Sudan

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Inviato da amalia 25/03/2009 @ 14:13

Tags : sudan, africa, esteri

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Sudan

Sudan - Stemma

La Repubblica del Sudan (arabo: جمهورية السودان الديموقراطية) è uno stato dell'Africa subsahariana.

Il Sudan confina ad est per circa 600 km con il Mar Rosso, l'Eritrea e l'Etiopia, a sud con il Kenia, l'Uganda e la Repubblica Democratica del Congo, ad ovest con il Ciad e la Repubblica Centrafricana e a nord confina con l'Egitto e la Libia.

In termini di superficie è il più grande stato del continente africano. Attualmente il Sudan è una repubblica presidenziale retta però da una giunta militare.

Il nome deriva dall'arabo Bilād al-Sūdān, che vuol dire "Paese dei Neri", poiché gli arabi così chiamavano i territori confinanti col Sahara meridionale, le cui popolazioni erano appunto di colore.

Il Sudan è uno stato situato nella parte nord-orientale dell'Africa.

I paese, che ha una superficie pari a 2.505.810 km² (l'Italia ha una superficie di circa 301.000 km²) è il più esteso africano, si affaccia sul Mar Rosso.

Il territorio è per lo più pianeggiante. Vi sono alcune montagne nell'estremo sud. Il nord è prevalentemente desertico.

I sudanesi con la pelle di colore scuro sono assai vari e appartengono a diverse tribù del gruppo nilotico.

A partire dal Medioevo con il sopravvento arabo, sopra a queste popolazioni autoctone si è imposta una specie di classe signorile, formata da popolazioni camitiche e semitiche con pelle di tinta più chiara e tipo somatico più simile all'europeo. Esistono anche delle tribù di pelle scura e di origine non nilotica che sono gli azandè, soprannominati Niam-Niam.

La religione più diffusa è quella musulmana sunnita (70% della popolazione); vi sono minoranze di fede tradizionale indigena, animismo e cristiane.

Tutte le lingue della popolazione sudanese hanno una parola Jok, talvolta jwok che può essere derivata sia da jo "essere vivente, uomo" che da Jahvé o Geova, dio degli israeliti nel periodo arcaico, il cui significato varia da tribù a tribù: talvolta indica l'Essere Supremo, concepito come il creatore dell'Universo, talaltra indica gli spiriti inferiori. Oltre a queste religioni vi è una setta segreta da più di 600 anni esistente, Salem nata da una donna (Salem Sabines) prima cristiana, poi wikka, e poi diede origine ad una sua religione, "Salem". da qui nacque il villaggio Salem e poi il tempio, la torre e l'arco, luoghi di culto segreti, questo sito è su di un meandro del Nilo bianco, dopo la capitale Al Khurtum, posti degli isolotti.

Ritrovamenti ascrivibili al paleolitico segnalano una antropizzazione assai antica.

A Singa, località nella wilaya del Nilo azzurro, fu scoperto un cranio di Homo sapiens boscimanoide, mentre manufatti rudimentali sono stati ritrovati in più zone, con la notevole industria del ciottolo di Nuri.

La regione settentrionale del Sudan attuale nell'antichità era conosciuta anche come "regno della Nubia" o regno di Kush, e la sua civiltà fiorì essenzialmente lungo il corso del Nilo, tra la prima e la sesta cataratta. I regni che si susseguirono furono grandemente influenzati dal vicino Egitto faraonico, ed a loro volta vi fecero sentire il loro influsso.

In realtà, infatti, i confini tra gli antichi regni egiziani e sudanesi fluttuarono frequentemente, e una buona parte di quello che ora è il Sudan del Nord era, in antichità, indistinguibile dall’alto Egitto. Viceversa, la Nubia giunse a comprendere Assuan.

In età romana il Fezzàn fu visitato da Giulio Materno, mentre Nerone inviò alcuni centurioni in esplorazione lungo il Nilo, ma questi si fermarono prima di raggiungere il Sudan. Gli esploratori arabi invece vi penetrarono e ne restano le testimonianze di al-Bakri, Idrisi e Ibn Battuta, raccolte da Leone Africano, che visitò l'area del Bornu e compendiò le sue ricerche e quelle degli arabi.

