premi cinematografici con la pellicola Come vinsi la guerra). Il disco evidenziò da una parte la passione di John Lennon per Dylan manifestata nella ballata You Have Got To Hide Your Love Away e la sua ricerca di testi sempre più elaborati e impegnati, dall'altra la continua ricerca di brani melodici, romantici, ma indimenticabili fatta da Paul McCartney e culminata nella evergreen Yesterday.

Help fu pubblicato nell'agosto 1965 e solo 4 mesi più tardi la loro evoluzione li portò al risultato straordinario di Rubber Soul, raffinato e ricercato album, in cui compare per la prima volta nella musica leggera occidentale il suono del sitar indiano, e le cui le sonorità presero il sopravvento sui temi trattati nei primi anni di carriera, volutamente non impegnati e frivoli, atti a conquistare più pubblico possibile. I Beatles erano adesso pronti anche a mettere pubblicamente su disco le riflessioni sul proprio ruolo di star e sull'importanza che essi, all'inizio incoscientemente e, mano mano, sempre più volontariamente, stavano assumendo nel panorama della musica occidentale e degli usi e dei costumi. Avevano ancora conservato una buona carica di idealismo giovanile e di ambizione personale; a quel punto della carriera si sentivano certamente investiti del carisma di leader di un movimento giovanile incandescente, magmatico, ribelle, propositivo ma anche molto fragile, aleatorio e condizionabile. Inoltre percepivano di trovarsi al centro del mondo occidentale avendo conquistato, per primi nella storia della musica moderna, fans trans-generazionali (dai teen-ager fino agli adulti e persino agli anziani); seguirono quindi la via della sperimentazione per innumerevoli motivi, cercando anche di stupire, di ammaliare e di guidare con ogni opera e ad ogni atto pubblico i loro fans. Assursero al ruolo di "profeti", più che ascetici, però, "mondani", necessari ad una massa in divenire alla ricerca di nuovi punti di riferimento.E cominciò anche l'uso di stupefacenti come l'LSD, che ispirarono direttamente il testo e le suggestioni psichedeliche di molti loro brani.

Sul titolo ("anima di gomma"), le versioni divergono. Secondo una di esse, era un'espressione che Paul ripeteva in sala di registrazione durante le prove di I'm down. Una variante vuole invece che sia stato un commento sui Rolling Stones di Bob Freeman, l'artista che realizzò la fotografia stirata della copertina.

L'album è pervaso da una atmosfera misticheggiante, le musiche appaiono fresche, imprevedibili, trascinanti; Paul McCartney confermò i suoi talenti in Drive My Car orchestrata da un piano straripante e virtuoso, da una chitarra scintillante, e dalle voci allusive e sbeffeggianti, mentre con Michelle cantò un inno all'amore dolciastro e sentimentale meritevole di innumerevoli cover; John Lennon raggiunse picchi di umorismo sardonico memorabili nelle sue indimenticabili ballate: in Norwegian Wood, compose un quadretto di un'avventura extraconiugale tanto grottesca quanto esistenzialista; in Nowhere Man, delineò un ritratto dell'uomo medio contemporaneo proteso verso falsi e inutili traguardi a causa della perdita del senso della vita; in Girl e In My Life la vena ironica si accostò perfettamente a quella nostalgica e a quella romantica.

Secondo il periodico "Paralleli", colui che indusse, per la prima volta, i Beatles ad utilizzare stupefacenti, fu Bob Dylan. Si narra che il grande folk-singer, tra l'altro uno degli idoli del gruppo, durante la tournée statunitense del 1964, si ritrovò con gli stessi nel bagno di un albergo. Toccando l'argomento, Lennon offrì a Dylan delle pillole di "Dexies", un eccitante che i Beatles assumevano durante la gavetta di Amburgo per sostenere al meglio gli stressanti ritmi di quelle notti. Dylan rifiutò proponendo di fumare un po' di erba. Il primo a provare fu Starr che dopo alcune boccate iniziò a ridere come un matto.

È il preludio alla fase della maturità artistica. Revolver iniziò la fase in cui la musica dei Beatles prendeva forma in lunghe e articolate sessioni in studio, con l'assistenza di Geoff Emerick, giovane tecnico assunto in EMI cinque anni prima all'età di 15 anni, piuttosto insofferente alle normative consolidate da anni in EMI riguardanti le metologie da usare nella presa del suono, sfruttando con abilità tutte le risorse fornite dalla primitiva tecnologia dell'epoca, iniziano a sfornare capolavori sul piano del suono, che sarebbe stato impossibile riprodurre in concerti dal vivo. Revolver parlò di amore, di droga, ma anche di tasse con il pezzo di apertura Taxman musicalmente brillante e con un testo acido verso i politici inglesi dell'epoca, composto e cantato da George Harrison. Parlò anche di morte con Tomorrow never knows di John Lennon che si era ispirato al Libro tibetano dei morti con la voce immersa tra suoni di nastri riprodotti al contrario in una perfetta anticipazione di Sgt. Pepper's; le canzoni di Paul McCartney Eleanor Rigby, For no one, Good day sunshine e Here, there and everywhere raggiungeranno una nitidezza non più eguagliata. I suoni si arricchiscono di strumenti indiani, e di molte altre innovazioni elaborate in studio in modo artigianale ma dalla grande resa finale.

Cominciarono gli anni delle lunghe sedute di registrazione in studio: non potendo riprodurre dal vivo le complesse sonorità dei brani presenti sui loro dischi a partire da Revolver, ma anche estenuati dalle tournée mondiali con tumultuose esibizioni in cui il suono del gruppo era letteralmente sommerso dalle urla delle fan, preocupati per le prime minacce piovute dai fanatici religiosi e infine allettati dall'ambizione di entrare nei libri di storia, non solo musicale, i Beatles interruppero l'attività dal vivo e si dedicarono esclusivamente all'attività in studio di registrazione (questa scelta rattristò Brian Epstein che si sentì a quel punto persino inutile e ingombrante, anche se fu proprio lui a spingere i Fab Four verso il progetto di una etichetta indipendente).

L'1 giugno del 1967 uscì il disco considerato da molti il più importante della storia del rock: Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, inizialmente pensato come un concept album che avrebbe dovuto rievocare gli anni della loro infanzia e adolescenza a Liverpool. Il titolo nacque su idea di Paul McCartney che voleva creare una nuova identità al gruppo. Tuttavia, esigenze contrattuali imposero che venissero commercializzati come 45 giri i due brani del progetto già registrati: Penny Lane e Strawberry Fields Forever. Per la prima volta veniva pubblicato un 45 giri dal doppio lato A, cioè con due pezzi di pari livello. Ciononostante Sgt. Pepper conservò un'apparente compattezza, dovuta alle innovazioni sonore introdotte e al momento particolarmente ricettivo del pubblico, a dispetto della disomogeneità qualitativa dei brani presenti nel disco. Anni dopo, John Lennon rivendicherà l'individualità dei suoi pezzi (Lucy in the Sky with Diamonds, A day in the life i più notevoli) affermando che sarebbero potuti stare in qualunque 33 giri dei Beatles, negando implicitamente che Sgt. Pepper fosse un "concept album".

