Sardegna

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Tags : sardegna, italia

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Il Sardegna

Il Sardegna è il terzo quotidiano sardo dopo L'Unione Sarda e La Nuova Sardegna. Il nome della testata è stato abbreviato ne il Sardegna dalle due edizioni Il Giornale di Sardegna per il capo di sotto ed Il Nord Sardegna per il capo di sopra.

Fondato nel 2004 dall'imprenditore Nicola Grauso, arriva in edicola l'1 ottobre del medesimo anno, allo scadere di un patto quinquennale di non concorrenza siglato con Sergio Zuncheddu, editore dell'Unione Sarda (di cui Grauso è stato proprietario fino al 1999).

Ha una foliazione di circa 64 pagine, una dimensione di 27,5x39,5 cm.

Inizialmente con redazione a Cagliari e uffici di corrispondenza a Nuoro, Sassari, Oristano, Carbonia, Macomer, Lanusei e Olbia, il 19 settembre 2005 ha lanciato una edizione dedicata al nord della Sardegna, con redazione a Sassari e Olbia, distribuita nelle province di Sassari, Olbia-Tempio, Nuoro e Ogliastra, raggiungendo una diffusione di circa 50.000 copie nel 2006.

Adotta una politica distributiva innovativa e molto aggressiva che consiste da una parte (70%) nella distribuzione gratuita attraverso internet e con dispenser in bar, esercizi commerciali, grande distribuzione, università, tribunali ed ospedali, stadi e chiese, dall'altra nella vendita, a un prezzo pari alla metà di quello di un normale quotidiano, attraverso il canale tradizionale delle edicole. L'obiettivo non è quello tradizionale della free press ovvero di intercettare i pendolari urbani, ma quello di aggredire il mercato dei tradizionali lettori di quotidiani.

L'utilizzo di un doppio canale distributivo ha provocato numerose proteste da parte degli edicolanti culminate in un ricorso presentato dal sindacato Sinagi-Cgil e accolto dal Tribunale di Cagliari il 28 gennaio 2006 con un'ordinanza con cui veniva vietata la distribuzione al di fuori delle edicole. Dopo la sospensione delle pubblicazioni e l'accoglimento di una richiesta di sospensiva avanzata d'urgenza dai legali del giornale, questo è tornato regolarmente in edicola il 2 febbraio 2006.

Nel corso del 2006 l'editore ha lanciato una serie di giornali locali che condividono con la redazione cagliaritana le pagine nazionali, mentre redazioni distribuite nelle varie città producono le pagine relative al territorio interessato.

Sono così nati Il Padova (21 febbraio 2006), Il Venezia e Il Mestre (2 marzo 2006), Il Treviso (14 marzo 2006), Il Vicenza (16 marzo 2006), Il Verona (21 marzo 2006), il Bergamo (23 marzo 2006), Il Brescia (30 marzo 2006), Il Firenze (20 giugno 2006), Epolis Roma e Epolis Milano (28 settembre 2006), e infine Il Bologna e Il Napoli (6 dicembre 2006).

L'intero gruppo E Polis dichiara nell'ottobre 2006 una tiratura di circa 780.000 copie, con 136 giornalisti (di cui 40 nella redazione cagliaritana) e punta a raggiungere il milione e mezzo di copie nel 2007.

Nel luglio 2007 una grave crisi societaria determina il blocco delle pubblicazioni e la Cassa integrazione per tutti i lavoratori del quotidiano. Nel settembre 2007, Nicola Grauso ed Alberto Rigotti (presidente di Abm Merchant) hanno definitivamente siglato l’intesa per il rilancio del gruppo editoriale che lo scorso mese di luglio aveva sospeso le pubblicazioni dei quotidiani free press. L’accordo (attorno agli 80 milioni di euro) prevede oltre all’aumento di capitale, la conferma alla vincente linea editoriale incentrata sulla professionalità redazionale, sulla qualità dei contenuti e sull’equilibrio tra informazione nazionale e locale, oltre che ad una particolare innovazione dei processi grafici ed editoriali. Il finanziere, ha messo sul piatto anche la possibile estensione del network di quotidiani.

Con il nuovo assetto societario, che vede Grauso diventare socio di minoranza (25% delle azioni), anche il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri è entrato a far parte del Consiglio di Amministrazione della società e della concessionaria pubblicitaria che ha preso il nome di PubliEpolis. Dal 1 gennaio 2008 Antonio e Gianni Cipriani, rispettivamente direttore responsabile e condirettore dei quotidiani E Polis hanno lasciato la direzione dei quotidiani, al loro posto è stato nominato il giornalista Vincenzo Cirillo.

Il 31 marzo 2008, il network E Polis si è arricchito di due nuove edizioni locali: E Polis Torino e Il Bari.

Per la parte superiore



Sardegna

Sardegna - Bandiera

La Sardegna (in sardo Sardigna, Sardinia, Saldigna, Sardinna o Sardinnya; in catalano: Sardenya) è un'isola e una regione autonoma a statuto speciale facente parte della Repubblica Italiana.

Lo Statuto Speciale, sancito nella Costituzione della Repubblica italiana del 1948, garantisce alle Istituzioni sarde una larga autonomia amministrativa e culturale. L'isola è depositaria di una millenaria cultura, con singolari peculiarità etniche e linguistiche.

L'accentuata insularità è stata il fattore predominante che ha contribuito a conservare le antiche tradizioni anche se, fin dall'antichità, esistevano continui rapporti commerciali e culturali con molti popoli mediterranei ed europei, data la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo occidentale.

In epoca moderna, molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato nelle loro opere la bellezza dell'isola, immersa in un ambiente in gran parte incontaminato, che ospita un paesaggio botanico e faunistico con specie uniche, nel quale si trovano poi le vestigia della misteriosa civiltà nuragica.

Il nome Sardegna deriva da quello dei suoi antichi abitatori: i Shardana. Ben conosciuta nell'antichità sia dai Fenici che dai Greci, fu da questi ultimi chiamata Hyknusa o Ichnussa (Ιχνουσσα), mentre i Latini la chiamarono invece Sardinia.

La storia geologica della Sardegna, insieme a quella della Corsica — sua isola gemella — iniziò circa 100 milioni di anni fa, attraverso gli spostamenti e gli scontri tra la grande placca africana, quella eurasiatica e quella nord-atlantica. Tra 35 e 13 milioni di anni fa, questi fenomeni crearono una profonda frattura che correva lungo tutta la costa che attualmente va dalla Catalogna alla Liguria. I relativi lati rocciosi originati da questa frattura sono ancora visibili tra i graniti cristallini che affiorano oggi in Provenza, nel massiccio dell'Esterel — tra Cannes e Fréjus — e poi, oltre il Mare di Sardegna, sulla costa sud-occidentale còrsa e su quella nord e nord-occidentale sarda.

Lungo questa spaccatura, circa 30 milioni di anni fa, si originò il distacco di una micro-placca che comprendeva a nord-est le attuali Sardegna e Corsica, e più a sud-ovest il complesso delle isole Baleari. Conseguentemente, la rotazione della placca sardo-corsa in senso antiorario, nel suo progredire, determinò il sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane. Furono queste le cause che portarono la Sardegna e la Corsica a migrare dalla parte continentale.

Esse raggiunsero la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa e al fenomeno della migrazione si aggiunse più tardi la tensione di apertura del Mar Tirreno, che creò conseguentemente la conformazione orientale tra le due isole e la Penisola italiana.

Quanto ad estensione la Sardegna costituisce la seconda isola italiana e dell'intero Mediterraneo (23.821 km²), nonché la terza regione italiana avendo una superficie complessiva di 24.090 km². La lunghezza tra i suoi punti più estremi è di 270 km, mentre 145 sono i Km di larghezza.

Gli abitanti sono circa 1,68 milioni, per una densità demografica di 69 abitanti per km².

Dista circa 187 miglia nautiche dalle coste della Penisola — dalla quale è separata dal Mar Tirreno — mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine che si trovano 184 miglia nautiche circa più a Sud.

A Nord, per 11 miglia nautiche, le bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica e il Mar di Sardegna, ad Ovest, dalla Penisola iberica e dalle isole Baleari.

Si situa tra il 41° ed il 39° parallelo; il 40° la divide praticamente quasi a metà.

