Precariato

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Inviato da david 30/04/2009 @ 22:07

Tags : precariato, temi e dibattiti, politica

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Precariato

Con questo termine si intende fare altresì riferimento al cosiddetto lavoro nero e al fenomeno degenerativo dei contratti c.d. flessibili (part-time, contratti a termine, lavoro parasubordinato). Occorre rilevare che sebbene flessibilità e precariato siano due fenomeni solo indirettamente correlati, ma non sovrapponibili e assimilabili, si caratterizzano entrambi per l'espansione delle forme contrattuali atipiche.

All'interno degli schemi contrattuali c.d. flessibili, il precariato emerge quando si rilevano contemporaneamente più fattori discriminanti rispetto alla durata, alla copertura assicurativa, alla sicurezza sociale, ai diritti, all'assenza o meno dei meccanismi di anzianità e di Tfr, al quantum del compenso ed al trattamento previdenziale. Il precariato si connota soprattutto come compressione dei diritti del lavoratore dentro gli schemi del mercato del lavoro e limitazione, quando non violazione, dei diritti d'associazione sindacale. Soprattutto il precariato intacca la qualità della vita in termini di progettualità personale e sociale.

La presenza in Italia di redditi mediamente più bassi, sia in valore assoluto che in termini di potere d'acquisto , rispetto per es. agli altri paesi dell'Unione Europea pre-2004 o agli USA, che risulta solitamente ancora più accentuata proprio tra i lavoratori precari, comporta peraltro l'impossibilità di accumulare sufficienti risparmi per affrontare in sicurezza i periodi di disoccupazione e ricerca di nuovo lavoro successivi ad un mancato rinnovo del contratto (condizione invece abituale in quei paesi dove i redditi sono mediamente più alti soprattutto tra i lavoratori flessibili), esponendo quindi il lavoratore al rischio di dover accettare giocoforza lavori ancora più flessibili e meno renumerativi dei precedenti pur di avere un reddito con cui provvedere alla propria sussistenza, creando quindi una forma di retroazione che accentua ulteriormente l'insicurezza e gli altri problemi derivanti dalla precarietà.

Il tema del precariato è di difficile misurazione statistica a causa di vari elementi, primo fra tutti il fatto che nel momento in cui la flessibilità nel mercato del lavoro ha iniziato ad aumentare non erano ancora disponibili specifici strumenti di rilevazione che consentissero di valutare i possibili fenomeni degenerativi di questa realtà. È questa la valutazione da cui occorre partire per capire il motivo delle differenti opinioni e valutazioni sul fenomeno, anche perché non esiste ancora una definizione scientifica o pacifica di precariato che metta d'accordo le varie sensibilità.

In un contesto lavorativo come quello italiano, essere precari significa non poter mettere a frutto il proprio titolo di studio - che ai fini reddituali risulta del tutto ininfluente - significa dequalificare il proprio profilo personale. Significa soprattutto incrementare i profitti delle imprese e comprimere i redditi, senza per altro offrire i benefici della flessibilità.

Spesso si confonde erroneamente la mobilità col precariato: in realtà, mentre la mobilità consente al lavoratore di investire su una professione o comunque costruire una propria carriera pur spostandosi da un settore all'altro sia all'interno di uno stesso ente sia da azienda a azienda accresce il proprio valore professionale senza perdere i benefici maturati, il precariato, al contrario, è costituito da una serie di contratti a termine che non cumulano nel tempo vantaggi economici o professionali perché non consentono al lavoratore di progredire nel proprio cammino professionale. La loro funzione dunque non contribuisce alla facilità d'impiego ed alla professionalizzazione, bensì sgretola in una sequela di impieghi poco remunerati e poco professionalizzanti il percorso lavorativo.

