Religione

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Tags : religione, società

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Religione azteca

Tezcatlipoca rappresentato nel Codice Borgia

La religione azteca e' una religione mesoamericana che combina elementi di politeismo, sciamanesimo ed animismo, oltre ad aspetti legati all'astronomia ed al calendario. Come altre religioni mesoamericane, unisce i sacrifici umani a numerose feste religiose la cui ricorrenza seguiva il calendario azteco. Vantava un pantheon molto ampio; gli Aztechi adottavano spesso come proprie divinità quelle di altre regioni geografiche, o di altri popoli. La cosmologia azteca divideva il mondo in livelli alti e bassi, ognuno associato ad un particolare insieme di divinità e di oggetti celesti. Nella religione azteca un importante ruolo era giocato da sole, luna e Venere, ad ognuno dei quali erano associati diversi significati simbolici e religiosi, ed erano legati a dei ed a luoghi geografici. Buona parte del pantheon azteco era un retaggio delle precedenti civiltà mesoamericane e di altri popoli, quali Tlaloc, Quetzalcoatl e Tezcatlipoca, e si trattava di dei venerati con nomi diversi in molte culture durante tutta la storia della Mesoamerica. Le divinità più importanti erano Tlaloc, dio della pioggia, Huitzilopochtli, dio padre della tribù Mexica, Quetzalcoatl, eroe culturale e dio della civiltà e dell'ordine e Tezcatlipoca, dio del destino e della fortuna, legato alla guerra ed alla magia. Ognuna di queste divinità possedeva un proprio tempio nella capitale azteca di Tenochtitlán. Tlaloc e Huitzilopochtli venivano venerati nel Templo Mayor. Una pratica religiosa comune tra gli Aztechi era la ricreazione del divino: gli eventi mitologici venivano ricreati ritualmente e le persone viventi impersonavano particolari dei, venendo riveriti come dei, e spesso sacrificati.

Il concetto di "Teotl" e' un punto fondamentale della religione azteca. In lingua nahuatl viene spesso considerato sinonimo di "Dio", anche se in realtà si riferisce ad un concetto più generale, che fa riferimento all'energia dinamica immateriale della divinità, in modo simile al concetto polinesiano di Mana La natura di "Teotl" e' stata oggetto di discussione tra gli studiosi per molti anni. Si tratta di un elemento chiave per la comprensione della caduta dell'impero azteco, dato che sembra che Montezuma e gli Aztechi in generale si riferissero a Cortés ed agli altri conquistadores definendoli "Teotl". E' stata un'opinione comune il fatto che questo significasse che li credevano degli dei, ma una migliore comprensione di "teotl" potrebbe suggerire che erano semplicemente visti considerati "misteriosi" e "inesplicabili".

Molti dei aztechi possono essere raggruppati in insiemi relativi a differenti temi. Gli Aztechi erano soliti adottare le divinità degli altri popoli, permettendone il culto quale parte del loro pantheon. La dea della fertilità, Xipe Totec, ad esempio, era in origine una dea degli Yopi (nome nahuatl dei Tlapanec) ma entrò a far parte del culto azteco; a volte gli dei stranieri venivano identificati con un dio preesistente. Altre divinità, tra cui Tezcatlipoca e Quetzalcoatl, avevano radici in civiltà precedenti della Mesoamerica, ed erano venerate da molte culture con nomi diversi. Alcuni dei impersonificavano aspetti della natura. Molti di loro erano legati al pulque, all'ebbrezza, all'eccesso, al divertimento ed ai giochi. Altri rappresentavano particolari commerci. Molti dei avevano molti aspetti con nomi differenti, in cui ogni nome evidenziava una funzione specifica o una caratteristica del dio. Raramente due dei distinti venivano fusi in uno solo.

H. B. Nicholson (1971) classifico' gli dei in tre gruppi a seconda del significato concettuale nella generica religione mesoamericana. Il primo gruppo si chiamava "Creatività celeste - Gruppo del paternalismo divino", e conteneva dei come le coppie di creatori Ometeotl e Omecihuatl, Tezcatlipoca e Xiuhtecutli. Il secondo gruppo era quello legato a Pioggia-Vapore-Agricoltura-Fertilita' e conteneva dei come Tlaloc, Centeotl, le madri terra, gli dei del Pulque e Xipe Totec. Il terzo gruppo, Guerra-Sacrificio-Numtrimento Sanguinario, vantava dei quali Ome Tochtli, Huitzilopochtli, Mictlantecutli e Mixcoatl. Oltre alla classificazione di Nicholsons ne sono state avanzate altre, come quella riportata qui sotto.