Il cristianesimo fu introdotto nel Sudan nel terzo o nel IV secolo, ma già intorno al 640 fece la sua comparsa l’Islam, proprio quando già tre dei regni che componevano la regione (Nobazia, Makuria, Alodia) erano stati convertiti al cristianesimo. La coesistenza fra le due fedi sarebbe rimasta accettabilmente pacifica sino all'inizio del XIV secolo, anche perché spesso i regni nubiani si trovarono in posizione di forza rispetto ad un Egitto diviso e instabile.

A partire dalla metà del XII secolo il dominio economico nel Sudan feudale fu gradualmente assunto da una classe di mercanti arabi, mentre l'Egitto diventava sempre più aggressivo verso gli impoveriti regni nubiani. Nel 1512 l'Egitto cadde sotto il dominio dell'Impero ottomano e la stessa sorte toccò a Makuria (Nord Sudan) nel 1517. Nel 1504 al regno cristiano di Alodia (Sudan centrale) era succeduto il sultanato islamico di Sennar.

In seguito alla campagna d'Egitto di Napoleone (1798-1799), l'Egitto cadde in potere di Mehmet Ali, che lo rese di fatto indipendente dal Sultano di Istanbul.

A partire dal 1820 il Sudan venne a cadere sotto il controllo dell’Egitto, quando con l'appoggio ufficiale dei sultani Turchi Mehmet Ali, wali d’Egitto, inviò un esercito agli ordini di suo figlio Ibrahim Pascià e di Muhammad Bey per occupare il Sudan orientale. La conquista fu completata dal figlio di Ibrahim, Isma'il Pascià (poi Isma'il I), con la sottomissione della regione meridionale del paese nel 1839 e nel 1861; con l'ingresso dei conquistatori, si sviluppò un intenso commercio di schiavi, ma venne anche estesa l'irrigazione e incrementata la produzione di cotone (soprattutto nel nord).

Nel 1857 giunsero in Sudan alcuni missionari cattolici fra i quali Daniele Comboni, che vi fondò la comunità missionaria dei Padri Comboniani.

Nel 1879, a seguito del Congresso di Berlino, le grandi potenze europee obbligarono Ismāʿīl I ad abdicare e misero sul trono il figlio Tawfiq Pascià (o Tawfiq I), la cui corruzione e inefficienza provocò nel 1881 una ribellione che richiese l'intervento britannico. L'occupazione britannica di Egitto e Sudan (1882), formalmente per difendere l'autorità del Khedivè ma in realtà per controllare i due paesi, rafforzò il nazionalismo.

Il leader religioso Muhammad Ahmad ibn Abd Allah (1844-1885), un arabo-sudanese di Dongola autoproclamatosi Mahdi, tentò negli anni ’80 del XIX secolo di unificare le tribù del Sudan centrale e di quello occidentale. Guidò dal 1881 una rivolta nazionalista contro il dominio egiziano, che culminò con la battaglia di El Obeid (1883) e con l'assedio di Khartum (1884), alla fine del quale (12 gennaio 1885) trovò la morte anche il comandante britannico , generale Gordon, e con l'instaurazione di una teocrazia jihadista, mentre le truppe egiziane e britanniche si ritirarono dal Sudan.

La Mahdiya durò dal 1884 al 1898, imponendo la sharia (e gli idiosincratici precetti del Mahdi), bruciando ogni testo associato con il vecchio regime, opponendo il tribalismo e sterminando chiunque non abbracciasse al regime. Benché il Mahdi fosse morto di tifo sei mesi dopo la caduta di Khartum, Abdallahi ibn Muhammad (1846-1899), un arabo-sudanese del Darfur, riuscì a prendere il potere e assunse il titolo di Khalifa (successore) del Mahdi, continuandone la politica interna ed estera, muovendo senza successo guerra all'Etiopia (1887-1889), all'Egitto (1889), all'Equatoria (sud- Sudan - nord-Uganda) belga (1891) e all'Eritrea italiana (1893); guerre, pestilenze e carestie dimezzarono la popolazione sudanese.

Ufficialmente in nome del Khedive d'Egitto, ma in pratica per l'Impero britannico (temendo infiltrazioni di Francia e Belgio), dal 1896 al 1898 le forze anglo-egiziane guidate da Lord Kitchener attaccarono lo stato mahdista, che sopravvisse fin quando l'esercito mahdista non fu sopraffatto nella battaglia di Omdurman (2 settembre 1898) e il successore del Mahdi non fu ucciso nella battaglia di Umm Diwaykarat nel Kordofan (24 novembre 1899).

