Sceneggiatori

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Inviato da david 08/04/2009 @ 00:07

Tags : sceneggiatori, cinema, cultura

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Sciopero degli sceneggiatori (1988)

Lo sciopero degli sceneggiatori (1988) è stata una manifestazione indetta dai sindacati Writers Guild of America, East e Writers Guild of America, West contro le leggi in vigore sul pagamento di una quota per le produzioni televisive nei paesi stranieri.

Iniziato il 6 marzo 1988 e conclusosi l'8 agosto, è ricordato come il più lungo e disastroso sciopero nella storia del cinema, durato 5 mesi e 6 giorni, supera di una settimana il suo precedessore.

Allo sciopero hanno aderito oltre 9.000 sceneggiatori del cinema e della televisione, e questa incredibile adesione ha influito fortemente alla cancellazione e/o al rinvio di molte produzioni.

Lo sciopero ha colpito in modo particolarmente il sistema televisivo. Per l'intero periodo autunnale e invernale ogni rete ha dovuto bilanciare equamente film e programmi da trasmettere, tuttavia le misure di protezione non hanno garantito un'adeguata copertura e molte produzioni sono state cancellate.

Secondo alcuni, lo sciopero ha costituito la prima pietra necessaria all'avvento dei reality show, formulabili anche senza l'aiuto di uno sceneggiatore al contrario di film e serie tv.

Famose le cancellazioni di Moonlighting e Kate & Allie, due celebri serie televisive stoppate a causa del drastico calo di ascolti dovuto alla mancanza di sceneggiatori con cui ultimare le stagioni.

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Sciopero degli sceneggiatori (2007-2008)

Manifestazione di protesta a Los Angeles

Per sciopero degli sceneggiatori si intende la protesta, sfociata in un prolungato sciopero, delle associazioni degli sceneggiatori statunitensi avvenuta tra il 2007 e il 2008. Lo sciopero opponeva gli sceneggiatori rappresentati dalla Writers Guild of America, East (WGAE) e dalla Writers Guild of America, West (WGAW) alla Alliance of Motion Picture and Television Producers (AMPTP) un'associazione che riunisce la maggior parte dei produttori cinematografici e televisivi statunitensi tra i quali i maggiori otto sono: CBS Corporation, Metro-Goldwyn-Mayer, NBC Universal, News Corp/Fox, Paramount Pictures, Sony Pictures Entertainment, Walt Disney Company e la Warner Brothers.

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Sciopero degli sceneggiatori (1960)

Lo sciopero degli sceneggiatori (1960) è stata una manifestazione indetta dai sindacati Writers Guild of America, West, Writers Guild of America, East e Association of Motion Picture Producers contro gli organi di produzione e successivamente anche le reti televisive.

Iniziato il 16 gennaio 1960 (le proteste contro le reti sono iniziati solo il 19 marzo) e conclusosi il 10 giugno (gli accordi sono stati trovati in questa data, ma i contratti sono stati firmati il 12 giugno), lo sciopero è durato 20 settimane e 6 giorni, secondo per durata solo a quello del 1988.

Devastanti gli effetti che ha portato la protesta, non tanto per la durata ma per il periodo cui era attivo anche uno sciopero degli attori che però è finito prima dei tempi previsti proprio a causa di questo motivo.

La natura che ha scaturito il lungo sciopero è da ricercarsi nel salario previsto per gli sceneggiatori. Infatti alcuni sostenevano che parte dei diritti cinematografici o almeno una piccola quota percentuale di un film spettassero anche a chi lo aveva scritto e non solo alle case cinematografiche e ai grandi distributori.

L'obiezione e il continuo negare di questo diritto provocò lo sciopero, che colpì fortemente sette studi, Allied Artists, Columbia Pictures, Metro-Goldwyn-Mayer, Paramount Pictures, Twentieth-Century Fox, Walt Disney Pictures e Warner Brothers.

