Renato Zero

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Inviato da david 16/04/2009 @ 17:15

Tags : renato zero, musica italiana, musica, cultura

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Renato Zero

Renato Zero

Renato Zero, pseudonimo di Renato Fiacchini (Roma, 30 settembre 1950), è un cantautore italiano.

Considerato un vero e proprio "cantattore" e chansonnier dalle grandi capacità istrioniche e trascinatorie, nel corso della sua carriera attiva già dalla seconda metà degli anni sessanta ha pubblicato fino ad oggi ben 30 album (compresi live e due raccolte ufficiali), senza considerare le compilation edite dalle major, e scritto complessivamente più di 500 canzoni, oltre numerosi testi e musiche per altri interpreti. È uno dei cantautori italiani più amati, popolari e di maggior successo.

Renato Fiacchini nasce a Roma il 30 settembre del 1950. Rischia di morire appena nato, ma viene salvato da una trasfusione di sangue (il suo è un gruppo piuttosto raro, lo 0 Rh negativo - titolo anche di una sua canzone dall'LP Erozero del 1979). Il donatore è un frate. Figlio di Ada, un'infermiera, e di Domenico, un poliziotto di origine marchigiana, Renato vive la sua adolescenza nella borgata della Montagnola (esperienza che gli ispirerà la canzone "Periferia", anch'essa dall'album Erozero). Frequenta le scuole fino alla terza media, dopodiché si dedica completamente alle sue vere passioni: la musica, la danza, il canto, la recitazione.

Giovanissimo, inizia a travestirsi e ad esibirsi in piccoli locali romani, assumendo, come sfida verso i tanti denigratori («Sei uno zero», è la frase che si sente ripetere più spesso), proprio il nome di Renato Zero. Veramente il nome Zero deriva dal fatto che quando frequentava il Piper, erano tutti con i capelli lunghi, mentre lui se li tagliò a zero, proprio per andare controcorrente. A 14 anni, ottiene il suo primo contratto, al Ciak di Roma, per 500 lire al giorno. Viene notato da Don Lurio, in una delle tante serate trascorse al Piper, noto locale notturno di Roma. Da qui, la scrittura per il gruppo di ballo I Collettoni, che fa da supporto a una giovanissima Rita Pavone nel suo show serale.

Registra anche alcuni fortunati caroselli per una nota marca di gelato. È proprio in quegli anni che nasce l'amicizia di Renato con Loredana Bertè e Mia Martini, trio che spesso girava la penisola in cerca di scritture. Proprio con Loredana fece parte de I Collettoni. Nel 1965, incide i suoi primi brani - "Tu", "Sì", "Il deserto", "La solitudine" - che non verranno mai pubblicati. Per il primo (doppio) singolo, bisogna aspettare il 1967: "Non basta sai"/"In mezzo ai guai", prodotto da Gianni Boncompagni, anche autore del testo (le musiche sono invece di Jimmy Fontana), che vende soltanto 20 copie (verrà poi inserito come omaggio nel VHS La notte di Icaro, circa 20 anni dopo)!

Interpreta la parte del venditore di felicità nel musical Orfeo 9 di Tito Schipa Jr. Lavora come comparsa in alcuni film di Federico Fellini (Satyricon e Casanova) e fa parte del cast della versione italiana del musical Hair, insieme, tra gli altri, a Loredana Bertè e Teo Teocoli.

Ma nell'atmosfera dei tardi anni sessanta, che si sta impercettibilmente spostando dalla ingenua fase del beat (1964-1967) all'impegno politico post-'68, Renato stenta a trovarsi un'identità. Sarà nei primi anni settanta, con l'avvento del glam-rock, tutto cipria, lustrini e paillettes, che potrà proporre senza problemi il suo personaggio, che poteva sembrare una scopiazzatura dei modelli d'oltremanica e invece esisteva già da parecchi anni, senza potersi tradurre in proposte artistiche, per la diffidenza che circondava gli artisti cosiddetti «alternativi».

Questo personaggio provocatorio ed alternativo, che Zero racconterà in pezzi autenticamente all'avanguardia, come "Mi vendo" (serio e volutamente sfrontato grido di un «prostituto felice») e, in genere, l'intero album Zerofobia (significativamente, «paura di Zero», un modo per esorcizzare la censura benpensante, che fino a quel momento l'aveva ostracizzato). Nessuno di questi pezzi andrebbe dimenticato: da "Morire qui" a "La trappola", da "L'ambulanza" al brano-emblema della filosofia zeriana, "Il cielo". Nel disco, è presente anche una piacevole cover, in lingua italiana, di "Dreamer" dei Supertramp, qui divenuta "Sgualdrina". Al periodo successivo (Zerolandia, la terra promessa dell'amore e dell'amicizia, senza distinzioni sessuali) si ascrivono pezzi come "Triangolo", "Fermo posta" e la fin troppo esplicita "Sbattiamoci", che si fondono e si completano con accorati messaggi anti-aborto, già presenti nei primi album ("Sogni nel buio"), in verità più etico-pasoliniani che moralistici, nonché anti-droga ("La tua idea", interamente scritta da Renato, parole e musica, "Non passerà", "Uomo no" e "L'altra bianca", titoli quasi da Esercito della Salvezza) e contro il sesso troppo facile ("Sesso o esse").

Questo sarà ancora più palese nelle composizioni più recenti dell'artista: l'esempio più lampante è l'album Il dono, nel quale si alternano temi sociali ("Stai bene lì", "Radio o non radio", "Dal mare") e spirituali-esistenziali ("Immi ruah", "La vita è un dono"). Secondo alcuni osservatori, anzi, con l'ultima produzione, Zero ha indugiato eccessivamente su una certa retorica e commercialità, che non ha giovato alla sua immagine e che ha provocato disorientamento e, in qualche caso, acrimonia verso quel pubblico di «emarginati» che, fin dall'inizio, l'aveva sempre sostenuto.

D'altro canto, al di là di polemiche, spesso prive di reale fondamento, anche se a volte alimentate da Zero stesso, la «diversità» dell'artista è ben altro che una pura inclinazione sessuale: si tratta infatti di una diversità più sottile e non facilmente leggibile, della quale Renato ha fatto sempre coming out. La forza di Renato Zero è stata quella di aver dimostrato la «normalità del diverso»: anch'egli, come e più degli altri - questo il messaggio - è capace di sentimenti d'amore, di rispetto, di solidarietà e di fede.

E proprio questo lato cattura negli anni un pubblico sempre più numeroso, unico per assiduità ed adesione fideistica, al limite dell'idolatria: i cosiddetti «sorcini», termine che alla lunga ha sostituito quello originario di «zerofolli», coniato a metà degli anni settanta (il termine «sorcini» deriva da un'immagine avuta da Renato dei suoi fans che, all'epoca, si spostavano numerosi in motorino, e questo gli suggerì la similitudine con dei topolini guizzanti, vedi sotto). Tra Renato e il suo pubblico il rapporto è di amore totale e incondizionato, come può testimoniare chiunque abbia assistito ad almeno un suo spettacolo.

