Privatizzazione

3.3277634961426 (778)
Inviato da amalia 08/04/2009 @ 11:07

Tags : privatizzazione, liberalizzazione, economia

ultime notizie
TIRRENIA: MATTEOLI, NESSUN COLLEGAMENTO VERRA' SOSPESO NEL 2009 - AGI - Agenzia Giornalistica Italia
"Durante il tavolo tecnico tra Governo e Regioni sulla privatizzazione di Tirrenia sono stati registrati passi in avanti nella ricerca di soluzioni condivise. Pertanto, il confronto continuera' nei prossimi giorni nel fondato tentativo di evitare...
Forlì,elezioni. Capacci (Rifondazione): "Comunisti contro altre ... - RomagnaOggi.it
Almeno con la privatizzazione di HERA il Comune ha venduto le azioni e incassato fondi che poi ha speso per la Città. Lo "Zangheri" sta per diventare una azienda pubblica, lo afferma la legge, quindi non è oggetto di programma elettorale,...
Scuola e privatizzazione - Reset Italia
(ne conosco qualcuno che percepisce 1.200,00 € con due figli a carico e un fitto da pagare di circa 400,00 € ) Si parla di privatizzare il tutto con imprese esterne. Bene, già la scuola è allo sfascio completo: al più presto, a forza di privatizzare,...
Carovane per l'acqua pubblica nella provincia di Cremona - Welfare Cremona
all'interno del quale si cercherà di dare un quadro complessivo della situazione al riguardo, con l'indicazione delle iniziative pratiche e delle strade percorribili oggi per evitare la privatizzazione dell'acqua, a Cremona come altrove....
ROMA: PECIOLA (SA), DIETRO TAGLI AD ASILI NIDO VOLONTA' DI ... - Libero-News.it
... precario negli asili, che ha causato in questi mesi in alcuni Municipi della citta' la chiusura anticipata dei nidi per mancanza di personale - ha proseguito Peciola - si nasconda la volonta' di aprire la strada alla privatizzazione del servizio....
Tirrenia/ Caronia: Su privatizzazione serve tavolo unico - Wall Street Italia
(Apcom) - Sulla privatizzazione di Tirrenia non serve una frammentazione del tavolo ma occorre un'unica regia. Lo afferma in una nota il segretario generale della Uilt, Giuseppe Caronia. "Nel prendere atto della convocazione del ministro delle...
Ascrizzi: no alla privatizzazione dell'istruzione - MBnews il primo quotidiano online di Monza e Brianza
... di un ddl che prevede di trasformare le scuole pubbliche in fondazioni gestite da un consiglio di amministrazione che sarà in mano ai privati, è la prima linea di un ampio disegno del centrodestra finalizzato alla privatizzazione dell'istruzione....
SICILIA/ACQUA: NASCE COORDINAMENTO ENTI LOCALI CONTRO PRIVATIZZAZIONE - Asca
Alla riunione, nel corso della quale sara' presentata una proposta di legge per la gestione pubblica del servizio idrico, parteciperanno gli amministratori degli enti locali contrari alla privatizzazione. ''Attivare politiche di tutela dei cittadini...
Asili nido, corteo Rdc Cub: "no a privatizzazione" - Romauno
Tra le motivazioni della mobilitazione anche "la privatizzazione che sta portando avanti l'amministrazione comunale, - ha continuato Fida - perché è evidente la manovra che stanno conducendo: in pochi anni i nidi privati convenzionati sono passati da...
La privatizzazione di Aversa. - Blogolandia
La privatizzazone della città di Aversa è cominiciata, leggendo l'articolo del Corriere di Caserta sullo stratagemma attuato dal comune per agirare il problema serio dei posti auto e del traffico sono rimasto di stucco, che follia, trasformare l'intero...

Privatizzazione

La privatizzazione è quel processo economico che sposta la proprietà di un ente o di un'azienda dal controllo statale a quello privato. Il procedimento opposto è la nazionalizzazione o la municipalizzazione.

