Taranto

3.3665730337011 (1424)
Inviato da murphy 27/02/2009 @ 16:37

Tags : taranto, puglia, italia

ultime notizie
Stupratore seriale,c'è l'identikit - TGCOM
E' stato mostrato ad allevatori e agricoltori delle zone dove ha compiuto le aggressioni: Taranto, Bari, ma anche nella vicina Matera. I militari della sezione investigazioni dei carabinieri stanno inoltre lavorando sulle impronte e le tracce organiche...
Concorso pubblico Comune di Taranto - Eurolaurea.com
Concorso pubblico Comune di Taranto. Il concorso pubblico Comune di Taranto scade il 15 giungo 2009,. I posti disponibili sono 4. l concorso pubblico è indetto per l'acquisizione mediante mobilità volontaria di quattro dirigenti a tempo indeterminato....
Dalla Calabria a Taranto nella Magna Grecia di George Gissing - Calabresi.Net
Da Napoli alla Calabria e da Taranto all'interno dell'intreccio tra Ionio e Tirreno. La Calabria di Crotone, di Catanzaro, di Reggio è uno spaccato indelebile. Indimenticabile. Quella Crottone della colonna di Pitagora dentro il mare ionio che è sempre...
Taranto sulle rive dei poeti del Novecento - Calabresi.Net
Sulle rive della poesia ionica di Taranto parlando di Novecento. Ci sono sviluppi tematici e profili letterari importanti sia dal punto di vista geografico – poetico che umano. Taranto è dentro i profili della poesia italiana del Novecento....
Serie C Basilicata/Calabria/Publia - Cosenza 23, Taranto 22 ... - Waterpolo On Line
Sig. Emiliano CERAVOLO dei Castelli Romani sono DE GIOVANNI M. e V. . Mentre del Tolentino %E8 DI GIOVANNI. Grazie altrimenti si confondono complimenti agli junior dall'imperia che hanno stravinto col nervi, correttamente e senza rispondere alle...
STALKING: PICCHIA EX-MOGLIE PER STRADA, ARRESTATO DA CC TARANTO - AGI - Agenzia Giornalistica Italia
(AGI) - Taranto, 23 mag.-I carabinieri di del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Taranto hanno arrestato per stalking, lesioni personali, ingiuria e maltrattamenti un tarantino 40enne che, nella serata di ieri ha picchiato la sua ex moglie 39enne...
Taranto - Diciotto mesi per completare l'istituto Sforza di Palagiano - PUGLIALIVE.NET
Decine di milioni di investimento della Provincia di Taranto nell'edilizia scolastica per dotare il territorio ionico di scuole all'altezza delle aspettative di studenti e famiglie. Questa mattina è toccato ai ragazzi dell'istituto Sforza di Palagiano...
Due violenze in tre giorni L'incubo del serial stupratore - il Giornale
Latenza (Taranto) Lui minacciato con una pistola, legato con una corda e chiuso nel portabagagli dell'auto, lei violentata. È accaduto alla periferia di Laterza, una quarantina di chilometri da Taranto, poco distante da Palagiano, il luogo di un'altra...
Taranto, il diesse Pagni a Calciopress - Calciopress.net
(CALCIOPRESS) Taranto - Il giovane diesse calabrese si gode il primo giorno di sole e mare con la famiglia; ma l'apparente relax non lo distoglie dall'imminente futuro. Emerge chiara la volontà del direttore sportivo rossoblu di ripartire subito per...
Agguato a Taranto ferito un 41 enne - La Gazzetta del Mezzogiorno
LIZZANO - Un uomo di 41 anni, Fabrizio Palmieri, di Lizzano (Taranto), è rimasto ferito in un agguato avvenuto ieri sera sulla strada provinciale Lizzano-Pulsano. L'uomo è stato ferito con due colpi di pistola alla spalla sinistra e al braccio destro....

Taranto

Panorama di Taranto

Taranto (in dialetto locale Tarde) è una città di 195.130 abitanti dell'Italia meridionale, capoluogo dell'omonima provincia della Puglia e terzo più popoloso comune dell'Italia meridionale peninsulare. L'area vasta tarantina è costituita da 28 comuni, dei quali Taranto è il capofila.

Situata nell'omonimo golfo sul Mar Ionio, si estende tra due mari: il Mar Grande ed il Mar Piccolo. Insieme a Pilone, nel territorio di Ostuni (BR), e a Santa Maria di Leuca (LE), rappresenta uno dei vertici ideali del Salento.

È sede di un grande porto industriale e commerciale e di un arsenale della Marina Militare Italiana, nonché della maggiore stazione navale. Vi si trova, inoltre, un importante centro industriale, con stabilimenti siderurgici (tra i quali il più grande centro siderurgico di Europa), petrolchimici, cementiferi e di cantieristica navale.

La sua provincia comprende 29 comuni ed è dedita all'agricoltura, alla pesca e all'industria nei settori aeronautico, chimico, alimentare, tessile, e all'artigianato nella lavorazione del legno, del vetro e della ceramica.

Taranto si affaccia sul Mar Ionio ed è definita la "città dei due mari": il Mar Piccolo ed il Mar Grande. Il Mar Piccolo è separato dal Mar Grande da due penisole che lo chiudono a golfo, orientate entrambe verso un'isola che costituisce il nucleo originale della città, e collegate ad essa tramite il ponte di Porta Napoli o Ponte di Pietra, ed il Ponte Girevole. L'isola è divenuta tale in seguito al taglio della penisola eseguito durante la costruzione del fossato del Castello Aragonese, trasformato in seguito nel canale navigabile che mette in comunicazione il Mar Piccolo con il Mar Grande. Quest'ultimo, chiamato più frequentemente "rada" in quanto vi sostano le navi in attesa, è separato dal Mar Ionio dalle Isole Cheradi di San Pietro e San Paolo e da Capo San Vito.

Il Mar Piccolo è da considerarsi un mare interno, pertanto, presenta problemi di ricambio idrico. I suoi due seni sono idealmente divisi dal ponte Punta Penna Pizzone, che congiunge punta Penna con punta Pizzone: il primo seno ha la forma di un triangolo grossolano, i cui vertici meridionali sono rappresentati dall'apertura ad est sul secondo seno, e dall'apertura ad ovest sul Mar Grande tramite il canale naturale di Porta Napoli; il secondo seno ha invece la forma di un'ellisse, il cui asse maggiore misura quasi 5 km in direzione sudovest-nordest.

Sia i venti che le maree, insieme alle sorgenti sottomarine con diversa salinità, condizionano l'andamento delle correnti di tipo superficiale e di tipo profondo tra i due seni del Mar Piccolo ed il Mar Grande. Nella parte settentrionale di entrambi i seni, sono localizzate alcune sorgenti sottomarine chiamate citri, che apportano acqua dolce non potabile mista ad acqua salmastra, donando alle acque del mare una condizione idrobiologica ideale per la coltivazione dei mitili, comunemente chiamati "cozze". Nel primo seno inoltre, sfocia il fiume Galeso.

La città si è sviluppata lungo tutte le coste summenzionate. Il borgo antico si trova sull'isola, la penisola ad est ospita il quartiere Borgo, attuale centro della città, nonché i quartieri Tre Carrare-Battisti, Italia-Montegranaro, Solito-Corvisea, Salinella, Talsano-San Donato, San Vito-Lama-Carelli e costituisce l'attuale asse di sviluppo della città. La penisola ad ovest, invece, ospita il quartiere Tamburi-Croce, nonché la zona industiale ed il porto commerciale. Più decentrato a nord del Mar Piccolo, si trova il quartiere Paolo VI.

Lo sviluppo lungo le penisole è iniziato verso la fine del XIX secolo; in precedenza infatti, la città era arroccata sull'isola. Questo è particolarmente osservabile considerando gli aspetti urbanistici della città: nel Borgo Antico si ha un intrico di vicoli, derivanti dalla costruzione di abitazioni quanto più possibile addossate per sfruttare tutto lo spazio disponibile e per facilitare la difesa in caso di invasioni, mentre nel Borgo Nuovo prevale un ordinamento più razionale, quasi a pianta di Ippodamo, modificata successivamente in una conformazione a ventaglio.