Più dell'80% del territorio è montuoso o collinare; per il 67,9% è formato da colline e da altopiani rocciosi, alcuni dei quali, molto caratteristici, sono chiamati giare o gollei se granitici o basaltici, tacchi o tonneri se in arenaria o calcarei.

Le montagne sono il 13,6% e sono formate da rocce antichissime, livellate da un lento e continuo processo di erosione. Culminano nella parte centrale dell'Isola con Punta La Marmora, a 1.834 m s.l.m, nel Massiccio del Gennargentu.

Da Nord, si distinguono i Monti di Limbara (1.362 m), i Monti di Alà (1.090 m), il Monte Rasu (1.259 m), il Monte Albo (1.127 m) e il Supramonte con il Monte Corràsi di Oliena (1.463 m). A Sud il Monte Linas (1.236 m) e i Monti dell'Iglesiente che digradano verso il mare con minori altitudini.

Le zone pianeggianti occupano il 18,5% del territorio; la pianura più estesa è il Campidano, che separa i rilievi centro settentrionali dai monti dell'Iglesiente, mentre la piana della Nurra si trova nella parte nord-occidentale tra le città di Sassari, Alghero e Porto Torres.

I fiumi hanno carattere torrentizio e i più importanti sono sbarrati da imponenti dighe che formano ampi laghi artificiali, utilizzati principalmente per irrigare i campi; tra questi il bacino del lago Omodeo, il più vasto d'Italia. Seguono poi il bacino del Flumendosa, del Coghinas, del Posada. I fiumi più importanti sono il Tirso, il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Temo. L'unico lago naturale è il lago di Baratz, a nord di Alghero.

Le coste si articolano nei golfi dell'Asinara a settentrione, di Orosei a oriente, di Cagliari a meridione e di Alghero e Oristano a occidente. Per complessivi 1.850 km, sono alte, rocciose e con piccole insenature che a nord-est diventano profonde e s'incuneano nelle valli (rias).

Litorali bassi, sabbiosi e talvolta paludosi si trovano nelle zone meridionali e occidentali: sono gli stagni costieri, zone umide molto importanti dal punto di vista ecologico.

L'isola è circondata da molte isole ed isolette, tra le quali l'isola dell'Asinara, l'isola di San Pietro, l'isola di Sant'Antioco, l'isola di Tavolara, l'arcipelago della Maddalena con Caprera.

Le città più importanti sono Cagliari, capoluogo regionale, e Sassari, secondo polo di rilevanza regionale.

Cagliari (157.600 ab.) è al centro di un'area urbana di 500.000 abitanti, i cui principali centri sono Quartu Sant'Elena (71.200 ab.), Selargius (29.000 ab.), Assemini (26.500 ab.), Capoterra (23.500 ab.), Monserrato (20.800 ab.), Sestu (19.100 ab.) e Quartucciu (12.400 ab.).

Sassari (130.200 ab.) ha un'area urbana che si espande soprattutto verso il golfo dell'Asinara, e include i centri di Porto Torres (22.200 ab.) e Sorso (14.700 ab.), per un totale di 275.000 abitanti circa.

Le rimanenti città svolgono funzione di polarità locale e hanno tutte una popolazione compresa tra 10.000 e 60.000 abitanti: Olbia (53.000 ab.), Alghero (40.900 ab.), Nuoro (36.500 ab.), Oristano (32.500 ab.), Carbonia (30.000 ab.), Iglesias (27.600 ab.), Villacidro (14.500 ab.), Tempio Pausania (14.200 ab.), Arzachena (12.800 ab.), Guspini (12.500 ab.), Sant'Antioco (11.700 ab.), La Maddalena (11.700 ab.), Siniscola (11.400 ab.), Ozieri (11.000 ab.), Macomer (10.800 ab.), Tortolì (10.500 ab.) e Terralba (10.400 ab.). Tra i centri minori con meno di 10.000 abitanti sono inclusi anche due capoluoghi di provincia: Sanluri (8.500 ab.) e Lanusei (5.700 ab.).

Il clima mediterraneo è tipico di gran parte della Sardegna, tranne alcune zone interne contraddistinte da un clima più rigido. Lungo le zone costiere, dove risiede la gran parte della popolazione, si hanno inverni miti, grazie alla presenza del mare, con nevicate rare, all'incirca ogni 5-10 anni e temperatura quasi mai sotto lo zero, ed estati calde e secche; la bassa umidità e la relativa mancanza d'afa, come la notevole ventosità, permette di sopportare facilmente le elevate temperature estive, capaci di raggiungere normalmente i 35 °C.

Nelle zone interne il clima è più rigido. Sui massicci montuosi più elevati nei mesi invernali nevica e le temperature scendono sotto lo zero. D'estate è fresco, soprattutto durante le ore notturne e raramente caldo per molti giorni consecutivi.

Le precipitazioni risultano essere particolarmente scarse lungo le coste e nella zona meridionale, con medie inferiori ai 500 mm annui; in particolare, la località di Capo Carbonara fa registrare il valore minimo assoluto sia della regione che dell'intero territorio nazionale italiano, con una media di soli 266 mm annui. Nelle aree interne della maggior parte dell'isola la piovosità media è di 500-800 mm e in prossimità dei principali rilievi montuosi, si registrano i valori pluviometrici maggiori dell'intera regione, che possono anche superare i 1000 mm annui, per sopperire al problema della siccità dalla fine dell'Ottocento ad oggi sull'intero territorio isolano sono stati realizzati circa 50 bacini idrografici, molti dei quali dotati di centrali idroelettriche.

L'isola è inoltre una regione molto ventosa. Il vento dominante è il Maestrale, seguito dallo Scirocco. Il primo mitiga le temperature estive, ma spesso a causa della sua velocità, crea danni non indifferenti all'agricoltura, favorendo anche la propagazione degli incendi, il secondo si rivela dannoso in particolare in tarda primavera in quanto intensifica l'evapotraspirazione causando stress idrici alle colture non irrigue.

Il regime dei venti ha favorito l'installazione di numerosi impianti eolici sui crinali di alcuni rilievi e in alcune aree industriali.

Situata strategicamente al centro del mar Mediterraneo occidentale, la Sardegna fu sin dagli albori della civiltà umana un attracco obbligato per quanti navigavano da una sponda all'altra del Mar Mediterraneo in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali.

Il suo territorio, ricco di boschi, di acque e di importanti minerali, fu luogo di insediamenti importanti, e gli approdi naturali lungo le sue coste si rivelarono essenziali per le navi che transitavano su rotte dirette verso altri porti.

Fu così che nella sua storia millenaria ha saputo trarre vantaggio sia dal proprio isolamento - che ha consentito lo svilupparsi della civiltà nuragica sia dalla propria posizione strategica, ostacolo invalicabile nella rete degli antichi percorsi, e nel suo antico bagaglio storico si trovano abbondanti le testimonianze delle culture indigene, disseminate dappertutto lungo l'intera Isola, ma anche gli influssi e le presenze delle maggiori potenze coloniali antiche. Uno dei siti più importanti di questa civiltà è la città nuragica di Su Nuraxi presso Barumini, classificata dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità.

Secondo una generica teoria dell'archeologo Giovanni Lilliu, la storia della Sardegna è caratterizzata da ciò che egli definisce "la costante resistenziale sarda" , e cioè la lotta millenaria condotta dai sardi contro i colonizzatori.

Varie ipotesi si sono fatte sull'origine del popolo sardo. Originatisi a partire da una popolazione mediterranea hanno avuto influenze euroasiatiche. Secondo alcune interpretazioni linguistiche gli antichi sardi erano eredi, come i baschi, dell'antica cultura mediterranea pre-indoeuropea; secondo altre, corroborate anche da recenti ritrovamenti archeologici, essi parlavano una lingua indoeuropea, probabilmente affine al Lidio.

Oggi è possibile ricostruire la storia naturale della popolazione, attingendo alla informazione contenuta nel DNA degli abitanti attuali. L'interpretazione della variabilità genetica li fa derivare in buona parte da gruppi di genti giunte in Sardegna attraverso varie migrazioni nel paleolitico e nel neolitico.

Benché i Sardi abbiano una composizione genetica molto simile a quella degli altri Italiani ed Europei si riscontrano delle differenze quantitative dovute molto probabilmente all'isolamento e alla deriva genetica. La causa di questa differenziazione è dovuta in particolar modo, alla larga diffusione dell'aplogruppo I-M26, quasi esclusivo dell'isola, e diffuso sopratutto nella zona centro-orientale, meno in quella settentrionale.