Più in particolare si distingue tra "privatizzazione formale" e "privatizzazione sostanziale" o "materiale": la prima è la semplice trasformazione dello status giuridico di un ente o di una impresa di proprietà pubblica, nelle svariate forme che può assumere, in una società di diritto privato, alle regole di questo assoggettata, la seconda è il vero e proprio passaggio della titolarità della proprietà e di conseguenza del potere di controllo dalla mano pubblica a quella privata. Su scala diversa e facendo riferimento ad altre fonti normative, si può parlare di privatizzazione su scala locale quando le medesime attività vengono messe in atto dalle autonomie locali (regioni, province, comuni, consorzi, enti locali vari, ecc.) riguardo proprie attività produttive ed erogative.

Altri significati più ampi del termine si ritrovano nei concetti di liberalizzazione (la cessazione del monopolio pubblico in alcuni settori economici e la conseguente apertura al mercato concorrenziale) e di deregulation (l'eliminazione di vincoli e limiti posti dallo stato all'iniziativa economica privata); oppure la dismissione e l'alienazione da parte dello stato di beni e proprietà, non altrimenti vincolate o inalienabili, in favore di acquirenti privati, e anche, riguardo al c.d. pubblico impiego, il passaggio dalla contrattualizzazione di diritto pubblico (amministrativa) dei dipendenti a quella di diritto privato (contrattuale e civilistica).

Le privatizzazioni furono realizzate tramite opportuni decreti che cambiavano la forma societaria delle aziende statali. In particolare il decreto n° 333 del 1992 trasformò in SpA le aziende di Stato IRI, ENI, INA ed ENEL.

Per la parte superiore



Economia dell'Albania

L'economia dell'Albania è estremamente povera per gli standard europei. Il paese sta, infatti, compiendo la difficile transizione verso un'economia di mercato.

La caduta del comunismo è avvenuta più tardi e in modo più caotico rispetto agli altri paesi dell'Est europeo ed è stata caratterizzata da un massiccio esodo di rifugiati verso l'Italia e la Grecia negli anni 1991 e 1992. I primi tentativi di riforma iniziarono al principio del 1992, dopo che il valore reale del PIL era diminuito di oltre il 50% rispetto al picco del 1989.

Il governo eletto democraticamente che si insediò nell'aprile del 1992 lanciò un ambizioso programma di riforme per arrestare il decadere dell'economia e instradare il paese verso un'economia di mercato. Gli elementi chiave della riforma comprendevano la liberalizzazione del sistema dei prezzi e degli scambi, un consolidamento fiscale, limiti monetari e una rigorosa politica delle entrate. Questi cambiamenti erano supportati da un ampio pacchetto di riforme strutturali, che comprendevano la privatizzazione, la creazione di imprese, riforme nel settore finanziario e la creazione di un quadro legale per l'economia di mercato e le attività del settore privato. La maggior parte dei prezzi furono liberalizzati e sono attualmente ai livelli internazionali. Furono privatizzate la maggior parte dell'agricoltura, delle imprese di stato e delle piccole industrie. Si continuò con la privatizzazione dei servizi di trasporto e delle imprese medie e piccole. A partire dal 1995 il governo iniziò a privatizzare le grandi imprese di stato.

I risultati degli sforzi dell'Albania furono inizialmente incoraggianti. Dietro il settore trainante dell'agricoltura il PIL (prodotto interno lordo) crebbe di circa l'11% nel 1993, dell'8% nel 1994 e di più dell'8% nel 1995, con la maggior parte di questa crescita nel settore privato. L'inflazione annua cadde dal 25% del 1991 a percentuali ad una sola cifra. La moneta albanese (il lek) si stabilizzò. L'Albania divenne meno dipendente da aiuti alimentari esterni. La rapidità e il vigore della risposta imprenditoriale privata alle aperture e alla liberalizzazione fu maggiore delle aspettative.

A partire dal 1995, tuttavia, il progresso si arrestò, con una trascurabile crescita del PIL nel 1996 e una contrazione del 9% nel 1997. Un indebolimento nella risoluzione del governo a continuare le politiche di stabilizzazione in occasione delle elezioni del 1996 contribuì al rinnovarsi della pressione inflazionistica, spinta anche dal deficit superiore al 12% e l'inflazione raggiunse il 20% nel 1996 e il 50% nel 1997. Il collasso agli inizi del 1997 del sistema finanziario, che aveva attirato depositi di una parte notevole della popolazione, diede origine a disordini che causarono più di 1500 morti, una diffusa distruzione di proprietà e una caduta dell'8% del PIL. Il valore della moneta albanese durante la crisi del 1997 diminuì della metà, prima di salire nuovamente nel gennaio del 1998 alla quota di 143 lek per un dollaro. Il nuovo governo, che si insediò nel luglio del 1997, fu costretto ad adottare energiche misure per ristabilire l'ordine pubblico e rivitalizzare le attività economiche e il commercio.

