Taleggio

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Inviato da amalia 08/03/2009 @ 10:10

Tags : taleggio, lombardia, italia

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Taleggio

Panorama di Taleggio

Taleggio è un comune di 618 abitanti della provincia di Bergamo.

Situato al termine dell’omonima valle, dista circa 37 chilometri dal capoluogo orobico.

Il comune si compone dall’unione di ben quattro nuclei abitativi: Olda, Sottochiesa, Pizzino e Peghera, situati in una zona molto soleggiata della valle Taleggio, che dà il nome al comune stesso. Il toponimo deriva dal latino Tilietulum ed indica un piccolo albero di tiglio, molto presente nel contesto valligiano. Successive traslazioni hanno portato a Tiletlum, poi diventato Tilleggio.

Il territorio comunale è caratterizzato da una forte connotazione alpina, nonché dall’attraversamento del torrente Enna, che scorre in profonde gole scavate dall’azione erosiva dell’acqua, e si getta nel fiume Brembo a valle del comune.

Piccolo borgo incastonato tra i monti, che deve l’origine del proprio toponimo alla conformazione tortuosa (valle tortuosa) che questa valletta possiede, non annovera episodi di spessore nella sua storia.

Si pensa che i primi insediamenti stabili in questa zona siano riconducibili all’epoca delle invasioni barbariche, quando le popolazioni soggette alle scorrerie si rifugiarono in luoghi remoti, al riparo dall’impeto delle orde conquistatrici. In particolar modo si presume che siano stati gli abitanti della vicina Valsassina ad arrivare per primi (presumibilmente attorno al VI secolo), come testimoniano alcuni toponimi uguali tra le due zone, svolgendo attività legate all’agricoltura, all’allevamento ed alla caccia.

In tal senso fu a lungo legata alla pieve di Primaluna, situata nella suddetta valle, con la quale il paese è collegato tramite una strada che reca verso Vedeseta ed il culmine di San Pietro, che segna la divisione con la provincia di Lecco.

I primi documenti indicano che il territorio comunale, una volta inserito nel Sacro Romano Impero, venne dato in feudo alla diocesi di Milano. Era l’epoca dei vescovi-conte, e qualche tempo dopo il reggente milanese Roberto Visconti affidò gran parte di questa zona a membri della propria famiglia, i Visconti di Milano.

Nel corso del XIV secolo i borghi di Taleggio vennero interessati dalle lotte tra guelfi e ghibellini, tanto da dotarsi di numerose fortificazioni e torri, di cui ora non restano che pochissime tracce.

Schierato con la fazione guelfa, vide tra i maggiori esponenti le famiglie Salvioni, Offredi e Bellaviti, che posero il loro quartier generale a Pizzino, dove era presente un piccolo castello. Questi si scontrarono ripetutamente con gli abitanti del vicino borgo di Vedeseta, che appoggiava i ghibellini.

Dopo una breve tregua verificatasi nel 1358 grazie all’intervento diretto di Bernabò Visconti, i combattimenti ripresero con intensità maggiore, raggiungendo livelli di recrudescenza mai visti. Nel 1393 gli abitanti di Taleggio attaccarono e bruciarono il borgo di Vedeseta, le cui famiglie fecero scattare la rappresaglia su Peghera.

All’inizio del XV secolo l’intervento della Repubblica di Venezia pose fine alle diatribe, inglobando il territorio di Taleggio e ponendo i propri confini territoriali proprio a Vedeseta, che rimase dominio milanese.

La Serenissima elargì inoltre numerose esenzioni da tasse e dazi al paese di Taleggio, come ringraziamento della fedeltà accordata dagli abitanti in occasione delle dispute con i milanesi.

Nel frattempo gli abitanti si resero sempre più famosi per la produzione di un particolare tipo di formaggio, uno stracchino che assunse il nome del paese stesso, rendendo celebre l’intera valle. La diffusione dell’industria casearia fu inoltre favorita dai lunghi viaggi che gli allevatori locali compivano durante i mesi della transumanza nelle zone della pianura lombarda, dove il formaggio Taleggio venne sempre più apprezzato.