Il lavoratore precario che detiene una partita IVA o è comunque riconosciuto come libero professionista nelle varie tipologie contrattuali solo raramente è adeguatamente remunerato. Spesso il lavoratore precario che ha una partita IVA, si è visto costretto ad aprirla per permettere all'impresa che lo fa lavorare di non dover avere con lui alcun tipo di rapporto dal punto di vista previdenziale. La gran parte delle partite IVA aperte da precari, in questo modo, risultano solo da una precisa volontà di evasione contributiva da parte della controparte padronale. Il fatto di detenere una partita IVA, da un punto di vista economico, infatti, non costituisce alcuna garanzia di solvibilità, come si incaricano di dimostrare le banche quando un precario si rivolge loro. Che la sua professione non offra solide garanzie per il suo futuro appare talmente evidente ad una banca che quando questi vi si rivolge per chiedere un prestito od un mutuo, questi vengono negati perché il richiedente non può fornire solide garanzie di sicurezza economica.

Anche a parità di remunerazione economica, il lavoratore precario difficilmente potrà avere una famiglia propria senza altri aiuti, riproducendo meccanismi familistici deteriori, o di nuovo rivolgendosi al "mercato" del secondo lavoro, in nero. Il precario medio, secondo le cifre del sindacato, è infatti single (uomini e donne) più per necessità che per scelta. In quanto slegato da legami familiari, il precario, uomo o donna che sia, è infatti più appetibile per il mercato del lavoro, in quanto ha meno vincoli e non ha praticamente tutele di alcun tipo. È il lavoratore più ricattabile, sfruttabile e facilmente licenziabile. Le donne precarie sono discriminate dalle imprese due volte: in quanto precarie, ed in quanto donne (a molte donne vengono illegalmente chieste al momento dell'assunzione, anche a tempo indeterminato, analisi che dimostrino che non sono incinta) per il "costo" della maternità, che è in realtà un diritto sancito dallo statuto dei lavoratori.

Al contrario, questo problema non si pone con la mobilità, che è anzitutto una libera scelta del lavoratore e spesso è vantaggiosa per lo stesso datore di lavoro: una persona che sceglie di occupare una mansione alla quale è più adatta può liberare il vecchio posto in cui rendeva meno per altre persone in attesa di impiego, aumentando nel contempo la produttività dell'azienda. Pur usufruendo di contratti a tempo determinato, può maturare diverse esperienze in seno ad aziende diverse, anche se la pianificazione di un percorso professionale risulta vantaggiosa nella misura in cui il potere contrattuale del lavoratore è forte e tale da imporre al datore di lavoro sostanziali modifiche al contratto che tutelino meglio i diritti e benefici del prestatore d'opera. I modi in cui si dà oggi la mobilità in Italia, però, non garantiscono certo un adeguato potere contrattuale da parte del lavoratore.

L'incertezza legata al contratto a progetto o al precedente contratto di collaborazione coordinata e continuativa (spesso abbreviato con "co.co.co", e attualmente non più consentito tranne che nelle pubbliche amministrazioni), spesso utilizzati per dare vita a forme di precariato, consente al datore di lavoro, il quale rinnova per diversi anni la stessa collaborazione, di aggirare il problema del licenziamento e di mettere in atto un evidente risparmio contributivo e salariale. Infatti è sufficiente attendere la scadenza del contratto (necessariamente ravvicinata nel tempo, di solito entro l'anno solare) e limitarsi a non assumere il lavoratore l'anno successivo.

Il datore di lavoro non è infatti tenuto a motivare una mancata assunzione in quanto il contratto non costituisce un periodo di prova, ma un lavoro a termine. Anche se il lavoratore che dia buona prova delle sue capacità è spesso assunto nuovamente gli anni successivi, non necessariamente con stipendio maggiore (come avverrebbe con l'aumento di anzianità in caso fosse un lavoratore dipendente), in molti casi non lo saprà che poco prima dell'effettiva chiamata, il che rende difficile pianificare in anticipo le proprie scelte professionali e di vita.

Uno studio condotto da due ricercatori (dell'Istituto per lo Sviluppo della Formazione dei Lavoratori) e dell'Istituto Nazionale di Statistica, rispettivamente) quantifica alla fine del 2006 in circa 2.809.000 i lavoratori con forme contrattuali "precarie", a cui andrebbero sommati ulteriori 948.000 lavoratori provenienti da esperienze lavorative "precarie" terminate ed in cerca di nuova occupazione, per un totale di 3.757.000 lavoratori. Nel loro studio i due ricercatori evidenziano anche che non sempre un periodo di lavoro flessibile diviene l'anticamera a forme contrattuali più stabili, ma che anzi con il passare del tempo dall'introduzione di queste forme lavorative "il tasso di conversione di occupazioni precarie verso lavori stabili è sempre più basso e il momento della trasformazione del contratto sempre più posticipato nel tempo" e che tra i precari non sono presenti solo giovani alle prime esperienze lavorative, ma vi è anche una "non trascurabile" presenza di over-40.

