Salento

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Salento

Punta Palascìa, presso la baia delle Orte, è il punto più orientale d'Italia

Il Salento, noto anche come penisola salentina e conosciuto come Tacco d'Italia, è una subregione dell'Italia che si estende sulla parte meridionale della Puglia, tra il mar Ionio ad ovest e il mar Adriatico ad est.

Gli abitanti dell'area, che comprende l'intera provincia di Lecce, quasi tutta quella di Brindisi e parte di quella di Taranto, si distinguono per caratteristiche glottologiche e culturali rispetto al resto della regione. Da un punto di vista storico il Salento ha fatto parte per molti secoli dell'antica circoscrizione denominata Terra d'Otranto.

Il toponimo Salento ha origini incerte. Uno studio di Mario Cosmai lo farebbe derivare da "sale", inteso come "terra circondata dal sale-mare": i Romani, infatti, indicavano con Sallentini gli abitanti delle paludi acquitrinose che si addensavano intorno al Golfo di Taranto.

Secondo Strabone, il toponimo deriverebbe dal nome dei coloni cretesi che qui si stabilirono, chiamati Salenti in quanto originari dalla città di Salenzia.

L'ipotesi di Marco Terenzio Varrone, invece, è quella di un alleanza stipulata "in salo", ovvero in mare, fra i tre gruppi etnici che popolarono il territorio: Cretesi, Illiri e Locresi.

La penisola salentina, da un punto di vista meramente geografico, è separata dal resto della Puglia da una linea ideale che dal punto più interno del Golfo di Taranto (nel territorio di Massafra) arriva fino all'Adriatico, in corrispondenza dei resti della città messapica di Egnazia (nel territorio di Fasano), ai confini con l'antica Peucezia.

La penisola salentina è il territorio più a Est d'Italia e Punta Palascìa o Capo d'Otranto ne costituisce l'estremità orientale, distante dall'Albania 72 km attraverso il Canale d'Otranto. Secondo le convenzioni nautiche, da Punta Palascìa parte la direttrice ideale che separa il mar Ionio dal mar Adriatico.

Una depressione, nota come soglia messapica, separa le ultime propaggini delle Murge dalla Piana messapica.

Dal punto di vista pedologico, è possibile dividere la Piana messapica in due sottosistemi paesaggistici distinti. Il primo, più orientale, si estende dal brindisino fino ad Otranto ed ha una morfologia quasi completamente pianeggiante o leggermente ondulata, mentre risulta più movimentata nelle aree a ridosso delle Murge, non superando mai i 200 m sul livello del mare. Il secondo sottosistema, compreso fra l'Arco Ionico tarantino a nord-ovest e la pianura del brindisino ad est, presenta una morfologia nel complesso ondulata, con quote variabili a partire dal livello del mare fino ai 140 m. L'area delle Serre salentine ha invece una morfologia variabile da leggermente ondulata a marcatamente ondulata, con poche aree pianeggianti e con quote variabili a partire dal livello del mare fino a superare anche i 200 m con la Serra dei Cianci ( 201 m ) nel Salento meridionale. Le pendenze qui presenti possono essere ripide o addirittura trasformarsi in scarpate. Le restanti aree del territorio salentino non costituiscono un sottosistema pedologico a sé stante, ma confluiscono in parte nel sottosistema dell'Arco Ionico Tarantino, in parte nel sottosistema delle basse Murge e, relativamente al tratto costiero di Ostuni, nel sottosistema del Litorale sub-murgiano Mola-Ostuni.

La penisola salentina, essendo protesa nel mare, è caratterizzata da un clima più umido rispetto al resto della Puglia, dove invece la presenza dell'Appennino riduce l'apporto di umidità dei venti provenienti da ovest. L'umidità non si traduce in precipitazioni, comunque più cospicue rispetto alla Puglia settentrionale, ma determina una più netta alterazione della temperatura percepita: le stagioni estive, soprattutto nelle aree più meridionali, sono particolarmente afose, mentre le stagioni invernali, sia pure molto miti e abbondantemente al di sopra dello zero anche nei periodi più freddi, appaiono gelide soprattutto in presenza di vento.

Il paesaggio presenta molti elementi caratteristici. L'agro salentino è quasi ovunque coltivato, e la vegetazione arborea è per lo più costituita da distese di ulivi secolari, dai tronchi contorti e di grandi dimensioni. La proprietà terriera è generalmente suddivisa in piccoli appezzamenti, separati dai tipici muretti a secco. La pietra è da sempre utilizzata anche per realizzare diverse costruzioni a secco, utilizzate dai contadini per riposare o per riporvi gli attrezzi da lavoro. Tali costruzioni (definite a seconda delle zone furnieḍḍi, pajare, ecc.) sono più simili ai nuraghi sardi che ai trulli pugliesi.

Numerose sono le masserie fortificate risalenti per lo più al XVI, XVII e XVIII secolo. I paesi, in genere poco popolosi, hanno un aspetto tipicamente mediterraneo e sono caratterizzati dal bianco intenso delle costruzioni che li rende abbacinanti nelle giornate di sole. In un paesaggio orograficamente poco caratterizzato, essi spiccano quindi rispetto alla campagna, dominata dal colore rossiccio di un terreno dove è alta la presenza di ferro, a differenza della Puglia centro-settentrionale, dove invece questa colorazione sanguigna è molto più rara. Da un punto di vista cromatico il mare assume una colorazione blu scuro se osservato dalla alte scogliere a strapiombo sul mar Adriatico, e più tenue ma vario nelle sue sfumature (verde smeraldo, verdino, celeste, ecc.) se osservato dalle spiagge sabbiose o dalle basse scogliere del mar Ionio. Lungo le coste di entrambi i mari, i centri abitati non sono numerosi; è però possibile ammirare le numerose ed antiche torri costiere di avvistamento, di forma quadrangolare o circolare, costruite nel corso dei secoli per difendersi dall'arrivo delle orde piratesche.

Si stima che la flora nel Salento annoveri circa 1.500 specie. Una delle peculiarità della flora salentina è quella di comprendere numerose specie con areale mediterraneo-orientale, assenti nel resto della penisola, e diffuse invece nella penisola Balcanica, condizione questa favorita dalla vicinanza delle opposte sponde adriatiche (tra Capo d’Otranto e le coste albanesi ci sono solo 80 Km) e dalla presenza di condizioni ambientali analoghe. Sono presenti comunque anche numerose specie ad areale mediterraneo-occidentale, condivise con il resto della penisola . Oltre che dai già citati ulivi secolari che caratterizzano il territorio, la vegetazione è costituita anche dal fico d'India, che cresce spontaneamente sia all'interno sia lungo la costa, e dal mandorlo, che inizia a fiorire già a metà gennaio. In primavera, la terra sotto gli ulivi, il ciglio dei sentieri e delle strade, nonché gli interstizi dei muretti a secco, si ricoprono di fiori in un'esplosione cromatica che va dal giallo intenso dei crochi al rosso dei papaveri. Durante l'estate, il colore sanguigno della terra diventa protagonista con il verde della macchia mediterranea. Le bacche policrome annunciano poi l'autunno ed il successivo mite inverno.

Tra le specie condivise con i paesi balcanici la più maestosa è senz'altro la quercia vallonea (Quercus ithaburensis subsp. macrolepis), presente in Italia solo nel Salento meridionale, nei dintorni di Tricase. Altra specie di quercia ad areale mediterraneo-orientale tipica del Salento è la quercia di Palestina (Quercus calliprinos) che qui forma boschi puri o misti con il leccio. Altre specie a diffusione balcanica sono il kummel di Grecia (Carum multiflorum), la poco diffusa erica pugliese (Erica manipuliflora) ed altre specie che popolano le garighe salentine quali lo spinaporci (Sarcopoterium spinosum) e lo spinapollici (Anthyllis hermanniae).

Sulla costa rocciosa tra Otranto e Leuca si possono trovare specie endemiche della flora rupestre come il fiordaliso del Capo di Leuca (Centaurea leucadea), l'alisso di Leuca (Aurina leucadea), il garofano salentino (Dianthus japigycus), la campanula pugliese (Campanula versicolor), il cardo-pallottola spinoso (Echinops spinosissimus) e il limonio salentino (Limonium japigycum), mentre sulle dune crescono macchie di ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus).

Notevole è anche la presenza di molte specie di orchidee spontanee, quali l'Orchis laxiflora, l'Ophrys apifera, l'Ophrys candica, l'Orchis palustris e la Serapias politisii che crescono nelle aree paludose, nei pascoli o tra la macchia mediterranea.

Per quanto concerne la fauna del Salento vi si possono annoverare numerose specie di uccelli quali la gru, l'airone grigio (Ardea cinerea), il germano reale (Anas platyrhynchos), il tarabuso (Botaurus stellaris), la ghiandaia marina (Coracias garrulus), il fistione turco (Netta rufina), il gheppio (Falco tinnunculus), nonché numerose specie di rettili, come lucertole e gechi, di mammiferi, quali ricci, volpi e faine, e di antropodi, quali scorpioni e tarante .

Le tre province di Brindisi, Lecce e Taranto, alle quali oggi ci si riferisce con l'espressione Grande Salento e la cui estensione ricalca grosso modo l'antica Terra d'Otranto, ha una popolazione complessiva di 1.793.023 unità. Se si escludono la parte occidentale della Provincia di Taranto e i comuni di Cisternino e Fasano in provincia di Brindisi, sui quali non c'è unanimità di giudizio circa l'appartenenza al Salento, la popolazione ammonta invece a 1.539.336 abitanti.

Ad essi si aggiungono, nel caso si considerino i confini geografici della penisola salentina, i centri di Martina Franca (49.156 abitanti), Fasano (38.563 abitanti) e Massafra (31.548 abitanti).

