Portici

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Inviato da david 01/03/2009 @ 21:04

Tags : portici, campania, italia

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Reggia di Portici

Coordinate: 40°48′40″N 14°20′34″E / 40.811202, 14.342692 La Reggia di Portici è una dimora storica fatta costruire dal sovrano Carlo III, come palazzo reale per la dinastia dei Borbone di Napoli, prima della costruzione della più imponente Reggia di Caserta.

È situata appunto a Portici, comune alle porte di Napoli, all'interno di un ampio parco dotato di un giardino all'inglese e di un anfiteatro.

Sembra che il sovrano Carlo III di Borbone e la sua consorte Maria Amalia di Sassonia, in visita presso la villa del duca d'Elbouf, fossero rimasti così favorevolmente impressionati dall'amenità del luogo, che decisero di farvi costruire, di lì a poco, un palazzo che potesse ospitarli come dimora ufficiale.

Il via ai lavori fu dato nel 1738 con un progetto architettonico commissionato a Antonio Canevari, richiamato in Italia proprio da Carlo di Borbone per dare seguito, assieme ad altri architetti di fama dell'epoca, al suo ambizioso programma di opere pubbliche e di rappresentanza nel Regno di Napoli.

Tra gli altri artisti che lavorarono per la costruenda reggia vanno ricordati il pittore Giuseppe Bonito che decorò le sale del palazzo e lo scultore Joseph Canart che, operando con marmi di Carrara allestì le opere scultoree del parco reale.

Una serie di palazzi e dimore nobiliari preesistenti (ed espropriati) funsero da base architettonica per la realizzazione della reggia; ciò comportò anche una serie di opere di scavo che permisero il ritrovamento di numerose opere d'arte di valore archeologico, tra cui un vero e proprio tempio con 24 colonne di marmo. Tali opere furono temporaneamente sistemate in un museo allestito per l'occasione, il Museo di Portici, annesso alla Accademia Ercolanese, luogo di deposito dei reperti provenienti dagli Scavi archeologici di Ercolano.

La realizzazione del nuovo palazzo reale, di dimensioni non vastissime, stimolò la costruzione di numerose altre dimore storiche nelle vicinanze (le Ville Vesuviane del Miglio d'oro), nate col fine di ospitare la corte reale che non poteva essere ospitata pienamente nella reggia porticese.

Nel 1799 avvenne la spoliazione del palazzo ad opera di Ferdinando IV di Borbone, in fuga verso Palermo per sfuggire ai Francesi.

Fu Gioacchino Murat ad arredare ex-novo la reggia con mobilio francese e con gusto improntato ad un notevole lusso mentre, sotto Ferdinando II di Borbone, la reggia ospitò anche il pontefice Pio IX, per divenire progressivamente un sito sempre meno frequentato col passare dei decenni.

Oggi la reggia ospita la sede della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II".

La reggia presenta una ampia e maestosa facciata terrazzata e munita di balaustre, a pianta quadrangolare e, l'atrio attraverso cui vi si accedeva da una cancellata in ferro prima e successivamente, grazie alla cosiddetta Strada delle Calabrie (oggi via Università) che andava a tagliare in due il parco, è sostenuto da nove volte a pilastri.

Il cortile del palazzo, che in pratica è simile ad una vero e proprio piazzale, presenta sul lato sinistro la Caserma delle Guardie Reali e la Cappella Palatina (1749), mentre un maestoso scalone (1741) conduce dal vestibolo al primo piano, dove si trova l'appartamento di Carolina Bonaparte.

Da rilevare anche il riccamente decorato salottino Luigi XIV e il boudoir della regina Maria Amalia di Sassonia, con le pareti decorate in porcellana di Capodimonte (di cui la sovrana era estimatrice).

Il parco della reggia, ampliato sino a raggiungere una estensione notevole (andava praticamente dalla zona di Pugliano, lato Vesuvio sin giù al Granatello, verso il mare) è suddiviso in una zona superiore ed una inferiore.

Ampi viali contornati di giardini all'inglese fanno da sfondo ad opere d'arte tra cui vanno annoverate la Fontana delle Sirene, il Chiosco di Re Carlo e la Fontana dei Cigni e persino un anfiteatro.

All'interno del parco fu anche allestito uno zoo con specie di animali esotici che il sovrano Ferdinando IV volle far giungere dall'estero. Attualmente vi si possono appreezzara rilevanti ristrutturazioni presso la zona che va verso il Granatello, in seguito all'eliminazione di un'ampia macchia di bosco per l'inserimento di un tappeto erboso.

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Stazione di Portici Bellavista

Portici Bellavista è una stazione della Circumvesuviana che serve il comune di Portici: la stazione si trova sulle linee ferroviarie Napoli - Sorrento e Napoli - Poggiomarino.

Inaugurata nel 1904, all'inizio degli anni 2000 la stazione è stata sottoposta ad un'operazione di restyling, su progetto dell'architetto Nicola Pagliara, che ha portato tra l'altro al restauro dello storico fabbricato viaggiatori, in stile art noveau e risalente all'inizio del XX secolo, oggi usato da diverse associazioni civiche di Portici e all'installazione di ascensori per i portatori di handicap.

La stazione manca di scalo merci.

Il movimento passeggeri della stazione è ottimo in tutte le ore della giornata, soprattutto a livello pendolare verso Napoli. Inoltre, essendo Portici sede universitaria, la stazione è frequentata da numerosi studenti.

Nella stazione fermano tutti i treni accelerati e diretti per Napoli, Poggiomarino e Sorrento, mentre non fermano i direttissimi.

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Portici

Portici - Stemma

Portici è un comune di circa 56.000 abitanti della provincia di Napoli, nell'immediato sud del capoluogo.

Nel 2002 il comune ha richiesto ed ottenuto, con decreto del capo dello Stato, il titolo di città.

A Portici sono presenti numerose ville che fanno parte del cosiddetto Miglio d'oro del settecento napoletano, oltre ad alcuni edifici di interesse storico.

È sede della facoltà di Agraria dell'Università degli studi di Napoli "Federico II", nata dalla trasformazione della Scuola superiore di agricoltura, poi divenuta Istituto superiore agrario e, con la riforma entrata in vigore nell'anno accademico 1935-1936, trasformata in facoltà universitaria. Tale scuola è situata nella Reggia voluta da Carlo di Borbone.

A Portici ha inoltre sede il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, che trae il nome da una colata di lava che investì il luogo, dando un caratteristico colore scuro, come di bruciato alle rocce lì presenti; da cui "Pietrarsa", come pietra arsa, bruciata. In questo museo si trova una perfetta riproduzione della prima locomotiva a vapore realizzata in Italia, messa in funzione nel 1845 sulla prima linea ferroviaria dell'Europa continentale, la Napoli-Portici, inaugurata il 3 ottobre 1839.

Il museo è situato all'interno dell'ex reale opificio meccanico, fatto costruire da Ferdinando II di Borbone l'anno dopo l'inaugurazione della strada ferrata.

Il comune ha perso 25000 abitanti dal 1981. La popolazione residente era infatti di 80000 nel 1981 ed e' di 55000 al Gennaio 2008. Corrisponde ad un calo del 31%. Fonte ISTAT.

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La fanciulla di Portici

La fanciulla di Portici è un film del 1940 diretto da Mario Bonnard ambientato nella Napoli di Masaniello. Tra i consulenti, il maestro d'armi Enzo Musumeci Greco.

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La muta di Portici

La muta di Portici o, meglio, 'la piccola muta di Portici' (titolo originale: La muette de Portici), conosciuta anche col nome del suo eroe, Masaniello, è un'opera lirica in cinque atti musicata da Daniel Auber, su libretto di Eugène Scribe, rivisto da Germain Delavigne.

La vicenda è basata sulla rivolta di Masaniello, a Napoli nel 1647, contro il governatore spagnolo ed è ambientata a Napoli (e Portici). Si celebra il matrimonio fra il figlio del viceré di Spagna, il duca d'Arcos, Alfonso e la principessa Elvira. A questa chiede protezione la muta Fenella, che dopo essere stata sedotta da Adolfo, era stata da quest'ultimo fatta incarcerare ma era riuscita ad evadere. Alla cerimonia Fenella riconosce in Adolfo il suo seduttore e carceriere, Elvira ripudia il marito e Fenella fugge a Portici dal fratello Masaniello. Questi aizza il popolo alla rivolta che travolge i governanti spagnoli costringendo Adolfo e la moglie Elvira, nel frattempo riconciliatasi con lo sposo, a fuggire da Napoli e rifugiarsi a Portici, ospiti dello stesso Masaniello. Questi favorisce la fuga della coppia. Rientrato a Napoli al comando delle truppe reali, Alfonso doma la rivolta, sconfigge Masaniello che viene giustiziato dalla folla stessa con l'accusa di aver favorito la fuga dell'odiato tiranno. Il Vesuvio erutta e Fenella si getta nella colata di lava per la disperazione.

L’opera ebbe una prima rappresentazione a Parigi, nella sala di rue Pelletier, il 28 febbraio 1828, due anni prima che il regno di Carlo X venisse travolto dalla Rivoluzione di Luglio. Divenne rapidamente un successo in tutta Europa, e la sua ouverture e le sue arie risuonarono ovunque: in particolare il duetto Amour sacré de la patrie che venne accolto come una nuova Marsigliese. In ogni caso, essa rappresentò il massimo successo dell’Auber: si conoscono 505 rappresentazioni nella sola Parigi sino al 1882 e 285 a Berlino prima del 1898. Dal punto di vista della critica, essa occupa un posto importante nella storia musicale in quanto viene considerata il primo esempio della grande opéra francese.

Ebbero così inizio gli eventi che portarono alla Rivoluzione belga ed alla indipendenza di quel Paese, proclamata il 4 ottobre 1830.

Dalla fine del XIX secolo, la Muette è stata sostanzialmente dimenticata, nonostante alcuni tentativi di recupero, come a marsiglia nel 1991, senza grande esito. Rimane, al contrario, relativamente popolare l'ouverture.

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Source : Wikipedia