Porto Recanati

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Tags : porto recanati, marche, italia

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Porto Recanati

Porto Recanati - Stemma

Porto Recanati è un comune di 11.595 abitanti delle Marche. E' il più settentrionale della provincia di Macerata. E' la prima località della costa che risente dell'influsso abruzzese.

I romani fondarono nel 184 a.C. la città di Potentia nell'ambito del processo di colonizzazione della costa adriatica. Le invasioni barbari che e la guerra gotica della prima metà del VI secolo indussero gli abitanti di Potentia a cercare rifugio nelle alture ai lati del fiume Potenza (Flosis), in zona Montarice e nell'attuale contrada Torretta, oppure risalendo la vallata sistemandosi sulle colline e lasciando alle inondazioni e all’impaludamento le terre abbandonate. Intorno al Castello Svevo (Castrum Maris) per dono di Federico II si è sviluppato il primo nucleo abitativo intorno al XIII secolo. Il castello viene completato solo durante il XV secolo, per il porto ci sarà da attendere. La principale attività dell'epoca era il carico e lo scarico delle imbarcazioni direttamente al castello (chi trasgrediva era soggetto a multe salatissime), ma del porto ancora nulla. Agli inizi del XVI secolo vennero presentati dei progetti per la costruzione del porto (Porto Giulio) per mano del Maestro Giorgio Spaventa, ingegnere veneto. Nel 1510 papa Giulio II decise di finanziare l'opera. Ci è noto che i lavori furono più volte interrotti. Nel 1518 si subì una pesante invasione da parte dei Sarceni che riuscirono a penetrare nel castello costringendo quindi ad aumentare le difese e costruire una nuova torre (1575) per delimitare il confine sud portorecanatese (distrutta nel corso della seconda guerra mondiale).

Con il passare degli anni Porto Recanati non ha mai perso la sua tradizione che risale appunto dai tempi della fondazione, la pesca. La barca tipica da pesca a Porto Recanati è sempre stata la "Lancetta", non potendo fare uso di imbarcazioni più grandi per l'assenza di un porto attrezzato. Al giorno d'oggi è un centro urbano di piccole dimensioni la cui fonte di ricchezza principale è il turismo. Molte amministrazioni comunali del vicino passato e attuali hanno investito, e stanno tuttora investendo molto su opere pubbliche atte ad attirare il turismo e su un'intensa attività edilizia per fare di Porto Recanati una meta turistica a livello anche internazionale. Questo paese, recentemente insignito della "Bandiera Blu d'Europa" ], attira ogni anno decine se non centinaia di migliaia di turisti . Ciò ha comportato grandi cambiamenti in tutti i campi: i centri di balneazione da un anno all'altro si sono tutti attrezzati con ristoranti in riva al mare e sono fiorite decine di negozi di abbigliamento e centri ristorazione . Porto Recanati è un comune in espansione:la popolazione aumenta di anno in anno grazie all'immigrazione di cittadini extracomunitari provenienti da zone eterogenee . Emblema dell'immigrazione a Porto Recanati è l'Hotel House, imponente condominio costruito negli anni '70 che ospita quasi 2000 persone ], spesso all'ordine della cronaca per episodi di microcriminalità ]. A fine 2006, i cittadini extracomunitari regolari (in maggioranza senegalesi e nordafricani) erano 2.069, pari al 17,91% della popolazione ]. Attualmente il gemellaggio con la città tedesca di Kronberg porta centinaia di turisti tedeschi . Per questo motivo viene chiamato il "Salotto sul Mare della Riviera" . Data la sua posizione favorevole sulla costa, al riparo dai venti freddi grazie al promontorio del Monte Conero, è un paese in perenne evoluzione . Il piatto tipico della cittadina marchigiana è il Brodetto .

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Porto Potenza Picena

Porto Potenza Picena, (abbreviata spesso in Porto Potenza) è la più popolosa frazione della cittadina marchigiana di Potenza Picena, in provincia di Macerata.

Porto Potenza sorge sulla costa adriatica, fra Porto Recanati (6 km a nord) e Civitanova Marche (a 5 km sud), e lungo la Strada Statale 16 "Adriatica". Da Macerata dista circa 25 km e da Ancona circa 40.

La particolarità delle sue spiagge (sabbiosa, con ghiaia e con flora autoctona) e l'alta percentuale di raccolta differenziata, hanno fatto sì che dall'anno 2008, la località sia stata insignita del vessillo della Bandiera Blu d'Europa.

Da Porto Potenza Picena emigrarono verso l'Argentina i bisnonni di Mauro German Camoranesi, che portavano il cognome di Camporanesi, in seguito modificato.

Molti sono gli artisti che sono nati in questa cittadina, tra di essi i due fratelli Reggioli Sergio e Enrico. Sergio è violinista del gruppo dei Nomadi, Enrico è direttore di orchestra di fama internazionale.

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Tortoreto

Panorama di Tortoreto

Tortoreto è un comune di 7.836 abitanti della provincia di Teramo.

Il territorio di Tortoreto fa parte della Val Vibrata (pur non essendo mai bagnato dalle acque del torrente Vibrata, che dà, appunto, il proprio nome alla valle), si affaccia ad est sul mare Adriatico ed è delimitato a sud, al confine con Giulianova, dal fiume Salinello, mentre a nord confina con Alba Adriatica, e nella zona collinare, a ovest, è circondato dai comuni di Corropoli, Sant'Omero e Mosciano Sant'Angelo; nella classificazione sismica della protezione civile è identificato come Zona 3, cioè zona a bassa sismicità, mentre nella classificazione climatica è contrassegnato come Zona D.

Il paese si divide sostanzialmente in due parti distinte: la prima, più antica, si trova in collina, è nota come Tortoreto Alta ed è situata a partire dai 227 metri sul livello del mare; questa parte a sua volta è costituita dall'antico borgo medievale e dai due rioni tradizionali di Terravecchia e Terranova.

Più nota e frequentata è la frazione Tortoreto Lido, sul livello del mare, attraversata dalla Strada Statale Adriatica e dalla Ferrovia Adriatica; con una spiaggia lunga più di tre chilometri, è una località turistica e balneare molto frequentata d'estate.