Questa subclade I-M26 dell'aplogruppo I, nel resto dell'Europa Occidentale si trova in bassissime percentuali (esclusa la Castiglia, i Paesi Baschi e il dipartimento di Béarn) mentre in Sardegna interessa più del 40% della popolazione. Gli studiosi ritengono che sia molto probabilmente collegato ai primi coloni che giunsero in Sardegna, nel paleolitico, dalla regione pirenaica. Basse percentuali di questa subclade I-M26 si registrano anche nella vicina Corsica, in Svezia e nelle Isole Britanniche (dove comunque prevalgono le subcladi I-M253 ed I-M436).

Recenti studi hanno dimostrarto che l'isolamento, le difficili condizioni ambientali e malattie come la malaria, hanno generato nel tempo particolari caratteristiche antropologiche e genetiche nelle popolazioni. Il differenziamento genetico si esplica anche nella frequenza elevata di certe patologie come la talassemia, la malattia di Wilson, il diabete, la sclerosi multipla e alcune altre malattie autoimmuni, dovute ad un singolare effetto fondatore in combinazione con la selezione in un contesto di isolamento ambientale.

Anche il fenomeno della longevità in Sardegna è correlato a pattern caratteristici e distintivi, nel cui ambito l'isola vanta alcuni primati. Attualmente è presente una intensa attività di ricerca tesa alla comprensione della componente genetica e ambientale implicata nel fenomeno.

Per la maggior parte dei linguisti il sardo è una lingua neolatina autonoma appartenente al gruppo delle lingue indoeuropee, considerata la più conservativa tra le lingue derivanti dal latino. Secondo questa corrente di pensiero, ai tempi di Giulio Cesare, un cittadino romano, prima di partire per un breve viaggio, avrebbe molto probabilmente chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia dicendo «pone mihi tres panes in bertula», ed esattamente la stessa frase, immutata nel tempo, è attualmente ancora utilizzata in sardo per chiedere la stessa cosa.

Ad Alghero è poi parlato una variante della lingua catalana, il dialetto algherese.

Nell'ambito delle iniziative per la ufficializzazione dell'uso della lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni delle varianti logudorese, nuorese e campidanese.

Nell'aprile del 2006 la Limba Sarda Comuna è diventata lingua ufficiale per le comunicazioni dell'amministrazione regionale.

La musica tradizionale sarda, sia cantata che strumentale, è una delle più antiche e ricche del Mediterraneo: basti pensare che in un vaso risalente alla cultura di Ozieri — circa 3.000 anni a.C. — si documenta un tipico ballo sardo, mentre l'origine delle launeddas viene fatta risalire all'VIII secolo a.C., sulla base di un bronzetto raffigurante un suonatore ritrovato nelle campagne di Ittiri.

Tale strumento è formato essenzialmente da tre canne palustri: di cui due legate assieme la più lunga, detta tumbu, e sa mancosa manna, alle quali si aggiunge sa mancosedda.

Per poter suonare le launeddas occorre conoscere una particolare tecnica di respirazione, chiamata respirazione circolare (espirazione e inspirazione), grazie alla quale è possibile — per il suonatore — fornire fiato continuo per diversi minuti.

Diversi studi sono stati fatti negli anni 1957-58 e 1962 dal musicologo danese Andreas F. Weis Bentzon, il quale ha registrato e filmato diverse esecuzioni musicali che poi ha catalogato e trascritto su pentagramma.

Un'altra musica auctotona della Sardegna, in particolare della Barbagia, è quella del canto a tenore (chiamato in sardo su concordu, su tenore, su contrattu o s'aggorropamentu).

É un canto polifonico di cui non si conosce esattamente l'epoca della sua comparsa, e che viene eseguito a quattro voci senza l'ausilio di alcuno strumento musicale.

Nel 2005 il canto a tenore è stato riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio orale e immateriale dell'Umanità.

Il cantu a chiterra è un tipo di canto nato in Logudoro (probabilmente a Ozieri) e sviluppatosi successivamente anche in Gallura, dove ha avuto grande diffusione. Si suppone che abbia avuto origine dal contatto tra le tradizioni musicali aragonesi e spagnole, e quelle sardo-logudoresi.

Ha avuto una gran diffusione a partire dal XX secolo, grazie alle numerose feste paesane, durante le quali si svolgevano (e si svolgono attualmente) delle vere e proprie competizioni tra cantadores, in genere maschi, accompagnati da un chitarrista e spesso anche da un fisarmonicista.

Esistono diversi tipi di cantu a chiterra, alcuni probabilmente derivati da melodie esistenti ancor prima che venissero accompagnate con questo strumento.

Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunità isolane e oggi più che mai, soprattutto con la rivalutazione di molte sagre minori, esse sono legate al desiderio (ed alla necessità) di riaffermare la propria unica identità culturale.

In Sardegna, andare per feste significa immergersi in una cultura antica alla scoperta di suoni e di armonie sconosciute, di balli ritmici con ricchi costumi tradizionali, di gare poetiche fuori dal tempo, di sfrenate corse di cavalli, di sfilate folcloristiche - a piedi o a cavallo - con preziosi e coloratissimi abiti d'altri tempi.

Spesso le feste durano diversi giorni e coinvolgono tutta la comunità; molte volte, per l'occasione, vengono preparati dolci speciali ed organizzati banchetti con pietanze tradizionali a cui tutti possono partecipare.

Le feste popolari più importanti dell'isola sono: Sant'Efisio a Cagliari, la Sagra del Redentore a Nuoro, S'Ardia a Sedilo, la Cavalcata sarda e la Faradda a Sassari, Sa Sartiglia a Oristano, San Gavino a Porto Torres, San Michele ad Alghero e San Simplicio a Olbia.

Di notevole suggestione sono i festeggiamenti del carnevale in Barbagia e i riti della Settimana Santa.

La cucina sarda si basa su ingredienti molto semplici derivati dalla tradizione pastorale e contadina e, lungo le coste, dalla tradizione marinara. È molto varia e cambia da regione a regione non solo nel nome delle pietanze ma anche negli ingredienti.

Diverse tecniche, trasmesse di generazione in generazione per lavorare la pasta, insieme ai molteplici procedimenti per farla lievitare, contribuiscono ad offrire una vasta scelta di originali forme di pane in ogni regione dell'isola.

Il più conosciuto è il pane carasau, venduto anche nel continente e formato da una doppia sfoglia croccante, rotonda e piatta. Il nome deriva da carasare che in sardo significa tostare.

Legata a particolari ricorrenze, la lavorazione dei pani votivi e la preparazione dei dolci — in certe regioni dell'isola — può diventare un'arte. Gli ingredienti sono semplici e vanno dalla farina di grano duro alle mandorle, al miele. In alcuni dolci si usa come ingrediente anche il formaggio o la ricotta.

La Sardegna, grazie alla sua atavica tradizione pastorale, offre la più vasta produzione di formaggi pecorini d'Europa.

Da sempre la Sardegna è stata considerata un vigneto in mezzo al mare. Alcune ricerche archeologiche hanno evidenziato che già al tempo della civiltà nuragica si coltivava la vite e si produceva vino. Tale tradizione è continuata con i Romani e poi, attraverso le varie occupazioni straniere, si è ancora arricchita.

Tra i vini rossi il Cannonau è il più importante, insieme alla Monica, al Carignano, al Girò, mentre tra i bianchi i più rinomati sono il Vermentino di Gallura (DOCG), la Malvasia di Bosa, il Nasco, il Torbato di Alghero, il Nuragus di Cagliari, il Moscato, senza dimenticare la tipica Vernaccia di Oristano. Negli ultimi anni diversi vitigni minori sono stati riscoperti ed al momento sono oggetto di una importante valorizzazione da parte di diversi produttori sardi. È il caso di vitigni come il Cagnulari (che era in via di estinzione), del Caddiu (valle del Tirso), del Semidano e altri.

Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C., come il Cannonau, e variano di gusto e di gradazione a secondo delle regioni in cui vengono prodotti: quello di Jerzu è uno dei più conosciuti insieme al Nepente di Oliena.

Tra i liquori, quello di Mirto (sia bianco che rosso), la fortissima grappa filu 'e ferru ed il Villacidro sono tra i più diffusi.