La religione era parte di tutti i livelli della società azteca. A livello statale veniva controllata dal Tlatoani e dagli alti sacerdoti che governavano i templi principali della zona religiosa di Tenochtitlán. In questo livello rientravano le grandi feste mensili e numerosi altri rituali accentrati sulla dinastia regnante, nel tentativo di stabilizzare i sistemi cosmico e politico, e si trattava di quei riti che prevedevano i sacrifici umani. Ad esempio la festa di Huey Tozoztli, in cui l'imperatore saliva sul monte Tlaloc autosacrificandosi al fine di chiedere la pioggia. In tutta la società, ogni livello aveva i propri rituali e divinità, svolgendo il loro compito nei grandi rituali comunitari. Ad esempio la classe dei mercanti Pochteca era coinvolta nella festa Tlaxochimaco, in cui venivano festeggiate le divinità dei mercanti, e gli schiavi comprati in luoghi remoti venivano sacrificati. Durante la festa di Ochpaniztli tutti i cittadini aiutavano a pulire le strade, facendo anche dei bagni rituali. Il rito più spettacolare era la cerimonia del Fuoco Nuovo, che ricorreva ogni 52 anni e comprendeva ogni cittadino del regno azteco. Durante questa festa le persone rompevano gli utensili da casa, spegnevano tutti i fuochi ricevendo quello nuovo dal falò presente sulla cima del monte Huixachtlan, appiccato sul petto di una persona sacrificata dagli alti sacerdoti.

In lingua nahuatl il termine per indicare il sacerdote era tlamacazqui, e significava "donatore di cose". La principale responsabilità del sacerdozio era il fatto di assicurare che agli dei venisse dato il necessario sotto forma di offerte, cerimonie e sacrifici.

Il Tlatoani di Tenochtitlan era a capo del culto di Huitzilopochtli, e quindi della religione di stato dell'impero azteco. Aveva particolari doveri religiosi in vari riti a livello statale. Nel centro religioso di Tenochtitlan, il tempio più importante era il Templo Mayor, composto da una doppia piramide con due templi sulla sommità. Uno era dedicato a Huitzilopochtli e si chiamava Coatepetl ("montagna serpente"), mentre l'altro era per Tlaloc. Sotto al Tlatoani si trovavano gli alti sacerdoti dei due templi (uno per tempio). Queste due figure vantavano il titolo di Quetzalcoatl; per la precisione quello di Huitzilopochtli era Quetzalcoatl Totec Tlamacazqui mentre quello di Tlaloc era Quetzalcoatl Tlaloc Tlamacazqui. Gli altri importanti templi si trovavano nei quattro quartieri della città: ad esempio il tempio chiamato Yopico era in Moyotlan ed era dedicato a Xipe Totec. Inoltre tutti i Calpulli avevano speciali templi dedicati ai protettori del calpulli. I sacerdoti venivano istruiti presso il Calmecac se erano di famiglia nobile, o presso il Telpochcalli se invece erano comuni cittadini.

Il mondo azteco era diviso in tre parti principali: il mondo terreno in cui vivevano gli uomini, un mondo sotterraneo che apparteneva ai morti e quello superiore in cielo. Quello terreno e quello sotterraneo erano entrambi aperti agli uomini, mentre in quello superiore era impossibile entrare. Il mondo azteco sotterraneo si chiamava Mictlan ("luogo dei morti"). L'esistenza era considerata a cavallo dei due mondi, in un ciclo di nascita, vita, morte e rinascita. Dal momento che si riteneva che il sole abitasse il mondo sotterraneo di notte per poi rinascere il mattino, ed il chicco di mais veniva sepolto per poi rinascere a nuova vita, cosi' l'esistenza umana e divina era considerata ciclica. Si pensava che i mondi sotterraneo e superiore fossero stratificati. Il Mictlan aveva 9 livelli abitati da diverse divinità e da esseri mitologici. Il cielo ne aveva invece 13, il più alto dei quali era chiamato Omeyocan "luogo della dualità" e che ospitava il dio progenitore duale Ometeotl. Altri luoghi mitici erano Tlalocan, "il luogo di Tlaloc", un luogo verde con abbondante acqua in cui abitavano le persone morte affogate, e Tamoanchan, il luogo mitico in cui ebbero origine gli dei.