L'uscita del disco provocò uno strappo nel panorama musicale mainstream: tutto, dalla copertina, ai suoni, alla chiusura con la "epica" e "apocalittica" A Day in the Life, era la riproposizione in chiave "moderata" e popolare delle pietre miliari del 1966 americano, ovvero gli album dei Byrds, Beach Boys (Pet Sounds) e Bob Dylan (Blonde on Blonde). Finalmente l'Europa per prima e il grande pubblico internazionale poi, legittimavano testi e suoni che fino ad allora avevano rappresentato la cultura alternativa, il prodotto dell'underground giovanile. Eravamo ad un punto di non ritorno; da questo momento la musica pop poteva a ben diritto essere considerata arte. Nella copertina c'è un messaggio ironico all'indirizzo del loro gruppo rivale, costituito dalla frase "Welcome The Rolling Stones" stampata sulla maglietta di un pupazzo dalle fattezze di una bimba col viso di Shirley Temple. Jimi Hendrix rese onore all'uscita dell'album producendo rapidamente una cover del brano di apertura spesso eseguita durante i suoi concerti.

Il 25 giugno il gruppo registrò dal vivo negli studi EMI la lennoniana All You Need Is Love che assurgerà al ruolo di inno dei figli dei fiori e dei movimenti di protesta sessantottini; lanciata in mondovisione durante la prima trasmissione internazionale televisiva via satellite, rappresentò simbolicamente tutto il movimento artistico musicale britannico e la nascente generazione dell'amore.

Famosi ma non infallibili: così i Beatles si scoprirono in quella estate: tra le altre cose, il loro terzo film (destinato alla televisione) Magical Mystery Tour, di cui firmano - e sarà l'unica volta - la regia, si rivelerà un fiasco. Quella stessa estate, infine, il loro "scopritore" e manager storico Brian Epstein verrà trovato morto nella sua stanza, per un letale mix di alcool e psicofarmaci. La complessa macchina organizzativa e soprattutto amministrativa del gruppo si trovò così all'improvviso senza una guida.

Il 1968 si aprì con un viaggio in India presso il Maharishi Mahesh Yogi, della cui scuola di pensiero della "Rigenerazione spirituale" i Beatles erano nel frattempo diventati adepti. Al ritorno dall'India, John e Paul volarono a New York per il lancio della loro società di produzione ribattezzata "Apple" e che aveva per simbolo una mela verde. Con la loro società, essi spiegarono, volevano dare la possibilità a tutti gli artisti che avevano qualcosa da dire, fossero essi musicisti, scrittori, cineasti, di potersi esprimere senza passare dalla dura gavetta e dalla spasmodica ricerca di qualcuno che gli desse fiducia come era capitato a loro. Paul disse in una conferenza stampa che l'idea era quella di un "comunismo occidentale". Di fatto, l'attività principale della Apple fu la produzione dei loro dischi, che dal White Album in poi iniziarono ad apparire con l'etichetta della mela verde, intera su un lato del disco e tagliata a metà sull'altro. Si trattò di un'impresa velleitaria che risucchiò molto denaro e dette risultati molto modesti rispetto alle aspettative artistiche, anche se alla fine uscirono per la Apple dischi di autori di talento, come il giovane James Taylor.

Con il contributo anche di molti brani composti durante il loro soggiorno presso l'ashram himalaiano del Maharishi, conclusosi con una certa delusione da parte loro, nacque il doppio The Beatles (soprannominato White Album per la copertina completamente bianca), uscito nel novembre del '68. Nel disco è evidente come il gruppo stesse perdendo la sua coesione, in quanto ogni brano riporta l'identificabile cifra stilistica del suo autore, ma anche in positivo il prepotente emergere come compositore di George Harrison (sua infatti la notevole "While my guitar gently weeps", che si segnalò anche per l'inedita presenza alla chitarra solista di Eric Clapton) al pari di alcuni dei più bei pezzi mai scritti dai Beatles (Happiness is a warm gun, Martha my Dear, Glass Onion, Blackbird).

Ma il disco non riscosse lo stesso consenso dei precedenti, e loro stessi osservando il panorama musicale contemporaneo si accorsero che molti artisti, anche emergenti, avevano pubblicato album contenenti sonorità più innovative e sofisticate, grazie ad una virtuosità musicale degna almeno dei collaboratori di Miles Davis. In quel periodo i percorsi della musica cosidetta "alta" e della musica "bassa", per così dire, si incrociarono e da questi accostamenti nacquero progetti, suite, opere sempre più avveniristici. I Beatles, forse, intuirono che non erano più loro a condurre la locomotiva dei mutamenti musicali.

Per questi motivi e per rimediare ai sempre più frequenti contrasti interni (dovuti anche alla presenza ingombrante della nuova compagna di Lennon, Yoko Ono), nacque l'idea di "tornare alle origini" con un disco più spontaneo e meno ricercato, registrato in diretta senza le ricercatezze e le elaborazioni in studio dei loro ultimi lavori. Il progetto, dal nome Get Back, prevedeva anche un film sulla sua realizzazione e il ritorno ad una performance dal vivo.

Le riprese delle sedute di registrazione furono affidate al regista Michael Lindsay Hogg. Venne così immortalato un litigio tra Paul e George a proposito del modo in cui il chitarrista "interpretava" la musica di McCartney: un episodio che ben rifletteva le tensioni latenti nel gruppo. Le riprese, iniziate negli inospitali studi cinematografici di Twickenham a Londra, poi abbandonati per uno studio casalingo alla Apple in Savile Row, sarebbero diventate un film uscito con lo stesso titolo dell'album, destinato a restare - e a farli restare - nella storia della musica pop. Dopo molte ipotesi, tra cui quella di tenere un concerto di chiusura su una nave o suonando in un locale "a sorpresa" e all'insaputa del pubblico, il palcoscenico, l'ultimo stage, divenne la terrazza del loro quartier generale londinese, la Apple, al numero 3 di Savile Row, dove, il 30 gennaio del 1969, ebbe luogo il loro ultimo concerto dal vivo.