Il termine della Repubblica di Venezia avvenne nel 1797, quando irruppe la napoleonica Repubblica Cisalpina. Questa revocò i privilegi per l’intera zona, ed accorpò in un’unica entità amministrativa l’intera valle. Tuttavia questa esperienza politica ebbe vita breve, dal momento che nel 1815 Taleggio ottenne nuovamente l’autonomia amministrativa grazie all’avvento della dominazione austriaca, che istituì il Regno Lombardo-Veneto.

Da quel momento non si verificarono più episodi rilevanti nel paese, che seguì le sorti politiche del resto della provincia.

A partire dal XX secolo il territorio comunale è stato interessato da una crescente emigrazione, che ha portato allo spopolamento intere contrade, con conseguente perdita di parte delle tradizioni che hanno contraddistinto la popolazione nel corso dei secoli.

Inserito in un contesto naturalistico di grande spessore, presenta numerose escursioni adatte ad ogni esigenza: dalla semplice passeggiata a percorsi indirizzati agli utenti più esperti. In tal senso molto caratteristici sono gli itinerari che conducono ai monti Sodadura, Aralalta e Zuccone Campelli, che svettano sull’intera vallata.

Sempre in ambito naturalistico molto caratteristici sono gli orridi del torrente Enna. Si tratta di profonde gole, scavate dall’azione erosiva dell’acqua, che offrono ottimi colpi d’occhio e paesaggi mozzafiato, visibili grazie alla strada provinciale che vi scorre a fianco.

Numerosi sono inoltre le contrade molto caratteristiche, edificate in perfetto stile rurale alpino, con i tetti costruiti con le piode, grosse lastre di pietra locale appoggiate una sopra l’altra.

Numerosi sono gli edifici sacri che costellano il territorio: nella frazione Olda si trova la chiesa parrocchiale di San Pietro e Paolo, risalente alla seconda metà del XV secolo, ma riedificata tre secoli più tardi, che al proprio interno custodisce numerose reliquie.

Nella frazione Sottochiesa, sede municipale, fa bella mostra di sé la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, dotata di un campanile con bifore in stile romanico (un tempo torre difensiva della famiglia dei Salvioni) e di numerose opere pittoriche, tra cui una pala di Andrea Vicentino. Vicino all’edificio sacro si erge la colonna della Fidelitas Talegii datata 1609 in cui il paese rinnova la propria fedeltà alla Serenissima.

Nella vicina frazione di Peghera si trova la chiesa parrocchiale di San Giacomo, risalente al XV secolo, al cui interno spicca un polittico di Palma il Vecchio raffigurante il Cristo ed i Santi.

Infine nella frazione di Pizzino si trova la chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio, con all’interno elementi del precedente edificio di culto, ritenuto il più antico della zona e risalente al 1010. E’ inoltre presente il santuario di San Lorenzo del Fraggio, luogo di incontro tra le persone delle diverse frazioni. Non sono infine rimasti segni del castello medievale di proprietà della famiglia Bellaviti che doveva ergersi su un’altura che dominava le zone circostanti.

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Taleggio (formaggio)

Taleggio different sorts.JPG

Il Taleggio è un formaggio a Denominazione d'Origine Protetta (DOP).

Il Consorzio effettua la marchiatura di ciascuna forma conforme ai requisiti specificati nel disciplinare di produzione. Il marchio è formato da 4 cerchi disposti in forma quadrata. Nei primi tre, in senso orario a partire da quello in alto a sinistra, è inserita la lettera “T” maiuscola; nel quarto, in basso a sinistra, è inserito il numero di identificazione del produttore concessionario del marchio. Sugli incarti del formaggio commercializzato è presente il marchio a quadrifoglio, con la sigla CTT, sotto la quale è eventualmente riportato il numero identificativo del produttore.

Il Taleggio è un formaggio a Denominazione d'Origine Protetta (DOP): come tale può essere prodotto e stagionato unicamente in Lombardia, nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia; in Piemonte nella provincia di Novara; in Veneto, nella provincia di Treviso. Anche il latte utilizzato per la produzione deve provenire da vacche allevate nelle province citate.

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Val Taleggio

Posizione della Val Taleggio

La Val Taleggio è una valle della Lombardia.

È una diramazione occidentale della Val Brembana che inizia nel comune di San Giovanni Bianco, in provincia di Bergamo. La valle è percorsa dal torrente Enna che nel corso dei secoli, tra Taleggio e San Giovanni Bianco, ha formato una spettacolare forra della lunghezza di circa 3 chilometri, chiamata l'Orrido della Val Taleggio.

