Roberto Benigni

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Inviato da amalia 03/05/2009 @ 10:07

Tags : roberto benigni, attori e attrici, cinema, cultura

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Roberto Benigni

Roberto Benigni sul palco di Tutto Dante a Padova, 23 giugno 2008.

Roberto Remigio Benigni (Manciano La Misericordia, 27 ottobre 1952) è un attore, comico, regista e sceneggiatore italiano. Fra i numerosi riconoscimenti per il suo lavoro, vanta il ricevimento del premio Oscar per il film La vita è bella (1997), come attore protagonista, e la candidatura al Premio Nobel per la letteratura 2007 (principalmente per l'impegno profuso in favore della diffusione della Divina Commedia di Dante Alighieri).

Noto e popolare monologhista teatrale, dalla comicità ironica e dissacrante, è diventato personaggio pubblico tra i più amati in Italia e nel mondo. Le sue apparizioni televisive sono poco frequenti e testimoniano un carattere gioioso e irruente, sovvertendo spesso il clima dei programmi di cui è ospite: spesso è stato oggetto di polemiche intentate dalla classe politica, specie di centrodestra, per la sua satira tagliente, che ha spesso come bersaglio esponenti politici di rilievo, in particolar modo Silvio Berlusconi. Benigni si è altresì distinto come lettore, interprete a memoria e commentatore della Divina Commedia di Dante Alighieri, ricevendo ampi consensi di pubblico e critica.

Nasce a Manciano La Misericordia (frazione di Castiglion Fiorentino in Provincia di Arezzo) il 27 ottobre 1952 da Luigi Benigni (1919-2004) e Isolina Papini (1919-2004), entrambi contadini. Roberto è il più giovane dopo le sorelle Bruna (1945), Albertina (1947) e Anna (1948), di carattere allegro ed espansivo fin da giovanissimo, si trasferisce nel 1958 con tutta la famiglia a Prato, nella frazione di Vergaio, dove vive tutt'ora la sua famiglia di origine. Iscritto dapprima in un seminario fiorentino, lo abbandona dopo l'alluvione del 4 novembre 1966, per compiere gli studi secondari nell'istituto tecnico commerciale Datini di Prato conseguendo il diploma di ragioniere. La sua vera grande passione è però lo spettacolo.

Nel 1983 durante le riprese di Tu mi turbi conosce l'attrice cesenate Nicoletta Braschi che diventerà sua moglie il 26 dicembre 1991 con una cerimonia privata, da quel momento l'attrice sarà praticamente presente in tutti i film diretti dal marito.

Dopo avere iniziato come cantante e musicista debutta sul palcoscenico nella primavera del 1972, non ancora ventenne, al Teatro Metastasio di Prato con lo spettacolo Il re nudo di Eugenij Schwarz, diretto da Paolo Magelli. A Firenze fa la conoscenza - rivelatasi fondamentale - di Luigi Delli, Carlo Monni, Donato Sannini, Marco Messeri, col quale si avvia - i due durante i settanta portano in scena in coppia vari spettacoli scritti e diretti dallo stesso Messeri - verso forme di spettacolo d'avanguardia, di scherzo popolare da strada. Nell'autunno del 1972 si trasferisce a Roma e si fa le ossa per un triennio nel teatro sperimentale, collaborando soprattutto con Lucia Poli nella compagnia Beat '72 nel Teatro dei Satiri e nel Teatro San Genesio, partecipando a diversi spettacoli; di alcuni cura anche la regia.

Nel 1975 fa un incontro fondamentale per la sua carriera, con Giuseppe Bertolucci, che scrive per lui il monologo Cioni Mario di Gaspare fu Giulia, che ottiene grandissimo successo dapprima al Teatro Alberico di Roma e portato poi su tutti i palcoscenici italiani. Il personaggio di contadino toscano che delinea, in gran parte autobiografico, contiene già l'ambivalenza che caratterizza anche in seguito le sue interpretazioni: da un lato, una travolgente esuberanza gestuale e soprattutto verbale, che ricorre volentieri all'eloquio plebeo e all'aperta irriverenza verso qualsiasi forma di autorità; dall'altro lato un candore ingenuo e quasi infantile, che lascia spesso intravedere una vena di surreale e malinconica poesia.

Nel 1976 viene invitato al Premio Tenco che contribuirà in modo notevole alla sua affermazione e a cui parteciperà molto spesso.

Il personaggio di Cioni suscita anche grande scandalo e molti interventi censori, nella serie televisiva Onda libera (il cui titolo originale avrebbe dovuto essere Televacca), e Vita da Cioni, approdando infine al cinema nel 1977 nel film, diretto e sceneggiato dallo stesso Giuseppe Bertolucci, Berlinguer ti voglio bene, che ne asseconda facilmente l'estrema mobilità e la loquacità incontenibile. La pellicola attraversa numerose traversie, prima di affermarsi come un film cult. I censori dell'Italia democristiana dell'epoca avversano la pellicola, impedendone la diffusione in molte sale. Benigni venne lasciato senza un minimo supporto, anche dalla critica specializzata, che avrebbe dovuto essere imparziale e schierarsi con l'artista.

L'immagine del primo Benigni si forma dunque come personaggio scomodo e ribelle, di nicchia, temuto da una parte ed amato dall'altra, imprevedibile e sempre capace di provocare sorprese e, a volte, choc. Apparso a una manifestazione pubblica del Partito Comunista Italiano, del quale era simpatizzante, prese in braccio e dondolò il leader Enrico Berlinguer, persona molto seria. Fu un fatto senza precedenti; fino ad allora, i politici italiani erano noti per la loro seriosità e formalità, e Berlinguer era forse il più serio di tutti. L'evento segnò una svolta, dopo la quale i politici sperimentarono nuovi modi, frequentando anche manifestazioni meno formali e in generale modificando il loro stile di vita verso un'apparenza più familiare.