Dopo la morte l'anima di un azteco sarebbe andata in uno di questi tre luoghi: Tlalocan, Mictlan ed il sole. Per i guerrieri e le donne morte durante il parto, l'aldilà prevedeva che le loro anime si trasformassero in colibrì che avrebbero seguito il sole nel suo viaggio nel cielo. Le anime delle persone morte per cause meno gloriose finivano nel Mictlan, il luogo dei morti. Gli affogati andavano presso il Tlalocan.

Nella visione del cosmo degli Aztechi, come nella Mesoamerica in generale, le caratteristiche geografiche quali grotte e montagne avevano un valore simbolico quali luoghi di contatto tra i mondi superiori ed inferiori. Anche le direzioni cardinali erano simbolicamente legate all'aspetto religioso del mondo, ed ognuna era collegata a specifici colori e dei.

Secondo gli Aztechi la morte era strumentale alla perpetuazione della creazione, e dei ed uomini insieme avevano il dovere di autosacrificarsi al fine di permettere la continuazione della vita. Questa visione del mondo e' ben descritta nel mito dei cinque soli, riportato nel Codice Chimalpopoca. In questo mito si racconta di come Quetzalcoatl rubò nel mondo sotterraneo le ossa della precedente generazione, e di come in seguito gli dei crearono quattro ulteriori mondi o "soli" in cui far vivere gli uomini, tutti distrutti. A questo punto, grazie all'autosacrificio di uno degli dei, Nanahuatzin, "il foruncoloso", si creò un quinto e definitivo sole ed i primi uomini, nati dal mais, grazie a questo sacrificio poterono vivere, diventando responsabili della continuazione di questo rituale. Il sacrificio umano tra gli Aztechi, ed in generale in Mesoamerica, deve essere visto in questo contesto; sacrificio e morte sono necessari per la continuazione dell'esistenza del mondo. Ogni porzione di vita aveva associati uno o più dei che andavano pagati al fine di ottenere successi. Gli dei erano ringraziati con offerte sacrificali: spesso si trattava di cibo, fiori, effigi ed animali (soprattutto quaglie). Ma più importante era la richiesta fatta al dio, e maggiore doveva essere il sacrificio, il che per molti riti significava offrire il proprio sangue. Questo tipo di offerta poteva venire fatta tagliandosi orecchie, braccia, lingua, cosce, torace o genitali.

Gli Aztechi praticavano un tipo di confessione. Una persona poteva confessare un peccato ed essere immediatamente perdonato, come se non fosse mai successo. La pena della confessione azteca era che, una volta confessato un peccato, non si poteva più reiterarlo. Il perdono non era concesso a coloro che perseveravano nello stesso peccato.

Un aspetto importante dei rituali aztechi era l'impersonificazione delle divinità. I sacerdoti o altre persone elette si travestivano per poter assomigliare ad una particolare divinità. L'individuo cui spettava l'onorevole incarico di impersonare un dio veniva chiamato "ixiptlatli" ed era venerato quale manifestazione fisica del dio stesso, fino all'inevitabile fine durante la quale veniva sacrificato con grandi feste.

Come per le impersonificazioni degli dei, i rituali aztechi prevedevano spesso la riproposizione di eventi mitici, utili per ricordare al popolo la storia, ma anche per perpetrare il mondo ripetendo gli eventi che portarono alla creazione. Ad esempio, il rito celebrato durante la festa di Huitzilopochtli consisteva nel ripresentare la leggenda della nascita di Huitzilopochtli, e la sua lotta contro la sorella Coyolxauhqui ed il Centzon Huitznahua. Il rito della cerimonia del Fuoco Nuovo era una riproposizione della creazione del quinto sole.

L'anno religioso azteco era fortemente correlato all'anno naturale di 365 giorni, lo xiuhpohualli ("conto dell'anno"), che seguiva l'anno agricolo. Ognuno dei 18 mesi da 22 giorni che componevano l'anno religioso aveva la propria festa religiosa, molte delle quali erano legate a temi agricoli. La festa più pomposa era il Xiuhmolpilli (o cerimonia del Fuoco Nuovo) tenuta ogni 52 anni, quando i calendari agricolo e rituale coincidevano facendo partire un nuovo ciclo. Nella tabella sottostante vengono riportati le venti feste, le divinità loro associate ed i tipi di rituali coinvolti. Le descrizioni delle feste sono basate su quelle date da Sahagúns nel suo "Primeros Memoriales", sul Codice fiorentino e sui racconti di fra' Diego Durán riportati in "Of the Gods and rites". Tutte queste opere riportano dettagliate descrizioni in lingua nahuatl immediatamente successive alla conquista.