Il clima della città, espresso dalle rilevazioni della stazione ubicata presso l'aeroporto militare di Grottaglie, è tipicamente mediterraneo ma con non rare punte continentali. L'inverno è generalmente mite e piovoso ma non sono infrequenti le irruzioni di aria fredda da est, che di rado arrecano precipitazioni nevose (gennaio 2002). Molto calda ed afosa l'estate tarantina, con valori che talvolta raggiungono i 40 gradi (vi sono affinità con il clima di Foggia ma con minime mediamente più elevate).

La cronologia tradizionale, assegna la data della fondazione di Taranto al 706 a.C.. Le fonti tramandate dallo storico Eusebio di Cesarea, parlano del trasferimento di alcuni coloni spartani in questa zona per necessità di espansione o per questioni commerciali. Questi, distruggendo l'abitato indigeno, portarono una nuova linfa di civiltà e di tradizioni. La struttura sociale della colonia sviluppò nel tempo una vera e propria cultura aristocratica, la cui ricchezza proveniva, probabilmente, dallo sfruttamento delle risorse del fertile territorio circostante, che venne popolato e difeso da una serie di phrouria, piccoli centri fortificati in posizione strategica.

Una ricostruzione topografica che risulti attendibile della Taranto antica è molto difficile, in quanto l'attuale configurazione edilizia del Borgo Antico, è il risultato del millenario sovrapporsi di interventi urbanistici. Le continue demolizioni e ricostruzioni, avvenute spesso riutilizzando materiali e resti architettonici di varia provenienza, hanno contribuito significativamente alla cancellazione delle tracce del passato. A questo si vanno ad aggiungere il trafugamento di reperti archeologici e gli scavi distruttivi, operazioni che hanno reso spesso arduo il lavoro degli studiosi impegnati sia nella comprensione della città greco-romana, che nell'attribuzione ai reperti della giusta identità e ubicazione.

Il dialetto tarantino affonda le sue origini nell'antichità, quando il territorio era dominato dalle popolazioni messapiche. La colonizzazione dei Greci che vide affiorare Taras, non solo come città più importante della Magna Grecia, ma anche come centro culturale, poetico e teatrale, ha lasciato un notevole influsso linguistico, sia dal punto di vista lessicale che morfo-sintattico, nonché un particolarissimo accento che secondo gli studiosi doveva corrispondere all'antica cadenza dorica. Questi influssi sono ancora oggi notabili in parole di origine greca. La particolare chiusura vocalica e l'allungamento delle "vocali dure", hanno dato al dialetto tarantino una cadenza che ricorda molto un "dialetto arabo", se pur con qualche accenno alle sonorità doriche arcaiche.

Taranto deve da sempre ai suoi mari la sua stessa esistenza. L'acqua dolce e pura delle sorgenti, il clima temperato, le coste verdeggianti e la pescosità varia ed abbondante, fecero della città un luogo generoso e prospero per i residenti, nonché un porto ricco e sicuro per i naviganti del Mar Mediterraneo. Per questi motivi, la Taranto magno-greca fu un importante centro di scambi commerciali soprattutto con la Grecia e l'Asia Minore. Nel Mar Piccolo in particolare, era fiorente l'industria per la lavorazione del bisso e per la produzione della porpora.

Nonostante il successivo sviluppo del porto concorrenziale di Brindisi per volontà dei conquistatori romani, Taranto continuò a mantenere una notevole importanza, trasformandosi in un luogo di villeggiatura. Il successivo avvicendamento dei Bizantini, dei Goti e di Longobardi, ne sancì purtroppo il lungo ed inesorabile decadimento, la cui drammaticità fu raggiunta con la distruzione totale della città ad opera dei Saraceni nel 927.

Il porto turistico di Taranto è situato sulle aree del Molo Sant'Eligio, nella parte del Borgo Antico prospiciente il Mar Grande: questa ubicazione, consente l'osservazione dei numerosi elementi di rilevanza storica, culturale, archeologica ed architettonica che caratterizzano l'intera isola.

La struttura prevede 254 posti barca, ed è dotata di pontili fissi e galleggianti, di una banchina e di uno scalo di alaggio, di piazzali di rimessaggio, di parcheggi ed aree verdi attrezzate.

Vengono inoltre erogati servizi di ricezione e ristoro, e tutti i servizi connessi con il turismo nautico: attracco attrezzato, riparazione, rifornimento carburanti, informazioni turistiche, nonché attività ricreative, sportive, culturali ed artistiche.

I ristoranti tradizionali della città offrono una cucina leggera ma gustosa, che combina sapientemente i frutti di mare con i prodotti della terra, conditi con l'ottimo olio extravergine di oliva tarantino (Olio Terre Tarentine DOP). Piatti tipici come i cavatelli con le cozze, il risotto ai frutti di mare, il polpo ed il pesce alla griglia, sono accompagnati da ortaggi crudi o cucinati nei modi più vari: i pomodori, i peperoni, le melanzane, i carciofi ed i legumi sono particolarmente saporiti.

Da non dimenticare le orecchiette (a Taranto chiamate chiangarèdde) con le cime di rapa o al ragù, nonché le mozzarelle e le provole fresche, o gli involtini di vitello e i fegatini alla brace, accompagnati con i vini del territorio (Aleatico di Puglia DOC, Lizzano DOC, Martina Franca DOC, Primitivo di Manduria DOC).

Arance, mandarini, clementine (Clementina del Golfo di Taranto IGP), uva, fichi e angurie non mancano mai sulle tavole imbandite, così come i dolci di miele ed in pasta di mandorle, o le più tipiche Carteddàte, Sannacchiùdere e Pettole, preparate nell'occasione di particolari festività o ricorrenze.

Tra il VI ed il IV secolo a.C., grazie alle partecipazioni alle feste panelleniche, che si celebravano con gare ginniche, si instaurarono rapporti di tipo sportivo tra la città di Taranto e la Grecia Continentale. Nel momento in cui i Giochi Olimpici raggiunsero una certa importanza, alle competizioni presero parte anche i popoli della Magna Grecia, compresi gli atleti tarantini. Fu proprio in questo periodo che gli atleti di Taranto si affermarono in importanti discipline olimpiche. Tra questi il più importante fu Icco, medico ginnasiarca e maestro, nonché fondatore della ginnastica medica e della dieta atletica. Vincitore del Pentathlon nella 77ª Olimpiade (472 a.C.), gli venne dedicato un monumento nel tempio di Giunone ad Olimpia a testimonianza di questa sua vittoria. Testimonianza fondamentale delle vittorie ai Giochi di Olimpia è anche il famoso Atleta di Taranto, il cui sarcofago è esposto nel Museo nazionale archeologico di Taranto. Dalle analisi effettuate sulle tre anfore panatenaiche rinvenute insieme al sarcofago, è stato possibile dedurre che l'atleta si affermò in due specialità del pentathlon (lancio del disco e salto con gli halteres, pesi a forma semilunata), nel pugilato e nella corsa con la quadriga. L'importanza dello sport era particolarmente sentita a Taranto, tanto che vi si celebravano spesso manifestazioni sportive. Nel Ginnasio tarantino, infatti, la gioventù si esercitava a corpo nudo e si allenava nelle varie specialità sportive. Dopo quelli di Crotone, gli atleti di Taranto furono tra i più rinomati della Magna Grecia.

Taranto ha dato i natali e ha ospitato numerose personalità illustri che hanno contribuito fin dall'antichità a scrivere la storia della città: dal filosofo pitagorico Archita, la cui politica di sviluppo portò Taranto a diventare la metropoli più ricca e importante della Magna Grecia, al drammaturgo Livio Andronico, primo traduttore in latino dell'Odissea di Omero nell'opera nota come Odusia.