Durante il Festival di Sanremo del 1980, di cui è il presentatore, scandalizza il pubblico baciando appassionatamente, in diretta televisiva, la conduttrice Olimpia Carlisi, ma soprattutto fa storia il suo epiteto Wojtilaccio, una via di mezzo tipicamente toscana, tra l'irriverente e l'affettuoso per apostrofare il Papa venuto dall'Est, Giovanni Paolo II. In seguito compare ancora in televisione, come ospite d'onore in spettacoli condotti da Pippo Baudo (ancora al Festival di Sanremo del 2002) e Raffaella Carrà, nonché nei talk-show americani, soprattutto quello, popolarissimo, di David Letterman.

Con Bertolucci collaborerà ancora nel 1983 con un'antologia di spettacoli tenuti dal comico nelle piazze e nei teatri di tutta Italia, Tuttobenigni, replicata poi in videocassetta nel 1996 con Tuttobenigni 1995/96. È proprio tramite Bertolucci che Benigni entra in contatto con lo sceneggiatore Vincenzo Cerami col quale affronterà la fase più matura della carriera.

Mentre prosegue l'attività cinematografica in ruoli di secondo piano, tranne nel ruolo da protagonista di un bizzarro maestro elementare nel film Chiedo asilo di Marco Ferreri, nel 1978 partecipa al programma televisivo di Renzo Arbore L'altra domenica, nelle vesti di uno stralunato e improbabile critico cinematografico. La collaborazione con Arbore continua con altri due film: Il Pap'occhio del 1980 e FF.SS. del 1983 nel primo si racconta l'inaugurazione di un fantomatico, e in grande anticipo sui tempi, Centro Televisivo Vaticano: la seconda è un viaggio goliardico nei vizi dell'Italia degli anni '80 compiuto da una donna delle pulizie, raccontato in una fantomatica sceneggiatura volata via dallo studio di Federico Fellini. Entrambe le pellicole si attirano i fulmini censori e le ire del maestro riminese, che tenterà un'azione legale contro il regista. Benigni soprattutto nella prima pellicola è letteralmente scatenato: da antologia le scene sul balcone papale, dove il nostro si affaccia al posto del Pontefice, e soprattutto l'impagabile monologo con l'affresco del Giudizio Universale, dapprima tagliato dalla censura e poi riproposto integralmente nel 1998, alla pubblicazione in videocassetta. Nel febbraio 2005 Benigni torna ancora insieme ad Arbore in televisione come ospite a sorpresa in un suo programma di grande successo, Speciale per me - meno siamo meglio stiamo, dove recita a memoria un canto della Divina Commedia di Dante Alighieri. Il 27 ottobre 2005, inoltre, è ospite della trasmissione Rockpolitik, accanto ad Adriano Celentano e Luisa Ranieri, dove si esibisce in un esilarante monologo di tre quarti d'ora sulla libertà di espressione, riproponendo, in una versione tutta personale e aggiornata all'attualità politica del momento, una celebre scenetta del film Totò, Peppino e la malafemmina (in cui il Principe de Curtis dettava una strampalata lettera a Peppino). Per finire poi con citazioni su libertà e democrazia tratte da Voltaire e Socrate.

Nel 1983 inizia la sua carriera di regista cinematografico con Tu mi turbi film in quattro episodi dove ha ancora modo di mostrare la sua incontenibile verve nella scena famosa della guardia al Milite Ignoto. Il film viene apprezzato da pubblico e critica, quest'ultima però accoglie tiepidamente la sua prova dietro la macchina da presa.

Grandissimo successo al botteghino e di cassetta lo ottiene poi, nel 1984, Non ci resta che piangere, scritto, diretto ed interpretato con Massimo Troisi, pieno di gag e tormentoni entrati nel linguaggio comune e divenuti immortali. I due comici, grandi amici, simili per l'uso personale della parola e della mimica e per il ricorso al dialetto, ma anche profondamente diversi per l'appartenenza a due universi culturali tra loro assai distanti, appaiono come complementari in questo che purtroppo restò il loro unico film recitato in coppia.

Sbarcato per la prima volta negli Stati Uniti d'America, recita in tre film diretti dall'amico Jim Jarmusch: Daunbailò (Down by law) del 1986, nella serie di cortometraggi Coffee and Cigarettes del 1987 - ampliata e riproposta nel 2004 - dove l'attore toscano si cimenta col mondo cupo e soffocante dell'emarginazione nelle metropoli americane e in Taxisti di notte del 1991, film ad episodi nel quale recita, in una Roma spenta e desolata, la parte di un tassista toscano che uccide un prete con la sua scabrosa confessione su amori non proprio ortodossi. Pellicole diventate cult per molti cinefili. Ruolo più brillante, invece, quello che affronta con Blake Edwards nel 1993, nel nuovo film della serie della Pantera Rosa intitolato Il figlio della Pantera Rosa, dove gli viene affidata la parte del figlio dell'ispettore Clouseau, l'indimenticabile Peter Sellers.

Nel 1988 inizia una proficua collaborazione con lo scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami in quattro pellicole da lui anche prodotte per la sua Melampo Cinematografica che ottengono uno straordinario successo di pubblico: nella prima, Il piccolo diavolo, recita al fianco di Walter Matthau; nella seconda, Johnny Stecchino si sdoppia in due personaggi e nella terza, Il mostro, allude certamente al famigerato mostro di Firenze per i delitti del quale in quegli anni si celebrava il processo a Firenze. In questi film mette a tacere la sua vena più aggressiva e popolana per concentrarsi, sempre con lo strumento comico dell'equivoco, su tematiche scottanti e attuali come appunto il mostro di Firenze e il fenomeno del pentitismo mafioso.