Nel 1899 i britannici costituirono il paese vinto in protettorato (solo formalmente anglo-egiziano, il cui governatore era nominato dall'Egitto con il consenso britannico, in base ad un trattato poi ratificato nel 1936) e, contro la pluri-decennale politica egiziana di unificazione politica dell'intero bacino del Nilo, lo amministrarono come una propria colonia, fino a dividerlo nel 1924 in due parti distinte, il Sud cristiano ed il Nord musulmano, situazione che permase invariata fino al 1956.

Poco dopo (1903) il governo locale iniziò una assegnazione di "licenze" ai missionari che richiedevano di poter entrare nel paese, definendo i territori nei quali sarebbe stato loro consentito di insediarsi. La zona settentrionale nubiana (cristiana fino a pochi secoli prima) rimase esclusa da tali assegnazioni e restò prevalentemente musulmana.

Durante la seconda guerra mondiale, le Forze di Difesa del Sudan, formate nel 1925, contrastarono le incursioni italiane dall'Etiopia nel 1940 e contribuirono all'invasione e occupazione delle colonie italiane nel 1942.

Nel 1943, allentandosi la pressione britannica a causa del conflitto, sorsero due partiti spontanei di inclinazione nazionalista, il partito Umma e il partito Ashiqqa', quest'ultimo di ispirazione islamica, entrambi principalmente riferentisi al Sudan settentrionale.

Nel 1947 si tenne la conferenza di Juba con la quale le due parti del paese concordarono per la riunificazione ed il Sud venne ammesso alla rappresentatività parlamentare.

Nel 1953 il regime di protettorato fu abolito grazie ad un accordo anglo-egiziano ispirato a principi di autodeterminazione dei popoli. Immediatamente dopo, a novembre, si tennero elezioni generali per il rinnovo dell'Assemblea legislativa dalle quali nel gennaio successivo sortì la legittimazione di Al-Azhari a capo del governo. Uno dei primi atti fu l'istituzione di un Comitato per la sudanizzazione, nel quale però fu notata una spoporzionatamente esigua rappresentanza del Sudan meridionale.

Fin dall'indipendenza dal Regno Unito, proclamata dal Parlamento nel dicembre 1955 ed ottenuta nel 1956, la politica interna è stata dominata da regimi militari che, secondo una visione pressoché unanime degli studiosi, avrebbero favorito governi a orientamento islamico e privilegiato il Sudan settentrionale.

I conflitti interni e la guerra civile, che hanno dominato la scena interna dal 1955 al 1972 e che hanno origine antecedente all'indipendenza, nacquero dal contrasto fra le forze governative settentrionali e le forze Anya Nya che rivendicavano l'autonomia della parte meridionale del paese.

Nel 1957 fu proposta da parte dei nord-sudanesi una costituzione che eleggesse l'Islam a religione di stato e la lingua araba a lingua ufficiale dello stato. L'anno successivo i sud-sudanesi abbandonarono i lavori dell'assemblea costituente una volta compreso che l'ipotesi di una federazione fra Nord e Sud del paese non sarebbe stata accolta.

L'opera dei missionari stranieri fu interrotta nel 1964 da un imprevisto decreto di espulsione generalizzato; le tensioni crebbero sino a far montare in autunno una ribellione nota come "rivoluzione d'ottobre" e lo stato di agitazione permase gravissimo per lungo tempo. Pochi anni dopo, ormai nel 1969, Ja'far al-Nimeyri avrebbe attuato un colpo di stato detto "rivoluzione di maggio", con l'appoggio dei comunisti.

Nel 1972 un accordo di pace firmato ad Addis Abeba garantì al sud una sorta di autonomia tramite la costituzione di un'assemblea regionale con facoltà di elezione del Presidente dell'Alto Consiglio Esecutivo (HEC), soggetto però alla conferma da parte del Presidente della Repubblica. Il primo presidente dell'assemblea regionale del sud fu Abel Alier. Parte dell'accordo prevedeva l'assorbimento delle forze Anya Nya nelle forze governative. L'anno successivo la costituzione del Sudan avrebbe confermato i punti principali dell'accordo.

