Rossano

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Inviato da amalia 27/03/2009 @ 14:07

Tags : rossano, calabria, italia

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Rossano

Rossano - Stemma

Rossano è una città di 37.760 abitanti della provincia di Cosenza.

Il territorio comprende terreni di diversa origine geologica, con caratteristiche differenti (rocce, argille, sabbie), alle quali corrispondono diversi tipi di flora. Dal punto di vista paesaggistico dominano le culture arboree (uliveti, agrumeti e frutteti). In zone prossime alla costa sono inoltre presenti pioppeti. Esistono nel territorio due alberi di quercia monumentali (una farnia e una Quercus virgiliana).

Rossano trae il suo nome dal greco "rusion" (che salva) e "acron" (promontorio, altura) da cui derivano le versioni medioevali “Ruskia” o “Ruskiané” o “Rusiànon”; dal nome della famiglia romana alla quale potrebbe essere stato affidato il governo del “Castrum” e che avrebbe dato il nome di “Roscianum” al centro urbano. Si presume sia stato fondato dagli Enotri intorno al XI secolo a.C.,passò sotto il controllo magno-greco (VII-II sec. a.C.) e successivamente divenne l'avamposto romano nel controllo della Piana di Sibari e nell'infruttuoso tentativo di conquista dei territori montuosi della Sila, allora occupati dai Bruzi. Nel II sec. l'imperatore Adriano vi costruì un porto capace di accogliere 300 navi. Tra il 540 ed il 1059 Rossano visse una fase di grande splendore sociale, artistico e culturale sotto il dominio dei Bizantini: la sua posizione strategica la rese appetibile meta di conquista da parte di numerosi invasori (Visigoti, Longobardi, Saraceni) ma non fu mai espugnata. Importante centro politico-amministrativo nonché capitale dei possedimenti dell'Impero di Bisanzio, in qualità di centro militare nel 951-952 fu sede dello Stratego e si guadagnò il titolo, ancor oggi in uso, de "La Bizantina". Le numerose testimonianze artistiche ed architettoniche di quel periodo le valsero inoltre l'appellativo di "Ravenna del Sud".

Nei secoli successivi passò prima sotto il dominio dei Normanni (1059 – 1190) e poi degli Svevi (1190 - 1266) conservandosi città regia e quindi libera Università, fino alla politica di infeudazione seguita dagli Angioini (1266 - 1442), e poi dagli Aragonesi (1442 – 1504) e dagli Spagnoli (1504 - 1714), quindi proseguita sotto il viceregno austriaco (1714 – 1738) e con i Borbone (1738 – 1860). Ne furono feudatarie le famiglie Ruffo, Marzano, Sforza di Milano, Aldobrandini e Borghese di Roma; Bona Sforza d'Aragona, Regina di Polonia e Granduchessa di Lituania, dal 1524, in successione di sua madre Isabella, fu anche Principessa di Rossano e Duchessa di Bari.

Alla fine del XVIII secolo, Rossano entrò a far parte della breve esperienza della Repubblica Napoletana (1799) e durante il decennio francese (1806 - 1815),abolita la feudalità, ebbe un crescita politica e sociale, pregiudicata, però, dal devastante terremoto del 1836. Già sotto il decennio divenne Capoluogo di Distretto (28 Comuni), sede di Sottointendenza, Capoluogo di Circondario e sede del Giusticente; con l'unità fu sede di di Tribunale1865 , di Corte d’Assise1875 e del Distretto Militare e dal 1894 al 1926 sede di Sotto-Prefettura. Ancora nella seconda metà dell’800, fu centro di numerosi circoli culturali e produsse vari giornali e periodici; nel 1876 fu inaugurato il tronco ferroviario Jonico e, dopo qualche anno, beneficiò della prima illuminazione elettrica e delle prime centrali termoelettriche della Calabria.

Nel '900 Rossano ha vissuto tutte le vicende che hanno caratterizzato la vita politica e sociale del Meridione ed in definitiva dell'Italia intera: la Resistenza e le lotte di Liberazione, l’emigrazione, la ricostruzione della vita civile e democratica ed infine l'aspettativa del benessere sociale e materiale.