La leggenda vuole che, nel 1980, trovandosi a Viareggio, mentre si recava in auto al ristorante Da Beppino, assediato dai fans che con i motorini sfrecciavano da tutti i lati, disse: «Sembrano tanti sorci». Nel 1981, ai suoi fans l'artista dedicò il brano "I figli della topa", inserito all'interno di Artide Antartide. Da quel momento, i suoi ammiratori sono diventati ufficialmente «sorcini» e il cantante, per analogia, «il re dei sorcini».

Zero pubblica il suo primo album, No! Mamma, no!, nel 1973, senza raccogliere molto successo. Viene infatti associato dalla critica ad un sosia di David Bowie e questo causa attriti con la casa discografica RCA, che ritira i fondi già pattuiti con il cantante per la promozione del disco attraverso spettacoli in tutta Italia.

Il secondo tentativo di affermazione è l'album Invenzioni, del 1974, promosso con la partecipazione alla manifestazione Un disco per l'estate: l'accoglienza del pubblico resta comunque tiepida.

Il primo singolo di successo è "Madame", del 1976, firmato da Renato insieme a due collaboratori che lo accompagneranno per parecchi anni: l'autrice Franca Evangelisti e il compositore Piero Pintucci. Altri collaboratori importanti di quel periodo sono Ruggero Cini e Roberto Conrado. "Madame", suo primo vero successo, è inclusa nell'album Trapezio, con cui Zero inizia a creare un proprio séguito di fans. Ma è con il singolo "Mi vendo", del 1977, trasmesso prepotentemente dalle radio libere, e con l'album Zerofobia, che Renato Zero si afferma in maniera definitiva. L'album include anche la sua canzone-simbolo, "Il cielo", che Renato racconta di aver composto sull'isola di Ventotene, alla fine degli anni sessanta.

L'affermazione artistica di Zero continua con gli album successivi: Zerolandia, del 1978 (primo disco dell'omonima etichetta discografica proprietà della "Zeromania Music Srl"), trainato dal 45 giri "Triangolo", ed EroZero, del 1979, al Numero Uno della classifica, che consacrano Renato Zero come uno degli artisti più amati dal pubblico. Per il 45 giri "Il carrozzone" (contenente sul lato B l'esilarante "Baratto", gettonatissima nei juke-box, dove Renato è ormai una presenza fissa, a partire dai brani più ballabili di Zerofobia, "Mi vendo" in cima a tutti), Zero conquista anche la prestigiosa Gondola d'oro.

Nel frattempo, Zerolandia è diventato anche un tendone circense itinerante, della capienza di cinquemila posti, nel quale Renato si esibisce, facendo tappa in varie città italiane e scatenando nel pubblico incredibili scene di isteria e tentativi di emulazione: sono tantissimi gli spettatori che si presentano ai concerti truccati o addirittura vestiti come Renato.

Sempre nel 1979, Renato Zero gira, nel ruolo di protagonista, interpretando se stesso, il film Ciao nì!, per la regia di Paolo Poeti, che al botteghino batte niente di meno che il gettonatissimo Superman. Il film è ricco di esibizioni musicali e raccoglie consensi principalmente tra i fans dell'artista.

Zero entra negli anni ottanta incominciando ad abbandonare trucchi e cerone, ma non per questo rinunciando a stupire. I suoi testi diventano sempre più maturi e riflessivi; i concerti però continuano ad essere caratterizzati da un'irreferenabile voglia di grandeur, con cambi d'abito e sorprese a ripetizione: addirittura, nel tour Senza tregua, del 1980, entra in scena su un carro, trainato da un cavallo bianco.

Da segnalare, nel 1982, l'inizio della collaborazione con il maestro Renato Serio, che, da quel momento e fino ad oggi (tranne sporadiche eccezioni), scriverà e arrangerà gli archi di tutti gli album di Renato. Fino al 1984, la carriera di Zero procede a gonfie vele: "Amico", "Più su", "Marciapiedi", "Spiagge", "Viva la Rai" e "Soldi" (queste ultime due sono altrettante sigle, all'interno di Fantastico 3, condotto da Corrado, in cui Renato ha uno spazio tutto suo, intitolato Fantastico Zero) sono solo alcuni dei successi ottenuti nei primi anni ottanta, tratti da capolavori indiscussi, quali i doppi album di studio Tregua, Artide Antartide e Via Tagliamento 1965/1970, il doppio album live Icaro e il Q disc Calore. Poi, improvviso, arriverà il calo dei consensi.

Prima di allora, però, sono in molti a gridare al miracolo. Renato sforna quattro doppi consecutivi: tre di studio e un live epocale, Icaro, contenente l'inno "Più su", che esce anche in formato singolo, abbinato all'inedito di studio "Galeotto fu il canotto". L'album esce nel 1980, lo stesso anno di Tregua (il primo nella serie dei doppi, disponibile sia come doppio che come due LP singoli, Tregua I e Tregua II), da molti definito come il disco più politico di Renato Zero, sia per i temi trattati ("Onda gay" su tutte, tema all'epoca piuttosto scottante) sia per il titolo (vari i riferimenti e le interpretazioni: la guerra fredda tra USA e URSS, la contrapposizione tra sinistra e destra o quella tra Oriente e Occidente). Tregua contiene, tra l'altro, il singolo "Amico", uno dei classici di Renato. Ma il vero capolavoro è il doppio di studio del 1981, Artide Antartide, che, pur privo di singoli promozionali, contiene numerosi brani poi diventati classici irrinunciabili, come "Il jolly", "Ed io ti seguirò", "Notte balorda" e "Marciapiedi", solo per citarne alcuni tra i più noti, ma nessuno dei venti pezzi di questa doppia fatica andrebbe dimenticato, come il pezzo di apertura "Pionieri" o il pezzo di chiusura "Stranieri", e tanti altri, tra cui "Gente", "L'ammucchiata", "La stazione", "Padre nostro".

Dopo Artide Antartide, Renato Zero è senza dubbio il cantautore italiano più popolare e seguìto. Via Tagliamento 1965/1970, terzo doppio di studio consecutivo e quarto in generale, pubblicato nel 1982, tratta la storia del Piper, mitico locale romano, della cui epoca cruciale Zero ha fatto parte, assieme a tanti altri, tra cui Patty Pravo, Loredana Bertè e Mia Martini. Come accennato, il disco viene promosso in televisione, grazie alle sigle "Soldi" e "Viva la Rai", nel corso del popolarissimo Fantastico. Tra gli altri brani, "Resisti" (lato B di "Soldi"), il pezzo di apertura "Piper Club", il brano di chiusura costituito dall'inedito "Ancora fuoco", la cover di "Land of 1.000 Dances" e l'autobiografica "Ragazzo senza fortuna".