Attualmente l'Albania è sottoposta ad un intensivo regime di ristrutturazione macroeconomica sotto la sorveglianza del Fondo Monetario Internazionale e della Banca mondiale. Esiste una profonda necessità di riforme, che riguarda tutti i settori dell'economia, ma la possibilità di attuarle è limitata da una scarsa capacità amministrativa e da bassi livelli di reddito, che rendono la popolazione particolarmente vulnerabile alla disoccupazione, alla fluttuazione dei prezzi e alle altre variabili che interessano negativamente i redditi. L'economia continua ad essere sostenuta dalle rimesse di circa il 20% della forza lavoro che opera all'estero, soprattutto in Grecia e in Italia. Queste rimesse sostengono il PIL ed aiutano a mitigare il notevole deficit nel commercio internazionale. Gran parte delle terre agricole privatizzate nel 1992 hanno redditi in aumento. Nel 1998 l'Albania si riprese dalla caduta del PIL del 1997 e questo riprese a crescere del 7% nel 1999. Gli aiuti internazionali hanno aiutato a sostenere gli alti costi per l'arrivo e la partenza dei rifugiati della guerra del Kosovo. Investimenti esteri su larga scala sono tuttavia ancora ostacolati dalla mancanza di infrastrutture, a cui si aggiungono la mancanza di un sistema bancario funzionale, investimenti non testati o non completamente sviluppati, tasse e leggi sui contratti, e soprattutto una perdurante mentalità che scoraggia l'innovazione burocratica.

Per la parte superiore



Neoliberismo

Il neoliberismo è un termine usato dagli opponenti del liberalismo economico (liberismo), una dottrina economica che ha avuto grande impulso a partire dagli anni '80, soprattutto ad opera di Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Essa sostiene la liberazione dell'economia dallo Stato, la privatizzazione dei servizi pubblici, la liberalizzazione di ogni settore non strategico e la fine di ogni chiusura doganale.

I sostenitori del neoliberismo, portando come prova la notevole crescita economica registrata negli Stati che hanno adottato questa linea di sviluppo, spiegano che favorendo la libertà di mercato si ingenera nel lungo periodo una generale crescita dell'economia in termini di PIL e di livello di scambio tra paesi lontani: questo ciclo virtuoso accresce nel tempo il livello di benessere non solo delle classi agiate ma anche delle grandi masse.

Tale miglioramento economico deve essere considerato anche sotto il profilo della difesa del diritto di ogni uomo a disporre autonomamente di sé e della propria vita. Queste tesi sono sostenute soprattutto dalle forze politiche, non strettamente conservatrici, che si ispirano al Liberismo ed al capitalismo.

Secondo i critici, il neoliberismo non ha portato benessere a tutta l'umanità, ma ha accentuato le disuguaglianze fra le differenti classi sociali all'interno dello stesso Paese e le sperequazioni esistenti tra i paesi ricchi ed il "sud" del mondo. Ovvero è aumentata la ricchezza di alcuni paesi e delle multinazionali a scapito della maggioranza dei poveri.

Kevin Hassett, direttore degli studi di politica economica dell’American Enterprise Institute, mette a confronto le condizioni di vita delle famiglie francesi che vivono sotto la soglia ufficiale di povertà con quelle delle corrispondenti famiglie statunitensi, e ne ricava la migliore condizione del secondo gruppo, che disporrebbe di maggiore spazio abitativo pro-capite, oltre che di maggiore dotazione di beni durevoli di consumo, quali auto, elettrodomestici e personal computer.

Altri detrattori hanno sottolineato che questo processo di arricchimento generalizzato è avvenuto soprattutto a scapito del pianeta terra distruggendo per sempre risorse non rinnovabili e creando di conseguenza esternalità negative. Il gruppo combattente nel Chiapas, lo stato più grande del Messico, EZLN si oppone a questo modello economico, poiché ha portato la colonizzazione dei terreni messicani.

