Queer

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Inviato da gort 02/05/2009 @ 20:08

Tags : queer, lesbiche, gay e bisessuali, società

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Queer

L'uso del termine nel corso XX secolo ha subito diversi e profondi cambiamenti e il suo uso è tutt'ora controverso, assumendo diversi significati all'interno di diverse comunità.

In italiano si usa per indicare quelle persone il cui orientamento sessuale e/o identità di genere differisce da quello strettamente eterosessuale: un termine-ombrello, si potrebbe dire, per persone gay (omosessuali), lesbiche, bisessuali, transessuali, transgender e/o intersessuati.

Non è un sinonimo di LGBT (Lesbian Gay Bisex Transgender) o gaylesbico. Il termine queer nasce anche (e soprattutto) in contrapposizione agli stereotipi diffusisi nell'ambiente gay.

Il termine si scrive spesso con lettera maiuscola quando fa riferimento ad un'identità o comunità, piuttosto che ad un semplice fatto sessuale.

Tra le persone omosessuali, la maggior parte si definisce "gay" o "lesbica" piuttosto che "queer". "Queer" è più che altro un termine politico, spesso usato da coloro che sono politicamente attivi, da chi rifiuta con forza le tradizionali identità di genere, da chi rifiuta le categorie dell'orientamento sessuale come gay, lesbica, bisessuale ed eterosessuale, da chi si rappresenta e percepisce come oppresso dall'eteronormatività prevalente nella cultura e nella società o dalle persone eterosessuali le cui preferenze sessuali le rendono una minoranza (ad esempio chi pratica il BDSM o il bondage).

Molte persone, comunque, si identificano primariamente come queer che come gay, lesbiche, bisessuali, trans o intersessuati. Alcune ritengono e sentono che le etichette non descrivano adeguatamente le loro identità, preferenze e orientamento sessuale. Molte persone LGBT ritengono che usare il termine-ombrello queer sia un modo positivo per riappropriarsi di un termine che in passato era usato contro di loro, spogliando quindi la parola del suo potere offensivo. Tale uso sta diventando sempre più comune tra i giovani. Di rado è scritto con lettera maiuscola.

Alcune persone queer si identificano come tali perché sentono che ciò li aiuta, li potenzia nell'essere se stesse ad un livello e in un modo che va oltre le rigide limitazioni della tradizionale interpretazione binaria dell'orientamento sessuale (omo/etero/bi-sessuale) e dell'identità di genere (maschio/femmina). Per loro, essere queer significa buttare fuori dalla finestra tali etichette e le aspettative ad esse legate per abbracciare il fatto che la loro sessualità (identità, orientamento, scelta o preferenza che sia) è semplicemente diversa dalla "norma" in uno o più modi.

Storicamente, il termine era un epiteto affibbiato in Inghilterra alle persone gay come offesa. Dal momento che il termine ha avuto origine, e talvolta persiste, come insulto omofobo, e dal momento che un altro significato comune del termine è "strano", alcuni membri delle minoranze LGBT non vedono di buon occhio il suo uso, per lo meno nel mondo anglofono.

Il termine si attesta nell'uso comune durante gli anni '90, quando viene reso popolare dal gruppo di attivisti inglesi Queer Nation. Lo si trova, comunque, nella lingua inglese con l'uso di "strano", "strambo" già nel XIX secolo. Negli anni '70 in Inghilterra è equivalente all'italiano "frocio", ma in Italia passa, proprio a partire da quegli anni, senza la connotazione negativa dell'equivalente italiano. Il passaggio si realizza infatti proprio lungo quelle filiere di pensiero che propongono una riappropriazione del termine.

In Italia il termine "queer" identifica anche il supplemento libri settimanale allegato al quotidiano Liberazione della domenica che ha preso appunto il nome di "Queer", intendendo proprio connotare, provocatoriamente, la propria diversità di vedute nel panorama culturale italiano.

A Firenze all'interno della 50 giorni di Cinema Internazionale si svolge ogni il Florence Queer Festival, (Cinema Odeon, Teatro di Rifredi, Teatro Saschall).

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Queer as Folk (USA)

Queer as Folk è una serie televisiva prodotta nel 2000 da Showtime e Temple Street Productions per gli USA ed il Canada; e si basa sulla serie inglese Queer As Folk creata da Russell T. Davies.