Il 12 aprile 1978 il governo centrale e le opposizioni, guidate dal Fronte Nazionale, sottoscrissero un accordo congiunto di rappacificazione, ma le tensioni si spostarono su un fronte socio-economico, e l'anno successivo fu caratterizzato da manifestazioni e scioperi, per il miglioramento delle condizioni economiche e per il riconoscimento di diritti fondamentali come la libertà di stampa.

Il trasferimento a nord di milizie ex-Anya Nya, la decisione del Presidente Nimeyri di dividere il governo del sud in tre governi regionali e soprattutto la decisione di introdurre le sanzioni previste dalla Shari'a nel codice penale incontrarono l'opposizione degli ufficiali del sud e portarono all'ammutinamento di Bor nel 1983 che diede i natali alla SPLM/A Sudanese People's Liberation Movement/Army. La guerra civile ricominciò.

Dal 1983 gli effetti delle carestie successive alla guerra hanno provocato oltre 2 milioni di morti ed oltre 4 milioni di rifugiati.

Il 30 giugno 1989 un colpo di stato destituì il presidente Sadiq al-Mahdi eletto nel 1986 e portò al potere un regime militare guidato dal generale Omar Hasan Ahmad al-Bashir e dominato dal Fronte nazionale islamico (NIF). In seguito al colpo di stato il conflitto contro lo SPLM/A si intensificò ed anche le opposizioni politiche nord-sudanesi parteciparono in armi.

Nel 1996 l'ONU irrogò delle sanzioni per il supposto coinvolgimento del Sudan nell'attentato al presidente egiziano Mubarak dell'anno precedente. Le sanzioni consistevano in un embargo aereo internazionale e vennero seguite da "sanzioni" autonomamente irrogate dagli Stati Uniti, che pretesero un embargo generale.

La guerra civile si protrasse senza tregua e nel 1998, anno in cui si tenne anche un referendum costituzionale, a causa di una siccità particolarmente pesante, nel Sud scoppiò una carestia di luttuosa gravità. L'anno successivo una assai tenue mitigazione delle difficoltà venne dall'apertura delle esportazioni di petrolio, ma la lotta politica restò incandescente e al-Beshir proclamò lo stato di emergenza; il Sud divenne vittima di regolari bombardamenti aerei.

L'oppositore Hasan al-Turabi, già procuratore generale e leader del partito Popular National Congress (PNC), fu arrestato nel febbraio del 2001, dopo che la sua formazione aveva avuto alcuni abboccamenti con il SPLA per un coordinamento delle opposizioni.

Stante la permanenza della carestia, e dato l'ormai ingente numero di vittime della guerra civile, vi furono svariati tentativi internazionali volti a raggiungere un accordo fra le parti, nessuno dei quali ebbe però successo fino al 2002.

Nel giugno del 2002, con la collaborazione di John C. Danforth, ambasciatore statunitense ed incaricato speciale delle Nazioni Unite, iniziarono delle trattative di pace fra il governo sudanese e il SPLM/A. Il presidente dell'Uganda Yoweri Museveni riuscì a fare incontrare per la prima volta Bashir e John Garang, leader carismatico delle forze ribelli. Uno degli accordi fu la concessione di maggiore indipendenza al sud del paese e l'autodeterminazione dello stesso tramite un referendum.

Una delle principali cause del conflitto è da molti osservatori rintracciata nella presenza di ingenti risorse petrolifere nella parte meridionale del paese.

Il conflitto tra nord del paese prevalentemente arabo ed un sud cristiano animista è alimentato da una guerra civile che dura da più di 40 anni. Nel 2004, la condizione del Sudan è stata definita dalla Comunità Internazionale "la più grave situazione umanitaria esistente". Molti gli sforzi fatti dalla Comunità Internazionale e numerosi anche i tentativi di organizzazioni Africane (tra cui l'Unione Africana) di portare la guerra civile ai tavoli di pace. Grande il problema dei guerriglieri ribelli contro un governo del nord che ha imposto, sin dagli anni '80, il duro regime della Sharia, la legge araba. A contrapporre infatti l'egemonia del GoS (Government of Sudan) due le principali fazioni ribelli: lo SLM/A (Sudan People's Liberation Movement/Army) e il Jem (Justice for Equality Movement) che continuano a battersi per liberare il sud dal regime imposto. Rimane l'area di conflitto del Darfur. In questa zona i conflitti hanno origini remote e risalgono agli scontri fra le popolazioni nomadi arabe e le popolazioni stanziali africane per le risorse vitali come terra e acqua.

