Smog

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Inviato da maria 02/03/2009 @ 07:37

Tags : smog, ambiente, società

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Smog

Lo smog è una forma di inquinamento atmosferico.

Il termine nacque come portmanteau delle due parole inglesi smoke (fumo) e fog (nebbia). La sua prima comparsa viene generalmente identificata in un articolo del 1905, presentato a un convegno sulla salute pubblica.

Quando venne coniato il termine, esso era applicato a un particolare fenomeno atmosferico, descritto qui sotto come smog di tipo tradizionale.

Oggi il termine viene utilizzato genericamente per indicare l'inquinamento atmosferico che si manifesta con forme simili alla nebbia o alla foschia negli strati bassi dell'atmosfera, normalmente in condizioni di calma di vento e di inversioni termiche alle basse quote.

Durante la rivoluzione industriale nelle grandi città come Londra veniva fatto un largo uso del carbone come combustibile. Il particolato prodotto dalla sua combustione e la nebbia si combinavano in un aerosol caratteristico.

Il carbone è ricco di zolfo, che durante la combustione produce anidride solforosa e anidride solforica; queste si combinano poi con l'acqua atmosferica formando acido solforoso e acido solforico (fenomeno analogo alla formazione delle piogge acide).

Lo smog risulta nocivo alla salute dell'uomo e degli animali superiori - irritante per gli occhi e per le vie respiratorie e anche cancerogeno - ma anche per le piante e per gli ecosistemi acquatici. Inoltre, per la sua acidità, è in grado di corrodere lentamente edifici e monumenti.

Lo smog di tipo tradizionale viene anche chiamato smog invernale o smog di Londra perché più comune d'inverno e più comune nelle città a climi freddi e umidi, come Londra. Dal punto di vista chimico, questo smog viene chiamato smog riducente.

Oggi lo smog di tipo tradizionale si forma più raramente e di solito in forme più lievi. L'industria ed il riscaldamento domestico utilizzano infatti in modo più limitato il carbone; in alcuni paesi, come l'Italia, quest'uso è quasi del tutto scomparso. Altri combustibili, come il gasolio, producono particolato, ma in quantità minori. Il problema non è tuttavia scomparso.

Per quanto riguarda la formazione di acidi, è stato compiuto un grande sforzo per ridurre il contenuto di zolfo dei combustibili in generale (in particolare carbone e gasolio).

Studi epidemiologici hanno dimostrato che l'esposizione allo smog invernale è associata a una serie di conseguenze per la salute. Numerosi autori hanno cercato di stabilire una soglia della concentrazione media nelle 24 ore di SO2 e/o particelle in sospensione, al di sotto della quale non si verifica effetti significativi sulla mortalità. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha concluso che il più basso livello di inquinamento riscontrato in associazione con un incremento della mortalità per esposizione allo smog invernale corrisponde ad una concentrazione media nelle 24 ore di 500 µg/m3 di SO2 combinata con 500 µg/m3 di fumo nero.

Il termine "smog fotochimico" indica un insieme di processi che coinvolgono ozono, ossidi di azoto e composti organici volatili. Essenziale per l'innesco delle reazioni è la presenza di radiazione solare. Lo smog fotochimico è un particolare inquinamento dell’aria che si produce nelle giornate caratterizzate da condizioni meteorologiche di stabilità e di forte insolazione.

Lo smog fotochimico si manifesta con una leggera foschia di colore giallo-marrone che può provocare irritazione agli occhi e disturbi respiratori. Altri effetti sull'ambiente riguardano possibili danni alla vegetazione (riduzione della produttività di colture) e alle cose (rapido deterioramento delle suprfici e dei materiali).

Gli ossidi di azoto (NOx) e i composti organici volatili (VOC), emessi nell’atmosfera da molti processi naturali o antropici, vanno incontro ad un complesso sistema di reazioni fotochimiche indotte dalla luce ultravioletta presente nei raggi del sole; il tutto porta alla formazione di ozono (O3), perossiacetilnitrato (PAN), perossibenzoilnitrato (PBN), aldeidi e centinaia di altre sostanze.

Questo particolare smog si può facilmente individuare per il suo caratteristico colore che va dal giallo-arancio al marroncino, colorazione dovuta alla presenza nell’aria di grandi quantità di biossido di azoto.

