Rignano sull'Arno

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Inviato da maria 08/04/2009 @ 06:08

Tags : rignano sull'arno, toscana, italia

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Rignano sull'Arno

Rignano sull'Arno - Stemma

Rignano sull'Arno è un comune di 8.251 abitanti della provincia di Firenze.

Il capoluogo, in origine poche case lungo la direttrice di attraversamento del fiume Arno (l'originario ponte, più volte ricostruito, risale alla prima metà del Trecento), si è sviluppato soprattutto dopo l'arrivo della Ferrovia Firenze-Roma che tocca il paese, dotato di una propria stazione che serve anche il vicino comune di Reggello. La più devastante piena de Arno a memoria d'uomo fu quella del 4 novembre 1966 che sfiorò secondo alcune stime 3.540 mc/sec a Rosano.

L'economia del paese era basata fino a qualche decennio fa sulla produzione cementizia che derivava dallo sfruttamento delle cave, sotto l'impresa di Aristide Bruschi. Notevole importanza ebbero anche la produzione tessile, nonché, ovviamente, quella agricola, basata sulla coltivazione dell'ulivo e della vite. Oggigiorno il paese ha una importante zona industriale, con fabbriche nel campo della meccanica, della falegnameria e della manifattura del cotto. Sul territorio comunale è inoltre da rilevare la presenza di grandi firme del campo della moda.

Di notevole rilevanza è la presenza sul territorio della U.S.D. Rignanese, società calcistica che sotto la guida di Aristide Bruschi ha raggiunto traguardi importanti, come la conquista del campionato di Eccellenza. Adesso milita in prima categoria, dopo la retrocessione nella stagione 2006/07. Altre discipline sono inoltre praticate nel comune, da segnalare è sicuramente la scuola di danza, la squadra di nuoto giovanile che si allena nella piscina comunale, e la squadra di bocce, forte di giovani talenti, che si allena nel vicino comune di Reggello. È presente anche una squadra amatoriale di ciclismo denominata "G.S. AVIS". Annualmente Rignano si rinnova come ospite di una manifestazione di importanza nazionale, organizzata dal Motoclub Alef assieme all'industria "Beta", che produce moto da Trial. In quest'occasione i migliori piloti della disciplina "Trial" si riuniscono, mettendo in mostra le loro capacità in una competizione leale. Il percorso di gara è organizzato all'interno delle cave e vicino all'area di produzione della fabbrica stessa.

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Arno

Panorama di Arno

L'Arno è il maggior fiume dell'Italia centrale dopo il Tevere e il principale corso d'acqua della Toscana.

A dispetto della notevolissima estensione del suo bacino idrografico (il 5° d'Italia dopo Po, Tevere, Adige e Tanaro), l'Arno ha un regime estremamente torrentizio, a causa della natura dei terreni da cui fluiscono le sue acque (marne e argille impermeabili ad esclusione di una modesta porzione del suo affluente Elsa); da ciò si spiegano le magre quasi totali lungo tutto il corso: a Firenze ad esempio a fronte di una portata media annua copiosa di circa 50 mc/sec, il fiume può scendere anche, in estati particolarmente siccitose, a valori di appena 1 mc/sec; a Pisa, dove l'Arno ha già ricevuto anche tutti i suoi affluenti e più che raddoppiato la sua portata media, le sue portate minime estive possono oscillare tra i 6 e agli appena 2 mc/sec.

Per contro il fiume in autunno è soggetto a piene assai violente ed impetuose, spesso causa di devastanti alluvioni.

La più devastante a memoria d'uomo fu quella del 4 novembre 1966 che sfiorò secondo alcune stime 2.500 mc/sec a Pisa, 3.540 a Rosano (Rignano sull'Arno) e ben 4.500 a Firenze (che ne fu pesantemente investita): allora l'Arno esondò dalle arginature invadendo ampie zone del Casentino, della piana empolese e pisana, e soprattutto l'intero centro storico di Firenze, causando decine di vittime e danni incalcolabili al patrimonio artistico e monumentale della città; a Pisa crollò anche uno dei principali ponti cittadini.

