Siracusa

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Inviato da maria 08/04/2009 @ 03:11

Tags : siracusa, sicilia, italia

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Siracusa

Panorama di Siracusa

Siracusa (Sarausa in siciliano) è un comune italiano di circa 123.595 abitanti, capoluogo della omonima provincia. È la quarta città della Sicilia per numero di abitanti, dopo Palermo, Catania e Messina. Già definita da Cicerone "la più grande e bella di tutte le città greche" dal 2005 assieme alla necropoli rupestre di Pantalica è stata dichiarata Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Il nome Siracusa deriva dal siculo Syraka (abbondanza d'acqua), per la presenza di molti corsi d'acqua e di una zona paludosa. Sia in greco che in latino è al plurale, Siracusae, perché la città fondata da Archia, un nobile di Corinto nel 733 a.C. divenne in pochi anni la Pentàpoli in quanto al nucleo originale, costituito sull’isola di Ortigia si aggiunsero, man mano, altri quattro nuclei: Acradina, Tiche, Neàpoli ed Epipoli.

La città si sviluppa in parte sul promontorio-isola di Ortigia e in parte sulla terraferma. La conformazione della costa determina l'ampia insenatura del Porto Grande, cinta a nord dall'Isola e a sud dal promontorio del Plemmirio. Il territorio del comune è attraversato dai fiumi Ciane, Anapo e dai canali artificiali Mammaiàbica, Pismotta e Regina che sfociano all'interno del Porto Grande favorendo la formazione di zone acquitrinose, storicamente chiamate Pantanelli.

Il comune confina a nord con Priolo Gargallo e Città Giardino (frazione di Melilli), ad ovest con Solarino, Floridia, Palazzolo Acreide, Noto e Canicattini Bagni e a sud con Noto e Avola. I confini sono delimitati a nord da contrada Targia; ad ovest da Belvedere, avamposto panoramico; a sud da Cassibile e Fontane Bianche.

Il clima di siracusa è prevalentemente umido, sia per la presenza del mare che per la dominanza di correnti umide. Ad inverni miti si alternano estati calde e prive di precipitazioni.

La città è interessata dal passaggio del tracciato A18 che collega Siracusa a Catania e a Gela (da quest'ultima sarà possibile usufruire del prolungamento che conduce fino a Mazara del Vallo e successivamente alla Mazara-Palermo).

Di questo tracciato esistono tuttavia solo 40 km operativi in direzione di Gela, con il tratto Cassibile-Rosolini aperto al traffico dall' ottobre 2008. In direzione nord esiste la variante alla Strada Statale 114 Orientale Sicula, con caratteristiche autostradali fino ad Augusta, mentre il successivo tratto autostradale fino a Catania è in costruzione con un avanzamento dei lavori pari al 48% ad aprile 2007 e dovrebbe essere ultimata entro aprile 2009.

Siracusa è una stazione di testa e capolinea ferroviario, con un traffico di treni a lunga percorrenza verso Roma, Torino, Milano e Venezia e treni regionali verso Catania, Messina, Ragusa, Gela e Caltanissetta. Verso sud la ferrovia è a binario singolo e non elettrificata , essa dovrebbe subire un profondo rinnovamento in concomitanza con l'apertura del sopraccitata tratta Siracusa-Gela.

Il porto di Siracusa, un tempo vivace nodo di scambi commerciali, ha perso radicalmente importanza dopo il taglio dei collegamenti con Malta, a vantaggio dei porti di Pozzallo e di Catania, per questo motivo è in corso un processo di rinnovamento che riporti l'area portuale quella di un tempo, in particolare mediante la realizzazione del porto turistico Marina di Archimede i cui lavori sono iniziati nell' estate 2008 con scadenza prevista per il 2011. Resta invece attiva la vasta movimentazione petrolifera presso il pontile Panagia.

Da alcuni anni è inoltre in discussione il progetto di costruzione di un aeroporto nelle vicinanze di Siracusa, specificatamente nell'area di Cassibile a ridosso della casa circondariale e dell'ippodromo, al fine di dotare la Provincia di un proprio scalo aeroportuale. Da settembre 2007, è comunque stato attivato nel capoluogo un collegamento aereo anfibio con l'idroscalo di Enna, unico idroscalo siciliano, attraverso velivoli in grado di decollare e "ammarare" dal mare o dai fiumi.

La mobilità urbana è penalizzata da carenze urbanistiche in fatto di assi viari e di trasporto pubblico urbano attualmente gestito dall'AST, con molti disservizi organizzativi anche a causa della vetustà dei bus. I fondi comunali a sostegno del trasporto sono scarsi e per nulla valorizzati, mancano le corsie preferenziali per i mezzi pubblici e una politica di maggiore severità contro le soste selvagge che bloccano il traffico; a riprova di ciò Siracusa risulta la città d'Italia con la minore velocità media delle vetture con appena 15 km/h, indice appunto di troppi colli di bottiglia .

L'assenza di un "Piano Urbano del Traffico" determina la mancanza totale di parcheggi di scambio, e una necessaria limitazione all'accesso dei mezzi pesanti negli orari di punta; tali carenze quindi rendono la circolazione del tutto caotica e disordinata. Tuttavia negli ultimi anni sono stati eliminati alcuni semafori, con la costruzione di rotatorie e nuovi assi viari, a tal proposito spicca il progetto della nuova strada a scorrimento veloce che collegherà centro e periferia lungo buona parte del tracciato, attualmente inutilizzato, della ex linea ferroviaria Siracusa-Catania con i lavori che hanno preso il via da dicembre 2007.

Il centro storico di Ortigia è stato pedonalizzato tramite ZTL, con l'apertura di nuovi parcheggi e l'utilizzo di bus-navetta elettrici. È stato attivato un trasporto marittimo estivo tra Ortigia e la contrada Isola, ma manca un più vasto piano di mobilità verso le zone balneari. Inoltre, nei primi anni del Duemila, la giunta comunale ha varato il nuovo Piano Regolatore Generale che dovrebbe sostenere un miglior sviluppo urbanistico ed economico della città.

La fama di Siracusa è legata alla sua storia greca, quando la polis comandava sui mari insidiando la potenza di cartaginesi e romani fino a diventare il primo grande impero d'occidente. Di quell'epoca restano molte testimonianze, come la famosissima Fonte Aretusa, una fonte d'acqua dolce nel cuore di Ortigia, legata al mito di Aretusa e Alfeo celebrato da tanti poeti e scrittori e l'Acquedotto Galermi.

Nell'area archeologica della Neapolis, l'antico cuore della città si trovano il Teatro greco, dotato di un'eccellente acustica era sede di rappresentazioni oratorie e teatrali, animando la vita politica e culturale della città. Ad oggi esso è il fulcro delle rappresentazioni classiche dell'INDA. Anche l'Orecchio di Dionisio, cavità artificiale ricavata dall'estrazione della pietra, è spesso sede di spettacoli estivi di grande suggestione. A pochi passi si trova anche l'Ara di Ierone un altare monumentale voluto da Gerone II.

La città era anticamente difesa da una cinta muraria che aveva il suo apice nel Castello Eurialo, unico esempio di fortezza greca ancora intatta e mai espugnata, che dominava la città nel punto più avanzato. Per la sua costruzione e per la costruzione degli altri templi di epoca greca furono edificate diverse latomie, di cui la più famosa è la Latomia dei Cappuccini nella quale vennero rinchiusi i soldati prigionieri della guerra con Atene, lasciati morire di fame e stenti.

Siracusa possiede anche alcuni templi parzialmente intatti, di cui il più famoso è il Tempio di Apollo,il più antico della Sicilia e collocato in Ortigia; mentre il Tempio di Zeus detto "rui culonne" (due colonne) perché dell'intera costruzione restano in piedi solo due colonne, risulta essere il secondo tempio più antico della città. La stessa Cattedrale non è altro che lo splendido Athènaion fatto erigere da Gelone dopo la vittoria di Himera: entrandovi si ripercorre la storia della religione in Occidente: dal naòs (la cella del tempio greco) è stata ricavata la navata centrale, mentre il perimetro delle navate laterali è segnato dalle possenti colonne doriche dell'antica peristasi.

L'epoca romana ridimensionò vistosamente la città, quanto a splendore e importanza. Tuttavia restano diverse opere di notevole importanza come, l'Anfiteatro romano, tra i più grandi d'Italia; usato per le lotte dei gladiatori e gli spettacoli circensi, e le battaglie navali (naumachia), il Ginnasio romano e l'intricata rete di catacombe (la più importante ed estesa dopo quella di Roma) dove i primi cristiani difendevano il loro diritto di espressione religiosa.

Secondo la tradizione, Siracusa divenne la prima città dell'Occidente in cui fu fondata una comunità cristiana. Ma sorge anche la chiesa di San Giovanni alle catacombe, luogo ove Paolo di Tarso predicò la fede cristiana, rendendo di fatto Siracusa, insieme all'opera di san Marciano, suo primo vescovo, uno dei primi centri di diffusione del cristianesimo in Europa. Particolarmente importante è la cripta di san Marciano sotto la chiesa di San Giovanni alle catacombe che ha accolto il corpo del primo vescovo fin quando a causa dell'invasione araba furono traslate a Gaeta. La cripta è tuttora frequentato come luogo religioso sia da Cattolici che Ortodossi.

La città fu strappata nel V secolo all'Impero romano dai vandali, insieme a tutta la Sicilia.

Siracusa fu conquistata insieme a tutta la Sicilia nel 535, dal generale bizantino Belisario, inviato a conquistare l'Italia, dall'imperatore bizantino, Giustiniano I. Quando Belisario prese la città, fu entusiasticamente applaudito dalla popolazione.

Nel 663 l'imperatore Costante II, per un suo preciso disegno politico che intendeva porre la Sicilia al centro dei suoi domini, elesse Siracusa come propria sede e, conseguentemente al costume tardo-antico, la città divenne capitale dell'impero dei Romani (questa la corretta definizione dell'impero bizantino). Fu, questo, momento fondamentale della storia di Sicilia, in cui Siracusa, sede della corte imperiale bizantina, visse un suo grande periodo di splendore. Costante trovava una popolazione largamente ellenizzata sin dai tempi del grande generale Belisario, in un sito di eccezionale rilevanza geografica per il controllo sul mar Mediterraneo e l'intervento militare nelle province vicine. Con Costante II la Sicilia approfondì le sue radici elleniche, essendo avvenuto nell'isola il passaggio dal rito latino al greco. Il 15 settembre 668, Costante II morì, egli fu assassinato in un complotto organizzato dal membro di corte, Mecezio. Scoppiò allora la guerra civile, perché Mecezio, si nominò imperatore bizantino, ma il figlio di Costante II, Costantino IV, che era stato incoronato imperatore a Costantinopoli, preparò una spedizione contro di lui e nel 669 Mecezio fu sconfitto e la capitale trasferita nuovamente a Costantinopoli.

Nel 692 la città divenne il capoluogo del Thema di Sicilia. Il 21 maggio 878, dopo più di 50 anni che gli Arabi erano sbarcati ed dopo un lunghissimo assedio, Siracusa fu conquistata dagli arabi, che massacrarono circa 5.000 abitanti, suscitando nel mondo bizantino, e non solo, uno shock, che durerà per molto.

Durante il secolo XI nella Sicilia musulmana ci fu una profonda crisi politica che oppose l'imam Fatimide ai governatori Kalbiti, che alla fine furono sconfitti e allontanati. I Kalbiti diedero la notizia all'imperatore bizantino Michele VI, che decise di mandare una spedizione conquista in Sicilia, comandata dal fratello Stefano il Calafato e Giorgio Maniace. Quindi nell'estate del 1038, la spedizione bizantina, sbarcò in Sicilia, dove in brevissimo tempo, ci fu l'occupazione di Messina. Successivamente la spedizione si diresse verso l'antica capitale dell'isola, Siracusa, che resistette fino al 1040, prima di cadere nelle mani dei bizantini. Maniace fu l'unico condottiero che riuscì, prima dei normanni, a liberare seppur temporaneamente (sino probabilmente al 1043) la città aretusea dai musulmani. A testimonianza di quella impresa mandò le reliquie di Santa Lucia a Costantinopoli e fece costruire in città una fortilizio che ancora oggi, pur se ampliato poi da Federico II, porta il nome di Castello di Maniace.