Lo stesso problema esisteva anche per chi lavorava presso gli Universal Studios, tuttavia i legali di questo riuscirono ad accordarsi coi propri sceneggiatori prima dello sciopero, riuscendo così a garantire le proprie produzioni.

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Sceneggiatura

Esempio di sceneggiatura all'americana

La sceneggiatura è un testo destinato ad essere girato o filmato, e diventare quindi un film. Costituisce il primo e fondamentale passo nella realizzazione di tutte le opere cinematografiche e di fiction televisiva. Lo sceneggiatore è l’autore che lo scrive.

Ad un primo sguardo, una sceneggiatura non differisce molto da un testo teatrale. Anche nella sceneggiatura vengono riportati i dialoghi dei personaggi, con alcune indicazioni sulle loro intenzioni, e vengono descritte le azioni e gli ambienti in cui si svolgono. Talvolta è possibile trovare nelle sceneggiature anche alcune indicazioni sui movimenti che la macchina da presa dovrebbe fare, ad esempio riprendere l’attore in primo piano (ovvero da vicino, inquadrandone solo il volto) o in campo lungo (ovvero da lontano). Ma è più facile che queste scelte vengano lasciate al regista.

La differenza fondamentale tra sceneggiatura cinematografica e testo teatrale è nel valore letterario, che la sceneggiatura non ha. Il testo teatrale può esistere, ed essere magari anche pubblicato, a prescindere dalla sua messa in scena; la sceneggiatura no. Diversi grandi drammi del passato sono stati scritti per essere magari letti in pubblico, ma non proprio rappresentati – come, a titolo di esempio, le tragedie di Seneca o i drammi di Alfred de Musset, o anche di Alessandro Manzoni.

D’altra parte, un testo teatrale può conoscere una quantità praticamente illimitata di rappresentazioni, molto diverse l’una dall’altra: due messe in scena dello stesso dramma di Shakespeare possono arrivare a sembrare due storie completamente differenti. Che invece dalla stessa sceneggiatura siano realizzati due film diversi è un fatto che non si è praticamente mai verificato. Non è difficile trovare in libreria le sceneggiature di, ad esempio, Woody Allen, Pedro Almodovar o Quentin Tarantino, che oltre ad essere registi sono anche sceneggiatori; ma è difficile riuscire ad immaginarle realizzate da qualcun altro.

La sceneggiatura è un progetto, e ha il solo valore del progetto, che per essere sviluppato e compiuto avrà bisogno dell’apporto di altri linguaggi. Ma come ogni progetto, contiene gli elementi fondamentali che ne decreteranno il successo o l’insuccesso. La storia è una responsabilità dello sceneggiatore, e senza una buona storia è difficile fare un buon film.

Il soggetto è un’esposizione chiara e piuttosto breve della storia (1-5 pagine). Il trattamento è invece una narrazione più ampia (attorno alle 30 pagine) che può assomigliare ad un racconto letterario, con descrizioni di luoghi, motivazioni psicologiche dei personaggi e qualche indicazione di dialogo. La scaletta è la sequenza "tecnica" delle scene, con una brevissima descrizione di quanto accade in ognuna di esse; serve a mettere in evidenza il ritmo e la progressione della storia e le eventuali falle da correggere. Il prodotto finale, ovvero la sceneggiatura completa di un lungometraggio, supera di norma le 100 pagine.

Quando la sceneggiatura è basata su un romanzo, molto spesso lo riscrive completamente e in ogni caso deve necessariamente operare una ristrutturazione della storia. Il romanzo utilizza una modalità di racconto che non può essere trasposta nella sceneggiatura così com’è, per via della diversa durata e del diverso meccanismo di fruizione dell'opera.

Nei film con un alto budget viene talvolta realizzato anche uno storyboard, ovvero una serie di disegni che anticipano alcune inquadrature, così come dovranno apparire sullo schermo. Lo storyboard in realtà viene realizzato da un disegnatore, quando lo sceneggiatore ha consegnato il lavoro e sta probabilmente scrivendo qualcos’altro. È uno strumento pratico che serve al regista e alla produzione per lavorare meglio sul set, preparando solo quello che effettivamente verrà inquadrato, specialmente nelle scene molto complesse; serve a dare un'idea univoca a tutti i componenti della troupe (ovvero il gruppo di persone presenti sul set) di come dovrà venire la scena.