Il 18 gennaio 2007, nel corso di una audizione in Commissione Lavoro della Camera (nell'ambito dell'indagine conoscitiva Sulle cause e le dimensioni del precariato nel mondo del lavoro ancora in corso) l'ispettore capo della Ragioneria Generale dello Stato, Giuseppe Lucibelli, ha illustrato dei dati dai quali emerge che le tipologie di lavoro diverse dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato (lavoro a tempo determinato, lavoratori socialmente utili, contratti di lavoro interinale e di somministrazione, collaborazioni coordinate e continuative ed incarichi di studio, consulenza e ricerca) nel pubblico impiego sono quantificabili in: 103.349 contratti a tempo determinato, 4.786 contratti di formazione lavoro, 9.067 contratti di somministrazione di manodopera, e 34.457 lavoratori socialmente utili. Ad essi si aggiungono i circa 200 mila cosiddetti «precari storici» della scuola, laddove per precari storici si intendono i docenti inseriti nelle graduatorie per concorsi e titoli - dalle quali si attinge circa il 50 per cento - e quelli delle graduatorie permanenti della legge n. 124 del 1999, che sono comunque soggetti in possesso di abilitazione, o perché hanno conseguito l'idoneità in base a una procedura concorsuale nelle scuole speciali (cosiddette SIS) o in analoghi istituti.

Il precariato può venire definito fiscalmente come le persone che non hanno altra assicurazione, quindi esclusi per esempio i professionisti appartenenti ad ordini, gli artigiani. È una delle principali voci che determinano l'attivo dell'INPS. In particolare, i lavoratori precari hanno finora contribuito 33 miliardi di Euro, che sono stati impiegati per colmare il disavanzo dell'INPS. L'attuale attivo di cassa imputabile ai precari è di 5,6 miliardi di Euro, che non verranno impiegati per il pagamento di pensioni ai precari , anzi, la finanziaria del 2007 avrà come effetto quello di estrarre circa un miliardo di Euro dai precari attraverso un incremento di 5,3 punti della contribuzione INPS e alla soppressione della fascia di esclusione. A titolo esemplificativo la contribuzione INPS a carico di artigiani e commercianti è inferiore rispetto a quella richiesta ai precari: 19,5% e 20% contro il 23,5% dei precari.

Il precariato investe una grande varietà di professioni, dall'agricoltura all'industria al settore dei servizi, attraverso uno spettro molto vario di fasce sociali.

Come risulta dal conto annuale della Ragioneria generale dello Stato sarebbero circa 200.000 i precari storici della scuola.

Il lavoro interinale (o lavoro temporaneo, oggi sostituito dalla somministrazione di lavoro) è stato introdotto dalla legge 24 giugno 1997, n.196 (c.d. paccheto Treu, oggi abrogata dal D. lgs. n° 276/2003). Essendo un contratto di fornitura di lavoro temporaneo, quando rinnovato più di una volta potrebbe fornire a un'azienda un valido pretesto per mascherare una posizione lavorativa subordinata e legata ad un fabbisogno non di carattere temporaneo ma stabile, creando altre situazioni di precarietà. Emergerebbero infatti fattori di insicurezza sociale legati soprattutto al versamento dei contributi pensionistici ed altri benefici importanti. Molti corsi di formazione rivolti all'inserimento (o al reinserimento) di fasce professionali a rischio (in Italia, laureati in facoltà umanistiche, operai non specializzati, donne, immigrati, portatori di handicap) prevedono un tirocinio formativo presso un'azienda. Ma non sempre il contratto è rinnovato alla fine del corso di formazione, o si trasforma spesso in lavoro interinale di durata limitata.

I lavori socialmente utili sono l'unica tipologia di lavoro che una consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato qualifica come lavoro sicuramente precario.

