Teheran

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Tags : teheran, iran, asia, esteri

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Teheran

Teheran (Iran)

Teheran (scritto anche Tehrān, تهران in Persiano) è la capitale e la città più grande dell'Iran e il capoluogo della provincia omonima. Conta oltre 11 milioni di abitanti (la sua area metropolitana arriva a 15 milioni) ed è il più importante centro industriale, politico e socio-culturale del paese.

Teheran, in persiano, significa Andare verso il basso. Infatti il centro originario è localizzato su un altopiano ai piedi della catena montuosa Elburz, i cui picchi, visibili verso nord, superano i 4000 metri. Nel 2005 la città si sarebbe sviluppata tanto da essere larga 70 km e lunga più di 50 km.

Il centro di Teheran si sviluppa intorno alla piazza Imam Khomeini e allo sterminato Bazaar. La zona intorno al centro è composta principalmente da quartieri popolari, mentre le zone più benestanti si trovano a nord. L'urbanizzazione degli ultimi anni ha portato ad una espansione incontrollata fino alle pendici dell'Alborz, complice anche la tarda promulgazione di leggi che proteggessero il delicato ecosistema montuoso.

L'attuale presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Mahmoud Ahmadinejad, è stato sindaco di Teheran prima di occupare l'attuale incarico. Il sindaco attuale di Teheran, Mohammad Bagher Qalibaf, è stato rieletto per un secondo mandato nel maggio 2007.

Qalibaf, appartenente al partito conservatore islamico, si è fatto notare per la sua opposizione al compagno di partito Ahmadinejad, e ne ha sottolineato le difficoltà in politica interna. In Iran sono molti a scommettere sulla sua candidatura a presidente nel 2009.

La capitale è dotata di una rete metropolitana composta da 3 linee e attualmente in espansione. I 2 aeroporti internazionali che servono la città sono il Mehrabad e l'Imam Khomeyni. A Theran ha sede la compagnia aerea di bandiera Iran Air.

Per la parte superiore



Iran

Iran - Bandiera

L'Iran (Persiano: ايران‎ , /irɒn/), ufficialmente la Repubblica Islamica dell'Iran è un paese mediorientale situato nel sud-ovest asiatico, "cerniera tra mondo arabo e mondo asiatico, pur non appartenendo a nessuno dei due".

Un tempo noto come Persia, il 21 marzo del 1935 lo scià Reza Pahlavi chiese formalmente alla comunità internazionale di riferirsi al Paese con il nome originario di Iran, ovvero "(paese) degli Arii". Alcuni studiosi protestarono contro questa decisione, perché il cambio di nome avrebbe separato il Paese dalla sua storia. Nel 1959, lo scià annunciò che sia il nome di Persia che quello di Iran potevano essere usati indifferentemente.

L'Iran confina a Ovest con la Turchia e l'Iraq; a Nord con il Turkmenistan, l'Azerbaijan e l'Armenia, oltre al Mar Caspio; a Est con il Pakistan e l'Afghanistan, mentre a Sud è delimitato dal Golfo Persico e dal Golfo dell'Oman.

Il territorio dell'Iran corrisponde alla parte occidentale dell'altopiano iranico, che continua nelle alte terre afghane e pakistane. Tra le catene montuose dell'altopiano si aprono ampi bacini più o meno depressi (deserti del Dasht-e-Kavir e del Dasht-e-Lut). Dall'Azerbaigian partono altri due sistemi montuosi: a Nord la catena dell'Elburz e a Sud, con sviluppo verso il Sud-Est, il sistema dello Zagros. I fiumi più lunghi sono tributari del bacino mesopotamico. Le regioni interne hanno clima arido con forti escursioni termiche; lungo le coste si hanno condizioni tropicali e subtropicali.

Il tasso di crescita demografica è assai elevato: la popolazione, più che raddoppiata negli ultimi cent'anni, è molto giovane. Il tasso di alfabetizzazione è dell'86%. Rilevante l'inurbamento (nella capitale oltre 6 milioni di abitanti).

La popolazione appartiene al gruppo ario di ceppo indoeuropeo. A questo ceppo principale si devono aggiungere delle minoranze, tra cui Arabi, Armeni, Azeri, Bakhtiari, Beluci, Curdi, Lor, Qashqai e Turkmeni. Alcuni di questi gruppi conducono vita nomade. Sono soprattutto le regioni desertiche orientali ad essere percorse da quasi 2 milioni di nomadi, principalmente allevatori: le maggiori concentrazioni si hanno a Nord dell'Elburz e lungo la costa del Caspio.

La lingua ufficiale è il persiano (farsi), che ha funzione anche di lingua franca tra le diverse popolazioni dell'Iran. Sono infatti diffuse molte altre lingue minoritarie come l'azero, il curdo, l'arabo e l'armeno.

L'Islam sciita duodecimano è religione ufficiale della Repubblica Islamica.

Le ultime due sono religioni entrambe nate in area iranica. A differenza di cristianesimo, ebraismo e zoroastrismo (che hanno i propri rappresentanti in parlamento), la religione Baha'i non è tollerata dal regime.