I composti che costituiscono lo smog fotochimico sono sostanze tossiche per gli esseri umani, per gli animali ed anche per i vegetali, inoltre sono in grado di degradare molti materiali diversi per il loro forte potere ossidante.

Lo smog fotochimico viene anche chiamato smog estivo o smog di Los Angeles perché più comune nei climi caldi e asciutti, come accade tipicamente nella città di Los Angeles (i primi casi di smog fotochimico vennero segnalati intorno al 1940 a Los Angeles). Dal punto di vista chimico, questo smog viene chiamato smog ossidante.

Lo smog fotochimico è generalmente importante d'estate, quando a causa del ruolo assunto dalla radiazione solare nel sistema di reazioni chimiche di base, più frequentemente si superano i limiti di legge per l'ozono, principale tracciante del processo.

Non sono ancora ben chiari gli effetti provocati da una lunga esposizione a basse concentrazioni di ozono anche se si sta avvalorando la tesi secondo la quale ciò comporterebbe una accelerazione nell'invecchiamento del tessuto polmonare a causa dell'ossidazione di alcuni composti nelle proteine (Seinfeld, 1986). Gli effetti acuti sono più documentati rispetto a quelli cronici. Studi controllati condotti a livelli di esposizione di circa 190 µg/m3, riportano per bambini e giovani sintomi come fastidio al petto, tosse, mal di testa. Il rischio derivante dall'esposizione a ozono dipende dalla durata dell'esposizione e dalla concentrazione presente; i maggiori effetti sono stati riscontrati per un tempo di esposizione superiore all'ora (Kinney, 1996).

Inquinanti come l'ozono, i perossiacetilnitrati, il biossido di zolfo e l'etene, possono penetrare nelle piante attraverso gli stomi delle foglie dove distruggono la clorofilla. Le conseguenze sulle piante sono deleterie, dall'interruzione della crescita fino alla morte. Il valore di soglia, spesso espresso in AOT40 (Accumulated ozone over Threshold of 40 ppb), al di sopra del quale si manifestano danni fogliari visibili sulle piante sensibili, è di 700 ppb/ora, calcolato su tre giorni. Il valore di soglia oltre il quale si verificano cali di resa alle colture più sensibili. è di 5300 ppb/ora di ozono determinato nei tre mesi della stagione vegetativa (Velissariou et. al., 1996).

L'effetto dell'ozono troposferico sulla funzione polmonare ed i sintomi respiratori sono stati ben documentati (EPA, 1992) nelle situazioni di episodi acuti di inquinamento fotochimico.

Lo smog contribuisce ad aumentare l'effetto serra, poiché contribuisce alla formazione dei cosiddetti gas serra, come l'anidride carbonica e l'anidride solforosa (smog di Londra), gli ossidi d'azoto e altri (smog di Los Angeles).

L'effetto del particolato sul clima è più complesso.

Le piogge acide sono causate essenzialmente dagli ossidi di zolfo (SOx) e, in parte minore, dagli ossidi d'azoto (NOx). Si è visto che questi gas sono tipicamente presenti nello smog, dal quale passano alla pioggia direttamente o indirettamente.

Se non entrano in contatto con goccioline d’acqua, questi gas possono depositarsi sul suolo con meccanismi differenti governati dalle dimensioni delle particelle (per impatto e gravità), dallo stato d’aria a contatto con la superficie ricevente e dalla struttura chimica e fisica della superficie stessa. In ogni caso i depositi secchi di SOx e di NOx conducono rapidamente alla formazione dei relativi acidi al suolo.

Questi argomenti sono approfonditi nell'apposita voce.

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Grande smog (Londra 1952)

Il "Grande Smog" è stata una catastrofe ambientale che colpì Londra nel dicembre 1952.

Una coltre di smog, nebbia densa e maleodorante, avvolse Londra a partire dal 5 dicembre 1952 e durò fino al 9 dicembre 1952. Causò la morte di 12.000 persone.

Le cause del fenomeno vanno ricercate in un brusco aumento del livello di inquinamento verificatosi nei giorni precedenti.

Durante i primi giorni di dicembre una fredda nebbia calò su Londra. A causa del freddo i londinesi aumentarono la potenza degli impianti di riscaldamento e cominciarono a bruciare più carbone del normale.