La penisola salentina, dai greci anticamente chiamata Messapia ("Terra fra due mari"), era appunto abitata dai Messapi, di origine probabilmente illirica, che nonostante difendessero la propria autonomia dall'antica città greco-spartana di Taranto furono progressivamente assorbiti dall'avanzata dei tarantini, che fondarono una serie di Phrouron (avamposti militari) come nel caso di Pezza Petrosa presso Villa Castelli. Tale inimicizia fra le due popolazioni fu anche narrata da Erodoto, quando raccontò della guerra scatenatasi intorno al 474 a.C. fra Taras e la Lega Peuceta, di cui i Messapi facevano parte. In seguito ai conflitti tra Roma e Taranto, cominciati nel 280 a.C. e che sancirono la decadenza della città italiota, il Salento si latinizzò a tal punto da contribuire alla nascita della letteratura latina con figure di spicco quali Ennio e Pacuvio. Brindisi con il suo porto, intorno al 240 a.C., venne dichiarata municipio insieme a Taranto (che più volte ha sconfitto Roma), a Oria ed alle principali città italiche e ai brindisini così come ai tarantini e ai rudini che ebbero come loro massimo rappresentante il grande poeta latino Quinto Ennio, dopo l'ultima grande ribellione guidata dall'indiscussa ex capitale della Magna Grecia (Taranto) nell'80 a.c. fu riconosciuta la cittadinanza romana. La città adriatica divenne un porto importante ache se secondario rispetto a quello della fiorente Egnatia e uno degli scali per l'Oriente e la Grecia, infatti molti romani illustri transitarono da Brindisi, diretti in Grecia. Cicerone scrisse le "Lettere Brindisine" e Marco Pacuvio realizzò alcune sue tragedie; a Brindisi morì Virgilio, mentre tornava da un viaggio in Grecia. La regione era anche abitata da altre due popolazioni di origine affine, i Calabri e i Salentini. tutto il mezzogiorno è stato a lungo generalmente noto come Calabria, la riforma delle regioni compiuta dall'imperatore Augusto costituì la Regio II Apulia et Calabria di cui Tarantini Rudini e Brindisini Fecero parte insieme al resto della Puglia e della Lucania.

Fino al VII secolo sotto la benevola protezione dell'Impero Romano d'Oriente, l'altosalento fu coinvolto nella guerra greco-gotica, divenne poi terra di confine fra Longobardi e Bizantini generando la leggenda del limes bizantino, una muraglia che andava da Taranto a Fasano di cui oggi restano numerose Specchie sopratutto nel territorio di Ceglie Messapica e Villa Castelli.

Tra IX e X secolo il Salento fu spesso assalito dai Saraceni, che si stanziarono a macchia di leopardo sul territorio per periodi più o meno lunghi, fieramente contrastati dai Bizantini, che con Basilio I avevano nel frattempo strappato ai Longobardi l'intera Puglia, istituendovi il Thema di Longobardia. Nel 927 i Musulmani occuparono la città di Taranto, che fu ricostruita in tutto il suo splendore appena quarant'anni dopo dall'Imperatore bizantino Niceforo II Foca e di Brindisi che faticò a riprendersi dal duro colpo subito. In seguito alla conquista normanna furono fondati la Contea di Lecce e nel 1088 il Principato di Taranto. Lecce, in particolare, che dette anche i natali al re normanno Tancredi di Sicilia della famiglia d'Altavilla, uscì in questo periodo dalle nebbie del medioevo per assurgere a centro principale della penisola salentina, da allora ufficialmente denominata "Terra d'Otranto". Federico II del Sacro Romano Impero si dedicò così come in altre aree del suo regno al Salento, in particolare modificò profondamente i castelli di Brindisi ed Oria per fare solo alcuni esempi. Nel 1384, sotto gli Angioini, il principe di Taranto Raimondo Orsini Del Balzo - in seguito al matrimonio con la contessa di Lecce Maria d'Enghien - diventò uno dei più ricchi e potenti feudatari del Regno. Alla sua morte, nel 1406, il Re di Napoli Ladislao giunse in armi sotto le mura di Taranto per rivendicarne il possesso, ma Maria d'Enghien, lo respinse per due volte. Alla fine Ladislao propose di sposare la contessa, ottenendo per via diplomatica ciò che non era riuscito a conquistare con la forza.

Nel 1480, sotto gli Aragonesi, Otranto fu invasa dai Turchi guidati da Ahmet Pascià, che provocò l'eccidio di 800 persone che rifiutarono la conversione all'Islam. Fu questo l'episodio più eclatante di una lunga serie di assalti turchi e barbareschi, che si fecero particolarmente intensi nel XVI secolo, tanto che vennero edificate centinaia di torri lungo le coste, per poter avvistare in tempo le navi corsare.

Le successive dominazioni spagnole e borboniche ridussero la Terra d'Otranto ad una regione anche politicamente periferica. Va però segnalata una fiorente attività artistica fra XVI e XVIII secolo, che ha fatto di Lecce uno dei centri più cospicui del barocco, e un territorio rurale caratterizzato dalla laboriosità e dalla capacità imprenditoriale dell'aristocrazia. l'altosalento fu terra del brigante Ciro Annicchiarico di Grottaglie fondatore della setta degli eguali che si riproponeva il rovesciamento violento della corona e la costruzione della repubblica salentina, primo anello della repubblica d'Europa. Dopo l'Unità d'Italia, con la legge del 20 marzo 1865, fu infine costituita la 56° circoscrizione statale, originariamente comprendente tutte e tre le attuali province salentine, con Lecce capitale e sede dell’ufficio di Prefettura e Tribunale competente su tutta la vecchia "Terra d'Otranto".

Con l’avvento del fascismo, furono istituite le nuove province. La provincia di Taranto fu istituita con decreto del 2 settembre 1923, n.1911, quella di Brindisi con la legge 22 dicembre 1927 e si iniziò un processo di bonifica e di lotta alla malaria che infettava dal medioevo tutta la pianura salentina, opera continuata poi dalle truppe alleate anche con l'utilizzo del DDT.

Sia dal punto di vista linguistico sia da quello architettonico, folkloristico ed enogastronomico, la penisola salentina si caratterizza per tratti comuni che la distinguono dal resto della regione. Una questione da tempo dibattuta è quella relativa ai confini culturali del Salento che non corrisponderebbero ai limiti geografici della penisola salentina, ma delimiterebbero un territorio più piccolo, variabile a seconda dell'elemento caratterizzante che viene preso in considerazione. Ad esempio, la convenzione qui seguita, precedentemente definita, pone al di fuori del Salento i territori (che da un punto di vista geografico possono pur sempre definirsi salentini) di Massafra, Statte, Montemesola, Crispiano, Martina Franca, Locorotondo, Cisternino e Fasano. Ma nel caso in cui faccia da discriminante il dialetto, rimarrebbero fuori anche centri importanti come Taranto o Ostuni; mentre si arriverebbe ad includere Egnazia, nei pressi di Fasano, se si facesse riferimento alla cultura messapica, o addirittura Martina Franca, posta in piena Valle d'Itria, se si guarda all'architettura barocca. Va infine ricordato che, nell'interpretazione dei limiti territoriali della cultura salentina, ha giocato un ruolo nel corso del '900 anche una certa esigenza di autonomia culturale da Lecce delle nuove province di Brindisi e Taranto, alla quale i leccesi hanno risposto serrando le file e rivendicando per se stessi il marchio esclusivo del concetto di salentinità.

Nel Salento, tra Ostuni, Ceglie, Taranto a nord, e Grottaglie, Francavilla, San Vito a sud cade la linea di confine fra le due grandi famiglie dei dialetti dell'Italia meridionale. Il dialetto salentino (talvolta ritenuto lingua e non dialetto) è molto diverso da quelli della Puglia centro-settentrionale: a differenza di questi ultimi, appartenenti alla tipologia dei dialetti italiani meridionali, esso è classificato come meridionale estremo e costituisce una variante della lingua siciliana, molto simile in particolare al siciliano orientale. Esemplare, a tal proposito, la confusione su cui giocò il cantante e attore Domenico Modugno, cresciuto a San Pietro Vernotico, che per lungo tempo fu considerato siciliano e per tutta la carriera interpretò personaggi siciliani al cinema e in teatro.

Le principali differenze tra il dialetto salentino e il pugliese riguardano tanto la fonetica quanto l'aspetto lessicale e della costruzione periodale. Tale costruzione influenza anche il cosiddetto "italiano regionale", ad esempio, con la tendenza a porre il verbo alla fine della frase ("Chi è?" "Io sono") e, nell'area di Martano, ad utilizzare (come in Sicilia e Calabria Centro-Meridionale) un unico tempo perfetto per le azioni finite, indifferentemente da quanto tempo è passato dallo svolgimento dell'azione, cioè senza distinguere tra passato prossimo e passato remoto (esattamente come il perfetto del latino). Tale tempo perfetto possiede terminazioni simili al passato remoto italiano, per cui è quasi sempre erroneamente confuso con questo (se fosse "remoto" dovrebbe riguardare solo azioni compiute da un tempo, appunto, remoto). Ad esempio: "Che dicesti?" per "Che hai detto?". Per quanto riguarda la fonetica, nel dialetto pugliese tutte le vocali, ad eccezione della a protonica, hanno perduto ogni vivacità di colore accostandosi alla e muta francese, mentre le vocali accentate sono diventati dei dittonghi dalle tinte svariate. Nel salentino invece non ci sono vocali indistinte (sistema pentavocalico); la o si è chiusa quasi sempre in u, mentre la e accentata in i. È inoltre possibile operare una distinzione tra dialetto leccese e dialetto brindisino: in quest'ultimo anche la "e" non accentata (in particolare quando è in finale di parola) viene resa sempre con "i" (lu mari invece di lu mare), il gruppo "ll" viene reso con "dd" (cavaddu) anziché con il corrispondente suono invertito "ḍḍ" (leccese cavaḍḍu), il gruppo latino "str" rimane pressoché inalterato, mentre nel leccese viene reso con "sc" ("nostro" in brindisino è nueštru, in leccese nesciu), si nota la tendenza a troncare i verbi all'infinito, mentre il leccese si contraddistingue per non troncare mai le parole (anzi nel completare con una vocale anche gli apporti stranieri terminanti in consonante, come càminu per camion). Nel leccese infine non viene quasi mai pronunciata la lettera "v" (uluntà in luogo di vuluntà); in caso di incontro tra due vocali (specialmente se identiche) viene sostituita da una b (betacismo): addù sta' bbài?, "dove stai andando?" ( Lecce ). Un dialetto che si assomiglia è quello parlato a Manduria che è di cadenza prevalentemente brindisina però presenta somiglianze al leccese: addò sta' bbai? ( Manduria ), uluntà ( Manduria ).