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Sicuro precariato

Sicuro precariato è un il secondo singolo estratto dall'album L'aldiquà di Samuele Bersani, pubblicato nel 2006.

Il brano è una denuncia critica sul mondo del lavoro italiano, e nel testo della canzone (cosi come poi rappresentato nel video), Bersani ha il ruolo di un supplente, una delle figure che meglio possono rappresentare la precarietà del mercato lavorativo.

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Simone Baldelli

Simone Baldelli (Roma, 25 ottobre 1972) è un politico italiano, esponente del Popolo della Libertà. Laureato in Scienze Politiche, inizia l'attività politica nel 1992 quando entra a far parte del Movimento Giovanile Socialista.

Nel 1992/3 frequenta la scuola di formazione quadri del Partito socialista “Walter Tobagi”.

Assistente parlamentare dal 1993. Ricopre l’incarico di responsabile della segreteria particolare della Presidenza della Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai (XII legislatura) e di responsabile della segreteria particolare Presidenza della Giunta delle elezioni presso la Camera dei Deputati (XIII legislatura).

Dal 1995 collabora con il quotidiano “L’Opinione” come notista politico e vignettista satirico.

Entra a far parte del Movimento Giovanile di Forza Italia di cui diventa vice Coordinatore Nazionale nel 1998.

Eletto all’unanimità alla carica di Coordinatore Nazionale al 1° Congresso Nazionale dei Giovani di Forza Italia nel Dicembre 1999.

Nel 2000, a soli 27 anni, è stato eletto consigliere regionale nella settima legislatura, diventando così il più giovane membro del consiglio regionale della storia della Regione Lazio.

Sempre nella settima legislatura è stato Presidente della Commissione sulla condizione giovanile e la riforma e l'innovazione della burocrazia del Consiglio Regionale del Lazio.

Nel corso del II Congresso di Forza Italia,tenutosi ad Assago dal 27 al 29 maggio 2004, è stato eletto membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia organismo del quale è il più giovane esponente.

Nell' aprile 2006 è stato eletto nella circoscrizione Marche, ed ha assunto il mandato parlamentare per la XV Legislatura, divenendo componente del direttivo di Forza Italia, con delega come responsabile d'Aula del gruppo parlamentare alla Camera, e dell'XI Commissione permanente(Lavoro pubblico e privato) di Montecitorio.

Nel 2007 è tra gli autori del manuale di politica tascabile "Giù le mani dalla Legge Biagi - Il Libro Bianco del lavoro in difesa dei giovani e dei non garantitti" a cura di Renato Brunetta, estensore del capitolo sull'analisi dei lavori della XI commissione permanente della Camera dei Deputati in merito all'Indagine conoscitiva sulle cause e le dimensioni del precariato nel mondo del lavoro della XI commissione permanente della Camera dei Deputati - XV Legislatura.

Nell'aprile 2008 è stato rieletto nella medesima circoscrizione nella lista del Popolo della Libertà ed ha assunto il mandato parlamentare per la XVI Legislatura. È stato nominato VicePresidente con delega all'Aula del Gruppo parlamentare del Popolo della Libertà della Camera dei Deputati e riconfermato componente della Commissione Lavoro di Montecitorio.

A settembre 2008 è entrato a far parte del "Comitato dei 100" per la Costituente del Popolo della Libertà.

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Samuele Bersani

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Samuele Bersani (Rimini, 1 ottobre 1970) è un cantautore italiano.