Il conseguente inquinamento dell'aria costituito dai fumi di combustione fu intrappolato da una inversione termica formata da una densa massa di aria fredda. La concentrazione di inquinanti, fumo freddo in particolare, crebbe drammaticamente. Il problema fu reso peggiore dall'uso per riscaldamento di carbone di bassa qualità, ad alto contenuto di zolfo, per permettere l'esportazione del carbone di alta qualità a causa della critica situazione economica della Gran Bretagna.

La nebbia fu così spessa che la circolazione automobilistica divenne difficile o impossibile.

La gente camminava appoggiata ai muri. Le autorità raccomandarono di tenere a casa i bambini per il rischio che potessero perdersi. Lo smog entrò facilmente anche dentro gli edifici, e concerti, rappresentazioni teatrali e proiezioni cinematografiche furono sospese poiché la scena o lo schermo non erano visibili al pubblico.

I servizi medici compilarono statistiche per le quali ci furono nella prima settimana 4.000 decessi aggiuntivi dovuti a infezioni dell'apparato respiratorio, ipossia dovuta all'ostruzione a causa del pus del passaggio di aria nei polmoni, insufficienza respiratoria, bronchite acuta e polmonite.

Ulteriori 8.000 morti seguirono nelle settimane e nei mesi successivi.

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Particolato

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Particolato, particolato sospeso, pulviscolo atmosferico, polveri sottili, polveri totali sospese (PTS), sono termini che identificano comunemente l'insieme delle sostanze sospese in aria (fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi).

Il particolato è l'inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell'atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 micron e oltre (cioè da miliardesimi di metro a mezzo millimetro).

Il rapporto fra fattori naturali ed antropici è molto differente a seconda dei luoghi. È stato stimato che in generale le sorgenti naturali contribuiscono per il 94% del totale lasciando al fattore umano meno del 10%. Tuttavia queste proporzioni cambiano notevolmente nelle aree urbane dove sono senza dubbio il traffico stradale e il riscaldamento (ma molto poco se a gas), nonché eventuali impianti industriali (raffinerie, cementifici, centrali termoelettriche, inceneritori ecc.) a costituire l'apporto preponderante.

Altro aspetto riguarda la composizione di queste polveri. In genere il particolato prodotto da processi di combustione, siano essi di origine naturale (incendi) o antropica (motori, riscaldamento, industrie, centrali elettriche, ecc.), è caratterizzato dalla presenza preponderante di carbonio e sottoprodotti della combustione; si definisce pertanto "particolato carbonioso". Esso è considerato in linea di massima e con le dovute eccezioni più nocivo nel caso in cui sia prodotto dalla combustione di materiali organici particolari quali ad esempio le plastiche, perché può trasportare facilmente sostanze tossiche residue di tale genere di combustione (composti organici volatili, diossine, ecc.). Per quanto riguarda i particolati "naturali", molto dipende dalla loro natura, in quanto si va da particolati aggressivi per le infrastrutture quale l'aerosol marino (fenomeni di corrosione e danni a strutture cementizie), a particolati nocivi come terra o pollini, per finire con particolati estremamente nocivi come l'asbesto. Un'altra fonte sono le ceneri disperse nell'ambiente dalle eruzioni vulcaniche che sono spesso causa di problemi respiratori nelle zone particolarmente esposte e molto raramente possono addirittura raggiungere quantità tali che proiettate a una quota, tale che possono rimanere nell'alta atmosfera per anni, sono in grado di modificare radicalmente il clima.

La questione è molto dibattuta. In generale, negli impianti di combustione non dotati di tecnologie specifiche, pare accertato che il diametro delle polveri sia tanto minore quanto maggiore è la temperatura di esercizio.

In qualunque impianto di combustione (dalle caldaie agli inceneritori fino ai motori delle automobili e dei camion) un innalzamento della temperatura (al di sotto comunque di un limite massimo) migliora l'efficienza della combustione e dovrebbe perciò diminuire la quantità complessiva di materiali parzialmente incombusti (dunque di particolato).

Lo SCENIHR (Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks) comitato scientifico UE che si occupa dei nuovi/futuri rischi per la salute, considera i motori a gasolio e le auto con catalizzatori freddi o danneggiati i massimi responsabili della produzione di nanoparticelle. Lo SCHER (Scientific Committee on Health and Environmental Risks, Comitato UE per i rischi per la salute e ambientali) afferma che le maggiori emissioni di polveri fini (questa la dicitura esatta usata, intendendo PM2,5) è data dagli scarichi dei veicoli, dalla combustione di carbone o legna, processi industriali ed altre combustioni di biomasse .