Il pubblico era costituito, oltre che dagli operatori addetti alle riprese cinematografiche del concerto, da una manciata di curiosi, per lo più impiegati dello stesso stabile accorsi fra i comignoli senza forse immaginare che sarebbero stati testimoni di un evento. In strada, per contro, decine di bobbies faticavano a tenere a bada ancora una volta (l'ultima) nugoli di fans che avevano appreso in qualche modo la notizia della performance.

Ma subito dopo l'interesse dei quattro per Get Back calò ed essi si dedicarono a diversi progetti solisti che avevano già pronti nel cassetto.

Pochi mesi dopo i quattro tornarono in studio per un nuovo album: richiamarono George Martin, che li aveva abbandonati dopo il White Album, stanco dei continui litigi, e produssero con un ultimo sforzo Abbey Road, il testamento artistico che con capolavori quali Come Together, Here Comes The Sun e She Came in Through the Bathroom Window diede l'ultimo fulgido esempio della loro arte.

Dopo l'uscita di Abbey Road, Harrison e Lennon (all'insaputa di McCartney) chiamarono l'affermato produttore Phil Spector per affidargli i nastri di Get Back: Spector rielaborò radicalmente molte canzoni, ma ebbe il merito di rendere vendibile del materiale spesso troppo grezzo.

Il prodotto è l'album Let It Be, che uscirà un mese dopo l'intervista con cui McCartney annunciò l'abbandono del gruppo. Fu l'atto finale.

Seguiranno diverse cause legali, ma anche quattro carriere soliste certo non paragonabili tra loro (e difficilmente accostabili a quella del complesso unito), ed una eredità pesantissima.

Le molte (e controverse) informazioni sul gruppo nel suo insieme o sui singoli componenti - rilanciate dalla stampa specializzata e non in una sorta di caleidoscopico tam-tam mediatico - hanno spesso generato leggende e falsi miti tra coloro che nel corso degli anni ne hanno seguito vita e carriera.

La leggenda più nota, forse la prima leggenda metropolitana del rock, fu quella della morte di Paul McCartney (Paul Is Dead, PID): nel 1969 fu fatta circolare una voce secondo la quale il bassista sarebbe deceduto nel 1966 in un incidente stradale, e sarebbe stato sostituito da un sosia. La leggenda fu poi smentita, ma in qualche modo continuò a suscitare dubbi e interrogativi; alcuni accusarono gli stessi Beatles di averla alimentata di proposito; se ad esempio si ascoltano al contrario i secondi finali della canzone I'm So Tired si può sentire John Lennon pronunciare le parole "Paul is dead, miss him... miss him" ("Paul è morto, mi manca... mi manca"). Altri divertenti "indizi" inseriti nei pezzi per alimentare la fantasia dei fan si possono trovare in Glass Onion (White Album), dove Lennon dice: " Well here's another clue for you all, The walrus was Paul." ("C'è un altro indizio per tutti voi, il tricheco era Paul.") o nel pezzo di Ringo Starr Don't Pass me by, dove canta: "you were in a car crash and you lost your hair " ("hai avuto un incidente in macchina e hai perso i capelli"). Inoltre la copertina dell'album 'Abbey Road' mostra i quattro che attraversano la strada, tutti al passo con lo stesso piede, tranne Paul, che fra di loro è il solo scalzo, mentre l'automobile sulla sinistra è targata con la sigla "LMW 28 IF", interpretabile come "Linda McCartney Widowed (Linda McCartney diventata vedova) e "28 SE", cioè se Paul fosse ancora vivo, avrebbe 28 anni (in effetti, nel 1969 il Beatle compiva 27 anni). Inoltre John, vestito di bianco, rappresenterebbe il prete che celebra i funerali di Paul, Ringo, con l'abito scuro, l'impresario delle pompe funebri e George, in jeans e camicia, il becchino. Anche la copertina del disco Sgt. Pepper celerebbe due "indizi": sul fronte la composizione di fiori a forma di basso rappresenterebbe la tomba di Paul; sul retro il fatto che Paul sia ritratto di spalle al contrario degli altri Beatles ha per molti costituito un altro "segnale" della sua morte.

Per molti, la ditta Beatles avrebbe potuto chiamarsi tranquillamente Lennon-McCartney: i due firmavano ufficialmente insieme musica e parole della maggior parte dei brani, anche di quelli composti singolarmente, ma soprattutto di tutti i brani più noti.

Ma il contributo degli altri due fu comunque determinante: Harrison compose una serie di canzoni di ottima qualità e introdusse, grazie al perfezionamento degli assoli, le sonorità indiane poi divenute celebri. Ringo Starr, autore in proprio soltanto di due brani, mise da parte sua una voce particolare, una predisposizione alla comicità ed una simpatia che funse da collante in diversi momenti di crisi del gruppo, oltre ad uno stile batteristico semplice ma efficace e di grande precisione, che il big beat in un certo senso farà suo.

Non paghe di setacciare ed inventare le biografie dei quattro, la stampa e la mitologia hanno creato la figura del "quinto Beatle" come personaggio a cui accreditare una parte di rilievo nel percorso artistico e personale del gruppo: un appellativo di volta in volta attribuito a diverse figure che ruotano intorno alla storia del gruppo, ciascuno con la propria importanza.

Sono stati definiti a turno "quinto Beatle" Stuart Sutcliffe, per la sua forte personalità e perché da lui dipese l'idea del look poi caratteristico; Pete Best, licenziato ad un passo dalla fama; il manager Brian Epstein; il produttore George Martin, forse con maggior ragione che negli altri casi, dato il suo fondamentale apporto musicale; Yoko Ono, che negli ultimi anni divenne presenza fissa nella vita di John Lennon e, loro malgrado, degli altri tre; Billy Preston, tastierista che si aggiunse al complesso per le registrazioni di Let It Be (uno dei pochissimi musicisti esterni, orchestrali esclusi, a suonare nei dischi dei Beatles); il dj americano Murray the K, che seguì il complesso nel tour USA del 1964 (il primo) e soprattutto venne nominato il quinto beatle uno dei più grandi calciatori, il nord-irlandese George Best, il primo giocatore di calcio ad indossare i panni della pop star.

Il nome stesso del gruppo evoca l'humus musicale in cui erano cresciuti: la Musica Beat (o Merseybeat, dal nome del fiume Mersey che attraversa la loro città natale), un nome collettivo che richiamava impropriamente la corrente letteraria statunitense, ma in realtà si riferiva al battito come unità del ritmo.

Ma, a differenza di quelle dei gruppi coevi, fin dall'inizio le canzoni dei Beatles non si limitavano ad attingere dal blues e dal rock 'n' roll, ma includevano diverse influenze musicali: dallo skiffle (una forma di Folk importata dagli USA), allo stile Motown.

