Pompei

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Inviato da david 29/03/2009 @ 20:07

Tags : pompei, campania, italia

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Pompei

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Pompei è un comune di 25.751 abitanti in provincia di Napoli.

Pompei ha origini antiche quanto quelle di Roma, infatti la gens Pompeia discendeva da uno dei primi popoli italici, gli Oschi. Solo dopo la metà del VII secolo a.C., un primitivo insediamento si dovette stabilire sul luogo della futura Pompei: forse non un abitato vero e proprio, ma più probabilmente un piccolo agglomerato intorno al nodo commerciale che vedeva l'incrocio di tre importanti strade, ricalcate in piena epoca storica dalle vie provenienti da Cuma, da Nola e da Stabia.

In quanto luogo di passaggio obbligatorio tra nord e sud, presto Pompei divenne una preda per i potenti stati confinanti, data la sua importanza come nodo viario e portuale. Venne conquistata una prima volta dalla colonia greca di Cuma tra il 525 e il 474 a.C. Strabone riporta che Pompei fu conquistata dagli Etruschi, notizia che alla luce dei recenti scavi diventa sempre più attendibile. Nell'area del tempio d'Apollo e presso le Terme Stabiane sono state rinvenuti numerosi frammenti di bucchero, alcuni addirittura con iscrizioni etrusche graffite; sempre nella zona delle Terme, inoltre, è venuta alla luce una necropoli del VI secolo a.C.

Le prime tracce di un abitato d'una certa importanza risalgono, a Pompei, al VI secolo a.C., anche se in questo periodo la città, ancora piuttosto piccola, non rivela l'esigenza di servirsi d'un piano regolatore e sembra il risultato di un aggregarsi d'edifici piuttosto disordinato e spontaneo.

La battaglia persa dagli Etruschi nelle acque di fronte a Cuma contro Cumani e Siracusani (metà del V secolo a.C.), portò Pompei sotto l'egemonia greca. Probabilmente a questo periodo risale la fortificazione dell'intero altopiano con mura di tufo che racchiudevano oltre sessanta ettari, anche se la città vera e propria non raggiungeva nemmeno i dieci ettari d'estensione.

Nel IV secolo Pompei si trovò coinvolta nelle Guerre sannitiche (al termine delle quali Roma rimase signora incontrastata di tutta la Campania) e si vide costretta ad accettare la condizione di socia dell'Urbe, conservando comunque autonomia linguistica ed istituzionale. È al IV secolo che risale il primo regolare impianto urbanistico della città la quale, intorno al 300 a.C., ricevette la nuova fortificazione in calcare del Sarno.

Durante la seconda guerra punica Pompei rimase fedele a Roma, al contrario di molte altre città campane, e poté così conservare la sua parziale indipendenza.

Nel II secolo a.C. la coltivazione intensiva della terra e la conseguente massiccia esportazione di vino ed olio portarono nella città grande agiatezza ed un alto tenore di vita: basterebbe ricordare la ricchezza di alcune case ed il loro lussuoso arredamento. La Casa del Fauno, ad esempio, può rivaleggiare in ampiezza (quasi 3000 m²) persino con le più famose dimore reali ellenistiche.

Allo scoppio della guerra sociale (91 a.C.) Pompei fu alleata contro Roma, insieme ad altre città della Campania, nel tentativo d'ottenere la piena cittadinanza romana. Ma era impossibile resistere alla superiore forza militare di Roma: nell'89 a.C. Silla, dopo aver fatto capitolare Stabia, partì alla volta di Pompei, che tentò una strenua difesa rinforzando le mura cittadine ed avvalendosi dell'aiuto dei Celti capitanati da L. Clutentius. Ogni tentativo di resistenza risultò vano e ben presto la città cadde. Nell'80 a.C. entrava completamente e definitivamente nell'orbita di Roma e Silla vi trasferì una colonia di veterani che prese il nome di Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum. L'assegnazione di terre ai veterani avvenne certo a danno della gentes che avevano più aspramente avversato Silla. Ciononostante, le vicende politiche e militari non influirono in maniera determinante sul benessere e sull'intraprendenza commerciale dei Pompeiani (volta soprattutto all'esportazione dei vini campani) che interessava zone anche molto remote. Per la salubrità del clima e l'amenità del paesaggio, la città ed i suoi dintorni costituirono anche un piacevole luogo di villeggiatura per alcuni ricchi Romani, compreso Cicerone che vi possedeva un fondo.

Le fonti sono piuttosto avare di notizie riguardo alla vita di Pompei nella prima età imperiale. Solo Tacito ricorda come un fatto clamoroso la rissa avvenuta tra Nucerini e Pompeiani nel 59 d.C. nell'anfiteatro di Pompei, che spinse Nerone a proibirvi, per dieci anni, ogni spettacolo gladiatorio.

Nel 62 la città fu scossa da un terremoto: al momento dell'eruzione del 79 molti edifici erano ancora in ricostruzione.

Personaggio di assoluto rilievo fu Bartolo Longo, proclamato beato il 26 ottobre 1980 da papa Giovanni Paolo II. Per volontà sua fu eretto il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, ora Basilica Pontificia, ricca di ex voto, la quale costituisce una delle mete italiane più frequentate "per grazia ricevuta", in esso è conservata la tela seicentesca della scuola di Luca Giordano raffigurante la Madonna di Pompei. Un intenso pellegrinaggio si verifica in occasione delle due suppliche alla madonna l'8 di maggio e la prima domenica di ottobre. Si devono a lui altre due opere a favore di persone bisognose, due strutture destinate all'accoglienza dei figli e figlie di persone carcerate. Per decreto, firmato il 9 gennaio 2004, dall'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Pompei è stata elevata al rango di città.

Sono almeno otto milioni all’anno i turisti di Pompei: circa quattro milioni vi giungono per visitare gli Scavi ed oltre quattro per visitare il Santuario (stima molto prudente: infatti è più attendibile una tra cinque e sei milioni per il solo Santuario) .

Nel 1997, l'UNESCO ha dichiarato Pompei Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Il Comitato ha deciso di iscrivere tale area sulla base dei criteri culturali considerando che gli straordinari reperti delle città di Pompei, Ercolano e delle città limitrofe, sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79, costituiscono una testimonianza completa e vivente della società e della vita quotidiana in un momento preciso del passato, e non trovano il loro equivalente in nessuna parte del mondo.

La città di Pompei è attraversata da 3 linee ferrovie: Napoli - Sorrento e Napoli - Poggiomarino della Circumvesuviana e la Napoli - Salerno delle FS. Su queste linee sono dislocate diverse stazioni che servono varie zone della città.

Con la riforma del 2006 il codice 80040 è stato soppresso. L'unico codice ora in uso è 80045 per tutte le località postali che ricadono nel comune: Pompei, Pompei Scavi, Mariconda, Messigno.

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Supplica alla Madonna di Pompei

Icona della Madonna del Rosario di Pompei

La supplica alla Madonna di Pompei è una pratica devozionale cattolica che viene recitata l'8 maggio e la prima domenica di ottobre davanti all'immagine della Madonna di Pompei. La tela originale è attribuita alla scuola di Luca Giordano ed è un'opera del Seicento. Questa immagine è ora divenuta estremamente popolare e diffusa in tutto il mondo, soprattutto nell'Italia meridionale e tra gli emigranti italiani.

Il quadro rappresenta la Madonna del Rosario che offre appunto un rosario a San Domenico Guzman fondatore dell'ordine domenicano, particolarmente legato al culto del Santo Rosario, e a Santa Caterina da Siena.

Il culto fu introdotto da Bartolo Longo, e in breve tempo acquistò fama internazionale, per i prodigi verificatisi. Dopo la sua morte si aprì la causa di beatificazione che terminò nel 1980 con esito positivo per cui è attualmente Beato; mentre è tuttora in corso la causa di canonizzazione. La Basilica Pontificia, ricca di ex voto, è una delle mete italiane più frequentate per pellegrinaggi per impetrare grazie. L'importanza della pratica devozionale ha indotto la Santa Sede a creare la Prelatura territoriale di Pompei, una delle sole due prelature esistenti in Italia (l'altra è Loreto).

Il testo della supplica ha subito diversi ritocchi, anche per depurarla degli aspetti più strettamente collegati alla spiritualità di fine Ottocento.

La supplica è stata seguita nel tempo anche dai media radiotelevisivi. Negli anni '50 la Radio Vaticana, in collegamento con le radio nazionali di molti paesi (anche la RAI) aveva il duplice collegamento annuale.

Oggi è Sat 2000, televisione satellitare della Conferenza Episcopale Italiana a riprendere l'avvenimento e, a livello locale, la TV campana Canale 21.

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Stazione di Pompei Santuario

Pompei Santuario è il nome di una delle stazione di Pompei: in un primo momento la stazione era chiamata semplicemente Pompei, poi, poiché poteva essere confusa con la stazione di Pompei gestita dalle FS venne aggiunta la denominazione di Santuario in quanto si trova nei pressi del santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. La stazione è ubicata sulla linea Napoli - Poggiomarino ed è gestita dalla Circumvesuviana.

Il fabbricato viaggiatori è stata costruito in tempi recenti, infatti prima ve ne era uno più piccolo ancora visibile: al suo interno ospita biglietteria e sala d'attesa. La stazione è presenziata.

Vi sono tre binari passanti per il servizio passeggeri muniti di 2 banchine con pensiline e collegati tramite un sottopassaggio. Non è presente lo scalo merci.

Il traffico della stazione è sia di tipo pendolare sia di tipo turistico (oltre al santuario, si possono raggiungere comodamente anche gli scavi della città romana di Pompei): per tale motivo vi è un buon traffico passeggeri. Nella stazione fermano tutti i treni in transito e le destinazioni sono Napoli e Poggiomarino.

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Mario Pompei

Mario Pompei (Terni, 1903 – Roma, 1958) è stato uno scenografo, illustratore e scrittore italiano.

Fu uno dei più raffinati interpreti del Déco e del Novecento italiano.

Visse sempre a Roma, rivelando una precoce vocazione per le arti figurative, alla quale non sarà estranea l'attitudine che il padre Carlo, giornalista a «La Tribuna», aveva per il disegno. Autodidatta, esordì con Vittorio Podrecca che dal 1919 lo volle come scenografo al suo 'Teatro dei Piccoli' e illustratore del suo libro Fratello. Accanto ai 'maestri' Angoletta e Caramba, Pompei realizza 10 allestimenti per le più famose marionette del mondo.

Dal 1924 è scenografo con la Pàvlova, nel 1925 con la compagnia d'arte di Luigi Pirandello, nel 1926 all'Odescalchi con la Nuova Stabile romana di Prandi per la quale realizza 34 messinscena. Intense anche le sue stilizzate, elegantissime collaborazioni ai periodici. Si vedano le testatine per «Play» e «Le Scimmie e lo specchio», le illustrazioni per «Cuor d'oro», «Ragazzi d'Italia», «Novella», «Comoedia», «Noi e il Mondo», «Il Dramma», «Le Grandi firme», «La Donna», «Vita Femminile» e le copertine per «Cordelia», «Il Fanciullo» e «Il giornalino della Domenica».

Dal 1927 è scenografo al 'Teatro delle Fiabe', dove allestisce il suo Le tre figliole di Pinco Pallino su musiche di Mario Labroca. Nel 1928 partecipa con un 'teatrino' alla mostra di Scenografia alla XVI Biennale e nel 1929 cura l'allestimento teatrale di Ottobrata e Nerone (poi filmato da Alessandro Blasetti) per Ettore Petrolini. Negli anni trenta, con il Carro di Tespi lirico (Boccaccio di Franz von Suppé e Gioconda di Amilcare Ponchielli), intensifica la collaborazione al Teatro dell'Opera di Roma e al Teatro alla Scala di Milano con scene e costumi per lirica e balletto. Attivo per le compagnie De Filippo, Tofano, Almirante, nel 1939 la fondamentale esperienza con Anton Giulio Bragaglia, per un totale di circa 200 allestimenti realizzati in quarant'anni di lavoro.

Creatore di modelli per la Lenci, ha disegnato giocattoli per l'artista sardo Eugenio Tavolara. Illustratore di una quarantina di libri, soprattutto per l'infanzia (tra i quali i suoi Vento spavento, La piroga di Kivo, Un aquilone sui tetti), ha realizzato copertine e collaborato ai periodici per l'infanzia con personaggi famosi: da Pierino a Il Prode Anselmo, da Isolina Marzabotto a Saputino, con un tondeggiante segno Novecento e uno strepitoso senso del colore.

Drammaturgo, nel 1931 raccolse in volume, le sue commedie: La sentinella del Re, Il caffè dell'avvenire e Se vincessi... Negli anni cinquanta, fu titolare della rubrica televisiva per l'infanzia La scatola magica e autore di radiofiabe frequentemente replicate, come la famosa Margheritina dolcezza dei mari, sopra una nave, con cinque corsari, edita nel 1954 con le sue illustrazioni. Oltre alla Maschera d'Argento 1954 per l'allestimento della rivista Made in Italy, vinse il premio dell'Istituto del Dramma Italiano nel 1956 e il premio Gastaldi per La spada di legno nel 1957. Dopo la scomparsa avvenuta a Roma, nel 1958, la sua opera, apparsa in diverse retrospettive, è stata esposta nella grande antologica inaugurale del MIL Museo dell'Illustrazione di Ferrara nel 1993.

Come illustratore aveva esordito nel 1919 con eleganti vignette sui principali periodici illustrati: Il Balilla, Il Giornalino della Domenica, Novella, La Donna, Vita Femminile, Corriere dei Piccoli, Il Travaso e sulle riviste teatrali Le scimmie e lo specchio, Comoedia, Il Dramma, Scenario e Ridotto. Realizzò un centinaio di copertine e illustrò una quarantina di albi e libri per l'infanzia, una dozzina dei quali: Vento spavento e altre commedie, La piroga di Ki-vo, Un aquilone sui tetti, anche in veste di autore, che gli valsero numerosi riconoscimenti.

Nella galleria dei personaggi pubblicati sui principali periodici dell'epoca ricordiamo Margheritina, Saputino (Il Balilla), Pierino, le gemelline Bice e Bauci e il Prode Anselmo (Corriere dei Piccoli). Per la Gazzetta del Popolo – sezione dei piccoli Mario Pompei creò Armando il pittore, la servetta Isolina Marzabotto e il teatrino di Pulcinella, mentre sulle pagine di Mondo Bambino fece nascere Pinco Pallino, personaggio utilizzato per la creazione di radiofiabe, modelli per la ditta Lenci e giocattoli disegnati da Tavolara. Tra questi ricordiamo anche i protagonisti delle avventure di Nino e Rita (trasposizione della fiaba di Hänsel e Gretel) nati graficamente nel 1942 come omaggio paterno ai figli Stefano e Rita che all'epoca, avevano rispettivamente otto e quattro anni.

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Source : Wikipedia