Sociologia

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Tags : sociologia, scienze umane e sociali, scienza

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Sociologia

Max Weber

La sociologia è la scienza che studia le strutture sociali, le norme ed i processi che uniscono (e separano) le persone non solo come individui ma come componenti di associazioni, gruppi ed istituzioni.

Il campo di interesse della sociologia spazia dall'analisi dei brevi contatti fra individui anonimi sulla strada allo studio di processi sociali globali. Comte la definsce strumento di azione sociale, per Durkheim diviene la scienza dei fatti sociali, infine per Weber è la scienza che punta alla comprensione interpretativa dell'azione sociale.

La sociologia è una scienza emersa nel XIX secolo come risposta accademica ai cambiamenti della modernità: quanto più il mondo diventava piccolo ed integrato, tanto più l'esperienza delle persone del mondo diveniva parcellizzata e dispersiva. I sociologi speravano non solo di capire che cosa univa i gruppi sociali, ma anche di sviluppare un "antidoto" alla disgregazione sociale.

Oggi i sociologi indirizzano la ricerca su aspetti macrostrutturali, come sistema sociale, funzione, classe sociale, genere ed istituzioni come la famiglia, sulla devianza o la rottura di strutture sociali (quali possono ad esempio essere il crimine rispetto al sistema di valori prevalente ed il divorzio per la famiglia) e si interessano parallelamente di microprocessi come le interazioni personali.

Spesso i sociologi utilizzano metodi quantitativi nella ricerca sociale per descrivere le relazioni sociali mediante modelli e sviluppare schemi interpretativi che possano aiutare a prevedere i cambiamenti sociali e le risposte ad essi. Altre branche della sociologia ritengono che i metodi qualitativi, come interviste tematiche, gruppi di discussione e metodi etnografici, permettano una migliore comprensione dei processi sociali.

La sociologia è una scienza relativamente nuova rispetto ad altre scienze sociali, comprese economia, scienza della politica, scienze etnoantropologiche, psicologia.

Il termine fu coniato da Auguste Comte, che sperava di unificare tutti gli studi sull'uomo, includendo storia, psicologia ed economia. Il suo schema sociologico era tipico del XVIII secolo: egli credeva che l'esistenza umana passasse sempre attraverso le stesse distinte tappe storiche e che, comprendendone la progressione, si potessero individuare i rimedi per i problemi della società.

Tuttavia la sociologia ha le sue origini nella filosofia politica e sociale di Platone, Aristotele, fino a Hobbes, Machiavelli, Rousseau, Hegel, Tocqueville ed Emerson.

L'Illuminismo, può essere considerato il periodo storico di partenza per lo sviluppo dele discipline, fondanti sulla "ragione" e sul pensiero dell'esistenza insita nella natura dell'uomo di una razionalità oscurata dalla società e dalle religioni. Montesquieu (1689-1756) fu uno dei precursori indagatori delle condizioni sociali, delle leggi e dei costumi di modelli sociali differenti, come quelli francesi e persiani del suo tempo. Certamente, né lui e nemmeno Rousseau (1712-1778) furono sociologi, però anticiparono alcune analisi sociali riguardanti tematiche che in seguito i sociologi stimeranno importanti, come per esempio il tema della disuguaglianza, della stratificazione e della proprietà privata. Turgot (1727-1781) sostituirà, per primo, l'origine della cause dei fenomeni, fino ad allora, ricercata nell'ambito del sovrannaturale, con l'indagine fatta esclusivamente nell'ambito nella natura. Pur essendo un economista, furono rilevanti le influenze indirette di Adam Smith (1723-1790) sulla sociologia, basti pensare, tra le tante, l'analisi sulla divisione del lavoro, gli studi sulla proprietà privata, l'idea dei benefici sociali della concorrenza. Adam Ferguson (1723-1816) fu uno dei primi sociologi, ad evidenziare, invece, i lati negativi indotti dalle attività ripetitive, mentre John Millar (1735-1801) anticipò alcuni punti fermi dell'analisi marxista sul rapporto tra attività produttive e idee. Sismonde De Sismondi (1773-1842) intuì prima ancora di Marx le antitesi dello sviluppo capitalistico.

