Stampanti

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Inviato da nono 28/02/2009 @ 08:05

Tags : stampanti, periferiche, hardware, computer, high tech

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HPGL

HPGL, a volte citato come HP-GL, è il principale linguaggio di controllo per stampanti usato dai plotter Hewlett-Packard. Il nome è l'acronimo di Hewlett-Packard Graphics Language. Successivamente è diventato uno standard per la maggior parte dei plotter. In altre parole è un protocollo di stampa indicato per l'uso nelle periferiche come plotter e cutter.

Questo significa Arco Assoluto ed i parametri successivi indicano che il centro di questo arco è posto ad un valore di 100,100 della superficie della pagina ed ha un angolo di partenza di 50° misurati in senso antiorario. Un quarto parametro, non usato nell'esempio, specifica l'estensione dell'arco che, come standard, è di 5°.

Tipicamente un file HPGL inizia con una serie di comandi di configurazione del plotter o della stampante ricevente, seguito da una lunga serie di righe di comando di disegno grafico.

Il sistema di coordinate era basato sulla più piccola unità di scostamento (o passo) che i plotter HP potevano avere ed era di 25 µm (cioè di 40 passi per millimetro). Le coordinate spaziali sono positive o negative con numeri binari a virgola mobile, nella specifica ±230.

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Lexmark

Lexmark è un'azienda statunitense che sviluppa e produce accessori per stampanti, incluse stampanti a getto d'inchiostro e laser, prodotti multifunzione, accessori e servizi per utenti privati e business.

L'azienda Lexmark fu fondata nel 1991 come un'azienda minore della IBM. Nel 1995 Lexmark fu commercializzata al pubblico.

Oltre a fabbricare prodotti Hardware per se stessa, l'azinda produce anche stampanti per altre azeinde, tra le quali Dell.

La serie di stampanti laser Optra vengono usate molto in ambienti aziendali, ed i suoi modelli tutto in uno sono molto popolari.

Nella metà degli anni '90 Lexmark produsse per la IBM le tastiere Modello M. Il brevetto fu venduto anni dopo alla Unicomp.

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Famiglia Apple LaserWriter

LaserWriter 4/600 PS

A differenza dei modelli di stampante laser prodotte da HP e basate sul linguaggio proprietario Printer Control Language (PCL) la LaserWriter utilizzava il linguaggio di descrizione di pagina PostScript. Questo linguaggio consentiva di definire complesse immagini vettoriali, di gestire immagini bitmap a alta risoluzione e di gestire font vettoriali con una qualità di stampa molto elevata.

L'utilizzo del PostScript non apportò solo vantaggi. Il Postscript era un linguaggio molto complesso e richiedeva molta potenza di calcolo per essere elaborato a differenza del PCL che essendo più semplice e basico si accontentava di un'elettronica meno avanzata. Dentro la LaserWriter era installato un Motorola 68000 a 12 Mhz. Quindi la stampante era il "computer" più veloce prodotto da Apple all'epoca. Era anche il computer più costoso prodotto da Apple infatti quando nel 1985 fu presentata, la stampante costava 6995$.

Con un tale costo era impensabile riservare la stampante per un solo computer. Allora le LAN erano rare negli uffici e le schede ethernet molto costose. Apple allora utilizzò la porta seriale del computer per implementare una rete locale e riscrisse il software per incrementare la velocità di trasmissione fino a raggiungere i 250 kbps. Il protocollo che gestiva la rete venne chiamato AppleTalk mentre il cablaggio fisico e tutte le infrastrutture necessarie per collegare fisicamente i computer vennero chiamati LocalTalk.

La possibilità di utilizzare la stampante da più computer rese la stampante molto interessante. Era come se il suo prezzo astronomico venisse frazionato tra i vari computer e quindi la stampante diventava un prodotto conveniente. Era molto conveniente dato che era veloce ed era dotata di una qualità di stampa impareggiabile (merito dell'interprete PostScript). La stampante rendeva al meglio solo se abbinata a un computer Macintosh. Questo consentì a Apple di vendere milioni di computer e di diventare il leader incontrastato nel settore dell'editoria elettronica.