La lunga e fortunata stagione dei doppi (1980-1982) si conclude nel 1983, quando esce il Q disc Calore, trainato da "Spiagge". La scelta di pubblicare solo 4 nuovi brani dopo quasi 80 pezzi in 4 album doppi consecutivi, con circa 60 inediti, viene vista da alcuni come il primo campanello d'allarme di un'inevitabile impasse nella creatività di Renato Zero - purtroppo, il sospetto si rivelerà fondato.

Nel 1984, al giardino zoologico di Roma, vestito da leone e scortato da quattro aborigeni, Renato presenta il nuovo lavoro, Leoni si nasce: sembra di dover assistere all'ennesimo trionfo, e invece la caduta è rovinosa. L'album (uscito lo stesso anno della sua prima raccolta, Identikit Zero, contenente brani riarrangiati e ricantati, più due inediti, "La gente come noi" - uno di vari brani che si occupano della sua amata «gente», come la stessa "Gente" o "Ancora gente" - e "Io qui", il cui testo è composto invece da un medley di titoli di alcuni dei suoi brani più rappresentativi, il tutto incorniciato da un'"Introduzione" e un "Finale", entrambi parlati, nello stile dei suoi concerti dal vivo) vende poco, pur raggiungendo rapidamente il Numero Uno nella classifica delle vendite (da cui uscirà però altrettanto rapidamente), trainato dal singolo "Da uomo a uomo" e dalla splendida ballad, poi divenuta un classico di Renato, "Per non essere così", in cui affronta il tema della diversità ancora una volta, in modo diametralmente opposto a "Mi vendo". Ma soprattutto è la sua immagine, un tempo «cool» e trasgressiva, che appare vecchia e kitsch.

Non va meglio col successivo Soggetti smarriti, del 1986, nonostante i brani più riusciti, quali "Infiniti treni", "Fantasmi" (recentemente riproposta all'interno del tour Zero Movimento, un intero concerto trasmesso, in prima serata, dalla RAI, il che ha permesso al brano di riemergere prepotentemente su scala nazionale, trascinando con sé l'intero lavoro, per lo più dimenticato dallo stesso Renato), "Fiori d'arancio" e l'apprezzatissima "Donna donna donna", né con gli spettacoli dal vivo, che si svolgono non più in stadi e palasport, ma nelle piazze e addirittura nelle discoteche di provincia, spesso persino gratis.

I consensi toccano il fondo con Zero, del 1987, doppio album, che si rivela un flop clamoroso, raggiungendo a malapena la Top 20 (è la prima volta, dall'epoca di Trapezio, che un album di Renato non entra nella Top 10), pur contenendo qualche brano degno di nota, come l'autobiografica "Artisti", il pezzo si apertura "Lei" e alcune ballate in puro stile Zero, quali "Vagabondo cuore", "Ho dato" e "Siamo eroi", accanto ai quali sono evidenti brani di scarsa ispirazione, soprattutto sul secondo disco. Non è un caso, tra l'altro, se in tutti i lavori di questo periodo buio, viene a mancare quella che è ormai diventata una tradizione irrinunciabile, tanto per Renato quanto per i suoi fans: la cosiddetta «dedica» interna al disco, una specie di prosa poetica, solitamente riprodotta prima o dopo i testi delle canzoni, che introduce ai temi principali del disco di turno e che, pur se a tratti ampollosa e ridondante, assurge talvolta a vero e proprio manifesto di un particolare periodo o umore (cfr. sotto, a titolo di esempio, gli stralci riportati dalle dediche inserite su Amore dopo amore e su Cattura). La consuetudine, iniziata con Zerolandia, nel 1978, e interrotta con Leoni si nasce, nel 1984 (in cui figurano però l'"Introduzione" e il "Finale" parlati, che ne fanno un po' le veci, oltre al fatto che la raccolta Identikit Zero, di quello stesso anno, contiene sia la dedica - l'ultima, prima della momentanea interruzione - che, come accennato sopra, una "Introduzione" e un "Finale"), verrà ripresa soltanto con il doppio album live del ritorno, Prometeo, del 1991, successivo al primo trionfale Festival di Sanremo; da allora, non verrà mai più abbandonata.

La parabola artistica del cantautore romano sembra ormai giunta al capolinea (intanto, il tendone Zerolandia è stato costretto a chiudere, a quanto pare per la mancanza di appropriate norme di sicurezza, anche se molti vedono in questo un ennesimo tentativo di boicottaggio di un personaggio alquanto scomodo; la vicenda viene descritta da Renato nel brano "Giorni", dall'album Leoni si nasce, uno dei pezzi più richiesti dal vivo). Renato si prende due anni di pausa. E intanto medita il riscatto: nel 1989, vola a Londra, dove realizza, con l'ausilio di Geoff Westley, l'album Voyeur, ricco di nuove suggestioni musicali. Le vendite sono incoraggianti: è l'inizio di una rinascita, lenta e costante, confermata da un tour nei palasport e sotto un nuovo tendone, che ottiene un discreto successo.

Tra i pezzi di spicco, molti dei quali lunghissimi, fino a superare i 7 minuti abbondanti, sono da segnalare: "Accade", "Il canto di Esmeralda", "Il grande mare", "I nuovi santi", "Ha tanti cieli la luna" (poi ripresa da Mina nel suo tributo a Renato, N° 0) e, naturalmente, la title-track, la dissacrante "Voyeur" (che, per certi aspetti, riprende un po' i temi di "Fermo posta", anche questa, non a caso, inserita da Mina nel suo tributo), accompagnata da un divertente quanto inquietante videoclip, molto curato nei dettagli e dal respiro internazionale, così come gli arrangiamenti dell'intero album. Il disco esce, in realtà, in due differenti versioni: una più breve, quella del vinile, contenente soltanto 8 brani (tra cui non figurano pezzi, quali "Ricreazione" e "Talento"), e quella, per così dire, «canonica» del CD e dell'MC, che presentano entrambi la tracklisting completa, con 11 tracce (un dodicesimo brano avrebbe dovuto essere "Due", finito poi sulla raccolta di inediti del 1991, La coscienza di Zero, al cui interno risalta per l'inconfondibile arrangiamento di Westley).

Nel 1991, Renato partecipa, per la prima volta, al Festival di Sanremo, con il brano "Spalle al muro", scritto per lui da Mariella Nava: un successo, confermato dalle buone vendite del doppio album live Prometeo, seguìto, a fine anno, dalla raccolta di inediti intitolata La coscienza di Zero. Grande scalpore suscita la sua seconda esibizione sanremese, nel 1993: Renato presenta il brano di ispirazione religiosa "Ave Maria", accompagnato da un numerosissimo coro, che occupa gran parte del palco; il pezzo scatena nel pubblico in sala una standing ovation di dieci minuti. Il singolo (in realtà un EP o mini CD dal titolo Passaporto per Fonopoli) raggiunge il primo posto in classifica, al pari dell'album Quando non sei più di nessuno. Nella primavera-estate successiva, Renato se ne va in tour, con un'orchestra sinfonica di 50 elementi, per lo spettacolo ZerOpera. Nel 1994, torna con l'album L'imperfetto, che contiene l'intensa "Nei giardini che nessuno sa" e "Felici e perdenti", che ricorda le sonorità internazionali di Voyeur. L'album è co-prodotto da Phil Palmer, già presente come chitarrista dai tempi di Voyuer, fondamentale per la creazione di quel nuovo sound che caratterizzerà i lavori successivi.

Ormai Renato non si ferma più: nel 1995, esce il CD Sulle tracce dell'imperfetto, accompagnato da un altro tour, con cui festeggia i 30 anni di carriera. Il lavoro contiene I migliori anni della nostra vita, uno dei suoi più grandi successi. Lo stesso anno, scompare improvvisamente la sua amica del cuore, Mia Martini; tre anni dopo, alla grande e indimenticabile Mimì, renato dedicherà il pezzo "La grande assente". Nel 1996, è la volta dello spettacolo teatrale TuttoZero", uno show di 40 canzoni, con 25 cambi d'abito. Nel 1998, l'album Amore dopo amore, realizzato in collaborazione con Palmer, Senesi e Serio e trainato, tra gli altri, dallo strepitoso singolo "Cercami", vende un milione e duecentomila copie, diventando il suo più grande successo di sempre (curiosamente, senza raggiungere il Numero Uno in classifica: si fermerà infatti al Numero 2).

L'ispirazione è ben delineata nell'introduzione al disco: «...D'amore ho vissuto, ascoltando e imparando, cantando ed aspettando. Disordinatamente forse, eppure è così che ho capito che non esiste una logica precisa che stabilisca il tipo di erogazione e le modalità per far sì che questo impulso arrivi e altrettanto impegnativo riuscire ad essere equo, non tralasciando di accontentare un amante tanto difficile ed esigente come il 'Pubblico'. Nei miei dischi l'attesa, il rifiuto, la riappacificazione. Un corteggiamento che sa di vinile ed interminabili autostrade. È sempre l'amore a condurre almeno nel mio caso. Perché un amore specifico con nome e cognome, capace di farmi assistere a questa folle ricerca non si è effettivamente mai palesato. Ma l'artista, secondo la mia personale esperienza, più è celibe e più soffre; più soffre e più è innamorato, più è innamorato e più rende. Amore dopo amore un viaggio lungo ed intenso mi ha portato qui, adesso. E guardandomi dentro trovo che fuori è tutto diverso; diverso dalle mie aspettative, e ciò che vedo non è il riflesso delle passioni, delle energie e delle ambizioni per le quali mi sono battuto e che, ahimé, in questo tempo non trovano appagamento. Quindi io come altri della mia scuola rischio di sentirmi respinto pur avendo studiato tanto. Intollerabile è credere che la furbizia, l'ignoranza e l'approssimazione vengano così largamente premiate. Il mio amore claudicante, un po' sordo, un po' cieco, ma non disabile...». Un disco molto ben confezionato e, tuttavia, più vicino alla perfezione formale che all'afflato emotivo.

Nel 1999, Renato pubblica un nuovo doppio disco live (il terzo, dopo Icaro del 1980 e Prometeo del 1991), intitolato Amore dopo amore, tour dopo tour, che contiene anche dei nuovi brani (ben 6), registrati in studio, tra cui "Si sta facendo notte". In più, torna ad esibirsi dal vivo, con Carla Fracci e i Momix, nello spettacolo kolossal Cantiere Fonopoli, in 7 città italiane: Firenze (Stadio Artemio Franchi), Milano (Ippodromo San Siro), Ancona (Stadio del Conero), Torino (Stadio delle Alpi), Roma (Stadio Olimpico), Udine (Stadio Friuli), Napoli (Stadio San Paolo).

Nel corso di questi due anni (1998-1999), vengono estratti 6 singoli, che raggiungono tutti la Top 10 delle vendite. In estate, duetta con Luciano Pavarotti sulle note de "Il cielo". A novembre, Mina lo omaggia, dedicandogli un intero album, N° 0, nel quale reinterpreta, con la consueta classe, alcuni brani del repertorio di Zero, dagli anni settanta agli anni novanta, oltre all'inedito duetto con Renato in "Neri".

Nel 2000, Renato Zero conduce un programma tutto suo, in prima serata, su Rai Uno, Tutti gli Zeri del mondo, un mezzo passo falso, alla pari del CD dal titolo omonimo, nel quale ricorda alcuni grandi cantautori scomparsi, tra i quali Fabrizio De André e Lucio Battisti, interpretando alcuni dei loro grandi successi. Una breve attesa e, nel 2001,oltre al'uscita dell' album La curva dell'angelo che lo riporta primo in classifica (e al Numero 10 nella chart annuale degli album più venduti) viene affiancato dal suo assistente non che collaboratore Mariani Mariano, mentre il tour Prove di volo, del 2002, raccoglie mezzo milione di spettatori (conquistando anche un tutto esaurito allo Stadio Olimpico di Roma, con oltre 70.000 biglietti venduti). L'album Cattura, presentato in diretta radiofonica, al Teatro Eliseo, esce alla fine del 2003 e, nel giro di poche settimane, diventa uno degli album più venduti dell'anno (si piazza al quinto posto nella chart annuale). Contiene una delle canzoni più amate dalla nuova generazione di sorcini, l'iper-romantica "Magari", ma anche altri pezzi memorabili o comunque importanti: "Come mi vorresti", "Figlio" (dedicata a Robertino, il giovane da lui adottato legalmente proprio quell'anno), "L'altra sponda" (in cui si invitano i gay e, in genere, gli esclusi a non vergognarsi di se stessi) e il brano forse più autobiografico, "Naturalmente strano". Notevole l'introduzione al disco, vero e proprio concept album: «Cattura è piacere, stimolo all'interesse degli altri o per gli altri... Non alterando né ignorando le regole, con gentilezza, tolleranza, rispetto... Promuovendo i propri colori, difendendo la coscienza dagli inchiostri facili, dai messaggi subliminali, dai comizi ruffiani, dalla discriminazione sessuale, ideologica, epidermica e dall'isolamento di classe». Anche a causa della ripresa di temi e sonorità degli anni settanta, per taluni, Cattura è una sorta di Zerofobia del Nuovo Millennio.

Nel 2004, il giro di concerti Cattura il sogno/Il sogno continua entra nella classifica Pollstar dei tour di maggior successo a livello mondiale con il "tutto esaurito" nelle date di San Siro a Milano, del Bentegodi a Verona, del Franchi a Firenze e dell'Olimpico a Roma. Il doppio tutto esaurito allo Stadio Olimpico gli fa meritare l'ironico titolo di «nuovo imperatore di Roma». Il DVD Figli del sogno, cronaca fedele di quello spettacolo, risulta il più venduto dell'anno. Il 2 luglio 2005 partecipa al Live8 romano al Circo Massimo, eseguendo "Cercami" e "Nei giardini che nessuno sa", e duettando con Claudio Baglioni e Laura Pausini sulle note de I migliori anni della nostra vita. Il 2005 è anche l'anno in cui Renato diventa nonno di Virginia, primogenita del figlio adottivo Roberto (a distanza di due anni, nascerà anche la seconda figlia di Roberto, che sarà chiamata Ada, in ricordo dell'amata madre dell'artista, scomparsa nel 2001).