In realtà, la sociologia non superò le altre scienze sociali ma divenne una di queste, con i suoi propri oggetti, argomenti e metodi. Oggi la sociologia studia le organizzazioni umane e le istituzioni, utilizzando largamente il metodo comparativo. La disciplina si è applicata in particolare alle società industriali complesse.

In Italia, sebbene fossero presenti in diverse università italiane alcuni importanti sociologi, la prima facoltà di sociologia venne aperta soltanto nel 1962 a Trento. Per la prima volta in Italia non solo si dedicava a questa scienza una facoltà a sé stante, ma si permetteva l'iscrizione anche a quegli studenti che avessero ottenuto il diploma presso un istituto tecnico. Numerosi studenti arrivarono a Trento da tutta Italia, richiamati dalla novità degli insegnamenti proposti e da un titolo di studio che si presentava come uno strumento indispensabile per la comprensione delle moderne società complesse. La vivacità culturale data dall'incontro di studenti provenienti da tutto il paese portò l'università di Trento ad essere uno dei centri della contestazione studentesca del '68 oltre che del movimento femminista italiano.

L'evoluzione della facoltà di sociologia di Trento è anche emblematica del ruolo che il sociologo occupava nell’immaginario collettivo italiano degli anni sessanta. Si riteneva che la sociologia, più che uno strumento di interpretazione scientifica della società, fosse in realtà uno strumento per il cambiamento della società stessa. Per questo motivo Renato Curcio decise di iscriversi alla facoltà di Trento prima ancora che la stessa avesse ottenuto il riconoscimento legale del titolo di studio che doveva rilasciare. E per lo stesso motivo inoltre nel maggio del 1965 gli studenti di quello che si chiamava ancora Istituto superiore di scienze sociali occuparono per la prima volta la facoltà per protestare contro il progetto di trasformare l'Istituto in una facoltà di Scienze politiche autorizzata a rilasciare una laurea ad indirizzo sociologico. In quegli anni chi era appositamente venuto a Trento per studiare sociologia voleva ottenere una laurea in sociologia senza ulteriori caratterizzazioni che ne limitassero la peculiarità.

La sociologia è essenzialmente una scienza applicata, anche se la sua vicinanza con la filosofia mantiene al suo interno un vasto dibattito teorico simile a quello specifico delle scienze filosofiche. Sotto questo aspetto possiamo dividere la sociologia in due parti, naturalmente e fortemente interconnesse: una parte soprattutto di grandi teorie che hanno lo scopo di creare modelli macro di spiegazione della società, eminentemente teorici ma che nascono come grandi sintesi teoriche di osservazioni della realtà sociale; ed una parte di studi maggiormente focalizzati su fenomeni sociali circoscritti per tempo e luogo.

Questa seconda parte rappresenta la parte applicativa della sociologia, quella che maggiormente la avvicina alle scienze naturali ma soprattutto quella che ha prodotto e necessita di una "cassetta degli attrezzi" che le permetta di osservare e rilevare la realtà dei fenomeni che intende studiare. È in questo ambito che si sviluppa, come metalinguaggio, la metodologia, che, in questa accezione, più che delle scienze sociali in genere possiamo chiamare della ricerca sociale. La sociologia come scienza ha come oggetto fenomeni osservabili, ed ha quindi necessità di un metodo che sostenga l'osservazione del reale da parte dello scienziato, e di strumenti che gli permettano questa osservazione. Il metodo, pur con importanti distinguo (si veda, ad esempio, la tematica della specificità del metodo delle scienze storico-sociali in Max Weber) ricalca quello delle scienze naturali, con l'importante questione dell'appartenenza dello scienziato allo stesso oggetto da lui studiato (la società), le tecniche, molteplici ed in continua evoluzione, si evolvono allo scopo di rendere osservabili, rilevabili, misurabili i fenomeni sociali oggetto dello sguardo del sociologo. Brevemente, in questa tensione verso l'osservazione peculiare della sociologia è che le informazioni che vengono rilevate dagli strumenti sono sempre il frutto di una relazione sociale tra l'osservatore e l'osservato, il che rende particolarmente difficile ed insidiosa l'attività di osservazione e la validità dello strumento, poiché non soltanto le caratteristiche dello strumento in sé ma anche il contesto in cui avviene l'osservazione possono influire sulla "robustezza" informativa e sulla aderenza alla realtà di quanto viene rilevato e registrato, e poi utilizzato per cercare di descrivere e comprendere il fenomeno osservato.