Visto il successo del modello originale Apple realizzò altri modelli. I nuovi modelli incrementarono la velocità di stampa e di elaborazione, aumentarono la risoluzione di stampa, aggiunsero la porta ethernet ed in fine portarono anche il colore. Mentre Apple introduceva i nuovi modelli di stampante gli altri produttori non stavano a guardare e quasi tutti decisero di utilizzare il linguaggio PostScript. Col passare del tempo Apple vide le vendite delle stampanti ridursi per via della concorrenza degli altri produttori che essendo specializzati solo nella produzione di stampanti riuscivano a produrre modelli sempre più prestanti e sempre a costi inferiori dei modelli prodotti da Apple. La società decise di uscire dal mercato della stampanti laser e la LaserWriter 8500 fu l'ultimo modello prodotto da Apple.

La LaserWriter è dotata di un interprete PostScript interattivo. Se ci si collega con un terminale alla porta seriale della stampante e si scrive 'execute' si può comunicare con la stampante e inviarle comandi PostScript. Questa comunicazione veniva utilizzata per effettuare delle verifiche diagnostiche sulla stampante in caso di malfunzionamento.

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Stampante

Stampante Laser

La stampante è la periferica di uscita che trasferisce su carta, o su materiali di altra natura, le informazioni digitali contenute in un computer.

L'operazione informatica di stampa comporta una perdita di informazioni, in quanto, una volta stampati, un testo oppure un'immagine, sarà molto difficile ricostruire perfettamente il documento originale con il processo inverso, ovvero la scansione o il riconoscimento ottico dei caratteri (OCR).

L'impiego delle stampanti risale agli albori dell'informatica, in quanto bisogna ricordare che l'utilizzo del monitor per l'output dei dati è una invenzione relativamente recente. I primi computer restituivano i dati per mezzo di spie luminose, nastri perforati e stampe su carta. In realtà anche prima dell'era dei computer, già a metà '800 erano disponibili stampanti per imprimere su carta i segnali in Codice Morse del telegrafo. Tutte le stampanti sviluppate fino agli anni '80 utilizzavano la tecnologia ad impatto, già sviluppata per le macchine da scrivere; i primi sistemi di videoscrittura erano praticamente costituiti da una stampante abbinata ad un computer dedicato.

L'introduzione della tecnologia a matrice di aghi avvenne nel 1970 ad opera di Centronics, nome legato allo standard della porta parallela. Il numero limitato di aghi nei primi modelli produceva caratteri poco definiti e sbiaditi. L'introduzione della matrice a 24 aghi con la famiglia LQ della Epson, segnò una svolta nella qualità, che divenne comparabile con la tecnologia ad impatto tradizionale, ma con in più la possibilità della stampa grafica.

Nel 1971 la Casio inizia lo sviluppo della tecnologia a getto di inchiostro piezoelettrica. Il primo modello commerciale di stampante inkjet fu disponibile solamente nel 1984: la serie Thinkpad dalla Hewlett Packard. Questa svolta fu possibile grazie allo sviluppo della tecnologia termica a partire dal 1979 dalla stessa HP. Dopo tre anni usci il primo modello a colori: la paintjet.

La tecnologia laser fu sviluppata inizialmente da Xerox Corporation nel 1971. Le prime macchine erano estremamente costose, complesse ed ingombranti. La prima stampante laser commerciale da tavolo fu resa disponibile da Canon nel 1982: la LBP-10.

Importante fu anche lo sviluppo degli standard di comunicazione con il computer. Alcuni modelli di stampanti di successo hanno dato origine a standard de facto, le così dette emulazioni. Una stampante poteva accettare i comandi destinati al modello standard emulato ed era in questo modo compatibile con il software esistente. Alcuni esempi di emulazioni sono: IBM Proprinter, Epson ESC P/2, HP Laserjet.

Altrettanto importante è stata l'ideazione dei linguaggi standard per la descrizione della pagina, indipendenti dal modello di stampante: i più diffusi sono il Postscript di Adobe Systems (1976) ed il Printer Control Language (PCL) di Hewlett Packard. In pratica le applicazioni codificano nel linguaggio specifico le pagine da stampare, senza doversi preoccupare di quale dispositivo di output è utilizzato, il codice è poi interpretato dal microprocessore della stampante, dai driver software, oppure da programmi di visualizzazione/conversione.