L'alluvione del 1966 è solo l'ultima in ordine di tempo di una serie di piene distruttive che nei secoli cambiarono numerose volte il volto di Firenze: nota infatti è la disastrosa alluvione del maggio 1333, che distrusse il ponte romano che insisteva sul sito dell'attuale Ponte Vecchio e che travolse la Statua Mutila, che secondo i cittadini rappresentava Marte, antico patrono della città di Firenze. In tutta Firenze, e in molte altre città e paesi lungo il corso del fiume, sono visibili segni affissi per ricordare il livello di piene di diverse epoche. Da ricordare anche quella del 1920 che a Pisa allagò in parte la città.

La sorgente dell'Arno, detta Capo d'Arno, si trova nel comune di Stia in provincia di Arezzo. Presso San Giovanni Valdarno, ultimo comune aretino, entra in provincia di Firenze, uscendone presso Fucecchio. Da qui scorre in provincia di Pisa fino alla foce.

Lungo il suo percorso attraversa diverse città e paesi, le più importanti sono Firenze, Empoli, Santa Croce sull'Arno, Pontedera e Pisa.

La prima conca formata dall'Arno è costituita dalla valle del Casentino, che ha un asse da NO a SE. L'Arno nasce dal Monte Falterona, alto 1654 m, che si trova all'estremo Nord di questa conca, che è delimitata ad occidente dal massiccio del Pratomagno. Ad Est essa è chiusa dall'Appennino di Serra, che costituisce anche il confine politico fra Toscana e Romagna; più a Sud l'Appennino di Catenaia la separa dal bacino del Tevere.

La valle si chiude a Sud con lo stretto di S. Mama e la gola seguente, che prosegue fino a Subbiano e separa l'Appennino di Catenaia dalle ultime propaggini del Pratomagno. In questo primo bacino l'Arno scende di oltre 1.000 metri, ed ha quindi un carattere torrentizio, con un letto irto di scogli e un corso impetuoso.

Il Casentino è interamente in provincia di Arezzo ed è accessibile da Firenze attraverso il passo della Consuma ad Ovest, da Forlì attraverso il passo la Calla a Nord, a Nord-Est per il passo dei Mandrioli verso Cesena, oltre che ovviamente da Arezzo, a Sud.

Tutti gli affluenti dell'Arno in questo tratto hanno carattere torrentizio; i principali sono la Staggia, l'Archiano, il Corsalone e il Rassina da sinistra, il Solano, il Capraia (fiume) e il Salutio da destra.

Tanto è ben delimitato fisicamente il Casentino, tanto la piana di Arezzo è invece frastagliata, dai confini difficilmente determinabili. In essa l'Arno scorre nell'estremità settentrionale, spostando la propria direzione da Sud verso Est; ma la gran parte di questo bacino è costituito dalla val di Chiana, che si spinge molto verso Sud, arrivando fino al lago di Montepulciano e al lago di Chiusi.

La Chiana era anticamente un affluente del Tevere; e fu solo dopo secoli di studi che si procedette, fra la fine del XVIII secolo alla prima metà del XIX secolo, alla costruzione del Canale Maestro della Chiana ad opera di Ferdinando III di Toscana e di suo figlio Leopoldo II di Lorena, che concluse l'opera di inversione della Chiana: in altre parole, le acque cominciarono a correre da sud verso nord anziché in direzione opposta, secondo il progetto di Vittorio Fossombroni e Neri Corsini.

Il bacino della piana di Arezzo / Valdichiana è delimitato a Nord dal massiccio del Pratomagno, a Nord-Ovest dai Monti del Chianti e ad Est da una serie di alture che lo separano dal bacino del Tevere (Alpe di Poti m 974, monte Coreta m 742, Alta S. Egidio m 1056). Amministrativamente è in parte in provincia di Arezzo e in parte in provincia di Siena.