Per estensione, la Sardegna è la terza regione italiana e la seconda isola del Mediterraneo. Il suo paesaggio naturale alterna profili montuosi dalla morfologia suggestiva a macchie e foreste, stagni e lagune a torrenti tumultuosi, lunghe spiagge sabbiose a scogliere frastagliate e falesie a strapiombo.

Le formazioni calcaree costituiscono il 10% della superficie dell'isola e sono frequenti i fenomeni carsici nei settori centrorientale e sudoccidentale dell'isola, con la formazione di grotte, voragini, doline, laghi sotterranei, sorgenti carsiche, come quelle di Su Gologone di Oliena.

Suggestive sono le formazioni rocciose granitiche, caratterizzate da guglie frastagliate che la continua l'erosione degli agenti atmosferici ha spesso modellato, creando delle singolari sculture, sparse su tutta l'isola, come l'orso di Palau, l'elefante di Castelsardo, il fungo di Arzachena.

Le grotte sono un altro elemento pittoresco dell'ambiente naturale dell'isola.

Tra quelle sommerse, la Grotta di Nereo è da molti è ritenuta la più famosa e la più vasta grotta sommersa marina di tutto il Mediterraneo. È ubicata sotto il promontorio di Capo Caccia (Alghero) e al suo interno si possono ammirare intere pareti di roccia ricoperte di corallo rosso.

Più di 600.000 ettari di territorio sardo sono sotto protezione ambientale. Anche se il varo di alcuni parchi procede con qualche difficoltà, sono sotto tutela alcuni dei più affascinanti tratti della costa sarda e ampi territori dell'interno.

Il patrimonio faunistico annovera diversi esempi di specie di grande interesse. La fauna dei Vertebrati superiori mostra analogie e differenziazioni rispetto a quella del continente europeo. Le analogie si devono alla migrazione nel corso delle glaciazioni oppure all'introduzione da parte dell'uomo nel Neolitico o in epoche più recenti. Le differenziazioni si devono invece al lungo isolamento geografico che ha originato neoendemismi a livello di sottospecie o, più raramente, di specie.

Le popolazioni dei grandi mammiferi erbivori (Cervidi e Muflone) hanno subito una drastica contrazione, arrivando a vere e proprie emergenze fino agli settanta, ma negli ultimi decenni hanno ripreso una sensibile crescita grazie alle azioni di tutela. Il Cinghiale sardo invece è ampiamente diffuso in tutta l'isola e così pure diverse specie di Roditori e Lagomorfi. I predatori più grandi sono la comune volpe sarda e il raro gatto selvatico sardo, ai quali si affiancano i piccoli carnivori come i Mustelidi.

Tra i mammiferi, particolare curiosità destano una variante dell'asino domestico, ossia l'asinello bianco, presente solo in Sardegna e più precisamente sull'isola dell'Asinara (se ne contano circa 90 esemplari), ma anche il caratteristico Cavallino della Giara (Equus caballus Giarae), una specie di cavallo endemica dell'Isola , e presente nell'altopiano della Giara, di origine incerta, o molto probabilmente importati dai naviganti Fenici o Greci nel V-IV secolo a.C..

L'interesse per l'avifauna si articola in tre contesti: i rapaci, l'avifauna delle aree umide e quella delle scogliere. I rapaci sono rappresentati da quasi tutte le specie europee, fra le quali ci sono alcune sottospecie endemiche. La maggior parte è associata alle zone forestali di montagna e di collina, tuttavia alcune sono molto comuni anche in pianura e in aree antropizzate. Si sono purtroppo estinte due specie di avvoltoi e sopravvivono solo nei territori di Bosa e Alghero alcune colonie di grifoni.

L'avifauna delle zone umide vanta un lungo elenco di specie, molte minacciate dalla forte contrazione dell'habitat. L'elevato numero di stagni costieri e lagune (circa 12.000 ettari, pari al 10% del patrimonio italiano) fa sì che questa regione, annoveri ben otto siti di Ramsar (secondo posto in Italia, dopo l'Emilia-Romagna). Il simbolo di questa fauna è il fenicottero maggiore, che in alcuni stagni forma colonie di migliaia di esemplari. Questa specie, storicamente svernante negli stagni sardi, da diversi anni è anche nidificante.

Dei 1.850 km di coste, il 76% è costituito da scogliere e da un grande numero di isole e scogli. È questo il regno degli uccelli marini, che possono formare colonie di centinaia o migliaia di individui. Fra le specie di maggiore interesse c'è il rarissimo gabbiano corso.

I vertebrati terrestri minori comprendono Rettili e Anfibi fra i quali si annoverano molti importanti endemismi tirrenici, sardo-corsi o sardi. Di questi, alcuni hanno una marcata ed esclusiva localizzazione geografica.

La vegetazione spontanea dell'isola è tipicamente mediterranea. Le zone fitoclimatiche presenti in Sardegna si limitano al Lauretum e alla sottozona calda del Castanetum, quest'ultima limitata alle aree interne e montuose più fredde. La vegetazione boschiva è perciò rappresentata in gran parte da macchia mediterranea e foresta sempreverde e solo oltre i 1.000 metri è significativa la frequenza delle specie caducifoglie del Castanetum.

L'essenza prevalente è il leccio, accompagnato e in parte sostituito dalla roverella nelle stazioni più fredde, e dalla sughera in quelle più calde. Nelle stazioni fredde persistono inoltre relitti di un'antica flora del Cenozoico (tasso, agrifoglio, acero trilobo. Sulla sommità dei rilievi metamorfici del Paleozoico, a 1.000-1900 metri, si sviluppano steppe e garighe assimilabili alla flora alpina che, nelle altre regioni, occupa quote di 2.500-3.500 metri.

La copertura boschiva è ciò che resta di intensi disboscamenti che hanno raggiunto il suo culmine nella seconda metà del XIX secolo. Il passaggio di vasti territori dalla Cassa Ademprivile al Demanio dello Stato e, in seguito, all'ex A.F.D.R.S. ha permesso la salvaguardia e la lenta ricostituzione del patrimonio boschivo residuo, nonostante la minaccia annuale degli incendi. Il grave degrado di vaste aree espone l'isola alla desertificazione, ma il patrimonio boschivo vanta alcune peculiarità, come la macchia-foresta del Sulcis, ritenuta la più vasta d'Europa, e la Foresta demaniale di Montes, una delle ultime leccete primarie del Mediterraneo. L'opera di tutela e recupero del patrimonio residuo, oggi pone l'isola come la regione italiana con maggiore superficie forestale, con 1.213.250 ettari di boschi (secondo i dati dell'Inventario nazionale foreste e carbonio del Corpo Forestale dello Stato, pubblicati nel maggio 2007).

Di grande interesse botanico, per gli endemismi e le rarità, sono anche le associazioni floristiche "minori" che popolano gli stagni costieri, i litorali sabbiosi e le scogliere.

L'ambiente marino è caratterizzato dalla straordinaria limpidezza dell'acqua. La maggior quantità di luce che raggiunge il fondale consente alla posidonia di crescere ben più profonda rispetto il suo limite naturale.

I paesaggi sommersi sono molto complessi e ricchi di colori per la varietà di Pesci, spugne e coralli.

Un cenno particolare va fatto alla foca monaca. A lungo perseguitata dai pescatori e disturbata dai vacanzieri, si pensa che sia ormai estinta. L'ultima riproduzione documentata risale al 1978, mentre in seguito sono stati documentati avvistamenti attribuibili a giovani in deriva.

L'ambiente naturale della Sardegna è caratterizzato da un elevato numero di endemismi.

Alcuni di questi sono paleoendemismi ossia relitti della fauna e della flora ancestrale risalente al Cenozoico prima del distacco della placca sardo-corsa dal continente europeo; queste specie, veri e propri fossili viventi, si sono anticamente estinte nel continente mentre sono sopravvissute in condizioni particolari nell'isola.

La maggior parte delle specie endemiche sono invece neoendemismi, prodotti da un'evoluzione differenziale a partire dal Neozoico o da epoche più recenti, grazie all'isolamento geografico.

Gli endemismi botanici accertati sono oltre 220 e rappresentano circa il 10% di tutta la flora sarda. Alcuni di questi sono delle vere rarità anche per il basso numero di esemplari e per la limitatissima estensione dell'areale, in alcuni casi ridotto a pochi ettari.