Il dialetto tarantino, solitamente classificato come appartenente ai dialetti pugliesi, insieme al barese ed al foggiano, è parlato a Taranto ed in alcuni comuni della provincia a nord-ovest del capoluogo, esterni al Salento. Allo stesso modo, in provincia di Brindisi, i dialetti parlati a Ostuni, Ceglie Messapica, Villa Castelli e San Michele Salentino (oltre a quelli di Fasano e Cisternino) sono da ritenersi pugliesi, con delle influenze salentine più o meno marcate.

Nel territorio del Salento esistono inoltre delle peculiari enclavi etnico-linguistiche. In buona parte della regione storica della Grecìa Salentina, nel Salento centrale, si parla un dialetto neo-greco noto come grecanico o griko, che trae probabilmente origine da migrazioni medioevali.

Il parlamento italiano ha riconosciuto la comunità greca del Salento come gruppo etnico distinto e come minoranza linguistica col nome di "Minoranza linguistica grica dell'Etnia Grico-salentina". Il territorio della Grecìa salentina, caratterizzato da un'identità culturale a sé stante, comprende attualmente un'area un po' più vasta della sola isola linguistica e racchiude undici comuni, nove dei quali di lingua ellenofona, per un totale di 54.278 abitanti (dati Istat al 31 dicembre 2005): a Calimera, Castrignano de' Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino della provincia di Lecce, si aggiungono Carpignano Salentino e Cutrofiano, di recente ingresso e non ellenofoni.

A partire dal XV secolo, inoltre, con la diaspora albanese guidata da Giorgio Castriota Skanderbeg, si è stabilita nel Salento una piccola enclave arbëreshë attorno al comune di San Marzano di San Giuseppe (TA), così come è avvenuto anche in altre regioni del centro-sud.

Il paesaggio architettonico richiama le città della Grecia per la predominanza assoluta delle case bianche "a calce", senza tetto (con solaio), soprattutto in campagna e sulla costa, ma i centri storici sono caratterizzati dal barocco leccese, un lascito spagnolo del Plateresco, che rispetto al Barocco del resto d'Italia si spoglia della sovrabbondanza pittorica degli interni e trasforma le facciate esterne di chiese e palazzi in veri arazzi scolpiti. In ciò, molta importanza ha avuto la locale "pietra leccese", tenera e malleabile e dal caldo colore giallo rosaceo.

La struttura tipica dei centri storici salentini, quindi, è caratterizzata da un tessuto molto compatto (non c'è separazione fra le case) di vicoli bianchi dalle pareti dipinte a calce sempre ravvivata (ad eccezione della città di Lecce e dell'area di Maglie, dove anche le case di civile abitazione sono costruite nella pietra bianco-rosacea proveniente dalle cave di Cursi) sui cui muri campeggiano gli accesi colori degli infissi, inframmezzati da palazzi nobiliari e chiese d'epoca barocca in pietra viva.

Tipica l'entità architettonico-urbanistica della casa a corte di origine araba e diffusa anche in Sicilia. Molti vicoli, infatti, dispongono di quelli che apparentemente sono altri vicoli perpendicolari, ma si rivelano ciechi, terminando pochi metri più in là. Su tale spazio urbano, definito corte (dal latino cohorte, "spazio che comprende l'orto", "recinto"), si affacciano le porte e le finestre di molte abitazioni, col voluto risultato di farne uno spazio di vita comune, una sorta di popolare "salotto" dove, nei tempi andati, molte famiglie vivevano gran parte della giornata chiacchierando, ricamando e aiutandosi nelle faccende domestiche.

In genere, oltre all'arredamento povero di piantine in vaso, in una corte non manca mai la caratteristica pila comune, una sorta di lavatoio in pietra corredato di una parte scanalata (stricaturu) su cui strizzare i panni. In alcune aree, addirittura, tali corti sono occultate da un portone (mignano) che finge l'ingresso di una abitazione, rivelandosi, una volta invece aperto, l'ingresso di questo spazio multi-familiare.

Di particolare interesse antropologico sono l'ormai estinto fenomeno del tarantismo, una forma isterica di straordinario impatto scenico, e l'invece rimontante culto per la pizzica, la musica tradizionale e battente che un tempo accompagnava i riti di guarigione delle tarantate, cioè delle donne che si credeva fossero state morse dalla tarantola. In realtà, si trattava di un originale modo di manifestarsi dell'isteria. L'antropologo Ernesto de Martino condusse degli storici studi sul fenomeno, poi confluiti nel classico testo "Viaggio nella terra del rimorso".

Nella pizzica pizzica tradizionale si balla in coppia. La coppia non necessariamente deve essere formata da individui di sesso opposto: abbastanza comunemente danzano insieme due donne, mentre al giorno d'oggi è sempre più raro osservare due uomini ballare insieme, nonostante in passato la danza fra due uomini fosse molto più frequente di quella fra un uomo ed una donna. Un esempio di danza tra due uomini è riscontrabile, però, ancora oggi nella tradizione ostunese, dove è comune vedere due uomini a ballare, dove uno dei due impersona, o meglio, imita ironicamente, il ruolo della donna.

Una menzione particolare merita la tradizionale pizzica-scherma (detta anche "danza delle spade", ballata alla festa di San Rocco il 16 agosto a Torrepaduli), in cui la pizzica assume ancor più chiaramente la forma di colonna sonora di uno psicodramma, di tipo maschile e "guerriero" piuttosto che femminile e "sensuale".

Negli ultimi anni quello della pizzica e della revisione formale del tarantismo, ormai svuotato dei suoi connotati antropologici tradizionali, in forme musicali contaminate e moderne ha assunto dimensioni di fenomeno culturale, al punto da farne il più caratteristico e famoso dei segni di riconoscimento del Salento, che esporta ormai, quasi come trademark, questa forma musicale ovunque.

La cucina salentina è caratterizzata da numerosi piatti tipici, soprattutto a base di verdure e pesce, ed è accompagnata da famosi e pregiati vini DOC come il Primitivo di Manduria o il Negroamaro.

Fra gli alimenti più tipici si distinguono i pezzetti, uno spezzatino di carne di cavallo al sugo piccante, e la pitta di patate, una pizza bassa di patate contente una gran quantità di ingredienti vegetali, quali cipolle, rape, pomodoro. Tipico anche il pane con le olive chiamato puccia e, per quel che riguarda la gastronomia "da passeggio", il rustico, una sfoglia sottile cotta in forno contenente un impasto di besciamella, di mozzarella, pomodoro, pepe ed occasionalmente noce moscata. Altro alimento tipico sono le frisedde o frise, ciambelle di pane biscottato fino ad una consistenza di grande durezza, realizzato spesso con grano d'orzo e tagliato a metà cottura in senso orizzontale, che va ammorbidito mediante breve immersione in acqua e quindi condita con olio, sale e pomodoro.

Diffuse anche sono le pittule, frittelle di forma grossolana ripiene di rape, fiori di zucca, baccalà o senza ripieno che si gustano inzuppate nel vino cotto.

Molto rinomata è la pasticceria, più simile a quella siciliana che alla pugliese, in cui si distinguono il pasticciotto leccese, il fruttone, le bocche di dama, la pasta di mandorla, lo spumone salentino.

Il Salento, nonostante la sua uniformità, resta una regione soprattutto culturale senza dei veri riferimenti politici, nonostante più volte si sia cercato di identificare sotto un unico profilo politico l'intero territorio.

Durante i lavori dell'Assemblea Costituente fu avanzata la proposta di fare della Puglia e del Salento due regioni distinte. Il 17 dicembre 1946, dopo la relazione di Giuseppe Codacci Pisanelli, la Regione Salento fu istituita sulla carta, ma quando si arrivò alla ratificazione in aula, il 29 novembre 1947, essa non era più prevista. Stando all'intervento in assemblea del socialista Vito Mario Stampacchia, la Regione Salento sarebbe stata sacrificata in seguito a un accordo tra DC e PCI in difesa dei forti interessi economici baresi. Principale artefice di questo accordo fu il magliese Aldo Moro. Nel 1970, con l'attuazione delle Regioni, l'istituzione della Regione Salento sfuggì nuovamente e, anche questa volta, con la sensazione, per i salentini, di una crudele beffa, dato che il sogno dell'autonomia svanì per un solo voto.

Nel 1987 la proposta di Legge per l'istituzione della Regione Salento (proposta di Legge Memmi-Meleleo) fu bocciata alla Camera dei Deputati.

In tempi più recenti, l'autonomia del Salento è stata riproposta con il disegno di legge 4232/XIII, decaduto nel 2001 alla scadenza della legislatura, che prevedeva l'istituzione di una Regione autonoma comprendente le province di Taranto, Brindisi e Lecce, quest'ultima con funzione di capoluogo.

Nel 2006 i presidenti delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto, nonché i sindaci delle rispettive città capoluogo, hanno messo a punto il progetto del "Grande Salento", un tavolo di consultazione permanente finalizzato a creare politiche comuni su cultura, infrastrutture, università, turismo in modo da sostenere la crescita socio-economica del territorio mediante interventi e strumenti finanziari coordinati.

Al progetto hanno aderito successivamente le Camere di Commercio delle tre province che hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la collaborazione finalizzata allo sviluppo commerciale. Proprio in riferimento a questi accordi sono da intendersi anche i cambiamenti di denominazione tanto dell'Università di Lecce, ora "Università del Salento", quanto dell'aeroporto di Brindisi, ora "Aeroporto del Salento". L'operazione "Grande Salento" vede pertanto interessata un'area comprendente, oltre alla subregione salentina, anche i comuni delle province di Taranto e Brindisi che non ne fanno parte: tale area rispecchia pertanto più i vecchi confini ammministrativi della Terra d'Otranto che le peculiarità culturali del Salento propriamente detto.