Gli anni '50 hanno coinciso con la crescita demografica, principalmente dovuta all'afflusso dai centri minori circostanti ed allo sviluppo dei servizi e delle attività commerciali, con conseguente boom dell'edilizia. Nel 1977 entra in funzione una centrale termoelettrica, alimentata a gas e ad olio combustibile. L'economia locale ruota comunque principalmente intorno all'agricoltura ed alla produzione di olio extravergine di oliva (Dolce di Rossano) e della rinomata liquirizia (AMARELLI, n.d.r.). Altre attività di una certa rilevanza sono la pesca, l'itticoltura, le produzioni lattiero-casearie, la lavorazione del legno, del vetro, delle pelli, del ferro battuto, il restauro di mobili d’arte, il ricamo e l'artigianato. Da tempo, inoltre, le amministrazioni susseguitesi puntano ad una forte riqualificazione turistica ed al potenziamento delle strutture ricettive. Tutt'oggi ha la sua zona industriale "S.IRENE", dove sono numerose le attivita industriali (Cartiera, Legnami, ecc).

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Rossano Veneto

Panorama di Rossano Veneto

Rossano Veneto è un comune di 7.600 abitanti della provincia di Vicenza.

A Mottinello, frazione di Rossano Veneto (Vicenza) e di Galliera Veneta (Padova), vi è la piazza del paese che divide i due comuni e quindi le due frazioni. è una frazione densamente popolata ed industrializzata; si notano la piazza con la chiesa parrocchiale e il poco distante parco, appartenente alla villa posta nella piazza.

Rossano Veneto è una delle località interessate dalle vicende umane e storiche che si svolsero tra il XI secolo e il XIII secolo e dalle numerose proprietà che videro protagonisti i vari componenti della famiglia degli Ezzelini. Proprietà che furono certosinamente accertate, censite e documentate dopo la loro definitiva sconfitta avvenuta nel 1260. (...) Rossano, secondo lo storico Brentari, sorse verso l'anno 1050, quando la famosa figlia di Berengario, Ermiza, con il figlio Forzura, fondò nel territorio Bassanese una rocca sull'antico fundus Roxianus così detto da Roxius, cittadino e notabile romano che ne era stato proprietario. La famiglia di Ermiza si trasferì in seguito a Treviso, e diede a quella città illustri cittadini quali: Tisone, Vecello ed Enrico da Rossano, nominati nel codice Ezzeliniano del 1126. Il castello fu innalzato ove ora è la chiesa parrocchiale, intorno alla quale si conservano assai bene, e quasi per intero, le fosse che la circondavano. Rossano fu per molti anni legato alle sorti di Bassano e della potente famiglia degli Ezzelini,i quali vissero nel periodo storico dei Liberi Comuni. Costituitasi Vicenza a Repubblica, nel secolo XII, Bassano, che apparteneva ad Ezzelino I detto il Balbo, si unisce ad essa nell'anno 1175. Nel 1194, passa ad Ezzelino Il detto il Monaco che la consegna con il suo territorio ai Padovani in garanzia di una grossa somma, ma in seguito a nuove liti la riprende (1199) e la cede ad Alberico (1223). Nel 1240 Bassano passa ad Ezzelino III detto il Tiranno. Fu sospettoso, crudele, astutissimo ad ammassare denari, spogliatore di chiese, uccisore di preti, frati, religiosi: conferiva benefici come il Papa a chi voleva. Molte guerre si succedettero poi, intanto Verona, Padova, Treviso e Vicenza si costituivano Comuni indipendenti e riconoscevano solo l'Imperatore. Così successe a Bassano e l'esempio si estese alle ville; fra queste, Rossano che, pur dipendendo da Bassano, acquistò, verso il 1260, una certa autonomia che diverrà sempre maggiore. Frequenti contrasti ebbe Bassano anche con le altre ville del territorio: gli atti del Consiglio sono infatti costellati di liti per i confini fra le comunità, come quella scoppiata nel 1442 fra Bassano e Rossano e durata oltre un ventennio. Nelle campagne cominciò la coltivazione del gelso (moraro) e l'allevamento del baco da seta (cavaliere). Nonostante i contrasti sopraccitati i nobili e i conti del tempo incominciarono a chiedere suppliche alla Magistratura dei Beni Inculti della Serenissima Repubblica di Venezia per scavare canali, ottenere concessioni di acqua dal fiume Brenta, come forza motrice di filande, cartiere, molini e magli. Il 1700 tu il secolo delle riforme civili, delle scoperte e delle invenzioni nacquero le prime botteghe e le prime fabbriche. Anche Rossano ebbe i suoi opifici, mulini, cartiere, segherie e magli. Nel 1800 gli Austriaci furono sconfitti dai Francesi, che furono stanziati, oltre che a Bassano, a Rosà, Cassola e Rossano, Ma durante tale occupazione nei nostri territori vi furono anche saccheggi e distruzioni: proprio nel 1809 l'archivio parrocchiale e quello comunale di Rossano andarono distrutti. Dopo la sconfitta di Napoleone nel 1815, i nostri paesi rientrarono a far parte del regno Lombardo - Veneto. Nel 1817 la popolazione di Rossano fu colpita da una tremenda carestia accompagnata da tifo, e negli anni 1832 e 1836 dal terribile morbo del colera: il Capitello votivo alla Madonna della Salute ne è testimonianza. In seguito alla guerra di indipendenza, anche Rossano entrò a far parte del regno d'Italia e nel 1866 gli fu dato l'attributo di "Veneto" per distinguerlo dalla omonima cittadina calabra.