A questa varietà di stimoli si aggiunsero via via il rapporto con Bob Dylan, il confronto a distanza con i Beach Boys, con i Monkees e con i Byrds, ma soprattutto con i Rolling Stones, i loro veri rivali musicali, la fascinazione per l'India e per le avanguardie musicali e per tutti i movimenti nascenti ma ancora sotterranei o poco noti (basti pensare alla comunità hippy di San Francisco visitata dai Beatles per trarne una fonte di ispirazione). Tutti fattori che contribuirono, direttamente o indirettamente, alla nascita di uno stile Beatles che trascendeva i limiti dei generi. Le innovazioni nel campo della melodia hanno di fatto creato la moderna musica pop, permettendo al rock di fiorire come ambito musicale a sé stante e di diventare anche forma d'arte.

Le canzoni dei Beatles - spesso accostate a quelle di altri grandi autori di motivi di forte impatto popolare come Cole Porter, Irving Berlin e George Gershwin - sono considerate fra le più importanti composizioni del XX secolo e tali da costituire un patrimonio unico in grado di elevare il rock allo stesso piano di generi musicali ritenuti, prima del loro avvento, più nobili.

Fondamentale fu anche l'apporto nel campo delle innovazioni tecnologiche per la registrazione e la manipolazione del suono, nonché la cura nell'ottenerne la migliore qualità.

Durante gli anni trascorsi dal gruppo negli studi di Abbey Road, proprio per rendere possibili le loro idee musicali, furono elaborate soluzioni sonore, apparecchiature e tecniche ancora in uso dopo decenni, nonostante il progresso abbia nel frattempo portato, dai preistorici registratori a nastro a quattro piste, dai semplici oscillatori audio e dai microfoni Neumann a valvole, all'uso dei computer e delle tecnologie digitali.

A parere di molti critici la qualità del suono registrato nelle tracce di Sgt. Pepper non ha nulla da invidiare alle registrazioni che si ottengono attualmente grazie ai supporti digitali, una qualità apprezzabile sia con il semplice ascolto sia con una analisi spettrale della dinamica sonora.

Fondamentale per il sound psichedelico di alcuni brani dei Fab Four (Tomorrow Never Knows, Lucy in the Sky with Diamonds, Strawberry Fields Forever, ecc.) era il contributo di Paul McCartney, che riusciva a creare suoni mai incisi prima, grazie ai "tape-loops". Durante i periodi in cui il gruppo si ritrovava in studio di registrazione, McCartney trascorreva parte del suo tempo libero a incidere con un semplice riproduttore suoni naturali, percorrendo sentieri di boschi, strade trafficate di città, luoghi pubblici. Il tutto, trasportato su nastro, sarebbe poi stato esaminato scrupolosamente al fine di comporre, come in una sorta di collage, suoni inediti.

Vi era, quindi, un meticoloso e interessante lavoro che consisteva nell'ascoltare migliaia di frammenti di nastro che venivano poi scelti, uniti e mixati. Validi esempi sono le sonorità diffuse da brani come Tomorrow never knows, Yellow submarine e dagli album a partire da Sgt. Pepper's. Esistono su quest'ultimo suoni che le sofisticate tecnologie odierne non sono ancora riuscite a riprodurre. I Beatles possono essere definiti i "traghettatori" della musica leggera, avendo condotto per mano sia il pubblico sia il carrozzone musicale nel passaggio dal Rock and Roll al Pop-Rock moderno. Inoltre sono riusciti a coniugare un prodotto commerciale, fruito da una ampia massa di consumatori e perciò tendenzialmente di facile ascolto, con alcune opere sorprendentemente complicate dall'anelito di innovazione e di ricerca esplorativa che li sospingeva.

Le immagini che più rappresentano l'impatto dei Beatles nella società del loro tempo sono le scene di isteria collettiva che accompagnavano i loro concerti e i loro trasferimenti nei logoranti tour da un continente all'altro.

Furono immediatamente un fenomeno commerciale di vastissima eco, con dirette influenze sul costume: gli stivaletti in pelle neri e gli abiti scuri abbottonati in alto, le zazzere a caschetto, inventate quasi per caso al tempo dei loro concerti di esordio, nelle balere dell'angiporto di Amburgo all'inizio degli anni '60. Ai Beatles ed alla Beatlemania è associato lo splendore della ritrovata Swingin' London uscita dal buio del dopoguerra, con le minigonne a quadretti in bianco e nero inventate da Mary Quant, indossate da Twiggy ed esposte nei mercatini di Carnaby Street.

Ma successivamente l'immagine dei Beatles fu contigua a manifestazioni culturali internazionali come la psichedelia, il Flower Power e la cultura Hippy; le loro copertine diventarono esse stesse oggetti d'arte, proprio mentre fiorì la Pop Art di Andy Warhol. I Beatles incarnarono la gioventù occidentale nella propria presa di coscienza, intesa in ogni senso: estetica (i capelli lunghi, gli abiti), artistica (le influenze musicali, che ormai si aprirono anche verso la musica indiana e l'avanguardia), politica (il pacifismo e l'opposizione alla guerra del Vietnam). Se Paul fece fatica a scrollarsi di dosso l'etichetta del Beatle "bello" e del compositore di canzoni sdolcinate e frivole, John non fece proprio nessuna fatica ad auto appiopparsi quella dell'intellettuale rivoluzionario un po' stravagante e contradditorio, sia per l'elevata qualità delle sue musiche e dei suoi testi e sia per il suo ruolo pubblico di leader del movimento hippy, del movimento pacifista, di quello comunista-radicale (ma in Revolution sembrava non condividere i metodi massimalisti-maoisti), per l'appoggio alle pantere nere e ai movimenti a favore dei diritti dei neri e dell'emancipazione femminile.

Quelli che seguono sono personaggi che hanno caratterizzato il gruppo sia prima della sua esplosione che durante la sua attività. Hanno preso parte a vario titolo alle vicende dei Beatles e sono, comunque, meritevoli di citazione.

La discografia ufficiale si basa sulle edizioni inglesi degli album (spesso venivano modificati e rititolati per l'uscita in USA), che sono alla base delle riedizioni in compact disc.

Data la rarità di apparecchi stereofonici, i Beatles e il loro produttore George Martin si applicarono tardi a produrre master stereofonici dei brani. Così i primi quattro album furono pubblicati in mono, ed anche i CD da essi ricavati sono monofonici.

Molti singoli contengono brani di grande importanza e fama non usciti su album. La EMI ha provveduto a rendere reperibili tutti i singoli su CD con due raccolte.