Tortoreto non offre alcuna soluzione di continuità rispetto al territorio di Alba Adriatica, che fino al 1956 era una frazione tortoretana col nome di Tortoreto Stazione, e ancora oggi, le due località offrono un'unità di fatto sia dal punto di vista edilizio, sia da quello dell'arredo urbano, sia da quello delle vie di comunicazione, sia, infine, da quello meramente geografico e territoriale, a differenza della realtà amministrativa esistente.

Il territorio tortoretano è stato molto probabilmente abitato a partire dal V millennio a.C., come testimoniano ritrovamenti dei resti di semplici villaggi e di piccoli luoghi di sepoltura di età neolitica.

Altri resti archeologici informano, inoltre, della presenza umana di origine pelasgica fino al V secolo a.C., di quella di estrazione sannita dei Sabelli (i cui discendenti fonderanno la città di Palma, la cui nascita risale probabilmente al III secolo a.C.), e inoltre la presenza preponderante, dopo il V secolo, dei Piceni, che assumono il controllo del territorio fino alla sua acquisizione definitiva da parte romana.

L'attuale territorio di Tortoreto si trovava in età romana in quello che Plinio il Vecchio identificava come ager Palmensis, un territorio che andava dal fiume Salinello al fiume Vibrata, che era delimitato ad ovest dal pre-Appennino teramano, e che aveva come città principale quella di Palma.

Nella zona dell'attuale centro storico esisteva una località denominata dallo stesso Plinio il Vecchio Castrum Salini, nata probabilmente poco dopo la conquista romana del territorio dei Piceni (III secolo a.C.), mentre proprio sulla foce del Salinello sorgeva, a partire almendo dalla tarda età repubblicana, una piccola località abitata di nome Servium, in una zona in cui sono state col tempo scoperti capitelli e colonne di pietra, monete, anfore varie e soprattutto statue in terracotta (IV-II secolo a.C.), rappresentanti quattro muse (Erato, Euterpe e Calliope, più un'altra non ben identificata), e altre costituenti un gruppo ispirato al nono canto dell'Odissea; la testimonianza archeologica più importante della Tortoreto romana, comunque, è costituita da una villa rustica costruita proprio alla base delle colline tortoretane, tra la fine dell'età repubblicana e l'inizio di quella imperiale, con pavimenti in mosaico e stanze adibite a lavorazione di uva e olive.

Le attività in zona tortoretana (tra le quali, probabilmente, la produzione di terracotte, vista la presenza di terreno argilloso a Servium) erano prevalentemente collegate con quelle dell'odierna Alba Adriatica (sede delle località di Alba e Suinum), in cui esistevano un emporio marittimo, terme, un piccolo acquedotto che veniva dalla collina, e un porticciolo.

La città di Palma, e probabilmente tutte le piccole località dell'ager Palmensis, territorio tortoretano compreso, si schierano contro Roma durante la guerra sociale (dal 91 all'88 a.C.); in seguito, con la riforma amministrativa di Ottaviano, l'odierna Tortoreto viene inserita nella regione del Piceno, seguendone le vicissitudini fino al crollo della potenza romana nel 476 d.C.

Tra la fine del V secolo e l'inizio del VI secolo l'intero territorio dell'ager palmensis viene saccheggiato e distrutto dalla popolazioni di origine gotica che invadono e conquistano l'Italia. È quindi in collina, sulle rovine di Castrum Salini che successivamente le popolazioni locali ricostruiscono un nucleo abitato, con fortificazioni, muraglioni e torri di avvistamento, ponendo nel VII secolo le prime basi del centro storico così come è oggi; in età medievale vissero anche alcuni piccoli centri monastici: il monastero di San Silvestro, di cui si hanno tarde attestazioni, costruito sopra le rovine della vecchia villa rustica romana, e quello di San Giovanni a Castro. Il nuovo centro abitato viene citato in una lettera di Papa Gregorio Magno, che lo descrive come luogo selvatico e boscoso, notando in particolare un'ampia presenza di tortore. È proprio da questa caratteristica che il centro prende in età medievale il nome di Turturitus, e successivamente di Turturetum. Nell'anno 867 il territorio tortoretano viene affidato dall'imperatore e re d'Italia Ludovico II a Bertario, abate di Montecassino.

Dopo l'anno 1000 il territorio di Tortoreto diviene un feudo normanno: sono noti i nomi di alcuni feudatari, come il barone ghibellino Roberto, nominato durante il regno di Federico II, ed il suo successore, Berardo da Tortoreto, divenuto barone successivamente la conquista da parte degli Angiò dell'Italia meridionale, e Giustiziere della Corte angioina (cioè responsabile delle finanze e della raccolta delle tasse) dal 1269 al 1275. Sotto il controllo di Berardo finiranno anche altri territori circostanti, quali, ad esempio, quelli di Colonnella e Torano. Morto Berardo nel 1280, i suoi feudi, compreso quello tortoretano, vengono concessi al signorotto di Fermo, e con la caduta degli angioni nel 1282 il feudo finisce sotto l'influenza dei duchi Acquaviva di Atri, fino a diventare loro dominio diretto nel 1424.

Il territorio, durante il dominio degli Acquaviva, è al centro degli scontri armati nel XIV secolo tra angioini e aragonesi, e due secoli più tardi, nel 1557, tra le armate spagnole di Carlo V e quelle francesi di Francesco I, oltre che delle scorribande piratesche dei turchi. Alla fine del governo degli Acquaviva, intorno alla metà del XVIII secolo, Tortoreto passa sotto il controllo diretto del Regno di Napoli, e nel 1860 sotto quello del riunificato Regno d'Italia.

E' proprio in età moderna che vengono a mancare le necessità della protezione fortificata, ed è nell'800 che iniziano a nascere i primi insediamenti nelle zone pianeggianti vicine al mare.