Nel 1990 ha invece l'occasione di recitare in un film diretto da Federico Fellini, La voce della luna, tratto dal libro Il poema dei lunatici di Ermanno Cavazzoni, accanto a Paolo Villaggio, nel quale l'attore rinuncia per la prima volta alla maschera e al vernacolo per tratteggiare un personaggio lunare e inquieto, tutto teso ad ascoltare voci misteriose provenienti da un pozzo. L'anno seguente recita nella fiaba musicale di Sergej Prokofiev Pierino e il lupo, sotto la direzione del prestigioso direttore d'orchestra Claudio Abbado.

Nel 1997 raggiunge la consacrazione internazionale con l'acclamatissimo La vita è bella, il film che racconta la tragedia dell'Olocausto. La pellicola suscita un vero e proprio vespaio a causa dell'argomento trattato, in contrasto troppo stridente, secondo alcuni, con la comicità presente nel film. Benigni, figlio di un ex-deportato (Luigi Benigni fu deportato durante la guerra in un campo di lavoro nazista, ed il film si basa in parte sulle sue esperienze), difenderà sempre la sua scelta di trattare un tema così delicato con approccio diverso: la sceneggiatura tragicomica, in realtà, non fa altro che accentuare la drammaticità e la commozione di alcune scene, proprio grazie a questo contrasto. Ne risulta una traduzione in fiaba, se si vuole, di una tragedia fino ad allora ritenuta "raccontabile" solo in modi rigorosi (come nel lungometraggio di Spielberg Schindler's List); ma, proprio come una fiaba, il film di Benigni esorcizza quella che è una tragedia vera, e lo fa ponendo l'accento su un aspetto "tragico nella tragedia", cioè dell'effetto devastante che essa può avere su un bambino. Nella pellicola è proprio il padre, impersonato dall'attore toscano, a salvare il destino e l'animo del figlio.

Il film riceve sette nomination all'edizione degli Oscar del 1999, portandone a casa tre nella notte del 21 marzo 1999, quello per la miglior colonna sonora a Nicola Piovani, quella come miglior film straniero e quella per il miglior attore protagonista. Benigni è il primo attore non anglosassone a vincere in questa categoria, ed è anche l'unico attore - insieme a Laurence Olivier - ad aver vinto tale premio in un film diretto da se stesso, ed il quinto a vincerlo per una commedia. È anche stato il quarto nella storia a ricevere nello stesso anno le nomination come attore, regista e sceneggiatore, dopo Orson Welles, Woody Allen e Warren Beatty.

Proprio il momento della consegna del premio da parte di Sophia Loren (memorabile l'annuncio della Loren "ROBERTO!") ed è rimasta memorabile anche l'esplosione di gioia dell'attore toscano che, divertendo ampiamente il pubblico americano, abituato alla formalità della notte degli Oscar, all'annuncio del suo nome balzò sui braccioli e gli schienali delle sedie della sala per raggiungere il palco, passando sopra le teste dei divi di Hollywood presenti. Proprio questa gag improvvisata e il discorso di ringraziamento in un inglese stentato lo resero particolarmente simpatico ed apprezzato negli Stati Uniti. Dopo aver ricevuto le nomination, Benigni incontrò l'allora presidente della repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro e, stringendogli la mano, esclamò: Ora ho l'Oscar nelle mie mani!. Oltre a questo, il film fa incetta di premi: 5 Nastri d'Argento, 9 David di Donatello, e il prestigioso Gran Premio della Giuria al 51° Festival di Cannes, con uno scatenato Benigni che si distende ai piedi di un estasiato Martin Scorsese, presidente.

Subito dopo quel successo colossale e probabilmente irripetibile, sceglie di comparire in un film per famiglie di produzione francese Asterix e Obelix contro Cesare, diretto da Claude Zidi, accanto a Gérard Depardieu nella parte di Obelix, a Christian Clavier nella parte di Asterix e alla modella Laetitia Casta, interpretando Detritus, il perfido consigliere di Giulio Cesare.

Nel 2004 produce, scrive e dirige il suo ottavo film, sempre al fianco della moglie Nicoletta Braschi, intitolato La tigre e la neve, uscito nelle sale il 14 ottobre 2005. Si tratta della riproposizione di tematiche già presenti nel film La vita è bella (un uomo qualunque, ilare e giocoso che si innamora di una donna) ambientata stavolta in un altro tragico contesto: la guerra in Iraq. Nel film, con Benigni e la Braschi, appaiono Jean Reno e Tom Waits. Anche questo si rivela un grande successo di pubblico, ma viene accolto in maniera controversa dalla critica. Anche questo film si rivela un vero inno alla vita e alla gioia di vivere.

Un rapporto particolare lega poi l'attore toscano con la Divina Commedia e Dante: tiene letture sull'argomento in diverse università ed è molto apprezzato per le sue recitazioni a memoria di interi canti del poema: resterà memorabile quella dell'ultimo canto del Paradiso avvenuta il 23 dicembre 2002 nel teatro di posa della sua casa di produzione a Terni, alla presenza di un folto pubblico televisivo, ispirate dalla tecnica della poesia estemporanea, una forma d'arte popolare in Toscana.

A partire dal 27 luglio 2006, in Piazza Santa Croce a Firenze, Benigni ha tenuto un ciclo di letture dantesche. Tredici canti, uno per sera, letti e commentati, come in un unico grande racconto, dall'attore toscano più noto nel mondo. I canti della Divina Commedia che sono stati scelti sono i primi dieci, il XXVI e il XXXIII dell'Inferno e il XXXIII del Paradiso.

Dal successivo novembre Benigni ha poi portato in giro per l'Italia le sue letture dantesche, in un tour chiamato "Tutto Dante".

Nel corso del 2007 lo spettacolo è stato proposto in alcune carceri italiane.

Ispirato al tour "Tutto Dante", la RAI ha prodotto uno show, che vede protagonista lo stesso Benigni, diviso in una prima serata evento ed altre dodici seconde serate. Il 29 novembre 2007 è andata in onda su Rai Uno la prima puntata della serie in cui Benigni ha letto 14 canti della Divina Commedia, preceduti da una sua personale spiegazione. La prima puntata è stata seguita da 10.997.000 spettatori. Il programma "Tutto Dante" continua per 13 puntate in seconda serata su Rai Uno a partire dal 6 dicembre. Durante la prima puntata ha parlato del XXXIII canto del Paradiso.

Dal dicembre 2008, lo spettacolo Tutto Dante ha varcato i confini nazionali per intraprendere un viaggio che porterà Roberto Benigni e Dante in giro per l’Europa, gli Stati Uniti, il Canada e l’America del Sud.

Dopo sette anni, Roberto Benigni torna al Festival di Sanremo alla prima puntata nell'edizione 2009, anche se questo aveva acceso varie polemiche riguardo gli esorbitanti compensi elargiti per l'attore toscano. Tuttavia la partecipazione di Benigni al festival sorprende tutti, per l'ennesima volta: durante il suo monologo il comico dà sfoggio a tutta la sua sottile satira, prendendo di mira, tra gli altri, ancora una volta Silvio Berlusconi. Alla fine della sua esibizione, però, Benigni commuove l'Italia: in merito alle polemiche sulla canzone di Povia in gara nello stesso festival, inerente allo scottante tema dell'omosessualità, il comico toscano recita a memoria una lettera scritta da Oscar Wilde al suo giovane compagno, durante la prigionia in Inghilterra per i suoi sentimenti omosessuali. Inoltre, profonde critiche si concentrano su Iva Zanicchi riguardo alle battute del comico in merito alla canzone "Ti voglio senza amore".

Il 7 marzo 2009, Benigni ha inaugurato nella capitale francese il tour che porterà La Divina Commedia in giro per il mondo. Lo spettacolo è stato un grande debutto: Benigni esordisce annunciando che ‘’è la prima volta che sono in scena all’estero, così da vivo’’. Il Grand Rex rende omaggio all’attore toscano con una prolungata standing ovation alla fine dello show che ha entusiasmato i circa 3.000 presenti. Dopo questo lo spettacolo toccherà Bruxelles, Londra, molte città della Germania e della Svizzera, per concludersi nel mese di giugno con varie date negli Stati Uniti, in Canada e una chiusura a Buenos Aires.

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In compagnia di Roberto Benigni

In compagnia di Roberto Benigni è un album di Roberto Benigni pubblicato nel 2006.

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Il Cabaret di Roberto Benigni

Il Cabaret di Roberto Benigni è il primo disco di Roberto Benigni, un 33 giri del 1972.

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Nicola Piovani

Nicola Piovani (Roma, 26 maggio 1946) è un pianista, compositore e direttore d'orchestra italiano.

Celebre autore di colonne sonore, ha lavorato con i maggiori registi del cinema italiano vincendo il premio Oscar per le musiche del film La vita è bella. È anche autore di teatro musicale e di musica da concerto.

Nicola Piovani nasce a Roma, nel quartiere Trionfale. Suo padre Alberico, originario di Corchiano (Viterbo), è un musicista dilettante, suona la tromba nella banda del paese. Sua zia Pina Piovani è un'attrice che ha lavorato nelle maggiori compagnie teatrali romane: Ettore Petrolini, Aldo Fabrizi, Romolo Balzani. Da bambino comincia a studiare inizialmente la fisarmonica, poi il pianoforte, prendendo lezioni private mentre studia al liceo Classico.

Dopo la maturità, si iscrive all'università La Sapienza nella facoltà di Lettere e Filosofia. Nel 1967 si diploma in pianoforte da privatista al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.

Sono gli anni della “contestazione”, e all'università Piovani entra in un collettivo di cui fa parte fra gli altri il regista Silvano Agosti. Nel 1968 il gruppo produce una serie di cinegiornali che documentano il movimento studentesco, a Piovani viene affidato l'incarico di realizzare il commento musicale: sarà la sua prima colonna sonora.

L'esordio in un lungometraggio arriva l'anno successivo. Silvano Agosti gli chiede di lavorare a N. P. Il segreto, protagonista Irene Papas.

Nel frattempo Piovani continua a studiare e a fare diverse esperienze professionali. Per guadagnarsi da vivere suona in un locale di cabaret, dove una sera ha l'occasione di accompagnare Vittorio De Sica che canta Parlami d'amore Mariù. Incontra il grande compositore greco Manos Hadjidakis, per il quale si offre di lavorare come “negro” (cioè come orchestratore anonimo) allo scopo di carpire i segreti della composizione e della scrittura orchestrale.

Fa l'arrangiatore per la casa discografica Produttori Associati, e viene coinvolto da Fabrizio De André come co-autore di due album: Non al denaro, non all'amore né al cielo e il successivo Storia di un impiegato. Gira l'Italia con la compagnia teatrale di Carlo Cecchi, scrivendo le musiche di scena e talvolta partecipando in prima persona agli spettacoli come pianista e batterista.

Il regista Marco Bellocchio, dopo aver visto N. P. Il segreto, si rivolge a Piovani per la colonna sonora del suo film Nel nome del padre (1971) La collaborazione con Bellocchio (che durerà più di un decennio) dà l'inizio a una carriera che porta il compositore a incontrare quasi tutti i maggiori autori del cinema italiano degli anni Settanta e Ottanta: fra gli altri i fratelli Taviani, Nanni Moretti, Mario Monicelli, Giuseppe Tornatore, Federico Fellini. Per il grande regista riminese Piovani scrive le colonne sonore degli ultimi tre film, prendendo di fatto il posto dello scomparso Nino Rota.