Ha incominciato la sua carriera nel 1991, collaborando con Lucio Dalla in un suo tour: dopo un anno, nel 1992, esce il suo primo album intitolato C'hanno preso tutto. Il successo è immediato grazie ad una canzone molto orecchiabile dal titolo Chicco e Spillo che spopola nella stagione estiva. Nel 2000 Samuele Bersani partecipa al festival di Sanremo, all'interno della categoria "Campioni" con la canzone "Replay", la quale si classifica al 5° posto ed ottiene il premio della critica. "Replay" precede l'uscita dell'album "L'Oroscopo Speciale" che ottiene immediati consensi dalla critica e dal pubblico. A Novembre dello stesso anno Samuele Bersani si ripresenterà a Sanremo, ma questa volta per ritirare uno dei premi più ambiti della musica d'autore, il Premio Tenco come miglior album dell'anno 2000. Le canzoni del suo album L'oroscopo speciale e alcuni estratti musicali di canzoni di album precedenti sono state usate come colonna sonora del film Chiedimi se sono felice, scritto e interpretato dal trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo e proprio per lo stesso film incide la canzone "Chiedimi se sono felice"; tra le partecipazioni cinematografiche anche il cartone animato La gabbianella e il gatto, nella cui colonna sonora è presente la canzone Siamo gatti, intepretata ma non scritta dal cantautore di Cattolica. Nel 2002 Bersani pubblica la sua prima raccolta, intitolata "Che Vita", comprendente 15 brani già conosciuti al pubblico più l'aggiunta di tre inediti: "Milingo", "Le mie parole" e "Che Vita!", quest'ultima dalla quale l'album prende il nome, diventa subito una hit, portando l'antologia del cantautore romagnolo a superare i 150.000 dischi venduti. Inoltre ha collaborato con altri artisti, soprattutto grandi nomi femminili della musica italiana come Mina con il brano In percentuale, Ornella Vanoni e Fiorella Mannoia, scrivendo canzoni o collaborando a loro album. Nel 2003 pubblica Caramella smog, l' album con il quale nel 2004 ha vinto due Targhe Tenco, (migliore canzone con Cattiva e miglior disco dell'anno). All'interno del disco, questa volta molto ricercato anche dal punto di vista musicale, sono presenti importanti collaborazioni con Fabio Concato e Sergio Cammariere. Nel 2005 esce Seguendo Virgilio - dentro e fuori il Quartetto Cetra, omaggio a Virgilio Savona del Quartetto Cetra, album in cui vari artisti rivisitano alcuni brani di Savona. Tra questi anche Samuele Bersani con il brano Sette piccole streghe. È del 2006 "Lo scrutatore non votante", ironica e feroce invettiva in tempo di elezioni, che balza subito in testa alla classifica dei brani più scaricati da iTunes, anticipando l'uscita del nuovo cd L'aldiquà che dopo non molte settimane in classifica conquista il Disco D'Oro. A maggio pubblica il secondo singolo estratto, "Lascia stare" mentre a settembre esce il terzo singolo intitolato "Sicuro precariato". Ultimo singolo pubblicato in radio estratto da questo album è "Una delirante poesia". Il 30 giugno dello stesso anno esce la raccolta "Innocenti evasioni 2006", tributo a Lucio Battisti con canzoni interpretate da alcuni tra i maggiori cantanti italiani (Enrico Ruggeri, Nomadi, Raf e Litfiba con Piero Pelù). Nel disco Bersani canta il brano Il leone e la gallina. Il brano era già stato pubblicato nel 1994 nella raccolta Innocenti Evasioni 2. Tra qualche data dal vivo e periodi di silenzio, il nuovo album uscirà nel corso del 2009.

L'11 gennaio 2009, in occasione dei dieci anni dalla scomparsa di Fabrizio De André, partecipa a "Che tempo che fa", trasmissione di Fabio Fazio, intepretando la canzone "Il bombarolo".

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Legge Biagi

La legge 30 chiamata anche legge Biagi (Legge 14 febbraio 2003, n. 30 o, più brevemente, legge 30/2003) - "Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro" è una legge di riforma del mercato del lavoro che fu varata dal secondo governo Berlusconi. La legge prende il nome del giuslavorista Marco Biagi che vi ha contribuito come consulente e che è stato assassinato il 19 marzo 2002 a Bologna dalle nuove Brigate Rosse. Coloro che non vogliono associare alla memoria di Marco Biagi la legge (perché ritengono che il progetto ideato da Biagi differisca con la legge effettivamente poi varata dal governo), la chiamano alternativamente: legge 30, legge Maroni o legge Sacconi (esponenti del governo che l'ha emanata). In realtà è improprio attribuire la regolamentazione del mercato del lavoro alla legge n.30/2003, in quanto quest'ultima è solo una legge delega al Governo. Ad essa ha fatto seguito il D. Lgs. 10 settembre 2003 n. 276, "Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30", che è invece la fonte normativa definitiva.