L'economia del Salento, un tempo prettamente agricola, ha subito, a partire soprattutto dagli anni '70, un notevole incremento dei settori secondario e terziario. La condizione economica generale è caratterizzata da una evoluzione a macchia di leopardo ed è destinata a variare con le congiunture economiche a causa della scarsa variabilità del sistema produttivo salentino. La lontananza dai mercati, il costo del denaro e la delocalizzazione imposta dalle condizioni di concorrenza del mercato globalizzato, sono alla base di una condizione industriale, in questo momento, non floridissima. Ciononostante, proprio in quest'area stanno prendendo piede alcuni innovativi progetti industriali nel campo delle energie alternative e la situazione complessiva fa sì che risulti essere una delle aree più economicamente vivaci del Sud, e la media della disoccupazione una delle più basse, per quanto ancora al di sotto dei livelli occupazionali del centro-nord Italia. In definitiva, pur ben lontani dalla piena occupazione, la condizione economica media è accettabile, con poche sacche di reale povertà.

L'agricoltura rimane una delle voci principali dell'economia salentina grazie alla produzione di olio d'oliva di grande qualità e della vite. Proprio la produzione viti-vinicola ha subito negli ultimi vent'anni una grande esplosione commerciale da quando il vino salentino, una volta utilizzato esclusivamente come vino da taglio per aumentare la gradazione dei vini settentrionali, ha iniziato a godere di una notorietà crescente come corposo ma raffinato vino da tavola. I più noti vini dell'area sono il Primitivo di Manduria, il Negroamaro, il Rosato del Salento. Tra le altre produzioni agricole è diffuso anche il mandorlo, il pomodoro nel tarantino e, nel brindisino, il carciofo. Per motivi climatici, non attecchiscono, invece, alcune culture tipiche della Puglia, quale il ciliegio. Negli ultimi anni la popolazione occupata nel settore primario è andata calando su tutto il territorio.

Le tradizioni più importanti dell'artigianato salentino sono l'antica e celebrata lavorazione della cartapesta leccese (famosi i "pupi" per presepe), la terracotta nella realizzazione dei caratteristici fischietti (in particolare nel Leccese), campanelle e folletti, e con i quataràri (costruttori di recipienti in terracotta); la ceramica (i cui maggiori centri di produzione sono a Cutrofiano e a Grottaglie); la lavorazione del ferro battuto con cui si producevano anche i noti balconcini bombati dei palazzi; il ricamo; la lavorazione artistica del vetro; la lavorazione del legno; la lavorazione artistica del rame.

Di recente ha ripreso vigore la scultura in pietra leccese, con tecniche più moderne e nuove forme.

In merito al settore secondario, gioca un ruolo di primo piano l'area industriale di Taranto, la cui attrattività occupazionale presenta un forte fenomeno di pendolarismo. Nella città ionica sorgono gli stabilimenti siderurgici dell'Ilva e dell'indotto, l'arsenale militare e una grande raffineria dell'Eni. In anni recenti tuttavia, la crisi della metallurgia ha ridotto l'occupazione in tale settore. Sempre nella zona industriale opera l'unico insediamento italiano della Vestas, società che produce impianti eolici.

Brindisi ospita l'industria aeronautica, quella di materie plastiche e alcuni mobilifici. La città è, inoltre, leader per la produzione di energia elettrica in Italia. Sul territorio comunale insistono tre grandi centrali pertinenti ai gruppi ENEL, Edipower ed Eni Power ed è inoltre prevista la realizzazione di un'importante centrale fotovoltaica.

L'area leccese è caratterizzata per lo più dalla piccola e media industria, soprattutto nel comparto del tessile-calzaturiero ed agroalimentare, entrambi settori proni, però, a periodiche crisi del mercato.

Sia a Brindisi sia a Taranto sono in progetto due rigassificatori, fortemente osteggiati dalla popolazione e dalle autorità locali per motivi di sicurezza, in quanto ritenuti troppo vicini alle città e ai rispettivi porti ed aree industriali. Le preoccupazioni dei residenti sono anche motivate dai dati allarmanti relativi sia all'inquinamento ambientale, sia all'aumento delle neoplasie nell'area salentina. Sotto accusa, per quanto riguarda le emissioni annue di anidride carbonica, sono in particolare la centrale termoelettrica Enel di Brindisi sud, con 15.340.000 tonnellate, l'Ilva di Taranto con 11.070.000 e le centrali termoelettriche Edison di Taranto con 10.000.000 di tonnellate. Nell'assenza di dati ufficiali, sono stati reportage giornalistici o analisi condotte sul territorio dalle associazioni ambientaliste e dagli enti locali a evidenziare «la presenza di pesticidi e metalli pesanti oltre i limiti consentiti nelle coltivazioni di ortaggi destinati alla vendita, nel sottosuolo e nella falda profonda del territorio compreso tra Brindisi e Cerano».

Per quanto riguarda la diossina, si diffonderebbe su una vasta area geografica, a seconda dei venti, in particolare tramite un camino dell'impianto di agglomerazione alto 220 metri dell'Ilva. Gli impianti dell'Ilva emettevano nel 2002 il 30,6% del totale di diossina italiano, ma secondo le associazioni ambientaliste, la percentuale sarebbe salita nel 2005 al 90,3%, contestualmente allo spostamento in loco delle lavorazioni "a caldo" dallo stabilimento di Genova. In base ai dati INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) del 2006, la percentuale si sarebbe infine assestata al 92%.

Nel dicembre 2008, la Regione Puglia ha approvato a maggioranza una legge regionale contro le diossine. La norma impone limiti alle emissioni industriali a partire da aprile 2009: l'Ilva, come le altre aziende, dovrà scendere a 0,4 nanogrammi per metrocubo entro il 2010. Nel febbraio 2009, una modifica alla legge regionale ha però allungato i tempi per il primo taglio dei limiti di diossina a 2,5 nanogrammi per metrocubo, spostando dal primo aprile al 30 giugno l'entrata in vigore del limite stesso.

Sebbene non ancora supportato da uno studio scientifico ufficiale, molti attori considerano quindi il polo energetico e chimico di Brindisi e l'area siderurgica di Taranto direttamente responsabili della forte incidenza dei tumori nelle tre province salentine. Infatti, le statistiche Istat aggiornate al 2001 e le cifre dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale aggiornate al 2002, tracciano una mappa dei tumori da cui emerge con chiarezza che il Salento è una vera e propria area a rischio: la provincia di Lecce, in particolare, risulta l'area a più alta incidenza di cancro della Puglia e, per le patologie legate alle vie respiratorie e ai polmoni (classiche patologie che derivano dall’inquinamento ambientale), addirittura dell’intero Mezzogiorno d’Italia. È interessante rilevare in proposito come nel piccolo centro di Torchiarolo nel 2006 e nel 2007 si sia ripetutamente superato il livello limite delle polveri sottili, anche se l'Enel ha ufficialmente negato che la causa principale possa essere imputata alla vicina centrale. In ogni caso, l'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima che ha sede presso l'Università del Salento, ha realizzato uno studio sull'inquinamento atmosferico con il quale si dimostra come a condizionare negativamente l'ambiente del Salento siano la centrale di Cerano e l'Ilva di Taranto.

Anche in provincia di Lecce vi sono delle imprese ritenute inquinanti; in particolare l'inceneritore di sansa esausta e di rifiuti speciali (CDR) della Copersalento (S.p.A) di Maglie, che secondo le rilevazioni dell'ARPA avrebbe superato di 420 volte il limite di legge sull'emissione di diossine. Altri impianti ritenuti a vario titolo inquinanti sono: il cementificio Colacem di Galatina, l'inceneritore della Biosud a Lecce e numerosi frantoi di pietra calcarea con impianti di bitume situati anche a ridosso di aeree abitate come a Soleto, Galatina, Sternatia e Corigliano.

Una menzione merita il circuito automobilistico di Nardò. Situato nella Terra d'Arneo, è utilizzato dalle case automobilistiche di tutto il mondo per le prove sperimentali sui nuovi veicoli. La caratteristica del circuito è la sua forma perfettamente circolare, la quale, unita ad un'opportuna inclinazione del manto stradale, tale da bilanciare la forza centrifuga, ne fa un infinito rettilineo virtuale per i veicoli che lo percorrono ad una velocità compresa tra i 90 ed i 240 km/h.

Il circuito, gestito dalla Prototipo Test.Ing, ha un raggio di circa 2 km, una circonferenza di 12,6 km e presenta una variazione altimetrica molto modesta (il dislivello massimo è di circa 40 metri con una pendenza che non supera mai il 2%). Il circuito è in una zona sottoposta ad agricoltura intensiva, pertanto è dotato di una serie di sottopassi per permettere il raggiungimento delle coltivazioni situate al suo interno. Nel complesso, l'impianto è costituito da una pista circolare ed una pista dinamica per vetture, una pista circolare ed una pista dinamica per veicoli industriali, una pista rumore, una pista pavimentazioni speciali, varie piste sterrate, officine e laboratori. In tale circuito veniva ad effettuare delle prove il futuro campione del mondo di formula uno Fernando Alonso.

Una delle principali voci di entrata economica è comunque quella turistica, soprattutto dopo il lancio mass-mediatico dei primi anni '90 e che ha portato le spiagge e le masserie del Salento ad essere affollate di turisti durante il periodo estivo. Un fenomeno di nicchia è legato all'attenzione da parte di facoltosi turisti esteri, per lo più Britannici, nei confronti dell'ospitalità rurale salentina, tanto che, secondo alcuni, è in atto nell'area un processo di valorizzazione analogo a quello riscontrato pochi anni fa nella campagna toscana, che è scherzosamente definito Salentoshire in analogia all'altrettanto scherzoso Chiantishire toscano, il fenomeno è sviluppato soprattutto nella provincia di Brindisi.

La CEE ha definito molte località dell'area mediterranea "siti di interesse comunitario" (SIC), per importanza ambientale. La Repubblica Italiana ha proposto sulla base del Decreto 25 marzo 2005, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 157 dell'8 luglio 2005 e predisposto dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, l'elenco di tali SIC nell'ambito della Regione Puglia, individuando 77 candidature. Fra queste, la parte maggiore riguarda la provincia di Lecce con ben 32 SIC. Nelle province di Brindisi e Taranto si sono individuati 8 SIC per ciascuna.

Senza dubbio la città d'arte di Ugento con i suoi 3 musei, il parco regionale dei Bacini, e l'area archeologica, è un luogo di primo interesse per le bellezze artistiche artificiali e naturali.