Il 18 marzo 1730, il nobile Bartolomeo Caffo, imprenditore della seta, entrò in possesso di un vasto appezzamento terriero (74 campi) da identificare con quella contrada, a nord della Chiesa, già del nobile Iseppo Bonfadini e poi di Zambattista Bortolazzi: una sorta di paradiso per Bartolomeo, uomo colto, amante delle lettere e delle lunghe e sagge conversazioni, al punto da far tributare alla villa, che di lì a poco verrà costruita, l’appellativo di “ dotta”. Tra il 1739 e l’anno successivo, Bartolomeo Caffo affidò all’architetto bassanese Giovanni Miazzi, seguace del Palladio, del Serlio e del Vignola, l’incarico di progettare e costruire la villa. Ne risultò una costruzione basata sulla lucida semplicità, sulla franchezza dei volumi e l’essenzialità dei corpi: all’attuale corpo centrale erano associate due barchesse aperte, quasi certamente utilizzate per l’attività di gelsibachicoltura in connessione con l’attività tessile del proprietario. La villa subì poi molti rimaneggiamenti, dei quali è possibile tracciare l’evoluzione in modo solo ipotetico fino al 1789, data nella quale sulle barchesse vennero innalzate le colombare e sul lato ovest del corpo centrale venne addossata una cappellina domestica. Nel 1792 Bartolomeo acquistò altri 23 campi, e fu costretto a migliorare la rete d’irrigazione: in una mappa facente parte del Catasto Napoleonico, e datata 18 settembre 1809, appare un laghetto artificiale, evidentemente scavato non appena accolta la richiesta d’uso irriguo della tenuta. A questa data, Bartolomeo era morto già da un anno. Tra il 1832 ed il 1855 vennero murate alcune finestre delle barchesse, allineate le colombare e alzate le coperture; sulla parte ovest fu aggiunto un profondo porticato, risultato dell’allungamento della falda spiovente a ponente della barchessa. A questo periodo probabilmente risalgono i monocromi che adornano le pareti della stanza subito a destra dell’entrata, in cui appaiono degli scorci paesaggistici, i dintorni campagnoli, le cascate dell’amata tenuta, il tutto con un contorno decorativo neoclassico. Verso la fine dell’ Ottocento, morto anche il figlio Niccolò, l’intera proprietà entrò in possesso del cavalier Francesco Navarrini, celebre cantante lirico, ricordato ancor oggi dal cancello d’entrata, nei cui due battenti campeggia al centro una cetra, simbolo di musica e canto. Durante le due guerre mondiali, l’edificio ospitò dapprima un ospedale, poi vari comandi militari, fra cui quello tedesco nel corso dell’ultima guerra. Nel secondo dopoguerra, la villa fu acquistata da Matteo Cecchele, passò poi agli eredi Rodighiero, all’Agricola Rossanese s.r.l. , a Miki Biasion, a Creme e Ganassin, e, finalmente, al Comune di Rossano Veneto, che l’acquistò i 26 luglio del 2001, con l’intento di farne la nuova sede della Biblioteca comunale e ricostituire quel polo culturale che le valse trecento anni fa l’appellativo di “dotta”.