Si ricordano inoltre il vescovo irlandese san Cataldo, patrono della città, ed il compatrono sant'Egidio Maria da Taranto, unico santo della Chiesa cattolica nativo di Taranto.

Per motivi di studio vi soggiornarono anche l'attore Rodolfo Valentino e il cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri nonché presidente del partito della Democrazia Cristiana Aldo Moro.

Taranto presenta sul suo territorio architetture che testimoniano la sua importanza storica e culturale: dagli antichi luoghi di culto, tra i quali i resti del Tempio Dorico e la Cripta del Redentore, ai palazzi appartenuti alle famiglie nobili ed alle personalità illustri della città, tra i quali Palazzo Pantaleo e Palazzo d'Ayala Valva.

La città offre inoltre una ricca varietà architettonica a testimonianza della forte religiosità e devozione: si va dal romanico al barocco della facciata della cattedrale di San Cataldo, dal gotico della chiesa di San Domenico Maggiore alle forme decisamente più eleganti delle chiese dalle linee rinascimentali e neoclassiche.

Numerose anche le cripte, i monasteri, i santuari e le edicole votive.

Il Museo nazionale archeologico di Taranto, identificato anche dall'acronimo "MARTA", è un importante museo archeologico dove è esposta, tra l'altro, una delle più grandi collezioni di manufatti dell'epoca della Magna Grecia, tra cui i famosi Ori di Taranto. Il museo, sito in corso Umberto I al civico 42, è stato fondato nel 1887 ed occupa la sede dell'ex convento di San Pasquale di Baylon, edificato nel XVIII secolo. L'archeologo Luigi Viola voleva farne un Museo della Magna Grecia, ma esso è sempre stato dedicato, principalmente, alla documentazione archeologica di Taranto e del resto della Puglia.

Il piano rialzato del museo è utilizzato, attualmente, per esposizioni temporanee.

Il primo piano ospita la sezione greco-romana inerente la società tarantina.

Il secondo piano ospita la sezione preistorica del Paleolitico e dell'età del Bronzo inerente l'intero territorio pugliese. Al centro di una delle sale è custodita anche la tomba dell'Atleta di Taranto.

Lo studio delle necropoli scoperte nella città, ha fornito agli archeologi una grande quantità di informazioni sulla società, sulla cultura, sull'arte e sul lavoro degli antichi popoli del periodo greco-romano. I resti ritrovati, testimoniano la presenza di veri e propri rituali funerari: le sepolture avvenivano per inumazione, cioè seppellendo i defunti in posizione fetale, ma anche mediante cremazione, cioè bruciando i corpi dei defunti e conservandone le ceneri in un'urna.

All'interno delle tombe veniva deposto il corredo funerario, solitamente legato alla vita quotidiana dell'individuo, pertanto le stesse venivano corredate con utensili, vivande e gioielli, nel tentativo di imitare la casa del defunto.

Le 160 sepolture sono dislocate in sette siti archeologici: la necropoli di via Marche, le tombe a camera di via Umbria, di via Sardegna e di via Pio XII, la tomba a semicamera di via Alto Adige, l'ipogeo Genoviva di via Polibio e la "tomba degli atleti" di via Francesco Crispi.

Di particolare rilievo è l'ipogeo "De Beaumont Bonelli Bellacicco", sito nel Borgo Antico in corso Vittorio Emanuele al civico 39, una struttura straordinaria che narra la storia di Taranto sin dall'epoca geologica risalente a circa 65 milioni di anni fa, con successive tracce magno-greche, bizantine, medioevali e del XVIII secolo.

L'ipogeo si sviluppa su tre livelli per complessivi 700 metri quadri e per 14 metri sotto il livello stradale. Al suo interno si trova il banco di roccia calcarea, sulla quale si possono ammirare i resti fossili dei mitili tipici di Taranto. Le mura perimetrali sono di origine bizantina, mentre è molto probabile che il muro che divide la struttura dal mare possa avere origini magno-greche.

L'ipogeo ha infatti uno sbocco esclusivo al livello del mare, che permette l'accesso diretto alla battigia del lungomare del Borgo Antico.

Su questa struttura è stato eretto in epoca successiva il Palazzo de Beaumont Bonelli, residenza della Marchesa De Beaumont e del Principe Bonelli suo marito.

Entrambe le strutture, benché private, sono a disposizione dei visitatori gratuitamente, in quanto patrimonio della storia e dell'arte di Taranto.

L'azienda che gestisce il servizio di trasporto pubblico in tutto il territorio comunale è la Società per azioni AMAT. Il trasporto pubblico a Taranto nacque nel 1885, in seguito alla richiesta di istituzione di un servizio che venisse incontro alle esigenze dei lavoratori dell'Arsenale Militare Marittimo. Dal 2003 è stato istituito il servizio di idrovie, grazie all'utilizzo delle due motonavi Clodia e Adria.

La città è sede della seconda facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari e di numerosi corsi di laurea erogati dall'Università degli Studi di Bari, nonché sede decentrata della LUMSA - Libera università Maria SS. Assunta di Roma e dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Inoltre il 17 maggio 2006 il rettore dell'Università di Bari, Giovanni Girone, ha firmato il decreto che sancisce l'autonomia delle seconde facoltà di Economia, di Giurisprudenza e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali a decorrere dal 1º ottobre 2006: questo costituisce un passo importante verso l'istituzione dell'Università degli Studi di Taranto, che per altro è stata oggetto di numerosi disegni di legge fino ad oggi non concludenti.

La città è sede anche di numerosi Licei, Istituti e Biblioteche. I primi furono il Liceo Ginnasio "Archita" del 1872, il Liceo Scientifico "Giuseppe Battaglini" e l'Istituto Tecnico per le Attività Sociali "Maria Pia di Savoia", entrambi del 1927. Il Liceo "Archita" fu istituito inizialmente come collegio maschile per ragazzi di buona famiglia, mentre l'Istituto "Maria Pia di Savoia" nacque come scuola privata di avviamento professionale per la donna. Nella città ha sede anche il Liceo Ginnasio Statale "Aristosseno" che per il ramo linguistico prevede l'indirizzo internazionale, sperimentato solo in pochissime città italiane.

La Biblioteca Comunale conta nella sezione "Rari" 33 manoscritti, 4 incunaboli, circa 300 cinquecentine, numerose opere del seicento, del settecento e dell'ottocento e 4 pergamene.

Nato nel 1914 come "Laboratorio Demaniale di Biologia Marina" per la ricerca applicata alla molluschicoltura, l'Istituto Sperimentale Talassografico "Attilio Cerruti" ha sede in via Roma, ed è intitolato al suo fondatore per i meriti acquisiti in campo scientifico. Attilio Cerruti incrementò notevolmente l'attività scientifica e il patrimonio del laboratorio, ospitato in due vani concessi dal Comune fino al trasferimento presso la sede attuale, costruita nel 1932 in stile rinascimentale. Entrato a far parte definitivamente del Consiglio Nazionale delle Ricerche nel 1977, afferisce al Comitato Nazionale per le Scienze e le Tecnologie dell'Ambiente e dell'Habitat.

La sede dell'istituto è all'interno di un parco in prossimità del canale navigabile, quindi in una posizione privilegiata per l'accesso al Mar Piccolo e al Mar Grande. La disponibilità di moderne attrezzature di laboratorio nel campo della spettrofotometria ad assorbimento atomico, della gascromatografia, della cromatografia liquida ad alta pressione, della spettrometria di massa, della polarografia e dell'analisi automatica delle acque, e la disponibilità di un'imbarcazione di 15 metri, ne fa un centro ideale per l'attività di ricerca in campo marino. Sono inoltre presenti nei locali camere termostatiche per colture di organismi marini animali e vegetali, e 5 vasche di 40 metri cubi alimentate con acqua di mare.

Sono annessi all'istituto un museo e una biblioteca: il museo contiene una collezione di circa 3.000 reperti riferiti alla vita del mare e alla ricerca, alcuni risalenti al XIX secolo, mentre la biblioteca è dotata di un'emeroteca con 180 periodici nazionali e 600 riviste internazionali, nonché 1.650 volumi e una ricca collezione di estratti e monografie.