Il sodalizio con Roberto Benigni ha inizio con La vita è bella, premiato con l'Oscar per la migliore colonna sonora di film drammatico. A Los Angeles, subito dopo aver ritirato la statuetta, Piovani approfitta dell'occasione per far sapere alla stampa statunitense di non essere uno pseudonimo di Ennio Morricone (così aveva erroneamente scritto anni prima un'enciclopedia americana).

Piovani ha sempre lavorato molto anche all'estero, soprattutto in Europa. In particolare negli ultimi anni la maggior parte della sua attività per il cinema è al servizio di registi francesi come Danièle Thompson, Philippe Lioret, Eric-Emmanuel Schmidt. Il 21 maggio 2008 al festival di Cannes il ministro della Cultura francese gli ha consegnato il titolo di Cavaliere dell'Ordre des Arts et des Lettres della Repubblica francese.

Accanto al lavoro per il cinema, Piovani ha sempre continuato a dedicarsi alle musiche di scena. Ha firmato spettacoli per Carlo Cecchi, Luca De Filippo, Maurizio Scaparro, Vittorio Gassman, e tanti altri registi del teatro italiano. Con Luigi Magni e Pietro Garinei ha creato per il Teatro Sistina la commedia musicale I sette re di Roma, protagonista Gigi Proietti.

Nel 1991, insieme con lo scrittore Vincenzo Cerami, decide di dare vita a una nuova forma di teatro musicale, che fino a quel momento non trovava spazio sui palcoscenici italiani. Un teatro dove musica e parola abbiano pari dignità e si sostengano a vicenda. Nasce la Compagnia della luna, che dà vita a spettacoli come La cantata del Fiore e del Buffo (1991), Il signor Novecento (1992), Canti di scena (1993), Romanzo musicale (1998).

Nel 2000 debutta Concerto fotogramma: un allestimento in cui Piovani compendia e traveste in forma teatrale trent'anni di creazioni per il cinema.

Nel 2002 riceve dal Théâtre national de Chaillot di Parigi la commissione per Concha Bonita, spettacolo che si colloca a metà strada fra l'opera e la commedia musicale, composta su libretto di René de Ceccatty e Alfredo Arias.

Nel 2003 si dedica al recupero della canzone tradizionale romana con il fortunato Semo o nun semo.

Nicola Piovani è autore di molte composizioni cameristiche (fra le altre si può citare Reflex, piccola suite per due pianoforti composta per le sorelle Labèque). È invece concepita per un organico ampio La Pietà, uno stabat mater contemporaneo per voce recitante, due cantanti e un'orchestra di ventitré elementi eseguito per la prima volta a Orvieto nel 1998. Nel 2004 La Pietà viene proposta in Medio Oriente in una doppia rappresentazione, nel territorio palestinese di Betlemme e in quello israeliano di Tel Aviv. L'opera, composta su versi di Cerami, presenta fra l'altro una particolare novità timbrica: un soprano di coloratura e una voce soul cantano insieme in un'inedita formazione vocale.

Sullo stesso tracciato si collocano altre successive partiture che si distinguono per la loro scrittura orchestrale molto complessa e al tempo stesso di impatto immediato sul pubblico: nel 2003 L'isola della luce (su testi di Omero, Sicilo, Byron, Einstein, Giorgos Seferis, l'Ecclesiaste, Mesomede da Creta e Vincenzo Cerami); nel 2006 La cantata dei cent'anni, sempre con Cerami, dedicata al centenario del sindacato Cgil.

Nel 2008 presenta Epta, suite strumentale in sette movimenti per sette esecutori, ispirata al fascino del numero sette.

Oltre ai due album con Fabrizio De André già menzionati, la produzione di Piovani comprende diverse decine di canzoni, composte perlopiù per spettacoli teatrali. Con Cerami e Benigni, prima ancora della collaborazione cinematografica, ha scritto per il tour dal vivo Tuttobenigni tre canzoni, fra cui la celebre Quanto t'ho amato. Dal tema principale di La vita è bella è stata tratta Beautiful that way, con le parole della cantante israeliana Noa.

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Vincenzo Cerami

Vincenzo Cerami (Roma, 2 novembre 1940) è uno scrittore, drammaturgo e sceneggiatore italiano.

Vincenzo Cerami è nato a Roma. Allievo di Pier Paolo Pasolini e suo assistente alla regia nel film Uccellacci e uccellini, si rivela nel 1976 con il romanzo Un borghese piccolo piccolo, portato al cinema da Alberto Sordi per la regia di Mario Monicelli .

Dopo Un borghese piccolo piccolo, le altre sue opere letterarie, pubblicate da Garzanti, Einaudi e Mondadori, sono i romanzi Amorosa presenza, Tutti cattivi, Ragazzo di vetro, La lepre, Fantasmi, L’incontro, Vite bugiarde; il poema narrativo Addio Lenin; le raccolte di racconti L’ipocrita, La gente e La sindrome di Tourette; il libro Fattacci, ricostruzione di quattro celebri delitti italiani; e un manuale di scrittura creativa intitolato Consigli a un giovane scrittore. Nel 2007, in contemporanea con l’uscita di alcuni suoi libri in traduzione francese, è stato pubblicato in Francia Les yeux de Pandora, un racconto in fumetti illustrato da Milo Manara. Nel 2007 ha scritto le parole (musicate da Carmen Consoli) della canzone Anna Magnani, inserita nell’ultimo album di Adriano Celentano, Dormi amore, la situazione non è buona.