L'Iran contemporaneo ha ereditato dalla Persia dell'epoca safavide (1501-1722) il modello di istituzioni statali, religiose e tribali (uymaq). La dinastia dei Cagiari, che ha governato la Persia dal 1779 al 1925, ripropose la condizione di un regime debolmente accentrato, costretto a confrontarsi con potenti forze tribali provinciali e un apparato religioso sempre più indipendente. Nel XIX secolo le conquiste e l'influenza occidentale portarono alla rivoluzione costituzionalista del 1905 in cui una coalizione di intellettuali, di ulama e mercanti tentò di creare un regime parlamentare. L'epoca dei Pahlavi, compresa tra il 1925 e il 1979, costituisce praticamente una ripetizione della storia precedente: i tentativi di centralizzazione e modernizzazione provocarono una resistenza nazionale guidata dagli ulama in nome dell'Islam. Il ciclo moderno ha inizio con il regno dei Cagiari che giunsero al potere dopo un periodo di anarchia e lotte tribali (legate agli uymaq), ma non riuscirono mai a consolidare la loro posizione perché l'esercito era piccolo, le province erano frammentate e governate da Khan e ilkhan, e la loro corte poco sviluppata.

Mentre lo Stato cagiaro aveva una sovranità precaria, il potere degli ulama nel XVIII e XIX secolo aumentò moltissimo, soprattutto da quando si ritenne che in assenza dell'imam, i capi più devoti e ricchi di spiritualità erano le vere guide della comunità. Inoltre vi era anche un sistema informale di comunicazioni che collegava gli ulama persiani ai centri sciiti iracheni. Il rapporto tra ulama e Cagiari era molto delicato: una lunga tradizione storica aveva assuefatto gli ulama al rifiuto dell'impegno politico. Fath 'Ali Shah(1797-1843) tollerò un atteggiamento di indipendenza da parte di vari ulama, contribuì ad eliminare il sufismo e le dottrine eretiche. L'intervento europeo modificò la posizione del regime: il Trattato di Gulistan (1813) sancì la cessione alla Russia della Georgia, di Derbent, Baku, Shirvan e altre parti dell'Armenia. Col trattato di Turkmanciai (1828) la Russia ottenne l'Armenia, il controllo del Mar Caspio e una posizione privilegiata nel commercio persiano. Tra il 1864 e il 1885 vi fu la conquista delle province centro asiatiche. Le conquiste russe furono bilanciate dagli inglesi, che assunsero il controllo dell'Afghanistan per proteggere il loro impero indiano. La Persia, che aveva mire sul Afganistan, fu sconfitta nel 1856 a Herat e fu costretta a riconoscere l'indipendenza dell'Afghanistan. Dopo il 1857 la penetrazione di inglesi e russi fu principalmente commerciale(prestiti, banche, risorse, infrastrutture)nel 1907 fu decisa la spartizione in grado di influenza. In quegli anni vennero fatte alcune riforme dell'esercito e fu creata la brigata dei cosacchi, inoltre la dominazione creò aspirazioni modernizzatrici da parte di alcuni intellettuali. Tuttavia il regime dipendeva da russi e inglesi, gli ulama si opponevano alla laicizzazione e i gruppi tribali alla centralizzazione quindi le riforme fallirono.

Nello stesso tempo mercanti e artigiani erano sopraffatti dalla concorrenza europea e dopo l'occupazione del Caucaso del 1828 si scatenò un'agitazione nazionale a favore del jihad. Lo Shah Muhammad (1834-48) utilizzando metodi occidentali in campo militare e politico esacerbò le tensioni e si inimicò gli ulama (per via dell'istituzione di scuole laiche, fuori dalla giurisdizione degli ulama). Nello stesso tempo gli ulama dovettero fronteggiare non solo l'irrigidimento dello Stato, ma anche l'ascesa di nuovi movimenti religiosi come ad esempio la predicazione di sayyid 'Ali Muhammad il quale si proclamò il vero imam e morì ucciso nel 1850. La tensione fra Stato e ulama esplose a proposito delle concessioni a De Reuterche che furono contrastate perché si svendevano gli interessi persiani agli stranieri e si riducevano i mercanti persiani a semplici intermediari tra imprese estere e popolo. Ci si oppose anche alla monopolizzazione del tabacco soprattutto da parte della borghesia in quanto non esisteva una classe contadina media.

Furono questi intellettuali che spinti anche dalla nascita della duma russa, e dei cambiamenti nell'impero ottomano e in Egitto portarono avanti il movimento costituzionalista. Il trattato intitolato "Ammonizione e perfezionamento del popolo" recepì varie posizioni di ulama liberali senza porsi il problema del rapporto tra concezione europea di Stato parlamentare e idee religiose: su questa confusione si basò l'unione di varie forze. A causa dell'indebitamento e di altre misure nel 1906 le agitazioni popolari portarono vita alla costituzione che rimase in vigore fino al 1979. Questa subordinava lo shah a un governo costituzionale, proclamava l'Islam religione ufficiale della Persia e l'impegno del governo ad applicare la sharia. La crisi costituzionale mise in luce alcune tendenze: gli ulama in linea di massima non erano avversi alla monarchia e la comparsa di una posizione attiva dipendeva dai mutati rapporti tra Stato e capi religiosi e dall'indebolimento del primo.