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Vedeseta

Vedeseta - Stemma

Vedeseta è un comune di 225 abitanti in provincia di Bergamo, in Lombardia.

Vedeseta si adagia sul versante settentrionale della Val Taleggio, caratterizzata di vasti prati, boschi e alberi da frutto. Numerosi torrenti e ruscelli - il Chignolo e il Bordesigli i principali - attraversano il comune prima di immettersi nel torrente Enna, principale corso d'acqua della valle. Dista 41 chilometri dal capoluogo di provincia Bergamo e circa 90 chilometri dal capoluogo della regione Lombardia, Milano.

Vedeseta è raggiunta da due strade provinciali: in entrambe (la strada provinciale 25 San Giovanni Bianco-Bordesigli, che collega la Val Brembana alla Valsassina e la strada provinciale 24 Valle Brembilla che, come dice il nome, arriva a Vedeseta dalla Val Brembana percorrendo la Val Brembilla), Vedeseta si trova al km 42.

Vedeseta è collegata a San Giovanni Bianco da una linea di autobus che effettua quotidianamente cinque corse andata e ritorno, esclusa la domenica.

Le prime testimonianze scritte su Vedeseta e sulla Val Taleggio risalgono ad un'epoca non inferiore al secolo XI. Varie ipotesi si sono fatte sui primi insediamenti in valle, ma quasi certamente i primi abitanti provenivano dalla vicina Valsassina. C'è chi sostiene che i primi ad insediarsi nelle zone ora occupate dal comune di Vedeseta, fossero i pastori che passavano l'estate in Val Taleggio, ben ricca di pascoli; altri invece, tra cui Giuseppe Locatelli che nacque e visse a Lavina di Vedeseta lo scorso secolo, pensano che vi si fossero rifugiati gli abitanti valsassinesi in quanto, essendo la valle circondata da alture all'epoca difficilmente valicabili, forniva una buona protezione contro le orde di barbari provenienti dal Nord Europa.

All'epoca di Carlo Magno, la Val Taleggio divenne feudo del vescovo di Milano. Da allora, Vedeseta è rimasta sotto l'influenza della diocesi di Milano, fino al 1995 quando il cardinal Martini e il vescovo Amadei sottoscrissero l'accordo per il suo passaggio alla diocesi di Bergamo.

Nel 1237 i Milanesi in ritirata dopo la dura sconfitta subìta contro Federico II nella battaglia di Cortenova, cercarono rifugio in Valsassina dove trovarono ospitalità grazie a Pagano della Torre, al quale, come ricompensa, venne affidata la Signoria delle Valli Taleggio e Averara. Sanguinose furono le battaglie per il possesso della valle e portarono gli abitanti dei due comuni a schierarsi su due fronti differenti: Taleggio dalla parte guelfa, a sostegno dei Torriani (che con i Visconti erano una delle casate più importanti della Lombardia), e Vedeseta dalla parte ghibellina, a sostegno dell'Arcivescovo di Milano.

Questa divisione e le lotte che ne seguirono, portarono gli abitanti della valle a costruire castelli e case torri. A Vedeseta la più famosa torre era probabilmente ubicata dove ora c'è la Parrocchiale, infatti sembra che i materiali che componevano la torre furono poi utilizzati per la costruzione del vecchio campanile, poi demolito per far posto a quello attuale. Fu costruita nel XIV secolo da Orlando Arrigoni su un angolo della sua casa e fu quindi chiamata Torre d'Orlando.

La pace fu firmata nel 1395, ma non durò molto.

Nel XV secolo, infatti, la valle subì un'ulteriore divisione. La Repubblica Veneta prese possesso della provincia di Bergamo, ma Vedeseta rimase comunque territorio del Ducato di Milano. Le pietre di confine tra il Ducato e la Repubblica, chiamate termenü, definiti dopo un'immancabile serie di lotte tra i sudditi di Milano e quelli di Venezia, sono ancora presenti in Val Taleggio e oggi segnano il confine tra i comuni di Vedeseta e Taleggio.

Nel 1746, quando la Lombardia passò agli Asburgo, Maria Teresa mise Vedeseta sotto la giurisdizione di Lecco, insieme con le Pievi di Bellano, Mandello, Varenna e Valsassina.