I metalli, l'agricoltura e la pastorizia furono nell'antichità le tre principali risorse che portarono l'isola al centro di intensi traffici commerciali. Prima l'ossidiana, poi l'argento, lo zinco e il rame sono stati per molto tempo una vera ricchezza per la Sardegna. Dopo il secolare sfruttamento, attualmente, le prospettive per le miniere sarde sono molto limitate e le zone minerarie (tra le quali spicca il Sulcis-Iglesiente) si stanno convertendo sempre di più al turismo.

Il tasso di disoccupazione sull'isola nel 2007 (secondo l'ISTAT) si attestava sull'8,6%, nell'ultimo trimestre del 2008 il tasso è lievitato al 10,8%, ed è riconducibile alla recessione economica internazionale. In Sardegna il prodotto pro capite è di 17.507 € (dati Eurostat), il più elevato tra le regioni del Mezzogiorno.

Grazie al clima mite, caratterizzato da scarse precipitazioni concentrate nei mesi invernali, e grazie ai paesaggi incontaminati, alla purezza della acque marine, all'interesse storico e archeologico di tante località, la Sardegna è motivo di grande richiamo e attira ogni anno un gran numero di vacanzieri (nel 2007 le presenze turistiche sull'isola per la prima volta hanno superato i 10 milioni di visitatori.

Alghero e la Riviera del Corallo, Castelsardo, la Costa Smeralda, Dorgali, La Maddalena, Loiri Porto San Paolo, Olbia, Orosei, Palau, Porto Cervo, Porto Rotondo, Porto Torres, Pula, Chia, San Teodoro, Santa Teresa, Siniscola, Stintino, Villasimius sono rinomate località di fama internazionale. Ovunque, lungo la costa ma anche sulle isole, sono sorti villaggi turistici, molti dei quali con servizi di animazione, e alberghi esclusivi.

Il primo boom turistico si sviluppò a cavallo tra gli anni '50 e '60, favorito dal fatto che la malaria, diffusa principalmente lungo le coste, era stata eradicata definitivamente, si diede così il via agli investimenti nel settore turistico. I primi piani di sviluppo turistico risalgono al 1948 (quindi in contemporanea con l'acquisizione dello status di regione autonoma) e le prime promozioni e realizzazioni infrastrutturali furono attuate attraverso l'Ente Regionale ESIT (Ente Sardo Industrie Turistiche). Fra queste la più importante fu la realizzazione, nei primi anni '50, dell'albergo Miramar ad Alghero, che fu la prima città turistica della Sardegna.

Ma il boom turistico di dimensioni internazionali avvenne nei primi anni '60 allorché fu fondata dal principe ismailita Āgā Khān la Costa Smeralda, i cui centri principali sono Porto Cervo, Liscia di Vacca, Capriccioli, Cala di Volpe e "Romazzino" e i due borghi vicinissimi a porto Cervo del Pevero e di Pantogia quasi i due quartieri di superlusso di Porto Cervo. Sin dagli inizi la Costa Smeralda si caratterizzò principalmente come turismo di elite, basato sulla possibilità di attracco per i diportisti, qualità delle strutture ricettive e delle infrastrutture, e sulle bellezze naturali. La Costa Smeralda divenne da subito un luogo di elezione del Jet set internazionale e quindi una delle località più ambite nel Mediterraneo.

A questa iniziativa seguirono una miriade di altri insediamenti, con una offerta turistica simile, quali Porto Rotondo, Porto Raphael, Baja Sardinia per citarne alcuni nelle vicinanze, ma anche nel resto della Sardegna il settore si sviluppò in maniera esponenziale, fino a divenire uno dei settori principali delle attività economiche dell'isola. In questi ultimi anni il settore turistico si sta modificando verso un'offerta diversificata e destagionalizzata; quindi non solo mare e spiagge, ma anche nuove proposte come l'archeologia, l'arte e la cultura, il turismo congressuale, tutte le attività che portano a contatto con l'ambiente naturale, come il turismo equestre, l'escursionismo, l'osservazione degli uccelli, il golf, la vela, il turismo subacqueo. Inoltre per quanto riguarda le infrastrutture è molto sviluppata l'offerta degli agriturismi e Bed & Breakfast.

L'agricoltura sarda è oggi legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e quelle del carciofo. Le bonifiche e l'irrigazione hanno permesso di estendere comunque le colture e di introdurre alcune coltivazioni specializzate quali riso, ortaggi, primizie e frutta, accanto a quelle tradizionali dell'olivo e della vite che prosperano nelle zone collinose.

La piana del Campidano produce frumento, orzo e avena, della quale è una delle principali produttrici italiane. Nell'ortofrutta, oltre ai carciofi, sono di un certo peso la produzione di pomodoro e agrumi.

Per secolare tradizione, la percentuale degli addetti alle attività primarie è alta e l'allevamento rappresenta una fonte di reddito molto importante. Attualmente nell'isola si trova circa un terzo dell'intero patrimonio ovino e caprino italiano. Oltre alla carne, dal latte ricavato si produce una grande varietà di formaggi; basti pensare che la metà del latte ovino prodotto in Italia viene dalla Sardegna e viene in gran parte lavorato dalle cooperative dei pastori e da piccole industrie.

L'altra forma di allevamento molto diffusa è quella del cavallo, principalmente razza anglo-arabo. La Sardegna vanta una tradizione secolare nell'allevamento dei cavalli sin dalla dominazione Aragonese, in cui la cavalleria attingeva dal patrimonio equino dell'isola per rimpinguare il proprio esercito o per farne ambito dono ai sovrani d'Europa.

Resa insicura, in passato, dalle frequenti scorrerie saracene, la pesca è oggi un'attività che i Sardi stanno riscoprendo sempre di più, vista la pescosità di alcune zone marine e le lunghissime coste dell'isola. È molto sviluppata a Cagliari, ad Alghero e nelle coste del Sulcis: da queste zone proviene la maggior parte del pescato sardo.

Tale attività ha una certa rilevanza anche in Gallura e soprattutto nell'Oristanese, dove i pescatori lavorano nei vasti stagni e nelle peschiere e si pescano in grandi quantità anguille e muggini. Ottima è anche la produzione di mitili, specialmente a Olbia.

Nelle zone di Alghero, Bosa e Santa Teresa è molto attiva la pesca alle aragoste insieme alla raccolta del corallo.

Di antica tradizione e mai abbandonate, nonostante la rarefazione del tonno, sono ancora molto importanti le tonnare di Carloforte e di Portoscuso. Costituiscono un pezzo di storia e di tradizione dei pescatori sardi, e certi riti, insieme a particolari tecniche di pesca, sono rimasti immutati nel tempo, come la lavorazione stessa delle bottarghe e delle frattaglie. Gran parte dei tonni vengono esportati direttamente in Giappone, dove sono consumati entro 72 ore dalla pesca.

La nascita del settore industriale sardo contemporaneo (escludendo quindi il settore minerario) è principalmente dovuta all'apporto di finanziamenti statali, concentrati soprattutto negli anni '60-'70, e denominati "piano di Rinascita". La politica economica finalizzata all'accrescimento industriale nell'isola si è caratterizzata in quel periodo con la formazione dei cosiddetti poli di sviluppo industriali, a Cagliari (Macchiareddu e Sarroch), Porto Torres e in un secondo momento ad Ottana. Sono sorti così i complessi petrolchimici e le grandi raffinerie per la lavorazione del greggio, che si collocano attualmente tra le maggiori d'Europa, inoltre, sull'isola, si producono piattaforme petrolifere, per conto della Saipem ed è in via di costruzione il gasdotto GALSI, che fornirà gas metano all'Europa dall'Algeria, passando in Sardegna.

Altri settori industriali sono quello alimentare, legato alla lavorazione dei prodotti dell'allevamento (formaggi, latte, carni) e della pesca (lavorazione del tonno), manifatturiere, tessili, lavorazione del sughero, meccaniche (produzione di mezzi agricoli, cantieristica navale, ferroviaria, componentistica per aeromobili), edìle e metallurgico.

L'energia viene prodotta, in misura anche superiore al fabbisogno, da centrali idroelettriche alimentate dai bacini che raccolgono le acque dei fiumi, da centrali termoelettriche alimentate a carbone di importazione estera e da numerosissime centrali eoliche, sparse sull'intero territorio isolano.