La divinità principale della religione Mexica era il dio Sole e dio della guerra, Huitzilopochtli. Egli guidò i Mexica nel fondare una città nel luogo in cui avrebbero visto un'aquila nell'atto di divorare, appollaiata su un cactus con frutti nopal. Secondo la leggenda, Huitzilpochtli avrebbe dovuto uccidere il nipote, Cópil, e lanciarne il cuore sul lago. Ma, essendo Cópil suo parente, Huitzilpochtli decise di onorarlo, permettendo al cactus di crescere sul cuore di Cópil che sarebbe divenuto un luogo sacro.

La leggenda riporta che si trattava del luogo su cui i Mexica costruirono la loro capitale, Tenochtitlán. Tenochtitlán fu fondata su un'isola al centro del lago Texcoco, dove si trova l'odierna Città del Messico. Questa visione leggendaria e' rappresentata anche sullo stemma del Messico.

Secondo la loro storia, quando i Mexica arrivarono nella valle di Anahuac attorno al lago Texcoco, vennero considerati dagli altri popoli come i meno civilizzati di tutti. I Mexica decisero di imparare, e presero tutto quello che potevano dagli altri popoli, specialmente dagli antichi Toltechi (che sembrano aver parzialmente confuso con l'antico popolo di Teotihuacan). Secondo i Mexica, i Toltechi erano i progenitori di tutte le culture; "Toltecayotl" era un sinonimo di cultura. Le leggende Mexica identificano i Toltechi ed il culto di Quetzalcoatl con la mitica città di Tollan, che accostano alla più antica Teotihuacan.

In questo processo adottarono buona parte del pantheon Tolteco/Nahua, apportando significative modifiche alla loro religione. Mentre la forza dei Mexica cresceva iniziarono ad elevare gli dei Nahua allo stesso livello dei loro. Ad esempio, Tlaloc era il dio della pioggia in tutte le culture di lingua Nahuatl. Misero il proprio dio locale Huitzilopochtli allo stesso livello del Nahua, rimpiazzando il loro vecchio dio sole con il proprio. In questo modo Tlaloc/Huitzilopochtli rappresenta la dualità di acqua e fuoco, come evidenziato dalle piramidi gemelle scoperte nei pressi di Zocalo a Città del Messico negli anni settante, e ci ricorda gli ideali guerrieri degli Aztechi: il glifo azteco della guerra e' "acqua in fiamme".

Altra importante divinità azteca era la Grande Madre Terra, Tonantzin. Fu il suo santuario nella parte settentrionale dell'attuale Città del Messico a venire trasformato in santuario di Nostra Signora di Guadalupe, icona del culto cattolico messicano, e ancora oggi si tengono danze di origine pre-ispanica. Era un'incarnazione di Coatlicoe, dea serpente e madre di Huitzilopochtli.

Il sacrificio umano era praticato su larga scala in tutto l'impero azteco, nonostante l'esatta dinamica sia sconosciuta. A Tenochtitlán, principale città azteca, secondo Ross Hassing "tra le 10 000 e le 80 400 persone" furono sacrificate nel corso di quattro giorni dedicati alla |Grande Piramide di Tenochtitlan nel 1487. Gli scavi effettuati nel tempio hanno permesso di conoscere qualcosa circa il processo del sacrificio, ma le dozzine di corpi recuperati sono nulla in confronto alle migliaia di sacrifici raccontati dai testimoni oculari e dagli storici. Per millenni la pratica del sacrificio umano fu comune tra le culture mesoamericane e sudamericane. Fu uno dei fondamenti della religione olmeca, che visse tra il 1200 a.C. ed il 400 a.C., e tra i Maya. Quello del sacrificio umano era un rituale molto complesso. Ogni sacrificio era meticolosamente pianificato, dal tipo di vittima alla specifica cerimonia necessaria per il dio. Le vittime erano solitamente guerrieri o schiavi, a seconda del dio e del relativo rituale. Maggiore era il grado militare del guerriero, e più facilmente veniva scelto per essere sacrificato. Le vittime dovevano comportarsi come il dio cui sarebbero stati sacrificati. Sarebbero state ospitate, nutrite e vestite di conseguenza. L'intera cerimonia poteva durare fino ad un anno. Il giorno prescelto, le vittime avrebbero partecipato a tutta la festa. Queste cerimonie venivano usate per stancare la vittima, in modo da non farla soffrire durante la cerimonia. A questo punto cinque sacerdoti, noti come Tlenamacac, effettuavano il sacrificio solitamente sulla sommità di una piramide. La vittima veniva posata su un tavolo, bloccata ed il suo cuore veniva strappato via.