Per trovare Vedeseta e Taleggio sotto la stessa bandiera, bisogna aspettare Napoleone Bonaparte, che nel 1797 le incluse entrambe nella Repubblica Cisalpina, dopo secoli di scontri, lotte e divisioni.

La storia recente di Vedeseta, racconta soprattutto il fenomeno della spopolamento del comune. I 766 abitanti che si contavano nel 1921 sono diventati 244 nel 2005. Ciò è dovuto alla quasi totale assenza di industria e, soprattutto, di infrastrutture, al devastante fenomeno digital divide che colpisce la zona.

Nel 2005, non solo Vedeseta, bensì tutta la Val Taleggio, hanno rischiato addirittura di perdere l'unica struttura sanitaria presente in valle, un ambulatorio presso Olda di Taleggio.

Inoltre tutte le vie di accesso che portano a Vedeseta sono di non facile praticabilità: il passo che porta in Valsassina in inverno capita di trovarlo chiuso per neve; la strada per San Giovanni Bianco, passa per l'Orrido della Val Taleggio che, sebbene suggestivo, è spesso luogo di frane; la strada per Brembilla, nonostante sia la migliore, annovera la presenza di curve decisamente strette e pericolose, nel tratto tra Peghera di Taleggio e Gerosa.

Tutte queste ragioni hanno scoraggiato - e tuttora scoraggiano - i giovani a rimanere a Vedeseta, spingendoli a cercare migliori condizioni professionali e di vita verso i peasi della pianura.

A Vedeseta esistono due strutture sportive adibite al gioco del calcio, di cui una nella frazione Reggetto. Il campo principale viene utilizzato dalla squadra del paese, il Vedeseta Sport che milita nel campionato di calcio a sette nella federazione sportiva provinciale denominata Centro Sportivo Italiano Comitato di Bergamo.

Nel comune è presente una sede di Legambiente della sezione di Bergamo, che organizza periodicamente eventi di educazione ambientale, orientati principalmente ai più giovani.

Grazie alla conformazione del territorio di Vedeseta, fin dai tempi antichi le attività economiche preminenti si basano sulla pastorizia - non è infrequente trovare mandrie di bovini di razza bruna pascolare nei prati del territorio - e sulla produzione di prodotti caseari, tra cui i formaggi Quartirolo, Stracchino Taleggio e Strachitunt, che in tempi remoti venivano usati come merce di scambio con le popolazioni delle valli adiacenti. Ad oggi il latte necessario alla produzione di questi ed altri formaggi proviene da allevamenti industrializzati, però a Vedeseta resistono tuttora alcune industrie di stagionatura.

Anche il turismo ha una sua valenza a Vedeseta. Apprezzata dagli escursionisti e dagli amanti del trekking, è la fitta rete di mulattiere e di sentieri (tra cui una parte del Sentiero delle Orobie) che s'intrecciano sul territorio. Tuttavia questa caratteristica e la totale assenza di impianti di risalita e di strutture per sport invernali, rendono Vedeseta una località turistica prettamente estiva. Anche le strutture ricettive sono piuttosto insufficienti: nel comune esiste un solo albergo ristorante, nonostante un po' più numerose siano le offerte di case vacanze in affitto.

La frazione Lavina (sullo sfondo, Olda di Taleggio).

La frazione Reggetto, sovrastata dal Corno Zuccone.

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Val Brembana

La Val Brembana si trova in provincia di Bergamo e deve il suo nome al fiume Brembo dal quale è attraversata.

Il nome Valle Brembana è comparso per la prima volta in una pergamena risalente all'XI secolo.

In questo periodo famiglie signorili, ma soprattutto i vescovi e gli enti ecclesiastici erano proprietari dei feudi in cui la valle era divisa. È solo nel corso del 1200 che si è avviato il processo di formazione dei Comuni: se ne costituirono decine e decine situati in particolare lungo il corso di fiumi e torrenti. In quest'epoca le attività più praticate erano: quella mineraria, che prevedeva l'estrazione del ferro (nelle miniere di Carona, Valtorta, Mezzoldo, Valleve e Fondra) e la sua lavorazione (nelle fucine situate lungo le rive del Brembo e che sfruttavano l'energia idraulica di torrenti minori); l'agricoltura; lo sfruttamento dei boschi e del legname; l'allevamento di bovini, suini ma soprattutto di ovini, dai quali si otteneva la lana la cui vendita permetteva di arricchirsi maggiormente.