Il maggiore affluente dell'Arno di questo tratto, a monte della Chiana, è il Chiassa, sempre da sinistra.

Successivamente L'Arno esce dalla piana di Arezzo, entrando nella gola dell'Imbuto, seguita immediatamente dalla Valle dell'Inferno, nome dovuto alla presenza di numerose fonti termali nella zona.

Il Valdarno superiore è una tipica valle, solcata dal corso d'acqua principale che scorre da Sud-Est a Nord-Ovest e ben delimitata ad Est dal Pratomagno e a Ovest dai Monti del Chianti. L'Arno si è scavato profondamente il suo corso, per cui il fondovalle è relativamente stretto e percorso da grandi arterie di comunicazione (statale 69, autostrada A1 del Sole, ferrovia e direttissima Firenze - Roma).

Nei pressi di Levane l'Arno è sbarrato da una centrale idroelettrica, che insieme alla centraale termoelettrica di Santa Barbara fornisce elettricità alla vallata. Inoltre lo sbarramento del fiume ha creato un'oasi faunistica protetta, chiamata "Oasi di BAndella".

I centri di fondovalle (Montevarchi, San Giovanni Valdarno, Figline Valdarno, Incisa in Val d'Arno e Rignano sull'Arno) risalgono al Medioevo, mentre nell'antichità era abitata solo la parte collinare.

In questo tratto, gli affluenti sono l'Ambra e il Ciuffenna; dopo la stretta di Rignano e S. Ellero, l'Arno riceve le acque della Sieve provenienti dal Mugello e, con una portata notevolmente superiore ("Arno non cresce se Sieve non mesce"), entra nel bacino successivo.

La conca di Firenze è una vasta depressione alluvionale percorsa dall'Arno da Est verso Ovest; Firenze si trova nella parte orientale della conca, dove prima della confluenza con gli affluenti di destra Affrico e Mugnone, si trovava un ottimo guado, nelle immediate vicinanze dell'attuale Ponte Vecchio.

A Nord la conca dell'Arno è delimitata dal Monte Morello e dai Monti della Calvana; a Sud dalle colline della Val di Greve; dopo Firenze l'Arno riceve da destra le acque del Bisenzio e poi dell'Ombrone Pistoiese, da sinistra quelle dell'Ema e della Greve.

Dopo Signa, l'Arno entra nella stretta della Gonfolina, dove nel corso dei millenni si è scavato un varco attraverso la dorsale del Montalbano, svuotando quello che nel Pliocene doveva esse un immenso lago. Dopo la Gonfolina si apre dunque, a 25 m. sul livello del mare, il Valdarno Inferiore.

L'Arno prosegue il suo corso da Est verso Ovest lungo questa vasta pianura alluvionale, i cui confini a Sud sono ben definiti dalle colline e dalle valli degli affluenti di sinistra (Pesa, Orme, Elsa, Egola ed Era), che corrono tutti paralleli da Sud a Nord.

Mentre a Nord invece, i confini idrografici non sono così ben delineati: ad Ovest del Montalbano, il Valdarno comunica con la Val di Nievole attraverso il Padule di Fucecchio, che fu bonificato nel XIX secolo sotto il granducato di Ferdinando III di Toscana con la costruzione del fosso della Gusciana (oggi canale di Usciana), affluente di destra dell'Arno. Più avanti, dopo le colline delle Cerbaie, si apriva, fra il Valdarno e la piana di Lucca, il lago di Bientina: anch'esso fu prosciugato nel XIX secolo con la costruzione del Canale Imperiale al tempo di Ferdinando III.

E questi non furono gli unici interventi di regimentazione, giacché in questo tratto l'Arno ha una pendenza molto bassa, dello 0,3% fino alla foce, corre lentamente e con un percorso molto sinuoso; per rendere meno pericolose le piene dell'Arno si dovettero costruire anche argini e seccare alcune anse del fiume.

Il Valdarno Inferiore (detto anche Valdarno di Sotto) convenzionalmente finisce a valle di Pontedera, alle pendici del Monte Pisano.