Molteplici sono le tecnologie sviluppate per stampare informazioni su carta. Alcune sono state rese obsolete dall'arrivo di altre, ma spesso non del tutto estinte, semplicemente relegate ad applicazioni particolari.

Questo tipo di stampanti permette la riproduzione in tre dimensioni di oggetti aventi varia foggia e dimensione. Si basano su di una serie di testine - disposte secondo i tre assi dello spazio (x, y, z) dalle quali viene estruso il materiale (in genere una resina) che costituirà l'oggetto finito. La precisione e l'ordine di grandezza dei dettagli riprodotti rendono questo tipo di stampanti adatte alla modellistica industriale. Si prevede il suo impiego anche per la tele-dislocazione delle linee di produzione della componentistica industriale, medica e della oggettistica rispetto alle sedi di progettazione.

Questa tecnologia, per la maggior parte, è derivata dalle macchine da scrivere elettriche, Essenzialmente alcuni punzoni riportano in rilievo la forma del carattere, che per mezzo di un elettromagnete viene battuto sulla carta con l'interposizione di un nastro inchiostrato. I caratteri possono essere portati su leve, sulla superficie di cilindri, sul bordo di un disco (margherita), su un nastro metallico (catena), o su una sfera. I limiti di questo sistema consistono nella limitatezza di ciò che può essere stampato (font fissi, niente grafica) e nella lentezza, ad eccezione delle stampanti a catena che riuscivano a stampare a velocità paragonabili ad una moderna laser.

Testine di stampa, generalmente con standard di 9,18,24 oppure 36 aghi, mossi da elettromagneti azionati da transistor Darlington, battono sulla carta attraverso un nastro inchiostrato mentre si spostano lateralmente sul foglio. La sequenza dei colpi è generata da un circuito elettronico per comporre i pixel che costituiscono i caratteri o parte di una immagine. La stampa può avvenire in entrambi i sensi di spostamento della testina, con un aumento della velocità complessiva (stampa bidirezionale). Alcuni modelli di stampanti ad aghi possono riprodurre il colore, impiegando oltre al nero anche tre bande colorate secondo lo standard CMY, Cìano Magenta Yellow. La tecnologia di stampa a matrice è ancora richiesta in alcuni settori poiché permette di imprimere anche modulistica a più copie.

Entrambi veri prodigi di fluidodinamica sono realizzate con tecnologie di fotoincisione simili a quelle per la produzione di massa dei circuiti integrati, che consentono costi per quantità molto contenuti. La risoluzione e la qualità di stampa di queste testine raggiunge livelli paragonabili alla fotografia tradizionale, ma solamente utilizzando carta la cui superficie sia stata opportunamente trattata per ricevere l'inchiostro. Il problema più grave di questa tecnica è l'essiccamento dell'inchiostro nelle testine, che è frequente causa di malfunzionamenti. Un altro svantaggio è dato dall'elevato costo per copia stampata se confrontato con le altre tecnologie.

Tecnologia simile alla precedente, ma che offre anche su carta comune immagini dall'aspetto fotografico, grazie alla lucidità della cera. L'impiego di queste stampanti si sta espandendo sempre più. Originariamente creata da Tektronix nel 1986. Dopo l'acquisto da parte di Xerox della divisione Color Printing and Imaging di Tektronix nel 2000, la tecnologia "solid ink" (inchiostro solido) divenne parte della linea di stampa da ufficio di Xerox.