Le tesi neoliberiste sono state di recente adottate da molti paesi del Terzo Mondo - dal Myanmar al Pakistan - e dalle società dell'Europa centro-orientale uscite dal socialismo, specie in seguito alla loro adesione alle principali organizzazioni internazionali (Banca Mondiale, WTO, FMI).

Per la parte superiore



Kazakistan

Kazakistan - Stemma

Il Kazakhstan (in kazako: Қазақстан, Qazaqstan; in Russo: Казахстан, Kazakhstán), è uno stato transcontinentale, a cavallo tra Europa ed Asia, ed è un'ex repubblica dell'Unione Sovietica. Confina con la Russia, la Cina, e alcuni paesi dell'Asia centrale, quali il Kirghizistan, Uzbekistan e Turkmenistan ed è delimitato per un tratto dalle coste del Mar Caspio.

La storia antica del Kazakistan è caratterizzata da un'assenza di fonti scritte sino al XV secolo, risulta quindi fondamentale la ricerca archeologica per i periodi precedenti, che però rimane carente di informazioni e di datazioni precise riscontrabili solo in testi scritti.

La regione fu frequentata già a partire dal paleolitico inferiore con due differenti culture. La prima originaria della zona di Karatau con arnesi simili a quelli in pietra ritrovati nelle regioni dell'Asia sud occidentale. La seconda sviluppatasi nel Kazakistan settentrionale con caratteristiche simili nella lavorazione della pietra. Durante l'età dei metalli iniziarono a svilupparsi le prime culture. La cultura andronoviana (età del bronzo) sviluppò l'agricoltura e l'allevamento già introdotte nel neolitico. Nell'insediamento di Botaj nei pressi di Petropavlovsk di epoca eneolitica si sviluppò l'allevamento degli equini. Le popolazioni vivevano in abitazioni seminterrate, muri in argilla e tetti di tronco d'albero con rami ricoperti d'argilla. Tra il XVII e il IX secolo a.C. si svilupparono insediamenti stanziali dediti alla pastorizia. In questo periodo si documentano i primi carri a ruote trainati da cavalli o cammelli.

L'introduzione e lo sviluppo nell'età del bronzo di allevatori dediti alla transumanza trasformò l'economia dell'epoca successiva in tutta steppa, le comunità dei villaggi stanziali si trasformarono in seminomadi con culture simili ma differenziate. Tra queste si possono segnalare i Tasmola (V-III sec. d.C.) del Kazakistan centrale, i Saka (VII-VI sec. d.C.) e i Kanguj (III a.C. - VI d.C.) del Kazakistan Meridionale, i Sauromati nel Priural' meridionale, Wusun (III a.C. - VI d.C.) nel Semireč'e e i Sarmati (III a.C. - VI d.C.) nel Kazakistan Occidentale. Queste popolazioni in continuo spostamento aumentarono i contatti, e quindi gli scambi, tra l'Asia mongola, gli altipiani iranici e l'Europa orientale. Alcune popolazioni, come i Sarmati, vennero in contatto con l'impero romano sino ad emigrare in parte nell'antico impero che controllava il Mar Mediterraneo. Altre popolazioni forse più tarde ma generate dal crogiolo di culture nomadi della steppa asiatica, nel quale il Kazakistan attuale era un punto di passaggio obbligato, attraversarono la steppa russa sino a fermasi ai limiti dell'impero, come gli Sciti, o penetrano in esso provocando distruzioni e razzie come nel caso degli unni.

Nell'Alto medioevo si assiste ad uno stanziamento e ad un inurbamento delle popolazioni nella zona meridionale del Kazakistan. I fattori scatenanti furono sicuramente due: la realizzazione di una via stabile per il commercio (Via della Seta) e lo svilupparsi di insediamenti sogdiani, popolazioni prevalentemente stanziali. Gli attuali popoli di originari della regione derivano da etnie turco-mongole, esse facevano parte dell'antico impero oirato. Nel IX secolo vi fu l'islamizzazione dell'intera area. Nel XIII secolo l'invasione che portò i mongoli alla soglia dell'Europa passò per questa regione distruggendo i regni formatisi in precedenza.