La Piana di Pisa è una pianura alluvionale che ha avuto una crescita verso il mare relativamente veloce: infatti in epoca romana, Pisa era dotata di un porto sul mare, e il mare ora dista invece 8 km circa. In essa l'Arno corre ormai molto lentamente, con molte anse e un letto molto ampio.

Anche in questa zona, si dovette costruire prima il Fosso Reale e poi (1573) un canale scolmatore (Scolmatore dell'Arno), il Canale dei Navicelli per aiutare l'Arno a scaricare in mare durante le piene.

Dopo le alluvioni del 1949, nel 1954 furono avviati i lavori per l'escavo del Canale Scolmatore, che da Pontedera avrebbe fatto defluire le acque in eccesso del fiume verso il Calambrone (tra Livorno e Tirrenia) mediante l'apertura di un diga. Il canale, lungo 32 km, fu concluso nel 1960, ma le opere per il suo innesto nell'Arno furono portate a termine solo successivamente.

Sempre con questo scopo, anche il Serchio, originariamente tributario dell'Arno, si aprì un proprio sbocco sul mare, poco più a Nord di Bocca d'Arno.

Il passaggio della seconda guerra mondiale in Toscana portò fortissimi danni alle infrastrutture di comunicazione, oltre che alle attività produttive. In particolare, quasi tutti i ponti sull'Arno furono distrutti dai bombardamenti alleati o dalle mine dei Tedeschi in ritirata, fra il finire del 1943 e l'estate del 1944. Tre soli ponti furono risparmiati in tutto il percorso dell'Arno: il Ponte Vecchio a Firenze, il Ponte Buriano in comune di Arezzo e il Ponte di Bruscheto in comune di Incisa in Val d'Arno.

Molti di questi ponti dunque furono ricostruiti in fretta, con passerelle o ponti Bailey e solo dopo qualche lustro l'attraversabilità dell'Arno tornò ai livelli dell'anteguerra.

Nel seguito, pertanto non verrà ripetuta la ricostruzione dei ponti distrutti dagli eventi bellici e poi ricostruiti nei vent'anni successivi.

Nel primo tratto di fondovalle del Casentino, i principali paesi (con l'eccezione di Poppi) sono sulla riva sinistra dell'Arno, così come tutta la strada regionale 71 e scendendo anche la regionale 70, che non lo attraversano mai. Tutti i ponti sull'Arno in questo tratto (fino a Rassina) collegano dunque le località sulla riva destra alla viabilità sulla riva sinistra.

In questo tratto d'Arno, il letto del fiume è largo, ciottoloso e soggetto ad erosione. La presenza di piloni nel letto del fiume e l'abbassamento progressivo di questo provocano notevoli danni alle fondamenta dei piloni, che spesso hanno dovuto essere rifondati.

L'Arno è stata una importante via di trasporto fluviale fino alla costruzione nel XIX secolo, della ferrovia Firenze-Livorno. Il fiume nelle varie epoche è stato utilizzato soprattutto per le comunicazioni tra Firenze e la costa. Il carattere torrentizio non garantiva, nel periodo estivo, la continutà della portata sufficiente ai pur piccoli "navicelli" per poter raggiungere Firenze, per cui nel tempo presero importanza due scali più a valle: "Porto di Mezzo" (localizzato presso Lastra a Signa) e "Porto di Sotto" (in località “la Lisca” nei pressi della Gonfolina. Nel periodo estivo le piccole imbarcazioni piatte, si fermavano in uno di questi scali e le merci proseguivano per via terrestre.

Anche il tronco a monte di Firenze è stato utilizzato per la navigazione fin dal medioevo. In questo caso si trattava del trasporto di legname delle foreste casentinesi. I tronchi venivano legati insieme a formare zattere dette "foderi" e così condotti con l'aiuto di lunghe pertiche fino in città. i foderi potevano inoltre servire a trasportare piccoli quantità di merci.