Una forma particolare di sceneggiatura è quella desunta, che è una trascrizione integrale del film ad opera normalmente di cinefili o studiosi. Essa non ha niente a che fare con la produzione del film, ma solo con una sua possibile analisi critica.

Nel primo modello, all'italiana, il testo è diviso in due parti disposte longitudinalmente: a sinistra c'è la parte descrittiva, ovvero le didascalie, a destra compaiono i dialoghi dei personaggi; quindi la pagina è come divisa in due colonne. Inoltre si cambia pagina ad ogni cambio scena.

La sceneggiatura all'americana, invece, dispone sia le didascalie che i dialoghi nella parte centrale del foglio; le didascalie ne occupano tutta la larghezza, mentre i dialoghi vengono disposti al centro, incorporati in un margine ridotto.

Il modello alla francese si sintetizza in una via di mezzo tra gli altri due (disponendo in alto al centro una parte descrittiva e in basso a destra la parte coi dialoghi). È comunque il meno usato dei tre.

La sceneggiatura all’italiana era comoda perché cambiando pagina ad ogni scena rendeva lo spoglio della sceneggiatura molto semplice: permetteva cioè di aggregare le varie scene in unità di luogo, in modo da massimizzare le riprese. Tutte le sceneggiature del cinema italiano dagli anni '40 in poi avevano questa formattazione.

Oggi, però, il layout più utilizzato è proprio quello all’americana, che offre una migliore leggibilità. Esistono dei programmi appositi per il layout americano che rendono agevole la videoscrittura, e che sono anche in grado di calcolare la durata in minuti di ogni singola scena e dell'intera sceneggiatura. Il computer è in grado di compiere il lavoro di spoglio in automatico.

Nel modello americano il font obbligatorio è il Courier corpo 12. I nomi dei personaggi e le intestazioni delle scene vengono scritti tutti in maiuscolo. Nell’intestazione bisogna scrivere il luogo nel quale la scena è ambientata, se si svolge in esterni (all'aria aperta) o in interni (in un qualunque ambiente chiuso) e alla luce di giorno oppure di notte. Le didascalie sono tendenzialmente prive di orpelli letterari e tendono a descrivere ambienti e azioni in modo chiaro e sintetico.

Il layout della sceneggiatura rappresenta, però, un solo aspetto del "Formato" che ne comprende anche altri. I programmi esistenti per computer possono, comunque, solo aiutare chi conosce già le scelte di formato che vanno fatte. (Vedi: Formato di sceneggiatura).

Il layout moderno della sceneggiatura risale ancora all’epoca della nascita dei primi film sonori. Negli studi cinematografici venivano create allora le unità separate, dedicate alla elaborazione del dialogo e del soggetto. Tali unità erano diverse dal punto di vista della schematizzazione degli elementi introdotti. Fino ad oggi, questo aiutava agli attori a distinguere tra il parlato e le azioni da fare. Anche dal punto di vista del layout il sistema europeo non è uniforme (vedi “Layout delle sceneggiature”: il metodo italiano, il metodo francese).

Infatti, la grammatica specifica della sceneggiatura si usa da quando esistono le sceneggiature, ma negli Stati Uniti essa ha preso importanza quando gli sceneggiatori non avevano più le garanzie di vendere le loro opere all’interno del sistema degli studi cinematografici. Adesso, per vendere la sceneggiatura, lo sceneggiatore deve usare lo stile ‘manifestante’, cioè il ‘manifestation oriented style’ – che facilita la trasmissione della trama e del modo attraente in cui viene narrata.

Date le condizioni differenti del mercato dell’industria del film, in vari paesi il formato della sceneggiatura ha una priorità diversa a seconda degli eventuali clienti.

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Source : Wikipedia