Il titolo della serie nasce da un'espressione dialettale di alcune zone del nord dell'Inghilterra: «there's nought so queer as folk», che significa "non c'è nulla di così strano come la gente"; dove la parola "queer" in Inglese significa, oltre che "strano", anche "omosessuale".

Queer As Folk (USA) è la storia di cinque uomini gay che vivono a Pittsburgh in Pennsylvania (Brian, Justin, Michael, Emmett e Ted), ed una coppia lesbica (Lindsay e Melanie). È stato aggiunto nella seconda stagione anche un altro personaggio maschile, Ben. La versione USA è stata girata in Canada: molte scene esterne nella chiesa di Toronto e nel Wellesley gay village. La serie Usa-Canada include per motivi d'ascolto numerose scene di sesso ed enfatizza di più l'aspetto sessuale rispetto alla serie originale.

I controversi percorsi narrativi esplorati hanno incluso: il coming out, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l'uso e l'abuso di droghe per divertimento, l'adozione da parte di coppie dello stesso sesso, l'inseminazione artificiale; i vigilanti; le aggressioni contro i gay; il sesso sicuro; la sieropositività; la prostituzione minorile; i preti cattolici gay; la discriminazione sul posto di lavoro bastata sull'orientamento sessuale, l'industria pornografica di Internet e i bug-chasers (individui sieronegativi che secondo la leggenda urbana cercano attivamente di diventare sieropositivi).

Questa versione USA di Queer as Folk ha avuto vari registi canadesi noti per i loro lavori indipendenti (Bruce McDonald, David Wellington, Kelly Makin, Jeremy Podeswa e Michael De Carlo per citarne alcuni) così come il famoso regista australiano Russell Mulcahy (Highlander) che ha diretto l'episodio pilota.

Gli sceneggiatori sono stati Ron Cowen e Daniel Lipman, che sono anche i produttori esecutivi delle serie con Tony Jonas, precedente presidente della Warner Bros Television. Altri sceneggiatori nelle ultime stagioni sono stati Michael Mac Lennan, Efrem Seeger, Brad Fraser, Del Shores e Shawn Postoff.

La serie Queer As Folk (USA) è stata girata nella città di Pittsburgh (Pennsylvania) che è scelta per essere la più simile a Manchester e rappresentata anche in modo molto creativo: dal momento che Pittsburgh non ha una comunità gay così grande come San Francisco o New York, la maggior parte di tutte le scene sulla Liberty Avenue sono state filmate a Toronto. Infatti nessuna scena della vera Liberty Avenue è stata usata nella serie. Toronto è stata scelta come centro direttivo della serie per i suoi bassi costi di produzione e per l'affidabilità della sua industria televisiva e cinematografica. E come capita, il gay village di Toronto aveva l'aspetto che serviva ai produttori per rendere viva Liberty Avenue.

Inizialmente la maggior parte degli attori mantenne ambiguo il suo orientamento sessuale alla stampa in modo tale da non sminuire il proprio personaggio, provocando molte congetture tra i telespettatori. In seguito, Randy Harrison (Justin) , Peter Paige (Emmett), Robert Gant (Ben) e Jack Weatherall (Vic) hanno affermato di essere gay, mentre il resto del cast ha dichiarato di essere eterosessuale o ha evitato il pubblico dibattito sul proprio orientamento sessuale.

Dopo ogni episodio negli USA appare su Showtime l'avviso: "Queer as Folk è una rappresentazione delle vite e degli amori di un gruppo di amici gay. Ciò non significa che rifletta tutti gli aspetti della società omosessuale". In Canada viene trasmesso prima di ogni messa in onda e dopo gli spot pubblicitari il seguente messaggio: "Questo spettacolo contiene scene di nudo, linguaggio esplicito e riferimenti sessuali: la visione è consigliata ad un pubblico adulto".

La serie si è fatta notare per la descrizione, in qualche modo franca, del modo di vivere e del sesso gay: le scene provocatorie abbondano a partire dal primo episodio che contiene la prima scena di sesso (che include masturbazione reciproca, sesso anale, e rimming) tra due uomini.

La versione americana di Queer as Folk divenne velocemente lo spettacolo numero uno di Showtime negli USA: inizialmente rivolto ad un pubblico gay maschile, in seguito una considerevole fetta di spettatori si è rivelata essere costituita da donne eterosessuali.