Il centro storico di Lecce, chiuso nelle antiche mura intervallate dall'Arco di Carlo V, da Porta Rudiae e da Porta San Biagio, è ricchissimo di opere d'arte, fra le quali si segnalano alcuni dei mirabili esempi barocchi presenti, la Piazza del Duomo, la Basilica di Santa Croce e il Palazzo dei Celestini, la chiese di San Giovanni Battista e di San Matteo e i maestosi resti dell'Anfiteatro e del Teatro, entrambi di epoca romana. Si staglia severo invece il Castello di Carlo V nei pressi di Piazza Sant'Oronzo. Fuori dalle mura le torri angioine di Belloluogo e del Parco e il grande complesso monastico degli Olivetani.

Il sistema della formazione universitaria del Salento è imperniato sull'Università del Salento, già Università di Lecce. A Lecce, sede principale dell'ateneo, hanno sede 8 facoltà.

I primi movimenti atti alla formazione dell'Università come la conosciamo oggi risalgono al XVIII secolo. Già in età medievale erano presenti diversi luoghi di istruzione, indicati nei documenti contemporanei come università, anche se differenti dall'accezione che ne diamo oggi.

L'università del Salento ha alcune succursali anche nella provincia di Brindisi. Di particolare interesse risulta il Parco Scientifico e Tecnologico Ionico-Salentino (PASTIS) presso Mesagne, compartecipato dall'Università del Salento, ove è presente un acceleratore Tandetron per la datazione di reperti archeologici col metodo del Carbonio 14.

Nel 1998 è stato attivato presso l'università del Salento l'Istituto Superiore Universitario di Formazione Interdisciplinare (ISUFI), una delle Scuole Superiori d'Italia, costruita sul modello della Scuola Normale di Pisa. La Scuola realizza programmi di alta formazione nell'ambito dei seguenti settori: Nanoscienze, e-Business Management, Giurisprudenza e Politica dell'area Euromediterranea, Beni Culturali. Anche grazie al traino duvuto all'ISUFI, dal 2000 l'ateneo salentino ha conosciuto una crescita senza precedenti, soprattutto nel ramo scientifico, che è uno tra i più avanzati ed efficienti d'Italia.

Altro importante ramo è quello archeologico: l'università del Salento, infatti, svolge numerose attività di scavo in tutta Italia, e in diversi ambiti: preistorico, classico e medievale. All'estero l'università effettua ancora oggi scavi in Ucraina, Turchia, Medio Oriente, Malta, Egitto.

Il continuo incremento dell'offerta formativa registra una risposta direttamente proporzionale da parte dell'utenza: la popolazione studentesca è passata dalle 77 unità del 1955 alle oltre 27.000 del 2006.

Taranto, invece, è sede della seconda facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari e di numerosi corsi di laurea erogati dall'Università degli Studi di Bari, nonché sede decentrata della LUMSA - Libera università Maria SS. Assunta di Roma e dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Il 17 maggio 2006 il rettore dell'Università di Bari, Giovanni Girone, ha firmato il decreto che sancisce l'autonomia delle seconde facoltà di Economia, di Giurisprudenza e di Scienze matematiche, fisiche e naturali a decorrere dal 1° ottobre 2006: questo costituisce un passo importante verso l'istituzione dell'Università degli Studi di Taranto, che per altro è stata oggetto di numerosi disegni di legge fino ad oggi non concludenti.

Dal marzo 2007 sono attivi presso la sede di Poggiardo i corsi in Economia dell’Azienda Moderna (classe 17) e in Giurisprudenza istituiti dalla Libera Università Mediterranea Jean Monnet, un ateneo privato con sede a Casamassima.

Nell'ambito dell'ISUFI, opera a Lecce il National Nanotechnologies Laboratory (NNL), centro di eccellenza a livello internazionale sulle nanotecnologie, che ha ricevuto riconoscimenti di varia natura, tra cui la visita ufficiale del Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano il 15 settembre 2006. Il laboratorio segue linee di ricerca sia di tipo fondamentale, che di tipo fortemente applicato, grazie alle partnership con le multinazionali tecnologiche residenti presso di esso (STMicroelectronics, Agilent Technologies, TechInt, Alenia Marconi System) che appoggiano i loro programmi di formazione e reclutamento post laurea sull'ISUFI.

Il Distretto tecnologico regionale High Tech, con sede a Lecce, è una società consortile finalizzata alla competitività e all’innovazione nella ricerca scientifica. Comprende il Laboratorio Nazionale di Nanotecnologie e svolge ricerca su nanotecnologie, materiali avanzati, innovazione digitale e tecnologie di informazione e comunicazione (ICT), affiancando ricercatori universitari a quelli di aziende tecnologiche italiane e non. Tra i soci figurano l'Università del Salento, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, AVIO S.p.A., Engineering Ingegneria Informatica S.p.A., Fiamm S.p.A., Leuci S.p.A., STMicroelectronics.

Il centro ricerca di Brindisi è presente fin dai primi anni '90 con uno sportello tecnologico. Nel 2001 l'ENEA ha consolidato la propria presenza nella città adriatica, rilevando le strutture del Centro Nazionale per la Ricerca e lo Sviluppo dei Materiali, e creando un proprio centro all'interno della "Cittadella della Ricerca". Attualmente operano nel Centro l'Unità Tecnico Scientifica Materiali e Nuove Tecnologie (MAT), l'Unità Tecnico Scientifica Fusione (FUS), l'Unità Tecnico Scientifica Tecnologie Fisiche Avanzate (FIS) e il Progetto Speciale Clima Globale (CLIM).

Nel territorio salentino sono presenti vari istituti del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) o afferenti ad esso. In particolare a Lecce sono presenti l'Istituto per i beni archeologici e monumentali e le sezioni dell'Istituto di scienze delle produzioni alimentari, dell'Istituto per la microelettronica e microsistemi, dell'Istituto di fisiologia clinica e dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima. Taranto è, invece, sede dell'Istituto sperimentale talassografico "Attilio Cerruti" e della Fondazione marittima "Ammiraglio Michelagnoli" che opera d'intesa con lo stesso CNR e con organismi universitari.

L'Osservatorio dell'Inquinamento dell'Atmosfera e dello Spazio Circumterrestre è un consorzio tra Provincia di Lecce e città di Campi Salentina per il monitoraggio ambientale nella provincia di Lecce. Esso gestisce la "Rete Provinciale di Monitoraggio Atmosferico" dal 2001, avvalendosi anche del supporto scientifico dell'Università e del CNR di Lecce e della collaborazione con il CNR di Bologna, su un programma di monitoraggio extratmosferico, riguardante il controllo continuo dei detriti spaziali, sia naturali che artificiali: tramite una rete radar che ha stazioni a Bologna, Lecce, Campi Salentina e Modra (Slovacchia), il programma valuta la posizione degli oggetti extratmosferici tramite triangolazioni tra questi centri. L’osservatorio svolge inoltre attività di monitoraggio dei campi elettromagnetici ad alta e bassa frequenza (elettrodotti). In particolare, ha svolto un esteso monitoraggio dei campi elettromagnetici sul territorio dei comuni a nord di Lecce e svolge il monitoraggio costiero.

Brindisi, Carovigno, Cellino San Marco, Ceglie Messapica, Erchie, Francavilla Fontana, Latiano, Mesagne, Oria, Ostuni, San Donaci, San Michele Salentino, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni, Torchiarolo, Torre Santa Susanna, Villa Castelli.

Acquarica del Capo, Alessano, Alezio, Alliste, Andrano, Aradeo, Arnesano, Bagnolo del Salento, Botrugno, Calimera, Campi Salentina, Cannole, Caprarica di Lecce, Carmiano, Carpignano Salentino, Casarano, Castri di Lecce, Castrignano de' Greci, Castrignano del Capo, Castro, Cavallino, Collepasso, Copertino, Corigliano d'Otranto, Corsano, Cursi, Cutrofiano, Diso, Gagliano del Capo, Galatina, Galatone, Gallipoli, Giuggianello, Giurdignano, Guagnano, Lecce, Lequile, Leverano, Lizzanello, Maglie, Martano, Martignano, Matino, Melendugno, Melissano, Melpignano, Miggiano, Minervino di Lecce, Monteroni di Lecce, Montesano Salentino, Morciano di Leuca, Muro Leccese, Nardò, Neviano, Nociglia, Novoli, Ortelle, Otranto, Palmariggi, Parabita, Patù, Poggiardo, Porto Cesareo, Presicce, Racale, Ruffano, Salice Salentino, Salve, San Cassiano, San Cesario di Lecce, San Donato di Lecce, San Pietro in Lama, Sanarica, Sannicola, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Seclì, Sogliano Cavour, Soleto, Specchia, Spongano, Squinzano, Sternatia, Supersano, Surano, Surbo, Taurisano, Taviano, Tiggiano, Trepuzzi, Tricase, Tuglie, Ugento, Uggiano la Chiesa, Veglie, Vernole, Zollino.

Avetrana, Carosino, Faggiano, Fragagnano, Grottaglie, Leporano, Lizzano, Manduria, Maruggio, Monteiasi, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Ionico, San Marzano di San Giuseppe, Sava, Taranto, Torricella.

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Rally del Salento

Il Rally del Salento è una competizione automobilistica che si svolge ogni anno nel mese di giugno, sulle strade della Provincia di Lecce.

La gara, organizzata dall’Automobile Club Lecce in collaborazione con altre istituzioni locali (Puglia, Provincia di Lecce, Comune di Lecce, ecc.), ha raggiunto nel 2007 la 41a edizione.

La competizione è valevole per il Campionato Italiano Rally, per il Trofeo d´Italia Rally GT e dal 1993 anche per la Coppa Europa Rally, oltre che per altri campionati minori.

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Banca del Salento

Miniassegno emesso della Banca del Salento nel 1977

La Banca del Salento era un istituto di credito con sede a Lecce, nato nel 1948 per iniziativa di Giuseppe Grassi Orsini, ex ministro della giustizia, del deputato Luigi Vallone e di altri imprenditori salentini.