Naturalmente in prossimità di impianti industriali come cementifici, altiforni, centrali a carbone, inceneritori e simili, è possibile (a seconda delle tecnologie e delle normative in atto) rilevare o ipotizzare un maggiore contributo di tali sorgenti rispetto al traffico.

Secondo i dati dell'APAT (Agenzia per la protezione dell'ambiente) riferiti al 2003, la produzione di PM10 in Italia deriverebbe: per il 49% dai trasporti; per il 27% dall'industria; per l'11% dal settore residenziale e terziario; per il 9% dal settore agricoltura e foreste; per il 4% dalla produzione di energia. Secondo uno studio del CSST su incarico dell'Automobile Club Italia, sul totale delle emissioni di PM10 in Italia il 29% deriverebbe dagli autoveicoli a gasolio, e in particolare l'8% dalle automobili in generale e l'1-2% dalle auto Euro3 ed Euro4.

Bisogna considerare che a partire dal 2009 la totalità dei carburanti da autotrazione in vendita in Europa sarà senza zolfo (ossia con quantità di zolfo entro le 10 ppm): essendo lo zolfo un elemento rilevante nella formazione del particolato, ciò dovrebbe contribuire alla riduzione di emissioni dello stesso, oltre che degli ossidi di zolfo, la cui riduzione è lo scopo principale. Inoltre, in Europa si stanno diffondendo (sono necessari per i veicoli dotati di filtro attivo antiparticolato) oli lubrificanti motore a basso contenuto di ceneri (specifiche ACEA C3) che contribuiscono a contenere ulteriormente la formazione di particolato.

Si segnalano alcuni dubbi sulla formazione di polveri fini, ultrafini e nanopolveri che i filtri antiparticolato emetterebbero soprattutto nelle fasi di rigenerazione periodica (si veda la voce filtro attivo antiparticolato per una trattazione più specifica).

In ogni caso, la determinazione dei contributi percentuali delle varie fonti è un'operazione di estrema complessità e occasione di continue polemiche fra i diversi settori produttivi, ulteriormente accentuate dai fortissimi interessi economici in gioco.

L'insieme delle polveri totali sospese (PTS) può essere scomposto a seconda della distribuzione delle dimensioni delle particelle. Le particelle sospese possono essere campionate medianti filtri di determinate dimensioni, analizzate quantitativamente ed identificate in base al loro massimo diametro aerodinamico equivalente (dae). Tenuto conto che il particolato è in realtà costituito da particelle di diversa densità e forma, il dae permette di uniformare e caratterizzare univocamente il comportamento aerodinamico delle particelle rapportando il diametro di queste col diametro di una particella sferica avente densità unitaria (1 g/cm3) e medesimo comportamento aerodinamico (in particolare velocità di sedimentazione e capacità di diffondere entro filtri di determinate dimensioni) nelle stesse condizioni di temperatura, pressione e umidità relativa.

Si utilizza un identificativo formale delle dimensioni, il Particulate Matter, abbreviato in PM, seguito dal diametro aerodinamico massimo delle particelle. Ad esempio si parla di PM10 per tutte le particelle con diametro inferiore a 10 µm, pertanto il PM2,5 è un sottoinsieme del PM10, che a sua volta è un sottoinsieme del particolato grossolano ecc.

Le tecniche gravimetriche (basate quindi sul peso delle polveri) non riescono a misurare con la precisione e sensibilità sufficiente i quantitativi di particolato ancora più fine. Sono state però messe a punto tecniche ottiche basate sull'uso del laser e in grado di "contare" il numero di particelle presenti per unità di superficie di caduta.

Il PTS, così come ogni suo sottoinsieme, è caratterizzato da una distribuzione statistica dei diametri medi, ovvero è composto da diversi insiemi di particelle di diametro aerodinamico variabile da un minimo rilevabile fino al massimo diametro considerato: ad esempio il PM10 è una frazione del PTS, il PM2,5 contribuisce al totale del PM10 e così via fino ai diametri inferiori (nanopolveri).

La distribuzione dei diametri aerodinamici medi è variabile, ma alcuni autori ritengono di poter valutare il rapporto fra PM2,5 e PM10 compreso fra il 50% e il 60%. In particolare Harrison valuta il PM2,5 come il 60% del PM10, mentre Kim lo valuta come un valore variabile dal 52% al 59%. Questo significa che – ad esempio – di 10 µg di PM10 contenuti in un metro cubo di aria mediamente 6 µg sono di PM2,5.