I cosacchi (kazakhi) riuscirono ad istituirsi in Stato intorno al 1470, quando i sultani Janibek e Girei riuscirono ad unificare stirpi diverse di popolazioni seminomadi in un'unica etnia nella parte sud occidentale dell'attuale regione. Nel XVI secolo si formarono numerosi khanati che controllarono un vasto territorio dell'Asia centrale, in particolare il khanato di Bukhara, poi diventato Emirato, il khanato di Khiva e il khanato di Kokand, situati tra il Mar Caspio e la valle del Ferghana, attualmente divisa tra Tajikistan Kirgizistan e Uzbekistan. L'invasione dei Calmucchi distrusse il regno kazakho. Ad essa ne seguirono altre dall'est che imperversarono, nel territorio dell'Asia centrale, tra il XVII e il XVIII secolo. Nonostante le invasioni i khanati mantennero la loro influenza registrando un forte sviluppo sotto il governo di Qasim Khan. Il regno resistette sino al 1718, con la morte di Tywka, ultimo khan dei kazakhi, il potere passo nelle mani di khan provenienti dalle steppe mongole.

La frammentazione del potere e la divisione delle tribù agevolò l'influenza russa sviluppatasi a partire dal 1781. I diversi gruppi lottarono per l'indipendenza, ma furono duramente repressi sino all'annessione nello stato zarista tra il 1820 e il 1850. Alla fine dell'annessione vi fu un processo di russificazione del paese con un afflusso di contadini russi nelle nuove terre conquistate. Con la dissoluzione dell'impero russo e l'imminente rivoluzione bolscevica molti territori svilupparono movimenti nazionalisti e indipendentisti. Anche il Kazakistan ebbe in quel periodo un movimento nazionale di ispirazione islamica denominato Alash Orda che proclamò la propria indipendenza (Autonomia di Alash) nel dicembre del 1917 e controllò parte del territorio sino al maggio del 1919. A partire dal 1919 il territorio entrò definitivamente nell'area sovietica, parte integrante della futura URSS. Nel 1920 parte del territorio si organizzò in repubblica autonoma russa e a partire dal 5 dicembre del 1936 si trasformò in Repubblica Socialista Sovietica adottando gli attuali confini. Il 26 marzo fu adottata la nuova bandiera di stato rossa con falce e martello in asta e fascia azzurra orizzontale nella parte bassa.

Il 25 ottobre del 1990 il Kazakistan proclamò la sua sovranità e si dichiarò indipendente dall'Unione Sovietica il 16 dicembre 1991, aderendo alla Comunità Stati Indipendenti (CSI). Il parlamento elesse lo stesso anno Nursultan Nazarbayev Presidente assoluto. Il 2 marzo 1992 aderisce all'ONU e nel maggio dello stesso anno diviene membro dell'UNESCO. Il 4 giugno 1992 adottò la nuova bandiera nazionale di colore celeste con un sole raggiate e un'aquila della steppa di colore giallo posti al centro. Fu alzata per la prima volta il 6 giugno. Nel 1994 si svolsero nuove elezioni legislative che videro vincitore il Partito d'Unità Nazionale del presidente in carica. Le contestazioni dell'opposizione provocarono un'invalidazione delle elezioni da parte della Corte Costituzionale e una reazione del presidente Nazarbaev che sciolse il parlamento attribuendosi per decreto il potere legislativo. Il 30 agosto del 1995 fu adottata la nuova costituzione che aumentò i poteri presidenziali e nel dicembre dello stesso anno si svolsero nuove elezioni legislative e vennero create due camere parlamentari. Sempre lo stesso anno s'istituì un referendum per prorogare il mandato presidenziale sino al 2001, rendendolo di fatto vitalizio. Nel 1995 venne firmato un trattato con Uzbekistan e Kirghizistan per l'istituzione d'uno spazio economico comune.

Il Kazakistan è un paese transcontinentale, a cavallo tra Europa ed Asia, ricomprendendo nel suo territorio il fiume Ural, che generalmente è accettato come confine tra i due continenti. Secondo alcune definizioni, che tengono conto unicamente di criteri geo-politici, si tratterebbe di uno stato completamente asiatico (in questi casi il confine tra Europa ed Asia non è posto sul fiume Ural ma lungo il confine del Kazakistan ).