Sotto questo aspetto le tecniche di osservazione si dividono in due grandi famiglie: quelle che producono matrici di dati, che possono a loro volta essere analizzate con tecniche statistiche e che, alla fine, producono numeri, tabelle e grafici; e quelle che producono racconti e testi, che possono essere analizzati non con mezzi statistici (anche se vi sono molteplici tentativi) ma con mezzi ermeneutici come l'analisi del testo e del contenuto. L'esempio emblematico degli strumenti del primo tipo è il questionario, usato nei sondaggi e nei censimenti, l'esempio emblematico degli strumenti del secondo tipo sono il colloquio, il racconto biografico, l'osservazione.

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Sociologia del diritto

La sociologia del diritto è la scienza che studia il diritto come modalità d'azione sociale. Attraverso la metodologia, i concetti e le principali visioni teoriche proprie della sociologia, questa branca specializzata analizza l'azione sociale in relazione al diritto, come questo la ispiri, indirizzi od influenzi, e come a sua volta ne venga influenzato.

Secondo tale indirizzo di studio del diritto, l’efficacia delle norme giuridiche non viene necessariamente garantita dai tipici strumenti della coercizione giuridica, come la pena e l’esecuzione forzata, ma dipende piuttosto dalla pressione sociale esercitata sul singolo dagli altri membri del gruppo; un altro importante fattore di efficacia del diritto è il prestigio sociale dell’autore della norma (in particolare per quanto riguarda il diritto giurisprudenziale).

Altrettanto, secondo i fautori della sociologia del diritto, può dirsi per quanto riguarda il diritto statale, il quale, pur avendo la funzione di ordinare i rapporti fra i vari gruppi, è reso efficace da quegli strumenti di pressione sociale usati dagli stessi piccoli gruppi; lo Stato, inoltre, è considerato come un semplice organo della società, per cui se in qualche parte di esso dovesse manifestarsi una resistenza nei confronti della società, o un tentativo di agire contro di essa, questa avrebbe sicuramente la meglio.

Per quanto riguarda la figura del giurista, questi viene tendenzialmente considerato un organo della giustizia sociale e la sua attività intesa come immune da valutazioni individuali e portavoce degli indirizzi valutativi predominanti nella società.

Il tema del rapporto tra diritto e realtà sociale è l’oggetto di studio dell’analisi sociologica del diritto dal momento in cui il diritto non si considera più determinato sulla base di norme e principi di grado superiore, ma in rapporto alla società. Il riferimento polemico è alla dottrina del diritto naturale, rispetto alla quale la sociologia del diritto, pur condividendo il proposito dello studio di un diritto diverso da quello positivo, si distingue nettamente per la via seguita e l’oggetto prescelto. Come più volte messo in luce da Treves, alla via della speculazione la sociologia del diritto sostituisce la via dell’esperienza; alla ricerca di un diritto assoluto e immutabile che trova il proprio fondamento, a seconda dei tempi e degli Autori, nella natura, in dio o nell’uomo, la sociologia del diritto contrappone lo studio di un diritto relativo e variabile, indissolubilmente legato al contesto sociale. Nonostante l’attenzione riservata da alcuni autorevoli esponenti della scuola moderna del diritto naturale, quali Hobbes, Locke o Rousseau, alle funzioni che il diritto ricopre all’interno della società (tema che rimarrà centrale nel dibattito sociologico), solo l’abbandono del razionalismo astratto e della pretesa di assolutezza della dottrina del diritto naturale a favore di una nuova sensibilità per il divenire storico e la concreta realtà sociale condurrà alla nascita della sociologia del diritto. A caratterizzare l’analisi sociologica del fenomeno giuridico è infatti, fin dagli albori, la distinzione operata a livello metodologico tra diritto come struttura normativa e società e la concezione degli stessi come due variabili legate tra loro da un nesso di interdipendenza interpretato in chiave evolutiva e controllabile empiricamente. In tale prospettiva l’evoluzione sociale è letta come aumento della complessità ed il diritto come un elemento condizionante e condizionato di questo processo di sviluppo che esso stesso favorisce nel momento in cui si adatta alle sue esigenze. E’ proprio questa interpretazione in chiave evolutiva del rapporto diritto-società che caratterizza le prospettive dei classici della disciplina. Senza pretesa di essere esaustivi, ne presentiamo di seguito le più note.