La tecnologia solid ink utilizza degli stick di inchiostro solido al posto dell'inchiostro fluido o delle cartucce di toner abitualmente utilizzate nelle stampanti. Dopo che lo stick di inchiostro viene caricato nella stampante, viene sciolto ed utilizzato per produrre immagini sulla carta in un processo molto simile alla stampa offset. Xerox sostiene che la stampa con gli inchiostri solidi abbia colori più vibranti rispetto agli altri metodi di stampa, sia più facile da usare, possa essere fatta su una varietà di mezzi molto ampia e sia maggiormente eco-compatibile dal momento che riduce la produzione di sostanze di scarto. Gli stick non sono tossici e si possono maneggiare senza alcuna conseguenza nociva. A metà degli anni novanta, il Presidente della Tektronix mangiò parte di uno stick di inchiostro solido, allo scopo di dimostrare che erano completamente sicuri da usare e maneggiare...e potenzialmente mangiare! La sostanza degli stick è composta da olii vegetali.

Stampanti a inchiostro solido sono per esempio la Xerox Phaser 8560 e la Xerox Phaser 8560MFP.

Questa tecnologia deriva direttamente dalla xerografia comunemente implementata nelle fotocopiatrici analogiche. In sintesi, un raggio laser infrarosso viene modulato secondo la sequenza di pixel che deve essere impressa sul foglio. Viene poi deflesso da uno specchio rotante su un tamburo fotosensibile elettrizzato che si scarica dove colpito dalla luce. L'elettricità statica attira una fine polvere di materiali sintetici e pigmenti, il toner, che viene trasferito sulla carta (sviluppo). Il foglio passa poi sotto un rullo fusore riscaldato ad elevata temperatura, che fonde il toner facendolo aderire alla carta (fissaggio). Per ottenere la stampa a colori si impiegano quattro toner: nero, ciano, magenta e giallo, trasferiti da un unico tamburo oppure da quattro distinti.

Per semplificare la gestione dei consumabili, nelle stampanti laser monocromatiche moderne il toner e il tamburo fotosensibile sono incluse in un'unica cartuccia.

Diverse agenzie per l'ambiente e giornali specializzati hanno verificato che, durante la stampa, vengono rilasciate alcune polveri sottili e altre sostanze cancerogene come benzolo e stirolo, che sono contenuti nel toner.

Tecnologia molto simile alla precedente, impiega al posto del laser una barra di LED disposti per tutta la larghezza di una pagina e in numero uguale al numero di pixel da stampare. Le ultime tecnologie consentono una risoluzione di stampa pari o superiore al laser.

Impiega un rotolo di carta speciale, trattata chimicamente in modo da annerirsi se scaldata. Una testina larga quanto la pagina, costituita da una schiera di resistenze elettriche che si scaldano per effetto Joule, impressiona l'immagine sul foglio mentre questo vi scorre sotto. Era impiegata nei primi apparecchi telefax, ma i documenti stampati tendevano ad ingiallire e diventare illeggibili in breve tempo. La tecnica è largamente impiegata nelle stampanti di registratori di cassa, bilance, parchimetri ecc. Era impiegata nella stampante integrata con funzioni di plotter nel personal computer Olivetti P6060, avente una testina ceramica costituita da una fila di 5 punti resistivi, equivalenti alle 5 colonne standard dei caratteri alfanumerici.

Questa tecnologia (detta anche a sublimazione) deriva direttamente dalla precedente, ma invece di impiegare carta speciale, utilizza una pellicola di plastica rivestita da un pigmento che viene trasferito su carta comune dal calore. Esistono anche modelli a colori, impieganti quattro pellicole con i colori fondamentali. Non offrono però risoluzioni molto elevate ma danno delle stampe più durature.

Queste macchine non impiegano inchiostri ma imprimono nella carta i simboli caratteristici dell'alfabeto Braille per non vedenti. Dispongono di una serie di punzoni mossi da elettromagneti che perforano o imbutiscono la carta.

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Famiglia Apple ImageWriter

Apple ImageWriter.jpg

L'ImageWriter era una linea di stampanti a aghi prodotta da Apple Computer verso la fine degli anni ottanta. Progettata per lavorare in congiunzione con l'Apple II e il Macintosh, stampava immagini o testi con una risoluzione di 144 DPI. Questo permetteva di produrre immagini WYSIWYG di ciò che veniva mostrato sullo schermo, questo facilitava molto l'impaginazione dei documenti da stampare. L'ImageWriter poteva realizzare immagini a colori sostituendo il nastro di nero con un nastro colorato e poteva realizzare delle immagini a tono di grigio utilizzando le retinature prodotte dalla tecnologia QuickDraw. La qualità della stampa era adeguata per i tempi, Apple successivamente produsse delle versioni della stampante in grado di stampare a 216 DPI, rendendo ImageWriter una alternativa a basso costo della stampante LaserWriter.