Uno dei trasporti più importanti che avvenivano tra il XVI ed il XIX secolo, sull'Arno era quello del "ferraccio", cioè dei frammenti di ghisa ottenuta dalla rudimentale fusione a cui era sottoposto nelle fornaci di Follonica il minerale di ferro estratto nelle cave dell’isola d'Elba e portato sulla costa. Il metallo veniva quindi imbarcato fino a Livorno o Pisa e proseguiva con barconi fino al “Porto di sotto”. Da qui se la portata dell’Ombrone lo consentiva, il minerale, trasbordato su barche più piccole, giungeva allo scalo del ponte all’Asse posto sulla riva di Poggio a Caiano. Il trasporto proseguiva con barrocci fino a Capodistrada presso Pistoia e poi con animali da soma verso le ferriere della montagna pistoiese, dove abbondava il carbone di legna con cui il minerale veniva fuso e lavorato.

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Pelago

Pelago - Stemma

Pelago (pronunciare Pèlago) è un comune italiano di circa 7.553 abitanti della provincia di Firenze in Toscana. Appartiene alla Comunità Montana Montagna Fiorentina .

Pelago, con i suoi circa 7.000 abitanti, si estende per circa 54 chilometri quadrati tra l'Appennino, Pratomagno e la Valdisieve; dista circa 25 chilometri da Firenze e si trova tra gli 89 e i 1150 m s.l.m.. Il territorio presenta caratteristiche sia montane sia collinari con una campagna coltivata sia ad ulivi sia a viti intervallata dalla presenza di foreste. Più precisamente il comune è compreso tra il corso dell'Arno e quello della Sieve ed è crocevia di collegamenti, stradari e ferroviari, con i comuni limitrofi. I confini sono segnati dai fiumi sopra menzionati (la Sieve con Pontassieve; l'Arno con Rignano sull'Arno) e dal torrente Vicano (Reggello). Vista la morfologia del territorio sono presenti numerosi corsi d'acqua che si diramano in tutte le direzioni.

Pelago, per la sua collocazione geografica, fu popolata fin dalla preistoria e, nelle epoche successive, non mancarono di stabilirvisi prima gli etruschi e poi i romani. Nel medioevo la morfologia del terreno fu un luogo naturale per lo sviluppo di torri, castelli, ville e case coloniche. Lo stesso centro storico di Pelago è sorto attorno al castello dei Conti Guidi (la cui presenza è documentata già nel 1089). In realtà la proprietà del castello era dei Cattanei, probabilmente loro vassalli. Pelago fu successivamente teatro di scontri tra guelfi e ghibellini.

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Santi Buglioni

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Santi Buglioni - nome d'arte di Santi di Michele (1494 – 1576) è stato uno scultore italiano; insieme allo zio paterno Benedetto fu antagonista dei Della Robbia.

Luca Della Robbia (il giovane) si era trasferito in Francia nel 1529, per evitare il contagio della peste, insieme a Bartolomea di Leonardo Altoviti, sposata in seconde nozze, dopo la morte per peste nel 1527 della prima moglie Agnoletta Falconieri. I Buglioni divennero gli eredi dei segreti dei Della Robbia nella lavorazione delle terrecotte invetriate e il Vasari afferma che questi segreti furono "carpiti" ai Della Robbia da una donna che frequentava la loro casa.

A Santi Buglioni è attribuita la Deposizione che si trova nell'oratorio del Museo di San Francesco a Greve in Chianti. Altre opere del Buglioni sono: il Ciborio con angeli adoranti e festoni di frutta, eseguita per la Chiesa di San Silvestro a Convertoie, ma che si trova attualmente nella Chiesa di Santa Croce a Greve in Chianti; il Tabernacolo eucaristico tra i santi Pietro e Paolo per la Chiesa di San Pietro a Cintoia, attualmente nella chiesa de La Panca.