Si ha notizia dell'Ecclesia de Roxano da quando la Pieve unitaria bassanese, comprendente il capoluogo ed il territorio annesso, intorno al secolo XII si frazionò determinando l'elezione a parrocchia anche della cappella di S. Maria di Rossano. La parrocchia fece parte della diocesi di Vicenza fino al 1° maggio 1818, quando il papa Pio VII la incorporò alla diocesi di Padova. La prima chiesa fu distrutta da un incendio nel 1719; subito ricostruita, venne consacrata nel 1746 e fu sottoposta ad ulteriori lavori di ampliamento nel 1908. Il magnifico interno contiene affreschi e numerose tele, che datano dal XVII secolo. In particolare, nel presbiterio si ammirano due grandi tele (L'adorazione dei pastori e L'adorazione dei Magi) del XVIII secolo; dello stesso secolo è pure la pala dell’Altare maggiore, che rappresenta la Natività della Beata Vergine Maria, alla quale è dedicata la chiesa e che si festeggia solennemente ogni anno l'8 settembre. La chiesa, divenuta arcipretale nel 1761, fu elevata alla dignità di Duomo nel 1981.

L'esistenza della chiesa di S. Lorenzo, con cimitero adiacente, è documentata già nel XVI secolo. L'antico edificio, ormai fatiscente, venne ricostruito dopo la Seconda Guerra mondiale, in seguito ad un voto della popolazione. All'interno, oltre al venerato simulacro di Maria Bambina, patrona di Rossano, si possono ammirare opere dei pittori rossanesi Dante Bizzotto e Giovanni Luigi Bizzotto.

Monumento nazionale, fu costruita verso il 1650 dai signori Cortellotto, passò ai Ferrari nell 1770 ed infine ai nobili Comello nel 1795. L'avancorpo con la loggia ionica è affiancato da due ali ritmate da coppie di lesene, tra le quali si aprono finestre coronate da timpano alternativamente triangolare e curvilineo. I due lunghi corpi di fabbrica che inquadrano il prospetto furono aggiunti in età neoclassica. All'interno della Villa, dietro 6 la quale si estende uno stupendo parco con laghetto, si possono ammirare affreschi di Francesco Bagnari. Sul lato destro, l'oratorio del Nome di Maria e di S. Rocco, del XVIII secolo, con interessanti affreschi. Dal 1926 la Villa appartiene ai Padri Camilliani, che ne hanno fano un centro di spiritualità.

Nel 1785 i fratelli Bernardo e Baldassarre Sebellin costruirono un palazzo (Palazzo Sebellin nell'attuale via Roma), per propria abitazione. Ed è di qualche anno più tardi la prima indicazione dell'impegno dei Sebellin nella vita e nello sviluppo economico di Rossano Veneto. Nel frattempo, le proprietà della famiglia si estendevano ulteriormente, in particolare nella zona retrostante il palazzo, sino all'acquisizione della vasta area che verrà destinata all'edificazione del Parco. Uno dei fratelli, Baldassarre, lascerà in dono ai Rossanesi, nel 1876, il Palazzo ex sede del Municipio. Alla fine dell'800 è il figlio di Luigi, Riccardo, a prendere in mano le sorti della famiglia e ad entrare in possesso delle proprietà rossanesi e vicentine. È lui che nel 1890 chiede di ricostruire a sue spese il marciapiede della Contrada Maggiore (l'attuale via Roma), è lui che nel 1899 richiede di collocare lungo le vie principali le condutture per l'elettricità, e poi la costruzione di strade, dei provvedimenti contro le frequenti epidemie, la costituzione dei pozzi con le igieniche pompe, insomma tutta una serie di riforme che dovevano condurre Rossano al passo con lo sviluppo tecnico, economico e sociale che si andava imponendo a cavallo tra i secoli. Il parco annesso al grande palazzo fu ideato e realizzato durante la seconda metà del XIX secolo, dopo che Riccardo Sebellin, figlio di Luigi, procedette all'accorpamento di tutti i terreni non ancora in suo possesso posti nell'area retrostante il palazzo stesso. Ecco quindi le grandi macchie di alberi sapientemente articolate: i viali tortuosi senza bordure e colline, grotte, laghetti artificiali, il tutto teso a simboleggiare una natura selvaggia e rustica, non contaminata dall'intervento dell'uomo. Alla fine dell'Ottocento, quando Riccardo Sebellin ha esteso la sua proprietà, il progetto di costruzione del parco comincia a realizzarsi. Questo documento viene confermato da mappe risalenti all'anno 1901, che ci mostrano già ben definiti i limiti del Parco e del laghetto, la riconoscibile sagoma della ormai costruita torre di gusto neogotico, che ispirerà probabilmente il nome della riformata via Torricella, il cui percorso passava proprio al centro dei terreni oggetto della trasformazione e la piccola fabbrica, sempre in stile neogotico, che più tardi verrà adibita a voliera, giusto nel mezzo dell'estensione del parco.