Da ricordare anche la nascita di altri importanti chiese come quella di San Martino, la Chiesa di San Giovannello, ma soprattutto la Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro costruita per contenere le spoglie di Santa Lucia attualmente custodite a Venezia. Oggi ospita il famoso quadro del Caravaggio. Risalgono a quell'epoca anche i grandi palazzi nobiliari: Palazzo Montalto e Palazzo Gargallo, nonché la costruzione del Bagno ebraico (Miqwe),il più antico d'Europa all'interno dell'antico ghetto di Ortigia.

Dopo il disastroso terremoto del 1693, la città conobbe un nuovo risorgimento architettonico. Nuovi edifici e chiese vennero costruiti per riportare all'antico splendore la città. Le famiglie nobiliari sostennero l'architettura tramite una serie di edifici, come il Palazzo Impellizzeri, il Palazzo Beneventano del Bosco, l'Arcivescovado e diverse chiese quali: Chiesa dell'Immacolata, Chiesa di San Giuseppe, Chiesa dei Cappuccini, Chiesa di San Filippo Neri, Chiesa di Santa Lucia alla Badia, Chiesa del Collegio ecc.

Infine fu realizzato il Palazzo del Vermexio (Municipio), sede del governo della città.

Siracusa ha ormai perso terreno rispetto ai fasti del passato, così anche l'architettura ne risente. Pochi gli interventi importanti di quest'epoca, se non il Teatro Comunale e la Tonnara di Santa Panagia oggi in disuso. La Fontana di Artemide è uno degli ultimi interventi monumentali della città, costruita per abbellire l'odierna piazza Archimede.

Negli anni '50 del Novecento, a seguito della lacrimazione del quadretto della Madonnina, fu iniziata e successivamente completata la costruzione dell'imponente Santuario della Madonna delle Lacrime.

A Siracusa sono presenti diversi musei che raccolgono le testimonianze storiche della città: il Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi centro di riferimento per l'archeologia dell'intera Sicilia orientale grazie ai vasi, monili, decorazioni e oggetti vari provenienti da siti che vanno dall'età preistorica sino a quella romana. Il Museo Bellomo che raccoglie le opere d'arte delle maestranze locali, tra cui l'Annunciazione di Antonello da Messina, le opere dei fratelli Gagini nonché le tele del siracusano Marco Costanzo, allievo di Antonello da Messina, e di Mario Minniti amico e collaboratore del Caravaggio che ospitò e protesse durante il suo arrivo a Siracusa. Da ricordare anche La casa di Loreto dei veneti Alessandro Padovano e Giovan Maria Trevisano e l' Immacolata del pittore fiammingo Guglielmo Borremans.

Da qualche anno è attivo il Museo dell'INDA, in cui vengono predisposte esposizioni temporanee dedicate alla storia delle rappresentazioni classiche; nonché il grazioso "Museo dei pupi siciliani". In gestione privata vi è il ricchissimo Museo del cinema (il terzo museo più grande d'Italia), in cui vengono raccolti cimeli e film di ogni tempo.

Nel territorio di Siracusa sono presenti tre riserve naturali, la riserva naturale fiume Ciane e Saline, l'area marina protetta del Plemmirio e Cavagrande del Cassibile. La prima, istituita nel 1984, ambisce a salvaguardare il papiro e l'ambiente delle saline. La seconda, istituita nel 2005, è nata per preservare l'ambiente marino e anche i reperti archeologici conservati dal mare circostante. Cavagrande del Cassibile, istituita nel 1990, è nata per preservare la vegetazione naturale, per il ripristino della vegetazione forestale mediterranea e per la difesa ed incremento della fauna mediterranea.

Per quanto la città sia piena di monumenti e luoghi di importanza storica, il settore turistico mantiene degli standard qualitativi ancora troppo discutibili. Oltre all'assenza di servizi di accoglienza e dei trasporti pubblici, mancano gli eventi di grande richiamo solitamente circoscritti a brevi periodi dell'anno. Inoltre la chiusura di molti monumenti causata dalle continue carenze di organico o dal protrarsi dei lavori di restauro, impediscono un'ampia fruizione.

La presenza di molte strutture ricettive ha indubbiamente favorito negli ultimi anni l'aumento delle presenze turistiche, tuttavia il settore presenta molti elementi di debolezza strutturale certamente migliorabili grazie alla prevista costruzione del porto turistico della città e il progressivo ingresso di grandi investitori. Ne è testimonianza il progressivo interessamento di personalità famose verso la città, negli ultimi anni infatti molti nomi famosi hanno acquistato immobili in Ortigia.

Allo stato attuale la città offre poche iniziative culturali rispetto alle grandi potenzialità da esprimere. Il Comune infatti sostiene poco il settore culturale proprio come si evince da uno studio del Sole 24 ore: la città investe ogni 10.000 abitanti appena 14 euro in cultura, ponendo Siracusa al 92imo posto su 102 tra i Comuni italiani. L'assenza di un teatro comunale chiuso da parecchi decenni ma attualmente in restauro, pone il settore teatrale in grave difficoltà per assenza di appositi spazi. Solo grazie agli spettacoli dell'INDA la città ritrova la sua naturale vocazione alla cultura classica. Il settore musicale è da sempre in fermento con la presenza di diversi gruppi musicali che tuttavia hanno grandi difficoltà ad esprimersi, manca ancora uno spazio adeguato, salvo quello dedicato ai concerti di musica classica dell'associazione ASAM. Inoltre l'assenza di manifestazioni e di investimenti da parte di privati, limita anche la possibilità di esibizioni.

Più in vista è il settore artistico della pittura e scultura, grazie alla presenza di diverse gallerie d'arte private che offrono parecchi spazi espositivi, oltre all'ampia possibilità presso diverse strutture istituzionali tra cui la Galleria Comunale Montevergini una delle poche del meridione dedicata interamente all'arte contemporanea. Il cinema cerca un riscatto col riferimento del Museo del Cinema ed una piccola rassegna periodica siracusana, nonché quella importante del Festival del Cinema di Frontiera a Marzamemi. Tuttavia mancano cineforum e persino la presenza delle stesse sale cinematografiche risulta carente: anche per questa ragione nel 2004 la spesa media per abitante sugli spettacoli cinematografici risultava di 7,4 €, ponendola al penultimo posto in Sicilia assieme ad Agrigento . La prossima apertura di un cinema multisala, sicuramente potrà migliorare la richiesta. Il settore letterario, affidato all'iniziativa di alcune associazioni o a quella di librerie e caffé letterari risulta del tutto scarno di reali iniziative, manca infatti la promozione di eventi di largo respiro promosse soprattutto dagli enti pubblici.

Maggiore riscontro ha invece la promozione del territorio e degli itinerari naturalistico-archeologici, grazie alla presenza di diverse associazioni ambientaliste e di promozione turistica che permettono la riscoperta di luoghi e tradizioni nel territorio siracusano.

La città è storicamente legata alla cultura e alle arti: è stata patria di poeti e di scrittori greci e spesso meta di pellegrinaggi. Già nell'antichità ospitò Eschilo, Platone e Cicerone. In età moderna fu visitata da Caravaggio, August von Platen, Orazio Nelson, Maupassant, André Gide, Oscar Wilde, Guglielmo II di Germania, Sigmund Freud e Ernst Jünger.

Fu anche tra le tappe del Grand Tour, il viaggio che i nobili e gli artisti del nord Europa compivano in Italia nel Settecento come Jean Pierre Louis Laurent Hoüel, Jean-Claude Richard de Saint-Non, Vivant Denon e Friedrich Adolf Riedesel. Non vi soggiornò Goethe poiché lungo il cammino verso Siracusa fu informato di un'epidemia scoppiata in città.

Sono diverse le opere letterarie in cui si parla o si cita direttamente Siracusa, molte opere sono legate all'epoca greca e romana, mentre in eta' moderna alcuni scrittori hanno descritto le peculiarità della città.

Siracusa è celebre nel mondo anche per la presenza del papiro che cresce rigoglioso tra le sponde del fiume Ciane e in Ortigia nella fonte Aretusa.

Secondo alcune ipotesi la pianta fu importata dall'Egitto verso il 250 a.C. forse mandata da Tolomeo II Filadelfo a Ierone II; secondo altre ipotesi sono stati gli arabi ad introdurre la pianta in Sicilia. Esiste anche un'altra possibilità; che si tratti di una pianta autoctona e non importata; ne esiste infatti una varietà anche nella Riserva Naturale Orientata Fiume Fiumefreddo.

La lavorazione della carta papiro siracusana che nel passato era apprezzata per i documenti, è oggi valorizzata a scopo culturale; a Siracusa vi è infatti un Istituto Internazionale del Papiro ed anche un Museo del papiro che mantengono la memoria dell'antica lavorazione del papiro in città e in Egitto.

Tele Marte è stata trasformata in una emittente via satellite.

Il figlio illustre siracusano per eccellenza è sicuramente Archimede, il celeberrimo scienziato che fu tra i più strenui difensori dell'indipendenza della polis greca dai romani.

Negli anni novanta l'università di Catania ha avviato a Siracusa i corsi di Laurea di Architettura inizialmente, e di Beni Culturali poco dopo. Entrambi i corsi hanno sede nel centro storico di Ortigia.

Oggi sembra si stia concretizzando il progetto di istituire un ateneo universitario aretuseo autonomo. Verranno così istituiti nuovi corsi di laurea che si aggiungeranno a quelli preesistenti, che già da diversi anni richiamano studenti da tutta la regione. Il processo di formazione della neo Università di Siracusa è comunque ancora in corso, anche se la sua formalizzazione sembra oramai imminente. La sede è stata individuata nella ex caserma militare "Abela", adiacente al Castello di Maniace, nell'estremità dell'isola di Ortigia che chiude il porto Aretuseo.

Le feste popolari più importanti sono quelle religiose. La più famosa a livello nazionale è quella del 13 dicembre, la festa e processione di santa Lucia. La processione che parte dal Duomo ed arriva alla chiesa di Santa Lucia fuori le mura, alla quale i fedeli più devoti partecipano a piedi scalzi. La processione è chiusa da un corteo di "Cavalieri" in abiti settecenteschi, che fanno da cornice alla "Carrozza del Senato", splendido esempio dell'arte barocca siracusana. Il simulacro rimane esposto ai fedeli per otto giorni, al termine dei quali viene rifatta una processione che riporta il simulacro al Duomo.

Il mercato più importante della città è sempre stato quello di Ortigia, sito in via Emanuele De Benedictis e vie limitrofe; è sempre molto visitato da siracusani e turisti per l'acquisto di pesce e frutta, seppur di meno rispetto agli anni precedenti, per il fatto d'essere allocato in una zona degradata e di difficile accessibilità. Dopo quasi otto mesi di lavori che hanno riqualificato pienamente l' area mercatale di via De Benedictis e vie vicine, è tornata a disposizione degli operatori i quali vi hanno ripreso i loro posti dal 6 novembre 2007.

Il secondo mercato giornaliero della città, più comunemente chiamato il mercatino, è sito in via Giarre, nel popolare quartiere di Santa Panagia. Esso è più grande e più assortito del mercato di Ortigia, considerando il fatto che contiene circa 132 posteggi e numerose tipologie di merce in vendita: fiori, giocattoli, abbigliamento, oltre alle classiche rivendite di pesce, carne e frutta.

Esiste infine un altro mercato, a carattere settimanale, sito in viale Algeri, zona Mazzarona. Si svolge ogni mercoledi ed è la più grande area mercatale esistente in città (contenente più di 300 posti). Esso però dovrebbe traslocare in altra sede.

Si svolgono diverse fiere, legate soprattutto a festività religiose. La più importante e famosa è quella che fa da contorno ai festeggiamenti di Santa Lucia, che si svolge dall'11 al 20 dicembre di ogni anno, con circa un centinaio di bancarelle che vendono svariati tipi di merce dislocate in piazza Santa Lucia e vie circostanti.