Al catalogo ufficiale si aggiungono alcune raccolte che si distinguono dalle altre (mere ricompilazioni di brani già editi) per alcune caratteristiche particolari. Vanno ricordati i due doppi album: 1962-1966 (noto come The Red Album) e 1967-1970 (noto come The Blue Album) a cui vanno aggiunti i due album Past Master Volume 1 e Past Master Volume 2. In questo modo, con gli album "inglesi" si hanno a disposizione tutte le canzoni dei "fab four" non pubblicate su questi.

Nella lista degli album inglesi si comprende per tradizione il doppio EP Magical Mystery Tour, che in USA uscì come album con l'aggiunta di brani già pubblicati su singolo: tale versione è alla base dell'edizione su compact disc.

Tutti i dischi fino a Magical Mystery Tour uscirono su etichetta Parlophone. Dal White Album in poi uscirono su etichetta Apple, di proprietà degli stessi Beatles, distribuita dalla EMI.

I 45 giri originariamente pubblicati furono monofonici fino a Get Back. The ballad of John & Yoko fu il primo singolo uscito in versione stereo.

Tutti i singoli fino a Lady Madonna uscirono su etichetta Parlophone. Da Hey Jude in poi uscirono su etichetta Apple, di proprietà degli stessi Beatles, distribuita dalla EMI Le canzoni totali effettive dei Beatles sono 203; la quasi totalità delle canzoni è di proprietà delle Edizioni musicali Northern Songs.

Precedente ai 45 giri ufficiali è My Bonnie/The Saints, pubblicato nel 1961 in Germania dalla Polydor (numero di catalogo: 1024 673); si tratta in realtà di un disco del cantante Tony Sheridan, accompagnato dai Beatles (in questa occasione con la denominazione The Beat Brothers).

In Italia le emissioni discografiche dei Beatles furono curate dalla Parlophon (che era distribuita dalla Carisch), e differiscono da quelle inglesi sia per i titoli degli album che per gli abbinamenti delle canzoni dei 45 giri, oltre che per le copertine; Beatles in Italy è invece un album pubblicato solo in Italia in occasione del tour del complesso, e per questo motivo molto ricercato dai collezionisti internazionali.

Dopo il successo dei primi 45 giri, la Bluebell, distributrice in Italia dell'etichetta statunitenze Vee Jay Records, pubblicò due 45 giri di cui la casa americana aveva ottenuto la licenza per gli Stati Uniti, ma la diffusione di essi fu ostacolata dalla Parlophon, che deteneva i diritti per l'Italia, e dalla Carisch che la distribuiva.

Con il passaggio alla Apple, le differenze tra le emissioni in parte si ridurranno, anche se l'etichetta continuerà, in Italia, la numerazione di catalogo della Parlophon; inoltre il catalogo della Parlophon passò, con la fusione delle varie case discografiche originali nella EMI Italiana, a quest'ultima etichetta, che ha ripubblicato quindi i dischi dei Beatles uniformandosi alle uscite inglesi.

Fin dagli esordi la personalità dei quattro, e l'immagine mediatica che li aveva resi famosi, ispirarono la possibilità di sfruttare anche cinematograficamente la notorietà del complesso.

Nacquero così due pellicole, A Hard Day's Night (1964) e Help! (1965), entrambe firmate da Richard Lester. Il noto regista fu capace di ricavare da un fenomeno all'epoca ancora potenzialmente effimero come la Beatlemania due opere molto apprezzate dalla critica, ancora oggi considerate fondamentali per la storia del cinema musicale.

La successiva incursione del gruppo nella celluloide fu con un anarchico e scombussolato film per la televisione, Magical Mystery Tour, diretto dai quattro Beatles e andato in onda il giorno di Santo Stefano del 1967. Gli ascolti e le critiche furono molto deludenti, anche se il film è stato in parte rivalutato per l'interesse storico e documentario. Il progetto, nato dopo il suicidio di Brian Epstein, soffre di una mancanza di direzione: alcune voci critiche ritengono che sia stato un progetto essenzialmente di Paul, che non aveva idea della complessità di un simile lavoro.

Forse per questo fiasco, ma più probabilmente perché il progetto non interessava loro ma erano costretti a fare un altro lungometraggio, i quattro si dedicarono poco a Yellow Submarine diretto da George Dunning per la parte d'animazione, e da Dennis Abey: i Beatles si limitarono a fornire solo 4 nuovi brani (alcuni dei quali erano scarti delle sessioni per i dischi precedenti). Ciononostante il film, uscito nel 1968, ebbe un grande successo e segnò una tappa importante per il cinema d'animazione.

L'ultimo film dei Beatles corrisponde a quello che fu il loro ultimo concerto, e cioè fu il documentario che porta il titolo di Let it Be diretto da Michael Lindsay-Hogg nel 1969, che ebbe una irregolare distribuzione nell'aprile 1970, dopo cioè lo scioglimento informale del gruppo, pur essendo stato girato un anno e mezzo prima, durante la lavorazione del progetto Get Back.

Un altro capolavoro è il musical Across the Universe, un musical con solamente canzoni e riferimenti alla celebre band di Liverpool e agli anni '60.

Le canzoni dei Beatles sono state spesso tradotte in italiano (i Meteors hanno dedicato al gruppo un intero album, intitolato Beatlesmania, nel 1965); di seguito riportiamo un elenco non esaustivo delle principali cover (con l'indicazione del titolo in italiano, dell'interprete e dell'anno di pubblicazione).

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Revolution (The Beatles)

La canzone è apparsa in due differenti versioni: una elettrica di genere "Hard", uscita come Lato B dell'hit Hey Jude, e l'altra, invece, una lenta ballata acustica denominata "Revolution 1", pubblicata nell'album "The Beatles (White Album)".

Nello stesso album è stata incisa un'altra canzone dal titolo "Revolution 9", di genere sperimentale e di avanguardia.

È la versione uscita su 45 giri nel 1968, e venne inserita nella antologia Hey Jude pubblicata nel 1970 oltre che in altre compilations, come The Beatles 1967-1970 e Past Masters Volume Two.

Si presenta in una veste molto più graffiante e cattiva della sorella contenuta nel White Album e quindi molto più consona al titolo stesso della canzone, incominciando dal potente urlo introduttivo di Paul McCartney e proseguendo con un sottofondo costante di chitarra distorta di George Harrison, oltreché un piano elettrico suonato da Nicky Hopkins ed un tono vocale aggressivo da parte di John Lennon.

Spesso, la canzone viene ricordata come prototipo di "Rock" duro, preannunziante l'ondata Heavy metal che strariperà negli anni successivi al 1968.