Il moderno Stato persiano emerse da un periodo di semi-anarchia che andò dal 1911 al 1925. Durante la Prima Guerra Mondiale truppe russe e inglesi occupavano la Persia. Con il crollo del regime zarista nel 1917 tutta la Persia cadde nelle mani degli inglesi, che con il trattato anglo-persiano del 1919 ne fecero un protettorato britannico; l'Inghilterra si impegnava a sviluppare vari progetti. Nello stesso tempo l'Unione Sovietica appoggiava i movimenti separatisti del Gilan e dell'Azerbaigian e partiti comunisti di Tabriz e Teheran. Nel 1921 però i persiani conclusero con l'Unione Sovietica un trattato di amicizia e da questa nuova posizione di forza denunciarono il trattato anglo-persiano del 1919. Per un periodo le Persia fu retta da governi inefficienti fino a che Riza Khan sconfisse i capi tribali, rafforzò la sua autorità su esercito e polizia e si proclamò shah di Persia fondatore della dinastia Pahlavi (e del primo forte regno accentrato). Riza Shah creò finalmente un esercito forte, in grado di dominare il paese.

Sostenuto dall'esercito e da una pubblica amministrazione centralizzata e fedele, lo Shah superò l'opposizione delle elite religiose/tribali, mise fuori legge il partito comunista e ridimensionò il potere degli ulama attraverso un sistema di istruzione laico (Università di Teheran, meno fondi alle madrase) e la riorganizzazione dell'amministrazione giudiziaria (no alla sharia, necessità della laurea in legge per essere giudice, supremazia dello stato). La laicizzazione dell'amministrazione giudiziaria e dell'istruzione erano solo parte di un più ampio programma per modernizzare l'economia. Negli anni '20 e '30 fu creata l'infrastruttura di un'economia moderna: rete ferroviaria, Banca Nazionale, comunicazioni postali e telegrafiche. Si sviluppò anche una industria interna, che produceva beni di consumo alternativi a quelli di importazione. Negli anni '30 diminuì il peso del commercio estero con la Russia mentre aumentò quello verso la Germania. Il petrolio era una fonte importante di entrate pubbliche: scoperto per la prima volta nel 1908 portò nel 1909 alla fondazione dell'Ango-Persian Oil Company e nel 1915 furono costruite le raffinerie di Abadan. La produzione di petrolio rendeva bene alla Persia, ma creava anche un forte risentimento contro gli stranieri che lo estraevano. Nel 1933 il governo pretese una riduzione dei territori concessi per la ricerca del petrolio e il pagamento di un reddito fisso in cambio di una proroga fino al 1993. Questo andò bene durante la Grande Depressione ma non dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Questa fase dello sviluppo creò un piccolo settore moderno in un'economia e in una società molto arretrate. La Seconda Guerra Mondiale pose fine a questi esperimenti: la Russia e l'Inghilterra, preoccupate di tenere aperte la via di rifornimento persiana e al suo petrolio cominciavano ad esigere che tedeschi fossero espulsi, e costrinsero lo shah ad abdicare a favore del figlio, Muhammad Riza Pahlavi. Gli anni dal 1941 al 1953 videro gli Stati Uniti sostituirsi gradualmente a russi e inglesi, e aiutarono i persiani a resistere ai sovietici che occupavano le province settentrionali, esigevano concessioni petrolifere e appoggiavano i movimenti separatisti del Kurdistan e dell'Azerbaigian. Sul finire degli anni '50 la Persia lottò anche per ottenere il controllo dell'Anglo-Iranian Oil Company. Nel 1951 Muhammad Mossadeq,andato al potere dopo aver deposto lo Shah, e capo del Fronte Nazionale Iraniano, fece approvare dal Parlamento una legge per nazionalizzare la compagnia petrolifera. Ne scaturì un'accanita lotta di tre anni in cui le potenze europee boicottarono il petrolio della Persia. Dopo alterne vicende la C.I.A. aiutò l'esercito e lo shah a riprendere il potere (Operazione Ajax). La controversia con le compagnie petrolifere fu risolta nel 1954 con la creazione della National-Iranian Oil Company e di un consorzio di compagnie straniere. Così le compagnie straniere riuscirono ad evitare la nazionalizzazione e conservarono il controllo sul prezzo e la commercializzazione del petrolio.

Il colpo di Stato del 1953 pose fine alla lotta per il potere e ricreò un regime accentrato e autoritario basato sull'appoggio straniero, e favorevole alla modernizzazione economica e sociale. Sotto il profilo tecnico il restaurato regime dello shah era una monarchia costituzionale, ma in pratica lo shah esercitava un potere assoluto; controllava sia l'esercito che la Savak, la polizia segreta. Inoltre dipendeva dagli Stati Uniti, e si inserì così nel Patto di Baghdad (1955) e dal 1959 nella Cento. La Persia mantenne stretti rapporti con Israele, negli anni '70 aiutò il sultano dell'Oman a reprimere l'opposizione, nel 1985 costrinse l'Iraq a definire le frontiere controverse nella zona del basso Eufrate. Tuttavia negli anni '70 relazioni buone rimasero anche con la Russia.