Per la parte superiore



Religione

Alcuni dei principali simboli religiosi. Da in alto a sinistra: croce latina (Cristianesimo), scudo di David (Ebraismo), omkar (Induismo), stella a nove punte (Bahaismo), mezzaluna (Islam), croce del sole (Neopaganesimo), yin e yang (Taoismo), torii (Shintoismo), Ruota del Dharma (Buddhismo), khanda (Sikhismo), svastica (Giainismo), mano (Ahimsa), fiore di loto con fiamma (Ayyavalismo), tre lune della Dea triplice, cross pattée (Ordine Teutonico), mani di Dio (Slavismo)

Una religione è un complesso di credenze, comportamenti, atti rituali e culturali, mediante cui un gruppo umano esprime un rapporto con il sacro. Tale relazione, tra uomo e sacro, è consentita per mezzo di qualche ordine soprannaturale, o naturale, che risponde ai significati ultimi dell'esistenza. Una religione contiene sistemi di valori e significati che investono la condizione umana, l'esistenza, l'ordine cosmico, e spesso altri aspetti della vita. Le religioni sono sempre in qualche misura istituzioni sociali, cioè sono condivise, dotate di regole e strutture sociali ordinate, dove singoli individui sono spesso designati a qualche ruolo o prerogativa collegate alla prassi religiosa.

Il termine religione deriva dal latino relìgio, la cui etimologia non è del tutto chiarita: secondo Cicerone, la parola deriva dal verbo relegere, ossia "rileggere", intendendo una rilettura degli eventi naturali come opera di entità soprannaturali.

Invece Tertulliano e Lattanzio, quest'ultimo ripreso da sant'Agostino, sostengono che la parola deriva da un altro verbo: religàre, cioè "legare, vincolare", nel significato di legare l'uomo alla divinità. Religàre può indicare anche l'idea di vincolare gli uomini nella comunità, sotto le stesse leggi e lo stesso culto.

Altre possibili etimologie fanno risalire la parola ai verbi relegàre ("allontanare, dividere", che sottolinea la separazione tra le cose sacre e profane), religere ("considerare diligentemente" gli dei), e re-eligere (scegliere ancora, effettuare una nuova scelta).

Anche sulla definizione del termine religione vi sono notevoli diversità tra le proposte dagli studiosi. Indicativamente possono essere delineate due definizioni generali: in senso stretto, la religione si riferisce al rapporto tra l'uomo e una o più divinità. Corrisponde alla definizione del senso comune di religione. In tal modo però non viene considerata religione il buddhismo primitivo. In senso lato, la religione viene intesa come via di salvezza naturale e/o soprannaturale: questo includerebbe anche le "religioni atee" come, secondo alcuni studiosi, è per l'appunto il buddhismo primitivo, ma renderebbe indefinito il confine semantico del termine permettendo di inglobare in esso fenomeni come la magia o anche il comunismo, solitamente non considerate religioni vere e proprie. Il problema infatti nasce dal rapporto stretto tra il concetto di "religione" (nel senso agostiniano di "legare") e quello di "ideologia" in senso marxiano. Era stato infatti proprio Karl Marx che sia in La sacra famiglia (1845), sia in La miseria della filosofia (1847) aveva definito ideologia la religione cristiana come strumento borghese di indottrinamento delle masse ai fini di controllo e dominio sulle masse popolari e ignoranti. Anche su questa tesi nasce la dottrina di Marx ed Engels che questi definì "materialismo storico", dove la coscienza delle masse è l'insieme delle "credenze" in esse inculcate dal potere borghese.