Malgrado la franca descrizione dell'uso di droga e del sesso promiscuo nel gay club, non si è mai manifestata l'attesa reazione dei conservatori.

La trasmissione ha avuto grande successo d'ascolto sia per l'americana Showtime che per la canadese Showcase. Infatti, in Canada, la serie ha avuto un'audience così alta che alla fine della quinta stagione tanti sponsor avevano comprato spazi pubblicitari che Showcase ha dovuto aumentare la durata del telefilm fino a raggiungere un'ora e dieci per far stare tutti gli spot e non tagliare nessuna scena. Questo non è stato un problema per la Showtime, naturalmente, dal momento che è una televisione a pagamento e non ha dovuto trasmettere nessun messaggio pubblicitario durante la trasmissione di QAF.

Comunque, la Showtime era preoccupata per la crescita dei costi di produzione dovuti all'aumento del dollaro canadese. Alcuni del cast capirono che la Showtime non voleva essere conosciuta come una rete televisiva "solo gay" e così cancellò lo show. Pubblicamente però Ron Cowen e Daniel Lipman affermarono entrambi che non sentivano che ci potessero essere davvero storie successive da raccontare e si seppe anche che Randy Harrison (Justin) non avrebbe preso parte alla sesta stagione. La canadese Showcase, che stava facendo molto denaro dalla vendita di spazi pubblicitari, aveva brevemente preso in considerazione la produzione di una sesta stagione ma poiché la Showtime possedeva la maggior parte dei diritti della serie e pretendeva molto, la Showcase decise di abbandonare il progetto.

È opinione diffusa tra i fan che la serie potrebbe continuare per un altro anno (la maggior parte degli attori ha un contratto di sei anni ma sembra che sia stato rinegoziato a cinque anni dopo la prima stagione).

Nella decima puntata dell'ultima serie ha partecipato come guest star Cindy Lauper, che ha omaggiato il telefilm con un nuovo arrangiamento della sua canzone Shine.

La messa in onda della serie Tv Queer As Folk (USA) è stata più volte sabotata: è stato possibile vedere le prime 3 stagioni con alcuni episodi della 4° su Gay.tv (canale satellitare) in lingua originale con sottotitoli in italiano. La serie è cominciata ad andare in onda dal 2002, dopo la serie originale Queer As Folk. La serie americana ha subito vari cambiamenti nella programmazione serale e notturna su questa emittente: ci sono state delle repliche di molti episodi e l'interruzione verso la fine della quarta serie per cause di forza maggiore. In un secondo momento la programmazione di Queer As Folk (USA) è stata spostata su Sky ed il canale Jimmy: la serie questa volta è stata presentata con un doppiaggio in italiano e riproposta per intero dalla prima serie. Queer As Folk USA è stata poi trasmessa sul canale digitale terrestre Iris, in terza serata, dal lunedì al venerdì, per buona parte dell'inverno, per poi andare in onda a tarda notte a partire dalla primavera del 2008.

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Studi queer

Il termine Studi queer (o in inglese Queer studies) si riferisce allo studio di tematiche relative all'orientamento sessuale o all'identità di genere. Nel panorama statunitense, e anglosassone in generale, c'è un crescente numero di college in cui si svolgono corsi su queste discipline.

Gli studiosi in questo campo per lo più reputano che le persone LGBT (e, secondo alcuni, tutti coloro che hanno un'attività sessuale non-normativa) siano parte de "L'Altro" soggetto a discriminazione (o repressione) fisica e psicologica.

Pertanto operano nella direzione di un potenziamento di questo gruppo di persone, perché possano promuovere cambiamenti nella società e cultura in cui vivono. Particolare enfasi negli studi queer è posta sull'integrazione tra teoria e pratica, con programmi che promuovono il volontariato, il coinvolgimento della comunità e l'attivismo in aggiunta agli studi e alle ricerche accademiche.

Il campo abbraccia lo studio accademico di temi e problemi sollevati nella teoria della letteratura, politologia, storia, sociologia, etica e vari altri ambiti disciplinari attraverso l'esame di identità, vite, storia e rappresentazioni delle persone queer.