All’attività letteraria Cerami ha sempre affiancato quella cinematografica e teatrale. Ha collaborato con i registi Sergio Citti, Marco Bellocchio, Giuseppe Bertolucci, Francesco Nuti, Antonio Albanese e Gianni Amelio. È autore con Roberto Benigni di Il piccolo diavolo, Johnny Stecchino, Il mostro, La vita è bella (con questo film nel 1998 vince il David di Donatello e ottiene la nomination per la migliore sceneggiatura originale ai Premi Oscar 1999), Pinocchio, La tigre e la neve. Ha cominciato a scrivere testi per il teatro fin dal 1984, lavorando anche in Francia con il regista Jean-Claude Penchenat. Cerami collabora da anni con il musicista Nicola Piovani: insieme hanno portato in scena Le cantate del Fiore e del Buffo, i racconti musicali Il signor Novecento, Canti di scena e Romanzo musicale (in questi ultimi due spettacoli Cerami è anche dicitore dei testi). Cerami e Piovani hanno anche scritto l’opera teatrale La Pietà, uno “Stabat Mater” concertante per due voci femminili (Rita Cammarano e Amii Stewart), una voce recitante (Gigi Proietti) e ventidue elementi dell’orchestra Aracoeli diretti dallo stesso Piovani. L’opera è stata anche rappresentata con grande successo a Betlemme il Venerdì Santo del 1999 (per l’occasione Cerami ha ricevuto la cittadinanza onoraria della città di Betlemme). Fra le altre opere teatrali ricordiamo anche Ring, Socrate (interpretato e diretto da Gigi Proietti al Piccolo Teatro di Milano) e Francesco, il musical, spettacolo musicale sulla vita di San Francesco, in scena al Lyrick Theatre di Assisi. Gli spettacoli più recenti scritti da Cerami sono Lettere al metronomo, epistolario in versi letto da lui stesso; Made in Italy, una sorta di carrellata sull’Italia dal dopoguerra ai nostri giorni, con la partecipazione in veste di cantante e attrice della figlia Aisha Cerami; e Viaggio nel silenzio, lettura di un testo poetico con l’accompagnamento musicale originale di Aidan Zammit, presentato quest’anno alla Basilica di Massenzio nell’ambito del Festival delle Letterature. Nel 2006 l'Università di Pisa gli ha conferito la laurea honoris causa in Letterature e Filologie europee. Cerami collabora da diversi anni con quotidiani e riviste come giornalista professionista e tiene corsi di scrittura creativa in Italia e all’estero.

Ha ricoperto l'incarico di Ministro dei Beni Culturali del Governo Ombra del PD al Governo Berlusconi IV. Ha mantenuto tale incarico fino al marzo del 2009, quando al suo posto é stata nominata Giovanna Melandri.

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Quanto t'ho amato

Quanto t'ho amato è un album di Roberto Benigni pubblicato nel 2002.

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Il piccolo diavolo

Il piccolo diavolo è un film comico del 1988 diretto da Roberto Benigni, ed interpretato dallo stesso attore toscano insieme a Walter Matthau.

È stato presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 1989.

È, fra i lungometraggi del regista toscano, uno di quelli che maggiormente incontrano i favori del pubblico. Lo conferma l'utenza dell'Internet Movie Database, che a settembre del 2006 gli preferisce solo La vita è bella (1997), Non ci resta che piangere (1984, in cui però "pesa" anche la fondamentale presenza del compianto Massimo Troisi) e, di pochissimo, Il mostro (1994).

Tullio Kezich, critico cinematografico, quando la pellicola uscì nelle sale disse che era il migliore film di Benigni, perché i primi due furono a suo giudizio piuttosto deludenti. Aggiunse anche che con essi si comincia a capire la bravura di Benigni il quale, a suo modo di vedere, qui si esprime al massimo delle potenzialità. Kezich non poteva sapere che Benigni avrebbe poi raggiunto lo stato dell'arte con La vita è bella, vincitore di tre premi Oscar.

Padre Maurizio (Walter Matthau) viene chiamato a compiere un esorcismo. Riesce a liberare così una donna dall'essere che la stava possedendo, ma questo prende vita con un corpo autonomo (Roberto Benigni). Questo diavolo, che afferma di chiamarsi Giuditta, pare essere scappato dall'aldilà per scoprire il mondo.

Egli ricorda un po' un bambino in un parco giochi: è curioso e non ha idea di come funzioni la società dei viventi. Scopre subito una passione per la zuppa inglese. Non è cattivo, semmai un po' narcisista: quando Maurizio si accorge che Giuditta non si riflette nello specchio, quest'ultimo guarda anche lui e pare rimanere scioccato: "Oddio! Un essere immondo!", per poi riprendersi subito "... però bellissimo! Non ho mai visto un essere immondo bello così!". Giuditta stravolge completamente la vita del povero Maurizio, che si trova sull'orlo di una crisi di nervi a dover arginare le sue stravaganze.

Più avanti, Giuditta incontra una donna (Nicoletta Braschi) e ne rimane stregato, specie dopo aver scoperto che sotto alla gonna ha qualcosa di misterioso, diverso da quello che vede su se stesso. Si scoprirà poi che questa donna è in realtà una "diavolessa" mandata dall'aldilà per riprenderlo e riportarlo a casa, e che riesce ad entrare nel suo corpo per poterlo controllare. Il film si chiude con Giuditta che saluta Maurizio e poi si allontana, canticchiando.

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La tigre e la neve

La tigre e la neve è un film del 2005 diretto e interpretato da Roberto Benigni.