Nel maggio del 1863 viene inaugurata la stazione ferroviaria, a circa cinque chilometri dal centro capoluogo, e nei decenni successivi si sviluppa attorno ad essa un nucleo urbano di una certa consistenza: Tortoreto Stazione. Agli inizi degli anni '20 del '900, quest'ultima supera per popolazione il capoluogo comunale e gradualmente vengono trasferiti nella popolosa frazione molte importanti strutture e servizi fra cui i Carabinieri e l'Ufficio di conciliazione.

Nel periodo fascista, anche la sede del municipio viene portata a Tortoreto Stazione (1930) e vi rimane fino al 1944, quando, mediante decreto, torna a Tortoreto; negli anni della guerra, inoltre, nel territorio cittadino viene allestito un campo per l'internamento civile, attivo dal 1940 al 1943 nell'attuale palazzo del comune. Nello stesso periodo, come in tutta la zona tra il Salinello e il Vibrata, nacquero piccoli gruppi di dissidenti dediti ad attività di sabotaggio, spionaggio e raccolta di armi, talvolta in collaborazione con alcuni internati.

Negli anni successivi al periodo bellico sono avviate da Tortoreto Stazione, ribattezzata nel frattempo dai suoi residenti Alba Adriatica, le procedure per la richiesta di costituzione in comune autonomo presso la Prefettura di Teramo. Nel maggio del 1954, grazie anche al parere favorevole del comune di Tortoreto che, prendendo atto della volontà degli albensi, non si oppone alla costituzione di un'entità amministrativa autonoma, la richiesta viene trasmessa al Ministero degli Interni che, due anni più tardi, l'approva. Il 19 maggio 1956 parte del territorio comunale di Tortoreto (9,5 km² circa su un totale di 32,4 km²) viene amministrativamente separata, per dar vita al nuovo comune di Alba Adriatica.

La vita politica tortoretana è dominata per decenni dalle liste della Democrazia Cristiana, che governano ininterrottamente la località fino al 1995 (in alcune occasioni, anche in alleanza con esponenti locali del Movimento Sociale Italiano). A partire dal 1995, l'amministrazione comunale è sempre stata in mano ad esponenti del centrosinistra.

In campo economico ed urbanistico, negli anni '60 inizia a svilupparsi turisticamente la parte di costa rimasta al comune di Tortoreto e l'abitato, quasi inesistente all'epoca, si amplia fino a costituire nei decenni successivi la popolosa frazione di Tortoreto Lido. Questa si è andata sviluppando in modo armonioso e con ampi spazi destinati al verde; residenziale e tranquilla, è ormai meta di consistenti flussi turistici provenienti da tutta l'Italia e, negli ultimi anni, anche dall'estero.

Nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2007 le città di Alba Adriatica e Tortoreto vengono colpite da un'alluvione causata da piogge torrenziali e aggravata dallo straripamento dell'invaso chiamato Fonti del Vascello, situato a Tortoreto Alto. La tracimazione ha portato un'inondazione di fango e detriti sulle due cittadine costiere, provocando ingenti danni alla popolazione ed alle attività economiche, nonché all'oasi naturalistica situata proprio attorno all'invaso straripato.

L'amministrazione comunale e le associazioni culturali presenti sul territorio hanno col tempo istituito una serie di eventi di diverso carattere, soprattutto col coincidere della stagione turistica estiva.

Il maggiore evento storico e rievocativo è il Palio del Barone (18 agosto), istituito nel 2001, e analogo a quello (nato nel 1988) di Acquaviva Picena. La rievocazione riguarda il matrimonio tra due esponenti di famiglie nobili (Roberto da Tortoreto, legato agli Acquaviva di Atri, e Forasteria dei Brunforte di Mogliano), entrambe vicine all'imperatore Federico II, ed avviene con giochi, banchetti e sfilate in costumi in stile medievale nel borgo antico. Il palio segue le due maggiori festività religiose: quella della Madonna della Neve, nel Paese, l'8 agosto, e la festa dell'Assunta, al Lido (con la tipica processione in mare da Giulianova a Tortoreto), del 13, 14 e 15 agosto.

A carattere gastronomico sono, inoltre, le sagre che richiamano un gran numero di turisti e di residenti nelle località limitrofe: a luglio nel Paese si organizza una Sagra di prodotti tipici, mentre ad agosto il Lido, proprio in omaggio alla propria tradizione marinara, organizza una Sagra della vongola e un'Abbuffata di pesce.

L'attività sportiva tortoretana è concentrata soprattutto nell'ambito di tre sport a squadre: calcio, pallavolo e rugby.

La principale società calcistica è l'Associazione Sportiva Dilettantistica Tortoreto (in precedenza Associazione Calcio Tortoreto), che oggi milita nel campionato regionale di Prima Categoria, e vanta alcune presenze, negli anni '80 (periodo in cui ebbe come allenatore, tra gli altri, Francesco Oddo), nel campionato interregionale, all'epoca il quarto livello nell'ambito dei tornei nazionali di calcio, ottenendo come miglior risultato un quinto posto nel girone H del campionato 1987/88.

Fino alla metà degli anni 2000 anche una squadra del centro storico, chiamata Alto Tortoreto, ha partecipato ai campionati dilettantistici provinciali, fino ad arrivare a disputare la Prima Categoria, mentre per alcuni anni dopo il 2000 il lido è stato rappresentato dai Pro Lido Sharks in Seconda e Terza Categoria.

La squadra femminile di pallavolo, Viva Volley Tortoreto, è stata la compagine sportiva locale che ha raggiunto i migliori risultati a livello nazionale: nelle stagioni 1998/99, 1999/2000 e 2000/2001 si trova a disputare, col nome di Las Fly Tortoreto, tre stagioni consecutive nella serie A2 del campionato nazionale, dopo aver vinto la coppa Italia di serie B nella stagione 1997/98; successivamente, causa l'abbandono del maggior investitore e sponsor alla fine della stagione 2000/2001, la squadra riparte dalla serie C, categoria in cui si trova attualmente dopo aver conquistato, negli ultimi anni, due promozioni in serie B2, e subito due successive retrocessioni.

Nel 2006 nasce l'Associazione Sportiva Tortoreto Rugby, che viene affiliata alla sezione abruzzese della Federazione Italiana Rugby, e che attualmente partecipa alla Serie C, il quarto ed ultimo livello dei campionati italiani di rugby, nel girone 2 del gruppo Marche-Abruzzo-Umbria.