Con i suoi 2,7 milioni di km², il Kazakistan è al nono posto tra i più vasti paesi del mondo e ha una superficie pari circa a quella dell'Europa occidentale. Il suo confine con la Russia, a nord e a ovest, lungo 6846 km, è uno dei più lunghi al mondo. Confina inoltre con il Turkmenistan, l'Uzbekistan e il Kirghizistan a sud, e con la Cina a est. Ha una lunga fascia costiera (1894 km) sul Mar Caspio e una molto più ristretta, di un migliaio di km, sul lago d'Aral, che condivide con l'Uzbekistan.

Il paese è principalmente pianeggiante, se si escludono le pendici montuose orientali e sud-orientali. Il Kazakistan sud-orientale occupa l'estremità settentrionale del Tian Shan e il monte Khan Tengri (7010 m), uno dei più alti picchi del Tian Shan, segna il confine tra la Cina, il Kazakistan e il Kirghizistan. A cavallo del confine, poco più a ovest, ci sono le catene di Küngey Alatau, Zailiysky Alatau, Kirghiz Alatau e Talassky Alatau, catene minori del Tian Shan che superano in molti punti i 4000 m.

Il confine orientale che divide il Kazakistan dalla Cina è un susseguirsi di catene montuose e di gole attraversate da strade o dalla ferrovia. Più a nord ci sono le colline Tarbagataj (tra i 2000 e i 3000 m) e, a nord delle sorgenti del fiume Irtyš, i monti Altaj (oltre 4000 m) che si estendono in parte oltre che in Kazakistan anche in Russia, Mongolia e Cina.

Al di fuori di questi territori gli unici altri rilievi notevoli del paese sono le colline Karatau, che in realtà sono un prolungamento del Tian Shan a nord-ovest di Taraz e di Shymkent, e una serie di altipiani che si estendono a ovest delle colline Tarbagataj e che in alcuni punti superano i 1000 m, come avviene per le colline Shyngghystau a sud di Semey.

Il nord del paese è pianeggiante, costituito soprattutto da steppa, spoglio di alberi, anche se la maggior parte della prateria originaria è stata trasformata in coltivazioni di grano o di altre piante alimentari. Più a sud la steppa diventa sempre più arida, trasformandosi in deserto o in semi deserto (con arbusti sparsi) su buona parte del terzo meridionale del paese.

L'altopiano di Ustyurt, un deserto sassoso, si estende dal lago d'Aral verso il Mar Caspio; a sud-est del lago d'Aral c'è il deserto di Kyzylkum che si divide tra il Kazakistan e l'Uzbekistan; il deserto argilloso di Betbakdala si estende tra il lago d'Aral e il lago Balkash; più a sud c'è il deserto Muyunkum e a sud del lago Balkash c'è il deserto Sary Ishikotrau.

I fiumi più importanti sono il Syr-Darya (l'antico Jassarte/Jaxartes), che scorre verso nord-ovest attraverso il Kazakistan meridionale e termina nel lago d'Aral; l'Ural, che scorre verso sud dai monti Urali in Russia e termina nel Mar Caspio; l'Ili, che proviene dalla Cina e termina nel lago Balkash; l'Irtyš, che attraversa il nord-est del Kazakistan in direzione della Siberia; e infine l'Ishim e il Tobol che attraversano il Kazakistan settentrionale in direzione nord e sono affluenti dell'Irtyš.

Il lago Balkash nella parte centro-orientale del paese è il quarto lago dell'Asia per superficie (17.400 km²), ma è poco profondo: solo 26 m nel punto più profondo. La metà orientale è salata mentre quella occidentale è di acqua dolce.

Come il resto della regione, il Kazakistan è caratterizzato da estati calde e da inverni molto freddi. Durante i mesi più caldi, luglio e agosto, le temperature massime giornaliere medie sono di 36 °C ad Almaty e di 38 °C a Semey, anche se in realtà i giorni così caldi non sono mai tanto frequenti.

Da novembre a marzo le mattine gelide sono frequentissime ad Almaty e le temperature pomeridiane rimangono al di sotto degli 0 °C per almeno un terzo del tempo. Il terreno è coperto di neve in media per 111 giorni all'anno, mentre le cime dei monti Altaj sono innevate tutto l'anno. Di solito nebbia e foschia si dissolvono entro mezzogiorno. A Semey le mattine d'estate sono le uniche in cui il terreno non sia ghiacciato, mentre da ottobre ad aprile il ghiaccio è padrone. D'inverno non è raro che ci sia la neve, che in genere forma sul terreno un sottile strato per 150 giorni all'anno. Le temperature medie giornaliere in gennaio sono di -2 °C ad Almaty e di -11 °C a Semey, mentre in media le temperature minime annuali possono arrivare a -26 °C ad Almaty e a -37 °C a Semey.