Roma, marzo 2003. Attilio de Giovanni (Roberto Benigni), svagato ed estroso professore di poesia (il nome è un omaggio ad Attilio Bertolucci), divorziato e padre di due preadolescenti, è innamorato perdutamente di Vittoria (Nicoletta Braschi), una scrittrice che gli appare in sogno tutte le notti, in una surreale celebrazione di nozze officiata ed al "suono" dei versi di celebri poeti.

La corte di Attilio però non basta e l'uomo deve arrendersi all'evidenza che il suo amore non è corrisposto. Vittoria nel frattempo parte per l'Iraq per scrivere la biografia del poeta Fuad (Jean Reno), grande amico di Attilio, tornato nel suo paese natale dopo 18 anni di esilio in Francia; a Baghdad, Vittoria resta gravemente ferita durante l'invasione angloamericana. Attilio allora parte per salvarla: riuscito rocambolescamente ad arrivare nella capitale irachena, riesce a trovare la donna e a curarla con mezzi di fortuna, ma proprio quando Vittoria si risveglia Attilio, scambiato per un guerrigliero, viene imprigionato dagli americani. Dopo essere stato liberato, Attilio torna a Roma e ritorna a condurre la vita di prima, con Vittoria.

Dopo Pinocchio, Benigni torna sullo stile de La vita è bella, che gli valse tre premi Oscar, con un film sullo sfondo della guerra in Iraq. Il film è stato girato in Tunisia. All'inseguimento di un sogno a doppio volto (e con finale a sorpresa), nel vano (e concitato) tentativo di catturare l'attimo che fugge, Benigni ripercorre nella sequenza iniziale le orme dello stralunato ma innovativo professor Keating del carpe diem oraziano in un inno all'amore. Nelle scene del sogno appaiono, grazie alla computer graphic, i poeti Eugenio Montale, Jorge Luis Borges, Marguerite Yourcenar e Giuseppe Ungaretti.

Nel primo weekend di programmazione, il film ha incassato circa € 3.099.000. In totale, circa € 14.848.000, mentre negli USA ha superato a stento i tremila dollari.

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La vita è bella

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La vita è bella è un film del 1997 diretto e interpretato da Roberto Benigni.

Il film comincia con un commento fuori campo di Omero Antonutti: Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla, come in una favola c'è dolore, e come in una favola, è piena di meraviglie e di felicità.

1939. Guido Orefice (Roberto Benigni), un giovanotto ebreo pieno di allegria, si reca ad Arezzo con l'amico Ferruccio. Durante il movimentato viaggio Guido incontra una maestrina, Dora (Nicoletta Braschi), che chiama da subito principessa poiché lui si spaccia per principe. Arrivato in città, si reca a casa dello zio Eliseo, maître dell'hotel più rinomato della città: Guido è infatti deciso a diventare un cameriere sebbene il suo progetto sia quello di aprire in seguito una libreria. Quello stesso giorno, in municipio, avviene lo scontro con Rodolfo, un arrogante gerarca fascista, in seguito al quale ciascuno dei 2 soprannomina l'altro lo scemo delle uova (Guido sbadatamente mette le uova nel cappello del gerarca, e quando questo lo indossa le uova gli si rompono sulla testa).

Un giorno Guido incontra di nuovo Dora e scopre che è fidanzata con Rodolfo. Nel frattempo, Guido all'hotel fa amicizia con un medico tedesco con la fissazione per gli indovinelli. Il giorno dopo, nella speranza di reincontrare Dora, Guido, si spaccia per ispettore scolastico e "dimostra" la superiorità della razza ariana. Una sera Dora, con i suoi amici, va a teatro, ovviamente Guido la segue e, con uno stratagemma, la "soffia" a Rodolfo. I 2 quella sera parlano a lungo e Guido le confessa infine il proprio amore per lei.

Una sera, proprio al Grand Hotel, Rodolfo festeggia il suo fidanzamento ufficiale con Dora, restia e non troppo convinta del passo. Nel corso della serata Dora si rende conto di quanto sia più attratta da Guido, e al termine della serata, sale sul cavallo che Guido fa entrare nell'hotel e si lascia "rapire". Guido e Dora si sposano e dal loro amore nasce Giosuè (Giorgio Cantarini).

6 anni dopo la famiglia è ancora felice, Guido ha finalmente aperto la sua libreria, ma proprio il giorno del compleanno di Giosuè, il piccolo, Guido e lo zio vengono deportati in un campo di concentramento assieme agli altri ebrei. Dora, che non è ebrea, li segue volontariamente, incontrando il marito per l'ultima volta appena arrivati al campo. Pur di proteggere Giosuè dagli orrori della realtà, in una delle scene più geniali del film, Guido si spaccia come interprete del caporale tedesco, e "traduce" tutte le regole del lager in un emozionante gioco in cui si dovranno affrontare prove tremende per vincere il meraviglioso premio finale, un carro armato.

Col passare dei giorni Giosuè entra attivamente nel vivo del "gioco". Qualche giorno dopo Guido riuscirà a parlare con Dora, per l'ultima volta, attraverso il microfono del campo. Durante la visita medica, Guido incontra nuovamente il medico del Grand Hotel che gli offre di lavorare come cameriere ad una cena degli ufficiali tedeschi. Guido accetta credendo che il medico voglia aiutarlo ad evadere dal lager, ma grande sarà la sua delusione quando, quella stessa sera, il dottore lo chiamerà solo per sottoporgli un assurdo indovinello.

Una notte, all'improvviso, i soldati tedeschi abbandonano freneticamente il campo dopo aver fatto strage dei deportati rimasti. Guido riesce a nascondere Giosuè in una cabina, promettendogli di ritornare, ma mentre è alla ricerca della moglie viene scoperto e fucilato. Le scene finali del film mostrano come al mattino seguente il lager viene liberato. Giosuè esce dalla cabina in cui si era rifugiato ed è infine salvato da un soldato americano che lo fa salire su un carro armato mentre, convinto di aver vinto il premio finale, grida: è verooo!!!