Nel febbraio del 2003 il conflitto crebbe dopo che le milizie del SPLM/A e quelle del JEM attaccarono alcuni insediamenti governativi. Nell'aprile del 2004 Kofi Annan ricordò che il rappresentante locale delle Nazioni Unite utilizzò, per descrivere la violenza del conflitto, la definizione "pulizia etnica".

Il 23 dicembre 2005 il Sudan riceve la dichiarazione dello stato di guerra da parte del confinante Ciad. Secondo le autorità ciadiane, infatti, il governo sudanese sarebbe colpevole di alcune aggressioni avvenute presso villaggi di confine.

Il Sudan è diviso in 26 stati chiamati wilayat (al singolare wilayah).

Port Sudan (in arabo Bur Sudan) è il capoluogo della provincia del Mar Rosso, nella parte orientale del Sudan e conta ca. 310.000 abitanti. Fu fondata, intorno ad un porto artificiale, tra il 1904 ed il 1908. Collegata successivamente da una ferrovia a Khartoum e ad Atbara, nella valle del Nilo, costituisce il principale sbocco marittimo del Paese ed è sede di industrie tessili (cotone), petrolchimiche e chimiche.

Atbara (100.000 abitanti ca.) è sita sulla riva destra del fiume omonimo alla sua confluenza nel Nilo nella provincia del Nord. Cotone, cereali, frutta, industrie alimentari, meccaniche e del cemento sono le sue principali risorse. Nel 1898 Horatio Herbert Kitchener, generale inglese, riorganizzò l'esercito egiziano e lo portò alla vittoria contro i Derusci del Mahdi proprio nei pressi della città. In quell'occasione vennero impiegate per la prima volta in Sudan le mitragliatrici.

Il Paese appartiene dal 1986 all'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, organizzazione politico-commerciale formata dai paesi del Corno d'Africa.

Petrolio: produzione di 209.100 barili/giorno, con riserve stimate di circa 631.5 milioni di barili.

Le riserve di gas naturale ammontano a circa 99.11 milioni di m³.

La produzione agricola è incentrata su cotone, arachidi, sorgo, miglio, gomma arabica, canna da zucchero, tapioca, mango, papaya, banane, patate dolci e sesamo.

I settori industriali più sviluppati sono il tessile, la produzione di olii alimentari, cemento, zucchero, sapone, la raffinazione del petrolio e la produzione di armi.

Le esportazioni ammontano a circa 2.45 miliardi di dollari USA (f.o.b.) e si riferiscono a petrolio e prodotti petroliferi, cotone, sesamo, arachidi, gomma arabica, zucchero e bestiame.

I paesi verso i quali esporta sono la Cina 40.9%, Arabia Saudita 17.2% e gli Emirati Arabi Uniti 5.4% (2003).

Il valore delle importazioni è pari a 2.383 milioni di dollari USA (f.o.b.) e si riferisce ai seguenti prodotti: prodotti alimentari, manufatti, attrezzature meccaniche per la raffinazione e il trasporto, medicinali e sostanze chimiche, tessili e grano.

I paesi importatori sono Arabia Saudita 16.3%, Cina 14.2%, Regno Unito 5%, Germania 4.9%, India 4.8%, Francia 4.1%.

La parte settentrionale del paese è desertica; scendendo verso il sud s'incontra la steppa che nella parte centrale lascia il posto alla savana. La parte meridionale, sotto il decimo parallelo di latitudine nord, è verdeggiante, umida e ricoperta da estese distese paludose. Ai mrgini della vasta conca del territorio sudanese si elevano il Gebel Marra e il Gebel Oda. Il Nilo attraversa completamente il paese da sud a nord ed è per il Sudan quasi altrettanto importante che per l'Egitto, sia per i trasporti, sia per la possibilità di irrigare le terre aride toccate dal suo corso. La zona più fertile, intensamente coltivata, è quella compresa fra il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro,che si uniscono nei pressi della capitale Khartoum. Questa "terra fra i fiumi" prende il nome di Gezira, che in arabo significa "isola". Il clima è ovunque assai caldo: la piovosità aumenta progressivamente partendo dalle aree desertiche del Nord fino ai valori massimi delle savane del Sud.

