Pori

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Inviato da david 27/04/2009 @ 18:22

Tags : pori, finlandia, europa, esteri

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Pori

Pori - Stemma

Pori (Björneborg in svedese) è una città finlandese di 76.205 abitanti, situata nella regione del Satakunta.

La città è la decima della nazione per numero di abitanti ed è situata alla foce del fiume Kokemäenjoki, sul golfo di Botnia. Le maggiori attività economiche sono legate all'industria dei legnami e della carta, oltre all'attività commerciale legata al porto. Ha dato i natali allo scrittore Kari Hotakainen.

Pori ospita da più di trent'anni un festival di musica afroamericana, il Porijazz. La manifestazione si svolge in 2 settimane nel periodo di luglio, quando le giornate a queste latitudini sono ancora senza notte. Il successo del festival è incrementato durante il corso degli anni anche grazie ai numerosi gli artisti di fama mondiale che vengono chiamati ad esibirsi, tra cui: Stevie Wonder, Alicia Keys, Earth Wind & Fire, De La Soul, Boyz2Men, Joe Cocker e altri.

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1499 Pori

1499 Pori è un asteroide della fascia principale. Scoperto nel 1938, presenta un'orbita caratterizzata da un semiasse maggiore pari a 2,6708668 UA e da un'eccentricità di 0,1854165, inclinata di 12,20740° rispetto all'eclittica.

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Satakunta

Stemma

La Satakunta (Satakunda in svedese) è una regione della Finlandia situata nella provincia della Finlandia occidentale. Il capoluogo della regione è Pori. Confina con le regioni Varsinais-Suomi, Kanta-Häme, Pirkanmaa, Ostrobotnia meridionale e Ostrobotnia.

La regione della Satakunta è costituita da 25 comuni. Nella seguente lista le città della Finlandia città sono evidenziate in grassetto.

Honkajoki, Jämijärvi, Kankaanpää, Karvia, Kiikoinen, Lavia e Siikainen costituiscono il distretto della Satakunta settentrionale, avente 27.000 abitanti e come capoluogo Kankaanpää .

Harjavalta, Huittinen, Kokemäki, Luvia, Merikarvia, Nakkila, Noormarkku, Pomarkku, Pori, Ulvila e Vampula costituiscono il distretto di Pori che, con i suoi 139.000 abitanti, costituisce il settimo distretto finlandese in ordine di grandezza. Il distretto di Pori è anche conosciuto con il nome di Karhukunnat (lett. i comuni dell'orso).

Eura, Eurajoki, Kiukainen, Kodisjoki, Köyliö, Lappi, Rauma ja Säkylä costituiscono il distretto di Rauma seutukunnan, con una popolazione di 69.000 abitanti.

Lo stemma della regione storica della Satakunta è rimasto lo stesso sin dai tempi del dominio svedese. La nascita di tale stemma la si può far risalire al re Giovanni III di Svezia, che fu prima Duca di Finlandia (1556-1563) e dal 1581 Granduca (titolo più alto mai assegnato ad un nobile svedese in Finlandia). Dallo stemma di Giovanni III deriva anche lo stemma del Varsinais-Suomi.

Sebbene la Satakunta attuale ricopra solo la parte occidentale della Satakunta storica, il suo nome e stemma sono identici a quelli della regione storica.

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Daedalea quercina

Esemplare visto da sotto

Daedalea quercina (L.) Pers.

La Daedalea quercina è un fungo legnoso appartenente alla famiglia delle Fomitopsidaceae, come suggerisce il suo nome, è un fungo parassita unico, abitante delle querce. Si tratta di un particolare fungo poliporo con i pori come pori di superficiali fitti e molto intricati, labirintici, da biancastri a grigio marrone. La carne è dura e di colore che va dal biancastro al bruno. Daedaleopsis confragosa è simile, ma il suo labirinto di pori ha la superficie meno regolare, pareti sottili, e di solito ammaccature rossastre. Lenzites betulina ha la superficie simile.