L'evento sportivo più importante vissuto dalla città negli ultimi decenni è l'arrivo a Tortoreto Lido, il 17 maggio 1995, della quinta tappa (di 182 km) del settantottesimo Giro d'Italia, partita da Porto Recanati (An) e conclusasi con la vittoria di Filippo Casagrande.

Durante gli anni '90 Tortoreto Lido ha più volte ospitato una delle prime tappe del campionato italiano femminile di beach volley.

Le distese collinari che circondano il borgo hanno sempre accolto le tipiche coltivazioni della costiera abruzzese, ed adriatica in generale; oggi, queste riguardano piccole attività imprenditoriali, oppure l'utilizzo familiare, come nel caso della coltivazione di vigne per la produzione del Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane, vino tipico di tutta la provincia, o di olivi per la produzione dell'olio Pretuziano delle Colline Teramane.

Lo sviluppo industriale tortoretano è avvenuto quasi interamente nel secondo dopoguerra, con lo sviluppo della zona industriale nella frazione di Salino, soprattutto nell'ambito manifatturiero. Di pari passo, è cresciuta la vocazione commerciale della località, soprattutto negli ultimi decenni, spinta dal cospicuo arrivo di turisti nella stagione estiva. Ad ogni modo, i due settori sono fortemente influenzati dalle più grandi realtà che circondano il comune di Tortoreto, le quali assorbono (soprattutto quella giuliese) buona parte della popolazione attiva tortoretana impegnata nella produzione e nella distribuzione.

Per quel che riguarda l'occupazione nel settore, il numero degli addetti impegnati nell'industria è complessivamente stimato al 47,84% dell'intera popolazione attiva.

L'attività economica tortoretana è, nei mesi che vanno da giugno a settembre, fortemente legata al turismo e alle attività imprenditoriali alberghiere, di servizi balneari, ricreativi e di ristoro.

Tortoreto, in particolare, risulta da qualche anno la prima località abruzzese per numero di presenze durante i mesi estivi.

Accanto alla posizione geografica, alle condizioni climatiche e alle strutture di accoglienza e divertimento, sono anche i progetti ambientali a promuovere e ad incentivare i flussi turistici: in ragione della propria vocazione, il comune di Tortoreto ha quindi meritato, nel 1992 e a partire dal 1998 ininterrottamente fino ad oggi, la Bandiera Blu conferita dalla Foundation for Environmental Education secondo criteri riguardanti, ad esempio, la ricettività turistica, la tipologia dei servizi offerti, la reperibilità di informazioni utili, la situazione igienico-sanitaria e la qualità ambientale e balneare.

Dal 2007, inoltre, a tali attività di tutela, promozione e protezione ambientale si affianca il progetto di registrazione EMAS chiamato Etica (EMAS for Tourism in Internal and Coastal Areas), assieme alla Provincia di Teramo e agli altri comuni costieri della provincia (Martinsicuro, Alba Adriatica, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto e Silvi).

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Marche

Marche - Bandiera

Le Marche sono una regione dell'Italia centrale di 1.542.106 abitanti con capoluogo Ancona. Confinano con l'Emilia-Romagna (province di Forlì-Cesena e Rimini), la Repubblica di San Marino, la Toscana (provincia di Arezzo), l'Umbria (provincia di Perugia), l'Abruzzo (provincia di Teramo), il Lazio (provincia di Rieti) e il Mar Adriatico.

Le Marche, regione dell'Italia centrale, si collocano sul versante del medio Adriatico e occupano 9.694 km² di territorio italiano che si estende tra i fiumi Conca e Marecchia, a nord, ed il Tronto a sud; mentre ad ovest troviamo l' Appennino. Presentano una forma caratteristica di un pentagono irregolare e si sviluppano perlopiù in verticale da nord-ovest a sud-est. La regione è a prevalenza collinare, il 68,8% del territorio, mentre il restante 31,2% è montuoso.

Il territorio è soggetto a terremoti: infatti, il 96,5% della regione, pari a 230 comuni su 246, è stato classificato a rischio medio o alto. Il litorale, lungo 173 km, è caratterizzato da ampie spiagge sabbiose, ad eccezione della costa alta e rocciosa del Monte Conero, che rappresenta il punto più alto del versante marittimo. Le altre zone di costa alta sono due: nei pressi di Grottammare, e il colle San Bartolo, a Nord di Pesaro. Il colle dell'Ardizio, a Sud di Pesaro, pur essendo vicinissimo al mare, non lo tocca. Man mano che si procede verso l'interno si delinea la zona collinosa, un'area che si estende per 200 km² da nord a sud. Il settore occidentale delle Marche è attraversato dall'Appennino. A Sud del passo di Bocca Trabaria prende il nome di Appennino Umbro-Marchigiano, mentre A Nord di tale passo c'è un limitato, ma importante settore, appartenente all'Appennino Tosco-Emiliano. Il gruppo montuoso più elevato è la pittoresca catena dei Sibillini, a cavallo delle province di Fermo, Ascoli Piceno e Macerata, in cui il Monte Vettore (2478 m) padroneggia. Altri monti importanti della regione sono: Monte Nerone (1526 m), Monte Catria (1702 m), Monte San Vicino (1479 m), Monte Pennino (1570 m), Monte Rotondo (2103 m), Monte Fema (1575 m), Monte Priora (2334 m), Monte Bove (2143 m), Monte Sibilla (2175 m), Monte Vallelunga (2221 m), Monte Porche (2335 m), Monte Argentella (2201 m).

Nella zona litoranea il clima è subcontinentale a nord di Ancona con sbalzi di temperatura da stagione a stagione: estati calde, ma rinfrescate dalla benevole brezza marina, inverni freddi (a Pesaro la temperatura media di gennaio è di 3,8 °C) con regolari piogge di stagione. A sud di Ancona la subcontinentalità si attenua per lasciare posto a un clima sublitoraneo che assume caratteri più spiccatamente mediterranei nella Riviera delle Palme (a Grottammare la temperatura media di gennaio è di 7,6 °C). Nelle zone montuose vi sono estati fresche e inverni rigidi con ampia possibilità di neve; l'inverno risulta altresì rigido nelle zone collinari interne ove si possono verificare basse temperature.