Nel 1967, la banca si trovò a fronteggiare una grave crisi finanziaria, a causa di un ammanco provocato da funzionari infedeli. Un gruppo di imprenditori salentini provvede alla ricapitalizzazione: la famiglia Semeraro, entrata fra gli azionisti dal 1965, rilevò dapprima il 30 %, poi un ulteriore 30 % della banca, e Giovanni Semeraro da membro del consiglio di amministrazione divenne consigliere delegato e poi presidente della banca.

Successivamente entrarono a far parte della società Lorenzo Gorgoni e il costruttore Donato Montinari, che assunsero il ruolo di vicepresidenti vicari. Direttore generale fu Vincenzo De Bustis.

Nel 1999 le tre famiglie erano azionisti di riferimento, con oltre il 50 % del capitale. Del sindacato di controllo facevano parte anche la Cardif Assicurazioni, del gruppo BNP Paribas, con il 4 % , mentre il resto del capitale era suddiviso tra 13 mila azionisti. La banca aveva 212 punti di vendita aperti, con 94 filiali e 118 negozi disseminati in 15 regioni ed era divenuta, davanti a Banca Sella, la prima banca di'Italia controllata da persone fisiche. Fu una delle prime in Italia a lanciare un servizio di gestione telematico, denominato "Banca 121".

Nel dicembre 1999 il Monte dei Paschi di Siena acquisì (per 2.500 miliardi di lire) la quota di maggioranza della Banca del Salento, che prese il nome di "Banca 121", specializzandosinei servizi on line. Nello stesso anno prese avvio un'inchiesta che coinvolse i vertici della banca, nata da una denuncia presentata da due clienti della filiale di Bisceglie: sotto accusa in particolare la poca trasparenza dei prodotti finanziari denominati "My Way" e "For You".

Nel 2001 il Monte dei Paschi di Siena acquisì il 100% della banca e il marchio Banca 121 divenne "MPS Banca Personale".

Dal 1994 al 2002 la banca è stata lo sponsor dell'Unione Sportiva Lecce di cui Giovanni Semeraro era presidente.

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Storia del Salento

Antica mappa del Salento

Voce principale: Salento.

Gli studi e le ricerche effettuati negli ultimi anni, hanno rivelato come il Salento fosse abitato già nel Paleolitico medio. Nelle tante grotte dovute alla natura calcarea del territorio, sono stati rinvenuti utensili di selce. Probabilmente si trattava di ominidi appartenenti alla specie Uomo di Neanderthal, mentre quella dell'Homo sapiens sapiens si sarebbe diffusa nel Paleolitico superiore.

Un'importante scoperta archeologica riguarda alcune statue ossee rinvenute nella Grotta delle Veneri presso Parabita, che dimostrano l'esistenza, già 20.000 anni fa, di culti riguardanti la fertilità. Un'altra testimonianza notevole della preistoria salentina è rappresentata da Delia, un'ominide di sesso femminile scoperto ad Ostuni. L'importanza di Delia è dettata dal fatto che essa conservava in grembo i resti di un feto in fase terminale, diventando quindi la più antica madre della storia di cui si conservino i resti. Questi resti rappresentano i primi consanguinei di cui si ha traccia del Paleolitico e dell’intera storia umana.

La presenza di uomini nel Salento durante il Paleolitico e il Neolitico è documentata anche da interessanti graffiti, pitture, utensili, resti umani ed animali, anch'essi rinvenuti nelle grotte della penisola. Sicuramente notevoli per qualità e quantità sono le incisioni e i graffiti della Grotta Romanelli, presso Castro, e della Grotta dei Cervi, presso Porto Badisco. A Roca Vecchia hanno inoltre rinvenuto un imponente sistema di fortificazioni risalente all'età del bronzo (XV-XI secolo a.C.). Nella stessa area si trova un altro sito archeologico importante: la Grotta della Poesia, scoperta nel 1983; essa si sviluppa circolarmente su una superficie di 600 mq. e reca numerosissime iscrizioni votive, talvolta sovrapposte, di epoche e civiltà differenti, che risalgono al VIII-II secolo a.C. Altre importanti testimonianze ancestrali sono rappresentate da alcune costruzioni megalitiche nel territorio, come i dolmen, menhir e specchie, che nei secoli successivi furono adibite al culto del Cristianesimo.

La penisola salentina, dai greci anticamente chiamata Messapia (cioè "Terra fra due mari"), era abitata dai Messapi, popolazione di origine illirica o egeo-anatolica. Le città principali, oggi ricordate come dodecapoli messapica per assimilizione con la dodecapoli etrusca, erano in realtà almeno 13: Alytia (Alezio), Ozan (Ugento), Brention/Brentesion (Brindisi), Hyretum/Veretum (Vereto), Hodrum/Idruntum (Otranto), Kaìlia (Ceglie Messapica), Manduria, Mesania (Mesagne), Neriton (Nardò), Orra (Oria), Cavallino (non si hanno notizie certe del nome antico), Thuria Sallentina (Roca Vecchia) e, ai limiti settentrionali della penisola, l'importante città di Egnazia.

La storia pre-romana del Salento è la storia della rivalità fra le popolazioni messapiche e tarantine, narrata anche da Erodoto, quando raccontò dello sterminio degli eserciti di Tarentini e Reggini avvenuto nel 473 a.C. ad opera dell'alleanza stipulata tra Messapi e Lucani. Le popolazioni messapiche difendevano infatti la propria autonomia dalle mire espansionistiche dell'antica città greca di Taras, la cui fondazione è datata tradizionalmente 706 a.C., in seguito al trasferimento di alcuni coloni Spartani in questa zona per necessità di espansione o per questioni commerciali.

Nel V secolo a.C. Taras visse il periodo di maggiore floridezza, durante il governo settennale di Archita, che segnò l'apice dello sviluppo ed il riconoscimento di una superiorità politica sulle altre colonie dell'Italia meridionale. Risale a quel periodo l'occupazione dell'isola su cui sorgerà la futura Gallipoli: i Tarantini ne fecero uno scalo commerciale. La polis di Taranto ebbe rapporti alterni con i vicini Messapi, rapporti che spesso culminavano in veri e propri scontri, epocale quello del 473 a.C. come ci riferisce Erodoto:« fu questa la più grande strage di Greci e Reggini che noi conosciamo, che dei Reggini morirono 3000 soldati e dei Tarantini non si poté nemmeno contare il numero". L'avvenimento ebbe una forte eco in tutto il mondo greco tanto che Aristotele precisa che l'avvenimento: "accadde un po' dopo che i persiani invasero la Grecia ».

Che i Messapi fossero valenti guerrieri lo attesta Tucidide in un breve passo della sua Storia (VII, 33) durante la Guerra del Peloponneso quando Atene decide di fare una spedizione contro Siracusa. I generali ateniesi attraversarono lo Jonio e approdarono alle isole Cheradi ( forse di fronte a Porto Cesareo), per imbarcare 150 lanciatori di giavellotto messapi forniti da un potente capo locale "Arta" che era alleato di Atene contro Sparta e quindi Taranto ,fondata e popolata da spartani.

Un altro celebre episodio è quello che vuole l'intervento in favore di Taranto dello spartano Archidamo III, che poi troverà la morte sotto le mura della città messapica di Manduria. Proprio la guerra secolare tra i Messapi e Taranto, avrebbe più tardi in parte favorito la conquista romana dell'intero Salento.

Nel III secolo a.C. Taranto, orgogliosa della sua origine greca, cercò di ostacolare le mire espansionistiche di Roma nell'Italia meridionale e strinse un’alleanza con Pirro, Re dell'Epiro e nipote di Alessandro Magno. Gli scontri tra Epirei e Romani cominciarono nel 280 a.C., e furono sempre durissimi e costosi in termini di vite umane. Con il ritiro epiriota determinato dalla sconfitta di Maleventum, i Tarantini chiamarono allora una flotta cartaginese a sostegno, affinché li aiutasse a liberarsi del presidio lasciato da Pirro. Per tutta risposta la città fu consegnata al console romano Lucio Papirio Cursore, e così Taranto cadde in potere dei Romani nel 272 a.C.. Diventato presidio romano, la città fu citata da numerosi autori classici come luogo di divertimento della gioventù romana.

Per tutte le città del Salento si preparava la conquista dei Romani, conclusasi intorno al 260 a.C., i quali ben presto si accorsero della posizione strategica del Salento che, con il porto di Brindisi, rappresentava la via per la conquista dei Balcani e della Grecia. Con la conquista romana, avvenuta tra il 269 a.C. e il 267 a.C., Lecce latinizzò il suo nome in Lupiae, passando da statio militum (stazione militare) a municipium (comunità cittadina affiliata a Roma). La città conobbe un periodo di notevole magnificenza sotto la guida dell’Imperatore Marco Aurelio. Il nucleo cittadino si spostò poi di circa 3 km a nord-est e prese il nome di Licea o Litium. La nuova città fiorì in epoca adrianea e venne arricchita di un teatro e di un anfiteatro e collegata al Porto Adriano (oggi San Cataldo).

Brindisi, intorno al 240 a.C., venne elevata al rango di municipio e ai brindisini fu riconosciuta la prestigiosa cittadinanza romana. La città adriatica divenne un porto trafficatissimo e caposcalo per l'Oriente e la Grecia, infatti molti romani illustri transitarono da Brindisi, diretti in Grecia. Cicerone scrisse le "Lettere Brindisine" e Marco Pacuvio realizzò alcune sue tragedie; a Brindisi morì Virgilio, mentre tornava da un viaggio in Grecia.

Il Salento si latinizzò a tal punto da contribuire alla nascita della letteratura latina con figure di spicco quali Livio Andronico, Quinto Ennio e Marco Pacuvio. Tale processo fu lungo e laborioso, e seppur sotto l'egida di Roma, la Messapia e Taranto non persero comunque la loro importanza e la loro totale autonomia. Il dominio romano favorì la realizzazione di importanti infrastrutture e opere pubbliche, che comportarono una radicale trasformazione del paesaggio salentino e una completa ristrutturazione dei centri urbani. Fu costruita la via Appia che, passando da Taranto e Oria terminava di fronte al porto di Brindisi: la fine della Regina Viarum era segnata da due imponenti colonne. Da Brindisi partiva anche la via Traiana, la quale passava da Egnazia (città che segnava il confine del territorio messapico e l'inizio di quello peuceta), Bari, Ruvo e Canosa, per poi ricollegarsi alla via Appia nei pressi di Benevento.