La Fondazione Marittima "Alessandro Michelagnoli" si prefigge lo scopo di favorire la cultura umanistica, scientifica e tecnica del mondo del mare e valorizzare e promuovere la ricerca marina. Nata il 12 maggio 1989 con il patrocinio della Marina Militare Italiana, ha sede in corso Umberto al civico 147, ed è intitolata all'ammiraglio tarantino Alessandro Michelagnoli, che contribuì dopo la seconda guerra mondiale alla rinascita della Marina e ne ricoprì negli anni '60 il massimo incarico di Capo di Stato Maggiore.

La fondazione opera d'intesa con organismi universitari e della ricerca nazionali e regionali, tra cui il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare ed il Consiglio Nazionale delle Ricerche, e si avvale della professionalità di ingegneri, architetti, biologi, geologi, oceanografi, ufficiali della Marina, collaboratori del mondo istituzionale ed industriale, che hanno a disposizione un laboratorio di informatica per l'editoria elettronica, per le applicazioni e le banche dati multimediali sul mondo marino, una mediateca ed una biblioteca ricca di diapositive, fotografie, documenti multimediali e libri pertinenti, nonché la Galleria della Scienza e della Tecnica, con opere di elevato valore scientifico-divulgativo.

L'Isola dei Delfini è un presidio multizonale di sanità e benessere della fauna marina protetta. Dovrebbe sorgere nel Borgo Antico della città nei pressi del Molo Sant'Eligio, e sarà costituito da un presidio multizonale medico veterinario, un pronto soccorso con sale cliniche mediche, chirurgiche ed ostetriche, la sala autopsia ed i laboratori di anatomia patologica, parassitologia, tossicologia e malattie infettive. Poco distante, nelle acque del Mar Grande, saranno dislocate le vasche galleggianti di degenza e quarantena destinate ad ospitare cetacei, tartarughe marine, foche e otarie, per consentirne lo studio e l'osservazione.

Il centro, unico in Europa nel suo genere, si avvarrà della collaborazione della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Bari - Corso di Laurea in Scienze della Maricoltura di Taranto, e si propone come promotore di specifiche iniziative mirate alla salvaguardia ambientale e all'osservazione degli animali. L'avvio dell'attività è previsto a completamento delle strutture.

Il giovane dio sullo stemma è Taras, figlio del dio Poseidone, ma precedentemente al suo posto era raffigurato un uomo barbuto coronato, che portava al posto del drappo uno scudo con sopra uno scorpione. Questa rappresentazione fu abbandonata su ispirazione delle monete magno-greche del periodo di massimo splendore, in quanto l'uomo barbuto raffigurava Poseidone, e non suo figlio morto fanciullo.

Il precedente sindaco Rossana Di Bello si è dimessa dall'incarico 17 febbraio 2006, a seguito ad una condanna ad un anno e quattro mesi (pena sospesa) per abuso d'ufficio e falso ideologico nell'ambito dell'inchiesta sull'affidamento della gestione dell'inceneritore cittadino alla società Termomeccanica. Al suo posto il prefetto ha nominato Tommaso Blonda quale commissario straordinario il quale è rimasto in carica fino alle successive elezioni del 27 e 28 maggio 2007.

Durante il commissariamento, il comune ha dichiarato lo stato di dissesto finanziario. Nel marzo del 2007 Francesco Boccia, capo della commissione di liquidazione, ha accertato che il Comune di Taranto aveva accumulato debiti per 637 milioni di euro, a fronte di entrate disponibili per meno di 60 milioni di euro. Si tratta del più grave dissesto finanziario di un ente locale italiano mai verificatosi, secondo, nel mondo, solo a quello di Seattle.

Il 9 aprile 1993, la frazione di Statte si è separata da Taranto diventando comune autonomo.

Per la parte superiore



Golfo di Taranto

Foto satellitare del Golfo di Taranto

Il Golfo di Taranto è il tratto di mare compreso tra Punta Meliso di Santa Maria di Leuca (LE) e Punta Alice. La linea di base che lo racchiude è lunga 60 miglia marine.

All'interno del golfo si trovano le Isole Cheradi, nonché il terminal container di Taranto, e le stazioni di nautica da diporto di Taranto, Campomarino di Maruggio (TA), Gallipoli (LE) e Santa Maria di Leuca (LE).

Giuridicamente, il golfo è definito "baia storica" dal Decreto presidenziale n. 816 del 26 aprile 1977 e pertanto l'Italia lo ha sempre considerato come un mare interno facente parte delle acque territoriali sotto la completa giurisdizione dello stato. Il titolo storico posto a base del provvedimento italiano di chiusura del golfo, può essere individuato nel possesso dell'area da parte dei sovrani territoriali che si sono avvicendati nella zona, il cui esercizio fu reso possibile dalla conformazione del golfo, profondamente indentato tra la Puglia e la Calabria, e quindi controllabile dalle popolazioni locali in relazione alle loro esigenze di difesa e di sfruttamento economico. Esempio di tale possesso, è costituito dal trattato tra Taranto e Roma del 303 a.C. citato dallo storico Appiano, che vietava ai Romani di entrare nel golfo oltrepassando Capo Lacinio, la cui violazione da parte romana costituì nel 282 a.C. motivo di guerra tra le due città. L'esistenza di diritti di sfruttamento esclusivi è anche attestata da vari atti risalenti al periodo del Vicereame spagnolo del Regno di Napoli, a partire dal XVI secolo, ed al successivo Regno delle Due Sicilie, con cui fu riconosciuta alla popolazione tarantina la privativa della pesca nel golfo assoggettandola al pagamento di tributi doganali. Durante la I Guerra Mondiale, con Decreto legislativo del 24 agosto 1915 n. 1312, ne fu inoltre decretato il divieto di navigazione per ragioni militari.

Il provvedimento italiano di chiusura del golfo attuato nel 1977 è stato contestato nel 1981 dal Regno Unito e nel 1984 dagli Stati Uniti d'America essendo ritenuto carente dei requisiti che il diritto internazionale richiede per la formazione di un valido titolo storico. La disputa, comunque, sembra essere abbandonata da tempo, anche per il perdurare delle relazioni militari tra i governi interessati: nel Golfo di Taranto ha infatti sede una importante base navale della NATO.

Il golfo associa il suo nome ad uno dei prodotti italiani ad Indicazione Geografica Protetta: la Clementina del Golfo di Taranto, un incrocio tra il mandarino e l'arancio.

Per la parte superiore



Storia di Taranto

Moneta di Taranto durante l'occupatione di Annibale

Voce principale: Taranto.

La storia di Taranto ha inizio nell'VIII secolo a.C., sebbene insediamenti precedenti siano stati attestati.

La cronologia tradizionale, assegna la data della fondazione di Taranto al 706 a.C. Le fonti tramandate dallo storico Eusebio di Cesarea, parlano del trasferimento di alcuni coloni Spartani in questa zona per necessità di espansione o per questioni commerciali. Questi, distruggendo l'abitato indigeno, portarono una nuova linfa di civiltà e di tradizioni. La struttura sociale della colonia sviluppò nel tempo una vera e propria cultura aristocratica, la cui ricchezza proveniva, probabilmente, dallo sfruttamento delle risorse del fertile territorio circostante, che venne popolato e difeso da una serie di "phrouria", piccoli centri fortificati in posizione strategica.

La leggenda racconta che nell'VIII secolo a.C., l'eroe spartano Falanto divenne il condottiero dei Partheni, cioè di quel gruppo di cittadini emarginati in quanto figli illegittimi dell'aristocrazia al potere nella città di Sparta. Consultando l'Oracolo di Delfi prima di avventurarsi per mare alla ricerca di nuove terre, apprese che sarebbe giunto nella terra di Saturo, e che avrebbe fondato una città nel luogo in cui egli avesse visto cadere la pioggia da un cielo sereno e senza nuvole (in greco ethra). Falanto si mise in viaggio, fino a quando giunse nei pressi della foce del fiume Tara. Addormentatosi sul grembo della moglie, ella cominciò a piangere a dirotto, ripensando all'oscuro responso dell'Oracolo e alle difficoltà sopportate, bagnando con le sue lacrime il volto del marito. L'oracolo si era avverato, una pioggia era caduta su Falanto da un cielo sereno: le lacrime della moglie Ethra. Sciolto l'enigma, l’eroe si accinse a fondare la sua città a cui diede il nome di Saturo, cioè "città dedicata a Sat" (Sat-Ur).