Il 18 novembre, anticipato dal singolo "Mentre aspetto che ritorni", esce l'ennesimo album, Il dono, pubblicato in tre diverse versioni tra cui il Dual Disc (un supporto ibrido tra CD e DVD), in cui l'artista si concede in un'intervista di circa 30 minuti. L'album si insedia stabilmente al primo posto della hit parade e vi rimane fino alla fine del 2005: in sole sei settimane, conquista il quarto posto nella chart annuale. Da notare che tutti i successi discografici di Renato degli ultimi anni sono ottenuti senza godere sostanzialmente di passaggi radiofonici: i grandi network, a cui dedica il polemico brano "Radio o non radio", non trasmettono infatti i suoi brani.

A dicembre, per la prima volta, Zero viene ricevuto in Vaticano, dove si esibisce nell'aula Paolo VI, eseguendo "La vita è un dono", canzone dedicata a Giovanni Paolo II nonché alla neonata nipotina. Dal 26 dicembre 2005 al 6 gennaio 2006, conduce per 10 serate una trasmissione radiofonica su Radio2, in cui ripercorre le tappe più significative della sua carriera, insieme a molti amici dello spettacolo. Nel febbraio 2006 parte da Montichiari il nuovo tour, Zero movimento, che fa registrare ovunque il tutto esaurito, già in prevendita, con molte date aggiunte, per venire incontro alle richieste del pubblico, per un totale di 25 serate. Sempre a febbraio, rifiuta il premio alla carriera, che vorrebbero consegnargli sul palco del Festival di Sanremo. Questo il laconico commento di Renato: «Se ne riparla quando avrò ottant'anni».

È il 17 novembre dello stesso anno, quando la Sony Music (da anni casa discografica dell'artista, dopo il primo lungo periodo alla RCA, poi diventata BMG) pubblica il primo (triplo) best-of nella carriera del cantante della Montagnola. Il titolo è Renatissimo! e con questa tripla compilation il «Signor Zero» festeggia i suoi (primi) 40 anni di carriera. A chi considera i best-of solo una buona scusa per far soldi, lo stesso Renato Zero risponde: «Dissento dalle spremute. C'è la paura che dopodomani i CD diventino chewing-gum. È un sospetto che viene al discografico, ma così fai un frullato di tutto. Se dopo 40 anni timidamente mi permetto di fare una raccolta, e devo pure chiedere scusa, allora non ci sto!». L'uscita del cofanetto è anticipata dalla diffusione in radio (in una discutibile versione tronca di alcune strofe) di un singolo inedito: "Sono innocente". Renatissimo! contiene anche la prima ed unica versione studio di "Più su" (fino ad allora disponibile soltanto nell'esecuzione dal vivo, inserita nel doppio album live Icaro, di cui rappresentò anche il singolo trainante, un doppio lato A con il brano di studio "Galeotto fu il canotto", ripreso anche da Mina in N° 0) e la nuova "Fammi sognare almeno tu". Come da copione, per le ultime apparizioni nel mercato discografico dell'istrionico artista, il 16 novembre (1 giorno prima dell'uscita effettiva nei negozi di musica), grazie alle oltre 240mila prenotazioni, il cofanetto conta già tre dischi di platino. Renatissimo! esce in tre versioni diverse: con copertina color oro, con copertina color argento e in un'edizione limitata, che in più, rispetto alle precedenti, conta nel primo dei tre dischi le versioni mix, ad uso dei DJ (mai pubblicate su CD), di "Mi vendo" e "Morire qui". In sole sei settimane, la raccolta diventa il quinto CD più venduto in Italia nel 2006.

A gennaio 2007, Zero Movimento riceve il Telegatto come miglior tour del 2006: Renato Zero è l'unico vincitore a non presentarsi sul palco per ritirarlo, inviando al suo posto il suo manager Claudio Trotta. Sempre a gennaio, inizia la prevendita dei biglietti per il nuovo tour estivo, che, a partire da maggio, lo riporterà negli stadi: Padova, Roma, Milano, Firenze, Bari e Palermo. Venerdì 16 febbraio, viene annunciata una nuova data a Roma e il nome definitivo della tourneé, che sarà MpZero Tour 2007.

A fine febbraio, due pezzi che lo vedono autore del testo, "Nel perdono" e "La vita subito", vengono presentati al Festival di Sanremo, rispettivamente da Al Bano, nella sezione «Campioni», e da Jasmine, nella categoria «Giovani». "Nel perdono" conquisterà il secondo posto. Venerdì 2 marzo, lo stesso Renato sale sul palco dell'Ariston come super ospite: si esibisce, a notte inoltrata, tenendo incollati al video quasi sei milioni di spettatori, con uno share di oltre il 60%, il più alto di tutto il festival, escluse le premiazioni dei vincitori. Propone due medley: il primo è dedicato a Luigi Tenco ("Ciao amore"), Bruno Lauzi ("Ritornerai") e Sergio Endrigo ("Era d'estate"); il secondo è invece composto da pezzi del suo repertorio: "Il carrozzone", "L'impossibile vivere", "Ave Maria", "Nei giardini che nessuno sa" e "Il cielo". Dimostrando uno stile che manca agli altri ospiti, si limita ad omaggiare Sanremo senza fare un solo accenno al suo ultimo disco o al suo imminente tour.

Nonostante la scarsa pubblicità e il fatto che il tour arrivi a un solo anno dal precedente, MpZero si rivela un successo. L'esordio di Padova non è dei più fortunati: sulla città si abbatte un diluvio di pioggia e grandine, che tuttavia non scoraggia 20.000 spettatori dal recarsi allo stadio. Nelle due serate allo Stadio Olimpico di Roma, l'MpZero raduna 120.000 spettatori, oltre 50.000 allo stadio San Siro di Milano, 40.000 allo stadio Artemio Franchi di Firenze, 30.000 all'Arena della Vittoria di Bari, per chiudersi al Velodromo Borsellino di Palermo, con oltre 15.000 presenze. Il tour chiude i battenti con circa 270.000 presenze in 7 date. Particolarmente apprezzato dai fans il fatto che, dopo otto anni, Renato sia tornato a chiudere il concerto con "Il cielo".

A gennaio 2008, la Universal ripubblica su DVD la VHS (uscita nel 1990) Zero 40. Nonostante si tratti di un vecchio filmato, peraltro messo in vendita senza alcuna pubblicità, a una settimana dall'uscita, il DVD raggiunge clamorosamente la prima posizione in classifica. Nell'aprile 2008, lancia la sua prima linea di occhiali, dal titolo Nero d'Autore. A settembre partecipa a Carràmba che fortuna annunciando la prossima uscita di un nuovo album nel segno dell'amore. In edicola, a partire dal 25 agosto 2008, per 6 lunedì con la rivista TV Sorrisi e Canzoni viene pubblicata una raccolta dedicata a Renato Zero formata dai 6 album degli anni 1970 (No! Mamma, no!, Invenzioni, Trapezio, Zerofobia, Zerolandia, EroZero).

Voci sempre più insistenti trovano conferma il 29 gennaio quando viene ufficializzata la notizia: il nuovo album di Renato Zero uscirà il 20 di Marzo e conterrà 17 brani inediti. A metà febbraio viene rivelato il titolo del nuovo album, che sarà Presente. Il 9 marzo il singolo "Ancora qui" viene trasmesso in esclusiva sul sito web del Corriere della Sera, per essere poi trasmesso dalle radio a partire dal 13 marzo. Negli stessi giorni viene girato il videoclip del brano, che vede la partecipazione di grandi stelle del cinema e della tv come Sabrina Ferilli, Manuela Arcuri, Massimo Ghini, Asia Argento, Giorgio Panariello e molti altri. Ma la novità assoluta di Presente è che Renato Zero lancia il self made disco: per il nuovo lavoro ha scelto, dopo il divorzio con la Sony, di non affidarsi ad alcuna casa musicale. È la prima volta nella storia della discografia italiana che un artista importante non si avvale di una major o di un'etichetta indipendente affermata per la produzione, il marketing e soprattutto, la distribuzione del proprio album. "Presente" entra direttamente al primo posto in classifica con il triplo disco di platino conquistato in soli sette giorni.

In autunno partirà una lunga serie di concerti, dal titolo "Zeronovetour".

Si tratta di raccolte pubblicate dalla RCA Italiana (gruppo BMG), sia quando Renato era sotto contratto con questa casa discografica, sia dopo il suo passaggio alla Sony Music Entertainment. Per motivi legati alla proprietà dei diritti d'autore, nessuna di queste raccolte (tranne Zerofavola (seconda parte), subito ritirata dal mercato dopo la sua uscita), contiene brani successivi al 1979.

Nel 2000, la Sony pubblica I miei numeri, un CD antologico, che comprende 12 canzoni, incise tra il 1994, anno che segnò il passaggio di Renato dalla BMG alla Sony, al 1999. Nel 2006, la Sony/BMG, fuse in un'unica etichetta discografica, dà alle stampe il triplo CD Renatissimo!, che abbraccia la carriera di Zero dal 1973 al 2006.

Ad oggi, Renato Zero ha venduto circa 18 milioni di dischi in Italia (fra i quali, quasi 2 milioni di singoli) e altri 2 milioni nel mondo (principali paesi: Svizzera, Francia, Germania, Spagna, Belgio, Venezuela, Argentina, Brasile, Stati Uniti d'America e Canada) per un totale di circa 20 milioni di dischi.

Insieme a Mina, Adriano Celentano, Claudio Baglioni, Antonello Venditti e i Pink Floyd, Renato Zero è l'unico riuscito ad avere album al Numero Uno della classifica italiana in quattro decenni diversi (anni '70, '80, '90 e 2000).

Amore dopo amore, che curiosamente non raggiunse mai il primo posto in classifica, è il suo album più venduto di sempre, con oltre un milione e duecentomila copie. Icaro, Artide Antartide, EroZero e Tregua sono accreditati vicini al milione di copie, comprensivo di tutte le vendite fino ad oggi. In totale, Renato Zero ha piazzato 27 dei suoi album nella Top 10.

Renato Zero resta l'unico artista italiano ad essere riuscito a piazzare cinque album doppi (Tregua; Icaro; Artide Antartide; Via Tagliamento 1965/1970; Amore dopo amore, tour dopo tour) al primo posto della classifica. Più volte, fra il 1978 e il 1982, si trovano due suoi album contemporaneamente nella Top 50.

Da notare che "Calore", nonostante nella discografia figuri come album, nella classifica ufficiale, divulgata dalla Rai, fu inserito tra i singoli, nonostante le proteste di Renato che lo riteneva a tutti gli effetti un long playing a 33 giri (come di fatto era). Renato invece non protestò, dieci anni dopo, quando la storia si ripeté con l'EP o mini CD "Passaporto per Fonopoli".

È ad oggi il solo cantante italiano ad aver ottenuto il Numero Uno dei singoli in 4 decenni distinti (anni '70, '80, '90 e 2000).

Figli del sogno è stato il DVD musicale più venduto del 2004.

Zero 40 è stato il 6° DVD musicale più venduto del 2008.

Il 17 settembre 2008 è stato ospite della prima puntata di "Carramba che Fortuna" dove ha duettato con Raffaella Carrà sulle note del Medley composto da sei canzoni: Io ti amo (R.Carrà), Ed io ti seguirò (R.Zero), Forte, Forte, Forte (R.Carrà), Magari (R.Zero), Io non vivo senza te (R.Carrà), Cercami (R.Zero). Nella stessa occasione Renato Zero ha annunciato la produzione di un nuovo disco definito "pregno d'amore".

Nota: il doppio disco dal vivo Prometeo venne registato da un mix di serate tratte da Stellarium e Zero 40 Live, nel 1990, e fu pubblicato nel 1991.

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Presente (Renato Zero)

I temi trattati in questo "Presente" sono moltissimi; si parte con "Professore" in cui Renato, ricordando un suo vecchio professore che non lo aveva "capito" afferma: "non basta solo la cultura...fuori dal libro è molto dura." "Ancora qui" brano autobiografico, come del resto la maggior parte di quelli contenuti nel cd, mette a confronto Zero con Fiacchini, dimostrando come "non è mai facile un ritorno, non è impresa da niente". Ne "L'incontro" invita i giovani a uscire allo scoperto, ad agire e a non dimenticare le proprie origini: "giovani salvatevi!". "Questi amori" è un inventario dei sentimenti dell'artista che afferma: "il mio letto è singolo, ma il mio cuore è un grand hotel." "Muoviti" è un grido all'azione perché, dice Zero, "qualcosa mi dice che non riusciremo a volare più, se non ti impegni anche tu". "Non smetterei più" si riferisce alla passione per la musica del cantautore: "Dimmi come ti va...!? poeta!". "Un'altra gioventù" è un inno alla verità e alla fiducia nelle proprie forze: "senza sconti o privilegi ci si mette un po' di più, ma se tocchi quella cima, come un Dio ti senti tu." "Quando parlerò di te" dimostra come una ferita d'amore segni indelebilmente il cuore: "non è normale alla mia età...stringere un fotografia." "Ambulante" è una dichiarazione d'amore alla vita e alla strada: "ci metto il cuore, la mia onestà... sono nato per questa vita!" "Almeno una parola" dimostra la necessità di alleanze e di sincerità per andare in contro al mondo: "ancora un cuore in fondo al pozzo, la crudeltà non arricchisce nessuno." "L'ormonauta" è una movimentata samba contro l'eccessivo consumo di pillole e lo sfrenato bisogno di sesso: "dica dottore, sarò mica grave"..."senza sesso ma che vita è!?..." "Da adesso" invita a non arrendersi e a lottare per raggiungere il proprio obiettivo: "persino il progetto più ardito diventa possibile". "Giù le mani dalla musica" grida contro il disprezzo della musica e contro la prigione in cui questa è rinchiusa: "eccoci in vetrina avvolti con il cellophan." "Spera o spara" fotografa la sfiducia della gente nei confronti di chi potrebbe aiutare e dice "non ci rimane che gridare chiaro e forte...tutti fuori dai coglioni!" Vivi tu" afferma l'importanza di un incontro, di una sorpresa: "perdonami se, se ogni tanto per caso mi trovo a passare da te". "Il sole che non vedi" contro l'apatia, contro la resa facile e la rassegnazione grida: "c'è un sole che non vedi, lui ti parla e tu gli credi...è questa la fede!" "Dormono tutti" è una ninna nanna: "soltanto i sogni restano alzati, per far compagnia agli addormentati".