A dimostrazione delle differenze presenti attualmente tra la Puglia del nord e la Puglia del sud, i Romani distinsero nella Regio II Apulia et Calabria sia l'Apulia sia la Calabria (l'attuale Salento), cioè due realtà contingue e simili ma con delle opportune differenze politico-culturali. L'Apulia era l'area abitata dalle popolazioni dei Peucezi e dei Dauni, mentre la Calabria era l'area costituita dalla Messapia e da Taranto.

A partire dal VI secolo Otranto cominciò a crescere di importanza e diventare il principale ponte con l'Oriente, sostituendosi a Brindisi che invece perdeva la sua centralità rispetto al periodo romano. Il Salento fu particolarmente colpito durante la guerra greco-gotica (535 - 553), voluta dall'Imperatore d'Oriente Giustiniano per riconquistare le terre occidentali un tempo appartenute a Roma, nel Salento e in Sicilia si affermò la dominazione bizantina.

Il Salento conobbe una difficile ripresa economica nel dopo-guerra, che prese di mira soprattutto i maggiori centri urbani, mentre i Bizantini con la loro lingua, costumi e religione avvicinarono questi territori alla cultura greco-orientale. Intanto i Longobardi, sebbene ad oggi non si conoscono i modi e i tempi, conquistarono la Puglia e il Bruttium settentrionali con incursioni anche più a sud . Nella prima metà del VII secolo i Longobardi erano giunti poco più a sud dell'Ofanto, l'ulteriore avanzata fino alla soglia messapica si ebbe successivamente con Romualdo I.

La penisola salentina divenne, quindi, una terra di confine fra Longobardi e Bizantini. Questi ultimi, intorno al VII secolo, fondarono il Ducato di Calabria, aggregando la regione del Bruzio (l'attuale Calabria) alle terre che già possedevano nel Salento. Fu in questa occasione che il nome Calabria finì per designare l'odierna regione calabrese, mentre il Salento venne progressivamente conquistato dai Longobardi che finirono per prendere anche la capitale del ducato, Otranto. Nel 757, nel periodo in cui Longobardi e Bizantini stipularono la pace e si spartirono il territorio, la città idruntina venne restituita all'Impero insieme alla parte meridionale del Salento, ma ormai la trasmigrazione del nome Calabria era compiuta.

Lungo il confine pattuito i Bizantini eressero un muraglione, tramandatoci con il nome di Limitone (o Paretone) dei greci , a salvaguardia di quello che ormai veniva designato semplicemente come territorio di Otranto. I Bizantini favorirono l'immigrazione dei Greci, in particolare nel sud del Salento, per ripopolare una zona considerata strategica. Le tracce di quell'antica migrazione sopravvivono tutt'oggi nell'isola linguistica della Grecìa salentina, dove si parla una lingua direttamente imparentata al greco. I territori salentini posti a nord del Limitone confluirono invece nella Langobardia Minor.

Tra IX e X secolo il Salento dovette sopportare gli assalti dei Saraceni, che riuscirono a stanziarsi a macchia di leopardo sul territorio per periodi più o meno lunghi, fieramente contrastati dai Bizantini, che con Basilio I avevano nel frattempo strappato ai Longobardi l'intera Puglia, istituendovi il Thema di Longobardia. Spesso, però, gli stessi sovrani bizantini mettevano a capo di una data città un generale o un uomo di fiducia longobardo, ennesima riprova di una situazione non ben chiara.

Nel 927 i musulmani distrussero numerose città tra le quali Taranto, che fu ricostruita solo quarant'anni dopo grazie all'Imperatore bizantino Niceforo II Foca. Nel 977 Oria fu devastata dai musulmani (Agareni li chiama il cronista Lupo Protospata che parla di migliaia di deportati, tra cui molti insigni ebrei). Nonostante ciò il IX e X secolo vanno ritenuti secoli di fioritura per il Salento, specie per le comunità ebraiche. Prime fra tutte quelle di Oria ed Otranto, che contribuirono anche con i loro commerci e la loro scienza all'ascesa di tali città. In particolare le fonti storiche riferiscono un'importante scuola di Qabbalah e medicina ad Oria, dove viveva l'insigne ebreo Shabbataj Ben Abbraham Donnolo.

In seguito alla conquista normanna furono fondati intorno al 1055 la Contea di Lecce, che diede i natali al re normanno Tancredi d'Altavilla, la contea di Nardò , la contea di Soleto e nel 1088 il Principato di Taranto.

I Normanni attuarono numerose riforme politiche, organizzando un efficace stato feudale, e si occuparono della fortificazione del territorio attraverso la costruzione di motte, ossia terrapieni aventi sulla sommità una torre di avvistamento e difesa. Nel territorio di Nardò sono ancora oggi presenti i resti della cosiddetta motta di Specchia Torricella. La prosperità raggiunta dal Salento durante la dominazione normanna è ancora oggi avvertibile dai lasciti artistici, tra i quali il celebre mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto e il Monastero di San Nicola di Casole.

Con l'estinzione della famiglia regnante normanna ed il matrimonio fra l'ultima discendente della famiglia Altavilla Costanza ed Enrico VI di Svevia vi fu il successivo avvento degli Svevi. Il Salento divenne un'importante area di caccia e gli Svevi si interessarono anche della ristrutturazione delle fortificazioni, con modalità differenti rispetto al resto della Puglia. Un esempio, sia pure in larga parte rimaneggiato, di architettura del periodo svevo risulta essere il castello di Oria che venne ampliato da Federico II. Altra struttura probabilmente da riferire al periodo svevo potrebbe essere la torre di Leverano. Sin dalle prime Crociate, Brindisi divenne il principale imbarco verso l'Oriente per i numerosi cavalieri e pellegrini diretti in Terra Santa. Lo stesso Federico II, che il 9 novembre 1221 nella Cattedrale di Brindisi aveva preso in moglie Isabella (o Jolanda) di Brienne, erede della corona di Gerusalemme, nel 1228 partì dal porto brindisino per la Sesta crociata da lui comandata.

Nel 1266, l'ultimo sovrano di origine sveva Manfredi, figlio naturale di Federico II , morì combattendo nella battaglia di Benevento contro Carlo d'Angiò,signore di Provenza inviato a scendere in Italia meridionale da papa Clemente IV. Il nuovo sovrano, fondatore della dinastia angioina, era accompagnato da un nugolo di cavalieri provenzali che nel giro di pochi anni si sostituirono agli antichi feudatari normanno-svevi. Questi ultimi, non sopportando di essere privati dei loro feudi, invocarono l'aiuto del sovrano aragonese, imparentato con il defunto re Manfredi.

Comincia così un'interminabile contesa tra Angioini (di origine francese) ed Aragonesi (di origine spagnola). Approfittando di ciò presero il sopravvento i baroni, piccoli sovrani assoluti di feudi più o meno vasti, che costruirono grandiosi e minacciosi castelli riducendo il popolo alla miseria.

Nel 1384, sotto gli Angioini, il principe di Taranto Raimondo Orsini Del Balzo - in seguito al matrimonio con la contessa di Lecce Maria d'Enghien - diventò uno dei più ricchi e potenti feudatari del Regno. Alla sua morte, nel 1406, il Re di Napoli Ladislao giunse in armi sotto le mura di Taranto per rivendicarne il possesso, ma Maria d'Enghien, vedova di Raimondo, lo respinse per due volte. Alla fine Ladislao propose di sposare la contessa, ottenendo per via diplomatica ciò che non era riuscito a conquistare con la forza. Morto Ladislao il 6 agosto 1414,Maria d'Enghien nel 1415 tornò in possesso della Contea di Lecce ed riottenne nel 1420 il Principato di Taranto per il figlio Giovanni Antonio.

A lei si deve il riordino delle attività economiche e amministative della città di Lecce, con l'emanazione il 14 luglio 1445 degli Statuta et capitula florentissimae civitatis Litii.

Morto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo nel 1463, Ferrante d'Aragona, poiché la città era diventata demaniale, concede a Lecce e ai suoi cittadini una serie di benefici: diviene centro tra i più im­portanti con uffici pubblici e giudiziari che avevano giurisdizione sulla terra d'Otranto e su Matera. A seguito della congiura dei Baroni nel 1486-1487 vengono eliminati tutti i grandi feudatari del Regno (tra cui Pietro Del Balzo duca d'Andria e d'Altamura; Agilberto Del Balzo conte di Nardò, Copertino, Tricase, Castro e Ugento)e le varie contee assegnate ad alleati degli Aragonesi con esclusione di Lecce, Brindisi, Taranto, Otranto e Gallipoli che dipendono direttamente dalla corona tramite un governatore.

A partire dal XV secolo ebbero particolare fortuna le attività commerciali: Lecce in particolare ospitava tra le sue mura influenti comunità di mercanti Veneziani, Genovesi, Ragusei, ecc. I Veneziani crearono a Lecce e nella contea una loro colonia ed una loro Chiesa presso la piazza del Mercato (attuale Sant'Oronzo), dove esercitavano le loro industrie ed i loro commerci. Fin dal 1543, la colonia veneziana era così prospera che innalzò, sulla sua chiesa leccese, il leone di San Marco. I Veneziani costruirono anche i loro palazzi signorili; tra tutti, si ricorda "Il Sedile" (1592), sito attualmente in Piazza Sant'Oronzo. Nel 1480, durante la dominazione Aragonese, Otranto fu assediata e invasa dai Turchi guidati da Ahmet Pascià, che provocò l'eccidio di 800 persone che rifiutarono la conversione all'Islam. Fu questo l'episodio più eclatante di una lunga serie di assalti turchi e corsari, che si fecero particolarmente intensi nel XVI secolo.