La problematica evolutiva è centrale per esempio alla teoria di Henry J.S. Maine (1822-1888), il quale dimostra come lo sviluppo di sistemi sociali ad elevata complessità implichi necessariamente un allentamento della relazione tra struttura sociale e configurazione giuridica, con un venir meno del rapporto diretto tra le principali direttrici della differenziazione sociale e il diritto, a favore di un’elevata mobilità dei rapporti giuridici. Questo processo si concretizza nel passaggio dalle società di status alle società di contratto: lo status indica la condizione propria della società primitiva in cui i rapporti personali si riducono a rapporti di famiglia e la posizione degli individui, determinata dalla nascita, appare immutabile; il contratto indica invece la condizione caratteristica delle società complesse, in cui gli individui, indipendenti dal proprio gruppo, si raccolgono in associazioni volontarie e determinano con atti di volontà i propri rapporti giuridici. Il tema viene ripreso dal sociologo evoluzionista contemporaneo Herbert Spencer (1820-1903) il quale analogamente sostiene che è nel passaggio dalla società militare organizzata in regime di status al tipo di società industriale organizzata in un regime di contratto che si definisce l’evoluzione del diritto. Considerando come motore dell’evoluzione la lotta per l’esistenza che Charles Darwin aveva posto quale base della selezione naturale, Spencer attribuisce alla guerra una funzione civilizzatrice: la guerra avrebbe spinto gli uomini ad uscire dallo stato di omogeneità ed uguaglianza proprio delle società semplici, avrebbe formato le prime differenziazioni nell’organizzazione sociale specificando organi e funzioni, favorendo la creazione della struttura politica autoritaria e gerarchica che contraddistingue le società militari. A tale società in seguito subentrerà la società industriale, che invece di richiedere la subordinazione delle azioni individuali in funzione di un’azione collettiva, tenderà a promuoverle e a difenderle attraverso l’amministrazione della giustizia, espressione della volontà comune.

Agli stessi aspetti, ma con riferimento alla complessità del moderno sistema economico, si dedica l’analisi operata da Karl Marx (1818-1883): per l’Autore è centrale il passaggio del primato nell’attribuzione di significati sociali dalla politica all’economia. La constatazione della moderna indipendenza dei grandi processi di decisione da ogni valutazione inerente al soddisfacimento di bisogni soggettivi e locali conduce ad un’interpretazione del diritto come strumento in grado di servire la complessità sociale, assicurando un’elevata variabilità senza intaccare la struttura. Per Marx lo stato e il diritto sono da considerarsi variabili dipendenti rispetto a quella parte della società che detiene il potere, ovvero dispone della forza: essi sono una sovrastruttura rispetto alla struttura economica della società costituita dall’insieme dei rapporti di produzione all’interno dei quali gli uomini entrano indipendentemente dalla propria volontà. Il diritto, quindi, lungi dal rappresentare gli interessi di tutta la società, esprime quelli della sola classe dirigente che impone a tutta la società le norme di condotta maggiormente funzionali al proprio sviluppo.