Alcune religioni (ad esempio i tre grandi monoteismi) sono dette "rivelate" in quanto si ritengono depositarie di una rivelazione e spesso adottano dei testi sacri nei quali sono comprese tutte o parte delle rivelazioni divine.

Un'altra importante distinzione è quella tra religioni nazionali o etniche, diffuse esclusivamente o prevalentemente all'interno di un determinato gruppo etnico-sociale (ad esempio Ebraismo, Induismo) e religioni universali, caratterizzate da una spinta missionaria più o meno marcata (ad esempio Cristianesimo, Islam, Buddhismo).

Per monoteismo (dal greco μόνος = unico, solo e θεός = dio) si intende la fede in una sola divinità identificata con il termine Dio. È noto che spesso si è avuta un'evoluzione da un culto di tipo enoteistico, dove i fedeli accettano l'esistenza di altri dei stranieri, ma adorano solo ed esclusivamente il loro dio, a quello monoteistico.

Il politeismo è un tipo di religione e di culto in cui il credo si fonda sulla devozione o l'adorazione di più dèi o divinità, posti o meno sullo stesso piano di importanza. Il termine deriva dalle parole greche poly+theoi, letteralmente "molti dèi". Il dualismo si riferisce a quelle religioni che, nonostante considerino principalmente due divinità (a questo gruppo si può ricondurre soprattutto il Manicheismo, derivazione dello Zoroastrismo) e riconoscano come principi separati il bene e il male, considerano il male non altrettanto divino. Possono, quindi, considerarsi a tutti gli effetti religioni monoteiste.

L'enoteismo è una forma di culto intermedia tra politeismo e monoteismo in cui viene venerata in particolar modo una singola divinità senza tuttavia negare l'esistenza di altri dei accanto ad essa. Un termine forse più esatto per definire la preferenza di un culto riservato a una certa divinità, rispetto a un restante pantheon più o meno ampio, è monolatria. Ne sono un esempio i culti misterici, la religiosità araba preislamica o le devozioni particolari di alcune città nei confronti di una divinità specifica. L'Induismo, in gran parte delle sue correnti, è un esempio importante di culto enoteista: vede al suo vertice una trinità (trimurti) quale divinità maggiore, affiancata da un complesso ed esteso politeismo.

Il panteismo (dal greco παν- = tutto, completo. θεος = dio/divino) letteralmente significa "tutto è dio/divino". Normalmente questo si collega alla convinzione che Dio sia coincidente con tutto l'esistente, l'intero universo o la natura. Le forme di panteismo (spesso anche quelle di animismo) normalmente non ammettono che gli aspetti trascendenti della divinità o della realtà siano considerati separatamente da quelli immanenti (concreti). Il panteismo è una visione religiosa sostenuta individualmente da molti grandi filosofi e nella maggior parte delle Religioni Pagane. Forme di religiosità panteista si ritrovano anche in correnti mistiche derivate da grandi religioni, o in vasti movimenti sincretici come la New Age. Il Taoismo è un esempio di religione dall'impostazione prevalentemente panteistica.

L'animismo o ilozoismo è la forma di religiosità che attribuisce un principio vitale ("anima") ad esseri od oggetti materiali (in molti casi le fedi animistiche attribuiscono virtualmente tale qualità ad ogni oggetto o realtà esistente). Queste forme di religiosità sono state considerate "primitive" per il fatto che sono prevalentemente culti antichi originari di popolazioni e civiltà senza stato. Tale giudizio è oggi completamente superato. Una religione viene definita animista quando si fonda sul culto di entità incorporee che animano il mondo, e attribuisce "anima" a cose immanenti. Può esservi una dottrina che spiega o descrive ogni fenomeno della vita trovandone causa e origine nell'anima, cioè nello spirito vitale che lo determina. Gli antropologi che nell'Ottocento descrissero queste religioni, avanzarono l'idea che fossero i fenomeni naturali l'oggetto di adorazione, elementi centrali la cui influenza era tale da "far credere" all'uomo primitivo che tutto ciò che lo circonda fosse animato. Il concetto di animismo ha però aspetti teologici, che possono contenere visioni cosmologiche raffinate. I culti animisti, comunque, in genere prevedono l'esistenza di spiriti molto potenti, anche con possibili aspetti malvagi (che provocano disgrazie, catastrofi ambientali ecc.) o prevalentemente positivi (come la "madre" Terra, l'acqua dei fiumi, il sole ecc). Un esempio di culto animista è lo Shintoismo, religione autoctona del Giappone: le divinità sono i kami (essenze o demoni), entità spirituali che sono fenomeni materiali e anche forze spirituali, elementi mistici, ma che non sono mai del tutto trascendenti.