Il Buglioni si dedicò a decorazioni architettoniche, realizzò il pavimento istoriato della Biblioteca Laurenziana su disegno del Tribolo, con spunti michelangioleschi; fece i pavimenti di Palazzo Vecchio a Firenze, il pavimento della grotticina di Madama in Boboli, commissionatogli dalla duchessa Leonora; nel 1520-1530 (circa) eseguì il Noli me tangere per il Bargello di Firenze; nel 1526-1528 (circa) eseguì la decorazione lungo la facciata dello Spedale del Ceppo a Pistoia; nel 1531 la Madonna col Bambino tra San Rocco e San Sebastiano per il Santuario di Santa Maria delle Grazie a Stia; nel 1539 fece il monumento a Giovanni dalle Bande Nere insieme al Tribolo; poi realizzò la Madonna col Bambino e i Santi Jacopo Maggiore e Giovanni Gualberto, una terracotta invetriata per l'Abbazia di Vallombrosa. Nel 1564, alla morte di Michelangelo Buonarroti, ne riprodusse la testa al naturale. Nella Pieve di San Leolino (Rignano sull'Arno) si trova un fonte battesimale esagonale di terracotta invetriata , attribuito a Santi Buglioni.

Santi Buglioni morì il 27 novembre 1576, divenuto cieco e fu sepolto nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, il cui Libro dei Morti lo menziona come Santi di Michele Viviani, cognome col quale sarà conosciuto il figlio e i discendenti, tra i quali Vincenzo Viviani, discepolo e biografo di Galileo Galilei.

Alcune sue importanti opere si trovano al Museo del Bargello, nella stessa sala dedicata anche a Giovanni della Robbia, che ebbe uno stile molto simile, ma è presente anche in importanti musei internazionali come il Louvre.

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Pieve di San Lorenzo a Miransù

La pieve di San Lorenzo a Miransù si trova nel comune di Rignano sull'Arno .

Isolata tra i boschi delle colline di Villamagna , la pieve denuncia nella sua veste architettonica l'origine romanica .

Ricordata fra le pievi confermate al vescovo di Fiesole nel 1103 , è un edificio a tre navate realizzato in alberese, con abside semicircolare decorata esternamente da un motivo a dentelli. In facciata il portale e l'occhio soprastante sono da riferire al restauro degli anni Cinquanta del XX secolo .

Le opere che vi erano conservate sono state trasferite nella non lontana chiesa della Villa di Castellonchio .

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Teatri della Toscana

Teatro Romano, Fiesole

La Toscana ha avuto una storia molto collegata al teatro che ha reso possibile la costruzione di moltissimi spazi scenici, qualcuno già presente in epoca romana, a Fiesole altri costruiti piano piano, anche se la maggior parte sono stati fatti dal XVII secolo in poi. Adesso la Toscana conta piu' di 190 teatri attivi, e dovrebbe arrivare nei prossimi anni a contarne 210.

Moltissimi sono chiusi; edifici inutilizzati che talvolta sono stati demoliti in modo da fare spazio ad abitazioni e altri edifici.

Situato in Via della Sforzesca, ha una capienza totale di 99 posti. È un teatro di piccole dimensioni, costruito nel 1980 e dotato di un palcoscenico di circa 30 metri quadri. Nel 2002 la struttura è stata interessata da un intervento di adattamento e adeguamento diretto dall'Ufficio Tecnico Comunale che l'ha resa una sala polifunzionale destinata a rispondere alla domanda culturale del territorio comunale.

Situato in via del Pretorio a Cinigiano, ha una capienza totale di 214 posti. Il teatro, completamente ristrutturato, è stato inauguarato nell'aprile 2004. Il programma prevede una serie di spettacoli rivolti agli alunni delle scuole materne, elementari e medie del Comune a cui spesso è concesso per rappresentazioni teatrali, saggi di musica e danza. Vengono anche promossi i gruppi teatrali locali.

Ubicato in Piazza I Maggio a Civitella Marittima, ha una capienza totale di 80 posti. Si tratta di una piccola sala utilizzata esclusivamente per rappresentazioni scolastiche e per assemblee civiche.