Tra il 1960 e il 1977 lo Stato avviò un programma per consolidare il suo governo autocratico, velocizzare la modernizzazione, compiere riforme culturali (voto alle donne) e agrarie per coinvolgere anche la gente della campagna. Un aspetto cruciale fu la riforma agraria in Iran che spesso non diede ai contadini neanche il minimo per sopravvivere. In effetti programmi dello shah tendevano soprattutto a creare imprese di grande dimensione patrocinata dallo Stato dove vi era una forte meccanizzazione che creò una quantità eccedente di manodopera. La stessa sorte toccò ai nomadi e al bestiame. Alcune di queste grandi imprese fallirono creando carestie ed un movimento migratorio su vasta scala soprattutto verso Teheran. Si investì molto anche nel settore industriale che tuttavia non riusciva a competere sui mercati internazionali. Tutto questo portò a un'acuta inflazione e a un peggioramento del tenore di vita di tutti coloro che non erano legati all'industria. In campo sociale furono fatte varie riforme per migliorare la condizione femminile (istruzione, lavoro, divorzio, diritto di voto). I programmi di rinnovamento suscitarono i timori della società e l'opposizione alla natura autoritaria del regime.

Negli anni '60 e '70 l'opposizione era diffusa ma dispersa. Il partito Tudeh e l'Unione Nazionale vennero schiacciati dalla Savak e le rivendicazioni delle minoranze curde, arabe e beluci regolarmente frustrate. La sconfitta di Mossadeq aprì un periodo di calma degli ulama che sotto la guida dell'Ayatollah Burujirdi rimasero politicamente inattivi. Negli anni '60 si creò una rete nazionale di comunicazione che aveva come centro la città di Qum. Negli anni '60 le scelte del governo provocarono l'accanita opposizione degli ulama che esplose nel 1963 quando lo shah decise di convocare un referendum nazionale sulla riforma agraria e inasprendo i controlli polizieschi sulle attività degli ulama a Qum. Ci furono le dimostrazioni guidate dall'Ayatollah Khomeyni, che nel 1964 fu esiliato in Iraq. Importante fu anche lo sviluppo del movimento per la riforma religiosa che voleva gli ulama non più disinteressati alla politica ma attivamente impegnati. Si creò così fra il 1967 e il 1973 la Husayniyah Irshadun', una università informale che voleva rivitalizzare lo sciismo. Khomeyni nella sua opera "Il governo islamico" affermò che gli ulama dovevano ribellarsi contro gli abusi della monarchia. Durante gli anni 70 la reazione a questa situazione fu un inasprimento del regime. In queste condizioni politiche la scintilla della rivoluzione viene da una dimostrazione tenuta dagli studenti religiosi a Qum contro l'assassinio attribuito alla Savak. La polizia sparò e uccise dei dimostranti e le proteste si ripeterono ogni 40 giorni e crebbero di intensità fino al mese di Muharram (autunno 1978), quando milioni di persone dimostrarono contro il regime. Tutto si bloccò, lo shah fuggì è un nuovo regime andò al potere. La vittoria della rivoluzione portò alla costituzione in Iran di un governo islamico guidato da Khomeyni. Si può concludere dicendo che la rivoluzione costituzionalista del 1906 e la rivoluzione iraniana del 1979 sono l'espressione non già di una costante ostilità, bensì di una ricorrente possibilità di confronto fra Stato religione. Tale rivoluzione riveste un'importanza mondiale: per la prima volta infatti dei capi religiosi sono riusciti a opporsi con successo a un regime moderno. Questo rende incerto il futuro non solo dell'Iran ma di tutte le società islamiche.

Dal 1980 al 1988 il paese è costretto a fronteggiare l'attacco dell'Iraq: Saddam Hussein, approfittando della sensibile ostilità occidentale verso il regime khomeinista e della debolezza del nuovo regime, cerca di sostituire a proprio esclusivo vantaggio l'Iran nel suo ruolo di "guardiano del Golfo Persico". L'Iran khomeinista resiste all'urto, sia pure pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane, e tiene testa a Saddam per otto anni, uscendo alla fine sostanzialmente vincitore, avendo respinto le intenzioni di Saddam. L'Iraq fu finanziato da Egitto, dai paesi arabi del Golfo Persico,dall' Unione Sovietica e dai Paesi del Patto di Varsavia, dagli Stati Uniti (dall'inizio del 1983), dalla Francia, dal Regno Unito, dalla Germania, dal Brasile e dalla Repubblica Popolare Cinese (che vendette anche delle armi all'Iran). Tutti questi paesi fornirono intelligence, agenti per armi chimiche così come altre forme di assistenza militare a Saddam Hussein. Invece i principali alleati dell'Iran durante la guerra furono la Siria, la Libia e il Nord Corea. L'attacco di Saddam, che prese a pretesto alcune dispute territoriali mai risolte sullo Shatt al-Arab, invece di mettere in crisi il regime di Khomeini risvegliò il sentimento patriottico e indirettamente legittimò agli occhi degli iraniani il regime islamico.

Alla morte di Khomeyni, avvenuta nel 1989, il suo ufficio di "Guida Suprema" della Rivoluzione Islamica viene assunto (su disposizione dello stesso Khomeyni) dall'ayatollah ʿAli Khameneʿī, che cerca di riformare l'economia incoraggiando l'iniziativa privata e limitando lo strapotere delle bonyad, le associazioni caritatevoli, e del bazari. La politica estera, che già durante gli ultimi anni del potere di Khomeyni si era fatta più pragmatica, inizia a tessere nuove relazioni con le repubbliche dell'Asia centrale, con la Turchia, con l'India e con la Cina. Molto importante è stato il ruolo dell'Iran come paciere e stabilizzatore dell'area centro-asiatica a cavallo del millennio: attualmente l'Iran gode di buoni rapporti diplomatici e commerciali con tutte le repubbliche ex-sovietiche.