Nel 2006 i nati sono stati 13.757 (9,0‰), i morti 15.809 (10,3‰) con un incremento naturale di -2.052 unità rispetto al 2005 (-1,3‰). Le famiglie contano in media 2,5 componenti. Il 31 dicembre 2007 su una popolazione di 1.520.636 abitanti e una densità di 157 abitanti per km² si contavano 81.890 stranieri (5,4%).

L'economia marchigiana è costituita maggiormente da una fiorente piccola-media industria ad alta specializzazione distribuita equamente in tutto il suo territorio, ma concentrata soprattutto nel litorale e nelle valli. Tra i settori di spicco possiamo trovare: l'industria delle calzature, in numerosi centri delle province di Fermo e Macerata, l'industria mobiliera e meccanica pesarese, quelle meccaniche, di stampi e vitivinicole dei Castelli di Jesi, patria del vino Verdicchio; la grande industria navale di Fano e Ancona; l'industria di elettrodomestici e della carta di Fabriano e poi quella turistica, ogni anno sempre più florida grazie ai tanti centri balneari e artistici, i quali attirano tanti turisti dall'Italia e dall'Europa.

Sono organi della Regione il Consiglio regionale, la Giunta e il suo Presidente. Tutti gli organi della regione sono ad Ancona.

Il Presidente della Giunta regionale è eletto a suffragio universale e diretto in concomitanza con l'elezione del Consiglio regionale e fa parte dell'organo consiliare. Nella prima seduta del nuovo Consiglio regionale il Presidente della giunta espone il programma del governo regionale e presenta gli assessori, tra i quali indica il Vicepresidente chiamato a sostituirlo in caso di assenza o impedimento temporaneo. Il Presidente della giunta regionale può sostituire il Vicepresidente e gli assessori previa comunicazione al Consiglio regionale.

La Giunta regionale è l'organo esecutivo della Regione ed è composta dal Presidente e da non più di dieci assessori, compreso il Vicepresidente. La Giunta opera collegialmente, in armonia con le direttive impartite dal Presidente della Giunta. La Giunta adotta, su proposta del suo Presidente, un regolamento interno che ne disciplina il funzionamento. Le deliberazioni della Giunta non sono valide se non è presente la maggioranza dei suoi componenti e se non sono assunte a maggioranza dei presenti. Le sedute della Giunta non sono pubbliche, salvo diversa decisione della Giunta stessa. La Giunta Regionale pubblica periodicamente il Notiziario della Giunta Regionale Marche, che può essere sia letto direttamente on line in versione digitale, che in versione cartacea facendone richiesta gratuita dal suddetto sito. Data la varietà e la facilità di fruizione dei servizi offerti, il sito è visitato periodicamente dai marchigiani residenti all'estero, in particolare da quelli che si trovano negli Stati Uniti e in Argentina. Il Notiziario, sia in versione cartacea che in digitale, e la newsletter permettono infatti loro di restare in contatto con la Regione Marche e con ciò che vi avviene.

Il Consiglio regionale è l'organo legislativo e della rappresentanza democratica della Regione ed è eletto a suffragio universale e diretto; esso svolge la funzione di indirizzo e di controllo politico del governo regionale.

Il Consiglio della regione Marche è formato da quarantadue consiglieri regionali. Il Consiglio elegge il proprio presidente e l'ufficio di presidenza. Il Consiglio approva a maggioranza assoluta dei componenti il proprio regolamento di organizzazione e funzionamento interno ed il regolamento interno di amministrazione e contabilità.

Il Consiglio organizza i suoi lavori in commissioni permanenti per l'esame, in sede referente, delle proposte di legge regionale e di altre deliberazioni consiliari e per l'esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo sull'amministrazione regionale, nelle materie di rispettiva competenza. Il Consiglio può inoltre istituire Commissioni speciali e di inchiesta.

Questi sono, per quanto concerne la Regione Marche, i siti delle Zone di Protezione Speciale. Le località - definite Zone di Protezione Speciale, e spesso indicate con l'acronimo ZPS - sono state proposte sulla base del Decreto 25/3/2005 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 168 dell'21 luglio 2005 - predisposto dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ai sensi della direttiva 79/409/CEE.

La regione delle Marche è suddivisa in 5 province e 246 comuni.

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Dialetto anconitano

Nel sistema dei dialetti umbro-romaneschi il vernacolo anconitano fa parte della zona 1a (marchigiano meridionale, anconitano)

Voce principale: Ancona.

Il vernacolo anconitano è un idioma parlato nella città di Ancona e nelle zone immediatamente circostanti.

L'idioma cittadino di Ancona è un vernacolo, vista la limitata zona di suo utilizzo (circoscritta praticamente alla sola città ed ai contadi immediatamente adiacenti). Viene quasi unanimemente considerato l'idioma più settentrionale del gruppo umbro-laziale-marchigiano (secondo la linea Roma-Perugia-Ancona), poiché a nord-ovest, a Senigallia, da cui il capoluogo dista solo 27 km, l'accento gallo-italico è molto forte, ad ovest già nello jesino assume caratteristiche decisamente umbro-italiche, ed a sud nell'osimano assume forti componenti maceratesi-picene. Secondo la tradizione il vernacolo anconitano sarebbe nato nel rione Porto, in una piccola piazza ora non più esistente detta la Chioga, nella quale si mescolavano tre parlate: quella dei purtulòti (portolotti), lavoratori portuali, quella dei marinai stabilitisi in città e quella dei buranèli (buranelli), ossia delle famiglie originarie dalla laguna veneta trasferite ad Ancona in cerca di fortuna. Nel corso del tempo si è modificato e reso assai singolare dagli influssi dovuti agli scambi del porto; in esso sono penetrati anche vocaboli di origine spagnola e francese.