La legge Maroni introduce una serie di novità la cui portata è paragonabile allo Statuto dei lavoratori. Diversamente da quest'ultimo, però, l'intento del legislatore parte dal presupposto secondo cui la flessibilità in ingresso nel mercato del lavoro è il mezzo migliore, nella attuale congiuntura economica, per agevolare la creazione di nuovi posti di lavoro e inoltre che la rigidità del sistema crea spesso alti tassi di disoccupazione. La vastità della riforma è evidenziata dallo stesso numero degli articoli del Decreto, ben 86, e dagli istituti introdotti ex novo o modificati.

Come si nota proprio dalla ampiezza degli istituti trattati, è agevole osservare che la legge Biagi ha introdotto o modificato numerosi contratti di lavoro: dalla somministrazione all'apprendistato, al contratto di lavoro ripartito, al contratto di lavoro intermittente, o al lavoro accessorio e al lavoro occasionale, nonché il contratto a progetto, ha disciplinato le agenzie di somministrazione di lavoro abrogando l'istituto del lavoro temporaneo o interinale, ha introdotto procedure di certificazione e la Borsa continua nazionale del lavoro, ossia un luogo di incontro fra domanda e offerta di lavoro .

Il decreto n. 276/2003 è stato successivamente modificato da alcuni decreti legislativi: il D. Lgs. 6 ottobre 2004, n. 251, c.d. correttivo del D. Lgs. n. 276/2003; la legge n. 80/2005; ma soprattutto la legge Legge 24 dicembre 2007, n. 247, recante "Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l’equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale", introdotta dal Governo Prodi II, che ha dato attuazione al Protocollo sul Welfare del luglio 2007. Tra le altre cose è scomparsa la somministrazione di lavoro a tempo indeterminato e il lavoro a chiamata (tranne che nel turismo e nel settore dello spettacolo), il lavoro a tempo deteminato è stato limitato a casi meno generici. Col cambio della legislatura, il Governo Berlusconi IV è ritornato sul decreto n. 276/2003 con la legge n. 133/2008, che ha reintrodotto il contratto di lavoro a chiamata, modificando ulteriormente la normativa sul contratto di lavoro a termine, pur se contenuta nel D. Lgs. n. 368/2001.

Secondo coloro che ritengono inadeguata la riforma Maroni, rispetto allo Statuto dei lavoratori, la norma riduce drasticamente diritti e tutele e le possibilità di intervento della magistratura nelle questioni contrattuali (si pensi alla certificazione dei contratti di lavoro o alla limitazione della riqualificazione del contratto nell'ambito della parasubordinazione, quale co.co.co. o co.co.pro), altre volte sembra ampliare in maniera massiccia la posizione tutoria dei Sindacati comparativamente più rappresentativi per derogare in peius alcuni istituti, in generale si assiste alla proliferazione di nuove figure lavorative che, nelle intenzioni del legislatore, meglio si adattano alle esigenze del mercato del lavoro globalizzato. Il decreto legislativo n. 276/2003, inoltre, estende notevolmente la definizione di trasferimento di ramo d'azienda all'art. 2112 del Codice Civile, non creando nuovi ambiti di possibile applicazione, ma includendovi operazioni già previste dalle normative, per le quali non esistevano gli stessi diritti e tutele. La modifica a vantaggio dei lavoratori, aumenta il numero di quanti beneficiano dei diritti previsti in caso di outsourcing, al comma 5 del citato articolo (introdotti con la legge n. 18 del 2001).

Secondo i sostenitori della riforma, di contro, la legge Maroni aumentando la flessibilità in ingresso nel mondo del lavoro, produce di fatto un aumento del tasso di occupazione e sostituisce uno strumento, ritenuto dagli stessi obsoleto, come quello della concertazione tra le parti sociali.

L'impostazione della legge è riconducibile ad una visione liberista dell'economia, secondo il modello di Adam Smith. Non è tuttavia possibile valutarne in senso assoluto i risultati, in quanto i fattori da prendere in considerazione sono molteplici ed interconnessi con quelli di altre aree economico-sociali. È possibile invece raccogliere quelli che, nel comune sentire, sono stati i pregi ed i difetti della legge 30. A questo proposito alcuni istituti, come l'Istat, Confindustria o Almalaurea, effettuano periodicamente degli studi sulle condizioni occupazionali nel paese.