In un'inchiesta sul campo condotta dall'associazione di consumatori Altroconsumo nel gennaio del 2007 fra le 9.00 e le 17.00 in vari punti del centro di Milano, tali da simulare il comportamento medio di un cittadino, si è registrata una media di 451 µg/m³ per il PM10 con picchi di oltre 700 e di 408 µg/m³ per il PM2,5, che è risultato essere perciò il 90% del totale, più elevato dei dati medi di letteratura .

Al PM10 fanno riferimento alcune normative (fra cui le direttive europee sull'inquinamento urbano 1999/30/EC e 96/62/EC e quelle sulle emissioni dei veicoli), tuttavia tale parametro si sta dimostrando relativamente grossolano, dato che sono i PM2,5 ed i PM1 (anche se comunque correlati al PM10) ad avere i maggiori effetti negativi sulla salute umana e animale. Per le emissioni di impianti industriali (fabbriche, centrali, inceneritori) il riferimento è ancora più grossolano (le Polveri Sospese Totali PTS), e si riferisce solamente al peso totale delle polveri e non alla loro dimensione.

La sensibilità degli attuali strumenti di controllo sulle emissioni apprezza ordini di grandezza del micron (millesimo di millimetro - µm). Per rilevare particelle ancora più fini è necessario utilizzare strumenti di laboratorio molto sofisticati e costosi, e su questa categoria di polveri non esistono limiti di legge (che operativamente non potrebbero essere fatti rispettare alla luce della tecnologia attuale). Nel 2006 l'OMS, riconoscendo la correlazione fra esposizione alle polveri sottili e insorgenza di malattie cardiovascolari e l'aumentare del danno arrecato all'aumentare della finezza delle polveri, ha indicato il PM2,5 come misura aggiuntiva di riferimento delle polveri sottili nell'aria e ha abbassato i livelli di concentrazione massimi "consigliati" a 20 e 10 microgrammi/m³ rispettivamente per PM10 e PM2,5.

Numero massimo di superamenti consentiti in un anno.

Il DM 60 del 2 aprile 2002, che accoglie le direttive europee, identifica come limite giornaliero di PM10 nelle aree urbane il valore di 50 µg/m3 (milionesimi di grammo al metrocubo, vedi Sistema internazionale di unità di misura) ed è dunque conforme ai parametri indicati nella fase 1 della 96/62/EC.

Nell'aprile 2008 l'Unione Europea ha adottato definitivamente una nuova direttiva (2008/50/EC) che detta limiti di qualità dell'aria con riferimento anche alle PM 2,5. Come prassi, gli Stati hanno tempo due anni per recepire la Direttiva nelle normative nazionali.

Il particolato ha effetti diversi sulla salute umana ed animale a seconda dell'origine (naturale, antropica ecc.) e delle dimensioni delle polveri. In taluni casi (si pensi all'aerosol marino), l'effetto può addirittura essere benefico.

Tra i disturbi attribuiti al particolato fine e ultrafine (PM10 e soprattutto PM2,5) vi sono patologie acute e croniche a carico dell'apparato respiratorio (asma, bronchiti, enfisema, allergia, tumori) e cardio-circolatorio (aggravamento dei sintomi cardiaci nei soggetti predisposti).

Il meccanismo dettagliato con cui il particolato interferisce con gli organismi non è ancora chiarito completamente: è noto che al diminuire delle dimensioni la possibilità di interazione biologica aumenta, in quanto le più piccole particelle possono raggiungere laringe, trachea, polmoni e alveoli, e qui rilasciare parte delle sostanze inquinanti che trasporta (ad esempio idrocarburi policiclici aromatici, SOx e NOx).

Le cosiddette nanopolveri arriverebbero addirittura a penetrare nelle cellule, rilasciando direttamente le sostanze trasportate, con evidente maggior pericolo. Secondo alcuni esse sarebbero pertanto responsabili di patologie specifiche (cosiddette nanopatologie), ma finora gli studi (oggi ancora ad uno stadio iniziale, e legati non solo allo studio delle polveri disperse in aerosol ma in generale alle nanotecnologie) non hanno portato ad alcuna prova epidemiologica definitiva. Secondo lo SCENHIR attualmente "gli studi epidemiologici riguardo l'inquinamento atmosferico non forniscono evidenze che le nanoparticelle siano più dannose di particolato di maggiori dimensioni" .