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Sudan Anglo-Egiziano

Bandiera del Goveratore Generale

Sudan Anglo-Egiziano è stata la denominazione ufficiale del Sudan tra il 1899 ed il 1956, quando si trovava sotto il dominio conguinto del Regno Unito e dell'Egitto (che era a sua volta nella sfera di influenza britannica).

Il Sudan Anglo-Egiziano era collocato in Africa settentrionale, subito a sud dell'Egitto. Confinava con l'Africa Orientale Italiana ed il Mar Rosso ad est, con l'Africa Equatoriale Francese ad ovest, mentre a sud confinava con Kenya, Uganda e Congo Belga.

La capitale del territorio era Khartoum (l'attuale capitale dello stato del Sudan). I principali prodotti della colonia erano gomma arabica e cotone. La popolazione superava i 6 milioni, mentre l'estensione era di circa 970.000 miglia quadrate.

L'amministrazione del territorio era affidata ad un Governatore Generale. Nel 1925 si avvalse anche delle truppe del Sudan Defence Force.

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Sudan Defence Force

La Sudan Defence Force (SDF) (Forza di Difesa Sudanese) fu una unità militare del Sudan Anglo-Egiziano costituita nel 1925. Come ne indica il nome, il suo compito fu di mantenere il confine del Sudan sotto l’amministrazione britannica. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzata nella Campagna dell'Africa Orientale Italiana (1940-1942) in particolare nella Conquista di Cassala e nella campagna del Nord Africa.

Nel periodo bellico la Sudan Defence Force crebbe fino a 20,000 soldati.

I britannici non disponevano di un numero sufficiente di soldati per proteggere il loro “Impero”, pertanto ogni territorio fu dotato di una milizia locale o di un reggimento indigeno. Prima del 1925 il territorio del Sudan Anglo-Egiziano comprendeva un battaglione britannico dislocato nei pressi della capitale e vari battaglioni dell’esercito egiziano, composti da truppe miste egiziane e sudanesi, dislocate nelle città principali.

Il Sudan era amministrato dall’Egitto ma nel 1880 fu assoggettato dalle forze del Mahdi. Dal 1885 al 1898 fu governato, de facto, dal Mahdi e dai suoi successori Califfi (letteralmente 'Successori'). In seguito alla sconfitta dei Mahdisti nella Battaglia di Omdurman, il Sudan fu riorganizzato come Sudan Anglo-Egiziano. A capo dell’esercito egiziano fu posto il Governatore-Generale.

Nel 1925, il Governatore-Generale fu assassinato, da un egiziano nazionalista durante una visita al Cairo. L’Esercito egiziano di guarnigione in Sudan fu rimandato in Egitto e i battaglioni sudanesi furono dismessi, per essere riformati in forze sudanesi, sotto ufficiali britannici. La struttura delle nuove formazioni era leggermente diversa. A differenza dei vecchi battaglioni con numerazione anonima furono imposti nomi che intendevano dare una distinta identità regionale come accadeva con i reggimenti inglesi che con i nomi che richiamavano le contee britanniche. Ciò doveva dare un maggior spirito di corpo e maggiori responsabilità. Il reclutamento in ciascun corpo rifletteva una etnicità.

Comunque, alcune tradizioni furono mantenute. La Sudan Defence Force mantenne i titoli ottomani come Khedive, o Vicere. Il risultato fu che gli ufficiali britannici in Sudan furono chiamati Bimbashi, l’equivalente di “maggiore".

Il compito principale della Sudan Defence Force fu la sicurezza interna del Sudan Anglo-Egiziano: assistenza alla polizia in eventi straordinari o in caso di disastri naturali.

Nella metà degli anni ’30, la Sudan Defence Force fu utilizzata per opporsi alle esplorazioni delle truppe italiane comandate dal maresciallo Italo Balbo nella Libia italiana. Nel dicembre 1933, le truppe italiane iniziarono delle esplorazioni in varie zone del Jebel Uweinat un’area scarsamente esplorata al confine fra il Regno di Egitto, il Sudan, e la Libia italiana. In risposta alle esplorazioni, alla Sudan Defence Force fu ordinato di occupare l’oasi di Merga e l’area attorno la sorgente di Karkur Marr. La conquista italiana dell’Etiopia comportò una riorganizzazione e un incremento delle forze disponibili. A partire dal giugno 1940 la Sudan Defence Force arrivò a comprendere 21 compagnie; che includevano 5 (più tardi 6) Compagnie mitraglieri; per un totale di 4500 soldati.