La città di Siracusa ha una grande tradizione sportiva, legata al calcio, ma anche alla pallamano e alla pallanuoto, con la presenza di una squadra in serie A1, l'Albatro Siracusa. Il Siracusa Calcio 1924 ha preso parte a sette campionati consecutivi di Serie B dal 1946/47 al 1952/53, andando vicino alla Serie A con un quinto posto nel 1950-51. Oggi disputa la Serie D.

In città esistono altri club minori che militano in campionati dilettantistici: la Rarinantes Siracusa, l'ASD Aretusa Calcio (appena retrocessa in Seconda Categoria e trasferitasi nuovamente a Solarino dopo soli cinque anni di attività nel capoluogo), del Centro Sociale Enzo Grasso militante in Prima Categoria e vincitore della Coppa Sicilia di categoria, e della FC Hellenika Syracusae militante in Seconda Categoria.

Dopo qualche anno di assenza, anche il calcio a 5 è tornato alla ribalta nella città aretusea; questo grazie al Siracusa Calcio a 5, il quale grazie all' imprenditore pubblicitario Fabio Pisanello nonché appassionato di calcio a 5 che ha rilevato il titolo di serie C1 appartenente all' Enzo Grasso, ha disputato al palasport "Concetto Lo Bello" il campionato di terza serie sfiorando la promozione in serie B nella doppia finale play-off con la Virtus Monopoli. Il club azzurro, comunque, ha effettuato ugualmente il salto di categoria grazie al ripescaggio.

L'Ortigia Siracusa di pallanuoto disputa il campionato maschile e il campionato femminile di Serie A e la squadra femminile ha conquistato due Coppe LEN. Una squadra con lo stesso nome ha vinto tre scudetti di pallamano maschile e l'Eos ne ha vinto uno di pallamano femminile.

Lo sportivo più famoso nativo di Siracusa è sicuramente l'arbitro di calcio Concetto Lo Bello, che è stato un protagonista assoluto negli anni sessanta-settanta. Le sue orme sono state seguite dal figlio Rosario, anch'egli diventato famoso arbitrando in Serie A e in Europa. Del pari va ricordato Paolo Caldarella, medaglia d'Oro alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992 con il Settebello di pallanuoto, campione europeo a Sheffield nel 1993, anno in cui vinse anche la Coppa Fina. Caldarella è scomparso prematuramente per un incidente stradale. Giuseppe Cantarella è stato più volte campione mondiale e italiano di pattinaggio e commissario tecnico della nazionale. Da menzionare infine la tradizione delle immersioni in apnea di Enzo Maiorca e della figlia Rossana Maiorca e il successo olimpico e mondiale di Giuseppe Gibilisco nel salto con l'asta e il due volte campione del mondo di canottaggio, (due senza e otto pesi leggeri), Carlo Grande.

Il principale impianto sportivo di Siracusa è il centro polivalente situato in zona Tisia (meglio nota fra i siracusani come la cittadella dello sport). Attorno alla struttura portante del Palasport Concetto Lo Bello, ricostruito da qualche anno e sede di grandi eventi sportivi e non solo (non ultima la Final Eight della Coppa Italia di pallamano maschile che ha visto arrivare in semifinale i padroni di casa dell'Albatro, e la finale play-off valida per l'accesso in serie B di calcio a 5), vi sono situati diversi impianti sportivi destinati a svariate attività: una piscina (dove ha anche giocato la nazionale italiana di pallanuoto), un campo di basket e pallamano, una pista per il pattinaggio di velocità e un campo da tennis. Un po' più lontano, sorge il Campo scuola Pippo Di Natale, struttura adibita all'atletica dove si allena Giuseppe Gibilisco.

Lo stadio "Nicola De Simone" è invece l'impianto calcistico per eccellenza della città e da oltre un secolo ospita le partite casalinghe del Siracusa Calcio 1924. Esistono poi altri due campi di calcio rispettivamente nei quartieri Mazzarona e Santa Panagia: il Giorgio Di Bari di via Lazio, un tempo sede delle gare interne dell' Aretusa e del settore giovanile del Siracusa ed oggi soggetto a lavori di ristrutturazione, e il Franco Bianchino di via Pachino che da sempre ospita la Rarinantes che vi disputa i suoi match casalinghi e i suoi allenamenti. Nel dicembre 2007 a questi impianti sportivi se n'è aggiunto un altro; è difatti stato inaugurato dalla ERG (protagonista principale del restauro), dotato di un nuovo campo in erba sintetica con annessa tribuna anch'essa rifatta ex-novo, nonché altri due campi sempre in sintetico.

La città possiede, infine, un Autodromo attualmente in fase di ristrutturazione, localizzato a sud di Siracusa e a poche centinaia di metri dalla prima uscita della Siracusa-Gela, il quale in passato ha ospitato anche gare di Formula Uno e che potrebbe riospitare in futuro. Nell'attesa che ciò accada, la Provincia, in sinergia con il Team Melluzzo Corse, organizza domenicalmente prove di auto e gare di moto. Ci sono trattative in atto per la disputa di un campionato automobilistico di velocità sperimentale (cioé con griglie di 8-10 partenti) organizzato dalla ACSI su tre o quattro eventi. Al momento non è invece riuscito l'approdo del neocostituito campionato di Velocità Sperimentale Siciliano UISP, che correrà soltanto a Racalmuto.

Nella città, tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, si svolgeva il Gran Premio di Siracusa, che però non valeva come prova del mondiale.

L'economia siracusana si basa principalmente sull'attività della raffinazione del petrolio. L'area del pontile Panagia è il punto di arrivo delle petroliere, che riforniscono la raffineria ERG. La vicina area industrializzata intorno ad Augusta ha fortemente inquinato il territorio, ma ha anche fornito un gran numero di posti di lavoro alla popolazione della zona. Ad oggi infatti l'industria mantiene la sua importanza, pur non essendo più fondamentale per l'economia della città, che, negli ultimi anni, ha cercato di operare una riconversione della sua economia al turismo, naturalmente favorito dalla presenza di importantissime vestigia del passato e dalla sua ricca storia. A tal proposito gli investimenti pubblici e privati, atti a recuperare il patrimonio storico, hanno favorito la nascita di diverse strutture alberghiere (Bed & Breakfast e un hotel a cinque stelle in Ortigia). Il settore, tuttavia, è ancora in una prima fase di crescita anche se non è ancora considerato un grande volano occupazionale per la città.

Storicamente gli altri settori su cui si mantiene l'economia siracusana sono l'agricoltura, con coltivazioni agrumicole e di ortaggi, negli ultimi anni in difficoltà per la forte concorrenza nei mercati nazionali ed internazionali. Vi è una crescita nel campo dell'agricoltura di serra e della produzione vinicola. La pesca è una risorsa storicamente presente in città, ma attualmente in declino. Il commercio al dettaglio, stenta a darsi una dimensione produttiva ed efficiente e viene ancor più penalizzato dalle recenti aperture di grossi e numerosi centri commerciali. Il tasso di disoccupazione resta piuttosto alto, attestandosi attorno all'11,5%.

Nell'ultimo rapporto ISTAT 2006 sullo stato ecologico dei comuni capoluogo d'Italia, Siracusa figura al 101° posto su 103 città. Il rapporto tiene conto dell'uso dei mezzi pubblici, dei dati relativi alla raccolta differenziata e del verde pubblico. Sotto questi aspetti la città è del tutto carente, poiché sconta anni di politiche assenti e di cattiva gestione della città. Solo negli ultimi tempi il comune ha creato alcuni spazi a verde, ha avviato la raccolta differenziata (che raggiunge il misero valore del 5%), ha istituito aree di isola pedonale in Ortigia asservite da mezzi pubblici elettrici. Inoltre con l'istallazione di cabine di rilevamento della qualità dell'aria sono state istituite, al superamento delle soglie, ordinanze sindacali sulle targhe alterne.

Recentemente sono stati installati alcuni pannelli fotovoltaici sui tetti di alcune scuole della città, i quali producono energia pulita. Questo investimento consente al comune di ottenere dei risparmi sulla bolletta energetica oltre alla sostituzione degli impianti di illuminazione con lampade a maggiore efficienza luminosa. Sotto questo aspetto la città risulta essere all'avanguardia rispetto a molti comuni italiani. Tuttavia, siamo ben lontani dal considerare la città sensibile alle tematiche ambientali.

Siracusa e' una città pesantemente influenzata dal fenomeno mafioso, su cui grava soprattutto il peso non indifferente dell'estorsione nella maggior parte delle attivita' commerciali. Lo testimoniano i ripetuti attentati incendiari ad attivita' e ad autoveicoli, avvenuti con vistosa ripetizione negli ultimi anni. Tuttavia la sicurezza personale non è quasi mai a rischio, essendo gli episodi di micro-criminalità assai rari: soprattutto nel centro storico, è possibile girare a qualsiasi ora senza problemi.

Sita a sud di Siracusa, la località è sorta negli anni cinquanta assieme agli altri centri balneari aretusei nell'epoca del boom edilizio ed economico della città. Cresciuta senza mantenere adeguati criteri urbanistici, la contrada si presenta come un immenso "quartiere dormitorio", che si svuota al termine di ogni stagione turistica non essendo presenti servizi. Per quanto la cementificazione selvaggia limiti la fruibilità del mare, essa risulta particolarmente apprezzata dai turisti e dagli stessi siracusani per la limpidezza del mare. Negli ultimi anni si sono aperte alcune attività ricettive.

Distante solo 15 km da Siracusa, Fontane Bianche è il più grande e popoloso luogo di villeggiatura e turismo presente sul tessuto urbano. Sorta negli anni cinquanta del secolo scorso grazie al boom economico della provincia di Siracusa, Fontane Bianche si è sviluppata senza alcun piano regolatore. La località infatti è cresciuta priva di servizi e di una logica legata alla fruizione economica e paesaggistica. Tuttavia la fama delle belle spiagge e del mare ha reso questo luogo una forte attrattiva turistica.

Negli ultimi anni però la carenza di servizi e collegamenti e l'inquinamento delle acque causato da scarichi reflui, hanno ridotto il valore della zona, seppur sia stato finalmente attivato il servizio di raccolta delle fogne: una carenza storica colmata solo di recente. La zona rimane comunque un punto di riferimento per lo svago soprattutto in estate.

Varcati i confini del più popoloso quartiere balneare siracusano, si accede immediatamente ad Ognina, altra zona simbolo della villeggiatura estiva e della balneazione, difatti le impeccabili condizioni del mare convogliano nel piccolo borgo marinaro grandi quantità di persone provenienti non soltanto dal comprensorio aretuseo.

È la porta d'ingresso della Penisola della Maddalena ennesima perla naturalistica del territorio cittadino che fronteggia l'isola di Ortigia assieme al Porto grande e la terraferma. La penisola raccoglie anche i rioni Plemmirio e Terrauzza e segnala i propri limiti con la presenza dei fari Capo Murro di Porco (ove si trova la punta estrema della penisola) , Carrozzieri e Massolivieri. Come del resto tutte le aree balneari siracusane, è uno dei luoghi simbolo della villeggiatura residenziale e turistica locale. La cementificazione eccessiva della costa ha determinato un affollamento di ville che hanno persino limitato gli accessi al mare. La balneazione è tuttora limitata in più punti della costa a causa della vicinanza del porto e dello scarico dei fiumi. Nella zona comunque si è sviluppato un commercio legato ai frutti di mare e a strutture ristorative. È in corso di apertura persino un nuovo villaggio turistico e di nuove strutture ricettive.

Entrambe le contrade sono situate nel cuore della Penisola della Maddalena e nel versante opposto a quello dell'Isola oltre che in una zona più tranquilla e meno propensa al traffico veicolare. Tuttavia anche in queste aree l'eccessiva espansione edilizia ha determinato problemi di abusivismo edilizio. Solo l'area del Plemmirio, per molte parti non ancora antropizzata, ha mantenuto una sua integrità. Per questa ragione è sorta da pochi anni la già citata area marina protetta.