Le precipitazioni annue vanno da meno di 100 mm all'anno nei deserti a 1500 mm sui monti Altaj. Le precipitazioni estive nelle steppe sono dovute soprattutto a violenti temporali, che possono dare origine a brevi inondazioni locali.

Con la dissoluzione dell'URSS erano presenti in numero paritario, poco meno del 40% della popolazione, etnie d'origine russa ed etnie di origine kazaka. Mentre le prime immigrarono nel paese a partire dalla metà dell'ottocento le seconde traggono origine delle popolazioni nomadi presenti nell'Asia centrale. A questi gruppi principali s'aggiungono gruppi minori deportati durante il periodo sovietico, come gli Ucraini o i Tedeschi del Volga, o gruppi autoctoni quali Uzbechi, Tartari, Karatau, Dzungar e Kirghisi. La necessità di scelta della cittadinanza con la dissoluzione sovietica ha portato una parte della popolazione a optare per la cittadinanza russa, soprattutto gli individui emigrati durante l'ultimo periodo sovietico. In conseguenza di questo cambiamento negli anni novanta del XX secolo vi fu un calo delle popolazioni di ultima immigrazione, come i russi e gli ucraini, e un conseguente aumento in percentuale delle popolazioni autoctone.

Musulmani 55%, Cristiani 40 %, Buddisti 5%.

In termini di risorse naturali il Kazakistan è probabilmente il paese con la maggiore ricchezza pro capite al mondo. Il problema è condurre serie politiche di sviluppo e distribuire la ricchezza tra la popolazione, il che non è assolutamente facile in un paese dove la corruzione e il regionalismo sono profondamente radicati. Il paese possiede circa il 60% delle risorse minerarie dell'ex Unione Sovietica; vengono estratte grandi quantità di ferro nel bacino di Kustanaj nel nord-ovest, notevoli quantità di carbone nei dintorni di Karaganda e Ekibastuz, e inoltre petrolio, metano e diversi metalli usati nell'elettronica, nell'ingegneria nucleare e nella missilistica.

Il Kazakistan ospita il 20% delle terre coltivate dell'ex URSS. Gran parte del nord fu trasformato in un unico campo di frumento dal programma delle Terre Vergini negli anni Cinquanta. Nonostante lo scarso successo, il Kazakistan continua a coltivare un'incredibile quantità di frumento, pari a un terzo della produzione totale dell'ex URSS. Nelle aree coltivate del sud crescono frutta, ortaggi, tabacco, riso, canapa e cotone. Le aree più asciutte vengono usate per il pascolo stagionale di pecore, mucche, cavalli e cammelli.

Dopo la disgregazione dell'URSS, il Kazakistan ha dovuto affrontare tutti i problemi che hanno colpito le repubbliche ex sovietiche: crollo dei sistemi di commercio e di distribuzione, inflazione senza controllo, mancanza di fondi per rinnovare gli impianti, esaurimento dei sussidi statali e crollo della produzione. Nel 1993 un terzo di un eccezionale raccolto di frumento fu perso a causa degli inadeguati metodi di mietitura, della mancanza di magazzini e dell'insufficienza dei trasporti. Un altro problema è legato al fatto che molte delle più importanti aree industriali e agricole sono situate nel nord, popolato in prevalenza di Slavi. La perdita di Slavi e Tedeschi qualificati e specializzati a causa dell'emigrazione è stata dannosa per l'economia del Kazakistan.

La politica del governo per la rivitalizzazione dell'economia è stata coerente e si è basata sulla privatizzazione, sulla liberalizzazione dei prezzi e sull'apertura agli investimenti stranieri. Nel 1993 il Kazakistan ha introdotto la propria moneta, il tenge, che si è sganciata dalla parità nel 1992. Anche se la strada è ancora lunga, l'economia ha iniziato a riprendersi.