L'artigianato tradizionale sardo è un insieme di arti popolari estremamente vario, sviluppato in campi molto diversi, ricco di gusto e originalità. Alcune di queste forme artistiche sono di origine molto antica ed hanno subito l'influenza delle diverse culture che hanno segnato la storia dell'isola.

La ceramica è diffusa in diverse zone, ma i maestri più noti operano ad Assemini, Decimomannu, Dorgali, Oristano, Pabillonis, Siniscola, Villaputzu.

La tessitura in lana, cotone e lino di tappeti, arazzi, cuscini e tende è in larga parte ancora praticata a mano con telai di concezione molto antica, ma molte delle produzioni meccanizzate mantengono le caratteristiche della tradizione. Le più famose sono quelle di Bonorva, Dorgali, Nule, Nuoro, Osilo, Samugheo, Sarule, Sedilo, Tonara e Mogoro.

I lavori tradizionali di oreficeria, dal gusto molto raffinato, sono in filigrana. I gioielli rappresentano una delle testimonianze artigianali più autentiche e costituiscono parte integrante dei costumi tradizionali, ricchi di spille e bottoni in filigrana e di collane arricchite con corallo, pietre dure e perle.

Gli orafi e gli argentieri più apprezzati sono quelli di Bosa, Iglesias, Oristano, Nuoro, Sassari, Sinnai e Oliena, nota anche per la produzione di scialli neri, con ricami in colori vivaci e fili d'oro e d'argento. Ad Alghero, insieme alle produzioni in filigrana, viene lavorato anche il corallo.

La lavorazione del legno è caratterizzata da prodotti originali e tipicamente sardi, come le cassapanche intagliate, le sedie impagliate di Assemini, le bisere dei Mamuthones (ossia le maschere, tradizionali di Mamoiada e Ottana) e le produzioni in sughero di Calangianus. A Castelsardo, Ollolai, Olzai, San Vero Milis, Tinnura e Sinnai, l'artigianato più tipico è la lavorazione di cestini, in fibre vegetali.

Altra antica tradizione artigianale sarda è quella della arresoya, resolza o resorza (dal termine latino rasoria che indicava un genere di coltello con la lama pieghevole). Quelle da collezione non sempre sono a serramanico, ma anche a manico fisso, generalmente in corno di montone o di muflone e intarsiate a mano. Dalla classica lama a folla 'e murta (a foglia di mirto), sono chiamate anche lepa e sono considerate dagli appassionati delle vere e proprie opere d'arte.

La Sardegna è la regione italiana con il sottosuolo più ricco di minerali. Conosciuti sin dall'antichità, alcuni centri minerari erano sfruttati per l'estrazione di piombo, zinco, rame e argento (la galena argentifera conteneva fino a 10 kg d'argento per tonnellata di minerale).

A partire dal 1800, furono aperte miniere di carbone, antimonio e bauxite: i giacimenti più importanti si trovano nell'Iglesiente, nel Sulcis, nel Guspinese - Arburese, nel Sarrabus, nella Nurra e nella zona dell'Argentiera.

Attualmente l'attività estrattiva sta attraversando un periodo di grave crisi e molte miniere sono state chiuse perché poco competitive: l'economia dell'Iglesiente si sta legando non più alle miniere ma al turismo e allo sviluppo del Parco Archeologico Minerario, sotto il patrocinio dell'Unesco, con la salvaguardia del patrimonio storico e architettonico delle miniere e utilizzando la bellezza incontaminata delle sue coste come sua altra grande risorsa.

Da una quindicina d'anni la Sardegna è stata caratterizzata da una corsa alla ricerca di giacimenti auriferi, grazie soprattutto all'intervento di società minerarie australiane, attualmente è l'unica regione italiana in cui l'estrazione dell'oro avviene con metodi industriali. La principale miniera è localizzata a Furtei, la quale è destinata alla chiusura per l'esaurimento del filone superficiale, altre zone ricche di questo minerale sono ubicate nella subregione del Sarrabus e nel Sassarese, ma le attività di estrazione sono bloccate per ragioni di sicurezza e preservazione dell'ambiente.

Nonostante una civiltà plurimillenaria e una popolazione residente quasi triplicatasi negli ultimi 140 anni, la Sardegna è una delle poche regioni europee in cui un'economia moderna e diversificata convive con un ecosistema ancora intatto, se non vergine, in vaste aree del territorio; questo fatto è spiegabile demograficamente grazie alla bassa densità abitativa, pari a 68 ab./km².

Il milione e seicentomila sardi risiedono nell'isola consegnando il territorio al terzultimo posto per la densità fra le regioni italiane, preceduto solo dalla Valle d'Aosta con 37 ab./km² e dalla Basilicata con 60 ab./km².

Inoltre questa densità si ritrova equamente distribuita fra le province che presentano tutte valori simili (42, 88, 70, 30, 40, 55, 78 ab./km² per le province di Nuoro, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano e Sassari rispettivamente), tranne nel caso della Provincia di Cagliari che tocca i 119 ab./km², dato comunque sempre sensibilmente inferiore alla densità media italiana (194 ab./km²).

Nel 2008 i nati sono stati 13.686 (8,2‰), i morti 14.354 (8,6‰) con un incremento naturale di -668 unità rispetto al 2006 (-0,4‰). Il 31 dicembre 2008, su una popolazione di 1.672.422 abitanti, si contavano 30.115 stranieri (1,8%). Le famiglie contano in media 2,5 componenti.

La particolare posizione geografica, inserita al centro del Mediterraneo, le ricchezze minerarie e le fertili pianure, hanno fatto della Sardegna, sin dall'antichità, un'isola molto ambita dalle potenze coloniali antiche.

Sempre in guerra con i Sardi dell'interno, mai assoggettati, sia i Cartaginesi che i Romani deportarono nell'isola un vasto numero di schiavi, utilizzati per lavorare nelle miniere e nelle pianure come agricoltori, per la produzione intensiva di cereali.

Importante fu anche l'afflusso di genti iberiche durante la dominazione aragonese e spagnola, mentre in epoca moderna, nel XIX secolo, furono molteplici gli insediamenti di pescatori Campani provenienti da Ponza e Torre del Greco, che si stabilirono nei centri marinari della costa nord orientale.

Arrivarono poi popolazioni venete, chiamate da Mussolini ad insediarsi nelle bonifiche dell'oristanese e che fondarono Mussolinia (1928), chiamata poi Arborea. Molti minatori giunsero da diverse parti d'Italia per popolare il grosso centro minerario di Carbonia, nel Sulcis (1938). Gli ultimi arrivi di popolazioni in ordine temporale, furono i Giuliano-Dalmati nel 1947, scampati all'epurazione etnica perpetrata in Dalmazia e nell'Istria: si stabilirono a Fertilia, presso Alghero, nella Nurra.

I primi flussi emigratori considerevoli in Sardegna si registrano verso la fine dell'Ottocento, in seguito alla interruzione del trattato commerciale con la Francia nel 1877. Considerando il periodo dal 1876 al 1903 gli espatri sardi furono verso il bacino del Mediterraneo e l'Europa (64,1% di cui il 33,1% verso la Francia), mentre il rimanente era destinato verso le americhe (di cui il 17% verso l'Argentina e l'11,4% verso gli Stati Uniti d'America).

Dai primi anni del Novecento il flusso divenne costante, dal 1901 al 1905 la destinazione principale fu l'Africa. Dal 1906 al 1914 la media annuale crebbe in maniera considerevole e anche le destinazioni cambiarono infatti l'America divenne la meta più ambita seguita dall'Europa, mentre in Africa si indirizzò il flusso minore. Dopo l'intervallo della I guerra il flusso riprese e nell'intervallo fra il 1919 ed il 1925 l'Europa assorbì la maggioranza degli emigranti. In totale considerando l'intervallo dal 1876 al 1925 si contano 44.691 emigrati verso l'Europa, 44.095 verso l'America e 34.083 verso l'Africa.

Negli anni del dopoguerra vi furono grandi migrazioni verso l'Australia, il Canada e gli Stati Uniti (1950-56).

Fra la fine degli anni '50 e i primi anni '60 molti lasciarono l'isola verso i paesi europei di questi la maggioranza si stabilirono in Germania e in Francia, un consistente numero si diresse verso le miniere del Belgio, altri in Svizzera.