Per difendersi da questi Carlo V ideò la costruzione di una serie ininterrotta di torri costiere fortificate ( quasi tutte ancora visibili oggi lungo la costa salentina da San Cataldo a Porto Cesareo ), su cui montavano la guardia giorno e notte pattuglie di soldati che segnalavano visivamente (di giorno con bandiere colorate e di notte con fuochi) l'avvicinarsi di flottiglie turche. Lo stesso Carlo V fece costruire la città fortificata di Acaja ed il grandioso castello di Lecce. Nello stesso periodo si diede il via alla costruzione di moltissime strutture religiose. Iniziò così una fiorente attività artistica fra XVI e XVIII secolo, che fece di Lecce uno dei centri più significativi del barocco. In epoca spagnola la città - elevata da Carlo V al rango di capoluogo dell'intera Puglia - si trasformò in un vero e proprio cantiere a cielo aperto, per le tante opere civili e religiose che i privati, il clero e le congregazioni ecclesiastiche permisero di erigere, in un crescendo di opere sempre più belle ed importanti.

Agli inizi del XVII secolo, la situazione economica di Taranto si aggravò inesorabilmente: la città ionica non costituì più una base militare importante, e le stagnanti attività della pesca e della mitilicoltura, nonché l'attività agricola nelle mani della nobiltà e del clero, determinarono una grave crisi economica che culminò nell'insurrezione popolare del 1647. In concomitanza con i moti di Napoli, il Re Filippo IV pretese l'arruolamento dei giovani di circa 18 anni. Scoppiò allora anche a Taranto una rivolta popolare guidata da Giandonato Altamura, sedata grazie all'intervento del Duca Francesco II Caracciolo di Martina Franca. Anche Lecce e Nardò insorsero con l'aiuto di nobili filoangioini ma la rivolta fu soffocata nel sangue con l'intervento militare del Duca diConversano e Nardò,Giangirolamo Acquaviva che approfittando dell'occasione fece eliminare molti avversari politici e numerosi sacerdoti.

Dalla seconda metà del secolo, la Spagna cominciò ad interessarsi maggiormente alle sue colonie dell'America centro-meridionale dalle quali ricavava oro e argento, tralasciando invece quelle del Mediterraneo.

Una tremenda epidemia di peste funestò il Regno di Napoli nel 1656. Le vittime furono migliaia ovunque, ma la provincia di Terra d'Otranto fu miracolosamente risparmiata. La popolazione attribuì lo scampato pericolo all'intercessione di Sant'Oronzo, che fu poi per questo proclamato patrono di Lecce e della provincia. In quell'occasione la città di Brindisi donò a Lecce una delle due colonne romane che contrassegnavano la fine della via Appia, affinché su di essa venisse posta la statua di sant'Oronzo, nell'omonima piazza leccese.

La dominazione borbonica iniziò nel 1734 con il re Carlo III che passò presto al trono di Spagna e successivamente con Ferdinando IV. Si ebbe un periodo di crescita economica attraverso la costruzione di nuove strade e lo sviluppo dei porti.

Una ventata d'aria nuova fu portata da Gioacchino Murat cognato di Napoleone ed il rilancio dell'economia avvenne principalmente durante il periodo napoleonico (1806-1815) grazie ad importanti provvedimenti come l'abolizione del feudalesimo, la ristrutturazione dei latifondi e una più adeguata distribuzione delle terre pubbliche. L'abolizione della feudalità non significò la fine della nobiltà, che continuò a spadroneggiare per buona parte del secolo XIX, anche dopo la spedizione dei Mille e l'Unità d'Italia.

Con la Restaurazione e il ritorno dei Borboni, prese piede il fenomeno del brigantaggio. Inoltre, anche il Salento fu interessato dal diffondersi delle idee risorgimentali che si tradussero nella costituzione di diverse società segrete come la Carboneria. In questo periodo, da un punto di vista economico, l'alto Salento conobbe un notevole sviluppo agricolo, nel basso Salento predominò l’oliveto e nella parte centro-meridionale i cereali. L'agricoltura, comunque, presentava rese più basse rispetto alla media pugliese. Nel nord della Terra d'Otranto la popolazione cominciò a conoscere una ripresa numerica e i centri più importanti (Taranto e Brindisi) cominciarono ad espandersi per motivi militari ed amministrativi. Ma il Salento non riusciva ancora a riscattarsi dalla marginalizzazione e, nonostante la crisi della feudalità, restavano importanti inerzie baronali.

Quando nel 1860 il re Francesco II delle Due Sicilie cadde sotto l'impeto garibaldino, il Salento fu annesso al regno d'Italia e con la legge del 20 marzo 1865 ottenne autonomia amministrativa con la creazione della provincia di Lecce, che ricalcava i confini dell'antica Terra d'Otranto. Con l'apertura del canale di Suez nel 1869, Brindisi divenne il terminale europeo della Valigia delle Indie, sviluppando commerci fiorenti.

Le condizioni di vita della popolazione salentina erano quelle di chi era vissuto per secoli in uno stato di servitù feudale o sotto una dominazione straniera.

Una ristretta cerchia di nobili sempre più impoverita e oberata da debiti e liti giudiziarie interminabili, costretta a vendere terre, palazzi e persino mobili, quadri e posate per poter sopravvivere.

Un gran numero di religiosi (sacerdoti, monaci, suore) che occupavano i numerosi conventi (almeno uno in ogni paese) e di cui curavano le relative rendite. Era questa una strada obbligata per molti giovani che volvevano sfuggire una vita di stenti. I braccianti costituivano la maggior parte della popolazione attiva e lavoravano dall'alba al tramonto solo nei mesi estivi ed autunnali. Per raggiungere il posto di lavoro spesso dovevano percorrere a piedi lunghi tratti di strada ed usavano delle zappe con manici corti che deformavano la spina dorsale. Si nutrivano con un pezzo di pane d'orzo ed un piatto di legumi la sera. I bambini venivano avviati presto al lavoro: conducevano le pecore al pascolo, aiutavano a dissodare la terra e raccogliere la frutta. Non vi erano scuole pubbliche e quelle esistenti erano gestite da sacerdoti o monaci ed erano riservate ai figli delle famiglie abbienti. La mortalità infantile era spaventosa. L'artigianato era prospero (falegnami, fabbri, vasai, calzolai, sarti) ed i prodotti erano esposti nelle fiere e nei mercati settimanali di paese. Numerosi ed eccellenti gli scalpellini che lavoravano la pietra leccese lasciando il loro anonimo contributo sulle facciate delle chiese e dei palazzi signorili. L'analfabetismo superava nel Salento il 90%. I professionisti (notai, medici) erano molto pochi ed appartenevano alle famiglie nobili o di grossi proprietari terrieri.

Con il Governo di Giovanni Giolitti fu realizzato il mastodontico Acquedotto Pugliese, il più grande acquedotto d'Europa, che permise all'intera Puglia di rimediare allo storico problema della penuria di acqua. I lavori iniziarono nel 1906, dopo che alcuni deputati pugliesi ebbero ottenuto la creazione di una commissione di studio, cui seguirono il finanziamento e l'affidamento dei lavori in concessione, mediante una gara internazionale. La realizzazione dell'opera fu possibile grazie all'utilizzo di ingenti mezzi finanziari (125 milioni di lire dell'epoca) e di materiali, nonostante non mancasse chi pronosticasse l'irrealizzabilità della stessa. Venne inaugurata nel 1914, ma fu effettivamente completato solo nel 1939.

Durante la Grande Guerra Brindisi contribuì in modo significativo all'evolversi degli eventi bellici, grazie all'ampiezza ed alla sicurezza del suo porto. Le industrie meccaniche presenti sul territorio, insieme all'Arsenale Militare Marittimo di Taranto lavorarono a ritmi frenetici. Il primo dopoguerra fu caratterizzato da aspre lotte sociali fra proprietari terrieri e contadini. In diversi paesi del Salento ci furono scioperi, occupazioni di terre e agitazioni, per sedare le quali le forze dell'ordine ricorsero spesso alle armi. L'episodio più eclatante, noto come "l'eccidio di Parabita", si verificò il 21 giugno 1920 a Parabita, dove diversi manifestanti rimasero uccisi in seguito agli scontri con i Reali Carabinieri.

Con l’avvento del fascismo, furono istituite le due nuove province, la provincia di Taranto con decreto del 2 settembre 1923 n.1911, e quella di Brindisi con la legge 22 dicembre 1927, ma l'egemonia amministrativa e culturale di Lecce continuò però a esercitarsi grazie alla presenza in città dell'unica sede del Tribunale e dell'unica Università del territorio. Durante il ventennio, nonostante il rovinoso epilogo del regime, nel Salento furono realizzati insediamenti rurali per migliorare la resa della terra, vennero risanate zone malariche e paludose sia sul litorale ionico (bonifica della Terra d'Arneo) sia su quello adriatico, furono costruite scuole, formati gli insegnanti, realizzati alcuni palazzi istituzionali ed altre importanti infrastrutture.

Nel corso della seconda guerra mondiale, il porto di Taranto fu teatro della tristemente nota "notte di Taranto". Dopo la destituzione di Mussolini e l'armistizio, la famiglia reale e il governo Badoglio si trasferirono a Brindisi, che quindi divenne capitale del Regno d'Italia a partire dal 10 settembre 1943 fino all'11 febbraio 1944 (data in cui la capitale provvisoria fu trasferita a Salerno).

Le drammatiche condizioni economiche del secondo dopoguerra provocarono sia una ripresa delle lotte del movimento contadino (che con la riforma agraria degli anni '50 riuscì a ottenere la distribuzione ai braccianti del latifondo di Arneo), sia una massiccia emigrazione verso le città industriali del Nord Italia.

Nei primi anni sessanta il Salento si dotò di importanti impianti industriali. A Brindisi fu realizzata una grande industria petrolchimica che andava ad aggiungersi alle imprese meccaniche e aeronavali, garantendo opportunità di lavoro a tecnici e operai provenienti dal territorio e dalle province e regioni limitrofe. A Taranto nel 1965 venne inaugurato il "IV Centro Siderurgico Italsider", uno dei maggiori complessi industriali per la lavorazione dell'acciaio in Europa.

Attualmente il territorio del Salento conosce un processo di terziarizzazione dell'economia e punta sullo sviluppo e la commercializzazione di prodotti locali di qualità, nonché sull'uso delle peculiarità del territorio in funzione del turismo, grazie anche al rinnovato interesse per le caratteristiche culturali ed enogastronomiche insieme alle bellezze paesaggistiche e balneari.

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