Anche Tonnies (1855-1936) nel suo scritto Comunità e società distingue due diversi tipi di relazioni sociali a cui corrisponderebbero due diverse tipologie di diritto: le relazioni sociali che danno luogo alla comunità, intesa come insieme organico organizzato sulla base di rapporti di sangue, di luogo e di spirito, e le relazioni sociali che danno luogo alla società come formazione ideale e meccanica, in cui i rapporti sono essenzialmente rapporti di scambio che trovano la loro espressione tipica nel contratto. Dipendente dal tipo di relazione sociale prevalente, il diritto è nel primo caso essenzialmente diritto comunitario, determinato dal costume e trasfigurato dalla religione; nel secondo caso diritto societario, definito dalla volontà arbitraria e sovrana dei singoli e garantito dallo stato. A caratterizzare il pensiero di Tonnies, comunque centrato sull’interdipendenza tra forme della società e forme del diritto, è una posizione ideologica contraria rispetto a quella dei suoi contemporanei: Tonnies afferma infatti la superiorità delle norme di diritto comunitario su quelle di diritto societario ed auspica un’integrazione delle strutture della società industriale, di cui riconosce l’importanza, con quelle della comunità, al cui spirito si sente maggiormente vicino. Figlio di generazioni di contadini, giunge al socialismo spinto da spontanea simpatia per i lavoratori agricoli e guarda al movimento operaio come all’attore che, reagendo contro l’ordinamento giuridico astratto e ai principi del liberalismo economico, riaffermerà nuove esigenze comunitarie. Criticherà d’altro canto il marxismo per il suo spirito societario e per aver messo in secondo piano la morale comunitaria.

La problematica evolutiva è centrale anche all’interpretazione di Durkheim (1858-1917), il quale nel testo La divisione del lavoro sociale individua nel graduale passaggio da una differenziazione sociale segmentaria ad una differenziazione funzionale la necessità di un nuovo tipo di solidarietà sociale e quindi di una trasformazione del diritto che della nuova solidarietà è espressione: alla solidarietà meccanica, intrisa di regole morali, va sostituendosi una solidarietà organica che sostituisce all’uniformità dei referenti di valore il riconoscimento dell’interdipendenza tra le diverse parti sociali. La prima, caratteristica delle società primitive, implica una somiglianza tra gli individui ed un assorbimento della personalità individuale nella personalità collettiva; la seconda, tipica delle società evolute, implica invece una differenziazione dei suoi membri che deriva dalla divisione del lavoro, dalla distinzione dei campi d’azione e delle personalità individuali. Tutta l’analisi giuridica di Durkheim si basa su questa distinzione: le società fondate sulla solidarietà meccanica prediligono un diritto costituito da regole munite di sanzioni repressive che si accompagnano al biasimo collettivo ed esigono l’espiazione di una colpa (diritto penale); le società che si fondano sulla solidarietà organica prediligono invece un diritto costituito da regole munite di sanzioni restitutive volte a ristabilire la situazione originaria attraverso la semplice riparazione (diritto contrattuale, amministrativo e costituzionale). L’evoluzione del diritto è quindi caratterizzata per Durkheim dal passaggio dalla prevalenza del diritto repressivo alla preferenza per un diritto restituivo (o cooperativo).

A Max Weber (1864-1920) si deve il riconoscimento del processo della razionalizzazione come carattere fondamentale dello sviluppo della moderna società europea. In Economia e società Weber sostiene che tale processo, che raggiunge la sua espressione più caratteristica nel capitalismo della civiltà occidentale, è volto ad organizzare la vita sociale in modo prevedibile e orientato al raggiungimento dei fini desiderati. Per quanto concerne il diritto, esso conduce ad una sua ristrutturazione da insieme di contenuti eticamente stabiliti ad insieme di concetti formali astratti e utilizzabili nei procedimenti. Questa trasformazione avviene attraverso quattro stadi: il primo riguarda la creazione carismatica di norme da parte degli anziani del gruppo o dei sacerdoti, ovvero dei c.d. profeti giuridici; il secondo concerne la produzione empirica di regole ad opera dei notabili giuridici; il terzo si concretizza nell’imposizione del diritto da parte di un imperium secolare o di un potere teocratico; infine l’ultimo è relativo alla statuizione sistematica del diritto e all’amministrazione della giustizia specializzata ad opera di giuristi di professione.