Nel secolo successivo, più precisamente nel 1331, la Valle passa sotto la Signoria dei Visconti, che permettono alla valle di mantenere una certa autonomia, tutelata dallo Statuto della Val Brembana. Ben presto però si scatenano numerose carestie ed epidemie che portano la valle ad una crisi economica, aggravata anche dalle lotte sociali tra Guelfi e Ghibellini che sfociano in incendi, violenze e devastazioni. Dopo i Visconti la valle passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia che la mantenne autonoma rispetto al resto della provincia e della città di Bergamo, ma la divise in due "settori": la Valle Brembana Superiore, con capoluogo Serina, e la Valle Brembana Oltre La Goggia, con capoluogo Piazza Brembana. In questo periodo molti abitanti della valle migrarono in cerca di fortuna verso i territori nei dintorni della città di Venezia: alcuni si arricchirono adattandosi a lavori di fatica, ma molti si affermarono come artisti, commercianti e imprenditori.

La prima rappresentazione cartografica della valle Brembana si deve a Leonardo da Vinci, tracciata probabilmente intorno al 1509 forse su richiesta del re di Francia allora in guerra contro la Serenissima.

Nella seconda metà del Settecento la Serenissima perse la sua importanza nell'Italia settentrionale e questo declino ebbe pesanti riflessi anche sull'economia della Valle, caratterizzata da questo momento da un'estrema povertà che si protrasse fino alla successiva dominazione francese (1797-1815) e austriaca (1815-1859).

Un aspetto positivo legato alla presenza sul territorio degli Asburgo fu il miglioramento della struttura della viabilità della valle, e tutti i paesi furono collegati con strade carrozzabili.

L'Iliade brembana è uno scritto di Antonio Stoppani, scrittore e scienziato, del 1882 per sostenere la fattibilità e la necessità di canalizzare le acque del Brembo per rifornire di acqua potabile Milano. La cosa fu a lungo contesa e dibattuta tra Bergamo e Milano a suon di tesi, perizie e controperizie finché il 22 gennaio 1891 ad Almè il Genio Civile misurò una portata di massima magra di 5500 litri, quantità insufficiente persino per far funzionare gli opifici. La cosa chiuse definitivamente la questione.

Paesaggisticamente, la Valle si presenta con aspetti impervi, mutevoli e disparati che dipendono da variazioni altimetriche ma anche dal differente livello di urbanizzazione.

I connotati ambientali del fondo-valle sono dunque compromessi da un'urbanizzazione molto accentuata e diffusa; sfortunatamente, molte aree presentano effetti di degradazione ambientale e di riduzione dell'attività agricola. Superato il fondo valle ci si immerge nel paesaggio pre-alpino, dove si sottolinea la presenza di borghi tradizionali e caratteristici e di paesaggi incontaminati. Appena superati paesi come Villa d'Almè, il paesaggio lascia alle spalle le sue colline per divenire scosceso.

La morfologia della zona è di tipo pedemontano.

La Valle Brembana è limitata a nord dalla catena delle Alpi Orobie (dalle quali sorge anche lo stesso fiume Brembo), dal Pizzo del Diavolo di Tenda, che segna il confine più settentrionale con la valle Seriana, e dal Pizzo Tre Signori, che segna invece il confine tra le province di Bergamo, di Sondrio e di Lecco.

A sud la Valle Brembana termina nella pianura pedemontana attorno a Bergamo. Il fiume Brembo continua però a scorrere fino a gettarsi nel fiume Adda, a sua volta affluente del fiume Po. La Valle Seriana delimita il confine est della Valle Brembana mentre quello ovest è segnato dalla Valle Imagna.

Nell'area meridionale della Valle Brembana, quella in cui il fiume Brembo ha potuto meglio farsi spazio in mezzo ai monti, si trovano i comuni più popolati; mentre nella parte nord il territorio brembano è costellato da piccoli centri.

Partendo da sud e risalendo la Valle Brembana verso nord si incontrano i comuni di: Sorisole, Almè, Villa d'Almè, Sedrina, Ubiale Clanezzo, Brembilla (parte della valletta omonima che confluisce nel fiume Brembo) Zogno, San Pellegrino Terme, San Giovanni Bianco, Camerata Cornello, Lenna, Piazza Brembana, Olmo al Brembo, Piazzolo, Piazzatorre, Mezzoldo, Valtorta, Cassiglio, Cusio, Averara, Santa Brigida, Ornica, Valtorta, Moio de' Calvi, Valnegra, Branzi, Roncobello, Carona, Foppolo, Valleve, Isola di Fondra.