I principali prodotti dell'agricoltura sono i cereali, l'uva e quelli derivati dagli allevamenti del bestiame.

La denominazione del comune fino al 1867 era Rossano.

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Rossano Giampaglia

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Rossano Giampaglia (Livorno, 1º gennaio 1945 – Genova, 2 dicembre 2005) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano.

Esordisce in Serie A nella Sampdoria, ma trascorre la maggior parte della sua carriera fra Serie B e Serie C.

Ritiratosi, nel 1989 diventa tecnico federale.

Colto da leucemia nel 1995, riesce a guarirne e nel 1997 diventa commissario tecnico dell'Under 21 italiana succedendo a Cesare Maldini. Lascia la panchina nel 1998 dopo la delusione negli Europei di categoria, alla cui fase finale l'Italia non riuscì a qualificarsi. Inizia poi a lavorare al fianco del suo amico fraterno Marcello Lippi, che segue anche quando questi diventa CT della nazionale di calcio italiana.

È stato uno dei più affermati e acclamati talent-scout e osservatori italiani. Si è spento il 2 dicembre 2005 all'ospedale di Genova, afflitto ancora una volta dalla leucemia.

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Rossano (cantante)

Rossano , nome d'arte di Rossano Attolico (Bari, 15 marzo 1946 – New York, 4 novembre 1976) è stato un cantante italiano.

Dopo una discreta gavetta e i primi due dischi da solista incisi con la CAR Juke Box (etichetta che faceva capo a Carlo Alberto Rossi), debutta in televisione nel 1968 nella gara musicale Settevoci, condotta da Pippo Baudo, e successivamente partecipa alla Mostra Internazionale di Musica Leggera, concorrendo per la Gondola d'argento riservata agli artisti emergenti.

La Ri-Fi, casa discografica milanese di Giovambattista Ansoldi, lo ingaggia (nella sottoetichetta Variety) imponendolo come garbato esecutore di brani del passato in chiave melodico-moderna.

Il suo più grande successo è stato infatti Ti voglio tanto bene, una canzone di trent'anni prima che Rossano ripropone al Cantagiro 1969, vincendo nel girone B e raggiungendo la settima posizione nella hit parade estiva.

Su questa falsariga, Rossano pubblica un intero album di vecchi brani riarrangiati (tra cui Non dimenticar, Arrivederci Roma, Tornerai, Fontana di Trevi) intitolato Italia amore mio, palesemente destinato al mercato estero e alla nostalgia degli emigranti italiani.

Nel 1970 partecipa al Festival di Sanremo con Occhi a mandorla in coppia con Dori Ghezzi, senza riuscire ad entrare in finale.

Nel 1971 presenta ad Un disco per l'estate il brano Ho perso il conto, composto da Andrea Lo Vecchio e Roberto Vecchioni. Quest'ultimo, autore del testo, reinciderà poi il brano dandogli il titolo Luci a San Siro e trasformandolo in un classico della canzone d'autore.

Sempre nel 1971 Rossano tenta con poca fortuna la strada del cinema, recitando nel film Io Cristiana, studentessa degli scandali, di Sergio Bergonzelli.

Nel 1972, è di nuovo in gara a Un disco per l'estate con la canzone Dove andiamo stasera.

Sciolto il contratto con Ansoldi, tenta ancora un rilancio nella PDU, etichetta discografica svizzera di proprietà di Mina.

Successivamente si dedica sempre di più al pubblico degli italiani all'estero, compiendo tournée in vari paesi d'Europa e del mondo. Durante uno di questi soggiorni all'estero, precisamente a New York, il 4 novembre 1976, Rossano viene ritrovato impiccato in una camera d'albergo, a soli 30 anni. La stampa dell'epoca parla di suicidio, mentre alcune altre voci propendono per un omicidio, ma le circostanze non sono mai state ufficialmente chiarite.

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Source : Wikipedia