Probabilmente, tale versione era quella preferita da John Lennon, il quale, si ricorda, ebbe a dire in un'intervista rilasciata negli anni '70 che: "avrebbe rifatto tutti gli arrangiamenti delle canzoni del The Beatles (White Album)". Anche George Martin, l'arrangiatore delle canzoni dei Beatles, da molti chiamato il "quinto Beatle", si lamentò all'uscita del White Album degli arrangiamenti frettolosi a cui era stato costretto dal gruppo.

Come vedremo più avanti, la versione "Revolution 1", contenuta nell'album The Beatles (White Album), uscita solamente tre mesi dopo, mostrerà un cambiamento di rotta da parte di Lennon nel valutare le stesse tematiche.

Canzone pubblicata nell'album doppio The Beatles del gruppo, conosciuto come White Album, a causa della sua copertina bianca, uscito nel 1968. Venticinquesima track dell'album, la versione originale è caratterizzata da un arrangiamento e un ritmo "slow", che contrastò abbastanza con il testo del brano (vedi cap. "Revolution" (singolo) per le caratteristiche del brano).

Rispetto alla versione uscita tre mesi prima su singolo, Lennon aggiunse la parola "in", sussurrata quasi sottovoce, alla fine del verso "don't you know that you can count me out", ovvero: "sono ancora indeciso...devo pensarci".

Questo significò, rispetto alla versione "Revolution", una maggiore apertura, o comunque una non bocciatura a priori delle istanze rivoluzionarie del movimento contestatario.

Il testo della canzone dice chiaramente a chi lo ascolta che, in caso di rivoluzione, Lennon ed eventualmente anche gli altri Beatles, devono ancora riflettere se aderirvi o meno. Il dubbio di Lennon non riguarda tanto la necessità o meno di "rivoluzionare" il mondo dell'epoca, quanto la qualità e le idee delle persone che si erano fatte portavoce di tale esigenza - si vedano i versi: "but if you want money for people with minds that hate..." ("ma se volete soldi per persone la cui mente è portata all'odio...") e "but if you go carrying pictures of Chairman Mao..." ("ma se ve ne andate in giro con effigi del presidente Mao Tse Tung...").

Revolution 9 è la penultima traccia dell'album The Beatles (anche noto come White Album) del 1968.

Lennon e Ono dichiararono di aver inteso il pezzo come un omaggio ai tumulti del Maggio parigino del 1968, ma lo stesso Lennon ammise anche che in parte si trattava di una risposta polemica all'inclusione nel White Album di brani di McCartney che Lennon non riteneva appropriati per i Beatles, come Ob-La-Di, Ob-La-Da.

Fu una registrazione sperimentale dei Beatles, costituita da suoni di diverso genere (dialoghi, rumori, frasi musicali) uniti in un brano unico; con la durata di oltre 8 minuti, rappresentò il pezzo più lungo dell'intera discografia dei Beatles. Revolution 9 (ufficialmente firmato Lennon-McCartney) fu realizzato principalmente da Lennon insieme a Yoko Ono, alla cui influenza si deve certamente la natura sperimentale e avant garde di questo brano. Non a caso le sonorità del brano furono ispirate dalla ricerca musicale di John Cage, di Edgard Varese e di Karlheinz Stockhausen.

Mentre George Harrison e Ringo Starr contribuirono in qualche misura alla realizzazione del brano, McCartney e il produttore George Martin opposero una forte resistenza alla sua pubblicazione.

Il brano si apre con una conversazione fra George Martin e Alistair Taylor; dopo una breve introduzione del piano, una voce maschile incomincia a ripetere in continuazione la frase number nine, number nine, number nine.... Seguono oltre 8 minuti di rumori, che includono voci confuse, grida, il clacson e una frenata di automobile e frammenti di musica orchestrale. Molti suoni sono indecifrabili perché incisi al contrario. Si possono ascoltare anche una lunga serie di dialoghi, apparentemente, privi di senso scambiati fra Lennon e Harrison.

La canzone gioca un ruolo importante nella leggenda della morte di Paul McCartney (nota anche come "Paul Is Dead" o "PID"). Secondo alcuni la frase "number nine", ascoltata al contrario, suonerebbe turn me on, dead man ("Eccitami, uomo morto"). Data l'abbondanza di suoni insoliti e confusi presenti nella registrazione, non sorprende che siano stati trovati molti altri indizi riferibili sia al PID che ad altri messaggi occulti, probabilmente legati a fenomeni di pareidolia. Non manca, per esempio, chi taccia il brano di contenuti satanici.

Revolution #9 è anche noto per essere stato usato nel processo contro il terrorista Charles Manson. L'avvocato Vincent Bugliosi della polizia distrettuale di Los Angeles disse infatti che Manson credeva che il titolo del brano fosse un gioco di parole su "Rivelazione 9" (revelation 9), e si riferisse al racconto biblico dell'Apocalisse. Manson avrebbe identificato i Beatles con i quattro angeli dell'Apocalisse, ritenendo che essi stessero istigando lui e altri seguaci a dar vita a un nuovo ordine mondiale attraverso una "guerra razziale". Già un altro brano dei Beatles, Helter Skelter (questa volta di McCartney) era divenuto famoso per lo stesso motivo.

Revolution 9 fu certamente il brano più avant garde della produzione beatlesiana. C'è un'altra registrazione, addirittura leggendaria, dello stesso tipo; è meno nota in quanto non è stata pubblicata su nessun album. Si tratta di Carnival of Lights, di McCartney, registrata dai Beatles durante le sessioni di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, il 5 gennaio 1967. Questa traccia, della durata di 13:48, fu anch'essa un miscuglio di rumori e suoni di vario tipo, soprattutto ticchettii di orologi. La canzone non è mai stata rilasciata né su album e non ha avuto diffusione neppure in forma di bootleg; si sa comunque che nel 1996 Harrison si è opposto alla sua inclusione nell'album Anthology 2.

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The Beatles (album)

Copertina del disco The Beatles

L'album The Beatles, noto anche come White Album o Doppio Bianco per via della copertina totalmente bianca (con il nome del gruppo stampato semplicemente in rilievo) ideata dall'artista Richard Hamilton, fu pubblicato il 22 novembre 1968.