Anche quest'area è localizzata a sud di Siracusa tra la città, la frazione di Cassibile e l'Arenella, il cui nome deriva dalla presenza dell' omonimo scalo ferroviario. La zona è inoltre interessata dalla coltivazione di agrumi, grazie alla presenza di diverse aziende agricole.

Sita a nord della città appena alle porte del centro urbano, in passato è stato feudo della famiglia nobiliare degli Arezzo della Targia (da qui il nome della frazione). È stato anche un luogo di coltivazioni, abitato da contadini per poi venire definitivamente abbandonato nel periodo di industrializzazione dell'area limitrofa. Per questo motivo, la contrada ha perso la sua funzione originaria, in compenso però, oggi infatti è urbanizzata da molteplici attività commerciali e industriali al punto di dare vita ad un polo commerciale e ad un polo industriale. Il primo è in ascesa con l'apertura di diversi centri commerciali, il secondo si conferma sempre di più come principale punto di riferimento per l'occupazione di numerosi lavoratori. Proprio la presenza di produzioni inquinanti non ha mai favorito un'edilizia residenziale, sebbene l'area può vantare l'area archeologica di Stentinello, un antico insediamento preistorico, la Penisola Magnisi e la attigua Tonnara di Santa Panagia.

In zona è comunque presente una stazione ferroviaria di recente edificazione, in quanto la sua costruzione risale al periodo della chiusura al traffico ferroviario della cintura di ferro e in concomitanza con la realizzazione del tunnel sotterraneo che permette ai treni in arrivo e in partenza dalla stazione aretusea di non attraversare più la città bensi di bypassarla.

Nel periodo compreso fra la fine del 2007 e l'inizio del 2008 l'assessorato comunale al Decentramento, ha manifestato seriamente l'intenzione di ridurre da 9 a 4 (e non più 5 cosi come prevedeva il progetto originario) le Circoscrizioni cittadine (che prenderanno il nome di Municipalità) al fine di diminuire notevolmente i costi di mantenimento dei rioni e di concedere più poteri e soprattutto più indipendenza ai rappresentanti di quartiere.

Molti sono i monumenti della città, qui divisi in base alla tipologia all'interno delle tre gallerie fotografiche.

Siracusa è gemellata dal luglio del 2007 con, Corinto, Grecia, madrepatria dell'antica Siracusa.

Dal 15 febbraio 2008, su richiesta del comune di Erchie, in provincia di Brindisi, è allo studio un gemellaggio sulla base della devozione che lega tale centro a santa Lucia. Infatti, nel 1039, durante il trasferimento delle spoglie della santa da Siracusa a Costantinopoli, secondo la tradizione, il corpo della santa siracusana sostò per alcuni giorni in una cripta della zona su cui successivamente nacque il paese di Erchie.

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Storia di Siracusa

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La città di Siracusa in Sicilia fu fondata nell'VIII secolo a.C. da coloni greci provenienti da Corinto. Fu città di primaria importanza nella Sicilia greca. Conquistata dai Romani nel 212 a.C., fu capitale della provincia di Sicilia. Ancora importante sotto il dominio bizantino, fu presa dagli Arabi nell'878. Nell'XI secolo fu riconquistata dai Bizantini e passò quindi sotto il dominio dei Normanni. Dopo un breve dominio genovese nel XIII secolo, seguì le vicende di tutta la Sicilia (Regno di Sicilia e Regno delle Due Sicilie, prima, e Regno d'Italia poi).

La fondazione di Siracusa viene storicamente fissata nel 734 o 733 a.C. ad opera di un gruppo di Corinzi guidati da Archia assieme al poeta Eumelo di Corinto, che sbarcati nei pressi del fiume Anapo insediarono nell’isola di Ortigia. Il luogo prescelto era certamente strategico, sia per la posizione geografica al centro del mediterraneo e quindi degli scambi commerciali, sia per la presenza di caratteristiche naturali invidiabili: doppio porto sicuro, abbondanza di risorse idriche, territorio facilmente difendibile. Il nome della città probabilmente deriva dalla lingua sicula Syraco che vuol dire palude, per la presenza di paludi nell'attuale zona dei Pantanelli, da cui poi la parola greca Syracoùssai. Si hanno infatti tracce di presenza autoctona nei pressi della città sin dal IV millennio a.C., con i villaggi preistorici di Stentinello, Ognina, Plemmirio, Matrensa, Cozzo Pantano e Thapsos, che già da allora avevano allacciato rapporti commerciali con il mondo Miceneo.

L'insediamento greco determina quindi la cacciata della popolazione indigena (i siculi) verso l’entroterra, scatenando nei primi periodi una serie di guerre vinte da Siracusa, che man mano rafforzarono il suo potere su territori sempre maggiori.

In questo periodo vengono edificati i templi più arcaici della Sicilia: il tempio di Zeus e il tempio di Apollo oltre ad espandere la propria presenza anche nella terraferma con la creazione delle necropoli arcaiche: la necropoli di Fusco e quella del Giardino di Spagna nei pressi dell'ospedale Umberto I. Nascono quindi le prime colonie di Siracusa da parte di corinzi giunti nei territori siciliani: Akrai (664) nei pressi di Pantalica, Casmene (643) avamposto militare sul monte Lauro e Camarina (598) la più lontana delle colonie che si rese indipendente dalla città-madre nel 553 a.C. grazie ad una ribellione sostenuta anche dai Siculi.

Nel 492 a.C. Ippocrate di Gela avvio' una campagna di conquista della Sicilia, dopo una vittoria nei pressi del fiume Eloro Siracusa si salvò grazie all'intervento di Corinto e Corcira, per cuì si ebbe un trattato di pace che gli concedeva il possesso di Camarina.

In un primo tempo la città era governata dai Gamoroi, discendenti dei primi coloni, proprietari terrieri e nobili. La classe oppressa invece era quella dei meno abbienti (Killichirioi) e dei discendenti dei Siculi, grecizzati dai nuovi conquistatori. A seguito di rivolte scoppiate in città, i Gamoroi, furono cacciati lasciando il potere in mano ai Killichirioi. Ma i Gamoroi in fuga verso Gela, trovarono il sostegno di Gelone, gia' tiranno di Gela che partito con un esercito entrò a Siracusa nel 485 a.C. per divenire il primo tiranno della città.

Gelone quindi consolido' il suo potere lasciando il governo di Gela nelle mani del fratello Ierone e stringendo un'alleanza con Terone di Agrigento. Sorgono così, al di fuori delle mura, i quartieri di Tyche e Neapolis, e avviata una grande opera di monumentalizzazione della città. Vicino al teatro greco costruì il tempio di Demetra e Kore e il monumento-mausoleo di Gelone fece costruire per se stesso e per la propria moglie Damarete vicino all'Olimpeion, fuori delle mura cittadine: si trattava di una grande costruzione a nove torri, intercalate da una breve cortina muraria. Ma il provvedimento più interessante dal punto di vista urbanistico, fu di spostare l'agorà da Ortigia, ad Acradina nella zona tra piazzale Marconi e il Pantheon dei caduti. Si sviluppa inoltre il Teatro Greco che iniziò ad attrarre anche una vivacissima attività culturale: ne è esempio la presenza di Eschilo, Arione di Metimma e Cinto di Chio che introdussero a Siracusa le recitazioni omeriche, il poeta Epicarmo, e persino la grande poetessa Saffo venuta in esilio da Mitilene.

In questo modo Gelone accresce la presenza greca in Sicilia espandendo i territori della città, allentando anche la pressione dei Siculi e dei Sicani ai confini della capitale greca. Nel 485 a.C. distrusse Camarina deportando i cittadini, stessa cosa fece nel 481 a.C. quando conquistò Megara Hyblaea. Anche da Gela spostò metà della popolazione in modo da accrescere la popolazione della città e rafforzare numericamente anche l'esercito e la marina.

Dopo le precedenti vittorie belliche a fianco di Terone, divenne inevitabile lo scontro con i Cartaginesi comandati da Amilcare e chiamati da Terillo di Himera. Grazie alla preparazione degli eserciti greci nel 480 a.C., Gelone e Terone riportarono una grande vittoria, che sancì il predominio greco sull'isola. I Cartaginesi infatti dovettero pagare un pesante indennizzo e - scrive Erodoto - nel trattato stipulato, Gelone inserì che essi dovevano rinunciare ai sacrifici umani e all'immolazione dei figli primogeniti nei tofet. In questo modo i Cartaginesi non tentarono più di conquistar terre in Sicilia per almeno settan'anni. In memoria della vittoria venne eretto il tempio di Athena a Siracusa e il tempio della Vittoria a Himera, e coniata una nuova moneta detta Demareteion, inoltre utilizzando manodopera cartaginese costruì anche l'importante acquedotto Galermi, che consentì a Siracusa un abbondante approvvigionamento di acqua.

Ma dopo le vittorie, il tiranno di Siracusa riunì il popolo pronunciando un discorso dove elencava le vittorie del suo governo e la grandezza raggiunta dalla città. Poi sorprendendo tutti, disse di rimettere il potere nelle mani del popolo, il quale con un'ovazione lo acclamò ancor auna volta sovrano di Siracusa. Poi anni dopo, per la sua morte Gelone ebbe enormi funerali e l'erezione di una statua e di un mausoleo che glorificava un tiranno entrato nel mito.

Alla morte di Gelone nel 478, succedette il fratello Ierone che lasciato il trono di Gela lo concesse al fratello Polizelo. Tuttavia proprio per ragioni dinastiche sorse una guerra tra i due fratelli che vide anche come protagonista la città di Sibari. I crotoniani infatti nel 477 a.C. attaccarono la città che chiese aiuto a Siracusa, Ierone quindi nella speranza di liberarsi del fratello Polizelo, lo convinse ad andare in soccorso della città. Purtroppo le fonti antiche su questo evento sono poco chiare, tanto da rendere dubbio l-effettivo intervento militare. Polizelo comunque, scoperto l'inganno decise di muovere guerra contro il fratello e solo con la mediazione del poeta Simonide lo scontro si risolse nel 476 a.C., con Polizelo che si rifugia presso il suocero Terone ad Agrigento.

Nel 474 a.C. Siracusa affronta gli Etruschi nelle acque di Cuma, per soccorrere i cumani in difficolta'. Grazie alla potente armata la città riporta una storica vittoria per il destino di Siracusa ma anche per quello della Magna Grecia; con questo successo infatti viene definitivamente arrestata l'avanzata degli etruschi nel mediterraneo in favoce dei Greci. Essi tenteranno successivamente di vendicarsi della sconfitta appoggiando Atene nel corso della Spedizione in Sicilia (415-413 a.C.). Nel 476 a.C., acquisito il controllo di Leontini Ierone deporta gli abitanti da Nasso e Catania modificando anche il nome di quest'ultima in Aitna facendola amministrare da suo figlio Dinomene.

Anche con Ierone la città conosce un importante sviluppo culturale che richiama l’attenzione di personalità come il poeta Simonide, Bacchilide, Epicarmo e Pindaro che esalteranno il reggente nelle loro composizioni. Eschilo scriverà anche la tragedia perduta Le etnee in onore della nuova città ricostruita dal tiranno che rappresentarà per la prima volta al teatro greco assieme a "I persiani". Infine Pitagora da Reggio esegue sculture per il reggente.

Alla morte di Ierone vi succede il fratello Trasibulo (467 a.C.), che Diodoro Siculo definisce "violento e assassino". Il suo regime sanguinario infatti avrà breve vita proprio per la cattiva gestione del potere. Dopo aver sconfitto Trasideo tiranno di Agrigento figlio di Terone (466 a.C.), una coalizione di insorti siracusani appoggiata da truppe di Akragas, Gela, Selinunte, Imera e persino da soldati siculi rovesciò il potere dispotico per instaurare una giovane democrazia protetta anche dall'introduzione del petalismo. Tuttavia secondo Aristotele la caduta di Trasibulo e quella di Trasideo, furono favorite soprattutto dalle lotte all'interno delle famiglie le quali decretarono la sparizione del regime tirannico dei Diomenidi a Siracusa. La cacciata di Trasibulo da allora fu celebrata ogni anno a Siracusa con sacrifici animali a Zeus Eleutherios.