Sul lato est della Valle Brembana, all'altezza del comune di Zogno, si snoda la piccola convalle denominata Valle Serina (che prende il nome dall'omonimo torrente) dove si trovano i comuni di Bracca, Algua, Costa di Serina, Dossena, Serina, Cornalba. Sul lato ovest, all'altezza del comune di San Giovanni Bianco, confluisce invece la Val Taleggio che ospita i comuni di Taleggio e Vedeseta.

Centro principale della Valle è Zogno, all'interno del quale è possibile trovare attrattive turistiche di rilievo come le suggestive "Grotte delle meraviglie" e l'importantissimo "Museo della Valle".

Tra le località di rilievo si menziona San Pellegrino Terme, paese ricco di infrastrutture sportive, di stazioni termali che offrono molteplici servizi e di paesaggi naturali inseriti in una cornice costituita da incantevoli palazzi in stile Liberty.

I comuni della Valle Brembana sono riuniti nella Comunità Montana della Valle Brembana.

La valle è percorsa dalla Strada Statale 470. Fino al 1966 era percorsa anche dalla linea ferroviaria, poi dismessa; ora parte dell'ex tracciato del treno da Zogno a Piazza Brembana è stato adattato a pista ciclabile.

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Bordesigli

Il Bordesigli, è un torrente della Lombardia.

Il torrente attraversa la valle omonima, dove segna il confine tra le province di Bergamo, a oriente, e Lecco, a occidente. Nasce in Alta Val Taleggio e confluisce da sinistra nel torrente Enna.

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Valsassina

L'altopiano Valsassina visto dalla Culmine di San Pietro

La Valsassina è una valle della Lombardia, in provincia di Lecco.

La Valsassina è racchiusa tra il gruppo delle Grigne, a occidente, e il gruppo delle Prealpi Orobiche, che, a semicerchio da oriente a settentrione, la separano dalle valli bergamasche e dalla Valtellina. Si collega al ramo lecchese del Lago di Como grazie a due sbocchi, a Lecco e a Bellano. Esiste una strada di collegamento alle valli bergamasche: la strada provinciale 63 Prealpina Orobica, che dal comune di Moggio sale alla Culmine di San Pietro per poi discendere nella Val Taleggio.

La valle è percorsa in tutta la sua lunghezza dal torrente Pioverna, il quale nasce dalla Grigna e scorre verso nord per sfociare nel Lago di Como all'altezza di Bellano, comune nel quale il torrente forma una spettacolare forra chiamata l'Orrido di Bellano.

Percorrendo strada provinciale 62 della Valsassina da sud a nord, s'incontra subito Ballabio, da dove una svolta a destra sulla strada provinciale 64 ci porta sull'Altopiano Valsassina dove si trovano i comuni di Cremeno, Cassina Valsassina, Moggio e Barzio, per poi ridiscendere sulla strada provinciale 62. Sempre proseguendo verso nord, incontriamo i paesi della bassa valle: Pasturo, Introbio, Primaluna, Cortenova e Taceno. Qui s'incontra un bivio: proseguendo sulla strada provinciale 62, verso ovest, si sbuca a Bellano passando per Vendrogno; se invece si imbocca la strada provinciale 67 si raggiungono i comuni dell'Alta Valsassina: Crandola Valsassina, Margno e Casargo. Proseguendo sulla provinciale si raggiunge la Val Varrone.

La Valsassina è nota sopratutto per la produzione di formaggi. Numerose sono le aziende casearie che producono dal taleggio al caprino. Un altro prodotto tipico della Valsassina è la polenta taragna, ricetta tipica anche della vicina Valtellina; alla tradizionale polenta viene aggiunto del formaggio.

Nel dicembre del 2002 in Valsassina, dopo giorni di violenti temporali, una frana stava per distruggere il paese di Cortenova, bloccando la strada provinciale che porta a Taceno da Lecco. Ancora oggi la strada è interrotta, ma sono in corso dei lavori per poter ripristinare la strada mediante una galleria.

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Source : Wikipedia