Un’altra versione sull'origine di Taranto, farebbe risalire la nascita della città a 2000 anni prima di Cristo, ad opera di Taras, uno dei figli di Poseidone. Taras sarebbe giunto in questa regione con una flotta, approdando presso un corso d'acqua che poi da lui stesso avrebbe preso il nome: il fiume Tara. Sempre secondo la leggenda, Taras avrebbe edificato non solo la città che sarebbe divenuta Taranto, ma anche quella che egli dedicò a sua moglie Satureia e che chiamò Saturo. Un giorno Taras sarebbe scomparso nelle acque del fiume e dal padre sarebbe stato assunto fra gli eroi.

L'antica Taranto ebbe un grande culto per il dio Poseidone e naturalmente nella città, non poteva non essere eretto un tempio dedicato a questa mitica divinità. Più tardi, nel II millennio a.C., giunsero dal mare anche delle colonie Arii, le quali, attratte dalla particolare conformazione della costa, costruirono le loro case su palafitte. A poco a poco gli Arii riuscirono a sottomettere le popolazioni locali ed a controllare tutto il territorio.

Intorno al 500 a.C. la città era governata da un istituto di tipo monarchico. È noto infatti un re tiranno di nome Aristofilide ed una conflittualità politica tale da provocare un gran numero di esuli.

L'ultimo re tarantino, legato ad una discendenza che prediligeva interessi esclusivamente di tipo agricolo, fu indotto per mentalità a tradurre erroneamente la grandezza della sua gente in potenza bellica. Per tale motivo, continue furono le aggressioni condotte ai danni dei vicini Peucezi e Messapi, fino alla definitiva sconfitta subita ad opera degli Iapigi nel 473 a.C., annoverata dallo storico greco Erodoto tra le più gravi sconfitte inflitte a popolazioni di stirpe greca. Questo evento provocò la crisi della classe aristocratica al potere, che non poté opporsi ad una rivoluzione istituzionale di tipo democratico, in quanto decimata dalla guerra: molti aristocratici furono uccisi, e gli stessi Pitagorici vennero allontanati.

Nella prima metà del V secolo a.C. la città subì una profonda trasformazione urbanistica. Si costruì infatti una nuova cinta difensiva e si ampliò la superficie monumentale, che raggiunse il suo culmine con la costruzione di un imponente tempio dorico sull'acropoli.

La democrazia tuttavia, non arrestò la politica aggressiva nei confronti del mondo esterno. Tra il 444 a.C. ed il 433 a.C., la città ingaggiò una guerra per il possesso della Siritide con la colonia panellenica di Thurii, che si concluse con l’accordo per la costituzione di una subcolonia mista di Thurini e Tarantini, che prese il nome di Heraclea, in cui prevalse ben presto la componente dorica di Taranto.

Verso la fine del secolo, Taranto si allineò alla politica di Sparta, e in occasione della guerra del Peloponneso contro Atene, pur non entrando direttamente nel conflitto, negò nel 415 a.C. l'approdo presso il suo porto alle navi della flotta ateniese dirette verso la Sicilia, in occasione della disastrosa spedizione ateniese. Il periodo di maggiore floridezza fu vissuto dalla città durante il governo settennale di Archita, che segnò l'apice dello sviluppo tarantino ed il riconoscimento di una superiorità politica sulle altre colonie dell'Italia meridionale. Dal 343 a.C. al 338 a.C. i Tarantini si scontrarono con i Messapi, rimediando una sconfitta che culminerà con la morte del Re spartano Archidamo III, accorso in aiuto della città magno-greca. Nel 335 a.C. giunse in soccorso della città Alessandro I d'Epiro il molosso contro i Lucani, i Bruzi ed i Sanniti, riuscendo a conquistare le città di Brentesion, Siponto , Heraclea, Cosentia e Paestum. Nel 303 a.C., allo scopo di frenare l'espansione della città di Taranto, i Lucani si allearono con Roma, la quale tuttavia preferì concordare la pace con la città magno-greca; nei trattati fu inclusa una clausola in base alla quale veniva vietato alle navi romane di spingersi più ad oriente del promontorio Lacinio.

Nel 282 a.C., Roma inviò una flotta composta da dieci navi in soccorso degli abitanti di Thurii assediati dai Lucani: per raggiungere Thurii, i Romani dovettero oltrepassare il promontorio Lacinio, e pretesero di ormeggiare nel porto di Taranto. La città festeggiava in onore di Dioniso, e la popolazione assisteva ai giochi nell'anfiteatro che sorgeva vicino al mare: viste all'orizzonte le navi romane che si dirigevano al porto, i Tarantini, che già odiavano Roma per le sue mire espansionistiche e per gli aiuti che aveva sempre prestato ai governi aristocratici, considerarono questa una violazione del trattato del 303 a.C., e non esitarono quindi ad affrontarle con la propria flotta, riuscendo ad affondare quattro navi e a catturarne una, e facendo molti prigionieri tra i Romani. Non appagati, marciarono contro la vicina Thurii, sopraffacendo il presidio romano e saccheggiando la città. Nonostante l'oltraggio subito, Roma non volle cominciare un guerra che avrebbe sicuramente richiamato nella penisola milizie greche o cartaginesi, pertanto inviò nella città come ambasciatore Lucio Postumio, per chiedere con fermezza la restituzione della nave e dei prigionieri catturati, nonché che si abbandonasse Thurii. Postumio fu accolto dalla popolazione con dileggio e sarcasmo a causa del suo abbigliamento e per gli errori commessi parlando il greco. Avendo inoltre proferito delle minacce, la reazione dei Tarantini fu quella di invitare l'ambasceria stessa ad abbandonare subito la città, e si racconta che in quell'occasione un uomo di nome Filonide, soprannominato "Kotylè" per il suo aspetto, orinò sulla toga di Postumio, il quale così ammonì la popolazione: "Per lavare questa offesa spargerete una gran quantità di sangue e verserete molte lacrime". Tutto questo fu il pretesto affinché la guerra venisse dichiarata nel 281 a.C.

Taranto, per resistere alla potenza di Roma, strinse un’alleanza con Pirro, Re dell'Epiro e nipote di Alessandro Magno, il quale inviò il suo luogotenente Milone con un esercito di circa 30.000 uomini e 20 elefanti, obbligando i Tarantini validi ad arruolarsi.

Gli scontri tra epirei e romani furono sempre durissimi e costosi in termini di vite umane: la famosa Battaglia di Heraclea del 280 a.C., che vide protagonisti il console romano Publio Valerio Levino e lo stesso Pirro, costò 7.000 morti, 2.000 prigionieri e 15.000 feriti ai romani, mentre 4.000 morti e un gran numero di feriti si contarono tra i greci. I successi degli epirei furono conseguiti grazie alla presenza in battaglia degli elefanti da guerra, animali tanto imponenti quanto sconosciuti ai legionari romani.

Un altro successo fu conseguito della lega tarantino-epiriota nella Battaglia di Ascoli Satriano del 279 a.C., ma nonostante le iniziali vittorie, Pirro non abbandonò mai il desiderio di concludere trattative di pace con i romani, consapovole della potenza dei suoi avversari. Nel frattempo questi ultimi, avendo appreso che gli elefanti si spaventavano alla vista del fuoco, avevano appositamente costruito dei carri armati con all'estremità dei bracieri, ragion per cui le sorti delle successive battaglie si spostarono sempre più a favore di Roma, tanto che Pirro decise di stipulare un trattato con cui si impegnava ad abbandonare l'Italia, a patto però che si lasciasse tranquilla Taranto.