Sforzi sono stati fatti anche per riavvicinare il paese all'Occidente, che hanno dato discreti risultati con l'Unione Europea: attualmente l'Iran è partner commerciale principalmente di Germania e Italia. Tali tentativi si sono tuttavia scontrati contro la ferrea contrarietà degli Stati Uniti alla riammissione dell'Iran negli organismi internazionali, decisiva ad impedire un pieno ritorno alla normalità dei rapporti internazionali di questo Paese.

L'Iran si è già dotato da una ventina d'anni, ufficialmente a scopi civili, di centrali nucleari con tecnologia principalmente fornita dalla Russia allo scopo di ridurre la sua dipendenza dal petrolio (l'Iran consuma ad uso interno il 40% del greggio che estrae). L'accerchiamento americano dell'Iran (gli Stati Uniti hanno basi militari ed aeree in Iraq, Turchia, Afghanistan e Pakistan) ha portato il governo iraniano a decidere di arricchire da solo l'uranio usato come combustibile nelle proprie centrali nucleari: questa decisione può prefigurare un tentativo di costruzione di armi nucleari. Ciò, insieme alle dichiarazioni fatte del presidente Ahmadinejad circa "la sparizione dalla carta geografica dello Stato di Israele", ha provocato la reazione della comunità internazionale, originando una crisi dagli sviluppi ancora non prevedibili. In proposito, Maḥmūd Aḥmadinejād sostiene il diritto dell'Iran ad avere la propria tecnologia nucleare, così come ne dispongono molti altri paesi (Europa, USA, Israele, Cina, Giappone, Russia, ecc.).

Un'importante decisione di politica economica è il progetto di aprire per marzo 2006 una borsa nella quale gli operatori scambieranno per la prima volta partite di gas e petrolio in euro oltreché in dollari, sulla falsariga di quanto deciso nel 2000 dall'Iraq di Saddam Hussein.

Dalla rivoluzione del 1979 la Guida Suprema è il rahbar o, in sua assenza, un consiglio di capi religiosi. Vengono scelti da un'assemblea di esponenti religiosi sulla base del loro curriculum e del grado di stima goduto presso la popolazione. La Guida Suprema nomina i sei membri religiosi del Consiglio dei Guardiani, composto da 12 membri, che ha il compito di approvare le candidature alla presidenza della Repubblica e certificare la loro competenza e quella del parlamento, al pari delle più alte cariche giudiziarie. Egli è inoltre comandante in capo delle forze armate.

A capo dello Stato vi è il Presidente, eletto a maggioranza assoluta con suffragio universale. Il suo mandato ha durata quadriennale e vigila sul buon andamento del potere esecutivo. Il presidente è stato eletto regolarmente ogni 4 anni a partire dal 1985.

Dopo la sua elezione, il Presidente nomina e presiede il Consiglio dei Ministri, coordina le decisioni del governo e seleziona le decisioni governative da sottoporre al parlamento.

Il parlamento iraniano, monocamerale, chiamato Assemblea Consultiva Islamica, è composto da 290 membri, eletti con voto diretto e segreto, anch'essi con mandato quadriennale. L'assemblea è stata eletta regolarmente ogni quattro anni dal 1980.

Tutta la legislazione deve essere vagliata, sin dal suo inizio, dal Consiglio dei Guardiani in base al principio della cosiddetta vilāet-e faqih, ossia la "tutela del giurisperito", per controllare che le leggi non siano in contrasto col Corano e la dottrina islamica, nell'accezione propria dello Sciismo duodecimano. I sei membri laici del Consiglio, giuristi nominati dal parlamento, si pronunciano solo sulla costituzionalità delle leggi, mentre i sei membri religiosi, nominati dalla Guida Suprema, esaminano la loro conformità con i dettami islamici.

Al vertice del sistema costituzionale e politico vi è la Guida Suprema eletta a scrutinio segreto da una Assemblea di Esperti a sua volta eletta, ogni otto anni dal 1983, a suffragio universale e diretto dal corpo elettorale.

Tra il 1960 e il 1977, ha conosciuto un processo di industrializzazione finanziato dai proventi del petrolio, non accompagnato, però, da un adeguato aumento delle infrastrutture e da un sufficiente sviluppo dell'agricoltura. A tutto questo vanno ad aggiungersi le tensioni politiche e religiose che hanno dato vita a vari moti di protesta, la guerra con l'Iraq e il crollo del prezzo del petrolio, accentuando le difficoltà della giovane nazione. Sebbene occupi il secondo posto mondiale per riserve petrolifere possedute, il paese ha così scarsa disponibilità di raffinare il prodotto da spendere eccessivamente nell'importazione di combustibile. Il 30% della popolazione vive ancora di agricoltura, praticata su un territorio coltivato solo per il 10%, coltivando soprattutto pistacchio, cereali, orzo, cotone, che viene esportato, tabacco, barbabietola e canna da zucchero. Diffuso l'allevamento bovino nelle zone di pascoli, ovino e caprino in quelle più aride. Accanto al petrolio, di cui l'Iran è uno dei principali produttori mondiali, le risorse minerarie annoverano gas naturale, ferro, rame, carbone; anche gli altri idrocarburi rappresentano una buon risorsa. Sono sorte alcune industrie nel settore petrolchimico in alcune città tra cui Teheran, in quello siderurgico a Isfahan e Bandar-Abbas e in quelli metallurgico e meccanico. Ai settori tessile e alimentare si sono aggiunte industrie per la produzione di beni di consumo ed elettrodomestici, di macchinari, automobilistiche, di materiali da costruzione, farmaceutiche, cosmetiche, della pelle, elettriche e di elettronica. Importante è il settore dell'artigianato, rappresentato soprattutto dalla produzione e dall'esportazione di tappeti.