Le aziende che hanno deciso di introdurre le nuove tipologie contrattuali per le assunzioni, hanno beneficiato di sconti contributivi e fiscali nonché di un maggiore fattore di ricambio del personale, ove quello assunto non si fosse giudicato adatto. Inoltre le forme contrattuali previste (i cosiddetti contratti atipici di lavoro) sono considerevolmente aumentate di numero per meglio venire incontro alle molteplici esigenze implicite di un mercato del lavoro eterogeneo e globalizzato.

I primi anni di attuazione della legge Maroni hanno visto una generale riduzione del tasso di disoccupazione che è tornato ai livelli di quello del 1992.

Inoltre sembra, che col tempo, la situazione lavorativa di coloro che sono entrati nel mondo del lavoro con un contratto c.d. flessibile tenda a stabilizzarsi ed a concretizzarsi in un contratto a tempo indeterminato. Secondo il IX Rapporto AlmaLaurea, a cinque anni dalla laurea, risultano stabili 71 occupati su cento. Il grande balzo in avanti è dovuto in particolar modo all'aumento dei contratti a tempo indeterminato, che sono lievitati di 15 punti percentuali, raggiungendo quasi il 47% a cinque anni.

Alla prevista flessibilità non ha fatto seguito una riforma perpendicolare sugli ammortizzatori sociali, tramutando di fatto una situazione di lavoro flessibile in una situazione precaria, e soprattutto un contesto economico nel quale è facile e rapido il ricollocamento nel mondo del lavoro. Numerose testimonianze relative al disagio che ha comportato questa forma di precariato sono state raccolte da Beppe Grillo nel libro Schiavi Moderni, liberamente scaricabile in formato digitale. La situazione è differente da altri Paesi come gli USA dove ad un mercato del lavoro flessibile si accompagna dal dopoguerra una facilità a trovare un nuovo impiego in tempi rapidi per tutte le fasce di età che compongono la forza-lavoro.

Dovendo le aziende versare minori contributi, i lavoratori precari hanno un accantonamento pensionistico inferiore ai loro colleghi con contratti tipici. Questa situazione, combinata al progressivo invecchiamento dei componenti del nostro paese, ha fatto emergere un dibattito sull'opportunità di integrare le pensioni statali (gestite dall'Inps) con un fondo pensione privato (il cui rischio ricade totalmente sul sottoscrittore).

L'elevato numero di forme contrattuali previste ha, in molti casi, disorientato le società (soprattutto quelle medio-piccole), spingendole a sfruttare solo una piccola percentuale dell'ampio ventaglio di soluzioni messo a disposizione. Forme come il lavoro condiviso, il lavoro a chiamata o lo staff leasing sono concretamente poco o per nulla usate.

Nel mercato del lavoro, le retribuzioni e i livelli di qualifica non sono proporzionate al livello di istruzione crescente delle ultime generazioni. Esiste inoltre una forte differenza di salario, a parità di mansioni, tra operaio, quadro e impiegato di concetto, fra i differenti contratti nazionali.

Alcuni dati pongono in discussione l'ipotesi del libero mercato efficiente e della capacità del mercato del lavoro di assumere la migliore configurazione possibile nell'interesse economico delle parti, in assenza di vincoli legislativi.

Come tutte le forme di flessibilità, anche quelle introdotte dalla riforma Maroni non godono dei benefici economici della contrattazione di secondo livello (c.d. contratto integrativo).

Il lavoro precario inoltre crea delle situazioni economiche complicate per i dipendenti con in contratti "atipici" che in quanto precari, non sono in grado di poter fornire garanzie reali di un salario nel lungo periodo, lasciandoli in evidente difficoltà nel momento in cui sono costretti, anche in età avanzata, a richiedere agli istituti di credito del denaro per far fronte alle piccole spese quotidiane o per l'acquisto della casa nella quale andare ad abitare.