Tuttavia Roma tornò ben presto in campo contro i popoli del Mezzogiorno, e Pirro fu nuovamente invitato a ritornare in Puglia da messi inviati dall'Italia meridionale. Le sconfitte di Pirro furono questa volta molto più incisive rispetto al passato, tanto che dopo la disfatta di Malevento si ritirò in Grecia (dove morì poco dopo), lasciando a Taranto una piccola guarnigione comandata da Milone.

I Tarantini allora chiamarono una flotta cartaginese a sostegno, affinché li aiutasse a liberarsi del presidio epirota. Per tutta risposta Milone consegnò la città al console romano Lucio Papirio Cursore, e così Taranto cadde in potere dei romani nel 272 a.C. Papirio fece smantellare le mura della città, le impose un tributo di guerra e gli sottrasse tutte le armi e tutte le navi. Tutto ciò che ornava Taranto (statue dell'arte greca, oggetti preziosi, pregevoli quadri) e qualsiasi cosa di valore, fu inviato a Roma, insieme ai matematici, ai filosofi, ai letterati, tra cui Livio Andronico, che tradusse dal greco l'Odissea per far conoscere ai romani l'epica greca; il grande poeta Leonida, invece, riuscì a fuggire prima della capitolazione della città, ma da quel momento visse un'esistenza miserrima, morendo in esilio. Roma si astenne dall’infliggere a Taranto punizioni, e mise la città nel novero delle alleate, proibendole però di coniare moneta.

Durante la seconda guerra punica, in seguito all'esecuzione di due prigionieri tarantini rei di aver tentato la fuga, crebbero nella città i sentimenti contro i Romani. Grazie al tradimento di due cittadini favorevoli all'arrivo dei Cartaginesi, Annibale riuscì nel 212 a.C. ad impadronirsi della città, costringendo i Romani a rinchiudersi in una roccaforte e a difenderla ad oltranza, cosa che gli impedì di usare Taranto come base per le sue truppe. Nel 209 a.C., il console romano Quinto Fabio Massimo si impadronì nuovamente della città, questa volta grazie al tradimento di un ufficiale cartaginese. Nel 123 a.C. Gaio Gracco istituì una colonia romana nel territorio confiscato dallo stato romano. Dopo l'89 a.C., la comunità greca e la colonia romana confluirono in un'unica struttura amministrativa, il cosiddetto "municipium", segnando l'omologazione completa di Taranto nella Repubblica Romana.

Nell'occasione della stipula di uno storico patto tra Augusto e Marco Antonio nel 37 a.C., la città venne fornita di un acquedotto e di un anfiteatro. Il I secolo a.C. fu caratterizzato nel complesso da una sopravvivenza difficile e solo verso la sua fine si registrò una certa ripresa. La città mantenne un buon livello di vita urbana all'epoca di Traiano, durante il quale furono costruite le terme "Pentascinenses".

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Taranto si avviò dopo tanto splendore verso un periodo di decadenza lungo ed inesorabile, a causa anche dello sviluppo progressivo del porto concorrenziale di Brindisi. La popolazione assistette più volte all'avvicendarsi dei Bizantini, dei Goti e dei Longobardi: Belisario la occupò e la ripopolò, ma Totila con i suoi Goti la conquistò, creandovi un forte presidio.

Il generale greco Narsete, successore di Belisario, sconfisse Totila e la rifece bizantina. Poi, nel 568 calarono i Longobardi di Alboino e la conquistarono.

Nella primavera del 663 il basileus Costante II Eraclio sbarcò a Taranto con una flotta, e strappò ai Longobardi la città, le Murge, il Salento e il Gargano. Tornato l'Imperatore a Costantinopoli, i Longobardi ripresero la lotta, prima col duca Grimoaldo, e poi con il di lui figlio Garibaldo, che nel 686 riconquistò Taranto e Brindisi. Attorno all'anno 700 iniziarono le scorrerie dei Berberi, che dureranno fino all'anno 1000.

L'inizio dell'IX secolo fu caratterizzato dalle lotte interne che indebolirono il potere longobardo. Nell'840 un principe longobardo di Benevento fu tenuto prigioniero a Taranto, ma alcuni suoi sostenitori lo liberarono, lo riportarono a Benevento e lo proclamarono principe. Nel frattempo i Saraceni riuscirono ad assumere il controllo della città, istituendovi un emirato che si attivò per un quarantennio, e trasformandola in un'importante base navale e militare dalla quale partirono frequentemente navi cariche di prigionieri destinati al mercato degli schiavi. Nel corso dello stesso anno, una flotta veneziana composta da 60 navi al soldo dell'imperatore Teofilo II di Bisanzio, fu sconfitta nel golfo di Taranto dalla flotta saracena, la quale riuscì a risalire l'Adriatico saccheggiando le città costiere. Nell'850 quattro colonne saracene partirono da Taranto e Bari per saccheggiare Calabria, Campania, Puglia, Molise e Abruzzo. Ancora, nell'anno 854, da Taranto partì una spedizione guidata da ‘Abbās ibn Fā'id che saccheggiò la provincia di Salerno. Nell'871, e successivamente nell'875, Taranto accolse le truppe saracene destinate al saccheggio della Campania e della Puglia.

Nell'880 l'imperatore Basilio I il Macedone, deciso a sottrarre ai Saraceni le terre pugliesi, inviò due eserciti guidati dai generali Procopio e Leone Apostyppes ed una flotta navale al comando dell'ammiraglio Nasar: bloccata la via del mare dalla flotta bizantina, i Saraceni al comando di ‘Othmān vennero sconfitti, e così Taranto fu sottratta al loro dominio.

Tra i primi atti del governo bizantino del generale Apostyppes vi fu la riduzione in schiavitù degli abitanti di origine latino-longobarda, ormai convertiti ai costumi islamici, e l'accoglienza di coloni greci per ripopolare la città. Dal 922 la città continuò a subire le incursioni saracene: il 15 agosto 927, i Musulmani guidati dallo schiavone Sabir, distrussero definitivamente la città greco-romana, infierendo contro i cittadini e massacrandoli senza pietà, deportando come schiavi in Africa tutti i superstiti. Pochi scamparono alla morte cercando rifugio nelle Murge.

Nel 967, dopo quarant'anni, l'imperatore bizantino Niceforo II Foca, giustamente considerato il secondo fondatore di Taranto, cedendo alle reiterate pressioni dei superstiti, s'interessò alla città decidendo di ricostruirla, facendo così nascere l'odierno Borgo Antico: spazzò via le rovine della vecchia città e dell'acropoli, fece colmare il tratto costiero lungo il mar Piccolo per facilitare il lavoro dei pescatori, costruì un ponte su 7 arcate e ricostruì l'antico acquedotto romano su 203 arcate, che proprio attraverso il ponte, convogliava nella città le acque delle vicine Murge.

I pescatori che erano emigrati, cominciarono a rientrare fiduciosi ed a popolare la zona spianata sul mar Piccolo.

Nel 977 Taranto subì nuovamente l'attacco dei Saraceni, guidati da Abū 'l-Qāsim che depredò la città e fece numerosi prigionieri, bruciando alcuni quartieri. Nel 982 fu base di partenza dell'esercito imperiale guidato da Ottone II, che venne poi sconfitto dai Saraceni di Abū 'l-Qāsim nella battaglia di Stilo. Nella tarda primavera del 1042 vi sbarcò Giorgio Maniace, inviato dall'imperatore bizantino Michele V Calafato per riconquistare le terre pugliesi perdute; qui riorganizzò le sue truppe prima di ripartire per l'Oriente, dopo essersi ribellato al nuovo imperatore Costantino IX Monomaco.