Nel Vernacolo anconitano, e in quelli dell'area extra-anconitana (Jesi, Castelfidardo, Osimo, Loreto, Porto Recanati), convivono elementi di tre parlate dell'Italia peninsulare: infatti malgrado la già citata appartenenza al gruppo dialettale umbro-laziale-marchigiano, non è difficile accorgersi di influssi sia centrali, sia meridionali, sia gallo-italici, per quanto quest'ultimi siano limitati più che altro alla sola Ancona e, come isola linguistica, a Camerano.

Vale comunque la pena di segnalare che insieme al già citato sdoppiamento delle consonanti doppie avviene per contro un certo rafforzamento della z (sorda) al posto della s dopo n,l, ed r, fenomeno tipico dei dialetti centrali. Per cui la parola persona ad Ancona si pronuncia come se la z (sorda) fosse raddoppiata: perzzona; insomma diventa dunque inzzóma, e così via.

Come nel dialetto perugino, le consonanti non presentano i fenomeni di caduta della c tra vocali (tipica del dialetto toscano) o fricativi che la trasformano in sc (diffusa in altri dialetti dell'Italia centrale).

Sconosciuta al vernacolo anconitano è invece l'assimilazione progressiva dei nessi consonantici nd > nn, mb > mm, ld > ll , caratteristica comune invece del gruppo mediano-meridionale. L'unica assimilazione riscontrata è quella del nesso ng, che diventa gn (piagne per piangere, strégne per stringere). Un fenomeno, presente ad Ancona è la j (i) al posto del gruppo igli (pjà, pià > pigliare, fìo > figlio), mentre nei vernacoli dello jesino e del maceratese tale suono è già differenziato nel mantenimento della i prima del gruppo gli (pijà > pigliare, fìjo > figlio). La parlata anconitana è poi caratterizzata dalla lenizione della t e della g: ad esempio pudé (potere), segondo (secondo), vinge (vincere), gambià (cambiare), garbó (carbone) e fadiga (fatica).

Per quanto concerne la sintassi, vale la pena di ricordare l'uso della preposizione da davanti all'infinito modale preceduto dal verbo avere in sostituzione di dovere (ciavémo da fà = dobbiamo fare; s'ha da magnà = si deve mangiare) e l'uso verbale frequente della terza persona singolare invece di quella plurale (spesso «loro è andati» invece di «loro ène andati»).

Il registro linguistico della varietà locale anconitana viene spesso scambiato, da chi viene da fuori, per quello di una parlata laziale. La parlata di Ancona infatti è sempre contornata sia da parole utilizzate come intercalare, come l'utilizzatissimo ó!, che si usa per richiamare l'attenzione verso di sé prima di parlare (es: «ó!, ce la famo a rivà in urario al'apuntamènto?»; «ó!, và bè, ce sentìmo dòpu!»), sia da alcune espressioni con tono di insulto («và a murì mazzato!»). Non ultima è da segnalare anche la presenza di alcuni vocaboli e modi di dire tipici dell'area romana, che comunque di solito non suonano esattamente uguali a quelli in uso nell'area capitolina: pizzardó per vigile urbano (a Roma pizzardone), andà de prèscia per andare di fretta.

Tipico di Ancona, come del resto di molti altri posti dell'Italia centrale, è l'uso di aggiungere la -e finale nei vocaboli terminanti in consonante, specie se anglosassoni: stòpe per stop, scùpe per scoop, Juventuse per Juventus, Intere per Inter, e via discorrendo, senza poi dimenticare che spesso se la parola non è accentata sull'ultima, la consonante di questa può cadere (Inte per Inter, compiùte per computer).

Per quanto riguarda invece la pronuncia, quella anconitana e delle zone limitrofe del comprensorio di Jesi-Loreto-Porto Recanati-Osimo non si discosta molto da quella della vicina Umbria e da quella romana, ma si ha un'apertura maggiore delle vocali: ad esempio i suffissi in -ménto, che in italiano standard ma anche in buona parte di Umbria e Lazio sono con la e chiusa, nel territorio anconitano si pronunciano con la e aperta; perciò auménto diventa umènto, moménto diventa mumènto, e così via.

È infine da segnalare che il contado inizia già con le aree periferiche della Città, ed è infatti possibile cogliere, all'interno dello stesso comune di Ancona, alcune sfumature linguistiche differenti tra l'area del Porto e di Torrette a nord-ovest, di Posatora ad ovest, di Grazie-Tavernelle a sud, e le frazioni più distaccate dal centro cittadino, come Paterno, Sappanico, Montesicuro, Gallignano a nord-ovest, Massignano, Trave, Poggio a sud-est, Candia, Baraccola e Aspio a sud, dove, almeno fino agli anni settanta del 1900, le persone più anziane parlavano un idioma che dagli anconitani di città veniva considerato non tanto umbro-romanesco quanto piuttosto gallo-italico, a causa della caduta della vocale finale -o: il vernacolo di ancona, infatti, conserva ottimamente l'esito delle -o, -u latine, facendo del resto parte del vasto complesso di parlate centrali, che di tale fatto linguistico fanno un importante tratto di distinzione.

Le ormai estinte parlate contadine, invece, tendevano a lenire o ad eliminare la -o finale (andàm per andiamo): considerando che il vernacolo di Jesi è chiaramente appartenente al gruppo centrale, la causa di questa anomalia delle suddette parlate della campagna anconitana, ma anche di alcuni centri limitrofi, come Camerano, è forse attribuibile ad una qualche penetrazione gallo-italica su un precedente sostrato umbro-romanesco, che ha riguardato esclusivamente quella parte di territorio fra Jesi ed Ancona, arrestandosi non oltre Camerano e la Frazione anconitana di Varano.

Naturalmente, l'influenza sempre più dominante dell'anconitano cittadino ha parzialmente alterato questo schema, che è oggi appena intuibile nelle frazioni di Candia, Varano, Poggio, e un po' più vistosa nelle frazioni più conservative di Camerano. Ma al giorno d'oggi le generazioni più recenti di tali località ripristinano nettamente la -o finale, e il loro parlare non si discosta quasi per nulla dall'anconitano standard, peraltro molto più vicino al romanesco.

Oltre all'uscita in -é della seconda persona plurale, è da notare la terza persona plurale che ha due uscite : una identica alla terza singolare e una in -ne (sono usate entrambe senza particolari condizioni).

La vitalità del vernacolo anconitano e l'attenzione che esso riscuote sono testimoniate da numerose pubblicazioni e ristampe. Ogni anno nel mese di settembre si svolge nella frazione di Varano il Festival del Dialetto con gruppi teatrali che recitano in dialetto provenienti sia da Ancona che da altre città.

È molto vivo il teatro in Dialetto, che possiede testi classici dell'inizio del XX secolo ancora frequentemente rappresentati. Il repertorio quasi ogni anno si arricchisce di testi contemporanei. La poesia vernacolare è anche molto viva e praticata e vanta tra i suoi scrittori classici Duilio Scandali, Turno Schiavoni, Eugenio Gioacchini e Palermo Giangiacomi, cantori dell'anima popolare della città. Tra i contemporanei è doveroso segnalare Mario Panzini come poeta e drammaturgo (oltre 14 le sue pubblicazioni, anche sul folklore) ma soprattutto come autore del Dizionario del Vernacolo Anconitano, opera in 3 volumi unica nel suo genere in Italia, nonché ricordare il compianto Franco Scataglini, poeta oramai giunto a fama nazionale, nei cui testi risuona un vernacolo rivisitato e trasfigurato dalla poesia.

La musica vernacolare, spesso collegata ai testi teatrali, ha come simbolo El Portoloto, una specie di inno popolare, e dopo un periodo di completo oblio, viene oggi diffusa da alcuni gruppi musicali dediti alla ricerca storica, ma dediti anche alle nuove composizioni, gruppi che tengono concerti molto seguiti dalla popolazione.

Dal 1998 è online un sito web ideato e dedicato ad Ancona da Marini Sauro AnconaNostra.com, completamente scritto in vernacolo, che cerca di dare un contributo al mantenimento delle tradizioni popolari; nel sito è presente una corposa rassegna di poeti vernacolari, oltre ad una notevole massa di altre informazioni sulla storia della Città, le sue tradizioni, non tralasciando gli aspetti gastronomici.

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Recanati

Panorama di Recanati

Recanati è un comune di 21.518 abitanti della provincia di Macerata.

Recanati sorge sulla cima di un colle, la cui cresta tortuosa è quasi pianeggiante, a 996 m s.l.m., tra le valli dei fiumi Potenza e Musone. Il mare Adriatico, oltre il quale quando l'aria è chiara si vedono i monti della ex-Jugoslavia, è ad una decina di chilometri ad Est della città. In direzione Nord è visibile il monte Conero che si perde nelle acque e dagli altri lati della, città non chiusa ne limitata da prossime elevazioni, si vedono le cime degli Appennini. Le cime dei Monti Sibillini (Gran Sasso, la Majella e il monte Vettore) e più su il monte San Vicino, la Strega e il Catria sono ben visibili. Come altri centri marchigiani, anche Recanati è la tipica "città balcone" per l'ampio panorama che vi si scorge: città e borgate sono sparse in gran numero nell'ampia distesa, tra piani, valli e colline.

Dell'origine del primo centro abitato di Recanati non si hanno notizie certe. Sicuramente i territori circostanti furono abitati già in epoca preistorica dalla popolazione dei Piceni, diffusi nella regione.

In epoca romana, lungo la valle del fiume Potenza, allora navigabile, sorsero due importanti città: Potentia, in corrispondenza della foce, ed Helvia Recina o anche detta Ricina, verso l'interno. A causa dell'invasione dei Goti condotta da Radagaiso intorno al 406 d.C, che misero a ferro e a fuoco la zona, la popolazione cercò rifugio sulle colline. Si ritiene che tanto Recanati, quanto Macerata debbano la loro origine a quell' antica città. Il nome Recanati, in latino "Recinetum" e "Ricinetum" indica anchesso la derivazione della città da Ricina. Recanati poi si andò a poco a poco formando con la riunione di alcuni piccoli luoghi posti sullo stesso colle: Il castello di Monte Morello, il castello di San Vito, altrimenti detto Borgo di Muzio, il castello di Monte Volpino, e il borgo di Castelnuovo che in origine sembra si chiamasse il Castello dei ricinati.

Nel XII secolo, sorto il dissidio tra la Chiesa e Federico Barbarossa, Recanati respinse il governo dei Conti che appoggiavano l'Imperatore, ed elesse i consoli. La città diventò un libero Comune. Fu amministrata dai consoli fino al 1203, poi adottò il sistema dei Podestà.

Nel 1228 Federico II di Svevia favorito dai ghibellini, fece guerra al Papa. Recanati, in genere fedele al Papato, scelse di stare con Federico II. Per questo nel 1229, Recanati ottenne dall'imperatore Federico II la proprietà di tutto il litorale, dal fiume Potenza all' Aspio, con la facoltà di edificare un porto (oggi Porto Recanati). Ben presto però i recanatesi tornarono dalla parte del papato. Nel 1239, riaccesosi il dissidio fra il Papa e l' Imperatore, Recanati, unico tra i comuni circostanti ad essere rimasto fedele al papato, diede ospitalità al Vescovo di Osimo Rinaldo, ai Duchi Guelfi e ai Legati Pontifici costretti alla fuga dalle vessazioni dei Ghibellini. Nel 1240, papa Gregorio IX levò ad Osimo il titolo di Città e sede vescovile, riducendolo a condizione di villa, e contemporaneamente dichiarò città il castello di Recanati, e lo decorò con la cattedrale episcopale di San Flaviano.

Il 1296 segnò un'epoca importantissima. In quest'anno infatti si manifestò che la cappella venerata dentro la chiesa di Loreto, a quel tempo territorio recanatese, era la Santa casa di Nazaret, portata dagli angeli dalla Palestina.