Il pulviscolo ha effetti nella propagazione e nell'assorbimento delle radiazioni solari, sulla visibilità atmosferica e nei processi di condensazione del vapore acqueo (favorendo smog e nebbie). L'aumento dell'inquinamento ha causato negli ultimi anni la formazione di un fenomeno noto come oscuramento globale, che consiste in una graduale riduzione dell'intensità dell'irraggiamento diretto sulla superficie terrestre (a causa della maggior diffusione della luce dovuta ad una maggior quantità di aerosol atmosferico), risultante in un lieve raffreddamento della superficie terrestre. Tale fenomeno, che varia a seconda delle aree coinvolte, è stato osservato a partire degli anni cinquanta ed ha fino ad ora compensato (e dunque attenuato) parzialmente gli effetti del riscaldamento globale, in termini difficilmente quantificabili. La diminuzione dell'emissione di particolato in atmosfera in aree come l'Europa sta riducendo tale fenomeno.

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Seoul

Panorama di Seoul

Seoul, o Seul (in coreano 서울특별시 o Kyonggi; vecchi nomi Kyongsong, Hanyang), come nome breve 서울 (Sŏul), è la capitale (10.628.000 ab.) della Corea del Sud. Situata nel nordovest del paese, poco più a sud della Zona Demilitarizzata Coreana, sul fiume Han. La città è centro politico, culturale, sociale ed economico del paese. È centro degli affari, della finanza e delle multinazionali. Ciò, unito alla sua funzione di capitale, ne fa una delle più ampie economie mondiali. Oggi, la città è il segno visibile del “Miracolo del fiume Han” dell’economia coreana.

Secondo i dati del servizio demografico ONU, l’area urbana di Seoul contava 10,3 milioni di abitanti nel 2003, ovvero occupa il ventiduesimo posto nella classifica delle città più popolose. I dati cambiano notevolmente se si prendono in considerazione i sobborghi, tra cui il maggiore porto Incheon e il più grande centro residenziale Seongnam, in questo caso si arriva fino a 21 milioni di abitanti. La sua alta densità, le ha permesso di diventare una delle città più “cablate” dell’economia informatizzata globale. Il traffico intenso e l’inquinamento industriale, ha spinto il governo metropolitano a prendere severi provvedimenti contro lo smog e l’inquinamento idrico, tuttavia la situazione, sebbene migliorata, è ancora problematica.

La città di Seoul era conosciuta in origine come Wiryeseong, capitale di Baekje dalla sua leggendaria fondazione nel 18 a.C. al 475 d.C., quando la città cadde sotto il regno Goguryeo, e poi sotto quello di Silla (Vedi Tre regni di Corea). Fu conosciuta anche come Hanseong (“Han-seong” = città fortificata sul fiume Han) durante il periodo Goryeo e quando divenne capitale della Dinastia Joseon (Hanyang) nel 1394. Fu rinominata Gyeongseong (Keijō in Giapponese) durante l’occupazione Giapponese, ed infine gli fu dato il nome di Seoul dopo la liberazione nel 1945. Seoul deriva dal Coreano arcaico “seobeol” o “seorabeol” e significa “capitale”.

La storia di Seoul può essere tracciata a partire dal 18 a.C. In quell’anno il giovane regno di Baekje fondò la sua capitale Wiryeseong proprio nell’area dell’odierna Seoul. Rimangono alcune tracce delle mura di questo periodo, come il “Pungnap Toseong”, un muro subito fuori dalla città. Durante il periodo in cui i Tre Regni lottavano per l’egemonia sulla Corea, l’area di Seoul era continuamente contestata. Il suo controllo passò dai Baekje ai Goguryeo nel Quinto secolo, e dai questi ai Silla nel Sesto.

Si riteneva, infatti, che solo il regno che avesse avuto il controllo della valle del fiume Han avrebbe potuto controllare l’intera penisola, dacché era il nodo centrale delle comunicazioni. È per questa ragione che il capostipite della dinastia Goryeo, nel XI secolo, costruì qui un palazzo, teso a diventare il centro della “Capitale meridionale” del regno.