Alcuni studiosi fondamentali negli studi Queer comprendono Michel Foucault, Judith Butler, Audre Lorde, John Boswell ed Eve Kosofsky Sedgwick. In Italia si occupano di studi queer Liana Borghi, Marco Pustianaz, Porpora Marcasciano, Helena Velena.

I metodi e le tecniche degli studi queer comprendono la ricerca di influenze e tematiche queer nelle opere letterarie; l'analisi delle correnti politiche che mettono in comunicazione l'oppressione delle donne, i gruppi vittime di razzismo e altre categorie svantaggiate con quella delle persone queer; la ricerca di figure e tendenze queer nella storia che le/gli studiosi di studi queer reputano essere state ignorate ed escluse dal canone.

Gli studi queer non vanno confusi con la teoria queer, un punto di vista analitico entro gli studi queer che si concentra nell'ambito umanistico -prevalentemente nel campo degli studi letterari e della filosofia.

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Queer Lion

Il Queer Lion Award è il premio attribuito, dal 2007, al "Miglior Film con Tematiche Omosessuali & Queer Culture" presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

L’idea di un Queer Lion nasce nel 2003 da un’intervista realizzata da Daniel N. Casagrande, presidente dell’associazione culturale CinemArte, per il mensile Venezia News al direttore della Mostra del Cinema Moritz De Hadeln. In quell’occasione Casagrande chiese a De Hadeln se anche a Venezia, come già 20 anni prima a Berlino, avrebbe permesso la nascita di un premio specifico per la cinematografia gay (il Teddy Bear Award). La risposta fu positiva. Ma l’avvicendamento alla direzione della Mostra, avvenuto l’anno successivo, creò un rallentamento del progetto, rilanciato però dalla volontà dichiarata dal successivo direttore, Marco Müller, di sostenere la creazione di questo nuovo premio collaterale.

Attore di teatro, cinema e televisione. I suoi esordi teatrali risalgono al ’77. In quell’anno interpreta Pierrot fumista per la regia di Giancarlo Palermo. In televisione esordisce con La vita di Antonio Gramsci. Al cinema è tra gli interpreti de La famiglia di Ettore Scola. Ma anche di Tracce di vita amorosa di Peter Del Monte. Recentemente recita negli spagnoli Amor de Hombre e Reinas. Nel 1987 crea la Lucky Red, società di distribuzione e produzione tra le più interessanti. Nel 2002 vince il Leone d’Oro come produttore con Magdalene di Peter Mullan.

Giornalista e scrittrice, nata a Palermo, vive tra Roma e l’Umbria. È autrice di una rubrica dedicata alla sessualità dei giovani sul settimanale Il Salvagente e della pagina Uno, due, tre... liberi tutti pubblicata su L’Unità. Svolge docenze di Media e orientamento sessuale presso le scuole di giornalismo di Bologna e di Urbino. Ha scritto Gli Svergognati (La tartaruga, 2002), L’amore secondo noi (Oscar Mondadori, 2005), Sciò! giovani bugie identità (Oscar Mondadori, 2007). Ha curato le prime 5 edizioni dell’antologia di racconti Principesse azzurre (Oscar Mondadori).

Giornalista e critico. Nato in Romagna, formatosi a Bologna, trasferitosi per lavoro a Milano, si divide da sempre tra teatro e cinema. Inizia a scrivere nei primi anni ’80 per Sipario, Babilonia, Altri Media, Excelsior. Dall’89 è la voce del mondo teatrale dai microfoni di Radio Popolare. Nel ’96 organizza per la LILA la prima rassegna su Cinema e Aids. Dal ’96 è nella giuria del Premio Ubu. Per il Dizionario dello spettacolo del ‘900 (Baldini e Castoldi, 1998) cura le voci dedicate a musical e teatro di rivista. Iscritto dal ’97 al SNCCI. Ultime collaborazioni: Vanity Fair, Ciak, Film TV.

Giornalista e scrittore, insegna Storia dell’Arte a Venezia. Specialista di cinema gay, è autore di Ebano Nudo, Cinema & Pittura, A qualcuno piace gay, Derek Jarman, Shakespeare al cinema, L’omosessualità nel cinema americano 1987/1998 e Breve storia del cinema italiano con tematica omosessuale (inseriti nell’edizione italiana de Lo schermo velato di Vito Russo), Arabi e noi - Amori gay nel Maghreb, L’altra metà dell’amore - Dieci anni di cinema omosessuale, Homosexuality in the Middle East and North Africa (edito da Thames & Hudson).