Notevoli sforzi sono stati compiuti durante la presidenza di Rafsanjani per tornare a un'economia di pace e modernizzare le strutture produttive, aprendo al mercato e ai capitali stranieri, ma la nuova linea di politica economica ha portato a una grave crisi nei primi anni Novanta, con pesanti costi sociali: rialzo dell'inflazione, difficoltà dell'industria nazionale e tutta una serie di problemi che hanno reso difficile la ripresa economica. A tutto ciò si aggiungono i problemi causati dall'ideologia religiosa che ha impedito la privatizzazione di alcuni settori dell'economia iraniana: la costituzione islamica, infatti, vieta gli investimenti stranieri. I tassi di prestito sono comunque alti: nella prima metà del 2007 hanno superato il 14% per le banche statali ed il 17% per quelle private. Anche l'inflazione è alta e gli investimenti si sono rivolti prevalentemente al mercato immobiliare.

Nel gennaio 2008 il governo iraniano ha annunciato che avrebbe aperto la Iranian Oil Bourse (IOB, Borsa Iraniana del Petrolio) nel periodo tra l'1 e 11 febbraio successivo. Il 30 gennaio 2008, però, una serie di danni ai cavi di fibra ottica sottomarini isola quasi completamente l'Iran dalla rete Internet (oltre all'Iran, rallentamenti e disguidi si sono avuti negli altri Paesi del Golfo, oltre che in Egitto e in India), rendendo di fatto impossibile l'eventuale apertura della Iranian Oil Bourse.

Il 17 febbraio 2008 il governo iraniano ha inaugurato l' Iranian Oil Bourse per commerciare petrolio e prodotti petroliferi. La moneta usata nelle transazioni sarà il Riyal iraniano.

Come detto, l'Iran attuale è l'antica Persia, che nei millenni passati ha contribuito alla civiltà umana nei vari campi della cultura letteraria e scientifica, istituzionale e religiosa. Per approfondire, quindi, i vari aspetti della cultura iraniana, si dovrà fare riferimento al lemma Persia, sottosezione Arte, a Islam e storia dell'Islam.

Per quanto riguarda l'era pre-islamica, le sole testimonianze importanti che rimangono dell'architettura persiana sono quelle dello straordinario ziggurat elamita di Choga Zanbil. Nell'antichità, i materiali da costruzione erano costituiti essenzialmente da mattoni di fango asciugato al sole; i mattoni cotti cominciarono ad essere utilizzati per le superfici esterne solo a partire dal XII secolo a.C.. Gli antichi abitanti dell'altopiano iranico attribuivano grande valore simbolico-religioso alle montagne, e ad imitazione delle montagne venivano costruite le strutture, come appunto i grandi templi piramidali chiamati ziggurat.

Con lo scorrere dei secoli, le due influenze più rilevanti sugli stili architettonici furono quelle esercitate prima dalla religione di Zarathustra e poi dall'Islam. La maggior parte degli edifici più grandi erano costruiti per scopi religiosi, ma le influenze della religione erano evidenti anche nelle costruzioni destinate ad altri usi - persino le chiese cristiane in Persia avrebbero spesso incluso elementi islamici.

D'altro canto, l'architettura dei palazzi cambiava notevolmente a seconda del periodo. Ai tempi di Ciro, per esempio, essi erano di forma oblunga, di proporzioni squisite, e in genere rifiniti con colori contrastanti.

I palazzi di Dario e Serse erano più grandi e di migliore qualità, ma piuttosto pesanti e privi di colori, caratterizzati dalle elaborate sculture negli ingressi, sulle scalinate e sulle colonne. Il disegno più consueto era costituito da un largo salone con colonne, circondato da stanze più piccole; un altro carattere distintivo era il ricorso alle nicchie accanto alle finestre, che si possono trovare ancora oggi nelle case persiane. I materiali utilizzati includevano mattoni grezzi per le pareti, pietre di estrazione locale per le finestre, gli ingressi e una parte dei muri e delle colonne, e pesanti travi di legno per i tetti.

La conquista di Alessandro Magno mise virtualmente fine allo stile achemenide in Persia, ed avviò l'introduzione nel Paese dell'Ellenismo sotto i Seleucidi. Non ne rimangono esempi importanti, se si esclude il Tempio di Anahita a Kangavar, con capitelli greci, costruito in onore di una divinità greca (Artemide).

Nell'epoca dei Parti si verificò una sorta di contaminazione, o fusione, tra l'Ellenismo e gli stili indigeni, accompagnata da qualche influenza romana e bizantina; ma nel contempo comparvero parecchi elementi tipicamente persiani, come l'ivan, la grande sala-portale con volta a botte aperta.