Gran parte dell'economia del Kazakistan, gestita esclusivamente dallo stato fino al 1991, è stata privatizzata, comprese le compagnie televisive, elettriche e petrolifere. Circa 17.000 aziende sono state vendute. Il settore privato è dominato da un piccolo gruppo di importanti compagnie con interessi diversificati, che vanno dalle attività finanziarie e di investimento a negozi e ristoranti, tutte con legami stretti, spesso di parentela, con il governo.

La privatizzazione della terra e dell'agricoltura è stata più lenta, poiché i Kazaki temevano che ciò avrebbe consolidato il dominio coloniale russo e avrebbe distrutto i diritti terrieri storici delle orde e dei clan. Molti Kazaki vivono ancora nelle vecchie fattorie collettive, in genere molto povere.

L' arte kazaka contemporanea si inserisce nella grande tradizione dell' arte islamica cui, dal XIX sec., si sono via via aggiunti gli influssi di correnti occidentali soprattutto attraverso la mediazione della cultura russa zarista e, più tardi, sovietica (realismo socialista, "forme nazionali" di arte ecc.). Dopo l'indipendenza seguita alla caduta dell'URSS, si son accentuate le tendenze a rinsaldare i legami con la tradizione artistica islamica.

Il bilinguismo (russo-kazako) tra gli scrittori è diffuso. Per quanto riguarda la letteratura in russo, questa si inserisce nell'alveo della letteratura russa, in sostanza recependone moduli e generi, temi e motivi, e presentandosi fino a poco tempo fa come poco più di una variante regionale. Una letteratura in lingua kazaka comincia a svilupparsi solo in tempi moderni e trova il suo "creatore" nella figura di Abaj Kunanbaev (1845 - 1904), poeta e traduttore dal russo, vissuto nel periodo in cui il mondo kazako entra a far parte dell' Impero russo. Questo periodo, in cui avviene la prima acculturazione in chiave europeizzante, è segnato anche dallo sviluppo di nuovi fermenti ideali e religiosi legati al movimento islamico riformista-modernista dei jadidisti. In seguito alla Rivoluzione bolscevica del 1917, la lingua kazaka adotta l'alfabeto cirillico mentre la letteratura si adatta ai dettami estetici del realismo socialista e delle "forme nazionali" dell'arte. Emerge in questo periodo la figura dello scrittore e pubblicista Magjan Jumabaev (1893-1938). L'indipendenza seguita al crollo dell'URSS segna una presa di distanza dalla precedente pesante russificazione culturale nel tentativo di riconquistare una nuova identità che rivaluti da un lato i legami con il mondo ancestrale dei turchi della steppa e, dall'altro, quelli con la tradizione islamica.

La musica nel Kazakhstan è tra le più "strumentali" del mondo, infatti non si serve solo di una quantità indefinita di percussioni ma anche accompagnamenti con oud (simili a liuti).

Il Kazakistan è una dittatura fortemente personalistica, creata e guidata da Nursultan Nazarbayev. Gli organi fondamentali dello Stato sono il Presidente, di fatto vitalizio, il quale esercita poteri esecutivi, legislativi e giudiziari diretti; il Senato, nominato dal Presidente e dagli Enti amministrativi locali; la Majilis, specie di camera bassa dotata di poteri specificamente consultivi; la Corte Costituzionale, di esclusiva nomina Presidenziale. Tra i provvedimenti più interessanti da segnalare vi sono quelli che favoriscono economicamente in modo massiccio il rientro dei kazaki dall'estero e la fuoriuscita dei russi a suo tempo qui immigrati. Grazie a queste iniziative nel giro di pochi anni l'etnia kazaka, da minoritaria che era, è divenuta maggioritaria.

Il Kazakistan ha svolto in questi anni una politica estera basata sulla cautela e il pragmatismo: se da un lato ha puntato molto su relazioni di buon vicinato con la Russia, dall'altro non ha affatto disdegnato collaborazioni sostanziali con altre potenze quali gli Stati Uniti e la Cina. Anche dal punto di vista militare, questo Paese ha sottoscritto accordi sia con la Russia che con gli Stati Uniti.

Le forze armate del Kazakistan sono composte da circa 47.000 uomini, tra truppe di terra ed aviazione. Il Paese, nonostante abbia uno sbocco sul Mar Caspio, non ha una marina militare. Dal punto di vista organizzativo, le forze armate sono divise in quattro distretti.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia