Radicali

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Tags : radicali, partiti politici, politica

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Radicali Italiani

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I Radicali Italiani sono un movimento politico italiano di orientamento liberale, liberista, libertario, con una marcata visione della laicità dello Stato, fondato il 14 luglio 2001. Il movimento aderisce al Partito Radicale Transnazionale, associazione politica non governativa nata dall'evoluzione del Partito Radicale, del quale i Radicali Italiani si propongono come continuatori.

I leader di riferimento sono Marco Pannella ed Emma Bonino. Il primo segretario nazionale (2002-2006) è stato Daniele Capezzone. Dal 29 giugno 2008 è segretaria Antonella Casu. Presidente del movimento è Bruno Mellano. Dalla fondazione del movimento è stato presidente sino alla sua morte (avvenuta nel febbraio 2006) Luca Coscioni; nei due anni successivi la carica è ricoperta dalla sua vedova Maria Antonietta Farina.

Dopo aver aderito dal 2005 alla coalizione di centro-sinistra, l'Unione, per le elezioni politiche italiane del 2008 sono stati alleati del Partito Democratico, di cui hanno sottoscritto il programma elettorale e nelle cui liste hanno presentato i propri candidati.

Il Partito Radicale, già protagonista e promotore di battaglie in tema di diritti umani e civili, promotore di attività referendarie e dell'antiproibizionismo in materia di droga, della legalizzazione del divorzio e dell'aborto, situato sulle posizioni della non violenza e sostenitore di campagne per l'affermazione delle libertà sessuali, si trasforma in un soggetto politico nuovo.

La decisione viene assunta dal consiglio federale del partito riunito a Trieste dal 2 al 6 gennaio 1989, quando si costituisce il Partito Radicale Transnazionale (PRT), organismo transpartitico che in pratica concede agli esponenti radicali la possibilità di praticare la loro attività politica all'interno di altri movimenti o partiti, rinunciando alla partecipazione diretta a competizioni elettorali ma circoscrivendo la propria attività alla promozione delle tematiche radicali. Dal 1995, inoltre, il PRT ottiene lo status di organizzazione non governativa di primo livello all'interno del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, diventa, cioè, una delle 42 organizzazioni internazionali con il diritto di formulare proposte formali in sede ONU.

Da questo momento in poi, alcuni esponenti del Partito Radicale che intendono farsi espliciti continuatori delle politiche proprie del partito storico, si riorganizzano attorno al "Movimento dei Club Pannella - Riformatori" che si ispira al leader radicale Marco Pannella e che sfocia nell'esperienza della Lista Pannella: nel 1994 questa dà un iniziale sostegno al governo di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi ma, anche a seguito di dispute interne, si presenta al di fuori dei poli alle elezioni regionali del 1995.

La politica di continuità simbolica non arresta però gli episodi di scissione più o meno riconosciuti. Il Partito Radicale aveva già visto il distacco negli anni ottanta di diversi suoi aderenti e sostenitori, dapprima a opera della corrente facente capo all'ex-Segretario radicale Giuseppe Rippa (che si costituì successivamente in Movimento Federativo Radicale) e successivamente della componente verde (poi confluita nella Federazione dei Verdi): difatti le prime battaglie ambientaliste e antinucleari sono state combattute in Italia proprio dai Radicali, e il diritto a utilizzare l'attuale simbolo Verdi, il Sole che ride, è stato accordato da Pannella negli anni ottanta.

Nel 1996 viene promossa l'esperienza della Lista Pannella-Sgarbi; nel 1999, a seguito della considerevole visibilità acquisita da Emma Bonino come commissario europeo ed alla candidatura della stessa a Presidente della Repubblica , nasce la Lista Pannella-Bonino che raggiunge il suo massimo storico (8,5%) alle elezioni europee e si presenta, al di fuori dei poli, alle elezioni politiche del 2001 senza tuttavia eleggere rappresentanze parlamentari.

Anche a causa delle difficoltà nella gestione dei finanziamenti fra i vari soggetti radicali, politici e non, in questi anni il movimento notevoli difficoltà finanziarie, che hanno portato a numerosi appelli di iscrizione e sottoscrizione, congressi straordinari dell'area radicale (come l'Assemblea dei 1000, tenutasi nel 2005), oltre che alla chiusura del call center, la cessione di una quota di minoranza di Radio Radicale e vari licenziamenti di dipendenti della sede storica di Via di Torre Argentina (Roma).

All'indomani delle elezioni del 2001, che vedono la vittoria della Casa delle Libertà, coalizione di centrodestra, il Comitato Radicale si riunisce a Roma il 14 e 15 luglio, quando viene approvata la mozione politica che determina l'istituzione del nuovo soggetto politico denominato Radicali italiani. Movimento liberale, liberista e libertario. Aderente al Partito Radicale Transnazionale.

Alla carica di segretario viene eletto Daniele Capezzone, 28enne già responsabile informazione del partito e una delle voci di Radio Radicale, mentre alla presidenza del movimento vengono chiamati Luca Coscioni, affetto da sclerosi laterale amiotrofica ad emblema della battaglia per la libertà della ricerca scientifica, accanto a Benedetto Della Vedova, eurodeputato della Lista Bonino, e Rita Bernardini, consigliere comunale di Roma.

Tra le prime proposte, lanciate a livello internazionale come rimedio per i conflitti armati in Medio Oriente, i Radicali propongono l'ingresso di Israele nell'Unione Europea, avviano una campagna per l'abolizione della pena di morte, tema riportato alla ribalta a seguito dei conflitti in Afghanistan, e contro il sovraffollamento delle carceri, sostenendo che il numero dei detenuti avesse ormai acquisito quantità troppo consistenti.

A novembre del 2001, nel corso del comitato politico, il segretario Capezzone ribadisce "non l'indisponibilità, ma l'impossibilità storica e strutturale delle forze della sinistra e della destra ufficiali italiane di trovare alleanze strategiche con noi".

Il primo congresso dei Radicali Italiani si svolge a Roma dal 4 al 7 luglio 2002 ed impegna gli organi dirigenti del movimento a presentare e sostenere una denuncia contro lo Stato italiano dinanzi alla Corte Europea dei diritti umani per l'attentato ai diritti civili e politici dei cittadini italiani. L'assise delibera, altresì, di aprire un anno straordinario di iniziativa e di lotta, con il ricorso ad ogni strumento politico, giudiziario e nonviolento, sulla battaglia per la "speranza nella vita" e la "vita della speranza" di milioni di persone, guidata da Luca Coscioni.

Questa viene definita come un nuovo capitolo della lotta religiosa ed anticlericale dei radicali contro le politiche che si oppongono al diritto di scelta individuale in materia di libertà sessuale, di cura, di ricerca, di fecondazione assistita, di droghe, di morte dignitosa.

Nel febbraio 2003, la delegazione europea dei Radicali (formata da Pannella, Bonino, Della Vedova, Marco Cappato, Gianfranco Dell'Alba, Olivier Dupuis e Maurizio Turco) presentano una interrogazione alla Commissione Europea su presunte persecuzioni, pestaggi, torture ed assassinii, da parte delle autorità pubbliche della Repubblica del Vietnam, nei confronti della popolazione cristiana dei Montagnard (popolo Degar), esponendosi contro il governo vietnamita accusato di violare i propri obblighi internazionali in materia di diritti umani contravvenendo agli accordi di cooperazione stipulati con l'UE.

In ragione dei mutati orientamenti dell'ultimo decennio, concretizzatisi nella costituzione dei Radicali Italiani, nel 2004, alcuni cittadini e personalità indipendenti dell'area radicale e personalità della sinistra libertaria hanno dato vita al Movimento Radicali di sinistra, in disaccordo con la svolta liberista e atlantista compiuta nell'ultimo decennio.

Dal 30 ottobre al 2 novembre 2003 si svolge il II Congresso del partito, che accusa il Governo Berlusconi in carica di rifiutare ogni accordo politico con il Partito Radicale Transnazionale, rilanciando il "caso Italia" in virtù dell'asserzione che l'Italia sia, in assoluto, il Paese più condannato per violazioni di diritti umani dalla Corte Europea dei Diritti Umani, con "un record superiore ad una condanna al giorno".

La mozione unica approvata dal congresso, inoltre, si pone in maniera critica nei confronti della corrente gestione politica europea: invita a dire "No" alla Convenzione europea, la quale confermerebbe un assetto di potere confuso senza progressi sull'esistente; i Radicali aprono piuttosto alla prospettiva degli "Stati Uniti d'Europa e d'America". Propongono l'elezione diretta del presidente della Commissione europea e di rinnovare le istituzioni continentali lasciando spazio ad un federalismo spinto e, dal punto di vista politico, ad una nuova aggregazione che diventi un vero e proprio "Partito Radicale Europeo".

Il 20 febbraio 2004, il Parlamento italiano approva la legge contenente le norme per la procreazione medicalmente assistita, duramente contestata dai Radicali ritenendola fortemente restrittiva delle libertà individuali e della ricerca scientifica (viene vietata espressamente la ricerca sulle cellule embrionali), i quali annunciano immediatamente la raccolta delle firme per indire un referendum abrogativo.

Intanto, il partito si prepara alle elezioni europee (giugno 2004), che ridimensionano notevolmente la delegazione radicale nel Parlamento europeo: i Radicali Italiani sostengono la Lista Bonino che ottiene circa 730.000 voti pari al 2,2% e all'acquisizione di 2 seggi, occupati dai due leader Bonino e Pannella.

In collaborazione con l'Associazione Luca Coscioni e con il supporto dei militanti del partito, i Radicali presentano una serie di quesiti referendari per chiedere l'abolizione totale della legge 40/2004 sulla fecondazione assistita: per i Radicali la battaglia ha l'obiettivo di riaffermare l'importanza della laicità dello Stato, operando una distinzione netta tra la laicità delle leggi e le scelte morali.

Il 25 marzo 2004, i Radicali depositano alla Corte di Cassazione i quesiti referendari, il primo di abrogazione totale, gli altri quattro di abrogazione parziale della legge. Il 13 gennaio 2005, però, la Corte Costituzionale, al termine della camera di consiglio, stabilisce l'inammissibilità del quesito referendario sull'abrogazione totale, perché ritenuto incostituzionale in quanto, abrogando radicalmente la legge, si rimarrebbe senza alcuna legislazione in materia, mentre dichiara ammissibili gli altri quattro quesiti di abrogazione parziale della legge.

Questa battaglia referendaria riceve l'appoggio anche da alcuni partiti laici, prevalentemente di sinistra, e da settori della politica che lasciano libertà di coscienza. Sul fronte dell'astensione scende in campo direttamente la Conferenza Episcopale Italiana, che lancia un appello ai cattolici di non votare per quei referendum, che vengono ritenuti come uno strumento inadatto a trattare un tema eticamente sensibile come il diritto alla vita e sostenendo posizioni che sono nettamente contrarie a quelle manifestate dai Radicali, apprezzando che sia stato inserito nel testo legislativo il riconoscimento dei diritti del nascituro.

I 4 referendum sulla fecondazione assistita si svolgono il 12 e 13 giugno 2005: il primo riguarda il limite della ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni; il secondo i limiti all'accesso alla procreazione medicalmente assistita; il terzo le finalità e i diritti dei soggetti coinvolti; il quarto il divieto di fecondazione eterologa.

I referendum si risolvono con un brusco insuccesso: si reca alle urne soltanto il 25,6% degli elettori, mancando dunque il quorum per la validità dei quesiti.

Già in vista delle elezioni regionali (aprile 2005), i Radicali chiedono "ospitalità" ad entrambi i poli per presentare delle liste nel nome di Luca Coscioni, ma il tentativo non trova riscontri soprattutto per l'opposizione manifestata dai cattolici in entrambi gli schieramenti, che contestano la matrice anticlericale dei Radicali, e nella sinistra a causa della ricetta economica liberista e del filo-atlantismo. Così senza appoggi esterni il partito rinuncia a presentare liste radicali alle Regionali e preferisce dedicarsi alla campagna elettorale sul referendum sulla fecondazione assistita, in programma due mesi dopo.

Primi contatti nell'ambito di alleanze politiche si verificano all'indomani di regionali e referendum con i Socialisti Democratici Italiani (SDI) di Enrico Boselli, che cercano nuove alleanze dopo aver sperimentato il progetto elettorale della Federazione dell'Ulivo. I Radicali e lo SDI, pertanto, si fanno promotori della costituzione di un polo laico e riformista nel nome di "Blair, Fortuna e Zapatero", sul modello del socialismo radicale spagnolo. Dal 23 al 25 settembre 2005 si svolge a Fiuggi la "Convention laica, socialista, radicale e liberale", organizzata dai due partiti insieme all'Associazione Luca Coscioni e alla Federazione dei giovani socialisti.

I Radicali affidano al loro IV Congresso (dal 29 ottobre all'1 novembre 2005) il compito di stabilire le linee guida della loro politica futura e di dare avvio al nuovo soggetto radical-socialista, che parte dall'intesa con lo SDI. Il segretario Capezzone, nella relazione iniziale del congresso, propone uno dei simboli socialisti e radicali per eccellenza, la "rosa nel pugno", come emblema del nuovo soggetto politico: da un lato la rosa riformatrice, simbolo del socialismo europeo, dall'altra il pugno che non colpisce ma che rinnova la sua lotta offrendo, appunto, un fiore.

Il simbolo della Rosa nel pugno viene presentato ufficialmente il 17 novembre 2005 presso la Residenza Ripetta di Roma e il nuovo soggetto si propone come alleanza elettorale che viene integrata nella coalizione del centrosinistra italiano, L'Unione, guidata da Romano Prodi. Queste le linee guida proposte dai Radicali nell'azione politica della "Rosa nel pugno".

Nel 2005, in seguito alla scelta di costituire un progetto radical-socialista con adesione al centrosinistra italiano, Benedetto Della Vedova, insieme ad altri esponenti, abbandona il partito e fonda il movimento dei Riformatori Liberali, anch'esso di area liberale e libertaria ma favorevole ad una collocazione nell'area di centrodestra. Nel 2006 è la volta dei Radicali Europei, che dissentono dalla collocazione nella Rosa nel Pugno per conservare l'autonomia dai due poli e recuperare le tematiche nonviolente del Partito Radicale Transnazionale.