Nel periodo sasanide gli edifici divennero più grandi, più pesanti e più complessi, le decorazioni più coraggiose, e più frequente l'uso del colore, specialmente negli affreschi e nei mosaici. I Sasanidi costruirono templi del fuoco (in riferimento alla religione di Zarathustra) su tutto il territorio dell'impero, e il disegno semplice dei primi esempi si mantenne per tutto il resto dell'era pre-islamica, persino nella progettazione delle chiese. La meta di pellegrinaggio più importante dell'impero persiano pre-islamico, Takht-e Soleiman, risale all'era sasanide. Ma le caratteristiche centrali degli edifici sasanidi (il piano di quattro eivan con camera quadrata a cupola, i pilastri su cui poggiava la cupola e il grande ingresso ad arco), squisitamente persiane, avrebbero rivestito grande significato anche nei secoli successivi, per esempio influenzando lo sviluppo di un modello tipicamente persiano di moschea, la cosiddetta "moschea madresseh" edificata sul piano dei quattro eivan.

L'arte dell'Iran islamico si basa ampiamente su quella dei Sasanidi, ma circoscrivendosi solo ad alcune forme. In altri termini, l'invasione araba del VII secolo non soppiantò lo stile sasanide, così ben sviluppato, ma introdusse il fattore islamico che esercitò un'influenza pervasiva sulla maggior parte delle forme artistiche persiane, sia plasmando la natura e il disegno architettonico di base degli edifici religiosi, sia definendo il tipo di decorazione.

La moschea (mesjed ) è ovunque nel mondo il simbolo dell'Islam, in quanto luogo dell'incontro fra l'uomo e Dio, e fra uomo e uomo. Le sue forme possono essere estremamente varie, e pur essendo casa di preghiera essa può fungere anche da sala di riunione, da scuola religiosa, a volte da aula di giustizia. La maggior parte delle moschee iraniane si conformano, in tutto o in parte, a un disegno che in Iran deve essere considerato la norma. Esso consiste di un grande spazio aperto centrale, dove a volte si possono piantare alberi e fiori, con un grande eivan che si apre sul lato rivolto alla Mecca e introduce in un santuario coperto da una cupola. Sugli altri tre lati dello spazio centrale vi sono arcate e altari, e nel centro di ciascuno troviamo un eivan più piccolo. Alla sinistra e alla destra del santuario possono trovarsi sale con archi, ed anche logge (dove spesso si raccolgono le donne) da cui si può vedere il mihrab, la nicchia che indica la direzione della Ka'ba, davanti alla quale pregano i fedeli. Nelle moschee più grandi l'eivan meridionale, che spesso costituisce l'ingresso principale, è fiancheggiato da minareti.

I primi minareti erano quadrati, perlomeno riguardo ai piani più bassi, ma di questo tipo ne rimangono pochi nell'Iran di oggi. I minareti cilindrici nacquero nel nord-est dell'Iran: erano fatti di mattoni e affusolati verso la cima. Fino al XIII secolo erano quasi sempre singoli e posti nell'angolo settentrionale della moschea. Nel XV secolo cominciarono ad essere ricoperti di mosaici o piastrelle colorate, secondo il gusto del tempo. Ma nel paese i minareti sono poco numerosi rispetto, per esempio, alla Turchia; solo ad Isfahan occupano un posto preminente nel paesaggio.

I sacrari, o sepolcri di "santi", sono assai frequenti in Iran: se ne trovano in quasi tutte le città, e i sacrari di villaggio o costruiti lungo le strade sono un elemento tipico del paesaggio persiano. In genere sono edifici modesti, circolari o quadrati o ottagonali, sormontati da una cupola o da un cono. Molti sono suggestivi ma privi di grande valore architettonico, ed assumono caratteri distintivi regionali; i sacrari più famosi, strutture "in progress", cui ogni generazione di devoti aggiunge qualche elemento, sono però fra i più splendidi, e a volte i più opulenti, edifici del paese.

Le tombe secolari si suddividono in due grandi categorie architettoniche: i mausolei a cupola e le tombe a torre. I primi hanno qualche affinità con i sacrari più grandi: spesso sono ottagonali e sfociano in una cupola circolare, sono costruiti per essere visitati e ammirati all'esterno come all'interno, allo scopo di ispirare reverenza verso personaggi non religiosi ma degni di essere ricordati. Le tombe a torre, tipiche soprattutto dell'Iran settentrionale, erano concepite con uno spirito molto diverso: come luoghi di riposo, solitari e remoti, non sono destinati ad essere frequentati né ammirati da visitatori.

Per quanto riguarda i palazzi, rimangono molte testimonianze di epoca achemenide e sasanide, edifici impressionanti sia per le dimensioni sia per la qualità dei dettagli; ed alcuni di essi si sono conservati quasi miracolosamente, come a Persepoli. Delle residenze reali dei Selgiuchidi e dei Mongoli si è persa ogni traccia. Rimangono invece i palazzi reali dei Safavidi, ma solo nell'area di Isfahan.

