Storia antica

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Inviato da maria 16/03/2009 @ 08:16

Tags : storia antica, storia, scienze umane e sociali, scienza

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Storia antica

La storia antica è lo studio del periodo storico, successivo alla preistoria, che va dall'introduzione della scrittura, databile tra il V ed il III millennio a.C., alla caduta dell'Impero Romano in Europa (V secolo d.C.), alla Dinastia Qin in Cina (II secolo a.C.), l'Impero Chola in India (IX secolo d.C.) e ad alcuni punti temporali meno definiti nel resto del mondo (ad esempio nelle regioni austronesiane e nelle Americhe).

La principale difficoltà nello studio della storia antica consiste nel fatto che solamente una parte di essa è documentata da fonti scritte e che non tutta la storiografia antica è pervenuta fino ai nostri giorni. Se da una parte alcune antiche civiltà non hanno espresso documenti scritti relativi al loro passato, la stessa storiografia romana, anche se estremamente prolifica, presenta delle lacune. È il caso del trattato Ab Urbe condita libri di Tito Livio, opera scritta nel I secolo in 142 volumi, dei quali solamente 35 riassunti ("Periochae") sono giunti fino a noi.

Per meglio comprendere il mondo antico le due principali strade percorribili dagli storici sono: le fonti non scritte, studiate dall'archeologia, e le fonti scritte: documenti ed opere letterarie. L'archeologia è lo studio delle civiltà antiche mediante il ritrovamento, l'analisi e l'interpretazione delle tracce materiali pervenute ai giorni nostri. Attraverso lo studio dei resti archeologici (architetture, manufatti, resti biologici e umani) gli studiosi del passato cercano di interpretare come i popoli del passato hanno vissuto. Accanto all'analisi dei reperti portati alla luce dagli scavi archeologici, lo studio della storia antica si avvale dei resoconti degli storici coevi, le fonti di prima mano per la conoscenza degli eventi relativi al passato. La produzione letteraria degli storici antichi, quali Erodoto, Livio, Polibio, Svetonio, Tucidide, Tacito ed altri, è fonte imprescindibile per la ricostruzione dei fatti e la comprensione del mondo antico. Ulteriori metodi di analisi storiografica antica sono quello comparativo, quello induttivo e quello morfologico.

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Storia antica dello Yemen

Il tempio Bar'an a Māʾrib. Costruito nell'VIII secolo a.C. ha svolto la sua funzione per circa un millennio.

La storia antica dello Yemen (Arabia del sud) è particolarmente rilevante perché lo Yemen è uno dei più antichio centri di civiltà del Vicino Oriente e del mondo intero. Le sue terre relativamente fertili, un adeguato regime delle piogge in un ambiente climatico relativamente umido hanno contribuito fortemente all'insediamento stabile di popolazioni: fattori questi riconosciuti dall'antico geografo greco Tolomeo, che descrisse lo Yemen definendolo Eudaimon Arabia (espressione tradotta in latino Arabia Felix) cioè Arabia Fortunata o Arabia Felice.

Fra l'VIII secolo a.C. e il VI secolo della nostra era, esso fu dominato da sei successive culture, rivali fra loro o talvolta alleate, tutte specializzate nei traffici carovanieri verso la Siria e la Mesopotamia (in cui commerciavano aromata quali l'incenso, la mirra e una vasta serie di spezie ma anche verso l'India, da cui portavano metalli e pietre preziose, sete e armi forgiate in un tipo d'acciaio ad alto contenuto tecnologico: Ma'in, Qataban, Hadramawt, Awsan, Saba e, nei primi secoli della nostra era Himyar (o neo-sabei).

Quando l'Islam arrivò nel 630, lo Yemen divenne parte fondamentale della neonata cultura islamica.

Nel 23° secolo a.C., gli Arabi della Penisola arabica meridionale si unirono sotto la leadership di Qahtan. I Qahtanidi cominciarono a costruire semplici dighe e canali di terra nell'area di Māʾrib, nel deserto di Sayhad. Quest'area sarebbe più tardi diventato il sito su cui sorse la Diga di Māʾrib. Una strada mercantile cominciò a funzionare lungo le coste della Tihama del mar Rosso. Una classe di sovrani-sacerdoti si manifestò nelle culture dell'Arabia meridionale, chiamati Mukkarib. Si è orientati a credere che tali figure di alto profilo istituzionale fossero in realtà "federatori", che si assumevano cioè l'incarico di rappresentare i loro sudditi davanti alle divinità che erano federate, nella speranza che esse riservassero loro favori e benefici. Questo periodo è lo stesso che si seguita (senza alcuna veridicità storica) a ricordare come quello della mitica "regina di Saba" menzionata nella Bibbia, anche se la presenza di regine arabe nelle lontane epoche preislamiche è tutt'altro che rara ed eccezionale. Questo periodo finì con l'età in cui fu adottato un alfabeto di derivazione fenicia, vale a dire nel IX secolo a.C., che avrebbe decretato la nascita delle diverse lingue scritte sud-arabiche.

Durante la dominazione sabea, il commercio e l'agricoltura fiorirono, producendo grandissimo benessere e prosperità nelle popolazioni. Il regno sabeo è localizzato nella regione che oggi si chiama Asir, nel SO dello Yemen, e la sua capitale, Māʾrib, è localizzata vicino all'odierna capitale dello Yemen, San'a. Secondo una tradizione araba, il figlio maggiore di Noè, Shem, fondò la città di Ma'rib.

Durante il periodo sabeo, lo Yemen fu chiamato "Arabia Felix" dai Romani che ripresero l'analoga espressione greca Eudamonia Arabia. A di là dell'indubbia ricchezza derivante dalla sua agricoltura (resa florida da una sapiente regolamentazione delle sue acque) e dei suoi traffici transarabici, la parola "eudamonìa" (greco εὐδαιμονία) fu originata in realtà da un errore d'interpretazione dell'aggettivo y-m-n-y che, oltre che "felice, prospero" poteva voler dire anche "meridionale". Da "Arabia meridionale" scaturì - per una serendipity linguistica - l'espressione "Arabia felice". L'imperatore Augusto inviò una spedizione militare per conquistare la regione, fonte di tanti preziosi aromata (fra cui, massimamente, l'incenso) e l'affidò al prefectus d'Egitto, Caius Aelius Gallus. Dopo un fallito assedio di Māʾrib (chiamata Mariaba), il generale romano tornò in Egitto, mentre la sua flotta provvedeva a distruggere l'approdo portuale di Aden per garantire comunque a Roma una via libera per l'India.

Il successo del regno era basato sulla coltivazione e sul commercio di spezie e di aromata, tra cui l'incenso e la mirra, esportati verso il Mediterraneo, l'India e l'Abissinia, dove la domanda era particolarmente significativa, usando dromedari lungo le carovaniere arabe e verso l'India percorrendo rotte oceaniche.

L'agricoltura in Yemen fu consentita da un avanzato sistema idraulico d'irreggimentazione delle acque, articolato su ampi canali idrici sotterranei, canali di superficie e dighe in grado di creare capaci bacini d'acqua fluviale e piovana. La più significativa di tali opere fu la diga di Ma'rib, costruita verso il 700 a.C., che permetteva l'irrigazione di circa 25.000 acri (101 km²) di terreno agricolo e che funzionò per circa un millennio, pur con una lunga serie d'interventi riparativi e migliorativi, e che collassò infine nel 570 (ma la data potrebbe essere alquanto anticipata) a causa del trascurato stato delle opere di assetto ingegneristico.

Il regno sabeo, la cui capitale era Ma'rib, dove ancor oggi sono visibili imponenti rovine (tra cui un tempio), agì per più di 14 secoli. Non manca chi pensa che il regno s'identifichi con la Sheba descritta nell'Antico Testamento.

La prima iscrizione che si conosce relativa al Hadramawt risale all'VIII secolo a.C. Ad esso si riferiva inoltre, in lingua antico-sabea, un'iscrizione del re Karab'il Watar dei primi del VII secolo a. C., in cui il re di Hadramawt, Yada`'il, è ricordato come uno dei suoi alleati. Quando tuttavia i Minei assunsero il controllo delle carovaniere transarabiche che percorrevano la cosiddetta "via del mar Rosso" nel IV secolo a.C., l'Hadramawt divenne uno degli Stati confederati, probabilmente a causa di comuni interessi commerciali. Divenne più tardi indipendente e fu invaso dall'espansivo regno himyarita verso la fine del I secolo a.C., ma fu in grado di respingere l'aggressione.