Le rivolte democratiche di Siracusa avranno eco in tutta la Sicilia. Nel 452 a.C. il re siculo Ducezio si mette a capo di un movimento di rivolta che libera dal giogo greco Etna, Mineo, Morgantina, Palikè ecc. Ma due anni dopo, una volta riorganizzato il potere centrale della città, Siracusa riprese militarmente il comando delle città "liberate", proseguendo la sua politica espansionistica in Sicilia con interventi persino contro l’isola d'Elba e la Corsica. Tuttavia la città nodale è certamente Lentini, rivale storica tornata nuovamente sotto le mire siracusane. I vari tentativi di conquista costringono la città calcidese a rinnovare l'alleanza con Atene in funzione anti-siracusana in Sicilia e anti-spartana in Grecia (427 a.C.). Questa strategia politica che rientra nel vasto quadro di lotte scaturite dalla Guerra del Peloponneso, suggerisce ad Ermocrate la firma di un accordo di pace con Lentini e la presa di posizione durante il congresso di Gela del 424 a.C. per ribadire l'autonomia delle ex colonie greche di Sicilia dalla madrepatria: allontanando così il pericolo ateniese. Due anni dopo però a Lentini si riaccendono le lotte tra gli aristocratici legati a Siracusa, e i democratici legati ad Atene. Gli aristocratici così si rivolgono a Siracusa, che interviene immediatamente determinando la distruzione della città e facendone disperdere gli abitanti. I nobili verranno trasferiti a Siracusa ottenendo la cittadinanza, ma dopo alcuni anni non contenti del trattamento che riserva loro la nuova patria, fanno ritorno in città ed allearsi con i vecchi avversari politici, i democratici. All'orizzonte così si avvicina una nuova guerra per Siracusa, questa volta contro Atene.

Rispondendo positivamente alle richieste di aiuto di Segesta nella guerra contro Selinunte alleata di Siracusa, e dagli esuli di Leontini che chiedono di essere rimessi nella loro città ha inizio la spedizione ateniese in Sicilia. Nel 415 a.C. giunse in Sicilia una flotta di 250 navi e 25.000 uomini. Dopo un primo periodo di vittorie ateniesi la spedizione si trovò in difficoltà a causa della valorosa difesa approntata dal generale spartano Gilippo. Nel frattempo Ermocrate viene eletto Stratega, e successivamente (estate 414 a.C.) ne vengono rimossi due per sospetto tradimento e sostituiti con uomini di Diocle. Giunsero così nuovi aiuti nel 414 a.C. e nel 413 con un esercito guidato da Demostene, non riuscirono a piegare la coalizione in difesa di Siracusa. Gli Ateniesi così persero completamente la guerra subendo 7000 prigionieri rinchiusi nelle Latomie siracusane, dove la maggior parte di essi morì e l'ingiuria dei sopravvissuti che marchiati come cavalli vennero venduti come schiavi, i comandanti Demostene e Nicia furono invece giustiziati. La grande vittoria verrà onorata con importanti festeggiamenti annuali.

Terminata la guerra Diocle attuò una serie di riforme sul modello ateniese ed un codice di leggi, favorito in ciò dall'assenza di Ermocrate, impegnato al comando di una flotta in aiuto di Sparta: fu approvata una nuova costituzione e nuove forme di governo e l'amministrazione della giustizia attraverso tribunali regolari.

Nel 410 a.C. si riaccese il conflitto tra Selinunte e Segesta, quest'ultima attaccata nuovamente ottenne l'aiuto dei Cartaginesi comandati da Annibale Magone che distrusse completamente Selinunte. Annibale marciò poi verso Imera dove si scontrò con l'esercito siracusano comandato da Diocle. Dopo pesanti scontri i Siracusani si ritirarono a causa di un sospetto attacco contro la madrepatria che risulterà falso. Gli Imeresi rimasti ormai da soli furono costretti alla fuga, messi in salvo dalle navi siracusane verso Messina, ma la metà di essi perì con la conquista cartaginese. Annibale fece quindi ritorno in patria e sciolse il suo esercito.

Intanto Ermocrate, che era stato destituito dal comando della flotta dell'Egeo, con un piccolo esercito di profughi e mercenari e una flotta di cinque navi si insediò a capo di quel che rimaneva di Selinunte e attaccò le città cartaginesi di Mozia e Palermo ottenendo una serie di vittorie (408 a.C.). Subito dopo raccolse le spoglie dei caduti di Imera che Diocle aveva colpevolmente abbandonato, e provando a fare leva sulla pietà del popolo provò a rientrare in città senza successo. Siracusa in quel periodo era in pieno caos, la democrazia era fortemente indebolita e Diocle venne mandato in esilio per il suo comportamento contro i cartaginesi.

Nel 406 a.C. dopo le incursioni di Ermocrate i Cartaginesi decise di tentare la conquista dell'intera Sicilia, nonostante l'avvio di negoziati per evitare la guerra. Annibale Magone quindi ripartì, alla conquista delle città greche della costa meridionale siciliana con un esercito di Libi, Maurusi, Iberi, Fenici, Campani e Numidi..

Dopo aver vinto una piccola battaglia navale nei pressi di Erice, i siracusani intuirono l'intenzione di una vasta campagna punica nell'isola. Per questa ragione inviarono richieste d'aiuto alle città greche d'Italia ed a Sparta senza successo. Annibale quindi assediò Akragas, cui aveva chiesto di allearsi o restare neutrale. Ma gli Agrigentini respinsero l'attacco e lo stesso Annibale morì in un'epidemia di peste che divampò nell'accampamento cartaginese. Il vice di Annibale, Imilcone, riuscì a risollevare gli animi nell'accampamento cartaginese, ma dovette fronteggiare l'arrivo di 35.000 siracusani. Nella battaglia i Cartaginesi ebbero la peggio e persero 6.000 uomini. I generali agrigentini non sfruttarono però l'occasione per rompere l'assedio ed attaccare i Cartaginesi in ritirata. Poco dopo una flotta di Imilcone, riuscì ad ottenere una grande vittoria contro un convoglio di navi siracusane che portavano provviste ad Agrigento. I mercenari campani e gli alleati greci che difendevano Akragas, giudicando disperata la situazione, decisero allora di abbandonare la città e Akragas cadde nel dicembre del 406 a.C. dopo sette mesi di assedio.

Conquistata Akragas, Imilcone pose l'assedio a Gela. Gli abitanti di Gela resistettero fino all'arrivo di Dionisio I, nuovo tiranno di Siracusa, che era giunto in soccorso con un esercito di cira 30.000 fanti, accompagnato da una flotta di 50 navi. Dopo uno stallo di qualche settimana di fronte alle mura di Gela, Dionisio tentò un assalto di sorpresa all'accampamento punico, ma l'attacco venne respinto. Dionisio I, visto il fallimento della sua offensiva, decise di evacuare nottetempo tutta la popolazione di Gela e successivamente anche quella di Camarina, visto che non sarebbe riuscito a difendere nemmeno questa città. Imilcone potè quindi occupare le due città sulla strada di Siracusa senza colpo ferire.

Nel periodo democratico il confronto e la libera espressione favorisce la nascita e lo sviluppo dell'arte retorica e dell'oratoria, i cui massimi esponenti sono Corace e Tisia. La letteratura e le arti si affermano con Sofrone inventore del mimo, composizione in versi non destinata alla scena. La città quindi diviene il centro culturale della Sicilia e dell'intera area greca del mediterraneo.

Nel 405 approfittando del caos generato dall'avanzata dei Cartaginesi, Dionisio I riesce a prendere il potere come tiranno, cancellando di fatto il governo democratico. Egli salì al potere in un momento difficile poiché dopo la conquista di Akragas, Imilcone pose l'assedio a Gela che pur col soccorso di 30.000 uomini da parte del nuovo tiranno e il fallimento dell'offensiva, optò per l'evacuazione della popolazione gelese e successivamente anche per quella di Camarina. In questo modo i Cartaginesi giunsero fin sotto le mura di Siracusa. Fu grazie ad un'epidemia che fece perdere a Imilcone la metà dei suoi uomini a costringerlo a offrire un trattato di pace nel 404 a.C.. I Cartaginesi avrebbero conservato l'egemonia sui territori dei Sicani e degli Elimi; le città conquistate potevano essere ripopolate a patto di non erigere mura difensive e pagare un regolare tributo a Cartagine; Leontini, Messina e tutte le altre città siceliote e sicule rimanevano libere di reggersi con proprie leggi. Imilcone tornò trionfalmente in Africa e sciolse il suo esercito.

Dopo la partenza dei Cartaginesi Dionisio prova a recuperare le forze. Trasforma Ortigia in una fortezza, amplia la flotta navale riordinando gli arsenali e il porto piccolo “Lakkios”. Inoltre porta avanti la sua opera più grande, la costruzione a tempo di record (dal 402 a.C. al 397 a.C.) di un’ampia cinta muraria lunga 27 Km, che cingeva tutta la città ricongiungendosi al Castello Eurialo.

Dopo il rafforzamento e l’ampliamento sul territorio della Sicilia orientale distruggendo Naxos, Catania e Leontinoi, i siracusani si prepararono nel 397 ad affrontare nuovamente i Cartaginesi. Siracusa conquista e successivamente perde Mozia, mentre Imilcone sottomette Lipari e Messarion, giungendo a Siracusa e sottoponendola ad un duro assedio. Egli riesce anche a penetrare nei sobborghi di Acradina saccheggiando il santuario di Demetra e Kore. Ma grazie al dilagare di una pestilenza la supremazia cartaginese viene preclusa, Dionisio sconfigge Imilcone giungendo nel 392 ad un trattato di pace che gli permette un programma di espansione in Sicilia. Fonda così nuove città: Adrano, Tauromenio e Tindari, conquista Rhegion e fonda le colonie di Ancona (ove vanno a risiedere coloro che volevano un ritorno alla democrazia) e Adria, mentre a Lissa attacca l’Etruria e la Corsica.

Dionisio non è famoso solamente per le sue imprese belliche o le imponenti costruzioni, ma anche per l’interesse per le lettere, la filosofia e le arti; proprio sotto il regno di Dionisio, ospiterà il filosofo Senocrate, ma anche Platone il quale tornerà più volte a Siracusa.

A succedergli fu il figlio Dionisio II, che sotto la tutela dello zio Dione concluse una pace con i Cartaginesi, cercando di attenuare la pressione delle altre città ostili. A seguito di un dissidio tra Dionisio II e Dione, quest'ultimo nel 357, intenzionato a porre fine alla tirannide, si mette a capo di un piccolo esercito e si impadronisce del potere. Ma l’impopolarità delle sue azioni di governo decretano una rivolta cittadina e il suo assassinio nel 354 a.C..

Tornato al potere Dionigi II, Corinto inviò una spedizione guidata da Timoleonte il quale rovescia ancora una volta il potere della città instaurando una democrazia. Proprio per ripristinare un clima democratico Timoleonte condusse la demolizione dei palazzi fortificati dei tiranni siti nell'isola di Ortigia. Indebolita l’influenza di Siracusa per gli incessanti scontri interni di potere ed esterni con le forze nemiche, Timoleonte provò a riconfigurare la mappa politica della Sicilia. Dopo un importante successo nel 339 a.C. sui Cartaginesi presso il fiume Crimiso, svolge un’opera di pacificazione. Ma dopo la sua morte, le lotte tra oligarchie aristocratiche e difensori della democrazia, aprono la strada ad un altro tiranno, Agatocle, che nel 316 si impadronisce della città con un colpo di stato.

Agatocle riprende la guerra contro i Cartaginesi, con alterne sconfitte e vittorie, ma con l’audacia di volerli attaccare per la prima volta in patria, infliggendo grosse perdite. Tuttavia è costretto a siglare un accordo di pace e a spostare i suoi interessi sul suolo italico.