Produttore cinematografico e avvocato specializzato nel diritto d'autore e dello spettacolo, fonda nel 2005 la Fourlab, società di produzione e distribuzione cinematografica e televisiva. Nel 2007 con Fourlab acquista più di 30 film a tematica LGBT, tra cui i successi internazionali Latter Days e Another Gay Movie, trasmessi e replicati con grande successo sul canale satellitare SkyShow per il ciclo Funny and Gay. L'impegno nella distribuzione prosegue con la creazione dell'etichetta home-video OutLoud!, che verrà lanciata ufficialmente nei primi mesi del 2008.

Daniel N. Casagrande: giornalista, critico cinematografico, presidente dell'associazione culturale CinemArte, ideatore del Queer Lion Award e curatore delle Giornate del Cinema Omosessuale, rassegna di film inediti per l'Italia a tematica glbt.

Nato a Milano, assistente di Rossellini, esordì alla regia nel 1963 con “Chi lavora è perduto”, opera influenzata dalla Nouvelle Vague. Nel 1964 dirige “La mia Signora” e “Il disco volante”, entrambi con Silvana Mangano e Alberto Sordi. Nel 1967 “Col cuore in gola”, con Jean Louis Trintignant, dà inizio alla serie dei film londinesi: “L’urlo” (1968), “Nero su bianco” (1969), che la censura bloccò sino al 1974, “Drop Out” con Vanessa Redgrave e Franco Nero. Nel 1975 realizza “Salon Kitty”, e nel 1979 il successo mondiale “Io, Caligola”. Nel 1983 “La chiave” rilancia Stefania Sandrelli. Nel 1985 lancia Serena Grandi con “Miranda”, e nel 1987 Francesca Dellera con “Capriccio”. Nel 1988 gira “Snack bar Budapest” con Giancarlo Giannini. Nel 1991 “Paprika” con Debora Caprioglio, nel 1992 “Così fan tutte” con Claudia Koll, sino a “Monamour” del 2005. Per il teatro ha diretto “Pranzo di famiglia” di Roberto Lerici nel 1973, spettacolo ripreso per cinque volte sino al 1986; “L’uomo di sabbia” di Rehim nel 1976, “Lulu” di Wedekind nel 1990. Nel 2002, la Cinémathèque Française di Parigi gli dedica un omaggio dal titolo “Eloge de la chair” (Elogio della carne).

Padovano, scrive di cinema sul quotidiano “Il Riformista” e il settimanale “Amsterdam Weekly”. Ha curato diverse monografie tra cui “Filmare l’anima - Il cinema di Peter Weir” (Falsopiano) e “Russ Meyer” (Castelvecchi). È associate director della “Ashenden Films Ltd.” di Londra, casa di produzione fondata dal premio Oscar Christopher Hampton, dove svolge mansioni di sviluppo di sceneggiature e progetti per lungometraggi. Ha lavorato alla “Biennale” di Venezia. Vive ad Amsterdam.

Critico cinematografico e scrittore. Nato in Olanda, studi in Inghilterra, soste a Parigi e Bruxelles, ora vive in Lussemburgo. Il suo sito “European-films.net” è la più grande risorsa indipendente per recensioni approfondite di film europei. I suoi articoli sono stati pubblicati nella maggior parte delle lingue europee. Oltreoceano lavora come critico per “Variety”. I suoi saggi sul cinema queer sono stati pubblicati in Olanda e a Hong Kong. Membro della “Online Film Critics Society”.

Nato a Mestre, è giornalista e critico cinematografico, presidente dell’associazione “CinemArte”, ideatore del “Queer Lion Award” e curatore delle “Giornate di Cinema Omosessuale”, rassegna di film inediti a tematica lgbt giunte alla 4a edizione.

Un altro pianeta di Stefano Tummolini (Italia, 2008) 82’: Queer Lion Award.

Una mattina d’estate, Salvatore osserva l’orizzonte di dune che si staglia sul blu del cielo, oltre c’è la spiaggia e un’intera giornata da trascorrere. Una giornata dai risvolti imprevisti e, forse, una nuova possibilità, una nuova vita.

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Source : Wikipedia