La stampante venne prodotta in due versioni. La versione a 80 colonne con supporto del modulo continuo e la versione a 136 colonne sempre con il supporto del modulo continuo. La versione a 136 colonne venne introdotta verso la fine del 1985 e solamente il software Apple MacProject la sopportava. La maggioranza dei programmi di terze parti utilizzavano solo le prime 80 colonne e spesso non erano in grado di stampare se nella stampante da 136 colonne non era inserito il modulo da 80 colonne.

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All-in-one

Una stampante multifunzione Samsung

Con l'espressione inglese All-in-one (tradotto letteralmente: "tutto in uno") o multifunzione si intendono quelle tipologie di apparecchi che incorporano una serie di funzioni che tradizionalmente vengono svolte da apparecchi separati.

In particolare l'espressione è utilizzata per indicare quei modelli di personal computer con il monitor integrato nel case (telaio) del computer stesso. Si tratta di computer progettati per ridurre i costi e gli ingombri a scapito dell'espandibilità del sistema. Un esempio classico sono i computer della serie iMac dell'Apple.

Lo stesso termine viene utilizzato per alcune periferiche, come le stampanti dette stampanti all-in-one o stampanti multifunzione. Si tratta di stampanti progettate per eseguire compiti addizionali, come scansioni, fotocopie e talvolta inviare fax. Le stampanti multifunzione hanno il vantaggio, rispetto alle stampanti tradizionali, di fornire funzionalità aggiuntive, senza richiedere l'acquisto di strumenti separati, come uno scanner d'immagini, una fotocopiatrice o un fax. Le stampanti all-in-one hanno in genere un costo superiore rispetto a quello di una normale stampante ma inferiore rispetto della somma delle macchine separate; in genere si considera che possano avere prestazioni inferiori rispetto all'apparato specifico, con il vantaggio però di una riduzione dell'ingombro fisico e/o dei consumi.

Le stampanti all-in-one possono essere a getto d'inchiostro o laser, e sono considerate come una linea di prodotto distinta dalle stampanti, rivolta soprattutto al mercato dello Small Office Home Office, che ne apprezza il risparmio rispetto all'acquisto e gestione di più apparati distinti, oltre alla riduzione dell'ingombro fisico.

Popolari costruttori di stampanti multifunzione sono: Xerox, Hewlett-Packard, Epson, Lexmark, Brother e Konica Minolta.

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Famiglia LaserWriter Originali

LaserWriter 4/600 PS

Le stampanti della famiglia LaserWriter sono delle stampanti laser prodotte dalla ditta statunitense Apple Computer.

La produzione della prima stampante LaserWriter venne annunciata nel 1985. Era uno dei componenti chiave del progetto "Macintosh Office", che mirava a introdurre i computer Macintosh negli uffici delle piccole aziende. La Apple incluse nella stampante la nuova tecnologia LocalTalk LAN e quindi la LaserWriter fu la prima stampante di rete prodotta dalla Apple. Fu annunciata al pubblico con uno spot trasmesso durante il 29° Super Bowl: lo spot si chiamava "lemmings" e suggeriva di non seguire le masse in tutte le loro scelte.

La stampante fu messa in vendita ad un prezzo di circa 7.000 dollari; era quindi al tempo abbastanza economica, se paragonata alle stampanti della concorrenza.

Nel corso degli anni, la Apple produsse diversi modelli di LaserWriter, ma la pressione sempre più agguerrita della concorrenza ed i margini di guadagno che si riducevano, convinsero i manager della Apple ad uscire dal mercato delle stampanti.

L'ultimo modello prodotto è stato la LaserWriter 8500, che era anche la stampante più potente della linea. Era diretta agli utenti con esigenza di grandi volumi di stampa e di una certa scelta nei formati di stampa infatti supportava stampe fino al formato A3.

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Source : Wikipedia