Per la prima volta nella storia della discografia italiana un grande artista non si avvale di una major o di una indipendente (tra quelle affermate e consolidate nel panorama musicale) per la produzione, il marketing e, soprattutto, la distribuzione del proprio disco. Infatti Renato Zero è il primo artista italiano ad occuparsi di tutto ciò avvalendosi della sola sua casa discografica, la Tattica.

Il disco viene commercializzato sia in versione CD che in versione doppio LP. Quest'ultima versione sarà pubblicata il 17 aprile ad un mese circa di distanza dalla precedente versione CD.

Prima della sua uscita ufficiale il 20 marzo 2009 i negozi di dischi avevano già prenotato 170.000 copie di Presente, che diveranno 210.000 a una settimana dall'uscita, conferendo al disco 3 dischi di platino e il primo posto in classifica. A livello mondiale l'album debutta alla posizione 13 con 80000 copie vendute. Nella track list in ultima di copertina, il titolo del quinto brano è: Muoviti, mentre all'interno, nella parte dedicata ai testi il titolo è: Muoviti adesso. Inoltre nel libretto, manca più di metà del testo di Spera o spara.

Con questo disco Renato Zero crea un simpatico dualismo con Piero Pelù, i due artisti hanno infatti nella propria discografia due dischi con lo stesso titolo, oltre a Presente anche Soggetti Smarriti.

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Tregua (Renato Zero)

Tregua è il settimo album di Renato Zero, pubblicato nel 1980.

In questo doppio disco (il primo della sua carriera), Renato Zero dimostra il raggiungimento di una maturità artistica. Dedica il disco a suo padre Domenico Fiacchini che lo ha fatto nascere e crescere libero. Tocca i temi più disparati, dalla religiosità di "Potrebbe essere Dio", all'orgoglio omosessuale di "Onda gay", alla caccia in "Non sparare!", senza abbandonare la sua consueta ironia in brani come "Profumi, balocchi e maritozzi" e "Amore sì, amore no". Dedica una canzone all'universo degli adolescenti con "Per te", mentre "Chiedi di più" esorta a non darsi via per poco. "Beati voi" parla proprio dei sepolcri imbiancati, gli ipocriti. Grande successo del disco è "Amico", scritto con Dario Baldan Bembo ed entrato a far parte dei cavalli di battaglia di Renato Zero.

Incerta dell'accoglienza che il pubblico avrebbe riservato a un album doppio, la RCA pubblica il disco sia in formato doppio, sia in due formati singoli, intitolati Tregua I e Tregua II. Ma anche questo album raggiunse il primo posto nelle classifiche di vendita.

Orchestra della RCA diretta da Alessandro Blonksteiner.

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Ron

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Rosalino Cellamare, meglio conosciuto con lo pseudonimo Ron (Dorno, 13 agosto 1953), è un cantautore italiano.

Rosalino Cellamare nasce a Dorno, in provincia di Pavia ma cresce a Garlasco, a pochi chilometri di distanza; il padre proviene dalla Puglia, esattamente da Trani e di professione commercia in olio d'oliva, mentre uno dei due fratelli, Italo, pianista (che in seguito suonerà anche in alcuni suoi dischi, ad esempio nell'album Dal nostro livello), lo avvicina alla musica.

Inizia a partecipare ad alcuni concorsi, ed in uno di questi (in cui canta 24 mila baci di Adriano Celentano) viene notato da un talent-scout della RCA Italiana: si reca a Roma con il padre, che firma il contratto (in quanto Rosalino è ancora minorenne) per la It di Vincenzo Micocci, distribuita dalla RCA.

L'anno successivo presenta al Disco per l'estate una canzone scritta da Paola Pallottino e Lucio Dalla, Il Gigante e la bambina, che riscuote un discreto successo; incide inoltre una versione italiana di Father and son di Cat Stevens in italiano (Figlio mio, padre mio).

Nello stesso anno scrive La storia di Maddalena: questa canzone viene incisa da Sofia Loren ed inclusa nella colonna sonora del film La mortadella di Mario Monicelli (con la stessa Loren, Gigi Proietti, Susan Sarandon e Danny De Vito); Lucio Dalla userà poi l'introduzione strumentale della canzone in L'auto targata «TO», dall'album Il giorno aveva cinque teste.

Alla fine del 1971 scrive Piazza Grande insieme a Lucio Dalla per la musica e a Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti per il testo; Dalla la presenta al Festival di Sanremo 1972, e diventa uno dei brani più celebri del cantautore bolognese.

Partecipa al Disco per l'estate con il brano Storia di due amici su testo di Umberto Donato, paroliere calabrese di Pizzo.

Nel febbraio 1973 pubblica il suo primo album, usando da qui in poi anche il cognome: Il bosco degli amanti prende il titolo dell'omonimo brano su testo di Umberto Donato. A novembre esce Dal nostro livello: quest'ultimo, che contiene Era la terra mia e I bimbi neri non san di liquirizia, presenta canzoni con i testi tratti dai temi di alcuni alunni di una scuola elementare di Cinisello Balsamo. singolo pubblicato nel 1976 (Evviva il grande amore, canzone con testo di Mogol e musica di Gigi Rizzi, che rimarrà inedita su album), Ron interrompe la sua carriera di cantante per dedicarsi al cinema. Tra il 1975 ed il 1979, infatti, interpreta pellicole come Lezioni private, per la regia di Vittorio De Sisti, L'Agnese va a morire, di Giuliano Montaldo, In nome del Papa Re di Luigi Magni e, per la regia di Aldo Lado, Turi e i paladini e Mascagni.

Nel 1978 torna ad incidere, dopo il passaggio alla Spaghetti Records: Occhi verdi mari calmi, questo il titolo del brano, partecipa all'edizione di quell'anno del Festivalbar, con risultati modesti (pur anticipando le sonorità sviluppate nei dischi seguenti).