La corrente migratoria principale fu quella che si diresse verso le aree industriali del Nord Italia, dove si stabilirono più di 200.000 Sardi.

Verso la fine degli anni '60 e negli anni '70 si verificò anche l'emigrazione di molti pastori soprattutto delle zone interne che, non rinunciando alla loro antica tradizione pastorale, emigrarono con le loro greggi, verso la Toscana, il Lazio e la Romagna, e all'interno della stessa Sardegna in Logudoro e Campidano, rivitalizzando territori che versavano in stato d'abbandono.

In anni recenti, dal 1987 al 1999, secondo le statistiche, sono emigrati 15.647 isolani (82% in Europa, 16% nelle Americhe), mentre ne sono rientrati 12.869, con una differenza di 2.598 unità. La maggior parte degli emigrati degli ultimi anni proviene dalla provincia di Cagliari ed hanno lasciato l'isola diretti per il 70% verso i grandi paesi europei (Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera), mentre il 30% verso altre nazioni come Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Argentina e Venezuela. Fra questi un numero cospicuo è costituito da giovani laureati.

I Sardi che vivono al di fuori della Sardegna, secondo le ultime statistiche, sono circa 500.000.

Una caratteristica particolare del movimento migratorio sardo fu quello dell'emigrazione femminile che in alcuni periodi (anni '60) era superiore come numero a quella maschile.

In Sardegna si arriva sia in aereo che in nave, con o senza auto al seguito: nei periodi estivi, l'afflusso di vacanzieri e il traffico da e per i principali punti di accesso (porti e aeroporti) aumentano in modo considerevole.

Gli spostamenti nelle località interne richiedono tempo e spesso le strade sono tortuose (a parte le principali direttrici), con tante curve e saliscendi a secondo l'orografia del territorio: andare piano è d'obbligo.

Per mare la Sardegna è collegata con i porti di Civitavecchia, Palermo, Trapani, Genova, Livorno, Piombino, Napoli, Ajaccio, Bonifacio, Propriano, Tolone, e Marsiglia, in estate anche con Fiumicino e Salerno.

In estate aumentano il numero delle corse ed entrano in funziona anche traghetti veloci che compiono il tragitto in circa 4h30'. I porti di arrivo sono: Arbatax, Cagliari, Golfo Aranci, Olbia, Palau, Porto Torres, Santa Teresa di Gallura. Il porto passeggeri di Olbia-Isola Bianca negli ultimi 30 anni è cresciuto tanto da far diventare lo scalo gallurese il primo porto passeggeri in Italia.

La Sardegna ha ricorso da sempre al trasporto aereo per contrastare gli effetti dell'insularità, fatto che l'ha portata a sviluppare una buona rete di servizi ed impianti ben distribuiti sul territorio.

Specialmente negli ultimi anni, il traffico aeroportuale ha registrato forti incrementi sul numero di voli e di passeggeri, confermando come la Sardegna sia un mercato fra i più attivi ed interessanti del mercato italiano ed europeo.

Aeroporti di arrivo: Alghero-Fertilia, Olbia-Costa Smeralda, Cagliari-Elmas e, con meno traffico e volume aereo, quelli di Oristano-Fenosu e Tortolì-Arbatax.

Sull'isola ha sede la compagnia aerea Meridiana (ex Alisarda).

La rete ferroviaria, costruita sul finire del XIX secolo, è considerata insieme alla costruzione della ferrovie del Regno di Sardegna in Piemonte, come una delle cause principali del disboscamento dell'isola. Si sviluppa per 600 km e si limita a congiungere le città principali e i porti.

Le Ferrovie dello Stato collegano Cagliari con Sassari (3 ore) e Porto Torres, e con Olbia e Golfo Aranci (4 ore e mezza). Chilivani è lo snodo ferroviario da dove ripartono i due tronchi verso Sassari e Porto Torres e verso Olbia e Golfo Aranci. Un'altra linea collega Cagliari con Iglesias (50 minuti) e Carbonia (1 ora). Le Ferrovie della Sardegna, che hanno in gestione la rete secondaria dell'isola, collegano invece Cagliari con Isili, Macomer con Nuoro, e Sassari con Nulvi, Sorso e Alghero.

L'intera rete ferroviaria non è elettrificata (gli unici mezzi elettrici in circolazione sulle rotaie dell'isola sono i tram della Metropolitana leggera di Sassari e della Metropolitana leggera di Cagliari), e presenta visibilmente decenni di mancati investimenti in innovazioni.

Gli ultimi ammodernamenti effettuati sul tracciato FS, dal 2000 ad oggi, riguardano la costruzione delle varianti di Chilivani, Campeda e San Gavino Monreale per velocizzare le relazioni, l'introduzione dei treni Minuetto, dotati di maggior comfort per i passeggeri e che hanno diminuito i tempi di percorrenza rispetto alle precedenti automotrici, e la realizzazione del doppio binario tra la nuova stazione di San Gavino Monreale e Decimomannu, dove la linea si ricollega a quella a doppio binario esistente verso Cagliari.

Va inoltre segnalato il servizio turistico delle FdS: il Trenino Verde è un modo particolare per visitare alcune zone interne dell'isola; i convogli infatti penetrano in aree assolutamente prive di strade ed altrimenti irraggiungibili. È un viaggiare d'altri tempi, sia per la velocità sia per i percorsi che attraversano zone impervie e incontaminate nell'interno dell'isola.

Alcuni trenini sono inoltre mossi da locomotive a vapore, veri pezzi di antiquariato, perfettamente funzionanti: la più antica tra quelle attualmente in uso risale al 1914. Le linee del Trenino Verde sono 4: Mandas - Arbatax; Isili - Sorgono; Sassari - Nulvi - Tempio Pausania - Palau e Macomer - Bosa. La suggestività dei paesaggi e la possibilità di scoprire zone meno note della Sardegna attirano ogni anno un discreto movimento di turismo ferroviario lungo queste linee. Un analogo servizio è svolto anche dalle FS.

Sebbene la Sardegna sia l'unica regione italiana priva di autostrade, la rete stradale è abbastanza sviluppata e si sta ampliando ulteriormente, completando la costruzione di una rete di superstrade fra i principali centri dell'isola, completamente pubbliche e gratuite. Da queste importanti arterie si diramano poi strade secondarie verso tutte le località, ma alcune strade periferiche ed interne restano tortuose e non consentono velocità elevate.

La superstrada SS 131 Carlo Felice attraversa l'isola da nord a sud collegando Cagliari con Sassari e Porto Torres, passando per Oristano e Macomer, mentre una sua deviazione, la SS 131 DCN - Diramazione Centrale Nuorese raggiunge Olbia passando per Nuoro, Siniscola e San Teodoro. Nella zona settentrionale dell'isola la superstrada SS 291 della Nurra e la strada statale 597 collegano Alghero, Sassari e Olbia.

Le dorsali Cagliari-Sassari-Porto Torres e Alghero-Olbia fanno parte dello SNIT - Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti.

L'Azienda Regionale Sarda Trasporti (ARST) collega quasi tutti i centri della Sardegna con almeno una corsa giornaliera, le restanti località, invece, sono servite da compagnie private.

Gli autobus sono presenti negli aeroporti e nei porti in coincidenza con l'arrivo dei traghetti.

Le strade, generalmente ricche di tornanti e panoramiche, sono molto frequentate dagli appassionati delle due ruote, e la moto sembrerebbe il mezzo ideale per spostarsi nei mesi estivi; difatti a causa delle distanze e della scarsa densità, un mezzo di trasporto privato resta spesso l'unica scelta praticabile per visitare molte zone dell'isola.

Sono presenti sistemi di trasporto pubblico urbano ad Alghero, Cagliari e area metropolitana, Macomer, Nuoro, Olbia, Oristano, Porto Torres e Sassari.

Lo sport in Sardegna si è sviluppato ad un certo livello solo dal secondo dopoguerra in poi. La Sardegna è rappresentata con una o più squadre nelle massime serie, A o B, nel baseball, nel calcio (maschile, femminile e calcio a 5), nel football americano, nell'hockey in-line, nell'hockey su prato maschile, nella pallacanestro (maschile, femminile e in carrozzina), nella pallamano femminile, nella pallanuoto (maschile e femminile), nella pallavolo (maschile e femminile), nel rugby, nel softball (maschile e feminile) e nel tennis (maschile e femminile). Abbastanza praticato è anche il Golf, nella regione ci sono 12 Golf Club e tre campi con 18 buche.