L'agnosticismo è la posizione di chi ritiene che non sia razionalmente dimostrabile né l'esistenza né l'inesistenza di Dio. Per quanto l'agnosticismo sia noto sin dall'antichità come atteggiamento legato allo scetticismo, il termine è stato coniato solo nel 1869 da Thomas Henry Huxley e spiegato in Collected Essays.

L'ateismo è una posizione che non solo non prevede e non ammette l'adorazione di qualsiasi divinità ma ne nega in assoluto l'esistenza. Per l'ateo la realtà si dispiega esclusivamente nell'immanenza poiché non esiste alcuna trascendenza, e l'immanenza è costituita dalla materia in tutte le sue forme ed espressioni escludendo l'esistenza di qualsiasi forma della realtà di tipo spirituale o comunque non materiale. Nell'ateismo si riconoscono molte persone, ma soprattutto nel mondo industrializzato, mentre nel secondo e terzo mondo le fedi religiose sono dominanti, in varie forme, ma con la prevalenza dell'islamismo. Quando si parla di circa un miliardo di individui atei nel mondo si includono erroneamente gli agnostici e sarebbe perciò più esatto parlare di "increduli" nelle varie fedi storiche locali.

Il Buddhismo non dovrebbe essere considerato alla stregua né di una religione né di una filosofia, ma dovrebbe essere definito come una disciplina e una pratica spirituale ed etica individuale, anche se, per milioni di persone che la praticano, è una vera e propria religione. Questa disciplina fu annunciata dal maestro spirituale Gautama Siddhartha, vissuto nel VI secolo a.C., e detto il Buddha, ossia "il Risvegliato". Tale disciplina, attraverso il raggiungimento del nirvana o satori (ossia il "risveglio spirituale"), si propone di indicare la "Via" (l'ottuplice sentiero) ed insieme di fornire gli strumenti per il superamento della condizione di sofferenza esistenziale (avidya) in cui versa l'umanità (dottrina buddhista delle Quattro Nobili Verità). Una delle caratteristiche etiche del buddhismo (e questo insieme al taoismo) è il principio della non-violenza, perché non esiste in esso né una dottrina impositiva, né un intento politico di affermazione sociale, nè opera di attivo proselitismo. Ciononostante nei secoli anche il buddhismo non è stato esente da attività a queste riconducibili esercitate da individui, gruppi o scuole di pensiero, frutto di particolari interpretazioni di dottrine buddhiste tra le tante nelle quali il nucleo originale degli insegnamenti si è andato nel tempo evolvendo e frammentando.

Il Cristianesimo è la religione più diffusa nel mondo, in particolare nelle regioni occidentali (Europa, Americhe, Oceania). Le forme storiche del cristianesimo sono molteplici, ma è possibile indicare tre principali suddivisioni: il Cattolicesimo, il Protestantesimo, l'Ortodossia. Oltre a queste tre suddivisioni, esistono alcuni credi che si riallacciano al Cristianesimo ma non sono classificati nelle tre categorie principali, tra cui Mormonismo e Testimoni di Geova.

Tutte queste forme riconoscono, seppure con piccole varianti, che Gesù di Nazaret è il Figlio di Dio, e lo riconoscono come Signore. Credono altresì, a parte i Testimoni di Geova ed i Protestanti Unitari, che Dio è uno in tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Inoltre considerano la Bibbia (seppure con qualche differenziazione sul numero dei libri) un testo ispirato da Dio. La Bibbia è composta dall'Antico Testamento, che deriva dalla Torah ebraica, e dal Nuovo Testamento: quest'ultimo ruota interamente sulla figura di Gesù Cristo e del suo "lieto annuncio" (Vangelo).

La religione ebraica è stata la prima religione monoteistica, dalla quale derivano numerosissime altre religioni. Il suo testo sacro è il Tanakh, composto da Torah (pentateuco), Neviim (profeti) e Ketuvim (agiografi). Oltre a questi, è riconosciuto il Talmud, testo fondamentale della pratica religiosa ebraica. A differenza del Cristianesimo, gli ebrei attendono tutt'ora la venuta del Messia.

L'Induismo è la più antica delle principali religioni del mondo, con una storia plurimillenaria risalente ad oltre 6000 anni fa, ed è attualmente la terza più diffusa, dopo il Cristianesimo e l'Islamismo. Possiede più testi sacri, tra cui i Veda, le Upaniṣad e la Bhagavad Gita. Contrariamente all'opinione popolare, il vero Induismo non è né politeista né monoteista, ma è propriamente una religione enoteista: i diversi aspetti della Divinità (tra cui la Trimurti, ovvero l'insieme di Brahma, Vishnu e Shiva, rispettivamente il Creatore, il Preservatore e il Distruttore) e Avatar (come Rama o Krishna) adorati dagli indù sono considerati come diverse forme o emanazioni dell'Uno, l'Assoluto o Brahman (principio impersonale e fondante di ogni realtà, da cui scaturiscono tutti gli esseri), forme adottate per rendere Dio accessibile all'uomo.

L'Islam è la più recente delle tre principali religioni monoteiste originarie del Vicino Oriente. Ha come principale riferimento il Corano considerato libro sacro. Il testo in lingua araba, una raccolta di predicazioni orali, è relativamente breve rispetto ai testi sacri ebraici o indù. Il termine Islam significa letteralmente "sottomissione", intesa come fedeltà alla parola di Dio. L'Islam condivide con l'Ebraismo e il Cristianesimo gran parte dell'Antico Testamento, legittimando il riferimento storico biblico secondo cui Isacco/Israele (progenitore degli ebrei) e Ismaele (progenitore degli arabi) erano entrambi figli di Abramo. Riconosce la vita e le opere di Gesù ritenendolo però un profeta. La figura di riferimento dell'Islam è Muhammad (Maometto), vissuto nel VII secolo nella penisola arabica, di cui il Corano raccoglie la predicazione. Le due suddivisioni principali sono l'Islam sciita e dall'Islam sunnita, ma esiste anche un certo numero di religioni, nate successivamente, in maggiore o minor misura ispirate all'Islam.

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Religione baltica

Per religione baltica si intende il complesso dei culti praticati dagli antichi popoli baltici prima della loro cristianizzazione.

I popoli interessati sono i Lituani, i Lettoni e gli Antichi Prussiani.

Le informazioni sull'antica religione baltica ci vengono soprattutto dai racconti dei missionari cristiani inviati in quelle terre e dalle canzoni popolari sopravvissute fino ad oggi in Lituania e in Lettonia.

La divinità principale è Diẽvas, che anche nel nome corrisponde al greco Zeus, al sanscrito Dyaus(-pitā) e al latino Iu(piter). Viene rappresentato come un re con copricapo, tunica e spada. Secondo il mito abita "oltre le colline" dove vive di caccia e agricoltura e scende in pianura su un carro o a cavallo.

I Diẽvo suneliai ("figli di Diẽvas") sono due cavalieri, che vengono identificati con la stella del mattino e con quella della sera. Equivalgono ai Dioscuri greci e agli Aśvins vedici.

Altre divinità sono Velys la signora dei serpenti, variante infera di Diẽvas; Sáule ("Sole"), Perkūnas ("Raggio"), Ménuo ("Luna"), Láime ("Destino"), Žemýna ("Terra", da žẽme "terra"), Upinis ("Fiume", da ùpe "fiume"), Ežerìnis ("Lago", da ẽžeras "lago"), Lytuvomis ("Pioggia", da lietùs "pioggia"), Giráitis ("Bosco", da girià "bosco"). Molte di queste divinità non hanno una raffigurazione antropomorfa. Inoltre nella religione baltica non si notano influenze dovute ad altre culture, come invece avvenne per altri gruppi indoeuropei.

I paesi baltici furono gli ultimi d'Europa ad essere cristianizzati: gli antichi Prussiani lo furono nel corso del XIII secolo, la Lituania invece accettò ufficialmente il cristianesimo nel 1387 nel quadro dell'accordo matrimoniale fra il granduca Jogaila e Jadwiga, regina di Polonia. La vecchia religione, però, si mantenne a lungo soprattutto nelle campagne fin quasi ai giorni nostri, tanto che i suoi ultimi scampoli si sono fusi in un nuovo movimento pagano moderno che recentemente ha anche ottenuto il riconoscimento ufficiale in Lituania.

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Source : Wikipedia