Il film si conclude con il bambino, accompagnato dall'americano, che ritorna felicemente dalla madre e la voce narrante conclude dicendo: Questa è la mia storia, questo è il sacrificio che mio padre ha fatto, questo è stato il suo regalo per me!

Il film fu girato tra il novembre 1996 e l'aprile 1997, tra Arezzo, Montevarchi, Castiglion Fiorentino, Roma e Papigno (Terni), Benigni dichiarò: Questo film, che si chiama «La vita è bella», mi è venuto fuori, ma con emozione, tanto che mi ha fatto tremare tutte le costole del costato, ma anche a girarlo, ma bello, bello, è un film che l'ho fatto in me la notte .

Durante le riprese, Benigni ebbe comunque qualche esitazione: La gente mi diceva di fare attenzione perché era una idea molto estrema, temevo di offendere la sensibilità dei sopravvissuti, lo so che tragedia sia stata, e sono orgoglioso di aver dato il mio contributo, sull'Olocausto e sulla memoria di questo terrificante periodo della nostra storia, io non sono ebreo, ma la storia appartiene a tutti.

Il campo di concentramento nel film è in realtà una vecchia fabbrica dismessa nei pressi di Terni (Papigno) che fu riadattata come lager per le riprese.

Da ricordare che questo fu l'ultimo dei 135 film di cui Tonino Delli Colli fu Direttore della Fotografia; e in un'intervista, alla domanda su cosa volesse dire lavorare con Benigni, rispose: È proprio una bellezza.

Inoltre Benigni si avvalse della consulenza dello storico Marcello Pezzetti e di Shlomo Venezia, sopravvissuto di Auschwitz, che a quei tempi era uno dei Sonderkommando, cioè quelle unità speciali che avevano il compito di estrarre i corpi dalle camere a gas e cremarli. In seguito tutti i Sonderkommando vennero uccisi per mantenere il segreto sull'Olocausto. Venezia è uno dei pochissimi sopravvissuti: se ne contano una dozzina nel mondo.

Uscì nelle sale cinematografiche italiane il 19 dicembre 1997 e fu un grandissimo successo, incassando ben 46 miliardi di lire. Si tratta tuttora del film che ha avuto più spettatori in Italia.

Uscì negli USA nel settembre 1998, in un'edizione mutilata di 9 minuti, con alcuni tagli e l'eliminazione del personaggio di Lydia Alfonsi. Incassò 57 milioni di dollari e fu accolto entusiasticamente da numerosi critici americani.

Il 23 agosto 1999 uscì sempre in America un'edizione doppiata in inglese, ma questa versione si rivelò un fallimento.

Il 10 gennaio 1999 il Papa Giovanni Paolo II ha visionato il film in una proiezione privata assieme a Roberto Benigni. Benigni ha dichiarato come, raccontando alla madre l'avvenimento, lei non gli abbia mai creduto.

Durante la cerimonia degli Oscar del 21 marzo 1999 ha ricevuto inaspettatamente ben 3 statuette su 7 nomination, come Miglior Attore, Miglior Colonna Sonora e Miglior film straniero. L'attrice Sophia Loren consegnò a Benigni la 1° statuetta ed egli, dalla felicità, balzò sulle poltrone degli spettatori ed in uno stentato inglese divertì il pubblico americano, compreso il regista Steven Spielberg.

A Roma salutò l'allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro stringendogli la mano ed esclamando Ho l'Oscar nelle mie mani!.

Ricevette comunque oltre 40 premi internazionali, tra cui 5 Nastri d'argento, 9 David di Donatello, il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes dove Benigni si inginocchiò davanti a Martin Scorsese, ed un premio medaglia a Gerusalemme.

Quando il film fu trasmesso in TV per la prima volta da Rai Uno il 22 ottobre 2001, ebbe un notevole dato d'ascolto, ben 16.080.000 di telespettatori; in assoluto il dato d'ascolto più alto per un film nella televisione italiana, battendo il precedente record d'ascolto di 14.672.000 telespettatori del film Il nome della rosa, che resisteva dal 1988.

Dopo questo film Benigni si lanciò in una produzione franco-italiana: Asterix e Obelix contro Cesare, nel ruolo del generale romano Detritus.

Al contrario dei precedenti film di Benigni, che sono stati sempre trattati in maniera controversa, questo fu un successo di critica.

Morando Morandini: 6° film di Benigni regista è il più difficile, rischioso e il migliore, 2 film in 1, ovvero un film in due parti, nettamente separate per ambientazione, tono, luce e colori. La 1° spiega e giustifica la 2°, una bella storia d'amore, prima tra un uomo e una donna, poi per un figlio, ma l'una è la continuazione dell'altra. Il frenetico dinamismo di Benigni è felicemente sfogato la sua torrentizia oralità ora debordante, ora dimezzata. Un'elegante leggerezza distingue G. Durano nel più riuscito dei personaggi di contorno.

La colonna sonora è di Nicola Piovani che vinse appunto l'Oscar per questo.

Nel 2002 è uscita in Italia un'autorevole edizione in DVD, con un'intervista, il making of in Inglese con sottotitoli, il dietro le quinte (con scene di prova inedite), la cerimonia degli Oscar, il ricevimento della palma a Cannes, del Cesar, del David di donatello, il trailer originale statunitense, una galleria fotografica, e il cast completo con biografia e filmografia dettagliata.

Nel 2005 è uscito il DVD negli Stati Uniti d'America, nella versione sottotitolata. Di grande qualità la versione doppiata in inglese.

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Source : Wikipedia