La copertina bianca dell'album fu una trovata molto elegante, ma si presume abbia avuto un significato recondito: i Beatles non poterono usare un'immagine di gruppo, perché ormai si odiavano l'un con l'altro e il gruppo stava andando in pezzi. Paul McCartney, John Lennon e George Harrison lavorarono tutti separatamente come compositori e interpreti, usando gli altri solo come band di spalla. Le canzoni e l'album (mai era stato presentato un progetto così ambizioso: trenta canzoni senza alcun legame di stile o genere nello stesso album) furono composte quasi tutte durante un ritiro spirituale lontani dalla Beatlemania, in India, presso la "corte" del Maharishi Mahesh Yogi. Durante le registrazioni furono attivi tre o quattro studi contemporaneamente: i Beatles preferirono lavorare ognuno per conto proprio. Nonostante questi diverbi intestini, il disco fu subito accolto molto bene dalla critica, giudicato artisticamente molto intenso, con una qualità di suono non comune. Si sperimentano tutti i generi musicali: pop, rock, hard rock, country, jazz, blues, folk, senza perdere nemmeno una briciola della massima qualità che li aveva fino ad allora contraddistinti.

La qualità artistica e sonora di questo lavoro fu tale, da invogliare la casa discografica, due decenni dopo l'uscita del disco, a inserire in una particolare antologia costituita da 6 CD, versioni diverse dei brani contenuti nel disco, esecuzioni alternative, o semplici demo strumentali dei pezzi, versioni a suo tempo scartate e rimaste in magazzino per anni. A tutt'oggi rimane l'album dei Beatles più venduto negli USA, con 19 dischi di platino.

Per una serie di contrasti sorti all'interno del gruppo durante il periodo di registrazione Ringo Starr non ha partecipato all'attività in studio per circa due settimane perché "si sentiva inutile". John Lennon, Paul McCartney e George Harrison lo hanno pregato di tornare e dopo due settimane è tornato. Paul lo ha sostituito alla batteria nei brani registrati durante la sua assenza, Back In The USSR e Dear Prudence. Al suo ritorno, Ringo ha trovato la sua batteria decorata con dei fiori rossi, bianchi e blu, gesto di "bentornato" da parte di George.

Il disco avrebbe dovuto intitolarsi A Doll's House (Casa di bambola) con un apparente riferimento all'omonimo dramma teatrale di Ibsen, ma nell'agosto del 1968, i Family, un gruppo progressive rock di Leicester, anticiparono i Beatles pubblicando il loro album di debutto Music In A Doll's House. La band, allora optò per un titolo semplice e minimale come la copertina stessa. Dopo essersi accorti che nella loro discografia ancora non era presente un album intitolato semplicemente "The Beatles", decisero di usare come titolo il solo nome del gruppo.

Nelle copie del 33 giri era accluso un poster ideato dall'artista Richard Hamilton, che ritraeva un collage di immagini disparate dei Beatles ripresi in svariate situazioni informali, più quattro ritratti fotografici dei membri del gruppo. Il poster è stato riprodotto nel booklet dell'edizione in CD del disco, ma non nel suo formato originario a causa delle diverse dimensioni del compact disc rispetto al vinile.

The Beatles è uno degli album più variegati del gruppo di Liverpool, visto che nel gran numero di brani al suo interno si trovano i vari temi della carriera beatlesiana, sia il suono delle ballate tipicamente "beatlesiane" sia quello della pura sperimentazione.

Oltre alla presenza dei Fab Four è da sottolineare l'apparizione di ospiti quali Eric Clapton, Nicky Hopkins, Jackie Lomax e Dave Mason. È Paul a dare inizio alle danze con Back In The USSR, pezzo decisamente rock'n'roll così come Birthday che apre il secondo disco. Sono sue anche la filastrocca Obladi Oblada, Honey Pie, la splendida Blackbird (ispirata alla lotta per i diritti civili), Martha My Dear, Mother Nature's Son, la country Rocky Raccoon, la ballata acustica I Will e il rock violento di Helter Skelter e Why Don't We do it in the Road.

Quest'ultima canzone (il cui titolo tradotto è "Perché non lo facciamo per strada?") è forse la più sfacciata e spudorata di tutte quelle presenti in un album dei Beatles: la frase del titolo è anche l'unica di tutta la canzone, meno tre intermezzi, ripetuta svariate volte e in svariati modi differenti dal suo compositore principale, Paul McCartney, con la sola presenza di Ringo Starr. Fu registrata il 9 ottobre del 1968.

John Lennon manifestò più di una volta il proprio disappunto per essere stato escluso dalla registrazione del brano, avvenuto proprio nel giorno del suo compleanno; la mossa di McCartney forse volle essere una sorta di "vendetta" nei confronti dello stesso Lennon che lo escluse dall'incisione di "Revolution 9".

Dear Prudence, Glass Onion e l'ironica The Continuing Story of Bungalow Bill sono invece di Lennon, così come Happiness Is a Warm Gun, collage di tre temi musicali diversi e censurata dalla BBC per accenni al sesso e alla droga. Sempre di John sono I'm So Tired, Julia (dedicata alla madre), Yer Blues, Everybody's Got Something to Hide Except Me and My Monkey, Sexy Sadie, Revolution 1 (versione acustica della Revolution uscita precedentemente su 45 giri insieme a Hey Jude), Revolution 9 (un classico esempio di sperimentazione sonora, con l'aiuto di Yoko Ono) e Cry Baby Cry.

While My Guitar Gently Weeps (una delle canzoni più belle della storia dei Beatles), Piggies, Long Long Long e Savoy Truffle (sulla passione di Clapton per i dolci) sono di George. Don't Pass Me By è la prima canzone interamente di Ringo che canta anche Good Night (di John).

Curiosità: alla fine del brano Cry Baby Cry parte una brevissima canzone dalla melodia triste, cantata da Paul. Il brano è quasi attaccato alla traccia successiva (Revolution 9) e il testo è l'unico a non apparire nel book ufficiale dell'album. Questo breve pezzo, senza titolo, alimenta la leggenda della morte di Paul McCartney, in quanto il testo ripete Can you take me back? per l'intera durata della canzone.