Dopo la sua morte viene invocato l’aiuto di Pirro, re dell’Epiro, che viene in soccorso della città greca per salvarla dalle continue minacce Cartaginesi. Ma si affaccia sulla scena politica Ierone II, il quale, dopo essersi inizialmente alleato con i Cartaginesi per far fronte alla crescente minaccia dei Romani, stipula infine una pace separata con gli ultimi, determinando un cinquantennio di pace e prosperità. Egli favorisce il riordino legislativo proposto da Diocle, un nuovo ordinamento tributario la “lex Hieronica”, adottata successivamente anche dai Romani in Sicilia. Vengono apportati significativi interventi urbanistici: l’ampliamento del Teatro Greco e la costruzione di un immenso altare sacrificale, l’Ara di Ierone. Sono anche progettate e costruite diverse macchine belliche, grazie anche al genio inesauribile di Archimede. Il rifiorire delle arti e delle lettere con figure di spicco come Teocrito, rende Siracusa una delle più importanti capitali del mondo antico.

Alla morte di Ierone II succede il giovane Geronimo che erroneamente muta politica e rompe la pace con i Romani. Questa rottura determina l’assedio Romano posto dal console Marcello nel 212 a.C. alla città. La strenua difesa di Archimede e delle sue invenzioni non salva però la città dal tradimento di pochi cittadini, che permettono l’espugnazione della città due anni dopo, con il conseguente saccheggio e il drammatico epilogo dell’uccisione di Archimede.

Inizia così un lungo declino. Dietro un arrogante malgoverno e le sistematiche spoliazioni del patrimonio artistico da parte di Verre, Siracusa mantiene solo il titolo di capitale della provincia romana di Sicilia e sede del pretore. Fondamentale porto di scambi commerciali tra Oriente e Occidente, vede la venuta di S. Paolo e S. Marziano (primo vescovo di Siracusa), che soffermandosi in città per operare del proselitismo, radica la religione cristiana, facendo diventare la città il primo avamposto d’occidente.

Con l’epoca delle persecuzioni cristiane, sino all’editto di Costantino nel 313, vengono costruite imponenti catacombe, seconde solo a quelle di Roma. Le successive scorrerie barbare impoveriscono ulteriormente la città, sino al 535 quando entra a far parte con la conquista di Belisario dell’Impero d’Oriente, divenendo dal 663 al 668, residenza dell’Imperatore Costante II di Bisanzio, nonché metropoli di tutte le chiese della Sicilia.

Dall’827 inizia la conquista araba in Sicilia. Dopo l’invasione di Mazara, l’avanzata araba giunge a Siracusa nel 878, determinando un atroce assedio che si risolverà con la caduta e la razzia della città. Ridotta ormai alla sola Ortigia, con gli Arabi Siracusa diviene capoluogo del Val di Noto, cedendo definitivamente a Palermo il ruolo di capoluogo politico-amministrativo dell'isola.

Durante la dominazione, Siracusa conosce probabilmente la conversione del duomo in moschea, e la modificazione urbanistica di alcuni quartieri storici dell’isolotto, con un impianto tipicamente arabo. Tuttavia la città mantiene vivaci scambi commerciali, e una discreta attività artistica da parte di scrittori e artisti arabi che ne decantano la bellezza. Tra di essi si ricorda il poeta arabo-siracusano Ibn Hamdis.

Solo nel 1038 il generale Bizantino Maniace riconquista la città, lasciando il segno della sua venuta con la costruzione dell’omonimo castello sulla punta di Ortigia (anche se la sua costruzione è posteriore, di epoca Sveva) e l'invio a Costantinopoli delle reliquie di S. Lucia.

Nel 1086 inizia la dominazione normanna a Siracusa, divenuto caposaldo della cacciata araba dall'isola. La città diviene una roccaforte militare, grazie alla sua posizione strategica. La politica del re Ruggero I di Sicilia determina la costruzione di nuovi quartieri nell’isola e il rimaneggiamento della cattedrale, nonché il restauro di diverse chiese, seguendo una politica di rinascita cristiana.

Dopo un breve periodo di dominio Genovese (1205-1220), che favorisce l'incremento del commercio, la città viene conquistata nel 1221 dall’imperatore svevo Federico II. Viene quindi rafforzata la sua posizione di bastione militare, si avvia la costruzione del Castello Maniace, nonché l'edificazione di diversi edifici: il primo impianto di palazzi storici come quello Vescovile e il palazzo Bellomo.

Dopo la morte di Federico II, segue un periodo di agitazioni e anarchia feudale, col passaggio di poteri tra Angioini e Aragonesi e il successivo regno di Federico III di Aragona. Sorgono svariati palazzi nobiliari con i nomi delle rispettabili famiglie: Abela, Chiaramente, Nava, Montalto. La città riacquista un po' di lustro con l'istituzione, nel 1361, della Camera Reginale (una sorta di stato dentro lo stato) e la presenza della regina Costanza.

Il disastroso terremoto del 1693 segnerà la storia urbana di tutta l'area del Val di Noto, poiché proprio in questa fascia comprendente oltre a Siracusa anche le città di Noto, Avola, Ragusa, Modica, fino a Catania, il sisma porta ovunque morte e distruzione. La città rasa al suolo, si inizia l'opera di ricostruzione prendendo l’assetto urbanistico ed estetico barocco. Vengono ricostruiti molti palazzi nobiliari, la facciata del Duomo e ridefinita la forma dell’antistante piazza; si assiste alla rinascita delle chiese.

Nel 1700, alla morte di Carlo II, si comincia una guerra di successione che porta un ulteriore passaggio di poteri dagli spagnoli, ai Savoia, agli Austriaci sino ai Borbone di Napoli, che affossano ulteriormente l’economia della città mantenendo una gestione feudale e antimoderna. Nel perdurare di questo stato di cose, nel 1837 la diffusione del colera e le dicerie sulla sua presunta diffusione provocano una rivolta antigovernativa, decretando una pesante punizione alla città: lo spostamento del capoluogo a Noto. La perdita di questo privilegio acuisce le tensioni antiborboniche, determinando la partecipazione dei siracusani ai moti rivoluzionari del 1848.

Solo con l’Unità d’Italia Siracusa riacquista il proprio ruolo di capoluogo, nel 1865. Ciò favorisce una progressiva spinta urbanistica con drastici interventi di modificazione del suo assetto. Dal 1870 vengono abbattute le mura che la cingono interamente e viene costruito il ponte che collega l’isola alla terraferma; l’anno successivo inizia la costruzione della ferrovia, con la stazione centrale nel cuore della città e con una stazione marittima, che permette il facile scambio dei passeggeri con le linee di navigazione, allora importanti, del porto di Siracusa.

Inizialmente di avverte una positiva crescita dei collegamenti della città con l'entroterra e con il nord. La scelta del tracciato, ai margini del tessuto urbano, si rivelerà negativa a partire dagli anni '60 del Novecento, quando l'espansione verso nord della città sarà condizionata drasticamente dalla cosiddetta "cintura di ferro".

Nasce nel 1872 l’attuale piazza Archimede, a seguito di un intervento di sventramento, cui seguiranno altri, come quello del quartiere storico di Ortigia, la Sperduta e il taglio della via del Littorio, oggi Corso Matteotti, in epoca fascista.

Negli anni del fascismo Siracusa conobbe un rinnovamento urbanistico, l'abbattimento di diversi edifici in Ortigia e la creazione della già citata via del Littorio. Inoltre grazie ai rinvenimenti di Paolo Orsi furono eseguiti gli scavi presso l'attuale Tempio di Apollo. Durante la Seconda Guerra Mondiale la città subì diversi bombardamenti, ne sono testimonianza i diversi rifugi antiaerei recentemente aperti al pubblico. La città fu liberata dal regime fascista il 10 luglio del 1943 con l'Operazione Ladbroke condotta dalle armate anglo-americane sbarcate nelle spiagge del territorio siracusano.

Il 3 settembre presso le campagne di Cassibile fu firmato l'Armistizio con cui l'Italia cessava le ostilità contro le forze alleate.

Nel dopoguerra il rapido processo di industrializzazione nell’area a nord della città, dalla periferia di Augusta alla zona di Targia, con l’apertura di stabilimenti chimici e grosse raffinerie di petrolio, induce un inatteso ma squilibrato sviluppo economico. La città aumenta la sua popolazione per immigrazione interna, espandendosi però in maniera disordinata a causa delle molteplici speculazioni edilizie.

Negli anni Sessanta e Settanta, la città, anche grazie all'impegno dell'ex arbitro Concetto Lo Bello in giunta comunale, si dota di impianti sportivi all'avanguardia: il Campo scuola "Pippo Di Natale" e la Cittadella dello Sport, oggi a lui dedicata. Lo Bello pose inoltre le basi per il costruendo Palasport, e per la Palestra polivalente "Akradina", il cui completamento è avvenuto solo di recente.

Gli ultimi interventi sulla città riguardano le discusse scelte architettoniche per l'erezione della nuova sede del Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi e dell'imponente Santuario della Madonna delle Lacrime.

Nel 1979 la frazione di Priolo Gargallo si è distaccata divenendo comune a se stante.

Negli anni '90 fu prevista la costruzione di un porto turistico previsto nell'area antistante l'attuale parcheggio Talete in Ortigia: fu poi costruito solo un molo in violazione alle norme d’impatto ambientale. Nella stessa zona non decollerà mai neanche il progetto di un tunnel sottomarino che potesse collegare Ortigia alla terraferma. Nella notte del 13 dicembre 1990 la città fu colpita da un violento terremoto che rese inagibili molte abitazioni e costrinse alla chiusura di parecchi monumenti e chiese della città. Il successivo stanziamento di fondi post-sisma ha permesso negli ultimi anni il recupero e la fruizione di molti immobili danneggiati.

Dopo decenni di abbandono e il progressivo degrado del centro storico di Ortigia, è cominciata di recente un’opera di recupero e restauro dell’isola. Di fondamentale importanza il progetto Urban di riqualificazione urbana con cui è stato parzialmente rilanciato il commercio e la vivibilità urbana dell'isola. Inoltre il progressivo smantellamento della vecchia cinta ferroviaria e il tentativo di rilancio e riconversione dell’economia siracusana, dall’industria chimica a quella turistica ha modifica gli assetti economici della città.

Nei primi anni del 2000 viene costruito il terzo ponte in Ortigia, il quale modificherà il traffico in ingresso nell'isola.

Nel 2005 assieme al sito di Pantalica, Siracusa diviene ufficialmente patrimonio UNESCO. La cerimonia verrà eseguita alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Nel 2009 Siracusa diverrà sede del G8 ambientale.

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Lucia da Siracusa

Processione di S.Lucia a Siracusa

Santa Lucia da Siracusa (Siracusa, 283 – Siracusa, 304) è stata una santa romana, venerata dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. Morì martire durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa.

«la prima e fondamentale testimonianza sull'esistenza di Lucia ci è data da un'iscrizione greca scoperta nel giugno del 1894 dal professor Paolo Orsi nella catacomba di san Giovanni, la più importante di Siracusa: essa ci mostra che, già alla fine del quarto secolo o all'inizio del quinto, un siracusano - come si deduce dall'epigrafe alla moglie Euschia - nutriva una forte e tenerissima devozione per la "sua" santa Lucia, il cui anniversario era già commemorato da una festa liturgica. Tale iscrizione è stata trovata su una sepoltura del pavimento, incisa su una pietra di marmo quadrato, misurante cm 24x22 e avente uno spessore di cm 3, tagliata irregolarmente. Le due facce della pietra erano state ricoperte di calce: ciò indica che la tomba era stata violata».

Di santa Lucia esiste a Siracusa il «loculo», cioè la tomba primitiva, sulla quale fin dai tempi antichi sorse una chiesa, rifatta poi nel Seicento. Inoltre - come ha scritto Piero Bargellini nel suo libro I Santi del giorno - «esistono iscrizioni, che testificano una remota e fervida devozione per la Martire e un culto liturgico già stabilito dai primi secoli. Infine, esiste una di quelle "Passioni" con le quali la devozione dei fedeli ha ricamato di fantasia, sopra un canovaccio certamente storico».