L'Hadramawt annetté il Qataban nella seconda metà del II secolo, raggiungendo la sua dimensione massima. Durante questo periodo, l'Hadramawt fu continuamente in guerra con Himyar and Saba', e il re sabeo Sha`irum Awtar fu infine in grado di conquistare la sua capitale, Shabwa, nel 225. Durante questo periodo, il regno di Aksum prese a interferire nelle questioni sud-arabiche. Il Re GDRT di Aksum inviò truppe al comando del proprio figlio, BYGT, perché conquistassero le coste occidentali e occupassero Thifar, la capitale himyarita, e perché marciassero contro Hadramawt in veste di alleate dei Sabei. Il reame di Hadramawt fu infine conquistato dal re himyarita Shammar Yuhar`ish verso il 300 CE, che unificò tutti i regni sud-arabici.

Una tempo esso era uno dei più importanti tra i piccoli regni dell'Arabia meridionale. Sembra che la città sia stata distrutta nel VII secolo a.C. dal re e mukarrib dei Sabei Karib'il Watar, e ciò è documentato da un testo sabeo che riferisce della vittoria con espressioni che ne dimostrano l'importanza per i sabei.

Qataban fu uno degli antichi regni dello Yemen che prosperò nella valle di Bayhan. Come gli altri regni arabici meridionali, si arricchì notevolmente grazie al commercio di franchincenso e mirra, che venivano bruciati sugli altari. La capitale di Qataban portava il nome di Timna e fu collocata sulla rotta commerciale che passava attraverso gli altri regni di Hadramawt, Saba e Ma'in. La divinità principale dei Qatabanidi era ʿAmm, ossia "Zio" e la popolazione chiamava se stessa "figli di ʿAmm".

Durante il dominio dei Minei, la capitale fu Karna (oggi nota come Sadah). L'altra loro importante città fu Yathill (ora nota come Baraqish). Altre parti del moderno Yemen includono Qataban e la striscia costiera di stazioni di rifornimento idrico note come Hadramawt. Sebbene i Saba' dominassero nel primo periodo della storia sud-arabica, le iscrizioni minee sono dello stesso periodo temporale delle prime iscrizioni sabee. Si noti, tuttavia, che esse datano precedentemente l'apparizione degli stessi Minei e, quindi, si preferisce più appropriatamente chiamarle "madhabite", anziché "minee". Il regno dei Minei era collocato nello Yemen nord-occidentale, con la maggior parte delle sue città che si estendevano lungo il Wadi Madhab. Iscrizioni minee sono state trovate assai lontano dal regno mineo, come ad esempio ad al-`Ula nel nord-ovest dell'attuale Arabia Saudita e persino sull'isola di Delo e in Egitto. Fu il primo dei regni sudarabici a scomparire, e il linguaggio mineo ebbe termine attorno all'anno 100 d.C.

Gli Himyariti unirono l'Arabia sud-occidentale, assumendo il controllo del mar Rosso, come pure delle coste del Golfo di Aden. Dalla loro capitale, i sovrani Himyariti lanciarono campagne militari di successo, ed estesero il loro potere dall'estremo oriente del Golfo Persico all'estremo settentrione del Deserto Arabico.

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Storia antica del Giappone

La storia antica giapponese si divide in periodi distinti.

Prende il nome da una zona di Tokio (nei pressi dell'Università), che restituì i primi esemplari di un nuovo tipo di ceramica a decorazione geometrica, anche se per capire che si trattava di una civiltà diversa da quella Jomon si dovette attendere la fine della II Guerra Mondiale, quando venne portato alla luce un intero villaggio Yayoi. Pur se decorata in modo meno elaborata, la ceramica Yayoi risulta di qualità superiore rispetto a quella del periodo Jomon, con la quale mostra in ogni caso una certa continuità. Altri oggetti rinvenuti sono: statuette di terracotta, maschere rituali, oggetti in legno, spade, giade, magatama (gioielli coreani relativi alla fertilità). In questo periodo si attesta l'introduzione della risicoltura e dell'irrigazione a essa necessaria, diffusa attraverso la penisola coreana grazie alle migrazioni dal continente, in particolare dalla Cina. La diffusione della risicoltura interessò inizialmente il nord del Kyushu, investendo in seguito le regioni del Mare Interno per raggiungere, attorno al 100 a.C., le zone a nord-ovest della baia di Ise (presso l'odierna Nagoya). Il passaggio alla produzione agricola segna la vitalità delle singole comunità sviluppatesi attorno alle coltivazioni e il nascere di villaggi stabili. Sembra che queste comunità fossero organizzate in clan specializzati: artigiani, contadini, cacciatori, pescatori, mentre il ferro veniva usato con parsimonia sotto il controllo dei capi.