Scrive Monaldo Leopardi nei sui annali: "Il secolo decimoquarto sorgeva torbido e minaccioso come aveva già tramontato il secolo precedente, e in molte comuni della Marca si vedevano preludi di novità e apparecchiamenti di guerra. Questi segni apparivano principalmente in Ancona, Fermo, Iesi, Camerino, Cagli, Fano, Osimo e Recanati". Fra questi paesi infatti non mancavano discordie che spesso portavano a scontri, guerre e a lunghi assedi. Per questo nel 1301, il rettore della Marca Piero Caetani, fece pubblicare una costituzione che "intimava di non fare sedizione, esercito, cavalcata ne verun' altra mossa", pena forti sanzioni. Nonostante questo negli anni a venire gli scontri furono numerosi e cruenti. Gli anni tra il 1311 e il 1315 furono fra i più lugubri della storia recanatese. Le fazioni dei guelfi e dei ghibellini ardevano in città sempre con maggior fuoco. Recanati, storicamente legata alla parte guelfa, aveva nel Vescovo Federico e nella sua famiglia un forte sostenitore di quella parte, suscitando gelosia e acredine nell' altra parte. Così nel 1312 alcuni nobili ghibellini recanatesi, sostenuti dal podestà, dai magistrati e da molti consiglieri, assalirono le proprietà del Vescovo saccheggiandole. La Curia generale citò a comparire il Comune e le persone coinvolte, condannandoli al pagamento di mille lire di ravennati, causando così nuovi tumulti. La città cadde in mano ghibellina, e vi rimase per due anni resistendo ai diversi assedi, finché Giovanni XXII mandò da Avignone un monito; il rettore della Marca, Amelio, mandò suo cugino Ponzio Arnaldo con ingenti forze, costringendo i ghibellini alla resa. Tutto sembrava tornato alla pace quando scoppiò la congiura: Nella notte furono introdotti uomini armati di Osimo, comandati da Lippaccio e Andea Guzzolini, che sopraffatto il Marchese, fecero prima strage del suo esercito, poi trucidarono i capi guelfi e le loro famiglie, senza risparmiare denne e bambini. Il Vescovo e il clero furono cacciati e chiunque fosse ligio al Papa fu carcerato. Questo costò alla città la scomunica e il trasferimento della sede vescovile a Macerata. Nel 1322 il Marchese Amelio di Lautrec assediò Recanati costringendola alla resa e una volta entrato in città incendiò e distrusse le fortificazioni, le case dei capi ghibellini e il Palazzo dei Priori. Il perdono fu dato soltanto nel 1328, la Sede Vescovile nel 1354.

Nel 1393 Bonifacio IX concesse alla Città la facoltà di battere moneta in rame, argento ed oro da ritenersi valida in tutto lo Stato.

Il 13 settembre 1405 il Consiglio Comunale approvava una raccolta ordinata delle Costituzioni, Statuti e Ordinamenti della Città di Recanati divisa in quattro libri stampate col titolo: Diritti municipali, o Statuti dell'illustre Città di Recanati. Questi statuti furono chiesti dalla Città di Firenze come modello per la costituzione di un proprio corpo giuridico. La Repubblica di Recanati fu insignita del titolo di Justissima Civitas dai Priori del Comune di Firenze.

Nel 1415 Papa Gregorio XII lascia il pontificato per consentire lo scisma d'occidente e viene a vivere a Recanati quale legato e vicario perpetuo per la Marca. Nel mese di ottobre del 1417 morì. Fu sepolto nella cattedrale recanatese di San Flaviano, in cui riposano tuttora le sue ceneri. Fu l'ultimo papa a non essere sepolto a Roma.

Nel 1422, Papa Martino V ordinò che nella già celebre fiera annuale che si svolgeva a Recanati, i mercanti, le merci e i concorrenti, avessero libero e sicuro accesso. Questo rafforzò notevolmente la fiera che contribuì in modo sensibile allo sviluppo economico della città, consentendo di intrecciare relazioni diplomatiche coi principali centri italiani ed europei. Per due secoli Recanati ebbe un ruolo di rilievo negli scambi commerciali dell'Adriatico; nel corso degli anni vi giunsero uomini di lettere, come l'umanista Antonio Bonfini, giuristi, come Antonio da Cannara, e celebri pittori, quali Lorenzo Lotto, Guercino, Caravaggio, Sansovino, Luigi Vanvitelli. In questo clima, nella metà del cinquecento, una famiglia di scultori, i Lombardi (Aurelio, Ludovico e Girolamo Lombardi), giunsero dalla nativa Ferrara e Venezia per lavorare a Loreto e aprirono la loro fonderia dietro la chiesa di San Vito. Col tempo Recanati divenne un importante centro fondiario. Altri si aggiunsero a loro: Tibuzio Vergelli di Camerino, Antonio Calcagni (padre di Michelangelo Calcagni,scultore), Sebastiano Sebastiani, Tarquinio e Pier Paolo Jacometti, Giovan Battista Vitali. Furono la scuola scultorea recanatese a dare il via alla tradizione di orafi e argentieri che da allora hanno lavorato sul territorio nei secoli successivi.

Il 21 marzo 1456 la Beata Vergine apparve miracolosamente ad una giovane albanese di nome Elena. Slavi e albanesi erano presenti in gran numero nelle campagne marchigiane, rifugiatisi qui per sfuggiti ai predoni turchi nelle coste dalmate. Nel punto dell'apparizione fu costruita di li a poco la chiesetta di Santa Maria delle Grazie.

Nel 1586, Papa Sisto V elevò a rango di città il castello di Loreto, edificato intorno alla Chiesa di Santa Maria, fino ad allora territorio sotto la giurisdizione di Recanati.

Per tutto il XVIII secolo Recanati dovette sopportare aggravi e fastidi per fornire foraggi e vettovaglie ora agli austriaci, poi agli spagnoli e ai francesi. Questo durò fino alla Pace di Aquisgrana.

Nel 1798, la città subì l'occupazione francese da parte delle truppe napoleoniche.

La partecipazione ai moti risorgimentali del 1831 costa la vita al recanatese patriota della libertà Vito Fedeli, chiuso in un carcere pontificio.

Nel 1860, l'annessione dello Stato della Chiesa al Regno d'Italia, in seguito alla Battaglia di Castelfidardo, integrò la storia del Comune di Recanati alla storia dell'Italia di oggi.

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Source : Wikipedia