Inaugurato nel 1847, è il più grande teatro livornese e l'unico importante spazio teatrale ad essere sopravvissuto alle distruzioni delle seconda guerra mondiale (si vedano i teatri storici di Livorno). Restaurato nel 2004, dispone di una sala coperta da una superficie vetrata, al fine di renderlo idoneo anche a rappresentazioni diurne. Al suo interno è collocato anche un ridotto, denominato Goldonetta.

È sorto nel secondo dopoguerra per volontà della "Compagnia Lavoratori Portuali"; ubicato in pieno centro cittadino, nei pressi della Fortezza Vecchia, dispone di una sala di 650 posti, nella quale si tengono spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche.

Nacque come spazio teatrale della Pia Casa di Lavoro; nel corso del Novecento è stato restaurato. Può contenere circa 150 spettatori.

Fu costruito negli anni trenta del XX secolo in stile razionalista-eclettico, presso il sanatorio ospitato nella Villa Corridi. Dispone di 200 posti.

È nato nel 2004 nella zona del Porto Mediceo; di dimensioni modeste, può ospitare 200 persone.

Inaugurato nel 1867, negli anni trenta del Novecento divenne un cinematografo. Dopo un periodo di declino, nei successivi anni ottanta fu completamente restaurato.

Inizialmente era un auditorium scolastico. Nel 1983 fu restaurato e trasformato in un teatro, avente una capacità di circa 550 spettatori.

È uno spazio teatrale ricavato dalla trasformazione dei capannoni del Consorsio Agrario; ha iniziato la sua attività nel 1999.

Costruito nel 1834, fu riedificato nel 1951 e restuarato più volte nel corso degli anni. È il più importante teatro della zona meridionale della provincia di Livorno. Dispone di 875 posti.

Anticamente era una chiesa; all'inizio dell'Ottocento fu trasformata in un teatro. Un importante restauro avvenne tra il 1922 ed il 1923. Fino al 1952 la struttura fu utilizzata anche per proiezioni cinematografiche.

Inaugurato nel 1928, fu ristrutturato nel 1936 da Italo Gamberini. Oggi è una sala polifunzionale capace di ospitare circa 600 spettatori.

È annessa allo storico Castello Pasquini di Castiglioncello ed è sorta negli ultimi anni del XX secolo. Può contenere fino a 640 spettatori.

Situato in Via Roma n. 50, ha una capienza totale di 80 posti. Della struttura originaria realizzata nell'Ottocento oggi non rimane nulla in quanto, a seguito dei lavori di ristrutturazione eseguiti nel 1987 su progetto dell'architetto Carli di Cecina, l'originario teatro è stato trasformato in sala culturale polivalente.

Situato in Via Marconi, ha una capienza totale di 100 posti.

Situato presso l'omonimo salone in Piazza della Mostra n.4, ha una capienza totale di 100 posti.

Situato al n. 22 dell'omonima strada, ha una capienza totale di 100 posti.

Siuato nella frazione di Pontasserchio in Piazza Palmiro Togliatti, ha una capienza totale di 216 posti. Chiuso negli anni 80 per motivi di inagibilità, il teatro è stato ristrutturato dall'Amministrazione Comunale e recuperato all'attività grazie a un progetto di ristrutturazione che ha riorganizzato i piani orizzontali tra la scena, l'arco scenico e la sala con la finalità di abbattere la quarta parete invisibile, quella del boccascena, del teatro tradizionale e superare la divisione tra pubblico e attori, tra sala e scena. Il teatro recuperato risponde alla domanda collegata allo sviluppo del capoluogo come centro termale, ma con l'ingresso del Comune di San Giuliano nella Fondazione Sipario Toscana, alla quale è stata affidata la gestione, esso può svolgere un importante ruolo anche nel comprensorio pisano.

Ubicato in Piazza Mazzini n. 11 ad Agliana, è dotato di una capienza totale di 90 posti. Si tratta di uno spazio polivalente che ospita il laboratorio teatrale comunale, spettacoli a livello amatoriale, convegni, conferenze e assemblee.

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Source : Wikipedia