Uno sport tradizionale sardo è "Sa strumpa", o lotta sarda, disciplina sportiva riconosciuta dal CONI e dalla Federazione Internazionale Lotte Celtiche (FILC).

La Legge Regionale Statutaria n. 1/2008, dà attuazione alle predette norme ed in particolare allo Statuto della Regione Autonoma della Sardegna.

Il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'elezione diretta prevista dalla legge costituzionale n. 2 del 2001, ha il ruolo di garante dell'autonomia regionale e di rappresentante della Regione Sardegna in tutti gli ambiti, compreso quello dei rapporti internazionali. Ha la responsabilità di formare la Giunta regionale e dirigerne l´operato: nomina e revoca i componenti della Giunta, gli assessori; convoca, presiede e fissa l'ordine del giorno delle riunioni della Giunta; vigila sull’attuazione delle deliberazioni della Giunta; assicura l´indirizzo politico amministrativo dell’esecutivo.

Egli assomma in sé i poteri tipici negli ordimenti presidenziali. Infatti, indice le elezioni del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e i referendum regionali. Convoca la prima seduta del Consiglio regionale e può richiederne la convocazione in via straordinaria. Cura i rapporti con l´Assemblea legislativa e promulga le leggi regionali e i regolamenti. In qualità di presidente è componente della Conferenza Stato-Regioni, della Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali; convoca e presiede la Conferenza permanente Regione-Enti locali. In ambito internazionale sottoscrive accordi internazionali e transfrontalieri, con altri Stati e le intese con enti territoriali interni ad altri stati; fa parte della delegazione italiana chiamata a definire la posizione dell'Unione europea rispetto alle posizioni dell'isola.

La Giunta regionale è l'organo di governo della Regione. Essa è formata dal Presidente e da dieci Assessori, nominati dal Presidente. Dal 2004, cioè da quando il Presidente della Regione è stato eletto direttamente dai cittadini e non dal Consiglio regionale, sulla base della legge costituzionale n. 2/2001, dello Statuto Regionale e della Legge Statutaria n. 1/2008 (particolare legge rinforzata di attuazione dello Statuto Regionale), Presidente e Giunta non devono più ottenere il voto di fiducia dell'Assemblea per esercitare le proprie funzioni.

Il Consiglio regionale è l'organo legislativo della Regione Sardegna. Esso è in sostanza il Parlamento regionale: approva le leggi regionali e ha la facoltà di modificare lo Statuto della Regione.

È eletto ogni 5 anni, ed è costituito da 80 consiglieri, che rappresentano, in maniera proporzionale alla popolazione, le 8 circoscrizioni provinciali in cui è ripartita la Sardegna. Oltre alla funzione più propriamente legislativa, il Consiglio ha il compito di indirizzare e controllare l´attività esecutiva della Giunta.

La Sardegna è divisa storicamente in sub-regioni che derivano direttamente, nella denominazione e nell'estensione, dai distretti amministrativi-giudiziari-elettorali dei regni giudicali, le curatorie (in sardo curadorias o partes) che ricalcavano la suddivisione territoriale ben più antica operata delle diverse tribù nuragiche.

Alcune denominazioni non sono più in uso, mentre altre hanno resistito fino ad oggi e sono ancora correntemente utilizzate dai sardi. Eccone alcune delle più conosciute: Anglona, Barbagia, Barigadu, Baronie, Campidano, Logudoro,Gallura, Goceano, Mandrolisai, Marghine, Marmilla, Meilogu, Monteacuto, Montiferru, Nurra, Ogliastra, Planargia, Quirra, Romangia, Sarcidano, Sarrabus, Sulcis, Trexenta.

Il DPR del 5 luglio 1952 concede alla Regione autonoma la possibilità di fregiarsi di uno stemma e di un gonfalone.

Attualmente è in corso un riordino dell'identità visiva della Regione. Con delibera del 25 gennaio 2005 la Giunta sarda ha autorizzato un disegno di legge regionale "per l'adozione del simbolo della bandiera della Regione Autonoma della Sardegna anche quale Stemma e Sigillo della Regione medesima".

Causa e testimonianza della forte identità sarda, per alcuni autonoma e diversa da quella italiana, sono presenti diversi gruppi politici indipendentisti, fra cui si citano Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, Sardigna Natzione e A Manca pro s'Indipendentzia, oltre ai principali due partiti autonomisti, Riformatori Sardi e Partito Sardo d'Azione. A questi si aggiungono le sezioni locali dei partiti nazionali italiani che godono di uno status particolare considerando fra i propri valori l'autonomismo e il federalismo.

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Sardegna Uno

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Sardegna Uno è un'emittente a carattere regionale della Sardegna. Fa parte della syndication 7 Gold.

Nata nel 1984 con la denominazione di Sardegna 1 Tv per iniziativa dell'editore Paolo Ragazzo; nel 1986 avviene la fusione con TeleSardinia dell'editore Sergio Zuncheddu. Un gruppo di giornalisti coordinati da Sandro Angioni lascia Videolina per far nascere l'emittente denominata Sardegna Uno, nata appunto dalla fusione fra la vecchia Sardegna 1 Tv e TeleSardinia. Il 7 gennaio 1987 parte il telegiornale Sardegna Uno diretto appunto da Sandro Angioni, che in breve tempo diventa il fiore all'occhiello dell'emittente, dal 1988 al 1996 Sardegna 1 si affilia alla syndication Odeon Tv. Nel 1988 arriva a dirigere l'azienda Antonio Costantino, anch'egli proveniente da Videolina, che rilancia l'emittente e a nascere Sardegna 2, rete sulla quale si trasferirà la programmazione di Odeon Tv. Sulla rete ammiraglia Sardegna Uno riprende la produzione di programmi locali. Nel 2004 l'emittente viene rilevata dall'imprenditore Giorgio Mazzella che opera un ulteriore rilancio dell'azienda, non solo in termine di contenuti, ma anche di tecnologie, visto l'imminente passaggio al digitale terrestre. Aumentano le edizioni dei notiziari e lo spazio dedicato alla cultura e al folcklore isolano, con notevolissimi successi di ascolti, sempre nel 2004 Giorgio Mazzela vende le vecchie frequenze analogiche di Sardegna 2 a Mediaset per lo sviluppo del digitale terrestre nell'isola. Nel 2006 l'emittente entra a far parte della syndication 7 Gold.

Dal 21 agosto 2006 Sardegna 1 ha stipulato un accordo con 7 Gold per trasmettere i programmi della syndication, in terra sarda, non visibili in passato. Inizialmente Sardegna Uno trasmetteva (unico caso in Italia) solo una parte del palinsesto di 7 Gold, spezzettando gli spazi destinati alla programmazione locale. Oggi, con l'avvento del digitale terrestre, Sardegna Uno è tornata a trasmettere a pieno regime, mentre uno dei canali del mux Sardegna Uno è stato destinato interamente a 7 Gold.

Sardegna Uno trasmette i suoi programmi in tutta Europa sul satellite Hotbird (SKY 839), grazie all'emittente Sardegna Uno Sat.

Sardegna Uno ha sempre trasmesso in diretta le più grandi manifestazioni folkloristiche della Sardegna, come la Sagra di sant'Efisio a Cagliari, La cavalcata sarda a Sassari, Sa Sartiglia di Oristano, le ardie di San Costantino di Sedilo e Pozzomaggiore, La festa del redentore a Nuoro, e l’arrivo del Papa in Sardegna nel 2008.

A Sardegna Uno sono passati molti programmi di successo e molti presentatori, come Gennaro Longobardi, che ha presentato sino al 2005 il famosissimo programma Per la strada (programma che ha fatto il giro di tutti i 377 comuni della Sardegna), Il 26 Gennaio 2009 Gennaro Longobardi tornerà a Sardegna Uno per condurre per la strada; Giacomo Mameli, storico giornalista dell’emittente che ha condotto trasmissioni di approfondimento giornalistico come ma però e 1 ring; Giuliano Marongiu, famoso cantante e presentatore che in passato ha presentato su Videolina Sardegna Canta.

Nel suo passaggio a Sardegna Uno, Marongiu ha condotto programmi folkloristici come Buonasera Sardegna, Ammentos, tuttora conduce il programma folkloristico Anninnora.

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Source : Wikipedia