Alla teoria funzionalista si deve infine il superamento dei limiti, al contempo, del realismo normativo durkheimiano e del soggettivismo del senso weberiano. Come afferma Luhmann, Talcott Parsons (1902-1979) ha il pregio di riferire l’oggettività dell’insieme delle norme sociali alla contingenza dell’agire soggettivo. Nel contesto della sua teoria, il diritto ha come primaria funzione l’integrazione del sistema. Esso è quindi volto a coordinare e regolare le relazioni tra i vari attori e le varie unità del sistema al fine di garantirne il buon funzionamento, ovvero a mantenerne l’equilibrio: istituzioni legali e tribunali soddisfano questa necessità rendendo effettive le norme e intervenendo in caso di devianza per riportare i comportamenti in linea con le aspettative e ristabilire l’equilibrio sociale. Nell’evoluzione successiva della teoria, in particolare nell’opera di Niklas Luhmann (1927-1998), ad essere posta al centro dell’analisi è soprattutto la positività del diritto che caratterizza la moderna società industriale, ovvero la possibilità del tutto nuova, a partire dal XIX secolo, del mutamento del diritto tramite legislazione, e quindi della concezione del diritto come mutabile. Ciò permette al diritto che si confronta con un’elevata complessità e variabilità sociale di essere compatibile con un numero sempre maggiore di situazioni ed eventi. Nel suo testo La differenziazione del diritto, Luhmann indica quali precondizioni sociali della completa positivizzazione del diritto il primato dell’economia sul sottosistema politico e lo sviluppo del concetto di democrazia. E’ proprio l’accrescimento della complessità sociale a rendere necessari questi passaggi. Per quanto riguarda il primo aspetto si tratta del primato del sistema economico alla guida della società: l’Autore sottolinea come il meccanismo monetario del sistema economico sia infatti in grado di assicurare un livello di complessità infinitamente più elevato di quanto non possa il meccanismo di potere del sistema politico. La supremazia dell’economico consente di riscattare il diritto dai vincoli immanenti e invariabili che lo legavano a strutture sociali già esistenti: attraverso il riconoscimento della libertà contrattuale e della capacità giuridica a tutti i cittadini vengono eliminati i limiti impliciti nei vecchi ordinamenti di status. Allo stesso tempo, anche lo sviluppo del concetto di democrazia è funzionale ad una maggior variabilità e ad un più facile adeguamento del diritto in riferimento alla società: il sostegno politico, non più riferito ad istituzioni etiche stabili o ancorato ad ordinamenti di status, può essere tematizzato e problematizzato caso per caso, adattandosi alle esigenze della società. Con la completa positivizzazione del diritto, conclude Luhmann, la fissità delle norme di diritto naturale lascia il posto alla predisposizione di una variabilità controllata proceduralmente.

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Sociologia della comunicazione

La sociologia della comunicazione è quella branca della sociologia che studia nel dettaglio le implicazioni socio-culturali che nascono dalla mediazione simbolica, con particolare riguardo all'uso dei mezzi di comunicazione di massa. Essa studia dunque la radio, il cinema, la televisione, la stampa e, più recentemente, i nuovi media.

Studiare i mezzi di comunicazione significa esaminare come lo stesso messaggio mediatico abbia, a seconda del contesto culturale, economico e sociale in cui viene ricevuto, conseguenze differenti sui gruppi sociali, come sui singoli individui che ne fanno parte (l'attenzione specifica sui singoli è rivolta maggiormente dalla psicologia sociale). In altre parole si analizzano i modi in cui il messaggio è trasmesso, le conseguenze della loro fruizione, le tecniche per una corretta comunicazione, nonché le modalità per riconoscere quando la comunicazione non è corretta.