Storicamente attestato, grazie anche ad una testimonianza scritta lasciataci da un testimone oculare, il can. Antonino De Michele, è quello che è passato alla storia come il miracolo della fine della carestia dell'anno 1646. La domenica 13 maggio 1646, a chiusura di un ottavario di preghiera per la cessazione della carestia, ottavario durante il quale il simulacro di S. Lucia era stato esposto alla pubblica venerazione presso l'altare maggiore della Cattedrale di SIracusa, una colomba fu vista volteggiare dentro la Cattedrale durante la Messa celebrata dal Vescovo Elia de' Rossi. Quando la colomba si posò sul soglio episcoplae, una voce annunciò l'arrivo al porto di un bastimento carico di cereali. La popolazione tutta vide in quella nave la risposta data da Lucia alle tante preghiere che a lei erano state rivolte. Priva di fondamento la leggenda che vuole che in quell'occasione i siracusani cucinarono di fretta i cereali per nutrirsene facendo così nascere la tradizione della cuccìa. La cuccìa, un dolce a base di ricotta e frumento tipico della Sicilia occidentale, non è mai stato un dolce tipico siracusano. E' stato introdotto a SIracusa, più come elemento folkloristico che tradizionale, negli anni '80 del XX secolo, da alcune pasticcerie siracusane.

Secondo una leggenda priva di fondamento oggettivo, la discendenza della santa siracusana proverrebbe direttamente dalla famiglia di Archimede, legando così le due figure più importanti della città ad un unico ramo genealogico.

La sua festa liturgica ricorre il 13 dicembre; antecedentemente all'introduzione del calendario moderno (1582) la festa cadeva in prossimità del giorno del solstizio d'inverno (da cui il detto "santa Lucia il giorno più corto che ci sia") ma non vi coincideva nei paesi che adottarono subito il nuovo calendario (differenza di 10 giorni). Nei paesi nordici, che adottarono questo calendario circa duecento anni più tardi, il solstizio cadeva, invece, proprio il 13 dicembre (calendario gregoriano). È curioso notare che questa tradizione si può applicare nell'ambito del calendario gregoriano, avendo però l'accortezza di interpretare il "giorno più corto" come il giorno in cui il sole tramonta prima; comunque, l'associazione non e' assoluta, in quanto nell'emisfero sud della Terra e' uno dei giorni piu' lunghi dell'anno.

È considerata dai devoti la protettrice degli occhi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini e viene spesso invocata nelle malattie degli occhi.

Il corpo della santa, prelevato in epoca antica dai Bizantini a Siracusa, è stato successivamente trafugato dai Veneziani che conquistarono Costantinopoli (l'attuale Istanbul) dove è attualmente conservato e venerato nella chiesa di San Geremia a Venezia. Le sacre spoglie della santa siracusana tornarono eccezionalmente a Siracusa per sette giorni nel dicembre 2004 in occasione del 17° centenario del suo martirio.

L'arrivo e la partenza delle spoglie furono salutati da una incredibile folla di siracusani; riscontrata l'elevatissima partecipazione e devozione dei devoti, siracusani e non, da allora si è fatta strada la possibilità di un ritorno definitivo tramite alcune trattative tra l'Arcivescovo di Siracusa Giuseppe Costanzo e il Patriarca di Venezia Angelo Scola.

È una festa molto sentita e partecipata che convoglia nella città siciliana una enorme quantità di fedeli.

La festa patronale della Santa siracusana comincia ufficialmente la mattina del 12 dicembre con la traslazione del simulacro argenteo della Santa dalla sua cappella in cattedrale, fino all'altare maggiore. La sera vengono poi celebrati, sempre in cattedrale, i vespri solenni, presieduti dall'Arcivescovo, a cui partecipano diversi sacerdoti della diocesi, diaconi, il Seminario Arcivescovile, diverse autorità civili e religiose. Alla fine dei vespri viene distribuita ai fedeli la "cuccìa", dolce tipico siracusano che viene preparato come da tradizione il giorno della festa della Santa Patrona.

E' il 13 dicembre il giorno principale della festa, in cui tutta la città e non solo si stringono attorno alla Santa siracusana. Il simulacro argenteo viene portato a spalla lungo le vie della città per giungere in serata alla chiesa di Santa Lucia al Sepolcro localizzata nel quartiere e più specificatamente nella piazza intitolata in sua memoria. Momenti suggestivi della processione sono la sosta che la Santa Patrona fa al suo arrivo nelle vicinanze del Porto grande e al passaggio sul ponte quando marinai e militari le dedicano i loro onori facendo suonare a festa le sirene delle loro navi.

Giorno 20, giornata tradizionalmente definita dai siracusani come l' ottava, il simulacro di S.Lucia, rispetto al tragitto di sette giorni prima, osserva diverse soste molto sentite dai fedeli. La prima al santuario della Madonna delle Lacrime, dove avviene l'inconto tra la Santa e Maria. La seconda presso l'ospedale di Siracusa (situato a pochissimi metri dal santuario stesso) per far visita ai malati. Dopo aver effettuato le sopraccitate soste, riprende il cammino verso la Cattedrale attraversando il cuore della città. Il simulacro argenteo giunge in serata sul Ponte Umbertino (i ponti per i siracusani ) per il tradizionale spettacolo pirotecnico prima di fare rientro nell'isola di Ortigia, dove raggiunge Piazza Duomo intorno alle 23 per essere riconservata nella propria cappella in Cattedrale dove resta chiusa fino alla prima domenica di maggio, quando si svolge la festività di Santa Lucia delle quaglie.

In alcune regioni dell'Italia settentrionale, particolarmente nel Trentino e nelle province di Udine, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Verona, esiste una tradizione legata ai "doni di santa Lucia", figura omologa dei vari Babbo Natale, Gesù bambino, Befana ed altri che, durante i secoli, hanno sostituito l'antico culto degli avi, nell'immaginario infantile.

Secondo la moderna usanza, nata negli anni trenta e consolidatasi nei decenni successivi, i bimbi scrivono una lettera alla santa, elencando i regali che vorrebbero ricevere e dichiarando di meritarseli, essendo stati bravi ed obbedienti durante l'anno.

Per accrescere l'attesa a la credenza dei bimbi, è uso che i ragazzi più grandi, nelle sere precedenti, percorrano le strade suonando un campanello da messa e richiamando i piccoli al loro dovere di andare subito a letto, ad evitare che la santa li veda e li accechi, gettando cenere nei loro occhi. Allo scopo di ringraziare la santa è uso lasciare del cibo; solitamente delle arance, dei biscotti, mezzo bicchiere di vino rosso e del fieno per l'asino che trasporta i doni.

Il mattino del 13 dicembre, al loro risveglio, i bimbi troveranno un piatto con le arance e i biscotti non consumati, arricchito di caramelle e monete di cioccolato. Inoltre, a volte nascosti nella casa, i doni che avevano richiesti e che sono dispensati totalmente o parzialmente, secondo il comportamento tenuto e, più spesso, secondo le disponibilità economiche dei genitori.

Oltre alla tradizionale processione e festa del 13 dicembre, nel paese siciliano di Savoca, in provincia di Messina, si tiene, in periodo estivo (la seconda domenica di agosto) una festa che rievoca, per le vie del paese, il martirio della santa. Santa Lucia è impersonata da una bambina di origine savocese che, vestita di bianco, viene portata a spalla da un uomo e tiene fra le mani una palma d'argento, simbolo del martirio. Attorno alla bambina (detta "la Lucia") molti personaggi in costume cercano di tentarla. Primo fra tutti il diavolo ('u Diavulazzu), un uomo vestito di rosso, che indossa un'antica maschera di legno e che brandisce un forcone ricurvo detto "furcedda". La bambina ha una grossa corda legata alla vita e questa corda viene tirata da altri figuranti, vestiti da soldati romani, tradizionalmente chiamati "Giudei"; infine all'altro capo della corda sono legati due buoi. Compito della Lucia è compiere tre volte il giro del paese, accompagnata da tutti questi personaggi, e rimanere immobile di fronte alle tentazioni. Alla fine del percorso la processione si ferma nella piazza principale del paese, dove la bambina scende dalle spalle dell'uomo che la trasportava, si inchina dinanzi al popolo, i buoi vengono sciolti, i giudei si disperdono, e nel paese hanno inizio i festeggiamenti.

La festa di santa Lucia è divenuta negli anni uno dei più importanti appuntamenti turistici dell'antico borgo di Savoca, e attira, oltre agli emigrati che rientrano a casa per le vacanze, anche molti turisti dalle vicine province di Messina e Catania, e dal resto della penisola.

La chiesa di sua natura è filiale della maggiore, cosicché il Parroco vi esercita la sua piena giurisdizione, ne amministra personalmente le rendite, si riserva le funzioni più importanti dell’anno come il giorno dell'Immacolata 8 dicembre, quello di San Gaetano il 31 maggio, e quello di Santa Lucia il 13 dicembre, le straordinarie solennità. Il cappellano che vi celebra la Messa è coadiutore nato del Parroco per quanto riguarda l'amministrazione dei Sacramenti.

Da questa bolla è possibile capire che il simulacro di santa Lucia è stato acquistato appunto per l’occasione dell’apertura della nuova chiesa, quindi sembra abbastanza verosimile che da quell’anno s’iniziò a celebrare la festa in onore della martire Lucia, anche perché il simulacro in gesso che fino al 2003 si portò in processione, risale al 1908 quindi possiamo dire che la devozione alla santa siracusana arrivò in quell’anno. L’antico simulacro in gesso nel 2004 in occasione del 1700° anniversario dal martirio della santa, è stato sostituito da un altro in legno realizzato su copia della statua di santa Lucia che si conserva a Siracusa, dato che la statua del 1908 dopo il restauro del 2002 ha riportato delle lesioni che non garantivano più le processioni.

È da rilevare, che nel medaglione posto al collo della statua di santa Lucia, si conserva una reliquia portata a Catenanuova nel 1750.

Grande devozione vi è anche per questa Santa a Catenanuova. In onore di santa Lucia il popolo devoto ancora oggi partecipa al triduo cantato con preghiere e inni in suo onore le quali succedono la festa dell'Immacolata e che si concludono il 13 del mese di dicembre con: alle 9,00 alle 11,00 e alle 17,00 la Santa Messa in suo onore, e intorno alle 18,00 con l'uscita dell'artistico simulacro per le vie cittadine, tra fuochi pirotecnici, banda musicale, inni e preghiere.

A Napoli, nel borgo marinaro di Santa Lucia (al quale fa riferimento la celebre canzone napoletana Santa Lucia) i festeggiamenti cominciano dal Sabato precedente il 13, con una processione che porta il busto argenteo della Martire, risultante dalla fusione di diversi "ex-voto", dal mare fino alla chiesa di Santa Lucia. All'alba del 13 dicembre, lungo l'itinerario verso la chiesa di Santa Lucia viene collocata una batteria di fuochi che precede la processione dei fedeli, i quali recano candele o bengala a simboleggiare la luce della Martire che pervade il buio della notte. Per tutta la giornata del 13 dicembre si tiene Messa ad intervalli di un'ora, fino alle 18:30 quando l'intervento del Cardinale chiude le celebrazioni e dà avvio all'ultimo spettacolo pirotecnico.

A Castelbuono, sulle Madonie, la Santa è festeggiata due volte l'anno; l'ultima domenica di settembre ricorre la festa di Santa Lucia di Campagna, che si svolge in una chiesetta fuori paese ed è consuetudine preparare sin dalla sera prima la tradizionale cuccia ("zuppa" di cereali) che sarà poi benedetta e distribuita a tutti i presenti; questa festa nacque dopo il ritrovamento del quadro sottoterra e la successiva edificazione della chiesa ad opera dello stesso contadino che lo ritrovò. Ancora oggi il quadro si ritiene miracoloso. Il 13 dicembre, invece, è la congregazione a festeggiare la Santa nella chiesa del Rosario. Anche in questa occasione si distribuisce la cuccia e la gente usa non mangiare pane o pasta per tutta la giornata. cibi tipici sono gli arancini e le panelle. la Santa è invocata contro le malattie degli occhi in particolar modo "l'ugghialoru".