Il precariato, inoltre, pone il dipendente in una situazione di debolezza, nella quale, sottoposto al rischio di perdere il lavoro, più difficilmente potrà rivendicare i suoi diritti (sicurezza compresa) ed un salario migliore.

In merito al rinnovo dei Contratti Nazionali nel 2007, in particolare, quello metalmeccanico, si è più volte accennato all'introduzione dell'orario medio di lavoro, già previsto dalle leggi vigenti. Il riferimento all'orario di lavoro medio non è minimamente accennato nella legge Biagi, ma è contenuto nel poco citato Decreto Legislativo n. 66 del 2003. La legge Biagi parla di lavoro modulato e flessibile ma in riferimento a nuove tipologie di contratti a termine, che non riguardano il lavoro a tempo indeterminato.

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Ligera

La ligera (o leggera, e anche lingera) è il nome dialettale della tipica malavita milanese.

Principalmente composta da ladri, truffatori, rapinatori, piccoli estorsori e papponi, ha poco a che fare con le grandi potenze del crimine organizzato italiano,anche se si può dire che dalle sue file sono usciti criminali del calibro di Renato Vallanzasca e Luciano Lutring. La ligera è idealmente legata ad un mondo per cosi dire romantico, ed è spesso citata nelle canzoni popolari milanesi,la cui piu famosa è Porta Romana.

Circa l'origine della parola esistono diverse teorie. Se l'accostamento che appare a prima vista è con l'aggettivo italiano leggero/-a (con allusione alla poca "gravità" dei reati), secondo Sanga (1986: 36-7) è probabile che invece il termine, di origine gergale, vada in realtà accostato ad espressioni come essere della legge "appartenere al mondo dei marginali", e provenga quindi da legge, con un sufisso -era, anch'esso tipico del gergo (si veda ad esempio altrera "altro", gagia > gagera "amante", ecc). Inoltre un accostamento ipotizzabile, degno di nota secondo alcuni ricercatori contemporanei dell'area toscana, va ai lavoratori stagionali (minatori, braccianti, migranti) di fine 800, inizi del '900, che viaggiavano con bagaglio "leggero" per lavorare, quel "lavoro occasionale”, percepito come sfruttamento. Negli spostamenti in treno intonavano canti inneggianti alla scarsa voglia di "lavorare da sfruttati" per ciascun giorno della settimana, (canti di tradizione orale sulla “settimana della leggera o lingera” e sul “trenino della leggera”) formando una categoria sociale caratterizzata dal precariato e dal bassissimo reddito. Che probabilmente è accostabile dal punto di vista di uno stile di vita borghese a quella degli stili di vita, in ordine crescente di devianza, dei: barboni, scansafatiche, ladruncoli, ladri, truffatori, rapinatori, piccoli estorsori e sfruttatori della prostituzione.

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LOA Acrobax

LOA Acrobax è il nome di un centro sociale occupato autogestito, che ha sede nell'ex-cinodromo di Roma, uno stabile enorme ed abbandonato situato nel quartiere Marconi. Dal 2002, data dell'occupazione, sono iniziate nel centro varie attività ludiche (concerti, dancehall, partite di rugby con tanto di squadra ufficiale, gli All Reds che milita nel campionato di serie C) e culturali (tra le tante una mediateca situata in un vecchio tunnel convertito a sala computer) e un laboratorio audio/video. Dal 2007 collabora con il comitato degli abitanti "Ansa del Tevere" per la riqualificazione dell'area di lungotevere Dante con la costruzione di un parco polifunzionale con pista ciclabile lungo il fiume capitolino. Da marzo 2008 e' in funzione una sala prove/studio di registrazione "Renoiz" dedicata a Renato Biagetti ucciso a Focene il 29 agosto 2006.

Il centro, o meglio Laboratorio, è anche impegnato in lotte sociali e politiche, con un occhio di riguardo per il precariato metropolitano, il diritto alla casa, il peer-to-peer, il carcere, le lotte contro la repressione e il neofascismo e alle morti sul lavoro collaborando al comitato "stop morti sul lavoro" dedicato al militante di Acrobax Antonio Salerno Piccinino morto sul lavoro il 17 gennaio 2006.

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Source : Wikipedia