Si svolgono le elezioni: il centrosinistra vince per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. La Rosa nel Pugno ottiene un risultato inferiore alle prevedibili sommatorie di SDI e Radicali, ma si pone come la quarta forza dell'Unione: ottiene circa 991.000 voti alla Camera (2,6%) e 851.000 al Senato (2,5%), superando lo sbarramento solo nel primo caso ed eleggendo così 18 deputati. Al Senato, la formazione radical-socialista non supera gli sbarramenti regionali e non partecipa al riparto dei seggi, anche se la Rnp - a questo proposito - parlerà di una scorretta interpretazione della legge elettorale, sostenendo che, invece, ci sarebbero 8 senatori democraticamente eletti. Il 21 gennaio 2008 la giunta per le elezioni del Senato respinge definitivamente i ricorsi sui seggi contestati e reclamati dalla Rnp, insieme a IDV, UDC, Verdi e Nuovo Psi. Il senatore dell'Ud Roberto Manzione ha spiegato: "La Giunta ha respinto tutti i ricorsi a larghissima maggioranza, sancendo il principio che chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori. La casta, come era prevedibile, ha protetto se stessa". Sempre secondo lo stesso si tratta di "una decisione abnorme, frutto dell'intesa politica tra maggioranza e opposizione e, in particolare, dell'asse tra Pd e Forza Italia che continua a propagare i suoi nefasti effetti".

Nel nuovo Governo Prodi II, l'unica rappresentanza ministeriale della Rnp viene affidata alla radicale Emma Bonino, che diventa Ministro delle Politiche Comunitarie e del Commercio Internazionale. È la prima volta nella storia che un esponente radicale ottiene un incarico ministeriale. La Bonino, che ricopre anche la carica di deputato, lascia il posto di parlamentare europeo che viene assunto da Marco Cappato, mentre Pannella rimane a Strasburgo, essendo sfumata la sua elezione a senatore come capolista della Rnp. Capezzone viene eletto presidente della Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei deputati.

Già sul finire del 2006, però, il progetto della Rnp subisce un rallentamento dovuto ad una sostanziale difformità tra la cultura socialista e quella radicale, che si concretizza soprattutto in un diverso modo di intendere l'azione politica: da una parte un'azione storicamente di governo, dall'altra un'attività referendaria e movimentista. A dare un'indicazione in tal senso è il V Congresso dei Radicali, che si svolge a Padova dal 2 al 5 novembre 2006: quella che era nata come alleanza politico-elettorale non è riuscita a trasformarsi in un vero nuovo partito ma si mantiene soltanto come azione comune nel Parlamento e nel Governo, dove socialisti e radicali mantengono gruppi e delegazioni unitari nel nome della Rosa nel Pugno.

A definire meglio la situazione transitoria della Rnp è il congresso dello SDI (aprile 2007) che propone come obiettivo prioritario l'unità socialista e dà avvio alla "Costituente Socialista", finalizzata alla ricomposizione della diaspora e alla nascita di un nuovo soggetto politico che porti il nome di "Partito Socialista": non la fine della Rosa nel Pugno, secondo Boselli, ma l'apertura di un cantiere più grande.

Intanto, all'interno dei Radicali si concretizza un atteggiamento di scontro tra il leader Pannella e il segretario uscente Capezzone durante un ufficio politico del partito che finisce ai microfoni di Radio Radicale. Capezzone si lamenta per la sua "destituzione" da segretario (l'assise eleggerà poi Rita Bernardini) e rivendica un atteggiamento più critico nei confronti del Governo, accusato di non essere abbastanza incisivo sulle unioni civili, sull'antiproibizionismo e sull'agenda Giavazzi.

Il clima, tuttavia, si ricompone in occasione del congresso che si svolge all'interno del complesso fieristico di Padova, quando nelle relazioni prevale un atteggiamento distensivo.

Ma la "tregua" dura poco e, dopo esser stato accusato di eccessivo protagonismo mediatico da parte dell'unico Ministro radicale, Emma Bonino, Capezzone torna sulla graticola.

Da lì a poco fonderà il suo network-think tank Decidere.net, pur non avendo ufficialmente lasciato i Radicali. Con Decidere.net Capezzone inizia un graduale avvicinamento al centrodestra e a Silvio Berlusconi, al quale - nonostante le posizioni fortemente critiche assunte in passato nei confronti del leader del Pdl - offrirà il suo appoggio per la campagna elettorale del 2008. Non candidato alle elezioni, viene nominato nel maggio del 2008 portavoce nazionale di Forza Italia.

Marco Pannella ha lanciato uno sciopero della fame, insieme ad altri dirigenti radicali, per sollecitare il governo a presentare la proposta alle nazioni unite; se il risultato sarà favorevole, sarebbe un ulteriore passo avanti per l'abolizione della pena capitale.

La proposta, che ha ricevuto un significativo appoggio dall'Italia prima e quindi dalla UE, è stata presentata -sotto forma di risoluzione- il 1 novembre 2007 da 72 paesi presso la terza commissione dell'Assemblea Generale dell'ONU.

Dopo la fine dell'esperienza della Rnp il gruppo costituito è stato denominato "Socialisti e Radicali - Rnp". In vista delle elezioni politiche 2008 i Radicali Italiani avrebbero voluto proporre una propria lista, coalizzata con il Partito Democratico per Veltroni premier. La dirigenza del PD rifiuta questa soluzione (consentendolo invece all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro). Viene raggiunto un compromesso il 21 febbraio, come base di partenza per un accordo più ampio: i Radicali Italiani presenteranno nove propri candidati all'interno del Pd, e, in caso di vittoria del Partito Democratico, a Emma Bonino spetterebbe un posto da ministro. A causa di incompatibilità con le regole interne dei democratici, non vengono candidati, tra le proteste del movimento, Pannella (in quanto è stato in parlamento per molte legislature) D'Elia, condannato in via definitiva (anche se la riabilitazione lo avrebbe reso comunque candidabile), e Silvio Viale. Pannella sostiene invece l'esistenza di veti politici nei loro confronti, in quanto sono state fatte anche eccezioni a questa regola. Per le elezioni amministratrive, viene invece presentata, in alcune città, la Lista Bonino - Radicali. Risultano eletti i 9 rappresentanti radicali, 6 alla Camera, 3 al Senato, fra cui Emma Bonino, capolista in Piemonte che costutuiranno la delegazione radicale all'interno dei gruppi parlamentari del Partito Democratico di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Il movimento radicale, che prima delle elezioni aveva denunciato il mancato rispetto dei patti da parte del Partito Democratico per via delle posizioni in lista di non sicura elezione riservate ai candidati radicali, sottolinea anche dopo le elezioni che senza la sconfitta della Sinistra Arcobaleno sarebbero stati eletti soltanto sei radicali e non nove come previsto dai patti.

Il 29 giugno 2008 il comitato nazionale del movimento nomina Antonella Casu segretaria nazionale al posto della Bernardini (che come consuetudine del Partito Radicale deve dimettersi essendo la carica di partito incompatibile con il mandato parlamentare). Michele De Lucia e Bruno Mellano sono stati nominati rispettivamente tesoriere e presidente.

Non sono ravvisabili, all'interno del partito, delle particolari correnti formalmente costituite né tendenze interne di diverso orientamento.

Scopo del Movimento, come recita lo Statuto, è di rafforzare le lotte liberali, liberiste e libertarie per avviare la Rivoluzione liberale e costruire gli Stati Uniti d'Europa.

Per la parte superiore



Radicali liberi

Sono detti radicali liberi i radicali prodotti dal nostro organismo come difesa da agenti eziologici di natura principalmente batterica. Sono frammenti di molecole estremamente reattivi.

Le specie reattive dell'ossigeno possono essere classificate come ROS ( da Reacting Oxygen Species ) o alternativamente come ROI ( da Reacting Oxygen Intermediate ). Allo stesso modo, le specie reattive dell'azoto possono essere nominate RNS ( Reacting Nitrogen Species ) o RNI.

I ROS sono le specie reattive a maggior diffusione. Questi possono formarsi spontaneamente per reazione diretta dell'ossigeno molecolare con cationi (generalmente ferro, ma anche zinco e rame) non chelati presenti nel circolo sanguigno, nell'interstizio cellulare o nei fluidi intracellulari, o enzimaticamente, mediante appunto l'enzima NADPH ossidasi, per poi andare incontro ad una serie di reazioni biochimiche. Sono riconoscibili: anione superossido, radicale idroperossido, acqua ossigenata, radicale ossidrilico.

Le specie reattive derivate dall'azoto (RNS) di maggior interesse sono l'ossido nitrico ed il perossinitrito, formato dalla reazione tra ossido nitrico e superossido.

Le vitamine A (retinolo, prodotto di scissione del β-carotene), la vitamina C (acido ascorbico) e la vitamina E (α- o γ-tocoferolo) sono tra i più efficaci composti organici anti-ossidanti presenti nel corpo umano.

Per la parte superiore



Partito Radicale (Italia)

Il Partito Radicale è un partito politico italiano che ha partecipato alla vita politica repubblicana dal 1955 al 1989, anno in cui ha assunto la denominazione di Partito Radicale Transnazionale deliberando la scelta di svolgere attività politico-culturale e di non partecipare a competizioni elettorali, incarico affidato ad altri soggetti dell'area radicale, come le liste Pannella e Bonino e i Radicali Italiani.

Le origini culturali del Partito Radicale sono ravvisabili nel nucleo teorico del radicalismo ottocentesco e del Partito Radicale Storico promosso da Felice Cavallotti e Agostino Bertani, eredi della cultura risorgimentale e promotori di uno spirito laico e liberale, teso a promuovere l'estensione del suffragio, la laicità del sistema scolastico, il federalismo amministrativo e la riduzione dell'orario lavorativo alle otto ore. Nel 1904, sotto la guida di Ettore Sacchi, la matrice anticlericale, che aveva animato il pensiero politico radicale sin dal principio, non indulge a posizioni antireligiose, ciò che consente al movimento di raccogliere il consenso di don Romolo Murri.

Durante il fascismo gli ideali e la cultura radicale sono accolti e rivendicati da numerosi intellettuali antifascisti: già a partire dal 1925, quando "la piccola confraternita" dei salveminiani – Nello Traquandi, Tommaso Ramorino, Carlo Rosselli, Ernesto Rossi e Nello Rosselli – danno vita all’esperienza fiorentina del "Circolo della cultura" e, in seguito, a quella ancor più rischiosa di "Italia Libera" (associazione di reduci antifascisti indirizzata a propagandare la disobbedienza civile e ad organizzare azioni dimostrative, nata nel 1923 nello studio dell’avvocato Enrico Bocci e diretta da Dino Vannucci, Ernesto Rossi, Carlo Rosselli, Piero Calamandrei e Nello Rosselli). Nella ricostruzione genealogica del PR non bisogna tralasciare l'importanza dell'esperienza del "foglio clandestino di battaglia", il Non Mollare, e del movimento, di orientamento liberal-socialista, Giustizia e Libertà; nato a Parigi nel 1929 per volontà dell'esule Carlo Rosselli, si propone come un movimento rivoluzionario e insurrezionale, e non come partito, in grado di riunire tutte quelle formazioni non comuniste che intendano combattere e porre fine al regime fascista cavalcando la pregiudiziale repubblicana.

Nel dopoguerra, intorno al settimanale "Il Mondo", diretto da Mario Pannunzio, si crea un vero e proprio club politico-culturale d'ispirazione radicale; gli "Amici del Mondo" e il Partito Radicale condividono, ad un primo sguardo, un orizzonte comune di problematiche, percorsi e obiettivi politico-sociali. Le istanze di maggior vicinanza sono ravvisabili, in primo luogo, nella necessità di abrogare talune leggi fasciste ancora presenti all'interno della nostra Costituzione, di approvare leggi antitrust, di difendere una cultura e un pensiero laico soprattutto all'interno della scuola statale, di "l'abolire la miseria" e, nell'urgenza di normare gli ambiti relativi al divorzio e al riconoscimento dei figli illegittimi. Nel Taccuino "Il resto è silenzio", apparso nel dicembre 1955 su "Il Mondo", circa la comunione d'intenti tra uomini di salda cultura liberale – come Ernesto Rossi, Riccardo Bauer, Aldo Garosci e i "nuovi radicali"- Bruno Villabruna, Mario Pannunzio, Nicolò Carandini e Francesco Libonati – verrà scritto: «Accomunati dal vincolo fraterno delle amare esperienze, non rassegnati, non perplessi, si accingono a costituire una nuova larga formazione politica che s'ispiri ad una concezione moderna e civile del liberalismo, a quella concezione che Benedetto Croce ebbe a definire ad una parola radicale In questo campo, i "padroni del vapore" non troveranno certo mercenari e staffieri pronti a vender le idee per un assegno mensile».

Nacque nel 1955 con la denominazione di Partito Radicale dei Liberali e Democratici Italiani (PRLDI), per effetto di una scissione delle correnti di sinistra del Partito Liberale Italiano, avendo fra i suoi fondatori Leopoldo Piccardi, Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Leo Valiani, Guido Calogero, Giovanni Ferrara, Paolo Ungari, Eugenio Scalfari, Marco Pannella. L'oggetto fondante, sviluppato da un comitato esecutivo provvisorio cui prendevano parte Valiani, Pannunzio ed altri, comprendeva l'attuazione della Costituzione e la effettiva instaurazione dello Stato laico e liberale, quello stato di diritto che fa tutti i cittadini uguali innanzi alla legge, senza discriminazioni politiche e religiose, e che ne garantisce la libertà attiva dall’arbitrio governativo e poliziesco.

Come si vede, fra i primi iscritti figuravano personaggi di tutto rilievo dell'ambiente socio-culturale del tempo, confluenti alla nascente formazione anche da aree più direttamente di sinistra, come per Ernesto Rossi, già messosi in luce nelle file del Partito d'Azione, lo stesso movimento di cui era prestigioso leader Leo Valiani. Valiani non sarebbe restato a lungo nel Partito Radicale, rinserrandosi nuovamente nel "suo" più sobrio partito di provenienza quando fra i radicali cominciò a consolidarsi la leadership di Marco Pannella. Rossi era invece fra i fondatori, e forse il più fervido stimolatore degli "Amici del Mondo", un raggruppamento di intellettuali associatisi per approfondire ricerche politico-istituzionali (i cui dibattiti venivano seguiti dal settimanale diretto da Mario Pannunzio "Il Mondo" da cui ne derivanoil nome). Gli "Amici del Mondo" seguirono le fasi iniziali della crescita del partito ed a margine della campagna elettorale in corso nel 1956 per elezioni amministrative, nella quale i radicali (col nome abbreviato in "Partito Radicale") si erano schierati contro la speculazione edilizia ed i c.d. "palazzinari", gli "Amici di Rossi" (come venivano denominati da destra, giocando sul nome dell'intellettuale e sulle sue presunte contiguità ideologiche) organizzarono un convegno sulle speculazioni immobiliari attribuite al Vaticano.

Nel 1957, sempre affiancati dagli "Amici del Mondo", i radicali lanciarono nel dibattito politico, che presto ne divenne alquanto scomposto, la proposta dell'abolizione dei Patti Lateranensi integrati nella Costituzione. Nacque con questa fase, supportata da autorevoli interventi tecnici di personalità di varie discipline, una linea politica equanimemente anticlericale, non-comunista e anti-partitocratica. Ma certamente restò più vivido, e più a lungo, il segno dell'accento anticlericale. Fu nel 1959 che questo accento prese la piega di una vera e propria campagna antidemocristiana, accusando il partito di maggioranza, la DC, di aver costruito un regime in seno ad un sistema di democrazia repubblicana. Vi fu un importante dissenso all'interno del partito, cominciando a manifestarsi la frattura che ne avrebbe di lì a poco allontanato Leo Valiani e Giovanni Ferrara.

Sul principio degli Anni 1960, si unirono al partito altri nomi illustri, fra i quali lo scrittore Elio Vittorini, l'attore Arnoldo Foà, Stefano Rodotà, Lino Jannuzzi, ed Antonio Cederna. Mentre l'arrivo di nomi noti anche ad un pubblico non solo elitario consentiva di migliorare le strategie di comunicazione del partito, al suo interno maturava però una contrapposizione che vide consolidarsi la "sinistra radicale", capeggiata da Bruno Villabruna ed Ernesto Rossi.

Nel 1962, a seguito della scissione interna al Partito fra gli alternativisti, coloro che intendevano costituire la “sinistra radicale” (Spadaccia, Pannella, Roccella, Mellini, Bandinelli, Teodori) e i filo-lamalfiani (Giovanni Ferrara, Stefano Rodotà, Piero Craveri) lo stesso gruppo degli “Amici del Mondo” si lacera e vede scindersi dal suo interno personalità quali Pannunzio, Carandini e Cattani. A provocare la rottura definiva tra Rossi e Pannunzio fu in modo peculiare il "caso Piccardi". Lo storico Renzo De Felice aveva scoperto nel corso delle sue ricerche sul razzismo in Italia, che Leopoldo Piccardi, in qualità di consigliere di stato, aveva partecipato ad un convegno giuridico italo-tedesco destinato ad essere il luogo dell’elaborazione teorica delle leggi razziali. Mentre Pannunzio e altri “ Amici del Mondo” condannarono irrevocabilmente Piccardi, Rossi che aveva sulle spalle anni di collaborazione con “l’amico del Mondo”, fu solidale, insieme a Ferruccio Parri, con Piccardi; Parri e Rossi avviano da quel momento un sodalizio intellettuale che li vede collaborare sulle colonne del settimanale.

Furono in molti ad uscire dal partito, compreso lo stesso Rossi che insieme a Piccardi ed a Ferruccio Parri si sarebbe dato ad altre esperienze vagolanti nelle risacche ideologiche della sinistra post-resistenziale.

In realtà della rottura si poterono dare molte interpretazioni, essendovi in atto anche un contrasto (con costellazione di differenti posizioni) sulle visioni del ruolo della sinistra in quella fase politica: vi era, ad esempio, chi vedeva con favore un avvicinamento al PSI, nel quale Pietro Nenni con Bettino Craxi apriva ad una "non sfiducia" al Patto Atlantico, così come vi era chi anticipava tematiche che sarebbero poi state riprese in termini di eurocomunismo, e vi era anche chi, dalle colonne de Il Mondo, si volgeva apertamente al filo-americanismo. E vi era bastante numero di altre posizioni per poter considerare certamente non unitaria la linea del partito in materia di rapporti con le altre forze politiche, oltre a far dubitare che ve ne fosse una di cui si disponesse. Il caso Piccardi, insomma, fu solo un elemento scatenante, capace di far affiorare dissidi interni espressivi di distanze non solo ascrivibili alla gioventù della formazione, ma gravi segnali di mancanza di un reale fattore comune. Emarginati o "autoepuratisi" gli anziani, il partito restò in mano ai giovani, ai "giovani guastatori", come furono definiti dai fuoriusciti.

Il primo segno esterno della sinistra radicale fu l'apparizione nel "Paese" del marzo 1959 di un articolo di Marco Pannella su "Sinistra democratica e Pci" in cui venivano posti i due temi centrali che avrebbero caratterizzato successivamente la strategia dei nuovi radicali: la necessità di un'alleanza di tutta la sinistra, compreso il PCI, e la formulazione di una proposta di candidatura al governo della sinistra attraverso un'"alternativa democratica".

All'interno del partito, la sinistra portò ufficialmente le sue tesi a un consiglio nazionale del novembre 1960 con un documento che si articolava in quattro sezioni, ognuna delle quali affrontava quelle che apparivano le questioni cruciali su cui qualificare una politica radicale. La prima, sui rapporti con il mondo cattolico e per l'abolizione dell'art. 7"; nella seconda, sul "significato dell'alleanza del Pr con il PSI e della volontà di perseguire una politica di "sinistra democratica", si respingevano le interpretazioni che volevano l'alleanza tra socialisti e radicali (ampiamente verificatasi nelle amministrative del 1960) come l'incontro dei ceti intellettuali e borghesi con le forze popolari; nella terza sezione, il documento ricordava l'insurrezione ungherese; infine, venivano indicati in positivo una serie di obiettivi: "la federazione europea da perseguirsi immediatamente attraverso elezioni dirette; il disarmo atomico e convenzionale dell'intera area continentale europea con la conseguente abolizione degli eserciti nei paesi di quest'area; la pace separata e congiunta con le due Germanie; la conseguente denuncia del patto militare Nato e dell'Unione Europea; la proclamazione del diritto all'insubordinazione e alla disubbidienza civile; la federazione o comunque la comune organizzazione di tutti i movimenti socialisti, popolari e rivoluzionari nell'Europa occidentale".

A ottobre 1961 uscì il primo numero di "Sinistra Radicale", bollettino mensile di informazione politica che fu pubblicato per un intero anno. L'iniziativa verso l'esterno si accompagnava, per la sinistra radicale, all'azione all'interno del Partito Radicale il quale, dopo il congresso del maggio 1961, si andava progressivamente dividendo e disgregando. Nel novembre 1961 i due gruppi di maggioranza presenti nella direzione e nella segreteria entravano in conflitto, rivolgendo gli uni (facenti capo a Leone Cattani) l'accusa al maggior esponente degli altri (il segretario nazionale Leopoldo Piccardi) di eccessivo dinamismo a sinistra. ".

Nel corso di alcuni mesi (marzo-ottobre 1962) si erano praticamente ritirati quasi tutti coloro che avevano costituito il Partito Radicale nel 1955: i piccardiani, i laici moderati che tentarono senza alcun seguito un'"Unione Radicale degli Amici del Mondo", il gruppo dei giovani non di sinistra (Rodotà, Ferrara, Jannuzzi, De Mauro, Mombelli, Craveri), Ernesto Rossi e Eugenio Scalfari e, insieme a loro, la maggior parte dei soci attivi nazionalmente e localmente. La sinistra radicale, da sola, si assunse il compito di ereditare la sigla radicale con il simbolo del berretto frigio.

Il gruppo romano, che nei tre anni precedenti aveva delineato le linee essenziali della nuova posizione, aveva pubblicato "Sinistra Radicale" e si era costituito in corrente, assunse la direzione di quel poco che rimaneva del partito, ereditandone in pieno la rappresentanza politica oltre che le esili strutture materiali. "Agenzia radicale", una nutrita agenzia di stampa, fu lo strumento delle prime campagne politiche,come quella indirizzata all'Eni, alla sua politica economica e al suo ruolo nella situazione italiana di quegli anni. Dal dicembre 1963 l'Agenzia fornì per alcuni anni, fino al 1966, una serie di informazioni e di dati ignoti all'opinione pubblica e a gran parte della stessa classe politica non di vertice, in base ai quali si andava delineando un'analisi del carattere negativo dell'attività dell'Eni sia in termini di scelte economiche che per l'intreccio con il potere politico di uno dei maggiori centri di potere del momento.

Negli Anni 1960 il Partito Radicale, attraverso un'impostazione nettamente anticlericale, cercava di creare in Italia un'alternativa laica. Il nuovo partito era ora alle prese con un contesto sociale non più risorgimentale.

Il problema tra Stato e Chiesa doveva essere affrontato guardando alla società del XX secolo, che evolveva veicolando valori e bisogni nuovi, spesso relegati ai margini della società, spesso incompatibili con il modello proposto dalle gerarchie cattoliche. Partendo da questi presupposti, il Partito Radicale cercava di impedire la riconferma o la revisione dei Patti Lateranensi e di abolire il Concordato. L'obiettivo era non solo quello di limitare la pretesa del Vaticano di esercitare la sua giurisdizione sulla società civile, ma anche quello di "conquistare, per i cittadini e per lo Stato, per i credenti e per la Chiesa, un nuovo rapporto, radicalmente diverso, fondate sulle garanzie di libertà e sulle regole dello stato di diritto". Per questo, nel 1973 il Partito Radicale, all'interno dell'Assemblea Nazionale Anticoncordataria, che nel 1971 aveva fondato la LIAC (Lega Italiana per l'Abrogazione del Concordato), provava a indire un referendum anticoncordatario.

Intanto la dura opposizione dei radicali, nel 1976, faceva arenare un progetto di legge per la revisione dei Patti Lateranensi presentato dall'allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti. Solo l'anno dopo, nel 1977, raccolte le firme necessarie, l'iniziativa referendaria viene avviata.

Nel 1978 però la Corte Costituzionale con la sentenza n.16 aveva dichiarato inammissibile il quesito referendario, considerando il Concordato come trattato con uno stato estero, ed estendendo quanto previsto dall'articolo 75 della Costituzione, che vieta di abrogare per via referendaria leggi di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali.

Abolire il Concordato per i radicali significa garantire la libera espressione della Chiesa Cattolica nello stato come soggetto religioso operante all'interno delle sue istituzioni, ma "slegare" allo stesso tempo lo stato italiano da questi rapporti di reciprocità e di influenza, lasciandolo totalmente indipendente nel suo ordinamento.

Il Partito Radicale criticava in Parlamento proprio la legislazione e l'organizzazione economica dello Stato Pontificio ed i suoi rapporti politici ed economici con lo Stato italiano. Tra le altre questioni metteva in discussione il fatto che la Chiesa Cattolica Romana avesse riconosciuti diritti e privilegi negati ad altre confessioni religiose (per esempio l'otto per mille), che una confessione religiosa gestisse degli organismi bancari (APSA, IOR) capaci di emettere moneta e non sottoposti a controlli internazionali antiriciclaggio, che possedesse una mole incalcolabile di beni immobili (chiamata la "roba clericale" da Ernesto Rossi) e che nonostante tutto questo si dichiari in deficit non facendo comparire nel bilancio i santuari, come Loreto o Pompei, gli ospedali cattolici, o l'obolo.

L'anticlericalismo radicale non si limitava ad essere una presa di posizione teorica, dispiegata unicamente nella storica lotta all'abolizione del Concordato, piuttosto si canalizzava in iniziative ben incastrate nella piattaforma di valori politici dei radicali, quelle iniziative che dimostravano sul piano pratico l'importanza di un adeguato "processo di secolarizzazione", mostrando quanto la mancanza di questo veicoli tutta una serie di violazioni delle libertà personali dell'individuo.

In questo quadro si inserisce la battaglia per l'approvazione in Parlamento di una legge per il divorzio (1965-1974). In riferimento a questo diritto la Chiesa si richiamava all' articolo 34 del Concordato del 1929, ridefinito nell'articolo 7 della Costituzione della Reupbblica Italiana, che oltre ad impegnare l'Italia a riconoscere effetti civili al matrimonio religioso, così come regolato dal diritto canonico, affidava ai tribunali ecclesiastici anche la giurisdizione sulle vicende successive all'atto del matrimonio e quindi sul suo eventuale scioglimento.

Negli Anni 1970 l'introduzione del divorzio non era per i radicali una manifestazione dei principi anticlericali, piuttosto era una battaglia per l'approvazione di un diritto, quello di disporre liberamente della propria vita e della propria intimità familiare. Non solo, l'iniziativa referendaria si legava anche a tutte le condizioni di disagio sia sociale, sia pratico ed economico, che accomunava ormai un gran numero di famiglie separate non tutelate della legge.

Molto importante è stato l'impegno della "Lega 13 maggio" guidata da Marco Pannella per la promozione di un referendum abrogativo della legge sull'aborto, per la violazione della quale Adele Faccio, Emma Bonino e Gianfranco Spadaccia erano stati arrestati. In quell'occasione anche l'Espresso di Livio Zanetti aveva appoggiato l'iniziativa, con una copertina che sarebbe rimasta famosa nella storia del giornalsmo italiano. Anche in quel caso il legame tra politica e problemi sociali, la convergenza tra la battaglia di laicità e disagio concreto del vissuto degli individui, il sodalizio, si può dire, tra diritti civili ed esigenze di libertà e responsabilità individuale, sono stati i fattori alla base dell'azione politica dei radicali.

L'anticlericalismo dei radicali nasce a partire dalle esigenze di libertà sociali, di tipo religioso, politico, economico, sessuale; e fin dall'inizio pone come obiettivo fondamentale la realizzazione di uno stato laico e liberale che abbia conquistato i principali diritti civili e umani. L'anticlericalismo radicale non è la bandiera "del laicista, della gente di mondo che non va in chiesa, che professa un disinvolto e fatuo scetticismo, se non addirittura tende a professarsi atea".

Il nuovo anticlericalismo si dirige in una direzione diversa, esso "esercita la laicità, parlando e dibattendo nelle piazze", contrapponendo alla cultura politica della propaganda e della "scrittura per pochi" una cultura dell'oralità, una tecnica del narrare e del discutere per confrontarsi e battersi insieme. L'anticlericalismo radicale pone la religiosità non come fenomeno residuale, prodotto dell'incultura delle masse popolari, piuttosto si rivolge alla "laicità del credente, non al miscredente o all'ateo, facendo appello alla fede di tutti, perché mettano in discussione se stessi e la chiesa dunque, perché portino la contraddizione di essere insieme cittadino e credente".

Fu negli anni '70 che la vocazione per le campagne moralizzatrici riprese vigore, imperniandosi, come da originaria missione, sulla difesa dei diritti umani, dei diritti civili, per il pacifismo e la non violenza, contro la corruzione e contro l'infiltrazione legislativa di ispirazione cattolica (o più propriamente il suo retaggio) nelle regolamentazioni del diritto di famiglia. Sono note le vittoriose campagne referendarie in tema di divorzio, condotta attraverso la "Lega per l'Istituzione del Divorzio" (LID), ed aborto, con il "Centro di Informazione Sterilizzazione e Aborto" (CISA), cui seguirono un nutrita schiera di quesiti refendari, di cui molti poi proposti all'elettorato.

Della stessa decade sono le forme inconsuete di pubblicizzazione delle campagne radicali, la più nota delle quali consiste dello sciopero della fame, principalmente messo in atto da Pannella per richiamare attenzione ora sull'antiproibizionismo in materia di droga (attraverso la fondazione del CORA, "Coordinamento Radicale Antiproibizionista"), ora sull'antimilitarismo e l'obiezione di coscienza (LOC, "Lega degli Obiettori di Coscienza" di Roberto Cicciomessere), ora sul femminismo e le libertà sessuali, con una spigolosa apertura al mondo omosessuale attraverso la federazione col "FUORI!" (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), primo movimento italiano per i diritti degli omosessuali precedentemente fondato da Angelo Pezzana e Mario Mieli, che ruppe in totale dissenso da questa scelta.

Sul fronte dell'accettazione sociale di un raggruppamento condotto da Pannella verso una ormai caratteristica tradizione scandalistica, nacque il fenomeno dei cosiddetti "Radical Chic". La definizione, coniata negli Stati Uniti da Tom Wolfe, fu giornalisticamente ripresa in Italia ad indicare esponenti dell'alta borghesia e comunque dei ceti monetariamente o culturalmente più rilevanti, che abbracciavano (ma mai senza qualche distinguo) la causa radicale per effetto di una fenomenologia forse più modaiola che ideologica. In compenso, la popolarità crebbe anche presso i ceti meno fortunati, grazie all'impiego di tecniche di sicuro effetto per "restituire", almeno in via di tentativo, forme di partecipazione popolare alla vita democratica. Il referendum era certo una di queste, e le raccolte di firme ne erano il segnale "stradale" più noto, ma anche l'affermazione di Radio Radicale, emittente privata coordinata da Marco Taradash, consentì di diffondere le dirette delle sedute parlamentari.

La prima campagna antimilitarista radicale si reggeva sulla richiesta di disarmo atomico e convenzionale dell'intera area continentale europea. I radicali sostenevano che la grande forza, morale e pratica, che l'Europa, ma anche un solo stato, avrebbe potuto ottenere svuotando gli eserciti e gli arsenali nazionali, sarebbe stata più efficace in confronto alle esigue capacità di adeguamento al riarmo, in corso in quegli anni. È a questo punto che i radicali incontrarono la proposta del senatore socialdemocratico austriaco Hans Thirring. Il disarmo unilaterale dell'Austria sarebbe dovuto essere un fondamentale presupposto del disarmo generale. Altri paesi avrebbero potuto seguire l'esempio austriaco, creando precedenti che avrebbero potuto coinvolgere anche Stati legati da patti militari. L'Austria - paese neutrale - avrebbe avuto però il diritto di esigere una tutela ai confini, con il ritiro, per alcuni chilometri, delle truppe dei paesi confinanti. Il Partito radicale fece suo immediatamente il progetto Thirring, lanciando un appello perché si creassero nel nostro paese non solo le condizioni per l'attuazione del disarmo austriaco, ma anche per la sua attuazione in Italia. I radicali sostenevano che i paesi comunisti, i quali facevano affidamento molto più sugli armamenti convenzionali schierati ai confini tedeschi che non sugli armamenti atomici, mai avrebbero accettato di adeguarsi all'ipotesi Thirring. Ciò avrebbe messo in difficoltà i comunisti italiani, i quali rifiutarono di aderire alla proposta radicale. Le divergenze erano tali che portarono il partito radicale ad uscire dalla Consulta della pace, di cui erano stati tra i primi aderenti.

Nella mozione del IV congresso del Partito radicale svoltosi a Firenze nel novembre 1967 per la prima volta veniva indicato come obiettivo la "conversione delle strutture militari in strutture civili". I radicali individuavano nel militarismo e nel clericalismo le due forze che impedivano il rinnovamento democratico e liberale del paese.

Alla fine degli Anni 1960 il movimento per la pace, nelle diverse componenti, aveva acquisito una certa forza e capacità di mobilitazione, a livello anche internazionale. L'inizio della "escalation" americana in Indocina offrì alle sinistre la possibilità di dirottare la lotta pacifista delle sinistre in funzione di mero segno di solidarietà alla guerra "antimperialista" del Nord-Vietnam. Non si parlò più di lotta agli armamenti, non solo convenzionali, ma atomici, l'impegno anti-Nato scomparve dagli slogan come dal dibattito politico. I radicali condannarono l'invasione del Vietnam - anche in sintonia con le "nuove sinistre" americane, allora in forte espansione - ma non abbandonarono l'iniziativa antimilitarista. I loro obiettivi restavano innanzitutto l'ideologia militare, gli eserciti e il loro potere inquinante della democrazia.

Per quanto riguardava lo specifico del Vietnam, i radicali posero al centro della loro attenzione, e individuarono come interlocutori, i monaci buddisti vietnamiti che avviavano una forma di iniziativa nonviolenta dai risvolti drammatici: il sacrificio della vita, nella forma spettacolare del darsi fuoco in pubblico. Il sacrificio personale aveva però un senso politico: i buddisti vietnamiti sollecitavano, appunto, una soluzione del conflitto non attraverso il conflitto militare, ma nella logica e sulle indicazioni del metodo nonviolento. Era una conferma della scelta gandhiana dei nuovi radicali.

La marcia antimilitarista Milano-Vicenza dell'agosto 1967, con le sue iniziative città per città ebbe notevole successo. Per la prima volta, al nucleo iniziale dei radicali di origine "liberale" si univano altre energie, nuclei significativi di giovani in varia forma "libertari" e "diversi" che rivendicavano nuovi diritti civili. La marcia venne pubblicizzata da Lotta Continua, il quotidiano diretto da Adriano Sofri: sul terreno dell'antimilitarismo avvenne, tra le due esperienze di "nuova sinistra", un incontro che gli anni successivi, con il rapporto stabilitosi tra Pannella e Sofri, dimostrarono duraturo, produttivo sul piano ideale e politico.

Nello stesso anno si verificò l'invasione della Cecoslovacchia da parte dell'esercito sovietico. I radicali denunciarono quei drammatici avvenimenti. Una costante dell'iniziativa antimilitarista dei radicali restava infatti l'analisi delle società sovietiche dell'Est europeo, con il fortissimo condizionamento costituito dalle strutture militari, caratteristico di un potere che "impedisce la conquista degli stessi obiettivi autenticamente democratici e socialisti" proclamati. Vennero organizzate iniziative nonviolente in contemporanea, a Sofia, Mosca, Budapest e Varsavia, nelle quale vennero arrstati militanti radicali e della War Resisters International che avevano distribuito volantini in quelle città: "Basta con la guerra del Vietnam, basta con la Nato, basta con l'occupazione della Cecoslovacchia".

A Roma, Milano, Pescara e Sulmona, gruppi radicali organizzavano uno sciopero della fame di 11 giorni, per sollecitare all'intervento quelle forze della sinistra che, al di là della deplorazione, non ritenevano opportuna una attiva solidarietà con i cecoslovacchi. "Notizie Radicali" scrisse: "La grandiosa prova di resistenza civile offerta dalla popolazione cecoslovacca dovrebbe insegnare qualcosa ai sostenitori della violenza e della rivoluzione armata in ogni circostanza ed in ogni condizione".

Nella relazione al I Congresso Nazionale Antimilitarista promosso dal Partito radicale il 4 novembre 1969, Marco Pannella denunciava come il militarismo fosse una candidatura seria alla gestione della società contemporanea. Il nuovo pensiero militare, secondo i radicali, era quello che teorizza la dissoluzione dell'esercito e la militarizzazione della società civile. .

A metà degli anni sessanta anche le questioni della vita personale e della sessualità erano oggetto di discussione e di iniziativa radicale. "In Italia - affermava una relazione del congresso PR del 1967 - la tradizionale legislazione basata sui concetti di onore e di famiglia indissolubile, l'assenza di una politica demografica, la mancanza di un'informazione sessuale, l'attivo e quotidiano avvelenamento dello sviluppo naturale dei bambini, la persecuzione dei rapporti amorosi che non abbiano ricevuto la sanzione di un'autorità, sono tutti fenomeni che rivelano il carattere non solo individuale, ma sociale del problema sessuale".

Nel 1967 insieme con l'AIED (Associazione Italiana per l'Educazione Demografica) si tiene un dibattito su "Sessuofobia e clericalismo" e, l'anno successivo, viene organizzato il convegno "Repressione sessuale e oppressione sociale". La tematica della liberazione sessuale trova un momento di approfondimento e di applicazione nell'azione in difesa dei diritti degli omosessuali. Nella primavera del 1971 comincia ad aggregarsi, per iniziativa di Angelo Pezzana, il Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano (FUORI).

Dopo svariate attività quali la contestazione di convegni clericali, manifestazioni in comune con femministe, la partecipazione alla campagna radicale anticoncordataria, ed un convegno internazionale di controinformazione sulla sessualità in collaborazione con l'MLD, il FUORI suggella al congresso del novembre 1974 il rapporto con il PR con un patto federativo. "L'omosessualità - afferma Pezzana - può rappresentare, se assunto appieno in un progetto politico, una vera liberazione per tutti". Dopo un periodo di intensa campagna condotta dal FUORI insieme con i radicali tesa a contrastare pregiudizi morali ed a vincere ostacoli materiali nei confronti degli omosessuali, nell'aprile 1975 si tiene il congresso nazionale con 800 partecipanti, uomini e donne. Un anno dopo, nel 1976, nelle liste elettorali radicali, per la prima volta nella storia italiana, gli omosessuali sono presenti come tali a testimoniare l'assunzione della difesa dei loro diritti da parte radicale .

All'inizio del 1970 si costituisce il Movimento di Liberazione della Donna (MLD). Tra i diversi obiettivi, il movimento si batte innanzitutto per la liberalizzazione dell'aborto. Sono organizzate le autodenunce di massa mentre si intensifica la pressione sul Parlamento che trova un primo sbocco nel progetto di legge sull'aborto presentato da Loris Fortuna (doppia tessera radicale e socialista) l'11 febbraio 1973. Nel 1974 si raccolgono le firme per otto referendum promossi dal PR, tra cui quello riguardante le norme repressive sull'aborto, firme che tuttavia non raggiungono la quota prevista. Alle manifestazioni ed iniziative di disobbedienza civile si accompagna l'azione di sostegno all'autorganizzazione delle donne nell'attività clandestina per l'aborto. Il 20 settembre 1973 si costituisce, per iniziativa di Adele Faccio, il Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto (CISA) che, nel novembre 1974, diviene movimento federato al Partito Radicale. Nel gennaio 1975 il CISA viene alla ribalta con la scoperta dopo un anno della attività sotterranea di una clinica di Firenze dove venivano praticati aborti anche come forma dichiarata di disobbedienza civile. All'arresto del medico Giorgio Conciani segue quello di Gianfranco Spadaccia che, da segretario del Partito Radicale, si dichiara corresponsabile, quindi prendono la via del carcere, in aprile, Adele Faccio che afferma di aver assistito attraverso il CISA circa 4000 donne e, in giugno, Emma Bonino, subentrata dopo gli arresti nella responsabilità del CISA.

Solo l'intensificarsi dell'azione di disobbedienza civile, gli arresti, le autodenunce e, quindi, la promozione da parte del PR con l'appoggio dell'Espresso, di un referendum abrogativo (che nella primavera del 1975 raccoglie oltre 800.000 firme) fanno del dramma aborto un grande tema nazionale che non può essere ulteriormente eluso dagli stessi partiti laici e di sinistra, costretti a presentare alcuni progetti di legge di diversa ispirazione. Nell'autunno del 1977 il Parlamento vota una legge sull'aborto libero. Nonostante la vittoria, la nuova legge con le sue ipocrisie e strozzature non corrisponde alle aspettative dei radicali (che alla Camera dei Deputati dove erano appena entrati vi si oppongono) e della parte più consapevole del movimento femminile e femminista. Cinque anni dopo, in contrapposizione al referendum abrogativo proposto dal Movimento per la vita, i radicali raccolgono le firme per un altro referendum di alcune norme della legge sull'aborto per una ulteriore liberalizzazione e una migliore praticabilità dell'interruzione della gravidanza Nelle votazioni del 1981 sono sconfitti sia i referendum clericali che quello radicale: l'aborto rimane così una possibilità limitata, date le carenze delle pubbliche strutture.

L'ostruzionismo parlamentare è scelto dai deputati Radicali tra fine anni 1970 e inizi anni 1980 come strategia politica che denunciasse la crisi, l'inefficienza e il consociativismo del Parlamento degli anni Settanta. Infatti con il regolamento parlamentare del 1971 il calendario dei lavori era approvato solo con il consenso di tutti i Presidenti dei gruppi parlamentari, di maggioranza ed opposizione, provocando dei compromessi che facevano dell'Italia, secondo il Partito Radicale, un regime partitocratico e consociativo. Da subito il gruppo parlamentare del 1976 si oppose all’elezione del Presidente della Camera. I partiti si erano accordati sul nome del comunista Ingrao. Pannella contestava l’accordo, provocava infastidite reazioni, usciva dall’aula assieme agli altri tre deputati, per inscenare una dimostrazione con tanto di cartelli e di slogan. Un episodio che intendeva aprire un problema di enorme importanza: rivendicare la funzione del dibattito parlamentare e opporsi alla tendenza a trasformare la Camera in mera sede di registrazione di decisioni prese altrove (nelle Commissioni parlamentari, nelle segreterie di partito, nei Ministeri).

Il gruppo radicale criticava proprio il Presidente della Camera Ingrao che rivendicava la "centralità" del Parlamento, ma nei fatti, negava gli strumenti essenziali per renderlo tale. A pochi mesi dai quattro referendum del 1978 l’ostruzionismo fu utilizzato quindi dai Radicali per evitare che il Parlamento approvasse delle leggi con l'unico scopo di evitare la tenuta della consultazione.

Il Parlamento votava la legge Manicomiale e la legge per la Commissione Inquirente dei Ministri ed evitava i referendum abrogativi, ma lo stesso non riusciva con la legge Reale, dinnanzi ad un ostruzionismo condotto con la presentazione di migliaia di emendamenti, con decine di ore di interventi in Commissione Giustizia, con interminabili sedute fiume, veglie e centinaia di votazioni. Il Partito rivendicava questa vittoria perché solo con il referendum si poteva concretamente aprire nel paese un dibattito su tutta la legislazione eccezionale che i governi di "Unità nazionale" utilizzavano nei confronti del terrorismo, e che per i Radicali, stravolgevano l'ordinamento giuridico e non sortivano gli effetti sperati.

Dopo il referendum il Gruppo parlamentare proseguiva l'ostruzionismo contro le nuove misure eccezionali di rafforzamento delle pene e dei poteri della polizia e di prolungamento della carcerazione preventiva, perché contribuiva ad alimentare il clima di sospetto che si diffondeva nel paese e accreditava ai terroristi un radicamento sociale e di massa che in realtà non avevano. L'obiettivo era quello di coinvolgere la sinistra comunista e socialista ad avanzare pressioni contro i decreti Cossiga per uscire da quella condizione che, per i Radicali, era di passività ideale e politica, e per prendersi quel ruolo di opposizione politica e sociale necessaria per il funzionamento democratico delle istituzioni .

Nel 1981 i deputati Radicali diedero vita ad un duro e lungo ostruzionismo quando i partiti decisero di assegnarsi un cospicuo numero di miliardi procedendo al raddoppio dei contributi statali: l'azione si proponeva di impedire l’aumento dei contributi già fissati dalla legge precedente e l’ottenimento di controlli migliori e maggiori sui bilanci e sull’attività finanziaria dei partiti. Quella vicenda parlamentare si concluse con l’approvazione di una legge che raddoppiò il finanziamento pubblico, e la previsione che il Presidente della Camera, d’intesa con il Presidente del Senato, avessero il compito della stesura di un modello di bilancio che fosse strumento idoneo al controllo dell’attività finanziaria dei partiti (conoscenza dello stato patrimoniale dei partiti, delle partecipazioni a società, della situazione creditizia e debitoria, delle proprietà immobiliari).

Negli anni di unità nazionale e di compromesso storico i radicali hanno denunciato la politica "dell'ammucchiata" in cui si ritrovavano insieme democristiani e comunisti, socialisti e laici praticamente senza contestazioni ed alternative. Durante quegli anni sono stati varati molti provvedimenti riguardanti la giustizia e il cosiddetto "ordine pubblico" che hanno ulteriormente trasformato lo Stato in senso autoritario ed una serie di leggi in campo sociale (affitti, sanità...) che hanno consolidato le strutture di un regime corporativo illiberale, occupato dai partiti.

A mano a mano che ci si allontana da quel periodo diviene sempre più chiaro che ad un volto apparentemente feroce e repressivo dello Stato, faceva riscontro una sostanziale convivenza con il terrorismo da parte dei servizi segreti e di apparati dello Stato. E, come denunciavano i radicali già in quegli anni, una tale tendenza nascondeva e favoriva la crescita della P2 e di altre simili consorterie, utilizzate e manovrate da uomini e correnti di partito per la gestione degli affari più marcatamente illegali e clandestini.

Questa fu l'essenza dello scontro nella primavera 1978 sul caso Moro tra le forze che fecero di tutto per salvare il leader democristiano attraverso iniziative di dialogo ed il richiamo al rispetto delle competenze istituzionali (radicali e socialisti) e il più ampio schieramento che rimase contrario alla trattativa coi terroristi. Della stessa natura è stato l'aspro conflitto per il caso d'Urso, il magistrato sequestrato nel dicembre 1980 e salvato nel gennaio successivo con una straordinaria iniziativa di dialogo, e senza trattiva alcuna con le Brigate Rosse, condotto dai radicali anche con l'uso intenso di Radio Radicale.

L'individuazione dell'importanza dell'intreccio tra malaffare e politica e la sua vigorosa denuncia sono stati un altro tratto portante del Partito Radicale. Così è accaduto con l'affare Lockheed nel 1977 quando in Parlamento Pannella denunciava le responsabilità e le connivenze politiche che stavano dietro la vicenda e contribuivano ad impedirne l'insabbiamento. Così è accaduto nel 1978 con la campagna di opinione pubblica, quando il Presidente della Repubblica Giovanni Leone fu costretto a dimettersi anche in seguito all'effetto determinante del referendum sul finanziamento ai partiti. Così nel 1979 con la proposta di indagine sull'affare Sindona, avanzata per primi dai radicali, che dava origine alla commissione d'inchiesta attraverso cui veniva messo in luce il bubbone P2 .

Così con l'inchiesta su Licio Gelli e la P2 allorché Massimo Teodori, portando a compimento l'analisi propria del Partito Radicale, denunciava la vera natura della loggia quale prodotto diretto delle degenerazioni dei partiti e conseguenza dell'intreccio con la partitocrazia. Così nel 1985 con le proposta radicali di inchieste parlamentari sui fondi neri dell'IRI, e sul caso Cirillo, nel quale si è dipanato un intreccio tra Camorra, servizi segreti, Brigate Rosse e Democrazia Cristiana.

Il Partito Radicale si schiera da sempre contro il finanziamento pubblico perché tende ad aumentare il carattere oligarchico, burocratico, consociativo dei partiti politici italiani .

Le contestazioni del partito alla legge sul finanziamento pubblico dei partiti, a partire da quella del 1974, sono molte. Una prima opposizione dei Radicali è d'ordine costituzionale: con questa legge s’instaura una sorta di identificazione tra due entità giuridiche distinte, Gruppo parlamentare (che facendo parte della struttura legislativa dello Stato è certamente figura del diritto pubblico) e partito (che, giustamente, è regolato dal diritto privato e si configura come una associazione di fatto) e si crea un meccanismo debitorio del Gruppo verso il partito, meccanismo certamente in contrasto con il principio della indipendenza del parlamentare (art. 67 Costituzione). Questo, tra l’altro, per evitare il controllo della Corte dei Conti sui bilanci dei partiti, sostituito da un controllo meramente formale della Presidenza della Camera.

La legge poi, secondo i Radicali, finanziando i partiti già presenti in Parlamento, li mette in condizione di superiorità e di vantaggio rispetto a nuove formazioni politiche, pietrificando la situazione esistente e violando palesemente l’art. 49 della Costituzione, perché il diritto dei cittadini di associarsi in partiti viene a configurarsi, secondo la legge, in un diritto di serie A per i cittadini che si associano a quelli già esistenti e in un diritto di serie B per coloro che vorranno associarsi a quelli nuovi: penalizzando nuove formazioni politiche si rischia di prolungare artificialmente la vita di vecchie organizzazioni che scomparirebbero, una volta che non avessero più un sostegno adeguato di iscritti e sostenitori.

Il partito si posiziona poi contro l’equazione illegittima che si viene a creare, con questa legge, tra diritto - riconosciuto e da tutelare - all’associazione politica e partito in “senso stretto”, come se non esistessero e non meritassero riconoscimento e tutela “tutte” le altre forme di associazionismo politico: leghe, comitati referendari, movimenti (anche a carattere locale). Il partito ha tentato di cancellare questa legge promuovendo due referendum, ricevendo milioni di voti e una netta vittoria nel 1993, ma disattesa dal Parlamento, che anche dopo l’abrogazione ha reintrodotto nel 1996 il meccanismo del finanziamento pubblico sotto il nome di "rimborsi elettorali".

La proposta dei Radicali è un finanziamento di altra natura, che privilegi il sostegno e l'agevolazione delle attività politiche dei cittadini e della loro partecipazione alla vita pubblica piuttosto che il finanziamento diretto delle strutture partitiche: con l’unica clausola della obbligatoria pubblicità, i partiti (o i soli candidati del movimento politico o le sole articolazioni territoriali) potranno e dovranno essere finanziati da lobbies, fondazioni, sindacati, cooperative, e altro ancora, rilanciando così il loro ruolo di “soggetti politici finanziati” da militanti e cittadini. Il tutto regolato con norme che garantiscano la trasparenza dei bilanci e la pubblicizzazione dei soggetti che finanziano. Finanziare in questo modo il “funzionamento democratico della vita civile” con strutture “congressuali”, “assembleari”, nelle circoscrizioni e nei comuni, per consentire e facilitare la massima partecipazione dei cittadini.

Necessaria è poi una regolamentazione in modo paritetico dell’accesso delle formazioni politiche all’informazione radiotelevisiva.

Il PR decise di sostenere il presentatore televisivo Enzo Tortora, ingiustamente accusato di spaccio di droga e associazione camorristica candidandolo al Parlamento Europeo, dove venne eletto. Successivamente venne assolto, poco prima di morire. Non era la prima volta che i radicali si occupavano di garantismo e limitazione della carcerazione preventiva: c'era già stata la candidatura di Toni Negri, che però, approfittò dell'immunità parlamentare per fuggire in Francia. La vicenda Tortora portò al referendum sulla responsabilità civile dei magistrati.

Il partito incontrava per la prima volta il referendum in un'iniziativa presa dai cattolici contro la legge frutto della loro più grande battaglia, quella sul divorzio.

Nel gennaio del 1971 veniva depositata la richiesta di referendum da parte del «Comitato nazionale per il referendum sul divorzio», presieduto da Gabrio Lombardi, con il sostegno dell'Azione cattolica,della CEI e di gran parte della DC. Dopo una iniziale contrarietà circa l'uso del referendum abrogativo in materia di diritti civili, il Partito Radicale trovava nello strumento referendario un valore innovativo nei metodi e nei contenuti della lotta politica.

In concomitanza con la vittoria del referendum sul divorzio, venne lanciata tra il 1973 e il 1974, la prima iniziativa referendaria del partito, con la raccolta firme di otto referendum «contro il regime» su posizioni e temi che culturalmente e idealmente, secondo i Radicali, dovevano appartenere alla sinistra: la depenalizzazione dell'aborto, l'abrogazione dal codice penale delle norme più repressive della Legge Reale, l'abrogazione del Concordato.

La strategia politica a cui rispondeva la scelta referendaria era infatti la costruzione, a partire dalla mobilitazione dei cittadini e dall’introduzione nello scontro politico di alcune tematiche dirimenti, dell’«unità laica delle forze di sinistra», che costituiva l’obiettivo dell’azione dei radicali di Pannella sin dagli anni Cinquanta.

Fallita tuttavia la campagna di raccolta firme e fallito il tentativo di creare uno schieramento unitario delle sinistre in opposizione alla DC, nel 1976 dopo l'ingresso in Parlamento di 4 deputati Radicali, e il passaggio del PCI nell'area di governo, la nuova strategia referendaria acquisiva il carattere di vero e proprio programma politico alternativo al «compromesso storico». Dopo la bocciatura di quattro quesiti da parte della Corte Costituzionale, e il superamento parlamentare di altri due, nel 1978 si votava per l'abrogazione della legge Reale e del finanziamento pubblico dei partiti.

Seppur la maggioranza degli italiani si schierava per il mantenimento delle norme, l'esito del referendum sul finanziamento pubblico, un po' come quello sul divorzio, fu un grande successo per il partito: quasi 14 milioni di italiani (il 43,6% dei votanti) votarono contro l'indicazione di tutti i partiti schierati per il «no», dimostrando una crescente insoddisfazione verso le politiche dei due maggiori partiti al governo, DC e PCI. Nella sua critica sferzante al cosiddetto bipolarismo DC-PCI e al tipo di società ingessata che i due partiti avevano costruito, il nuovo segretario del Partito socialista italiano Bettino Craxi, sembrava poter essere il nuovo interlocutore del partito. Il progetto era quello di un'alleanza parlamentare come preludio alla creazione di una forza socialista di prima grandezza, cardine dell'alternativa di sinistra.

Saranno di nuovo i referendum il banco di prova di possibili accordi politici. Il XXI Congresso del Pr rivolgeva nel 1979 un appello per le elezioni senatoriali, sia al Partito socialista italiano che agli altri partiti di sinistra, a sottoscrivere accordi politici articolati regione per regione, in modo da utilizzare al meglio i risultati di ciascuno.

Tuttavia la proposta radicale non venne accolta. Il Partito Socialista Italiano, i Partito Repubblicano Italiano ed i Partito Liberale Italiano divennero i nuovi interlocutori della Democrazia Cristiana, decisa ad emarginare il PCIdopo l'epoca del «compromesso storico», dando vita fino al 1993 alla stagione del «pentapartito».

Il Partito radicale si ritrovava isolato nella conduzione della campagna referendaria che vedeva prevalere i «no».

Negli ultimi Anni 1980 vi furono le successive campagne referendarie radicali insieme a socialisti, liberali e verdi con quesiti che miravano a riformare in senso garantista la giustizia, e con altri sulla difesa dell'ambiente e sulla lotta al nucleare (già proposti nel 1981), temi molto sentiti dall'opinione pubblica e cardini della politica del Partito Radicale.

Il referendum rappresentava ancora per il movimento, l’unico strumento per sbloccare il sistema e consentire decisioni su alcune delle questioni sulle quali l’accordo tra i partiti risultava essere impossibile. Promuovendo con i partiti laici non comunisti una comune campagna referendaria, i Radicali tentarono anche di dar vita ad uno schieramento politico da presentare unito alle elezioni del 1987. Il progetto tuttavia non ebbe seguito a causa della defezione di Craxi, che non cambiava idea neppure dopo il successo dei cinque referendum e ritrovando l'accordo con la Democrazia Cristiana di Ciriaco De Mita preferiva proseguire la stagione del «pentapartito».

L'obiettivo politico di inizio Anni 1990 vedeva concentrare gli sforzi soprattutto per la riforma del sistema elettorale. Infatti per i Radicali, il sistema elettorale «proporzionale» costituiva una delle regole più importanti del «regime», per la rappresentanza dei partiti in Parlamento, per la distribuzione del potere politico e per l'accesso al potere socio-economico. Cambiare quella regola significava introdurre un potente elemento di contraddizione nel cuore del «regime».

La prima iniziativa fu presa nel 1990 insieme al Corel per la legge elettorale maggioritaria al Senato, per l'elezione di Sindaci e Presidenti delle Province con formule fortemente maggioritarie e per la preferenza unica alla Camera.

L’unico sopravvissuto al giudizio di ammissibilità della Consulta fu il quesito sulla preferenza unica, che registrava una netta affermazione dei «si» nel voto del 9 giugno 1991.

Incoraggiati dall'esito altamente positivo del referendum, i promotori rilanciarono la raccolta delle firme sui due quesiti respinti dalla Corte Costituzionale opportunamente modificati. Il Pr pur essendo protagonista della nuova iniziativa referendaria marcava da subito una distanza rispetto agli altri promotori, da una parte insistendo sulla necessità di una chiara scelta della riforma elettorale anglosassone, maggioritaria e a un turno, e dall'altra aggiungendo altri tre referendum al pacchetto, quelli sul finanziamento pubblico dei partiti, sulla depenalizzazione della legge sulla droga, e sul controllo ambientale delle USL.

La forte affermazione di tutti i quesiti ed in particolare di quelli elettorali sembravano poter determinare una svolta nel sistema politico italiano. Tuttavia i Radicali da subito criticavano l'approvazione della legge Mattarella approvata in seguito dal Parlamento, che manteneva il 25% di seggi con metodo proporzionale, assegnati con una apposita scheda elettorale, perché di fatto vanificava l'esito referendario, mantenendo intatta la frammentazione partitica.

Sempre nel 1993 la successiva campagna, oltre alla riproposizione dei quesiti elettorali, vedeva la presenza di una serie di quesiti «liberali e liberisti» aprendo così un fronte di lotta che vedeva impegnato il partito per tutti gli anni Novanta.

Tredici quesiti che rappresentavano per il partito un «programma di governo» che mirava a tutelare la «dignità» del cittadino, del contribuente, del consumatore, attraverso una maggiore «libertà» su temi come il fisco, il commercio, il servizio sanitario e il lavoro. Il Movimento dei Club Pannella-Riformatori tentava di coinvolgere Forza Italia, la nuova formazione politica che si proponeva di rappresentare «il partito liberale di massa». Tuttavia Berlusconi non mantenne nessuno degli impegni presi e per questo i Radicali si presentarono in tutte le elezioni successive al di fuori dei due schieramenti politici, portando avanti isolatamente anche le successive iniziative referendarie.

Nel 1995 tra i sei quesiti che superarono il giudizio di legittimità della Corte Costituzionale, tre furono approvati dai cittadini: soggiorno cautelare, trattenute dei contributi sindacali e privatizzazione della RaiTV.

Nel 1996 i Radicali tornavano a proporsi come soggetto fondatore «di un'Unione federalista dei Riformatori, che aveva ancora come obiettivo il trittico Presidezialismo, Federalismo, Bipartitismo "americano" con leggi elettorali maggioritarie a tutti i livelli. Questo progetto si incardinava in una nuova iniziativa referendaria articolata in venti quesiti tra i quali, nuovamente, quelli elettorali, insieme a quelli per la riforma della giustizia, del fisco, della sanità e ad alcuni cavalli di battaglia storici, come la depenalizzazione dell'aborto, l'obiezione di coscienza e legalizzazione delle droghe leggere. Nel giugno del 1997 i quesiti, ridotti dalla Corte Costituzionale a sei, pur ottenendo maggioranze schiaccianti di «sì» non riuscirono a raggiungere il quorum richiesto.

Il movimento si impegnava da subito a presentare un nuovo pacchetto di referendum formulato in una serie di pubblicazioni inviate ad un indirizzario di imprenditori tra l’ottobre del 1996 e il luglio del 1997. Il più diffuso di questi fogli, intitolato «Terzo Stato», raccoglieva in prima pagina un vero e proprio manifesto politico indirizzato a quello che, con una metafora storica di sapore rivoluzionario, Marco Pannella chiamava «il Terzo Stato dell’impresa, della produzione, del lavoro e della scienza; dei non garantiti e delle vittime dello «Stato»; dei «padroni» e dei disoccupati; dei sette milioni di partite IVA, dei cinque milioni e mezzo di imprenditori e dei tre milioni senza lavoro, degli immigrati e dei non-emigranti; dei cittadini senza diritti». Il tentativo era sempre quello di incardinare un conflitto basato su una nuova linea di frattura tra riformatori e conservatori, progetto che si scontrava con quella pratica italiana di «concertazione tra le parti sociali» che secondo i Radicali, molto spesso subordinava ogni riforma economica all’accordo con i sindacati.

Pur rivolgendosi a un interlocutore sociale non sempre sostenuto, perché ritenuto disorganizzato e privo di identità e legami, Marco Pannella cercava di coinvolgere in questa impresa la Confindustria. Proprio la mancanza di una sostegno convinto da parte di questa organizzazione portava il partito a desistere dall’impresa.

Gran parte dei quesiti furono riproposti nella campagna referendaria lanciata nel 1999, quando avendo a disposizione una quantità senza precedenti di fondi dopo il successo elettorale della Lista Emma Bonino alle elezioni europee e la vendita di Radio Radicale 2, il partito si trovava in condizione di portare a termine da solo la campagna di raccolte firme.

Il pacchetto dei 20 referendum si inseriva all’interno di quel progetto politico-sociale che era stato battezzato da Pannella con lo slogan «rivoluzione liberale». Quesiti per l’abolizione, nelle loro varie forme, dei finanziamenti pubblici a partiti, sindacati e chiese, per la riforma della giustizia, per l’abolizione della quota proporzionale residua nel sistema elettorale, per la liberalizzazione del mercato del lavoro, del fisco e del sistema previdenziale. L'invito all'astensione di tutti i principali partiti provocava una bassa partecipazione degli italiani.

Dal 2001, in particolare grazie all'impegno di Luca Coscioni, il partito si impegna sul tema della libertà di ricerca e di cura. Dopo l'approvazione della legge sulla fecondazione assistita nel 2004, da parte della Casa delle Libertà e di alcune componenti del centro-sinistra, la volontà era quella di abrogarla tramite il ricorso al referendum popolare, poiché per i Radicali Italiani e l'Associazione Luca Coscioni, colpiva i diritti e le libertà delle coppie sterili e di milioni di malati, a cui si negava, in Italia, una speranza di vita e di guarigione.

L'appello per il referendum era rivolto ancora a tutte le forze politiche e sociali (i Democratici di Sinistra, i sindacati, le associazioni, i «liberali» del centro-destra e dell'Ulivo) che avevano dichiarato e proclamato, i mali possibili di quella legge, affinché concretamente, potessero mettersi a lavoro insieme, per abolirla. Così come per le altre lotte di diritti civili, come l'aborto e il divorzio, secondo i Radicali, la popolazione italiana era pronta a seguire l'impostazione liberale anche su questo tema della libertà di ricerca scientifica.

Il referendum non supererà il quorum, ma sarà grazie alla mobilitazione di quei mesi con il partito dello Socialisti Democratici Italiani e di altri componenti di sinistra, che i Radicali daranno vita ad una nuova forza politica «laico, liberale, radicale, socialista», la Rosa nel pugno, che promuoverà nuovamente, tra le altre cose, l'obiettivo della laicità dello stato all'interno dello schieramento di centro-sinistra.

Nel 2000 i radicali si impegnavano ufficialmente a favore della libertà di ricerca scientifica, una libertà che, a loro parere, poggia sui diritti della persona e sul concetto di uno stato laico e separato costituzionalmente dalla Chiesa. Fino a quella data il problema non era stato una priorità d'attenzione a livello politico, piuttosto era implicito nella politica antiproibizionista e nel dissenso nei confronti di qualsiasi approccio illiberale e antidemocratico. Prima di allora il rapporto tra scienza e politica era stato affrontato solo per ciò che riguarda il nucleare, ed in particolare il nucleare civile, e gli OGM. Nel corso dell'elezione on-line di un terzo dei dirigenti radicali, con la " Lista aperta antiproibizionista sulla scienza, sulle droghe, sui diritti individuali, religiosi, politici, economici e sessuali " Luca Coscioni, un professore universitario di economia che si era ammalato di sclerosi laterale amiotrofica, attirava l'attenzione su di sè, raccontava la sua storia e i suoi obiettivi, e veniva eletto al "Comitato di Coordinamento dei radicali". La sua partecipazione alla vita del movimento radicale ha posto la libertà di ricerca scientifica, ed in particolare quella sulle staminali embrionali, come una delle battaglie prioritarie per i radicali e per l'Italia. Dalle elezioni del 2001 in poi per i soggetti delle liste radicali, la battaglia per la libertà di ricerca scientifica è totalmente iscritta all'interno di un impegno di una laicità dello stato e per la libertà individuale. La lista Bonino, di cui Coscioni era capolista appoggiato da 51 Premi Nobel e circa 800 tra scienziati e uomini di cultura, cercava di portare il problema dell'etica della ricerca al centro del dibattito politico, e lo faceva, richiamandosi al pluralismo elettorale, tramite sit-in davanti al quirinale, tramite il satyagraha di Emma Bonino e Luca Coscioni. Mentre Rutelli e Berlusconi, in quegli anni leader dei due poli, consideravano il problema semplicemente una 'questione di coscienza' che non poteva essere terreno di scontro politico, per i radicali, al contrario, proprio il fatto che si trattasse di 'questioni di coscienza' era il fattore che conferiva a questi temi la loro politicità. È proprio su questo punto che i radicali chiamano in causa la liberà di scelta personale, quando invece per le gerarchie ecclesiastiche in questi casi il principio del pluralismo non dovrebbe essere applicato.

A seguito del risultato elettorale del 2001, nel 2002 Luca Coscioni e i radicali fondavano l'Associazione Luca Coscioni, il 22 e il 23 dicembre si teneva il I Congresso dell'Associazione Luca Coscioni: il progetto era quello di sollecitare un vasto dibattito pubblico, contrastare le varie forme di pressione politica, fideistica o culturale, che si oppongono alla libertà di ricerca. Nel 2002 l' Associazione e i Radicali Italiani dovevano impegnarsi sulla fecondazione artificiale, tema divenuto scottante per l'ambito politico e bioetico, a seguito della proposta di legge della Casa delle Libertà che nel 2004 sarebbe approvata come legge 40. La proposta era, a giudizio del fronte laico, fortemente antiproibizionista e per questo l'Associazione Luca Coscioni e i Radicali Italiani avviavano una campagna referendaria, dopo aver manifestato davanti al Senato della Repubblica prima, in occasione dell'approvazione della legge 40 al Senato, in piazza Montecitorio poi, quando il disegno passava anche alla Camera dei Deputati.

Il 25 marzo 2004 avevano depositato in Corte di Cassazione quattro referendum, uno che mirava ad abrogare la legge totalmente, gli altri tre solo parzialmente. La CGIL e altri esponenti della sinistra avevano presentato un referendum di abrogazione parziale della legge. Anche in questa occasione, due esponenti radicali, Rita Bernardini e Daniele Capezzone, ricorrevano allo sciopero della fame per denunciare l'assenza di informazione sui temi referendari.

Le firme sono raccolte per tutti e quattro i quesiti, parallelamente a vari convegni e manifestazioni che miravano a mantenere alto l'interesse e l'attenzione dei cittadini su questioni tanto importanti. Uno degli eventi più significativi, il 7-8 dicembre 2004, era ospitato dal Parlamento Europeo: "Laicità e religione: le emergenze Francia Italia e Spagna". L' anticlericalismo in questo contesto diveniva la chiave dell'iniziativa politica dei radicali, che sottoponevano i problemi etici italiani ad una analisi di più ampio respiro, un'analisi che tentasse di chiarire la natura e l'importanza della laicità e degli scontri in atto, ponendo l'attenzione però su un punto di vista, che se non nuovo, era sicuramente poco considerato nel panorama delle opinioni più discusse: era quello dei cattolici (teologi, ecclesiaistici, laici) favorevoli alla fecondazione assistita, alla libertà di ricerca.

Il 13 gennaio 2005 i giudici della Corte Costituzionale, al termine della Camera di Consiglio, decidevano l'ammissibilità solo dei quattro referendum di abrogazione parziale della legge. Il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, invitava i cittadini ad astenersi dal voto, perché sebbene sulla vita non si possa nemmeno votare, la legge già salvaguarda e considera i criteri essenziali, il voto la peggiorerebbe senz'altro. Contro queste dichiarazioni si levano sia i laici, sia i cristani non cattolici, ma anche quei cattolici che dichiarano inaccettabile l'incitamento ai fedeli di boicottare un referendum che regola la vita civile di un paese.

Il 12 e 13 giugno sono stati votati i quattro referendum per l'abrogazione parziale della legge 40/2004. L'astensionismo raggiunge il 74.4%.

Nell'autunno 2004 grazie al suo status consultivo presso il Consiglio economico e sociale Nazioni Unite, il Partito Radicale Transnazionale, grazie all'attività dell'Associazione Luca Coscioni, aveva organizzato un incontro durante la 60° sessione della Commissione diritti umani dell'ONU a Ginevra, alla quale avevano partecipato scienziati e ricercatori europei e americani, nonché più di 50 Premi Nobel per lanciare un appello. Considerando il Patto Internazionale sui Diritti Economici e Sociali e Culturali, ci si appellava all'ONU affinché si respingesse ogni proposta volta a proibire la ricerca scientifica sulle staminali embrionai. Le prorposte in effetti erano venute dal Costa Rica, seguita da Stati Uniti, Spagna e Italia, che presentava nel 2003 una bozza per estendere la "Convenzione Internazionale contro la clonazione riproduttiva dell'essere umano" anche alla clonazione terapeutica, convenzione che doveva essere stilata da un Comitato Ad Hoc nominato nel 2001 dall'Assemblea Generale. Anche il Vaticano, in qualità di osservatore permanente di stato non membro, presentava per l'occasione all'Assemblea Generale una dichiarazione in cui la clonazione riproduttiva e quella terapeutica erano messe alla stessa stregua, la differenza tra le due veniva definita del tutto "superficial".

Sulla scia dei lavori cominciati per l'appello, l' Associazione Luca Coscioni preparava il I Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica. Questo congresso, il primo dopo la scomparsa prematura del fondatore del soggetto, si svolgeva il 16-17 e 18 febbraio 2006 e si proponeva di rilanciare un nuovo appello contro la proibizione della ricerca sulle staminali embrionali, di effettuare un adeguato monitoraggio della situazione della libertà della scienza nei singoli paesi, favorendo confronti sulle questioni connesse, e di organizzare iniziative volte a battere interessie posizioni oscurantiste e repressive.

Dopo lunghe discussioni in seno al Pr, il Consiglio Federale del Partito riunito a Trieste dal 2 al 6 gennaio 1988, decide di dar vita a un Partito Radicale Transnazionale e transpartitico, che nascerà l'anno seguente. In pratica i radicali vengono lasciati liberi di candidarsi e/o iscriversi con altri partiti e al contempo si aprono le porte a iscritti di altri stati.

Pannella ed Emma Bonino, durante le elezioni amministrative del 1990, si sono anche candidati in due liste di alternativa democratica con il PCI, riuscendo ad essere eletti il primo a L'Aquila e la seconda a Bra.

Altre battaglie, condotte dal PRT, dai Radicali Italiani (soggetto costituente di quest'ultimo) e dagli iscritti e movimenti radicali furono quelle per le liberalizzare l'Italia, la pace nel medio oriente, l'eutanasia e il diritto al rifiuto dell'accanimento terapeutico, i diritti di voto e assistenza dei malati intrasportabili, la moratoria della pena di morte, la laicità dello Stato e altre. Inoltre Marco Pannella ed Emma Bonino si sono candidati (ma la candidatura è stata respinta) alla segreteria del Partito Democratico, facendo intendere di voler aderire, con il soggetto costituente del PR, Radicali Italiani, al nascente partito riformista, giudicato, altrimenti, un "piccolo compromesso storico". È iniziata però una fase di avvicinamento del movimento erede a tutti gli effetti del PR al Partito Democratico.

Dal 1992 il punto di riferimento per l'area Radicale nelle competizioni elettorali italiane è stato rappresentato dalla Lista Marco Pannella che dal 1999 partecipa alle elezioni europee con il diverso simbolo della Lista Emma Bonino.

Nel 2001 nasce il movimento politico Radicali Italiani, organo costituente del Partito Radicale.

Nel 2004 trae ispirazione dall'esperienza del Partito Radicale il partito dei Radicali di sinistra.

Il 25 settembre 2005 Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni, Socialisti Democratici Italiani, Federazione Giovani Socialisti e diversi intellettuali di ispirazione liberale, si riuniscono a Fiuggi per dar vita alla federazione laica della Rosa nel Pugno, poi gruppo parlamentare, discioltosi nel 2008.

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Unione Civica Radicale

L' Unione Civica Radicale (Unión Cívica Radical, UCR) è un partito politico dell'Argentina.

L'UCR è un partito di centro-sinistra, che si ispira alle politiche del radicalismo, del liberalismo di sinistra e della socialdemocrazia. È membro dell'Internazionale Socialista.

L'UCR è il più antico partito argentino. È stata, infatti, fondata nel 1891 ed è stata al governo del paese in totale per 27 anni. È opportuno precisare che l'attuale UCR è frutto di numerose e sariate scissioni subite dall'originaria UCR, che hanno dato vita ad altri partiti politici quali il Partito Intransigente, il Movimento dell'Integrazione e dello Sviluppo, l'Unione Civica Radicale Antipersonalista.

L'UCR nasce da una frattura all'interno dell'Unione Civica, nata dall'incontro degli oppositori all'autoritario presidente Miguel Juárez Celman, del Partito Autonomista Nazionale. Nel 1890 alcuni esponenti dell'UC, guidati da Leandro Alem e Bartolomé Mitre, diedero vita alla cosiddetta Revolución del Parque o Revolución del 90, che provocò la caduta del presidente Celam, sostituito dal vice-presidente Carlos Pellegrini.

Nel 1891 l'UC si accorda per presentare un ticket, formato da Bartolomé Mitre e Bernardo de Irigoyen, per le elezioni presidenziali. Mitre, però, si accorda con Julio Argentino Roca, leader del PAN per dar vita ad un governo istituzionale. Leandro Alem si oppone all'accordo Mitre-Roca e da vita all'Unione Civica Radicale. I sostenitori di Mitre, invece, fonderanno l'Unione Civica Nazionale, che si scioglierà nel 1916 e vedrà molti suoi membri aderire all'UCR.

Nel 1892 il presidente dell'Argentina, Pellegrini, denunciò un progetto dell'UCR di assasinare i principali leader del PAN e fece arrestare molti esponenti radicali. Alle elezioni presidenziali dello stesso anno vinse senza problemi il candidato del PAN, Luis Sáenz Peña.

Nel frattempo, nell'UCR si andava formando una minoranza interna, guidata da Hipólito Yrigoyen e presente soprattutto nella provincia di Buenos Aires. Nel 1893 Alem e Yrigoyen, guidarono due distinte rivolte contro il presidente Pellegrini, che furono soffocate dal governo. Alem sopraffatto dal senso della disfatta si suicidò nel 1896. Egli scrisse: "I radicali conservatori se ne andranno con Don Bernardo de Irigoyen; altri radicali saranno socialisti o anarchici; la canaglia di Buenos Aires, diretta dal perfido traditore di mio nipote Hipólito Yrigoyen, se ne andrà con Roque Sáenz Peña e i radicali intransigenti noi andremo alla stessa merda".

Dopo la morte di Alem, Bernardo de Irigoyen, portavoce dell'ala conservatrice cercò di riallacciare i rapporti l'Unione Civica Nazionale; Lisandro de la Torre abbandonò il partito per fondare la Lega del Sud, dal quale nascerà il Partito Democratico Progressista. Hipólito Yrigoyen decise, nel 1897, di sciogliere l'unica struttura organizzata che aveva il partito: il Comitato della Provincia di Buenos Aires. Ciò spinse ciò che rimaneva del partito a candidare, alla guida della Provincia di Buenos Aires, de Irigoyen che risultò eletto, sancendò il prevalere dell'ala conservatrice del partito, la meno organizzata territorialmente.

Nel 1903, Yrigoyen decise di riorganizzare le fila del partito e creò la base per una nuova sollevazione popolare, che diede vita alla "Revolucion de 1905". Come le precedenti questa rivoluzione venne repressa dal governo guidato da esponenti del Partito Autonomista Nazionale. Nel PAN, però, si diffuse sempre di più la componente "modernista", guidata da Carlos Pellegrini e Roque Sáenz Peña, convinta della necessità di aprirsi alle istanze di radicali, democratici e socialisti. Nel 1910, Roque Sáenz Peña e Yrigoyen si accordarono sulla necessità di cambiare la legge elettorale, rendendo il voto segreto ed universale. Fin a quel momento, infatti, in Argentina si era praticato il "voto cantado": l'elettore entrato nel seggio pronunciava ad alta voce il proprio voto o mostrava come votava sulla scheda. Nel 1912 venne approvata la "Legge Sáenz Peña", che prevedeva il voto segreto, libero ed il suffragio universale maschile.

Alle elezioni amministrative tra il 1912 ed il 1916, l'UCR prevalse quasi ovunque. I radicali vinsero anche le elezioni politiche del 1916. Ciò determinò da un lato il declino dell'Unione Civica Nazionale e del Partito Autonomista Nazionale, dall'altro aprì un periodo di 14 anni di governo radicale. Furono infatti eletti Presidente: Hipólito Yrigoyen (1916-1922), Marcelo T. de Alvear (1922-1928), e nuovamente Hipólito Yrigoyen (1928-1930). I 14 anni di governo non furono, però facili per l'UCR. Ben presto, il partito si divise tra "azzurri", di tendenza più conservatrice, ed i "radicali" propriamente detti, di tendenza più popolare. A questa divisione, ben presto, si sovrappose, a partire dal 1924, quella tra yrigoyenisti ed antipersonalisti. Gli antipersonalisti erano soprattutto gli eredi del pensiero di Alem, i radicali intransigenti, contrari a qualsiasi forma di leaderismo politico. La divisione dopo poco sfociò nella nascita, ad opera di Roberto M. Ortiz, dell'Unione Civica Radicale Antipersonalista.

Nel 1930 il "periodo radicale" venne bruscamente interrotto da un golpe militare, al quale presero parte molti esponenti antiperonalisti. Nel 1931 venuta meno la giunta militare, l'UCRA, con il consenso dei militari, diede vita insieme al Partito Democratico Nazionale, conservatori, ed al Partito Socialista Indipendente, moderati, alla "Convergenza", un'allenza che guidò il paese fino al 1943. Dal 1935, nell'UCR Amadeo Sabattini, governatore di Cordoba, divenne il punto di riferimento dei radicali intransigenti, tra i quali Moisés Lebensohn si fece portatore, insieme al gruppo giovanile FORJA (Fuerza de Orientación Radical de la Joven Argentina), del superamento del progetto di astensionismo elettorale proposta da Yrigoyen dopo il golpe del 1930.

Nel 1943 un golpe militare fece cadere il governo del presidente Ramón Castillo. All'inizio quasi tutte le formazioni politiche sostennero la giunta militare. Nel giro di un anno, però, l'UCR, il Partito Socialista, il Partito Comunista d'Argentina, il Partito Democratico Progressita, il Partito Democratico Nazionale, l'Unione del Centro Indipendete ed il Partito Popolare Cattolico, insieme al mondo studentesco ed universitario oraganizzarono manifestazioni in tutto il paese contro il Ministro della Guerra e Segretario del Lavoro, Juan Peron, accusandolo di metodi fascisti.

I vari partiti antiperonisti diedero vita all'Unione Democratica, che di fatto raccoglieva le più variegate componeti culturali: radicali, socialisti, comunisti, democristiani, moderati. Per volere dell'UCR dall'Unione fu escluso il Partito Democratico Nazionale, al quale i radicali non perdonavano la partecipazione ai governi della "decade infame" (1931-1943), durante i quali il governo fu accusato di numerosi brogli elettorali.

Sia gli intransigenti, che la Linea Cordoba si opposero al progetto dell'Unione Democratica.

Nel frattempo altri radicali abbandonarono il partito per aderire al peronismo ed alcuni di questi fondarono l'Unione Civica Radicale Giunta Rinnovatrice, mentre la la FORJA perse tutti i suoi membri, molti dei quali passarono al peronismo.

Alle presidenziali del 1945, il tichet Tamborini-Mosca venne battutto da Peron. Sorte analoga toccò ai candidati radicali alla presidenza nel 1951, Balbìn-Frondizi. Del resto l'UCR era apparsa nuovamente divisa tra unionisti ed intransigenti circa l'atteggiameto da assumere sulla riforma costituzionale varata dal Peron nel 1949. Questa volta prevalse la tesi degli intransigenti, contrari ad una totale frattura istituzionale. Tra il 1950 ed il 1955, però, numerosi deputati radicali furono privati del seggio parlamentare ed incarcerati. Molti militanti radicali presero parte ai "commando", che lottavano contro il presidente Peron.

Nel 1955 l'aeronautica militare bombardò Plaza de Mayo. Peron invocò l'unità tra le varie forza politiche, ma Frondizi, eletto l'anno precedente alla guida dell'UCR, chiese, in un discorso tenuto alla radio, il pieno rispetto delle libertà politiche. Nel settembre 1955, le forze armate fecero cadere il governo Peron, dando vita alla cosiddetta "Revolución Libertadora".

I primi diedero vita all'Unione Civica Radicale del Popolo (UCRP), più vicina alla "Revolución Libertadora", i secondi fondarono l'Unione Civica Radicale Intransigente (UCRI).

Alle politiche per la Costituente del 1957 l'UCRP ottenne 2.117.160 (23,2 %) voti, contro il 1.821.459 (20%) dell'UCRI. Vi furono, però, ben 2.119.147 (23,3%), espressione del dissenso degli elettori peronisti, che non poterono sostenere alcun partito dichiaratamente peronista. L'UCRI, dato l'amplissimo numero di schede bianche, considerò il voto non valido. L'UCRP invece decise di riapprovare la Costituzione del 1853, riconoscendo in più il solo diritto di sciopero. Vennero meno, pertanto, alcuni principi riconosciuti dalla Costituzione peronista, come l'uguaglianza tra uomo e donna, l'autonomia universitaria, la funzione sociale della proprietà, la gestione statale dei servizi pubblici. Il tutto fu dovuto al rifiuto dei sabbatinisti e di buona parte degli unionisti di proseguire l'approvazione degli articoli relativi ai diritti sociali.

Alle presidenziali del 1958 i due candidati principali furono Frondizi per l'UCRI e Balbìn per l'UCRP. Frondizi, fece un accordo segreto con Peron, che fece convergere i voti dei militanti peronisti su di lui. Frondizi ottenne, così, 4.049.230 voti contro i 2.416.408 di Balbin.

L'azione di Frondizi si incentrò sullo sviluppo industriale, favorendo anche l'ingresso del capitale straniero, e sulla riforma universitria, favorendo la nscita di Università private. Le sue politiche economiche ed educative provocarono forti opposizione da parte dei sindacati e dei movimenti studenteschi. Di questa opposizione cercarono di avvantaggirsi i militari, che organizzarono vari tentativi di colpo di stato. L'ultimo riuscì nel 1962 e fu causato dal rifiuto di Frondizi di annullare le elezioni della Provincia di Buenos Aires, dove avevano prevalso i peronisti, dopo che Frondizi aveva ritirato il divieto per gli stessi di partecipare alle elezioni.

Frondizi, venne incarcerato, ma diede indicazione ai propri sostenitori di contribuire alla nscita del Fronte Nazionale e Popolare tra UCRI e peronisti. La maggioranza dell'UCRI, però, non condivise il progetto e candidò alle presidenziali del 1963 Oscar Alende. Frondizi, pertanto, abbandonò l'UCRI e diede vita al Movimiento de Integración y Desarrollo (MID), che mantiene tutt'oggi la propria autonomia politica.

Alle presidenziali del 1963, esclusi nuovamente i peronisti, prevalse il candidato dell'UCRP, Illia, conto quello dell'UCRI, Alende. Anche questa volta le schede bianche raggiunsero i 2 milioni. La politica economica del governo Illia fu molto condizionata dalle indicazioni della Commisione Economica per l'America Latina ed il Caribe. Illia, inoltre, annullò i contratti petroliferi firmati da Frondizi con le imprese straniere. Il governo Illia fu caratterizzato dalle divisioni interne all'UCRP, tra unionisti e balbinisti. Nel giugno 1966 il generale Juan Carlos Onganía, approfittando di un diffuso malcontento popolare, organizzò un colpo di stato, che diede vita alla "Rivoluzione Argentina", dittatura militare, che duò fino al 1973.

La dittarura militare durò in Argentina dal 1966 al 1973. Dal 1966 al 1970 il paese fu guidato dal generale Juan Carlos Onganía, che proibì la vita politica e di fatto sciolse i vari partiti politici. In questi anni nacquero vari movimenti di lotta alla dittatura tra cui la Junta Coordinadora, formata da radicali di sinistra. All'azione della Junta si unì quella della Franja Morada, che poi sarebbe divenuta il ramo universitario dell'UCR. Sia la Junta, che la Franja, diedero vita a manifestazioni e proteste, anche violente, contro la dittatura. Nel maggio del 1970, l'URCP organizzò una manifestazione pubblica, nella quale prese la parola Balbìn, violando l'embargo politico imposta dalla giunta militare. Il mese successivo, la Junta de Comandantes, la guida della giunta militare, sostituì il generale Onangìa, per dar vita ad una fase di transizione verso le elezioni.

Onangìa venne sostitutito dal generale Roberto Marcelo Levingston, sponsorizzato dall'UCRI. Nel novembre del 1970 nacqueLa Hora del Pueblo, un coordinamento di svariate formazioni politiche che invocavano al più presto elezioni libere e democratiche. Facevano parte dell'Hora: UCRP; Partito Giustizialista (peronisti); il Partito Socialista Argentino, scissione anti-imperialista del Partito Socialista; il Partito Conservatore Popolare, uno degli eredi del Partito Democratico Nazionale; l'Unione Civica Radicale Blocchista, radicali antipersonalisti e progressisti della Provincia di San Juan.

Nel 1971 prese la guida della giunta militare il generale Alejandro Agustín Lanusse, con il quale Balbìn (UCRP) mantenne un continuo colloquio, ottenendo che Arturo Mor Roig, radicale balbinista venisse nominato Ministro degli Interni con il compito di preparare le elezioni. Mor Roig ideò il Gran Acuerdo Nacional (GAN), con lo scopo di polarizzare la politica argentina tra peronisti e radicali, al fine di far vincere i secondi. La giunta militare, pertanto, riconobbe all'UCRP il nome di Unione Civica Radicale ed impose all'UCRI di cambiare nome. L'UCRI, così, divenne il Partito Intransigente. Nel frattempo, tra il 1971 ed il 1972, Junta Coordinadora e Franja Morada sostennero la nascita all'interno dell'UCR di una corrente di stampo socialdemocratico-progressista, alternativa a quella balbinista-unionista, che aveva dato vita aLínea Nacional, radical-conservatori.

Alle elezioni del 1973 si presentarono tre formazioni principali: il Partito Giustizialista (PJ), l'Unione Civica Radicale (UCR, la precedente UCRP) e l'Alleanza Popolare Rivoluzionaria (APR), coalizione di centrosinistra, composta da Partito Intransigente (in precedenza UCRI), Partito Comunista, Cristiani Rivoluzionari, Unione del Popolo Argentino. Il PJ ottenne il 49,5%, l'UCR il 21,9% e l'ARP il 7,4%. Venne eletto presidente Héctor Cámpora, che dopo pochi mesi si ritirò. Alle elezioni presidenziali del settembre 1973, Juan Peron ottenne il 62% dei voti, contro il 21% di Balbìn dell'UCR.

Balbìn e Linea National decisero di dar vita ad una politica di unità nazionale con Peron. Alfonsìn, invece, diede vita al Movimento di Rinnovamento e Cambio, contrario a qualsiasi accordo con Peron e portatore di una politica socialdemocratica. All'interno dell'UCR prevalse nettamente la posizione di Balbìn, 42.000 voti contro i 27.000 di MRC.

Peròn morì nel 1974 e venne sostituito dalla vicepresidente Maria Estela Martinez, detta isabelita, sua moglie. Le differenze tra balbinisti ed alfonsinisti si fecero sempre più marcate. La situzione politica del paese andò sempre peggiorando sotto la presidenza di Isabelita. Tra il 1974 ed il 1976 vi furono ben 490 omicidi politici. Nel marzo del 1976, le forze armate presero il potere e diedero vita al Processo di Riorganizzazione Nazionale, una dittatura militare che durò fino al 1983.

Durante la dittatura militare l'UCR mantenne la divisione tra balbinisti ed alfonsinisti. I primi dimostrarono un acerta attenzione nei confronti della giunta militare, nel tentativo di preservare i militanti radicali dalle violenze dei militari. I secondi, invece, si impegnarono appieno per la difesa dei diritti civili e politici. Nel 1981 Balbìn propose ed ottenne la nascita di un'allenza tra partiti per ottenre elezioni democratiche: la Multipartidaria. ne facevano parte l'UCR, il Partito Giustizialista (PJ), il Partito Democratico Cristiano d'Argentina ed il Movimento dell'Integrazione e dello Sviluppo (MID). Nello stesso 1981 morì Balbìn e venne sostituito alla guida dell'UCR dal balbinista Carlos Contín. Contìn e Alfonsin si diviserò sulla Guerra delle Malvinas. I balbinisti, come buona parte dei leader politici della Multipartidaria, sostennero che la guerra giustificasse un rallentamento nel ritorno alla democrazia. Alfonsin, invece, si impegnò affinché l'evento bellico contribuisse alla caduta del regime. Infatti, la sconfitta argentina accellorò la caduta del regime militare ed Alfonsìn, con tesi moderatamente socildemocratiche, riuscì a far prevalere la sua componente all'interno dell'UCR, ottenendo la candidatura alla Presidenza dell'Argentina, insieme al candidato vicepresidente Victor H. Martínez, sabbatinista cattolico-moderato.

Alle elezioni presidenziali dell'ottobre 1983, Raul Alfonsin vinse, con il 51,7%, contro Ítalo Luder, giustizialista. L'UDR vinse anche in 7 province su 23.

La presidenza di Alfonsìn fu caratterizzata dalla difficoltà di ricondurre i militari sotto il controllo governativo, vista anche la volontà del presidente di processare coloro che si erano macchiati dei maggiori crimini durante la dittatura militare. La situzione economica nei primi anni di presidenza andò migliorando, anche grazie agli accordi ed ai trattati che Alfonsìn siglò con i paesi confinanti. Nel 1985, Alfonsìn varò il Plan Austral, un piano economico, che riuscì a mantenere bassa l'inflazione per alcuni anni, ma non risolse i problemi strutturali del paese. Dal febbraio 1989 in Argentina, infatti, vi fu un fenomeno di iperinflazione, superiore al 3000% all'anno.

Nonostante l'accordo con i sindacati, che portò all'approvazione della nuova Legge Sindacale, alle elezioni presidenziali del maggio 1989 Alfonsìn venne battutto dal giustizialista, Carlos Menem. Per la prima volta dal 1916 si alternavano due presidenti di diversa apparteneza politica.

Alle elezioni politiche del 1991, l'UCR ottenne il 29% dei voti. Il risultato fu considerato insoddisfacente ed Alfonsin fu sostituito alla guida del partito da Mario Losada, uomo di sua fiducia. Nel 1993 Alfonsin ritornò alla guida dell'UCR. Nello stesso anno Alfonsin si accordò con Menem per dar vita ad una riforma costiuzionale, il Patto degli Ulivi. Il Patto non venne, però, considiviso dalla parte dell'UCR guidata dal senatore Fernando de la Rùa. Le divisioni interne ai radicali portarono l'UCR ad ottenere appena il 19,9% alle elezioni per l'Assemblea costituente.

Alle elezioni presidenziali del 1995 l'UCR si posizionò al terzo posto con il 17,1% dei voti, venendo superato dal FREPASO, il Fronte Paese Solidale composto da : Politica Aperta per l'Integrità Sociale (PAIS); Unità Socialista (Partito Socialista Popolare e Partito Socialista Democratico); Partito Democratico Cristiano d'Argentina; Fronte Grande (Partito Intransigente, socialdemocrtici, democristiani, ex-radicali contrari al processo di riforma costituzionale).

Nel 1996, l'UCR entrò a far parte dell'Internazionale Socialista e Fernando de la Rua venne eletto Capo di Governo della Città di Buenos Aires. Nel 1997 venne creata "L'Alianza", una coalizione di centro-sinistra tra l'UCR ed il FREPASO. Nelle elezioni politiche dello stesso anno L'Alianza ottenne un ottimo risultato. Alle presidenziali del 1999 si ripeté l'accordo e Fernando de la Rúa venne eletto presidente con il 49% dei voti.

La presidenza di De la Rua fu caratterizzata dalla frattura tra i moderati vicino al presidente e le componenti più progressiste legate ad Alfonsin ed al FREPASO. Nel giro di pochi anni tutti i "progressisti" vennero sostituiti nel governo. Nel 2001, il presidente nominò ministro dell'Economia il liberista Domingo Cavallo, già ministro dell'Economia durante la presidenza di Menem. Nell'ottobre del 2001 si svolsero le elezioni politiche dove vi fu un uso massiccio dei voti bianchi. In molte province, come il quella di Buenos Aires, prevalsero i canidati del PJ. In dicembre il governo approvò il c.d. "corralito", un sistema che impediva ai cittadini di attingere ai fondi depositati in banca, obbligando a relizzare i pagamenti attraverso i versamenti bancari. Nel dicembre De la Rua a causa delle proteste di piazza fu costretto a dimettersi. Nel 2001, inoltre, l'UCR subì la scissione, ad opera di Elisa Carriò, dell'Alternativa per una Repubblica Egualitaria.

Alle legislative del 2002 l'UCR sembrò aver mantenuto le proprie posizioni. Ottenne, infatti, il 25% alla Camera ed il 29% al Senato. Alle presidenziali del 2003, però, l'UCR candidò Leopoldo Moreau e Mario Losada, che ottennero appena il 2,3% dei voti. il dato così catasctrofico per l'UCR fu dovuto anche alla fuoriuscita di alcuni radicali come Ricardo López Murphy (Recrear), che ottenne il 16,3%, e Elisa Carrió (Alternativa per una Repubblica Egualitaria, ARI), che conseguì il 14%.

Nelle provinciali del 2003, grazie all'accordo con vari movimenti civici l'UCR risucì ad affermare propri candidati in varie province. Alle politiche del 2005 l'UCR ottenne appena il 13% alla Camera ed il 18% al Senato. Nel 2003 viene eletto presidnete dell'Argentina Néstor Kirchner, giustizialista di sinistra. Ciò accentua le divisioni interne all'UCR. L'UCR, infatti, dopo la presidenzia De la Rua ha dimostrato una scarsa presenza a livello nazionale e buoni risultati a livello amministrativo e provinciale. Non solo, all'interno del partito è nata la componente dei Radicali G (da governare, per il governo) o Radicali K (da Kirchner), vicina alle posizioni del presidente Kirchner. Nell'agosto 2006, ha stabilito, sotto consiglio di Raul Alfonsìn, di sostenere per le presidenziali del 2007 l'ex ministro dell'Economia Roberto Lavagna.

L'UCR per definire la propria idea di radicalismo si rifà al Dizionario di Politica di Norberto Bobbio "Il termine Radicalismo è stato usato in America Latina nelle diverse accezioni prima indicate, dalla fine del XX secolo acquistò una connotazione più precisa e riferita quasi esclusivamente a quelle formazioni politiche di centro-sinistra che tenevano la loro base sociale e clientela elettorale nelle classi medie urbane e in parte in quelle rurali, negli intellettuali borghesi "progressisti" e nella burocrazia statale in espansione. (...) La sua crescita e la sua organicità politica evidenziò il processo di decomposizione del blocco oligarchico che orientò la costruzione delle formazioni statali emergenti dalla rottura dell'ordine coloniale e lo spostamento delle correnti più democratiche e liberali della società verso la formazione di un nuovo blocco sociale e politico basato sul coinvolgimento delle masse popolari nella vita politica nazionale. (...) fortemente debitore dell'esperienza delle rivoluzioni messicana e russa e del movimento della riforma universitaria, fu il partito radicale argentino, l'espressione più significativa e originale di questo tipo di corrente".

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