Mentre nel resto del mondo si passa gradualmente dall'età della pietra a quella del bronzo per approdare al ferro, in Giappone si ha la fase della pietra e contemporaneamente quella del ferro (perché introdotti dai cinesi e coreani di cultura più antica). Verso la metà del I secolo i bronzi iniziano a differenziarsi da quelli cinesi per la percentuale di stagno impiegata. Durante la prima metà del periodo Yayoi si diffondono particolari oggetti in bronzo a forma di campana (dotaku) ritrovati generalmente raggruppati sotto terra, ma non si ritrovano nelle tombe, l'ipotesi è che venissero utilizzate come dono a uno spirito della Terra per propiziare il raccolto. La forma è tronco conica simile ad una U rovesciata, le decorazioni sono essenzialmente: scene di vita dei cacciatori, forme geometriche o sinusoidali, case, baracche, agricoltori al lavoro.

Nei sei secoli di durata, il periodo Yayoi mostra diversi tipi di ceramica: dalle statuette che raffigurano donne gravide, da collegarsi con le dogu del periodo Jomon, agli oggetti eseguiti con impasto raffinato; si perde però l'ornamentazione impressa a forte rilievo caratteristica del periodo precedente.

In questo periodo è stato rinvenuto sul fondo di alcuni vasi un tessuto costituito da fibre di canapa o gelso, oltre a frammenti di telai, questo dimostra che già nel periodo Yayoi era diffusa la tessitura.

Le comunità raggruppate si stabilirono in villaggi stabili grazie allo stimolo della produzione agricola. Le abitazioni erano costruite a livello del suolo come alla fine del periodo precedente, la novità comunque è l'inserimento delle case sopraelevate, costruite cioè su pali (takayasuka), tipologia usata principalmente per i granai e la casa dello sciamano, i due cardini della vita sociale del villaggio. Il miglior esempio di comunità Yayoi è fornito oggi dal villaggio di Toro (prefettura di Shizuoka) dove si possono vedere sia abitazioni di tipo seminfossata che sopraelevata. I resti archeologici mostrano che la struttura della casa era costituita da parti di legno incastrati negli angoli. È attestato anche l'uso di abitazioni diverse a seconda della stagione e del clima per cui vennero usate anche capanne infossate per l'inverno e capanne al livello del terreno con tetto in bambù per l'estate. Generalmente il pavimento delle abitazioni era in terra battuta, con un foro al centro dove alloggiava il focolare.

Vari e diversificati, presero forma attorno all'esperienza comunitaria. Il benessere di queste comunità dipendeva infatti dalla terra, dall'acqua e dal sole, ciascuno indispensabile per assicurare un buon raccolto, e i riti erano finalizzati a propiziarsi il favore della natura, così come a scandire il tempo delle fasi della coltivazione. Le divinità locali, i Kami, assunsero un ruolo centrale nella vita comune e il capo della comunutà diviene il custode del potere spirituale accanto a quello politico. Questo è il culto dello shinto (via degli dei) primitivo, caratterizzato da credenze animistiche, pratiche magiche e influssi sciamanici.

Una fonte cinese scritta nel I secolo d.C. accenna a una terra al di là della penisola coreana popolata da cento e più piccoli "paesi". Le opere redatte in Cina nel periodo precedente alla diffusione della scrittura cinese in Giappone costituiscono le prime testimonianze relative alla seconda metà della cultura Yayoi. A partire dal 100 d.C. l'organizzazione socio-politica delle comunità locali raggiunge un certo grado di evoluzione, e iniziano le prime forme di scambi commerciali tra Cina e Giappone. Contemporaneamente si avviava una lenta trasformazione delle comunità locali giapponesi, all'interno delle quali prendeva forma una stratificazione sociale più marcata. Ciò avrebbe indotto a una differenziazione della forza economica e militare tra le singole comunità o clan (uji), che sarebbe stata alla base del processo di competizione per il potere culminato nell'istituzione di un governo centralizzato. Gli scavi archeologici testimoniano l'importanza dei contatti tra il futuro Giappone e la Cina (a volte con la mediazione della Corea) nelle numerose tombe nella regione settentrionale del Kyushu, risalenti alla seconda metà del periodo Yayoi, sono stati portati alla luce specchi e armi di bronzo e ornamenti di giada di origine continentale, ossia Cina e Corea. Da quest'ultima si ispirarono le grandiose tombe che caratterizzarono il periodo Kofun o Yamato.

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Source : Wikipedia