L'autore di Piggies è George Harrison, che, con un testo pungente irride il genere umano, paragonandolo ai maiali, come si evince dai grugniti che si sentono alla fine della canzone. Piggies, la cui stesura risale al 1966, rappresenta il più eclatante dei testi di George Harrison basati sulla satira sociale. John Lennon affermò anni dopo di essere l'autore delle ultime strofe del brano, quelle che creano l'immagine grottesca più d'effetto. Harrison non accreditò questa tesi, riconoscendo viceversa la madre come autrice del verso "What they need's a damn good whacking" ("Ciò di cui hanno bisogno è una sacrosanta sculacciata"), inoltre precisò che Piggies non aveva niente a che fare con i poliziotti (pigs, porci, in slang americano). Nel testo originale George aveva inserito un'ulteriore strofa, poi scartata e non apparsa sul disco, ancor più rivelatrice delle sue intenzioni: "Everywhere there's lots of piggies/Playing piggie pranks/You can see them on their trotters/At the piggy banks/Paying piggy thanks/To thee pig brother" ("Ci sono ovunque moltissimi porcellini/Che fanno scherzi da porci/Puoi vederli sulle loro zampette/Alle banche porcine/Versare ringraziamenti porcini/A te fratello porco"). Rispolverando negli anni Novanta il suo repertorio Beatles, George è tornato sulle sue decisioni riproponendo in concerto la canzone nella versione integrale. Sull'album, al termine di Piggies, subito prima di Rocky Raccoon, viene pronunciata la frase "One more time" ("Un'altra volta"), che peraltro non trova seguito. Piggies sarebbe stata indicata, insieme a Helter Skelter e Revolution 9, da Charles Manson come l'ispiratrice del suo delirio omicida. A dimostrazione di questo, il cadavere di Leno LaBianca fu abbandonato dalla "famiglia" di Manson con una forchetta conficcata nello stomaco, e la scritta "Death to pigs" dipinta col sangue della vittima su una parete vicina: apparentemente un'allusione all'ultimo verso della canzone. ("Clutching fork and knives to eat their bacon", "Afferrando forchetta e coltello per mangiare la loro pancetta").

Con i suoi 53 secondi di durata, Wild Honey Pie è la canzone più breve dell'album. Si tratta del frammento di un brano che Paul McCartney realizzò con più sovraincisioni per puro divertimento. Spiegò che fu l'entusiasmo suscitato in Pattie Harrison a convincerlo a inserirlo. Il testo si basa esclusivamente sulla ricerca di un suono, di un soundsense e non ha nulla a che vedere con la successiva Honey Pie. Spesso bistrattata da critica e pubblico e liquidata come una sciocchezzuola "alla Paul", la canzone si ritaglia un posto nella storia proprio grazie all'ermetico testo, che non fa altro che ripetere le parole "honey pie" (torta di miele) diverse volte concludendo poi con un enfatico "I love you honey pie" (ti amo torta di miele!), un curioso esempio di poesia estemporanea e folle, che rispecchia l'atmosfera di assoluta libertà degli anni in cui fu composto il brano.

Il gruppo rock proto-grunge dei Pixies ne ha fornito un'insolita cover sulla compilation live "Pixies At the BBC" del 1998.

Scritta da Paul McCartney, avrebbe dovuto chiamarsi all'inizio Rocky Sassoon. Rappresenta l'ultima delle tre canzoni messe in sequenza sul White Album che hanno nel titolo nomi di animali (raccoon significa infatti orsetto lavatore). Su una musica country-western (paradossalmente la prima idea del brano era nata in India) si sviluppa un racconto che è quasi la parodia di un soggetto cinematografico. Il testo, al di là dell'intuizione iniziale, ebbe un'elaborazione incerta e venne completato solo in studio. Paul per l'occasione tentò di cantare con un accento del Sud degli Stati Uniti.

Si tratta di una tipica "McCartney song" infarcita di personaggi e costruita a mo' di novella del vecchio West. La sua stesura - iniziata durante la permanenza dei Beatles in India alla corte del Maharishi Mahesh Yogi - vide impegnati anche John Lennon e il folksinger Donovan.

Brano composto da Paul McCartney, è legato parodisticamente alla musica dei primi decenni del secolo XX, qui con un particolare gusto jazzistico. Il brano si inserisce nel filone anni 30' delle canzoni di McCartney, quello di When I'm Sixty-Four, Your Mother Should Known, You Gave Me The Answer, che non abbandonerà neanche durante la sua carriera solista post-Beatles. Il testo si basa su un impianto di sapore vaudeville, ironico e divertito. Nella parte strumentale centrale Paul inserisce alcune battute, in parte recitate e in parte cantate, proposte con il gusto istrionico dell'entertainer più consumato, quali: "I like this kind of hot kind of music.../Play it to me/Play it to me Hollywood blues". ("Mi piace questo tipo di caldo tipo di musica.../Suonamelo/Suonami il blues di Hollywood"). Il personaggio che ispirò Honey Pie fu, secondo quanto dichiarato dall'autore, Fred Astaire. McCartney, da sempre affascinato dalle atmosfere delle vecchie canzoni hollywoodiane da musical, dichiarò che aveva iniziato ad amarle poichè erano il genere musicale prediletto da suo padre, Jim McCartney.

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Rarities (The Beatles)

Rarities è una raccolta di inediti dei Beatles, pubblicato inizialmente come parte di The Beatles Collection e successivamente separatamente. Di quest'album esistono due versioni, una inglese ed una americana.

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The Beatles' Christmas Album

The Beatles' Christmas Album è un LP contenente messaggi natalizi registrati dai Beatles dal 1963 al 1969.

Dal 1963 al 1969 i Beatles registrarono, ogni anno, dei corti messaggi natalizi per i loro fans. Le registrazioni venivano salvate su LP e spediti gratuitamente ai membri Inglesi del loro Fan Club. Nel 1970 la Apple rilasciò una raccolta di tutti i 7 messaggi.

1966: The Beatles' Fourth Christmas Record - Pantomime: Everywhere It's Christmas Registrato: 25 novembre 1966 Rilasciato: 16 dicembre 1966 Durata: 6:40 Una collezione disgiunta di canzoni originali e gli skits drammatici sono inclusi nel messaggio del 1966.Tra le canzoni incluse abbiamo Everywhere It's Christmas," "Orowanya," e "Please Don't Bring Your Banjo Back." Gli abbozzi effettuati includono Podgy the Bear and Jasper" e "Felpin Mansions." Ancora una volta, i membri del fan club americano non hanno ottenuto un flexi disco. Invece, hanno ricevuto una cartolina, con il messaggio da un lato e una versione abbreviata di The Beatle Bulletin dall'altro, con una affiancatura della spedizione.

1967: Christmas Time is Here Again! Registrato: 15 novembre 1967 Rilasciato: 15 dicembre 1967 Durata: 6:10 Una produzione elaborata, Christmas Time is Here Again! divenne oggetto di parecchi gruppi che lo usarono come audizione per uno show alla BBC. La canzone che da il titolo serve da distensione durante il messaggio. I Beatles registrarono un gran numero di tracce, comprese canzoni contestate ,di aspiranti musicisti ("Plenty of Jam Jars") e di attori in dramma radiofonico ("Theatre Hours") .Alla fine John legge un poema "When Christmas Time is Over". Mentre i fans britannici hanno ricevuto un flexi-disco in manicotto elaborato, quelli americani hanno ricevuto una cartolina simile a quella del 1966.

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Source : Wikipedia