Conquistata dai Normanni con Roberto il Guiscardo, Taranto si accinse a diventare la capitale di uno dei più vasti e più potenti domini feudali del Regno di Sicilia. Alla morte di Roberto nel 1085, si accesero aspre rivalità tra Boemondo I d'Antiochia e Ruggero Borsa, i figli avuti rispettivamente dalla prima e dalla seconda moglie. Boemondo, figlio della prima moglie Alberada ripudiata dal marito, fu escluso dalla successione al ducato di Puglia, e decise pertanto di far valere i propri diritti con le armi, riuscendo ad impadronirsi di Oria e portandosi insieme ai sui seguaci nei territori di Taranto e di Otranto con frequenti scorrerie.

Onde evitare conseguenze più nefaste, e accondiscendendo alla richiesta fatta da papa Papa Urbano II di deporre le armi, Ruggero stipulò con il fratello un accordo in base al quale concesse i territori di Taranto, Otranto, Gallipoli e Brindisi. Questo accordo non fece però desistere Boemondo dalla sua rivendicazione dei diritti usurpati alla primogenitura, e fomentando abilmente ribellioni in tutto il ducato, riuscì a diventare verso la fine del 1088 sovrano incontrastato del Principato di Taranto.

La sua successiva partecipazione alla prima crociata allestita contro i Turchi selgiuchidi in Terra Santa, condusse il porto di Taranto ad un lungo periodo di decadenza a vantaggio di quello di Brindisi.

In seguito alla sua morte avvenuta nel 1111, i successori furono prima il figlio Boemondo II d'Antiochia, e successivamente Ruggero II di Sicilia. Quest'ultimo, oltre a riconoscere la grande importanza geografica e politica del territorio, fu il primo ad investire con il titolo di principe il figlio secondogenito Tancredi. Il breve trono di Tancredi, fu ereditato da Guglielmo I di Sicilia, a partire dal quale il principato non fu più attribuito a principi di sangue reale fino al sopraggiungere degli Svevi.

Con l'arrivo degli Svevi, l'imperatore Federico II nominò principe di Taranto suo figlio Manfredi.

Nel 1266 Manfredi venne sconfitto nel corso della Battaglia di Benevento da Carlo I d'Angiò, la città passò quindi ai Francesi e fu affidata al principe Filippo I d'Angiò. A quest'ultimo si deve lo sviluppo della città di Martina Franca (TA) nei primi anni del trecento: infatti ampliò il villaggio di profughi tarantini nato nel X secolo con il nome di San Martino, concedendo diritti e franchigie a quanti fossero venuti ad abitarlo.

Intorno al 1380, Raimondo Orsini Del Balzo ritornò dall’Oriente ed occupò alcune terre appartenenti al padre Nicola Orsini. Alleandosi con Luigi I d'Angiò, riuscì ad ottenere i beni che gli spettavano per eredità, e sempre su consiglio dell’angioino, sposò nel 1384 la Contessa di Lecce Maria d'Enghien. Con questo matrimonio, diventò uno dei più potenti feudatari del Mezzogiorno. A lui si deve la costruzione nel 1404 della Torre di Raimondello, una massiccia torre quadrata e fortificata che vigilava l'ingresso in città dal Ponte di Porta Napoli. Nel frattempo gli Angioini erano stati definitivamente sconfitti nel 1399. Dopo la morte di Raimondello nel 1406, suo figlio Giovanni Antonio Orsini Del Balzo divenne principe di Taranto nel 1414.

Nel 1465 il Principato di Taranto venne annesso al Regno di Napoli, entrando così a far parte del regno aragonese.

A causa delle costanti minacce portate dai Turchi e dai Veneziani, gli Aragonesi decisero di fortificare la città, costruendo il Castello Aragonese ed il suo fossato. Nel 1495, Carlo VIII di Francia costringe alla fuga le truppe aragonesi, entrando senza difficoltà in città e impadronendosi del castello. Ma nel mese di ottobre dello stesso anno, Cesare d'Aragona mette sotto assedio Taranto per circa un anno e mezzo, costringendo questa volta i Francesi alla resa. Per riconquistare il consenso del popolo tarantino furono concessi alcuni benefici, e la stessa Regina Isabella I di Castiglia partecipò ai sontuosi festeggiamenti organizzati nel castello ed in città.

Il 10 agosto 1497 venne incoronato re di Napoli Federico I, ma la ripresa delle ostilità da parte di Ferdinando II d'Aragona e di Luigi XII di Francia, forti del Trattato di Granata stipulato segretamente tra Spagnoli e Francesi ai danni degli Aragonesi l'11 novembre 1500, lo videro costretto a fuggire in Francia nel settembre del 1501, lasciando le responsabilità del regno al figlio appena dodicenne Ferdinando, principe vicario e duca di Calabria. Il primo marzo 1502, nonostante il tentativo di organizzare una difesa dal castello della città, questi dovette cedere all'assedio degli uomini capitanati dal generale Consalvo di Cordova il Gran Capitano, che guidò l'invasione del regno dal sud della penisola dopo aver superato le resistenze degli Aragonesi in Calabria e nella Lucania. La popolazione si arrese a condizione di lasciar libero il giovane Principe aragonese, ma gli spagnoli non tennero fede al giuramento fatto sull'Ostia consacrata e lo mandarono invece prigioniero in Spagna, ospite forzato di Ferdinando II d'Aragona.

Con la perdita dell'indipendenza del Regno di Napoli, Taranto seguì le sorti di tutta l'Italia Meridionale, cadendo sotto il dominio spagnolo e diventando città demaniale. Nonostante la mancanza di fondi, si decise di fortificare la città, mentre lungo tutta la costa del mar Grande si costruirono numerose torri costiere di avvistamento.

Il pericolo rappresentato dai Turchi infatti, non cessò mai di venir meno: per circa sei mesi nel 1594, essi stazionarono indisturbati sulle Isole Cheradi nel golfo di Taranto, e approfittando della momentanea debolezza degli Spagnoli, tentarono più volte di attaccare il castello, ma furono prima respinti e poi definitivamente sconfitti dal popolo tarantino nei pressi del fiume Tara.

Agli inizi del seicento, la situazione economica della città si aggrava inesorabilmente: Taranto non costituisce più una base militare importante, e le stagnanti attività della pesca e della mitilicultura, nonché l'attività agricola nelle mani della nobiltà e del clero, determinarono una grave crisi economica che culminò nell'insurrezione popolare del 1647. In concomitanza con i moti di Napoli, il re Filippo IV pretese l'arruolamento dei giovani di circa 18 anni. Scoppiò allora anche a Taranto una rivolta popolare guidata da Giandonato Altamura, sedata grazie all’intervento del duca Francesco II Caracciolo di Martina Franca, al quale gli Spagnoli avevano chiesto aiuto: il Caracciolo fece finta di attaccare Taranto dalla parte del Ponte di Porta Napoli, ma la maggior parte del suo esercito attraversò il Castello Aragonese dalla parte opposta, attraverso la "Porta Paterna" aperta dagli Spagnoli, e poté così sorprendere il popolo in rivolta alle spalle. Altamura si arrese e fu condannato all'impiccagione su un torrione del castello.

Dalla seconda metà del secolo, la Spagna comincia ad interessarsi maggiormente alle sue colonie dell'America centro-meridionale dalle quali ricavava oro e argento, tralasciando invece quelle del Mediterraneo.

Agli inizi del settecento, con l’arrivo a Napoli degli Austriaci, i Tarantini accolsero con entusiasmo la notizia dell'insediamento degli Asburgo presso il castello. Tuttavia nel 1734, gli Spagnoli rioccuparono Napoli con Carlo III, ed il Sindaco di Taranto Luigi Galeota venne nominato Regio Governatore e Castellano. In quegli anni le fortificazioni della città sono in completo stato di abbandono: solo infatti nel 1755 si cominciò a riparare il Castello Aragonese, mentre nel fossato che si estendeva dalla Torre Sant'Angelo alla Torre della Bandiera, si realizzò un giardino con alberi da frutto. Qualche anno dopo, il nuovo Arcivescovo di Taranto Monsignor Giuseppe Capecelatro, cominciò a raccogliere presso la sua villa i numerosi reperti archeologici sparsi per la città, tentando così di fondare un primo museo. Passata successivamente ai Borboni e incorporata nel Regno delle Due Sicilie, Taranto aderì nel 1799 alla Repubblica Partenopea, fino al ritorno al potere del Re di Napoli Ferdinando IV.