Un discorso a parte meritano infine i caravanserragli. Lungo la Via della Seta, durante i secoli, vennero costruiti numerosi edifici pubblici, cioè destinati all'uso collettivo, quali i caravanserragli o gli Ab-Anbar, cisterne sotterranee di raccolta e conservazione dell'acqua. I caravanserragli venivano utilizzati sia come alberghi per la sosta, sia come magazzini di deposito per le merci, e la varietà delle loro forme architettoniche e stilistiche è dovuta a numerosi fattori, economici, militari e in molti casi religiosi. Lungo l'itinerario dal Khorasan a Kermanshah, che attraversa zone differenti quali le regioni di Semnan, la Regione Centrale, la regione di Teheran e quella di Hamadan, si possono ancora osservare parecchi caravanserragli, per la maggior parte costruiti durante il periodo safavide - alcuni tuttavia risalgono al periodo pre-islamico, altri, più recenti, appartengono all'epoca Qajar. Tutti comunque risentono delle lesioni del tempo, ed in un certo numero di casi (come in quello di Sar-e Pol-e Zahab, di epoca safavide, la cui struttura in mattone a quattro porticati si trova in condizioni deprecabili, nonostante da tempo si parli di un suo possibile recupero) si possono osservare soltanto rovine, in conseguenza dei danni prodotti da inondazioni e terremoti. I caravanserragli più importanti si trovano nella regione dell'odierno Khorasan. Quello di Mahidasht, edificato in era safavide, poi restaurato e rimesso in funzione nel 1893 per volontà dello Shah Qajar Nasser ad-Din, è ubicato a nord-est della cittadina omonima, ed è costituito da quattro porticati. Il cortile centrale è uno spazio quadrato di settanta metri di lato; il portale d'ingresso si apre nel lato sud, e varcandolo si entra in un vestibolo con il soffitto a cupola il quale a sua volta si collega con il porticato di meridione. Il plinto del portale è in pietra: si trova fra le due arcate di oriente e d'occidente e si estende sino a dove comincia il vestibolo. Su ciascuno dei due lati dell'ingresso si vedono cinque archi doppi e due archi decorativi in funzione di alcove. Una volta entrati nel caravanserraglio, si osservano due piccole arcate, ognuna larga un metro ed alta due, che entrambe conducono alle camere a cupola. Settanta chilometri ad occidente di Kermanshah, sulla strada che da questa città conduce a Karbala, luogo particolarmente venerato dagli sciiti perché sede della tomba dell'Imam Hossein che proprio in quel luogo subì il martirio, si incontra il caravanserraglio di Islamabad-e Qarb ("Islamabad Ovest"). Al tempo del suo massimo splendore, questo era probabilmente uno dei caravanserragli più belli e frequentati della zona di Kermanshah. È composto da quattro porticati, e il cortile centrale ha forma rettangolare. L'ingresso, nel lato sud, è riccamente decorato, assai più di quanto non lo siano quelli degli altri caravanserragli della regione. Come il precedente, anche questo risale all'epoca safavide e venne restaurato durante il periodo Qajar. Nei pressi del villaggio di Bisotun, di fronte al monte omonimo, circa 38 chilometri a nord di Kermanshah, si trova il caravanserraglio detto "di Sheikh Ali Khan Zanganeh", dal nome del governatore della zona durante il regno del safavide Shah Abbas I il Grande (1587 - 1628): infatti, quando Sheikh Ali Khan divenne Primo Ministro sotto il successivo regno del safavide Soleiman, fece dono alla collettività di alcuni dei terreni adiacenti così che i profitti derivanti dalla loro coltivazione fossero destinati alla manutenzione del caravanserraglio. Il piano della struttura, a quattro porticati, è molto simile a quello di Mahidasht, ma ai quattro angoli si ergono altrettante torri ornamentali, e il cortile centrale è rettangolare (83,6 metri per 74,50). Tutt'attorno si contano 47 stanze, in ciascuna delle quali venivano alloggiati i viaggiatori delle diverse carovane.

L'Iran da anni è la prima industria cinematografica del Medio Oriente. In Asia è seconda a quella dell'India e la settima del mondo intero. Nel 2006 ha prodotto 100 film, 200 serial tv, 2.400 tra corti e documentari.

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Arcidiocesi di Teheran

L'arcidiocesi di Teheran (in latino: Archidioecesis Teheranensis Chaldaeorum) è una sede metropolitana della chiesa cattolica caldea. È stata costituita nel 1853 e nel 2004 contava 3.000 battezzati. È attualmente retta dall'arcivescovo Ramzi Garmou.

La diocesi comprende la città di Teheran. Il territorio è suddiviso in 6 parrocchie.

È stata costituita nel 1853.

La diocesi al termine dell'anno 2004 contava 3.000 battezzati.

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Teheran (film 1947)

Teheran è un film del 1947, diretto dal regista William Freshman.

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Conferenza di Teheran

Da sinistra: Stalin, Franklin D. Roosevelt, e Winston Churchill.

La Conferenza di Teheran (28 novembre 1943 - 1º dicembre 1943) è stata la prima dove si sono riuniti i tre "Grandi" della seconda guerra mondiale (Stalin, Franklin D. Roosevelt, Winston Churchill). In tale conferenza si accordarono sulla data e sulle modalità della Operazione Overlord (Sbarco in Normandia), inoltre Stalin confermò il suo impegno ad entrare in guerra contro il Giappone dopo la sconfitta della Germania.

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Source : Wikipedia