Il nome della specie deriva dal latino quercus, quercia, per il suo habitat preferenziale, il genere Quercus. Il suo nome ricorda Daedalus, il labirinto che nascose il Minotauro nell'antica Grecia.

Cappello: 10-30 cm, ampiamente gnoccoso, a forma di zoccolo, asciutto e liscio, finemente stratificato, (in genere più verso il margine); biancastro quando é fresco, ma da grigio-rossiccio a nero avanzando con l'età (spesso più scuro verso il punto di attacco negli esemplari che hanno diversi anni). Sessile, semicircolare, con superficie rugosa, gli strati sono di diverso colore.

Tubuli lunghi circa 4 centimetri e larghi circa 1-3 mm, color grigio-crema.

Di forma allungata, poligonali e concolori ai tubuli. I pori sono simili a pseudolamelle, biancastri quando sono freschi, diventando giallo pallido o marrone chiaro. La cosa cambia se vi sono ammaccature.

Sessile, un vero gambo non è presente.

Carne: Biancastra, legnosa, di consistenza simile al sughero. con l'età diventa marrone pallido. Reazioni chimiche: Tutte le parti diventano nere sotto KOH.

Odore e sapore: insignificanti, di fungo.

Caratteristiche microscopiche: Spore di 5-6 x 2-3,5 μ, lisce, cilindriche o a forma ellittica. La sporata è bianca.

Parassita attivissimo e mortale, crescente da sola o in piccoli gruppi su querce e castagni (occasionalmente sul legno di altre latifoglie) vivi, raramente su conifere e con il corpo fruttifero fuso nel legno. Pluriennale, provoca il marciume bruno del durame; ampiamente distribuito in Europa centrale e settentrionale, nel Nord America, ma raro, non più presente dopo l'ovest del Mississippi.

Non commestibile perché duro è legnoso.

Linnaeus, 1753, Persoon, 1801. Saccardo, 1888 ; Overholts, 1953; Smith, Smith & Weber, 1981; Arora, 1986; Gilbertson & Ryvarden, 1986; Phillips, 1991/2005; Lincoff, 1992; Barron, 1999; McNeil, 2006; Miller & Miller, 2006.

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Cementazione (geologia)

La cementazione è uno dei meccanismi con cui si verifica la litificazione dei sedimenti e consistente nella precipitazione di sostanze, portate in soluzione, dalle acque circolanti, nei pori del sedimento.

Il processo di litificazione, ossia della trasformazione di un sedimento incoerente in uno coerente (duro), può verificarsi con azioni meccaniche (Costipamento) e con azioni chimiche (la Cementazione, per l'appunto).

Le azioni meccaniche consistono nella riduzione degll spazi vuoti, ossia dei pori, occupati generalmente da acqua o aria, per mezzo della compressione meccanica con conseguente riduzione del volume.

Le reazioni chimiche determinano una ulteriore riduzione del volume in quanto le acque interstiziali, ossia le acque contenute nei pori, determinano la precipitazione delle sostanze contenute nei pori del sedimento.

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Cromatografia di esclusione molecolare

La cromatografia di esclusione molecolare è un processo di analisi che si utilizza per separare sostanze organiche aventi elevati pesi molecolari, soprattutto proteine e macromolecole.

Il concetto che sta alla base di questa separazione è molto semplice: la fase fissa è un supporto inerte costruito appositamente con pori di dimensioni controllate. La fase mobile è un solvente organico o acquoso ed eluisce i soluti attraverso la colonna cromatografica.

I soluti con un volume maggiore dei pori della fase fissa (ovvero con un peso molecolare molto elevato) usciranno dalla colonna con il fronte del solvente, i soluti che invece hanno dimensioni minori rispetto al diametro e alla superficie dei pori saranno trattenuti dalla colonna per un tempo proporzionale al peso molecolare del soluto stesso.

Nella cromatografia per esclusione si individua un V0 che è il volume della fase mobile che non occupa i pori e un VP che è il volume occupato dai pori. ogni soluto ha un suo caratteristico parametro nella cromatografia per esclusione chiamato coefficiente di distribuzione K' = VA / VP dove VA indica la frazione di VP occupato dal soluto in questione. Per VA = 0 si ha K' = 0, per VA = VP, si ha K' = 1. Nell'applicazione pratica si costruisce una retta di taratura: log p.m. vs Volume e da questa retta è possibile poi risalire ai pesi molecolari dei soluti che si sta analizzando.

La filtrazione su gel e la permeazione si ottengono solo se la fase fissa è un materiale rigido. Avviene la filtrazione se si utilizza una fase mobile acquosa. Avviene la permeazione se si utilizza una fase mobile organica.

Poche ma fondamentali sono le caratteristiche che deve avere la fase mobile per la cromatografia per esclusione.

I materiali rigidi sono in genere silice ed allumina. Hanno il pregio di non deformarsi sotto alte pressioni, ma possono dare interazioni di adsorbimento con i soluti. Si elimina l'adsorbimento funzionalizzando i gruppi silanolici della silice con gruppi trimetilclorosilano.

I materiali semirigidi sono copolimeri. Il più diffuso è quello formato da Stirene e Divinilbenzene. Il loro pro è di risultare inerti di fronte ai soluti. Il loro contro è che ad alte pressioni i loro pori si distorcono parzialmente. Si può ovviare a ciò aumentando la percentuale di Divinilbenzene.

I materiali soft sono formati da polisaccaridi. Questo materiale viene poco utilizzato perché all'aumentare della pressione i suoi pori subiscono forti distorsioni.

La scelta della fase fissa si basa sulla polarità dei soluti: Silice per soluti polari, copolimeri per soluti apolari.

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Poroelasticità

La poroelasticità è la teoria che tratta il comportamento meccanico dei materiali porosi. Un materiale o mezzo poroso è composto da una matrice solida permeata da una rete interconnessa di vuoti (pori), attraverso i quali si ha presenza e movimento di un fluido. Le rocce, il suolo, e i tessuti biologici sono esempi di materiali porosi.

La presenza di fluido libero di muoversi in un mezzo poroso ne modifica il responso meccanico. I meccanismi chiave dell'interazione fra matrice e fluido sono tali che: (i) un incremento della pressione ai pori induce una dilatazione della matrice solida e (ii) la compressione della matrice a sua volta causa un aumento della pressione ai pori, sempre che al fluido sia impedita la fuoriuscita dalla rete porosa.

La combinazione dei due meccanismi conferisce alle proprietà meccaniche della matrice solida una dipendenza temporale apparente. L'aumento della pressione ai pori dovuta alla compressione si dissipa se è consentito il trasporto per diffusione della massa di fluido; in questo caso, ha luogo un'ulteriore deformazione della matrice solida.

La prima teoria che considerava l'influenza del fluido nei pori di un suolo in condizioni di deformazione quasi-statica fu sviluppata nel 1923 da Karl von Terzaghi, che propose un modello monodimensionale per il consolidamento dei terreni. La sua teoria fu generalizzata al caso tridimensionale da Rendulic, nel 1936.

Fu però Maurice Anthony Biot che dal 1935 al 1941 sviluppò una teoria lineare poroelastica coerente con i due meccanismi di base sopra commentati.

Le equazioni di Biot, alla base della teoria lineare poroelastica derivano da (i) equazioni di elasticità lineare per la matrice solida, (ii) equazioni di Navier-Stokes per il fluido viscoso, e (iii) legge di Darcy per il flusso del fluido non turbolento, attraverso una matrice porosa.

Il modello di Biot considera la parte isotropa delle componenti di tensione e deformazione del fluido e trova la sua completa giustificazione nella modellazione di processi quasi-statici.

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Source : Wikipedia