Nel 1979, Lucio Dalla e Francesco De Gregori lo chiamano per curare gli arrangiamenti del loro celebre concerto, Banana Republic, che raccoglierà centinaia di migliaia di spettatori nei più grandi stadi d'Italia. Durante questi concerti, viene data la possibilità a Ron di esibirsi come solista ne I ragazzi italiani ed in Come va.

Nel 1980 esce l'album Una città per cantare, che contiene la canzone omonima, versione italiana di un brano del cantautore statunitense Danny O' Keefe, già incisa nel 1977 dal californiano Jackson Browne, ed altri brani scritti con Dalla, tranne Nel deserto con testo di De Gregori e Mannaggia alla musica, interamente di De Gregori.

E' il primo album in cui l'autore compare con lo pseudonimo "Ron". Sempre nel 1980 pubblica un Q-Disc dal titolo Canzone senza inganni, con Goran Kuzminac e Ivan Graziani, contenente tre loro canzoni ed l'inedito scritto insieme dal quale il disco prende il titolo.

Il 1981 è l'anno di Al centro della musica, che ripete il successo del disco precedente e che contiene Si andava via, con un testo scritto dal cantautore Renzo Zenobi.

Il 1982 è l'anno della vittoria al Festivalbar con Anima, contenuta nel disco Guarda chi si vede, registrato negli Stati Uniti. Sempre del 1982 è l'album Tutti cuori viaggianti, contenente Hai capito o no?, versione italiana di I can't go for that (no can do) del duo Daryl Hall & John Oates. L'album viene registrato dal vivo in studio, di fronte ad un pubblico di soli ammiratori e giornalisti.

Nel 1983 esce Calypso, che include Sogno e Per questa notte che cade giù.

Il successivo singolo Joe Temerario (1984) diventa sigla di Domenica In e viene usato da Mario Monicelli all'interno della sua pellicola Speriamo che sia femmina, nella quale Ron compare anche nella parte di se stesso. Fanno seguito due raccolte di successi a breve distanza l'una dall'altra.

L'album successivo, del 1985, si intitola semplicemente Ron, e contiene le intense Parliamo un po' di te e Caterina. Nell'anno 1986 è la volta di È l'Italia che va a cui seguirà, nel 1988, Il mondo avrà una grande anima, sua seconda antologia dal vivo, con l'inedito omonimo presentato a San Remo.

Nel 1989 si dedica, in qualità di produttore, ad un giovane esordiente, Biagio Antonacci, ed al suo primo album: Sono cose che capitano nel quale anche la voce di Ron è presente nel duetto contenuto nella canzone che dà il titolo all'album.

Nel 1990 scrive un brano intitolato Attenti al lupo, che viene inciso da Lucio Dalla e che venderà un milione di copie.

Un nuovo contratto discografico firmato con la WEA e il cantautore è pronto ad affrontare gli anni 90 con un disco intitolato Apri le braccia e poi vola, lanciato dal singolo Un momento anche per te.

Nel 1992 pubblica un nuovo album, Le foglie e il vento, che riscuote ancora una volta grande successo. Molti i brani scelti come singoli, tra i quali Non abbiam bisogno di parole (che diventa una delle sue canzoni più famose) e A un passo dai miei sogni. Due anni dopo è la volta di Angelo, con i singoli Sono uguale a te, Tutti quanti abbiamo un angelo e Il sole e la luna.

Nel 1996 al Festival di San Remo vince con Vorrei incontrarti fra cent'anni cantata in coppia con Tosca. Per l'occasione esce una nuova raccolta con alcuni dei suoi brani di maggior successo rivisitati con nuovi arrangiamenti, e con Ferite e lacrime, versione italiana di un successo dei Ten Sharp del 1992 intitolato You. Ferite e lacrime sarà il singolo scelto per la stagione estiva.

Nel dicembre del 1996, Ron partecipa al Concerto di Natale in Vaticano con il brano inedito Natale tutto l'anno.

Nel 1997 esce l'album Stelle e nel 1998 torna a San Remo con il brano Un porto nel vento.

È del 1999 il 14º album di Ron: Adesso, scritto interamente in una baita di Livigno.

Il 27 febbraio 2000, Ron festeggia i 30 anni di carriera con l'uscita di un doppio album (contenente duetti con Gianni Morandi, Biagio Antonacci, Tosca, Lucio Dalla e Jackson Browne) ed una trasmissione televisiva a lui interamente dedicata intitolata "Una città per cantare".

Nel 2001 incide Sei volata via, uscita dalla penna di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Nell'album che esce a breve distanza, intitolato Cuori di vetro, sono incluse canzoni scritte in collaborazione con Francesco De Gregori, Renzo Zenobi, Renato Zero, Gianluca Grignani e Carmen Consoli.

Nel 2002 intraprende una serie di concerti assieme a Pino Daniele, Francesco De Gregori e Fiorella Mannoia; usciranno un doppio album e un DVD a ricordo degli stessi.

Esce nel febbraio del 2004 Le voci del mondo, album concetto ispirato all'omonimo romanzo di Robert Schneider con musiche di Ron e testi di Alfredo Rapetti (in arte Cheope).

Nell'ottobre del 2005, esce, in allegato al Corriere della Sera, l'album Ma quando dici amore, contenente 13 duetti con 14 grandi artisti della musica italiana e internazionale (Anggun, Claudio Baglioni, Samuele Bersani, Loredana Bertè, Luca Carboni, Carmen Consoli, Lucio Dalla, Elisa, Jovanotti, Mario Lavezzi, Nicky Nicolai e Stefano Di Battista, Raf, Tosca) ed una traccia rom con Renato Zero (vedi sotto). L'intero ricavato della vendita dell'album, viene devoluto all'AISLA, associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, il cui presidente è il suo caro amico Mario Melazzini. Per dare ancora maggiore visibilità al progetto, nel 2006 torna al Festival di San Remo con il brano L'uomo delle stelle.

Nel maggio del 2007 esce il singolo "L'amore è una bombola di gas" e comincia una lunga serie di concerti che lo porta da un capo all'altro della penisola. È sempre dello stesso anno, la collaborazione con Ivana Spagna e Tristan B - artista maltese - per l'album di quest'ultimo.

Nell'ottobre del 2007 esce l'album "Rosalino Cellamare - RON - in concerto", registrato dal vivo con l'accompagnamento dell'Orchestra Toscana Jazz. L'album, trainato dall'unico inedito scritto da Mauro Di Maggio (Canzone dell'acqua), è anche un DVD, dove, passeggiando per Garlasco, paese dove Ron ancora vive, viene intervistato da Natasha Stefanenko.

È del maggio del 2008 il suo ultimo album di inediti "Quando sarò capace d'amare", che prende il titolo da una canzone di Giorgio Gaber del 1994. L'album contiene 10 canzoni scritte con importanti collaboratori come Neffa, Renzo Zenobi, Kaballà e suonate con Lucio Dalla e Alex Britti.

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Source : Wikipedia