Il Sudan Anglo-Egiziano fu in guerra con le potenze dell’Asse fin dal 1939, fin dall’invasione tedesca della Polonia quando la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania. Inizialmente la Guerra fu limitata all’Europa e così la Sudan Defense Force ebbe pochi compiti da svolgere se non la preparazione bellica per una eventuale guerra africana.

A partire dal 10 giugno 1940, quando l’Italia dichiarò guerra alla Gran Bretagna e alla Francia, la Sudan Defence Force fu coinvolta Campagna dell'Africa Orientale Italiana (1940-1942). All’inizio la Sudan Defense Force subì gli attacchi in Sudan portati dalle forze italiane del (Regio Esercito) e della Regia Aeronautica stanziata nell'Africa Orientale Italiana. Gli italiani occuparono il nodo ferroviario di Cassala, il piccolo forte di Gallabat e i villaggi di Kurmuk e Dumbode presso il Nilo blu. L’1 Agosto una compagnia italiana formata da irregolari eritrei compì un raid non lontano da Port Sudan.

Le Sudan Defense Force combattè sul Fronte settentrionale durante la Campagna dell'Africa Orientale Italiana (1940-1942) sotto il comando del generale William Platt. Nell’ottobre 1940, alcuni reparti delle Sudan Defense Force fecero parte della Gazelle Force, una forza mobile di ricognizione e combattimento comandata dal colonnello Frank Messervy. La Sudanese Frontier Force (Forza di Frontiera Sudanese). Provenienti dalla Sudan Defense Force fecero parte della Gideon Force comandata dal Maggiore Orde Wingate. Nel gennaio 1941, durante l’offensiva Britannica e del Commonwealth nell’Africa Orientale Italiana, la Sudan Defense Force prese parte alla vittoriosa invasione dell’Eritrea. Durante questa invasione, la Sudan Defense Force contribuì principalmente con le compagnie mitraglieri.

Le Sudan Defense Force svolse un ruolo attivo anche durante la Campagna del Nord Africa presso il confine sudanese con la Libia italiana. La Sudan Defense Force fu utilizzata anche per affiancare le forze della Francia Libera e del Long Range Desert Group nell’attacco contro il vecchio forte italiano di El Tag nell’oasi di Kufra nella Libia italiana sudorientale. Nel Marzo 1941, i francesi e il Long Range Desert Group strapparono il controllo del forte agli italiani durante la battaglia di Kufra.

Dei convogli di circa tre tonnellate, organizzati dalla Sudan Defence Force, fecero un lungo viaggio di circa 1300 miglia per rifornire di benzina e cibo per mantenere il presidio attorno all’oasi di Kufra. La completa mancanza di benzina frattanto comportava che i Long Range Desert Group non potessero fare altro che la guardia all’oasi di Kufra. Era infatti impossibile raggiungere da nord. Nel Febbraio 1941, la situazione era così difficile che altri camion furono aggiunti al convoglio. Alla fine la Sudan Defence Force prese il controllo del presidio che gli fu ceduto dal Long Range Desert Group.

La Sudan Defence Force provvide anche ai rifornimenti alla guarnigione dell’oasi di Jalo.

Nel 1942, elementi della Sudan Defense Force furono impiegati nell’Operation Salaam, per contrastare le infiltrazioni dei commando tedeschi dei Brandeburghesi in Egitto. Insieme con agenti del MI6, a membri della Sudan Defence Force fu ordinate di intercettare e catturare gli inviati tedeschi dell’(Abwehr) guidati dall’esploratore ungherese László Almásy.

Subito dopo la Campagna di Tunisia ebbe fine con la vittoria alleata la Guerra in Africa. La Sudan Defence Force fu occupata nelle operazioni di pattugliamento per prevenire gli agenti germanici che tentavano di passare le linee. Infatti i tedeschi continuarono a mantenere I contatti con i leader arabi ribelli. Il 15 maggio 1943 quattro velivoli tedeschi tentarono di atterrare a El Mukaram ma furono intercettati e ricacciati dalla Sudan Defence Force. Gli aereoplani riuscirono a prendere il volo e a rientrare nelle linee tedesche.

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