L'origine della devozione verso Santa Lucia può essere ricondotta al periodo della stessa fondazione della città. Infatti gli abitanti di Carlentini il 15 marzo 1621, secondo l'antica usanza di mettere la città sotto la protezione di un santo, scelsero Santa Lucia a "Patrona protettrice ed Avvocata della città" chiedendone la proclamazione ufficiale. Le celebrazioni avvenivano ogni anno nel giorno della Pasqua di resurrezione ma si rivelarono inopportune e il 3 aprile 1842 furono spostate alla Pasqua di Pentecoste. Trent'anni dopo e precisamente il 20 ottobre 1872 il Consiglio deliberò di festeggiare la Patrona la quarta domenica di agosto di ogni anno tradizione rimasta immutata fino ad oggi. Le celebrazioni durano tre giorni ed hanno inizio il sabato con l'esposizione della Sacra Reliquia, un avambraccio d'argento che custodisce un frammento osseo del braccio della Santa altre tre reliquie sono presenti all'interno di altrettanti reliquiari, la domenica mattina, alle ore 10.00, dopo la celebrazione della Santa Messa, possiamo assistere alla trionfale uscita del venerato simulacro, spinto dai "devoti di Santa Lucia", accompagnato dalla Deputazione e dalle autorità civili e militari, seguita dallo sparo dei fuochi d'artificio. Il venerato fercolo rientrerà il lunedì sera alle 24.00. Il lunedì concluderà il giro della città. I festeggiamenti si chiudono con il tradizionale sparo dei fuochi pirotecnici. Il simulacro di Santa Lucia è un'opera di probabile manifattura locale. Sull'anno della sua realizzazione si sa poco ma certamente già esisteva nel 1621 anno della proclamazione a Patrona di Carlentini. La struttura è di legno, tela, colla e gesso. Nel secolo scorso il materiale fu impreziosito con l'integrale rivestimento di lamine in oro pregiato e argento, opera di diversi maestri orafi e argentieri della Sicilia. Le 18 stole, che possiede il tesoro della santa, sono impreziosite dei tanti ex voto dal 1630 ad oggi suddivise in ventenni o decenni, oltre i tanti ex voto raffiguranti occhi argentei, e la preziosissima croce pettorale in oro massiccio impreziosita da smeraldi ,rubini e diamanti di pregevole fattura donata a fine Ottocento dai Baroni Beneventano della Corte.

La devozione delle popolazioni dell’Altopiano delle Rocche alla santa protettrice della vista, patrona di Rocca di Cambio, si fa risalire al XIII secolo; i festeggiamenti in onore della Santa, che richiamano fedeli da tutta la Marsica, hanno luogo durante l’ultimo fine settimana di giugno, anziché nella tradizionale data del 13 dicembre. Lo spostamento della festa al periodo estivo, deciso fin dal 1794, fu una diretta conseguenza dell’estrema rigidità climatica della zona e delle oggettive difficoltà che s’incontravano nello svolgimento della processione lungo l’impervio viottolo, solitamente innevato e ghiacciato, che in meno di due chilometri congiungeva l’abitato di Rocca di Cambio con la Chiesa di Santa Lucia. Durante questi tre giorni di festa la Chiesa viene riaperta ai fedeli e in essa vengono celebrate le Sante Messe, sia tradizionali che salmodiate, officiate in numero adeguato da consentire la partecipazione ai tanti fedeli accorsi. In paese la festa si protrae per tre giorni con spettacoli pirotecnici, canti folcloristici e sfilate nei tipici costumi abruzzesi. Alla domenica la festa si chiude con la tradizionale processione, che ripercorre da secoli lo stesso viottolo, i fuochi d’artificio che illuminano la notte dell’altopiano e il tradizionale Ballo della Pupazza che si svolge nella piazza principale del paese.

Il paese di Belpasso, anticamente chiamato Malpasso, ha come patrona Lucia, della quale conserva alcune reliquie rilasciate nel 1654 dall'allora vicario generale di Catania e messe in salvo durante l'eruzione dell'Etna del 1669 che fece scomparire il paese.

Successivamente la chiesa ricevette altre reliquie tra le quali ricordiamo le ultime donate dalla chiesa di S.Lucia in Venezia e dall'arcivescovo di Catania.

Santa Lucia viene festeggiata come patrona dal 1636 ma era già venerata in precedenza: i fedeli infatti si recavano nella chiesa della Madonna delle Grazie del convento dei Carmelitani di Malpasso a pregare la Santa ai piedi di un grande quadro.

Le feste in onore della patrona che durano tredici giorni e raggiungono il culmine il 12, 13 e 14 dicembre sono uno degli appuntamenti più sentiti dalla popolazione locale che attende non solo la suggestiva processione delle reliquie e del simulacro sul fercolo d'argento, opera di artigiani orafi siciliani del Settecento (giorno 13 e 14), ma anche e soprattutto l'apertura dei carri e le "cantate" (la sera della vigilia).

I carri sono delle grandi costruzioni meccaniche che racchiudono elaborate scenografie, realizzati con settimane di intenso lavoro da stuoli di artigiani (in rappresentanza di ciascun quartiere) raccolti in gruppi, ciascuno dei quali è diretto da un "mastro" cioè l'ideatore o meglio il "progettista" dei carro.

I carri vengono presentati uno alla volta, chiusi, in piazza Duomo e si aprono lentamente (la "spaccata"), svelando lo scenografico contenuto in un tripudio di luci, dipinti e personaggi viventi in un crescendo spettacolare in attesa dell'ultima scena del carro, l'Apoteosi di Santa Lucia, che può raggiungere la ragguardevole altezza di ben dieci metri.

La "spaccata" di ciascun carro è accompagnata dall'esibizione dei "cantanti" che lodano la santa con toni struggenti.

Il primo simulacro di Santa Lucia, che risale al 1440, viene sostituito con l’attuale nell’anno 1666. Una scultura lignea di enorme pregio artistico che non ha eguali nel territorio circostante, voluto dalla lungimiranza dal can. Francesco Strano e che il popolo santalucioto ha custodito nell’arco dei secoli.

Il 12 dicembre è già festa ad Aci S. Lucia, odierno quartiere del comune di Aci Catena. E’ il giorno della conclusione del solenne novenario che ha visto una larga partecipazione di popolo. Dopo la celebrazione eucaristica i fedeli si dispongono ad andare a prelevare, come da antichissima tradizione, il braccio reliquiario dalla chiesa Matrice di Aci Catena.

La prima testimonianza risale al 12 dicembre 1666 in cui una solenne processione partita dalla Matrice di Aci Catena raggiungeva la chiesa dedicata a Santa Lucia. La scena si ripete ogni anno con la stessa solennità. La processione vede la partecipazione del clero cittadino e delle confraternite. La suggestiva processione si conclude sul sagrato della chiesa di Santa Lucia con la benedizione con la reliquia e lo sparo di fuochi pirotecnici.

Le cinque del mattino: il campanone incomincia a produrre i suoi rintocchi dal ritmo sincopato. Si tratta del cosiddetto “cunsulato” che annuncia la solennità del dì di festa. Poco più tardi lo stormo delle campane è accompagnato dallo sparo di tredici salve. Tutto ormai prelude al primo momento topico della giornata: l’incontro dei santalucioti con il simulacro della loro Patrona. Alle ore 8,30 la chiesa è piena in modo inverosimile; l’emozione si tocca con mano: tutti gli sguardi sono rivolti verso la cappella.

E’ il momento: il “mastro di vara”, colui che ha materialmente la cura del simulacro e del fercolo, si avvicina alle porte della cappella. Cinque chiavi fanno scattare cinque serrature: la parola passa al parroco che con parole appropriate prepara spiritualmente il momento dell’incontro; quindi, invita alla preghiera. L’”Amen” festoso della liturgia si confonde a questo punto con le voci di giubilo dei fedeli e l’immagine di Santa Lucia viene svelata e traslata all’altare maggiore opportunamente adornato.

Giunge il momento del solenne Pontificale. Il coro, accompagnato dall’orchestra, anima la liturgia: è un momento intenso di preghiera corale alla presenza di tutto il popolo santo di Dio e delle autorità civili e militari.

La mattinata di festa volge al termine. Adesso i cuori sono orientati verso la solenne uscita del simulacro che avverrà puntualmente alle ore 16,00. La venerata effige non è ancora apparsa sulla porta maggiore della chiesa e già è un tripudio di suoni e di colori. Trasferito sull’elegante fercolo dei primi ottocento, il simulacro inizia il suo giro della borgata di Aci Santa Lucia e per le vie della città: un tripudio che diventa incontenibile quando si toccano gli antichi quartieri della parrocchia: il “Crucifissu ‘o vadduni”, la “Sanità”, la “Cubisia”, la “vanedda ‘e roti”.

Giunge il momento finale: il trionfale ingresso in Piazza Santa Lucia. Uscendo di corsa da via Esperando, il fercolo percorre via Vittorio Emanuele, mentre i fuochi d’artificio illuminano il cielo: un momento di apoteosi che prelude al commiato.

Il simulacro di Santa Lucia viene riportato nella sua cappella e lentamente, tra canti e grida di giubilo, viene velato.

La festa di santa Lucia a Valguarnera Caropepe è da sempre sinonimo di divertimento infantile in quanto fin dai tempi più antichi toccava ai bambini l'importante compito di raccogliere la legna nei boschi o nelle zone di campagna per poi essere trasporta fino alle differenti piazze prescelte del paese. In seguito all'ammucchiamento il legname prende la forma di una piccola montagna. Alla legna viene appiccato il fuoco contemporaneamente allo squillare delle campane della chiesa madre alle otto di sera, quando proprio dalla chiesa uscirà il "quadro". Il quadro altro non è che una immagine di santa Lucia su un foglio di carta; esso viene incollato al "burgio", termine locale per indicare un tronco spesso di paglia posizionato verticalmente il quale, uscito dalla chiesa, viene acceso all'estremità superiore e portato in processione per le vie principali del paese da volontari che lo spingono con la corda oppure da un carro. Il fuoco si spegnerà da solo consumandosi naturalmente. Il secondo atto della festa si svolge il 13 sera quando, sempre dalla chiesa madre, esce la statua della santa che ripercorre le vie seguita a piedi da una numerosa folla di fedeli. Durante questi due giorni di festa è tipica usanza gustare "la cucia", altro termine locale per indicare un piatto di granuli di frumento cucinati per diverse ore e conditi a loro volta a seconda dei personali gusti. Il piatto cucinato in famiglia non è consumabile nei ristoranti, poiché la ricetta si tramanda di generazione in generazione.

In Svezia Lucia è molto venerata, sia dalla chiesa cattolica, che da quella luterana.

I bambini preparano biscotti e dolciumi a partire dal 12 dicembre. La mattina del 13, la figlia maggiore della famiglia si alza ancor prima dell'alba e si veste con un lungo abito bianco legato in vita da una cintura rossa; la testa è ornata da una corona di foglie e da sette candele utili per vedere chiaramente nel buio. Le sorelle, che indossano una camicia bianca, simboleggiano le stelle. I maschi indossano cappelli di paglia e portano lunghi bastoni decorati con stelline. La bambina vestita come santa Lucia sveglia gli altri membri della famiglia e serve loro i biscotti cucinati il giorno precedente.

Nel paese scandinavo è diffusa una tradizionale canzone di santa Lucia (Luciasången) che non è altro che la celebre "santa Lucia" napoletana adattata con un testo in lingua svedese. In diverse città alcune bambine sfilano vestite come santa Lucia intonando il Luciasången di casa in casa.

Ogni anno c'è un'elezione per la Lucia di Svezia che, infine, raggiunge la città siciliana di Siracusa, durante i festeggiamenti di Santa Lucia, partecipando anche alla processione dell'ottava, quando il simulacro di Santa Lucia viene ricondotto in Duomo.

È considerata per tradizione, la patrona della vista e di tutti coloro che ne soffrono, come i non vedenti, i miopi, gli astigmatici.

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Source : Wikipedia