In Italia il campo di studi della sociologia della comunicazione si è andato sviluppando a livello universitario a partire dagli anni settanta, con l'attivazione dell'insegnamento di Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa nell'indirizzo politico-sociale del corso di laurea in Scienze politiche dell'Università degli studi di Firenze e successivamente dell'indirizzo "comunicazione e mass media" all'interno dei corsi di laurea in Sociologia delle università di Roma La Sapienza e Napoli Federico II. Oggi la sociologia della comunicazione, accademicamente abbinata alla sociologia dei processi culturali (a cui è unita nel medesimo settore scientifico-disciplinare), rappresenta il perno su cui si fonda la maggior parte dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione.

Pochi sono i manuali di sociologia della comunicazione redatti da autori italiani: nell'università si preferisce adottare i classici. A livello internazionale vanno menzionati John Baptist Thompson, Anthony Gitlin, Erving Goffman, Alfred Schütz. Sono stati inoltre condotti degli studi sulla fruizione dei media di matrice non sociologica o di approccio misto a polarizzazione non sociologica, come quelli di Sonia Livingstone.

La sociologia della comunicazione pubblica è una disciplina (cui al momento è offerto un solo spazio istituzionale, all'interno del corso di laurea in Media e giornalismo "Adriano Olivetti", rappresentato dall'insegnamento obbligatorio omonimo) di sviluppo recente, che studia origini, modalità e dinamiche della comunicazione della pubblica amministrazione al suo interno e verso i cittadini. La sociologia della comunicazione pubblica è intimamente connessa sia alla sociologia della comunicazione, intesa come sociologia dei mass media, dal momento che la connessione tra la comunicazione delle pubbliche amministrazioni e i mezzi di comunicazione di massa è inscindibile (lo stesso giornalismo moderno nasce in Inghilterra come strumento di informazione sulle sedute parlamentari), sia alla scienza politica, dal momento che è nella politica che nasce l'esigenza di comunicazione con i cittadini, e a loro volta i cittadini hanno l'esigenza di sapere cosa fanno coloro che condizionano la loro vita quotidiana, ma anche al diritto pubblico, dal momento che spetta al diritto, in séguito al dibattito venutosi a creare a livello sociale, il compito di fornire ai cittadini gli strumenti d'accesso agli atti compiuti dalla politica (e dalle amministrazioni non politiche). Il diritto, d'altro canto, non è solo influenzato dal dibattito sociale, ma lo influenza a doppio filo, dal momento che esso stesso pone i limiti della cosiddetta trasparenza. Il maggior esponente italiano di questa branca è Paolo Mancini, autore del celebre Manuale di comunicazione pubblica.

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Sociologia economica

La sociologia economica, nata agli inizi del XX secolo, presenta due momenti di particolare importanza, uno nel trentennio 1890-1920, l'altro nel periodo contemporaneo dopo gli anni 70.

Scopo della sociologia economica è combinare le analisi degli interessi economici e delle relazioni sociali. Negli anni 80 la sociologia economica ebbe un sussulto con la pubblicazione dell'opera di Mark Granovetter "The problem of embeddedness" (1985). Secondo il pensiero di Granovetter, la sociologia economica deve trattare gli argomenti fondamentali dell'economia e non limitarsi agli aspetti marginali. Il paradigma della sociologia economica moderna( secondo Richard Svedeberg) è la teoria dell'embeddedness, il quale enuncia che tutte le economie sono embedded( incorporate) nelle relazioni sociali, si parlerà quindi di embeddedness forte. Fondamentale è anche il distinguofra embeddedness relazionale (i legami vicini all'attore sociale) e l'embeddedness strutturale( i legami lontani). Il concetto di interesse inteso come perseguimento dei propri obiettivi valoriali, esistenziali, economici e di sopravvivenza, rappresenta una precisa chiave di lettura della sociologia economica. Viene analizzato in versione macro, cioè come le istituzioni rappresentano gli interessi di reti relazionali "congelate" e in versione micro, cioè come gli interessi individuali si possono orientare e soddisfare attraverso l'economia intargrata nella società. Essendo una scienza sociale di recente formazione,la sociologia economica può attingere da diversi campi di studio. Essi sono: La sociologia strutturale, la teoria dell'organizzazione, la sociologia culturale, la tradizione storica e comparativa, la sociologia fondata sull'interesse.

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Source : Wikipedia