Agli inizi della dinastia Joseon, la capitale fu trasferita a Seoul (conosciuta anche come Hanyang e poi come Hanseong), e vi rimase fino alla caduta della dinastia.

Originariamente, la città era interamente perimetrata da massicce mura circolari di pietra (di 6 metri d’altezza) per assicurare ai cittadini una dimora sicura contro gli animali selvatici, come le tigre, contro i predoni e gli eserciti nemici. La città crebbe dietro queste mura e sebbene le mura non siano oggi visibili (eccetto che sulle alture a nord del centro storico), le porte rimangono attorno al centro di Seoul, tra cui le più famose Sungnyemun (conosciuta anche come Namdaemun) e Honginjimun (chiamata comunemente Dongdaemun). Durante la dinastia Joseon, le porte erano aperte e chiuse ogni giorno al suono di grandi campane.

Durante la Guerra di Corea, Seoul passò più volte dal controllo delle forze Nord-Coreane filocinesi a quelle Sud-Coreane filoamericane, lasciando la città gravemente danneggiata. Una stima dei danni bellici registra almeno 191.000 palazzi, 55.000 case, e 1.000 industrie distrutti. A peggiorare le cose, nell’area metropolitana di Seoul fluirono 2,5 milioni di rifugiati.

Dopo la guerra, su Seoul si concentrò un incredibile sforzo per la ricostruzione e la modernizzazione, sì in relazione alle necessità, ma anche, in parte, alla natura simbolica di Seoul come centro economico e politico della nuova Corea. Oggi, la popolazione dell’area metropolitana rappresenta il 24% dell’intera popolazione sud-coreana.

Seoul ha ospitato le Olimpiadi del 1988 e il Campionato mondiale di Calcio 2002 insieme al Giappone.

L'11 agosto 2004, il Governo sud-coreano ha annunciato la volontà di trasferire la capitale a Gongju, circa 120 km a Sud di Seoul, a partire dal 2007, e per alleviare la pressione demografica su Seoul e per mettere a “distanza di sicurezza” le istituzioni governative da confine con la Corea del Nord. Il Governo stima che il trasferimento non sarà completato prima del 2012. Tuttavia questa decisione non convince parte della nazione. Il 21 ottobre 2004, la Corte Costituzionale ha dichiarato la legge speciale per la rilocazione della capitale incostituzionale, poiché tale trasferimento è un serio fatto nazionale e richiede lo svolgimento di un referendum o la revisione della Costituzione.

Il tradizionale cuore di Seoul è la città vecchia della dinastia Joseon, che è oggi l’area del centro storico-direzionale, dove sono situati molti uffici di governo, centri direzionali di aziende, hotel e mercati tradizionali. Quest’area occupa la valle del Cheonggyecheon, un canale che corre da ovest a est prima di gettarsi nell’Han.

Subito a sud si trovano gli antichi sobborghi di Yongsan-gu e Mapo-gu, e il fiume Han. Oltre al fiume Han è situato il più nuovo e ricco Gangnam-gu. Il World Trade Center di Corea è collocato nel Gangnam-gu. Nel medesimo distretto il Coex mall è un famoso centro commerciale. Yeouido, una grande isola in mezzo al fiume Han, è sede dell’Assemblea Nazionale (Parlamento), del maggiore studio radiotelevisivo, e numerosi grandi palazzi direzionali, come il Korea Finance Building la più grande chiesa pentecostale del mondo. Lo Stadio e il Parco Olimpici, e il Lotte World sono situati nel Songpa-gu, sulla riva meridionale dell’Han.

Lo skyline di Seoul è notevole. I più famosi grattacieli includono il Korea Finance Building, Namsan Tower, il World Trade Center, i sei grattacieli residenziali Tower Palace, e gli I-Park Apartments. Il numero dei grattacieli di Seoul è uno dei più alti in Asia, dopo città come Hong Kong e Singapore.

La pianificazione urbana è sempre stato un valore fondamentale a Seoul fino dal XIV secolo, quando era stata disegnata per servire da capitale. Il Palazzo Reale della dinastia Joseon sopravvive tuttora ed è stato restaurato recentemente.

Uno speciale statuto pone l’amministrazione municipale di Seoul sotto il diretto controllo del Governo. Seoul è divisa in 25 gu (distretti), suddivisi in 522 dong, suddivisi in 13.787 tong, ulteriormente frazionati in 102.796 ban.

In Seoul sono presenti numerosissime università. Le più prestigiose università coreane sono situate in città, incluse le "SKY" schools, la Seoul National University, Korea University, and Yonsei University.

Il boom dei trasporti risale già all’Impero Coreano, quando fu tracciata la prima strada carrabile e la ferrovia Seoul-Shinuiju. Seoul ha sviluppato una delle maggiori reti di trasporto in Asia. Ha nove linee metropolitane principali (che si snodano per 250 km), circa 200 linee bus e sei autostrade soprelevate principali che collegano i distretti fra loro e con i sobborghi. La maggioranza della cittadinanza utilizza il trasporto pubblico per la sua convenienza. Seoul è collegata inoltre alle maggiori città sud-coreane dai treni ad alta velocità KTX.

Vari aeroporti servono Seoul. L’Aeroporto di Gimpo, risale alla Guerra di Corea. Vari altri aeroporti sono stati costruiti immediatamente prima, durante o dopo la guerra. Il più famoso e Yoido.

Dopo l’apertura nel marzo 2001, l’Incheon International Airport presso Incheon ha cambiato significativamente il ruolo dell’Aeroporto di Gimpo. Incheon è responsabile di quasi tutti i voli internazionali, mentre Gimpo smista il traffico domestico (con l’eccezione dei voli per l’Aeroporto di Haneda a Tokyo). L’Incheon International Airport è diventato uno dei maggiori hub internazionali dell’Asia. I due aeroporti sono collegati a Seoul da autostrade soprelevate.

Grazie agli sforzi del governo riguardo all’ambiente, il livello d’inquinamento dell’aria è ora confrontabile con quello di Tokyo e molto inferiore a quello di Pechino. L’area urbana di Seoul include sei grandi parchi, tra cui la Seoul Forest inaugurata a metà 2005. L’area metropolitana è inoltre circondata da una cintura verde. Sono inoltre presenti tre parchi divertimento: Lotte World, Seoul Land, e Everland. Altri centri ricreativi includono l’ex villaggio olimpico e lo Stadio Olimpico, il Korea Finance Building, e il Parco pubblico del Municipio.

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Rocket from the Tombs

Nel 1974 la band era formata da Chris Cuda, insieme con Peter Laughner e Glen "Thunderhand" Hach che si alternavano alle chitarre, Charlie Weiner al basso, e Tom Foolery (Tom Clements) alla batteria. C'erano alcuni cambi nella composizione del gruppo, ma la lineup classica era composta da David Thomas (poi noto come "Crocus Behemoth" - voce principale, sassofono), Peter Laughner (chitarra, voce), Craig Bell (basso, voce), Gene O'Connor (Cheetah Chrome, chitarra, voce), e Johnny Madansky (ora noto come "Johnny Blitz," batteria).

Entrambi i gruppi usarono canzoni già scritte o suonate dai Rocket From The Tombs come parte dei loro repertori: i Dead Boys erano noti per "Ain't It Fun," "What Love Is," "Down in Flames," "Caught With the Meat in Your Mouth" ("I'm Never Gonna Kill Myself Again" già suonata dai RFTT) e "Sonic Reducer"; i Pere Ubu reinterpretarono "Final Solution," "Life Stinks" e "30 Seconds Over Tokyo".

I Rocket From The Tombs non registrarono mai un album in studio durante la loro attività, ma parecchi live e demo circolano occasionalmente tra i download. La maggior parte di questi furono raccolti in un CD prodotto dalla Smog Veil records, intitolato The Day the Earth Met the Rocket from the Tombs(2002).

Il CD riaccese l'interesse verso i Rocket from the Tombs, e nel 2003 il gruppo si riformò con i componenti originali Thomas, Chrome e Bell, insieme a Richard Lloyd (chitarra), e Steve Mehlman (batteria). Alcuni decenni prima, quando Lloyd lasciò i Television, band di New York, Laughner fu seriamente vicino a sostituirlo.

Il 10 Giugno 2003 suonarono il loro primo concerto live sulla radio nel programma di Brian Turner su WFMU. Nel 2004, la Smog Veil Records e la Morphius pubblicarono Rocket Redux, contenente le canzoni originali dei Rocket From The Tombs suonate in studio dalla lineup del 2003. Nel 2006, Thomas ha annunciato che la band si era nuovamente riunita, e nelo stesso anno i RFFT girarono gli USA in tour.

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Source : Wikipedia