Fu nel periodo napoleonico, e grazie all’opera di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, che la città riacquistò importanza marittima e militare. Nel 1806, Napoleone Bonaparte istituì il Ducato di Taranto, che comprendeva Taranto, Ceglie Messapica, Grottaglie, Leporano, Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni, Sava, Oria e Francavilla Fontana. Furono infatti costruite nuove caserme e fortificazioni, come il Forte de Laclos sull'Isola di San Paolo. Il 9 settembre 1827, un'alluvione provocò danni a molte case e alle mura che cingevano la città, allagando le campagne circostanti e trascinando a mare interi armenti, distruggendo tutti gli insediamenti di mitili del mar Piccolo e causando una lunga carestia.

Con il ritorno dei Borboni, che non le attribuirono mai l'importanza che meritava, Taranto conobbe nuovamente un lungo periodo di abbandono, fino quando le truppe di Giuseppe Garibaldi la occuparono nel 1860.

In seguito all'incorporazione di Taranto nel Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia avvenuta nel 1861, i Tarantini Cataldo Nitti e Nicola Mignogna si adoperarono per il suo rilancio sia marittimo, sia militare, contribuendo a far assumere alla città una nuova fisionomia.

Venne infatti istituita la Base Navale con l'Arsenale Militare Marittimo, venne abbattuta la parte occidentale del Castello Aragonese e trasformato l'antico fossato in un canale navigabile, le cui due sponde opposte saranno congiunte dal Ponte Girevole, dando finalmente inizio all'espansione oltre il canale con nuove costruzioni edilizie.

Le spedizioni coloniali in Africa decise dall'Italia, furono vissute dalla città come grande opportunità economica, soprattutto in virtù della crisi che l'industria dei mitili e delle ostriche attraversò per via dell’epidemia di colera del 1910.

Il 24 maggio 1915 l'Italia decise di intervenire nella I Guerra Mondiale, e Taranto assunse un ruolo di primo piano con il suo Arsenale e con i nuovi Cantieri Navali Franco Tosi, per la riparazione e la costruzione delle navi da guerra. Gli operai furono di conseguenza pagati meglio, ed il transito delle migliaia di soldati diretti al fronte migliorò le condizioni economiche dei commercianti, ma la guerra portò con se anche un aumento dell'inflazione ed una diminuzione del potere di acquisto degli stipendi, al punto tale che la Regia Marina dovette provvedere al razionamento ed alla distribuzione dei generi alimentari. La guerra vera e propria fu però vissuta dalla città solo nella notte del 2 agosto 1916, quando un attentato fece esplodere la nave da battaglia Leonardo da Vinci nel mar Piccolo, causando la morte di 21 ufficiali, 42 sottufficiali e 186 marinai. Nel 1917 venne smontata la ringhiera in ferro della Villa Peripato e donata alla Patria. Alla fine della guerra, le condizioni economiche si rivelarono drammatiche, aggravate nel 1920 dalla chiusura dei Cantieri Navali. Il disagio economico scatenò inevitabilmente numerose dimostrazioni di protesta che sovente si conclusero con scontri violenti tra dimostranti e Polizia.

L'ascesa al potere di Benito Mussolini ed il Fascismo, condussero alla ripresa dei lavori nell'Arsenale e nei Cantieri Navali, per la riparazione e la costruzione delle navi destinate alle guerre coloniali, e ad un nuovo sviluppo della città dal punto di vista urbanistico. Nel 1929 si diede inizio alla demolizione del teatro "Alhambra" ed alla costruzione sulle sue macerie del Palazzo del Governo, inaugurato dallo stesso Benito Mussolini nel 1934. Nel 1937 invece, vennero completati i lavori di costruzione del Palazzo delle Poste e della Casa del Fascio, oggi sede dell'Intendenza di Finanza. Furono inoltre costruite numerose case di edilizia popolare nel Borgo Antico, nuovi stabilimenti balneari sorsero sul lungomare, e nella centrale Piazza della Vittoria venne costruito il Monumento ai Caduti della I Guerra Mondiale.

L'Italia entra nella II Guerra Mondiale il 10 giugno 1940, e la conseguente concentrazione nel mar Piccolo delle navi da guerra della Regia Marina, portò nuovo lavoro per l'Arsenale, ma tutti gli altri settori economici ripiombarono nella crisi, mentre la cittadinanza abbandonò lentamente la città per timore dei bombardamenti, trovando rifugio nei paesi della provincia. La notte dell'11 novembre 1940, storicamente conosciuta come "Notte di Taranto", gli aerosiluranti partiti dalla portaerei inglese Illustrious bombardarono la flotta italiana nel mar Piccolo, semiaffondando la corazzata Conte di Cavour, danneggiando gravemente le corazzate Littorio e Caio Duilio, e provocando 59 morti e circa 600 feriti. Solo due aerei britannici Swordfish furono invece abbattuti. Dopo questo episodio, la Marina da guerra italiana dovette ritirarsi da Taranto per rifugiarsi nei porti di Napoli, La Spezia e Genova, più sicuri ma più lontani dal principale teatro delle operazioni.

La caduta di Benito Mussolini ed il conseguente armistizio, portarono alla fuga delle truppe tedesche e alla presa di possesso della città da parte delle truppe alleate (Operazione Slapstick), che requisirono numerosi edifici pubblici per trasformarli in alloggi militari. Il 25 aprile 1945, l'annuncio della fine della guerra comunicato nella centrale Piazza della Vittoria, segnò l'inizio di una nuova era. Il 2 giugno 1946 nacque la Repubblica italiana, e negli anni successivi Taranto cominciò ad affermarsi come importante centro industriale e commerciale grazie alla sua posizione strategica nel mar Mediterraneo, senza però abbandonare l'antica vocazione marinaresca e militare.

Nel 1965 venne inaugurato dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat il IV Centro Siderurgico "Italsider", uno dei maggiori complessi industriali per la lavorazione dell'acciaio in Europa. Grazie a questa nuova realtà industriale, tra il 1961 ed il 1971, la città fece registrare un saldo migratorio sostanzialmente nullo ed un aumento della popolazione pari al 9,1%. Circa 30.000 agricoltori abbandonarono le campagne per diventare operai della grande industria o dell'indotto. Contestualmente il reddito procapite subì un incremento del 274%.

Con la contrattazione aziendale e nazionale dei metalmeccanici, fu costituito negli anni '70 un fondo destinato ad interventi pubblici e denominato "salario sociale", sovvenzionato con l'1% dei salari e degli stipendi. Si realizzarono grazie ad esso grandi progetti quali l'introduzione dei trasporti extraurbani per i pendolari, la realizzazione degli asili nido e delle scuole materne comunali, la creazione del centro di igiene ambientale e di microcitemia, nonché l'apertura dell'Ospedale "San Giuseppe Moscati".

Il 9 aprile 1993, la frazione di Statte si separò da Taranto, diventando comune autonomo e mantenendo i confini della precedente circoscrizione. Il 25 giugno 2004 venne inaugurata in mar Grande la nuova Stazione Navale della Marina Militare Italiana, dotata di alcune infrastrutture NATO. Il 18 ottobre 2005 viene dichiarato ufficialmente il dissesto finanziario del Comune di Taranto. Le passività accertate ammontano inizialmente a 357.356.434 €, ma nel mese di marzo 2007, il capo della commissione di liquidazione del Comune, Francesco Boccia, dichiara una cifra pari a circa 637 milioni di euro.

Nel mese di luglio 2007, la riduzione dell'erogazione di acqua dalle fonti dell'Irpinia conseguente alle scarse piogge e nevicate dell'inverno trascorso, ha provocato in città un'emergenza idrica con inevitabili ripercussioni su parte dell'economia commerciale cittadina.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia